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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Lenin Moreno</title>
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		<title>Perché la vittoria del movimento indigenista non è totale in Ecuador?</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Oct 2019 22:07:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[D'altra parte, è cominciata la domanda su che cosa si era ottenuto esattamente. Si era trattato di una deroga immediata ed effettiva, come ha annunciato ed ha celebrato la CONAIE, o di una sostituzione senza data determinata, come ha annunciato nel suo account di Twitter il presidente Lenin Moreno?  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11146" alt="ecuador-afp-580x387" src="/files/2019/10/ecuador-afp-580x387.jpg" width="580" height="387" />Ci sono alcune celebrazioni in Ecuador. Sono cominciate la serata della domenica quando il governo nazionale ed il movimento indigeno, centralmente attorniato nella Coordinatrice delle Nazionalità Indigene dell&#8217;Ecuador (CONAIE) hanno annunciato di essere giunti ad un accordo rispetto al decreto 883, quello che ha tolto i sussidi alla benzina.  </strong></p>
<p>La reazione è stata doppia. Da una parte, le strade si sono riempite di euforia dopo quello che è stato considerato come una vittoria dopo 11 giorni di proteste confrontate con una forte repressione. Lo scenario di battaglia del centro di Quito è stato di applausi, clacson, camion carichi di gente con bandiere dell&#8217;Ecuador, tassisti, feste nei quartieri popolari.</p>
<p>D&#8217;altra parte, è cominciata la domanda su che cosa si era ottenuto esattamente. Si era trattato di una deroga immediata ed effettiva, come ha annunciato ed ha celebrato la CONAIE, o di una sostituzione senza data determinata, come ha annunciato nel suo account di Twitter il presidente Lenin Moreno?</p>
<p><em>Parte della risposta è stata chiarita dal comunicato delle Nazioni Unite dell’Ecuador, organismo mediatore nel dialogo, che ha affermato che “si lascia senza effetto il decreto 883” e “si procederà in maniera immediata a lavorare nell&#8217;elaborazione di un nuovo decreto, che permetta una politica di sussidi, con una messa a fuoco integrale, che prevenga che questi non si destinino al beneficio di persone con maggiori risorse ed ai contrabbandieri, con criteri di razionalizzazione, focalizzazione e settorializzazione”.  </em></p>
<p>La stessa notte della domenica si è installata la commissione per, ha informato la CONAIE, “la redazione del decreto che lo rimpiazza -il 883 – e questo non finisce fino a quando l&#8217;accordo non si concreti completamente”.</p>
<p>In questo modo, si è ottenuta una vittoria parziale dentro l&#8217;insieme di misure accordate tra il governo ed il Fondo Monetario Internazionale, essendo il decreto 883 quello di maggiore impatto nell&#8217;economia e nella battaglia simbolica. Il risultato finale di questa parzialità dipenderà dal nuovo decreto che si sta preparando.</p>
<p>Esternamente allo spazio di dialogo c’è anche, fino ad ora, un accordo sul procedimento per investigare le attuazioni e gli abusi delle forze di sicurezza dello Stato, che è costato almeno 7 morti, 1152 detenuti e 1340 feriti.</p>
<p>Esisteva la possibilità di ottenere una vittoria maggiore? Questa domanda riunisce i principali punti interrogativi. Secondo i protagonisti delle giornate, cioè la CONAIE, non era possibile. E le mobilitazioni, sebbene non sono state unicamente del movimento indigeno, sono ricadute principalmente nella sua capacità di azione, sia in Quito come nei blocchi delle strade nel paese.</p>
<p>Un altro scenario preoccupante in parallelo al dibattito sul decreto: la persecuzione contro i dirigenti della Rivoluzione Cittadina, lo spazio politico dell&#8217;ex presidente Rafael Correa. Quell&#8217;azionare era stato annunciato da Moreno, scaricando la responsabilità dei fatti di violenza accaduti sulle spalle di Correa. La tattica del governo è stata quella di riconoscere gli indigeni come interlocutori legittimi e criminalizzare il “correismo”.</p>
<p>Lo spiegamento persecutorio è cominciato durante i giorni della mobilitazione: la membro dell&#8217;assemblea Gabriela Rivadeneira ha dovuto rifugiarsi nell&#8217;ambasciata del Messico e l&#8217;ex sindaco Alexandra Arce è stata arrestata. All&#8217;alba del lunedì è stata fermata nella sua casa la prefetta di Pichincha, Paola Pabon, ed in mattinata è stata perquisita la casa dell&#8217;ex membro dell&#8217;assemblea Virgilio Hernandez.</p>
<p>Questi arresti e persecuzioni attraverso il potere giudiziale articolato alla condanna mediatica si sono sommati con casi anteriori, come quello dell&#8217;ex vicepresidente Jorge Glas, quello dell&#8217;ex cancelliere Ricardo Patiño, rifugiato in Messico, e quello dello stesso Correa.</p>
<p>In questo modo, Ecuador avanza su vari temi simultaneamente: quello della celebrazione della vittoria parziale della CONAIE e la mobilitazione popolare che è durata undici giorni, quello della persecuzione del “correismo” come parte dell&#8217;attacco politico di Moreno al suo avversario, e quello dello stesso governo che ha dovuto cedere sul decreto 883, ma che cerca come non modificarlo sostanzialmente.</p>
<p>Dentro questo quadro si sottolinea un elemento di maggiore complessità: le differenze tra una parte della direzione della CONAIE ed il “correismo” che durano da vari anni, che sono state risaltate via Twitter durante i giorni di protesta, e sono rimaste in primo piano durante il dialogo, quando il presidente del movimento indigeno Jaime Vargas si è scagliato contro la Rivoluzione Cittadina.</p>
<p>Ecuador, che ha albeggiato oggi nel suo primo giorno con decompressione delle mobilitazioni, vive uno scenario complesso. Il governo di Moreno non si tratterrà nel suo tentativo di neoliberalizzazione dell&#8217;economia che ha, nell’FMI, un punto di profondità, come nel suo allineamento con gli Stati Uniti, come epicentro della sua politica estera. Quali saranno i prossimi passi della CONAIE? Che cosa farà il “correismo” davanti alla persecuzione politica? I pezzi sono in movimento.</p>
<p>di Marco Teruggi</p>
<p>preso da Pagina 12</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: AFP</p>
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		<title>Militari Usa tornano in Ecuador</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2018/10/29/militari-usa-tornano-ecuador/</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Oct 2018 22:32:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’articolo 5 della Costituzione ecuadoriana, approvata nel 2008, dichiara l’Ecuador un territorio di pace, “dove non è permessa l’installazione di basi militari straniere. Inoltre, è proibito cedere basi militari nazionali a forze armate straniere”. Purtroppo, la Costituzione di Montecristi è stata invece disattesa dall’attuale presidente e dal suo governo, aldilà delle dichiarazioni di facciata in cui si giura che non sarà riaperta la base militare di Manta, dismessa nel 2009, e che i militari statunitensi non resteranno in maniera permanente in Ecuador.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10700" alt="manta" src="/files/2018/10/manta.jpg" width="580" height="390" />Dopo il mancato rinnovo della concessione della base militare di Manta, risalente al 2009, le forze armate Usa tornano a Quito in flagrante violazione dell’articolo 5 della Costituzione, ma con il beneplacito del presidente Lenín Moreno e del suo governo.</strong></p>
<p>L’articolo 5 della Costituzione ecuadoriana, approvata nel 2008, dichiara l’Ecuador un territorio di pace, “dove non è permessa l’installazione di basi militari straniere. Inoltre, è proibito cedere basi militari nazionali a forze armate straniere”. Purtroppo, la Costituzione di Montecristi è stata invece disattesa dall’attuale presidente e dal suo governo, aldilà delle dichiarazioni di facciata in cui si giura che non sarà riaperta la base militare di Manta, dismessa nel 2009, e che i militari statunitensi non resteranno in maniera permanente in Ecuador.</p>
<p>È quest’ultima dichiarazione, relativa alla presenza non stanziale dei militari Usa in Ecuador, a gettare fumo negli occhi, perchè l’apertura di una Oficina de Cooperación tra i due paesi, lo scorso 2 agosto, ha rappresentato solo il primo passo per favorire il ritorno dell’esercito a stelle e strisce nel paese andino. Il ministro della Difesa dell’Ecuador, Oswaldo Jarrín, ha ammesso a mezza bocca che tutti i compiti propri dei militari Usa che operavano nella base di Manta fino al 2009, quando furono cacciati dal presidente Rafael Correa, saranno svolti da un solo aereo guidato dagli Stati uniti finalizzato ad azioni di intelligence.</p>
<p>Nel corso di questi ultimi mesi, però, è emerso che non è solo un avión de inteligencia a violare quanto sancito dall’articolo 5 della Costituzione. In primo luogo, dopo 11 anni di assenza, militari ecuadoriani torneranno a partecipare ad Unitas, l’esercito multinazionale di manovre militari sotto il comando statunitense, le cui funzioni, almeno ufficialmente, dovrebbero essere legate al controllo e alla repressione dei cartelli del narcotraffico e del terrorismo internazionale. Ancora più preoccupanti sono le attività dell’Oficina de Cooperación, che ha iniziato a promuovere programmi dediti a finanziare l’acquisto, il commercio e la vendita di armi. In pratica, l’Oficina de Cooperación installatasi in Ecuador curerà gli interessi militari degli Stati uniti, nonostante Moreno si sforzi nel sottolineare che l’avión de inteligencia non metterà in alcun modo a repentaglio la sovranità del paese.</p>
<p>Come se non bastasse, all’aereo e all’ Oficina de Cooperación si aggiungerà una nave ospedale, la Usns Comfort, che opererà in maniera periodica al largo della costa ecuadoriana. Difficile pensare che tutto ciò non richiami venti di guerra o comunque l’interesse degli Stati uniti a far sentire la propria presenza in tutto il continente latinoamericano. Del resto, una conferma in questo senso viene anche dalla nomina del nuovo ambasciatore Usa a Quito, Michael Fitzpatrick, sia per il suo ruolo chiave svolto in Centroamerica negli anni Ottanta in qualità di uomo della contrainsurgencia sia per le sue dichiarazioni sull’Ecuador, ritenuto “un paese di grande interesse per gli Stati uniti”.</p>
<p>Eppure, nel febbraio 2018, l’allora ministro della Difesa Patricio Zambrano aveva garantito che l’Ecuador non avrebbe mai più ospitato una base militare sul proprio territorio. L’accordo per l’utilizzo della base militare di Manta era stato firmato nel 1999 tra la Casa Bianca e Palacio de Carondelet, dove allora siedeva Jamil Mahuad, uno dei presidenti più screditati nella storia dell’Ecuador. Quando Rafael Correa giunse alla presidenza, nel 2007, disse subito che non avrebbe rinnovato la concessione della base agli Usa per ulteriori dieci anni e così fece. L’attuale cooperazione tra Stati uniti ed Ecuador, in effetti, non prevede l’insediamento di una base militare Usa nel paese latinoamericano, né tantomeno la riesumazione di quella di Manta, ma in pratica aggira la Costituzione, perchè permetterà alle forze armate statunitensi, in caso di una eventuale guerra, di utilizzare l’Ecuador come supporto logistico, obbligandolo a rivestire la stessa funzione dell’Honduras contro il Nicaragua sandinista o la guerriglia efemelista in El Salvador negli anni Ottanta.</p>
<p>I rapporti tra Usa ed Ecuador saranno all’insegna della cooperazione e del rispetto, garantiscono da Quito e da Washington, ma se il mancato rinnovo della concessione della base di Manta aveva rappresentato il punto più delicato nelle relazioni tra i due paesi, adesso l’Ecuador si è avvicinato fin troppo agli Stati uniti, svendendo la sua sovranità al potente vicino e assestando un ulteriore, durissimo colpo a quanto resta dell’integrazionismo latinoamericano.</p>
<p>di David Lifodi</p>
<p>da www.labottegadelbarbieri.org</p>
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		<title>Ecuador, Rafael Correa: &#8220;Assange è già stato consegnato agli Stati Uniti&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Oct 2018 01:29:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'ex presidente dell'Ecuador, Rafael Correa, ha denunciato il grave peggioramento dello stato di salute dal fondatore di Wikileaks, e giornalista, Julian Assange. Correa ha evidenziato che la circostanza non è casuale, ma parte di un accordo tra il suo successore, Lenin Moreno, e il governo degli Stati Uniti, con la scopo di giungere alla conclusione che vede protagonista il giornalista australiano. Visto che gli Stati Uniti che cercano in tutti i modi di catturarlo. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10663" alt="CorreaAssange" src="/files/2018/10/CorreaAssange.jpg" width="580" height="290" />L&#8217;ex presidente dell&#8217;Ecuador, Rafael Correa, ha denunciato il grave peggioramento dello stato di salute dal fondatore di Wikileaks, e giornalista, Julian Assange. Correa ha evidenziato che la circostanza non è casuale, ma parte di un accordo tra il suo successore, Lenin Moreno, e il governo degli Stati Uniti, con la scopo di giungere alla conclusione che vede protagonista il giornalista australiano. Visto che gli Stati Uniti che cercano in tutti i modi di catturarlo. </strong></p>
<p>«Julian è già stato consegnato agli Stati Uniti. Hanno concordato quando Mike Pence, vicepresidente degli Stati Uniti, ‘ha visitato’ l&#8217;Ecuador (quando si sono accordati anche su Chevron)», ha scritto Correa tramite il suo account Twitter.</p>
<p>Correa ha poi aggiunto che «siccome il costo politico per tiralo fuori dall&#8217;ambasciata è molto alto, stanno cercando di annichilirlo psicologicamente», in riferimento alle recenti notizie sulla salute di Assange.</p>
<p>La settimana passata, l&#8217;avvocato Jennifer Robinson, che rappresenta Assange, ha espresso preoccupazione per la salute del giornalista, rifugiato presso l&#8217;Ambasciata dell&#8217;Ecuador nel Regno Unito dal 2012.</p>
<p>«Siamo molto preoccupati per la sua salute: è stato rinchiuso nell&#8217;ambasciata per più di sei anni, senza un adeguato accesso alle cure mediche», ha avvertito il difensore del giornalista australiano.</p>
<p>da L&#8217;AntiDiplomatico</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ecuador e Stati Uniti valutano riattivazione delle relazioni bilaterali. Dove vuole andare Lenin Moreno?</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jun 2018 02:35:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[base di Manta]]></category>
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		<description><![CDATA[Continua in Ecuador l’inversione a U di Lenin Moreno. Il nuovo presidente eletto soprattutto grazie alla popolarità di cui godeva Rafael Correa, sconfessa ulteriormente il suo predecessore, anche sulle alleanze internazionali del paese. Come confermato dal vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence, non proprio un amico dell’America Latina socialista e progressista, nel corso di questo mese visiterà l'Ecuador per "riattivare" le relazioni tra i due paesi.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_10526" style="width: 612px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-10526" alt="Rafael Correa" src="/files/2018/05/Correa.jpeg" width="612" height="340" /><p class="wp-caption-text">Rafael Correa</p></div>
<p><strong>Continua in Ecuador l’inversione a U di Lenin Moreno. Il nuovo presidente eletto soprattutto grazie alla popolarità di cui godeva Rafael Correa, sconfessa ulteriormente il suo predecessore, anche sulle alleanze internazionali del paese.</strong></p>
<p>Come confermato dal vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence, non proprio un amico dell’America Latina socialista e progressista, nel corso di questo mese visiterà l&#8217;Ecuador per &#8220;riattivare&#8221; le relazioni tra i due paesi.</p>
<p>L&#8217;agenzia statale ecuadoriana Andes afferma che Pence arriverà a Quito &#8220;dopo l&#8217;invito che il presidente Lenin Moreno avrebbe fatto, secondo quanto riferisce la Casa Bianca”.</p>
<p>La stessa fonte cita l&#8217;ambasciata statunitense a Quito e riferisce che Pence ha tenuto una conversazione telefonica con il presidente Moreno sul ripristino delle relazioni bilaterali tra i due paesi.</p>
<p>Secondo quanto riferisce la diplomazia statunitense, l’invito serve ad “analizzare l’opportunità di riattivare le relazioni bilaterali tra gli Stati Uniti e l’Ecuador”.</p>
<p>La stessa fonte sottolinea che nel quadro dell&#8217;incontro dell&#8217;Assemblea Generale dell&#8217;OAS, i rappresentanti di entrambi i paesi hanno discusso &#8220;della crisi umanitaria ed economica in Venezuela e della necessità di collaborare con altre nazioni con idee affini per proteggere e promuovere la libertà nell&#8217;emisfero”.</p>
<p>Una differenza abissale con il governo di Rafael Correa che non esitò a vietare l’utilizzo della base militare di Manta agli Stati Uniti.</p>
<p>Fin dove si vuole spingere Moreno?</p>
<p>da L&#8217;AntiDiplomatico</p>
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		<title>L&#8217;appello di Oliver Stone e Noam Chomsky per la libertà d&#8217;espressione di Assange</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2018/04/03/lappello-di-oliver-stone-e-noam-chomsky-per-la-liberta-despressione-di-assange/</link>
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		<pubDate>Wed, 04 Apr 2018 01:00:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Ecuador]]></category>
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		<category><![CDATA[lettera appello]]></category>
		<category><![CDATA[libertà di espressione]]></category>
		<category><![CDATA[Noam Chomsky]]></category>
		<category><![CDATA[Oliver Stone]]></category>

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		<description><![CDATA[Rivolgiamo un appello al Governo dell’Ecuador affinché permetta a Julian Assange il suo diritto alla libertà di espressione.  Se mai c’è stato un momento in cui risultava chiaro che il caso di Julian Assange non è mai stato solo un caso legale, ma una battaglia per la protezione dei diritti umani fondamentali, è questo.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-10451" alt="Julian Assange" src="/files/2018/04/Assange.jpg" width="580" height="290" />Rivolgiamo un appello al Governo dell’Ecuador affinché permetta a Julian Assange il suo diritto alla libertà di espressione.  Se mai c’è stato un momento in cui risultava chiaro che il caso di Julian Assange non è mai stato solo un caso legale, ma una battaglia per la protezione dei diritti umani fondamentali, è questo.<br />
Citando alcuni messaggi di twitter critici sulla recente detenzione del presidente catalano Carles Puigdemont in Germania, e dopo quella che sembra essere la pressione degli Stati Uniti, della Spagna e del Regno Unito, il governo ecuatoriano ha istallato un dispositivo di blocco elettronico per evitare che Julian Assange possa comunicar in qualche modo con il mondo esterno attraverso Internet e telefono.<br />
Per garantirne l’isolamento totale, il Governo ecuatoriano si rifiuta di permettergli di ricevere visite.<br />
Nonostante due chiare sentenze delle Nazioni Unite, che descrivono a sua detenzione come illegale e che ne ordinano la liberazione immediata, Julian Assange è stato davvero incarcerato fin dal suo primo isolamento nella prigione di Wandsworth, a Londra, nel dicembre 2002.<br />
Julian non è mai stato accusato di nessun crimine. Il processo svedese contro di lui ha collassato ed è stato ritirato, mentre gli Stati Uniti hanno intensificato i loro sforzi per processarlo. Il suo unico “delitto” è quello di un vero giornalista: dire al mondo le verità che l’opinione pubblica ha diritto di sapere.<br />
Durante il Governo del precedente Presidente, il governo ecuadoriano ha resistito coraggiosamente contro il potere intimidatorio degli Stati Uniti ed ha concesso l’asilo politico ad Assange come rifugiato politico. Il diritto internazionale e l’etica dei diritti umani erano dalla parte dell’Ecuador.<br />
Oggi, sotto la pressione estrema di Washington e dei suoi collaboratori, un altro Governo, in Ecuador, giustifica la museruola ad Assange, affermando che “il comportamento di Assange attraverso i suoi messaggi nelle reti sociali, mette in pericolo le buone relazioni che questo paese mantiene con il Regno Unito, il resto dell’Unione Europea e altre nazioni.<br />
Questo attacco di censura alla libertà di espressione non sta avvenendo in Turchia, in Arabia Saudita o in Cina; accade proprio nel cuore di Londra. Se il Governo ecuadoriano non la smette con quest’ azione impropria, diventerà lui stesso un agente persecutorio invece di una coraggiosa nazione che ha difeso la libertà e la libertà di espressione. Se l’Unione Europea e il Regno Unito continuano ad essere parte dello scandaloso silenzio messo in atto intorno ad un vero dissidente fra di loro, significherà che la libertà di espressione in realtà sta morendo in Europa.</p>
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<div id="beacon_24f8b2131c"><img alt="" src="https://ads.tcsemotion.com/www/delivery/lg.php?bannerid=624&amp;campaignid=324&amp;zoneid=743&amp;loc=https%3A%2F%2Fwww.lantidiplomatico.it%2Fdettnews-lappello_di_oliver_stone_e_noam_chomsky_per_la_libert_despressione_di_assange%2F82_23576%2F&amp;referer=https%3A%2F%2Fwww.lantidiplomatico.it%2F&amp;cb=24f8b2131c" width="0" height="0" /></div>
</div>
<p>Qui non si tratta solo di dimostrare appoggio e solidarietà. Noi rivolgiamo un appello a tutti coloro che hanno a cuore i diritti umani fondamentali affinché chiedano al Governo dell’Ecuador di continuare a difendere i diritti di un coraggioso attivista della libertà d’espressione, giornalista e denunciante.<br />
Chiediamo che i suoi diritti fondamentali vengano rispettati sia in quanto cittadino ecuatoriano che come persona internazionalmente protetta; chiediamo che non lo si condanni al silenzio e che non venga espulso.<br />
Se Julian Assange non ha libertà di espressione, non c’è libertà di espressione per nessuno di noi, indipendentemente dalla diversità di opinioni che possono esistere fra di noi.<br />
Facciamo un appello al Presidente dell’Ecuador, Lenín Moreno, affinché ponga fine adesso all’isolamento di Julian Assange.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Firmano:</p>
<p><em>Noam Chomsky, linguista e teorico politico</em></p>
<p><em>Oliver Stone, regista</em></p>
<p><em>Yanis Varoufakis, economista, ex ministro della Grecia</em></p>
<p><em>Slavoj Zizek, filosofo, Istituto di Studi Umanistici Birkbeck</em></p>
<p><em>Vivienne Westwood, disegnatrice di moda, attivista</em></p>
<p><em>Pamela Anderson, attrice, attivista</em></p>
<p><em>John Pilger, giornalista e cineasta</em></p>
<p><em>Brian Eno, musicista</em></p>
<p><em>Alicia Castro, Ambasciatrice dell’Argentina presso il Regno Unito</em></p>
<p><em>Natalia Viana, giornalista di inchieste e condirettrice dell’Agencia Publica, Brazil</em></p>
<p><em>John Kiriakou, ex funzionario antiterrorista della CIA, già capo investigatore del Comitato dei Rapporti con l’Estero del Senato degli Stati Uniti</em></p>
<p><em>Ray McGovern, ex analista della CIA, assessore capo</em></p>
<p><em>Teresa Forcades, Monaca benedettina, Monastero di Montserrat</em></p>
<p><em>Jacob Appelbaum, giornalista freelance</em></p>
<p><em>Angela Richter, direttrice di teatro, Germania</em></p>
<p><em>Sally Burch, giornalista anglo-ecuatoriana</em></p>
<p><em>Charles Glass, scrittore anglo-americano, giornalista radio</em></p>
<p><em>Naomi Colvin, Courage Foundation</em></p>
<p><em>Chris Hedges, giornalista</em></p>
<p><em>Srecko Horvat, filosofo, Movimento Democrazia in Europa (DiEM25)</em></p>
<p>de L&#8217;AntiDiplomatico</p>
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		<title>Correa sul referendum in Ecuador: &#8220;Non ha validità. E&#8217; un colpo di stato e Moreno andrebbe perseguito politicamente e giuridicamente&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Feb 2018 00:58:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nonostante la sconfitta, Correa ha dichiarato che il voto ha mostrato che i suoi sostenitori mantengono un sostegno significativo. "Congratulazioni a tutti i nostri attivisti! Nessun movimento nella parte del si può ottenere il 36%. Raggiunto in un breve periodo di tempo e in una lotta così impari. La lotta continua. Non possiamo accettare di violare l'ordine costituzionale secondo lo stato di diritto. Sempre avanti alla vittoria! "]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-10382" alt="Correa" src="/files/2018/02/Correa.jpg" width="580" height="326" />Secondo il presidente del Consiglio Nazionale Elettorale (CNE), Nubia Villacis, la vittoria del &#8220;Sì&#8221; nei sette quesiti referendari svoltisi domenica in Ecuador si attesta tra il 64 e il 75 percento. Lo riporta TeleSur</p>
<p>La partecipazione popolare ha visto un&#8217;astensione maggiore rispetto alle tornate precedenti. Ha votato circa il 75% degli aventi diritto.</p>
<p>Il voto è stato al centro di un&#8217;aspra disputa tra Moreno e l&#8217;ex presidente Rafael Correa, leader storico della Revolucion Ciudadana, motore della vittoria elettorale di Moreno e che ha guidato la campagna &#8220;No&#8221;.</p>
<p>Nonostante la sconfitta, Correa ha dichiarato che il voto ha mostrato che i suoi sostenitori mantengono un sostegno significativo. &#8220;Congratulazioni a tutti i nostri attivisti! Nessun movimento nella parte del si può ottenere il 36%. Raggiunto in un breve periodo di tempo e in una lotta così impari. La lotta continua. Non possiamo accettare di violare l&#8217;ordine costituzionale secondo lo stato di diritto. Sempre avanti alla vittoria! &#8221;</p>
<p>Attraverso il referendum di ieri, si è istituito un limite di rielezione possibile, impedendo di fatto a Correa, ancora così popolare nel paese, di potersi candidare di nuovo come presidente.</p>
<p>Gli altri quesiti, inoltre, compromettono molti degli aspetti di controllo popolare e di partecipazione dei cittadini nel controllo delle cariche pubbliche. Uno dei cardini della Revolucion ciudadana.</p>
<p>La legge per la tassazione delle plusvalenze sulla proprietà, inoltre, verrà eliminata a vantaggio degli sviluppatori immobiliari e degli speculatori del territorio.</p>
<p>In una mossa che ha di fatto spaccato il suo partito Alianza Pais, Moreno ha annunciato il referendum &#8211; definito &#8220;consultazione popolare&#8221; &#8211; in ottobre, abbracciato da tutte le destre che avevano guidato il paese nella famigerata fase del paese sotto protettorato del Fondo Monetario Internazionale.</p>
<p>Il 29 novembre, sostenendo che la Corte ha superato i 20 giorni per presentare la sua sentenza &#8211; che alcuni esperti legali e avversari del concorso &#8211; Moreno ha bypassato la valutazione obbligatoria della Corte Costituzionale sulla costituzionalità delle domande per il referendum e ha emesso un decreto presidenziale che invita il Consiglio elettorale nazionale a fissare una data per il voto referendario.</p>
<p>Per tutte queste ragioni, nel commentare il voto referendario, Correa ha definito la mossa di sopprimire la rielezione indefinita come un &#8216;colpo di stato&#8217;.</p>
<p>In un&#8217;intervista a TeleSur, Correa ha definito &#8220;incostituzionale&#8221; la consultazione e ha sottolineato che Moreno dovrebbe essere perseguito &#8220;politicamente e penalmente&#8221; per il suo provvedimento. A suo parere, le domande contemplate non hanno avuto l&#8217;approvazione della Corte costituzionale e quindi non hanno alcuna validità.</p>
<p>&#8220;Sappia l&#8217;America Latina, perché il popolo ecuadoriano non lo sa, che nelle domande della consultazione popolare e del referendum, la seconda è retroattiva, e la terza è un colpo di stato&#8221;, ha detto a Telesur.</p>
<p>&#8220;Quando si tratta di una legge retroattiva come nella seconda domanda, nessun paese, nessuno stato di diritto può passare tale questione e quando si tratta di un colpo di stato come nella domanda tre, che mira ad accumulare tutti i poteri, durante un anno, nel presidente, uno stato di diritto non può permettere una domanda del genere&#8221;, ha precisato l&#8217;ex Presidente.</p>
<p>Correa, che ha governato l&#8217;Ecuador tra il 2007 e il 2017, afferma che Moreno, il suo vicepresidente tra il 2007 e il 2013, con questo referendum cerca di screditare il suo governo e squalificarlo. L&#8217;ex capo di stato accusa il suo successore nella presidenza, di &#8220;traditore&#8221; e di allearsi con l&#8217;opposizione per screditare la sua eredità.</p>
<p>Lenin Moreno, in un breve discorso televisivo subito dopo l&#8217;annuncio dei risultati da parte del CNE, ha dichiarato che &#8220;questa schiacciante vittoria per tutti noi dimostra che il futuro non sarà fermato&#8221;.</p>
<p>da L&#8217;AntiDiplomatico</p>
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		<title>Maduro esortò a continuare la lotta per la sovranità dell&#8217;America Latina</title>
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		<pubDate>Thu, 25 May 2017 00:26:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[America Latina]]></category>
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		<description><![CDATA[Il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, esortò oggi a continuare la lotta per la sovranità dell'America Latina, per costruire per vie pacifiche un modello di sviluppo umanista in tutti i paesi della regione. Continuiamo a costruire strade di pace per una America latina libera e sovrana, come lo sognarono i nostri liberatori, commentò il capo di Stato nel suo account della rete sociale di Facebook, a proposito di commemorarsi questo mercoledì il 195º anniversario della Battaglia di Pichincha. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9996" alt="nicolas-maduro-moros-venezuela-580x326" src="/files/2017/05/nicolas-maduro-moros-venezuela-580x326.jpg" width="580" height="326" />Il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, esortò oggi a continuare la lotta per la sovranità dell&#8217;America Latina, per costruire per vie pacifiche un modello di sviluppo umanista in tutti i paesi della regione.</strong></p>
<p>Continuiamo a costruire strade di pace per una America latina libera e sovrana, come lo sognarono i nostri liberatori, commentò il capo di Stato nel suo account della rete sociale di Facebook, a proposito di commemorarsi questo mercoledì il 195º anniversario della Battaglia di Pichincha.</p>
<p>Col trionfo elettorale di Lenin Moreno a 195 anni da quelle prodezze storiche, commentò, il popolo dell&#8217;Ecuador continua alzando le bandiere della Patria Grande in segno di vittoria, col desiderio irrevocabile di fortificare e continuare ad appoggiare il compromesso dei nostri liberatori.</p>
<p>Avanziamo insieme nella crescita ed il rinvigorimento dei nostri popoli, aggregò il mandatario.</p>
<p>Durante le guerre di indipendenza ispano-americane, il 24 maggio 1822 si è combattuta una battaglia alle falde del vulcano Pichincha, ad oltre tre mila metri sul livello del mare, vicino alla città di Quito, in Ecuador.</p>
<p>In quella data, l&#8217;esercito indipendentista diretto dal generale venezuelano Antonio Josè de Sucre sconfisse le forze realistiche, vittoria che assicurò l&#8217;emancipazione delle province appartenenti alla Reale Udienza di Quito, giurisdizione amministrativa coloniale spagnola, dalla quale emerse la Repubblica dell&#8217;Ecuador.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Reuters</p>
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		<title>Ecuador, ora zero</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Apr 2017 01:26:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'ora arrivò: Lenin Moreno affronterà il banchiere Guillermo Lasso, in un'elezione che avrà ripercussioni regionali, indipendentemente dal risultato. Rafael Correa denunciò, molto tempo fa, prima degli analisti, politologi ed economisti della regione, il tentativo di “restaurazione conservatrice”, come lo chiamò acerbamente, che cominciava a svilupparsi in America Latina e nei Caraibi. Quindi arrivò Macri e Temer che dilapidarono il termine in pochi mesi di “nuova destra” col quale alcuni pretendevano abbellirli: svalutazione, licenziamenti e “tarifazos”, nel caso argentino, e privatizzazioni, ritagli all'investimento sociale e terziarizzazione imprenditoriale, nel caso brasiliano, conformarono il quadro di impoverimento sociale crescente in entrambi i paesi, lontano da qualunque gradualismo e vicino all'ortodossia economica che ha esatto sempre l’FMI e gli organismi multilaterali di credito sorti dopo Bretton Woods.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9853" alt="Elecciones-en-Ecuador-2017-580x330" src="/files/2017/03/Elecciones-en-Ecuador-2017-580x330.jpg" width="580" height="330" />L&#8217;ora arrivò: Lenin Moreno affronterà il banchiere Guillermo Lasso, in un&#8217;elezione che avrà ripercussioni regionali, indipendentemente dal risultato. Rafael Correa denunciò, molto tempo fa, prima degli analisti, politologi ed economisti della regione, il tentativo di “restaurazione conservatrice”, come lo chiamò acerbamente, che cominciava a svilupparsi in America Latina e nei Caraibi. Quindi arrivò Macri e Temer che dilapidarono il termine in pochi mesi di “nuova destra” col quale alcuni pretendevano abbellirli: svalutazione, licenziamenti e “tarifazos”, nel caso argentino, e privatizzazioni, ritagli all&#8217;investimento sociale e terziarizzazione imprenditoriale, nel caso brasiliano, conformarono il quadro di impoverimento sociale crescente in entrambi i paesi, lontano da qualunque gradualismo e vicino all&#8217;ortodossia economica che ha esatto sempre l’FMI e gli organismi multilaterali di credito sorti dopo Bretton Woods.</strong></p>
<p>Se l&#8217;Ecuador ha la latitudine zero, in mezzo al Mondo, a pochi chilometri da Quito, questa domenica avrà l&#8217;ora zero latinoamericana. Se Lenin vince, la “restaurazione conservatrice” regionale avrà una brusca frenata. Se vince il banchiere Lasso, la lotta di modelli che si evidenzia da anni in America Latina sommerà un nuovo governo di destra. Gli occhi di tutta la regione si poseranno per questo motivo proprio lì, in quel paese che, benché piccolo, ebbe una crescente partecipazione regionale e globale durante il governo di Correa, arrivando a condurre, attualmente, il blocco G77+China, di 134 paesi emergenti dell&#8217;Organizzazione delle Nazioni Unite.</p>
<p>Due esempi concreti possono aiutarci a comprendere la dimensione della disputa elettorale: Julian Assange e l’Unasur. Nel caso del fondatore di Wikileaks, si gioca letteralmente la sua sopravvivenza, davanti all&#8217;annuncio di Lasso che sarà sloggiato dell&#8217;ambasciata ecuadoriana a Londra, dove rimane da quasi un lustro, privandolo dell&#8217;asilo che gli è stato concesso dall&#8217;amministrazione di Correa. Rispetto all’Unasur, l&#8217;organismo regionale che è stato fondato nel 2008 ha la sua sede nella stessa Metà del Mondo, essendo l&#8217;Ecuador uno dei suoi principali propulsori durante questa decade. Con Lasso nel governo, l&#8217;orientazione regionale cambierebbe sostanzialmente, perché chiederà l&#8217;entrata come membro pieno dell&#8217;Alleanza del Pacifico, e dovrà avanzare nella firma di diversi TLC, come la normativa lo richiede. Che cosa succederà con la sede “Nestor Kirchner” dell&#8217;Unasur, con un&#8217;ipotetica presidenza di Lasso? Si ritirerà Ecuador dall&#8217;Alba, come il banchiere lasciò trascendere prima del primo turno? Entrambe le domande lasciano intravedere l&#8217;orientazione di un possibile governo di CREO-SUMA sull&#8217;integrazione regionale sud-americana.</p>
<p>Ma Lasso conta su uno svantaggio evidente: sebbene ha utilizzato lo slogan del “cambiamento” durante questi mesi, Macri governa già e Temer anche. Perciò, non può utilizzare Argentina e Brasile come gli esempi da seguire in materia economica, visto e considerato l&#8217;aumento negli indici di povertà e disoccupazione verificati nei paesi più importanti del Cono Meridionale dopo l&#8217;arrivo dei governi conservatori. Influirà questo scenario al momento del voto, come sembrano indicare gli ultimi sondaggi che concedevano a Moreno un vantaggio più nitido? Staremo a vedere.</p>
<p>Per il momento Ecuador è davanti alla sua ora zero. Solo sono due opzioni nella stanza oscura: la continuità della Rivoluzione Cittadina, dopo una decade di trasformazioni sociali, o il ritorno ad un governo conservatore che finirebbe per cambiare la correlazione di forze a livello regionale. Gli ecuadoriani definiranno il loro futuro nelle urne, con la regione in attesa davanti al minuto a minuto che arrivi da Quito.</p>
<p>Di Juan Manuel Karg</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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