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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Legambiente</title>
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		<title>Uno stato in esilio, il Saharawi, dove il deserto è il grande mare prosciugato (3)</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2020 15:57:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua nel Deserto]]></category>
		<category><![CDATA[Legambiente]]></category>
		<category><![CDATA[progetti di solidarietà]]></category>
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		<category><![CDATA[territori liberati]]></category>

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		<description><![CDATA[Continuando il mio resoconto sulla "Missione 2020" nei campi profughi saharawi in Algeria, in particolare ad Auserd, Rabuni, ma anche nei territori liberati, la mia voce nei campi, Federica Cresci, ha intervistato Massimiliano Caligara, presidente del Circolo Legambiente “Gli Amici del Lago-APS” e socio fondatore e consigliere di Città Visibili - ARCI, e Claudio Cantù (CISP, Comitato Italiano per lo Sviluppo dei Popoli e coordinatore progetti territori liberati della Rete di Solidarietà Italiana per il Popolo Saharawi) che hanno illustrato le iniziative che proseguono e ampliano il progetto "Acqua nel Deserto 2020”.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11503" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11503" alt="Massimiliano Caligara (sx) e Claudio Cantù" src="/files/2020/04/MassimilianoClaudio.jpg" width="580" height="594" /><p class="wp-caption-text">Massimiliano Caligara (sx) e Claudio Cantù</p></div>
<p align="justify"><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">&#8220;Con una sola mano non si può applaudire&#8221;</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">(Proverbio Saharawi)</span></span></p>
<p align="justify"><strong><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">Continuando il mio resoconto sulla &#8220;Missione 2020&#8243; nei campi profughi saharawi in Algeria, in particolare ad Auserd, Rabuni, ma anche nei territori liberati, la mia voce nei campi, Federica Cresci, ha intervistato Massimiliano Caligara, presidente del Circolo Legambiente “Gli Amici del Lago-APS” e socio fondatore e consigliere di Città Visibili &#8211; ARCI,</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large"> e Claudio Cantù (CISP, Comitato Italiano per lo Sviluppo dei Popoli e coordinatore </span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">progetti territori liberati</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large"> della Rete di Solidarietà Italiana per il Popolo Saharawi) che hanno illustrato le iniziative che proseguono e ampliano il progetto </span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">&#8220;Acqua nel Deserto 2020”</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">.</span></span></strong></p>
<p align="justify"><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">Da anni</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large"> gli interventi di solidarietà e cooperazione internazionale, che vengono sviluppati </span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">nei campi profughi Saharawi </span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">situati nel deserto algerino, comprendono anche Tifariti, una delle sette “città” dei territori liberati del Sahara occidentale. È stato attivato un progetto molto articolato, focalizzato &#8211; come i progetti degli anni precedenti &#8211; sulla raccolta e la gestione dell’acqua in territori desertici.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">Tifariti è uno dei principali villaggi dei territori del Sahara Occidentale, abitato da popolazioni nomadi e da profughi Saharawi ed è un punto di riferimento</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">(per la presenza di una scuola, di un ospedale e di quattro pozzi),</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">nonché snodo delle piste che attraversano il deserto.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">L’obiettivo principale di questo progetto è il ripristino di alcuni collegamenti idrici, con impianti di pompaggio e distribuzione </span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">dell&#8217;</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">acqua per </span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">irrigare un orto che implementeremo con aiuto e collaborazione di Reseda Onlus</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large"> destinato alla produzione di ortaggi e vegetali.</span></span> <span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">Questo permetterà di rifornire la mensa scolastica, realizzata da un progetto di Rete Tifariti, con prodotti coltivati in loco.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">I beneficiari saranno principalmente gli alunni della scuola che fruiscono del servizio mensa e tutta la popolazione locale.</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">I fondi necessari alla realizzazione di questo progetto sono circa 7.500 Euro che sono </span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">in fase di raccolta con il contributo dei Comuni che da tempo sostengono l’iniziativa,</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">ai quali si sono aggiunte le nuove adesioni di Oleggio Castello, Briga Novarese e</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">Pisano e grazie anche ai finanziamenti elargiti da associazioni e imprese del territorio,</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">tra cui Auser Borgomanero, le Sorelle della carità del mondo onlus, Avis Arona, il</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">gruppo Alpini di Dormelletto, la Parrocchia di Cesara e Novacoop, </span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">Comitato Selma 2.0 ecc.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">&#8220;L&#8217;unico progetto fuori dai confini italiani, di cui si occupa il nostro circolo di Legambiente, è quello con gli amici Saharawi. Nasce circa 15 anni fa dalla volontà di poter interagire con i progetti di accoglienza, però, prima di metterci completamente a disposizione, sono andato nei campi profughi per parlare direttamente con il popolo saharawi, i medici ed i genitori dei bambini. Una volta inteso che era il percorso più giusto, come circolo ci siamo messi subito a disposizione. Comunque, tutti gli anni, siamo presenti fisicamente nei campi profughi per aiutare con progetti in loco, studiati con il Fronte Polisario e le autorità della R.A.S.D. (Repubblica Araba Saharawi Democratica), per migliorare le condizioni della vita quotidiana di questo popolo&#8221;, afferma Massimiliano.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">Secondo lui, però, l&#8217;aspetto più importante è quello politico: creare cioè delle dinamiche per fare emergere la causa e la lotta del popolo saharawi, il &#8220;metterci la faccia&#8221; e soprattutto coinvolgere strutture come i comuni, le regioni od altre associazioni, significa dare visibilità ad un popolo che reclama dal 1975 la sua autodeterminazione. &#8220;La cosa sconvolgente è appunto che da metà degli anni 70 come europei, facciamo finta di non sapere che stiamo rubando le risorse di un popolo che non è mai stato libero. Per esempio, la zona di pesca di fronte alle isole Canarie, che è una delle più produttive del mondo, è sfruttata spudoratamente da molti paesi, comprando le licenze dal Marocco, Italia compresa; rubiamo i fosfati, ancora base principale della chimica mondiale, ci appropriamo del petrolio, ci impossessiamo della sabbia. Le potenze europee, con Francia dirigendo il tema nell&#8217;Unione Europea, sono molto interessate che il popolo non abbia la sua indipendenza per continuare a fare affari molto convenienti con Marocco, che dipinge i territori occupati come propri e liberi&#8221;.</span></span></p>
<div id="attachment_11504" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11504" alt="Nueina Djil" src="/files/2020/04/Nueina-Djil.jpg" width="580" height="844" /><p class="wp-caption-text">Nueina Djil</p></div>
<p align="justify"><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">&#8220;Ci tengo a specificare che il Fronte Polisario ha combattuto una guerra di liberazione dal 1975 fino al 1991, e si sono fermati, pur avendo conquistato un quarto del territorio, mentre stavano vincendo la guerra, per diventare ambasciatori di pace edutilizzare, come strumento di liberazione, non più le armi, ma la cultura. Sono diventati il popolo più alfabetizzato dell&#8217;Africa, e voglio sottolineare anche dell&#8217;Italia: tutto questo ho avuto la fortuna di verificarlo conoscendo figure chiave del Fronte Polisario, come Nueina Djil, direttrice della scuola militare per donne saharawi, che credevo fosse una martire, dal momento che l&#8217;avevo vista in una gigantografia nel Museo della Guerra, con un AK-47 in spalla e suo figlio in braccio, mentre combatteva l&#8217;occupazione marocchina nel 1975. Ho avuto l&#8217;onore ed il piacere di incontrarla e di trascorrere qualche ora con lei nel 2018 nei campi profughi in una wilaya di El Aaiun. Una donna eccezionale. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">Il lungo dialogo mi ha fatto capire</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">appieno la grandezza del popolo Saharawi, la capacità di fermarsi da una guerra di</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">liberazione, di affidarsi alle Nazioni Unite e cominciare un percorso di &#8216;liberazione e</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">crescita culturale&#8217;. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">La cultura come arma. La donna al centro della società, la cultura</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">come strumento.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">Dal 1991 Nueina insegna lingue ai bambini della wilaya. Cioè, la</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">cultura come strumento di integrazione, coesione, inclusione, crescita, liberazione&#8221;.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">Secondo Massimiliano è stato molto azzardato credere nell&#8217;ONU, scommettere cioè sul referendum, dal momento che fino ad oggi le Nazioni Unite non hanno fatto nulla per il popolo saharawi, ma sicuramente è stata la scelta corretta.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">&#8220;Vedo, ogni volta che vengo nei campi profughi, una vita piena di valori e dignità, basi fondamentali per poter convivere in armonia con il mondo, che noi in Occidente abbiamo perso. Ancora una volta non siamo noi ad aiutare il popolo saharawi, ma sono loro a darci grandi lezioni di vita. Con tutto questo, chiaramente sono stanchi di aspettare, ad ottobre di quest&#8217;anno saranno 45 anni di attesa per un referendum che ancora non si vede neanche da lontano!&#8221;.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">Massimiliano, poi, ci illustra i progetti di cui si occupa Legambiente-Gli Amici del Lago, che trattano dell&#8217;enorme problema dell&#8217;acqua per i campi profughi, dove hanno a disposizione meno del quantitativo minimo consigliato dall&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità e che oltretutto è molto inquinata. &#8220;Quest&#8217;anno lavoriamo anche nei territori liberati, dove anche lì le condizioni dell&#8217;acqua, soprattutto potabile, sono drammatiche. Devo spiegare che quel saharawi che decide abbandonare i campi profughi per viaggiare 500 chilometri nel deserto ed andare a vivere nei territoriliberati perde la condizione di profugo e tutti gli aiuti, già molto scarsi, che i saharawi ricevono a livello internazionale.</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">Per questo il progetto &#8216;Acqua</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large"> nel Deserto </span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">2020&#8242; comprende una</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">parte nei territori liberati, a Tifariti, e si tratta di aiutare nella coltivazione dei prodotti</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">della terra. Cerchiamo di costruire un progetto sostenibile per garantire l&#8217;orto per una</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">mensa scolastica, controllando anche la qualità della stessa acqua. In questi progetti</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">che portiamo avanti siamo affiancati dal CISP (Comitato Italiano per lo Sviluppo dei</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">Popoli) e da tante altre associazioni, con cui abbiamo fondato da pochi mesi la Rete</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">di Solidarietà Italiana per il Popolo Saharawi, nonostante già da anni lavorassimo per</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">questo popolo, sono convinto che solo unendoci possiamo vincere con la pace e la</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">solidarietà questa guerra contro un&#8217;enorme ingiustizia che per troppi anni abbiamo</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">fatto finta non esistesse&#8221;.</span></span></p>
<div id="attachment_11505" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11505" alt="Claudio Cantù" src="/files/2020/04/Claudio-Cantù.jpg" width="580" height="435" /><p class="wp-caption-text">Claudio Cantù</p></div>
<p align="justify"><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">Invece, Claudio ci tiene a ricordare la posizione dei territori liberati, che confinano ad est con il deserto del Sahara ed a ovest con il muro costruito dal Marocco, 2.720 chilometri (seminato con un nume</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">ro </span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">di mine</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">antiuomo, tra 7 e 10 milioni, che continuano attive oggigiorno), che impedisce alle popolazioni saharawi di accedere alle risorse naturali delle loro terre legittime del Sahara Occidentale. Ed inoltre in questi territori liberati dal Fronte Polisario non arrivano gli aiuti internazionali.</span></span></p>
<p><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">&#8220;Lavoriamo nei territori liberati da anni, </span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">i</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">l progetto </span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">&#8216;</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">Acqua nel </span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">D</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">eserto</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large"> 2020</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">&#8216;</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large"> del circolo Amici del </span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">L</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">ago-Legambiente viene ad integrare </span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">il</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large"> sostegno della frequenza scolastica che dal 2013 portiamo avanti nei territori liberati. Il Fronte Polisario ha organizzato scuole nel deserto </span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">g</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">arantendo l’accesso</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">all’istruzione ed alla cultura alle popolazioni nomadi</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">e noi interveniamo supportando i bambini che le frequentano con l&#8217;organizzazione di mense scolastiche </span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">(forniamo circa 12.000 pasti completi all’anno e 24.000 merende all’anno nelle scuole della zona)</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">,</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large"> trasporto per i bambini che vivono lontano, creazioni di orti vicini alle scuole, ricerca e gestione dell&#8217;acqua. Questa è la nostra partecipazione alla lotta di liberazione del popolo saharawi. E’ complicato e difficile, però non possiamo concepire che questo popolo debba vivere solo nei campi profughi, ha bisogno della sua libertà, passando per la riconquista dei territori liberati&#8221;.</span></span></p>
<p>“<span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">Voglio sottolineare” aggiunge Claudio “l’importanza degli aiuti alle popolazioni dei territori liberati dal </span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">F</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">ronte Polisario che non vengono raggiunte dagli aiuti internazionali ufficiali. Una popolazione nomade che vive in un territorio minato senza poter accedere alle sue risorse impedita dal muro costruito dal Marocco approfittando della tregua sottoscritta per organizzare un referendum che l’ONU avrebbe dovuto garantire. E’ una questione politica, etica e morale sostenere la lotta di questo popolo per l’abbattimento di questo muro e la conquista della libertà. Siamo</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">consapevoli ed auspichiamo che il nostro aiuto possa essere funzionale alla conquista dell’indipendenza attraverso la riappropriazione di tutto il territorio avvicinando il giorno in cui i campi profughi si potranno svuotare</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">,</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large"> ponendo fine vittoriosamente all’ultima lotta di liberazione del continente africano.”</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">Concludo questa serie di articoli augurando a questo popolo meraviglioso del deserto tutta la libertà che gli hanno sempre rubato, ricordando le parole di Jadiya Hamdi, che è stata ministra di cultura e da quest&#8217;anno è ministra assessora della presidenza della repubblica saharawi, che parlando del suo popolo afferma: La Rivoluzione è il nostro mare, dove viviamo come pesci nelle sue acque, perché non serviamo per un&#8217;altra cosa che non sia la Rivoluzione.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">di Ida Garberi</span></span></p>
<div id="attachment_11506" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11506" alt="Massimiliano Caligara e Nueina Djil nel 2018" src="/files/2020/04/MassimilianoNueina.jpg" width="580" height="435" /><p class="wp-caption-text">Massimiliano Caligara e Nueina Djil nel 2018</p></div>
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		<title>Uno stato in esilio, il Saharawi, dove il deserto è il grande mare prosciugato (1)</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Mar 2020 21:20:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[saharawi]]></category>

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		<description><![CDATA[Non è la prima volta che scrivo del popolo Saharawi, che stimo e rispetto per la sua resistenza e resilienza in condizioni critiche, senza purtroppo aver conosciuto di persona la loro terra. Questa volta presto le mie parole ad una carissima amica, Federica Cresci, che ha fatto una bellissima esperienza partecipando al viaggio "Missione 2020" dell'Associazione Città Visibili dell'ARCI di Campi Bisenzio, (che collabora con Ban Slout Larbi, il circolo Legambiente Gli Amici del Lago, militanti delle Pubbliche Assistenze, Clowncare M’illumino d’immenso Onlus e dell’Auser) che si occupa di adozioni e sostegno a distanza di bambine e bambini, ragazze e ragazzi, tra i più poveri dei campi profughi nel deserto algerino, indicati dalle Autorità della R.A.S.D. (Repubblica Araba Saharawi Democratica).]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-11389" alt="saharawi" src="/files/2020/03/saharawi.jpg" width="580" height="773" />&#8220;Non puoi spiegare il deserto a chi non ha gli occhi pieni di libertà, tramonti e malinconia&#8221;</p>
<p>(Fabrizio Caramagna)</p>
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<p><strong>Non è la prima volta che scrivo del popolo Saharawi, che stimo e rispetto per la sua resistenza e resilienza in condizioni critiche, senza purtroppo aver conosciuto di persona la loro terra. Questa volta presto le mie parole ad una carissima amica, Federica Cresci, che ha fatto una bellissima esperienza partecipando al viaggio &#8220;Missione 2020&#8243; dell&#8217;Associazione Città Visibili dell&#8217;ARCI di Campi Bisenzio, (che collabora con Ban Slout Larbi, il circolo Legambiente Gli Amici del Lago, militanti delle Pubbliche Assistenze, Clowncare M’illumino d’immenso Onlus e dell’Auser) che si occupa di adozioni e sostegno a distanza di bambine e bambini, ragazze e ragazzi, tra i più poveri dei campi profughi nel deserto algerino, indicati dalle Autorità della R.A.S.D. (Repubblica Araba Saharawi Democratica).</strong> Il gruppo che arriva nei campi è anche formato da studenti di medicina e medici giovani dell&#8217;Università di Tor Vergata, a Roma, che prestano servizio volontario e consegnano medicine negli ospedali dei campi profughi. I tre capi gruppo sono Nadia Conti (Città Visibili), Massimiliano Caligara (Legambiente) e Fabrizio Mazzinghi (Progetto Saharawi-Tor Vergata). Massimiliano Caligara e Claudio Cantù (CISP, Comitato Italiano per lo Sviluppo dei Popoli e incaricato della Rete di Solidarietà per il Popolo Saharawi) sono i responsabili del progetto &#8220;Acqua nel deserto&#8221;, che aiuta all&#8217;approvvigionamento dell&#8217;acqua nei campi profughi. Quest&#8217;anno gli interventi di solidarietà e cooperazione internazionale, che vengono sviluppati da tempo nel campo profughi di Ausserd, situato nel deserto algerino, si estenderanno anche a Tifariti, una delle sette “città” dei territori liberati del Sahara occidentale. Verrà attivato un progetto molto articolato, focalizzato &#8211; come i progetti degli anni precedenti &#8211; sulla raccolta e la gestione dell’acqua in territori desertici.</p>
<p>La guerra nel Sahara incomincia quando Spagna, nel 1975, ha ceduto l’amministrazione del Sahara Occidentale ai suoi limitrofi Marocco e Mauritania, mediante accordi illegali, dal punto di vista del diritto internazionale, dato che una potenza coloniale non può “cedere” un territorio colonizzato da lei ad altri Stati.</p>
<p>Dopo che la Corte Internazionale di Giustizia (CIG) ha dichiarato che gli abitanti del Sahara Occidentale godevano del diritto di autodeterminazione che constava nelle risoluzioni delle Nazioni Unite (CIG, 1975), il re Hasan II ha iniziato una mobilitazione che passerebbe alla storia come la “marcia verde”, o per meglio dire la “marcia nera”, secondo i saharawi, per il suo saldo cruento e luttuoso, che ha implicato il trasferimento di circa 350 mila persone e 25 mila soldati verso la zona saharawi per occupare il territorio. Tutto ciò è stato accompagnato dai bombardamenti dell’aviazione marocchina con fosforo bianco e napalm contro i civili saharawi che intraprendevano l’esodo forzato verso il deserto algerino.</p>
<p>In quella cornice, varie migliaia di saharawi sono fuggiti verso Algeria ed il 27 febbraio 1976 il Fronte Polisario (braccio armato del popolo saharawi) ha proclamato la Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD). Nel 1979, Mauritania ha sottoscritto un accordo di pace coi combattenti della RASD e, da allora, è solo Marocco quello che continua affermando di avere una sovranità sulla zona, che include l’area alla quale Mauritania ha rinunciato.</p>
<p>Le forze marocchine e saharawi hanno continuato i combattimenti, fino al 1991, quando è stato firmato il cessate il fuoco e l’ONU ha creato la Minurso (Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale) che si sarebbe dovuta incaricare di mantenere la pace e di convocare un referendum di autodeterminazione. Tuttavia, a dispetto dei tentativi reiterati per portarlo a termine, il referendum – l’ultima data fallita è stata il 31 luglio 2000 – non si è mai realizzato e Marocco continua a proporre come soluzione al contenzioso, di offrire al territorio un regime di autonomia sotto l’ombrello della sovranità marocchina.</p>
<p>Attualmente, circa 165 mila saharawi vivono negli accampamenti dei rifugiati vicino a Tindouf (sud-ovest dell’Algeria), dipendendo maggiormente dall’aiuto umanitario e nell’attesa di potere esercitare quel diritto all’autodeterminazione proclamato ed avallato dalla comunità internazionale, attraverso decine di risoluzioni e dichiarazioni di varie delle sue distinte istanze e rappresentanti.</p>
<p>Nel 1980, Marocco ha cominciato a costruire un muro nel deserto per accerchiare parte del territorio del Sahara Occidentale, divide cioè i territori liberati dal Fronte Polisario dai territori occupati dal Marocco, con l’obiettivo di ostacolare -in pieno confronto armato – l’avanzamento dell’esercito saharawi del Fronte Polisario. La costruzione (distribuita in vari tratti) ha una lunghezza approssimata di 2720 chilometri ed è seminata con un numero sconosciuto, si parla tra 7 e 10 milioni, di mine antiuomo, che continuano attive oggigiorno.</p>
<div id="attachment_11390" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11390" alt="Nadia Conti" src="/files/2020/03/Nadia-Conti.jpg" width="580" height="580" /><p class="wp-caption-text">Nadia Conti</p></div>
<p>&#8220;L&#8217;idea delle adozioni a distanza ci è venuta perché ci siamo accorti che molte volte quello che noi, come associazioni, portavamo nel deserto non era quello che esattamente il popolo sarahawi aveva bisogno davvero, per quanto tutti, io da Campi Bisenzio, altri da Prato, principalmente dalle amministrazioni della regione Toscana, lo facessimo totalmente senza interessi. Allora, lavorando fianco a fianco con i funzionari della RASD, abbiamo deciso che era importante aiutare i giovani affinché possano raggiungere un po di autonomia per poter studiare. Dal 2016 abbiamo adottato già 198 bambini, coinvolgiamo le famiglie italiane adottive affinché conoscano la realtà saharawi, affinché possano aiutarci   a denunciare il muro della vergogna che divide il Sahara Occidentale, occupato illegalmente dal Marocco, dai territori liberati dal popolo saharawi. La maledizione di questo popolo è che sotto la loro terra ci sono ricchezze immense ed anche il mare di fronte alle loro coste è un enorme fonte di guadagno per Marocco, che fa affari d&#8217;oro con gli stati europei e non solo!&#8221;.</p>
<p>Chi sta raccontando la sua esperienza è Nadia Conti, che si emoziona molto mentre ricorda, in un dialogo con Federica, che è una vergogna enorme che il popolo saharawi stia aspettando da 43 anni un referendum per decidere se saranno autonomi o no dal Marocco, che l&#8217;ONU non faccia nulla per difendere questo popolo senza identità, senza la libertà di muoversi dai campi profughi (che per fortuna esistono nel deserto algerino) e che solo Cuba aiuta nello studio, totalmente gratuito: dall&#8217;isola ribelle sono usciti migliaia di medici saharawi che ritornano ai campi per aiutare i loro fratelli.</p>
<p>&#8220;Ci chiamiamo Città Visibili parafrasando il titolo di un libro di Italo Calvino, Città Invisibili, perché il nostro impegno è rendere visibili quei popoli che nessuno ascolta, gridare il loro disagio, la loro rabbia, la mancanza dei diritti, l&#8217;amore, la passione, l&#8217;allegria, ingredienti indispensabili per restare umani. Abbiamo anche aderito all&#8217;ARCI (Associazione Ricreativa e Culturale Italiana) perché anche noi approviamo la Dichiarazione Universale dei Diritti dell&#8217;Uomo, pratichiamo la solidarietà internazionale e rappresentiamo i valori democratici della Resistenza Italiana contro il fascismo&#8221;.</p>
<p>&#8220;Abbiamo deciso di portare nei campi profughi giovani studenti di medicina o comunque giovani medici perché abbiamo visto che sono entusiasti di questo lavoro di solidarietà, forse perché siamo rimasti tra i pochi che riescono a trasmettere, in questo sistema disumano, la generosità e la disponibilità verso il prossimo che soffre e il volontariato gratuito&#8221;.</p>
<p>Nadia termina la sua chiacchierata confessando &#8220;che si sono formate tante alleanze perché è la magia del deserto che fa incontrare le persone disinteressate, che ci infiamma i cuori, e ci ha permesso di conoscere Cuba, con il suo esercito di medici ed educatori, una piccola isola che esporta solidarietà, dove gli altri esportano armi. Questo è un messaggio che innamora, ed anche io, con 60 anni, grazie a Cuba mi convinco, una volta di più, che questa è l&#8217;unica via possibile per un futuro migliore&#8221;.</p>
<div id="attachment_11391" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11391" alt="Federica Cresci" src="/files/2020/03/Federica-Cresci.jpg" width="580" height="578" /><p class="wp-caption-text">Federica Cresci</p></div>
<p>Federica invece mi racconta che ha deciso di associarsi a Città Visibili perché rispetta molto il lavoro di Nadia Conti, che considera un&#8217;attivista con un cuore puro, che dal 1996, percorre il deserto dei campi profughi saharawi per stendere la sua mano disinteressata a questo popolo. &#8220;Fin da ragazza ho amato il Che Guevara, ho conosciuto il suo pensiero attraverso i suoi scritti ed i suoi libri e mi sono convinta che aveva ragione quando diceva che un&#8217;economia socialista non potrà mai instaurarsi completamente senza la costruzione dell&#8217;Uomo Nuovo. Per questo mi sono dedicata alla gioventù e mi sono laureata in Pedagogia, con la speranza di costruire una coscienza nei miei alunni basata sui valori più positivi di condivisione e di solidarietà. Per completare la mia preparazione ho studiato in un corso di spagnolo per stranieri a L&#8217;Avana e mi sono incorporata nel gruppo di lavoro dell&#8217;ambasciata cubana a Roma per 20 anni. Questo più di un lavoro è stata una crescita importante nella mia fede politica e nei miei valori etici e morali, devo molto al popolo cubano&#8221;. &#8220;Ed ora con questo viaggio sto conoscendo la resistenza del popolo saharawi, che come il cubano od il palestinese, vengono calpestati quotidianamente dall&#8217;imperialismo, che sia marocchino, statunitense o israeliano, che però non ha mai potuto dominarli. Combattono duramente per conservare la loro identità, la loro cultura ed il loro diritto all&#8217;autodeterminazione. Qui nei campi profughi mi ha colpito l&#8217;allegria che conserva questa popolo e la capacità di condividere anche quel poco che hanno con estrema naturalezza e disponibilità&#8221;. &#8220;Sono stati molti i momenti emozionanti in questo viaggio nel deserto, voglio ricordare quando abbiamo incontrato la brigata dei medici cubani che prestano il loro servizio negli ospedali di Ausserd e di Rabuni, grazie alla mediazione della dottoressa Aleida Guevara March, la figlia del Guerrigliero Eroico, Ernesto Che Guevara. È stato molto bello vedere i medici cubani con quelli italiani di Tor Vergata e quelli saharawi conversare tra loro e creare ponti di solidarietà.</p>
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<div id="attachment_11392" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11392" alt="il dottor Hector Mendez Lopez con la maglietta rossa" src="/files/2020/03/capo-brigata.jpg" width="580" height="773" /><p class="wp-caption-text">il dottor Hector Mendez Lopez con la maglietta rossa</p></div>
<p>Il capo della brigata dei medici cubani, il dottor Hector Mendez Lopez, mi ha raccontato che gli ultimi saharawi laureati a Cuba in medicina stanno studiando un master in medicina generale integrale nei campi profughi, grazie alla brigata dei medici cubani, per allestire poi consultori medici famigliari, grazie ad un progetto scritto e pensato dal Comandante in Capo, Fidel Castro Ruz&#8221;. Federica continua raccontando che il popolo cubano ha anche una brigata di educatori nell&#8217;Istituto Simon Bolivar, nella città di Smara, per bambini delle elementari e ragazzi delle medie. Uno degli obiettivi è cercare di coinvolgere negli studi anche le bambine e le ragazze, che purtroppo molte volte sono discriminate rispetto ai maschi. Però Federica ci tiene a specificare che le donne hanno anche un ruolo importante nello stato, occupano cariche di dirigenza ed hanno anche uno spazio chiamato La Casa delle Donne, gestito solo da loro, con attività politiche e culturali e diretto dalla prima donna saharawi laureata ad Algeri in Ingegneria Aeronautica.</p>
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<p>(continuerà)</p>
<p>di Ida Garberi</p>
<p>foto dal facebook di Nadia Conti e Federica Cresci</p>
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