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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Le Monde</title>
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		<title>Wikileaks: la vera storia della pubblicazione senza filtri degli archivi</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 21:06:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La decisione di Wikileaks di rendere disponibile per intero e senza filtri il suo archivio di 250.000 documenti diplomatici statunitensi, rappresenta una delle più grandi sconfitte nella storia del giornalismo. Julian Assange e il suo gruppo aveva infatti per mesi creduto che la stampa, i più grandi giornali del mondo nella fattispecie, dal New York]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1735" src="/files/2011/09/20110604073504-wikileaks-logo.jpg" alt="" width="300" height="250" />La decisione di Wikileaks di rendere disponibile per intero e senza  filtri il suo archivio di 250.000 documenti diplomatici statunitensi,  rappresenta una delle più grandi sconfitte nella storia del giornalismo.  Julian Assange e il suo gruppo aveva infatti per mesi creduto che la  stampa, i più grandi giornali del mondo nella fattispecie, dal New York  Times al Guardian a El País avrebbe rispettato i patti e agito come  grande fattore di democratizzazione dell’informazione. Non è andata  così.</p>
<p>Da sempre, in tutti i paesi, gli archivi diplomatici sono  filtrati da alcune specifiche professionalità, archivisti, diplomatici,  uomini dei servizi di sicurezza. Tali persone stabiliscono, in genere a  distanza di 30 anni, quali documenti è interesse nazionale divulgare e  quali sono ritenuti così sensibili da essere in parte o del tutto meglio  rinviare ai posteri, apponendo segreti di 50 o 100 anni, se non essere  addirittura distrutti con procedure al di fuori della legge.</p>
<p>Il sogno di Wikileaks (informato di molta retorica sulla libera  stampa e accecato dal dogma della pubblicità) era sostituire le  burocrazie statali con presunti rappresentanti di un interesse pubblico  in contrasto con l’interesse di &#8220;poteri forti&#8221;. Tali rappresentanti del  pubblico interesse, i giornalisti, si impegnavano ad editare i documenti  e inserire filtri (comunque necessari) con l’unico criterio della  sicurezza delle persone nominate rispetto ad eventuali persecuzioni  politiche.</p>
<p>I giornali contattati (chi scrive conosce in prima persona tale  procedura per averla realizzata la scorsa primavera a Londra per il  settimanale uruguayano Brecha) hanno tutti firmato un contratto nel  quale si impegnavano ad editare TUTTO il pacchetto di documenti a loro  consegnati e pubblicarli TUTTI sul sito di Wikileaks indipendentemente  dall’usare (e citare) il tal documento in uno o più articoli. In cambio  della prima esclusiva (l’unica cosa giornalisticamente rilevante) le  testate si impegnavano alla creazione di un enorme archivio pubblico che  poteva essere consultato da privati cittadini ma anche da studiosi di  varie discipline, storici, economisti, sociologi, politologi,  specialisti di diritti umani. Una fonte di straordinaria importanza.</p>
<p>La grande stampa però, una volta ottenuti i preziosi file (normali  archivi excel passati brevi manu su pendrive) ha pubblicato quello che  alle singole testate sembrava interessante (qui ed ora) e poi ha  sistematicamente iniziato una lunga schermaglia con Wikileaks sostenendo  di poter da sola interpretare un interesse pubblico in grado di  stabilire quali fossero i soli documenti meritevoli di pubblicazione  (neanche l’1%) per condannarne all’oblio (censurandoli di fatto) la  stragrande maggioranza.</p>
<p>Chi scrive ne ha a lungo dibattuto con il presidente della FNSI,  Roberto Natale, in un convegno dello scorso aprile all’Istituto  Universitario Europeo di Fiesole: i giornali, che non avevano dubitato  un attimo nell’accettare l’impegno contrattuale preciso a rendere  disponibile l’intero rispettivo spezzone di archivio, una volta  utilizzati i documenti si schernivano dietro un presunto diritto di  stabilire loro cosa fosse d’interesse pubblico e cosa non lo fosse.  D’altra parte per Wikileaks, un’organizzazione quasi clandestina, far  valere le proprie ragioni contrattuali in un processo è oltre  l’immaginazione e forse l’ingenuità di chi la dirige.</p>
<p>Ho provato senza successo a segnalare a Julian Assange e al suo  gruppo più ristretto come il giornalismo commerciale non fosse  compatibile col realizzare un progetto di tal portata ma fosse solo  utile a dare la massima risonanza mondiale all’evento Wikileaks. Questi  hanno usato Wikileaks per spigolare alcune note di colore (cosa pensa  Hillary Clinton di Silvio Berlusconi?) e non molto altro senza cogliere  la sistematicità documentaria e d’insieme di quegli archivi. Ho provato a  prospettare che gruppi di accademici selezionati in giro per il mondo  avrebbero potuto con più comprensione per l’idea stessa di archivio  pubblico assolvere al c</p>
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