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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; L&#8217;Avana</title>
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		<title>L&#8217;Avana che vive in Eusebio Leal</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Nov 2019 19:34:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[500º anniversario]]></category>
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		<category><![CDATA[intervista di Randy Alonso]]></category>
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		<description><![CDATA[Per festeggiare il 500º anniversario de L’Avana, come omaggio all'immenso lavoro svolto dallo Storiografo de L'Avana, pubblichiamo il finale dell’intervista ad Eusebio Leal, fatta da Randy Alonso, nostro direttore, per la Mesa Redonda, il 18 ottobre 2019:    ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11203" alt="Eusebio Randy" src="/files/2019/11/Eusebio-Randy.png" width="783" height="510" />Per festeggiare il 500º anniversario de L’Avana, come omaggio all&#8217;immenso lavoro svolto dallo Storiografo de L&#8217;Avana, pubblichiamo il finale dell’intervista ad Eusebio Leal, fatta da Randy Alonso, nostro direttore, per la Mesa Redonda, il 18 ottobre 2019:    </strong></p>
<p>Randy: Ritorno un&#8217;altra volta ad una domanda che le ho fatto un anno fa. Ci sarà un simbolismo in questo 500º anniversario, la ceiba, a cui gireremo intorno (alla mezzanotte tra il 15 ed il 16 ottobre) sarà la ceiba nuova, magari è la premonizione della città nuova che dovrà venire. Quando Eusebio farà il giro, quel giorno, quella notte, alla ceiba, che cosa desidererà per questa Città nel futuro, in che cosa penserà?</p>
<p>Eusebio: Salute e futuro, e che compiano quello che è scritto, “detenga il passo camminante, adorna qui un luogo”. Simbolo di salute, un albero: un albero che è come l&#8217;albero della vita, alla cui ombra viviamo i cubani. Quell&#8217;albero è anche un simbolo che non può esistere una città senza natura, che è importante per i cubani, che crediamo ancora felicemente, ed<br />
è vero, fino ad un certo punto, che se si lancia un seme nasce una zucca,<br />
nel patio dove meno ce l&#8217;aspettiamo, però dobbiamo anche preoccuparci e difendere la città, dobbiamo liberarla dall&#8217;inquinamento, dalla contaminazione, bisogna difendere il mare, bisogna difendere la terra,<br />
bisogna salvaguardare i giardini, le fonti pubbliche, i monumenti.<br />
È più facile condannare, io lo so, che educare; è più facile togliere un monumento che chiarire una situazione. Ma questo è già parte del passato, ora il fatto importante è educare. E come dice il presidente Miguel Diaz-Canel, non mi lascino solo in questa battaglia, che è la battaglia per la decenza pubblica, nell&#8217;origine latino della parola, la decenza è il comportamento, è il senso di quell’onore, è il rispetto della proprietà altrui, è il rispetto del tuo e di quello dell’altro, sapendo che sia il tuo e quello dell’altro sono un bene comune. È quello che desidererò quella notte, come quella volta che ho fatto il giro della ceiba, e c’era Gabriel Garcia Marquez, c’era Fidel, e siamo andati a fare il giro. C’erano<br />
molti pregiudizi, certi dirigenti, non volevano fare il giro della ceiba perché dicevano che era una specie di superstizione; ed allora all&#8217;improvviso è arrivato il distruttore di tutte le superstizioni, ed è entrato davanti a lui, il creatore di tutti i miti, e Fidel ha fatto i tre giri della ceiba e dopo ha chiesto, simpaticamente: “Senti Gabo, e allora?”, e questo “e allora?” è la risposta alla tua domanda.</p>
<p>Tutto dipenderà da noi e da voi giovani, e dai ragazzi che possono ascoltarci adesso, quelli stessi che mi salutano per strada a L&#8217;Avana, o<br />
come il figlio di una mia amica che ha detto un giorno a Fidel, il figlio di Katiuska Blanco, “io voglio essere Storiografo della Città”, e l&#8217;altro, sorpreso e sorridente, mi ha detto: “Guarda, qui c’è il tuo successore”.<br />
Che allegria tanto grande! Che sia lui od un altro, io sono convinto che già esiste, e che da un momento all’altro, quando nessuno se l&#8217;aspetta, Randy starà intervistandolo.</p>
<p>Randy:Grazie Eusebio, grazie per avere perseverato tutti questi anni, grazie per l&#8217;opera che sta lì, e come diceva l’amica Fina Garcia Marruz: “le pietre parleranno per lei”, grazie per questa ora, grazie per avere accompagnato a questa Avana ai suoi 500 anni, portarla a porto sicuro e continuare a guardare verso il futuro, che credo che sia la cosa più importante.</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a rel="nofollow" target="_blank" href="https://youtu.be/stJR974BdxE" >visita virtuale de L&#8217;Avana in un video a 360º</a></p>
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		<title>Luci della città italiana di Torino illumineranno Avenida Galiano a L&#8217;Avana</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Oct 2019 22:34:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[500 anniversario de L'Avana]]></category>
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		<description><![CDATA[Un regalo della città italiana di Torino alla capitale cubana, per il 500º anniversario della sua fondazione, sarà questa sera l'illuminazione artistica de l’Avenida Galiano, con 16 costellazioni in luminarie. La popolosa via del municipio di Centro Habana ha per nome ufficiale Avenida Italia, e la cerimonia avrà luogo alle nove di sera, ha detto alla stampa locale Luis Carlos Gongora, vicepresidente del Consiglio dell'Amministrazione Provinciale, informando il programma di attività per il mezzo millennio di questa Villa di San Cristobal. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11176" alt="luci Galliano" src="/files/2019/10/luci.jpg" width="580" height="460" />Un regalo della città italiana di Torino alla capitale cubana, per il 500º anniversario della sua fondazione, sarà questa sera l&#8217;illuminazione artistica de l’Avenida Galiano, con 16 costellazioni in luminarie.</strong></p>
<p>La popolosa via del municipio di Centro Habana ha per nome ufficiale Avenida Italia, e la cerimonia avrà luogo alle nove di sera, ha detto alla stampa locale Luis Carlos Gongora, vicepresidente del Consiglio dell&#8217;Amministrazione Provinciale, informando il programma di attività per il mezzo millennio di questa Villa di San Cristobal.</p>
<p>All&#8217;unisono, le luminarie a L&#8217;Avana saranno accese insieme alle luci dell&#8217;artista Roberto Cuoghi, che illumineranno la piazza San Carlo della città italiana di Torino, in tributo ai 500 anni della morte di Leonardo Da Vinci, ha detto Gongora.</p>
<p>Il montaggio in Galiano si è realizzato con la cooperazione dell&#8217;Agenzia per lo Scambio Culturale ed Economico con Cuba, (AICEC), italiana, e l&#8217;appoggio tecnico della Fondazione dei Musei di Torino e l&#8217;Unione Elettrica di Cuba.</p>
<p>Le menzionate costellazioni luminose all&#8217;aperto fanno parte di un progetto di esposizioni che si presentano a Torino da ottobre del 1998 e sono una cortesia della collezione di creazioni di “Luci d’Artista”, dello scenografo italiano Carmelo Giammello.</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione Ida Garberi</p>
<p>foto: facebook di Luis Carlos Gongora Dominguez</p>
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		<title>Eusebio Leal: “Bisogna trasmettere a tutte le generazioni il culto della bellezza”</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Aug 2019 21:48:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[architettura]]></category>
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		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Davanti allo Storiografo de L’Avana, Eusebio Leal, si sono sedute decine di persone con il proposito di intervistarlo, in forme infinite si sono raccolte le sue opinioni su “l'umano e il divino”, l'immateriale e il tangibile. Quando si viene a conoscenza del fatto che si avrà la possibilità di avere questo ruolo all'immenso onore si somma la stessa dose di ansia.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-11085" alt="eusebio-leal-4-580x417" src="/files/2019/08/eusebio-leal-4-580x417.jpg" width="580" height="417" />“Chi conosce il bello, e la morale che ne viene, non può vivere senza morale e senza bellezza”<br />
José Martì</p>
<p><strong>Davanti allo Storiografo de L’Avana, Eusebio Leal, si sono sedute decine di persone con il proposito di intervistarlo, in forme infinite si sono raccolte le sue opinioni su “l&#8217;umano e il divino”, l&#8217;immateriale e il tangibile. Quando si viene a conoscenza del fatto che si avrà la possibilità di avere questo ruolo all&#8217;immenso onore si somma la stessa dose di ansia.</strong></p>
<p>Quale domanda, tra tutte quelle che si desidera porgere, si farà? Quale, che non sia una ripetizione? Come definire e stabilire in così poco tempo un ponte tra la sua opera di riscatto patrimoniale e la promozione di una cultura di disegno nell&#8217;ambiente visuale del Centro Storico de L&#8217;Avana?</p>
<p>Di fronte al vincolo del suo tempo scarso è doveroso andare all&#8217;essenza e concentrarci nel fattore comune che caratterizza il lavoro dell&#8217;Ufficio dello Storiografo nell&#8217;intervenire in un immobile, uno spazio aperto o stampare una pubblicazione: l&#8217;estetica di ciò che è fatto bene.</p>
<p>Intervistatrice (I)-“La bellezza, nella sua relazione con il disegno, non è il risultato di un&#8217;azione cosmetica, di un invito fuori tempo per far ‘belle’ le cose”. “Al contrario, un prodotto di buon disegno irradia bellezza nell&#8217;armonia che formano la sua espressione materiale, l&#8217;uso che suggerisce, le idee che rappresenta”. “Come si forma in lei la nozione del bello?”</p>
<p>Eusebio (E)- “Per cominciare bisognerebbe prendere come massima quella bella poesia cantata da Silvio Rodriguez, quando chiede che le nubi si portino via il brutto e ci lascino il bello”.</p>
<p>“Il bello è sempre una relazione misteriosa tra noi e ciò che ammiriamo, però non c&#8217;è dubbio che sia anche frutto di un&#8217;educazione e dell&#8217;interazione con una serie di segnali che ci marcano senza interruzione.”</p>
<p>“Quando ero bambino, nella scuola ci chiedevano di fare disegni con carte colorate, qualcosa di simile all&#8217;origami giapponese”. “Questo era un suggerimento per l&#8217;uso del colore e della forma, per la ricerca di un&#8217;estetica della vita quotidiana, che per me è la questione fondamentale”.</p>
<p>“C&#8217;è una necessità di trasmettere a tutte le generazioni questo culto della bellezza”. “Per questo il disegno deve entrare nell&#8217;universo del focolare domestico ed essere presente nelle posate, nel vasellame, nei vestiti”.</p>
<p>“Anni fa una grande amica, Nisia Aguero, ha realizzato grandi progetti per portare l&#8217;arte ed il disegno sui tessuti”. “Insegnamenti come questi hanno aiutato a formare in noi – nell&#8217;Ufficio dello Storiografo – un’urgenza per poter dire la nostra parola a partire da una politica: incorporare il disegno alle diverse sfere del nostro lavoro”. “Abbiamo fatto così nelle nostre pubblicazioni, è qualcosa su cui ha lavorato molto (Carlos Alberto) Masvidal, Premio Nazionale di Disegno e che trova un esempio nei titoli della nostra casa editrice Boloña o nei numeri della rivista che testimonia il nostro lavoro, Opus Habana”.</p>
<p>“Abbiamo anche integrato il disegno con la concezione di una versione moderna del museo, che trascende il mostrare la collezione e scommette sull&#8217;interattività; è ciò che abbiamo sviluppato nel Palazzo del Segundo Cabo”.</p>
<p>“Allo stesso modo, con la nuova museologia didattica diretta ai bambini ed ai giovani del ‘Centro a+ per Adolescenti’, c&#8217;è tutto un disegno che si approfitta dei codici dell&#8217;antica fabbrica che esisteva dove oggi ha sede l&#8217;istituzione, per fare un discorso di bellezza, nel mondo industriale”.</p>
<p>“Abbiamo cercato di incorporare questi principi nella concezione di un&#8217;abitazione decorosa e degna, per cui facciamo qualcosa di più che innalzare pareti, nei limiti che ci impongono i finanziamenti”. “Sono uno di quelli che credono che con poco si possa fare molto”.</p>
<p>Senza necessità di pause per cercare nel passato, Eusebio sceglie tra le sue memorie un fatto molto peculiare, che esemplifica la sua affermazione.</p>
<p>“Nell&#8217;antica casa di Obrapia, che non era ciò che conosciamo oggi, ma un edificio abitato, un grande edificio, pieno di controsoffitti abitabili e labirinti, vivevano degli amici che lavoravano in una rivista”. “Un giorno mi invitarono a mangiare con loro ed all&#8217;arrivo ho trovato qualcosa di inconcepibile”. “Avevano arredato tutto usando casse ed altri oggetti che le persone scartavano, armonizzando i colori; avevano una gabbia di canniccio con un canarino, un tavolino con le sue quattro sedie diverse&#8230; loro mi hanno dimostrato che era possibile, con mezzi scarsi, costruire un piccolo spazio di felicità”. “Con poco si può fare qualcosa di utile e bello, sempre se si utilizza bene”.</p>
<p>(I) &#8211; “L’Ufficio dello Storiografo ha puntato ad esprimere questo matrimonio tra forma e funzione attraverso opere di alto impatto sociale”. “Così possiamo vedere case, scuole, centri di attenzione agli anziani od a minori  che sono riferimenti sia estetici sia per i servizi che offrono”. “Come si arriva a questo concetto?”</p>
<p>(E)- “E&#8217; il risultato di un&#8217;evoluzione; ho sempre negato che sia l&#8217;opera di un illuminato, rifiuto per me il protagonismo assoluto in queste questioni”.</p>
<p>“Abbiamo diversi punti dai quali fioriscono iniziative che si esprimono in progetti come quello del ‘Centro a+ per Adolescenti’ uno dei più importanti, secondo me”.</p>
<p>“L&#8217;isolato dove si trova il Centro, delimitato dalle vie Teniente Rey, Habana, Muralla e Compostela, era un ammasso dove si trovavano una vecchia fabbrica di medicine, un&#8217;altra di recipienti, un deposito di alcol, ciò che era stato il collegio di José de la Luz y Caballero era diventata un&#8217;officina di riparazione di veicoli&#8230; Tutto era stato abbandonato all&#8217;anarchia, nulla puntava in una sola direzione”.</p>
<p>“Il nuovo progetto è stato concepito come uno sviluppo armonico nel quale ci sarebbero stati edifici di abitazioni, si sarebbe restaurata la farmacia, avremmo riscattato l&#8217;impronta positiva del passato che era la scuola, però c&#8217;era ancora un problema da risolvere: la vecchia fabbrica”.</p>
<p>“Li si è disegnato il Centro per Adolescenti. La direzione di Architettura e Urbanistica dell&#8217;Ufficio dello Storiografo, in particolare la squadra che ha lavorato con l&#8217;architetto (Orlando) Inclan, ha fatto un lavoro prezioso, lasciando tutti i macchinari industriali in vista, la trave di ferro trasformata con un cambio di colore, le ruote dentate&#8230; riscattare e mostrare il patrimonio industriale è importantissimo”.</p>
<p>Dalla descrizione del progetto fatto realtà, Leal passa, quasi senza transizione, a parlarci di un nuovo desiderio; come se per lui non ci fosse possibilità di accontentarsi fino a che esista un luogo rilevante lasciato opaco e consumato o inutilizzato.</p>
<p>“Sogno il grande edificio della fabbrica di elettricità trasformato in un centro di arte moderno, dove tutta questa vecchia tecnologia possa dare una spiegazione di se stessa e ci introduca ad un mondo dove non abita il silenzio ma la cultura, la conferenza, il passaggio delle persone da un luogo ad un altro”. “Arrivare ad introdurre questi codici nelle nuove generazioni è trascendentale, soprattutto di fronte all&#8217;avanzare del degrado della città”.</p>
<p>“In diversi luoghi vediamo come sta sorgendo un tipo di architettura disorientata, dove la gente cerca di risolvere i suoi problemi, però non c&#8217;è una parola che dica ‘questa è la linea, questo è il piccolo spazio che serve per camminare, quella è l’area verde, così la facciata’”. “Si tratta di una ghettizzazione che ignora il bello come necessità incorporata alla necessità elementare di avere un tetto”.</p>
<p>(I)- “Di fronte a questa proliferazione di ambienti anarchici, quanto è necessario fare del disegno un componente più attivo nel modello della prosperità che vogliamo costruire?”</p>
<p>(E)- “Prima di tutto devo dire che non si può trasformare in uno slogan od in uno schema inciso nella pietra qualcosa tanto serio come aspirare ad un socialismo prospero e sostenibile”. “Come può essere prospero e sostenibile il nostro modello, se non si slegano le mani della creatività, se non si stabilisce un dialogo perenne con la realtà?” “In che modo ottenerlo se prima non si mette la mano sul cuore della necessità, se improvvisamente un fatto straordinario, come il tornado che ha danneggiato gran parte della capitale cubana il passato 27 gennaio, ci pone davanti e ci butta sul tavolo le enormi necessità accumulate nella grande concentrazione che la città suppone, forse una delle più grandi a questa latitudine delle Antille?”</p>
<p>“Quando parlo della monumentalità de L&#8217;Avana non mi riferisco mai al Centro Storico, perché ho sempre affermato che ha molti centri storici, come Luyanò, altri spazi di Diez de Octubre, La Lisa&#8230; In ognuno di questi si è manifestata l&#8217;originalità e la creatività di generazioni per costruire un disegno organicamente previsto dal giorno in cui nasce la città, quando si decide che le strade devono andare da nord a sud, cercando i venti; la piazza sarà luogo di riunione, le fontane serviranno per cercare l&#8217;acqua, lavare i vestiti e dare un&#8217;immagine di tranquillità nella relazione dell&#8217;uomo con l&#8217;acqua”.</p>
<p>“Credo che questa nobile aspirazione alla quale tutti vogliamo contribuire (il socialismo prospero e sostenibile) deve basarsi su questi parametri”. “La città non è un accampamento, è qualcosa di più; in particolare l&#8217;accampamento è rimasto indietro, è una concezione vecchia, la città è un&#8217;espressione superiore, c&#8217;è una razionalità nel suo disegno, che non può  essere omessa, e neanche pretendere che sia omogenea”. “Ogni quartiere ha la sua personalità, ogni frontiera invisibile apporta un carattere diverso, una forma di comportarsi, di esprimersi, di vedere il mondo”.</p>
<p>“C&#8217;è una sintesi di questo disegno nella grande passeggiata della 5a Avenida, dove ogni tanto gli alberi cambiano, ogni tratto ha la sua specificità; per un momento vediamo le palme de ‘corojo’, poi appaiono le palme ‘barrigonas’, ad un certo punto ci sono le acacie nodose, in un altro lato la araucaria&#8230; questa è la città”.</p>
<p>La mezz&#8217;ora finisce. Altri impegni attendono Eusebio. Ci lasciamo con reticenza. Sentiamo che si sarebbe dovuto chiedere, a questo intervistato eccezionale, sul decoro, la Patria, l&#8217;umiltà, la migrazione, la scuola, i venditori ambulanti, le tradizioni od il caffè; per L&#8217;Avana Vecchia che rinasce o L&#8217;Avana Nuova che invecchia. D&#8217;altra parte, con la sua cavalleria indeclinabile, che il suo eterno vestito grigio non può nascondere, avremmo ricevuto sempre una risposta generosa, saggia, intensa.</p>
<p>Però si comincia e si finisce parlando del “bello” perché, come ha detto a La Tiza il Premio Nazionale di Disegno, Carlos Alberto Masvidal, nell’Ufficio dello Storiografo, la bellezza funziona e bella è l&#8217;opera di conservazione patrimoniale intrapresa da questa istituzione, che ci permette di amare e vivere una città di 500 anni con il suo trambusto, il suo eclettismo, le sue lenzuola multicolori, che non saranno mai più solo bianche, issate nei balconi. Perché bella è l&#8217;eredità di questo Storiografo, dedicato al restauro dell&#8217;essenza di una città e dei sogni di chi la abita. Perché bello è essere leali al proposito di alzarsi ogni giorno per fare di Cuba un paese migliore, essere leali fino al midollo, a partire dal cognome.</p>
<p>di Ivette Leyva Garcia</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Marco Bertorello</p>
<p>foto: Yander Zamora</p>
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		<title>Per la prima volta a Cuba una coppia transgender si sposa</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2019/07/22/per-la-prima-volta-cuba-una-coppia-transgender-si-sposa/</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Jul 2019 23:40:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Due persone transgender hanno formalizzato la loro unione martedì 16 luglio, nel Palazzo dei Matrimoni di San Francisco de Paula, a L’Avana, secondo quanto informa il Centro Nazionale di Educazione Sessuale (CENESEX) attraverso la sua pagina in Facebook. Nella nota, l'istituzione spiega che questo atto “non viola ciò che è stabilito nell'ordinamento giuridico cubano” perché nel caso di Dunia e Ramsces, si tratta di due persone i cui generi registrati alla nascita sono maschio e femmina rispettivamente, anche se non sono coerenti con le loro identità di genere.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11045" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11045" alt="Ramsces e Dunia, due persone transgender, hanno ufficializzato la loro unione nel matrimonio. Foto: pagina Facebook del Cenesex" src="/files/2019/07/Ramsces-y-Dunia-se-casan-transgénero-580x395.jpg" width="580" height="395" /><p class="wp-caption-text">Ramsces e Dunia, due persone transgender, hanno ufficializzato la loro unione nel matrimonio. Foto: pagina Facebook del Cenesex</p></div>
<p><strong>Due persone transgender hanno formalizzato la loro unione martedì 16 luglio, nel Palazzo dei Matrimoni di San Francisco de Paula, a L’Avana, secondo quanto informa il Centro Nazionale di Educazione Sessuale (CENESEX) attraverso la sua pagina in Facebook.</strong></p>
<p>Nella nota, l&#8217;istituzione spiega che questo atto “non viola ciò che è stabilito nell&#8217;ordinamento giuridico cubano” perché nel caso di Dunia e Ramsces, si tratta di due persone i cui generi registrati alla nascita sono maschio e femmina rispettivamente, anche se non sono coerenti con le loro identità di genere.</p>
<p>“Questo evento acquista una rilevanza speciale tenendo presente che l&#8217;istituzione statale, appartenente al Ministero della Giustizia, ha rispettato la maniera in cui si esprimono le loro identità di genere, ostacolo superato dopo un primo tentativo fallito con la stessa istituzione, che ha richiesto  l&#8217;appoggio dei Servizi di Orientamento Giuridico del Cenesex”, si legge nel testo.</p>
<p>“Fino ad ora, entrambi ricevono l&#8217;attenzione della Commissione Nazionale di Attenzione Integrale a Persone Transessuali, e si trovano in attesa, per propria decisione, degli interventi chirurgici”.</p>
<p>La coppia fa parte di Alma Azul – Transgender Maschi di Cuba, una delle reti sociali comunitarie collegate al CENESEX.</p>
<p>Liam Duran Cardona, coordinatore di questo gruppo, ha ringraziato nella pagina Facebook della rete l&#8217;incredibile opportunità di essere stato uno dei testimoni del matrimonio.</p>
<p>Auspica che “questo matrimonio serva come riferimento per altre persone con identità trans a Cuba affinché richiedano appoggio legale in riferimento alla loro immagine. Perché  si può sempre, se ci sono volontà e amore”.</p>
<p>La notizia ha avuto un impatto molto positivo nelle reti, dove attivisti e sostenitori dei collettivi LGBTIQ+ hanno lasciato messaggi pieni di allegria e ottimismo, come quello di Marlin Gonzalez, che celebra questo “straordinario esempio di uguaglianza e non discriminazione”, o quello di David Garcia Beruvides, che fa gli auguri alla coppia e spera che “presto sia tra due persone dello stesso sesso”.</p>
<p>(con informazione di Q de Cuir)</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Marco Bertorello</p>
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		<title>Autorità offrono informazioni ufficiali sull’incidente nel Malecon de L&#8217;Avana</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2019 21:56:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Autorità della Commissione Nazionale di Transito hanno offerto i risultati preliminari dell'investigazione sull'incidente accaduto nell'intersezione di 23 e Malecon a L'Avana, nella notte tra sabato 18 maggio e domenica 19 maggio 2019.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10998" alt="accidente01-e1558467482301-580x307" src="/files/2019/05/accidente01-e1558467482301-580x307.jpg" width="580" height="307" />Autorità della Commissione Nazionale di Transito hanno offerto i risultati preliminari dell&#8217;investigazione sull&#8217;incidente accaduto nell&#8217;intersezione di 23 e Malecon a L&#8217;Avana, nella notte tra sabato 18 maggio e domenica 19 maggio 2019.  </strong></p>
<p>Come ha informato il tenente colonnello Jesus Aguilar Hernandez, capo della sezione di transito della Divisione di Investigazione Criminale di Operazioni, l&#8217;incidente è accaduto alle 12:29 am ed ha provocato fino al momento cinque morti e 18 feriti.</p>
<p>“Il fatto si produce quando un veicolo privato marca Mercury dell&#8217;anno 1952 che transitava nella carreggiata del centro del Malecon, proveniente dalla calle Galiano, con destinazione la calle Paseo e condotto da un giovane di 33 anni, è salito sul marciapiede ed ha colpito le persone che si trovavano lì. Posteriormente, il veicolo si è fermato sbattendo contro il muro del Malecon”, ha dettagliato.</p>
<p>L&#8217;indagine della polizia ha rivelato che la pavimentazione della carreggiata dove passava il veicolo era secca ed in buono stato di conservazione. Inoltre, esisteva una buona illuminazione e visibilità. La revisione tecnica criminalistica ha scoperto che il funzionamento del sistema dei freni nelle ruote anteriori era deficiente. Come dettaglia la relazione della polizia, si apprezzano “grasso secco sulle fasce e segni di frenata non uniformi sui tamburi .”</p>
<p>In questo senso, Aguilar Hernandez ha detto che si continua l&#8217;ispezione dettagliata del resto dell’auto, soprattutto nella base inferiore della griglia destra corrispondente al sistema di sospensione, perché è completamente distrutta.</p>
<p>Inoltre, le analisi dell’alito, urina e sangue, hanno dimostrato che l&#8217;autista del veicolo aveva una concentrazione 81 milligrammi percentuali di alcool etilico nel sangue, al momento dell’accaduto.</p>
<p>“Questo indica che aveva consumato bevande alcoliche e benché non si trovasse in stato di ubriachezza, sì aveva meno capacità per condurre il veicolo. Nel campione di urina c’erano tracce di mentolo, caffeina, nicotina ed ibuprofene, e non c’era presenza di droghe né abuso di sostanze con effetti simili”, ha affermato l&#8217;ufficiale.</p>
<p>Le cinque persone che erano passeggeri nell&#8217;auto hanno confermato che quel giorno hanno condiviso e consumato da due a tre bottiglie di rum, oltre a birre nella spiaggia di Guanabo e che nel momento dell&#8217;incidente il veicolo transitava a gran velocità e con la musica alta.</p>
<p>“Quattro di loro assicurano di avere visto un pedone che è sceso dal marciapiede, a partire dal quale si è prodotta la manovra violenta del veicolo, seguito dall&#8217;impatto alle persone che erano nel Malecon”, ha aggiunto il capo della sezione di transito della Divisione di Investigazione Criminale di Operazioni.</p>
<p>I passeggeri hanno assicurato inoltre che in varie occasioni hanno chiesto all&#8217;autista che diminuisse la velocità e che stesse attento alla conduzione perché conversava con le persone.</p>
<p>Le autorità spiegano che continua l&#8217;investigazione e l&#8217;istruzione penale con l&#8217;obiettivo di ottenere altri elementi in quanto alla dinamica ed alle circostanze in cui è accaduto il fatto e le sue cause.</p>
<p>Da parte sua, il segretario della Commissione Nazionale di Sicurezza Stradale, Reynaldo Becerra, ha detto alla stampa che fino al 2014 l&#8217;autista ha avuto cinque sanzioni amministrative di sospensione della patente.</p>
<p>“Una di queste è stata una multa per pagare al di fuori dei termini stabiliti e le altre quattro per pericolosità. Inoltre consta nel file dell&#8217;autista che è stato multato in quaranta occasioni tra il 2011 ed il 2019, di queste 5 per pericolosità”, ha aggiunto Becerra.</p>
<p>Un altro degli elementi più vistosi che risalta nell&#8217;indagine, è che dal 2007 il veicolo non è stato ispezionato dall’impianto di revisione tecnica. Inoltre, il mezzo di trasporto apparteneva al padre dell&#8217;accusato.</p>
<p>Come hanno spiegato i funzionari, l&#8217;autista potrebbe affrontare sanzioni di privazione di libertà da uno a dieci anni per essere un delitto per imprudenza. “Il codice che sanziona, quando c&#8217;è un morto, stabilisce questa condanna”, ha affermato il tenente colonnello Jesus Aguilar Hernandez, capo dei servizi di transito della Divisione di Investigazione Criminale di Operazioni.</p>
<p>di Oscar Figueredo Reinaldo/Cubadebate</p>
<p>foto: Ismael Francisco/Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Astenio è ritornato ad entrare coi ribelli a L’Avana, 60 anni dopo</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jan 2019 01:43:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[60º anniversario della Rivoluzione cubana]]></category>
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		<description><![CDATA[Uno di quei soldati ribelli che è entrato a L'Avana con Fidel l’8 gennaio 1959 ha parlato questo martedì davanti al popolo nella birreria Guido Perez, ne El Cotorro. Poco dopo, quando si dirigeva di ritorno ad occupare il suo posto nella Carovana, perché tutto era cronometrato e non si poteva perdere tempo, Cubadebate ha potuto chiacchierare alcuni minuti con Astenio Nestor Sosa Rosabal. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10791" alt="Astenio1" src="/files/2019/01/Astenio1.jpg" width="500" height="750" />Uno di quei soldati ribelli che è entrato a L&#8217;Avana con Fidel l’8 gennaio 1959 ha parlato questo martedì davanti al popolo nella birreria Guido Perez, ne El Cotorro.</strong></p>
<p>Poco dopo, quando si dirigeva di ritorno ad occupare il suo posto nella Carovana, perché tutto era cronometrato e non si poteva perdere tempo, Cubadebate ha potuto chiacchierare alcuni minuti con Astenio Nestor Sosa Rosabal.</p>
<p>Aveva 19 anni quando è arrivato a L&#8217;Avana con la Carovana, con quell&#8217;esercito di tanti operai e contadini, dopo essere stato più di un anno nella Sierra Maestra. Oggi ha 80 anni.</p>
<p>“Tutti quelli che siamo qui eravamo della Colonna 1”, dice, e ricorda che nel 1959 la strada per entrare ad El Cotorro era costeggiata da grandi alberi che si vedono ancora oggi, “ma erano molti di più, ed erano meno cresciuti.”</p>
<p>Nelle sue parole durante la riunione nel Guido Perez, a El Cotorro, Astenio ha detto: “A quelli che come me hanno vissuto questi 60 anni, resta loro la soddisfazione che le nuove generazioni hanno acquisito la conoscenza della storia e sono protagonisti del loro tempo.”</p>
<p>Cammina e parla come se gli anni non pesassero. Ci ha chiesto la foto che gli abbiamo fatto e gli domandiamo se ha un e-mail, ma no, non ce l’ha. Allora gli promettiamo che la porteremo a casa sua, e gli auguriamo che continui a mantenere tanta vitalità.</p>
<p>Astenio ha passato per la Sierra, per Playa Giron e l&#8217;Escambray, e per l&#8217;Africa. Tanta storia si vede nelle tante medaglie sul suo petto.</p>
<p>“Questa Rivoluzione ha salvato Cuba” -afferma -. “Adesso, dobbiamo salvarla tutti insieme.”</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Dario Gabriel Sanchez Garcia</p>
<p><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.cubadebate.cu/noticias/2019/01/08/cuba-conmemora-aniversario-60-de-la-caravana-de-la-libertad/" >per vedere l&#8217;intera galleria di foto ed il video della riunione commemorativa clicca qui</a></p>
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<p><img class="alignleft size-full wp-image-10792" alt="Astenio2" src="/files/2019/01/Astenio2.jpg" width="500" height="674" /></p>
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		<title>“Cuba mi piace molto”, assicura Will Smith a L&#8217;Avana</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Nov 2018 03:56:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Mi piace molto Cuba”, ha detto in perfetto spagnolo l'attore e rapper statunitense, Will Smith, poco prima che iniziasse la mezza maratona questa domenica nella capitale cubana. Smith è stato uno dei circa 300 corridori statunitensi che, nonostante le restrizioni del bloqueo, hanno partecipato al Marabana 2018, la maggiore competizione di questo tipo a Cuba.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_10733" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-10733" alt="foto di ViStar" src="/files/2018/11/will-smith-marabana-cuba-580x354.jpg" width="580" height="354" /><p class="wp-caption-text">foto di ViStar</p></div>
<p><strong>“Mi piace molto Cuba”, ha detto in perfetto spagnolo l&#8217;attore e rapper statunitense, Will Smith, poco prima che iniziasse la mezza maratona questa domenica nella capitale cubana.  </strong></p>
<p>Smith è stato uno dei circa 300 corridori statunitensi che, nonostante le restrizioni del bloqueo, hanno partecipato al Marabana 2018, la maggiore competizione di questo tipo a Cuba.</p>
<p>“L&#8217;Avana, Cuba, per la mia lista dei desideri…”, ha detto Smith alla stampa alla linea di partenza vicino al Malecon. “Con tre settimane di avviso sto correndo una mezza maratona.”</p>
<p>“Sono emozionato, l&#8217;energia in questo posto è impressionante”, ha aggiunto l&#8217;attore che conta con due nomine ai premi Oscar come Migliore Attore grazie ai film “Ali” (2001) ed “Alla ricerca della felicità” (2006).</p>
<p>L&#8217;attuale amministrazione repubblicana, diretta dal presidente Donald Trump, ha reso l&#8217;applicazione del bloqueo contro Cuba ancora più forte ed ha annunciato in giugno dell&#8217;anno scorso a Miami nuove misure che rendono ancora più difficili i viaggi degli statunitensi al paese.</p>
<p>Nonostante le restrizioni di Washington, più di 430 mila statunitensi hanno visitato l&#8217;isola fino a settembre del 2018, secondo le cifre ufficiali.</p>
<p>Marabana è stato dedicato quest’anno al 499º anniversario della fondazione del Villa di San Cristobal de L&#8217;Avana. La gara ha contato con la presenza di più di 4000 corridori cubani ed una cifra di circa 1500 stranieri di 52 paesi.</p>
<p>di Sergio Alejandro Gomez</p>
<p>da Dominio Cuba</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p><a rel="nofollow" target="_blank" href="https://youtu.be/4jXN5uOSjZ4" >per vedere il video clikka qui</a></p>
<div id="attachment_10734" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-10734" alt="foto di Fernando Medina" src="/files/2018/11/Will-Smith.jpg" width="580" height="392" /><p class="wp-caption-text">foto di Fernando Medina</p></div>
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		<title>Annunciano il X Congresso Internazionale di Chirurgia Italia-Cuba</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Feb 2018 00:29:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alla presenza dell’Ambasciatore José Carlos Rodríguez Ruiz e di più di 50 chirurghi di tutta l’Italia, il professore Pasquale Berloco, direttore di Chirurgia Generale e Trapianti d’Organo del Policlinico Umberto I, dell’Università di Roma “La Sapienza”, ha sottolineato lo sviluppo raggiunto nelle relazioni di collaborazione tra i chirurghi di Cuba e d’Italia, che ha permesso uno scambio accademico e scientifico-tecnico molto vantaggioso per le due parti, dato l’alto livello professionale degli oltre cinquecento chirurghi che durante questi anni hanno fatto parte di questo progetto congiunto.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10395" alt="congreso" src="/files/2018/02/congreso.jpg" width="580" height="347" />Il X Congresso Internazionale di Chirurgia Italia-Cuba che si realizzerà a L&#8217;Avana, dal 30 aprile al 3 maggio di quest’anno, è stato annunciato ufficialmente presso l’Ambasciata cubana a Roma.</strong></p>
<p>Alla presenza dell’Ambasciatore José Carlos Rodríguez Ruiz e di più di 50 chirurghi di tutta l’Italia, il professore Pasquale Berloco, direttore di Chirurgia Generale e Trapianti d’Organo del Policlinico Umberto I, dell’Università di Roma “La Sapienza”, ha sottolineato lo sviluppo raggiunto nelle relazioni di collaborazione tra i chirurghi di Cuba e d’Italia, che ha permesso uno scambio accademico e scientifico-tecnico molto vantaggioso per le due parti, dato l’alto livello professionale degli oltre cinquecento chirurghi che durante questi anni hanno fatto parte di questo progetto congiunto.</p>
<p>Il Ministro Consigliere dell’Ambasciata cubana, Jorge Luis Alfonzo Ramos, da parte sua, presentando l’incontro e dando il benvenuto a tutti i presenti, ha sottolineato le opportunità che il congresso offre per il reciproco scambio di esperienze nel campo della chirurgia, tanto attraverso i fruttuosi scambi teorici, che mediante gli interventi chirurgici congiunti che in modo crescente fanno parte del programma del congresso.</p>
<p>Si tratta, ha sottolineato Alfonzo Ramos, di un prezioso esempio di cooperazione scientifico-tecnica tra specialisti italiani e cubani dedicati alla chirurgia generale e ad altre specialità della chirurgia, e di un prezioso contributo allo sviluppo dei legami in generale tra i due paesi.</p>
<p>In questa occasione, l’evento avrà come tema centrale “Dalla Chirurgia Conservativa alla Chirurgia Ricostruttiva” che secondo gli organizzatori favorirà un’ampia partecipazione di delegati, con lavori scientifici di grande qualità, come nelle precedenti edizioni. Tratterà anche dell’applicazione delle nuove tendenze e tecnologie nella chirurgia.<br />
Tre importanti istituzioni mediche della capitale cubana, il CIMEQ -Centro de Investigaciones Médico-Quirúrgicas (Centro di Ricerche Medico-Chirurgiche), la Clinica internazionale “Cira García” e l’Ospedale Clinico-Chirurgico “Hermanos Ameijeiras”, saranno sede degli interventi chirurgici che verranno effettuati da realizzeranno da équipe composte da chirurghi italiani e cubani e dei dibattiti e relazioni scientifiche.</p>
<p>Il Congresso conta sul patrocinio dell’Università di Roma “La Sapienza”, dell’Università di Scienze Mediche di La Habana, dell’Organizzazione Panamericana della Salute (OPS/OMS), dell’Associazione dei Chirurghi Italiani, della Società Cubana di Chirurgia, della Società Italiana di Chirurgia, della Società Italiana per il trapianto d’Organi, della Società Latinoamericana di Trapianti di Organi, della Fondazione AILA e l’Ambasciata d’Italia a L&#8217;Avana.</p>
<p>dalla pagina del Min Rex cubano</p>
<p>traduzione: Redazione di El Moncada</p>
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		<title>Fidel l&#8217;8 gennaio 1959: questo è un momento decisivo della nostra storia</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jan 2018 20:47:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA["Sono convinto che questo è un momento decisivo della nostra storia: la tirannia è stata abbattuta. La gioia è immensa. E tuttavia, rimane ancora molto da fare. Non dobbiamo sbagliarci pensando che, da adesso in poi, tutto sarà più facile; può darsi che da adesso in poi, tutto sarà più difficile. Il primo dovere di ogni rivoluzionario è quello di dire la verità. Ingannare il popolo, risvegliare in lui false illusioni, avrebbe sempre le peggiori conseguenze, e ritengo che è necessario avvertire il popolo in quel che riguarda l’eccesso di ottimismo".]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10335" alt="fidel-en-columbia" src="/files/2018/01/fidel-en-columbia.jpg" width="580" height="389" />Discorso del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz, al suo arrivo a L’Avana, Ciudad Libertad, l’8 gennaio 1959</strong><br />
Data:<br />
08/01/1959</p>
<p>Compatrioti,</p>
<p>Io so che nel parlarvi qui, questa sera, mi trovo davanti a uno degli obblighi più difficili, forse, in questo lungo processo di lotta, avviatosi a Santiago de Cuba, il 30 novembre 1956.</p>
<p>Il popolo ascolta, ascoltano i combattenti rivoluzionari e ascoltano anche i soldati dell’Esercito, il cui destino è tra le nostre mani.</p>
<p>Sono convinto che questo è un momento decisivo della nostra storia: la tirannia è stata abbattuta. La gioia è immensa. E tuttavia, rimane ancora molto da fare. Non dobbiamo sbagliarci pensando che, da adesso in poi, tutto sarà più facile; può darsi che da adesso in poi, tutto sarà più difficile.</p>
<p>Il primo dovere di ogni rivoluzionario è quello di dire la verità. Ingannare il popolo, risvegliare in lui false illusioni, avrebbe sempre le peggiori conseguenze, e ritengo che è necessario avvertire il popolo in quel che riguarda l’eccesso di ottimismo.</p>
<p>Come vinse la guerra l’Esercito Ribelle? Dicendo la verità. Come perse la guerra la tirannia? Ingannando i soldati.</p>
<p>Ogniqualvolta che avevamo una sconfitta, lo dicevamo tramite “Radio Rebelde”, censuravamo gli errori commessi dagli ufficiali, e avvertivamo tutti i compagni per evitare che il medesimo errore si ripetesse in un’altra truppa. Non capitava lo stesso con le compagnie dell’Esercito. Diverse truppe commettevano gli stessi errori perché gli ufficiali non dicevano mai la verità ai soldati.</p>
<p>E per tale motivo, io voglio cominciare —o meglio ancora, continuare— lo stesso sistema: cioè, dire sempre al popolo la verità.</p>
<p>Abbiamo già fatto un tratto, forse abbiamo dato un importante passo in avanti. Adesso siamo alla capitale, adesso siamo a Columbia, sembrano vittoriose le forze rivoluzionarie; il governo è costituito, riconosciuto da numerosi paesi del mondo, si direbbe che la pace è stata conquistata; e, tuttavia, non dobbiamo essere ottimisti. Il popolo rideva oggi, il popolo era gioioso, e nel frattempo, noi eravamo preoccupati; e più straordinaria era la moltitudine che veniva al nostro incontro, e più straordinaria era la gioia del popolo, più grande era la nostra preoccupazione, perché più grande era anche la nostra responsabilità di fronte alla storia e al popolo di Cuba.</p>
<p>La Rivoluzione ha ormai un esercito d’assetto di guerra. Chi possono essere oggi o in futuro i nemici della Rivoluzione? Chi possono essere davanti a questo popolo vittorioso, in futuro, i nemici della Rivoluzione? I peggiori nemici che potrebbe avere in futuro la Rivoluzione Cubana, sono gli stessi rivoluzionari.</p>
<p>E’ quello che dicevo sempre ai combattenti ribelli: quando non ci saranno più nemici davanti a noi, quando la guerra sarà finita, i soli nemici che potrà riscontrare la Rivoluzione, saremo noi stessi, e per tale motivo dicevo sempre, e dico ancora, che con il soldato ribelle saremo più rigorosi che con nessun altro, che con il soldato ribelle saremo più esigenti che con nessun altro, perché da lui dipenderà il trionfo o meno della Rivoluzione.</p>
<p>Ci sono molti tipi di rivoluzionari. Sin da molto tempo fa stiamo a sentire parlare sulla rivoluzione; quando si parlava dei fatti del 10 marzo si parlava di rivoluzione, s’invocava la parola rivoluzione, e tutti erano rivoluzionari; i soldati venivano raggruppati qui e si parlava a loro della “Rivoluzione del 10 marzo” (RISATE).</p>
<p>Per molto tempo abbiamo sentito parlare dei rivoluzionari. Ricordo le mie prime impressioni sul rivoluzionario, fino a quando lo studio e un po’ de maturità mi diedero gli elementi per sapere ciò che era veramente una rivoluzione e ciò che era veramente un rivoluzionario. Le prime impressioni sul rivoluzionario gli avevo sentite da bambino, allora sentivo dire: “Quel tale fu rivoluzionario, partecipai a tale combattimento, o a tale operazione, o mise bombe”, “Quel tale era rivoluzionario&#8230;”, si è perfino creata una casta di rivoluzionari, e allora c’erano dei rivoluzionari che volevano vivere della rivoluzione, volevano vivere a titolo di essere stati dei rivoluzionari, di avere messo una o due bombe; ed è possibile che coloro che parlavano di più erano proprio quelli che avevano fatto di meno. Però, il vero è che si recavano ai ministeri cercando posti, per vivere da parassiti, per farsi pagare il prezzo di ciò che avevano fatto a quel momento, per una rivoluzione, purtroppo, non riuscita, perché ritengo che la prima che sembra di avere più possibilità di riuscire, è proprio questa Rivoluzione, se non la roviniamo noi&#8230; (EXCLAMAZIONI DI “No!” E APPLAUSI).</p>
<p>Quel rivoluzionario delle mie prime impressioni da bambino, portava una pistola 45 alla cintola, e voleva vivere per i propri rispetti: era capace di uccidere qualsiasi; arrivava agli uffici degli alti funzionari con aria di un uomo al quale ci si deve ascoltare; e infatti ci si chiedeva:</p>
<p>Dov’è la rivoluzione fatta da loro, da questi rivoluzionari? Perché non ce n’è stata una, e ci sono stati in pochi i rivoluzionari.</p>
<p>La prima cosa che dobbiamo chiederci, noi, che abbiamo fatto questa Rivoluzione, è: qual è l’intensione con la quale è stata fatta; se in qualcuno di noi si nascondeva un’ambizione, un desiderio di comando, un proposito ignobile; se in ciascuno dei combattenti di questa Rivoluzione c’era un idealista o uno che con il pretesto dell’idealismo cercava altri fine; se abbiamo fatto questa Rivoluzione pensando che dopo l’abbattimento della tirannia avremmo goduto del beneficio del potere; se ognuno di noi andrebbe a guidare una macchina americana di lusso, se ognuno di noi andrebbe a vivere come un re, se ognuno di noi avrebbe una bella villa, e da questo momento in poi la vita sarebbe per noi una passeggiata, poiché era per questo che eravamo stati rivoluzionari e che avevamo abbattuto la tirannia; se la nostra idea era che sarebbero tolti dei ministri per metterci altri, se la nostra idea era semplicemente togliere di mezzo alcuni uomini per metterci altri; oppure se in ognuno di noi c’era un vero disinteressamento, se in ognuno di noi c’era un vero spirito di sacrificio, se in ognuno di noi c’era il proposito di dare tutto a cambio di niente, e se per prima cosa eravamo disposti a rinunciare a tutto quello che non fosse continuare a compiere il dovere da sinceri rivoluzionari (LUNGHI APPLAUSI). Ci si dobbiamo porre questa domanda, perché dal nostro esame di coscienza può dipendere, in grande misura, il destino futuro di Cuba, di noi e del popolo.</p>
<p>Quando sento parlare di colonne, quando sento parlare di fronti di combattimento, quando sento parlare di truppe più o meno numerose, penso sempre: ecco la nostra colonna più ferme, la nostra miglior truppe, la sola truppe in grado di vincere da sé stessa la guerra: Quella truppe è il popolo! (APPLAUSI.)</p>
<p>Nessun generale è più forte del popolo; nessun esercito è più forte del popolo. Se mi chiedessero quale truppa avrei preferito comandare, direi: preferisco comandare il popolo (APPLAUSI), perché il popolo è invincibili. E fu proprio il popolo a vincere questa guerra, perché noi non avevamo carri armati, noi non avevamo aerei, noi non avevamo cannoni, noi non avevamo accademie militari, noi non avevamo campi da reclutamento e addestramento, noi non avevamo divisioni, ne reggimenti, né compagnie, né plotoni, neanche squadre (LUNGHI APPLAUSI).</p>
<p>Poi, chi vinse la guerra? Il popolo, il popolo vinse la guerra. Questa guerra non la vinse nessun altro se non il popolo — e lo dico se per caso c’è qualcuno che pensa che la vinse, o se qualche truppa pensa che la vinse (APPLAUSI). Quindi, prima di ogni altra cosa, c’è il popolo.</p>
<p>Tuttavia c’è un’altra cosa: la Rivoluzione non interessa a me come persona, neanche ai comandanti, capitani, colonne o compagnie; la Rivoluzione interessa al popolo (APPLAUSI).</p>
<p>Chi vinse o perse con essa è il popolo. Se fu il popolo a soffrire gli orrori di questi sette anni, quindi è il popolo da chiedersi se entro 10, 15, 20 anni, lui, i suoi figli, i suoi nipoti, continueranno a soffrire gli orrori subiti sin dall’inizio della Repubblica di Cuba, coronata con dettature come quelle di Machado e Batista (LUNGHI APPLAUSI).</p>
<p>Il popolo vuole sapere se noi saremo in grado di fare bene questa Rivoluzione, oppure se sprofonderemo negli stessi errori della rivoluzione precedente, o della anteriore a quella e via dicendo, e poi subiremo le conseguenze dei nostri errori, perché non c’è errore senza conseguenze per il popolo; non c’è errore politico che non si paghi, più presto che tardi.</p>
<p>Ci sono ancora altre circostanze. Ad esempio, ritengo che questa volta ci sono più possibilità perché la Rivoluzione compia veramente il suo destino. Forse per questo motivo il popolo è tanto gioioso e si dimentica perfino del lavoro che si deve fare ancora.</p>
<p>Una delle più grandi brame della nazione, emanata dagli orrori subiti, dalla repressione e dalla guerra, era la brama di pace, di pace con libertà, di pace con giustizia, e di pace con diritti. Nessuno voleva la pace ad un altro prezzo, perché Batista parlava di pace, parlava di ordine, ma quella pace non la voleva nessuno, perché sarebbe la pace a cambio della sottomissione.</p>
<p>Oggi il popolo ha la pace che voleva: una pace senza dettatura, una pace senza crimine, una pace senza censura, una pace senza persecuzioni (LUNGHI APPLAUSI).</p>
<p>Forse la maggior gioia di questo momento è quella delle madri cubane. Le madri dei soldati o le madri dei rivoluzionari, le madri di qualunque cittadino, sentono oggi che i loro figli, finalmente, sono fuori pericolo (APPLAUSI).</p>
<p>Il maggior crimine che potrebbe commettersi oggi a Cuba, ripeto, il maggior crimine che potrebbe commettersi oggi a Cuba, sarebbe proprio un crimine contro la pace. Ciò che non verrebbe perdonato da nessuno a Cuba, oggi, sarebbe proprio che ci si cospirasse contro la pace (APPLAUSI).</p>
<p>Colui che tenti di fare oggi qualcosa contro la pace di Cuba, colui che tenti di fare oggi qualcosa che metta in pericolo la calma e la felicità di milioni di madri cubane, è un criminale ed è un traditore (APLAUSOS). Colui che non sarà disposto a rinunciare a qualcosa per la pace, colui che non sarà disposto a rinunciare a tutto per la pace, è un criminale ed è un traditore (APLAUSOS).</p>
<p>Come la penso così, dico e giuro davanti ai miei compatrioti che se qualcuno dei miei compagni, o il nostro movimento, o io stesso, diventiamo, anche minimamente, un ostacolo alla pace di Cuba, da questo stesso momento il popolo può disporre di noi tutti e dirci cosa dobbiamo fare (APPLAUSI). Perché sono un uomo che sa rinunciare, e l’ho dimostrato più di una volta nella mia vita, perché è questo che ho insegnato ai miei compagni, e ho la morale, la forza e l’autorità sufficienti per parlare in un momento come questo (APPLAUSI E EXCLAMAZIONI DI: “Viva Fidel Castro!”).</p>
<p>E ai primi ai quali devo parlare così sono ai rivoluzionari, se fosse pertinente, o meglio ancora, perché è pertinente dirlo in tempo.</p>
<p>Non è molto lontano quel decennio dopo la caduta di Machado; forse uno dei mali più grandi di quella lotta fu la proliferazione dei gruppi rivoluzionari, che subito si sono aggrediti a colpo di pistola (APPLAUSI). E poi Batista s’impadronì del potere, detenendolo per ben 11 anni.</p>
<p>Quando fu organizzato il Movimento 26 Luglio e cominciò pure questa guerra, pensai che, anche se i sacrifici sarebbero stati grandi, anche se la lotta sarebbe stata lunga &#8211; e fu così &#8211; perché durò più di due anni, ben due anni che non furono per noi una passeggiata, ben due anni di dura lotta, dal momento in cui riprendemmo la campagna con un pugno di uomini, fino al nostro arrivo alla capitale della Repubblica, malgrado i sacrifici che avevamo davanti a noi, ci rassicurava, tuttavia, un’idea: era palese che il Movimento 26 Luglio aveva l’appoggio e la simpatia della stragrande maggioranza della popolazione (APPLAUSI); era palese che il Movimento 26 Luglio aveva l’appoggio quasi all’unanimità della gioventù cubana (APPLAUSI). Sembrava che questa volta un’organizzazione grande e forte avrebbe raccolto l’ansia del nostro popolo e che non ci sarebbero le rischiosi conseguenze della proliferazione delle organizzazioni rivoluzionarie.</p>
<p>Sono certo che noi tutti avremmo dovuto aderire, dal primo momento, una sola organizzazione rivoluzionaria: la nostra o un’altra, il 26, il 27 o il 50, qualunque sia, perché, alla fin fine, eravamo gli stessi a lottare alla Sierra Maestra, all’Escambray, o a Pinar del Río, uomini giovani, uomini con gli stessi ideali, allora perché dovevano esserci mezza dozzina di organizzazioni rivoluzionarie? (APLAUSOS.)</p>
<p>La nostra fu la prima; la nostra fu quella che ingaggiò la prima battaglia alla caserma Moncada, fu quella che sbarcò dallo yacht “Granma” il 2 dicembre (APPLAUSI), e fu quella che lottò da sola per più di un anno contro tutta la forza della tirannia (APPLAUSI); quella che quando aveva solo 12 uomini, mantenne dritta la bandiera del ribellismo, quella che insegnò al popolo che si poteva lottare e che si poteva vincere, quella che distrusse tutte le false ipotesi che c’erano a Cuba sulla rivoluzione. Perché qui tutti complottavano con il capo, con il sergente, o inserivano armi all’Avana, che poi venivano prese dalla polizia (APPLAUSI), fino al momento in cui siamo arrivati noi e abbiamo dimostrato che quella non era la lotta, che la lotta doveva essere un’altra, che si doveva inventare una nuova tattica e una nuova strategia, che fu quella tattica e quella strategia che avemmo messo in atto e che portò al più straordinario trionfo mai visto nella storia del popolo di Cuba (APPLAUSI).</p>
<p>E voglio che il popolo mi dica, in tutta onestà, se questo è vero o non (APPLAUSI E ESCLAMAZIONI DI: “Sì!”)</p>
<p>C’è inoltre un’altra questione: il Movimento 26 Luglio era l’organizzazione maggioritaria, è vero o no? (ESCLAMAZIONI DI: “SÌ!”) E, come finì la lotta? Ve lo dirò: l’Esercito Ribelle, che è il nome del nostro esercito, quello che nacque alla Sierra Maestra, dopo la caduta della tirannia s’impossessò di tutta la regione orientale, del Camagüey e di una parte di Las Villas, dell’intera provincia di Matanzas, La Cabaña, Columbia, la Questura e Pinar del Río (APPLAUSI).</p>
<p>La lotta finì in consonanza con il rapporto di forze esistenti, perché non per niente le nostre colonne traversarono le pianure del Camagüey, inseguite da migliaia di soldati e aerei, e arrivarono a Las Villas; e perché l’Esercito Ribelle aveva il comandante Camilo Cienfuegos (LUNGHI APPLAUSI), a Las Villas, e perché aveva il comandante Ernesto Guevara a Las Villas (LUNGHI APPLAUSI) il 1 gennaio, dopo il tradimento di Cantillo (ESCLAMAZIONI DI: “Via!”) &#8230; Perché c’erano proprio lì – dico &#8211; il giorno 1 diede l’ordine al comandante Camilo Cienfuegos di andare verso la capitale, assieme a 500 uomini, e di attaccare Columbia (APPLAUSI); siccome il comandante Ernesto Guevara era a Las Villas gli dissi di andare verso la capitale e di prendere La Cabaña (APPLAUSI).</p>
<p>Tutti i reggimenti, tutti i forti militari importanti, furono tra le mani dell’Esercito Ribelle, e non fu nessuno a darglieli, perché non fu nessuno che è venuto a dire: “Va di là, di qua e via dicendo”; fu il nostro sforzo, il nostro sacrificio, la nostra esperienza e la nostra organizzazione da portarci ai risultati ottenuti (APPLAUSI).</p>
<p>Vuol dire che gli altri non hanno lottato? No. Vuol dire che gli altri non hanno dei meriti? No. Perché abbiamo lottato, perché ha lottato l’intero popolo. All’Avana non c’era nessuna Sierra, ma ci sono stati, comunque, centinaia di morti, di compagni assassinati nel compiere i loro dovere rivoluzionario. All’Avana non c’era nessuna Sierra e, tuttavia, lo sciopero generale fu un fattore decisivo perché il trionfo della Rivoluzione fosse completo (APPLAUSI).</p>
<p>Con questo voglio soltanto dirvi come sono state le cose, qual è stato il ruolo del Movimento 26 Luglio in questa lotta e come ha condotto il popolo nel momento in cui si parlava di elezioni e di elettoralismo. Una volta ho dovuto scrivere un articolo dal Messico, intitolato: “Di fronte a tutti”, perché infatti, eravamo contro tutte le opinioni, difendendo la nostra tesi rivoluzionaria, la strategia di questa Rivoluzione, concepita dal 26 luglio, e la culminazione di questa Rivoluzione, cioè la schiacciante sconfitta della tirannia, e la presa dei forti dall’Esercito Ribelle, organizzata dal Movimento 26 Luglio.</p>
<p>Il Movimento 26 Luglio non solo pose le basi durante la guerra, ma insegnò inoltre il modo di trattare il nemico durante la guerra. Questa è stata, forse, la prima rivoluzione al mondo dove non si è mai assassinato un prigioniere di guerra (LUNGHI APPLAUSI); dove non si è mai abbandonato un ferito, dove non si è mai torturato un uomo (APPLAUSI); ecco il modello deciso dall’Esercito Ribelle. E ancora: questa è l’unica rivoluzione dove non nacque un generale (APPLAUSI) o un colonnello, perché il grado che mi diedi o piuttosto che mi diedero i miei compagni, fu quello di comandante, e non l’ho cambiato, anche se abbiamo vinto molte battaglie e abbiamo vinto una guerra; continuo ad essere comandante, e non voglio un altro grado (APPLAUSI).</p>
<p>E l’effetto morale, il fatto che noi tutti, che abbiamo incominciato questa guerra, avessimo individuato certi gradi nella gerarchia militare, ha fatto in modo che nessuno osasse darsi gradi al di sopra di quello di comandante — anche se ci sono più comandanti del previsto, a dire la verità.</p>
<p>Sono convinto che il popolo vuole che gli parli chiaro, perché dopo avere lottato come l’ho fatto per i diritti dei singoli cittadini, ho quanto meno il diritto di dire la verità ad alta voce (APPLAUSI). E ancora, perché essendo di mezzo gli interessi della patria, non transigo minimamente quando è a rischio la Rivoluzione Cubana (APPLAUSI).</p>
<p>Hanno tutti la stessa autorità per parlare? Sostengo che colui che ha più meriti ha più autorità per parlare di colui che ne ha meno. Sono dell’opinione che perché gli uomini abbiano le stesse prerogative morali, devono avere, per prima, gli stessi meriti. Sono dell’opinione che la Rivoluzione culminò come si doveva, cioè, il comandante Camilo Cienfuegos — veterano di ben due anni e un mese di lotta — (APPLAUSI), è il capo di Columbia; il comandante Efigenio Ameijeiras, che ha perso ben tre fratelli in questa guerra, ed è veterano del “Granma” e comandante per le battaglie ingaggiate (APPLAUSI), è il Questore della Repubblica, e il comandante Ernesto Guevara — vero eroe, che venne nello yacht “Granma” e veterano di ben due anni e un mese di lotta nelle montagne più alte e ruvide di Cuba—, è il capo di La Cabaña (APPLAUSI); e capeggiando i singoli reggimenti delle varie provincie ci sono gli uomini che si sono sacrificati di più e che hanno lottato di più in questa Rivoluzione. Dunque, se le cose stanno così, nessuno ha il diritto di arrabbiarsi.</p>
<p>Innanzitutto, veneriamo il merito, perché colui che non venera il merito è soltanto un ambizioso (APPLAUSI), è uno che senza avere i meriti degli altri vuole avere le loro prerogative.</p>
<p>Adesso la Repubblica, o la Rivoluzione, entra in una nuova fase. Sarebbe giusto che le ambizioni o i personalismi venissero a mettere a rischio il destino della Rivoluzione? (ESCLAMAZIONI DI: “No!”) Cosa vuole il popolo? perché è il popolo che deve dire l’ultima parola (ESCLAMAZIONI DI: “Libertà!”, “Libertà!”) Vuole per prima cosa la libertà, i diritti che gli sono stati strappati, e la pace. E ce gli ha, perché in questo momento ha tutte le libertà e tutti i diritti che gli erano stati strappati dalla tirannia (APPLAUSI).</p>
<p>Cosa vuole il popolo? Un governo onesto. Non è un governo onesto ciò che vuole il popolo? (ESCLAMAZIONI DI: “Sì!”) Eccolo qua: un magistrato onesto come Presidente della Repubblica (APPLAUSI). Cosa vuole, che uomini giovani e corretti siano ministri del Governo Rivoluzionario? (ESCLAMAZIONI DI: “Sì!”) Eccoli là: esaminate ciascuno dei ministri del Governo Rivoluzionario, e ditemi se tra di loro c’è un ladro, un criminale, un mascalzone (ESCLAMAZIONI DI: “No!”).</p>
<p>Sono molti gli uomini che possono essere ministri a Cuba per la loro onestà e la loro capacità, però tutti non possono essere ministri, perché i ministri possono essere in 14, 15 ó 16. E al popolo non importa che sia “Don Tizio” o “Don Caio”, ma che sia un uomo giovane e onesto (APPLAUSI). E in questo caso l’importante è che i nominati abbiano le qualità richieste, non si tratta che sia Tizio o Caio, perché in questo momento, alla Rivoluzione e alla Repubblica i tali non ce ne importano un fico secco (APPLAUSI).</p>
<p>Qualcuno può &#8211; per il fatto di non essere ministro -, tentare di macchiare di sangue questo paese? (ESCLAMAZIONI DI: “No!”) Qualche gruppo può &#8211; per il fatto di non avere ottenuto tre o quattro ministeri-, macchiare di sangue questo paese e sconvolgere la pace? (ESCLAMAZIONI DI: “No!”) Se lo staff che è a capo del governo di Cuba in questo momento, non fosse bravo, il popolo avrà il tempo di buttarlo fuori, ma non di votarlo nelle urne, ma di buttarlo fuori dalle elezioni (APPLAUSI). Qui non si tratta di fare una rivoluzione o un putsch qualora lo staff di governo non fosse idoneo, perché tutti sanno che ci saranno delle elezioni e se non ci fosse idoneo, il popolo dirà l’ultima parola liberamente; non bisogna fare come Batista che 80 giorni dopo le elezioni e pretestando di lottare contro il governo e accusandolo, diceva che doveva sostituirlo perché ciò era da patriota; perché qui sono finiti per sempre i putsch e gli attentati alla Costituzione e al Diritto (APPLAUSI).</p>
<p>Meglio parlare così perché non ci sia demagogia né confusionismo né divisionismo, perché il primo che farà prova di ambizioni, venga riconosciuto dal popolo (APLAUSOS). E dalla mia parte vi dico che come voglio dirigere il popolo, che è la miglior truppa, e come prediligo il popolo a quelle colonne armate, vi dico che la prima cosa che farò sempre, quando la Rivoluzione sarà a rischio, sarà rivolgermi al popolo (APLAUSOS). Perché parlando al popolo possiamo risparmiare del sangue; perché qui, prima di sparare un colpo, bisogna rivolgersi mille volte al popolo e parlare al popolo perché il popolo, senza spari, risolva i problemi. Io, che mi fido del popolo, e l’ho dimostrato, e so ciò che può fare il popolo, e mi sembra di averlo dimostrato, vi dico che se il popolo vuole, in questo paese non si sentirà mai uno sparo (APPLAUSI). Perché l’opinione pubblica ha una forza straordinaria, soprattutto quando non c’è dettatura. Durante l’epoca della dettatura, l’opinione pubblica non è niente, ma durante l’epoca della libertà l’opinione pubblica è tutto, ed i fucili devono piegarsi e inginocchiarsi davanti all’opinione pubblica (APPLAUSI). Vado bene, Camilo? (ESCLAMAZIONI DI: “Viva Camilo!”)</p>
<p>Parlo al popolo in questo modo perché mi piace essere previdente, e penso che parlando previdentemente al popolo, la Rivoluzione può evitare i soli pericoli che ha davanti a sé; e vi dirò che non sono tanto grandi, ma comunque non vorrei che si versasse una sola goccia del sangue cubano per consolidare la Rivoluzione (APLAUSOS).</p>
<p>La mia grande preoccupazione è che all’estero, dove la Rivoluzione è l’ammirazione dell’intero mondo, si deva dire entro tre, quattro settimane, o entro un mese o una settimana, che ci si versò ancora del sangue cubano per consolidare questa Rivoluzione, perché allora, questa Rivoluzione non sarebbe più un esempio (APPLAUSI).</p>
<p>Non avrei parlato così quando eravamo un gruppo di 12 uomini, perché quando eravamo un gruppo di 12 uomini tutto quello che avevamo davanti a noi era lottare, lottare e lottare, e c’era il merito nel combattere in quelle circostanze; ma oggi, che abbiamo aerei, carri armati e la stragrande maggioranza degli uomini armati, la marina militare, numerose compagnie dell’esercito e un potere enorme nell’ordine militare (ESCLAMAZIONI DI: “E il popolo!”, “E il popolo!”) Popolo&#8230; arrivo a quello che volevo dirvi: oggi che abbiamo tutto questo, mi preoccupa molto vedere combattere, perché così non c’è merito nel combattere; preferirei andarmene alla Sierra Maestra ancora una volta, con 12 uomini, lottare contro tutti i carri armati, invece di venire qui con tutti i carri armati e sparare a qualcuno (APPLAUSI).</p>
<p>E a colui che chiedo di aiutarci molto, a colui che chiedo di cuore di aiutarmi, è al popolo (APPLAUSI), all’opinione pubblica, per disarmare gli ambiziosi, per condannare in anticipo coloro che da adesso cominciano ad affacciare le orecchie (APPLAUSI).</p>
<p>Oggi non mi dilungherò negli attacchi di tipo personale o particolare, perché è molto recente e assai presto per entrare nelle polemiche pubbliche — ma quando ci si dovrà fare, lo farò perché ho la testa in alto e sono disposto a discutere con la verità qualora fosse necessario—, e perché c’è una gioia molto grande nel popolo, e perché nella massa dei combattenti, non dico che in tutti i suoi leader ma nella maggior parte di essi, perché nella maggior parte dei leader – e lì abbiamo, ad esempio, Carlos Prío Socarrás, che è venuto a Cuba per aiutare la Rivoluzione incondizionatamente, come dice, e non ad aspirare assolutamente a niente— (APPLAUSI); non ha protestato per niente né si è lamentato minimamente né ha fatto prova di discordanza per il gabinetto, sa che ce n’è uno composto da uomini onesti e giovani che meritano un voto di fiducia per lavorare.</p>
<p>E ci sono anche i dirigenti di altre organizzazione, che hanno la stessa disponibilità. E c’è qualcos’altro: i combattenti, gli uomini che lottarono e che seguono soltanto ideali, gli uomini che lottarono, proveniente da tutte le organizzazioni, loro hanno un atteggiamento molto patriottico e hanno sentimenti molto rivoluzionari e molto nobili, perché la penseranno sempre come il popolo, perché sono certo che colui che cerchi di provocare una guerra civile, avrà la condanna dell’intero popolo (APPLAUSI), e l’abbandono dei combattenti di fila, che non lo seguiranno. E ci si deve essere veramente matto per sfidare, non soltanto la forza nelle condizione che abbiamo oggi, ma la ragione, il diritto della patria e l’intero popolo di Cuba (APPLAUSI).</p>
<p>E tutto questo lo dico perché voglio porre una domanda al popolo; voglio porre una domanda al popolo che m’interessa molto, e che interessa molto sentire la risposta del popolo: Perché immagazzinare armi clandestinamente in questo momento? Perché nascondere armi in diversi posti della capitale? Perché contrabbandare armi in questo momento? Perché? E vi dico che ci sono elementi di una data organizzazione rivoluzionaria che stanno nascondendo delle armi (ESCLAMAZIONI DI: “Cerchiamole!), che stanno immagazzinando armi, e che stanno contrabbandando armi. Tutte le armi prese dall’Esercito Ribelle sono nelle caserme, e non le abbiamo toccate, nessuno le ha portate a casa sua, né le ha nascoste; ci sono nelle caserme, chiuse a chiave; sia a Pinar del Río che a La Cabaña, a Columbia, a Matanzas, a Santa Clara, a Camagüey ed a Oriente; non sono state caricate su alcun camion per nasconderle a qualche parte, perché le armi devono essere nelle caserme.</p>
<p>Vi farò una domanda, perché parlando chiaro e analizzando il problema è come se ne risolvono, e sono disposto a fare ciò che è a mia portata per risolverli nel modo giusto: con la ragione e l’intelligenza, e con l’influenza dell’opinione pubblica, che è quella che comanda, non usando la forza; perché se credesse alla forza, al fatto che i problemi si risolvono usando la forza, non sarebbe necessario parlare più al popolo, né porgli questo problema, basterebbe soltanto andare a cercare quelle armi (APPLAUSI).</p>
<p>E in questo caso bisogna fare in modo che i combattenti rivoluzionari, gli uomini idealisti, che possono essere ingannati con questa manovra, abbandonino i falsi leaderini che hanno adottato il suddetto atteggiamento e si mettano accanto al popolo, che è il primo al quale ci si deve servire.</p>
<p>E vi farò una domanda: Armi perché? per lottare contro chi? contro il Governo Rivoluzionario che ha avuto l’appoggio dell’intero popolo? (ESCLAMAZIONI DI: “No!”) E’ per caso la stessa cosa il magistrato Urrutia governando la Repubblica che Batista governando la Repubblica? (ESCLAMAZIONI DI: “No!”) Armi perché? c’è qui una dettatura? (ESCLAMAZIONI DI: “No!”) Lotteranno contro un governo affrancato, che rispetta i diritti del popolo? (ESCLAMAZIONI DI: “No!”), adesso che non c’è censura, e che la stampa è interamente libera, più libera che mai, e che è anche certa che continuerà ad esserlo per sempre, senza che ci sia di nuovo la censura? (APPLAUSI), oggi, che l’intero popolo può riunirsi liberamente? oggi che non ci sono torture, né prigionieri politici, ne assassini, né terrore? oggi che c’è solo la gioia, che tutti i leader traditori sono stati rimossi dai sindacati, e che verranno convocate immediatamente le elezioni in tutti i sindacati? (APPLAUSI.) Quando tutti i diritti dei cittadini sono stati ristabiliti, quando verranno convocate elezioni in breve termine, armi perché? nascondere armi, perché? Per ricattare il Presidente della Repubblica? per minacciare con infrangere la pace? per creare organizzazioni di gangster? Allora ritorniamo al gangsterismo? allora ritorniamo alla sparatoria giornaliera sulle strade della capitale? Arme, perché?</p>
<p>E voglio dirvi che due giorni fa, elementi di una data organizzazione, si recarono ad una caserma, quella di San Antonio, caserma sotto la giurisdizione del comandante Camilo Cienfuegos e sotto la mia giurisdizione, nella mia qualità di Comandante in Capo di tutte le forze, e si portarono via le armi che c’erano là, loro si portarono via 500 armi, 6 mitragliatrici e 80 000 pallottole (ESCLAMAZIONI DI: “Cerchiamole!”).</p>
<p>E onestamente vi dico che non è stata peggiore provocazione. Perché fare questo a degli uomini che hanno saputo lottare qui per il paese durante due anni, uomini che oggi hanno la responsabilità della pace del paese e che vogliono fare le cose nel modo giusto, è una canagliata ed è una provocazione ingiustificabile.</p>
<p>E ciò che abbiamo fatto non è andare a cercare quei fucili; perché, infatti — come dicevo prima— quello che vogliamo fare è parlare al popolo, utilizzare l’influenza dell’opinione pubblica, perché i leaderini che si trovano dietro alle suddette manovre, rimangano senza truppa. Perché i combattenti idealisti — e gli uomini che hanno combattuto nelle singole organizzazioni sono veri idealisti— lo sappiano, perché possano esigere responsabilità a tale scopo.</p>
<p>Ed è per questo che non ci siamo lasciati neanche provocare, gli abbiamo lasciati tranquilli malgrado il furto delle armi, furto ingiustificato perché qui non c’è dettatura e nessuno deve temere che diventeremo dei dettatori, e vi dirò il perché: ve lo dirò: diventa dettatore colui che non ha il popolo e deve far ricorso alla forza, perché non ha voti il giorno che dovrà candidarsi (APPLAUSI). Non possiamo diventare dettatori noi, uomini che abbiamo visto tanto affetto in seno al popolo, un affetto generale, totale e assoluto nel popolo; oltre ai nostri principi, perché non incorreremo mai nella grossolanità di ostentare un atteggiamento per via della forza, perché non ci piace, perché non per nulla siamo stati i portavoce di questa lotta contro la schifosa e repugnante tirannia (APPLAUSI).</p>
<p>Noi non avremo mai bisogno della forza, perché abbiamo il popolo, e inoltre perché il giorno in cui il popolo ci farà una faccia, se solo ce ne farà una, ce ne andiamo (APPLAUSI). Perché questo è per noi un dovere, non un piacere, questo è per noi un lavoro, non per niente né dormiamo, né ci riposiamo, né mangiamo visitando l’isola e lavorando onestamente per servire il nostro paese; non per niente non abbiamo nulla, e saremo sempre uomini che non avremo nulla (APPLAUSI E ESCLAMAZIONI DI: “Hai il popolo!”). E il popolo non ci vedrà mai con un’immoralità, né concedendo un privilegio a nessuno, né tollerando un’ingiustizia, ne rubando, né arricchendoci, né niente del genere; perché il potere l’abbiamo concepito come un sacrificio, e credetemi che se non ci fosse così, dopo tutte le prove di affetto che ho ricevuto dal popolo, di tutta questa manifestazione di apoteosi di oggi, se non fosse un dovere che dobbiamo compiere, il meglio sarebbe andarsene, ritirarsi o morire; perché dopo tanto affetto e tanta fede, ci fa paura di non essere in grado di compiere come si deve il proprio dovere nei confronti del popolo! (LUNGHI APPLAUSI.)</p>
<p>E se non fosse per questo dovere, se non fosse per questo dovere —lo dico— ciò che farebbe sarebbe di congedarmi con il popolo, e rimanere sempre con l’affetto che ho ricevuto oggi, e che mi chiamino con le stesse frasi di incoraggiamento con le quali mi hanno chiamato oggi.</p>
<p>Tuttavia, so che il potere è un compito arduo, complicato, che le missioni e compiti che dobbiamo compiere, così com’è il problema che abbiamo davanti, è infatti una questione difficile e piena di amarezze, e ci si affronta perché l’unica cosa che non diremo al popolo a quest’ora è: “Me ne vado.” (ESCLAMAZIONI DI: “Viva il padre della patria!” (POI UN’OVAZIONE.)</p>
<p>Inoltre, c’è un altro motivo per cui non ci interessa la forza: perché il giorno in cui qualcuno si alzasse qui con la forza, oserei chiamare il peggior nemico, quello a chi fosse più antipatico, per chiedergli se vuole compiere con il popolo, e gli direi: “Guardi, prenda tutte quelle forze, tutte quelle truppe e tutte quelle armi”, e rimarrei calmo, perché so che il giorno in cui si sarebbe alzato con la forza, andrei ancora una volta alla Sierra Maestra e vediamo per quanto tempo avrebbe durato quella dettatura nel potere (APPLAUSI).</p>
<p>Credo che ci sono ragioni più che sufficienti perché tutti sappiano che non vogliamo controllare il potere per via della forza.</p>
<p>Il Presidente della Repubblica mi ha dato l’incarico più imbarazzante di tutti, cioè, riorganizzare gli istituti armati della Repubblica e a questo punto mi ha dato il grado di Comandante in Capo di tutte le forze aeree, marittime e di terra della nazione (APPLAUSI E ESCLAMAZIONI DI: “Te lo meriti!”). No, non lo merito, perché quello è un sacrificio per me, e in definitiva, per me quello non è motivo di orgoglio, né motivo di vanità, per me è un sacrificio. Tuttavia, voglio che il popolo mi dica se pensa che devo assumere tale compito (LUNGHI APPLAUSI E ESCLAMAZIONI DI: “Sì!”).</p>
<p>Penso che se abbiamo fatto un esercito con ben12 uomini, e quei 12 uomini sono oggi alla testa dei comandi militari, credo che se abbiamo insegnato al nostro esercito che un prigioniere non veniva mai assassinato, che un ferito non veniva mai abbandonato, che un prigioniere non veniva mai colpito, siamo gli uomini che possiamo insegnare a tutti gli istituti armati della Repubblica le stesse cose che abbiamo insegnato a quel esercito (APPLAUSI). Per avere degli istituti armati dove neanche uno solo dei suoi uomini colpisca un prigioniere, né lo torturi, né lo uccida (APPLAUSI). E perché, inoltre, possiamo servire da ponte tra i rivoluzionari ed i militari perbene, coloro che non hanno rubato, né hanno assassinato, perché quei militari, coloro che non hanno rubato né assassinato, avranno il diritto di continuare nelle forze armate (APPLAUSI); e vi dico anche che colui che abbia assassinato, non sarà risparmiato dal plotone di fucilazione (LUNGHI APPLAUSI).</p>
<p>Per di più, tutti i combattenti rivoluzionari interessati ad appartenere alle forze regolari della Repubblica, hanno il diritto di farlo, al di là dell’organizzazione alla quale appartengano, con i loro gradi&#8230; Le porte sono aperte a tutti i combattenti rivoluzionari che vogliano lottare e che vogliano compiere un compito in beneficio del paese. E questo è così, se ci sono libertà, se c’è un governo di uomini giovani e onesti, se il paese è contento, se ha fiducia in quel governo e negli uomini che sono a capo delle forze armate, se ci saranno elezioni, se le porte sono aperte per tutti, perché immagazzinare armi?</p>
<p>Ditemi se il popolo vuole la pace oppure che ci sia in tutti gli angoli un tizio con un fucile; ditemi se il popolo è d’accordo o se ritiene giusto che tutti quelli che vogliano abbiano un esercito particolare che obbedisca soltanto il suo capetto (ESCLAMAZIONI DI: “No!”); se così può avere ordine e pace nella Repubblica (ESCLAMAZIONE DI: “No!”).</p>
<p>(QUALCUNO DICE: “Depurazione delle forze armate!”) Superdepurazione, non depurazione (APPLAUSI).</p>
<p>(ESCLAMAZIONI DI: “Parlaci di Raúl!”) Raúl è alla caserma Moncada, che è il posto dove deve essere adesso.</p>
<p>E questi sono i problemi che oggi ho voluto sottoporre al popolo. Al più presto possibile devono andarsene i fucili dalle strade e scomparire i fucili dalle strade (APPLAUSI). Perché non c’è più un nemico di fronte, perché non bisogna lottare contro nessuno; e se un giorno si dovesse lottare contro un nemico estraneo o contro un movimento che venga contro la Rivoluzione, non lotteranno quattro gatti, lotterà l’intero popolo (LUNGHI APPLAUSI).</p>
<p>Le armi devono essere nelle caserme, qui nessuno ha il diritto di avere eserciti particolari (APPLAUSI).</p>
<p>Gli elementi che fanno le suddette manovre sospette, forse hanno trovato come pretesto il fatto che io e i miei compagni siamo stati nominati per compiere mansioni secondo indicazioni del Presidente, e affermano che c’è un esercito politico. Come mai un esercito politico se, come vi ho già detto, abbiamo tutto il popolo, che è, infatti, il nostro esercito politico?</p>
<p>Oggi voglio avvertire il popolo, e voglio avvertire le madri cubane, che farò sempre il meglio per risolvere tutti i problemi senza versare un solo goccio di sangue (APPLAUSI). Voglio dire alle madri cubane che mai, per colpa nostra, ci sparerà qui un colpo; e voglio chiedere al popolo, e alla stampa e a tutti gli uomini onesti e responsabili del paese, di aiutarci a risolvere questi problemi con l’appoggio dell’opinione pubblica, non con transazioni, perché quando le persone si armano e minacciano a cambio di qualcosa, quello è un’immoralità, e quello non l’accetterò mai (APLAUSOS). Perché dopo che alcuni elementi hanno cominciato a immagazzinare armi, vi dico in questa sede che non accetterò la minima concezione, perché quello sarebbe abbassare la morale della Rivoluzione (APPLAUSI). E ciò che dobbiamo fare è che colui che non appartenga alle forze regolari della Repubblica — diritto che hanno tutti i combattenti rivoluzionari—, che ritorni le armi alle caserme, perché qui le armi sovrabbondano perché non c’è più la tirannia, e si è dimostrato che le armi valgono solo quando ci si ha ragione e ci si ha il popolo, altrimenti, servono soltanto ad assassinare e a commettere misfatti (APPLAUSI).</p>
<p>Voglio anche dire al popolo che può essere sicuro che le leggi del paese saranno rispettate e che non ci sarà gangsterismo, né marmaglia né banditismo, perché non ci sarà più tolleranza. Le armi della Rivoluzione sono oggi tra le mani dei rivoluzionari. Mi auguro che quelle armi non vengano mai utilizzate, però, il giorno in cui il popolo lo chiederà per garantire la sua pace, la sua tranquillità e i suoi diritti, quando il popolo lo chiederà, quando sarà necessario, allora, quelle armi compiranno quello che dovranno compiere, e compiranno soltanto il loro dovere (APPLAUSI).</p>
<p>Non pensare che risponderemo alle provocazioni, perché siamo assai calmi per rispondere alle provocazioni, perché abbiamo delle enormi responsabilità dunque non dobbiamo precipitarci nel prendere misure, né fare sfoggi né cosa del genere, e perché sono consci che bisogna esaurire sempre — ed esaurirò sempre— tutti i mezzi persuasivi, e tutti i mezzi ragionevoli, e tutti i mezzi umani per evitare che venga versato un solo goccio di sangue a Cuba. Così, nessuno deve temere che sprofonderò nelle provocazione, nessuno deve temere che ci sprofonderò; perché quando non ci sarà più pazienza, ne andremo a cercare di più, e quando sarà finita ancora questa, andremo di nuovo a cercarla; ecco la nostra norma (APPLAUSI). Ed è questa la parola d’ordine degli uomini che sono in possesso delle armi e che detengono il potere: non ci si dobbiamo stancare mai di sopportare, non ci si dobbiamo mai stancare di rassegnarci a tutte le amarezze e a tutte le provocazioni, tranne quando saranno in pericolo gli interessi più sacri del popolo. E in questo caso deve essere dimostrato veramente, deve essere una petizione della nazione, della stampa, delle istituzioni civiche, dei lavoratori e dell’intero popolo; quando lo chiederanno, e solo quando lo chiederanno. E tutte le volte, nelle singole circostanze, incontrerò il popolo e gli dirò: “Guardate, è successo questo.”</p>
<p>Questa volta ho ommesso i nomi, perché non voglio inquinare l’atmosfera, perché non voglio aumentare la tensione; voglio soltanto prevenire il popolo dei pericoli, perché sarebbe molto triste che questa Rivoluzione che ha costato parecchi sacrifici — non che andrà a frustrarsi, perché questa Rivoluzione non si frustrerà mai, perché si sa che con il popolo e con tutto ciò che c’è a favore del popolo, non c’è nessun pericolo—, però sarebbe molto triste che dopo l’esempio dato all’America, ci si spari di nuovo un colpo.</p>
<p>E’ vero che in quasi tutte le rivoluzioni, dopo la lotta, viene un’altra e via dicendo — basta guardare la storia di tutte le rivoluzioni, quella del Messico e qualsiasi altra. Tuttavia, sembrava che sarebbe una eccezione, come è stata un’eccezione nel resto; essa è stata straordinaria perché non si è più sparato un colpo, e vorremmo che fosse anche straordinaria nel fatto che non ci fosse più uno sparo qui; e penso che ci riusciremo, credo che la Rivoluzione trionferà senza che venga fatto un solo sparo, sapete perché? Perché è veramente ammirabile il grado di coscienza sviluppatosi nel paese, il civismo di questo popolo, la disciplina di questo popolo, l’anima di questo popolo; infatti, sono orgoglioso dell’intero popolo, ho una fede straordinaria nel popolo di Cuba (APPLAUSI). Vale la pena sacrificarsi per il nostro popolo.</p>
<p>Oggi ho avuto il piacere di dare un esempio davanti a l‘intera stampa: c’era una folla davanti al Palazzo Presidenziale, e mi dicevano che sarebbero stati necessari 1 000 uomini per uscirci; allora, mi sono fermato e ho chiesto al popolo di fare due file, che non era necessario nessun uomo, che io andrebbe là da solo, e in pochi minuti il popolo ha fatto le due file, e passiamo di là, senza alcun problema. Ecco il popolo di Cuba, e questo l’abbiamo fatto davanti ai giornalisti (APPLAUSI).</p>
<p>Da adesso in poi, non più premure né ovazioni; da adesso in poi dobbiamo lavorare, domani sarà un giorno come qualcun altro, e via dicendo, e ci abitueremo alla libertà. Adesso siamo contenti perché c’era molto tempo che non eravamo liberi, ma entro una settimana avremo altre preoccupazioni: cioè, se ci sono soldi per pagare l’affitto, l’elettricità, il cibo, ecco i veri problemi che deve risolvere il Governo Rivoluzionario, il milione di problemi che ha il popolo di Cuba, ed è per questo che ha un consiglio di ministri composto da uomini giovani e entusiaste, e sono certo che riusciranno a cambiare la Repubblica, ne sono certo (LUNGHI APPLAUSI). Inoltre, perché c’è un Presidente che e sicuro nel potere, che non è minacciato da nessun pericolo, perché quando vi ho parlato dei pericoli, non si trattava del pericolo di sconfitta del regime, questa è una possibilità molto lontana; a quel punto parlavo del pericolo di versare un goccio di sangue. Tuttavia, il Presidente della Repubblica è consolidato, riconosciuto da tutte le nazioni —non tutte, ma rapidamente lo stanno riconoscendo le nazioni del mondo—, e ha l’appoggio del popolo ed il nostro, l’appoggio delle forze rivoluzionarie; l’appoggio vero, e l’appoggio senza condizioni, l’appoggio senza chiedere né reclamare nulla, perché qui abbiamo lottato per i diritti del potere civile, e lo dimostreremo, che per noi i principi sono al di sopra di ogni considerazione e che non lottiamo per ambizioni.</p>
<p>Credo che abbiamo dimostrato sufficientemente di avere lottato senza ambizioni. Credo che nessun cubano ne ha alcun dubbio.</p>
<p>Così, ora noi tutti dobbiamo lavorare molto. Io, dalla mia parte, sono predisposto a fare il meglio a favore del paese, così come i miei compagni, il Presidente della Repubblica e tutti i ministri, che non si riposeranno. E vi assicuro che se oggi esce qualcuno da Cuba e rientra entro due anni, non conoscerà questa Repubblica.</p>
<p>Vedo che c’è uno straordinario spirito di collaborazione nell’intero popolo, vedo alla stampa, ai giornalisti, a tutti i settori del paese, bramosi di aiutare, ed è quello di cui abbiamo bisogno. E questo perché il popolo di Cuba ha imparato molto, e questi sette anni rappresentano settanta anni di apprendistato. Si è detto che il colpo di Stato fu un ritardo di venticinque anni; se è stato così —e quello era veramente un ritardo di venticinque anni—, adesso abbiamo un’evoluzione di cinquanta anni. La Repubblica è sconosciuta: niente politicastro, niente vizio, niente gioco, niente ruberia. Abbiamo cominciato alcuni giorni fa, e la Repubblica è pressoché sconosciuta.</p>
<p>Adesso abbiamo un arduo lavoro da svolgere. Tutti i problemi che riguardano le forze armate, sono problemi che hanno a che fare con le nostre attività avvenire, eppure, faremo il meglio per il popolo, perché io, non essendo di formazione militare, sarò qui soltanto il tempo minimo, e poi me ne andrò a fare altre cose perché, francamente, non ci sarò più necessario (ESCLAMAZIONI). Con questo voglio dire che non sarò più necessario nell’ambito militari, e che ho altri sogni. E poi, se un giorno avesse la voglia di sparare, di lottare, di cimentare un’inquietudine, c’è molto campo dove posso farlo (APPLAUSI).</p>
<p>(ESCLAMAZIONI DI: “Bisogna promuovere fonti di lavoro!”) Se non risolviamo tutti quei problemi, questa non sarebbe una rivoluzione, compagni, perché credo che in questo momento, il problema fondamentale della Repubblica, e ciò di cui avrà bisogno il popolo fra poco – cioè, una volta passata la gioia del trionfo-, è di lavoro, è il modo di guadagnarsi la vita dignitosamente (APLAUSOS).</p>
<p>E non è solo questo compagni; ci sono molte altre cose di cui ho parlato nell’arco di questi giorni, e che immagino che voi, il più e il meno, avrà ormai sentito alla radio o letto al giornale, e poi, perché non dobbiamo esaurire tutti i temi in una sola sera.</p>
<p>Riflettiamo a questi problemi e chiudiamo questa lunga giornata — che anche se non sono stanco, so che dovete ritornare alle vostre case che sono lontane. (ESCLAMAZIONI DI: “Non importa!”, “Continua!”)</p>
<p>Avevo l’impegno di recarmi in TV per essere presente alla puntata “Ante la Prensa” questa sera, alle ore 22:00, o ad un&#8217;altra ora, ed è già l’1 e 30 (ESCLAMAZIONI DI: Domani!”) Bene, lo lascerò per domani.</p>
<p>Avrete occasione di conoscere i ministri tramite il giornale, e di sentire loro alla radio o tramite altro media.</p>
<p>Tutti i miei amici sono venuti dappertutto: dalla scuola, dal quartiere. Posso perfino dirvi che a questo punto conosco tutti i cubani&#8230;</p>
<p>E dicevo che avrete occasione di sentire i ministri, ciascuno di loro ha i propri piani e vi spiegheranno i loro programmi, e ciascuno degli uomini che sono al consiglio dei ministri è assai identificato con tutti gli altri elementi della rivoluzione.</p>
<p>Il Presidente della Repubblica, facendo uso dei suoi diritti —perché è stato eletto senza condizioni—, ha scelto la maggioranza di ministri dal Movimento 26 Luglio. Era un suo diritto, così come chiedere la nostra collaborazione, e l’ha avuta completamente, e ci rendiamo responsabili davanti a questo Governo Rivoluzionario.</p>
<p>E come ho detto altrove: che nessuno creda che le cose si risolveranno di punto in bianco. La guerra non è stata vinta in un solo giorno, né in due, né in tre, e fu necessario lottare molto duro; la Rivoluzione non si vincerà neanche in un solo giorno, né si farà tutto quello che si deve fare in un solo giorno. D’altra parte, ho sempre detto al popolo, in tutte le manifestazioni, che non deve pensare che i ministri sono dei saggi — comincio nel dirvi che nessuno di loro è stato ministro in precedenza, è qualcosa di nuovo per loro; tuttavia loro sono carichi di buone intensioni. E in questo caso vi dico questo, quello che ho detto nel caso dei comandanti ribelli: il comandante Camilo Cienfuegos non sapeva niente di guerra, neanche servirsi di un arma, non sapeva assolutamente nulla. Quando conobbi Che nel Messico, egli si occupava di dissecare conigli e fare ricerche mediche. Raúl non sapeva niente; Efigenio Ameijeiras neanche; e all’inizio non conoscevano niente sulla guerra, e poi, alla fine, gli potei dire, come gli dissi: “Comandante, vada avanti verso Columbia, e prendetela”; “Comandante, vada avanti verso La Cabaña, e prendetela”; “Vada avanti verso Santiago, e prendetelo”, ed ero certo che lo farebbero&#8230; (LUNGHI APPLAUSI). Perché? Perché avevano imparato.</p>
<p>Forse i ministri non avranno adesso dei risultati importante, ma sono certo che entro qualche mesi saranno in grado di risolvere tutti i problemi presentati dal popolo, perché hanno il più importante: il desiderio di riuscire e di aiutare il popolo; e soprattutto, sono certo che neanche uno solo di loro, commetterà mai il classico errore dei ministri. Sapete qual è, vero? (ESCLAMAZIONI DI: “Rubare!”, “Rubare!”) Ah!, come lo sapete?</p>
<p>Perché loro hanno, soprattutto, la morale e l’onestà. Non saranno dei saggi, perché qui nessuno è saggio, ma posso assicurarvi che loro sono assai onesti, che è quello di cui ci si ha bisogno. Non è quello ciò che chiede sempre il popolo, un governo onesto? (ESCLAMAZIONI DI: “Sì! Allora, diamo a loro un voto di fiducia, glielo diamo, ed aspettiamo (ESCLAMAZIONI). Sì, sono del “26” la maggior parte di loro, ma se loro non fossero bravi, allora verranno quelli del 27 o del 28. Sappiamo che a Cuba c’è molta gente preparata, ma non tutti possono essere ministri. O per caso il “26 Luglio” non ha il diritto di fare la prova di governare la Repubblica? (ESCLAMAZIONI DI: “Sì!”).</p>
<p>E basta per oggi. Infatti, manca soltanto una cosa&#8230; Se sapreste che quando incontro il popolo non ho più sonno, non ho più fame. Perdete il sonno anche voi, vero? (ESCLAMAZIONI DI: “Sì!)</p>
<p>Quello che importa, o piuttosto, quello che voglio dirvi, è che credo che attualmente, le manifestazioni del popolo dell’Avana, questa folla – perché questo è stato sorprendente, l‘avete visto; ci si potrà vedere nei film e nelle fotografie—, credo, sinceramente, che questa folla è stata un’esagerazione del popolo, perché è molto più di quello che ci meritiamo (ESCLAMAZIONI DI: “No!”).</p>
<p>So, inoltre, che mai avremo una massa come questa, eccetto in un altra occasione — in cui sono certo che ci sarà ancora una volta una folla come questa—, e sarà proprio il giorno della nostra morte, perché noi, quando vi porterete alla tomba, quel giorno, si radunerà ancora tanta gente come oggi, perché noi, non deluderemo mai il nostro popolo!</p>
<p>VERSION TAQUIGRAFICA DE LAS OFICINAS DEL PRIMER MINISTRO</p>
<p>Traduzione presa dal sito web &#8220;Fidel soldado de las ideas&#8221; :http://www.fidelcastro.cu/it/</p>
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		<title>Tutta Cuba celebra il 1º Maggio</title>
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		<pubDate>Mon, 01 May 2017 17:24:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[1º maggio 2017]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[L'Avana]]></category>

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		<description><![CDATA[Alle 7:30 a.m. cominciò l'atto di celebrazione del Giorno Internazionale dei Lavoratori nella Piazza della Rivoluzione Josè Martì. Mezz'ora prima, già a Santiago di Cuba avevano dato inizio alle attività. Nella Piazza de L'Avana si trovava il presidente dei Consiglio di Stato e dei Ministri, Generale dell’Esercito Raul Castro Ruz. Il leader cubano è stato accompagnato dal primo vicepresidente Miguel Diaz-Canel, il presidente della Seychelles, Danny Faure, il segretario generale della Federazione Sindacale Mondiale, George Mavrikos; tra le altre personalità. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-9930" alt="1ro-de-Mayo-dia-de-los-trabajadores-580x321" src="/files/2017/05/1ro-de-Mayo-dia-de-los-trabajadores-580x321.jpg" width="580" height="321" />Alle 7:30 a.m. cominciò l&#8217;atto di celebrazione del Giorno Internazionale dei Lavoratori nella Piazza della Rivoluzione Josè Martì. Mezz&#8217;ora prima, già a Santiago di Cuba avevano dato inizio alle attività. Nella Piazza de L&#8217;Avana si trovava il presidente dei Consiglio di Stato e dei Ministri, Generale dell’Esercito Raul Castro Ruz.</p>
<p>Il leader cubano è stato accompagnato dal primo vicepresidente Miguel Diaz-Canel, il presidente della Seychelles, Danny Faure, il segretario generale della Federazione Sindacale Mondiale, George Mavrikos; tra le altre personalità.</p>
<p>Con le parole di Ulises Guilarte de Nascimento, membro del Politburo del Partito Comunista di Cuba e segretario generale della Centrale dei Lavoratori si inaugurò la manifestazione. Guilarte convocò a continuare a seguire le idee del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz, condannò il bloqueo contro Cuba, come l&#8217;occupazione illegale della Base Navale di Guantanamo e ratificò l&#8217;appoggio di Cuba al popolo venezuelano davanti all&#8217;assalto violento dell&#8217;opposizione.</p>
<p>Più di 1600 stranieri, rappresentanti di 349 organizzazioni sindacali, appartenenti a 86 paesi, si manifestano con i cubani nella capitale.</p>
<p><strong>Con l&#8217;Inno del 1º Maggio, un gran cartello col messaggio: “La nostra forza è l&#8217;unità”, striscioni con l&#8217;immagine di Fidel e migliaia di bandiere cubane, iniziò la tradizionale manifestazione di fronte alla Piazza.  </strong></p>
<p>Inoltre, il movimento operaio cubano espresse la sua solidarietà coi popoli che lottano contro le politiche discriminatorie nel mondo, l&#8217;appoggio ai popoli dell&#8217;America Latina e specialmente alla Rivoluzione Bolivariana ed al popolo venezuelano nella sua lotta per la sovranità ed autodeterminazione.</p>
<p>Inoltre, le manifestazioni costituiscono un appoggio ai meccanismi di integrazione economica, sociale e culturale della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC), per affrontare con successo la sfida per conquistare un mondo migliore.</p>
<p>La festa per il Giorno Internazionale dei Lavoratori fu dedicata alle nuove generazioni che questo anno celebrano il 55ºanniversario dell&#8217;Unione dei Giovani Comunisti (UJC) e, in conseguenza, aprì la manifestazione una rappresentazione degli studenti delle scuole pedagogiche e dell&#8217;Università Tecnologica de L&#8217;Avana Josè Antonio Echeverria (CUJAE).</p>
<p>Il blocco di 50 mila giovani incluse membri degli Associazione Hermanos Saiz, delle federazioni degli Studenti della scuola media e Studentesca Universitaria; oltre a combattenti delle Forze Armate Rivoluzionarie ed il Ministero dell&#8217;Interno, studenti dell&#8217;Università di Scienze Informatiche.</p>
<p>da Cubadebate, testo e foto: L Eduardo Domínguez</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-9931" alt="1ro-de-Mayo-Noche-Marti-580x387" src="/files/2017/05/1ro-de-Mayo-Noche-Marti-580x387.jpg" width="580" height="387" /><img class="alignleft size-full wp-image-9932" alt="1ro-de-Mayo-la-habana-580x321" src="/files/2017/05/1ro-de-Mayo-la-habana-580x321.jpg" width="580" height="321" /><img class="alignleft size-full wp-image-9933" alt="1ro-de-Mayo-dedicado-a-Fidel-580x870" src="/files/2017/05/1ro-de-Mayo-dedicado-a-Fidel-580x870.jpg" width="580" height="870" /><img class="alignleft size-full wp-image-9934" alt="1ro-de-Mayo-Organizaciones-estudiantiles-580x387" src="/files/2017/05/1ro-de-Mayo-Organizaciones-estudiantiles-580x387.jpg" width="580" height="387" /><img class="alignleft size-full wp-image-9935" alt="1ro-de-Mayo-plaza-de-la-revolucion-580x321" src="/files/2017/05/1ro-de-Mayo-plaza-de-la-revolucion-580x321.jpg" width="580" height="321" /></p>
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