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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; La Jornada</title>
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		<title>La mia solidarietà con la causa dei Cinque: Julian Assange in videoconferenza con giovani cubani</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Sep 2013 23:13:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, si è solidarizzato con la causa dei Cinque, ed è apparso su uno schermo durante una videoconferenza L'Avana-Londra con un nastro giallo come spilla sul suo petto. “La mia solidarietà con i Cinque”, ha detto Assange, ed ha riconosciuto che Wikileaks, come Cuba, vive il bloqueo degli USA.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-7133" src="/files/2013/09/julian-assange-la-habana_cubadebate12.jpg" alt="" width="580" height="415" />Il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, si è solidarizzato con la causa dei Cinque, ed è apparso su uno schermo durante una videoconferenza L&#8217;Avana-Londra con un nastro giallo come spilla sul suo petto. </strong></p>
<p>“La mia solidarietà con i Cinque”, ha detto Assange, ed ha riconosciuto che Wikileaks, come Cuba, vive il bloqueo degli USA.</p>
<p>Il mondo vive in un stato mediatico del governo degli USA, ha detto, ed ha ricordato Noam Chomsky, quando ha affermato che i mass media sono come il suo bastone affinché gli USA agiscano come il dittatore del mondo.</p>
<p>Ha assicurato che Internet è stato uno spazio che gli ha permesso di creare una rottura, di dire a quasi tutto il mondo quello che pensa, che è pura verità, ma ci sono poche corporazioni gigantesche che stanno manipolando anche questi spazi, e si rifiutano di dire la verità, e tentano di seppellire totalmente la verità.</p>
<p>Assange ha dialogato via Internet con i partecipanti di uno stage di ciber-giornalismo auspicato dall&#8217;Istituto Internazionale di Giornalismo Josè Martì, de L&#8217;Avana, nel quale hanno partecipato giovani blogger cubani provenienti da differenti città del paese.</p>
<p>Lo Stage Interattivo di Giovani Blogger, impartito da Pedro Miguel Arce, editorialista del quotidiano La Jornada, del Messico, si è svolto dal passato lunedì e si è concluso oggi con questo scambio attraverso la piattaforma Skype -videoconferenza in Internet &#8211; con Assange.</p>
<p>L&#8217;australiano ha risposto alle domande dei presenti allo stage e di studenti di Giornalismo dell&#8217;Università de L&#8217;Avana, sommatisi all&#8217;incontro virtuale nella sede del Centro di Informazione per la Stampa, nella capitale cubana, istituzione che ha reso possibile la connessione con Londra.</p>
<p>Pedro Miguel Arce, famoso giornalista ed un esperto nell&#8217;uso delle reti, è stato a carico della negoziazione con Wikileaks per la pubblicazione ne La Jornada delle note del Dipartimento di Stato riferite al Messico, che ha fatto conoscere l&#8217;organizzazione diretta da Assange.</p>
<p>Il fondatore di Wikileaks è da un anno ospitato nell&#8217;Ambasciata dell&#8217;Ecuador a Londra, per evitare un ordine di arresto delle autorità svedesi per sottomettersi ad un interrogatorio per due supposte aggressioni sessuali (vedi l&#8217;incoerente storia di queste accuse in http://goo.gl/5Tz43).</p>
<p>Come ha detto Pedro Miguel, “la veramente offesa dall’attuare di Assange è la Casa Bianca, e non due losche donne svedesi, e la richiesta di estradizione di Stoccolma a Londra è parte di un operativo di tre nazioni affinché il governo yankee possa arrestarlo. Il motivo: che il fondatore di Wikileaks ha evidenziato Washington di fronte al mondo come perpetrante di crimini di guerra, di atti di corruzione e di intromissioni illegali in altri paesi.”</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto di Ismael Francisco</p>
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		<title>Chi c’è dietro Yoani Sanchez?</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Feb 2012 23:37:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La supposta popolarità della blogger cubana Yoani Sanchez in Twitter è discussa dal quotidiano messicano La Jornada, poiché la quarta parte dei suoi seguaci nella rete sociale sono account inattivi. D’accordo con l'articolo “Chi c’è dietro Yoani Sanchez?”, del giornalista Salim Lamrani, circa 50 mila seguaci della Sanchez sono in realtà account fantasma, che creano l'illusione che la blogger goda di una grande notorietà nelle reti sociali.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong></p>
<div id="attachment_3293" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-medium wp-image-3293" src="/files/2012/02/yoani-sanchez-2-300x220.jpg" alt="Yoani Sanchez" width="300" height="220" /><p class="wp-caption-text">Yoani Sanchez</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong>La supposta popolarità della blogger cubana Yoani Sanchez in Twitter è discussa dal quotidiano messicano La Jornada, poiché la quarta parte dei suoi seguaci nella rete sociale sono account inattivi. </strong></p>
<p>D’accordo con l&#8217;articolo “Chi c’è dietro Yoani Sanchez?”, del giornalista Salim Lamrani, circa 50 mila seguaci della Sanchez sono in realtà account fantasma, che creano l&#8217;illusione che la blogger goda di una grande notorietà nelle reti sociali.</p>
<p>Dei 214 mila 63 profili del suo account, 27 mila 12 sono vuoti (senza foto) e 20 mila rivestono le caratteristiche di account fantasmi con un&#8217;attività inesistente nella rete (da zero a tre messaggi mandati dalla creazione dell’account), afferma Lamrani.</p>
<p>Tra gli account fantasma, aggrega, tre mila 363 non hanno nessun seguace e due mila 897 seguono solo l’account della blogger, mentre alcuni presentano caratteristiche abbastanza strane, non avendo seguaci, e seguendo solo Sanchez ed avere emesso più di due mila messaggi.</p>
<p>Ricorda che la popolarità in questa rete sociale dipende dal numero di seguaci, perché quanto più numerosi sono, maggiore è l&#8217;esposizione dell’account, insieme ad esistere una forte correlazione tra il numero di persone seguite e la visibilità.</p>
<p>Secondo Lamrani, l&#8217;operazione destinata a creare una popolarità fittizia via Twitter è impossibile da realizzare senza accesso ad Internet, oltre a precisare appoggio tecnologico ed un presupposto conseguente.</p>
<p>Per un esercito di 25 mila seguaci inventati in Twitter si pagano fino a due mila dollari, e per 500 profili utilizzati da 50 persone possono spendersi tra 12 mila e 15 mila dollari, cita Lamrani in uno studio realizzato dal quotidiano.</p>
<p>L&#8217;articolo qualifica inoltre come difficilmente credibile la versione della blogger che twittea via sms senza accesso alla web, è un fatto assolutamente impossibile seguire a oltre 80 mila persone, solo per sms od a partire da una connessione settimanale da un hotel.</p>
<p>Secondo Lamrani, la blogger emette una media di 9,3 messaggi al giorno, mentre nel 2011 pubblicò circa 400 messaggi al mese, per quello che, considerando che il prezzo di un messaggio in Cuba è di un peso convertibile (CUC), rappresenta un totale di 400 CUC mensili in quell&#8217;attività.</p>
<p>Sanchez spende in Cuba una somma che corrisponde, se fosse francese, a 25 mila euro mensili in Twitter, cioè 300 mila euro annuali. Da dove procedono le risorse necessarie a queste attività?, discute il giornalista.</p>
<p>Quante persone seguono realmente le attività dell&#8217;oppositrice cubana nella rete sociale? Chi finanzia la creazione di account fittizi? Con quale obiettivo? Quali sono gli interessi che si nascondono dietro la figura da Yoani Sanchez?, sono altre dei punti interrogativi che espone Lamrani.</p>
<p>con informazioni di Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Terrorismo mediatico: si impone la legge della selva nel giornalismo messicano</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2011 00:49:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[impunità]]></category>
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		<description><![CDATA[Ieri, quattro dei cinque membri della prima sala della Suprema Corte di Giustizia della Nazione (SCJN) approvarono il progetto di risoluzione elaborato dal ministro Arturo Zaldivar Lelo de Larrea che concede un esonero definitivo alla rivista Letras Libre, che La Jornada denunciò nel 2004 per pubblicare un articolo nel quale accusò il nostro diario di essere complice del terrore e di essere al servizio di assassini iper-nazionalisti. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_2193" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-2193" src="/files/2011/11/La-Jornada.jpg" alt="La Jornada" width="300" height="205" /><p class="wp-caption-text">La Jornada</p></div>
<p>Ieri, quattro dei cinque membri della prima sala della Suprema Corte di Giustizia della Nazione (SCJN) approvarono il progetto di risoluzione elaborato dal ministro Arturo Zaldivar Lelo de Larrea che concede un esonero definitivo alla rivista Letras Libre, che La Jornada denunciò nel 2004 per pubblicare un articolo nel quale accusò il nostro diario di essere complice del terrore e di essere al servizio di assassini iper-nazionalisti. </strong></p>
<p>Culminò così un lungo processo legale che percorse istanze e difese di entrambe le parti, e che nella sua conclusione, lontano da radicare limiti chiari tra l&#8217;esercizio della libertà di espressione ed il diritto dei terzi all&#8217;onore ed al buon nome, pervertì i termini del dibattito pubblico, stabilì in realtà l’immunità, legittimò la bugia e legalizzò la calunnia.</p>
<p>È importante segnalare che nel dibattito pubblico che accompagnò il culmine del processo legale si arrivò ad affermare che La Jornada pretendeva distruggere la libera espressione o, peggiore ancora, censurarla, cosa che è assolutamente falsa: questo quotidiano accorse -infruttuosamente alla giustizia, alla fine &#8211; per chiedere una risoluzione che ordinasse alla pubblicazione diffamatore la presentazione di prove delle sue accuse o, in assenza di esse, una ritrattazione formale delle calunnie.</p>
<p>La sentenza commentata consuma, dunque, un&#8217;ingiustizia contro questo quotidiano, diffamato con impunità nelle pagine di Letras Libre, ma anche, ed è la cosa più preoccupante, apre la porta ad una severa degradazione della vita politica, sociale ed informativa del paese, precisamente in vigilia delle campagne mirando all&#8217;elezione presidenziale dell&#8217;anno entrante.</p>
<p>Col precedente della sentenza promossa ieri dal massimo tribunale del paese, qualunque mezzo potrà dire praticamente qualunque cosa di qualunque persona di rilevanza pubblica; i famosi di qualunque ambito potranno coprirsi di fango tra loro, ed i mezzi informativi potranno accusarsi mutuamente di delitti gravi -quello di complicità col terrorismo, per esempio -, senza che il sistema di giustizia si veda costretto ad intervenire. In aggiunta, le corporazioni mediatiche, le riviste ed i quotidiani avranno la libera possibilità di ricorrere all&#8217;ingiuria contro i loro competitori commerciali.</p>
<p>È difficile vedere una contribuzione al dibattito pubblico ed alla democrazia tanto controproducente come quanto riferito. In un contesto simile, facilitato dalla sentenza di ieri della SCJN, non perdono solo la civiltà repubblicana, il mestiere giornalistico e l&#8217;etica in generale, ma anche il pubblico, i radioascoltatori, i lettori, che si potranno disinformare in maniera sistematica e manipolare senza paura di conseguenze legali.</p>
<p>È difficile credere che i magistrati che approvarono questa sentenza inappellabile e legale, ma impresentabile, non abbiano previsto simili implicazioni.</p>
<p>La Jornada potrebbe partecipare a queste nuove regole del gioco, ma non lo farà. Senza rinunciare all&#8217;esercizio della critica, si manterrà fedele, indipendentemente dalle circostanze, ai principi ed ai valori che le diedero origine e che obbligano ad un esercizio responsabile ed etico della libertà di espressione.</p>
<p>preso da www.cubadebate.cu</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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