<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Josè Martì</title>
	<atom:link href="http://it.cubadebate.cu/tag/jose-marti/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://it.cubadebate.cu</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Fri, 08 Sep 2023 14:48:44 +0000</lastBuildDate>
	<language>es-ES</language>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.8.1</generator>
	<item>
		<title>Martì con me, con noi</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2020/02/24/marti-con-me-con-noi/</link>
		<comments>http://it.cubadebate.cu/notizie/2020/02/24/marti-con-me-con-noi/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 25 Feb 2020 00:35:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[Josè Martì]]></category>
		<category><![CDATA[Miguel Diaz-Canel]]></category>
		<category><![CDATA[Rivoluzione cubana]]></category>
		<category><![CDATA[storia di Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[valori]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://it.cubadebate.cu/?p=11341</guid>
		<description><![CDATA[Ho letto con piacere le decine di messaggi scritti nel sito della Presidenza, a proposito della convocazione di gennaio per rendere un giusto omaggio al più universale dei cubani. Alcuni sono tanto belli che vorrei riprodurli come grafiti. Benché scrivano solo nomi o pseudonimi, nessun lavoro e nemmeno l’età, è molto riconfortante notare che, oltre a numerosi “martiani” conosciuti, sono in maggioranza gli educatori ed i giovani interessati a rendere pubblici i loro sentimenti verso Martì.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11342" alt="marti-diaz-canel-e1582571179280-580x319" src="/files/2020/02/marti-diaz-canel-e1582571179280-580x319.jpg" width="580" height="319" />Ho letto con piacere le decine di messaggi scritti nel sito della Presidenza, a proposito della convocazione di gennaio per rendere un giusto omaggio al più universale dei cubani. Alcuni sono tanto belli che vorrei riprodurli come grafiti.</strong></p>
<p>Benché scrivano solo nomi o pseudonimi, nessun lavoro e nemmeno l’età, è molto riconfortante notare che, oltre a numerosi “martiani” conosciuti, sono in maggioranza gli educatori ed i giovani interessati a rendere pubblici i loro sentimenti verso Martì.</p>
<p>Ela, maestra di asilo, ha scritto che si è molto emozionata quando ha parlato di Martì a bambini con 5 anni, perché in quel momento loro, spontaneamente, sono corsi ad abbracciare e baciare il busto vicino al quale mettono ogni mattina i loro fiori.</p>
<p>Enrique, giovane professionista, racconta orgoglioso che, essendo un bambino, ha interpretato l&#8217;Apostolo in un’attività martiana nel suo paese natale, Placetas e che laureandosi all&#8217;Università portò la bandiera cubana su fino al Pico Turquino, per rendergli omaggio.</p>
<p>Come afferma Yamaris Pedraza “ogni cubano ha dentro un Martì, tutti abbiamo letto ed interpretato le sue opere, i suoi pensieri.”</p>
<p>E sono molti i pensieri di Martì illuminandoci! Ho amici con buona memoria che lo citano costantemente per provare che ha parlato di tutto che ha toccato tutti i temi e che nei suoi scritti possiamo trovare risposte alle domande più difficili. Le nostre scuole potrebbero organizzare concorsi per trovare sentenze martiane utili alla crescita umana. Vedranno come saranno inondati da una sorgente di valori etici.</p>
<p>A Pedro Pablo Rodriguez, direttore dell&#8217;edizione critica delle sue Opere Complete, l&#8217;ascoltai una volta dire che quell&#8217;uomo che visse solo 42 anni, lasciò un’eredità realmente infinita. Abbastanza spesso e costantemente appaiono novità relazionate con Martì, e sembra quasi che il suo lavoro non finisca mai.</p>
<p>La sua opera e quella che ha generato il suo studio a Cuba ed in tutto il mondo, si trova già nelle reti sociali, dove ci sono ragazzi che lo condividono e capiscono, finalmente, che c&#8217;è molto Martì da conoscere sotto la prosa e sotto il verso che li affascinano. Scoprono emozionati che non è un uomo del secolo scorso bensì di tutti i secoli.</p>
<p>Ma quello è di Martí? domandano molti, attoniti dalla straordinaria validità delle sue affermazioni e dell&#8217;universalità dei temi che ha abbordato.</p>
<p>Quando i più nuovi –siano bambini o giovani &#8211; scoprono che l&#8217;uomo dell&#8217;Età dell’Oro ha anche scritto cose importanti per adulti sull&#8217;ordine universale ed i pericoli che ci spiano ancora, risulta loro già impossibile staccarsi dalla necessità di cercarlo. Se lo trovano ed entrano nelle sue essenze, già nulla potrà separarli dall&#8217;incantesimo della sua parola. E diventano invincibili.</p>
<p>Ma, come diceva lo stesso Martì nel manifesto del Partito Rivoluzionario Cubano (PRC) a Cuba: “La patria è sacra, e quelli che l&#8217;amano senza interesse né stanchezza, gli devono tutta la verità.”</p>
<p>Non voglio né posso esagerare. Martì non è entrato come vorremmo e come sarebbe necessario, per finire di ricamare l&#8217;anima dei nostri figli e dei figli dei nostri figli. Seguiamo e continueremo ad avere bisogno di Martì, sempre. Ed è la nostra responsabilità insegnarlo, saggiamente ed amorevolmente, come solo i buoni genitori ed i buoni maestri sanno fare.</p>
<p>Un colpo uscito dalle viscere dell&#8217;odio ci scosse poco tempo fa la coscienza in relazione con la perniciosa routine che ci ha già fatto dimenticare l&#8217;attenzione ai busti martiani. E non parlo del pezzo materiale che c&#8217;accompagna fin dall&#8217;infanzia, ma bensì la sua integrità, il simbolo che rinchiude.</p>
<p>I fatti posteriori vennero a provare quanto significa stare vicino a Martì, nel bando di quelli che lo amano e fondano. O contro Martì, nel bando di quelli che lo odiano e distruggono.</p>
<p>Oggi è il 24 febbraio. Sono passati 125 anni dall&#8217;inizio della più nobile delle guerre. Quella che ha organizzato e diretto Martì, definendola come “guerra intera ed umanitaria in cui si unisce ancora di più il popolo di Cuba, invincibile ed indivisibile.”</p>
<p>È scritto nel Manifesto di Montecristi, dove lui e Gomez hanno invocato “come guida ed aiuto del nostro popolo, i magnanimi fondatori, il cui lavoro rinnova il paese grato, e l&#8217;onore, che deve impedire ai cubani, di ferire a voce o con i fatti, quelli che sono morti per loro.”</p>
<p>È stato il 25 marzo 1895, in vigilia del lungo viaggio che li avrebbe portati alla Patria, dove combattevano già per l&#8217;indipendenza i patrioti veterani e “los pinos nuevos” (i giovani) che solo Martì ha potuto svegliare ed unire con la sua enorme fede “nel miglioramento umano e nell&#8217;utilità della virtù”. Quella fede sostiene la nostra leggendaria resistenza. Dobbiamo averne cura tutti, addentrandoci in Martì.</p>
<p>di Miguel Diaz Canel- sito della Presidenza</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://it.cubadebate.cu/notizie/2020/02/24/marti-con-me-con-noi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Raul Castro e Diaz-Canel partecipano alla Marcia delle Fiaccole a L&#8217;Avana</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2020/01/28/raul-castro-e-diaz-canel-partecipano-alla-marcia-delle-fiaccole-lavana/</link>
		<comments>http://it.cubadebate.cu/notizie/2020/01/28/raul-castro-e-diaz-canel-partecipano-alla-marcia-delle-fiaccole-lavana/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 29 Jan 2020 03:22:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[Fidel Castro]]></category>
		<category><![CDATA[Josè Martì]]></category>
		<category><![CDATA[Marcia delle Fiaccole]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://it.cubadebate.cu/?p=11310</guid>
		<description><![CDATA[È quasi mezzanotte ed una foschia copre da un'ora L'Avana. Non è nebbia, la notte è nuvolosa ma non sono cadute altro che due gocce. È fumo. Fumo di lattine di bibita e di pesce che oggi hanno prestato i loro corpi per illuminare San Lazaro dalla scalinata dell'Università de L'Avana fino alla Fragua Martiana.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11312" alt="marcha-de-las-antorchas-1-580x393" src="/files/2020/01/marcha-de-las-antorchas-1-580x393.jpg" width="580" height="393" />È quasi mezzanotte ed una foschia copre da un&#8217;ora L&#8217;Avana. Non è nebbia, la notte è nuvolosa ma non sono cadute altro che due gocce. È fumo. Fumo di lattine di bibita e di pesce che oggi hanno prestato i loro corpi per illuminare San Lazaro dalla scalinata dell&#8217;Università de L&#8217;Avana fino alla Fragua Martiana.</strong></p>
<p>Ora quelle lattine sono resti di metallo sciolti o resi frantumi nel suolo. In questo istante un esercito di spazzini stanno pulendo tutto. Ma alcune ore fa questi cilindri vecchi erano testimoni di chiacchiere tra amici, cori estemporanei al ritmo di Silvio o Buena Fe, salti in gruppo, grida, risate&#8230;</p>
<p>Circa 30 mila persone hanno partecipato alla Marcia delle Fiaccole in attesa del 167º compleanno di Josè Martì. Presieduti dal Generale dell’Esercito Raul Castro Ruz, primo segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba, e dal presidente della Repubblica, Miguel Diaz-Canel Bermudez, questa notte si trovavano anche Josè Ramon Machado Ventura, secondo segretario del Comitato Centrale del Partito, Esteban Lazo Hernandez, presidente dell&#8217;Assemblea Nazionale del Potere Popolare, ed il primo ministro, Manuel Marrero Cruz.</p>
<p>67 anni fa, le lattine per la marcia sono state acquistate clandestinamente in una ferramenta di “Feito e Cabezon” in calle Carlos III. Nello Stadio Universitario hanno mescolato della gomma in un paiolo gigante, fino ad averne la sufficienza per fare le torce di quei giovani che, diretti da Fidel, non volevano lasciare morire l&#8217;Apostolo nel suo centenario.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-11313" alt="desfile-de-las-antorchas_01-580x330" src="/files/2020/01/desfile-de-las-antorchas_01-580x330.jpg" width="580" height="330" /><img class="alignleft size-full wp-image-11311" alt="marcha-de-las-antorchas-580x361" src="/files/2020/01/marcha-de-las-antorchas-580x361.jpg" width="580" height="361" /><img class="alignleft size-full wp-image-11314" alt="desfile-de-las-antorchas_05-580x306" src="/files/2020/01/desfile-de-las-antorchas_05-580x306.jpg" width="580" height="306" /><img class="alignleft size-full wp-image-11315" alt="desfile-de-las-antorchas_06-580x330" src="/files/2020/01/desfile-de-las-antorchas_06-580x330.jpg" width="580" height="330" /><img class="alignleft size-full wp-image-11316" alt="marcha-antorchas-marti-1-580x365" src="/files/2020/01/marcha-antorchas-marti-1-580x365.jpg" width="580" height="365" /><img class="alignleft size-full wp-image-11317" alt="marcha-de-las-antorchas-4-580x369" src="/files/2020/01/marcha-de-las-antorchas-4-580x369.jpg" width="580" height="369" />Nello stesso luogo dove Martì ha scontato una condanna con 17 anni durante alcuni mesi nel 1870, con una picozza in mano ed un ceppo nel piede destro. Lì, nella cava di San Lazaro, il presidente della Federazione Studentesca Universitaria (FEU) di quel tempo, conosciuto come Quino, ha detto: “Con questa marcia si dà inizio all&#8217;omaggio per l&#8217;Apostolo.”</p>
<p>Oggi, quasi 70 anni dopo, il presidente della FEU, Josè Angel Fernandez Castañeda, ha detto che i cubani onorano un intellettuale eccellente, un politico brillante ed un rivoluzionario esemplare.</p>
<p>foto: Abel Padron Padilla e Irene Perez</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://it.cubadebate.cu/notizie/2020/01/28/raul-castro-e-diaz-canel-partecipano-alla-marcia-delle-fiaccole-lavana/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Non tocchino il mio Martì</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2020/01/27/non-tocchino-il-mio-marti/</link>
		<comments>http://it.cubadebate.cu/notizie/2020/01/27/non-tocchino-il-mio-marti/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 28 Jan 2020 02:10:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[Ideologia]]></category>
		<category><![CDATA[Josè Martì]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://it.cubadebate.cu/?p=11308</guid>
		<description><![CDATA[Non tocchino Martì, il mio Josè Martì, non lo tocchino. Chiamatemi illuso, sognatore o fatto all'antica, ma su questo non transigo. Ho le mie ragioni. Ho imparato il mio primo poema quando avevo sei anni. Erano alcuni versi di Josè Martì che parlavano di una rosa bianca e di amare tutti, perfino i nostri nemici. Ricordo come se stessi vedendo un film in bianco e nero, l'immagine di mia madre vicino a me, quel pomeriggio. Eravamo ad una fermata dell'autobus nel capolinea de La Lisa, a L'Avana. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11309" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11309" alt="Carlos Lazo e suo nipote" src="/files/2020/01/carlos-lazo-y-su-nieto-580x435.jpg" width="580" height="435" /><p class="wp-caption-text">Carlos Lazo e suo nipote</p></div>
<p><strong>Non tocchino Martì, il mio Josè Martì, non lo tocchino. Chiamatemi illuso, sognatore o fatto all&#8217;antica, ma su questo non transigo. Ho le mie ragioni. Ho imparato il mio primo poema quando avevo sei anni. Erano alcuni versi di Josè Martì che parlavano di una rosa bianca e di amare tutti, perfino i nostri nemici. Ricordo come se stessi vedendo un film in bianco e nero, l&#8217;immagine di mia madre vicino a me, quel pomeriggio. Eravamo ad una fermata dell&#8217;autobus nel capolinea de La Lisa, a L&#8217;Avana.</strong></p>
<p>L’autobus che stavamo aspettando era “la quaranta” (è la prima linea della quale ho memoria). Noi andavamo per Jaimanitas, il paesino dove vivevamo. Mentre aspettavamo, mia mamma, per ostentare le mie doti “artistiche” e per combattere la noia (in quell&#8217;epoca non c&#8217;erano telefoni cellulari e, nelle fermate dell’autobus, l&#8217;unica forma di alleviare il tedio era conversare) mi ha detto: “Dai figlio, recita il poema ai compagni” (c&#8217;erano lì tre o quattro persone). Io, con tremenda vergogna, ho incominciato: “Coltivo una rosa bianca, in luglio come in gennaio…” mentre gesticolavo. Era come se con le mie piccole mani, tirassi fuori dei fiori da un’aiuola immaginaria (il mio petto) e le offrissi all&#8217;udienza estemporanea. In quel momento non ho capito perché i vecchi che erano alla fermata mi guardavano con occhi umidi di amore. Confesso che, a quell&#8217;età, non capivo neanche molto il significato di quei versi.</p>
<p>Con gli anni ho imparato un po&#8217; di più di Josè Martì. Per esempio, ho scoperto che Martì è l&#8217;unica figura storica che abbraccia in maniera amorosa ed inclusiva tutti i cubani. Camminando per il mondo, ho trovato la sua statua nei quattro punti cardinali. Ho incontrato monumenti di Martì mentre camminavo per New York o Hialeah, per Cancun o Madrid. L&#8217;Apostolo è stato tanto versatile ed universale che i suoi pensieri sono citati da persone di differenti credi ed ideologie. Il suo libro L&#8217;Età dell’Oro, è una presenza costante in quasi tutte le case cubane (dentro e fuori dall’Isola). Il caso è che Martì, almeno per me, non passa di moda. E benché la sua opera sia immensa, quelli che mi sono sempre piaciuti di più sono stati sempre Los Versos Sencillos. La nozione di amore espressa in quelle strofe mi ricorda sempre quello di “amerai il prossimo come a te stesso”. Per questo motivo, Josè Martì acquisisce una rilevanza speciale in questi tempi in cui sembra pullulare l&#8217;odio. Quando si aizza il rancore, si offende e si diffama, Martì continua a ripeterci “cardi né ortica coltivo…”. È come se ci ricordasse che l&#8217;amore, perfino l&#8217;amore silenzioso, fa ammutolire l&#8217;odio.</p>
<p>Ma, infine, quello che volevo dire. Quando Manolito, il mio nipotino è arrivato a casa nostra, (come ogni fine settimana), ci siamo coricati ed abbiamo parlato un momento. Mentre andava già a dormire, ha incominciato la sua routine di recitare l’angelo custode. Da lì ha continuato: “con Dio mi corico, con Dio mi alzo”, così, di seguito. Io ho pensato che avrebbe finito la preghiera “con la vergine Maria e lo Spirito Santo” e che avrebbe chiuso gli occhi. Ma il bimbo non si è fermato lì. All&#8217;improvviso ha fatto una pausa e (lo giuro su mia madre, avreste dovuto vederlo!) ha aggiunto: “Coltivo una rosa bianca, in luglio come in gennaio…” completo! Ed alla fine, amen.</p>
<p>Manolito non capisce ancora il significato di quei versi. Ma io sì. E mi sono riempito di tenerezza vedendolo con le sue manine gesticolare così. Sembrava che il bambino strappasse fiori da un’aiuola (che era il suo petto) e li offriva ad un&#8217;udienza immaginaria mentre io lo guardavo con occhi umidi di speranza. Per questo motivo, chiamatemi illuso, sognatore o fatto all&#8217;antica, ma Martì, il mio Martì non si tocca.</p>
<p>preso dall’account di Facebook di Carlos Lazo</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://it.cubadebate.cu/notizie/2020/01/27/non-tocchino-il-mio-marti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tempo di Cambiamenti, Tempi di Rivoluzione</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2019/07/02/tempo-di-cambiamenti-tempi-di-rivoluzione/</link>
		<comments>http://it.cubadebate.cu/notizie/2019/07/02/tempo-di-cambiamenti-tempi-di-rivoluzione/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 Jul 2019 00:10:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Fidel Castro]]></category>
		<category><![CDATA[Josè Martì]]></category>
		<category><![CDATA[Miguel Diaz-Canel]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://it.cubadebate.cu/?p=11025</guid>
		<description><![CDATA[Piano contro Piano, come ci ha insegnato Martì e come ha messo poi in pratica Fidel, magistralmente. Quello loro, cioè il loro Piano, asfissiarci, dividerci, darci fuoco. Il nostro, unirci, fortificarci, rivoluzionarci. Il bloqueo, come il dinosauro -con tutta la sua perfidia -, continua a stare lì e fa molto male; ma, non è il momento per piangere o lamentarsi; è tempo di cambiare quello che deve essere cambiato, senza abbandonare i principi né la storia.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11026" alt="visita-a-pinar-del-rio-segundo-dia-05-580x435-580x435" src="/files/2019/07/visita-a-pinar-del-rio-segundo-dia-05-580x435-580x435.jpg" width="580" height="435" />Piano contro Piano, come ci ha insegnato Martì e come ha messo poi in pratica Fidel, magistralmente. Quello loro, cioè il loro Piano, asfissiarci, dividerci, darci fuoco. Il nostro, unirci, fortificarci, rivoluzionarci.</strong></p>
<p>Il bloqueo, come il dinosauro -con tutta la sua perfidia -, continua a stare lì e fa molto male; ma, non è il momento per piangere o lamentarsi; è tempo di cambiare quello che deve essere cambiato, senza abbandonare i principi né la storia.</p>
<p>Di fronte alle misure punitive dell&#8217;impero ed alle liste illegittime come fattori di pressione, di fronte alla bugia ed all&#8217;odio come pratica politica, Cuba risponde con intelligenza e disinvoltura, osservandosi dentro per calibrare le proprie forze e le proprie riserve, agendo con audacia e prodezza, mettendo il mirino nelle mete di sviluppo e non unicamente nelle misure di contingenza, aggiungendo un vento nuovo al programma di trasformazioni economiche e sociali intrapreso dal VI Congresso del Partito.</p>
<p>Il Governo cubano, alimentato dal contatto diretto e permanente col suo popolo,–ascoltando la gente per le strade, l&#8217;operaio nella fabbrica e nel suo Congresso sindacale, il contadino nel solco, lo studente nell&#8217;Università–, è venuto sgrossando il cammino, raddrizzando le curve, cercando misure rinnovatrici. L&#8217;ultima settimana permette di considerare il valore e l&#8217;impatto dei cambiamenti che si implementano e che stanno per succedere.</p>
<p>Una strategia economica più audace e realista è stata approvata dal Consiglio dei Ministri, a partire dai dati ricuperati in tutto il paese, cominciando ad implementare nuove misure, studiate con i settori dell&#8217;accademia, ed altre già studiate che non erano avanzate nel loro consolidamento pratico. Passi di decentralizzazione economica, priorità all&#8217;industria ed alla produzione nazionale, flessibilizzazione e stimolo all&#8217;esportazione, maggiori possibilità di interrelazione tra gli attori economici statali e non statali, rendere più dinamico lo sviluppo municipale e locale come basi della gestione del governo, ordinamento del commercio interno per frenare la fuga di denaro, sono alcune delle decisioni adottate.</p>
<p>Già prima, dal principio di giugno, il governo aveva convocato ad un esercizio trasformatore e veramente partecipativo per conformare il Piano dell&#8217;Economia 2020, cambiando la pratica di elaborarlo da sopra verso il basso, utilizzando un metodo che include in primo luogo i lavoratori ed i collettivi, conoscitori delle riserve di produzione, della qualità e dell’efficienza reali.</p>
<p>Con tutto ciò, con saggezza, si è fatto riferimento all&#8217;esperienza del passato. Oggi niente è gratuito, in questi tempi difficili, la decisione di riscattare come riferimenti le due Direttive del Comandante in Capo per il Periodo Speciale ed il proposito di portare nell&#8217;agenda economica alcune pratiche positive che sono state adottate durante quegli anni (come l&#8217;esperienza di FINATUR), e che in seguito sono state abbandonate.</p>
<p>E quando sembrava che la possibilità fosse molto lontana, è arrivato il colpo di audacia di rompere il circolo vizioso che allontanava sempre di più i salari del settore statale (il preventivato, soprattutto) dai prezzi in aumento di prodotti e dei servizi. È il primo passo di una trasformazione più radicale, in un processo già progettato che includerà–come ha annunciato il Presidente nel suo intervento a Pinar del Rio–, una riforma salariale integrale, riforma nella politica dei prezzi, eliminazione dei sussidi e l&#8217;imprescindibile unificazione monetaria e cambiaria.</p>
<p>È la stessa audacia con cui Diaz–Canel ha parlato ai nostri intellettuali ed agli artisti nell’appena concluso Congresso dell&#8217;UNEAC: convocandoli alla difesa del progetto socialista di nazione, alla salvaguardia rinnovata e rinnovatrice della Politica Culturale della Rivoluzione, confrontandosi con pratiche inamovibili, chiamando le cose con il loro nome, sollecitando l&#8217;azione ed un pensiero collettivo che arricchisce, reclamando un combattimento contro l&#8217;indecenza e l&#8217;incultura, il mercenarismo e la banalità.</p>
<p>Qui c’è la sua messa a fuoco critica delle pratiche stabilite nella relazione tra cultura e turismo e la sua opinione sulle istituzioni ed aziende della cultura; le prime, per maniere burocratiche e mancanza di professionismo che le collocano dietro ai creatori; le seconde, per insufficienze nella produzione, promozione e commercializzazione della nostra migliore creazione e per pratiche di parassitismo che favoriscono la corruzione ed ostacolano un maggiore apporto dell&#8217;industria culturale al Prodotto Interno Lordo del paese.</p>
<p>I partecipanti, in uno scelto auditorium di artisti e di intellettuali presenti nell&#8217;appuntamento, hanno dimostrato appoggio a questi appelli a cambiare i modi fare e la necessità di rispondere alle legittime aspirazioni dei creatori.</p>
<p>Per questa strada cammina la nuova politica per fomentare la creazione cinematografica ed audiovisiva, resa pubblica giovedì scorso, sorta precisamente dall&#8217;impegno, dalle proposte e dalle aspirazioni dei creatori, in dialogo critico ed istruttivo con le istituzioni.</p>
<p>Cambiamenti ordinati sono stati sperimentati anche dal Partito, conseguente con quanto accordato nel suo VII Congresso, di fomentare “una rinnovazione sistematica” che garantisca “la vitalità e continuità della direzione del nostro processo rivoluzionario”. La scorsa settimana sono stati eletti nuovi primi segretari a Camagüey ed a Las Tunas. Anteriormente, sono state cambiate le direzioni di partito a Matanzas, Cienfuegos, Villa Clara, Ciego de Avila e l&#8217;Isla de la Juventud. Compagni più giovani hanno assunto queste responsabilità complesse, ed i più sperimentati che hanno concluso questo dovere, passano a rinforzare il Governo e l&#8217;amministrazione in nuovi compiti.</p>
<p>Adesso, ci saranno riunioni nell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare che arriveranno marcate con l&#8217;inedito scenario di dibattito di tre importanti progetti di leggi in una stessa sessione ordinaria del Parlamento cubano. Anche il nostro potere legislativo si muove a tono coi tempi.</p>
<p>Sono stati giorni di cambi ed ottimismo. Una Rivoluzione deve alimentarsi permanentemente della rinnovazione e dell&#8217;autocritica, insieme all&#8217;autoaffermazione ed all&#8217;esperienza accumulata; una relazione dialettica di sane ed umane aspirazioni con le realtà inevitabili. L’ambiente positivo nel nostro paese in questi giorni riflette il consenso raggiunto da una gestione di governo sistematica ed audace, energizzante e trasformatrice, basata nel pensiero e nell&#8217;analisi, con la scienza come supporto e capacità di comunicazione, dove si affronta l&#8217;inerzia, l&#8217;indolenza, la burocrazia, il lavoro superficiale, la mancanza di controllo, l&#8217;insensibilità e la disattenzione ai problemi della popolazione.</p>
<p>La nuova generazione, che ha appena assunto un anno fa la direzione dello Stato e del Governo, ha dimostrato la sua capacità di leadership, il suo senso del momento storico, la sua fedeltà al popolo ed alla nostra storia. Benché manchi ancora molto da fare, e lo sappiamo.</p>
<p>Il pensiero in questi tempi di Rivoluzione deve essere di radice martiana ed essenza fidelista. L&#8217;Apostolo ci ha spinto ad esercitare la politica “… che ha per oggetto mettere un numero di uomini in condizione di essere felici per il lavoro e per il decoro”. Su questi principi camminano le chiavi dei nostri cambiamenti. Accompagnarli col nostro sforzo e la nostra dedicazione sarà imprescindibile per il successo.</p>
<p>di Randy Alonso Falcon</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Estudios Revolucion</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://it.cubadebate.cu/notizie/2019/07/02/tempo-di-cambiamenti-tempi-di-rivoluzione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dieci ragioni per sfilare questo 1º Maggio</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2018/04/30/dieci-ragioni-per-sfilare-questo-1o-maggio/</link>
		<comments>http://it.cubadebate.cu/notizie/2018/04/30/dieci-ragioni-per-sfilare-questo-1o-maggio/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 01 May 2018 00:59:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[1º maggio]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[Fidel Castro]]></category>
		<category><![CDATA[Josè Martì]]></category>
		<category><![CDATA[Raul Castro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://it.cubadebate.cu/?p=10489</guid>
		<description><![CDATA[A Cuba, a differenza di altri paesi, si celebra il Giorno Internazionale dei Lavoratori con una gran sfilata del popolo proletario. In molti territori del mondo questo giorno si trasforma in una giornata di protesta e denuncia contro governi e politiche contrarie al movimento proletario. Il popolo cubano celebra ogni 1º Maggio con una sfilata piena di allegria, dove partecipano tutti i settori del popolo lavoratore. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10490" alt="trabajadores-desfile" src="/files/2018/04/trabajadores-desfile.jpg" width="580" height="290" />1 &#8211; A Cuba, a differenza di altri paesi, si celebra il Giorno Internazionale dei Lavoratori con una gran sfilata del popolo proletario. In molti territori del mondo questo giorno si trasforma in una giornata di protesta e denuncia contro governi e politiche contrarie al movimento proletario. Il popolo cubano celebra ogni 1º Maggio con una sfilata piena di allegria, dove partecipano tutti i settori del popolo lavoratore.  </strong></p>
<p>2 &#8211; Secondo la Costituzione della Repubblica di Cuba, nel suo articolo 45, il lavoro nella società socialista è un diritto, un dovere ed un motivo di onore per ogni cittadino. Riconoscendo così il lavoro come una garanzia fondamentale del popolo cubano.</p>
<p>3 &#8211; Il lascito di Fidel Castro, Josè Martì e gli illustri dell&#8217;indipendenza cubana rappresentano i più alti valori dei nostri lavoratori e delle migliori tradizioni patriottiche del nostro paese.</p>
<p>4 &#8211; L&#8217;aggiornamento del modello economico e sociale cubano dipende in ampia misura dall&#8217;efficienza e produttività che ogni lavoratore apporta dalla sua posizione all&#8217;economia ed allo sviluppo del paese.</p>
<p>5 &#8211; Chi partecipa alla sfilata costituisce un appoggio morale alla direzione storica della Rivoluzione, ed alla nuova direzione del paese, in momenti in cui Cuba è assediata dagli artigli dell&#8217;impero più grande del mondo.</p>
<p>6 &#8211; Il concetto di Rivoluzione, pronunciato un 1º Maggio, impegna ogni cubano a cambiare tutto quello che deve essere cambiato, con senso del momento storico.</p>
<p>7 &#8211; I cubani hanno deciso di costruire una nazione socialista, indipendente, sovrana, prospera e sostenibile, organizzata con tutti e per il bene di tutti, senza che poderose forze esterne intervengano nei temi interni del paese.</p>
<p>8 &#8211; Le nuove generazioni di cubani assumono con impegno, lealtà e dignità la continuità del processo rivoluzionario cubano. Coscienti del ruolo di protagonisti che oggi vivono e senza dimenticare la storia.</p>
<p>9 &#8211; I lavoratori cubani celebrano il loro XXI Congresso. La CTC nel suo anniversario sviluppa un ampio processo di assemblee in vista del XXI Congresso di questa organizzazione che si celebrerà nel mese di gennaio del 2019.</p>
<p>10 &#8211; I cubani celebreremo varie date storiche importanti, come i 165º anniversario del compleanno del nostro Eroe Nazionale Josè Martì, il 150º dell&#8217;inizio delle guerre per l&#8217;Indipendenza, il 65º dell&#8217;assalto alle Caserme Moncada e Carlos Manuel de Cespedes ed il 60º del trionfo della Rivoluzione.</p>
<p>di Giovany Peñate Cruz</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://it.cubadebate.cu/notizie/2018/04/30/dieci-ragioni-per-sfilare-questo-1o-maggio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Due uomini, lo stesso sogno</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2018/01/29/due-uomini-lo-stesso-sogno/</link>
		<comments>http://it.cubadebate.cu/notizie/2018/01/29/due-uomini-lo-stesso-sogno/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 30 Jan 2018 02:42:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[Fidel Castro]]></category>
		<category><![CDATA[Josè Martì]]></category>
		<category><![CDATA[Nuestra America]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://it.cubadebate.cu/?p=10369</guid>
		<description><![CDATA[E il barbuto parlava davanti alla folla come se avesse l’Apostolo al suo fianco.  Accompagnandolo. Guidando il cammino. Perchè più della statua perpetuata nel marmo – questa che ai cubani fa fremere ogni fibra dell’anima, quello che c’era dietro il palco della piazza era la continuità di uno stesso pensiero, come se il discepolo e il Maestro si fossero messi d’accordo.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10370" alt="MartiFidel" src="/files/2018/01/MartiFidel.jpg" width="580" height="341" />E il barbuto parlava davanti alla folla come se avesse l’Apostolo al suo fianco.  Accompagnandolo. Guidando il cammino. Perchè più della statua perpetuata nel marmo – questa che ai cubani fa fremere ogni fibra dell’anima, quello che c’era dietro il palco della piazza era la continuità di uno stesso pensiero, come se il discepolo e il Maestro si fossero messi d’accordo.</strong><br />
Gli uomini muoiono, almeno fisicamente, ma le idee restano e passano da una generazione all’altra, alimentando questa eredità storica. Ci possono essere altre coincidenze, altri nomi, ma quando si para di Martí e di Fidel è quasi impossibile non incontrare questo legame, il filo conduttore che evidenzia come la pratica martiana esercitò una grande influenza nella  formazione morale umana e rivoluzionaria del Comandante in Capo.</p>
<p>Anche nei suoi anni di studente, il leader storico della Rivoluzione cubana sostentò i suoi ideali e criteri di sovranità, appellandosi alle dottrine dell’Apostolo e in non poche occasioni ricordò quelle parole martiane che assicuravano che la libertà costava molto cara ed era necessario o rassegnarsi a vivere senza o decidersi a comprala al suo prezzo. Fu nella stessa università, come Fidel disse molte volte nei suoi discorsi, dove divenne rivoluzionario, perchè ed è anche lì che divenne martiano.</p>
<p>Ugualmente il Maestro smascherò nella sua epoca il riformismo e l’annessionismo come nemici dell’indipendenza di Cuba e proclamò l’inevitabilità della guerra contro il colonialismo spagnolo. Così  il Comandante giunse alla conclusione che restava un solo cammino per conquistare la libertà: quello della lotta armata, ricordava l’investigatore e storiografo cubano José Cantón Navarro, nel prologo del libro José Martí nelle idee di Fidel Castro, delle   autrici  Dolores Guerra López, Margarita Concepción Llano e Amparo Hernández Denis.</p>
<p>«Lo stesso Fidel spiegò questa coincidenza nel 1971 agli studenti dell’Università di Concepción, in Chile.</p>
<p>“Una profonda tradizione veniva da Martí. Quando parlava della guerra spiegava: «La guerra inevitabile, la guerra necessaria. Fu tutta una filosofia per giustificare perche e spiegare perchè nel nostro paese si sceglieva la forma estrema di lotta, dato che alla patria non restava altra alternativa per ottenere la libertà. La nostra Rivoluzione ha sempre seguito questa tecnica, questa predica e questo stile martiano».</p>
<p>«Così tutti i passi di Fidel sono presieduti dall’irrevocabile decisione martiana di combattere sino alla conquista della libertà o perdere la vita in combattimento. Questo è forse il primo legato di Martí alle generazioni che lo hanno seguito : quello della lotta  a morte contro l’oppressione straniera e il dispotismo», afferma  Cantón Navarro.</p>
<p>Forse non troveremo un fatto più rivelatore che il processo agli attaccanti della caserma Moncada e in particolare “La storia mi assolverà”. Lì nell’allegato ci sono momenti trascendentali delle gesta rivoluzionarie e nomi che conosciamo molto bene : Maceo, Gómez, Agramonte. Céspedes…, ma è Martí ancora una volta il filo conduttore delle parole di autodifesa che Fidel scrisse dalla carcere e che sostengono di fronte agli accusatori il diritto dei popoli all’insurrezione contro la tirannia e alla legittmità della lotta per l’indipendenza di Cuba.</p>
<p>E fu ben chiaro quando il Comandante in Capo segnalò che avevano proibito la consegna dei libri di Marti nella sua cella.</p>
<p>«(…) pare che la censura della prigione lo ha considerato  troppo sovversivo. O sarà perché io ho detto che Martí era l’autore intellettuale del 26 di Luglio? Si  impediva inoltre che portasse nel processo qualsiasi opera di consultazione su qualsiasi altra materia. Non importa in assoluto!</p>
<p>Porto nel cuore le dottrine del Maestro e nel pensiero le nobili idee di tutti gli uomini che hanno difeso la libertà dei popoli ».</p>
<p>O quando disse: «Sembrava che l’Apostolo dovesse morire nell’anno del suo centenario, che la sua memoria si estinguesse per sempre, tanto era l’affronto!</p>
<p>Ma lui vive, non è morto, il suo popolo è ribelle, il suo popolo è degno, il suo popolo è fedele al suo ricordo ; ci sono cubani che sono morti difendendo le sue dottrine, ci sono giovani che in una magnifica offerta e sacrificio vennero a morire vicino alla sua tomba, a dare il loro sangue e la loro vita perché lui continuasse a vivere nell’anima della Patria! Cuba, cosa sarebbe di te se avessimo lasciato morire il tuo Apostolo!»</p>
<p>E se non bastassero le continue menzioni, ci restano quelle che chiamiamo coincidenze, anche se in realtà sono frutto dell’influsso che ebbe uno sull’altro.</p>
<p>Fidel concluse  il suo storico allegato con la frase «La storia mi assolverà». Martí a sua volta aveva fatto un pronostico simile nel discorso del 17 febbraio del 1892, noto come L’Orazione di Tampa e e Cayo Hueso al termine del suo discorso, con parole chiaramente risonanti per la nostra Rivoluzione: «La storia non ci dichiarerà colpevoli».</p>
<p>Questa identificazione di ideali fa sì che il primo obiettivo espresso una e un’altra volta dai rivoluzionari della Moncada, sia quella di compiere i sogni mai realizzati di Martí, scrive  Cantón Navarro. «Nella memorabile mattina all’alba del 26 di Lulgio del 1953, quando giunse l’ora suprema e i giovani combattenti</p>
<p>Attendono le ultime istruzioni, si sentono le note dell’Inno Nazionale, e nel breve discorso  di Fidel spiccano queste parole : «Se vincete, domani,  si farà presto quello che Marti aspirava»</p>
<p>Ma la storia ne fece delle sue, perché anche se fu un ordine e non la casualità così come ha raccontato la giornalista Martha Rojas, Premio Nazionale di Giornalismo José Martí, Fidel Castro fu fotografato davnti a un ritratto di José Martí nel Vivac di Santiago di Cuba, il carcere municipale,  dopo l’assalto alla caserma Moncada.</p>
<p>La giornalista racconta che fu quasi  uno scherno per gli elementi del Vivac ordinargli che posasse lì per quella che si potrebbe chiamare la foto ufficiale, dove l’assaltante aveva dietro a sé Martí che aveva offeso, quando in verità stavano esaltando quello che era più di un simbolo per lui.</p>
<p>Quella emblematica immagine non solo è perpetuata nei libri di storia, ma è che vedendoli insieme e guardando l’opera di ognuno sappiamo allora perchè quei  due uomini separati dagli annali del tempo hanno tanto in comune, come se noi si parlasse di uno solo.</p>
<h4><strong>CUBA E NUESTRA AMERICA</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il programma della Moncada era fondamentalmente martiano e quella  continuità nel pensiero è in ogni passo, in ogni azione di Fidel che ci insegna con il progetto rivoluzionario tutta la dimensione etica umana, politica, ideologica, internazionalista e antimperialista di José Martí.</p>
<p>Tutti e due compresero molto presto che la Rivoluzione cubana è stata una sola da quei rintocchi di campana nello zuccherificio  Demajagua, un 10  ottobre del 1868, quando Carlos Manuel de Céspedes liberò i suoi schiavi e e diede il grido liberatore dell’indipendenza.</p>
<p>Un altro  10 ottobre, ma del 1899, l’ Apostolo si presento all’emigrazione cubana nel  Hardman Hall, di Nuova York, e disse: «(…) Tribunale siamo noi qui più che tribuna: tribunale che non deve dimenticare che è compito del giudice dare esempio della virtù per la mancanza di censura negli altri, e che quelli che fungono da giudici dovranno un giorno essere giudicati.</p>
<p>Chi accusa gli altri di non fondare, deve fondare. Tra noi che viviamo liberi all’estero, il 10 ottobre non può essere, come non è oggi, una festa amara di commemorazione dove veniamo con il rossore sulle guance e la cenere in testa, ma un ricordo e una promessa». Fidel lo  comprese con chiarezza e lo espresse nel discorso pronunciato  nel riassunto della veglia commemorativa dei cento anni di lotta, il 10 ottobre del 1968.</p>
<p>«No c’è il minimo dubbio, ovviamente, che Céspedes simbolizzò lo spirito dei cubani di quell’epoca, simbolizzò la dignità e la ribellione di un popolo eterogeneo tuttavia, che cominciava a nascere nella storia.</p>
<p>«(…) Queste bandiere che sventolarono in Yara, nella Demajagua, a Baire, a Baraguá, a Guáimaro; queste bandiere che presiederono l’azione sublime di liberare dalla schiavitù, queste bandiere hanno presieduto la storia rivoluzionaria del nostro paese  e non saranno mai ammainate. Queste bandiere e quello che rappresentano saranno difese dal nostro popolo sino all’ultima goccia di sangue».</p>
<p>Fidel si ispirò ugualmente alle idee  latinoamericane e internazionaliste di Martí e sbozzò il necessario dell’unità in Cuba, ma anche in tutta l’America come scudo di fronte ai desideri espansionistici  degli Stati Uniti</p>
<p>«(…) Quando difendiamo il nostro paese, abbiamo la sensazione di difendere anche i nostri popoli fratelli dell’America Latina Perché  Martí lo disse molto tempo fa, 95 anni fa,  e Martí è stato uno dei più grandi pensatori di questo emisfero, uno dei grandi profeti e preveggente. Il giorno prima della sua morte scrivendo una lettera a un amico messicano, gli disse: “In silenzio ha dovuto essere e tutto quello che ho fatto sino ad oggi e farò, sarà per impedire con l’indipendenza di Cuba che gli Stati Uniti si estendano come un’ulteriore forza sui popoli d’America. Voglio dire, una Cuba nelle mani degli Stati Uniti sarebbe stata un’ulteriore forza”.</p>
<p>«Se in Cuba la Rivoluzione fosse sconfitta sparirebbe l’indipendenza del nostro paese. Rivoluzione, indipendenza e sovranità sono cose inseparabili in Cuba. Non l’hanno potuta conquistare nel secolo scorso ; credevano che sarebbe caduta come frutta matura come proclamarono in un’occasione (…)</p>
<p>«L’ Apostolo ci ha tracciato l’immagine di un’America Latina unita di fronte all’America imperialista e superba, turbolenta e brutale che ci disprezzava» ha segnalato Fidel durante un incontro con intellettuali brasiliani nel Palazzo delle Convenzioni di  Anhembi, a Sao Paulo, in Brasile, il 18 marzo del 1990.</p>
<p>Ma anche molto tempo prima, in “La storia mi assolverà”, già il leader annunciava che la politica cubana in marcia sarebbe stata di stretta solidarietà con i popoli democratici del continente. E così lo abbiamo realizzato non solo con l’America, ma in ogni paese che ha necessitato una mano amica.</p>
<p>Angola, Etiopia, Sudafrica, Namibia…, i sogni di liberazione di queste terre hanno sangue cubano nella loro storia, perché sono stati migliaia e migliaia i combattenti che hanno lasciato indietro ciò che conoscevano, il loro paese, perché, come ha detto Fidel, essere internazionalisti è saldare il proprio debito con l’umanità.</p>
<p>La collaborazione fraterna di medici, allenatori sportivi, costruttori e altri professionisti lascia pochi spazi vuoti nella mappa del mondo.</p>
<p>Queste gesta di solidarietà sono oggi una parte della nostra essenza, quella che ci definisce come cubani e anche come martiani.</p>
<h4>UNA SOCIETA’ CON TUTTI E PER IL BENE DI TUTTI</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>La dedizione totale senza ambizioni alla causa rivoluzionaria, le ansie di conquistare la giustizia per il suo popolo e per tutti i popoli del mondo, la coniugazione nella persona dell’eroismo con la semplicità e la naturalezza dell’essere umano, l’immensa capacità come statista politico, l’opportunità di saper fare in ogni momento e luogo che corrisponde, la convinzione e la prassi che le trincee di idee valgono più che le trincee di pietra… tutto questo così come in Martì lo incontriamo in Fidel.</p>
<p>E se sentiamo la presenza di Martí nella Moncada, nello yacth Granma, nella Sierra, è stato a partire dal trionfo della Rivoluzione del 1959 che incominciò a materializzarsi quel sogno dell’Apostolo di una Repubblica dove la prima legge è stata il culto dei cubani alla dignità piena dell’uomo.</p>
<p>Con la guida di Fidel, la Rivoluzione ha costruito una società degli umili e per gli umili, con tutti e per il bene di tutti.</p>
<p>La Patria si è fatta sovrana, indipendente democratica e giusta. È cominciata anche l’opera di trasformazione, di creazione, di miglioramento in tutti i campi e settori.</p>
<p>«Alla fine, Maestro, la tua Cuba che sognavi sta diventando una realtà», annunciava il Comandante in Capo in un discorso pronunciato nel 1960 in Piazza della Rivoluzione, perchè il nostro processo rivoluzionario ha abolito i privilegi, gli sfruttamenti e ha elevato le condizioni di vita dell’uomo, permettendo ai cubani di sognare con un domani migliore.</p>
<p>Come Martí, Fidel comprese la necessità di creare un partito dell’unità che non fosse di privilegi ma di sacrificio e di dedizione totale alla causa rivoluzionaria.</p>
<p>«Martí ha fatto un partito, non due partiti, nè tre partiti, nè dieci partiti, nel quale possiamo vedere il precedente più onorevole e più legittimo del glorioso partito che oggi dirige la nostra Rivoluzione : il Partito Comunista di Cuba, che è l’unione di tutti i rivoluzionari, che è l’unione di tutti i patrioti per dirigere la Rivoluzione e per fare la Rivoluzione, per unire strettamente il popolo», disse il Comandante  in Capo durante la veglia solenne per l’anniversario della morte in combattimento del Maggiore Generale Ignacio Agramonte, l’11 maggio del 1973.</p>
<p>Sono più di 120 anni che il Maestro morì a Dos Ríos.</p>
<p>Poco più di un anno fa tutta Cuba si è commossa per la scomparsa fisica del suo migliore discepolo Ma come Martí, Fidel non pensò solo per il suo tempo, ma anche per il nostro.</p>
<p>Fidel ha tracciato le linee del cammino da seguire, perchè aveva la capacità unica di osservare l’orizzonte, sapere verso dove andavamo e ritornare per contarci.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left" align="center">di Yaditza del Sol Gonzalez</p>
<p style="text-align: left" align="center">da Granma</p>
<p style="text-align: left" align="center">traduzione di Francesco Monterisi</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://it.cubadebate.cu/notizie/2018/01/29/due-uomini-lo-stesso-sogno/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Renè Gonzalez Sehwerert eletto Vicepresidente della Società Culturale Josè Martì</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2016/05/31/rene-gonzalez-sehwerert-eletto-vicepresidente-della-societa-culturale-jose-marti/</link>
		<comments>http://it.cubadebate.cu/notizie/2016/05/31/rene-gonzalez-sehwerert-eletto-vicepresidente-della-societa-culturale-jose-marti/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 Jun 2016 01:25:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[Josè Martì]]></category>
		<category><![CDATA[René González]]></category>
		<category><![CDATA[vicepresidente]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://it.cubadebate.cu/?p=9341</guid>
		<description><![CDATA[Dopo la consultazione dei membri del Comitato Nazionale della Società Culturale Josè Martì, in compimento di quanto stabilito negli Statuti di questa Organizzazione, e su proposta del suo presidente il Dr. Armando Hart Davalos, è stato eletto e designato vicepresidente della stessa l'Eroe della Repubblica di Cuba, compagno Renè Gonzalez Sehwerert.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_9342" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-9342" alt="Renè Gonzalez" src="/files/2016/05/René.jpg" width="580" height="330" /><p class="wp-caption-text">Renè Gonzalez</p></div>
<p><strong>Dopo la consultazione dei membri del Comitato Nazionale della Società Culturale Josè Martì, in compimento di quanto stabilito negli Statuti di questa Organizzazione, e su proposta del suo presidente il Dr. Armando Hart Davalos, è stato eletto e designato vicepresidente della stessa l&#8217;Eroe della Repubblica di Cuba, compagno Renè Gonzalez Sehwerert.  </strong></p>
<p>Il Dr. Hector Hernandez Pardo, Primo Vicepresidente della Società Culturale Josè Martì, ha dato formalmente il benvenuto al famoso lottatore rivoluzionario nell&#8217;atto di presentazione di Renè al collettivo della sede nazionale dell&#8217;Organizzazione, e sottolineò l&#8217;onore e l&#8217;allegria che rappresenta per i suoi soci in tutto il paese, per le istituzioni martiane e per tutti quelli che lavorano per affermare nell&#8217;anima e nella condotta di ogni cubano il lascito del Maestro, contare con la presenza attiva e l&#8217;appoggio di un combattente della taglia di Gonzalez Sheweret, uno dei Cinque Eroi che con la sua resistenza indistruttibile nelle viscere del mostro hanno portato in alto il valore delle idee.</p>
<p>Renè, che immediatamente cominciò a compiere un programma di incontri con differente istituzioni martiane, e con i Ministeri di Cultura, Educazione Superiore ed Educazione, svolgerà, nella Società Culturale, tra le altre cose, il lavoro coi bambini e giovani, come il lavoro dei club martiani, con i consigli municipali e con le Giunte Provinciali della Società Culturale.</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto di Ricardo Lopez Hevia</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://it.cubadebate.cu/notizie/2016/05/31/rene-gonzalez-sehwerert-eletto-vicepresidente-della-societa-culturale-jose-marti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Frei Betto: non è necessario vivere negli USA per conoscere le sue viscere</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2016/01/27/frei-betto-non-e-necessario-vivere-negli-usa-per-conoscere-le-sue-viscere/</link>
		<comments>http://it.cubadebate.cu/notizie/2016/01/27/frei-betto-non-e-necessario-vivere-negli-usa-per-conoscere-le-sue-viscere/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 28 Jan 2016 00:49:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Conferenza]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[Frei Betto]]></category>
		<category><![CDATA[Josè Martì]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://it.cubadebate.cu/?p=9095</guid>
		<description><![CDATA[L'imperialismo nordamericano è un mostro che continua allo stesso modo di sempre e non dobbiamo vivere negli Stati Uniti per conoscere le sue viscere perché sappiamo che ha creato un'egemonia ideologica capitalista e neoliberale nel pianeta, riflette Frei Betto. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5182" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-5182" alt="Frei Betto" src="/files/2012/07/frei-betto.jpg" width="300" height="250" /><p class="wp-caption-text">Frei Betto</p></div>
<p><strong>L&#8217;imperialismo nordamericano è un mostro che continua allo stesso modo di sempre e non dobbiamo vivere negli Stati Uniti per conoscere le sue viscere perché sappiamo che ha creato un&#8217;egemonia ideologica capitalista e neoliberale nel pianeta, riflette Frei Betto.  </strong></p>
<p>L&#8217;affermazione è stata fatta dal domenicano brasiliano, teologo della liberazione, in un&#8217;intervista sostenuta con i giornalisti di Prensa Latina nel Palazzo delle Convenzioni de L&#8217;Avana, dove partecipa alla II Conferenza Internazionale Con tutti e per il bene di tutti, sulla validità del pensiero politico di Josè Martì.</p>
<p>Fu proprio ispirato in quella frase di Martì sull&#8217;espansionismo statunitense, nella lettera incompiuta al suo amico Manuel Mercado, nella quale esprime che “vissi nel mostro e ne conosco le viscere” che Betto mette in allerta sull&#8217;offensiva della destra continentale appoggiata dagli Stati Uniti e sui pericoli che incombono sui processi rivoluzionari.</p>
<p>Il mostro continua lì, ripete, e la prova più forte è stato il crollo dell&#8217;Unione Sovietica e del campo socialista dell&#8217;est, e dobbiamo ancora domandarci come e perché è accaduto.</p>
<p>Betto indica che il pensiero politico martiano è vigente nell&#8217;America di oggi perché &#8220;dalla sua realtà storica disegnò linee universali come il senso di indipendentismo, l&#8217;etica nella politica, la valutazione della spiritualità e l&#8217;antimperialismo&#8221;.</p>
<p>Leggere Martì, segnala, è fare luce sulla realtà di oggi, scoprire una relazione molto complicata perché l&#8217;America Latina è sempre stato un continente sfruttato e colonizzato, prima dalle potenze europee e dopo dagli Stati Uniti.</p>
<p>Frei Betto considera che si è avanzato abbastanza negli ultimi anni, che molti paesi riuscirono a scegliere capi di Stato progressisti, e si sono conquistati connessioni continentali molto importanti come l&#8217;Alba, la Celac, l’Unasur.</p>
<p>Ma ricorda che si commisero errori, e dal punto di vista umano il più forte fu non dare abbastanza potere all&#8217;organizzazione popolare, si abbandonò il lavoro politico e lì entra Martì, perché si preoccupò sempre del tema ideologico.</p>
<p>“Raccomando apprendere la lezione dagli errori”, assicura che non basta che ci sia un gruppo di dirigenti che abbia coscienza rivoluzionaria perché questa deve esistere in ogni individuo, in ogni giovane e che la gente possa avere una buona autostima del socialismo. “Martì sempre ha insistito sulla necessità di questa formazione politica”, ha concluso.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://it.cubadebate.cu/notizie/2016/01/27/frei-betto-non-e-necessario-vivere-negli-usa-per-conoscere-le-sue-viscere/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Martì, precursore dell’antimperialista latino-caraibico</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2015/05/25/marti-precursore-dellantimperialista-latino-caraibico/</link>
		<comments>http://it.cubadebate.cu/notizie/2015/05/25/marti-precursore-dellantimperialista-latino-caraibico/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 26 May 2015 01:07:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[antimperialista]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[Josè Martì]]></category>
		<category><![CDATA[Nostra America]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://it.cubadebate.cu/?p=8655</guid>
		<description><![CDATA[Il 19 maggio 1895 - 120 anni fa - cadde in combattimento Josè Martì, Apostolo dell’indipendenza di Cuba e precursore indiscutibile dell’antimperialismo moderno in America Latina e nei Caraibi. Lui fu anche il continuatore di quelle idee di sovranità, unità e integrazione latino-caraibica di Miranda e Bolivar, che arricchirono nel divenire la sua importante vita.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8656" alt="" src="/files/2015/05/marti_jose_2.jpg" width="580" height="316" />Il 19 maggio 1895 &#8211; 120 anni fa &#8211; cadde in combattimento Josè Martì, Apostolo dell’indipendenza di Cuba e precursore indiscutibile dell’antimperialismo moderno in America Latina e nei Caraibi. Lui fu anche il continuatore di quelle idee di sovranità, unità e integrazione latino-caraibica di Miranda e Bolivar, che arricchirono nel divenire la sua importante vita.</strong></p>
<p>Martì giunse ai ventidue anni “al Messico repubblicano, liberale e “juarista” di Lerdo de Tejada, che gli aprì le braccia e lo collocò al fianco di Guillermo Prieto, Manuel Altamurano, Ignacio Ramirez &#8211; il Nigromante -, Juan Josè Baz, Vicente Villana, Manuel Mercado, temprati – tutti &#8211; nella lotta contro l’aggressione francese, come al fianco di uomini della nuova generazione del calibro di Justo Sierra e Juan de Dios Peza”; così ha scritto il dottor Alfonso Herrera Franyutti, illustre biografo di Martì in Messico, nonché studioso riconosciuto di tutta la sua vita e opera.</p>
<p>Lo studioso cubano ha investigato, inoltre, la civilizzazione mesoamericana, per giungere alla conclusione che “quando l’indio si alzerà in piedi, anche l’America lo farà”. Questo concetto è presente, invero, in tutta l’opera e l’ideologia “martiana”, là dove si evince che “non esistono le razze”, e che è necessario difendere l’identità universale dell’essere umano e dissentire, pertanto, dalle repubbliche oligarchiche sorte dalla prima indipendenza, che, di fatto, hanno emarginato l’indio, il nero ed il meticcio; questo è il concetto principale del testo martiano “Nostra America”.</p>
<p>Durante i primi anni in Messico, tra il 1875 ed il 1876, Martì imbastì un’indissolubile amicizia con il michoacano Mercado, che divenne il suo miglior confidente. Proprio a lui, Martì scrive una lettera proprio il giorno prima di cadere in battaglia sotto il fuoco nemico. Questa lettera è considerata come il testamento politico di Josè Martì, poiché espone in forma chiara ed esplicita la natura del suo progetto strategico: “In silenzio è necessario agire”:</p>
<p>“Mio carissimo amico”, ha inizio la missiva e qualche riga dopo afferma: “ogni giorno mi trovo in pericolo perché disposto a dare la mia vita per il mio paese, e per via del mio dovere &#8211; ardo dal desiderio di realizzarlo &#8211; di impedire in tempo che l’indipendenza di Cuba e delle Antille si trasformi in un’annessione agli Stati Uniti, aprendo così le porte ad un futuro infausto per l’intera America, ragione per cui sono disposto a dare la mia vita e per questo mi trovo in pericolo costante.</p>
<p>Siffatto concetto martiano è frutto dell’aver vissuto intensamente per oltre dieci anni nel “nord turbolento e brutale” durante gli anni dell’impetuoso sviluppo industriale, dell’accumulazione capitalista, e della genesi del capitalismo alla sua fase estrema: l’imperialismo, e che Martì analizza magistralmente nel suo “Scenari Nordamericani”, pubblicato in taluni quotidiani presenti in Messico ed a Buenos Aires; come del resto in altri testi memorabili. Lo storico marxista statunitense Phillip Phoner ebbe a dire che nessun altro autore, ivi compreso non pochi marxisti, avevano mai scritto con la brillantezza di Martì su quella determinata epoca negli Stati Uniti.</p>
<p>Il progetto politico, filosofico e culturale martiano che si trova in “Nostra America” ha raggiunto uno sviluppo importante in questi ultimi anni, come del resto è chiaro, se rivolgiamo le nostre attenzioni al grido di rivolta e d’indipendenza contro l’imperialismo che si evince nella VII Conferenza delle Americhe.</p>
<p>Tutto ciò sarebbe stato davvero impossibile senza mezzo secolo di Resistenza da parte della Cuba socialista, di fronte all’arroganza imperialista di Washington, e senza gli indomabili movimenti anti-neoliberali dei popoli latinoamericani e caraibici. Sono questi che hanno reso possibile il sorgere di presidenti e governi, che con le loro politiche hanno attribuito un duro colpo al cosiddetto “consenso di Washington”; che assieme al genio creativo di Hugo Chávez, hanno reso possibile il consolidarsi di una cultura politica che riflette l’unità, l’integrazione e l’indipendenza regionale che sono – beninteso &#8211; l’architettura del pensiero bolivariano e martiano.</p>
<p>La Rivoluzione Cubana diretta da Fidel e Raul Castro ha le sue radici nella ancestrale lotta contro il colonialismo e l’imperialismo; quinta essenza del pensiero martiano. Fu Martì che, con l’indipendenza di Cuba e Porto Rico, voleva porre un freno all’espansionismo statunitense, iniziato con il saccheggio del Messico e l’annessione di metà di quel territorio. Chi costruì la sua storia “con i poveri della terra” era lo stesso che aspirava ad una Repubblica che potesse unire il suo destino con le altre Repubbliche gemelle di Nostra America, tutte unite ad unisono per frenare le pretese neocolonialiste statunitensi e che servissero come base per la “stabilità nel mondo”.</p>
<p>Raul Roa disse di lui che “Vide, previde e provvide”. Per questo è corretta l’affermazione di Fidel che Martì fu l’autore intellettuale dell’attacco alla Caserma Moncada (1953).</p>
<p>di Angel Guerra Cabrera</p>
<p>traduzione di Alessandro Pagani</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://it.cubadebate.cu/notizie/2015/05/25/marti-precursore-dellantimperialista-latino-caraibico/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La Cuba di Martí: progetto, realtà e prospettiva</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2015/05/20/la-cuba-di-marti-progetto-realta-e-prospettiva/</link>
		<comments>http://it.cubadebate.cu/notizie/2015/05/20/la-cuba-di-marti-progetto-realta-e-prospettiva/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 21 May 2015 00:45:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Cintio Vitier]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[Josè Martì]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://it.cubadebate.cu/?p=8638</guid>
		<description><![CDATA[Pubblichiamo qui di seguito la straordinaria conferenza che lo scrittore e poeta cubano Cintio Vitier (1921-2009) ha impartito il 18 maggio del 1995 nel Teatro Heredia di Santiago di Cuba. Per via della sua attualità, Cubadebate la riproduce a latere del 120° anniversario della caduta in combattimento dell’Eroe Nazionale José Martí]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8639" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-8639" alt="Cintio Vitier" src="/files/2015/05/cintio-vitier.jpg" width="580" height="606" /><p class="wp-caption-text">Cintio Vitier</p></div>
<p><strong>Pubblichiamo qui di seguito la straordinaria conferenza che lo scrittore e poeta cubano Cintio Vitier (1921-2009) ha impartito il 18 maggio del 1995 nel Teatro Heredia di Santiago di Cuba. Per via della sua attualità, Cubadebate la riproduce a latere del 120° anniversario della caduta in combattimento dell’Eroe Nazionale José Martí.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>1   Se affermiamo che abbiamo realizzato del tutto il progetto della Repubblica martiana, non solo non staremmo dicendo la verità, ma staremmo chiudendo le porte al futuro. Ciò che Cuba rivoluzionaria ha realizzato nel campo della giustizia sociale, nel mezzo di circostanze infauste e che in questi ultimi anni sono andate aumentando, è enorme; ciò che le manca ancora da realizzare è qualcosa, sfortunatamente, immisurabile. La crescente realizzazione dei principi martiani &#8211; che non dipendono unicamente dalla nostra volontà, ma piuttosto dall’attuale congiuntura mondiale che ci circonda e nella fattispecie nelle relazioni interamericane con gli Stati Uniti – rappresenta addirittura il nostro orizzonte storico.</p>
<p>2   E’ proprio verso l’orizzonte che avanziamo. Però, è possibile raggiungerlo? di certo, la funzione principale dell’orizzonte deve essere quella di avanzare verso di lui, e questo vale anche quando retrocediamo, la certezza della sua esistenza ci permette di credere nella prospettiva di poter andare avanti. Quello che Martí ci propone, non solo nei suoi testi, ma anche nell’interezza della sua vita e opera, è del tutto fattibile? Ora, non credo che siano questi gli interrogativi che lui ci propone. Ciò che lui stesso ci chiede è che avanziamo ogni giorno. Questo è il senso martiano della vita, là dove le stesse forze negative non devono avvilirci, ma semmai darci maggiore energia per raggiungere la meta prefissata.</p>
<p>3   In uno dei suoi discorsi principali, “Assieme a tutti, e per il bene di tutti”, Martí di fatto, pone l’accento su “il pericolo di andare avanti alla cieca, in nome della libertà, di coloro che si avvalgono di lei per sviarla a loro favore” ed esorta i cubani &#8220;affinché esprimano la loro opinione franca e libera su ogni questione”. Questo è ciò che lui definisce “la dignità piena dell’uomo”, concetto che all’interno di quello che è il dilemma più complesso (“o la Repubblica ha come base il carattere intero di ognuno dei suoi propri figli […], o la Repubblica non vale una lacrima delle nostre donne, ne una sola goccia di sangue dei nostri uomini più valorosi”), si equilibra con altri due fattori indispensabili: “la consuetudine di lavorare con le proprie mani e di pensare con le proprie idee”. Non si tratta della libertà atta a ottenere fini indegni (che è ciò che vediamo non poche volte in seno ai mezzi di comunicazione internazionali), e nemmeno negando la sua stessa essenza, o di quella che si pone al servizio d’idee senza volto (come è accaduto a un certo socialismo, e talvolta succede nella stampa nostrana). Vi è, inoltre, la necessità di preservare la libertà, il suo “esercizio integro”, vale a dire “il rispetto, come senso della famiglia, che gli altri possono esercitare”. Perché “esercizio integro della libertà” non è egoismo, non è individualismo a senso unico, non è un capriccio, non è anarchia, e nemmeno è prevalere su un’altro. Di fatto, si tratta di tutto il contrario: una persona sincera che deve servire la giustizia collettiva: la “passione, alla fine, per il decoro dell’uomo”.</p>
<p>4   Così sono i principi, così è quello che si desidera. Quello che Martí è stato di certo &#8211; oltre ad essere un uomo dello spirito &#8211;  è un uomo della storia, per questo che ebbe sempre chiaro che “non si fa una Repubblica in un giorno”, che la giustizia e la libertà non sono un dono che ci spetta per diritto e che, pertanto, è necessario conquistarle, al di là della liberazione politica, sulla base delle circostanze oggettive, passo dopo passo. La prova di questo è che, qualche mese dopo siffatte formulazioni, che stavano diventando la base per il divenire &#8211; verso l’orizzonte &#8211; nel primo numero di <i>Patria,</i> conformandosi alla <i>praxis</i> del Partito Rivoluzionario Cubano, lui dichiara: “La stampa deve essere una sola, e maggiore sarà la sua libertà, quando nella Repubblica si sostiene con sicurezza, con le proprie forze, la difesa di quelle libertà che qualcuno vorrebbe violare; da coloro che vorrebbero trasformarla in una merce, e da coloro che si accaniscono contro perché nemica dei loro privilegi e poteri. Ma la stampa è un altra cosa quando affronta a testa alta il nemico. Ecco che proprio in quel momento, in sordina, passa il messaggio. Quello che il nemico allora sentirà sarà nient’altro che la voce dell’attacco”. Qualcuno ha affermato che nel citare questa frase volevo presentare Martí come difensore della censura. Difficile credere una cosa del genere, se pensiamo che stiamo parlando di un uomo che ebbe a dire una volta: “ Se qualcuno vuole mordermi, che lo faccia con la stessa rabbia che lo farei io al suo posto, e &#8211; non sto scherzando &#8211; apprezzerei quel morso, là dove nasce dalla furia della mia terra, e perché da quel morso mi trasformerei coraggioso e ribelle come un cuore cubano”.  C’è un fatto che non si può negare, e cioè che ne all’interno della <i>Patria</i> e nemmeno nel Partito Rivoluzionario diretto da Martí stesso, passarono le idee riformiste o d’annessione. Ebbene, quello che sono state le mie considerazioni in merito alla questione sono le seguenti “Quello che noi ascoltiamo, in questa speciale congiuntura storica, è che la resistenza popolare di fronte al nemico &#8211; senza pretendere, però, che la trincea si trasformi in parlamento &#8211; richiede l’importante libertà della bandiera: la libertà ondeggiante e soggetta. Ondeggiante come il vento che la agita: soggetta di quei principi che riflettono le necessità concrete. Mentre maggiori sono le difficoltà, maggiore deve essere il nostro senso di libertà per comprendere e risolvere i problemi”</p>
<p>5   Ritornando “con tutti e per il bene di tutti”, è interessante sottolineare come in uno dei suoi discorsi più lungimiranti, Martí obbietta e rimprovera energicamente niente meno che sette gruppi di compatrioti, dei quali &#8211; e verso i quali &#8211; accusa che “mentono”. Questi gruppi, indubbiamente significativi, per questo meritavano molto spazio nel discorso, sono 1) gli scettici; 2) coloro che temono “gli abiti delle autorità contratti nella guerra”; 3) coloro che spaventati “delle difficoltà della guerra”; 4) quelli che sono impauriti del cosiddetto “pericolo nero”; 5) coloro che si inquietano dello spagnolo come cittadino di Cuba; 6) quelli che, per timore del Nord,  sono insicuri, e aprono le porte all’annessione del proprio paese; 7) i “<i>lindoros</i>” (aristocratici), gli “<i>olimpos</i>” (opportunisti) e gli “<i>alzacolas</i>” (intriganti). Questi sette gruppi hanno un denominatore comune: la mancanza di fiducia nei confronti del cubano che è la base“per poter vivere nella terra creata dal suo stesso valore”, e che è nientemeno che il riflesso di quella tendenza all&#8217;annessione. Ed è questo il gruppo che, assieme agli scettici di vario tipo, che &#8211; in un modo o nell’altro &#8211; persiste ancora oggi come ostacolo all&#8217;opera rivoluzionaria.</p>
<p>6   Il “tutti” di Martí, pertanto, non è meramente quantitativo, esso è parte di un abbraccio d’amore, ma anche di un diniego critico; rigetto che non è inappellabile, ma che può tramutarsi in abbraccio, se quelli che ingannano, cadono in errore o “mentono”, accettano la tesi centrale del discorso, che è la prospettiva storica di una Cuba indipendente e giusta. Per questo che dal principio lui dichiara: “Io abbraccio tutti coloro che sanno amare”. L’abbraccio non è rivolto a coloro che non sanno amare &#8211; in realtà coinvolge anche loro alla lunga, beneficiandoli &#8211; e in questo senso si può parlare, come dell’orizzonte che ci stiamo riferendo fin dall’inizio, e cioè di quello che è “l’amore trionfante”. Ma nell’immediato della lotta per l’indipendenza, che non è finita ancora, è chiaro che vi sono dei gruppi che perseverano nell’errore o nella menzogna, che non fanno parte del “tutti” martiano in quanto realmente non vogliono “il bene di tutti”, espressione nella quale, nonostante l’equilibrio delle classi sociali a cui aspirava Martí l’aspetto più rilevante va verso quelli più dimenticati.</p>
<p>7   “Assieme a tutti, e per il bene di tutti”, è questa la definizione magistrale del progetto martiano di Repubblica, non per essere un discorso di amore smette di essere un discorso combattivo. Per il combattimento di oggi questa formula ci insegna due cose fondamentali. La prima è che non possiamo ammettere “la perpetrazione di una mentalità coloniale nel nostro modo di vivere, con elementi tipici yankee, ma piuttosto l’essenza e la realtà di un paese repubblicano, il nostro”. Il secondo aspetto, è che quella “essenza e realtà” ci obbliga a dargli un senso concreto e originale a quello di libertà, che a sua volta dobbiamo far coincidere con la giustizia “per il bene di tutti”. E sempre senza dimenticare che “è necessario contare con quello che non si può sopprimere”, che “i popoli, nell’instancabile sudore creativo, non sempre profumano a garofano selvatico” che “tutti hanno gli organi interni orrendi e sanguinolenti” e che “lo stesso che dobbiamo combattere, non è per forza necessario”. Una dialettica morale e politica più profonda di così non si potrebbe avere.</p>
<p>8   Il cammino verso la Cuba di Martí lo stiamo già discutendo e, oltretutto, questo può realizzarsi solo sulla base della realtà odierna, dei problemi concreti che dobbiamo risolvere. Per questo che abbiamo proposto un sistema libero d’insegnamento martiano che sia un fondamento immodificabile per la nostra resistenza e prospettiva reale allo sviluppo della nostra libertà; che sia capace di attualizzare dall’interno, in seno all’anima di ogni bimbo, adolescente, giovane, cittadino; qualsiasi sia la sua occupazione o età, la prospettiva di una Cuba dove la vita stessa, intima e pubblica, sia inseparabile dai valori etici ed estetici nella quale si fonda la nostra cultura.</p>
<p>9   Ecco che si pone in essere la profonda relazione tra problemi economici e morali, e questo deve permettere in questi frangenti ai nostri economisti di poter lavorare a stretto contatto con i nostri educatori. Invero, la soluzione dei problemi materiali, là dove si mantengano fedeli ai principi fondanti della Rivoluzione, sono indispensabili per quegli obiettivi prefissati. Ora, non sarà mai questa la soluzione, ciò nonostante rimane l’unica strada da intraprendere e, d’altro canto, anche se siffatta soluzione può sembrare lenta e complessa, è quella che verosimilmente illustra al meglio il cammino, se nel frattempo, però, non ci dimentichiamo dell’importanza dell’educazione atta a unificare tutti gli agenti civili, gli organismi e le istituzioni della nostra società.</p>
<p>10               Quando parliamo di principi fondativi e concetti di valore dobbiamo tenere presente una eticità ed una pedagogia che &#8211; per forza &#8211; comincia dentro noi stessi (assumendo un comportamento umanista e cristiano)  e che ha un inizio nelle aule del Seminario di San Carlos con il padre Felix Varela, per proseguire in quelle de El Salvador con José de la Luz, per poi passare in quelle di San Paolo con Rafael Maria de Mendive e &#8211; infine &#8211; per culminare nel pensiero rivoluzionario di José Martí, Maestro del primo gruppo di giovani marxisti cubani negli anni Venti e che viene ricordata &#8211; a ragione &#8211; come la Generazione del Centenario Martiano nel 1953. In questa continuità, minacciata da avversari autoctoni, la colonna vertebrale della nostra storia &#8211; e solo della nostra storia &#8211; che ha partorito uomini del calibro di Céspedes, Agramonte, Gomez e Maceo, assieme ad un popolo capace di ispirarli e di sostenerli; solo la nostra storia, diciamo, può insegnarci chi siamo, quali sono le nostre tendenze negative e positive; i nostri difetti e virtù particolari, i nostri nemici interni e esterni. Non si tratta di afferrarci ad una ontologia storica. Si tratta di riconoscere che abbiamo i nostri modi per reagire di fronte alle differenti circostanze, che conformano quel conglomerato umano convertito in nazione, e questo vale ancor di più se si parte da uno <i>status</i> coloniale che ci ha obbligato a conquistare, con le armi della cultura e della guerra, un posto nella storia universale: e più in specifico, in quella nazionale.</p>
<p>11               Questa deve essere la storia che ci deve accomunare, che non costituisce un passato immobile, ma che è opera geniale che si crea giorno per giorno, un agente vivo e reale, che opera nella formazione delle nuove generazioni. E quando parliamo di storia non ci riferiamo alle date, ai nomi od agli eventi. Quello che intendiamo è la ricerca di un senso della storia, che è precisamente quello che oggi si cerca di occultare, quando non si tenta di chiudere le sue porte affinché nessuno possa continuare a farla. Per questo che soprattutto oggi dobbiamo dirigere il nostro sguardo verso quell’orizzonte che si chiama José Martí verso l’uomo che sempre da lontano e da vicino ci avvicina alla storia, che propizia il suo incontro, il dialogo con i nostri bimbi, adolescenti e giovani, all’interno di uno stile pedagogico che si avvicina a quello che lui stesso ha elogiato e praticato: libero, colloquiale, gradevole. Ora, se è vero che in questo percorso non ci sono tutte le soluzioni ai nostri mali, là dove è evidente la necessità di inoltrarci in altri sentieri, è anche vero che questo è l’antidoto a non pochi veleni, la forza per resistere alle avversità, la capacità di generare nuovi spazi creativi e di libertà, il piacere della purezza della vita, e soprattutto, la certezza che la storia, che in certi momenti complessi può apparire cieca come la natura traboccante, obbedisce ad un imperativo che è quello di un “miglioramento umano”. E quando non è così, è nostro compito &#8211; giacché tale aspirazione è quella che ci rende uomini e donne &#8211; di lottare affinché sia così.</p>
<p>12               La Cuba di Martí non è un’aspirazione senza precedenti: di fatto, questi si possono intravedere &#8211; visibili e segreti &#8211; nella pseudo-repubblica. Nondimeno stiamo postulando una creazione dal nulla. Le basi martiane di quella Cuba sono presenti in tre contenuti della nostra realtà rivoluzionaria: la possessione della sovranità nazionale, il concetto di stare “con i poveri della terra” (non solo della terra cubana, pertanto) e l’importanza dell’alfabetizzazione, che ha reso possibile il dispiegarsi nel divenire delle nostre potenzialità scientifiche e culturali in generale. Una volta intese queste conquiste, senza precedenti in America Latina e nei Caraibi, uniche nel Terzo Mondo, allora comprenderemo la sua forte carica etica; un’eticità che potremmo definire oggettiva. Ciò che manca talvolta, soprattutto nelle generazioni più giovani, quelle che non hanno vissuto le gesta epiche delle prime decadi rivoluzionarie, bensì la fase della “istituzionalizzazione” e del periodo speciale, è lo spostamento verso l’interno di quella eticità obiettiva nella vita individuale. A riguardo è corretto che la vita individuale, incluso l’intimità di ogni persona, ottenga nuovi spazi dentro quello collettivo, dato che questo deve continuare ad essere il regolatore ultimo della nostra convivenza. Al sorgere di questi spazi, inteso come necessità spirituale e, da li, politico ed economico, vale a dire, partendo dalla base del popolo, il cosiddetto “processo di democratizzazione partecipativa” &#8211; fattibile per le conquiste quivi menzionate, che riflettono l’essenza democratica &#8211; avrà un’espansione, se così vogliamo definirla, biologica. Quando parliamo di perfezionamento, non dobbiamo concepirlo come un ritocco ad un quadro che si considera essenzialmente completato, qualcosa che sarebbe assurdo in una congiuntura soggetta ad alternative economiche così rischiose, ma piuttosto come crescita all’interno della sfida, a partire dal confronto, dalle differenze, ovvero, come progressiva maturazione di un organismo vivo, con tutti i pericoli che ciò invero comporta.</p>
<p>13               Nel momento stesso che saremo capaci di assumerle, partendo dai problemi concreti odierni e di quelli prevedibili nel futuro, troveremo nell’opera di Martì un’inventiva epica infinita da far conoscere al nostro popolo, e nella fattispecie ai nostri giovani; come una sorgente in nascita perenne. Lui disse: “L’epopea si trova nel mondo, e non sparirà da esso; l’epopea rinasce con ogni anima libera; questa è il suo concetto stesso. […] L’epopea è il paese”. Immenso è il lavoro spirituale, il lavoro politico, il lavoro poetico che ci aspetta. Ma in realtà mi sono espresso male: non ci aspetta. Questo lavoro lo stiamo già facendo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Cintio Vitier</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>traduzione di Alessandro Pagani</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://it.cubadebate.cu/notizie/2015/05/20/la-cuba-di-marti-progetto-realta-e-prospettiva/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
