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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Jair Bolsonaro</title>
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		<title>Scavano tombe nella spiaggia di Rio de Janeiro come protesta contro Bolsonaro</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jun 2020 23:59:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Brasiliani critici della risposta ambigua del loro governo alla pandemia del coronavirus hanno scavato giovedì 100 tombe ed hanno piantato lo stesso numero di croci nere nella sabbia della spiaggia di Copacabana a Rio de Janeiro, in un tributo per le circa 40 mila persone che sono morte nel paese per la COVID-19 fino al momento. Le tombe sono state scavate durante la notte nella spiaggia di fronte all'elegante Hotel Copacabana nell’ambito di una protesta dell'organizzazione non governativa Rio de Paz.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11607" alt="tumbas-rio-de-janeiro-580x324" src="/files/2020/06/tumbas-rio-de-janeiro-580x324.jpg" width="580" height="324" />Brasiliani critici della risposta ambigua del loro governo alla pandemia del coronavirus hanno scavato giovedì 100 tombe ed hanno piantato lo stesso numero di croci nere nella sabbia della spiaggia di Copacabana a Rio de Janeiro, in un tributo per le circa 40 mila persone che sono morte nel paese per la COVID-19 fino al momento.  </strong></p>
<p>Le tombe sono state scavate durante la notte nella spiaggia di fronte all&#8217;elegante Hotel Copacabana nell’ambito di una protesta dell&#8217;organizzazione non governativa Rio de Paz.</p>
<p>Brasile si è trasformato in epicentro della pandemia del coronavirus, con 39.680 morti e più di 770 mila casi confermati fino a mercoledì, il peggiore focolaio nel mondo dopo gli Stati Uniti.</p>
<p>Il presidente Jair Bolsonaro ha sottratto importanza alla gravità della pandemia e ha fatto pressioni sui governi locali affinché tolgano le misure di quarantena, inviando segni contraddittori ai brasiliani sul fatto di usare le mascherine e praticare la distanza sociale.</p>
<p>Il presidente non si è reso conto che questa è una delle crisi più drammatiche nella storia del Brasile, ha detto l&#8217;organizzatore Antonio Carlos Costa, che ha criticato Bolsonaro per non dimostrare solidarietà con quelli che soffrono la pandemia.</p>
<p>Le famiglie stanno piangendo migliaia di morti, e ci sono disoccupazione e fame, ha affermato.</p>
<p>Non tutti sono stati d’accordo con la protesta.</p>
<p>Un uomo arrabbiato strappava le croci e gridava contro il tributo simbolico. Un altro uomo che ha detto che suo figlio di 25 anni è morto per la COVID-19, continuava a rimpiazzare le croci cadute.</p>
<p>È una gran tragedia, ha detto Marcia Lucia Dias, una passante. È terrificante vedere le croci. Ma questo sta succedendo realmente. Le nostre autorità si contraddicono e non sappiamo che cosa dobbiamo fare.</p>
<p>Con informazione de La Jornada</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: AFP</p>
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		<title>Leonardo DiCaprio risponde a Bolsonaro sulle accuse di aver finanziato i roghi in Amazzonia</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Dec 2019 01:50:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Continua il botta e risposta tra Leonardo DiCaprio e Jair Bolsonaro, dopo che il presidente brasiliano aveva accusato l’attore di finanziare direttamente le Ong che avrebbero provocato gli incendi in Amazzonia. Ambientalista e sempre in primo piano per sostenere il Pianeta e le comunità indigene, DiCaprio respinge le accuse e sui social risponde a tono, soprattutto perché ricordiamolo, è stato tra i primi a dare un sostegno concreto per fermare i roghi che hanno distrutto buona parte della Foresta amazzonica.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11233" alt="Bolsonaro-LeonardoDicaprio" src="/files/2019/12/Bolsonaro-LeonardoDicaprio.jpg" width="580" height="326" />Continua il botta e risposta tra Leonardo DiCaprio e Jair Bolsonaro, dopo che il presidente brasiliano aveva accusato l’attore di finanziare direttamente le Ong che avrebbero provocato gli incendi in Amazzonia.</strong></p>
<p>Ambientalista e sempre in primo piano per sostenere il Pianeta e le comunità indigene, DiCaprio respinge le accuse e sui social risponde a tono, soprattutto perché ricordiamolo, è stato tra i primi a dare un sostegno concreto per fermare i roghi che hanno distrutto buona parte della Foresta amazzonica.</p>
<p>Su Instagram rivolgendosi a Bolsonaro, ma senza mai nominarlo, pubblica una nota stampa ufficiale:<br />
“In questo momento di crisi per l’Amazzonia, sostengo il popolo brasiliano che lavora per salvare il proprio patrimonio naturale e culturale. Sono un esempio straordinario, commovente e umile dell’impegno e della passione necessari per salvare l’ambiente. È in gioco il futuro di questi insostituibili ecosistemi e sono orgoglioso di sostenere i gruppi che li proteggono”.</p>
<p>Come sappiamo, DiCaprio ha una fondazione, la Earth Alliance, e lo scorso agosto aveva donato 5 milioni di dollari contro gli incendi. Ma di altro parere è sembrato il presidente Bolsonaro:</p>
<p>“Questo Leonardo DiCaprio è un ragazzo eccezionale, vero? Fornisce denaro per incendiare l’Amazzonia”.</p>
<p>E ancora:</p>
<p>“Leonardo DiCaprio ha donato 300.000 USD alla ONG che ha dato fuoco all’Amazzonia, il @WWF ha pagato $ 70.000 per le foto della foresta in fiamme. Macron e Madonna erano più intelligenti, hanno appena preso alcune foto scattate decenni fa di una foresta in fiamme su Internet e le hanno pubblicate”.</p>
<p>L’attore rimanda le accuse al mittente:</p>
<p>“Sebbene meritevoli di sostegno, non abbiamo finanziato le organizzazioni interessate. Mi impegno a sostenere le comunità indigene brasiliane, i governi locali, gli scienziati, gli educatori e il pubblico in generale che lavorano instancabilmente per proteggere l’Amazzonia per il futuro di tutti i brasiliani”.</p>
<p>Fondata da DiCaprio, Laurene Powell Jobs e Brian Sheth, Earth Alliance è un’organizzazione ambientalista no profit, guidata da un team di gestione indipendente di scienziati e ambientalisti, che lavora per proteggere gli ecosistemi e la fauna selvatica, garantire giustizia climatica, sostenere le energie rinnovabili e garantire i diritti degli indigeni. Lo stesso DiCaprio scende in campo da anni non solo per l’Amazzonia, ma per numerose cause ambientaliste. Questo sembra non andare proprio giù a Bolsonaro che dopo aver accusato le comunità indigene di aver appiccato il fuoco, adesso passa la palla alla star di Hollywood.</p>
<p>di Dominella Triunfo- greenMe</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Lula: non scambierò la mia dignità per la mia libertà</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Oct 2019 00:59:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Brasile si gioca una partita chiave per gli equilibri internazionali, oltre che per il futuro di più di 200 milioni di brasiliani. L'incendio dell'Amazzonia e un modello di sviluppo feroce e predatorio, l'influenza delle Chiese evangeliche, l'asservimento agli USA sono il portato dei primi 9 mesi della presidenza Bolsonaro]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11134" alt="carta Lula" src="/files/2019/10/carta-Lula.jpg" width="580" height="761" />In Brasile si gioca una partita chiave per gli equilibri internazionali, oltre che per il futuro di più di 200 milioni di brasiliani. L&#8217;incendio dell&#8217;Amazzonia e un modello di sviluppo feroce e predatorio, l&#8217;influenza delle Chiese evangeliche, l&#8217;asservimento agli USA sono il portato dei primi 9 mesi della presidenza Bolsonaro.</strong></p>
<p>In carcere rimane l&#8217;uomo che per decine di milioni di brasiliani costituisce il simbolo del riscatto, la possibilità di un futuro diverso. È Lula, l&#8217;ex presidente. Che ha scritto questa breve lettera al suo popolo, per dire una cosa tutt&#8217;altro che banale: non scambierà la libertà di cui potrebbe godere con la sua dignità. In sistemi politici che ci hanno abituato al continuo mercanteggiare anche dell&#8217;immunità dai processi (Berlusconi, Salvini, giusto per fare due nomi nostrani) è raro vedere un uomo rinunciare alla libertà per condurre fino in fondo la propria battaglia. Che condensa quelle del popolo brasiliano, il cui futuro è inestricabilmente legato a quello di un uomo, Lula.</p>
<p>Di seguito, la traduzione della lettera:</p>
<p>&#8220;Al popolo del Brasile.</p>
<p>Non scambierò la mia dignità per la mia libertà.<br />
Ciò che i giudici di Lava-Jato dovrebbero davvero fare sarebbe chiedere perdono al popolo brasiliano, ai milioni di disoccupati e alla mia famiglia per il male che hanno fatto alla democrazia, alla Giustizia e al paese.<br />
Voglio sappiate che non accetto di barattare i miei diritti e la mia libertà.<br />
Ho già dimostrato che le accuse che mi si muovono sono false. Sono loro, e non io, che sono prigionieri delle bugie che hanno raccontato al Brasile e al mondo.<br />
Dinanzi agli arbitri commessi dai giudici e da Sergio Moro, tocca ora al Tribunale Supremo correggere gli errori affinché ci sia una giustizia indipendente e imparziale. Che è diritto di qualunque cittadino.<br />
Ho piena coscienza della decisione che ho preso in questo processo, e non riposerò fino a quando non torneranno a prevalere la verità e la giustizia.</p>
<p>Luiz Inácio da Silva<br />
Curitiba, 30 settembre 2019&#8243;</p>
<p>testo di Giuliano Granato, traduzione presa dalla pagina di Potere al Popolo</p>
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		<title>Fidel e l&#8217;incendio nell&#8217;Amazzonia</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2019/09/04/fidel-e-lincendio-nellamazzonia/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Sep 2019 01:57:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il discorso di Fidel Castro nel Vertice della Terra (Rio de Janeiro, 1992), quando enumerò le cause e vaticinò i disastri che produrrebbe la grave alterazione del clima, ha riempito negli ultimi giorni le reti digitali. Costernati davanti all'Amazzonia, in pasto alle fiamme, in grave rischio di sparire, e dal neofascista presidente Bolsonaro, che si nega a muovere un dito per fermare gli incendi, molti alla ricerca dell'origine della catastrofe hanno scoperto ora con stupore la certezza con cui Fidel predisse il collasso climatico e le azioni che dovevano intraprendersi col fine di evitarlo.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11115" alt="incendios-amazonia-araquem-alcantara-12-580x381" src="/files/2019/09/incendios-amazonia-araquem-alcantara-12-580x381.jpg" width="580" height="381" />Il discorso di Fidel Castro nel Vertice della Terra (Rio de Janeiro, 1992), quando enumerò le cause e vaticinò i disastri che produrrebbe la grave alterazione del clima, ha riempito negli ultimi giorni le reti digitali.</strong></p>
<p>Costernati davanti all&#8217;Amazzonia, in pasto alle fiamme, in grave rischio di sparire, e dal neofascista presidente Bolsonaro, che si nega a muovere un dito per fermare gli incendi, molti alla ricerca dell&#8217;origine della catastrofe hanno scoperto ora con stupore la certezza con cui Fidel predisse il collasso climatico e le azioni che dovevano intraprendersi col fine di evitarlo.</p>
<p>Per migliaia, la scoperta è doppia perché non hanno idea del Fidel di vasta cultura, filosofo, leader e teorico di una delle più grandi rivoluzioni della storia. Mentre, l&#8217;immagine che hanno ricevuto del Fidel essere umano, è perversa come quella del leader rivoluzionario: ingiuriosa, bugiarda e carica di odio che, per decadi, ha diffuso e diffonde con insistenza l&#8217;apparato della guerra culturale degli Stati Uniti.</p>
<p>Ritornando ai fuochi nell&#8217;Amazzonia brasiliana, ci sono due questioni evidenti. Prima, la deforestazione e gli incendi associati fanno parte dell&#8217;estrazione delle risorse naturali e della distruzione della natura, tipici del capitalismo, incrementati nell&#8217;attuale tappa neoliberale di capitalismo per esproprio, molto esteso ed accentuato nelle aree del mondo ricche in risorse naturali e luogo di nascita dei popoli originari.</p>
<p>Brasile, con più di 3 milioni di chilometri quadrati di selva tropicale, alberga il 60% dell&#8217;Amazzonia, che si estende ad altri sette stati sud-americani ed apporta il 20% dell&#8217;ossigeno della Terra.</p>
<p>La deforestazione e gli incendi erano diminuiti considerevolmente nei governi di Lula e Dilma, quando si erano rafforzate le politiche ed istituzioni scientifiche di prevenzione e conservazione e le leggi e regolazioni sulla selva, includendo un gran avanzamento nel titolo di proprietà delle terre per il milione di persone appartenenti agli innumerabili popoli originari, contadini ed afrodiscendenti che vivono e fanno possibile in larga misura, con le loro pratiche ancestrali, la conservazione della selva.</p>
<p>Seconda questione, Bolsonaro è il massimo responsabile dell&#8217;incremento degli incendi. Già dalla sua campagna elettorale, aveva iniziato un’operazione di squalifica delle istituzioni, leggi, regolazioni e multe dedicate alla protezione della selva amazzonica.</p>
<p>Nel 1992 Fidel ha detto: “Non più trasferimenti al Terzo Mondo di stili di vita ed abitudini di consumo che rovinano l&#8217;ecosistema. Che si utilizzi tutta la scienza necessaria per uno sviluppo sostenuto senza inquinamento. Che scompaia la fame e non l&#8217;uomo”.</p>
<p>di Angel Guerra Cabrera</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Araquém Alcântara</p>
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		<title>Chi provoca gli incendi in Amazzonia e quali sono le responsabilità di Bolsonaro?</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Aug 2019 23:15:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’Amazzonia brucia. Con l’incendio che colpisce uno dei polmoni verdi del pianeta divampano le polemiche. Le organizzazioni e i movimenti ambientalisti hanno incolpato il presidente brasiliano Jair Bolsonaro per la grave situazione che questa regione brasiliana sta attraversando. Il fascio liberista a sua volta ha ribattuto puntando il dito proprio contro le ONG. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11097" alt="Amazzonia" src="/files/2019/08/Amazzonia.jpg" width="580" height="554" />L’Amazzonia brucia. Con l’incendio che colpisce uno dei polmoni verdi del pianeta divampano le polemiche.</strong></p>
<p>Le organizzazioni e i movimenti ambientalisti hanno incolpato il presidente brasiliano Jair Bolsonaro per la grave situazione che questa regione brasiliana sta attraversando. Il fascio liberista a sua volta ha ribattuto puntando il dito proprio contro le ONG.</p>
<p>Nonostante le lamentele contro Bolsonaro per aver incoraggiato taglialegna e agricoltori a bruciare vaste aree della giungla, l&#8217;origine degli incendi in Amazzonia è ancora sconosciuta, afferma teleSUR.</p>
<p><span style="color: #ff0000">La causa degli incendi in Amazzonia</span></p>
<p>Gli incendi boschivi sono frequenti in Brasile nella stagione secca, tuttavia possono essere originati deliberatamente per deforestare illegalmente terreni per bestiame e agricoltura. Una pratica non nuova e purtroppo diffusa in varie parti del mondo.</p>
<p>Comunque il presidente Bolsonaro non è esente da colpe. Lo scienziato Carlos Nobre, dell&#8217;Università di San Paolo, ritiene che oltre la stagione secca, la politica di Bolsonaro sull’Amazzonia non favorisce la conservazione della foresta e provoca l’aumento degli incendi.</p>
<p>Secondo Nobre &#8211; scrive teleSUR &#8211; la maggior parte degli incendi boschivi in Amazzonia non sono provocati da cause naturali, ma bensì dolosi, di solito appiccati da agricoltori e allevatori.</p>
<p>Lo scienziato brasiliano ha affermato che per anni è stato vietato accendere un fuoco, ma sfortunatamente la maggior parte degli agricoltori e degli allevatori non ha rispettato queste misure legali. “Li multano, ma non funziona. Gli incendi stanno aumentando. C&#8217;è una cultura agricola in Amazzonia che usa il fuoco ampiamente e intensamente&#8221;, ha spiegato l&#8217;esperto.</p>
<p>Nessuno ha avvertito che l&#8217;attuale governo brasiliano ha fomentato e incoraggiato la deforestazione e gli incendi, facendo dichiarazioni quasi quotidiane dove affermano che l&#8217;agricoltura sia un potente settore economico per  Brasile e che la frontiera agricola deve espandersi.</p>
<p>Bolsonaro ha descritto come eroi agricoltori e allevatori che dovrebbero espandere la frontiera agricola per rafforzare l&#8217;apparato agroindustriale, il che non è necessariamente vero, ha affermato Nobre.</p>
<p>Secondo lo scienziato dell&#8217;Università di San Paolo, fino all&#8217;80% della deforestazione nell&#8217;Amazzonia brasiliana è illegale. Tra il 2005 e il 2014, i tassi di deforestazione sono diminuiti, perché c&#8217;erano molte più misure di controllo.</p>
<p><span style="color: #ff0000">Dati sugli incendi in Amazzonia</span></p>
<p>La foresta amazzonica brucia da ben 19 giorni. Negli ultimi giorni si sono registrati 5.253 focolai di incendio.</p>
<p>A causa delle politiche di Bolsonaro a favore dell&#8217;agricoltura e del bestiame, le aree forestali dell&#8217;Amazzonia sono diminuite tra il 20 e il 30 percento rispetto agli ultimi 12 mesi.</p>
<p>Tra gennaio e agosto 2019, sono stati registrati 71.497 incendi, un numero considerevolmente superiore ai 39.194 verificatisi nello stesso periodo del 2018.</p>
<p>I dati forniti dall’Instituto Nacional de Investigaciones Espaciales (INPE) del Brasile mostrano che si tratta del numero più alto di incendi registrati negli ultimi sette anni nel paese sudamericano.</p>
<p>L&#8217;Amazzonia &#8211; ricorda teleSUR &#8211; è la più grande foresta pluviale del mondo, una riserva di carbonio vitale che rallenta il ritmo del riscaldamento globale.</p>
<p>Al suo interno vivono un milione di persone appartenenti a popolazioni indigene e circa tre milioni di specie di piante e animali.</p>
<p>da TeleSur, traduzione de L&#8217;Antidiplomatico</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Le menzogne dei fantocci di Trump</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Aug 2019 00:15:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Menzogne e capri espiatori sono le due leve fondamentali per fare politica del “trumpismo”. Si è già calcolato che il presidente statunitense dice 20 menzogne al giorno, con una produttività quasi insuperabile. I capri espiatori principali di Trump sono i messicani, responsabili di tutti i mali degli USA]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-11094" alt="bolsonaro-1-580x385" src="/files/2019/08/bolsonaro-1-580x385.jpg" width="580" height="385" />Menzogne e capri espiatori sono le due leve fondamentali per fare politica del “trumpismo”. Si è già calcolato che il presidente statunitense dice 20 menzogne al giorno, con una produttività quasi insuperabile. I capri espiatori principali di Trump sono i messicani, responsabili di tutti i mali degli USA.</p>
<p>I suoi seguaci cercano di camminare in questa direzione. Bolsonaro ed i suoi fantocci mentono tutto il tempo e cercano di attribuire al PT i problemi attuali del paese, come se non avessero ereditato tre ani di governo disastroso di Temer. Allo stesso modo, la sconfitta del suo amico Macri li ha lasciati sconcertati. Un governo tanto buono che gli argentini non hanno saputo stimare, preferendo diventare un Venezuela ed esportare la sua popolazione verso Porto Alegre. (Lui non sa che tutti gli anni gli argentini vengono, ma a Florianopolis e non a Porto Alegre).</p>
<p>In un’intervista a Clarin, il ministro dell’Economia “pinochetista” di Bolsonaro, Paulo Guedes, credendo che gli argentini non sono informati sul Brasile, distilla le sue menzogne continuamente, e le più scandalose sono quelle che hanno a che vedere con Lula.</p>
<p>Un governo che ha 14 milioni di disoccupati, (fatto che non suppone nessuna preoccupazione), accusa Lula di non avere creato impieghi per i brasiliani. Lula, con il suo governo ha creato 22 milioni di impieghi formali per i brasiliani. Il PT alla fine del mandato di Dilma, in dicembre del 2014, aveva ottenuto, per la prima volta in Brasile, pieno impiego e l&#8217;economia in crescita. L&#8217;eredità che ha ricevuto Bolsonaro non è stata quella dei 12 anni di governo del PT, bensì quella dei tre anni disastrosi di Temer, responsabile della restaurazione della politica economica neoliberale.</p>
<p>Ma questo non era sufficiente, Guedes, colui che aveva promesso, insieme a Bolsonaro, durante la campagna elettorale, che l&#8217;economia brasiliana sarebbe tornata a crescere nel primo anno del suo mandato, adesso ha bisogno di uno o due anni in più, per superare la recessione. Tuttavia, per il quotidiano Clarin, Guedes sta guidando al recupero dell&#8217;economia brasiliana.</p>
<p>Così si comportano i fantocci di Trump e dell’FMI.</p>
<p>di Emiro Sader</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Bolsonaro si scaglia contro la formula presidenziale Fernandez-Fernandez</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Aug 2019 15:13:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, ha affermato che “banditi di sinistra hanno incominciato a ritornare al potere” in Argentina, in una nuova dimostrazione di ingerenza nei temi interni nazionali, dopo la vittoria di Alberto Fernandez nelle elezioni primarie di domenica. “Argentina sta affondando nel caos, Argentina comincia a seguire la rotta del Venezuela, perché nelle primarie banditi di sinistra hanno incominciato a ritornare al potere”, ha dichiarato il mandatario di estrema destra, in un incontro politico nel nordest del Brasile.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11081" alt="bolsonaro-ap-580x325" src="/files/2019/08/bolsonaro-ap-580x325.jpg" width="580" height="325" />Il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, ha affermato che “banditi di sinistra hanno incominciato a ritornare al potere” in Argentina, in una nuova dimostrazione di ingerenza nei temi interni nazionali, dopo la vittoria di Alberto Fernandez nelle elezioni primarie di domenica.</strong></p>
<p>“Argentina sta affondando nel caos, Argentina comincia a seguire la rotta del Venezuela, perché nelle primarie banditi di sinistra hanno incominciato a ritornare al potere”, ha dichiarato il mandatario di estrema destra, in un incontro politico nel nordest del Brasile.</p>
<p>Bolsonaro da mesi sta dimostrando il suo appoggio a Macri e le sue politiche economiche neoliberali, e la sua preoccupazione per un eventuale ritorno del “kirchenrismo” al potere. Lunedì ha avuto un contrasto di parole con Alberto Fernandez dopo aver detto che, se vince il candidato peronista, Argentina percorrerà “lo stesso tragitto del Venezuela” e ci sarà un&#8217;ondata di rifugiati simile a quella che Brasile affronta nella sua frontiera col paese caraibico. Bolsonaro ha inoltre assicurato che la relazione con Fernandez sarà “conflittuale”, un fatto che potrebbe colpire Mercosur e l&#8217;accordo commerciale di questo blocco con l&#8217;Unione Europea.</p>
<p>Fernandez ha replicato, segnalando Bolsonaro come un “misogino, razzista e violento”, ma ha scartato la possibilità che possano esserci problemi a lungo termine tra i due paesi. “Bolsonaro è una congiuntura nella vita del Brasile, come Macri è una congiuntura nella vita dell&#8217;Argentina”, ha dichiarato.</p>
<p>L&#8217;appoggio di Bolsonaro, che ha un&#8217;immagine negativa tra l&#8217;elettorato argentino, starebbe pregiudicando Macri e segna un atteggiamento di ingerenza senza precedenti in temi di un altro paese, qualcosa di poco abituale nella politica estera brasiliana, tradizionalmente equidistante nei suffragi stranieri.</p>
<p>(Preso da Pagina 12)</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: AP</p>
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		<title>Perché hanno tanta paura di Lula libero?</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Apr 2019 00:58:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da un anno sono prigioniero ingiustamente, accusato e condannato per un crimine che non è mai esistito. Ogni giorno che ho passato qui ha fatto aumentare la mia indignazione, però ho fiducia in un giudizio giusto dove la verità prevarrà. Posso dormire con la coscienza tranquilla della mia innocenza. Dubito che abbiano un sonno sereno quelli che mi hanno condannato con una farsa giudiziale.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10919" alt="Lula-multitud-580x387" src="/files/2019/04/Lula-multitud-580x387.jpg" width="580" height="387" />Da un anno sono prigioniero ingiustamente, accusato e condannato per un crimine che non è mai esistito. Ogni giorno che ho passato qui ha fatto aumentare la mia indignazione, però ho fiducia in un giudizio giusto dove la verità prevarrà. Posso dormire con la coscienza tranquilla della mia innocenza. Dubito che abbiano un sonno sereno quelli che mi hanno condannato con una farsa giudiziale.</strong></p>
<p>Quello che mi fa male, senza dubbio, è ciò che succede in Brasile e la sofferenza del nostro popolo Per imporre un giudizio di eccezione, hanno superato i limiti della legge e della Costituzione, indebolendo la democrazia. I diritti del popolo e dei cittadini sono stati revocati, mentre impongono il taglio dei salari, la precarizzazione del lavoro e l&#8217;aumento del costo della vita. Abbiamo consegnato la sovranità nazionale, le nostre ricchezze, le nostre imprese e perfino il nostro territorio per soddisfare gli interessi stranieri.</p>
<p>Oggi è chiaro che la mia condanna è stata parte di un movimento politico iniziato dalla rielezione della presidentessa Dilma Rousseff nel 2014. Sconfitta nelle urne per la quarta volta consecutiva, l&#8217;opposizione ha scelto il cammino del golpe per tornare al potere, riprendendo il vizio autoritario delle classi dominanti brasiliane.</p>
<p>Il colpo dell&#8217;impeachment senza crimini di responsabilità è stato contro il modello di sviluppo con inclusione sociale che il paese stava costruendo dal 2003. In 12 anni, creammo 20 milioni di posti di lavoro, abbiamo tolto 32 milioni di persone dalla miseria, moltiplicammo il PIL per cinque. Abbiamo aperto l&#8217;università a milioni di esclusi.<br />
Abbiamo vinto la fame.</p>
<p>Quel modello era ed è intollerabile per una cupola privilegiata e precostituita della società. Ha colpito potenti interessi economici fuori dal paese. Mentre il Pre-sal ha risvegliato l&#8217;avidità  delle petroliere straniere, imprese brasiliane sono passate a contendere mercati con esportatori tradizionali di altri paesi.</p>
<p>L&#8217;impeachment è arrivato per far tornare il neoliberalismo, in una versione ancora più radicale. Per questo hanno sabotato gli sforzi del governo di Rousseff per affrontare la crisi economica e correggere i suoi propri errori. Si è affondato il paese in un collasso fiscale e in una recessione che continua. Hanno promesso che sarebbe bastato togliere il PT dal governo perché i problemi del paese finissero.</p>
<p>Il popolo ha capito subito di essere stato ingannato. La disoccupazione è aumentata, i programmi sociali svuotati, scuole e ospedali hanno perso denaro. Una politica suicida attuata da Petrobras ha portato il prezzo del gas da cucina ad essere proibitivo per i poveri ed ha portato alla paralisi dei camionisti. Vogliono far scomparire le pensioni degli anziani e dei lavoratori rurali.</p>
<p>Nelle carovane in giro per il paese ho visto negli occhi della nostra gente la speranza e il desiderio di riprendere quel modello che iniziò a correggere le disuguaglianze e che ha dato opportunità a tutti quelli che non le avevano mai avute.</p>
<p>All&#8217;inizio del 2018 i sondaggi segnalavano che io avrei vinto le elezioni al primo turno.</p>
<p>Era necessario impedire la mia candidatura ad ogni costo. La Lava Jato, che è stata uno schermo nel colpo dell&#8217;impeachment, ha investito posti e prerogative della difesa per condannarmi prima delle elezioni. Hanno registrato illegalmente le mie conversazioni, i telefoni dei miei avvocati e persino quello della presidentessa della Repubblica. Sono stato oggetto di una condotta coercitiva illegale, un vero sequestro. Hanno rivoltato casa mia, il mio materasso, hanno preso i cellulari e persino i tablet dei miei nipoti.</p>
<p>Non hanno trovato nulla per incriminarmi: né conversazioni di banditi, ne valige di denaro, né conti all&#8217;estero. Nonostante tutto sono stato condannato in un tempo record da Sergio Moro e il TRF-4, per “atti indeterminati” senza che trovassero nessuna connessione tra l&#8217;appartamento che non è mai stato mio e presunte deviazioni di soldi di Petrobras. Il tribunale Supremo mi ha negato un giusta petizione di habeas corpus, sotto pressione dei media, del mercato e persino delle Forze Armate, come ha confermato recentemente Jair Bolsonaro, il maggior beneficiario di questa persecuzione.</p>
<p>La mia candidatura è stata proibita contro la legge elettorale, la giurisprudenza e una determinazione del Comitato dei Diritti Umani dell&#8217;ONU emessa per garantire i miei diritti politici. Nonostante questo il nostro candidato Fernando Haddad ha raccolto un sostegno notevole nelle votazione ed è stato sconfitto solo dall&#8217;industria della menzogna di Bolsonaro nelle reti sociali, finanziata perfino con denaro straniero, secondo la stampa.</p>
<p>I più rinomati giuristi del Brasile e di altri paesi considerano assurda la mia condanna e indicano la parzialità di Sergio Moro, confermata in pratica quando ha accettato di essere ministro della Giustizia del presidente che lui ha aiutato ad essere eletto con la mia condanna. Tutto quello che voglio è che mi indichi anche solo una prova contro di me.</p>
<p>Perché hanno tanta paura di Lula libero, se hanno già raggiunto l&#8217;obiettivo che era impedire la mia elezione, se non c&#8217;è nulla che sostenga questa prigione? In realtà ciò che temono è l&#8217;organizzazione del popolo che si identifica con il nostro progetto di paese. Temono di dover riconoscere le arbitrarietà che hanno commesso per eleggere un presidente incapace che ci riempie di vergogna.</p>
<p>Sanno che la mia liberazione è una parte importante della riattivazione della democrazia in Brasile. Però sono incapaci di convivere con il processo democratico.</p>
<p>Luiz Inacio Lula da Silva<br />
Ex presidente della Repubblica (2003-2010)</p>
<p>Articolo pubblicato su Folha de S. Paulo</p>
<p>traduzione di Marco Bertorello</p>
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		<title>Bolsonaro ed il fascismo</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jan 2019 01:53:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È diventato un luogo comune caratterizzare il nuovo governo di Jair Bolsonaro come “fascista”. Questo, a mio avviso, costituisce un grave errore. Il fascismo non si deriva dalle caratteristiche di un dirigente politico, per quanto nei test della personalità -o negli atteggiamenti della vita quotidiana, come nel caso di Bolsonaro- si comprovi uno schiacciante predominio di atteggiamenti reazionari, fanatici, sessisti, xenofobi e razzisti.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10777" alt="bolsonaro" src="/files/2019/01/bolsonaro.jpg" width="580" height="327" />È diventato un luogo comune caratterizzare il nuovo governo di Jair Bolsonaro come “fascista”. Questo, a mio avviso, costituisce un grave errore. Il fascismo non si deriva dalle caratteristiche di un dirigente politico, per quanto nei test della personalità -o negli atteggiamenti della vita quotidiana, come nel caso di Bolsonaro- si comprovi uno schiacciante predominio di atteggiamenti reazionari, fanatici, sessisti, xenofobi e razzisti.</strong></p>
<p>Questo era ciò che misuravano i sociologi e gli psicologi sociali USA dopo la II Guerra Mondiale con la famosa “scala F”, in cui la F si riferiva al fascismo. Si pensava, a quel tempo, e alcuni ancora alimentano questa credenza, che il fascismo era la cristallizzazione nel piano dello Stato e della vita politica di personalità squilibrate, portatrici di gravi psicopatologie, che per motivi circostanziali erano saliti al potere. L’obiettivo politico di questa operazione era evidente: per il pensiero convenzionale e per le scienze sociali del tempo la catastrofe del fascismo e del nazismo dovevano essere attribuire al ruolo di alcuni individui: la paranoia di Hitler o i deliri di grandezza di Mussolini. Il sistema, cioè, il capitalismo e le sue contraddizioni, era innocente e non aveva alcuna responsabilità davanti all’olocausto della II Guerra Mondiale.</p>
<p>Scartata tale visione ci sono coloro che insistono sul fatto che la presenza di movimenti o anche partiti politici di chiara ispirazione fascista inevitabilmente macchierebbero, indelebilmente, il governo di Bolsonaro. Altro errore: neppure sono esse quelle che definiscono la natura profonda di una forma statale come il fascismo. Nel primo peronismo, degli anni 40, così come nel varguismo brasiliano, pullulavano nei circoli contigui al potere diverse organizzazioni e figure fasciste o fascistoidi. Ma né il peronismo né il varguismo costruirono uno Stato fascista. Il peronismo classico fu, usando la concettualizzazione gramsciana, un caso di “Cesarismo progressista”, che solo osservatori molto prevenuti potrebbero caratterizzare come fascista a causa della presenza, in esso, di gruppi e persone tributarie di quella ideologia. Quelli erano fascisti ma il governo di Perón non lo fu. Venendo alla nostra epoca: Donald Trump è un fascista, parlando della sua personalità, ma il governo USA non lo è.</p>
<p>Dalla prospettiva del materialismo storico il fascismo non lo definiscono personalità né gruppi. È una forma eccezionale dello Stato capitalista, con caratteristiche assolutamente uniche ed irripetibili. Irruppe quando il suo modo ideale di dominio, la democrazia borghese, affrontò una gravissima crisi, nel periodo tra la I e la II Guerra Mondiale. Per questo diciamo che è una “categoria storica” e che ora non potrà più riprodursi perché le condizioni che resero possibile la sua comparsa sono scomparse per sempre.</p>
<p>Quali furono le condizioni tanto speciali che marcarono quello che potremmo chiamare “l’era del fascismo”, assenti al momento attuale.</p>
<p>In primo luogo il fascismo fu la formula politica con cui un blocco dominante egemonizzato da una borghesia nazionale risolse per via reazionaria e dispotica una crisi di egemonia causata dalla inedita mobilitazione insurrezionale delle classi subalterne e l’approfondimento del dissenso all’interno del blocco dominante all’uscita della I Guerra Mondiale. A peggiorare le cose, queste borghesie in Germania ed Italia lottavano per ottenere un posto nella divisione del mondo coloniale e si opponevano alle potenze dominanti sul terreno internazionale, in particolare il Regno Unito e la Francia. Il risultato: la II Guerra Mondiale. Oggi, nell’era della transnazionalizzazione e finanziarizzazione del capitale ed il predominio di mega-corporazioni che operano su scala planetaria la borghesia nazionale giace nel cimitero delle vecchie classi dominanti. Il suo posto lo occupa ora una borghesia imperiale e multinazionale, che ha subordinato, fagocitato i loro omologhi nazionali (compresi quelli dei paesi del capitalismo sviluppato) e agisce sulla scena mondiale con una unità di comando che, periodicamente, si riunisce a Davos per tracciare strategie globali di accumulazione e dominazione politica. E senza borghesia nazionale non c’è regime fascista per assenza del suo principale protagonista.</p>
<p>Secondo, i regimi fascisti furono radicalmente statalisti. Non solo non credevano nelle politiche liberali, ma erano apertamente antagonisti ad esse. La sua politica economica fu interventista, espandendo la gamma delle società pubbliche, proteggendo quelle del settore privato nazionale e stabilendo un ferreo protezionismo nel commercio estero. Inoltre, la riorganizzazione dell’apparato statale necessario per affrontare le minacce di insurrezione popolare e la discordia tra “quelli sopra” proiettò ad un posto di rilievo, nello Stato, la polizia politica, i servizi di intelligence e gli uffici di propaganda. Impossibile che Bolsonaro tenti qualcosa del genere data l’attuale struttura e complessità dello Stato brasiliano, specialmente quando la sua politica economica riposerà nelle mani di un Chicago “boy” ed ha proclamato ai quattro venti la sua intenzione di liberalizzare la vita economica.</p>
<p>Terzo, i fascismi europei furono regimi di organizzazione e mobilitazione di masse, in particolare degli strati medi. Mentre perseguivano e distruggevano le organizzazioni sindacali del proletariato inquadravano vasti movimenti delle minacciate strati medi e, nel caso italiano, portando questi sforzi all’ambito operaio e dando origine ad un sindacalismo verticale e subordinato ai mandati del governo. Cioè, la vita sociale fu “corporativizzata” e resa obbediente agli ordini emessi “dall’alto”. Bolsonaro, invece, accentuerà la depoliticizzazione -infelicemente avviata quando il governo di Lula cadde nella trappola tecnocratica e credette che il “rumore” della politica avrebbe spaventato i mercati- e approfondirà la disgregrazione e atomizzazione della società brasiliana, la privatizzazione della vita pubblica, il ritorno di donne e uomini alle loro case, ai loro templi ed ai loro lavori per adempiere ai loro ruoli tradizionali. Tutto questo si situa agli antipodi del fascismo.</p>
<p>Quarto, i fascismi furono Stati rabbiosamente nazionalisti. Lottavano per ridefinire a loro favore la “divisione del mondo” ciò che li fece scontrare commercialmente e militarmente con le potenze dominanti. Il nazionalismo di Bolsonaro, di contro, è retorica senza sostanza, pura verbosità senza conseguenze pratiche. Il suo “progetto nazionale” è convertire il Brasile nel lacchè preferito di Washington in America Latina e nei Caraibi, spostando la Colombia dal disonorevole posto della “Israele sudamericana”. Lungi dall’essere una riaffermazione dell’interesse nazionale brasiliano, il bolsonarismo è il nome del tentativo, speriamo infruttuoso, della totale sottomissione e ricolonizzazione del Brasile sotto l’egida USA.</p>
<p>Ma detto tutto questo: significa che il regime di Bolsonaro si asterrà dall’applicare le brutali politiche repressive che caratterizzarono i fascismi europei?</p>
<p>Assolutamente no!</p>
<p>Lo abbiamo detto prima, ai tempi delle dittature genocide “civico-militari”: questi regimi possono essere -salvo il caso della Shoa eseguita da Hitler- ancora più atroci dei fascismi europei. I trentamila prigionieri scomparsi in Argentina e la generalizzazione delle forme esecrabili di tortura ed esecuzione di prigionieri illustrano la perversa malignità che questi regimi possono acquisire; il fenomenale tasso di detenzione per centomila abitanti che caratterizzò la dittatura uruguaiana non ha eguali a livello mondiale; Gramsci sopravvisse undici anni nelle segrete del fascismo italiano ed in Argentina sarebbe stato gettato in mare, come molti altri, giorni dopo il suo arresto.</p>
<p>Per questo, la rinuncia a qualificare il governo di Bolsonaro come fascista non ha la minima intenzione di edulcorare l’immagine di un personaggio emerso dalle fogne della politica brasiliana; o di un governo che sarà fonte di enormi sofferenze per il popolo brasiliano e per tutta l’America Latina. Sarà un regime simile alle più sanguinarie dittature militari conosciute in passato, ma non sarà fascista. Perseguiterà, imprigionerà e assassinerà senza pietà coloro che resistono ai suoi abusi. Le libertà saranno ridotte e la cultura sottoposta ad persecuzioni senza precedenti per sradicare “l’ideologia di genere” e qualsiasi variante del pensiero critico. Qualsiasi persona o organizzazione che gli si opponga sarà il bersaglio del suo odio e della sua furia. I senza terra, i senzatetto, i movimenti delle donne, gli LGTBI, i sindacati operai, i movimenti studenteschi, le organizzazioni delle favelas, tutti saranno oggetto della sua frenesia repressiva.</p>
<p>Ma Bolsonaro non ha tutti dalla sua parte ed incontrerà molte resistenze, anche se inorganiche e disorganizzate all’inizio. Ma le sue contraddizioni sono molte e molto gravi: la comunità imprenditoriale -o la “borghesia autoctona”, non quella nazionale, come diceva il Che- si opporrà all’apertura economica perché sarebbe fatta a pezzi dalla concorrenza cinese; i militari in attività che non vogliono nemmeno sentir parlare di un’incursione in terre venezuelane per offrire il loro sangue ad un’invasione decisa da Donald Trump in funzione degli interessi nazionali USA; e le forze popolari, anche nella loro attuale dispersione, non si lasceranno tanto facilmente soggiogare. Inoltre, cominciano ad apparire gravi denunce di corruzione contro questo falso “outsider” della politica che è stato, per ventotto anni, come deputato al Congresso brasiliano, essendo testimone o partecipante di tutti i compromessi che si sono orditi in quegli anni.</p>
<p>Pertanto, sarebbe bene ricordare quello che è successo con un altro Torquemada brasiliano: Fernando Collor de Melo, che come Bolsonaro arrivò, negli anni ’90, con il fervore di un crociato della restaurazione morale e concluse i suoi giorni come presidente con un fugace passaggio dal Palazzo di Planalto.</p>
<p>Presto saremo in grado di sapere quale futuro attende il nuovo governo, ma le previsioni non sono molto favorevoli e l’instabilità e le turbolenze saranno all’ordine del giorno in Brasile. Sarà necessario essere preparati, perché la dinamica politica può acquisire un velocità fulminante ed il campo popolare deve essere in grado di reagire per tempo. Ecco perché l’obiettivo di questa riflessione non era di intrattenersi in una distinzione accademica attorno alle diverse forme di dominio dispotico nel capitalismo, ma di contribuire ad una precisa caratterizzazione del nemico, senza la quale giammai lo si potrà combattere con successo. Ed è importantissimo sconfiggerlo prima che faccia troppi danni.</p>
<p>di Atilio Boron- Cubadebate</p>
<p>traduzione di Francesco Monterisi</p>
<p>foto: Reuters</p>
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		<title>Bolsonaro, entusiasta satellite degli USA</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Dec 2018 16:21:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il presidente eletto del Brasile, Jair Bolsonaro, sta offrendo i suoi servizi agli USA per aggredire Cuba, Venezuela e tutto ciò che abbia un odore progressista nella nostra America. Le calunniose e sistematiche dichiarazioni contro la presenza dei medici cubani in quel paese, programma a cui si oppose con veemenza da quando fu proposto dalla deposta presidentessa Dilma Rousseff, rispondono a tale condizione servile e rabbiosamente reazionaria, determinata a convertire il gigante sudamericano in una bellicosa pedina della politica imperialista USA nella regione.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10757" alt="Trump-Bolsonaro" src="/files/2018/12/Trump-Bolsonaro.jpg" width="580" height="326" />Il presidente eletto del Brasile, Jair Bolsonaro, sta offrendo i suoi servizi agli USA per aggredire Cuba, Venezuela e tutto ciò che abbia un odore progressista nella nostra America. Le calunniose e sistematiche dichiarazioni contro la presenza dei medici cubani in quel paese, programma a cui si oppose con veemenza da quando fu proposto dalla deposta presidentessa Dilma Rousseff, rispondono a tale condizione servile e rabbiosamente reazionaria, determinata a convertire il gigante sudamericano in una bellicosa pedina della politica imperialista USA nella regione.</strong></p>
<p>Da qui il tentativo bolsonarista di raggiungere un accordo bilaterale con la potenza del nord per congelare i beni ed i fondi di Cuba e Venezuela, una giocata molto in sintonia con l’interesse del governo di Trump di raddoppiare lo strangolamento economico di entrambi i popoli e di creare le condizioni psicologiche per un qualche tipo di aggressione militare contro la patria di Bolivar. Molto evidenziata dall’estremista di destra John Bolton, consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, con cui Bolsonaro s’incontra oggi a Rio. Tre giorni prima, per realizzare quell’agenda anti-cubana ed anti-venezuelana con i dipartimenti di Stato, del Tesoro e del Consiglio di Sicurezza Nazionale ha spedito a Washington, come suo inviato, suo figlio e deputato Eduardo Bolsonaro, ha riferito il quotidiano O Globo. È noto che il presidente eletto è un grande ammiratore di Trump, che considera una “salvezza per l’Occidente contro il marxismo culturale del globalismo”. L’inquilino della Casa Bianca si è congratulato telefonicamente con l’ex capitano, il giorno stesso della sua elezione, ed ha accettato di lavorare “strettamente” con lui “in materia commerciale, militare e tutto il resto”.</p>
<p>Ma ci sono segnali precedenti dell’interesse del carioca per una relazione “carnale” con gli USA. Bolsonaro si è incontrato due volte, durante la sua campagna elettorale, con il senatore USA Marco Rubio, nemico attivo di Cuba, Venezuela e Nicaragua, paesi della cui destabilizzazione Trump si è incaricato. Come lui, Rubio è un deciso sostenitore del sionismo e del primo ministro Benjamin Netanyahu. L’ultimo degli incontri ha avuto luogo a casa del senatore, a Miami, dove hanno pranzato e parlato per quattro ore. Non è stato comunicato all’epoca, ma è stato divulgato ai media brasiliani e nessuno l’ha negato. È emerso che hanno parlato del Venezuela, del sostegno a Israele e delle armi da fuoco. Rubio ha ricevuto milionarie donazioni dalla National Rifle Association (ANR) e Bolsonaro è sostenitore della libera vendita di armi, per cui è logico sospettare che la sua campagna ricevesse finanziamento dall’ANR. Ma come immaginare questo lungo convivio senza discutere il tema Cuba e dei suoi medici in Brasile? E’ che Rubio non vuole medici cubani in nessun paese, neppure la loro presenza in Brasile è compatibile con l’agenda di estrema destra del suo ospite.</p>
<p>Bolsonaro, con la sua pretesa di imporre inaccettabili condizioni alla presenza dei medici cubani, al di fuori dei termini dell’accordo firmato tra i governi di Cuba, il Brasile e l’Organizzazione Panamericana della Salute che regolava i loro servizi, non ha lasciato, all’Avana, altra opzione che ritirare i suoi medici. In nessun momento la sua squadra si è rivolto alle autorità cubane. Cuba non è solita evacuare i suoi collaboratori da nessun paese a causa di differenze politiche. Neppure dall’Honduras dopo il colpo di stato contro il presidente Zelaya, poiché i golpisti si mostrarono rispettosi dei medici e la concezione fidelista è che questi prestano il loro servizio ai popoli, non ai governi. È il presidente entrante che non voleva i cubani in Brasile. Un atteggiamento crudele, poiché gli isolani prestavano servizio quasi esclusivamente in luoghi in cui  nessun brasiliano o straniero aveva voluto andare quando il governo di Dilma convocò il programma Más Médicos. Sono riusciti a fornire il 90% delle consultazioni offerte nei territori indigeni e si trovavano in molti luoghi inospitali ad ore o giorni dalla città più vicina. L’atteggiamento dei cubani era ineccepibile, sia per la loro competenza professionale -che Bolsonaro ha posto in dubbio- sia per la loro disponibilità in ogni momento e per il loro umanesimo e solidarietà con i pazienti. I collaboratori sono stati sottoposti ad un esame prima di arrivare in Brasile ed erano valutati periodicamente dal ministero della salute. I sondaggi mostravano il 95% di accettazione della loro presenza. La Federazione dei Sindaci e 9 governatori hanno avvertito, con lettere, a Bolsonaro che non avevano con chi sostituirli.</p>
<p>Quasi ventimila professionisti dell’isola hanno realizzato più di 100 milioni di consultazioni nel paese sudamericano. Gli abitanti di circa 700 comuni hanno visto un medico, per la prima volta, al loro arrivo. Hanno favorevolmente modificato gli indicatori sanitari di quel paese ed hanno dimostrato che è possibile promuovere la cooperazione internazionale Sud-Sud. In questo caso con la guida dell’Organizzazione Panamericana della Salute.</p>
<p>di Angel Guerra Cabrera</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Francesco Monterisi</p>
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