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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Iran</title>
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		<title>Ambasciatore russo denuncia restrizioni contro diplomatici russi e cubani da parte degli USA all&#8217;ONU</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Feb 2020 03:34:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli Stati Uniti restringono sempre di più i diplomatici dell'ONU, particolarmente quelli della Russia, Cuba ed Iran ma anche di altri paesi, ha denunciato in un'intervista con Sputnik il rappresentante permanente di Mosca presso le Nazioni Unite, Vasili Nebenzia. Per l'ambasciatore russo, non ci sono miglioramenti cardinali in questa situazione che non si limita a Russia o il tema di visti per i suoi diplomatici. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11329" alt="onu-580x260" src="/files/2020/02/onu-580x260.jpg" width="580" height="260" />Gli Stati Uniti restringono sempre di più i diplomatici dell&#8217;ONU, particolarmente quelli della Russia, Cuba ed Iran ma anche di altri paesi, ha denunciato in un&#8217;intervista con Sputnik il rappresentante permanente di Mosca presso le Nazioni Unite, Vasili Nebenzia.</strong></p>
<p>Per l&#8217;ambasciatore russo, non ci sono miglioramenti cardinali in questa situazione che non si limita a Russia o il tema di visti per i suoi diplomatici.</p>
<p>Si sono accumulati tutta una pila di problemi relazionati. Anche la confisca illegale di immobili, nel nostro caso. Anche le limitazioni al movimento dei diplomatici di alcuni paesi, come Cuba, costretti a rimanere in Manhattan, o Iran, obbligati a muoversi dalla loro missione alla sede dell&#8217;ONU, come legati da un filo.</p>
<p>Nebenzia è convinto che, a meno che non ci siano cambiamenti in un termine ragionevoli, vari paesi proporranno attivare la sezione 21 dell&#8217;accordo tra l&#8217;ONU ed USA relativo alla sede delle Nazioni Unite. Detto sezione prevede un meccanismo arbitrale per la soluzione di controversie.</p>
<p>Sono più che parole, lo stipula una risoluzione che abbiamo adottato nell&#8217;Assemblea Generale, ha aggiunto.</p>
<p>Secondo l&#8217;ambasciatore russo, il segretario generale dell&#8217;ONU non solo sta al tanto del problema, ma realmente si mostra preoccupato e mantiene conversazioni con rappresentanti del paese anfitrione.</p>
<p>Alla domanda quale fosse il termine ragionevole previo all&#8217;attivazione dei meccanismi arbitrali, Nebenzia ha detto: Non un anno, né due, né tre, né decadi naturalmente. È una questione che è necessario risolvere immediatamente o, per essere esatti, che aveva dovuto risolversi tempo fa.</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Israele è la vera minaccia nucleare in Medio Oriente</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jan 2020 00:18:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«L’Iran non rispetta gli accordi sul nucleare» (Il Tempo), «L’Iran si ritira dagli accordi nucleari: un passo verso la bomba atomica» (Corriere della Sera), «L’Iran prepara le bombe atomiche: addio all’accordo sul nucleare» (Libero): così viene presentata da quasi tutti i media la decisione dell’Iran, dopo l’assassinio del generale Soleimani ordinato dal presidente Trump, di non accettare più i limiti per l’arricchimento dell’uranio previsti dall’accordo stipulato nel 2015 con il Gruppo 5+1, ossia i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu (Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Russia, Cina) più la Germania.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11284" alt="israele" src="/files/2020/01/israele.jpg" width="580" height="326" />«L’Iran non rispetta gli accordi sul nucleare» (Il Tempo), «L’Iran si ritira dagli accordi nucleari: un passo verso la bomba atomica» (Corriere della Sera), «L’Iran prepara le bombe atomiche: addio all’accordo sul nucleare» (Libero): così viene presentata da quasi tutti i media la decisione dell’Iran, dopo l’assassinio del generale Soleimani ordinato dal presidente Trump, di non accettare più i limiti per l’arricchimento dell’uranio previsti dall’accordo stipulato nel 2015 con il Gruppo 5+1, ossia i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu (Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Russia, Cina) più la Germania.</strong></p>
<p>Non vi è quindi dubbio, secondo questi organi di «informazione», su quale sia la minaccia nucleare in Medio Oriente. Dimenticano che è stato il presidente Trump, nel 2018, a far ritirare gli Usa dall’accordo, che Israele aveva definito «la resa dell’Occidente all’asse del male guidato dall’Iran».</p>
<p>Tacciono sul fatto che vi è in Medio Oriente un’unica potenza nucleare, Israele, la quale non è sottoposta ad alcun controllo poiché non aderisce al Trattato di non-proliferazione, sottoscritto invece dall’Iran.</p>
<p>L’arsenale israeliano, avvolto da una fitta cappa di segreto e omertà, viene stimato in 80-400 testate nucleari, più abbastanza plutonio da costruirne altre centinaia. Israele produce sicuramente anche trizio, gas radioattivo con cui fabbrica armi nucleari di nuova generazione. Tra queste mini-nukes e bombe neutroniche che, provocando minore contaminazione radioattiva, sarebbero le più adatte contro obiettivi non tanto distanti da Israele. Le testate nucleari israeliane sono pronte al lancio su missili balistici che, con il Jericho 3, raggiungono 8-9 mila km di gittata.</p>
<p>La Germania ha fornito a Israele (sotto forma di dono o a prezzi scontati) quattro sottomarini Dolphin modificati per il lancio di missili nucleari Popeye Turbo, con raggio di circa 1.500 km. Silenziosi e capaci di restare in immersione per una settimana, incrociano nel Mediterraneo Orientale, Mar Rosso e Golfo Persico, pronti ventiquattro’ore su ventiquattro all’attacco nucleare.</p>
<p>Gli Stati Uniti, che hanno già fornito a Israele oltre 350 cacciabombardieri F-16 e F-15, gli stanno fornendo almeno 75 caccia F-35, anch’essi a duplice capacità nucleare e convenzionale. Una prima squadra di F-35 israeliani è divenuta operativa nel dicembre 2017. Le Israel Aerospace Industries producono componenti delle ali che rendono gli F-35 invisibili ai radar. Grazie a tale tecnologia, che sarà applicata anche agli F-35 italiani, Israele potenzia le capacità di attacco delle sue forze nucleari.</p>
<p>Israele – che tiene puntate contro l’Iran 200 armi nucleari, come ha specificato l’ex segretario di stato Usa Colin Powell nel 2015 – è deciso a mantenere il monopolio della Bomba in Medio Oriente, impedendo all’Iran di sviluppare un programma nucleare civile che potrebbe permettergli un giorno di fabbricare armi nucleari, capacità posseduta oggi nel mondo da decine di paesi. Nel ciclo di sfruttamento dell’uranio non esiste una netta linea di demarcazione tra uso civile e uso militare del materiale fissile.</p>
<p>Per bloccare il programma nucleare iraniano Israele è deciso a usare ogni mezzo. L’assassinio di quattro scienziati nucleari iraniani, tra il 2010 e il 2012, è con tutta probabilità opera del Mossad. Le forze nucleari israeliane sono integrate nel sistema elettronico Nato, nel quadro del «Programma di cooperazione individuale» con Israele, paese che, pur non essendo membro della Alleanza, ha una missione permanente al quartier generale della Nato a Bruxelles. Secondo il piano testato nella esercitazione Usa-Israele Juniper Cobra 2018, forze Usa e Nato arriverebbero dall’Europa (soprattutto dalle basi in Italia) per sostenere Israele in una guerra contro l’Iran.</p>
<p>Essa potrebbe iniziare con un attacco israeliano agli impianti nucleari iraniani, tipo quello effettuato nel 1981 contro l’impianto iracheno di Osiraq. Il Jerusalem Post (3 gennaio) conferma che Israele possiede bombe non-nucleari anti-bunker, usabili soprattutto con gli F-35, in grado di colpire l’impianto nucleare sotterraneo iraniano di Fordow.</p>
<p>L’Iran però, pur essendo privo di armi nucleari, ha una capacità militare di risposta che non possedevano la Jugoslavia, l’Iraq o la Libia al momento dell’attacco Usa/Nato. In tal caso Israele potrebbe far uso di un’arma nucleare mettendo in moto una reazione a catena dagli esiti imprevedibili.</p>
<p>di Manlio Dinucci &#8211; Il Manifesto</p>
<p>preso da L&#8217;AntiDiplomatico</p>
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		<title>Trump rimarrà solo o si cercherà altri carnefici?</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2019 23:27:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si dice che Donald Trump abbia iniziato ad accorgersi che i principali componenti del suo governo siano degli affilati estremisti, troppo intransigenti. Per loro non esistono le sfumature, l'impiego della logica od il valore dei limiti. Sarebbe efficace che ciò che ha detto il presidente non si limitasse a uno dei tanti vaghi commenti, per depistare o eludere responsabilità. Il presidente ha detto che vogliono portarlo ad una guerra. Quale, tra i tanti conflitti esacerbati irresponsabilmente?]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10989" alt="Donald-Trump-triste-AP--580x331" src="/files/2019/05/Donald-Trump-triste-AP-580x331.jpg" width="580" height="331" />Si dice che Donald Trump abbia iniziato ad accorgersi che i principali componenti del suo governo siano degli affilati estremisti, troppo intransigenti. Per loro non esistono le sfumature, l&#8217;impiego della logica od il valore dei limiti. Sarebbe efficace che ciò che ha detto il presidente non si limitasse a uno dei tanti vaghi commenti, per depistare o eludere responsabilità. Il presidente ha detto che vogliono portarlo ad una guerra. Quale, tra i tanti conflitti esacerbati irresponsabilmente?</strong></p>
<p>E&#8217; molto interessante che un personaggio tanto straripante come chi dirige ora gli Stati Uniti, arrivi, presto o tardi a deduzioni di questo tipo. Ovviamente, devo ripetere, può ben trattarsi di un tweet destinato a ridistribuire le colpe od ad evitare alcune critiche. In altre parole: non è impossibile che ci sia poca o tanta dissimulazione in ciò che ha esposto.</p>
<p>Ma supponiamo che sia sincero, che abbia preso coscienza degli eccessi delle scelte politiche. In questo caso potremmo chiedergli perché premia Israele e neanche per caso riesce a richiedere allo stato ebraico il pagamento ai palestinesi delle terre e delle proprietà che sono state rubate negli ultimi settanta anni. Per un commerciante come lui il dare ed avere è la strategia migliore possibile tra quelle disponibili, per ottenere con la forza decisioni vantaggiose. Senza dubbio non può contare sulle sue tattiche.</p>
<p>Se i grandi invasori dell&#8217;antichità o del medioevo devono enormi costi di riparazione ai popoli da loro assaltati, in questa avventurosa modernità sarebbe saggio e plausibile compensare chi ha arricchiti i paesi che oggi sono potenti sul pianeta. Ma soprattutto “c&#8217;è sempre un opportunità di vendicarsi” quando si arriva a tappe, fatti o situazioni molto critiche, la cosa migliore è sanare le iniquità.</p>
<p>Sembra ingenuo, anche supponendo onesto il relativo, molto relativo rifiuto di Trump alla folle bellicosità dei suoi collaboratori, supporre un cambio di attitudine verso Tel Aviv ed applicare a questo stato favorito ciò che esigono alle altre nazioni.</p>
<p>I musei nordamericani ed europei sono pieni di oggetti sottratti all&#8217;Asia ed al Medio Oriente od all&#8217;America precolombiana. Questo senza riferirci, non c&#8217;è n&#8217;è bisogno, all&#8217;usurpazione subita dagli abitanti originari del Nord America. Davanti a quale tribunale potrebbero presentare le loro richieste gli aborigeni od i discendenti delle magnifiche e sconcertanti civilizzazioni inca, maya, azteca, in cerca di indennizzi?</p>
<p>Continuo a domandare, pagheranno agli afgani o agli iraniani, siriani o libici per i danni umani e materiali sensazionali provocati da invasioni, bombardamenti ingiustificabili o attraverso attacchi fatti senza altro motivo che impossessarsi dei rispettivi patrimoni? Quest&#8217;altra lista è interminabile. Dobbiamo aggiungere, in quanto attuale e indigeribile: hanno diritto a richiedere indennizzazioni per imprese o terre nazionalizzate a Cuba nonostante si siano opposti alle trattative offerte fin dall&#8217;inizio da L&#8217;Avana?</p>
<p>In ogni caso risarciranno per i danni provocati attraverso le sanzioni economiche imposte, che continuano ad impedire il normale sviluppo a Cuba?</p>
<p>Iniziando a contare dal 1959 e fino al 2018, i dati accumulati dal bloqueo economico arrivano a 934 mila milioni di dollari. L&#8217;anno scorso, è sufficiente come esempio, non è stato possibile ottenere entrate per circa cinque mila milioni di dollari dovuto al bullismo che ci impongono. Con questa percentuale annuale, in sei decenni la somma risulta elevatissima e dappropriata per necessari sviluppi. Con flussi commerciali normali e senza la persecuzione alle entità finanziarie internazionali relazionate con l&#8217;isola, attraverso un assedio extra-bloqueo, il progresso sarebbe superiore.</p>
<p>Per questa concezione diverse banche occidentali sono state multate con somme miliardarie, come se quello che viene decretato a Washington fosse obbligatorio compierlo per il resto del mondo. Questo è stato fatto prima di far entrare in vigore il titolo terzo della legge Helms-Burton. Dobbiamo supporre una persecuzione ancora più dura da qui in avanti.</p>
<p>Tra ciò che supponiamo di dover considerare ci sono fattori di grande interesse, provenienti da diversi effetti distruttivi (sabotaggi, vittime di molteplici aggressioni), quando la cosa naturale sarebbe l&#8217;incentivazione di vincoli convenienti tra paesi vicini. La convivenza tra antagonisti è provata e possibile da molto tempo.</p>
<p>La pretesa di far fuggire gli investitori stranieri a Cuba od aumentare i castighi applicati al suo popolo, si scontrano con realtà ed interessi di un tempo complesso e possibilmente sovraccarico di cambiamenti. Non è male che l&#8217;Unione Europea sia più concentrata verso le sue forze e problemi e che lasci un po&#8217; da parte l&#8217;influenza statunitense. E&#8217; meglio per l&#8217;Unione Europea rinforzare le sue logiche al posto di diventare di più come gli Stati Uniti, inoltre “L&#8217;Europa non vuole guerre”.</p>
<p>Le frasi tra virgolette appartengono a Saskia Sassen, sociologa e economista olandese, da discussioni sul momento che attraversa il Vecchio Continente e di fatto anche gli altri in diversa misura.</p>
<p>Cos&#8217;ha a che fare l&#8217;Europa con la legge Helms-Burton o le manovre Pompeo-Bolton? Molto, perché la colpiscono e altrettanto succede con le minacce alle sue imprese in Iran. Quelle che sono chiamate “leggi antidoto” con le quali provano a proteggere i loro imprenditori nel paese persiano sono state elaborate a partire dalla firma nel 1996 della H.P., voglio dire, H.B. (gioco di parole tra H.P. ossia letteralmente “figli di puttana” e H.B. ossia Helms Burton – Nota del Traduttore).</p>
<p>Alzando i dazi doganali alla Cina prima di concludere accordi convenienti, pretendendo che la Corea del Nord si privi dei suoi meccanismi difensivi in cambio di nulla o, di tanto in tanto, applicando rappresaglie ai soci attraverso del conosciuto terzo titolo del decreto extra territoriale, vanno della direzione opposta a ciò che difendono loro stessi ed allontanandosi dai migliori obiettivi.</p>
<p>Sarebbe ora di agire senza manganelli od egoismi, imposizioni o sfide di scarsa moralità. Quasi sempre si finisce danneggiando anche chi li provoca.</p>
<p>di Elsa Claro</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Marco Bertorello</p>
<p>foto: AP</p>
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		<title>Vladimir Putin a Teheran: &#8220;Abbiamo prove inconfutabili che i terroristi preparano attacchi chimici a Idlib&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Sep 2018 01:32:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA["I terroristi nella provincia siriana di Idlib si preparano ad eseguire delle provocazioni, tra queste l'uso di armi chimiche". Lo ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin nella conferenza stampa che ha seguito l'importante vertice di Teheran con Rohani e Erdogan sul futuro di Idlib e in generale quello della Siria.  "Abbiamo prove inconfutabili che i terroristi stanno preparando provocazioni di questo tipo", ha detto il leader russo.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-10634" alt="IranRussiaTurchia" src="/files/2018/09/IranRussiaTurchia.jpg" width="580" height="290" />&#8220;I terroristi nella provincia siriana di Idlib si preparano ad eseguire delle provocazioni, tra queste l&#8217;uso di armi chimiche&#8221;. Lo ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin nella conferenza stampa che ha seguito l&#8217;importante vertice di Teheran con Rohani e Erdogan sul futuro di Idlib e in generale quello della Siria.  &#8220;Abbiamo prove inconfutabili che i terroristi stanno preparando provocazioni di questo tipo&#8221;, ha detto il leader russo.</p>
<p>&#8220;Consideriamo la situazione inammissibile. Quando, con il pretesto di proteggere la popolazione civile, si tenta di proteggere i terroristi dagli attacchi e causare perdite alle truppe del governo siriano il tutto diviene inammissibile&#8221;, ha proseguito Putin in conferenza stampa.</p>
<p>&#8220;Attualmente, diversi gruppi estremisti sono concentrati nella zona demilitarizzata di Idlib. I terroristi stanno cercando di contrastare il regime di cessate il fuoco e si preparano ed eseguire diversi tipi di provocazioni, compreso l&#8217;utilizzo di armi chimiche&#8221;, ha precisato Putin che ha sottolineato come siano state create tutte le condizioni perché i siriani possano essere i padroni del loro futuro.  &#8220;Il fulcro del terrorismo internazionale in questo paese è praticamente liquidato&#8221;, ha detto il presidente, aggiungendo che oltre il 95% del territorio siriano è ormai libero.</p>
<p>Dopo aver sottolineato come la Russia fornisca regolarmente assistenza diretta al popolo siriano, attraverso cibo, medicine e altri prodotti soprattutto alle regioni più colpite dai combattimenti, il presidente russo ha anche sottolineato che grazie alla cooperazione tra Russia, Iran e Turchia sono stati raggiunti &#8220;risultati considerevoli&#8221;. &#8220;Sarebbe utile dare un carattere sistematico agli sforzi congiunti in campo umanitario, al fine di aiutare la Siria a uscire dalle rovine e ripristinare la sua industria, l&#8217;agricoltura, le infrastrutture e quindi assicurare il ritorno in massa dei siriani nelle loro case &#8220;.</p>
<p>Anche il presidente iraniano, Hasan Rohaní, intervenuto in conferenza stampa, ha sottolineato come gli Stati Uniti cercano di accusare Damasco di attacchi chimici per intervenire negli affari interni del paese, ma questo non farebbe che aggravare la situazione. Allo stesso tempo, ha rimarcato Rohani, la presenza di truppe statunitensi nel paese arabo &#8220;deve cessare immediatamente&#8221;. &#8220;E &#8216;chiaro che gli americani sono in Siria illegalmente e solo impegnati in aggressioni&#8221;, ha detto il presidente. &#8220;L&#8217;intervento americano in Siria non ha alcuna legittimià in base a nessuna norma internazionale, la sua presenza esaspera il problema e ostacola l&#8217;instaurazione di una pace sostenibile nel Paese&#8221;, ha sottolineato Rohaní. &#8220;Dopo il rilascio di Idlib dai terroristi, si porrà la questione del ritiro delle forze statunitensi dal territorio della sponda orientale del fiume Eufrate&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>da L&#8217;AntiDiplomatico</p>
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		<title>Perché Israele teme la presenza dell&#8217;Iran in Siria</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jul 2018 02:32:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'analista militare David Kenner, in un articolo pubblicato ieri sulla rivista statunitense 'The Atlantic', afferma che oggi Hezbollah, perno dell'Asse della Resistenza con Siria e Iran, ha più di 100.000 tra missili e razzi, e anche la possibilità di lanciarne 1.000 al giorno, al punto da sopraffare le difese anti-missile di Israele. Allo stesso modo, si mette in evidenza il fatto che i sistemi di difesa missilistica del regime israeliano specificamente il controverso sistema 'Cupola di Ferro' non è in grado di far fronte a un gran numero di razzi e missili.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10582" alt="iran-israele" src="/files/2018/07/iran-israele.jpg" width="580" height="290" />L&#8217;analista militare David Kenner, in un articolo pubblicato ieri sulla rivista statunitense &#8216;The Atlantic&#8217;, afferma che oggi Hezbollah, perno dell&#8217;Asse della Resistenza con Siria e Iran, ha più di 100.000 tra missili e razzi, e anche la possibilità di lanciarne 1.000 al giorno, al punto da sopraffare le difese anti-missile di Israele.</strong></p>
<p>Allo stesso modo, si mette in evidenza il fatto che i sistemi di difesa missilistica del regime israeliano specificamente il controverso sistema &#8216;Cupola di Ferro&#8217; non è in grado di far fronte a un gran numero di razzi e missili.</p>
<p>&#8220;I sistemi di difesa missilistica di Israele possono affrontare alcune minacce, ma saranno sopraffatti dal gran numero di razzi e missili che può sparare Hezbollah&#8221;, spiega l&#8217;analista, mettendo in guardia dai pericoli che rappresenta questo gruppo di resistenza.</p>
<p>Allo stesso tempo, l&#8217;articolo cita un altro noto analista, Ofer Zalzberg, il quale ricorda che i territori occupati israeliane non sono molto grandi e di fatto le installazioni militari israeliane si trovano vicine l&#8217;uno all&#8217;altre, rendendole più vulnerabili agli attacchi missilistici di massa.</p>
<p>Infine, avverte che nel caso di una imminente guerra con la Resistenza libanese, le autorità israeliane devono essere psicologicamente preparate ad affrontare la realtà, ovvero subire danni forti e devastanti, e questo solo considerando il potere missilistico di Hezbollah.</p>
<p>Dopo l&#8217;ultima guerra israeliana contro il Libano nel 2006, la capacità deterrente di Hezbollah è aumentata notevolmente, come hanno ammesso le autorità israeliane, che si sono avventurate sul fatto che questo movimento abbia circa 150.000 missili nei suoi magazzini.</p>
<p>A loro volta, i funzionari di Hezbollah hanno riaffermato, ripetutamente, la loro volontà di difendere la sovranità del paese, avvertendo che &#8220;il nemico israeliano dovrebbe pensare mille volte prima di lanciare un attacco&#8221; sul Libano.</p>
<p>Fonte: The Atlantic</p>
<p>da L&#8217;AntiDiplomatico</p>
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		<title>In Siria non ci sono basi iraniane, tutti i morti sono soldati siriani</title>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2018 02:02:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[All'alba del 10 maggio, l'Esercito israeliano ha attaccato per cinque ore installazioni che suppongono essere delle forze iraniane e varie batterie di difesa antiaerea in Siria. Tuttavia da Damasco assicurano che le forze attaccate dall'Israele sono 100% siriane. Fady Marouf, giornalista siriano collaboratore di Prensa Latina a Damasco, ha rivelato a Sputnik che i bersagli attaccati da Israele all’alba erano tutti batterie di difesa siriane. “L'Iran non ha niente a che vedere”, ha assicurato.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10517" alt="Fady" src="/files/2018/05/Fady.jpg" width="580" height="387" />All&#8217;alba del 10 maggio, l&#8217;Esercito israeliano ha attaccato per cinque ore installazioni che suppongono essere delle forze iraniane e varie batterie di difesa antiaerea in Siria. Tuttavia da Damasco assicurano che le forze attaccate dall&#8217;Israele sono 100% siriane.  </strong></p>
<p>Fady Marouf, giornalista siriano collaboratore di Prensa Latina a Damasco, ha rivelato a Sputnik che i bersagli attaccati da Israele all’alba erano tutti batterie di difesa siriane. “L&#8217;Iran non ha niente a che vedere”, ha assicurato.</p>
<p>Sono state cinque ore di intenso combattimento tra Siria ed Israele e sono state le forze israeliane che hanno cominciato, come sempre l&#8217;hanno fatto durante i sette anni di guerra in Siria, ha affermato Marouf.</p>
<p>In più di 15 occasioni, l&#8217;Esercito di Israele ha attaccato Siria dal 2011, soprattutto in posizioni militari, centri di investigazione scientifica ed altri luoghi strategici.</p>
<p>In questa occasione, da Tel Aviv sostengono che la forza iraniana Al Quds ha fatto vari spari dal territorio siriano contro le truppe israeliane che occupano le Alture del Golan in Siria.</p>
<p>“Oggi il pretesto sono supposti attacchi contro basi iraniane: in Siria non ci sono basi iraniane”. “Abbiamo solo assessori iraniani che aiutano l&#8217;Esercito siriano nella sua lotta contro i gruppi terroristici, tutti i morti sono soldati siriani ed anche i feriti”, ha assicurato il giornalista.</p>
<p>Il Ministero di Difesa della Russia ha informato che nell&#8217;attacco contro il territorio hanno partecipato 28 aeroplani israeliani F-15 e F-16 che hanno lanciato circa 60 missili per cinque ore. L&#8217;Esercito siriano ha confermato la distruzione del 75% di questi missili, benché alcuni abbiano raggiunto i loro bersagli ed hanno distrutto brigate di difesa antiaerea, un deposito di approvvigionamenti ed anche una stazione di radar, ha precisato l&#8217;intervistato.</p>
<p>Come ha spiegato Marouf, Siria non aggredisce Israele dalla guerra Araba-israeliana del 1973. Da allora le forze israeliane attaccano perché non vogliono un vicino con un Esercito forte. L&#8217;Israele ci teme, ha affermato.</p>
<p>Il giornalista ha raccontato a Sputnik che all&#8217;alba dell&#8217;attacco gli abitanti siriani di Damasco sono usciti sui balconi e sono stati testimoni di come la difesa antiaerea ha distrutto i missili israeliani, mentre i soldati israeliani erano terrorizzati nei rifugi, ha commentato.</p>
<p>“Siria è un paese che vuole la pace ma oggigiorno il popolo e l’Esercito siriani sono molto più forti dopo sette anni di guerra”. “Non siamo disposti a cedere un passo indietro”, ha concluso il giornalista.</p>
<p>Da Sputnik Mundo</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Fady Marouf</p>
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		<title>Fady Marouf: in Siria, nessuna famiglia si è salvata dalla guerra</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Apr 2018 02:05:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“In Siria, su centomila famiglie, può essere che ce ne sia una sola che non abbia ferite della guerra, tutte hanno morti, feriti, sfollati. Qualcuna è dovuta emigrare 4 o 5 volte, fuggire da casa sua solamente con i vestiti che aveva addosso, per un attacco terroristico”. Chi mi sta trasmettendo queste verità terrificanti è Fady Marouf, un giornalista siriano, collaboratore dell'Agenzia di Notizie Prensa Latina, di Cuba, che è venuto sull'isola caraibica per ricevere la ben meritata Distinzione Felix Elmuza che concede l'Unione dei Giornalisti di Cuba. Fady è un uomo molto coraggioso, molto riconoscente verso Cuba, perché grazie alle borse di studio che l'isola concede agli studenti del suo paese ha potuto studiare qui a Santa Clara “Letteratura Spagnola”, dal 1997 fino al 2003, ed in seguito è ritornato in Siria per incorporarsi nel Ministero di Comunicazione. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_10449" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-10449" alt="Fady Marouf" src="/files/2018/04/Fady-Marouf.jpg" width="580" height="435" /><p class="wp-caption-text">Fady Marouf</p></div>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: large">&#8220;Per questa libertà di essere strettamente legati con la parte essenziale, forte e dolce, del popolo bisognerà darlo tutto (…) se fosse necessario perfino l&#8217;ombra e non sarà mai sufficiente”. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: large">Fayad Jamis </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“<span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: large">In Siria, su centomila famiglie, può essere che ce ne sia una sola che non abbia ferite della guerra, tutte hanno morti, feriti, sfollati. Qualcuna è dovuta emigrare 4 o 5 volte, fuggire da casa sua solamente con i vestiti che aveva addosso, per un attacco terroristico”. Chi mi sta trasmettendo queste verità terrificanti è Fady Marouf, un giornalista siriano, collaboratore dell&#8217;Agenzia di Notizie Prensa Latina, di Cuba, che è venuto sull&#8217;isola caraibica per ricevere la ben meritata Distinzione Felix Elmuza che concede l&#8217;Unione dei Giornalisti di Cuba. Fady è un uomo molto coraggioso, molto riconoscente verso Cuba, perché grazie alle borse di studio che l&#8217;isola concede agli studenti del suo paese ha potuto studiare qui a Santa Clara “Letteratura Spagnola”, dal 1997 fino al 2003, ed in seguito è ritornato in Siria per incorporarsi nel Ministero di Comunicazione. </span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: large">Per me, Cuba significa tutto, qui ho imparato ad essere una persona coraggiosa, che ama la sua patria, ad appoggiare i più umili, a resistere, che cosa significa la parola resilienza, ho conosciuto persone che adesso considero come i miei fratelli”, mi dice Fady molto emozionato. </span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: large">Sono un ragazzo che proviene da una famiglia povera di una provincia del centro di Siria, Hama, vivo in Damasco per il mio lavoro e nella capitale è molto facile incontrarti con la morte. Io l’ho avuta a pochi metri ed a pochi secondi da me, mi sono salvato già 7 volte, ma il momento più pericoloso è stato quando i terroristi sponsorizzati dagli USA hanno messo un&#8217;autobomba, un giorno, alle tre del pomeriggio fuori da casa mia, tre anni fa, mi sono salvato per caso, sono stato ferito gravemente, ma la casa è stata distrutta. Per fortuna, mia moglie ed i miei figli non erano in casa, ma sono morte 6 persone del quartiere e 4 sono state ferite. Per spiegarti, il mio paese natale, Rabù, di 4000 abitanti, conta già 110 morti, tra civili e militari. Dopo il 2011, da quando è cominciata questo guerra genocida, l&#8217;unica cosa nuova che abbiamo potuto costruire nel paese è stato il Cimitero dei Martiri”. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: large">Fady si accorge della mia espressione, triste ed arrabbiata nello stesso tempo e mi dice: “non so se puoi capirmi…….”. Ha ragione, io non so che cosa significa questa tragedia perché non ho mai vissuto personalmente una guerra, posso solo vergognarmi per il mio paese di nascita, Italia, che è il principale venditore di armi e mine antiuomo ai terroristi assassini in Siria, supposti “ribelli”, secondo i gringo. È che non posso continuare a scrivere senza fare una domanda retorica: fino a quando quelli sotto a sinistra permetteremo che i gringo ripetano lo stesso copione dell&#8217;Iraq, della Libia, affinché i popoli attaccati da loro possano contare solo morti o cimiteri? </span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: large">Mio cognato è stato sequestrato dall’Isis, nella provincia di Raqqa, e non abbiamo più saputo nulla di lui, la zona è già stata liberata e non si sono incontrati indizi su di lui, è già stato dichiarato morto. Sicuramente l’hanno decapitato per essere un poliziotto ed essere fedele a Bashar al Assad”. </span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: large">Quello che più mi infastidisce dell&#8217;ipocrisia degli USA è che chiamano questi assassini terroristici ‘moderati’: che cosa hanno di moderato dei criminali che decapitano la gente solo perché porta dei pantaloni corti che lasciano scoperte le ginocchia? Davvero non posso assimilarlo, mi sento molto impotente davanti alle menzogne dei governi occidentali”. </span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: large">Non capiscono che i mostri terroristici sono i loro ‘frankenstein’ di questa epoca, che si rivolteranno contro i loro padroni, morderanno la mano che li ha alimentati”. </span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: large">Gli Stati Uniti vivono inventando e raccontando menzogne ai popoli, i terroristi non solo sono pagati dai gringo, ma anche li evacuano per salvarli dagli attacchi dell&#8217;esercito siriano e perfino bombardano ipoteticamente ‘per errore’ le milizie fedeli al governo di Bashar al Assad”. </span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: large">È incredibile come tu, in Siria, puoi vedere terroristi che stanno sequestrando gente, secondo loro infedeli, per decapitarli ed in un canale di televisione straniero, nello stesso momento, stanno presentandoteli come difensori della pace e come moderati. Il Fronte al Nusra è il peggio di Al Qaeda, non ha niente di democratico, nessuno può ingannarmi!”. </span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: large">Ma scusatemi, assassini appoggiati dall&#8217;Arabia Saudita, una monarchia, cosa possono avere di democratico? Per sapere come è realmente l&#8217;Arabia Saudita possiamo chiedere alle donne saudite, che libertà hanno nel loro paese, dove le trattano come schiave?”. </span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: large">Israele è un altro dei nemici principali della Siria, sempre è stato preoccupato per il trattato di aiuti mutui tra Siria ed Iran, che è stato firmato negli anni &#8216; 90. Iran c&#8217;appoggia con alimenti, medicine, armi e munizioni. In questo momento a Damasco i prodotti alimentari più economici sono gli iraniani”. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: large">Fady mi racconta che dopo l’abbattimento dell&#8217;aeroplano F-16 israeliano due mesi fa, “Israele dovrà pensarci su prima di massacrare il popolo siriano solo perché ne ha voglia. Gli israeliani sono spaventati per la forte resistenza popolare (tipo Hezbola) e dell&#8217;esercito siriano nella vicinanza del Golan, territorio siriano occupato illegalmente da Israele”. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: large">Fady continua a riferirmi che: “le potenze occidentali sanno bene che il nostro alleato più importante, Russia, ha già vinto la guerra, loro non vogliono ammetterlo, ma grazie alla capacità di questo paese di aiutarci in tutti i fronti, di rappresentarci nei dialoghi di pace, di lottare per una soluzione pacifica, già le loro menzogne non hanno molto effetto”. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: large">Per concludere, Fady vuole chiarire che, come cittadino siriano, il futuro della Siria dipende dall&#8217;esercito siriano e che Bashar al Assad è l&#8217;unico garante dell&#8217;unità nel suo paese. </span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: large">Il pianeta deve capire che il nuovo ordine mondiale dipende dall&#8217;esercito siriano, ogni proiettile dell&#8217;esercito che ammazza un terrorista sta costruendo la pace, l&#8217;esercito siriano compie gli ordini perché è fedele, l&#8217;ha fatto con molti sacrifici, con le perdite di più di 100.000 militari, ma sa che tutto questo è molto meno che pagare il prezzo di ritornare al medioevo, come pretendono i jihadisti ed i giornalisti mercenari pagati dai mezzi occidentali, entrambi rappresentano una classe stipendiata dall’imperialismo più feroce”. </span></span></p>
<p>testo e traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>La favola geopolitica della &#8220;minaccia nucleare iraniana&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Feb 2018 00:19:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Impressionati dalla verbosità poliglotta di Macron a Davos, i media francesi hanno accuratamente tenuto nascosto un fatto più importante: Donald Trump chiederà al Congresso 716 miliardi di dollari per il Pentagono in relazione al bilancio di esercizio  2019. Questo incremento del 7% rispetto al budget 2018 non servirà a rimpiazzare i Boutons de culotte (formaggi caprini, ndt). Stando a un documento confidenziale pubblicato dallo Huffington Post, il Pentagono considera la possibilità di una risposta atomica nel caso di “imponenti attacchi convenzionali”. Documento di orientamento strategico, il progetto di Nuclear Posture Review per il 2018 prevede dunque un ammodernamento dell’arsenale atomico, il cui costo viene valutato da un’agenzia federale, il Congressional Budget Office, in 1200 miliardi di dollari su 30 anni.   ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10380" alt="nucleaire_iranien" src="/files/2018/02/nucleaire_iranien.jpg" width="580" height="386" />Impressionati dalla verbosità poliglotta di Macron a Davos, i media francesi hanno accuratamente tenuto nascosto un fatto più importante: Donald Trump chiederà al Congresso 716 miliardi di dollari per il Pentagono in relazione al bilancio di esercizio  2019. Questo incremento del 7% rispetto al budget 2018 non servirà a rimpiazzare i Boutons de culotte (formaggi caprini, ndt). Stando a un documento confidenziale pubblicato dallo Huffington Post, il Pentagono considera la possibilità di una risposta atomica nel caso di “imponenti attacchi convenzionali”. Documento di orientamento strategico, il progetto di Nuclear Posture Review per il 2018 prevede dunque un ammodernamento dell’arsenale atomico, il cui costo viene valutato da un’agenzia federale, il Congressional Budget Office, in 1200 miliardi di dollari su 30 anni.  </strong></p>
<p>Questo progetto di massiccio riarmo, però, non sembra emozionare le popolazioni, né appassionare gli osservatori. Ma c’è da dire che si è fatto di tutto perché l’albero nascondesse la foresta. Da quindici anni i dirigenti occidentali continuano ad agitare lo spauracchio della “minaccia nucleare iraniana”. Questa favola geopolitica viene distillata dai media dominanti nei loro articoli, come fosse evidente che un paese senza la bomba sia più pericoloso di un paese che l’ha già utilizzata, e che intende potenziare il mostruoso arsenale di cui già dispone. Per far digerire frottole di questo tipo, la propaganda ripete allora una idea semplice: “il programma nucleare iraniano minaccia il trattato di non proliferazione nucleare”. E’ curioso però che nessuno si sia mai preoccupato di rispondere: “Se ci tenete tanto a questo trattato, perché non cominciate ad applicarlo voi?”</p>
<p>Le potenze occidentali, infatti, non hanno mai fatto il minimo tentativo per convincere Israele, l’India e il Pakistan ad aderire al TNP. Rifiutando di aderire al trattato, questi tre paesi hanno costituito un arsenale fuori legge. Sottrarsi ad ogni controllo è qualcosa che dovrebbe quanto meno suscitare più preoccupazioni di una bomba iraniana che non esiste. E non è tutto. Il trattato prevede anche un disarmo nucleare che i cinque Stati “legalmente” dotati di armi atomiche (USA, Francia, Regno Unito, Cina, Russia) hanno superbamente ignorato. All’origine di questo fallimento, la denuncia da parte degli Stati Uniti del Trattato Start II con Mosca, con l’istallazione di uno scudo antimissile in Europa. Peggio ancora, gli Stati Uniti hanno continuato a sviluppare un arsenale la cui finalità di “uso preventivo” è affermata dalla Nuclear Posture Review del 2002. Consentendo l’utilizzo di armi nucleari di primo attacco, questa revisione dottrinale ha aperto un fantastico vaso di Pandora.</p>
<p>A voler credere alla propaganda abituale, il mondo civilizzato deve tenersi pronto a rispondere all’attacco devastante dei mullah iraniani, questi “folli di dio” col turbante, decisi a provocare l’apocalisse. Ma la realtà è lontana anni luce da questo delirio ideologico. Infatti l’establishment statunitense non ha ancora superato il trauma della rivoluzione iraniana, carica di umiliazione simbolica (gli ostaggi di Teheran) e di fallimento geopolitico (la caduta dello Scià). Pezzo su pezzo, Washington ha quindi costruito una demonologia nella quale la Repubblica islamica viene presentata come una dittatura malefica, il cui comportamento erratico farà pesare sul pianeta un pericolo mortale. Frottole alla grande, evidentemente, la cui unica funzione è quella di ostacolare lo sviluppo di una grande nazione disobbediente all’ordine imperiale.</p>
<p>I fatti parlano da soli. Accusato di volerla fabbricare, l’Iran non detiene l’arma nucleare. Sono gli Stati Uniti ad essere la prima potenza nucleare, e sono i soli ad averne fatto uso. Unico Sato del Medio Oriente a possedere la bomba (più di 400 testate nucleari), Israele gode da parte sua di un privilegio che non intende perdere: ha il diritto di detenere l’arma suprema a condizione di non vantarsene. Con la complicità dell’Occidente, l’ambiguità israeliana raggiunge un duplice obiettivo. Produce un effetto dissuasivo perché la bomba esiste, senza suscitare reazioni internazionali perché resta inteso che non esiste. Questo incredibile regime di favore trasforma la questione nucleare in una storia contorta: una bomba puramente virtuale dovrebbe darci i sudori freddi (Iran), mentre un arsenale colossale ma ufficialmente inesistente non dovrebbe suscitare alcuna inquietudine (Israele).</p>
<p>Sottratto ad ogni controllo internazionale, il programma nucleare sionista beneficia fin dalle origini di una impunità totale. Gli Occidentali stigmatizzano il rischio di proliferazione, ma la storia della bomba israeliana dimostra che essi ne sono direttamente responsabili. Ben Gourion ha avviato il programma nucleare sionista fin dagli inizi degli anni 1950, e la Francia gli è immediatamente corsa in soccorso. Un accordo segreto col socialista Guy Mollet, nel 1956, ha permesso allo Stato ebraico di acquisire dimestichezza con la tecnologia nucleare, e la centrale di Dimona è stata costruita con l’aiuto di tecnici francesi. Uniti nella lotta contro il nazionalismo arabo, la Francia e Israele hanno suggellato un patto, del quale la sciagurata spedizione di Suez fu il principale fatto d’armi.</p>
<p>Prendendo il testimone dell’alleanza francese alla fine degli anni 1960, gli Stati Uniti non si sono mostrati da meno. Secondo l’accordo concluso tra Lyndon Johnson e Golda Meir, nessuna pressione deve farsi su Israele per costringerla ad aderire al trattato di non proliferazione. In cambio Israele mantiene una posizione ambigua sulla realtà del suo arsenale nucleare. Deroga compiacente alla legge internazionale insomma, contro lo scrupoloso rispetto della legge del silenzio. Nell’attesa, gli Occidentali si accaniscono sull’Iran, attribuendogli un immaginario progetto militare, mentre intanto Tel Aviv moltiplica le minacce contro Teheran. La Repubblica Islamica, però, non ha mai aggredito i paesi vicini. Non altrettanto può dirsi di Israele, che ha bombardato l’Egitto, la Siria, il Libano, la Giordania, l’Iraq, la Tunisia, senza parlare dei territori palestinesi quotidianamente presi a bersaglio.</p>
<p>Diffondendo una cortina fumogena su questa realtà, la propaganda occidentale tratta il regime iraniano come fosse una “teocrazia fanatica”. Ma non è stato un mullah ad aver dichiarato che “il nostro Stato è l’unico in comunicazione con dio”. E’ stato invece Effi Eitam, ex-ministro israeliano e capo del partito nazional-religioso. Imbevuto di un orientalismo da quattro soldi, il discorso dominante descrive la Repubblica Islamica come un covo di fanatici appassionati di escatologia che sognerebbero di immolare Israele con la bomba atomica! Che peccato che i nemici giurati dell’Iran non ci abbiano gratificato di considerazioni altrettanto ispirate sulla bomba israeliana: eppure questa fa aleggiare una minaccia non puramente virtuale. Tra la pretesa sionista di “comunicare direttamente con dio” e l’ostinazione mistica di Tel Aviv a possedere l’arma suprema, si sarebbe potuto scoprire , anche qui, una singolare “escatologia”.</p>
<p>Altro paradosso non privo di gusto: l’Occidente accusa l’Iran di voler fabbricare la bomba, ma è stata la Repubblica Islamica a prendere l’iniziativa di interrompere il programma nucleare nel 1979. Incoraggiato dagli USA, lo Scià aveva firmato ricchi contratti con la Francia e la Germania per la costruzione di centrali nucleari. L’opposizione era contraria, considerando l’operazione onerosa per un paese ricco in idrocarburi, e il programma venne subito sospeso dal governo della Repubblica Islamica. C’è stato bisogno della sanguinosa guerra Iran-Iraq (1980-1988) perché le cose cambiassero. Solo di fronte all’aggressione irachena, il governo iraniano si è reso conto della sua debolezza davanti ad una coalizione che faceva blocco su Saddam Hussein. La partecipazione delle potenze occidentali, le forniture di armi chimiche all’Iraq, la distruzione in volo di un Airbus iraniano, gli hanno fatto prendere coscienza del pericolo.</p>
<p>E’ in questo contesto che i dirigenti iraniani hanno visto nel nucleare civile un atout tecnologico, un attributo della sovranità e una fonte di fierezza nazionale. Il possesso dell’arma nucleare, di per sé, è considerata cosa empia dalle autorità religiose, e nessun programma nucleare militare è stato ufficialmente avviato in Iran. I suoi accusatori hanno sempre preteso il contrario, ma senza fornire la minima prova. Il discorso ossessivo contro Teheran, in realtà, confonde deliberatamente due cose: la capacità tecnologica di produrre armi nucleari, e la decisione politica di produrre tali armi. Siccome questa capacità è stata raggiunta, si accusa Teheran di voler produrre la bomba. Ma questo ragionamento è palesemente perverso, perché invece di chiedere conto a chi la bomba ce l’ha, ci si accanisce contro uno Stato che non la vuole.</p>
<p>Inventata di sana pianta, la “minaccia nucleare iraniana” è un inganno che mira a neutralizzare un grande paese non allineato. Sovrano, non indebitato, tenacemente attaccato alla propria indipendenza, l’Iran ha potenzialità che spaventano i controllori dell’ordine imperiale. I dirigenti iraniani hanno firmato l’accordo del 2015 perché hanno più a cuore lo sviluppo del loro paese. Vogliono che siano revocate le sanzioni, per poter provvedere ai bisogni di una popolazione di 80 milioni di abitanti. L’accordo sul nucleare sottomette questo grande paese ad un regime di controllo internazionale senza precedenti, ma Teheran l’ha accettato. Accusando l’Iran di “sostenere il terrorismo”, Trump vuole interrompere questo processo di normalizzazione. Pressato dai mercanti di armi, lavora alla demonizzazione dell’Iran in modo grottesco. L’imperialismo non disarma mai e le menzogne continueranno. Ma l’Iran sa che il tempo gioca a suo favore, e saprà resistere alle provocazioni di una superpotenza in declino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Bruno Guigue &#8211; Oumma</p>
<p>da L&#8217;AntiDiplomatico</p>
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		<title>Il capo del Mossad confessa di essere dietro le rivolte in Iran</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jan 2018 00:11:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il capo Mossad, Yossi Cohen, ha praticamente ammesso, ieri, la partecipazione del regime di Tel Aviv alle proteste in alcune città iraniane che si sono tenute le scorse settimane sulla situazione economica. Parlando in una sessione di lavori del Ministero dell'Economia del regime israeliano, il direttore del Mossad ha espresso il suo sostegno per gli atti di violenza che si sono verificati durante le manifestazioni di protesta in Iran. "Israele ha occhi, orecchie e anche di più" in Iran, ha affermato Cohen, aggiungendo che Israele "vorrebbe vedere una rivoluzione" nel paese persiano. Tali dichiarazioni sono state riportate dal quotidiano israeliano 'Hareetz'.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10341" alt="Mossad" src="/files/2018/01/Mossad.jpg" width="580" height="290" />Il capo Mossad, Yossi Cohen, ha praticamente ammesso, ieri, la partecipazione del regime di Tel Aviv alle proteste in alcune città iraniane che si sono tenute le scorse settimane sulla situazione economica.</strong></p>
<p>Parlando in una sessione di lavori del Ministero dell&#8217;Economia del regime israeliano, il direttore del Mossad ha espresso il suo sostegno per gli atti di violenza che si sono verificati durante le manifestazioni di protesta in Iran. &#8220;Israele ha occhi, orecchie e anche di più&#8221; in Iran, ha affermato Cohen, aggiungendo che Israele &#8220;vorrebbe vedere una rivoluzione&#8221; nel paese persiano. Tali dichiarazioni sono state riportate dal quotidiano israeliano &#8216;Hareetz&#8217;.</p>
<p>Pur indicando che i problemi economici &#8220;hanno portato le persone in piazza&#8221;, ha ammesso che non è stato ottenuto il risultato preferito del regime israeliano, ovvero &#8220;vedere una rivoluzione&#8221; nel paese persiano. &#8220;Devono abbassare le aspettative&#8221;, ha spiegato.</p>
<p>Allo stesso modo, ha precisato che il Mossad cerca una &#8220;superiorità totale&#8221; nello &#8220;spionaggio&#8221; in tutto il mondo. &#8220;Non possiamo essere secondi in termini di personale, difesa dagli attacchi informatici e spionaggio&#8221;, ha aggiunto.</p>
<p>Alcune città iraniane hanno assistito a manifestazioni pacifiche contro l&#8217;inflazione e la disoccupazione, ma i nemici di Teheran, guidati dagli Stati Uniti dal regime di Israele, hanno colto l&#8217;occasione per attaccare la Rivoluzione islamica attraverso i loro scagnozzi, infiltrati nelle manifestazioni, compiendo atti di vandalismo. La loro trama è stata neutralizzata dopo che migliaia e migliaia di iraniani sono scesi in piazza per esprimere il loro sostegno alla rivoluzione islamica rifiutando le ingerenze straniere.</p>
<p>Il leader della Rivoluzione Islamica, l&#8217;Ayatollah Seyed Ali Khamenei ha promesso ieri che i danni causati dagli Stati Uniti e dai suoi complici durante i disordini nel paese persiano non rimarranno senza risposta. Il presidente iraniano, Hassan Rouhani, a sua volta, ha elogiato la risposta corretta di tutto il popolo iraniano che ha rifiutato l&#8217;ingerenza straniera negli affari interni del paese, neutralizzando un altro complotto nemico e smantellando i suoi piani anti-iraniani.</p>
<p>Fonte: Haaretz</p>
<p>Da L&#8217;AntiDiplomatico</p>
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		<title>Qatar: abbiamo dato ospitalità ad un gruppo terrorista su richiesta degli Usa</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jun 2017 00:27:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un alto funzionario del governo del Qatar ha ammesso che il suo paese abbia dato ospitalità ad un gruppo terrorista su formale richiesta degli Stati Uniti. Mutlaq al-Qahtani, uno dei principali consiglieri anti-terrorismo del ministero degli esteri del Qatar, ha dichiarato ad Al Jazeera questa domenica che il Qatar ha ospitato i Talebani "su richiesta del governo degli Stati Uniti" e come "parte della politica della porta aperta del Qatar per facilitare le trattative, mediare e portare la pace". Lo riporta Press Tv.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-10026" alt="Qatar" src="/files/2017/06/Qatar.jpg" width="580" height="312" />Un alto funzionario del governo del Qatar ha ammesso che il suo paese abbia dato ospitalità ad un gruppo terrorista su formale richiesta degli Stati Uniti.</p>
<p>Mutlaq al-Qahtani, uno dei principali consiglieri anti-terrorismo del ministero degli esteri del Qatar, ha dichiarato ad Al Jazeera questa domenica che il Qatar ha ospitato i Talebani &#8220;su richiesta del governo degli Stati Uniti&#8221; e come &#8220;parte della politica della porta aperta del Qatar per facilitare le trattative, mediare e portare la pace&#8221;. Lo riporta Press Tv.</p>
<p>I Talebani hanno aperto un &#8220;ufficio politico&#8221; in Qatar nel 2013, ma il governo di Doha ha poi deciso per la sua chiusura. I leader dei Talebani, tuttavia, dichiarano di risiedere ancora a Doha.</p>
<p>Il Qatar è sotto una pressione crescente interna dopo che Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Maldive, Egitto hanno rotto le relazioni diplomatiche con l&#8217;appoggio degli Stati Uniti che ha apertamente sostenuto l&#8217;accusa che Doha &#8220;finanzia e supporta il terrorismo&#8221;.</p>
<p>Una visita recente da parte del Presidente Usa Donald Trump a Riad ha accelerato la crisi quando ha chiesto ai paesi Arabi di &#8220;isolare i governi che supportano il terrorismo oltre l&#8217;Iran&#8221;.  Molti analisti considerano questa dichiarazione di Trump come il motore delle decisioni saudite, incluso l&#8217;emabargo intorno al Qatar.</p>
<p>Qahtani ha dichiarato in un&#8217;intervista ad Al Jazeera che il Qatar “stava facilitando le trattative tra gli Americani, i Talebani e il governo dell&#8217;Afghanistan&#8221;. In una dichiarazione rilasciata ad AFP, Qahtani ha poi sostenuto che le pressioni e le restrizioni subite dal Qatar siano dirette perché il paese diventi strumento delle ambizioni regionali del regime saudita. &#8220;Non credo la questione sia la lotta al terrorismo. Non è nemmeno sul finanziamento al terrorismo&#8221;, ha dichiarato. &#8220;Penso sia una campagna orchestrata contro il mio paese per cambiare la sua politica estera attiva e indipendente&#8221;.</p>
<p>E sempre ad AFP ha proseguito, anche in relazione alla decisione della Turchia di dispiegare cinque mila soldati in Qatar: &#8220;Abbiamo molti amici, molti più di quelli che alcuni potrebbero pensare. Siamo in rapporti e vogliamo stringerne dei nuovi&#8221;.</p>
<p>Anche Russia e Iran, del resto, hanno iniziato ad inviare derrate alimentari di supporto al Qatar nell&#8217;ultimo periodo.</p>
<p>da L&#8217;AntiDiplomatico</p>
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