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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Internet</title>
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		<title>Catene di WhatsApp: verifica prima di condividere</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Feb 2020 02:41:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nei tempi di internet è molto comune ricevere attraverso gruppi di WhatsApp o di altre reti sociali, catene di messaggi dei temi più diversi: frasi di amore, attestazioni di fede, annunci di fatti e perfino inviti ad eventi culturali. Generalmente tutte invitano a condividere coi nostri contatti il contenuto. La cosa preoccupante è quando trasmettono informazione erronea o falsa che acriticamente, senza verificare, replichiamo di numero in numero. Sono tanti gli esempi.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-11321" alt="cadenas-falsas-whatsapp-productos-580x411" src="/files/2020/01/cadenas-falsas-whatsapp-productos-580x411.png" width="580" height="411" /><strong>Nei tempi di internet è molto comune ricevere attraverso gruppi di WhatsApp o di altre reti sociali, catene di messaggi dei temi più diversi: frasi di amore, attestazioni di fede, annunci di fatti e perfino inviti ad eventi culturali. Generalmente tutte invitano a condividere coi nostri contatti il contenuto. </strong></p>
<p>La cosa preoccupante è quando trasmettono informazione erronea o falsa che acriticamente, senza verificare, replichiamo di numero in numero. Sono tanti gli esempi. Magari i più recenti sono quelli che molti di noi ricevono alludendo alla supposta commercializzazione di un riso proveniente del Pakistan inquinato, o la supposta infestazione di prodotti della marca Arcor con salmonella.</p>
<p>Sul primo di questi, dalla Colombia, il presidente di Fedearroz, Rafael Hernandez, ha smentito questa versione. Hernandez ha assicurato, perfino, che aveva circolato già un anno fa ed è ritornato a prendere forza attraverso la rete di messaggeria istantanea.</p>
<p>“La notizia del riso pachistano inquinato con un virus è falsa (&#8230;) questo è simile a quello che si volle fare col famoso riso plastico. In nessun momento è esistita una prova di ciò”, ha detto il dirigente della corporazione.</p>
<p>Allo stesso modo, ha fatto un appello agli utenti a non condividere questo tipo di catene che l’unica cosa che vogliono è creare panico nei consumatori.</p>
<p>“Questo tipo di notizie devono essere corroborate prima di diffonderle perché generano disinformazione alla cittadinanza”, ha precisato.</p>
<p>Il messaggio che circola nelle reti sociali segnala:</p>
<p>“Mi ha commentato un&#8217;amica che lavora alla dogana che è arrivato un carico di riso e che non ha superato le norme di sanità, perché dentro c’è un virus che si trova solo in Pakistan. Il riso viene dal Pakistan e l&#8217;arabo ha pagato ed ha corrotto affinché sdoganassero la merce e l’hanno già distribuito. Il riso si chiama ‘Dana’ ed il pacchetto è azzurro e dice prodotto in Pakistan, per favore non lo comprino, è molto inquinato.”</p>
<p>Un altro dei messaggi che sono diventati virali nelle ultime ore a Cuba, è quello che si riferisce alla supposta infestazione di prodotti della marca Arcor con salmonella.</p>
<p>“Ministero di Salute informa che non deve comprarsi nessun prodotto della marca Arcor: né succhi, né yogurt perché è stato fatto loro un analisi e si è confermato che hanno il battere Salmonella, le analisi sono positive. Dobbiamo passare l&#8217;informazione perché gli antibiotici contro questo battere sono scarsi. E le persone stanno vendendo già questi prodotti a prezzi bassi per liberarsene… Copia e diffondi, questo può salvare la vita di un tuo parente”, dice il testo del messaggio che si è replicato acceleratamente.</p>
<p>D’accordo con la rivista Juventud Tecnica, una squadra di giornalisti di questa pubblicazione ha verificato che tale “conferma” non si trova disponibile in nessuno dei canali ufficiali del Ministero di Salute Pubblica di Cuba.</p>
<p>Inoltre, non è la prima volta che appare questo messaggio virale, benché sì è la prima occasione che arriva agli utenti dell&#8217;Isola.</p>
<p>Secondo il sito web Chequeado, l&#8217;origine della storia risale al 2017 quando anche è diventato virale, essendo una notizia falsa. In realtà, il testo riportato per questa pagina argentina è identico a quello diffuso a Cuba. Quindi ha rivissuto in varie occasioni, più recentemente in Panama, chiarisce la rivista.</p>
<p>Secondo la Rivista Cubana di Medicina Generale Integrale, la salmonella è un battere che nella maggioranza dei casi è relazionato col consumo di alimenti inquinati come è il caso dell&#8217;uovo, della carne cruda, dei frutti di mare, come frutte e verdure senza lavare.</p>
<p>La lezione è verificare, sempre, prima di condividere. Le conseguenze di replicare informazione falsa sono molto diverse, ed in nessuna misura, positive.</p>
<p>Con informazione di Juventud Tecnica e RCN Radio</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Twitter continua a bloccare Cubadebate: di cosa hanno paura?</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Sep 2019 01:03:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Benché nelle ultime ore del pomeriggio di ieri la rete sociale Twitter ha restituito gradualmente gli account di importanti mezzi di comunicazione, riconosciuti giornalisti e personalità cubane -che sono stati slealmente bloccati mercoledì 11 settembre, poco prima di cominciare un importante intervento del Presidente cubano e di alcuni ministri del governo nella Mesa Redonda-, fino a questo momento, l’account ufficiale del Portale Digitale Cubadebate continua sospesa.   ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11128" alt="Twitter-bloquea-a-Cuba-580x290" src="/files/2019/09/Twitter-bloquea-a-Cuba-580x290.jpg" width="580" height="290" />Benché nelle ultime ore del pomeriggio di ieri la rete sociale Twitter ha restituito gradualmente gli account di importanti mezzi di comunicazione, riconosciuti giornalisti e personalità cubane -che sono stati slealmente bloccati mercoledì 11 settembre, poco prima di cominciare un importante intervento del Presidente cubano e di alcuni ministri del governo nella Mesa Redonda-, fino a questo momento, l’account ufficiale del Portale Digitale Cubadebate continua sospesa.   </strong></p>
<p>Cubadebate è il mezzo di comunicazione cubano con più seguitori nelle reti sociali, e nel caso di Twitter registrava fino al suo blocco quasi 300 mila seguitori. Possiede anche account in altre sette lingue (inglese, russo, tedesco, italiano, francese, arabo e portoghese) ed account tematici come quello delle Riflessioni di Fidel, che ha registrato più di 490 mila seguitori.</p>
<p>Tutti i nostri account in Twitter, quelli dei nostri dirigenti, quelli di tutti i nostri giornalisti, e perfino quelli di colleghi che hanno fatto parte del nostro collettivo editoriale in qualche momento, sono stati bloccati da Twitter; qualcosa di inedito dalla nostra presenza come mezzo di comunicazione in questa rete sociale da già più di dieci anni.</p>
<p>In altri momenti, Cubadebate ha sofferto blocchi di Twitter in momenti di urgenza informativa, adducendo attività inusuale; qualcosa di incredibile quando si tratta di avvenimenti come la caduta di un aeroplano nella capitale cubana che suscita l&#8217;interesse di molti ed un&#8217;avidità di informazione che possa fare chiarezza sull&#8217;evento.</p>
<p>Ma mai prima di adesso, avevano bloccato simultaneamente il nostro collettivo editoriale. Sembrerebbe che le squadre di intelligenza di Twitter hanno da tempo ben chiara la nostra struttura di lavoro, perché perfino a compagni che non sono oramai con noi, e perfino alcuni che stanno studiando all’estero od hanno contratti di lavoro fuori da Cuba o che sono collaboratori internazionali, sono stati raggiunti dalla mano dei censori  della sospensione dei loro account.</p>
<p>Risulta ridicolo e non comprensibile l&#8217;argomento espresso da un dirigente di Twitter sulla decisione di tagliare selettivamente numerosi account cubani. Il Direttore di Comunicazioni Globali di Twitter, Ian Plunkett, ha dichiarato che gli account sospesi avevano infranto le norme di Twitter amplificando artificialmente le conversazioni, usando vari account identici e con contenuto simile, e provocando l&#8217;interazione tra account con l&#8217;obiettivo di gonfiare o manipolare l&#8217;importanza dei messaggi.</p>
<p>Ha anche detto che avevano informato i titolari degli account sulle cause delle sospensioni. Tuttavia, nella notificazione di sospensione di @cubadebate né in quella degli altri account bloccati si dichiara la ragione specifica per la quale si inabilitò l’account.</p>
<p>La sfacciataggine dell&#8217;argomento usato per questa prova di blackout informativo agli account cubani in Twitter si rivela quando si constata che tra quelli bloccati ci sono perfino account dei nostri compagni che avevano inattivi i loro account da varie settimane o mesi, perché hanno preferito migrare verso altre reti come Telegram, ed altri che non avevano avuto nessuna interazione in quella rete mercoledì scorso.</p>
<p>È risaputo che, in varie occasioni, Twitter si è messo al servizio di operazioni di intelligenza e politica estera del governo degli Stati Uniti. Non ci sorprende che si tratti di ciò in questa occasione.</p>
<p><span style="color: #ff0000">Di cosa hanno paura?</span></p>
<p>Come ha sottolineato nella sua dichiarazione, a proposito di questo blocco, l&#8217;Unione dei Giornalisti di Cuba non è la prima volta che utenti cubani di Twitter denunciano dei problemi per entrare ai loro account e ricevono messaggi che questi sono stati bloccati e devono seguire un complicato procedimento per recuperarli. Il fatto nuovo è che questo atto di guerra cibernetica è stato in massa, ovviamente pianificato, che cerca limitare la libertà di espressione di istituzioni e cittadini cubani e far tacere i leader della Rivoluzione.</p>
<p>Cubadebate è nato per affrontare il terrorismo mediatico, le menzogne e le aggressioni dell&#8217;impero contro Cuba ed il mondo. Niente ci farà indietreggiare dal nostro proposito fondatore, e molto meno gli spropositi della compagnia dell&#8217;uccello azzurro.</p>
<p>I nostri messaggi continueranno a diffondersi dal nostro Portale digitale, dalla loro replica in pubblicazioni amiche e da altre reti sociali. Le nostre armi sono le idee.</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Cubadebate: e siamo già maggiorenni!!!</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Aug 2019 01:41:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Siamo arrivati ai sedici anni. Qui a Cuba vuol dire arrivare ad essere maggiorenni. Già comincia a restare nel passato l'infanzia, in cui ci siamo divertiti ed abbiamo imparato quello che ci piace fare ed adesso entriamo alla maturità adolescente.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11059" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11059" alt="Una parte del collettivo di Cubadebate" src="/files/2019/08/Equipo-de-trabajo-580x373.jpg" width="580" height="373" /><p class="wp-caption-text">Una parte del collettivo di Cubadebate</p></div>
<p><strong>Siamo nati quel 5 agosto 2003 con un nome: Cuba ed un cognome di combattimento: Dibattito. Da allora non abbiamo mai smesso di fare, sognare, convocare, rinnovare, scambiare, vivere.</strong></p>
<p>Siamo arrivati ai sedici anni. Qui a Cuba vuol dire arrivare ad essere maggiorenni. Già comincia a restare nel passato l&#8217;infanzia, in cui ci siamo divertiti ed abbiamo imparato quello che ci piace fare ed adesso entriamo alla maturità adolescente.</p>
<p>Non c’è stato quasi tempo per il riposo. Ma il senso dell&#8217;utilità e la gratitudine dei nostri lettori ricompensano abbondantemente l’impegno.</p>
<p>Incomincia una tappa che ci obbliga a continuare ad essere irriverentemente impegnati, profondamente allegri, irrinunciabilmente rivoluzionari. Ma che anche ci invita a fare cose migliori, più profondamente giornalistiche, più provocatoriamente visuali, più innovatrici.</p>
<p>Contiamo per ciò su un giovane ed audace collettivo editoriale, ed uno sperimentato e sperimentatore gruppo tecnico; ma soprattutto, contiamo su di voi, i nostri lettori, fonte di critica e crescita, linfa per nutrirci e catturare con le nostre lettere il mondo, forza vigorosa che ci fa guardare all&#8217;orizzonte.</p>
<p>Celebriamo i 16 anni per Cuba, per il Dibattito, per la Patria e per il Mondo migliore a cui aspiriamo!</p>
<p>Salute!</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Cubadebate</p>
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		<title>Josefina Vidal denuncia appoggio statunitense alla sovversione interna a Cuba</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Aug 2016 02:55:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La direttrice generale degli Stati Uniti del Ministero di Relazioni Estere di Cuba, Josefina Vidal, denunciò oggi l'uso di Internet dalla nazione settentrionale come via per fomentare la sovversione interna nell'isola. Nel suo account in Twitter, la diplomatica affermò che a loro già non basta l'uso illegale della radio e della televisione contro Cuba ed insistono nell'impiego della rete di reti come arma di sovversione.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9483" alt="josefinavidal" src="/files/2016/08/josefinavidal.jpg" width="526" height="350" />La direttrice generale degli Stati Uniti del Ministero di Relazioni Estere di Cuba, Josefina Vidal, denunciò oggi l&#8217;uso di Internet dalla nazione settentrionale come via per fomentare la sovversione interna nell&#8217;isola.</strong></p>
<p>Nel suo account in Twitter, la diplomatica affermò che a loro già non basta l&#8217;uso illegale della radio e della televisione contro Cuba ed insistono nell&#8217;impiego della rete di reti come arma di sovversione.</p>
<p>Vidal condivise un testo pubblicato dal sito digitale Cubadebate sotto il titolo di Denaro del contribuente degli USA finanzierà riunione su uso sovversivo dell&#8217;Internet a Cuba.</p>
<p>La pubblicazione segnala che la città di Miami accoglierà l&#8217;incontro, come parte dei programmi di sovversione del Governo statunitense contro l&#8217;isola persistenti durante la presidenza di Barack Obama.</p>
<p>Il testo osserva, inoltre, che quella riunione sarà finanziata attraverso l&#8217;Ufficio di Trasmissioni verso Cuba, la stessa che amministra Radio e TV Martì.</p>
<p>La conferenza pretende “riunire giornalisti indipendenti dell&#8217;isola con innovatori digitali ed attivisti che aspirano al cambiamento di regime nella nazione caraibica mediante l&#8217;uso delle nuove tecnologie”, recensisce Cubadebate.</p>
<p>Il sito digitale ricorda che, secondo i dati ufficiali del Governo statunitense, durante le ultime due decadi in quel paese si destinarono 284 milioni di dollari per promuovere i programmi di cambiamento di regime a Cuba.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Rosa Miriam Elizalde: “L’approccio d’internet non può essere fatto con paura”</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Dec 2013 00:58:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alla terza volta ci siamo riusciti. Dopo due tentativi falliti per avere di ritorno ad Holguin Rosa Miriam Elizalde, editrice di Cubadebate e studiosa del tema della nuova tecnologia, è diventata realtà nel Festival della Stampa Holguinera “Irma Armas Fonseca in Memoriam” che dal 4 dicembre si sviluppa in questa città dell'oriente di Cuba. Su convergenza, internet, blogger, mezzi di stampa e molti altri temi comuni ci ha parlato durante quasi due ore.  
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_7356" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-7356" src="/files/2013/12/Rosa-Miriam.jpg" alt="Rosa Miriam Elizalde" width="300" height="212" /><p class="wp-caption-text">Rosa Miriam Elizalde</p></div>
<p>Alla terza volta ci siamo riusciti. Dopo due tentativi falliti per avere di ritorno ad Holguin Rosa Miriam Elizalde, editrice di Cubadebate e studiosa del tema della nuova tecnologia, è diventata realtà nel Festival della Stampa Holguinera “Irma Armas Fonseca in Memoriam” che dal 4 dicembre si sviluppa in questa città dell&#8217;oriente di Cuba. Su convergenza, internet, blogger, mezzi di stampa e molti altri temi comuni ci ha parlato durante quasi due ore. </strong></p>
<p>Lo scambio si è effettuato nell&#8217;accogliente Sala Alberto Davalos del Teatro Suñol di Holguin e benché non sia delegato all&#8217;evento, è bastata una chiamata telefonica 24 ore prima per sollecitare il corrispondente “libero accesso.”</p>
<p>Nonostante la stanchezza della notte anteriore, Rosa ha condiviso alcuni dei risultati della sua più recente investigazione (tra qualche giorno difende il suo dottorato) ed esperienze dei movimenti sociali nella sua partecipazione nelle reti sociali. Ho registrato con interesse i riferimenti a Lance Bennet ed il suo studio sull&#8217;influenza delle reti sociali nella partecipazione politica nel mondo di oggi. Questa frase l’ho copiata espressamente per condividerla con voi: “La nascita di forme personalizzate di partecipazione politica è magari il cambiamento decisivo nella cultura politica della nostra era.”</p>
<p>Più di una volta, usando come esempio sua figlia, ci ha ricordato che i giovani si appropriano della tecnologia con molta più facilità di noi. Per questo il tema della convergenza tra il mondo reale ed il virtuale come riflesso della realtà, non ha molto senso. Quello che possiamo apprendere in 3 settimane, noi che siamo nati prima del 1982, momento in cui si produce il BOOM delle nuove tecnologie, un giovane di questi tempi lo risolve in appena un paio d’ore.</p>
<p>Un&#8217;altra delle chiavi che ho imparato nella sua classe, come lei stessa ha qualificato l&#8217;incontro, è la necessità di collegare “emozioni” affinché un contenuto riesca a posizionarsi nelle reti sociali o qualunque altro medio. Se a Cuba continuiamo ad assumere la comunicazione con i modelli tradizionali stiamo rinunciando a conquistare l&#8217;elevato numero di lettori che non vedono il Granma, il Telegiornale od i mezzi tradizionali come fonti fidate di informazione. Per loro quello che dicono Facebook o internet è la verità e come tale si proiettano davanti agli altri.</p>
<p>Se lo teniamo in considerazione, dobbiamo poi combinarlo col necessario cambiamento di mentalità nell’assumere come fidati altre fonti alternative come i blog, le reti sociali e quanta variante si generalizza oggi nel paese. Magari i mezzi stampati pubblicassero una delle sue riflessioni davanti alla domanda di un partecipante. Rosa si è chiesta perché, come fanno mezzi di stampa internazionali, non si dedicano spazi per pubblicare buoni lavori di blogger del paese. Soprattutto quelli che assumono il loro lavoro con serietà.<br /> Dalle sue parole ho potuto capire che molto (e buono) è quello che si sta progettando per cambiare la visione verso le nuove alternative di comunicazione che coesistono nella Cuba di oggi. Non è casuale che la massima direzione del paese stia seguendo ben da vicino i dibattiti che il settore della stampa viene toccando. Quello che più mi è piaciuto è sapere che quelli che siamo fuori dall&#8217;UPEC abbiamo anche delle buone opzioni. Ora ad aspettare, ma non a braccia incrociate, bensì mostrando risultati per potere
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<p>  saltare il muro che si sono incaricati di costruire quelli che si oppongono a vedere le tecnologie come un alleato.</p>
<p>Ho lasciato con ogni intenzione la frase che mi ha motivato il titolo di questo post. È impossibile ignorare che oggi internet ed in questione le reti sociali sono uno scenario vitale per noi cubani. Non possiamo entrare in internet con paura. Secondo le sue stesse parole “la paura è paralizzante” ed ha aggiunto che quelli che non riescano a vedere la luce alla fine del tunnel rimarranno nella storia come gendarmi tonti di una verità che viene sempre a galla. Per noi non valgono blocchi o cavi infossati, sorge sempre la variante affinché quella verità si irrighi come polvere da sparo, di mano in mano grazie all’“internet in memoria flash”, da e-mail ad e-mail, o qualche giorno (perché no) su autostrade ad alta velocità.</p>
<p>di Luis Ernesto Ruiz Martinez</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>“Cubadebate è un punto di riferimento della stampa digitale cubana”, afferma Diaz-Canel</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Aug 2013 23:55:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Cubadebate è un punto di riferimento del meglio della stampa digitale cubana”, ha affermato questo lunedì il primo Vicepresidente cubano Miguel Diaz-Canel, in un incontro con collaboratori, lettori e la squadra editoriale di questo sito che ha celebrato oggi una decade in Internet.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_6889" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><strong><img class="size-full wp-image-6889" src="/files/2013/08/miguel-diaz-canel-rolando-a.jpg" alt="Randy Alonso, direttore di Cubadebate, a sinistra e Miguel Diaz-Canel, primo Vice presidente di Cuba, a destra" width="300" height="277" /></strong><p class="wp-caption-text">Randy Alonso, direttore di Cubadebate, a sinistra e Miguel Diaz-Canel, primo Vice presidente di Cuba, a destra</p></div>
<p>“Cubadebate è un punto di riferimento del meglio della stampa digitale cubana”, ha affermato questo lunedì il primo Vicepresidente cubano Miguel Diaz-Canel, in un incontro con collaboratori, lettori e la squadra editoriale di questo sito che ha celebrato oggi una decade in Internet. </strong></p>
<p>Ha assicurato che questa pagina web, che è quella di maggiore visibilità dei mezzi digitali del paese con più di un milione di visitatori al mese, ha un compromesso con l&#8217;eccellenza dal suo primo numero per affrontare le sfide, ed “ha apportato un modo di fare e di dire che è un punto di partenza per tutto quello che abbiamo ottenuto nello scenario della web a Cuba”, ha aggiunto.</p>
<p>Il membro dell&#8217;Ufficio Politico del Comitato Centrale del Partito ha riconosciuto che il mezzo si è trasformato in qualcosa di molto importante per trasmettere la verità su quello che succede a Cuba e nel mondo, ed ha elogiato la relazione di questa web coi suoi lettori che intervengono attivamente nei commenti ed offrono “il polso di quello che pensano i cubani di oggi”, ha detto.</p>
<p>Diaz-Canel, che è stato accompagnato da Rolando Alfonso Borges, capo del Dipartimento Ideologico del Comitato Centrale, ha trasmesso un augurio del Partito e del governo cubano alla squadra di Cubadebate ed ai suoi lettori che sono stati rappresentati nell&#8217;incontro celebrato nel Giardino Botanico Nazionale da un piccolo gruppo di quelli che commentano più attivamente nelle pagine del sito.</p>
<p>Cubadebate, fondato il 5 agosto 2003 e diretto da allora da Randy Alonso, è sorto come mezzo di espressione di un gruppo di professionisti cubani della stampa che integrano il Gruppo di Lavoro contro il Terrorismo Mediatico, dell&#8217;Unione dei Giornalisti di Cuba, e possiede decine di collaboratori nell&#8217;Isola ed all’estero.</p>
<p>Amministrato da una ridotta squadra di editori e la collaborazione di studenti di Giornalismo dell&#8217;Università de L&#8217;Avana, da aprile del 2008 distribuisce come primizia le Riflessioni del Comandante in Capo Fidel Castro, il cui account in Twitter, @reflexionfidel, possiede più di 404 000 follower.</p>
<p>Un gruppo di ricercatori dell&#8217;Università di Scienze Informatiche, diretto dall&#8217;ingegnere Alejandro Machado, hanno permesso che il 21 giugno 2009 si inaugurasse una versione più avanzata di questa web in tecnologia WordPress ed una gran interazione con i motori di ricerca per Internet e piattaforme delle reti sociali, oltre ad avere una notevole agilità e diversità tematica nella sua gestione editoriale.</p>
<p>Gli spazi di questo mezzo nelle reti sociali generano circa l’80% del suo traffico che include circa 700 mila utenti nelle sue pagine in Facebook ed un milione di follower negli account che amministra in Twitter, oltre a milioni di download nel suo canale di Youtube.</p>
<p>da www.cubadebate.cu</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Assange: “Internet è la maggiore macchina di vigilanza”</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Nov 2012 00:28:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La guerra invisibile per il controllo di Internet ed il futuro della nostra società sono alcuni dei temi che abborderà il nuovo libro del fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, un'opera basata su uno degli episodi del programma esclusivo di RT ‘Dialoghi con Julian Assange '.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_6090" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><strong><img class="size-full wp-image-6090" src="/files/2012/11/assange-julian.jpg" alt="Julian Assange" width="300" height="250" /></strong><p class="wp-caption-text">Julian Assange</p></div>
<p>La guerra invisibile per il controllo di Internet ed il futuro della nostra società sono alcuni dei temi che abborderà il nuovo libro del fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, un&#8217;opera basata su uno degli episodi del programma esclusivo di RT ‘Dialoghi con Julian Assange &#8216;. </strong></p>
<p>Cypherpunks: libertà ed il futuro di Internet, è il intitolo dell&#8217;opera in cui Assange, congiuntamente coi ‘cypherpunks &#8216;, attivisti specializzati nella crittografia informatica, discutono su differenti questioni associate alla rete delle reti.</p>
<p>Uno di questi è il salto che hanno vissuto le tecnologie informatiche nel secolo XXI. Qualcosa che portò non solo ad una serie di innovazioni ma anche minacce all&#8217;intimità degli utenti.</p>
<p>Gli attivisti si domandano, tra le altre cose, se alcuni dei siti costituiscono “la maggiore macchina di vigilanza mai inventata” per seguire i passi “della nostra localizzazione, i nostri contatti e le nostre vite.”</p>
<p>“Ma non è ora il momento adeguato per ricordare che esiste anche vigilanza privata e raccolta di massa di informazione privata? Perché pensino in Google. Se sei un utente comune, Google sa con chi ti comunichi, a chi conosci, che cosa cerchi, probabilmente sa la tua orientazione sessuale, la tua religione e filosofia, sa più che tua madre e forse più che tu su te stesso. Google sa quando sei connesso e quando no”, assicura Jeremie Zimmermann, membro del movimento Cypherpunks.</p>
<p>I GOVERNI NELLA WEB</p>
<p>Julian Assange insieme ai coautori parla anche dell&#8217;influenza dei Governi nell&#8217;informazione nella rete ed i tentativi dei ‘cypherpunks &#8216;, anche chiamati ‘criptopunks &#8216;, di usare Internet come un forte attrezzo nelle mani della società.</p>
<p>La pubblicazione sul futuro di Internet non è il primo tentativo di Assange di pubblicare un libro. Anteriormente pretese pubblicare la sua autobiografia, basata in più di 50 ore di conversazioni. Tuttavia, la casa editrice ha pubblicato la brutta copia del libro senza il permesso dello stesso fondatore di WikiLeaks.</p>
<p>Ricorrendo questa volta ad una casa editrice indipendente, Assange, che sta ospitato nell&#8217;ambasciata dell&#8217;Ecuador a Londra nell&#8217;attesa di che il Regno Unito gli conceda un salvacondotto, riconosce che trovandosi insieme agli attivisti sotto lo sguardo delle forze di sicurezza per il suo lavoro per salvaguardare la privacy, le sue parole e le sue storie, che meritano essere ascoltate.</p>
<p>preso da Russia Today</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Obama decreta piano per confiscare Internet in caso di emergenza</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jul 2012 23:15:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'ordine, chiamata “Assignment of National Security and Emergency Preparedness Communications Functions”, riunisce vari protocolli di comunicazioni di emergenza che esistevano già in differenti dipartimenti ed agenzie degli USA, e cerca che, in caso di disastri naturali o di un altro tipo, il governo abbia l'abilità di mantenere la comunicazione sotto qualunque circostanza.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-5237" src="/files/2012/07/obama-en-polonia.jpg" alt="" width="300" height="250" />Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, presentò un decreto esecutivo che espone una serie di linee guida rispetto a come reagire in caso di una crisi o emergenza, includendo l&#8217;abilità di “confiscare” temporaneamente qualunque rete di comunicazione, fatto che include internet. </strong></p>
<p>L&#8217;ordine, chiamata “Assignment of National Security and Emergency Preparedness Communications Functions”, riunisce vari protocolli di comunicazioni di emergenza che esistevano già in differenti dipartimenti ed agenzie degli USA, e cerca che, in caso di disastri naturali o di un altro tipo, il governo abbia l&#8217;abilità di mantenere la comunicazione sotto qualunque circostanza.</p>
<p>Il piano è abbastanza prevedibile, ma ha causato discordia la sezione 5.2 che indica che “il Ministero di Sicurezza Nazionale potrà: (…) soddisfare ingiunzioni di comunicazioni prioritarie attraverso l&#8217;uso di risorse di comunicazione del governo e dei privati, quando sia appropriato.”</p>
<p>In sintesi, implica che il governo può usare le reti private e commerciali in momenti di emergenza o crisi, sequestrandoli in caso che consideri che ha bisogno di loro. Ora, i pericoli di questo decreto dipenderanno da che cosa è quello che gli Stati Uniti considerino una crisi, o quanto facile sia decretare uno stato di emergenza.</p>
<p>D&#8217;altra parte, sta indicare che esisteva già una norma del 1934 che dà ai presidenti degli Stati Uniti il potere per sospendere o cambiare le regolazioni a qualunque “stazione o dispositivo capace di emettere radiazioni elettromagnetiche dentro la giurisdizione degli Stati Uniti”, fatto che significa che dal 1934 i mandatari hanno la possibilità di spegnere o modificare le reti dei cellulari o l&#8217;internet.</p>
<p>Ora il tema è che esiste una maggiore tensione rispetto ai temi relazionati con internet dovuto ai tentativi di certe leggi di dare più potere al governo per trattare temi di ciber-sicurezza, progetti che non hanno avuto successo nel Congresso. Non ci sono molti dubbi che ci sarà una guerra cibernetica, in modo che questa preoccupazione dovrà apparire in una forma o nell&#8217;altra nelle regolazioni del paese del nord.</p>
<p>preso da FW</p>
<p>scritto da Cony Sturm</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Facebook, il gran predatore di Internet</title>
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		<pubDate>Tue, 29 May 2012 23:16:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qual’è il terzo paese del mondo in termini di popolazione e quello che più spia i suoi cittadini? La risposta è nel territorio virtuale: Facebook. Con i suoi 900 milioni di utenti registrati, se Facebook fosse un paese sarebbe il terzo del mondo, dopo la Cina (1340 milioni di abitanti) e l'India (1170 milioni). ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-2136" src="/files/2011/11/facebook.jpg" alt="" width="300" height="250" />Qual’è il terzo paese del mondo in termini di popolazione e quello che più spia i suoi cittadini? La risposta è nel territorio virtuale: Facebook. Con i suoi 900 milioni di utenti registrati, se Facebook fosse un paese sarebbe il terzo del mondo, dopo la Cina (1340 milioni di abitanti) e l&#8217;India (1170 milioni). Questa demografia virtuale fa di Facebook un territorio di partecipazione volontaria, nel quale gli utenti consegnano la loro intimità con tutta innocenza senza avere piena coscienza di quello che stanno facendo, né neanche il gigantesco capitale che gli utenti apportano all&#8217;impresa fondata da Mark Zuckerberg. </strong></p>
<p>Creata appena otto anni fa, Facebook pretende di essere quotata ad un valore borsistico di 104.000 milioni di dollari. È più grande di Amazon, 98.000 milioni di dollari, vale quasi tre volte di più che Ford Motors, 38.000 milioni di dollari, ma meno di Google, 203.000 milioni, e di Apple, 495.000 milioni. Come Google ed altri giganti della rete, Facebook ha smesso di essere la simpatica Satart-Up creata nel campus di Harvard. È un predatore di dati, un aspirapolvere universale di pubblicità, un autentico servizio di intelligenza che si serve di ogni impronta lasciata dagli utenti per fare denaro.</p>
<p>Tutte le cifre che hanno a che vedere con Facebook sono imperiali: con 169 milioni di utenti, gli Stati Uniti contano col maggiore numero di membri. Seguono l&#8217;India, con 51 milioni; Brasile, con 45 milioni, e Messico, con 20.</p>
<p>Più di 300 milioni di foto salgono ogni giorno su Facebook e circa 500 milioni di persone accedono alla rete sociale utilizzando dispositivi mobili. Tuttavia, la qualifica di “rete sociale” è lontana da coincidere con la realtà.</p>
<p>Come risalta Archippe Yepmou, presidente dell&#8217;associazione Internet Senza Frontiere (ISF) il valore borsistico di Facebook “è indicizzato sull&#8217;abuso del nostro diritto al controllo dei nostri dati personali.”</p>
<p>Il peso di Facebook è proporzionale al grado di intimità che riveliamo con le nostre connessioni. Facebook e Google si appoggiano quasi sullo stesso modello economico: quanto più si sa sui gusti ed inclinazioni degli utenti, più denaro si può fare con questi dati senza che l&#8217;utente abbia dato il suo consenso. È in questa situazione che l&#8217;associazione Internet senza Frontiere propone la creazione di un e-sindacato con la meta di difendere i diritti degli utenti di Facebook ed altri mastodonti numerici che spiano ognuno dei nostri clic per trasformarli in oro. Antonin Moulart, membro di Internet senza Frontiere, spiega che l’ “idea di un sindacato elettronico vuole imporre una relazione di forza con la ditta del signore Zuckerberg affinché capisca che abbiamo diritto di decidere sulle nostre informazioni personali”.</p>
<p>Il paradosso Facebook è immenso: è diventato un utensile di scambio maggiore, con portata planetaria, ma la sua apparente innocenza attrae adepti che si prestano volontariamente ad una violazione impensabile della loro vita privata. Archippe Yepmou rivela, per esempio, che “le nostre agende sono scannerizzate da Facebook attraverso il nostro telefono cellulare ed il nostro web mail. L&#8217;impresa procede anche ad un&#8217;identificazione biometrica che permette a Facebook di riconoscere logos e visi delle foto senza che il contribuente abbia dato la sua autorizzazione esplicita”. L&#8217;idea dell&#8217;e-sindacato viene ad imporre un mediatore tra le persone e questo furto dell&#8217;intimità. Naturalmente, la soluzione più semplice consisterebbe nel non iscriversi a Facebook, ma la sua necessità, reale o immaginaria, è già un fatto consumato. In questo senso, l&#8217;associazione Internet senza Frontiere riconosce che “la posizione da monopolio di Facebook ha fatto dell&#8217;impresa uno spazio di socializzazione obbligatorio per tutta o una parte della popolazione”. Siamo entrati in quello spazio virtuale-sociale come docili pecore, mentre il lupo stava in agguato.</p>
<p>Riparare l&#8217;errore richiede una coscienza universale del valore strategico e commerciale dei nostri dati personali, come del nostro diritto ad opporci al fatto di essere commercializzati. Ma questa coscienza è lontana, molto lontana da essere plasmata. La capitalizzazione dei dati personali è perfettamente cifrata nel valore di Facebook. Non sono le sue macchine o il suo programma quello che hanno fatto la sua ricchezza, bensì la nostra intimità. L&#8217;entrata nella Borsa di Facebook inaugura un&#8217;altra fase pericolosa: “Il modello economico dell&#8217;impresa basato sullo sfruttamento commerciale della vita privata spinge ancora di più Facebook verso una direzione molto più intrusiva e liberticida”, afferma l’associazione ISF.</p>
<p>Facebook è un autentico stomaco di dati il cui destino, in gran parte, ignoriamo. Il contro potere di fronte a Facebook ed ad altri “mangia-dati” planetari esiste: è, per adesso, timido ma reale. Electronic Frontier Foundation, Internet senza Frontiere, l’ufficiale CNIL (Commissione Nazionale di Informatica e Libertà, Francia), il Controllore Europeo di Protezione dei Dati, CEPD, o Europe contro Facebook sono alcuni degli organismi ufficiali o non governativi che cercano in forma concreta di tessere un cerchio legale tra i cittadini e le ditte come Facebook o Google che si arricchiscono con la nostra vita. Saranno necessari, tuttavia, molti anni affinché gli utenti passino all&#8217;azione e prendano coscienza dei livelli di esposizione ai quali sono sottomessi quando, senza nessuna garanzia di intimità, pubblicano una foto, manifestano un gusto musicale o la preferenza per una od un&#8217;altra marca.</p>
<p>preso da Pagina 12</p>
<p>articolo di Eduardo Febbro</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>L&#8217;America Latina sta vivendo il migliore momento della sua storia, secondo Ignacio Ramonet</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 21:35:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Grazie alle politiche adottate dai governi progressisti, l'America Latina sta vivendo il migliore momento della sua storia, visto che 80 milioni di persone sono uscite dalla povertà, sottolinea il direttore del giornale francese Le Monde Diplomatique, Ignacio Ramonet.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_4410" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><strong><img class="size-full wp-image-4410" src="/files/2012/05/ignacio_ramonet.jpg" alt="Ignacio Ramonet" width="300" height="250" /></strong><p class="wp-caption-text">Ignacio Ramonet</p></div>
<p>Grazie alle politiche adottate dai governi progressisti, l&#8217;America Latina sta vivendo il migliore momento della sua storia, visto che 80 milioni di persone sono uscite dalla povertà, sottolinea il direttore del giornale francese Le Monde Diplomatique, Ignacio Ramonet.</strong></p>
<p>&#8220;Dopo due secoli di storia, la regione sta celebrando il bicentenario delle indipendenze e forse in questi ultimi due secoli non c&#8217;era mai stata una democrazia così estesa nei paesi latinoamericani e soprattutto pace, eccetto quello che succede in Colombia&#8221;, ha aggiunto Ramonet, come riporta una nota di Prensa Latina.</p>
<p>Nelle dichiarazioni fatte al giornale digitale ufficiale El Ciudadano, dell’Ecuador, lo scrittore, giornalista e accademico, evidenzia che non c&#8217;era mai stato prima, nel contesto regionale, un interesse così spiccato verso l&#8217;integrazione.</p>
<p>In questo senso, si è distaccata l&#8217;attività dell&#8217;Unione delle Nazioni Sudamericane (Unasur), l&#8217;Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (Alba) e la Comunità degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi (Celac), come importanti meccanismi per lo sviluppo.</p>
<p>Secondo Ramonet, i governi progressisti, che sono maggioritari nella regione, hanno insistito sulla giustizia e l&#8217;uguaglianza sociale, come dimostra l&#8217;impegno a realizzare un lavoro comune, aggiunge la nota.<br />
A proposito della presentazione lo scorso lunedì a Quito, in Ecuador, del suo ultimo libro, “La explosion de la comunicacion”, che parla dell&#8217;auge del giornalismo grazie all&#8217;impatto di internet, Ramonet ha sostenuto che al giorno d&#8217;oggi nella regione si sta verificando una battaglia tra i monopoli dei gruppi privati e le nuove proposte di informazione sollevate dai<br />
governi progressisti.</p>
<p>Oggi ci si trova davanti ad &#8220;una terribile disuguaglianza rispetto al monopolio del settore privato per quanto riguarda i mezzi di comunicazione e molti di questi governi hanno posto la necessità di tornare ad equilibrare tale monopolio e stanno creando servizi pubblici di informazione e comunicazione&#8221;, ha aggiunto il direttore del giornale francese Le Monde Diplomatique.</p>
<p>preso da Aporrea</p>
<p>traduzione di Paola Flauto</p>
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