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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Internazionalismo</title>
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		<title>CORAGGIOSI: Infermiere cubano in Lombardia, senza riposo, ma con l&#8217;onore di portare il nome di Cuba in alto</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2020 01:07:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'infermiere di Cienfuegos, Ruben Carballo Herrera, integrante del Contingente Internazionalista Henry Reeve che presta collaborazione in Lombardia, ha condiviso oggi sulle reti sociali alcuni dei difficili ma gratificanti momenti che lui ed i suoi compagni vivono in questi giorni. “Qui tutti ci stanno ringraziando per la collaborazione prestata. Siamo stanchi, senza riposo, ma con l'onore di portare il nome di Cuba in alto, specialmente la nostra infermeria e la nostra medicina. Continuiamo a fare storia”, ha detto Carballo Herrrera in un messaggio al giornalista cubano Ildefonso Igorra. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L&#8217;infermiere di Cienfuegos, Ruben Carballo Herrera, integrante del Contingente Internazionalista Henry Reeve che presta collaborazione in Lombardia, ha condiviso oggi sulle reti sociali alcuni dei difficili ma gratificanti momenti che lui ed i suoi compagni vivono in questi giorni.  </strong></p>
<p>“Qui tutti ci stanno ringraziando per la collaborazione prestata. Siamo stanchi, senza riposo, ma con l&#8217;onore di portare il nome di Cuba in alto, specialmente la nostra infermeria e la nostra medicina. Continuiamo a fare storia”, ha detto Carballo Herrrera in un messaggio al giornalista cubano Ildefonso Igorra.</p>
<p>In un altro momento, l&#8217;internazionalista riferisce: qui le persone ci prendono la mano con un&#8217;espressione di fiducia. Molti ci mostrano un&#8217;immagine sorridente, gratificante, dietro la loro maschera di ossigeno e la loro mascherina.</p>
<p>Caraballo Herrera ha trasmesso un messaggio di fiducia alla famiglia ed al popolo cubano.</p>
<p>“È certo che stiamo in un rischio costante di contagio, ma lavoriamo molto organizzati e senza perdere neanche un secondo la percezione del rischio. Siamo sicuri che vinceremo e ritorneremo sani e con la nostra missione soddisfacentemente compiuta”.</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>Foto: Ruben Carballo Herrera, membro del Contingente Internazionalista Henry Reeve</p>
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		<title>“Non siamo supereroi, siamo medici rivoluzionari”: i cubani lottano contro COVID-19 in Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Mar 2020 01:43:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cuba ha mandato una brigata di medici ed infermieri in Italia questo fine settimana, per la prima volta, per aiutare nella lotta contro il nuovo coronavirus, su richiesta della regione più colpita nel paese europeo, Lombardia. L'isola caraibica ha inviato il suo “esercito di camici bianchi” nel mondo in luoghi di disastro, principalmente in paesi poveri, da quando ha trionfato la Rivoluzione nel 1959. I suoi medici sono stati in prima linea nel combattimento contro il colera in Haiti e contro l'ebola in Africa, nell'ultima decade.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11414" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11414" alt="Arrivo della Brigata Medica Cubana in Italia" src="/files/2020/03/Brigada-Medica-Cuba-en-Italia-LLegada-marzo-2020.jpg" width="580" height="321" /><p class="wp-caption-text">Arrivo della Brigata Medica Cubana in Italia</p></div>
<p><strong>Cuba ha mandato una brigata di medici ed infermieri in Italia questo fine settimana, per la prima volta, per aiutare nella lotta contro il nuovo coronavirus, su richiesta della regione più colpita nel paese europeo, Lombardia.  </strong></p>
<p>L&#8217;isola caraibica ha inviato il suo “esercito di camici bianchi” nel mondo in luoghi di disastro, principalmente in paesi poveri, da quando ha trionfato la Rivoluzione nel 1959. I suoi medici sono stati in prima linea nel combattimento contro il colera in Haiti e contro l&#8217;ebola in Africa, nell&#8217;ultima decade.</p>
<p>Ma con questa brigata di 52 medici ed infermieri, è la prima volta che Cuba manda un contingente di emergenza in Italia, uno dei paesi più ricchi del mondo, dimostrando la portata della sua diplomazia medica.</p>
<p>Si tratta della sesta brigata medica che Cuba ha inviato in giorni recenti per combattere all&#8217;estero l&#8217;espansione della nuova malattia. Il paese ha mandato contingenti in Venezuela, Nicaragua, Giamaica, Suriname e Granada.</p>
<p>“Siamo preoccupati ma abbiamo un dovere rivoluzionario da compiere, cosicché prendiamo la paura e la mettiamo ad un lato”, ha detto a Reuters sabato Leonardo Fernandez, di 68 anni, specialista in cure intensive, poco prima che la brigata partisse.</p>
<p>“Chi dice che non è spaventato è un supereroe, ma noi non siamo supereroi, siamo medici rivoluzionari.”</p>
<p>Fernandez ha detto che questa sarà la sua ottava missione internazionale, compresa una in Liberia durante la lotta contro l&#8217;ebola.</p>
<p>L&#8217;Italia è la nazione che è stata più colpita dal nuovo coronavirus, originato in Cina, ed esattamente nella regione settentrionale della Lombardia, che ha raggiunto il numero più alto del contagio.</p>
<p>Lì la cifra dei morti è arrivata sabato a 546, per un totale di 3095, secondo il suo assessore alla sanità, Giulio Gallera, che ha sollecitato l&#8217;appoggio dei medici cubani.</p>
<p>“Compiamo un compito onorevole, basato sul principio della solidarietà”, ha dichiarato Graciliano Diaz, di 64 anni.</p>
<p>Cuba ha uno dei più alti tassi di medici per abitanti nel mondo, incluso quando si esclude quelli che sono all&#8217;estero in missioni, e le sue brigate mediche grazie al sollievo che portano in situazioni di disastro continuano a generare buona volontà verso l&#8217;Isola a livello mondiale.</p>
<p>“In un momento di crisi, il governo ed il popolo di Cuba sono stati all&#8217;altezza delle circostanze, hanno ascoltato il nostro appello ed hanno risposto”, ha detto sabato il ministro di Salute giamaicano, Christopher Tufton, ricevendo a 140 collaboratori medici cubani nell&#8217;Aeroporto Internazionale di Kingston.</p>
<p>Anche il Regno Unito ha ringraziato Cuba la settimana scorsa per avere permesso l&#8217;attracco sull&#8217;Isola di una nave britannica da crociera che era stata respinta da vari porti caraibici, per facilitare così l&#8217;evacuazione al paese europeo di più di 600 passeggeri che erano a bordo.</p>
<p>Frattanto, il paese caraibico, conosciuto per la sua preparazione nei casi di disastro, sta rinforzando le misure domestiche per trattenere il contagio dal virus.</p>
<p>Il presidente Miguel Diaz-Canel ha annunciato venerdì che il paese chiuderà le sue frontiere agli stranieri non residenti dal martedì.</p>
<p>Migliaia di medici e studenti di Medicina stanno andando di porta in porta, monitorando nelle comunità locali.</p>
<p>&nbsp;<br />
da Reuters e The New York Times, in inglese</p>
<p>in spagnolo da Cubadebate</p>
<p>in italiano traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Consolato cubano a Milano</p>
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		<title>Un uomo degno del rispetto dell&#8217;Umanità</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Mar 2020 00:42:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È difficile guardare negli occhi di un uomo quando tu sai che va in cammino a sfidare la morte. Sono arrivato, ho visto muoversi un gruppo di camici bianchi, bandiere in mano ed ho preparato subito la mia macchina fotografica. Già con loro davanti, mi entra nell’obbiettivo un viso conosciuto, ho abbassato la macchina fotografica, quasi con lo spavento di Korda, quando ha fatto la foto al Che. Sì, sì conoscevo quell'uomo, ma da dove…  
Dalla sua partenza anteriore, verso l’Africa per affrontare l’Ebola.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11411" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11411" alt="L'infermiere di Cienfuegos Ruben Carballo Herrera è un vero eroe, degno del rispetto dell'umanità. Foto e testo: Ismael Francisco / Cubadebate" src="/files/2020/03/enfermero-cienfueguero-hacia-italia-Ismael-Francisco-580x809.png" width="580" height="809" /><p class="wp-caption-text">L&#8217;infermiere di Cienfuegos Ruben Carballo Herrera è un vero eroe, degno del rispetto dell&#8217;umanità. Foto e testo: Ismael Francisco / Cubadebate</p></div>
<p><strong>È difficile guardare negli occhi di un uomo quando tu sai che va in cammino a sfidare la morte.  </strong></p>
<p>Sono arrivato, ho visto muoversi un gruppo di camici bianchi, bandiere in mano ed ho preparato subito la mia macchina fotografica. Già con loro davanti, mi entra nell’obbiettivo un viso conosciuto, ho abbassato la macchina fotografica, quasi con lo spavento di Korda, quando ha fatto la foto al Che. Sì, sì conoscevo quell&#8217;uomo, ma da dove…</p>
<p>Dalla sua partenza anteriore, verso l’Africa per affrontare l’Ebola.</p>
<p>“Che cosa fai tu qui?”, mi ha chiesto. “Padrino, è quello che dico io, che cosa fai tu qui? Di nuovo sfidi la morte?”, gli ho risposto. Ed ha sorriso con quella serenità dei più coraggiosi e mi ha detto: “Andiamo in Italia e non ti preoccupare che ritorneremo e continueremo a lottare per la vita”.</p>
<p>All&#8217;improvviso ascoltiamo le note dell&#8217;Inno di Bayamo. Mentre cantiamo pensai: Che onore cantare queste strofe con vero “mambises”. Che cosa penserebbero Perucho e Cespedes se li vedessero. Coño che privilegio che ho avuto!</p>
<p>Termina l&#8217;incontro. Già camminando verso il destino della gloria, mi ha guardato nuovamente e mi ha detto: “Fotografo, come mi hai detto quella volta, Con due coglio&#8230;., Viva Cuba!”</p>
<p>Magari per milioni non dice nulla questo nome, ma l&#8217;infermiere di Cienfuegos, Ruben Carballo Herrera è un vero eroe, degno del rispetto dell&#8217;umanità.<br />
Foto e testo: Ismael Francisco / Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>L&#8217;internazionalismo e la figura di Antonio Maceo in Fidel</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Dec 2016 04:18:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 7 dicembre è evidenziato nella storia di Cuba da due momenti di dolore per il paese: l'anniversario della morte in combattimento del Titano di Bronzo Antonio Maceo e l'Operazione Tributo, che portò di ritorno in Patria i resti di uomini e donne internazionaliste caduti in diversi luoghi dell'Africa. Come in tutti i momenti di dolore, di allegria o di impegno della storia di questa isola, lì c’era il Comandante in Capo. Cubadebate condivide oggi coi suoi lettori un gruppo di idee del leader della Rivoluzione Cubana su quell'uomo che tanto amò, Antonio Maceo, come quelle che ha dedicato in onore degli internazionalisti cubani caduti in terre lontane.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_9656" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-9656" alt="Fidel Castro e l’allora presidente di Angola Josè Eduardo Dos Santos, resero l'ultima guardia di onore agli internazionalisti caduti in terre lontane, il 7 dicembre 1989. Fonte: Granma / sito Fidel Soldato delle Idee." src="/files/2016/12/sierra-maestra-fidel-guardiadehonor-internacionalistas-Foto-2-580x384.jpg" width="580" height="384" /><p class="wp-caption-text">Fidel Castro e l’allora presidente di Angola Josè Eduardo Dos Santos, resero l&#8217;ultima guardia di onore agli internazionalisti caduti in terre lontane, il 7 dicembre 1989. Fonte: Granma / sito Fidel Soldato delle Idee.</p></div>
<p><strong>Il 7 dicembre è evidenziato nella storia di Cuba da due momenti di dolore per il paese: l&#8217;anniversario della morte in combattimento del Titano di Bronzo Antonio Maceo e l&#8217;Operazione Tributo, che portò di ritorno in Patria i resti di uomini e donne internazionaliste caduti in diversi luoghi dell&#8217;Africa. Come in tutti i momenti di dolore, di allegria o di impegno della storia di questa isola, lì c’era il Comandante in Capo. Cubadebate condivide oggi coi suoi lettori un gruppo di idee del leader della Rivoluzione Cubana su quell&#8217;uomo che tanto amò, Antonio Maceo, come quelle che ha dedicato in onore degli internazionalisti cubani caduti in terre lontane.  </strong></p>
<p>Il 7 dicembre 1989, nell&#8217;atto di addio di dolore agli internazionalisti caduti durante il compimento di missioni militari e civili, effettuato ne El Cacahual, Fidel ha detto:</p>
<p><em> “…A questa ora, simultaneamente, in tutti gli angoli da dove procedevano, si dà sepoltura ai resti di tutti gli internazionalisti che caddero nel compimento della loro nobile e gloriosa missione…” </em></p>
<p><em>“Da tutte le parti dove sono stati gli internazionalisti cubani sono stati esempio di rispetto alla dignità ed alla sovranità del paese. La fiducia guadagnata nel cuore di questi popoli non è casuale, fu frutto della loro condotta irreprensibile. Grazie a loro, in tutti i luoghi rimase il ricordo del nostro esemplare disinteresse ed altruismo.”  </em></p>
<p><span style="color: #ff0000">Fidel su Maceo: il migliore omaggio è una patria sovrana, libera e socialista  </span></p>
<p>Su Maceo parlò molto Fidel. Abbiamo selezionato alcune delle frasi che, ricordando il Titano di Bronzo, pronunciò il Comandante in momenti diversi.</p>
<p><em> “Maceo è nostro, la sua gloria e la sua memoria continueremo ad onorarla in mille forme differenti; la sua gloria e la sua memoria continueremo ad onorarla nel lavoro, nelle lotte, nel compimento dei nostri doveri internazionalisti e fondamentalmente col nostro patriottismo […]”  </em></p>
<p>(Frammento del discorso pronunciato dal Comandante in Capo Fidel Castro Ruz all&#8217;inaugurazione del Complesso della Salute Ernesto Che Guevara, nella Provincia de Las Tunas, 14 Giugno 1980)</p>
<p><em>   “Generale Antonio Maceo, i cubani di oggi, educati nel tuo esempio immortale, avrebbero condiviso con te l&#8217;onore di starti vicino il giorno glorioso che rispondesti al rappresentante del potere coloniale spagnolo: Non vogliamo pace senza indipendenza.”  </em></p>
<p>(Frammento del discorso pronunciato dal Comandante in Capo Fidel Castro Ruz nell&#8217;atto solenne di omaggio ai compleanni di Maceo ed il Che, ne El Cacahual, L&#8217;Avana, 15 giugno 2002)</p>
<p><em>“Ed il migliore omaggio che potevamo rendergli, è questo: un esercito moderno, efficiente, agguerrito, valoroso, internazionalista, degno della storia e delle glorie di Antonio Maceo. Ed al di sopra di tutto, una patria sovrana, libera e socialista; un esercito ed un popolo disposti ad eseguire i suoi ordini, che solo raccoglierà la polvere del suo suolo impastato in sangue, se non perisce nella contesa, colui che cerchi di impadronirsi di lei.”  </em></p>
<p>(Frammento del discorso pronunciato dal Comandante in Capo Fidel Castro Ruz nelle manovre del XX Anniversario, celebrate a Camagüey, il 7 dicembre 1976)</p>
<p>Per conoscere più sull&#8217;ideologia e sull&#8217;azione del leader della Rivoluzione cubana, visita il nostro sito <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.fidelcastro.cu/es" >Fidel Soldato delle Idee</a>.</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>The Guardian: Lo straordinario aiuto di Cuba in materia di salute  fa vergognare l’embargo degli USA</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2014/12/10/guardian-lo-straordinario-aiuto-di-cuba-materia-di-salute-fa-vergognare-lembargo-degli-usa/</link>
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		<pubDate>Thu, 11 Dec 2014 01:25:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[The Guardian]]></category>

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		<description><![CDATA[Quattro mesi dopo che è stata dichiarata l’emergenza internazionale per Ebola, che ha devastato l’ovest dell’Africa, Cuba è il leader mondiale nell’assistenza medica inviata a combattere contro l’epidemia. Gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno inviato migliaia di truppe e, insieme ad altri paesi, hanno promesso aiuti, la maggioranza dei quali non sono stati realizzati.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8302" alt="" src="/files/2014/12/Illustration-for-Cubas-gl-011.jpg" width="460" height="276" />Quattro mesi dopo che è stata dichiarata l’emergenza internazionale per Ebola, che ha devastato l’ovest dell’Africa, Cuba è il leader mondiale nell’assistenza medica inviata a combattere contro l’epidemia. Gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno inviato migliaia di truppe e, insieme ad altri paesi, hanno promesso aiuti, la maggioranza dei quali non sono stati realizzati.</strong></p>
<p>Però, come l’Organizzazione Mondiale della Salute insiste a dire,  ciò di cui c’è bisogno con urgenza è il personale sanitario. L’isola caraibica, con una popolazione di solo 11 milioni e un reddito pro-capite di 6.000 $ (4.800 €), ha risposto a questa chiamata ancor prima che venisse fatta.  Cuba è stata la prima ad essere in prima linea contro Ebola e ha inviato il maggior contingente di medici e infermieri, dei quali 250 già sul campo e altri 200 volontari in viaggio.</p>
<p>Mentre l’interesse dei media occidentali è svanito al momento della diminuzione della minaccia dell’infezione mondiale, centinaia di lavoratori dei servizi di salute britannici, si sono offerti come volontari per unirsi a loro. I primi 30 sono arrivati nella Sierra Leone la settimana scorsa, mentre le truppe stanno costruendo cliniche. Nonostante questo, i medici cubani sono sul terreno africano già da ottobre e si prevede ancora un lungo periodo di lavoro.</p>
<p>La necessità non poteva essere più grande. Più di 6.000 persone sono morte. Una tale vergogna ha provocato l’operazione cubana, che ha obbligato i politici britannici e statunitensi a offrire le loro congratulazioni.</p>
<p>Il segretario di stato americano John Kerry, ha descritto l’apporto di quel Paese che gli USA hanno cercato di ribaltare da oltre mezzo secolo come “impressionante”. Il primo medico cubano a contrarre l’Ebola, è stato curato dai medici britannici e i funzionari statunitensi hanno promesso di “collaborare” con Cuba nella lotta contro Ebola. Però non è la prima volta che Cuba ha fatto la parte del leone nel campo degli aiuti medici dopo un disastro umanitario.</p>
<p>Quattro anni fa, dopo il devastante terremoto avvenuto nella povera Haiti, Cuba inviò il più grande contingente medico e ha curato il 40% delle vittime. Dopo il terremoto avvenuto in Kashmir, nel 2005, Cuba inviò 2.400 lavoratori medici in Pakistan e offrì i suoi trattamenti sanitari a oltre il 70% dei feriti; in quella occasione lasciarono anche 32 ospedali da campo e donarono mille morse di studio mediche.</p>
<p>Questa tradizione di aiuto in casi di emergenza risale ai primi anni della Rivoluzione Cubana. Però è solo una parte di un internazionalismo globale medico, straordinario e intenso. Attualmente ci sono 50.000 medici e infermiere di Cuba che lavorano in 60 paesi in via di sviluppo. Come dice il professore canadese  John Kirk: “L’internazionalismo medico cubano ha salvato milioni di vite.” Però questa solidarietà senza precedenti non è quasi apparsa nei mass media occidentali.</p>
<p>I medici cubani hanno realizzato tre milioni di operazioni oftalmiche in 33 paesi e principalmente nell’America Latina e nei Caraibi, in gran parte finanziate dal Venezuela Rivoluzionario. Così è successo che Mario Terán, il sergente boliviano che uccise Che Guevara su ordine della CIA nel 1967, recuperasse la sua vista 40 anni dopo quell’evento con un’operazione eseguita da medici cubani e pagata dal Venezuela, nella Bolivia radicale di Evo Morales. Anche se l’appoggio di emergenza spesso è stato finanziato dalla stessa Cuba, i servizi medici globali del paesi di solito vengono pagati dai governi che ricevono i loro servizi e sono diventati quindi  il maggior settore  di esportazione cubano, legando gli ideali rivoluzionari allo sviluppo economico.</p>
<p>Questo è dipeso a sua volta dal ruolo centrale della salute pubblica e dell’educazione a Cuba, dato che L’Avana ha costruito un’industria biotecnologica a basso costo insieme a programmi di infrastruttura e di alfabetizzazione mediche nei paesi in via di sviluppo per coloro che ne hanno bisogno, invece di sottrarre medici e infermiere come avviene nel modello occidentale.</p>
<p>L’internazionalismo è nel DNA di Cuba. La figlia di Ernesto Guevara, Aleida, che ha lavorato come medico in Africa, dice: “Siamo afro-latinoamericani e porteremo la nostra solidarietà ai bambini di questo continente.”  Però quello che è iniziato come un intento di estendere la Rivoluzione cubana negli anni 60 e che si trasformò in un intervento militare decisivo in appoggio dell’Angola, contro l’apartheid negli anni 80, adesso si è trasformata nel progetto di solidarietà medica più ambizioso del mondo.</p>
<p>Il suo successo è dipeso dalla marea progressiva che ha spazzato l’America Latina durante l’ultimo decennio, ispirata dall’esempio della Cuba socialista durante gli anni delle dittature militari di destra. I governi di sinistra e centro-sinistra continuano ad essere elogiati e rieletti in tutta la regione e ciò permette a Cuba di reinventarsi come un faro di umanitarismo internazionale.</p>
<p>Però, nonostante tutto questo, l’isola continua ad essere asfissiata dall’embargo commerciale degli Stati Uniti, che si è mantenuto con un carattere vizioso sul piano economico e politico da oltre mezzo secolo.  Se Barack Obama volesse fare qualcosa di veramente importante in questi ultimi anni come presidente, potrebbe usare il ruolo di Cuba nella crisi creata da Ebola come un’apertura per iniziare a togliere questo embargo e far cadere la guerra di destabilizzazione che stanno portando avanti gli USA.</p>
<p>Di certo c’è che qualcosa si sta muovendo. In ciò che pareva un’operazione di avanzamento per l’amministrazione americana, il New York Times ha pubblicato sei editoriali in cinque settimane, tra ottobre e  novembre, elogiando il registro medico globale di Cuba, esigendo la fine dell’embargo e attaccando gli sforzi statunitensi intenti a indurre i medici cubani a disertare e invitando a un negoziato per lo scambio di prigionieri tra i due paesi.</p>
<p>La campagna del periodico ha pubblicato che l’Assemblea Generale dell’ONU ha votato per la 23ma volta, con 188 voti a favore e due contrari (Stati Uniti e Israele), per esigere l’eliminazione dell’embargo da parte degli Stati Uniti contro Cuba, originariamente imposto in rappresaglia alla nazionalizzazione di imprese statunitensi e adesso giustificato con motivi di diritto umano, da parte di uno stato (gli USA) alleato con alcuni dei regimi più repressivi del mondo.</p>
<p>L’embargo può essere eliminato solo dal Congresso USA, processo che è ostacolato dagli eredi della corrotta dittatura appoggiata dagli Stati Uniti che fu sconfitta da Fidel Castro e da Che Guevara. Però il Presidente degli Stati Uniti ha un potere esecutivo per renderlo inefficace e restaurare le relazioni diplomatiche tra i due paesi.  Si potrebbe cominciare con la liberazione dei restanti tre agenti cubani, del gruppo dei “Cinque di Miami” che ancora sono incarcerati da 13 anni (nota di Stefano Guastella: in realtà sono incarcerati da oltre 16, dato che furono arrestati nel settembre del 1998…) per aver spiato un gruppo di anticubani collusi con il terrorismo.</p>
<p>Il momento buono perché Obama possa porre termine alla campagna statunitense che da oltre 50 anni ostacola l’indipendenza di Cuba, potrebbe essere il Vertice delle Americhe previsto per il prossimo aprile 2015, che  i governi latinoamericani hanno minacciato di boicottare se non verrà invitata anche Cuba. (nota dell&#8217;editrice: Panama ha invitato Cuba al Vertice già ufficialmente) Il maggior contributo che possono dare coloro che davvero si preoccupano per le libertà democratiche a Cuba, è allentare gli artigli degli USA dalle spalle del paese caraibico.</p>
<p>Se davvero l’embargo venisse smantellato, non solo sarebbe una rivendicazione del notevole registro di giustizia sociale a Cuba e della sua solidarietà verso altri paesi, spalleggiato dalla crescente fiducia di un’America Latina indipendente. Sarebbe anche un fatto di grande  aiuto per milioni di persone nel mondo che beneficerebbero di una Cuba senza sanzioni e una dimostrazione di ciò che si può ottenere quando si antepongono i valori delle persone di fronte ai guadagni corporativi.</p>
<p>Articolo preso dal giornale inglese The Guardian: Cuba’s extraordinary global medical record shames the US blockade</p>
<p>di Seumas Milne</p>
<p>traduzione di Stefano Guastella da Cubadebate in spagnolo</p>
<p>illustrazione di Eva Bee/ The Guardian</p>
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		<title>“Abbiate fiducia! Ritorneremo!”</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Oct 2014 23:54:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dava la sensazione che, una volta lanciato il grido di allarme durante il primo trimestre dell'anno in Guinea Conakry, c’era molto poco fare contro l’Ebola. Alla fine dei conti, ci sono stati compiacenza, morosità, se non silenzio in quasi ciascun angolo del mondo. La reazione è stata ritardata. Questo sì, fino a quando l'infezione virale si è diffusa in Liberia, Sierra Leone, Mali e, soprattutto, ha contagiato cittadini “del primo mondo” od ha minacciato di addentrarsi nella geografia della “civiltà.”]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8179" alt="" src="/files/2014/10/ebola07.jpg" width="580" height="392" />Dava la sensazione che, una volta lanciato il grido di allarme durante il primo trimestre dell&#8217;anno in Guinea Conakry, c’era molto poco fare contro l’Ebola. Alla fine dei conti, ci sono stati compiacenza, morosità, se non silenzio in quasi ciascun angolo del mondo.</strong></p>
<p>La reazione è stata ritardata. Questo sì, fino a quando l&#8217;infezione virale si è diffusa in Liberia, Sierra Leone, Mali e, soprattutto, ha contagiato cittadini “del primo mondo” od ha minacciato di addentrarsi nella geografia della “civiltà.”</p>
<p>C’è stato un ritardo e, più di tutto, si limitavano, a cercare di controllare le frontiere, ad iniettare loro dollari e convocare forze militari per evitare convulsioni ed instabilità sociale che inquinassero i continenti al di fuori dall&#8217;Africa.</p>
<p>Per questo motivo il mondo si è commosso, quando la Cuba di oggi ha fatto un atto di altruismo, vigoroso, un atto generoso da tutti i punti di vista, come se ne conoscono pochi in questi giorni del XXI secolo.</p>
<p>In primo luogo, più di 400 professionisti, allenati con meticolosità in suolo patrio; 165 di loro sono andati agli inizi di ottobre a Sierra Leone, nel vortice stesso di un luogo dove la malattia ha già ucciso più di 4 500 vite. Ora, 83 collaboratori in più, aggrappati come gli altri solo alla loro volontà, sono partiti ieri notte verso Liberia (49) e Guinea Conakry (34), dove li aspetta un piccolo avamposto che agisce già sul terreno.</p>
<p>Alla vigilia della partenza, uno, armato di migliaia di domande, li immagina irascibili, preoccupati, coi nervi tesi, coi cuori stretti dagli avvenimenti che trascendono loro, un poco perplessi, pensando come faranno per sopravvivere all&#8217;orizzonte che viene loro addosso e con più dubbi che risposte.</p>
<p>E la realtà ci scuote, ci strappa i dubbi : con un&#8217;allegria impaziente e speranzosa, propria della sicurezza per il buon agire, di certezza per sapersi dell&#8217;altezza delle circostanze, i medici e paramedici ricevono un gruppo di giornalisti nell&#8217;Unità Centrale di Cooperazione Medica, dove si preparano gli specialisti che compiono le missioni internazionaliste.</p>
<p>Sembrava che non ci fossero i motivi per la preoccupazione o che non abbiano ragioni per aver paura.</p>
<p>“Abbiamo paura, síiiii!” Luis Alberto Perez Lopez accentua la sua risposta in mezzo ad un sospiro che comparato con qualunque uragano, facciamo l’esempio del Katrina, lo avrebbe  fatto sembrare una lieve brezza di primavera. Però poi continua a rispondere con ottimismo all&#8217;intervistatore di fronte a lui.</p>
<p>“Chi non ha paura? Al principio, è chiaro. Ma mi sento preparato tanto bene che non c’è posto per la paura dentro di me. È difficile, lo so, ma compiamo la nostra missione a cappa e spada. Di questo non possono avere nessun dubbio, né il popolo e né la direzione del paese. Il nome di Cuba e della nostra medicina continuerà a stare nella cima più alta “.</p>
<p>E come la famiglia ha accolto la sua decisione?</p>
<p>“Hanno capito senza difficoltà. I miei genitori che sono stati protagonisti di questa Rivoluzione tanto grande; i miei fratelli che sono anche internazionalisti, i miei tre figli —di 16 (ragazza), 17 (uomo) e 19 anni (donna)—e mia moglie. Tutti comprendono l&#8217;altruismo di questo gesto.”</p>
<p>Per Luis Alberto, in Liberia, il destino della sua seconda missione, incontrerà un contesto molto più complicato di quello che ha trovato in Venezuela.</p>
<p>“Liberia sarà uno scenario con un quadro epidemiologico molto vario e con un nemico praticamente invisibile, a differenza di quello che succede in Venezuela dove ci sono molti sviluppi nella sanità ed il nemico era l&#8217;opposizione, contro la quale siamo preparati per affrontarla faccia a faccia.</p>
<p>“Ma siamo stati molto bene allenati, ripeto. È stato un corso intensivo di un mese ed otto giorni. Abbiamo ruotato per i principali ospedali de L&#8217;Avana, durante la parte teorica dell&#8217;addestramento e nell&#8217;IPK (Istituto di Medicina Tropicale Pedro Kourì) abbiamo fatto la pratica tecnica.</p>
<p>“Ringraziamo molto i professori dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l&#8217;Organizzazione Panamericana della Sanità (OPS), che ci hanno dato una preparazione perfetta. Adesso, ci rimane solo applicare tutto quello che abbiamo imparato e mostrare il coraggio e la volontà del contingente.</p>
<p>“Abbiate fiducia! Ritorneremo!”</p>
<p>E così, con questa tranquillità che trasmettono le sue parole, ci saluta.</p>
<p>Sembra una posa, una reazione illogica, un meccanismo di difesa, una maschera o qualsiasi altro tecnicismo psicologico. Ma qualunque di queste valutazioni si distrugge quando tutti reagiscono allo stesso modo, sereni, convinti, appassionati.</p>
<p>“Guarda, mia madre non era d’accordo con la mia disposizione. Aveva molta paura, fatto che è logico. Tuttavia, ho parlato con lei ed ha accettato la mia decisione quando ha capito che combattere l’Ebola in Africa, oltre a tutto quello che significa per questa popolazione, riduce anche le possibilità che si espanda per il mondo e, ovviamente, che arrivi a Cuba.”</p>
<p>Questo dice Ronald Hernandez Torres e, inoltre, che “l’Ebola è in vantaggio. Siamo sfavoriti, questa è una lotta che si doveva cominciare molto tempo fa. Così si sarebbero evitati tante morti e non esisterebbe questa sensazione di paura che c&#8217;è tra la popolazione, non solo a Cuba, bensì in tutto il mondo.</p>
<p>“No, io non ho paura. Questa è la verità. La preparazione che abbiamo avuto vince la paura che potremmo avere. Se applichiamo con disciplina tutte le norme biomediche, il rischio di contagio è quasi nullo. Inoltre, abbiamo 15 giorni di preparazione in più quando arriveremo in Liberia.”</p>
<p>“Sarà un scenario complicato —continua—, non solo perché l’Ebola è già un&#8217;epidemia, bensì perché solo il 20% della popolazione parla inglese, il resto si comunica con dialetti ed, inoltre, non c&#8217;è una situazione socio-politica che faciliti il nostro lavoro “.</p>
<p>A differenza di Luis Alberto e Ronald, il destino di Ruben Carballo Herrera è la Guinea Conakry, ma come loro è un modello di sicurezza. Al meno questo si può intuire dalla sua dichiarazione.</p>
<p>“Non mi sembra una missione tanto rischiosa. No, no, no, in realtà che non lo è”, ripete fino a quattro volte prima di argomentare la sua negazione.</p>
<p>“È che sono già stato in Haiti, un luogo che sono sicuro sia più ostile, più difficile di quello che troverò in Guinea Conakry. Sono sicuro”.</p>
<p>“Immagina che sono stato sull&#8217;Isola di Gonâve (isola di Haiti situata all&#8217;ovest di Porto Principe nel golfo con lo stesso nome), un medico ed io soli. Sono stato con pazienti che potevano contagiarti con l’AIDS, poliomielite, febbre tifoidea, malaria, tubercolosi… potrebbe essere rischioso allo stesso modo, ma non di più”.</p>
<p>“L&#8217;altra ragione è che ci hanno preparato molto bene da quando ci hanno scelti e, come hanno detto i miei compagni, l’addestramento è stato ottimo. Per questo ringraziamo i professori dell&#8217;OMS e dell&#8217;OPS, ed anche la direzione della Rivoluzione”.</p>
<p>“Trasmetta al popolo cubano che deve avere fiducia. La missione sarà soddisfacente. Di questo sono sicuro e posso dire che oggi nessuno di quelli che partiamo ha dei dubbi”.</p>
<p>A questo modo, con l&#8217;unica differenza dei paragoni con le sue esperienze internazionaliste previe, si dichiarano tutti i membri del contingente che ora, quando si leggeranno queste righe, si avvicinano al vortice di una malattia che, da marzo del 2014, colpisce Guinea Conakry, Liberia, Sierra Leone, Mali, Nigeria…, fuori controllo, con alta capacità di diffondersi e che ha già colpito a più di 11 000 africani.</p>
<p>“Quello che abbiamo fatto prima di prendere questa decisione, è stato riflettere, prima di tutto, nei bambini, nei giovani, nel futuro dell&#8217;Africa ed anche del resto del mondo. Per questo motivo partiamo con questa tranquillità che per alcuni è incredibile”, riassume in questo modo Carballo Herrera, che non vacilla a parlare per i suoi compatrioti.</p>
<p>Succede loro, non so perché mi viene il paragone, come a Woody Allen, che fanno questi sacrifici nel presente pensando al domani, che interessa loro tanto, perché è lì, nel futuro, dove vivranno il resto delle loro vite. Loro e, ancora più importante, i loro discendenti.</p>
<p>di Rafael Arzuaga</p>
<p>foto di Ismael Francisco</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>da Cubadebate</p>
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		<title>Ida Garberi, giornalista italiana: “Cuba è parte di me, o per meglio dire, sono già parte del suo popolo”</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 23:34:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ida Garberi è un'amica di Boltxe, di quelle amiche affettuose che Boltxe ha in tutto il pianeta. È una cittadina italiana molto speciale che vive da anni a Cuba e che lavora per Prensa Latina e Cubadebate. Infaticabile rivoluzionaria, viaggiatrice ed internazionalista, dà risposta a varie domande che gli abbiamo fatto.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_3230" style="width: 186px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-3230" src="/files/2012/02/ida_garberi.jpg" alt="Ida Garberi" width="186" height="300" /><p class="wp-caption-text">Ida Garberi</p></div>
<p>Ida Garberi è un&#8217;amica di Boltxe*, di quelle amiche affettuose che Boltxe ha in tutto il pianeta. È una cittadina italiana molto speciale che vive da anni a Cuba e che lavora per Prensa Latina e Cubadebate. Infaticabile rivoluzionaria, viaggiatrice ed internazionalista, dà risposta a varie domande che gli abbiamo fatto. </strong></p>
<p>-Ida, per incominciare, affinché i lettori conoscano la tua traiettoria, commentaci perché hai deciso di abbandonare l&#8217;Italia europea e suppostamente prospera per stabilirti nella Cuba rivoluzionaria?</p>
<p>-Bhé, per i miei ideali di sinistra e comunisti. Io non ho paura di dichiararmi così, al contrario di molti europei che conosco; credo che determinati ideali sono sempre validi, non crollano coi muri, sono gli uomini o le donne quelli e quelle che falliscono nell’applicarli alla realtà… Nel 1999 decisi che l&#8217;Europa era troppo soffocante per me, che il capitalismo stava giustiziando il mio popolo e volli vivere il socialismo di Cuba, l&#8217;unico mondo migliore possibile.</p>
<p>Ora per me sarebbe impossibile ritornare a vivere in Italia, già Cuba è parte di me, sta dentro me… o per meglio dire, sono già parte del suo popolo.</p>
<p>-53 anni sono trascorsi dal trionfo della rivoluzione… dicci, che radiografa faresti dell&#8217;attuale stato della stessa?</p>
<p>-Guarda, mi piacciono le misure che Raul Castro ed il Partito Comunista di Cuba hanno deciso nel Congresso e nella Conferenza. La tensione che abbiamo nel paese è tra le necessarie trasformazioni economiche, d’accordo con i tempi, e le resistenze interne di determinati spazi di potere intermedio. È un binomio classico, corrispondente alla lotta tra coloro che, lealmente, desiderano migliorare il processo socialista e certe caste burocratiche che vedono menomare, coi cambiamenti, le loro piccole e medie quote di potere.</p>
<p>Come lavoratrice della stampa, per esempio, credo che siano fondamentali le parole di Raul Castro al termine della Conferenza del Partito:</p>
<p>“È necessario incentivare un maggiore professionismo tra i lavoratori della stampa, compito nel quale siamo sicuri conteremo con l&#8217;appoggio dell&#8217;Unione dei Giornalisti di Cuba (UPEC), dei mezzi di comunicazione e degli organismi e delle istituzioni che devono tributare informazioni fedeli ed opportune per, tra tutti, con pazienza ed unità di criterio, perfezionare ed elevare continuamente l&#8217;effettività dei messaggi e l&#8217;orientazione ai compatrioti”.</p>
<p>“Allo stesso tempo, la conformazione di una società più democratica contribuirà anche a superare atteggiamenti simulanti ed opportunisti sorti, sotto la protezione della falsa unanimità e del formalismo nel trattamento di differenti situazioni della vita nazionale”.</p>
<p>“È necessario abituarci tutti a dire la verità di fronte, guardandoci negli occhi, divergere e discutere, divergere perfino con quello che dicono i capi, quando consideriamo che abbiamo ragione, come è logico, nel posto adeguato, nel momento opportuno ed in forma corretta, cioè, nelle riunioni, non nei corridoi. Bisogna essere disposti a provocarci dei problemi difendendo le nostre idee ed affrontando con fermezza quanto fatto male.”</p>
<p>-Le nuove misure economiche proposte dal governo di Raul, che livello di successo stanno avendo dalla tua prospettiva e che livello di accettazione hanno nella popolazione?</p>
<p>-Io credo che il popolo sia molto contento dei cambiamenti, ogni giorno aumentano i lavoratori autonomi, i cubani e le cubane aderiscono ai prestiti delle banche per riparare le case&#8230; Raul ha esperienza di un&#8217;economia di guerra, per questo motivo continua a lavorare senza fretta ma senza pausa, per continuare a costruire, dal momento che si è fatto molto… però anche, manca ancora molto da fare.</p>
<p>-Che rotta consideri che sta seguendo il processo rivoluzionario? Credi che Cuba tenta di imitare qualche modello straniero come il cinese od il vietnamita…?</p>
<p>-Io credo che Cuba, mentre alcuni fanno resistenza al cambiamento ed altri superano gli ostacoli per proseguire, il paese continua ad incontrare strade proprie per uscire dal pantano burocratico. Io credo come Galeano che sarà più presto che tardi, “perché la burocrazia si riproduce ripetendosi, ma le rivoluzioni, quando sono vere, si moltiplicano trasformandosi.”</p>
<p>-Inevitabilmente Fidel per ragioni di età decederà… Come vedi la Cuba post-Fidel?</p>
<p>-Bhé, stiamo già nella Cuba post Fidel e mi sembra che il paese stia dimostrando che possa proseguire grazie alla strada che lo stesso Comandante in Capo tracciò.</p>
<p>E’ stato lo stesso comunista Fidel che ci ha avvisato alla fine del 2005: segnalò che la Rivoluzione può arrivare ad essere reversibile per i nostri errori… per questo le nuove relazioni di produzione dovranno crearsi con una nuova coscienza nella misura in cui i lavoratori si riconoscano come attori, direttori e padroni della produzione materiale, perché il socialismo di oggi non è solo distribuzione, è una rinnovatrice forma di produrre. E sempre ricordando Fidel, sono convinta che prima trionferà una rivoluzione socialista negli USA che una controrivoluzione in Cuba.</p>
<p>-Sei stata in Honduras dopo il golpe di stato del 2009… dicci come stanno ora le cose nel paese centroamericano e se credi che i golpisti hanno raggiunto i loro obiettivi.</p>
<p>-Sinceramente io credo che il ritorno di Mel Zelaya nel maggio del 2011, negoziata poco prima dallo stesso ex presidente nell&#8217;accordo di Cartagena de Indias, abbia avuto una contropartita polemica dentro il Fronte: il riconoscimento della legittimità del Governo di Porfirio Lobo, sbloccando il reingresso dell’Honduras nell&#8217;Organizzazione degli Stati Americani (OSA). Dopo il ritorno di Zelaya, nel Fronte di Resistenza si crearono due spazi: quello che scommette sulla via elettorale, e lo spazio rifondazionale, che mantiene la Costituente come primo obiettivo e considera che non ci sono le condizioni per presentarsi a nessuna elezione.</p>
<p>Chi opta per continuare a lottare per una Costituente bisogna segnalare che non appoggia per niente l&#8217;uso delle armi, vuole fermare il paese con un&#8217;occupazione pacifica. Presentando un partito nelle prossime elezioni ci si sta muovendo coi tempi dei golpisti. Sono convinta che sia un errore, perché il potere popolare non si costruisce dai governi, si costruisce dalle basi. La mia paura è che la riforma costituente, la reclamata Rifondazione del paese, rimanga sempre di più in un secondo piano.</p>
<p>Come pensare di andare alle elezioni finché continua l&#8217;impunità totale e l&#8217;oligarchia golpista controlla la Corte Suprema di Giustizia, la Procura, il Congresso ed il Tribunale Elettorale?&#8230;</p>
<p>Ho fede che il popolo honduregno non è più lo stesso, che crebbe enormemente che non può fermarsi nel suo cammino rivoluzionario… che come diceva il Che Guevara: “Perché questa gran umanità ha detto ‘Basta! &#8216; ed ha cominciato a camminare. E la sua marcia, di gigante, non si fermerà oramai fino a conquistare la vera indipendenza, per la quale sono morti già inutilmente più di una volta. Ora, in ogni caso, quelli che muoiano, morranno come quelli di Cuba, quelli di Playa Giron, morranno per la loro unica, vera ed irrinunciabile indipendenza.”</p>
<p>-Consideri che l&#8217;evoluzione di altri processi come quello dell&#8217;Ecuador o del Venezuela, sono verso il socialismo o pensi che possano rimanere a metà strada?</p>
<p>-Io penso che il socialismo in un solo paese non può sopravvivere, è indispensabile che le rivoluzioni che abbiamo ora in America Latina si approfondiscano completamente fino al socialismo o tutti perderemo. Non possiamo cedere né un tantino così all&#8217;imperialismo, è indispensabile, per me, non cedere al fascismo riformista, bisogna seguire l&#8217;esempio di Fidel che ruppe definitivamente con l&#8217;imperialismo. Affinché il popolo oppresso sia il vero padrone del suo futuro deve ascoltare Martì: fa molto danno in questo mondo la vigliaccheria; fa molto danno la lirica governativa e la politica importata.</p>
<p>-In generale e per la tua esperienza in Prensa Latina, tra gli altri mezzi di comunicazione, come vedi la prospettiva di lotta dei popoli d&#8217;America?</p>
<p>-Voglio dirti che l&#8217;ultimo Vertice dell&#8217;ALBA mi ha fatto sentire molto ottimista, anche la creazione della CELAC è un evento molto importante per camminare fino ad un&#8217;unità dei popoli dell&#8217;America Latina, senza gringo imperialisti infiltrati tra noi. Ora è importante che i popoli, dal basso ed a sinistra, facciano ascoltare le loro voci, non hanno mai avuto un’opportunità come quella di oggi, non possiamo permettere che ci strappino i sogni, mai. Bisogna agire, perché credo che America Latina, in questo mondo di pazzi disposti a tirare la “bomba finale del mondo”, ha la responsabilità di dimostrare che l&#8217;unico mondo possibile è il socialismo. Se fallisce… non credo che ci sia una seconda possibilità.</p>
<p>-Ida, sei comunista come noi ed abbiamo un capitalismo che ogni giorno si assomiglia sempre più alle barbarie che ha narrato Rosa Luxemburgo&#8230; Pensi che tutto questo condurrà al socialismo o al contrario i popoli sono stati sufficientemente anestetizzati dal capitale?</p>
<p>-Non credo che i popoli siano anestetizzati, al contrario, perfino Internet è diventato più rosso…altrimenti perché cercare una “SOPA” per farci tacere???? Il punto sarà non permettere che gli infiltrati, gli opportunisti, i corrotti possano interrompere questa voglia di gridare e ribellarsi dei popoli, dobbiamo fare un&#8217;integrazione rivoluzionaria contando moltissimo solo sui rivoluzionari veri. Non dobbiamo chiedere permesso, dobbiamo agire ed esigere che i governi abbiano posizioni interne più radicali a beneficio dei loro popoli per potere ottenere la tanto rimpianta integrazione.</p>
<p>-Un&#8217;ultima domanda, sappiamo che sei sempre molto occupata…Da Cuba, come vedi il processo per la sovranità e per il socialismo di Euskal Herria?</p>
<p>-Come tutti i popoli oppressi, il popolo basco ha perso la sua sovranità e la sua identità a causa della divisione che hanno deciso due potenze colonialiste. Sappiamo che il capitalismo cercherà sempre la forma di incolpare gli innocenti e gli oppressi, di nascondere la realtà dietro bugie comode.</p>
<p>Spero che il popolo basco possa reclamare la sua sovranità perché la sua indipendenza è il primo passo per un vero socialismo, dove i valori che si generano possano proporzionare risultati sociali ed ecologici più efficaci e, simultaneamente, i frutti dei miglioramenti economici siano ripartiti nella forma più equilibrata possibile. Per terminare, ti cito alcune frasi del Che Guevara, dal suo scritto “Il socialismo e l&#8217;uomo in Cuba”, sono del 1965, ma dopo 47 anni continuano ad essere più che vigenti: “Per costruire il comunismo, simultaneamente con la base materiale bisogna fare l&#8217;uomo nuovo. Da lì deve essere molto importante scegliere correttamente lo strumento di mobilitazione delle masse. Questo strumento deve essere di indole morale, fondamentalmente, senza dimenticare un corretto utilizzo dello stimolo materiale, soprattutto di natura sociale… La strada è lunga e piena di difficoltà. A volte, per perdere la rotta, bisogna retrocedere; altre volte, per camminare troppo rapidamente, ci separiamo dalle masse; in altre occasioni per farlo lentamente, sentiamo l&#8217;alito di quello che ci sta pestando i talloni. Nella nostra ambizione di rivoluzionari, tentiamo di camminare tanto rapidamente quanto sia possibile, facendo un cammino, ma sappiamo che dobbiamo nutrirci della massa e che questa potrà avanzare più rapido solo se l&#8217;incoraggiamo col nostro esempio.”</p>
<p>-Bhé grazie per la tua gentilezza, sai che per Boltxe sei una persona molto speciale e che questa sarà sempre la tua casa. Ti salutiamo molto affettuosamente e come ha detto il nostro Che… Hasta la victoria sempre.</p>
<p>*Boltxe è una pubblicazione basca</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>preso da cubaperiodistas.cu</p>
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