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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; inflazione</title>
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		<title>Rivoluzione e nuovo contratto sociale a Cuba?</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2021 21:42:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra varie volte sommando e sottraendo, moltiplicando e dividendo, conti e più conti che vanno e vengono, che sono aggiustati e riadattati, che vanno su o giù - ci ricordiamo di quel ritornello: "Ho una pallina che va su e giù ..." - potremmo ovviare, dopo aver varcato la linea compromettente del Giorno Zero, che, come insegna Il Piccolo Principe, non di rado l'essenziale è invisibile agli occhi.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11847" alt="ordenamiento-monetario-cuba-portada-940-580x321" src="/files/2021/01/ordenamiento-monetario-cuba-portada-940-580x321.jpg" width="580" height="321" />Tra varie volte sommando e sottraendo, moltiplicando e dividendo, conti e più conti che vanno e vengono, che sono aggiustati e riadattati, che vanno su o giù &#8211; ci ricordiamo di quel ritornello: &#8220;Ho una pallina che va su e giù &#8230;&#8221; &#8211; potremmo ovviare, dopo aver varcato la linea compromettente del Giorno Zero, che, come insegna Il Piccolo Principe, non di rado l&#8217;essenziale è invisibile agli occhi.</strong></p>
<p>Ha tutta la logica del mondo che ogni cittadino, ogni famiglia e istituzione nazionale &#8211; o internazionale con interessi o relazioni nel paese &#8211; soffra in questo momento di una sindrome di adattamento &#8211; come il padre che porta il bambino all&#8217;asilo il primo giorno &#8211; , per l&#8217;incapacità o l&#8217;ossessione di andare d&#8217;accordo con il suo &#8220;sistema contabile&#8221; e per quest&#8217;altra nuova e stressante normalità imposta dalle riforme monetarie, valutarie e salariali.</p>
<p>È anche assolutamente ragionevole che, man mano che questi conti si chiariscono nelle ore e nei giorni dello scontro tra nuove entrate e prezzi di prodotti e servizi, diverse correnti di opinione si intersecano e si innescano, in buona misura dettate da quella percezione collettiva del buon senso &#8211; non sempre il più comune dei sensi &#8211; e dal luogo in cui il processo ci ricolloca nella piramide sociale.</p>
<p>In una trasformazione strutturale della profondità e delle ramificazioni che viviamo adesso, dell&#8217;influenza che eserciterà sull&#8217;esistenza di ogni individuo, comunità umana o istituzione, era prevedibile che i suoi architetti non potessero prevedere come avrebbe funzionato ciascuna variabile se inserita nell&#8217;ostinata realtà, dove la migliore opzione a favore del suo successo è il carattere flessibile di qualsiasi decisione.</p>
<p>Il tutto è rivedibile, e inoltre riparabile, e questo è un principio della strumentazione del cosiddetto &#8220;Compito di Ordinamento&#8221; , chiaro fin da quando questa follia di calcoli quotidiani non si era ancora scatenata, e che delude chi pretende presentare le numerose rettifiche come risultato delle pressioni sociali o dell&#8217;esaurimento del consenso politico, come conseguenza dell&#8217;allontanamento tra il popolo e la leadership rivoluzionaria.</p>
<p>Le sciocchezze, la sproporzione e l&#8217;insensibilità che apparivano erano all&#8217;interno dei calcoli, in uno scenario in cui numerose decisioni sono decentrate, compresa quella di un&#8217;ampia fascia di prezzi, in un paese privo di quella cultura e di livelli orizzontali di responsabilità e dove, purtroppo, i prezzi sono stati la copertura di tante assenze, inefficienze e insufficienze, alle quali il Compito di Ordinamento ha strappato le maschere completamente.</p>
<p>Il prezzo di un parco giochi, una sala da pranzo di una comunità di lavoratori o anziani, il gelato di Coppelia de L&#8217;Avana o il pane della tessera annonaria non erano ancora apparsi, e la peggior nuvola all&#8217;orizzonte dei cambiamenti era che stava aumentando vertiginosamente l&#8217;inflazione, o che gli speculatori &#8220;sarebbero impazziti&#8221;, fatto che fin dall&#8217;inizio si sapeva che poteva accadere, sia nel settore statale che in quello privato.</p>
<p>Quella lampadina politica rossa di prima della ripresa iniziale questo 1º Gennaio, oltre ad altre meticolose previsioni volte a tutelare le fasce più vulnerabili &#8211; e che vanno seguite con zelo e tenacia andando avanti, dall&#8217;isolato, attraverso i media, fino alle massime magistrature -, era la prova che non saremmo stati testimoni a Cuba di una versione tropicalizzata del &#8220;socialismo neoliberista&#8221;, una teoria che cerca di intrufolarsi nelle viscere dei social network e nell&#8217;ecosistema dei media controrivoluzionari.</p>
<p>Se tutto quanto sopra è vero, è anche vero che c&#8217;è un conto da cui nessuno può liberarci, e che è il più ingombrante, nevralgico e invitante di tutti: Cuba sta assistendo alla seconda riconfigurazione, e sicuramente la più drammatica, del contratto sociale della Rivoluzione nel periodo socialista.</p>
<p>Se con la prima Costituzione dopo il 1959, quella del 1976, l&#8217;ordine borghese nel paese fu smantellato per iniziare il cammino di costruzione di una società socialista, che rivendicasse e temprasse le aspirazioni di una patria in libertà e con giustizia sociale, con tutti e per il bene di tutti, come postulato da José Martí, con quella del 24 febbraio 2019, si vuole superare il modello di socialismo del XX secolo che, sebbene corrosivo e carente come dimostra il suo crollo nell&#8217;URSS e nell&#8217;Europa orientale, è stato funzionale per Cuba per un lungo periodo.</p>
<p>Avendo compreso la lezione che tra gli errori più gravi dell&#8217;idealismo &#8211; riconosciuto da Fidel &#8211; c&#8217;era la convinzione che qualcuno sapesse come fosse costruito il socialismo, il modello cubano oggi cerca di aprire le proprie strade, sotto la premessa marxista e latinoamericana di José Carlos Mariátegui, di che questa deve essere una creazione eroica. Ma, soprattutto, non la creazione di una qualsiasi élite illuminata, ma quella di un popolo impegnato in un destino per il quale ha combattuto per secoli.</p>
<p>Pertanto, si deve evitare che mentre tenti di aggiustare la tortuosità del sentiero, accada come al personaggio di Juan in una favola: &#8220;Non c&#8217;è dubbio, non c&#8217;è dubbio, Juan è stato ucciso dalla strada, sì, la strada l&#8217;ha ucciso, lo affermo e lo riaffermo &#8230;&#8221;.</p>
<p>Come ammonisce tanto Graziella Pogolotti, la più importante contesa di contemporaneità avviene tra tecnocrazia e umanismo.</p>
<p>Questa è anche la tremenda battaglia cubana: trasferire con successo il suo modello di socialismo nel tempestoso XXI secolo, con l&#8217;essere umano come centro di tutte le decisioni e come vero protagonista. Uomo libero da ogni alienazione, come ha affermato Che Guevara in El Socialismo y el hombre en Cuba.</p>
<p>La rivoluzione cubana è stata sfidata a prendere misure tecniche adeguate e sagge, che sono allo stesso tempo perfettamente connesse con la sua vocazione umanista. In quell&#8217;equazione, sommando, sottraendo, dividendo o moltiplicando, ci dovrebbero sempre tornare i conti, perfettamente.</p>
<p>di Ricardo Ronquillo</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Bolivia 1- Coca Cola 0</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Oct 2014 00:41:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[aumento dei prezzi]]></category>
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		<description><![CDATA[Molti si vantano di affermare che l'economia non ha nulla a che vedere con la politica. Insistono nello spiegare l'economia come una scienza esatta, come l’ingegneria, in cui un insieme di strumenti tecnici, quasi magicamente, ed a volte per inspiegabili cause neutrali, finiscono per definire il modo più efficace per organizzare una società. Parlare di politica quando si discute di economia sembra una bestemmia per quegli acerrimi difensori del paradigma egemonico. Così, l'economia la presentano come una questione di esperti in cui il popolo, e pertanto la politica, non possono dare il loro parere.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8181" alt="" src="/files/2014/10/morales-coca-cola-logo.jpg" width="300" height="250" />Molti si vantano di affermare che l&#8217;economia non ha nulla a che vedere con la politica. Insistono nello spiegare l&#8217;economia come una scienza esatta, come l’ingegneria, in cui un insieme di strumenti tecnici, quasi magicamente, ed a volte per inspiegabili cause neutrali, finiscono per definire il modo più efficace per organizzare una società. Parlare di politica quando si discute di economia sembra una bestemmia per quegli acerrimi difensori del paradigma egemonico. Così, l&#8217;economia la presentano come una questione di esperti in cui il popolo, e pertanto la politica, non possono dare il loro parere.  </strong></p>
<p>“Il tempo della post politica”, come dice Chantal Mouffe, è quello in cui si pretende imporre, da parte di coloro che cercano di evadere la disputa politica, ogni volta che si deve discutere su temi sociali di massima importanza. Meno male che in seguito la stessa realtà confuta questa tesi assurda e finisce sempre per dimostrare che la politica attraversa l&#8217;economia. Dal momento che non può essere in modo diverso, non c&#8217;è dibattito economico se questo non si fa dal confronto politico.</p>
<p>Sono già passati alcuni giorni ed ora si può raccontare senza stress elettorale. L’attacco smisurato della Coca Cola contro il governo di Evo Morales, giusto prima delle elezioni della passata domenica 12 ottobre, è un buon esempio per spiegare come la politica si trasforma in una variabile chiave per capire che cosa succede in termini economici. In maniera molto “curiosa” (le virgolette sono virgolette ironiche), Coca Cola, a pochi giorni dal gran appuntamento democratico, decide di aumentare il prezzo di tutti i prodotti della sua marca, in un paese dove il controllo dei prezzi è una religione molto effettiva ed appoggiata dalla maggioranza della popolazione.</p>
<p>Così, improvvisamente, la più multinazionale delle multinazionali considera che i costi dei suoi prodotti sono aumentati ed è giustamente in piena giornata di riflessione elettorale il momento più opportuno per provocare un aumento dei prezzi in prodotti che sono ampiamente consumati dal popolo boliviano.</p>
<p>Nel governo del MAS, la lotta contro l&#8217;inflazione è un obiettivo prioritario e così si dimostra nella sua effettiva politica di controllo dei prezzi, di monitoraggio giornaliero su moltissimi prodotti della cesta basica dei boliviani. Questo processo di cambiamento capisce che l&#8217;inflazione è letteralmente una questione di sforzo distributivo, di lotta tra il potere di mercato di pochi (che cerca il massimo guadagno) ed il potere popolare della maggioranza sociale (che non desidera perdere potere d&#8217;acquisto).</p>
<p>L&#8217;inflazione è un&#8217;equazione politica e non un valore uscito da uno shaker di variabili tecniche. Così è come Evo Morales ed i suoi collaboratori concepiscono questa arma di distruzione di massa del XXI secolo. E per questo il suo governo può contare su un&#8217;economia in continua crescita, con forte protagonismo delle politiche sociali ridistributive, con un&#8217;inflazione controllata e compensata abbondantemente dal miglioramento delle condizioni di vita salariali della cittadinanza.</p>
<p>Questo successo in politica economica non è casuale, ma deriva dal concepire che la lotta contro l&#8217;inflazione solo si può realizzare dal recupero della sovranità in politica economica. Coca Cola si è confusa nell’epoca, e ha creduto che stesse ancora nell&#8217;era neoliberale, pensando che poteva incrementare i prezzi come se la libertà di mercato fosse più importante della giustizia sociale per i boliviani. Ed invece no.</p>
<p>Il governo boliviano ha dato una lezione magistrale di economia politica ostacolando che Coca Cola abusasse della sua posizione di mercato per colpire la vita quotidiana dei boliviani, e soprattutto se questo si produce a così poco tempo dalla votazione nelle elezioni. Il ministro di Sviluppo Produttivo, Teresa Morales, non lasciò posto ai dubbi nella sua reazione: “questo è un atto politico”; “Coca Cola non ha trovato la migliore maniera di attaccare questo momento iniziando un processo di incremento dei prezzi”; “la compagnia cade in un atto apertamente politico e di attentato contro il portafoglio dei boliviani, poiché lancia questa misura due giorni prima delle elezioni.”</p>
<p>Tanto contundente come efficace, la posizione della ministro e del Presidente, che non hanno permesso questo tentativo di golpe di mercato, che pretendeva contaminare l&#8217;ambiente affinché l&#8217;opposizione pescasse elettoralmente “in un fiume in piena”. Il governo ha usato le sue facoltà legali e politiche per sospendere questo incremento di prezzi; ha obbligato i dirigenti della Coca Cola a dare spiegazioni; li ha fatti retrocedere; ed inoltre ha dichiarato che da adesso anche le bevande gasate saranno dentro il monitoraggio giornaliero dei prezzi. L&#8217;inflazione, per questo governo, non potrà mai essere così concepita, come un essere paranormale che ha vita propria ma senza nomi né cognomi. No. In questa Bolivia, l&#8217;inflazione si controlla con misure azzeccate ed economiche ma sempre dalla politica, identificando chi è ciascuno, e che tipo di interessi ha.</p>
<p>Recuperare la sovranità in politica economica è capire precisamente che solo si può avere un&#8217;altra economia giusta ed umanista, se questa si implementa da una posizione politica indipendente. Il governo di Evo Morales l&#8217;ha dimostrato, e la vittoria di fronte alla Coca Cola è una dimostrazione in più di questa strada ardua ma fruttuosa.</p>
<p>Così è come si spiega che Evo Morales abbia l&#8217;appoggio che ha nelle urne perché non promette quello che non compie; perché la sovranità non è un eufemismo da nulla, bensì realmente costituisce il principio politico basilare per portare a termine una politica economica molto azzeccata. Adesso, Coca Cola, prima di volere usare il suo potere di mercato, lo penserà due volte, perché ad affrontarla ci sarà un processo guidato da un Presidente che sa perfettamente usare il suo potere politico, elettorale, sociale e popolare.</p>
<p>Preso da CELAG</p>
<p>di Alfredo Serrano Mancilla</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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