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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; impunità</title>
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		<title>Accusano due vescovi di occultare abusi sessuali negli USA</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2016 23:46:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[impunità]]></category>
		<category><![CDATA[occultamento prove]]></category>
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		<description><![CDATA[La Procura dello stato nordamericano della Pennsylvania accusò due vescovi cattolici di occultare gli abusi sessuali commessi da 50 sacerdoti e leader religiosi contro centinaia di bambini, rivelò oggi una relazione di investigazione. Il documento di 147 pagine assicura che esistono prove per affermare che i vescovi James Hogan e Joseph Adamec, direttori della diocesi di Altoona-Johnstown dalla metà della decade degli anni 60 fino al 2011, sapevano delle denunce multiple di abusi.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9160" alt="" src="/files/2016/03/AltoonaCD.jpg" width="580" height="307" />La Procura dello stato nordamericano della Pennsylvania accusò due vescovi cattolici di occultare gli abusi sessuali commessi da 50 sacerdoti e leader religiosi contro centinaia di bambini, rivelò oggi una relazione di investigazione.</strong></p>
<p>Il documento di 147 pagine assicura che esistono prove per affermare che i vescovi James Hogan e Joseph Adamec, direttori della diocesi di Altoona-Johnstown dalla metà della decade degli anni 60 fino al 2011, sapevano delle denunce multiple di abusi.</p>
<p>Secondo la notizia, davanti ai fatti che si sono perpatrati per 40 anni gli accusati intervennero anche per ostacolare che la polizia ed i pubblici ministeri arrestassero i preti pederasti.</p>
<p>La relazione è stata il risultato di due anni di indagini, durante i quali si analizzarono più di 115 mila documenti, molti di questi scoperti quando le autorità entrarono nell’agosto scorso nella diocesi e trovarono un archivio segreto coi nomi dei sacerdoti accusati di delitti sessuali.</p>
<p>La procuratrice generale della Pennsylvania, Kathleen Kane, il cui ufficio ha resa pubblica la relazione, manifestò che tali condotte misero in pericolo migliaia di bambini e permisero che i predatori sessuali abusassero di innumerevoli vittime.</p>
<p>D’accordo con Kane, i crimini atroci sofferti dai minorenni sono assolutamente inconcepibili, ed ancora più inquietante è l&#8217;occultamento dei leader del clero che permisero di continuare il maltrattamento per decadi.</p>
<p>Allo stesso tempo, espresse la sua frustrazione perché non possono essere presentate accuse contro i sacerdoti che perpetrarono gli abusi dal 1966.</p>
<p>Ciò si deve a che vari dei responsabili sono morti, alcuni dei crimini sono entrati in prescrizione ed, in altri casi, le vittime sono tanto traumatizzate che preferiscono non parlare.</p>
<p>Dei vescovi accusati dell’occultamento, Hogan ha diretto la diocesi dal 1966 fino al 1986, ed è morto nel 2005; nel caso di Adamec, si ritirò nel 2011 ed è ancora vivo.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: DPA</p>
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		<title>Dopo 39 anni dal Crimine delle Barbados, Posada Carriles continua libero a Miami</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2015 23:32:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un documento declassificato del Dipartimento di Stato nordamericano che risale al 1976 considera Luis Posada Carriles come l'autore più probabile dell'atto terroristico contro un aeroplano di Cubana de Aviacion, nel quale morirono 73 persone. Il memorandum inviato all'allora sottosegretario, Henry Kissinger, da due alti funzionari di questa agenzia, analizza le accuse del leader cubano, Fidel Castro, sull'eventuale coinvolgimento di Washington nell’abbattimento dell'aeronave che decollò dalle Barbados il 6 ottobre 1976. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8928" alt="" src="/files/2015/10/luis-posada-carriles_foto-reuters-580x453.jpg" width="580" height="330" />Un documento declassificato del Dipartimento di Stato nordamericano che risale al 1976 considera Luis Posada Carriles come l&#8217;autore più probabile dell&#8217;atto terroristico contro un aeroplano di Cubana de Aviacion, nel quale morirono 73 persone.  </strong></p>
<p>Il memorandum inviato all&#8217;allora sottosegretario, Henry Kissinger, da due alti funzionari di questa agenzia, analizza le accuse del leader cubano, Fidel Castro, sull&#8217;eventuale coinvolgimento di Washington nell’abbattimento dell&#8217;aeronave che decollò dalle Barbados il 6 ottobre 1976.</p>
<p>Il dossier, portato alla luce pubblica l&#8217;anno scorso, conferma le preoccupazioni di questa istanza sui vincoli della CIA con gruppi estremisti di emigrati cubani nel sud dello stato della Florida.</p>
<p>Secondo il memorandum, la CIA ebbe vincoli con tre delle persone “suppostamente” implicate nell’abbattimento dell&#8217;aeroplano di Cubana, “ma qualunque partecipazione che queste persone avrebbero potuto avere con l’abbattimento, è accaduto senza la conoscenza dell&#8217;agenzia.”</p>
<p>Il testo abborda in dettaglio i vincoli della CIA con individui implicati col sabotaggio, e cita direttamente Hernan Ricardo Lozano, Freddy Lugo, Luis Posada Carriles, Orlando Bosch, Frank Castro, Orlando Garcia, Ricardo Morales Navarrete e Felix Martinez Suarez.</p>
<p>Specifica che l&#8217;entità aveva solo stabilito contatto nel passato con Posada Carriles, Bosch e Martinez Suarez, in distinte circostanze e ruoli. Suarez non fu incluso nel fatto, secondo gli autori del dossier.</p>
<p>Il documento è firmato da Harold H. Saunders, direttore dell&#8217;Ufficio di Intelligenza ed Investigazioni del Dipartimento di Stato ed il sottosegretario di Stato per Temi Interamericani, Harry W. Shlaudeman.</p>
<p>Il documento che formava già parte della collezione dell&#8217;Archivio Nazionale di Sicurezza, ma in una versione censurata, fu declassificato dall&#8217;Ufficio dello Storiografo del Dipartimento di Stato dentro un volume di documenti riferiti ad America Centrale e Messico, tra 1973 e 1976.</p>
<p>Cuba ha denunciato in multipli scenari internazionali che l&#8217;esplosione dell&#8217;aeroplano fu eseguita da agenti della CIA, i venezuelani Hernan Ricardo Lozano e Freddy Lugo, che misero gli esplosivi dentro l&#8217;aeroplano per ordine dei terroristi di origine cubana Luis Posada Carriles ed Orlando Bosch.</p>
<p>Alcuni dossier segnalano che Posada fu allenato dall&#8217;Esercito statunitense nelle installazioni di Fort Benning, in Georgia, negli anni 60 per effettuare azioni militari a Cuba mediante la chiamata Operazione Mangosta.</p>
<p>Posada Carriles, che risiede a Miami da vari anni e vive una vecchiaia tranquilla, è autore confesso dell&#8217;esplosione dell&#8217;aeroplano delle Barbados ed è anche indicato come l’organizzatore di una serie di attentati con bombe contro gli hotel de L&#8217;Avana nel 1997, dove morì l’italiano Fabio Di Celmo.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Reuters</p>
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		<title>Dramma di Ferguson ravviva razzismo ed impunità negli Stati Uniti</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Nov 2014 01:39:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<description><![CDATA[La tensione era palpabile questo mercoledì negli Stati Uniti, dopo una seconda notte di collera per la liberazione del poliziotto bianco che ha ammazzato un giovane nero disarmato a Ferguson, in un fatto che ravvivò i vecchi demoni del paese: razzismo ed impunità. Decine di migliaia di persone si manifestarono in 170 città degli Stati Uniti martedì nella notte per reclamare giustizia, dopo la decisione di un gran giurì di non imputare il poliziotto Darren Wilson che ha ucciso il giovane nero Michael Brown, in un polemico caso il 9 agosto a Ferguson (Missouri).  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8277" alt="" src="/files/2014/11/Ferguson.jpg" width="570" height="238" />La tensione era palpabile questo mercoledì negli Stati Uniti, dopo una seconda notte di collera per la liberazione del poliziotto bianco che ha ammazzato un giovane nero disarmato a Ferguson, in un fatto che ravvivò i vecchi demoni del paese: razzismo ed impunità.</strong></p>
<p>Decine di migliaia di persone si manifestarono in 170 città degli Stati Uniti martedì nella notte per reclamare giustizia, dopo la decisione di un gran giurì di non imputare il poliziotto Darren Wilson che ha ucciso il giovane nero Michael Brown, in un polemico caso il 9 agosto a Ferguson (Missouri).</p>
<p>Le proteste sono stata in maggioranza pacifiche, benché in alcuni stati sono terminate con detenzioni. A Los Angeles, 180 persone sono state arrestate dalla polizia per avere bloccato un&#8217;autostrada, ed una decina sono state fermate a New York.</p>
<p>È raro che le proteste per una causa raggiungano tante città contemporaneamente negli Stati Uniti. Questo caso dimostra la profondità del trauma provocato per la morte di Brown e che tra i cittadini alimenta un sentimento che nulla potrà cambiare.</p>
<p>Al caso di Brown si somma l&#8217;indignazione per la morte di un bambino nero di 12 anni, ucciso il fine settimana da un poliziotto mentre manipolava un arma giocattolo a Cleveland (Ohio), dove si sono anche realizzate alcune manifestazioni per chiedere giustizia.</p>
<p><span style="color: #ff0000">“Non credo neanche una parola”  </span></p>
<p>Il presidente Barack Obama, che più volte ha fatto appelli alla calma, ha riconosciuto che il problema va molto oltre Ferguson. “Esiste una profonda sfiducia tra le forze dell&#8217;ordine e le comunità di colore in troppe regioni”, ha detto.</p>
<p>L&#8217;Ufficio di Statistiche giudiziali ha identificato negli Stati Uniti 2931 assassinati “vincolati ad arresti” tra 2003 e 2009, in quasi tutti i casi con vittime uomini, la metà di loro tra 25 e 44 anni.</p>
<p>I neri rappresentano il 32% di queste vittime, mentre rappresentano solamente il 13% della popolazione.</p>
<p>Un uomo nero negli Stati Uniti è obbligato ad imparare ad usare parole e gesti che possano evitare un malinteso: mani in alto, dire “sì, signore”, “no, signore”. Sean Jackson, un abitante di Ferguson ha detto ad AFP che ha fatto grandi sforzi per insegnare a suo figlio di 25 anni come comportarsi con la polizia “affinché non si faccia ammazzare.”</p>
<p>La collera dei manifestanti è cresciuta ancora di più con le prime interviste concesse dal poliziotto Wilson. L&#8217;agente ha affermato che è stato attaccato dalla vittima e che ha “la coscienza tranquilla” di avere fatto la cosa giusta.</p>
<p>La sua versione dei fatti è stata denunciata oggi dai genitori di Brown, che sono andati a New York per partecipare ad una cerimonia del Giorno del Ringraziamento con le famiglie delle recenti vittime nere di violenza poliziesca.</p>
<p>I genitori del giovane accusano Wilson di macchiare la memoria di loro figlio.</p>
<p>“In primo luogo, mio figlio rispettava le forze dell&#8217;ordine. E poi, che persona ragionevole oserebbe attaccare un agente di polizia che ha la sua pistola in mano?”, si è chiesto il padre di Michael Brown alla NBC.</p>
<p>“Non credo neanche una parola. Conosco troppo bene mio figlio (…) non avrebbe MAI fatto quello che dice lui. Non ha mai provocato nessuno”, ha spiegato, da parte, sua la madre, Lesley McSpadden, nel programma “This morning” (‘questa mattina &#8216;) della catena CBS.</p>
<p>testo e foto: AFP</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-8278" alt="" src="/files/2014/11/Protestas-por-Ferguson-2.jpg" width="527" height="351" /><img class="alignleft size-full wp-image-8279" alt="" src="/files/2014/11/Protestas-por-Ferguson-3.jpg" width="527" height="351" /><img class="alignleft size-full wp-image-8280" alt="" src="/files/2014/11/Protestas-por-Ferguson-4.jpg" width="527" height="353" /></p>
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		<title>Honduras: gorilla facendo funzioni di polizia reprimono una manifestazione di giornalisti</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 20:48:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Più di mezzo centinaio di giornalisti di mezzi alternativi che marciavano pacificamente per esigere giustizia per l'uccisione di quasi una ventina di comunicatori sociali dal golpe di stato assassino del 2009, sono stati soffocati con gli sfollagente e bombe lacrimogene da parte della guardia di onore presidenziale.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_2355" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-2355" src="/files/2011/12/HondurasGiornalisti.jpg" alt="Manifestazione dei giornalisti davanti alla Casa Presidenziale" width="300" height="175" /><p class="wp-caption-text">Manifestazione dei giornalisti davanti alla Casa Presidenziale</p></div>
<p>Più di mezzo centinaio di giornalisti di mezzi alternativi che marciavano pacificamente per esigere giustizia per l&#8217;uccisione di quasi una ventina di comunicatori sociali dal golpe di stato assassino del 2009, sono stati soffocati con gli sfollagente e bombe lacrimogene da parte della guardia di onore presidenziale. </strong></p>
<p>La marcia che partì alle nove dalla mattina di ieri dalle vicinanze dell&#8217;Università Pedagogica Nazionale Francisco Morazan, si dirigeva alla casa presidenziale con l&#8217;unico obiettivo di reclamare al presidente Porfirio Lobo per la mancanza di investigazione delle morti violente di almeno 17 giornalisti, assassinati durante il suo mandato.</p>
<p>Quando i comunicatori sociali si avvicinavano alla casa di governo, un gruppo di militari assegnati alla guardia di onore presidenziale accerchiò la strada con una rete metallica, azione che causò malessere nella stampa indipendente che immediatamente ruppe la barriera per continuare il suo percorso ed obbligò i militari a retrocedere.</p>
<p>Con la forza delle armi i militari riuscirono ad imporsi davanti ai comunicatori e senza riuscire ad arrivare alla casa del governo, i giornalisti dovettero sviluppare durante il tragitto un atto per ricordare la memoria delle vittime.</p>
<p>“Sangue di martiri, seme di libertà” e “siamo colpiti, ma non umiliati”, sono alcuni degli slogan che gridarono i comunicatori sociali che trasportarono manifesti, striscioni ed una bara per ricordare alle autorità che la morte dei 17 giornalisti non deve rimanere impune.</p>
<p>La mancanza di capacità dell&#8217;esercito per trattare con la popolazione rimase evidenziata un&#8217;altra volta, quando i militari senza parlare e dimostrando nervosismo, furono tanto incompetenti nel manipolare le bombe lacrimogene che trasportavano, da mettere in pericolo la vita non solo di loro stessi, ma anche quella dei manifestanti che facevano pressione affinché li lasciassero passare.</p>
<p>L&#8217;inettitudine dei membri dell&#8217;esercito provocò che una bomba lacrimogena esplodesse loro nelle mani e che almeno quindici elementi della truppa soffrissero immediatamente per gli effetti del gas tossico che colpì anche i giornalisti che manifestavano il loro scontento per la mancanza di investigazione delle morti dei loro compagni.</p>
<p>Benché in molte occasioni si sia denunciato l&#8217;incapacità dei militari per l&#8217;esercizio di pattugliamenti, il Congresso Nazionale approvò recentemente una riforma costituzionale che dà loro potestà per portare a termine compiti di sicurezza interna.</p>
<p>preso da www.revistazo.biz</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Terrorismo mediatico: si impone la legge della selva nel giornalismo messicano</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2011/11/25/terrorismo-mediatico-si-impone-la-legge-della-selva-nel-giornalismo-messicano/</link>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2011 00:49:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<category><![CDATA[La Jornada]]></category>
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		<description><![CDATA[Ieri, quattro dei cinque membri della prima sala della Suprema Corte di Giustizia della Nazione (SCJN) approvarono il progetto di risoluzione elaborato dal ministro Arturo Zaldivar Lelo de Larrea che concede un esonero definitivo alla rivista Letras Libre, che La Jornada denunciò nel 2004 per pubblicare un articolo nel quale accusò il nostro diario di essere complice del terrore e di essere al servizio di assassini iper-nazionalisti. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_2193" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-2193" src="/files/2011/11/La-Jornada.jpg" alt="La Jornada" width="300" height="205" /><p class="wp-caption-text">La Jornada</p></div>
<p>Ieri, quattro dei cinque membri della prima sala della Suprema Corte di Giustizia della Nazione (SCJN) approvarono il progetto di risoluzione elaborato dal ministro Arturo Zaldivar Lelo de Larrea che concede un esonero definitivo alla rivista Letras Libre, che La Jornada denunciò nel 2004 per pubblicare un articolo nel quale accusò il nostro diario di essere complice del terrore e di essere al servizio di assassini iper-nazionalisti. </strong></p>
<p>Culminò così un lungo processo legale che percorse istanze e difese di entrambe le parti, e che nella sua conclusione, lontano da radicare limiti chiari tra l&#8217;esercizio della libertà di espressione ed il diritto dei terzi all&#8217;onore ed al buon nome, pervertì i termini del dibattito pubblico, stabilì in realtà l’immunità, legittimò la bugia e legalizzò la calunnia.</p>
<p>È importante segnalare che nel dibattito pubblico che accompagnò il culmine del processo legale si arrivò ad affermare che La Jornada pretendeva distruggere la libera espressione o, peggiore ancora, censurarla, cosa che è assolutamente falsa: questo quotidiano accorse -infruttuosamente alla giustizia, alla fine &#8211; per chiedere una risoluzione che ordinasse alla pubblicazione diffamatore la presentazione di prove delle sue accuse o, in assenza di esse, una ritrattazione formale delle calunnie.</p>
<p>La sentenza commentata consuma, dunque, un&#8217;ingiustizia contro questo quotidiano, diffamato con impunità nelle pagine di Letras Libre, ma anche, ed è la cosa più preoccupante, apre la porta ad una severa degradazione della vita politica, sociale ed informativa del paese, precisamente in vigilia delle campagne mirando all&#8217;elezione presidenziale dell&#8217;anno entrante.</p>
<p>Col precedente della sentenza promossa ieri dal massimo tribunale del paese, qualunque mezzo potrà dire praticamente qualunque cosa di qualunque persona di rilevanza pubblica; i famosi di qualunque ambito potranno coprirsi di fango tra loro, ed i mezzi informativi potranno accusarsi mutuamente di delitti gravi -quello di complicità col terrorismo, per esempio -, senza che il sistema di giustizia si veda costretto ad intervenire. In aggiunta, le corporazioni mediatiche, le riviste ed i quotidiani avranno la libera possibilità di ricorrere all&#8217;ingiuria contro i loro competitori commerciali.</p>
<p>È difficile vedere una contribuzione al dibattito pubblico ed alla democrazia tanto controproducente come quanto riferito. In un contesto simile, facilitato dalla sentenza di ieri della SCJN, non perdono solo la civiltà repubblicana, il mestiere giornalistico e l&#8217;etica in generale, ma anche il pubblico, i radioascoltatori, i lettori, che si potranno disinformare in maniera sistematica e manipolare senza paura di conseguenze legali.</p>
<p>È difficile credere che i magistrati che approvarono questa sentenza inappellabile e legale, ma impresentabile, non abbiano previsto simili implicazioni.</p>
<p>La Jornada potrebbe partecipare a queste nuove regole del gioco, ma non lo farà. Senza rinunciare all&#8217;esercizio della critica, si manterrà fedele, indipendentemente dalle circostanze, ai principi ed ai valori che le diedero origine e che obbligano ad un esercizio responsabile ed etico della libertà di espressione.</p>
<p>preso da www.cubadebate.cu</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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