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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Hugo Chávez</title>
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		<title>Bolivia non si arrende!</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Nov 2019 22:53:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Comincio queste righe, questo sentire bolivariano, con le parole del nostro Comandante Eterno, quando la destra boliviana iniziava la campagna di destabilizzazione contro il governo popolare e democratico del presidente Evo Morales. Questo è successo tredici anni fa, ai tempi della nascente rivoluzione nel paese fratello. Già da allora, l'oligarchia patrocinata dagli USA cospirava per abbattere il progetto di liberazione indigenista in Bolivia, timorosi di perdere i loro privilegi in una nazione con abbondanti risorse minerarie che sono state, durante decadi di obbrobrio, sfruttate unicamente per arricchire le classi poderose, piagando la popolazione di fame, miseria e discriminazione.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11205" alt="Protestas-en-Bolivia-Reuters-580x387" src="/files/2019/11/Protestas-en-Bolivia-Reuters-580x387.jpg" width="580" height="387" />“Se l&#8217;oligarchia latinoamericana, inginocchiata davanti all&#8217;impero statunitense, rompe le regole del gioco ed ignora i diritti sovrani dei popoli, ci starebbero autorizzando ad attivare qualunque meccanismo per restituire ai popoli i loro legittimi diritti. Venezuela non rimane a braccia conserte davanti all&#8217;aggressione contro il popolo fratello di Bolivia”  </strong><br />
<strong>    </strong><br />
<strong>Hugo Chavez, 12 ottobre 2006  </strong></p>
<p>Comincio queste righe, questo sentire bolivariano, con le parole del nostro Comandante Eterno, quando la destra boliviana iniziava la campagna di destabilizzazione contro il governo popolare e democratico del presidente Evo Morales. Questo è successo tredici anni fa, ai tempi della nascente rivoluzione nel paese fratello. Già da allora, l&#8217;oligarchia patrocinata dagli USA cospirava per abbattere il progetto di liberazione indigenista in Bolivia, timorosi di perdere i loro privilegi in una nazione con abbondanti risorse minerarie che sono state, durante decadi di obbrobrio, sfruttate unicamente per arricchire le classi poderose, piagando la popolazione di fame, miseria e discriminazione.</p>
<p>Il golpe di stato in Bolivia espressa le pretese permanenti imperialiste di reimpiantare le politiche neoliberali nel continente, come l’hanno fatto dove la più rancida borghesia ha ripreso il potere (Brasile, Cile, Argentina). Sono quelle politiche anti-popolari che erano state interrotte dai governi rivoluzionari e democratici in America latina, inspirati dal progetto liberatore bolivariano del Comandante Chavez.</p>
<p>Nella nazione dell&#8217;altopiano, la figlia prediletta del Libertador, Simon Bolivar, sotto la conduzione del compagno Evo, si erano prodotti grandi cambiamenti in favore dei più necessitati, della popolazione indigena, dei lavoratori e delle lavoratrici, dei contadini e delle contadine. Il recupero, da parte dello Stato, di grandi aziende strategiche che erano state privatizzate, come quella degli idrocarburi, dell’elettricità e delle telecomunicazioni, era riuscito ad aumentare l&#8217;entrata delle risorse per distribuirle nell&#8217;investimento pubblico, nella salute e nell&#8217;educazione, diminuendo i livelli di povertà nei quali era stato sommerso il popolo boliviano per molti anni.</p>
<p>Allo stesso modo, la crescita economica sperimentata durante gli anni di governo progressista, è un esempio dei grandi risultati nei 14 anni di gestione di Evo morales, che i grandi mezzi internazionali hanno voluto occultare.</p>
<p>Non solo nell&#8217;ambito della vita materiale sono state le conquiste dei boliviani che oggi i golpisti pretendono cancellare. La democrazia partecipativa, il riconoscimento ed il protagonismo dei popoli indigeni, le lotte contro la discriminazione di genere, la rivendicazione dei movimenti sociali, sono importanti vittorie che i boliviani e le boliviane hanno ottenuto in questi anni di costruzione dello Stato Plurinazionale.</p>
<p>Sono questi i grandi sviluppi popolari per i quali il più poderoso impero di tutti i tempi ha spinto l&#8217;azione interventista in Bolivia. Così è successo storicamente: lì dove i popoli cominciano a forgiare la loro sovranità, l&#8217;imperialismo interviene per proteggere i suoi interessi.</p>
<p>Per non andare molto lontano, ripassiamo solamente la relazione dei golpe di stato in America Latina e nei Caraibi dall’inizio del XXI secolo, e nella cornice dei processi di liberazione continentale (ognuno con la sua particolarità, e tutti incorniciati dentro la strategia di “golpe non violento” che però alla fine scoppiano sempre in violenza): Venezuela, nell&#8217;anno 2002; Haiti, nel 2004; Honduras nel 2009: Brasile nell&#8217;anno 2016. Bisogna aggiungere il tentativo per abbattere Rafael Correa, in Ecuador, nell&#8217;anno 2010, e la permanente aggressione contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela, i tentativi golpisti ed i tentativi di omicidio del presidente fortunatamente frustrati. Tutto un prontuario interventista con la collaborazione dell&#8217;OSA, organismo nefasto che invece di rappresentare i paesi di questo continente, si è trasformato in complice fedele degli USA.</p>
<p>Ma né Bolivia, né i popoli latinoamericani e caraibici, che hanno elevato la loro coscienza politica in questi anni di sviluppo progressista, sono rassegnati a consegnare la loro sovranità, a perdere le loro conquiste, a retrocedere verso le vie neoliberali (guardate i cileni e le cilene, esigendo la fine dei governi interventisti e la nascita di una nuova costituente; guardate gli argentini e le argentine, che hanno dimostrato il loro scontento contundente col “Macrismo” e si preparano per una nuova tappa di cambiamenti; lo stesso vento di disubbidienza soffia in Brasile ed ad Haiti; il movimento popolare rivoluzionario è in piena insorgenza).</p>
<p>I boliviani ed le boliviane oggi scendono sulle strade de La Paz. Come un solo pugno, che ci ricorda la valanga di popolo che è uscita a riscattare il filo costituzionale a Caracas, il 13 aprile 2002, sono usciti a difendere la rivoluzione indigenista, lo Stato Plurinazionale, i risultati raggiunti; sono usciti a condannare, davanti al mondo, il fascismo sfrenato dai militari del governo de facto; sono usciti, coraggiosamente, alla riconquista dei loro sogni di indipendenza.</p>
<p>La frase del nostro Comandante Eterno, con la quale inizia questo testo, risuona sulle strade della Patria di Bolivar, il cui popolo si è manifestato con tutte le sue forze per il ritorno di Evo in Bolivia, per la continuità della pace ed il buon destino nella nostra nazione sorella.</p>
<p>Evviva il popolo boliviano!<br />
Evviva il presidente Evo Morales!<br />
Evviva lo Stato Plurinazionale della Bolivia!<br />
Vinceremo!</p>
<p>di Adan Chavez Frias</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Reuters</p>
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		<title>Chavez e il XXV Forum di Sao Paulo</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Aug 2019 22:16:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Mettiamo, senza paura, la prima pietra fondamentale della liberazione sudamericana, latinoamericana, caraibica, mondiale”. Così chiudeva il Comandante Chavez, parafrasando il Padre Liberatore, il Forum di San Paulo realizzato a Caracas nell'anno 2012, sottolineando la necessità di passare a una nuova tappa di azioni concrete nella difesa della sovranità dei nostri popoli.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11064" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11064" alt="I venezuelani celebrano il trionfo elettorale del presidente del Venezuela, Hugo Chavez, domenica 7 ottobre 2012, di fronte al palazzo di Miraflores, a Caracas. Foto: Boris Vergara/EFE" src="/files/2019/08/Chavismo-en-Venezuela-580x329.jpg" width="580" height="329" /><p class="wp-caption-text">I venezuelani celebrano il trionfo elettorale del presidente del Venezuela, Hugo Chavez, domenica 7 ottobre 2012, di fronte al palazzo di Miraflores, a Caracas. Foto: Boris Vergara/EFE</p></div>
<p><strong>“Mettiamo, senza paura, la prima pietra fondamentale della liberazione sudamericana, latinoamericana, caraibica, mondiale”. Così chiudeva il Comandante Chavez, parafrasando il Padre Liberatore, il Forum di Sao Paulo realizzato a Caracas nell&#8217;anno 2012, sottolineando la necessità di passare a una nuova tappa di azioni concrete nella difesa della sovranità dei nostri popoli.</strong></p>
<p>Pochi giorni fa, la Patria di Bolivar e Chavez hanno riunito di nuovo i lottatori e le lottatrici del mondo nel XXV incontro di questo Forum, che compie ormai 29 anni, come spazio di convergenza della lotta contro il sistema capitalista e che quest&#8217;anno rende omaggio al leader storico della Rivoluzione Bolivariana nel 65° anniversario della sua nascita.</p>
<p>Questa edizione si basa anche sulla piattaforma solidale con il popolo del Venezuela, che si mantiene fermo, leale all&#8217;eredità del Comandante Chavez ed al governo del Presidente Nicolas Maduro, di fronte agli attacchi imperiali con cui pretendono piegarlo.</p>
<p>Questa fermezza è il risultato della coscienza politica acquisita nei tempi di un progetto continentale, che ha cominciato a crescere con la Rivoluzione Bolivariana e che ha ispirato le esperienze di governo progressiste nella regione. Questi progetti, ognuno con caratteristiche proprie, hanno permesso per la prima volta che i popoli avessero la possibilità di eleggere il proprio destino e partecipare nel disegno delle politiche centrate nel benessere delle maggioranze, che prima erano escluse.</p>
<p>L&#8217;unità è stata un fattore essenziale per queste conquiste. Tutto ciò non sarebbe stato possibile in modo isolato, senza le politiche di integrazione che, come l&#8217;ALBA, hanno permesso di articolare sforzi e risorse per stabilire meccanismi effettivi di cooperazione in diverse aree.</p>
<p>Mentre la rinnovata alleanza delle oligarchie nazionali e l&#8217;imperialismo statunitense minacciano di cancellare le conquiste raggiunte e si riprende la perversa Dottrina Monroe per cercare di dominarci, è imperativa l&#8217;articolazione di tutte le forze progressiste per la costruzione di una piattaforma anti-egemonica, anti-imperialista, solidale, cosciente e organizzata, che fermi i piani di restaurazione neo liberale che gli USA sono disposti ad imporre con sangue e fuoco ai nostri popoli.</p>
<p>Continuiamo in Rivoluzione permanente per difendere l&#8217;America Nostra. Coordiniamo, per ottenerlo, gli sforzi dei governi progressisti, dei partiti di sinistra e dei movimenti sociali del continente.</p>
<p>Si, si può.</p>
<p>La vittoria di Lobez Obrador in Messico, le manifestazioni contundenti per la libertà di Lula, le proteste in Argentina contro le misure antipopolari di Macri, la vittoria del popolo portoricano nella sua battaglia per la dignità, la ferma resistenza del popolo del Nicaragua per sconfiggere le azioni criminali dell&#8217;opposizione ed i progressi della rivoluzione indigenista del valoroso compagno Evo Morales, sono la dimostrazione di questo. Mentre, nostra sorella da sempre, la Cuba di Martì e di Fidel, rimane incolume nella sua battaglia anti-imperialista e sulla strada verso l&#8217;edificazione del socialismo.</p>
<p>La lotta anti-imperialista è una lotta continentale che, come si esprime nel Consenso della Nostra America, deve confluire verso “un esaustivo processo di integrazione economica e sociale”. Il migliore omaggio al nostro Comandante Eterno, la cui eredità ci ha ispirati nel segno del XXV Forum di Sao Paulo, è avanzare senza vacillare per le strade dell&#8217;integrazione che i popoli reclamano per costruire un mondo migliore; “il futuro di un mondo multipolare in pace, risiede in noi&#8230; per difenderci dal nuovo colonialismo, e raggiungere l&#8217;equilibrio dell&#8217;universo che neutralizzi l&#8217;imperialismo e l&#8217;arroganza”.</p>
<p>Con Bolivar e Chavez, Vinceremo!</p>
<p>di: Adan Chavez Frias, fratello del Comandante Eterno ed ambasciatore venezuelano a Cuba</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Marco Bertorello</p>
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		<title>Josè Manuel Zelaya: “Come non hanno potuto vincere contro Cuba, non potranno neanche col Venezuela”</title>
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		<pubDate>Fri, 31 May 2019 21:34:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un golpe militare, al vecchio stile, è scoppiato all'alba del 28 giugno 2009, in Honduras. Sono passati già dieci anni da quel golpe di Stato che ha abbattuto il presidente costituzionale della Repubblica, Josè Manuel Zelaya Rosales. Oggi ho l'immenso privilegio di conversare, via telefonica, con l'ex presidente Zelaya, che gentilmente ha accettato di rispondere alle mie domande.  
  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11011" alt="manuel-zelaya" src="/files/2019/05/manuel-zelaya.jpeg" width="580" height="330" />Un golpe militare, al vecchio stile, è scoppiato all&#8217;alba del 28 giugno 2009, in Honduras. Sono passati già dieci anni da quel golpe di Stato che ha abbattuto il presidente costituzionale della Repubblica, Josè Manuel Zelaya Rosales.  </strong></p>
<p>Oggi ho l&#8217;immenso privilegio di conversare, via telefonica, con l&#8217;ex presidente Zelaya, che gentilmente ha accettato di rispondere alle mie domande.</p>
<p>Buona sera, signore Manuel Zelaya! Un saluto da Cuba. La mia prima domanda è:</p>
<p>–Se potesse ritornare indietro nel tempo, dieci anni fa, che cosa farebbe e che non farebbe un&#8217;altra volta? Quale crede sia stato il suo principale errore politico, ed il suo maggiore successo?</p>
<p>“Sono il popolo e la storia quelli che dettano le forme od i risultati che si sono ottenuti. Secondo la CEPAL (Commissione Economica per l&#8217;America Latina), nei tre anni e mezzo di governo che sono stato onorato di presiedere, un governo liberale del potere cittadino, si sono ottenuti i migliori risultati nelle crescite economiche, sociali e democratiche; competitività; riduzione della povertà; minore deficit fiscale; minore debito estero della storia di Honduras. Allora, facciamo eco a quelle parole bibliche: ‘Per i miei frutti mi conoscerete’”.</p>
<p>–Passati gli anni, lei crede ancora che era il momento opportuno per introdurre “la Quarta Urna?”</p>
<p>“La ‘Quarta Urna’ è un diritto del popolo che è considerato nella Costituzione della Repubblica. È il concetto più elevato della sovranità popolare, è la prima consultazione storica che si faceva in Honduras perché il popolo non è stato mai consultato, solo viene avvisato ed è convocato per marcare una croce sotto le fotografie di persone in un esercizio elettorale. Pertanto, il capitale, il potere, e le suprematiste   onnipresenti, onniscienti ed onnipotenti multinazionali statunitensi ed europee del petrolio, tutto indica che abbiano finanziato il golpe di Stato.<br />
È stato eseguito dai militari, dall&#8217;oligarchia e dal bipartitismo, ma, logicamente, pianificato dalle agenzie di intelligenza statunitensi e dal Comando Sud. Loro hanno distrutto questo esercizio democratico e rivoluzionario che si chiama ‘Quarta Urna’”.</p>
<p>–Perché l&#8217;entrata dell’Honduras nell&#8217;Alba ha causato tanta preoccupazione?</p>
<p>“L&#8217;entrata dell’Honduras nell&#8217;Alba ed in Petrocaribe sono state delle pietre miliari che hanno segnato un momento di indipendenza ed autodeterminazione alle quali hanno diritto i popoli del mondo, secondo le nostre carte costitutive e gli stessi documenti delle Nazioni Unite, hanno provocato la gelosia e l&#8217;irritazione dei falchi di Washington, nel senso che Honduras per la prima volta nella sua storia assumeva azioni di indipendenza, come è associarsi con queste due organizzazioni ed allearsi con Unasur, America del Sud, col presidente Luiz Inacio Lula dà Silva, operaio, socialista, leader del Brasile; col leader della rivoluzione bolivariana Hugo Chavez Frias e Nicolas Maduro. Tutto questo ha portato come conseguenza un&#8217;azione degli Stati Uniti e dell&#8217;oligarchia honduregna, coi militari, per fermare questo progetto di emancipazione del popolo honduregno. Logicamente, hanno paura a cambiare la correlazione di forze tra il capitale ed il lavoro”.</p>
<p>–Perché crede che nonostante le proteste internazionali, non è stato possibile ristabilire il leader nel suo incarico?</p>
<p>“La comunità internazionale non ha denti né artigli, a meno che dietro non ci siano gli interessi delle grandi potenze. In questo caso, gli Stati Uniti si sono dedicati non solo a lavorare nell’ombra per pianificare il golpe di Stato, bensì hanno ostacolato che si ricostruisse questo sistema democratico indipendente che noi stavamo spingendo in Honduras ed in America Latina.”</p>
<p>–Il partito Libre, da lei fondato e presieduto, ha già più di cinque anni. Quali sono le attuali forze e debolezze della sua militanza?</p>
<p>“Il partito Libre sta compiendo già sette anni, ma in sette anni ha vinto due volte le elezioni, e per due volte le hanno rubate sfacciatamente. L&#8217;ultima volta sono venuti gli Stati Uniti a legittimare 5 mila urne che sono apparse “dal taschino della camicia”, “della manica della camicia” nascoste, per poterci rubare le elezioni. Il sistema elettorale honduregno è una truffa. La destra conservatrice honduregna che non può più, oramai, vincere le elezioni, ricorre ai golpe di Stato, alle truffe elettorali, ed ad ogni tipo di crimini pur di mantenere i suoi privilegi.”</p>
<p>–A partire da quello che succede adesso in Venezuela, ed in tutta l&#8217;America Latina, quali sono le speranze della regione per mantenersi come zona di pace?</p>
<p>“Quello che sta succedendo in Venezuela è unicamente l&#8217;ambizione smisurata delle compagnie petrolifere statunitensi per rimanere con le risorse preziose, risorse naturali che ha Venezuela. Ed è la continuità di questo processo di restaurazione conservatrice che gli Stati Uniti hanno pianificato dal 2008; da quando Honduras è entrato nell&#8217;Alba è incominciata la pianificazione. Nel 2009 hanno dato il golpe di Stato, si sono annunciate le sette basi statunitensi in Colombia per circondare Venezuela; poi hanno fatto un altro golpe di Stato in Paraguay, in Brasile, un tentativo di golpe a Correa, a Cristina, ed hanno incominciato tutte le loro macchinazioni per sopprimere i governi socialisti ed impiantare governi fascisti, che sono quelli che stanno governando adesso principalmente l&#8217;America Latina e che sono ritornati perfino, diciamo, a sequestrare l&#8217;OSA, che è sempre stata a loro favore, meno in questi dieci anni, nell&#8217;epoca in cui il socialismo era arrivato a tutta l&#8217;America Latina.</p>
<p>“Ma come non hanno potuto vincere contro Cuba, non potranno neanche col governo rivoluzionario, ed il popolo rivoluzionario erede di Bolivar e di Chavez, ed oggi di Nicolas Maduro. Credo che il mondo intero è attento al discredito ed alla sfacciataggine con cui gli Stati Uniti pretendono dominare i paesi che sianno realmente tentando dei processi di indipendenza e di sviluppo equo in America Latina. Non passeranno!”.</p>
<p>–Infine… Qualche giorno torneremo a vedere Manuel Zelaya come presidente dell’Honduras?</p>
<p>“Io non sono candidato, io sono già stato presidente, non ho perso la mia investitura perché il popolo mi aveva scelto per quattro anni e non mi hanno lasciato finire il mio mandato che è rimasto in sospeso, e così non mi diminuisca chiedendomi se sarò candidato”. (fa una risata)</p>
<p>“Gli Stati Uniti hanno montato una dittatura militare e civile in Honduras, con apparenza legale, ma che ha violentato tutti i processi istituzionali, lo stato di diritto e la Costituzione della Repubblica. È una vergogna, ha impoverito il paese, ha approfondito il modello di sfruttamento neoliberale, e le classi lavoratrici, i più oppressi, i disoccupati, per milioni e per migliaia, stanno chiedendo un ritorno al sistema democratico del paese. Per lo meno, in questo senso, la lotta del partito Libre è una lotta vigente, è una lotta storica e credo che, senza dubbio, se ci saranno elezioni libere, il partito Libre starà assumendo nei prossimi anni la direzione democratica, pacifica, rivoluzionaria, che esige e richiede il popolo honduregno.”</p>
<p>–Molte grazie!</p>
<p>di Adonis Subit Lamí</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Venezuela: la cecità della sinistra</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2019/01/29/venezuela-la-cecita-della-sinistra/</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Jan 2019 01:44:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il processo di trasformazione cominciato con Hugo Chávez attraversa – senza dubbio – il suo periodo più difficile. La morte del líder e stratega, la ricomposizione della destra internazionale, gli errori e le contraddizioni del Governo di Nicolás Maduro e l’intensificazione della guerra contro il paese da parte degli Stati Uniti d’America e dei suoi alleati hanno messo il popolo venezuelano in una situazione di scacco matto.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10817" alt="Venezuela-Hugo-Chavez" src="/files/2019/01/Venezuela-Hugo-Chavez.jpg" width="580" height="326" />Il processo di trasformazione cominciato con Hugo Chávez attraversa – senza dubbio – il suo periodo più difficile. La morte del líder e stratega, la ricomposizione della destra internazionale, gli errori e le contraddizioni del Governo di Nicolás Maduro e l’intensificazione della guerra contro il paese da parte degli Stati Uniti d’America e dei suoi alleati hanno messo il popolo venezuelano in una situazione di scacco matto.</strong></p>
<p>Che significa tutto questo? Si sta mettendo sotto prova, in modo radicale, la coscienza e la capacità di resistenza di un popolo che ha provato a costruire un’alternativa al capitalismo; con la complicità della maggioranza degli attori della sinistra mondiale, che non hanno saputo leggere e comprendere la complessità della Rivoluzione Bolivariana.</p>
<p>La situazione attuale in Venezuela risponde ad un’interrelazione di fattori interni ed esterni, che all’apparenza sembrano trovarsi in una situazione negativa per il proseguimento del progetto bolivariano. Malgrado tutto, è necessario comprendere che le analisi sempliciste avanzate dalla sinistra rispetto al paese, non solo sono pericolose, se non dannose.</p>
<p>La posizione facilista che considera fallimentare il progetto Venezuela, un governo autoritario e al solito slogan “Maduro non è Chávez” ovvia per completo il nucleo della Rivoluzione Bolivariana, non riconoscendo l’essenzia dei profondi cambiamenti che si sono vissuti negli ultimi 20 anni e più. Questa posizione contribuisce a invisibilizzare gli sforzi e gli esempi di costruzione di un potere popolare che esistono in Venezuela, e che sono l’evidenza della viabilità della Rivoluzione Venezuelana.</p>
<p>Sono il potere popolare e lo Stato comunale gli strumenti e l’obiettivo, rispettivamente, che ancora si vuole costruire, e quest’audacia ha costato i più feroci attacchi e l’espressione delle peggiori contraddizioni all’interno della stessa Rivoluzione, cui funzionari sembrano non aver superato il burocratismo e i vizi dello Stato borghese. La destra non può permettere che prosperi un’idea che attacchi le basi del sistema attuale e la sinistra, senza essere autocompiacente o cieca, dovrebbe difenderla invece di fare il gioco dei poteri di sempre.</p>
<p>Non è facile quanto accade.<br />
Super – inflazione, peggioramento evidente della qualità di vita, un’economia asfissiata e la maggioranza dei paesi sta chiamando l’intervento straniero, in un “esempio “d’unità” che non si era visto in progetti di solidarietà reale ed emancipazione. Dobbiamo comprendere qualcosa che succede a Venezuela. Una cosa è essere critici e altra cosa è allinearsi ai poteri che vogliono esclusivamente accaparrarsi delle risorse naturali del paese. Essere complici di un possibile intervento è semplicemente imperdonabile per qualsiasi persona che si consideri una persona decente.</p>
<p>La sensazione che abbia il popolo chavista, che ha vissuto in euforia permanente durante i mandati di Chávez (il risveglio, le assunzioni di diritti politici, la costruzione di una coscienza storica e personale e il proprio ruolo come soggetto di trasformazione), oggi è differente: non è uforia, nemmeno esultante allegria, bensì preoccupazione e coscienza serena. Bisogna resistere. L’eredità di Chávez – tra le altre cose &#8211; è un popolo politicizzato e chiaro, che è capace di vedere gli errori del Governo che ha eletto e comprendere che l’opzione della destra e dell’imperialismo non è un’opzione corretta.</p>
<p>Il destino del paese non può e non dev’essere dettato da altri. Se il Governo di Maduro non rettifica suoi errori, il popolo incontrerà il modo per interpellarlo. Questa è la nostra speranza e prerogativa. Potere popolare o nulla! Questa è la sfida. Che la sinistra mondiale non si dimentichi, e che usi il cervello come coloro che stanno orgogliosamente aiutando il Venezuela.</p>
<p>Come dice la famosa frase attribuita al Generale Josè Felix Ribas, prima della Battaglia de la Victoria (Aragua, 1814) “Non possiamo optare tra vincere o morire, è necessario vincere”</p>
<p>Traduzione di Davide Matrone</p>
<p>Articolo tratto da “Revista Crisis” sez. Ecuador</p>
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		<title>Venezuela ha ridotto la povertà estrema del 4,4% nonostante la guerra economica</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jan 2019 01:18:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La narrazione mediatica dominante rappresenta il Venezuela come una nazione fallita portata nel baratro dalle politiche di segno socialista adottate dai governi di Chavez prima e Maduro poi con l’obiettivo di screditare ogni politica che provi a discostarsi dal nefasto neoliberismo. Un’ideologia economica che davvero ha prodotto, e continua a produrre, fame e miseria in ogni angolo del globo dove trova applicazione. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10796" alt="chavez-cara" src="/files/2019/01/chavez-cara.jpg" width="580" height="580" />La narrazione mediatica dominante rappresenta il Venezuela come una nazione fallita portata nel baratro dalle politiche di segno socialista adottate dai governi di Chavez prima e Maduro poi con l’obiettivo di screditare ogni politica che provi a discostarsi dal nefasto neoliberismo. Un’ideologia economica che davvero ha prodotto, e continua a produrre, fame e miseria in ogni angolo del globo dove trova applicazione.</strong></p>
<p>Le difficoltà che vive Caracas sono innegabili, ma occultare scientificamente il ruolo giocato da guerra economica, boicottaggi e azioni di sabotaggio quanto interne che esterne, non serve a comprendere la reale situazione, ma creare ulteriori mistificazioni, utili alla propaganda promossa dagli Stati Uniti che hanno come obiettivo quello di installare a Caracas un governo fantoccio asservito ai voleri di Washington.</p>
<p>I fatti però hanno la testa dura: il vicepresidente con delega alla Pianificazione, Ricardo Menéndez, ha reso noto che il paese latinoamericano è riuscito a ridurre la povertà estrema nelle cinque variabili che compongono questo indicatore.</p>
<p>Fin dal suo inizio, grazie alla Rivoluzione Bolivariana, nonostante la cosiddetta &#8220;guerra economica&#8221; condotta contro il Venezuela negli ultimi anni, «siamo riusciti a ridurre il tasso di povertà estrema al 4,4%, e l&#8217;anno scorso (2018) abbiamo raggiunto una riduzione maggiore per i bisogni di base e insoddisfatti», ha spiegato Menéndez durante l&#8217;incontro di lavoro con i rappresentanti delle Nazioni Unite (ONU) che il presidente Nicolás Maduro ha guidato nella giornata di sabato.</p>
<p>Il funzionario ha detto che questo indicatore era vicino a 12 punti prima dell&#8217;arrivo del presidente Hugo Chávez nel 1998 e ha sottolineato l&#8217;importanza degli investimenti nei programmi sociali che hanno sostenuto lo sviluppo del paese. Investimenti che il Venezuela non ha mai tagliato, al contrario di quanto avviene nei paesi dove vige il paradigma economico neoliberista. Le politiche sociali, la sanità, le prestazioni pensionistiche, infatti, sono le prime vittime delle politiche di austerità. Basta guardare alla Grecia devastata dalla follia dell’Unione Europea, oppure all’Argentina di Macri in America Latina.</p>
<p>Inoltre, Ricardo Menéndez, ha reso noto che il coefficiente di Gini, un indice che misura il livello di disuguaglianza nei paesi, è attualmente pari a 0,38, mentre prima della rivoluzione era 0,49. «L’obiettivo è ridurre il valore a 0,26 entro l&#8217;anno 2025», ha indicato il dirigente venezuelano.</p>
<p>di Fabrizio Verde- da L&#8217;AntiDiplomatico</p>
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		<title>Lottiamo!</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jun 2018 21:17:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In questa frase si riassume la speranza viva del nostro popolo che non si arrende davanti alla complessa situazione che viviamo, siamo il popolo dell’ “Uomo delle difficoltà” come si chiamò lui stesso il nostro Padre Bolivar.  In mezzo a questa guerra senza quartiere dell'Imperialismo e delle sue oligarchie lacchè, Venezuela è riuscita a vincere nell'ultima e ben preparata imboscata dell'OSA. Abbiamo avuto successo perché abbiamo dignità e prodezza, abbiamo vinto perché ci siamo guadagnati il rispetto dei paesi della Nostra America. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-10546" alt="Militantes-del-PSUV-580x435" src="/files/2018/06/Militantes-del-PSUV-580x435.jpeg" width="580" height="435" />“Quando più oscura diventa la notte, significa che siamo più vicini all&#8217;alba”.</p>
<p><strong>In questa frase si riassume la speranza viva del nostro popolo che non si arrende davanti alla complessa situazione che viviamo, siamo il popolo dell’ “Uomo delle difficoltà” come si chiamò lui stesso il nostro Padre Bolivar.  In mezzo a questa guerra senza quartiere dell&#8217;Imperialismo e delle sue oligarchie lacchè, Venezuela è riuscita a vincere nell&#8217;ultima e ben preparata imboscata dell&#8217;OSA. Abbiamo avuto successo perché abbiamo dignità e prodezza, abbiamo vinto perché ci siamo guadagnati il rispetto dei paesi della Nostra America.</strong></p>
<p>Nel fragore del confronto ed in attesa delle soluzioni concrete che dobbiamo costruire, per recuperare gradualmente la vita quotidiana della famiglia venezuelana, la generazione d’oro ci riempie di allegria ed orgoglio patrio, con la sua brillante attuazione nei giochi Sud-americani di Cochabamba.</p>
<p>Questo gruppo di giovani è riuscito a battersi per la dignità nazionale di fronte a quelli che pretendono umiliarci nel mondo per essere venezuelani e venezuelane di questo tempo di difficoltà, di resistenza, di lotte, di fucina. Questa è la gioventù venezuelana, dotata, impegnata, degna, patriota. Grazie ragazzi e ragazze per questa aria fresca che avete inviato al nostro paese, dalla sorella Bolivia.</p>
<p>Siamo un paese benedetto e Dio premierà la nostra costanza con la vittoria della pace e della prosperità. Così sarà.</p>
<p>In questo contesto, dobbiamo sottolineare anche la convocazione al IV Congresso del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), fatta dal nostro Presidente Nicolas Maduro, con l&#8217;obiettivo generale di consolidare il corpo di idee e di valori nel territorio, verso il socialismo, e cercare la verità.</p>
<p>Inoltre, il compagno Presidente della Repubblica e del nostro Partito, ha esposto i temi seguenti per il dibattito: la coerenza politica ideologica; la struttura ed il funzionamento dei livelli di direzione;  la costruzione di soluzioni concrete per i principali problemi che c&#8217;angosciano, nella cornice delle sei linee di azione che lui ha orientato; la battaglia internazionale per la verità del Venezuela ed una politica di alleanze e di inclusione nella cornice della definizione del Chavismo come forza storica.</p>
<p>Abbiamo coincidenze piene col dibattito ed i temi esposti, consideriamo che esprimono l&#8217;anelito della donna, dell&#8217;uomo, del giovane e della giovane chavista che milita nelle Unità di Battaglia Bolivar Chavez (UBCH) ed in altre organizzazioni di base del potere popolare. Bisogna ascoltare la domanda crescente della nostra coraggiosa e cosciente militanza che vuole essere ascoltata, proporre soluzioni, essere compresa nella presa di decisioni ed aprirsi uno spazio nei livelli di direzione.</p>
<p>Oggi più che mai è vigente la frase del nostro Comandante Hugo Chavez, nel 2010, “Io il gioco col popolo”. In questa ora, non dobbiamo dubitare, bisogna giocarsela col popolo.</p>
<p>Il nostro compagno Nicolas, ci ha convocati a “Cambiare tutto quello che debba essere cambiato, rinnovare tutto quello che debba essere rinnovato, mediante la critica ed autocritica sana”. Andiamo, compagno, trasformiamo il IV Congresso del PSUV in una gran battaglia di idee per la rinnovazione e la democratizzazione del Partito, affinché si trasformi in un strumento poderoso delle lotte quotidiane del nostro popolo.</p>
<p>È arrivata l&#8217;ora, lottiamo per un PSUV senza esclusioni, dove ci stiamo tutti e tutte, quelli e quelle che l&#8217;abbiamo costruito durante una decade.  Il PSUV siamo tutti e tutte, lottiamo e vinceremo. Che il Congresso Socialista occupi le strade ed apra l&#8217;orizzonte!.</p>
<p>di Elias Jaua</p>
<p>preso da “Horizonte en disputa”</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Venezuela: i compiti immediati</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2018 01:44:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’opposizione venezuelana ha sperperato, questa domenica, una possibilità unica di misurare le forze con il governo di Nicolás Maduro. Se, come dicono i suoi portavoce, dentro e fuori il Venezuela, gli oppositori contano sul favore della stragrande maggioranza della popolazione, perché non hanno presentato una candidatura unica che, forse, avrebbe potuto aprirgli la porta del Palacio de Miraflores e raggiungere, con mezzi istituzionali, la tanta anelata “uscita” del presidente Maduro?]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10099" alt="Maduro-Chávez" src="/files/2017/07/Maduro-Chávez.jpg" width="580" height="424" />L’opposizione venezuelana ha sperperato, questa domenica, una possibilità unica di misurare le forze con il governo di Nicolás Maduro. Se, come dicono i suoi portavoce, dentro e fuori il Venezuela, gli oppositori contano sul favore della stragrande maggioranza della popolazione, perché non hanno presentato una candidatura unica che, forse, avrebbe potuto aprirgli la porta del Palacio de Miraflores e raggiungere, con mezzi istituzionali, la tanta anelata “uscita” del presidente Maduro?</strong></p>
<p>Non l’hanno fatto, e la scusa era che non c’erano garanzie di onestà e trasparenza nel processo elettorale. Hanno dimenticato, o hanno preferito dimenticare, il giudizio dell’ex presidente USA Jimmy Carter -un critico del chavismo- quando, nel 2012, ha detto, nel discorso annuale al Carter Center, che “delle 92 elezioni che abbiamo monitorato, direi che il processo elettorale in Venezuela è il migliore del mondo&#8221;.</p>
<p>Come se ciò non bastasse nei 23 processi elettorali che hanno avuto luogo, da quando Hugo Chávez assunse la presidenza nel 1999, mai si sono presentate prove concrete di frode al Consiglio Nazionale Elettorale. Tutto si è ridotto ad irate dichiarazioni ed accuse infondate, false come le stiamo ascoltando in questi giorni e che sono raccolte e riprodotte all’infinito da quella cloaca puzzolente di ciò che una volta fu il giornalismo: i grandi media egemonici in America Latina, incaricati di disinformare, meticolosamente, l’opinione pubblica.</p>
<p>Perché hanno disertato le elzioni, perché non hanno raccolto il guanto che gli ha lanciato Maduro?</p>
<p>Facile: perché neppure loro credevano alle proprie spacconate. Sapevano che non era vero che la maggioranza dell’elettorato avrebbe sostenuto l’opposizione; erano coscienti che per più proteste e lamentele che suscita la crisi economica e le poco efficaci risposte del governo il popolo venezuelano sa molto bene che gli oppositori sono l’oligarchia, superficialmente aggiornata, che per secoli lo ha oppresso e disprezzato. Così, invece di andare alle urne si sono dedicati a denunciare, in anticipo, che le elezioni sarebbero state fraudolente, un pretesto per evitare che la loro inferiorità numerica rimanesse registrata per sempre. Al posto di ciò hanno scommesso sull’astensione e sulla “via breve” per rovesciare Maduro con mezzi violenti e facendo affidamento sull’efficacia distruttiva delle pressioni internazionali. È la strategia del “cambio di regime” che gli USA promuovono da decenni. In linea con questa, la Casa Bianca si è posta a capo di questa offensiva ed ha ordinato alle sue pedine latinoamericane di lanciare un attacco frontale contro Caracas.</p>
<p>Per sfortuna dell’opposizione, l’astensione è rimasta molto lontana dalla soglia che stava aspettando per, in questo modo, delegittimare il trionfo di Maduro. In realtà questa è quasi identica a quella che si è verificato in Cile nel primo turno delle elezioni presidenziali del 2017, dove il tasso di affluenza alle urne è stato anche del 46%, e non abbiamo sentito alcun pubblicista de impiegato della destra, che sostengono essere giornalisti, strapparsi per questo le vesti e mettere in discussione il trionfo di Sebastián Piñera. Ma una cosa è il Venezuela e un’altra è il Cile; il primo ha la principale riserva petrolifera del mondo, il Cile no.</p>
<p>Un indice comparativo della rappresentatività presidenziale, necessario per calmare le ansie delle anime buone democratiche, lo fornisce il rapporto tra i voti ottenuti da diversi presidenti e la popolazione elettorale. Sebastián Piñera è stato eletto presidente del Cile con il sostegno del 26,5% dell’elettorato; Juan M. Santos con meno ancora, 23,7%; Mauricio Macri, con il 26,8%; Donald Trump con il 27,3% e Nicolás Maduro, domenica scorsa, con il 31,7%. In altre parole, che si parla dell’oltraggio alla democrazia in Venezuela, come lo fa il Cartello di Lima, dovrebbe prima guardare un pò queste cifre e capire cosa esse significano.</p>
<p>Ma la Casa Bianca non sussulta davanti a nulla. Fedele a ciò che una volta disse a un giornalista del New York Times il signor Karl Rove (nel 2003, quando era il principale consigliere di George W. Bush) “noi ora siamo un impero, e quando agiamo, creiamo la realtà”, il governo USA ha creato la “realtà” di una dittatura per un governo che ha convocato 23 elezioni in 20 anni e che nelle due occasioni in cui fu sconfitto riconobbe immediatamente il verdetto delle urne. L’opposizione “democratica” non ha mai riconosciuto le sue sconfitte e ha immerso il paese nel caos e nella violenza di strada nel 2013 e 2017.</p>
<p>Ma gli USA hanno creato tale “realtà” ed i suoi impresentabili lacché di Lima si sono inmediatamente mobilitati per molestare il governo bolivariano e approfondire la crisi in Venezuela.</p>
<p>Non smette di essere una penosa tragicommedia che personaggi screditati come i membri di quella banda pretendono dare lezioni di democrazia al Venezuela bolivariano.</p>
<p>Il governo argentino, guidato da un demagogo che ha promesso mare e monti nella sua campagna per poi non adempiere tutte le sue promesse e che inoltre presiede un governo i cui protagonisti sono milionari che non rimpatriano le loro fortune, convenientemente alloggiate in paradisi fiscali, perché non si fidano nella sicurezza legale … che offre il loro stesso governo! oltre ad aver spazzato via la libertà di stampa e lo stato di diritto; il governo del Messico che, nei 6 anni di Peña Nieto, ha contato 40  giornalisti assassinati, fino a gennaio di quest’anno, e con un processo politico elettorale corrotto sino al midollo dal narcotraffico e dal paramilitarismo, con migliaia di morti e dispersi e dove 43 giovani di Ayotzinapa sono la piccola punta di un gigantesco iceberg di 170000 morti e oltre 35000 dispersi, negli ultimi dieci anni, senza che l’iperattivo segretario generale dell’OSA prendesse nota di quello che per lui è, sicuramente, una sciocchezza; quello della Colombia, un altro governo penetrato dal narco con un presidente che ha sabotato il processo di pace ed ha assistito, impassibile, alla incessante uccisione di leader sociali, a parte della sua provata partecipazione -come Ministro della Difesa- negli omicidi di massa all’epoca di Uribe, i “falsi positivi” e le fosse comuni che continuano ad apparire in tutta la Colombia; il governo del Brasile, presieduto da un conclamato corrotto che ha  progettato un colpo di stato e usurpato la presidenza di quel paese, e che conta sulla rachitica approvazione del solo 3% della popolazione e dello 0,9% delle intenzioni di voto.</p>
<p>Questi sono i personaggi che hanno l’audacia di vituperare il governo di Maduro qualificandoli come una dittatura. Non penso che nessun democratico nel mondo dovrebbe preoccuparsi dell’opinione che possono emettere soggetti con tante dubbie credenziali democratiche.</p>
<p>Pensando al futuro: con la ri-elezione di Maduro assicurata, con l’Assemblea Nazionale Costituente a favore del governo, quasi tutti i governatori e comuni non può esserci alcuna scusa per evitare di lanciare una lotta senza quartiere contro la guerra economica decretata dall’impero ed attaccare a fondo la corruzione (non solo quella praticata dalle grandi società, ma anche quella che purtroppo è radicata in alcuni settori della pubblica amministrazione) e combattere con forza le manovre speculative ed il contrabbando dei grandi agenti economici locali, pedine della strategia indigente progettata da Washington.</p>
<p>Sarebbe suicidal ignorare che le penurie che la popolazione venezuelana sta soffrendo hanno un limite. La bassa affluenza alle urne, questa domenica, è stato un segnale precoce di tale malcontento ed un pericoloso approccio a quel limite.</p>
<p>Il governo, con il potere che accumula nelle sue mani, deve agire, senza indugio, su due fronti: il politico, per resistere a una nuova ed imminente assalto dell’impero, che può giungere ad essere violento e che per farlo fallire sarà necessario approfondire l’organizzazione e coscienza del campo popolare. Ed il fronte economico, per risolvere i problemi della carenza, della scarsità, del circolante ed inflazione. In una parola: è necessario correggere la rotta e migliorare la qualità della gestione della politica economica per evitare che le penurie del popolo si convertano in delusione e questa, in assenza di una soluzione ai problemi, nella nausea che apre le porte alla rabbia de alla violenza. E, per favore, evitare per ora di impigliarsi in sterili discussioni sul cambio della matrice produttiva della rendita petrolifera e su tutto ciò che lo circonda. Questo è un programma di cambio strutturale che, con un pò di fortuna, per concretizzarsi richiede quindici o venti anni di continuità politica.</p>
<p>Pertanto, bisogna concentrarsi sui compiti immediati, almeno per ora. I problemi economici che colpiscono la popolazione e che il governo deve risolvere sono a brevissimo termine, oggi e domani, di una settimana al massimo. Se questi sforzi fallissero il futuro del governo di Nicolas Maduro potrebbe essere seriamente indebolito e la sua stabilità entrerebbe in una zona di pericolo imminente.</p>
<p>di Atilio Boron, dal suo blog</p>
<p>traduzione di Francesco Monterisi</p>
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		<title>Fidel Castro: “Chavez è un educatore infaticabile”</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Mar 2018 00:12:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Da molto tempo ho la più profonda convinzione che, quando la crisi arriva, i leader sorgono. Così è sorto Bolivar quando l'occupazione della Spagna da parte di Napoleone e l'imposizione di un re straniero hanno creato le condizioni propizie per l'indipendenza delle colonie spagnole in questo emisfero. Così è sorto Martì, quando è arrivata l'ora propizia per l'esplosione della Rivoluzione indipendentista a Cuba. Così è sorto Chavez, quando la terribile situazione sociale ed umana in Venezuela e nell'America Latina determinava che il momento di lottare per la seconda e vera indipendenza era arrivato.”  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10414" alt="Fidel-Castro-y-Hugo-Chávez-" src="/files/2018/03/Fidel-Castro-y-Hugo-Chávez-.jpg" width="406" height="580" />Atto di riconoscimento con l&#8217;Ordine Carlos Manuel de Cespedes al Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Hugo Rafael Chavez Frias, nel X Anniversario della sua prima visita a Cuba. Teatro Carlos Marx, 14 dicembre 2004.</strong></p>
<p>“Da molto tempo ho la più profonda convinzione che, quando la crisi arriva, i leader sorgono. Così è sorto Bolivar quando l&#8217;occupazione della Spagna da parte di Napoleone e l&#8217;imposizione di un re straniero hanno creato le condizioni propizie per l&#8217;indipendenza delle colonie spagnole in questo emisfero. Così è sorto Martì, quando è arrivata l&#8217;ora propizia per l&#8217;esplosione della Rivoluzione indipendentista a Cuba. Così è sorto Chavez, quando la terribile situazione sociale ed umana in Venezuela e nell&#8217;America Latina determinava che il momento di lottare per la seconda e vera indipendenza era arrivato.”</p>
<p>“[…] tu hai detto dieci anni fa che non meritavi gli onori che stavi ricevendo da quelli che avevano riconosciuto in te le qualità di un gran rivoluzionario, quando sono incominciate ad arrivare le notizie della tua storia, della tua condotta e delle tue idee, mentre eri in prigione nel carcere di Yare.”</p>
<p>“La tua capacità organizzativa, il tuo carisma con gli ufficiali giovani, la tua nobiltà e fermezza nell&#8217;avversità, ti facevano creditore di questi e molti altri onori.”</p>
<p>“Hai promesso di ritornare un giorno con propositi e sogni realizzati. Sei ritornato come un gigante, non solo oramai come leader del processo rivoluzionario vittorioso del tuo paese, ma anche come una personalità internazionale rilevante, amata, ammirata e rispettata da molti milioni di persone nel mondo, ed in modo speciale dal nostro popolo.”</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Le dodici vittorie del Presidente Maduro nel 2017</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Jan 2018 00:16:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per cominciare, dobbiamo ricordare che il presidente Nicolás Maduro è il presidente più ingiustamente accusato, calunniato e aggredito nella storia del Venezuela. Ancor più che il comandante Hugo Chávez, fondatore della Rivoluzione Bolivariana. Far uscire a tutti i costi Nicolás Maduro da Palazzo Miraflores è stato ed è l'obiettivo insano dell'opposizione reazionaria interna e dei suoi potenti alleati internazionali a cominciare dal governo degli Stati Uniti d'America.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10109" alt="nicolas-maduros-sanciones-580x326" src="/files/2017/07/nicolas-maduros-sanciones-580x326.jpg" width="580" height="326" />Per cominciare, dobbiamo ricordare che il presidente Nicolás Maduro è il presidente più ingiustamente accusato, calunniato e aggredito nella storia del Venezuela. Ancor più che il comandante Hugo Chávez, fondatore della Rivoluzione Bolivariana. Far uscire a tutti i costi Nicolás Maduro da Palazzo Miraflores è stato ed è l&#8217;obiettivo insano dell&#8217;opposizione reazionaria interna e dei suoi potenti alleati internazionali a cominciare dal governo degli Stati Uniti d&#8217;America.</strong></p>
<p>All&#8217;inizio del 2017, gli attacchi contro il Presidente sono iniziati immediatamente. Il primo attacco è venuto dall&#8217;Assemblea Nazionale, controllata dalla controrivoluzione, che ha deciso, il 9 gennaio, di &#8220;ignorare&#8221; il Presidente, accusando Nicolás Maduro di aver &#8220;abbandonato il suo incarico&#8221;. Un atto falso e assurdo.</p>
<p>Di fronte a questo tentativo di colpo di stato costituzionale, ispirato al modello di colpo di stato parlamentare che ha rovesciato Dilma Rousseff in Brasile nel 2016, il Tribunale Supremo di Giustizia (TSJ) è intervenuto per sottolineare che, secondo la Costituzione, l&#8217;Assemblea Nazionale non può destituire il capo di stato, eletto direttamente dal popolo.</p>
<p>Da parte sua, il Presidente ha risposto a quel tentativo di golpe organizzando, il 14 gennaio, delle grandi manovre civico-militari chiamate &#8220;Ejercicio de acción integral antimperialista Zamora 200&#8243;. Circa 600.000 soldati sono stati mobilitati tra militari, miliziani e militanti dei movimenti sociali, offrendo in questo modo una dimostrazione impressionante dell&#8217;unità delle forze armate, del governo, del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) e delle masse popolari. Questa è stata la prima vittoria del 2017.</p>
<p>Incoraggiata dalla elezione negli Stati Uniti del candidato della destra suprematista, Donald Trump, che ha assunto il suo incarico a Washington il 20 gennaio, l&#8217;opposizione venezuelana ha cercato di intimidire il governo madurista con una marcia a Caracas, il 23 Gennaio, data della caduta del dittatore Marcos Pérez Jiménez nel 1958. Ma anche in quest&#8217;occasione ha fallito in modo patetico, per varie ragioni e tra queste perché il presidente Maduro ha risposto organizzando lo stesso giorno, il trasferimento dei resti di Fabricio Ojeda, leader del rovesciamento rivoluzionario di Pérez Jiménez, al Pantheon Nazionale. Alla chiamata del Presidente hanno risposto centinaia di migliaia di caraqueños che hanno rimepito le strade della capitale. Lì si è visto chiaramente come il Chavismo domini ancora le strade, mentre l&#8217;opposizione mostrava le sue divisioni e il suo squallore estremo. Questa è stata la seconda vittoria del presidente Maduro.</p>
<p>Poco dopo arrivò l&#8217;intervento del Tribunale Supremo che affermava che l&#8217;Assemblea Nazionale si trovava in una posizione di &#8220;oltraggio&#8221; dal 2016. In effetti, come si ricorderà, nelle elezioni legislative del 6 dicembre 2015, furono denunciati dei brogli nello stato di Amazonas. Brogli dimostrati da registrazioni in cui il segretario della regione dello stato offriva somme di denaro a gruppi di elettori per votare per i candidati dell&#8217;opposizione. Di conseguenza, il TSJ ha sospeso quei deputati. Ma l&#8217;Assemblea Nazionale ha comunque confermato il loro incarico facendoli giurare perché quei tre membri supplementari avrebbero conferito all&#8217;opposizione una maggioranza assoluta qualificata (due terzi dei deputati) e il potere di abrogare le leggi organiche e di limitare l&#8217;azione del Presidente.</p>
<p>Le tensioni tra il Parlamento e il Tribunale Supremo sono relativamente frequenti in tutte le grandi democrazie. In Europa, ad esempio, quando sorge un conflitto costituzionale tra i vari rami del governo, è frequente che il Tribunale Supremo assuma i poteri del Parlamento. E negli Stati Uniti anche un presidente così incomprensibile come Donald Trump ha dovuto attenersi alle decisioni della Corte Suprema.<br />
Ma a Caracas, la controrivoluzione ha usato quella tensione per rilanciare una campagna internazionale sulla presunta &#8220;assenza di democrazia in Venezuela&#8221;. Con la complicità della nuova amministrazione statunitense, ha montato una colossale operazione di linciaggio mediatico globale contro Nicolás Maduro, mobilitando i principali media dominanti, dalla CNN e Fox News alla BBC, coinvolgendo anche i più importanti mezzi di comunicazione dell&#8217;America Latina e dei Caraibi, e i più influenti giornali del mondo, pilastri dell&#8217;egemonia comunicazionale conservatrice come anche i social network.</p>
<p>Allo stesso tempo, la destra venezuelana gestiva il conflitto interno con l&#8217;intenzione di internazionalizzarlo e spostarlo all&#8217;interno dell&#8217;Organizzazione degli Stati Americani (OAS), il cosiddetto &#8220;ministero delle colonie degli Stati Uniti&#8221;, come lo chiamava Che Guevara. Obbedendo al nuovo slogan del governo di Donald Trump e sostenuto dai diversi regimi conservatori in America Latina, Luis Almagro, segretario generale dell&#8217;OSA, ha assunto il ruolo miserabile di guidare questa manovra rivendicando l&#8217;applicazione della Carta democratica contro il Venezuela.</p>
<p>Ma Caracas contrattaccò subito e assicurò la solidarietà diplomatica della maggior parte degli Stati dell&#8217;America Latina e dei Caraibi. Nonostante gli schemi disonesti e le false argomentazioni del Segretario Generale dell&#8217;OSA, il Venezuela non è mai stato in minoranza. Ha vinto inconfutabilmente e, i nemici della Rivoluzione Bolivariana, tra cui Washington, si sono scontrati contro la solida strategia ideata dal presidente Maduro basata su fatti reali, l&#8217;onestà politica ed etica. Infine, ad aprile, Caracas ha deciso di ritirarsi dall&#8217;OSA, accusando l&#8217;organizzazione di &#8220;azioni intrusive contro la sovranità del Venezuela&#8221;. Con immaginazione e audacia, in questa complessa scena internazionale, Nicolás Maduro ha ottenuto la sua terza grande vittoria nel 2017.</p>
<p>Nel frattempo, le tensioni sono aumentate a Caracas, quando, il 29 marzo, la Sala Costituzionale del Tribunale Supremo ha affermato che &#8220;fino a quando persistite la situazione di oltraggio e invalidità dei lavori dell&#8217;Assemblea Nazionale, la Sala Costituzionale farà in modo che i poteri parlamentari siano esercitati direttamente da questa Sala o dall&#8217;organo designato, per garantire lo stato di diritto&#8221;. In precedenza, il TSJ aveva anche segnalato che l&#8217;immunità parlamentare dei deputati &#8220;è garantita solo durante l&#8217;esercizio delle loro funzioni&#8221;, cosa che non poteva essere applicata dato che l&#8217;Assemblea Nazionale si trovava in una situazione di &#8220;oltraggio&#8221;.</p>
<p>L&#8217;opposizione anti-chavista ha gridato aiuto. E con l&#8217;aiuto, ancora una volta, delle forze conservatrici internazionali ha organizzato un sedizioso piano controrivoluzionario. Iniziò allora la lunga e tragica &#8220;crisi delle guarimbas&#8221;. Per quattro interminabili mesi &#8211; da aprile a luglio &#8211; la controrivoluzione ha lanciato la più disperata e brutale offensiva di guerra contro il governo bolivariano. Finanziate in dollari dalla destra internazionale, le forze antichaviste, guidate dai partiti di estrema destra Primero Justicia e Volutad Popular, non hanno esitato a utilizzare paramilitari, terroristi e agenti mercenari della criminalità organizzata, in un susseguirsi di tattiche irregolari simultanee, impiegando anche un élite di esperti in guerra psicologica e propaganda &#8220;democratica&#8221; con lo scopo patologico di rovesciare Nicolás Maduro.</p>
<p>Ubriachi di violenza, le orde delle &#8220;guarimberas&#8221; si precipitarono all&#8217;assalto della democrazia venezuelana. Hanno attaccato, bruciato e distrutto ospedali, centri sanitari, asili, scuole, licei, reparti di maternità, magazzini alimentari e di medicine, uffici pubblici, centinaia di imprese private, stazioni della metropolitana, autobus, ecc. Mentre si moltiplicavano le barricate nei quartieri borghesi controllati da questi partiti.<br />
I violenti, che lanciavano dozzine di bombe Molotov, si sono concentrati particolarmente contro le forze dell’ordine. Cinque militari sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco. Inoltre, molti &#8216;guarimberos&#8217; ostentarono una terribile ferocia quando hanno messo dei sottili cavi d&#8217;acciaio nelle strade pubbliche per decapitare i motociclisti &#8230; o quando, pieni di odio e razzismo, hanno bruciato vivi giovani chavisti. Ventinove in totale, di cui nove morti. Risultato: centoventuno persone uccise, migliaia di feriti e perdite milionarie.</p>
<p>Durante questi quattro mesi di attacco controrivoluzionario, l&#8217;opposizione incitava anche ad attaccare le basi militari, e ha cercato di spingere le forze armate a marciare contro il governo legittimo e a prendere d&#8217;assalto il palazzo presidenziale. L&#8217;estrema destra golpista ha tentato di tutto per generare una guerra civile, fratturare l&#8217;unione civico-militare e distruggere la democrazia venezuelana.<br />
Allo stesso tempo, nello scenario internazionale, continuava la frenetica campagna mediatica presentando coloro che bruciavano gli ospedali, assassinavano gli innocenti, distruggevano scuole e bruciavano vive le persone, come &#8220;eroi della libertà&#8221;. Era il mondo al contrario, quello della &#8220;post-verità&#8221; e dei &#8220;fatti alternativi&#8221;.</p>
<p>Non è stato facile resistere a tanto terrore, a così tanta aggressività, e controllare l&#8217;ordine pubblico con una visione di autorità democratica, proporzionalità e rispetto dei diritti umani. Il presidente Nicolás Maduro, costituzionale e legittimo, invece ce l&#8217;ha fatta, è riuscito a trovare ciò che sembrava impossibile: l&#8217;uscita dal labirinto della violenza. Con una grande idea, che nessuno si aspettava, che ha turbato e sconcertato l&#8217;opposizione: ritornare al potere costituente originale.</p>
<p>Il pretesto del terrorismo &#8220;guarimbero&#8221; risiedeva, in effetti, nel disaccordo tra due legittimità: quella del Tribunale Supremo di Giustizia e quella dell&#8217;Assemblea Nazionale. Nessuna delle due istituzioni intendeva arrendersi. Come uscire dall&#8217;impasse? Basandosi sugli articoli 347, 348 e 349 della Costituzione di Chávez del 1999, e facendo appello al suo status di Capo dello Stato e massimo arbitro, il presidente Maduro ha deciso di riattivare un processo costituente popolare. Era l&#8217;unico modo per trovare, attraverso il dialogo politico e la parola, un accordo con l&#8217;opposizione e regolare il conflitto storico, per trovare soluzioni ai problemi del paese. Il Presidente ha riflettuto molto bene e ha aspettato il momento giusto poi, il 1 maggio, tutte le condizioni furono soddisfatte. Quel giorno, il Presidente ha annunciato che il 30 luglio si sarebbero svolte le elezione dei delegati all&#8217;Assemblea costituente. Era l&#8217;unica opzione per la pace.</p>
<p>Ma, ancora una volta, confermando la disperata goffaggine politica, l&#8217;opposizione ha respinto questa apertura. Tra gli applausi dalla stampa mondiale, come parte della brutale e spietata campagna contro la Rivoluzione Bolivariana, i partiti dell&#8217;opposizione hanno deciso di non partecipare &#8230; si sono dedicate invece a sabotare le elezioni, per impedire l&#8217;accesso ai seggi hanno costruito barricate, bruciato alcune sedi di seggi elettorali e minacciato coloro che desideravano esercitare il diritto al voto.</p>
<p>Ma hanno fallito. Non sono riusciti a impedire che, il 30 luglio, la gente uscisse in massa a votare per la democrazia contro la violenza e il terrore. Più di otto milioni e mezzo di cittadini andarono a votare superando qualsiasi ostacolo, affrontando paramilitari e &#8220;guarimberos&#8221;. Attraversando le strade bloccate. Attraversando torrenti e fiumi. Facendo l&#8217;impossibile per compiere il proprio dovere civico, politico, etico, morale &#8230; superando le minacce dentro e fuori.<br />
Pochi si aspettavano un così alto grado di mobilitazione popolare, questo afflusso di elettori e il clamoroso successo elettorale. Il giorno successivo, come aveva predetto il Presidente, le &#8220;guarimbas&#8221; si dispersero. La violenza stava svanendo. La pace ha regnato di nuovo. Con astuzia, pazienza, coraggio e determinazione, e una raffinata intelligenza strategica, il presidente Maduro riuscì in questo modo a sconfiggere le &#8220;guarimbas&#8221; e ad abortire l&#8217;evidente tentativo di colpo di stato. Si è opposto fermamente alle minacce, e lo ha fatto senza alterare la sostanza della sua politica. Questa è stata la sua vittoria più spettacolare dell&#8217;anno 2017.</p>
<p>&#8220;L&#8217;arrivo dell&#8217;Assemblea Costituente&#8221;, ha detto Nicolás Maduro, &#8220;significa, senza dubbio, l&#8217;instaurazione di un clima di pace che ha permesso di promuovere l&#8217;offensiva politica della Rivoluzione Bolivariana&#8221;. E quell&#8217;offensiva ha favorito ciò che molti credevano impossibile: altre due sensazionali e clamorose vittorie elettorali. Quello dei presidenti delle regioni, il 15 ottobre, con la conquista di 19 regioni su 23. Tra queste le regioni di Miranda e Lara, due regioni la cui politica sociale si era quasi estinta nelle mani dell&#8217;opposizione. In seguito il trionfo in Zulia, una regione strategica, di grande peso demografico, che possiede importanti giacimenti di petrolio e gas.</p>
<p>Allo stesso modo, la rivoluzione bolivariana ha vinto le elezioni municipali il 10 dicembre, ottenendo 308 comuni su 335, cioè il 93%. Il Chavismo ha vinto 22 (su 24) capitali, tra cui Caracas. Mentre la controrivoluzione ha confermato la sua impopolarità con un forte calo di elettori, perdendo oltre 2 milioni e 100 mila voti.</p>
<p>Mostrando al mondo la vitalità del suo sistema democratico, il Venezuela è stato l&#8217;unico paese che ha organizzato, nel 2017, tre importanti elezioni nazionali. Le tre vinte dal Chavismo. Mentre la destra, demoralizzata da tanti disastri, è stata polverizzata, smantellata, intontita. I loro leader si sono scagliati l&#8217;uno contro l&#8217;altro. I sostenitori della destra sono rimasti storditi. Anche se sono riusciti a mantenere il sostegno dei protettori internazionali. In particolare del più aggressivo: il nuovo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.</p>
<p>In tutto il 2017, in continuità con l&#8217;ordine esecutivo dell&#8217;8 marzo 2015, firmato da Barack Obama, che ha dichiarato il Venezuela &#8220;minaccia inusuale e straordinaria per la sicurezza degli Stati Uniti&#8221;, Donald Trump ha emesso una lista di sanzioni contro la Rivoluzione Bolivariana.</p>
<p>In particolare, l&#8217;11 agosto, ha minacciato l&#8217;azione militare. Parlando ai giornalisti nel suo campo da golf del New Jersey, Trump ha dichiarato: &#8220;Abbiamo molte opzioni per il Venezuela, inclusa una possibile opzione militare, se necessario&#8221;. Poi, il 25 agosto, sotto il blocco finanziario contro Caracas, Trump ha proibito che &#8220;qualsiasi persona, entità, società o associazione con sede legale o che svolgono attività negli Stati Uniti possa utilizzare i nuovi titoli del debito emessi da qualsiasi istanza del governo venezuelano, vale a dire, le obbligazioni della Repubblica emesse dalla Banca centrale venezuelana o dalla società statale PDVSA.<br />
&#8221;</p>
<p>Queste sanzioni intendevano portare il Venezuela al default (default sul debito estero) perché chiudono allo Stato e a PDVSA le porte dei mercati finanziari associati agli Stati Uniti, impedendo così di offrire obbligazioni e di ottenere valuta estera.</p>
<p>Lawrence Eagleburger, ex Segretario di Stato durante la legislatura del presidente George W. Bush, aveva apertamente riconosciuto in un&#8217;intervista a Fox News, che la guerra economica contro il Venezuela è stata effettivamente ideata da Washington: &#8220;Dobbiamo usare gli strumenti economici &#8211; disse l&#8217;ex segretario di stato- per far peggiorare l&#8217;economia venezuelana in modo che l&#8217;influenza di Chávez nel paese e nella regione diminuisca (&#8230;) Tutto ciò che può essere fatto per far sprofondare l&#8217;economia venezuelana in una situazione difficile, è ben fatto&#8221;. L&#8217;attuale segretario del Tesoro, Steven Mnuchin, ha ufficialmente confermato che le nuove sanzioni mirano a &#8220;soffocare il Venezuela&#8221;.<br />
Di fronte a tali aggressioni insolenti, Nicolás Maduro ha dichiarato che il default &#8220;non arriverà mai&#8221;. Primo, perché il Venezuela è il paese sudamericano che più fra tutti ha saldato il suo debito. Negli ultimi quattro anni, Caracas ha pagato 74 miliardi di dollari. In secondo luogo, il governo bolivariano &#8220;avrà sempre una strategia chiara&#8221; per rinegoziare e ristrutturare il debito estero. Il Presidente ha denunciato che ciò che i nemici del Chavismo stanno cercando di fare è isolare finanziariamente la rivoluzione bolivariana finché non avrà possibilità di credito. Per soffocarlo poco a poco. Vogliono generare paura negli investitori privati affinché non acquistino obbligazioni, non partecipino alla rinegoziazione del debito e non facciano investimenti. Nicolás Maduro ha spiegato che al di là di un blocco, ciò che il Venezuela affronta è un&#8217;autentica &#8220;persecuzione&#8221; alla quale partecipano anche paesi come il Canada e quelli dell&#8217;Unione europea. Una persecuzione attiva contro il commercio, i conti bancari e i movimenti finanziari.</p>
<p>Ma il Presidente ha saputo evitare questi attacchi. E ha sorpreso, ancora una volta, i suoi avversari quando ha annunciato il 3 novembre, la creazione di una commissione per consolidare il rifinanziamento e la ristrutturazione del debito estero, al fine di superare l&#8217;aggressione finanziaria. &#8220;Stiamo effettuando una completa ristrutturazione dei pagamenti esteri per raggiungere l&#8217;equilibrio&#8221;, ha detto, &#8220;cambieremo gli schemi internazionali&#8221;. E così è stato. Pochi giorni dopo, sfidando il blocco finanziario, come parte del primo approccio alla rinegoziazione e ristrutturazione del debito, ha visitato Caracas per incontrare il governo bolivariano, un gruppo di possessori del debito venezuelano da parte degli Stati Uniti, Panama, Regno Unito, Portogallo, Colombia, Cile, Argentina, Giappone e Germania. Un&#8217;altra vittoria indiscussa del presidente Maduro.</p>
<p>Qui bisogna precisare che il conflitto di quarta generazione contro la rivoluzione bolivariana ha diversi fronti e comprende simultaneamente e continuamente quattro guerre: 1) una guerra insurrezionale organizzata da esperti in sovversione, sabotaggio e psicologia di massa, con l&#8217;uso di mercenari, esplosione ciclica di &#8220;guarimbas&#8221; criminali e attacchi terroristici contro caserme, obiettivi militari e infrastrutture globali (rete elettrica, raffinerie, distribuzione dell&#8217;acqua, ecc.); 2) una guerra mediatica, con la stampa, la radio, la televisione e i social network convertiti in nuovi eserciti di conquista attraverso l&#8217;uso pianificato della propaganda mirata a domare le menti e sedurre i cuori; 3) una guerra diplomatica con attacchi in alcuni forum internazionali, in particolare nell&#8217;OSA e attacchi da parte dei paesi del &#8220;Gruppo di Lima&#8221; a cui si aggiungono gli Stati Uniti, il Canada e l&#8217;Unione Europea; e 4) una guerra economica e finanziaria caratterizzata dall&#8217;accaparramento e dalla carenza di cibo e medicinali, manipolazione del tasso di cambio della valuta da uffici illegali, inflazione indotta, blocco bancario e distorsione del rischio paese.</p>
<p>Per quanto riguarda il rischio paese, non va dimenticato che, negli ultimi quattro anni, come già affermato, Caracas ha onorato tutti gli impegni di pagamento del debito, senza eccezioni, per oltre 74.000 milioni di dollari. Questo dovrebbe aver drasticamente ridotto il rischio paese. Pertanto, non vi è alcun rischio prestare al Venezuela in quanto paga in modo religioso tutti i suoi debiti. Tuttavia, il rischio paese ha continuato ad aumentare. Attualmente, secondo la banca JP Morgan, il rischio paese è di 4.820 punti, ovvero trentotto volte superiore a quello del Cile, che ha lo stesso rapporto debito / PIL del Venezuela. In questo modo si costringe Caracas a pagare, molto caro, la scelta democratica di un sistema politico socialista.</p>
<p>Per quanto riguarda il blocco bancario, per tutto il 2017, e in particolare dopo le sanzioni di Donald Trump, l&#8217;annullamento unilaterale dei contratti si sono moltiplicati. A luglio, ad esempio, l&#8217;agente di pagamento Delaware ha riferito che la sua banca corrispondente, la PNC Bank degli Stati Uniti, ha rifiutato di ricevere fondi da PDVSA. In agosto, la banca portoghese Novo Banco de Portugal ha notificato a Caracas l&#8217;impossibilità di effettuare operazioni in dollari a causa del blocco delle banche degli intermediari statunitensi. Successivamente, la Bank of China Frankfurt, alleata di Caracas, non ha potuto pagare 15 milioni di dollari dovuti dal Venezuela alla società mineraria canadese Gold Reserve. A novembre, più di 39 milioni di dollari &#8211; per il pagamento di 23 operazioni di acquisto di alimenti per le vacanze di Natale- sono stati restituiti a Caracas perché le banche intermedie dei fornitori non hanno accettato denaro dal Venezuela.</p>
<p>D&#8217;altra parte, all&#8217;inizio di settembre, si è appreso che la società finanziaria Euroclear, filiale della banca statunitense JP Morgan, ha bloccato un pagamento di 1,2 miliardi di dollari effettuati dal governo bolivariano per comprare medicine e cibo. Ciò ha impedito l&#8217;acquisizione di 300.000 dosi di insulina. Allo stesso tempo, un laboratorio colombiano, appartenente al gruppo svedese BSN Medical, ha rifiutato di accettare il pagamento da parte del Venezuela di un carico di primachina, farmaco per il trattamento della malaria.</p>
<p>L&#8217;obiettivo di tutti questi blocchi è impedire al governo bolivariano di usare le sue risorse per acquistare cibo e medicine di cui la popolazione ha bisogno. Il tutto con l&#8217;intenzione di spingere le persone a protestare e generare il caos nel sistema sanitario, mettendo in pericolo la vita di migliaia di pazienti.</p>
<p>In questo caso, grazie alle sue relazioni internazionali, il Presidente, a novembre, ha ottenuto l&#8217;arrivo urgente nel paese di importanti spedizioni di insulina dall&#8217;India. Centinaia di pazienti, in pericolo di vita, si sono salvati. Questo evento, senza dubbio, ha costituito una nuova vittoria per Nicolás Maduro.</p>
<p>Per rompere il blocco finanziario, il Presidente ha annunciato, a novembre, un&#8217;altra iniziativa: la creazione di una moneta digitale, il petro. Questo annuncio ha suscitato un forte entusiasmo nella comunità degli investitori di cripto valuta, ha posto il Venezuela all&#8217;avanguardia nella tecnologia e nella finanza globale e ha generato enormi aspettative. Il prezzo del petro non sarà legato ai capricci e alla speculazione dei mercati, ma sarà associato al valore internazionale di beni reali come oro, gas, diamanti e petrolio. Il Venezuela ha quindi compiuto un passo enorme per disporre di un meccanismo di finanziamento rivoluzionario su cui nessun potere straniero può imporre sanzioni o boicottare l&#8217;arrivo di capitali. In questo senso, il petro è una chiara vittoria del presidente Maduro.</p>
<p>Va aggiunto che, nel bel mezzo di tutte queste battaglie, e nonostante il crollo totale del modello di dipendenza dal petrolio, il Presidente ha dedicato il suo lavoro per fare in modo che il socialismo bolivariano non si fermasse e che alle classi più umili non mancasse l&#8217;istruzione, un lavoro, un&#8217;abitazione, le cure mediche, il reddito, il cibo. Il governo rivoluzionario non ha smesso di finanziare opere pubbliche fondamentali. Né di costruire case: nel 2017 sono state consegnate oltre 570 mila case. La Misión Barrio Adentroe tutte le missioni sociali sono state mantenute. Il Plan Siembra per l&#8217;agricoltura è stato consolidato. La Misión Abastecimiento Soberano è stata estesa. Las Ferias del Campo Soberano si moltiplicarono. In mezzo a tanti tormenti, il presidente Maduro raggiunse un miracolo sociale per la salvezza del paese. La controrivoluzione non è riuscita a fermare l&#8217;avanzata del socialismo.<br />
In questa prospettiva, i Comitati di approvvigionamento e produzione locali (CLAP), un modello centralizzato di distribuzione diretta, hanno continuato a svilupparsi in tutto il paese e sono in grado di assistere quattro milioni di venezuelani delle classi popolari, proteggendoli dalle carenze causate dalla guerra economica.</p>
<p>Inoltre, il presidente Maduro ha lanciato, nel corso del 2017, nuove iniziative sociali. La più spettacolare è stato il Carnet de la Patria, un nuovo documento di identificazione che fornisce informazioni attraverso un sistema di codici QR sullo status socio-economico dei cittadini. E favorisce, in tal modo, l&#8217;accesso delle famiglie bisognose all&#8217;assistenza sociale delle missioni socialiste. Alla fine di dicembre 2017, un totale di 16 milioni e mezzo di cittadini sono stati registrati con il Carnet de la Patria.</p>
<p>Il Presidente ha inoltre incoraggiato la creazione del movimento &#8216;Somos Venezuela&#8217; al fine di accelerare il processo di assegnazione degli aiuti sociali. I duecentomila membri del movimento &#8216;Somos Venezuela&#8217; hanno il compito di identificare, casa per casa, le esigenze delle famiglie registrate. Poi, assegnano aiuti alle famiglie in base ai reali bisogni. Un altro degli obiettivi importanti del movimento &#8216;Somos Venezuela&#8217; è quello di proteggere al 100% i pensionati in tutto il paese, come promesso da Nicolás Maduro.</p>
<p>Il Presidente ha anche proposto il piano ‘Chamba Juvenil’ rivolto a giovani di età compresa tra i 15 ei 35 anni, a favore del loro inserimento nel mondo del lavoro in settori orientati al compimento dei bisogni umani individuati attraverso Carnet de la Patria, e inclusi nel movimento &#8220;Somos Venezuela&#8221;. Il piano si rivolge in particolare a giovani universitari disoccupati, giovani senza istruzione, alle madri sole con carico familiare, e ai giovani che stanno in strada. Si stima che questo nuovo piano genererà circa 800 mila posti di lavoro.</p>
<p>Tutti questi progressi sociali costituiscono, senza dubbio, alcune delle più preziose vittorie nel 2017 del presidente Maduro.<br />
Potremmo anche citare i successi nel campo della politica estera, in particolare lo straordinario tour internazionale del Presidente, nel mese di ottobre, duarnte il quale ha visitato la Bielorussia, l&#8217;Algeria, la Russia e la Turchia, e che si è concluso con importanti accordi bilaterali per vincere la battaglia contro la guerra economica e sociale. O le incessanti trattative da parte del Presidente con i paesi produttori di petrolio (OPEC e non OPEC) che ha permesso, nel 2017, uno spettacolare aumento dei prezzi al barile di oltre il 23%!</p>
<p>Bisogna anche citare la grande offensiva contro la corruzione avviata a novembre scorso con l&#8217;annuncio di diverse decine di arresti tra gli alti ufficiali dirigenti e direttori di PDVSA e Citgo, includendo dirigenti di lato livello. Non era successo niente di simile in cento anni dell&#8217;industria petrolifera venezuelana. Questo è stato senza dubbio la vittoria più discussa del presidente Maduro alla fine del 2017.</p>
<p>Infine, dobbiamo ancora una volta sottolineare che la distruzione dell&#8217;immagine di Nicolás Maduro è l&#8217;obiettivo principale delle campagne di propaganda a livello mondiale pilotate dalle grandi compagnie di comunicazione. Senza dimenticare la guerra permanente digitale nella sfera di Internet attraverso piattaforme multiple sul Web, e le reti sociali come Facebook, Twitter, WhatsApp, Youtube, Instagram, ecc. Tutte queste armi di manipolazione di massa cercano di degradare la figura del Presidente e manipolare la realtà venezuelana. Rendono invisibile il livello di sostegno reale di vasti strati della popolazione al Presidente, e nascondono la violenza dell&#8217;opposizione. L&#8217;obiettivo è politico: sottomettere il Venezuela bolivariano, attore chiave nel sistema-mondo, non solo per la sua grande ricchezza, ma soprattutto, per il suo modello rivoluzionario e sociale. E ovviamente a causa della sua geopolitica, come potenza antimperialista d&#8217;influenza regionale</p>
<p>Finora, tutti questi piani per cacciare Nicolás Maduro hanno fallito. Come egli stesso ha detto: &#8220;L&#8217;imperialismo non è riuscito a soffocare, e non potrà soffocare la Rivoluzione Bolivariana&#8221;. Al contrario, il Presidente è stato rafforzato nel 2017.</p>
<p>Questo gli ha permesso di riprendere l&#8217;iniziativa strategica per la pacificazione del Paese. Con l&#8217;intenzione di difendere i grandi interessi nazionali e aderendo ai principi di onestà e massima umiltà, Nicolás Maduro ha proposto all&#8217;opposizione di sedersi al tavolo dei negoziati e riprendere il dialogo. Questa volta nello scenario neutrale di Santo Domingo. Sulla base del rispetto e del riconoscimento reciproco con l&#8217;idea di ripristinare una negoziazione nazionale permanente come metodo democratico per difendere gli interessi della nazione e per regolare il conflitto che nasce naturalmente dalle differenze politiche nel mezzo di una rivoluzione. Tale progresso verso la pace è stata forse la vittoria più apprezzata del Presidente.</p>
<p>In questo anno eroico, contrassegnato da attacchi brutali e infinite aggressioni, il Chavismo ha dimostrato la sua forza e la sua capacità di eccellere. Ed è riuscito a espandere i consensi, aumentando le forze politiche e sociali a favore della rivoluzione. Eccolo, più solido che mai, un sollievo e una speranza per tutta l&#8217;America Latina. Nonostante i suoi nemici, il presidente Nicolás Maduro ha confermato, con le sue dodici brillanti vittorie del 2017, che continua ad essere, come dicono i suoi ammiratori, &#8220;indistruttibile&#8221;.</p>
<p>di Ignacio Ramonet</p>
<p>da L&#8217;AntiDiplomatico</p>
<p>Fonte: Embajada de la República Bolivariana de Venezuela en Italia</p>
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		<title>Installano in Venezuela l’Assemblea Nazionale Costituente</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Aug 2017 01:19:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un gran ritratto coi volti di Bolivar e Chavez è stato portato dai costituenti Diosdado Cabello, Cilia Flores e Delcy Rodriguez. Anche altri costituenti sostenevano foto e ritratti di entrambi i leader dell'indipendenza e della Rivoluzione Bolivariana. Bisogna ricordare che in gennaio del 2016 l’allora presidente dell'Assemblea Nazionale, deputato Henry Ramos Allup, ordinò togliere dalle installazioni del Palazzo Federale Legislativo l'immagine digitale del Libertador e quella del comandante eterno Hugo Chavez.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10116" alt="imaginesBolivarChavez" src="/files/2017/08/imaginesBolivarChavez.jpg" width="580" height="390" />Nell&#8217;atto di installazione dell&#8217;Assemblea Costituente del Venezuela, i deputati costituenti hanno letto gli articoli della Magna Carta che dirigono il funzionamento di questo potere.</strong></p>
<p>Un gran ritratto coi volti di Bolivar e Chavez è stato portato dai costituenti Diosdado Cabello, Cilia Flores e Delcy Rodriguez. Anche altri costituenti sostenevano foto e ritratti di entrambi i leader dell&#8217;indipendenza e della Rivoluzione Bolivariana.</p>
<p>Bisogna ricordare che in gennaio del 2016 l’allora presidente dell&#8217;Assemblea Nazionale, deputato Henry Ramos Allup, ordinò togliere dalle installazioni del Palazzo Federale Legislativo l&#8217;immagine digitale del Libertador e quella del comandante eterno Hugo Chavez.</p>
<p>I costituenti del potere originario furono accompagnati alla sede legislativa da una moltitudine di venezuelani che questa domenica 30 luglio li hanno scelti nelle votazioni.</p>
<p>Nell&#8217;atto di installazione, il leader socialista Diosdado Cabello ricordò la gesta storica del popolo venezuelano in difesa della libertà e sovranità del paese, di fronte alle minacce colonialiste.</p>
<p>“Il popolo uscì a votare cercando la pace, fu la proposta presentata dal presidente Nicolas Maduro”, disse il leader socialista</p>
<p>L&#8217;ex cancelleria Delcy Rodriguez rimase eletta come presidentessa dell&#8217;Assemblea Costituente, mentre come primo vicepresidente fu eletto l&#8217;ex vicepresidente Aristobulo Isturiz, ed il secondo vicepresidente Isaias Rodriguez.</p>
<p>Negli incarichi di Segretario rimase eletto Fidel Vasquez, e la Sottosegretaria è Carolis Perez; questi incarichi furono approvati all&#8217;unanimità tra tutti i membri dell&#8217;Assemblea Nazionale Costituente.</p>
<p>La direzione giurò davanti alla Costituzione di mantenere la lotta per l&#8217;indipendenza e compiere le risoluzioni che si voteranno. “Giuro difendere la Patria da qualunque aggressione e minaccia”, ha concluso Delcy Rodriguez.</p>
<p>Da TeleSur</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: EFE e Radio Nacional de Venezuela</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-10117" alt="apoyo-a-la-constituyente-580x326" src="/files/2017/08/apoyo-a-la-constituyente-580x326.jpg" width="580" height="326" /></p>
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