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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Hugo Chávez</title>
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		<title>Cuba ribadisce la sua disponibilità a continuare ad espandere la collaborazione con i membri dell&#8217;ALBA-TCP</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2020 18:58:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cuba reitera la sua completa disposizione a continuare ad ampliare la collaborazione nell'area della Salute Pubblica coi membri dell'ALBA-TCP, che potrebbe incentrarsi nell'assistenza epidemiologica e nella trasmissione di esperienze acquisite nella lotta contro la COVID-19. Nella nostra nazione, abbiamo potuto ottenere risultati favorevoli con una messa a fuoco propria a livello medico, che include l'uso clinico di medicine biotecnologiche innovatrici che, ratifico, abbiamo la volontà di condividere coi paesi dell'Alleanza.    ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11833" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11833" alt="Foto: @ALBATCP_Cuba" src="/files/2020/12/diaz-canel-alba-580x326.jpg" width="580" height="326" /><p class="wp-caption-text">Foto: @ALBATCP_Cuba</p></div>
<p>DISCORSO DEL PRESIDENTE MIGUEL DÍAZ-CANEL BERMÚDEZ NEL XVIII FORUM DELL&#8217;ALBA-TCP, 14 dicembre 2020</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Illustri Capi di Stato e di Governo, capi di delegazioni che c&#8217;accompagnano:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ringraziamo la sorella Repubblica Bolivariana del Venezuela, per l&#8217;opportunità di riunirci per celebrare questo XVIII Forum dell&#8217;Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America-Trattato di Commercio dei Popoli (ALBA-TCP) e la commemorazione del XVI anniversario della sua fondazione da parte del Comandante in Capo, Fidel Castro Ruz, ed il Presidente Hugo Chávez Frias. Si svolge in un formato online che c&#8217;impone la pandemia del coronavirus e le misure di biosicurezza sanitaria che c&#8217;obbliga ad applicare in ognuno dei nostri paesi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Permettetemi di trasmettere le nostre più sentite condoglianze ai popoli ed ai governi del Nicaragua e di altre nazioni sorelle dell&#8217;America Centrale recentemente colpite da uragani devastatori. Ci dispiace profondamente per i danni causati e reiteriamo loro la nostra sincera solidarietà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ratifico oggi il nostro appoggio invariato al fratello popolo nicaraguense che, sotto l&#8217;abile conduzione del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale e la leadership del Comandante Daniel Ortega Saavedra, ha difeso degnamente i notevoli risultati raggiunti negli ultimi anni nell&#8217;ordine economico e sociale, nonostante le minacce, sanzioni ed azioni interventiste del governo degli Stati Uniti. La patria di Sandino potrà contare, in qualunque circostanza, con l&#8217;amicizia ed impegno incondizionati del popolo cubano e la sua Rivoluzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Condividiamo l&#8217;immensa allegria della reincorporazione dello Stato Plurinazionale della Bolivia a questa Alleanza, rappresentato dal suo presidente, il compagno Luis Arce, a chi reitero i nostri complimenti, come al compagno David Choquehuanca, fino a poco fa Segretario Esecutivo dell&#8217;ALBA, per l&#8217;impressionante vittoria del MAS-IPSP.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel Forum anteriore, celebrato il 14 dicembre 2019, l&#8217;Alleanza ha espresso con chiarezza assoluta ed in modo contundente la sua condanna al golpe di Stato contro il Governo costituzionale del compagno Evo Morales Ayma, espressione inequivocabile della strategia imperialista degli Stati Uniti, diretta a distruggere la libera determinazione dei nostri popoli in funzione delle sue pretese egemoniche.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un&#8217;altra volta l&#8217;eroico popolo boliviano ha fatto storia riprendendo il cammino verso la costruzione di una società più giusta, inclusiva ed umanista. Quello stesso popolo ha abbracciato con giubilo il ritorno del compagno Evo Morales alla sua patria, fatto che ci ha riempito di allegria e di speranza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Allo stesso modo, l&#8217;indiscutibile vittoria raggiunta dal Gran Polo Patriottico nelle elezioni legislative, celebrate lo scorso 6 dicembre in Venezuela, riflette l&#8217;appoggio popolare al processo rivoluzionario bolivariano e chavista, diretto dal compagno Nicolás Maduro Moros, ed assesta un duro colpo alla strategia destabilizzante dell&#8217;imperialismo e della destra regionale ed internazionale contro quella sorella nazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ratifichiamo in questo nostro forum l&#8217;appoggio e la solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana e l&#8217;unione civico-militare che difende il valoroso popolo venezuelano, come la volontà di continuare ad offrire la nostra cooperazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Inoltre, reitero i nostri complimenti ai primi Ministri di San Vicent e le Grenadine e San Kitts e Nevis, Ralph Gonsalves e Timothy Harris, per i loro trionfi nelle elezioni generali e le loro rielezioni come capi di Governo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Stimati fratelli:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Abbiamo vissuto un anno molto complesso e pieno di sfide. La pandemia della COVID-19 ci ha obbligati a sviluppare meccanismi di adattamento ad una nuova realtà che impone sfide immense ai nostri sistemi di salute ed alle nostre economie, che richiedono soluzioni e messe a fuoco creative che privilegino la cooperazione e la solidarietà tanto all&#8217;interno dei nostri paesi come a livello regionale ed internazionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In un momento di profonda crisi multidimensionale, nel quale si necessita più che mai la cooperazione globale, abbiamo osservato come i paesi più ricchi occidentali hanno cercato di concentrare per loro stessi i mezzi necessari per combattere la malattia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In un momento nel quale risulta indispensabile lo scambio di informazioni e conoscenze scientifiche, come l&#8217;appoggio all&#8217;Organizzazione Mondiale della Salute, gli USA screditano e boicottano detta organizzazione, mentre manipolano i <span style="color: #000000">pochi </span>aiuti che ha offerto, basandosi su criteri politici egoisti, quando sono in gioco le vite di milioni di esseri umani nel mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le conseguenze economiche e sociali della pandemia risultano ancora più gravi per i paesi in via di sviluppo, dal momento che dispongono risorse e capacità limitate per fare fronte alla situazione attuale, mentre trascinano imperfezioni strutturali e dipendenza economica, derivate dell&#8217;ingiusto ordine mondiale imperante.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Proprio quando è più perentoria la solidarietà, risorgono conflitti e si esaspera l&#8217;egoismo, in un contesto nel quale i modelli che danno priorità al mercato e non all&#8217;uomo, hanno dimostrato la loro incapacità di amministrare in maniera effettiva uno scenario di crisi sanitaria e socioeconomica globale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In mezzo alla complessa situazione internazionale provocata dalla COVID-19, a dispetto delle campagne dell&#8217;attuale governo statunitense contro la cooperazione medica che Cuba offre e dell&#8217;estrema recrudescenza del blocco economico, commerciale e finanziario, dimostriamo un&#8217;altra volta che l&#8217;internazionalismo e la cooperazione internazionale risultano il rimedio più effettivo per affrontare la pandemia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cuba ha condiviso la sua esperienza nel trattamento delle epidemie, ed ha inviato 53 Brigate Mediche in 39 paesi per collaborare nei lavori di lotta e prevenzione della COVID-19, con più di 3 mila professionisti e tecnici della salute, che hanno salvato migliaia di vite e confermano la massima martiana che Patria è Umanità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;altruismo ed il disinteresse dimostrato dai medici e dai tecnici cubani della salute di fronte alla pandemia, li ha resi meritevoli del rispetto e dell&#8217;ammirazione di tutti quei popoli, ai quali ringraziamo profondamente per la calorosa accoglienza brindata ai nostri eroi dai camici bianchi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cuba reitera la sua completa disposizione a continuare ad ampliare la collaborazione nell&#8217;area della Salute Pubblica coi membri dell&#8217;ALBA-TCP, che potrebbe incentrarsi nell&#8217;assistenza epidemiologica e nella trasmissione di esperienze acquisite nella lotta contro la COVID-19.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nella nostra nazione, abbiamo potuto ottenere risultati favorevoli con una messa a fuoco propria a livello medico, che include l&#8217;uso clinico di medicine biotecnologiche innovatrici che, ratifico, abbiamo la volontà di condividere coi paesi dell&#8217;Alleanza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cuba sviluppa in forma accelerata quattro progetti vaccinali contro la pandemia. I nostri scienziati realizzano tutti i loro sforzi per metterli a disposizione il prossimo anno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fratelli:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo Forum si celebra in mezzo ai tentativi degli USA di imporre nuovamente la Dottrina Monroe in opposizione al Proclama dell&#8217;America Latina e dei Caraibi come Zona di Pace.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ci riuniamo nel bel mezzo dell&#8217;accumulazione e del rafforzamento delle misure coercitive unilaterali applicate dal Governo degli Stati Uniti contro alcuni dei paesi dell&#8217;Alleanza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I nostri fratelli venezuelani e nicaraguensi hanno sofferto la crudeltà di misure coercitive multiple ed illegali, applicate col proposito di asfissiare queste nazioni economicamente e generare un clima di instabilità interna che giustifichi l&#8217;ingerenza ed eventuali rischi golpisti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cuba e la sua Rivoluzione Socialista sono state anche obiettivi prioritari di questa politica ostile degli Stati Uniti verso processi rivoluzionari e progressisti della regione. Questa strategia si è venuta manifestando con forza attraverso misure di fustigazione economica e finanziaria con impatto extraterritoriale. Allo stesso tempo l&#8217;imperialismo ed i settori anti-cubani sponsorizzati dall&#8217;attuale governo che va già in ritirata, cercano disperatamente di promuovere l&#8217;instabilità sociale e politica a Cuba, mediante l&#8217;organizzazione, finanziamento e conduzione di campagne di menzogne, show mediatici ed atti sovversivi ed illegali nel nostro territorio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non è nulla di nuovo che l&#8217;attuale governo degli USA protegga e tolleri l&#8217;organizzazione e la sponsorizzazione di atti terroristici, di sabotaggio e di infrazione della legge contro il nostro paese dal loro territorio. Non ci sorprende l&#8217;insolenza e la mancanza di scrupoli con le quali i suoi diplomatici tentano di interferire nei nostri temi interni in franca violazione di quanto stabilito nella Convenzione di Vienna, strumento che dirige le relazioni diplomatiche tra gli Stati dal 1961.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il nostro popolo ha respinto con chiarezza e forza i più recenti tentativi di fabbricare, con l&#8217;aiuto delle reti digitali e la gran stampa al servizio dell&#8217;imperialismo, azioni di guerra non convenzionale per precipitare il chiamato cambiamento di regime e la distruzione della Rivoluzione Cubana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Abbiamo dimostrato in innumerabili occasioni durante la nostra storia che non cediamo davanti alle pressioni od ai ricatti e che queste formule non sono né saranno effettive contro un popolo unito, di convinzioni profonde, orgoglioso della sua tradizione di lotta e cosciente della sua responsabilità nella difesa della sovranità e dell&#8217;indipendenza della nostra patria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cari compagni:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;ALBA-TCP ha celebrato lo scorso 10 giugno la “Conferenza di Alto Livello su Economia, Finanze e Commercio nella cornice della COVID-19” che ha sviluppato un piano di lavoro nella tappa della pandemia e la proposta di un&#8217;Agenda Economica, Commerciale e Finanziaria del nostro meccanismo integratore. Dobbiamo avanzare nella sua implementazione col fine di raggiungere risultati superiori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il 29 giugno 2020, la nostra Alleanza ha celebrato il XX Consiglio Politico ed il X Consiglio Economico che ci ha permesso mettere a punto i nostri progetti strategici e tracciarci nuove rotte di azione per ottenere di più e migliorare i risultati, in un minore lasso di tempo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È per ciò che, attraverso il dialogo fraterno e diafano, coordineremo idee ed azioni che traccino un cammino che ci permetta di continuare ad avanzare nei nostri propositi di fortificare la cooperazione, la solidarietà, l&#8217;unità, l&#8217;integrazione e la difesa della pace nella regione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le parole espresse dal Comandante in Capo, Fidel Castro, nell&#8217;atto di costituzione della Brigata Internazionalista dei Medici Cubani Henry Reeve, possono riflettere molto bene oggi il senso dell&#8217;ALBA e la nostra direzione strategica, cito: “Noi dimostreremo che c&#8217;è una risposta a molte delle tragedie del pianeta. Noi dimostriamo che l&#8217;essere umano può e deve essere migliore. Noi dimostriamo il valore della coscienza e dell&#8217;etica.”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Molte grazie&#8221;.</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Andate all’inferno, yankee di merda!</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Apr 2020 23:58:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fermiamoci un momento, per adesso, riguardo le riflessioni che stavamo realizzando in articoli anteriori sulla nostra prima vita insieme al Comandante Chavez, data la necessità di riferirci al nuovo assalto del governo suprematista di Donald Trump contro il Popolo del Venezuela e le sue istituzioni; un'azione che si iscrive negli sforzi permanenti che realizza il decadente impero statunitense per tentare di distruggere il progetto di ampie trasformazioni che le venezuelane ed i venezuelani stanno sviluppando dall'anno 1999, quando il leader storico della Rivoluzione Bolivariana ha assunto per la prima volta la Presidenza della Repubblica.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-11444" alt="hugo-chavez-boina-roja-580x326" src="/files/2020/04/hugo-chavez-boina-roja-580x326.jpg" width="580" height="326" />I</p>
<p><strong>Fermiamoci un momento, per adesso, riguardo le riflessioni che stavamo realizzando in articoli anteriori sulla nostra prima vita insieme al Comandante Chavez, data la necessità di riferirci al nuovo assalto del governo suprematista di Donald Trump contro il Popolo del Venezuela e le sue istituzioni; un&#8217;azione che si iscrive negli sforzi permanenti che realizza il decadente impero statunitense per tentare di distruggere il progetto di ampie trasformazioni che le venezuelane ed i venezuelani stanno sviluppando dall&#8217;anno 1999, quando il leader storico della Rivoluzione Bolivariana ha assunto per la prima volta la Presidenza della Repubblica.  </strong><br />
Di fronte a questo prolungato e brutale assalto, allora come adesso, il Governo ed il Popolo Bolivariano hanno mantenuto una ferma posizione di difesa della sovranità ed indipendenza nazionale, il bene più pregiato che abbiamo riconquistato dopo 200 anni, come ha detto il Comandante Chavez nel Piano della Patria; una posizione che è stata conseguente, inoltre, quando la stabilità di altri paesi fratelli della Nostra America Latino-Caraibica, è stata minacciata da chi insiste nel considerarci il suo patio posteriore.</p>
<p>II</p>
<p>Ricordiamo come il leader storico della Rivoluzione Bolivariana ha annunciato l’11 settembre dell&#8217;anno 2008, in un incontro di presentazione ed appoggio alle candidate ed ai candidati del Partito Socialista Unito del Venezuela (Psuv) al Governo ed ai Comuni dello stato Carabobo; che il Governo Bolivariano concedeva un termine di 72 ore all’allora ambasciatore gringo in Venezuela, Patrick Duddy, affinché abbandonasse il nostro paese; ordinando, contemporaneamente, il ritorno immediato alla Patria del compagno Bernardo Alvarez, che si sdebitava come Ambasciatore Venezuelano a Washington.</p>
<p>Il Comandante Chavez adottava questa misura in solidarietà col fratello popolo boliviano ed il compagno Presidente Evo Morales, il cui governo manteneva una dura disputa diplomatica con quello degli Stati Uniti, per la loro intromissione nei temi interni di questo paese, come normalmente succede, in appoggio ai settori di destra genuflessi ai propositi imperiali. Sia La Paz che Washington avevano espulso i loro rispettivi rappresentanti diplomatici.</p>
<p>Così, durante l&#8217;incontro, che abbiamo appena menzionato, il nostro Comandante Eterno ha detto: “Vadano all’inferno, yankee di merda, che qui c&#8217;è un Popolo degno…noi siamo i figli di Bolivar, i figli di Guaicaipuro, i figli di Tupac Amaru, e siamo risoluti ad essere liberi…Se venisse qualche paese, se venisse qualche aggressione contro Venezuela, allora non ci sarà petrolio né per il Popolo né per il governo degli Stati Uniti, noi, yankee di merda, sappiatelo, siamo risoluti ad essere liberi, passi quello che passi e ci costi quello che ci costi…”. Senza dubbio, un lascito del Comandante Chavez che continua ad essere completamente vigente.</p>
<p>III</p>
<p>Ed è che il Comandante Chavez è stato un veemente difensore della dignità nazionale e latino-caraibica, minacciata permanentemente dal nemico storico dei nostri Popoli; in questi tempi nei quali l&#8217;umanità intera sta combattendo una battaglia senza precedenti, negli ultimi anni, in cui continuiamo ad essere oggetto dell&#8217;accanimento yankee, caratterizzato in questo momento dall’approfondimento della guerra economica e dalle minacce di invasione militare contro il paese, e dalla pretesa di applicare la “formula Noriega” al Presidente Maduro ed ad altri dirigenti della Rivoluzione Bolivariana.</p>
<p>Orbene, è certo che dopo il golpe di Stato dell&#8217;anno 2002, contro il Governo Bolivariano diretto dal Comandante-Presidente Hugo Chavez, l&#8217;immensa maggioranza delle venezuelane e dei venezuelani -fondamentalmente la classe lavoratrice, le contadine ed i contadini della Patria -, hanno fortificato le loro convinzioni rivoluzionarie, hanno difeso tenacemente il paese, contro ogni avanzata impetuosa del pericoloso vicino del nord, nonché il progetto di trasformazioni profonde proposto dal leader storico della Rivoluzione Bolivariana; oggi sotto la conduzione dal compagno Presidente Nicolas Maduro.</p>
<p>Ovviamente, ciò non significa che si sono risolti i problemi propri della lotta di classe presenti nella società; e che il cammino da quel momento in poi sia stato liscio e senza inciampi. Sappiamo che non è stato così, e che il nostro Popolo, con un alto grado di organizzazione e consapevolezza, ha dovuto affrontare diversi ostacoli, tra i quali ci sono le situazioni generate nel paese dopo il risultato delle elezioni parlamentari di dicembre del 2015.</p>
<p>Proprio per questo, davanti ad un prevedibile scenario della continuità dell&#8217;aggressione gringa, e nonostante abbiamo avanzato molto fino ad ora; è necessario continuare a fortificare la nostra consapevolezza del dovere sociale, affinché non incontrino nessuno spazio le diserzioni, le divisioni e gli anti-valori coi quali le forze controrivoluzionarie pretendono debilitare questo Popolo organizzato e cosciente; dobbiamo essere capaci di sconfiggere definitivamente l&#8217;egoismo, l&#8217;individualismo ed il riformismo; e di blindarci di fronte alla brutale campagna anti-bolivariana sfrenata dalle grandi corporazioni mediatiche mondiali.<br />
Dobbiamo, inoltre, fortificare il ruolo del Partito Socialista Unito del Venezuela (Psuv) e del Gran Polo Patriottico; ed, in maniera particolare, degli e delle dirigenti della rivoluzione, nell&#8217;orientazione e nella formazione che dobbiamo svolgere con l&#8217;eroico e patriota Popolo venezuelano. È chiave il ruolo dell&#8217;avanguardia rivoluzionaria che orienta, dirige ed apprende nella pratica congiunta.</p>
<p>In definitiva, risulta necessario approfittare della congiuntura che stiamo vivendo, davanti al feroce assalto dell&#8217;impero, per continuare a consolidare il nostro movimento civico-militare, sempre di più attecchito nell&#8217;ideologia bolivariana e chavista. È il momento di aggiornare permanentemente il nostro piano strategico per cambiare la società ereditata, nella teoria e nel programma di azione socialista; affinché frema con più forza il sangue ribelle nelle nostre vene e nelle nostre coscienze. Applichiamo, con tutto quello che significa, le tre “R” al quadrato (Revisione, Rettifica e Rilancio, n.d.t.) che ci ha lasciato il Comandante Chavez; e nella difesa del suo lascito, Vinceremo sempre.</p>
<p>di Adan Chavez- da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: AP</p>
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		<title>Bolivia non si arrende!</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Nov 2019 22:53:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Bolivia]]></category>
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		<description><![CDATA[Comincio queste righe, questo sentire bolivariano, con le parole del nostro Comandante Eterno, quando la destra boliviana iniziava la campagna di destabilizzazione contro il governo popolare e democratico del presidente Evo Morales. Questo è successo tredici anni fa, ai tempi della nascente rivoluzione nel paese fratello. Già da allora, l'oligarchia patrocinata dagli USA cospirava per abbattere il progetto di liberazione indigenista in Bolivia, timorosi di perdere i loro privilegi in una nazione con abbondanti risorse minerarie che sono state, durante decadi di obbrobrio, sfruttate unicamente per arricchire le classi poderose, piagando la popolazione di fame, miseria e discriminazione.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11205" alt="Protestas-en-Bolivia-Reuters-580x387" src="/files/2019/11/Protestas-en-Bolivia-Reuters-580x387.jpg" width="580" height="387" />“Se l&#8217;oligarchia latinoamericana, inginocchiata davanti all&#8217;impero statunitense, rompe le regole del gioco ed ignora i diritti sovrani dei popoli, ci starebbero autorizzando ad attivare qualunque meccanismo per restituire ai popoli i loro legittimi diritti. Venezuela non rimane a braccia conserte davanti all&#8217;aggressione contro il popolo fratello di Bolivia”  </strong><br />
<strong>    </strong><br />
<strong>Hugo Chavez, 12 ottobre 2006  </strong></p>
<p>Comincio queste righe, questo sentire bolivariano, con le parole del nostro Comandante Eterno, quando la destra boliviana iniziava la campagna di destabilizzazione contro il governo popolare e democratico del presidente Evo Morales. Questo è successo tredici anni fa, ai tempi della nascente rivoluzione nel paese fratello. Già da allora, l&#8217;oligarchia patrocinata dagli USA cospirava per abbattere il progetto di liberazione indigenista in Bolivia, timorosi di perdere i loro privilegi in una nazione con abbondanti risorse minerarie che sono state, durante decadi di obbrobrio, sfruttate unicamente per arricchire le classi poderose, piagando la popolazione di fame, miseria e discriminazione.</p>
<p>Il golpe di stato in Bolivia espressa le pretese permanenti imperialiste di reimpiantare le politiche neoliberali nel continente, come l’hanno fatto dove la più rancida borghesia ha ripreso il potere (Brasile, Cile, Argentina). Sono quelle politiche anti-popolari che erano state interrotte dai governi rivoluzionari e democratici in America latina, inspirati dal progetto liberatore bolivariano del Comandante Chavez.</p>
<p>Nella nazione dell&#8217;altopiano, la figlia prediletta del Libertador, Simon Bolivar, sotto la conduzione del compagno Evo, si erano prodotti grandi cambiamenti in favore dei più necessitati, della popolazione indigena, dei lavoratori e delle lavoratrici, dei contadini e delle contadine. Il recupero, da parte dello Stato, di grandi aziende strategiche che erano state privatizzate, come quella degli idrocarburi, dell’elettricità e delle telecomunicazioni, era riuscito ad aumentare l&#8217;entrata delle risorse per distribuirle nell&#8217;investimento pubblico, nella salute e nell&#8217;educazione, diminuendo i livelli di povertà nei quali era stato sommerso il popolo boliviano per molti anni.</p>
<p>Allo stesso modo, la crescita economica sperimentata durante gli anni di governo progressista, è un esempio dei grandi risultati nei 14 anni di gestione di Evo morales, che i grandi mezzi internazionali hanno voluto occultare.</p>
<p>Non solo nell&#8217;ambito della vita materiale sono state le conquiste dei boliviani che oggi i golpisti pretendono cancellare. La democrazia partecipativa, il riconoscimento ed il protagonismo dei popoli indigeni, le lotte contro la discriminazione di genere, la rivendicazione dei movimenti sociali, sono importanti vittorie che i boliviani e le boliviane hanno ottenuto in questi anni di costruzione dello Stato Plurinazionale.</p>
<p>Sono questi i grandi sviluppi popolari per i quali il più poderoso impero di tutti i tempi ha spinto l&#8217;azione interventista in Bolivia. Così è successo storicamente: lì dove i popoli cominciano a forgiare la loro sovranità, l&#8217;imperialismo interviene per proteggere i suoi interessi.</p>
<p>Per non andare molto lontano, ripassiamo solamente la relazione dei golpe di stato in America Latina e nei Caraibi dall’inizio del XXI secolo, e nella cornice dei processi di liberazione continentale (ognuno con la sua particolarità, e tutti incorniciati dentro la strategia di “golpe non violento” che però alla fine scoppiano sempre in violenza): Venezuela, nell&#8217;anno 2002; Haiti, nel 2004; Honduras nel 2009: Brasile nell&#8217;anno 2016. Bisogna aggiungere il tentativo per abbattere Rafael Correa, in Ecuador, nell&#8217;anno 2010, e la permanente aggressione contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela, i tentativi golpisti ed i tentativi di omicidio del presidente fortunatamente frustrati. Tutto un prontuario interventista con la collaborazione dell&#8217;OSA, organismo nefasto che invece di rappresentare i paesi di questo continente, si è trasformato in complice fedele degli USA.</p>
<p>Ma né Bolivia, né i popoli latinoamericani e caraibici, che hanno elevato la loro coscienza politica in questi anni di sviluppo progressista, sono rassegnati a consegnare la loro sovranità, a perdere le loro conquiste, a retrocedere verso le vie neoliberali (guardate i cileni e le cilene, esigendo la fine dei governi interventisti e la nascita di una nuova costituente; guardate gli argentini e le argentine, che hanno dimostrato il loro scontento contundente col “Macrismo” e si preparano per una nuova tappa di cambiamenti; lo stesso vento di disubbidienza soffia in Brasile ed ad Haiti; il movimento popolare rivoluzionario è in piena insorgenza).</p>
<p>I boliviani ed le boliviane oggi scendono sulle strade de La Paz. Come un solo pugno, che ci ricorda la valanga di popolo che è uscita a riscattare il filo costituzionale a Caracas, il 13 aprile 2002, sono usciti a difendere la rivoluzione indigenista, lo Stato Plurinazionale, i risultati raggiunti; sono usciti a condannare, davanti al mondo, il fascismo sfrenato dai militari del governo de facto; sono usciti, coraggiosamente, alla riconquista dei loro sogni di indipendenza.</p>
<p>La frase del nostro Comandante Eterno, con la quale inizia questo testo, risuona sulle strade della Patria di Bolivar, il cui popolo si è manifestato con tutte le sue forze per il ritorno di Evo in Bolivia, per la continuità della pace ed il buon destino nella nostra nazione sorella.</p>
<p>Evviva il popolo boliviano!<br />
Evviva il presidente Evo Morales!<br />
Evviva lo Stato Plurinazionale della Bolivia!<br />
Vinceremo!</p>
<p>di Adan Chavez Frias</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Reuters</p>
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		<title>Chavez e il XXV Forum di Sao Paulo</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Aug 2019 22:16:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Mettiamo, senza paura, la prima pietra fondamentale della liberazione sudamericana, latinoamericana, caraibica, mondiale”. Così chiudeva il Comandante Chavez, parafrasando il Padre Liberatore, il Forum di San Paulo realizzato a Caracas nell'anno 2012, sottolineando la necessità di passare a una nuova tappa di azioni concrete nella difesa della sovranità dei nostri popoli.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11064" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11064" alt="I venezuelani celebrano il trionfo elettorale del presidente del Venezuela, Hugo Chavez, domenica 7 ottobre 2012, di fronte al palazzo di Miraflores, a Caracas. Foto: Boris Vergara/EFE" src="/files/2019/08/Chavismo-en-Venezuela-580x329.jpg" width="580" height="329" /><p class="wp-caption-text">I venezuelani celebrano il trionfo elettorale del presidente del Venezuela, Hugo Chavez, domenica 7 ottobre 2012, di fronte al palazzo di Miraflores, a Caracas. Foto: Boris Vergara/EFE</p></div>
<p><strong>“Mettiamo, senza paura, la prima pietra fondamentale della liberazione sudamericana, latinoamericana, caraibica, mondiale”. Così chiudeva il Comandante Chavez, parafrasando il Padre Liberatore, il Forum di Sao Paulo realizzato a Caracas nell&#8217;anno 2012, sottolineando la necessità di passare a una nuova tappa di azioni concrete nella difesa della sovranità dei nostri popoli.</strong></p>
<p>Pochi giorni fa, la Patria di Bolivar e Chavez hanno riunito di nuovo i lottatori e le lottatrici del mondo nel XXV incontro di questo Forum, che compie ormai 29 anni, come spazio di convergenza della lotta contro il sistema capitalista e che quest&#8217;anno rende omaggio al leader storico della Rivoluzione Bolivariana nel 65° anniversario della sua nascita.</p>
<p>Questa edizione si basa anche sulla piattaforma solidale con il popolo del Venezuela, che si mantiene fermo, leale all&#8217;eredità del Comandante Chavez ed al governo del Presidente Nicolas Maduro, di fronte agli attacchi imperiali con cui pretendono piegarlo.</p>
<p>Questa fermezza è il risultato della coscienza politica acquisita nei tempi di un progetto continentale, che ha cominciato a crescere con la Rivoluzione Bolivariana e che ha ispirato le esperienze di governo progressiste nella regione. Questi progetti, ognuno con caratteristiche proprie, hanno permesso per la prima volta che i popoli avessero la possibilità di eleggere il proprio destino e partecipare nel disegno delle politiche centrate nel benessere delle maggioranze, che prima erano escluse.</p>
<p>L&#8217;unità è stata un fattore essenziale per queste conquiste. Tutto ciò non sarebbe stato possibile in modo isolato, senza le politiche di integrazione che, come l&#8217;ALBA, hanno permesso di articolare sforzi e risorse per stabilire meccanismi effettivi di cooperazione in diverse aree.</p>
<p>Mentre la rinnovata alleanza delle oligarchie nazionali e l&#8217;imperialismo statunitense minacciano di cancellare le conquiste raggiunte e si riprende la perversa Dottrina Monroe per cercare di dominarci, è imperativa l&#8217;articolazione di tutte le forze progressiste per la costruzione di una piattaforma anti-egemonica, anti-imperialista, solidale, cosciente e organizzata, che fermi i piani di restaurazione neo liberale che gli USA sono disposti ad imporre con sangue e fuoco ai nostri popoli.</p>
<p>Continuiamo in Rivoluzione permanente per difendere l&#8217;America Nostra. Coordiniamo, per ottenerlo, gli sforzi dei governi progressisti, dei partiti di sinistra e dei movimenti sociali del continente.</p>
<p>Si, si può.</p>
<p>La vittoria di Lobez Obrador in Messico, le manifestazioni contundenti per la libertà di Lula, le proteste in Argentina contro le misure antipopolari di Macri, la vittoria del popolo portoricano nella sua battaglia per la dignità, la ferma resistenza del popolo del Nicaragua per sconfiggere le azioni criminali dell&#8217;opposizione ed i progressi della rivoluzione indigenista del valoroso compagno Evo Morales, sono la dimostrazione di questo. Mentre, nostra sorella da sempre, la Cuba di Martì e di Fidel, rimane incolume nella sua battaglia anti-imperialista e sulla strada verso l&#8217;edificazione del socialismo.</p>
<p>La lotta anti-imperialista è una lotta continentale che, come si esprime nel Consenso della Nostra America, deve confluire verso “un esaustivo processo di integrazione economica e sociale”. Il migliore omaggio al nostro Comandante Eterno, la cui eredità ci ha ispirati nel segno del XXV Forum di Sao Paulo, è avanzare senza vacillare per le strade dell&#8217;integrazione che i popoli reclamano per costruire un mondo migliore; “il futuro di un mondo multipolare in pace, risiede in noi&#8230; per difenderci dal nuovo colonialismo, e raggiungere l&#8217;equilibrio dell&#8217;universo che neutralizzi l&#8217;imperialismo e l&#8217;arroganza”.</p>
<p>Con Bolivar e Chavez, Vinceremo!</p>
<p>di: Adan Chavez Frias, fratello del Comandante Eterno ed ambasciatore venezuelano a Cuba</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Marco Bertorello</p>
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		<title>Josè Manuel Zelaya: “Come non hanno potuto vincere contro Cuba, non potranno neanche col Venezuela”</title>
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		<pubDate>Fri, 31 May 2019 21:34:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un golpe militare, al vecchio stile, è scoppiato all'alba del 28 giugno 2009, in Honduras. Sono passati già dieci anni da quel golpe di Stato che ha abbattuto il presidente costituzionale della Repubblica, Josè Manuel Zelaya Rosales. Oggi ho l'immenso privilegio di conversare, via telefonica, con l'ex presidente Zelaya, che gentilmente ha accettato di rispondere alle mie domande.  
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11011" alt="manuel-zelaya" src="/files/2019/05/manuel-zelaya.jpeg" width="580" height="330" />Un golpe militare, al vecchio stile, è scoppiato all&#8217;alba del 28 giugno 2009, in Honduras. Sono passati già dieci anni da quel golpe di Stato che ha abbattuto il presidente costituzionale della Repubblica, Josè Manuel Zelaya Rosales.  </strong></p>
<p>Oggi ho l&#8217;immenso privilegio di conversare, via telefonica, con l&#8217;ex presidente Zelaya, che gentilmente ha accettato di rispondere alle mie domande.</p>
<p>Buona sera, signore Manuel Zelaya! Un saluto da Cuba. La mia prima domanda è:</p>
<p>–Se potesse ritornare indietro nel tempo, dieci anni fa, che cosa farebbe e che non farebbe un&#8217;altra volta? Quale crede sia stato il suo principale errore politico, ed il suo maggiore successo?</p>
<p>“Sono il popolo e la storia quelli che dettano le forme od i risultati che si sono ottenuti. Secondo la CEPAL (Commissione Economica per l&#8217;America Latina), nei tre anni e mezzo di governo che sono stato onorato di presiedere, un governo liberale del potere cittadino, si sono ottenuti i migliori risultati nelle crescite economiche, sociali e democratiche; competitività; riduzione della povertà; minore deficit fiscale; minore debito estero della storia di Honduras. Allora, facciamo eco a quelle parole bibliche: ‘Per i miei frutti mi conoscerete’”.</p>
<p>–Passati gli anni, lei crede ancora che era il momento opportuno per introdurre “la Quarta Urna?”</p>
<p>“La ‘Quarta Urna’ è un diritto del popolo che è considerato nella Costituzione della Repubblica. È il concetto più elevato della sovranità popolare, è la prima consultazione storica che si faceva in Honduras perché il popolo non è stato mai consultato, solo viene avvisato ed è convocato per marcare una croce sotto le fotografie di persone in un esercizio elettorale. Pertanto, il capitale, il potere, e le suprematiste   onnipresenti, onniscienti ed onnipotenti multinazionali statunitensi ed europee del petrolio, tutto indica che abbiano finanziato il golpe di Stato.<br />
È stato eseguito dai militari, dall&#8217;oligarchia e dal bipartitismo, ma, logicamente, pianificato dalle agenzie di intelligenza statunitensi e dal Comando Sud. Loro hanno distrutto questo esercizio democratico e rivoluzionario che si chiama ‘Quarta Urna’”.</p>
<p>–Perché l&#8217;entrata dell’Honduras nell&#8217;Alba ha causato tanta preoccupazione?</p>
<p>“L&#8217;entrata dell’Honduras nell&#8217;Alba ed in Petrocaribe sono state delle pietre miliari che hanno segnato un momento di indipendenza ed autodeterminazione alle quali hanno diritto i popoli del mondo, secondo le nostre carte costitutive e gli stessi documenti delle Nazioni Unite, hanno provocato la gelosia e l&#8217;irritazione dei falchi di Washington, nel senso che Honduras per la prima volta nella sua storia assumeva azioni di indipendenza, come è associarsi con queste due organizzazioni ed allearsi con Unasur, America del Sud, col presidente Luiz Inacio Lula dà Silva, operaio, socialista, leader del Brasile; col leader della rivoluzione bolivariana Hugo Chavez Frias e Nicolas Maduro. Tutto questo ha portato come conseguenza un&#8217;azione degli Stati Uniti e dell&#8217;oligarchia honduregna, coi militari, per fermare questo progetto di emancipazione del popolo honduregno. Logicamente, hanno paura a cambiare la correlazione di forze tra il capitale ed il lavoro”.</p>
<p>–Perché crede che nonostante le proteste internazionali, non è stato possibile ristabilire il leader nel suo incarico?</p>
<p>“La comunità internazionale non ha denti né artigli, a meno che dietro non ci siano gli interessi delle grandi potenze. In questo caso, gli Stati Uniti si sono dedicati non solo a lavorare nell’ombra per pianificare il golpe di Stato, bensì hanno ostacolato che si ricostruisse questo sistema democratico indipendente che noi stavamo spingendo in Honduras ed in America Latina.”</p>
<p>–Il partito Libre, da lei fondato e presieduto, ha già più di cinque anni. Quali sono le attuali forze e debolezze della sua militanza?</p>
<p>“Il partito Libre sta compiendo già sette anni, ma in sette anni ha vinto due volte le elezioni, e per due volte le hanno rubate sfacciatamente. L&#8217;ultima volta sono venuti gli Stati Uniti a legittimare 5 mila urne che sono apparse “dal taschino della camicia”, “della manica della camicia” nascoste, per poterci rubare le elezioni. Il sistema elettorale honduregno è una truffa. La destra conservatrice honduregna che non può più, oramai, vincere le elezioni, ricorre ai golpe di Stato, alle truffe elettorali, ed ad ogni tipo di crimini pur di mantenere i suoi privilegi.”</p>
<p>–A partire da quello che succede adesso in Venezuela, ed in tutta l&#8217;America Latina, quali sono le speranze della regione per mantenersi come zona di pace?</p>
<p>“Quello che sta succedendo in Venezuela è unicamente l&#8217;ambizione smisurata delle compagnie petrolifere statunitensi per rimanere con le risorse preziose, risorse naturali che ha Venezuela. Ed è la continuità di questo processo di restaurazione conservatrice che gli Stati Uniti hanno pianificato dal 2008; da quando Honduras è entrato nell&#8217;Alba è incominciata la pianificazione. Nel 2009 hanno dato il golpe di Stato, si sono annunciate le sette basi statunitensi in Colombia per circondare Venezuela; poi hanno fatto un altro golpe di Stato in Paraguay, in Brasile, un tentativo di golpe a Correa, a Cristina, ed hanno incominciato tutte le loro macchinazioni per sopprimere i governi socialisti ed impiantare governi fascisti, che sono quelli che stanno governando adesso principalmente l&#8217;America Latina e che sono ritornati perfino, diciamo, a sequestrare l&#8217;OSA, che è sempre stata a loro favore, meno in questi dieci anni, nell&#8217;epoca in cui il socialismo era arrivato a tutta l&#8217;America Latina.</p>
<p>“Ma come non hanno potuto vincere contro Cuba, non potranno neanche col governo rivoluzionario, ed il popolo rivoluzionario erede di Bolivar e di Chavez, ed oggi di Nicolas Maduro. Credo che il mondo intero è attento al discredito ed alla sfacciataggine con cui gli Stati Uniti pretendono dominare i paesi che sianno realmente tentando dei processi di indipendenza e di sviluppo equo in America Latina. Non passeranno!”.</p>
<p>–Infine… Qualche giorno torneremo a vedere Manuel Zelaya come presidente dell’Honduras?</p>
<p>“Io non sono candidato, io sono già stato presidente, non ho perso la mia investitura perché il popolo mi aveva scelto per quattro anni e non mi hanno lasciato finire il mio mandato che è rimasto in sospeso, e così non mi diminuisca chiedendomi se sarò candidato”. (fa una risata)</p>
<p>“Gli Stati Uniti hanno montato una dittatura militare e civile in Honduras, con apparenza legale, ma che ha violentato tutti i processi istituzionali, lo stato di diritto e la Costituzione della Repubblica. È una vergogna, ha impoverito il paese, ha approfondito il modello di sfruttamento neoliberale, e le classi lavoratrici, i più oppressi, i disoccupati, per milioni e per migliaia, stanno chiedendo un ritorno al sistema democratico del paese. Per lo meno, in questo senso, la lotta del partito Libre è una lotta vigente, è una lotta storica e credo che, senza dubbio, se ci saranno elezioni libere, il partito Libre starà assumendo nei prossimi anni la direzione democratica, pacifica, rivoluzionaria, che esige e richiede il popolo honduregno.”</p>
<p>–Molte grazie!</p>
<p>di Adonis Subit Lamí</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Venezuela: la cecità della sinistra</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jan 2019 01:44:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il processo di trasformazione cominciato con Hugo Chávez attraversa – senza dubbio – il suo periodo più difficile. La morte del líder e stratega, la ricomposizione della destra internazionale, gli errori e le contraddizioni del Governo di Nicolás Maduro e l’intensificazione della guerra contro il paese da parte degli Stati Uniti d’America e dei suoi alleati hanno messo il popolo venezuelano in una situazione di scacco matto.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10817" alt="Venezuela-Hugo-Chavez" src="/files/2019/01/Venezuela-Hugo-Chavez.jpg" width="580" height="326" />Il processo di trasformazione cominciato con Hugo Chávez attraversa – senza dubbio – il suo periodo più difficile. La morte del líder e stratega, la ricomposizione della destra internazionale, gli errori e le contraddizioni del Governo di Nicolás Maduro e l’intensificazione della guerra contro il paese da parte degli Stati Uniti d’America e dei suoi alleati hanno messo il popolo venezuelano in una situazione di scacco matto.</strong></p>
<p>Che significa tutto questo? Si sta mettendo sotto prova, in modo radicale, la coscienza e la capacità di resistenza di un popolo che ha provato a costruire un’alternativa al capitalismo; con la complicità della maggioranza degli attori della sinistra mondiale, che non hanno saputo leggere e comprendere la complessità della Rivoluzione Bolivariana.</p>
<p>La situazione attuale in Venezuela risponde ad un’interrelazione di fattori interni ed esterni, che all’apparenza sembrano trovarsi in una situazione negativa per il proseguimento del progetto bolivariano. Malgrado tutto, è necessario comprendere che le analisi sempliciste avanzate dalla sinistra rispetto al paese, non solo sono pericolose, se non dannose.</p>
<p>La posizione facilista che considera fallimentare il progetto Venezuela, un governo autoritario e al solito slogan “Maduro non è Chávez” ovvia per completo il nucleo della Rivoluzione Bolivariana, non riconoscendo l’essenzia dei profondi cambiamenti che si sono vissuti negli ultimi 20 anni e più. Questa posizione contribuisce a invisibilizzare gli sforzi e gli esempi di costruzione di un potere popolare che esistono in Venezuela, e che sono l’evidenza della viabilità della Rivoluzione Venezuelana.</p>
<p>Sono il potere popolare e lo Stato comunale gli strumenti e l’obiettivo, rispettivamente, che ancora si vuole costruire, e quest’audacia ha costato i più feroci attacchi e l’espressione delle peggiori contraddizioni all’interno della stessa Rivoluzione, cui funzionari sembrano non aver superato il burocratismo e i vizi dello Stato borghese. La destra non può permettere che prosperi un’idea che attacchi le basi del sistema attuale e la sinistra, senza essere autocompiacente o cieca, dovrebbe difenderla invece di fare il gioco dei poteri di sempre.</p>
<p>Non è facile quanto accade.<br />
Super – inflazione, peggioramento evidente della qualità di vita, un’economia asfissiata e la maggioranza dei paesi sta chiamando l’intervento straniero, in un “esempio “d’unità” che non si era visto in progetti di solidarietà reale ed emancipazione. Dobbiamo comprendere qualcosa che succede a Venezuela. Una cosa è essere critici e altra cosa è allinearsi ai poteri che vogliono esclusivamente accaparrarsi delle risorse naturali del paese. Essere complici di un possibile intervento è semplicemente imperdonabile per qualsiasi persona che si consideri una persona decente.</p>
<p>La sensazione che abbia il popolo chavista, che ha vissuto in euforia permanente durante i mandati di Chávez (il risveglio, le assunzioni di diritti politici, la costruzione di una coscienza storica e personale e il proprio ruolo come soggetto di trasformazione), oggi è differente: non è uforia, nemmeno esultante allegria, bensì preoccupazione e coscienza serena. Bisogna resistere. L’eredità di Chávez – tra le altre cose &#8211; è un popolo politicizzato e chiaro, che è capace di vedere gli errori del Governo che ha eletto e comprendere che l’opzione della destra e dell’imperialismo non è un’opzione corretta.</p>
<p>Il destino del paese non può e non dev’essere dettato da altri. Se il Governo di Maduro non rettifica suoi errori, il popolo incontrerà il modo per interpellarlo. Questa è la nostra speranza e prerogativa. Potere popolare o nulla! Questa è la sfida. Che la sinistra mondiale non si dimentichi, e che usi il cervello come coloro che stanno orgogliosamente aiutando il Venezuela.</p>
<p>Come dice la famosa frase attribuita al Generale Josè Felix Ribas, prima della Battaglia de la Victoria (Aragua, 1814) “Non possiamo optare tra vincere o morire, è necessario vincere”</p>
<p>Traduzione di Davide Matrone</p>
<p>Articolo tratto da “Revista Crisis” sez. Ecuador</p>
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		<title>Venezuela ha ridotto la povertà estrema del 4,4% nonostante la guerra economica</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jan 2019 01:18:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La narrazione mediatica dominante rappresenta il Venezuela come una nazione fallita portata nel baratro dalle politiche di segno socialista adottate dai governi di Chavez prima e Maduro poi con l’obiettivo di screditare ogni politica che provi a discostarsi dal nefasto neoliberismo. Un’ideologia economica che davvero ha prodotto, e continua a produrre, fame e miseria in ogni angolo del globo dove trova applicazione. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10796" alt="chavez-cara" src="/files/2019/01/chavez-cara.jpg" width="580" height="580" />La narrazione mediatica dominante rappresenta il Venezuela come una nazione fallita portata nel baratro dalle politiche di segno socialista adottate dai governi di Chavez prima e Maduro poi con l’obiettivo di screditare ogni politica che provi a discostarsi dal nefasto neoliberismo. Un’ideologia economica che davvero ha prodotto, e continua a produrre, fame e miseria in ogni angolo del globo dove trova applicazione.</strong></p>
<p>Le difficoltà che vive Caracas sono innegabili, ma occultare scientificamente il ruolo giocato da guerra economica, boicottaggi e azioni di sabotaggio quanto interne che esterne, non serve a comprendere la reale situazione, ma creare ulteriori mistificazioni, utili alla propaganda promossa dagli Stati Uniti che hanno come obiettivo quello di installare a Caracas un governo fantoccio asservito ai voleri di Washington.</p>
<p>I fatti però hanno la testa dura: il vicepresidente con delega alla Pianificazione, Ricardo Menéndez, ha reso noto che il paese latinoamericano è riuscito a ridurre la povertà estrema nelle cinque variabili che compongono questo indicatore.</p>
<p>Fin dal suo inizio, grazie alla Rivoluzione Bolivariana, nonostante la cosiddetta &#8220;guerra economica&#8221; condotta contro il Venezuela negli ultimi anni, «siamo riusciti a ridurre il tasso di povertà estrema al 4,4%, e l&#8217;anno scorso (2018) abbiamo raggiunto una riduzione maggiore per i bisogni di base e insoddisfatti», ha spiegato Menéndez durante l&#8217;incontro di lavoro con i rappresentanti delle Nazioni Unite (ONU) che il presidente Nicolás Maduro ha guidato nella giornata di sabato.</p>
<p>Il funzionario ha detto che questo indicatore era vicino a 12 punti prima dell&#8217;arrivo del presidente Hugo Chávez nel 1998 e ha sottolineato l&#8217;importanza degli investimenti nei programmi sociali che hanno sostenuto lo sviluppo del paese. Investimenti che il Venezuela non ha mai tagliato, al contrario di quanto avviene nei paesi dove vige il paradigma economico neoliberista. Le politiche sociali, la sanità, le prestazioni pensionistiche, infatti, sono le prime vittime delle politiche di austerità. Basta guardare alla Grecia devastata dalla follia dell’Unione Europea, oppure all’Argentina di Macri in America Latina.</p>
<p>Inoltre, Ricardo Menéndez, ha reso noto che il coefficiente di Gini, un indice che misura il livello di disuguaglianza nei paesi, è attualmente pari a 0,38, mentre prima della rivoluzione era 0,49. «L’obiettivo è ridurre il valore a 0,26 entro l&#8217;anno 2025», ha indicato il dirigente venezuelano.</p>
<p>di Fabrizio Verde- da L&#8217;AntiDiplomatico</p>
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		<title>Lottiamo!</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jun 2018 21:17:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questa frase si riassume la speranza viva del nostro popolo che non si arrende davanti alla complessa situazione che viviamo, siamo il popolo dell’ “Uomo delle difficoltà” come si chiamò lui stesso il nostro Padre Bolivar.  In mezzo a questa guerra senza quartiere dell'Imperialismo e delle sue oligarchie lacchè, Venezuela è riuscita a vincere nell'ultima e ben preparata imboscata dell'OSA. Abbiamo avuto successo perché abbiamo dignità e prodezza, abbiamo vinto perché ci siamo guadagnati il rispetto dei paesi della Nostra America. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-10546" alt="Militantes-del-PSUV-580x435" src="/files/2018/06/Militantes-del-PSUV-580x435.jpeg" width="580" height="435" />“Quando più oscura diventa la notte, significa che siamo più vicini all&#8217;alba”.</p>
<p><strong>In questa frase si riassume la speranza viva del nostro popolo che non si arrende davanti alla complessa situazione che viviamo, siamo il popolo dell’ “Uomo delle difficoltà” come si chiamò lui stesso il nostro Padre Bolivar.  In mezzo a questa guerra senza quartiere dell&#8217;Imperialismo e delle sue oligarchie lacchè, Venezuela è riuscita a vincere nell&#8217;ultima e ben preparata imboscata dell&#8217;OSA. Abbiamo avuto successo perché abbiamo dignità e prodezza, abbiamo vinto perché ci siamo guadagnati il rispetto dei paesi della Nostra America.</strong></p>
<p>Nel fragore del confronto ed in attesa delle soluzioni concrete che dobbiamo costruire, per recuperare gradualmente la vita quotidiana della famiglia venezuelana, la generazione d’oro ci riempie di allegria ed orgoglio patrio, con la sua brillante attuazione nei giochi Sud-americani di Cochabamba.</p>
<p>Questo gruppo di giovani è riuscito a battersi per la dignità nazionale di fronte a quelli che pretendono umiliarci nel mondo per essere venezuelani e venezuelane di questo tempo di difficoltà, di resistenza, di lotte, di fucina. Questa è la gioventù venezuelana, dotata, impegnata, degna, patriota. Grazie ragazzi e ragazze per questa aria fresca che avete inviato al nostro paese, dalla sorella Bolivia.</p>
<p>Siamo un paese benedetto e Dio premierà la nostra costanza con la vittoria della pace e della prosperità. Così sarà.</p>
<p>In questo contesto, dobbiamo sottolineare anche la convocazione al IV Congresso del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), fatta dal nostro Presidente Nicolas Maduro, con l&#8217;obiettivo generale di consolidare il corpo di idee e di valori nel territorio, verso il socialismo, e cercare la verità.</p>
<p>Inoltre, il compagno Presidente della Repubblica e del nostro Partito, ha esposto i temi seguenti per il dibattito: la coerenza politica ideologica; la struttura ed il funzionamento dei livelli di direzione;  la costruzione di soluzioni concrete per i principali problemi che c&#8217;angosciano, nella cornice delle sei linee di azione che lui ha orientato; la battaglia internazionale per la verità del Venezuela ed una politica di alleanze e di inclusione nella cornice della definizione del Chavismo come forza storica.</p>
<p>Abbiamo coincidenze piene col dibattito ed i temi esposti, consideriamo che esprimono l&#8217;anelito della donna, dell&#8217;uomo, del giovane e della giovane chavista che milita nelle Unità di Battaglia Bolivar Chavez (UBCH) ed in altre organizzazioni di base del potere popolare. Bisogna ascoltare la domanda crescente della nostra coraggiosa e cosciente militanza che vuole essere ascoltata, proporre soluzioni, essere compresa nella presa di decisioni ed aprirsi uno spazio nei livelli di direzione.</p>
<p>Oggi più che mai è vigente la frase del nostro Comandante Hugo Chavez, nel 2010, “Io il gioco col popolo”. In questa ora, non dobbiamo dubitare, bisogna giocarsela col popolo.</p>
<p>Il nostro compagno Nicolas, ci ha convocati a “Cambiare tutto quello che debba essere cambiato, rinnovare tutto quello che debba essere rinnovato, mediante la critica ed autocritica sana”. Andiamo, compagno, trasformiamo il IV Congresso del PSUV in una gran battaglia di idee per la rinnovazione e la democratizzazione del Partito, affinché si trasformi in un strumento poderoso delle lotte quotidiane del nostro popolo.</p>
<p>È arrivata l&#8217;ora, lottiamo per un PSUV senza esclusioni, dove ci stiamo tutti e tutte, quelli e quelle che l&#8217;abbiamo costruito durante una decade.  Il PSUV siamo tutti e tutte, lottiamo e vinceremo. Che il Congresso Socialista occupi le strade ed apra l&#8217;orizzonte!.</p>
<p>di Elias Jaua</p>
<p>preso da “Horizonte en disputa”</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Venezuela: i compiti immediati</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2018 01:44:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’opposizione venezuelana ha sperperato, questa domenica, una possibilità unica di misurare le forze con il governo di Nicolás Maduro. Se, come dicono i suoi portavoce, dentro e fuori il Venezuela, gli oppositori contano sul favore della stragrande maggioranza della popolazione, perché non hanno presentato una candidatura unica che, forse, avrebbe potuto aprirgli la porta del Palacio de Miraflores e raggiungere, con mezzi istituzionali, la tanta anelata “uscita” del presidente Maduro?]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10099" alt="Maduro-Chávez" src="/files/2017/07/Maduro-Chávez.jpg" width="580" height="424" />L’opposizione venezuelana ha sperperato, questa domenica, una possibilità unica di misurare le forze con il governo di Nicolás Maduro. Se, come dicono i suoi portavoce, dentro e fuori il Venezuela, gli oppositori contano sul favore della stragrande maggioranza della popolazione, perché non hanno presentato una candidatura unica che, forse, avrebbe potuto aprirgli la porta del Palacio de Miraflores e raggiungere, con mezzi istituzionali, la tanta anelata “uscita” del presidente Maduro?</strong></p>
<p>Non l’hanno fatto, e la scusa era che non c’erano garanzie di onestà e trasparenza nel processo elettorale. Hanno dimenticato, o hanno preferito dimenticare, il giudizio dell’ex presidente USA Jimmy Carter -un critico del chavismo- quando, nel 2012, ha detto, nel discorso annuale al Carter Center, che “delle 92 elezioni che abbiamo monitorato, direi che il processo elettorale in Venezuela è il migliore del mondo&#8221;.</p>
<p>Come se ciò non bastasse nei 23 processi elettorali che hanno avuto luogo, da quando Hugo Chávez assunse la presidenza nel 1999, mai si sono presentate prove concrete di frode al Consiglio Nazionale Elettorale. Tutto si è ridotto ad irate dichiarazioni ed accuse infondate, false come le stiamo ascoltando in questi giorni e che sono raccolte e riprodotte all’infinito da quella cloaca puzzolente di ciò che una volta fu il giornalismo: i grandi media egemonici in America Latina, incaricati di disinformare, meticolosamente, l’opinione pubblica.</p>
<p>Perché hanno disertato le elzioni, perché non hanno raccolto il guanto che gli ha lanciato Maduro?</p>
<p>Facile: perché neppure loro credevano alle proprie spacconate. Sapevano che non era vero che la maggioranza dell’elettorato avrebbe sostenuto l’opposizione; erano coscienti che per più proteste e lamentele che suscita la crisi economica e le poco efficaci risposte del governo il popolo venezuelano sa molto bene che gli oppositori sono l’oligarchia, superficialmente aggiornata, che per secoli lo ha oppresso e disprezzato. Così, invece di andare alle urne si sono dedicati a denunciare, in anticipo, che le elezioni sarebbero state fraudolente, un pretesto per evitare che la loro inferiorità numerica rimanesse registrata per sempre. Al posto di ciò hanno scommesso sull’astensione e sulla “via breve” per rovesciare Maduro con mezzi violenti e facendo affidamento sull’efficacia distruttiva delle pressioni internazionali. È la strategia del “cambio di regime” che gli USA promuovono da decenni. In linea con questa, la Casa Bianca si è posta a capo di questa offensiva ed ha ordinato alle sue pedine latinoamericane di lanciare un attacco frontale contro Caracas.</p>
<p>Per sfortuna dell’opposizione, l’astensione è rimasta molto lontana dalla soglia che stava aspettando per, in questo modo, delegittimare il trionfo di Maduro. In realtà questa è quasi identica a quella che si è verificato in Cile nel primo turno delle elezioni presidenziali del 2017, dove il tasso di affluenza alle urne è stato anche del 46%, e non abbiamo sentito alcun pubblicista de impiegato della destra, che sostengono essere giornalisti, strapparsi per questo le vesti e mettere in discussione il trionfo di Sebastián Piñera. Ma una cosa è il Venezuela e un’altra è il Cile; il primo ha la principale riserva petrolifera del mondo, il Cile no.</p>
<p>Un indice comparativo della rappresentatività presidenziale, necessario per calmare le ansie delle anime buone democratiche, lo fornisce il rapporto tra i voti ottenuti da diversi presidenti e la popolazione elettorale. Sebastián Piñera è stato eletto presidente del Cile con il sostegno del 26,5% dell’elettorato; Juan M. Santos con meno ancora, 23,7%; Mauricio Macri, con il 26,8%; Donald Trump con il 27,3% e Nicolás Maduro, domenica scorsa, con il 31,7%. In altre parole, che si parla dell’oltraggio alla democrazia in Venezuela, come lo fa il Cartello di Lima, dovrebbe prima guardare un pò queste cifre e capire cosa esse significano.</p>
<p>Ma la Casa Bianca non sussulta davanti a nulla. Fedele a ciò che una volta disse a un giornalista del New York Times il signor Karl Rove (nel 2003, quando era il principale consigliere di George W. Bush) “noi ora siamo un impero, e quando agiamo, creiamo la realtà”, il governo USA ha creato la “realtà” di una dittatura per un governo che ha convocato 23 elezioni in 20 anni e che nelle due occasioni in cui fu sconfitto riconobbe immediatamente il verdetto delle urne. L’opposizione “democratica” non ha mai riconosciuto le sue sconfitte e ha immerso il paese nel caos e nella violenza di strada nel 2013 e 2017.</p>
<p>Ma gli USA hanno creato tale “realtà” ed i suoi impresentabili lacché di Lima si sono inmediatamente mobilitati per molestare il governo bolivariano e approfondire la crisi in Venezuela.</p>
<p>Non smette di essere una penosa tragicommedia che personaggi screditati come i membri di quella banda pretendono dare lezioni di democrazia al Venezuela bolivariano.</p>
<p>Il governo argentino, guidato da un demagogo che ha promesso mare e monti nella sua campagna per poi non adempiere tutte le sue promesse e che inoltre presiede un governo i cui protagonisti sono milionari che non rimpatriano le loro fortune, convenientemente alloggiate in paradisi fiscali, perché non si fidano nella sicurezza legale … che offre il loro stesso governo! oltre ad aver spazzato via la libertà di stampa e lo stato di diritto; il governo del Messico che, nei 6 anni di Peña Nieto, ha contato 40  giornalisti assassinati, fino a gennaio di quest’anno, e con un processo politico elettorale corrotto sino al midollo dal narcotraffico e dal paramilitarismo, con migliaia di morti e dispersi e dove 43 giovani di Ayotzinapa sono la piccola punta di un gigantesco iceberg di 170000 morti e oltre 35000 dispersi, negli ultimi dieci anni, senza che l’iperattivo segretario generale dell’OSA prendesse nota di quello che per lui è, sicuramente, una sciocchezza; quello della Colombia, un altro governo penetrato dal narco con un presidente che ha sabotato il processo di pace ed ha assistito, impassibile, alla incessante uccisione di leader sociali, a parte della sua provata partecipazione -come Ministro della Difesa- negli omicidi di massa all’epoca di Uribe, i “falsi positivi” e le fosse comuni che continuano ad apparire in tutta la Colombia; il governo del Brasile, presieduto da un conclamato corrotto che ha  progettato un colpo di stato e usurpato la presidenza di quel paese, e che conta sulla rachitica approvazione del solo 3% della popolazione e dello 0,9% delle intenzioni di voto.</p>
<p>Questi sono i personaggi che hanno l’audacia di vituperare il governo di Maduro qualificandoli come una dittatura. Non penso che nessun democratico nel mondo dovrebbe preoccuparsi dell’opinione che possono emettere soggetti con tante dubbie credenziali democratiche.</p>
<p>Pensando al futuro: con la ri-elezione di Maduro assicurata, con l’Assemblea Nazionale Costituente a favore del governo, quasi tutti i governatori e comuni non può esserci alcuna scusa per evitare di lanciare una lotta senza quartiere contro la guerra economica decretata dall’impero ed attaccare a fondo la corruzione (non solo quella praticata dalle grandi società, ma anche quella che purtroppo è radicata in alcuni settori della pubblica amministrazione) e combattere con forza le manovre speculative ed il contrabbando dei grandi agenti economici locali, pedine della strategia indigente progettata da Washington.</p>
<p>Sarebbe suicidal ignorare che le penurie che la popolazione venezuelana sta soffrendo hanno un limite. La bassa affluenza alle urne, questa domenica, è stato un segnale precoce di tale malcontento ed un pericoloso approccio a quel limite.</p>
<p>Il governo, con il potere che accumula nelle sue mani, deve agire, senza indugio, su due fronti: il politico, per resistere a una nuova ed imminente assalto dell’impero, che può giungere ad essere violento e che per farlo fallire sarà necessario approfondire l’organizzazione e coscienza del campo popolare. Ed il fronte economico, per risolvere i problemi della carenza, della scarsità, del circolante ed inflazione. In una parola: è necessario correggere la rotta e migliorare la qualità della gestione della politica economica per evitare che le penurie del popolo si convertano in delusione e questa, in assenza di una soluzione ai problemi, nella nausea che apre le porte alla rabbia de alla violenza. E, per favore, evitare per ora di impigliarsi in sterili discussioni sul cambio della matrice produttiva della rendita petrolifera e su tutto ciò che lo circonda. Questo è un programma di cambio strutturale che, con un pò di fortuna, per concretizzarsi richiede quindici o venti anni di continuità politica.</p>
<p>Pertanto, bisogna concentrarsi sui compiti immediati, almeno per ora. I problemi economici che colpiscono la popolazione e che il governo deve risolvere sono a brevissimo termine, oggi e domani, di una settimana al massimo. Se questi sforzi fallissero il futuro del governo di Nicolas Maduro potrebbe essere seriamente indebolito e la sua stabilità entrerebbe in una zona di pericolo imminente.</p>
<p>di Atilio Boron, dal suo blog</p>
<p>traduzione di Francesco Monterisi</p>
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		<title>Fidel Castro: “Chavez è un educatore infaticabile”</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Mar 2018 00:12:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Da molto tempo ho la più profonda convinzione che, quando la crisi arriva, i leader sorgono. Così è sorto Bolivar quando l'occupazione della Spagna da parte di Napoleone e l'imposizione di un re straniero hanno creato le condizioni propizie per l'indipendenza delle colonie spagnole in questo emisfero. Così è sorto Martì, quando è arrivata l'ora propizia per l'esplosione della Rivoluzione indipendentista a Cuba. Così è sorto Chavez, quando la terribile situazione sociale ed umana in Venezuela e nell'America Latina determinava che il momento di lottare per la seconda e vera indipendenza era arrivato.”  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10414" alt="Fidel-Castro-y-Hugo-Chávez-" src="/files/2018/03/Fidel-Castro-y-Hugo-Chávez-.jpg" width="406" height="580" />Atto di riconoscimento con l&#8217;Ordine Carlos Manuel de Cespedes al Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Hugo Rafael Chavez Frias, nel X Anniversario della sua prima visita a Cuba. Teatro Carlos Marx, 14 dicembre 2004.</strong></p>
<p>“Da molto tempo ho la più profonda convinzione che, quando la crisi arriva, i leader sorgono. Così è sorto Bolivar quando l&#8217;occupazione della Spagna da parte di Napoleone e l&#8217;imposizione di un re straniero hanno creato le condizioni propizie per l&#8217;indipendenza delle colonie spagnole in questo emisfero. Così è sorto Martì, quando è arrivata l&#8217;ora propizia per l&#8217;esplosione della Rivoluzione indipendentista a Cuba. Così è sorto Chavez, quando la terribile situazione sociale ed umana in Venezuela e nell&#8217;America Latina determinava che il momento di lottare per la seconda e vera indipendenza era arrivato.”</p>
<p>“[…] tu hai detto dieci anni fa che non meritavi gli onori che stavi ricevendo da quelli che avevano riconosciuto in te le qualità di un gran rivoluzionario, quando sono incominciate ad arrivare le notizie della tua storia, della tua condotta e delle tue idee, mentre eri in prigione nel carcere di Yare.”</p>
<p>“La tua capacità organizzativa, il tuo carisma con gli ufficiali giovani, la tua nobiltà e fermezza nell&#8217;avversità, ti facevano creditore di questi e molti altri onori.”</p>
<p>“Hai promesso di ritornare un giorno con propositi e sogni realizzati. Sei ritornato come un gigante, non solo oramai come leader del processo rivoluzionario vittorioso del tuo paese, ma anche come una personalità internazionale rilevante, amata, ammirata e rispettata da molti milioni di persone nel mondo, ed in modo speciale dal nostro popolo.”</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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