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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; golpe di stato</title>
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		<title>Senza quorum, Jeanine Añez si dichiara presidentessa di Bolivia</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Nov 2019 02:19:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Senza contare sul quorum necessario, la senatrice di opposizione Jeanine Añez ha assunto oggi la presidenza della Camera Alta e si è dichiarata presidentessa interina di Bolivia, dopo il golpe di stato ad Evo Morales. Ma il gruppo del Movimento Al Socialismo (MAS) non era presente nella sessione, perché hanno chiesto garanzie per assistere, con lo scopo di lavorare in un'uscita costituzionale. Su molti di loro pesano minacce di morte ed altri non sono arrivati per i blocchi delle strade.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11193" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11193" alt="Jeanine Añez" src="/files/2019/11/SenadoraJeanineAnezBolivia.jpg" width="580" height="386" /><p class="wp-caption-text">Jeanine Añez</p></div>
<p><strong>Senza contare sul quorum necessario, la senatrice di opposizione Jeanine Añez ha assunto oggi la presidenza della Camera Alta e si è dichiarata presidentessa interina di Bolivia, dopo il golpe di stato ad Evo Morales.</strong></p>
<p>Ma il gruppo del Movimento Al Socialismo (MAS) non era presente nella sessione, perché hanno chiesto garanzie per assistere, con lo scopo di lavorare in un&#8217;uscita costituzionale. Su molti di loro pesano minacce di morte ed altri non sono arrivati per i blocchi delle strade.</p>
<p>Nonostante le irregolarità nel processo e la mancanza di quorum necessaria, la destra ha realizzato questo sopruso, secondo lei, a nome della pacificazione del paese.</p>
<p>In una sessione straordinaria, Añez ha usato l&#8217;articolo 170 della Costituzione come appoggio, davanti alla rinuncia degli addetti nella successione costituzionale, ha segnalato.</p>
<p>Ha anche detto che vuole convocare al più presto possibile le elezioni, senza anticipare in quanto tempo o la data.</p>
<p>Dopo, Añez, insieme a tutti i legislatori di opposizione, è andata nel vecchio Palacio Quemado, dove con la Bibbia in mano ha fatto un appello all&#8217;unità.</p>
<p>Nel suo breve messaggio, ha ringraziato la polizia e le forze armate per il loro accompagnamento, infatti entrambi sono stati gli organi chiave nella consumazione del golpe di stato di domenica contro Morales.</p>
<p>Al suo fianco si trovava il massimo rappresentante del Comitato Pro Santa Cruz, protagonista del golpe di stato, Luis Fernando Camacho, che ha annunciato che alla mezzanotte di oggi si svilupperà uno sciopero indefinito.</p>
<p>Settori sociali venuti dalla città de El Alto ed altri zone vicine alla capitale intanto protestavano a pochi isolati, gridando slogan contro quelli che avevano oltraggiato la wiphala (simbolo indigeno), respingendo l&#8217;auto-proclamazione di Añez, e sono stati perseguiti con gas lacrimogeni lanciati dai militari.</p>
<p>La situazione in Bolivia continua con molte domande, speculazioni su chi dirige veramente il blocco golpista, sulla crescita della Resistenza in un contesto dove i canali di informazione sono pochi. Risulta difficile sapere che cosa succede, sia nell&#8217;epicentro politico dei dibattiti, sia quello che succede in differenti zone di La Paz, di El Alto, e del paese, nelle zone più lontane, soprattutto le rurali.</p>
<p>Sono molti le denunce di morti, di repressioni, di umiliazioni, di torture, di persecuzioni, in un contesto golpista che ha scatenato un&#8217;ondata di violenza enorme, ancora prima di riuscire ad abbattere Morales, con gruppi di scontro armati, e che, una volta al potere, con o senza governo, mantiene la sua offensiva con l&#8217;obiettivo di decapitare il processo di cambiamento.</p>
<p>da Prensa Latina e TeleSur</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Il golpe in Bolivia: cinque punti importanti</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Nov 2019 16:15:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La tragedia boliviana insegna con eloquenza varie lezioni che i nostri popoli e le forze sociali e politiche popolari devono imparare e registrare nelle loro coscienze per sempre. Qui, una breve enumerazione, sulla marcia, e come preludio di un discorso più dettagliato nel futuro. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11191" alt="evo-morales-1" src="/files/2019/11/evo-morales-1.jpg" width="580" height="321" />La tragedia boliviana insegna con eloquenza varie lezioni che i nostri popoli e le forze sociali e politiche popolari devono imparare e registrare nelle loro coscienze per sempre.</strong></p>
<p>Qui, una breve enumerazione, sulla marcia, e come preludio di un discorso più dettagliato nel futuro.</p>
<p>In primo luogo, per quanto si regoli in modo esemplare l&#8217;economia, come l’ha fatto il governo di Evo, si garantisca crescita, ridistribuzione, flusso di investimenti e migliorino tutti gli indicativi macro e microeconomici, la destra e l&#8217;imperialismo non accetteranno mai un governo che non si metta al servizio dei suoi interessi.</p>
<p>Secondo punto, bisogna studiare i manuali pubblicati da diverse agenzie degli Stati Uniti e dai loro portavoci mascherati da accademici o giornalisti per potere percepire in tempo i segni dell&#8217;offensiva.</p>
<p>Invariabilmente questi scritti risaltano la necessità di spezzare la reputazione del leader popolare, quello che si chiama assassinio del personaggio nel gergo specializzato (character assasination) qualificandolo come ladro, corrotto, dittatore o ignorante.</p>
<p>Questo è il compito assegnato ai comunicatori sociali, auto-proclamati come “giornalisti indipendenti” che, dal momento che hanno un  monopolio quasi totale dei mass media, trapanano il cervello della popolazione con diffamazioni forti, accompagnate, da messaggi di odio diretti contro i popoli originari ed i poveri in generale.</p>
<p>Terzo, dopo aver compiuto con i punti precedenti, arriva il turno della dirigenza politica e delle élite economiche reclamando “un cambio”, mettere fine alla “dittatura” di Evo che, come ha scritto pochi giorni fa l’impresentabile Vargas Llosa, quello è un “demagogo che vuole restare al potere in eterno”.</p>
<p>Suppongo che starà brindando con champagne a Madrid vedendo le immagini delle orde fasciste saccheggiando, incendiando, incatenando giornalisti ad un palo, rapando un donna sindaco e dipingendola di rosso e distruggendo i verbali della passata elezione per compiere il mandato di Don Mario e liberare Bolivia da un demagogo maligno.</p>
<p>Menziono il suo caso perché è stato ed è l&#8217;immorale portabandiera di questo attacco vile, di questa fellonia senza limiti che crocifigge leadership popolari, distrugge una democrazia ed installa il regno del terrore a carico di bande di sicari contrattati per castigare un popolo degno che ha avuto l&#8217;audacia di volere essere libero.</p>
<p>Quarto punto: entrano in scena le “forze di sicurezza”. In questo caso stiamo parlando di istituzioni controllate da numerose agenzie, militari e civili, del governo degli Stati Uniti.</p>
<p>Questi li allenano, li armano, fanno esercizi congiunti e li educano politicamente. Ho avuto l’occasione di comprovarlo quando, su invito di Evo, ho inaugurato un corso su “Antimperialismo” per ufficiali superiori delle tre armi.</p>
<p>In quell&#8217;opportunità sono rimasto allarmato per il grado di penetrazione degli slogan più reazionari statunitensi ereditati dall&#8217;epoca della Guerra Fredda e per la malcelata irritazione causata dal fatto che un indigeno fosse presidente del loro paese.</p>
<p>Quello che hanno fatto queste “forze di sicurezza” è stato ritirarsi di scena e lasciare il campo libero all’attuazione fuori controllo delle orde fasciste -come quelle che hanno agito in Ucraina, in Libia, in Iraq, in Siria per abbattere, o tentare di farlo in questo ultimo caso, leader fastidiosi all&#8217;impero – ed in questo modo intimorire la popolazione, la militanza e le stesse figure del governo.</p>
<p>Cioè, una nuova figura sociopolitica: golpismo militare “per omissione”, lasciando che le bande reazionarie, reclutate e finanziate dalla destra, impongano la loro legge. Una volta che regna il terrore e davanti all’impotenza del governo, la conclusione è inevitabile.</p>
<p>Quinto punto: la sicurezza e l&#8217;ordine pubblico non devono essere mai lasciati nelle mani di istituzioni come la polizia e l&#8217;esercito, colonizzate dall&#8217;imperialismo e dai suoi lacchè della destra autoctona.</p>
<p>Quando si è lanciata l&#8217;offensiva contro Evo, hanno optato per una politica di pacificazione e di non risposta alle provocazioni dei fascisti.</p>
<p>Questo ha fatto in modo che si animassero ed ha aumentato la scommessa: in primo luogo, esigere il secondo turno elettorale; dopo, la frode e nuove elezioni; subito, elezioni ma senza Evo (come in Brasile, senza Lula).</p>
<p>Più tardi, rinuncia di Evo; alla fine, davanti alla sua riluttanza ad accettare il ricatto, seminare il terrore con la complicità di poliziotti e militari e forzare Evo a rinunciare.<br />
Da manuale, tutto da manuale.</p>
<p>Impareremo queste lezioni?</p>
<p>Atilio Boron, famoso politologo argentino, collaboratore di Prensa Latina</p>
<p>traduzione: Ida Garberi</p>
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		<title>Josè Manuel Zelaya: “Come non hanno potuto vincere contro Cuba, non potranno neanche col Venezuela”</title>
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		<pubDate>Fri, 31 May 2019 21:34:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un golpe militare, al vecchio stile, è scoppiato all'alba del 28 giugno 2009, in Honduras. Sono passati già dieci anni da quel golpe di Stato che ha abbattuto il presidente costituzionale della Repubblica, Josè Manuel Zelaya Rosales. Oggi ho l'immenso privilegio di conversare, via telefonica, con l'ex presidente Zelaya, che gentilmente ha accettato di rispondere alle mie domande.  
  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11011" alt="manuel-zelaya" src="/files/2019/05/manuel-zelaya.jpeg" width="580" height="330" />Un golpe militare, al vecchio stile, è scoppiato all&#8217;alba del 28 giugno 2009, in Honduras. Sono passati già dieci anni da quel golpe di Stato che ha abbattuto il presidente costituzionale della Repubblica, Josè Manuel Zelaya Rosales.  </strong></p>
<p>Oggi ho l&#8217;immenso privilegio di conversare, via telefonica, con l&#8217;ex presidente Zelaya, che gentilmente ha accettato di rispondere alle mie domande.</p>
<p>Buona sera, signore Manuel Zelaya! Un saluto da Cuba. La mia prima domanda è:</p>
<p>–Se potesse ritornare indietro nel tempo, dieci anni fa, che cosa farebbe e che non farebbe un&#8217;altra volta? Quale crede sia stato il suo principale errore politico, ed il suo maggiore successo?</p>
<p>“Sono il popolo e la storia quelli che dettano le forme od i risultati che si sono ottenuti. Secondo la CEPAL (Commissione Economica per l&#8217;America Latina), nei tre anni e mezzo di governo che sono stato onorato di presiedere, un governo liberale del potere cittadino, si sono ottenuti i migliori risultati nelle crescite economiche, sociali e democratiche; competitività; riduzione della povertà; minore deficit fiscale; minore debito estero della storia di Honduras. Allora, facciamo eco a quelle parole bibliche: ‘Per i miei frutti mi conoscerete’”.</p>
<p>–Passati gli anni, lei crede ancora che era il momento opportuno per introdurre “la Quarta Urna?”</p>
<p>“La ‘Quarta Urna’ è un diritto del popolo che è considerato nella Costituzione della Repubblica. È il concetto più elevato della sovranità popolare, è la prima consultazione storica che si faceva in Honduras perché il popolo non è stato mai consultato, solo viene avvisato ed è convocato per marcare una croce sotto le fotografie di persone in un esercizio elettorale. Pertanto, il capitale, il potere, e le suprematiste   onnipresenti, onniscienti ed onnipotenti multinazionali statunitensi ed europee del petrolio, tutto indica che abbiano finanziato il golpe di Stato.<br />
È stato eseguito dai militari, dall&#8217;oligarchia e dal bipartitismo, ma, logicamente, pianificato dalle agenzie di intelligenza statunitensi e dal Comando Sud. Loro hanno distrutto questo esercizio democratico e rivoluzionario che si chiama ‘Quarta Urna’”.</p>
<p>–Perché l&#8217;entrata dell’Honduras nell&#8217;Alba ha causato tanta preoccupazione?</p>
<p>“L&#8217;entrata dell’Honduras nell&#8217;Alba ed in Petrocaribe sono state delle pietre miliari che hanno segnato un momento di indipendenza ed autodeterminazione alle quali hanno diritto i popoli del mondo, secondo le nostre carte costitutive e gli stessi documenti delle Nazioni Unite, hanno provocato la gelosia e l&#8217;irritazione dei falchi di Washington, nel senso che Honduras per la prima volta nella sua storia assumeva azioni di indipendenza, come è associarsi con queste due organizzazioni ed allearsi con Unasur, America del Sud, col presidente Luiz Inacio Lula dà Silva, operaio, socialista, leader del Brasile; col leader della rivoluzione bolivariana Hugo Chavez Frias e Nicolas Maduro. Tutto questo ha portato come conseguenza un&#8217;azione degli Stati Uniti e dell&#8217;oligarchia honduregna, coi militari, per fermare questo progetto di emancipazione del popolo honduregno. Logicamente, hanno paura a cambiare la correlazione di forze tra il capitale ed il lavoro”.</p>
<p>–Perché crede che nonostante le proteste internazionali, non è stato possibile ristabilire il leader nel suo incarico?</p>
<p>“La comunità internazionale non ha denti né artigli, a meno che dietro non ci siano gli interessi delle grandi potenze. In questo caso, gli Stati Uniti si sono dedicati non solo a lavorare nell’ombra per pianificare il golpe di Stato, bensì hanno ostacolato che si ricostruisse questo sistema democratico indipendente che noi stavamo spingendo in Honduras ed in America Latina.”</p>
<p>–Il partito Libre, da lei fondato e presieduto, ha già più di cinque anni. Quali sono le attuali forze e debolezze della sua militanza?</p>
<p>“Il partito Libre sta compiendo già sette anni, ma in sette anni ha vinto due volte le elezioni, e per due volte le hanno rubate sfacciatamente. L&#8217;ultima volta sono venuti gli Stati Uniti a legittimare 5 mila urne che sono apparse “dal taschino della camicia”, “della manica della camicia” nascoste, per poterci rubare le elezioni. Il sistema elettorale honduregno è una truffa. La destra conservatrice honduregna che non può più, oramai, vincere le elezioni, ricorre ai golpe di Stato, alle truffe elettorali, ed ad ogni tipo di crimini pur di mantenere i suoi privilegi.”</p>
<p>–A partire da quello che succede adesso in Venezuela, ed in tutta l&#8217;America Latina, quali sono le speranze della regione per mantenersi come zona di pace?</p>
<p>“Quello che sta succedendo in Venezuela è unicamente l&#8217;ambizione smisurata delle compagnie petrolifere statunitensi per rimanere con le risorse preziose, risorse naturali che ha Venezuela. Ed è la continuità di questo processo di restaurazione conservatrice che gli Stati Uniti hanno pianificato dal 2008; da quando Honduras è entrato nell&#8217;Alba è incominciata la pianificazione. Nel 2009 hanno dato il golpe di Stato, si sono annunciate le sette basi statunitensi in Colombia per circondare Venezuela; poi hanno fatto un altro golpe di Stato in Paraguay, in Brasile, un tentativo di golpe a Correa, a Cristina, ed hanno incominciato tutte le loro macchinazioni per sopprimere i governi socialisti ed impiantare governi fascisti, che sono quelli che stanno governando adesso principalmente l&#8217;America Latina e che sono ritornati perfino, diciamo, a sequestrare l&#8217;OSA, che è sempre stata a loro favore, meno in questi dieci anni, nell&#8217;epoca in cui il socialismo era arrivato a tutta l&#8217;America Latina.</p>
<p>“Ma come non hanno potuto vincere contro Cuba, non potranno neanche col governo rivoluzionario, ed il popolo rivoluzionario erede di Bolivar e di Chavez, ed oggi di Nicolas Maduro. Credo che il mondo intero è attento al discredito ed alla sfacciataggine con cui gli Stati Uniti pretendono dominare i paesi che sianno realmente tentando dei processi di indipendenza e di sviluppo equo in America Latina. Non passeranno!”.</p>
<p>–Infine… Qualche giorno torneremo a vedere Manuel Zelaya come presidente dell’Honduras?</p>
<p>“Io non sono candidato, io sono già stato presidente, non ho perso la mia investitura perché il popolo mi aveva scelto per quattro anni e non mi hanno lasciato finire il mio mandato che è rimasto in sospeso, e così non mi diminuisca chiedendomi se sarò candidato”. (fa una risata)</p>
<p>“Gli Stati Uniti hanno montato una dittatura militare e civile in Honduras, con apparenza legale, ma che ha violentato tutti i processi istituzionali, lo stato di diritto e la Costituzione della Repubblica. È una vergogna, ha impoverito il paese, ha approfondito il modello di sfruttamento neoliberale, e le classi lavoratrici, i più oppressi, i disoccupati, per milioni e per migliaia, stanno chiedendo un ritorno al sistema democratico del paese. Per lo meno, in questo senso, la lotta del partito Libre è una lotta vigente, è una lotta storica e credo che, senza dubbio, se ci saranno elezioni libere, il partito Libre starà assumendo nei prossimi anni la direzione democratica, pacifica, rivoluzionaria, che esige e richiede il popolo honduregno.”</p>
<p>–Molte grazie!</p>
<p>di Adonis Subit Lamí</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>In politica il dialogo fa avanzare le cose</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2019 23:59:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 13/05/19, ho salutato e conversato con Nicolas Maduro, presidente del Venezuela, nel suo ufficio del Palazzo di Miraflores, Caracas. Nella sede del governo la più completa normalità. Prima di incontrare il Presidente mi hanno sistemato in una saletta perché l'Ambasciatore della Confederazione Elvetica (Svizzera) stava presentando le sue carte credenziali. La guardia d'onore, con il suo vistoso abito rosso da ussaro, presenta gli onori e interpreta gli inni nazionali. Il Presidente costituzionale della Repubblica Bolivariana riceve anche una delegazione di rappresentanti delle Nazioni Unite.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11004" alt="nicolas-maduro-ignacio-ramo" src="/files/2019/05/nicolas-maduro-ignacio-ramo.jpg" width="580" height="274" />Il 13/05/19, ho salutato e conversato con Nicolas Maduro, presidente del Venezuela, nel suo ufficio del Palazzo di Miraflores, Caracas. Nella sede del governo la più completa normalità. Prima di incontrare il Presidente mi hanno sistemato in una saletta perché l&#8217;Ambasciatore della Confederazione Elvetica (Svizzera) stava presentando le sue carte credenziali. La guardia d&#8217;onore, con il suo vistoso abito rosso da ussaro, presenta gli onori e interpreta gli inni nazionali. Il Presidente costituzionale della Repubblica Bolivariana riceve anche una delegazione di rappresentanti delle Nazioni Unite.</strong></p>
<p>Regna l&#8217;abituale agitazione caratteristica di questo elegante e incantevole centro del potere politico. Visitatori, alti funzionari, imprenditori, giornalisti, ministri, consiglieri, circolano per i corridoi che circondano il giardino centrale.</p>
<p>Parlano, discutono, parlano al telefono o aspettano. E&#8217; sempre stato così. Nicolas Maduro è il quarto Presidente del Venezuela che conosco dagli anni &#8217;80. Il primo è stato Carlos Andres Perez (socialdemocratico) con il quale ho comunicato molto e che ho intervistato diverse volte.</p>
<p>Poi è stato il turno di Rafael Caldera (democristiano), uomo di grande esperienza politica, con il quale ho dialogato molto. A partire dal 1999 ho frequentato assiduamente il comandante Ugo Chavez, fondatore della V Repubblica e leader della Rivoluzione Bolivariana. In fine, dopo il 14 aprile del 2013, l&#8217;attuale Presidente ha avuto la gentilezza di concedermi diverse lunghe interviste. L&#8217;ultima di queste nel dicembre scorso.</p>
<p>Non ho visto Nicolas Maduro da allora. E in questi lunghi cinque mesi, la Repubblica Bolivariana ha sofferto alcune delle più violente aggressioni imperialiste di tutta la sua storia. Dall&#8217;auto proclamazione, a gennaio, di Juan Guaidò come “presidente interino” designato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Fino a quel golpe di stato pasticcione del 30 aprile con l&#8217;appoggio di alcuni militari di basso rango. Passando per  il violento tentativo di “invasione umanitaria” alla frontiera con Colombia il 24 febbraio; e il sabotaggio terrorista del 23 marzo contro il sistema elettrico e le sue nefaste conseguenze: black out e malfunzionamenti nella distribuzione dell&#8217;acqua.</p>
<p>Senza contare i molteplici attacchi e minacce di altro tipo, in particolare il blocco economico e l&#8217;asfissia finanziaria che impediscono alle autorità di comprare gli alimenti e le medicine indispensabili per la popolazione&#8230; Le vittime di questi blocchi criminali si contano già nell&#8217;ordine delle decine di migliaia&#8230; Ma nel tempo della “post verità” l&#8217;aggressione mediatica – altro fronte aperto contro Venezuela -  attribuisce sfacciatamente questa sofferenza al governo bolivariano&#8230; Il ladro che grida: “Al ladro!”&#8230;</p>
<p>Nicolas Maduro ha vinto tutti questi ostacoli. Con la serenità che lo caratterizza. Mentre i suoi avversari sceglievano la violenza e il confronto brutale.</p>
<p>Quelli che non lo conoscevano hanno scoperto un dirigente tranquillo. Fermamente posizionato in un potere legittimamente e democraticamente conquistato nelle elezioni del 20 maggio 2018.</p>
<p>Il copione che Whasington, nel gennaio scorso, ha venduto al mondo – ed in particolare ai suoi alleati europei &#8211; secondo il quale Maduro non aveva nessun appoggio popolare e che bastava l&#8217;”auto proclamazione” come presidente di una marionetta qualsiasi perché tutta la struttura del potere in Venezuela crollasse, si è rivelato falso. Completamente falso.</p>
<p>In Venezuela il potere non è crollato, né ha tremato e nemmeno è stato intaccato. Nessun ministro ha abbandonato Maduro, nessun generale con comando di truppe ha disertato. Nessuna fessura è riuscita a ferire l&#8217;unità civico-militare. Questa è la realtà del Venezuela, il Venezuela reale.<br />
Di tutto questo parlo, nel suo ufficio, con il Presidente Maduro.</p>
<p>Con assoluta convinzione mi dice: “In politica, solo il negoziato, il dialogo, la discussione, fanno avanzare le cose. Noi puntiamo sul tavolo di trattativa. Tutte le forze politiche del paese sono invitate a partecipare. Senza premesse né linee rosse. Tra venezuelani di buona volontà possiamo e dobbiamo trovare una soluzione che lasci fuori la violenza e l&#8217;aggressione imperiale.”</p>
<p>di Ignacio Ramonet</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Marco Bertorello</p>
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		<title>Il Golpe di Stato in Venezuela non era un golpe</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2019 22:49:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Provare a fare un golpe di stato in Venezuela da un ponte nella zona dei ricchi di Caracas, con due veicoli anti-sommossa ed una quindicina scarsa di soldati ha lasciato gli Stati Uniti in un vicolo senza uscita. Il tentativo è stato un disastro militare e politico per gli statunitensi e la destra venezuelana, riconosciuto da gran parte dei media del mondo. Le diverse analisi, superficiali e affrettate, cambiavano nella forma, però, in sostanza, ammettevano sia che le Forze Armate Bolivariane sono assolutamente allineate con il Presidente Nicolas Maduro, sia che i golpisti non sono riusciti a motivare la rivolta delle forze armate.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_10987" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-10987" alt="Juan Guaidò (s) e Leopoldo Lopez (d)" src="/files/2019/05/guaidó-y-leopoldo-lópez-580x435.jpg" width="580" height="435" /><p class="wp-caption-text">Juan Guaidò (s) e Leopoldo Lopez (d)</p></div>
<p><strong>Provare a fare un golpe di stato in Venezuela da un ponte nella zona dei ricchi di Caracas, con due veicoli anti-sommossa ed una quindicina scarsa di soldati ha lasciato gli Stati Uniti in un vicolo senza uscita. Il tentativo è stato un disastro militare e politico per gli statunitensi e la destra venezuelana, riconosciuto da gran parte dei media del mondo. Le diverse analisi, superficiali e affrettate, cambiavano nella forma, però, in sostanza, ammettevano sia che le Forze Armate Bolivariane sono assolutamente allineate con il Presidente Nicolas Maduro, sia che i golpisti non sono riusciti a motivare la rivolta delle forze armate.</strong></p>
<p>Una settimana dopo essere stato testimone oculare del fallito golpe, posso avventurarmi ad affermare che la destra ha sempre saputo di non avere l&#8217;appoggio militare per un golpe. La coscienza di non poter contare con questo appoggio mi permette  di classificare l&#8217;azione come suicida.</p>
<p>Gli Stati Uniti e l&#8217;Unione Europea hanno bisogno di sangue oppositore sulle strade per dare un nuovo significato al racconto che hanno costruito sul Venezuela. L&#8217;auto proclamazione si è sgonfiata molto rapidamente. L&#8217;assoluta mancanza di carisma ed esperienza politica non hanno permesso a Guaidò di costruirsi come un leader capace di motivare, neanche i diversi settori contrari al governo bolivariano. Se non riesce ad accattivarsi la sua gente, come può guidare le Forze Armate Nazionali Bolivariane?</p>
<p>Perché possa avvenire un golpe di stato in qualsiasi luogo del mondo ci sono due elementi basici che non possono mancare: l&#8217;appoggio di un settore significativo della popolazione e quello delle forze armate. La destra venezuelana non ha né l&#8217;uno né l&#8217;altro. Per questo, la decisione di dichiarare un golpe di Stato, a pochi metri da una base militare, senza averne l&#8217;appoggio. L&#8217;obiettivo non era cooptare i militare che erano nelle caserme, ma provocarli. Le dichiarazioni di Leopoldo Lopez e Juan Guaidò alle 5 del mattino proclamando il golpe, hanno generato immediatamente una vigorosa copertura internazionale in diretta di quello che sarebbe dovuto essere una virulenta risposta armata del governo, iniziando quasi un Caracazo 2.0.</p>
<p>Ciò che loro non si aspettavano era la reazione da scacchista del Presidente Nicolas Maduro. Appena entrata in scena quella che in realtà era la rappresentazione di un golpe, il Presidente ha ordinato ai militari della base La Carlota di non rispondere in nessun caso alle provocazioni. Al posto di trattarlo come un golpe di Stato, &#8211; sapendo che i provocatori avevano appena il controllo di 200 metri quadri su di un ponte – è stato trattato come un caso di ordine pubblico. Per questo la reazione è stata quella della Guardia Nazionale Bolivariana (GNB) e non dell&#8217;Esercito. La GNB è l&#8217;istituzione pubblica responsabile di questo tipo di eventualità. Ha l&#8217;equipaggiamento e l&#8217;addestramento per disperdere ciò che era una agglomerazione di delinquenti armati che incitavano alla sollevazione popolare, che non è mai avvenuta.</p>
<p>Le imprese internazionali di comunicazione stavano vendendo di nuovo un prodotto, senza consegnarlo ai loro clienti. Il 30 aprile non c&#8217;è stato un massacro di civili, neanche bombardamenti o dispersi. Così come il 23 febbraio di quest&#8217;anno, al suono di Juanes e di uno stonato Miguel Bosè, i falsi aiuti umanitari scortati da un violento gruppo di paramilitari che hanno finito per bruciare i camion sul ponte, hanno obbligato al “mea culpa” il New York Times. Le azioni guidate da Guaidò sono fallite.</p>
<p>Alle 10 del mattino, cinque ore dopo le dichiarazioni di Guaidò e Lopez, le azioni si sono divise in due diversi punti, ognuno con il suo specifico obbiettivo. Mentre migliaia di manifestanti nella piazza di Altamira, zona dell&#8217;elite economica oppositrice, ascoltavano Guaidò, paramilitari armati hanno iniziato un assedio alla base La Carlota. Hanno smantellato parte delle recinzioni esterne di protezione, aspettandosi che in quel momento i militari reagissero. La reporter di Telesur, Madeleine Garcia, è riuscita a registrare il momento esatto in cui i militari hanno salutato e hanno dato la mano ai paramilitari chiedendo molto tranquillamente che si ritirassero dalla base. Sì, tranquillamente ed educatamente, non sono caduti nella provocazione. Compivano ordini diretti del loro Comandante in capo. L&#8217;assedio è durato alcune ore. Da posizioni privilegiate i cecchini sparavano sui militari. Tra colpi di armi corte e lunghe, 8 militari sono stati feriti, alcuni gravemente. Le forze armate si sono mantenute saldamente agli ordini del presidente e non hanno risposto.</p>
<p>Nonostante le immagini dell&#8217;investimento da parte di un blindato contro un gruppo di paramilitari armati che lo circondavano per bruciarlo con le bombe molotov, e alcuni feriti con proiettili di plastica e bombe di gas lacrimogeno, il saldo è stato sorprendente. Il giorno del tentativo golpista non ci sono stati morti. Quello che le imprese private di comunicazione non hanno mai fatto vedere sono state la più di centomila persone che, auto convocate, sono uscite a proteggere il Palazzo di Miraflores. Il racconto si è costruito solo da un piccolo ritaglio di realtà: lo scontro tra l&#8217;opposizione e la Guardia Nacional Bolivariana.<br />
I morti ci sono stati il giorno dopo, il 7 maggio, la procura venezuelana ha comunicato un totale di cinque morti, 233 feriti e 18 ordini di cattura.</p>
<p>Il fallimento di Guaidò nel generare uno spargimento di sangue nel paese, nonostante i morti e i feriti, ha confuso parte dell&#8217;opinione pubblica consumatrice della stampa internazionale, ed ha contribuito alla vittoria della comunicazione del Presidente Maduro. I giornalisti e l&#8217;opposizione hanno dovuto ammettere pubblicamente che le Forze Armate sono fedeli alla Costituzione e, di conseguenza, al suo Comandante in Capo. Gli analisti hanno passato giorni facendo congetture e inventando scuse per giustificare la “fedeltà” dei militari.</p>
<p>Il prossimo passo del macchinario statunitense è ovvio: l&#8217;invasione. La difficoltà nell&#8217;applicare la stessa ricetta bellicista statunitense è che non esiste consenso tra ciò che l&#8217;alto comando civile degli Stati Uniti, Colombia e Brasile e l&#8217;alto comando militare. Duque, Bolsonaro, Bolton e Abrams hanno dato tutti i segnali di appoggio ad una soluzione militare straniera. Il problema è che la tecnocrazia militare sa che entrare in Venezuela sarebbe una guerra senza quartiere. L&#8217;alto livello di addestramento militare, la tecnologia ed i milioni di miliziani e gruppi paramilitari chiamati “colectivos” che appoggiano il governo, trasformerebbero l&#8217;ingresso di qualsiasi forza straniera in un massacro. Qualsiasi venditore di gelati, giovane in moto, pensionata o portiere di un palazzo può essere una persona addestrata militarmente per far fronte a un&#8217;invasione. Per vincere in Venezuela non basta prendere Miraflores, bisognerà assassinare milioni di uomini e donne che nonostante il disumano blocco economico, sono disposti a dare la loro vita per difendere la Rivoluzione Bolivariana.</p>
<p>Il fallito golpe di stato ha prodotto una chiamata telefonica assolutamente inusuale tra Putin e Trump. Per un&#8217;ora hanno parlato di diversi temi che sono serviti come velo per nascondere l&#8217;importanza di ciò che è successo qualche ora prima in Venezuela. La verità è che Venezuela vanta moltissimi investimenti russi e cinesi. Le continue dimostrazioni di appoggio di entrambe le potenze hanno frenato i desideri di generare un altro genocidio in America Latina e nei Caraibi.</p>
<p>Se analizziamo le variabili storiche e attuali, la cosa più probabile è che gli Usa facciano pressioni affinché Colombia usi i suoi potenti e temuti gruppi paramilitari con supporto logistico e dello Stato per entrare extra ufficialmente in Venezuela e implementino una strategia simile a quella siriana con l&#8217;Esercito Islamico. Il terrore totale e la formazione di gruppi paramilitari venezuelani per tentare di nuovo di ingannare l&#8217;opinione pubblica mondiale facendoli passare per giovani che hanno deciso di rischiare le loro vite in favore della libertà. L&#8217;escalation di violenze assumerebbe proporzioni non raggiunte dal fallito golpe e guadagnerebbe appoggio internazionale per un&#8217;invasione.</p>
<p>La Rivoluzione Bolivariana ha un&#8217;ampia esperienza accumulata nel resistere intelligentemente. Sono ormai 20 anni che supera ogni tipo di destabilizzazione, golpe di Stato, attentati e sicari. A causa del massacro mediatico, il presidente Maduro è stato sotto stimato, pur avendo dato molte dimostrazioni di sapere come rigirare la frittata ai leaders della destra. E&#8217; il peggiore momento per la destra negli ultimi vent&#8217;anni; se non fosse per l&#8217;esposizione mediatica, non avrebbero occupato nulla di più di un ponte in un quartiere esclusivo di Caracas.</p>
<p>Amauri Chamorro</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Marco Bertorello</p>
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		<title>Repubblica conquista la pole position nel sostegno al golpismo in Venezuela</title>
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		<pubDate>Thu, 09 May 2019 01:09:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci aspettavamo un articolo sulla nuova macchina del golpista Guaidò che facesse il seguito con le foto da starlette recenti, ma le nostre attese rimangono irrealizzate in quella che è davvero una delle pagine più tristi del giornalismo italiano. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10977" alt="Guaido" src="/files/2019/05/Guaido.jpg" width="580" height="326" />Ci aspettavamo un articolo sulla nuova macchina del golpista Guaidò che facesse il seguito con le foto da starlette recenti, ma le nostre attese rimangono irrealizzate in quella che è davvero una delle pagine più tristi del giornalismo italiano.</strong></p>
<p>L’autore dell’intervista Marco Mensurati &#8211; ma non si occupava di Formula 1? -, al pari del collega Mastrolilli de La Stampa che si reca (?) a Caracas per intervistare il golpista fuggiasco in Spagna Antonio Ledezma, raccoglie poco. Il golpista Guaido non fa altro che ripetere a memoria il solito copione che gli hanno scritto a Washington e che ormai non vuole sentire più nessuno (Repubblica a parte chiaramente).</p>
<p>Anche gli Stati Uniti lo hanno scaricato vista la sua incapacità. Come evidenziato dall’ex esperto della Nazioni Unite per il Venezuela, Alfred de Zayas, adesso potrebbe essere sacrificato dalla CIA come false flag per giustificare un intervento armato in Venezuela. Farà come Lopez che a suo tempo si consegnò alla giustizia venezuelana dopo le tragiche guarimbas per evitare di essere travolto dal “fuoco amico”?</p>
<p>Sull’intervista come abbiamo detto in precedenza c’è poco da commentare. Il golpista Guaidò indica Maduro come isolato. Ma tranne i settori più estremisti dell’opposizione venezuelana che lui al momento guida, e certi media impastati di malafede e abbagliati dalla loro stessa propaganda (ogni riferimento a Repubblica è chiaramente voluto), isolato è chiaramente lui.</p>
<p>Il chavismo, al contario, è compatto intorno al proprio leader e i militari hanno confermato che rimarranno fedeli alla Costituzione venezuelana. Nonostante da Washington non manchino offerte munifiche per passare dalla parte dei golpisti.</p>
<p>La parte più triste, o forse comica, lasciamo a voi il giudizio, si tocca quando il giornalista di Repubblica chiede a Guaido se gli risultano finanziamenti da Caracas diretti al Movimento 5 Stelle e Podemos. Aria fritta, insomma.</p>
<p>Guaido dice di non avere dettagli in proposito.</p>
<p>A quel punto il giornalista avrebbe potuto chiedere ragguagli circa i finanziamenti molto generosi provenienti da Washington e diretti a rovesciare il governo costituzionale guidato da Nicolas Maduro. In quel caso il golpista Guaido avrebbe potuto fornire molti dettagli. Però evidentemente a Mensurati la questione non interessava.</p>
<p>I golpisti appartenenti a un partito di estrema destra come Voluntad Popular lottano per la libertà. I finanziamenti di marca USA sono più che giustificati evidentemente per Repubblica e il suo inviato a Caracas. Intanto vien da chiederci come mai nonostante in molte testate anche internazionali sempre molto dure contro il Venezuela si inizino ad aprire degli squarci di verità su quanto avviene nel paese sudamericano, Repubblica continui nel tirare la volata al golpismo fascista di Voluntad Popular e affini. I lettori del quotidiano, inoltre, non hanno il diritto di conoscere gli effetti devastanti delle sanzioni illegali imposte dagli Stati Uniti per colpire la popolazione e portare al collasso il governo?</p>
<p>Ma di tutto questo non era certo Repubblica a dovervi rendere conto dopo le menzogne sulla Jugoslavia, Afghanistan, Iraq, Libia, Siria, Ucraina. Che Repubblica sia l’ultimo dei golpisti, di un golpe organizzato da estremisti di destra razzisti, omofobi e dediti a linciare e bruciare in piazza chi non la pensa come loro vi deve far riflettere la prossima volta che il giornale di De Benedetti lancerà la prossima campagna “antifascista”.</p>
<p>di Fabrizio Verde</p>
<p>da L&#8217;AntiDiplomatico</p>
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		<title>Congiuntura pericolosa</title>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2019 22:55:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La caricatura del golpe di Stato del 30 aprile a Caracas si è sgonfiata in serata, senza che fosse necessaria un'azione militare per sopprimerla. Di fatto, la grande maggioranza dei grandi militari “in ribellione”, inviati mediante l'inganno alle prime ore del mattino al distributore di Altamira, rendendosi conto che pretendevano usarli in un'azione golpista, si sono messi in comunicazione con i rispettivi superiori e già a mezzogiorno avevano lasciato i ribelli tornando alle loro unità.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10975" alt="yankeegohome" src="/files/2019/05/yankeegohome.jpg" width="580" height="345" />La caricatura del golpe di Stato del 30 aprile a Caracas si è sgonfiata in serata, senza che fosse necessaria un&#8217;azione militare per sopprimerla. Di fatto, la grande maggioranza dei grandi militari “in ribellione”, inviati mediante l&#8217;inganno alle prime ore del mattino al distributore di Altamira, rendendosi conto che pretendevano usarli in un&#8217;azione golpista, si sono messi in comunicazione con i rispettivi superiori e già a mezzogiorno avevano lasciato i ribelli tornando alle loro unità.</strong></p>
<p>In ogni caso non si deve sottostimare il fatto, perché sarebbe potuto sfociare in uno scontro tra militari e persino in un considerevole spargimento di sangue se i militanti oppositori avessero partecipato in massa nel luogo indicato nella convocazione dell&#8217;autoproclamato presidente Juan Guaidò. Era ciò che cercavano, costui insieme all&#8217;appena scappato dagli arresti domiciliari Leopoldo Lopez, entrambi membri del partito Voluntad Popular, conosciuto per le sue credenziali terroriste. Questo, non solo sottolinea il rifiuto per la democrazia, ma anche il carattere criminale, la vocazione omicida, senza scrupoli, di gran parte della leadership oppositrice venezuelana, in particolare dell&#8217;autoproclamato e del suo mentore Lopez, ospite dell&#8217;ambasciata spagnola dopo la sua effimera recita nella scaramuccia. I criminali devono aver calcolato che, con un certo numero di morti, avrebbero potuto conseguire la desiderata rottura nella Forza Armata Nazionale Bolivariana (FANB). Se il 30 aprile non è capitata una tragedia a Caracas si deve unicamente alla prudenza, ai nervi d&#8217;acciaio e  all&#8217;unità di azione dimostrata già molte volte, di fronte ai tentativi golpisti, del presidente Nicolas Maduro, dei suoi collaboratori civili e dei vertici della FANB.</p>
<p>Tutto ciò si contrappone con la irresponsabilità, l&#8217;avventurismo e la subordinazione agli Stati Uniti della leadership oppositrice. Come è stato evidente più che mai con Guaidò, questi, dalla sua auto proclamazione il 23 gennaio, è stato teleguidato in diretta dalla ”equipe” Venezuela della Casa Bianca: i bugiardi Bolton, Pompeo, Abrams, Marco Rubio e il vice Mike Pence. Sicuramente fare una rassegna delle menzogne che hanno diffuso il giorno 30 ha bisogno di una nota a parte.</p>
<p>Ma di cosa stupirsi se questa opposizione ha richiesto le sanzioni degli Stati Uniti, che hanno portato tanta sofferenza e dolore al popolo venezuelano e Guaidò ha ammesso che l&#8217;intervento militare imperialista è un&#8217;opzione. La guerra economica sta imponendo un costo umano incalcolabile ai nostri fratelli in Venezuela. Uno studio recente calcola 40 mila persone che sarebbero morte a causa delle sanzioni. E queste sono ancora più forti.</p>
<p>E&#8217; cinico e senza vergogna come la potenza del nord, in violazione al diritto internazionale e dei valori etici più elementari, impone dure punizioni economiche a Venezuela ed a Cuba per poi incolpare i rispettivi leader per gli effetti provocati. Il cinismo si manifesta anche perché le sanzioni cercano di causare disgusto e disperazione nella popolazione, per farla diventare una preda facile dei piani golpisti e destabilizzatori orditi dalle stesse teste che hanno pensato le sanzioni.</p>
<p>Venezuela resiste perché ogni giorno è più chiaro che il chavismo è un modello molto efficace di resistenza. Si percepisce nella coscienza politica e la disciplina delle sue basi popolari, gestite nella lotta antimperialista, il comunalismo e le aspirazioni socialiste; la sensibilità umana della sua leadership, evidente nel presidente Maduro, la sua interpretazione corretta delle congiunture più difficili e della correlazione delle forze locali, regionali e globali, che gli ha permesso, dall&#8217;epoca di Chavez, di sviluppare una politica di alleanze molto intelligente.<br />
Ciò che importa adesso sono le conseguenze del tentativo golpista. Il presidente Maduro ha detto che non ci sarà impunità e ciò che è sicuro è che Guaidò è stato, da ogni punto di vista, l&#8217;istigatore e responsabile massimo dei fatti, inclusa la fuga di Leopoldo Lopez. E&#8217; chiaro che dopo tre mesi di brutali pressioni e minacce la FANB rimane solidamente unita e coesa, e ciò ha dissipato le possibilità del golpismo, sulle quali Washington ha scommesso molto per far cadere Maduro. D&#8217;altra parte Guaidò non ha raggiunto nessuno degli obiettivi che ci si attendeva da lui e la sua capacità di mobilitazione, che non è mai stata grande, si sta diluendo.</p>
<p>A questo punto agli Stati Uniti rimarranno due opzioni: l&#8217;intervento militare diretto o il dialogo e la negoziazione che propone il presidente messicano Andres Manuel Lopez Obrador, che è l&#8217;opzione più conveniente per tutte le parti coinvolte. La situazione è molto pericolosa e la responsabilità e la prudenza sono ciò che più scarseggia a Washington. Trump ha già minacciato Cuba di imporre un bloqueo totale basandosi sulla gigantesca menzogna di Bolton e Pompeo delle supposte truppe e operazioni militari di Cuba in Venezuela.</p>
<p>Si alza la temperatura nei Caraibi.</p>
<p>di Angel Guerra Cabrera</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Marco Bertorello</p>
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		<title>Venezuela: appunti precipitosi</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2019/04/30/venezuela-appunti-precipitosi/</link>
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		<pubDate>Tue, 30 Apr 2019 23:14:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prima del 2, inevitabilmente, c’è sempre l’1. Esistono, per questo motivo, fattori sufficienti per imparentare il tentativo golpista in Venezuela con l'ansietà della dirigenza statunitense, il paramilitarismo colombiano ed i rivali interni che stanno captando mercenari privati. Questo puzzle, o parte di lui, si spiega attraverso la fortunata cattura di Wilfredo de Jesus Torres Gomez, alias Necoclì, capo della banda conosciuta come Los Rastrojos, una di quelle disegnate per azioni diverse cospirative e destabilizzanti contro il governo di Nicolas Maduro. È conosciuta come “Empresa” ed è l'associazione delle “Autodefensas Unidas de Colombia” ed il “Cartel del Valle del Cauca”.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_10951" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-10951" alt="Un gruppo ridotto di militari prendono un viale dell'est di Caracas" src="/files/2019/04/golpe-de-estado-en-venezuela-580x325.gif" width="580" height="325" /><p class="wp-caption-text">Un gruppo ridotto di militari prendono un viale dell&#8217;est di Caracas</p></div>
<p><strong>Prima del 2, inevitabilmente, c’è sempre l’1. Esistono, per questo motivo, fattori sufficienti per imparentare il tentativo golpista in Venezuela con l&#8217;ansietà della dirigenza statunitense, il paramilitarismo colombiano ed i rivali interni che stanno captando mercenari privati.</strong></p>
<p>Questo puzzle, o parte di lui, si spiega attraverso la fortunata cattura di Wilfredo de Jesus Torres Gomez, alias Necoclì, capo della banda conosciuta come Los Rastrojos, una di quelle disegnate per azioni diverse cospirative e destabilizzanti contro il governo di Nicolas Maduro. È conosciuta come “Empresa” ed è l&#8217;associazione delle “Autodefensas Unidas de Colombia” ed il “Cartel del Valle del Cauca”.</p>
<p>“(…) queste bande paramilitari (…) Sono la punta di lancia, sono l&#8217;avanguardia di un&#8217;aggressione verso Venezuela, ed ovviamente sotto la supervisione, pianificazione, direzione e finanziamento della CIA, non ho il minore dubbio”, così ha affermato in un&#8217;intervista Freddy Bernal,  protettore dello stato di Tachira, nella gran frontiera con Colombia, e membro della direzione nazionale del Partito Socialista Unito del Venezuela.</p>
<p>Non è mai stato nascosto il ruolo di Ivan Duque come fantoccio degli Stati Uniti, da dove gli incaricano i compiti più abbietti. Buon alunno di Uribe, che l’ha appoggiato per arrivare alla presidenza ed è stato il padrino di quelle che si sono chiamate “forze di autodifesa”. Questi riferimenti ci fanno capire perché Duque si incarichi di spingere l&#8217;Esercito Bolivariano affinché si ribelli e faciliti il rovesciamento di un governo legittimo.</p>
<p>Ha anche convocato il resto dei capi di stato conservatori a sommarsi in favore del golpe ed a provocare atti di violenza e soprusi capaci di aprire le porte ad una guerra civile. Il suo appello implicherebbe una complicità regionale dei presidenti, alle spalle dei popoli che rappresentano, ignorando che un conflitto di questa importanza non avrebbe dei confini definiti. Ci sono fuochi che una volta iniziati non possono essere soffocati e si estendono verso dove meno si possa immaginare.</p>
<p>Risulta normale che John Bolton, Marco Rubio, Pompeo o Pence, applaudano la diserzione di un gruppo e per questo motivo la convocazione dell&#8217;auto-proclamato Guaidò alla debacle, non è sorpresa  sapere che la Blackwater sta conformando un esercito privato di circa 5 mila mercenari per propiziare il rovesciamento dell&#8217;attuale amministrazione venezuelana.</p>
<p>I fondi, oh casualità!, provengono dalla stessa amministrazione Trump e dai ricconi venezuelani dentro o fuori del paese, desiderosi di stroncare un processo che li priva di aumentare le loro ricchezze con la prepotenza persa, a costo di quelli che sappiamo.</p>
<p>Bene, se come dice il fantoccio di Washington a Caracas, “il popolo e l&#8217;esercito sono a mio favore”, perché sono necessari paramilitari colombiani e mercenari di Dio sa dove?</p>
<p>Questo contingente militare straniero che si starebbe costituendo, è convocato dall&#8217;auto-proclamato Guaidò per metterlo al suo servizio o, in mancanza di un intervento diretto del Pentagono, ripudiato perfino dai suoi soci più sottomessi, si opta per usare assassini vincolati al narcotraffico o centinaia di infelici latinoamericani che, in mancanza di lavoro e soluzioni decenti per la loro esistenza, hanno fatto parte della carne di cannone o sono stati boia, in diversi scenari bellici. Ora sarebbe in un paese fratello.</p>
<p>Quelli di Washington o di Bogotà non sembrano informati o, poco importa loro, se i fili che stanno muovendo portano ad una guerra civile ed al conseguente spargimento di sangue. La chiara indifferenza davanti al male scatenato od alla mancanza di scrupoli che li caratterizza, si può riconoscere in numerosi fatti.</p>
<p>Quando è stato catturato il deputato Roberto Marrero, assistente di Guaidò,   si sono potuti ottenere, dal suo cellulare e dal suo computer personali, dati decisivi per i servizi di intelligenza chavisti, che hanno portato alla cattura del pericoloso paramilitare colombiano ed i piani terroristici che si stanno preparando.</p>
<p>Il tentativo di golpe non è svincolato da questi fatti, è parte dell&#8217;arsenale preparato per un obiettivo malsano, altamente rischioso.</p>
<p>di Elsa Claro</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Mision Verdad</p>
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		<title>Call of Duty invita a generare un blackout in Venezuela</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Apr 2019 01:23:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il videogioco di stile bellico Call of Duty ricrea nella sua più recente versione un intervento militare a Caracas, che ha come parte della “missione” installare un virus nel sistema elettrico per generare un blackout. La diga di sbarramento de El Guri è un obiettivo di attacco nel videogioco di spari in prima persona. Appaiono una serie di elementi che evocano la capitale venezuelana, come il cerro El Avila, la torre Provinciale ed una bandiera del Venezuela]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10917" alt="call-of-duty.jpg_1718483347-580x327" src="/files/2019/04/call-of-duty.jpg_1718483347-580x327.jpg" width="580" height="327" />Il videogioco di stile bellico Call of Duty ricrea nella sua più recente versione un intervento militare a Caracas, che ha come parte della “missione” installare un virus nel sistema elettrico per generare un blackout.</strong></p>
<p>La diga di sbarramento de El Guri è un obiettivo di attacco nel videogioco di spari in prima persona. Appaiono una serie di elementi che evocano la capitale venezuelana, come il cerro El Avila, la torre Provinciale ed una bandiera del Venezuela</p>
<p>Il riferimento all&#8217;attacco al sistema elettrico in Venezuela è la realtà che attraversa il paese che dal 7 marzo scorso ha ricevuto una serie di attacchi cibernetici.</p>
<p>Come prodotto degli attacchi, denunciati dal governo venezuelano come una guerra elettrica, circa il 70% del paese ha sofferto la perdita del servizio elettrico e, quindi, ha colpito il somministro di acqua.</p>
<p>Non è la prima volta che Call of Duty usa Venezuela come uno scenario per le sue “missioni”. Nel 2013, è uscito Call of Duty: Ghosts, nel quale gli Stati Uniti smettono di essere una potenza per colpa dei paesi sud-americani e vogliono una vendetta contro di loro.</p>
<p>In questo contesto di vendetta, in Call of Duty: Ghosts arrivano alcune guerriglie a Caracas per eseguire le “missioni” contro il nemico invisibile.</p>
<p>con informazioni di TeleSur</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Juan Guaidò, un prodotto di laboratorio che non funziona più</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Apr 2019 20:34:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un articolo pubblicato da Orlando Avendaño sul giornale reazionario PanamPost afferma che l'idea della presidenza di transizione di Juan Guaidò è nata in una riunione nella sede dell'Organizzazione degli Stati Americani (OSA). Secondo Avedaño, nell'incontro del 14 dicembre, il segretario generale, Luis Almagro, con Julio Borges, Leopoldo Lopez, Maria Corina Machado e Antonio Ledezma, hanno definito l'ultima gran scommessa dell'opposizione, ossia far nascere un governo di transizione.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_10910" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-10910" alt="Juan Guaidó" src="/files/2019/04/Juan-Guaidó-580x375.jpg" width="580" height="375" /><p class="wp-caption-text">Juan Guaidó</p></div>
<p><strong>Un articolo pubblicato da Orlando Avendaño sul giornale reazionario PanamPost afferma che l&#8217;idea della presidenza di transizione di Juan Guaidò è nata in una riunione nella sede dell&#8217;Organizzazione degli Stati Americani (OSA). Secondo Avedaño, nell&#8217;incontro del 14 dicembre, il segretario generale, Luis Almagro, con Julio Borges, Leopoldo Lopez, Maria Corina Machado e Antonio Ledezma, hanno definito l&#8217;ultima gran scommessa dell&#8217;opposizione, ossia far nascere un governo di transizione.</strong></p>
<p>Il 16 gennaio, dopo diversi andirivieni tra i quattro dirigenti dell&#8217;opposizione, la strategia è stata riproposta nuovamente nell&#8217;OSA, quando gli Stati Uniti hanno convocato una riunione in video-chiamata con Leopoldo Lopez e Juan Guaidò. Questa volta la proposta è stata presentata agli ambasciatori presso l&#8217;Organizzazione di Argentina, Brasile, Colombia, Guatemala, Cile, Honduras e Paraguay.</p>
<p>Gli Stati Uniti l&#8217;hanno avallata il giorno dopo, il vicepresidente Mike Pence ha parlato con Guaidò prima della sua auto-proclamazione per confermagli l&#8217;appoggio della Casa Bianca, secondo un articolo del The Wall Street Journal, firmato da Juan Forero e David Luhnow. Il 18 febbraio, quasi un mese dopo dall&#8217;entrata in scena di Guaidò, questi due cronisti hanno citato un ex alto funzionario statunitense: “Le persone che hanno organizzato questo piano a Caracas e che lo hanno venduto qui (a Washington), l&#8217;hanno venduto con la promessa che se Guaidò avesse creato un movimento e (i paesi del Sud America) e gli Stati Uniti fossero intervenuti come appoggio, i militari avrebbero cambiato lato e Maduro se ne sarebbe andato”.</p>
<p>Come si sa, questo non è successo il 23 febbraio nel tentativo di far entrare gli “aiuti umanitari”, diretto in prima fila dall&#8217;inviato in Venezuela del Dipartimento di Stato, Elliott Abrams, dal Capo dell&#8217;Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID), Mark Green, dal Segretario Generale della OSA, Luis Almagro; dal Presidente colombiano Ivan Duque e dai suoi colleghi del Paraguay e Cile, Mario Abdo Benitez e Sebastian Piñera. Si ritiene che già lunedì 25 il vicepresidente Mike Pence abbia “sgridato” Guaidò per non aver ottenuto che la metà dei militari venezuelani si ribellassero, come aveva promesso, secondo un articolo de La Politica Online.</p>
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<p><span style="color: #ff0000">Chi c&#8217;è dietro a Guaidò?</span></p>
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<p>Dan Cohen e Max Blumenthal hanno scritto da tempo che Guaidò era un prodotto dei laboratori del cambio di regime appoggiato dagli Stati Uniti. Formato da istituzioni come la Fondazione Nazionale per la Democrazia (NED la sigla in inglese), insieme a organizzazioni satellite come Otpor dalla Serbia, l&#8217;utopia politica della generazione di Guaidò, inculcata da questi, è sempre stata il golpe di stato dolce, o rivoluzione colorata, l&#8217;uscita violenta del chavismo dal potere.</p>
<p>Si può dire che Guaidò essenzialmente è un fusibile del partito Voluntad Popular, forse il più finanziato e più relazionato con il Dipartimento di Stato e la fauna politico-mafiosa della Florida, rappresentata oggi dal senatore Marco Rubio; che attraverso Mauricio Claver-Carone e Carlos Trujillo controlla il posto dell&#8217;America Latina del Consiglio di Sicurezza Nazionale e la rappresentanza diplomatica degli Stati Uniti nell’OSA. Entrambi sono conosciuti per essere stati consiglieri e persone vicine a Rubio nelle sue ultime campagne elettorali, finanziate dagli industriali Koch, colpiti dalla nazionalizzazione dell&#8217;azienda FertiNitro in Venezuela e da molti imprenditori relazionati a Cuba e Venezuela, con sede a Miami.</p>
<p>Paradossalmente, il 30 agosto scorso, molto prima che cominciasse l&#8217;avventura di Guaidò, Marco Rubio ha dichiarato, dopo una riunione alla Casa Bianca: “Le Forze Armate degli Stati Uniti si utilizzano in caso di una minaccia alla sicurezza nazionale. Ci sono argomenti molto forti per dire che il Venezuela è diventato una minaccia per gli Stati Uniti”. In quei giorni di agosto, la campagna di sovraesposizione della migrazione venezuelana, aggravata dalle sanzioni, coincideva con le affermazioni del Segretario Generale della OSA, Luis Almagro, sul fatto che il caso venezuelano fosse il caso tipico della dottrina di Responsabilità di Proteggere (R2P), utilizzata in Libia come figura diplomatica ad hoc per l&#8217;intervento. Il titolo del giornale El Universal è stato: “Almagro chiede alla comunità internazionale di evitare che il Venezuela sia un altro Ruanda”.</p>
<p>Lo stesso agosto, il Presidente Maduro ha denunciato in una conferenza stampa successiva al tentativo di omicidio con i droni, che gli Stati Uniti, insieme ad altri paesi, lavoravano appoggiando l&#8217;ex militare Oswaldo Garcia Palomo perché tornasse a tentare un golpe di Stato dopo aver fallito con l&#8217;Operacion Constitucion, prima delle elezioni presidenziali di maggio e l&#8217;esperimento della cellula armata capitanata da Oscar Perez.</p>
<p>A dicembre, molto vicino alla riunione dell’OSA che ha forgiato Guaidò, il presidente Maduro ha dato un&#8217;altra conferenza stampa nella quale ha denunciato che gli Stati Uniti si preparavano ad appoggiare un governo parallelo, un nuovo tentativo di golpe di Garcia Palomo e se tutto fosse andato male, un intervento sostenuto da più di settecento mercenari allenati in Colombia ed equipaggiati dalla Forze Speciali degli Stati Uniti, addestrati nella base Eglin della Forza Aerea, che si trova paradossalmente in Florida.</p>
<p>Il finale di questa storia si conosce bene: Guaidò si è autoproclamato in una piazza di Chacao, con questa scusa gli Stati Uniti hanno ordinato un embargo petrolifero contro il Venezuela, Garcia Palomo è stato arrestato alcuni istanti prima di dare il via al suo ultimo tentativo di golpe e Washington, un mese dopo ha sostenuto un&#8217;operazione militare dalla Colombia, sotto la copertura di un disinteressato “aiuto umanitario”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff0000">Guaidò, il fusibile che si brucia</span></p>
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<p>La Casa Bianca ha disegnato Guaidò come un&#8217;operazione con codice aperto che potesse unirsi a molti gruppi dispersi, ma con un solo obiettivo comune: cacciare Maduro. Come nel 2014 e nel 2017 è stato “La Salida”, dopo le dimostrazioni violente (guarimbe), la comparsa di Oscar Perez e la sovraesposizione dell&#8217;esodo migratorio; tra molte altre operazioni dello stesso tipo. Guaidò, come tutte le altre, è solo funzionale, fino a quando permetterà di essere usato come copertura narrativa dell&#8217;insieme di aggressioni e azioni contro la Repubblica Bolivariana.</p>
<p>L&#8217;impegno di Washington ad aggiungere sanzioni, embargo, minacce ed offese diplomatiche è ampiamente dimostrativo su come è utilizzato per accelerare un percorso che si è impantanato, soprattutto sul versante regionale e internazionale, dove la tesi di un intervento non è stata ricevuta bene al punto che uno dei creatori dell&#8217;operazione, John Bolton è stato obbligato a dire che hanno bisogno di “una coalizione più ampia possibile per cacciare Maduro ed il suo regime corrotto”.</p>
<p>L&#8217;operazione Guaidò ha bisogno di incamminarsi, come il percorso del piano Bolton, perché oltre l&#8217;epopea mediatizzata e standardizzata dalle reti sociali: la quantità di risorse di potere poste contro il Venezuela non ha ottenuto gli obiettivi necessari, ma al contrario ha reso più coeso il chavismo intorno a Maduro. In questo pantano arrestare Guaidò avrebbe reso credibile la storia che Bolton vuole vendere al mondo per armare una coalizione contro Maduro, però non è successo, e con questo si alimenta il discorso chavista, e la paura e il rifiuto che produce uno sfacciato intervento esterno guidato da Trump. Le ultime riunioni del Gruppo di Lima e del Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU lo dimostrano.</p>
<p>Parafrasando un alto funzionario di Ronald Reagan, nel senso “che l&#8217;Impero agisce creando la sua propria realtà per farlo”, la storia sul conflitto venezuelano gli è scappata di mano. Per questo, per dare vita alla minaccia socialista, agitata da Trump in previsione delle presidenziali del 2020, il cammino dell&#8217;aggressione al Venezuela deve trovare uno sbocco che Guaidò non gli ha dato. Ciò renderebbe utile, sempre che se ne possa spiegare o no la comparsa, nella fase seguente, un rinnovato intento di creare uno Stato Islamico venezuelano, nel caso di non riuscire a cacciare il governo in qualsiasi altro modo.</p>
<p>In questo contesto, di attori locali che non riescono a compiere gli ordini globali, l&#8217;importanza di Guaidò si riduce solo a quel che possono fare con lui.</p>
<p>da Mision Verdad</p>
<p>di Bruno Sgarzini</p>
<p>traduzione di Marco Bertorello</p>
<p>floto:Semana.com</p>
<p>&nbsp;</p>
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