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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; golpe di stato</title>
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		<title>&#8220;Restituiremo dignità e libertà al popolo boliviano&#8221;, dice Evo Morales dopo la vittoria di Luis Arce alle elezioni</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2020 19:12:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'ex presidente Evo Morales ha sottolineato questo lunedì che, con il trionfo di Luis Arce alle elezioni presidenziali in Bolivia, tenutesi questa domenica, restituiranno "dignità e libertà al popolo boliviano". "Siamo tornati a milioni", ha sottolineato il presidente durante una conferenza stampa da Buenos Aires, dove si trova dal dicembre dello scorso anno, dopo il golpe di stato contro di lui.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11770" alt="evo-morales-580x330" src="/files/2020/10/evo-morales-580x330.jpg" width="580" height="330" />L&#8217;ex presidente Evo Morales ha sottolineato questo lunedì che, con il trionfo di Luis Arce alle elezioni presidenziali in Bolivia, tenutesi questa domenica, restituiranno &#8220;dignità e libertà al popolo boliviano&#8221;.</strong></p>
<p>&#8220;Siamo tornati a milioni&#8221;, ha sottolineato il presidente durante una conferenza stampa da Buenos Aires, dove si trova dal dicembre dello scorso anno, dopo il golpe di stato contro di lui.</p>
<p>Secondo un exit poll condotto dalla società Ciesmori e reso noto dal segnale televisivo Unitel, Arce, che è in formula con David Choquehuanca, avrebbe vinto le elezioni con il 52,4% dei voti, anche se i risultati ufficiali delle elezioni non sono stati ancora resi noti.</p>
<p>Dopo la diffusione di questo sondaggio, Arce e Choquehuanca hanno ricevuto le congratulazioni dalla presidentessa de facto della Bolivia, Jeanine Añez, e dal segretario generale dell&#8217;OSA, Luis Almagro.</p>
<p>Nella sua dichiarazione, Morales ha invitato &#8220;tutte le parti, uomini d&#8217;affari, lavoratori, lavoratrici ad avere un grande incontro, un patto di riconciliazione&#8221; per Bolivia.</p>
<p>&#8220;Non siamo vendicativi, non siamo revanscisti, vi invitiamo a lavorare&#8221;, ha detto l&#8217;ex presidente, sottolineando che è sicuro che questa sarà la linea di lavoro di Arce, che era ministro dell&#8217;Economia durante il suo governo.</p>
<p>&#8220;Ritorno in Bolivia&#8221;</p>
<p>L&#8217;ex presidente ha anche espresso il suo &#8220;grande desiderio&#8221; di &#8220;tornare in Bolivia&#8221; dopo la sua improvvisa partenza l&#8217;anno scorso.<br />
Dopo il golpe di stato contro di lui, Morales è riuscito a lasciare Bolivia con l&#8217;aiuto di un aereo inviato dal governo del Messico &#8211; il paese che gli ha offerto asilo &#8211; ed è arrivato in Messico il 12 novembre, nonostante diversi paesi del Sud America abbiano negato il permesso per l&#8217;aereo messicano di sorvolare il loro spazio aereo. Un mese dopo, si è recato in Argentina, dove è rimasto fino ad ora.</p>
<p>&#8220;Ritornerò in Bolivia, prima o poi&#8221;, ha detto ed ha ricordato che nel suo paese, durante il governo de facto insediato dopo la sua partenza, sono stati aperti diversi processi contro di lui. A questo proposito, ha indicato che tutto ciò è stata &#8220;una guerra sporca&#8221;.</p>
<p>Morales ha indicato che quando ritornerà, cercherà di stabilirsi nella regione del Tropico di Cochabamba, per dedicarsi, di nuovo, all&#8217;agricoltura.</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Mariana Greif/ Reuters</p>
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		<title>The Washington Post: non c’è stata frode elettorale in Bolivia in ottobre del 2019</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Feb 2020 00:00:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[The Washington Post ha pubblicato questo giovedì un'investigazione che conferma che non esistono evidenze di frode nelle elezioni del 20 ottobre 2019 in Bolivia: “La nostra investigazione non ha trovato nessuna ragione per sospettare una frode”. “Come specialisti in integrità elettorale, troviamo che l'evidenza statistica non appoggia la denuncia di frode nelle elezioni di ottobre in Bolivia”, affermano John Curiel e Jack Williams, esperti del Laboratorio di Scienza e Dati Elettorali del Massachusetts Institute of Technology (MIT), nell'articolo apparso nella sezione di politica del quotidiano statunitense.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11354" alt="evo_morales_1-580x326" src="/files/2020/02/evo_morales_1-580x326.jpeg" width="580" height="326" />The Washington Post ha pubblicato questo giovedì un&#8217;investigazione che conferma che non esistono evidenze di frode nelle elezioni del 20 ottobre 2019 in Bolivia: “La nostra investigazione non ha trovato nessuna ragione per sospettare una frode”.</strong></p>
<p>“Come specialisti in integrità elettorale, troviamo che l&#8217;evidenza statistica non appoggia la denuncia di frode nelle elezioni di ottobre in Bolivia”, affermano John Curiel e Jack Williams, esperti del Laboratorio di Scienza e Dati Elettorali del Massachusetts Institute of Technology (MIT), nell&#8217;articolo apparso nella sezione di politica del quotidiano statunitense.</p>
<p>“Considerando tutto, l&#8217;analisi statistica e le conclusioni dell&#8217;OSA sembrano enormemente difettose”, riferisce l&#8217;articolo.<br />
La notizia di quell&#8217;organizzazione, ricorda The Washington Post, è stato il supporto principale per le denunce di frode.</p>
<p>L&#8217;OSA ha parlato di “profonda preoccupazione e sorpresa per il cambiamento drastico e difficile da spiegare nella tendenza dei risultati preliminari”. Ma l&#8217;analisi statistica dietro questa affermazione è problematica.</p>
<p>“Nel momento del fermo nel conteggio, dato che Morales aveva superato la soglia del 40%, la questione chiave è se il suo calcolo di voti era di 10 punti più alto rispetto al suo più vicino competitore. Altrimenti, avrebbe dovuto sostenere un secondo turno contro l&#8217;ex presidente Carlos Mesa.</p>
<p>“I nostri risultati sono stati diretti. Non sembra esserci statisticamente una differenza significativa nel margine prima e dopo il fermo nel conteggio preliminare. Invece, è altamente probabile che Morales avesse sorpassato il margine di 10 punti nel primo turno.</p>
<p>“Come arriviamo lì? La messa a fuoco dell&#8217;OSA si appoggia su ipotesi binarie: che il conteggio ufficioso riflette con esattezza il voto continuamente misurato, e che le preferenze di voto riportate non variano durante il giorno. Se queste ipotesi fossero certe, un cambiamento di tendenza a favore di un partito col passare del tempo allora potrebbe indicare potenzialmente una frode.</p>
<p>“L&#8217;OSA non cita un’investigazione previa su cui dovrebbero basarsi queste ipotesi per reggere. Ci sono ragioni per credere che le preferenze degli elettori e le notifiche sui votanti possono variare nel tempo: aree dove si ammucchiano elettori poveri possono avere file più lunghe e minore capacità per contare e riportare rapidamente il totale dei voti. E questi fattori si possono applicare molto bene in Bolivia, dove ci sono brecce severe nelle infrastruttura e nelle situazioni economiche tra zone urbane e rurali.</p>
<p>La pubblicazione di The Washington Post segnala inoltre l&#8217;assenza di un cambiamento drastico nei risultati prima e dopo la detenzione preliminare del conteggio o nella tendenza del voto che ha sempre favorito Morales.</p>
<p>“Non troviamo nessuna evidenza di queste anomalie”, hanno assicurato Curiel e Williams dopo analizzare i dati sull&#8217;investigazione, che hanno notificato all&#8217;OSA, però senza ricevere risposta.</p>
<p>Le rivelazioni del The Washington Post hanno confermato che la differenza di più del 10% a favore di Morales è legittima e coincide col conteggio preliminare.</p>
<p>Denunciano che ci sono state numerose irregolarità e mancanza di evidenza nella relazione dell&#8217;OSA, e che i dati dimostrano chiaramente che la frode non esiste e che il margine di differenza che ha dato la vittoria ad Evo Morales è corretto.</p>
<p>Curiel e Williams concludono: “La frode elettorale è un problema grave, però basarsi su prove non verificate come segno di frode è una seria minaccia per qualsiasi democrazia”.</p>
<p>Con informazione di The Washington Post</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>foto: Reuters</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Il governo de facto boliviano espelle l&#8217;ambasciatrice del Messico e diplomatici spagnoli</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Dec 2019 02:25:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tensioni diplomatiche in Bolivia. Il governo ad interim espelle María Teresa Mercado, ambasciatrice del Messico, Cristina Borreguero, la console di Spagna e altri diplomatici, per aver dato rifugio a personalità vicine a Evo Morales. Il governo spagnolo che fino ad ora aveva mantenuto un atteggiamento di somma cautela, ha deciso di rispondere in reciprocità al gesto ostile del governo de facto della Bolivia con l'espulsione di tre funzionari dalla sua Ambasciata a Madrid che dovranno uscire dalla Spagna in 72 ore.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11273" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11273" alt="Jeanine Añez" src="/files/2019/12/Jeanine-Anez.jpg" width="580" height="314" /><p class="wp-caption-text">Jeanine Añez</p></div>
<p><strong>Tensioni diplomatiche in Bolivia. Il governo ad interim espelle María Teresa Mercado, ambasciatrice del Messico, Cristina Borreguero, la console di Spagna e altri diplomatici, per aver dato rifugio a personalità vicine a Evo Morales.</strong></p>
<p>&#8220;Il governo costituzionale che presiedo ha deciso di dichiarare persona non gradita l&#8217;ambasciatrice del Messico in Bolivia, María Teresa Mercado; l&#8217;incaricata degli affari di ambasciata, Cristina Borreguero, e console di Spagna in Bolivia, Álvaro Fernández, chiedendo loro di lasciare il paese entro 72 ore &#8220;, ha annunciato alla stampa l&#8217;autoproclamata presidente Jeanine Áñez.</p>
<p>La Añez ha aggiunto che la decisione riguarda anche &#8220;il gruppo di diplomatici [spagnoli] presumibilmente incappucciati e armati&#8221;, che il 27 dicembre si sarebbero resi protagonisti di un incidente mentre tentavano di entrare nell&#8217;ambasciata messicana e sono stati intercettati dalla polizia locale.</p>
<p>A sua volta, il governo del Messico ha dato istruzione  alla sua ambasciatrice in Bolivia, María Teresa Mercado, di tornare nel paese per &#8220;salvaguardarne la sicurezza e l&#8217;integrità. L&#8217;ambasciata messicana in Bolivia resterà a carico di Ana Luisa Vallejo, attuale capo della Cancelleria della Missione. La nostra rappresentanza continuerà a funzionare normalmente dopo questo spostamento&#8221;, ha dichiarato l&#8217;amministrazione di Andrés Manuel López Obrador in una nota pubblicata sul suo sito web.</p>
<p>Il 26 dicembre, il Messico ha presentato un ricorso contro il governo de facto della Bolivia dinnanzi alla Corte internazionale di giustizia de L&#8217;Aia, per l&#8217;assedio all&#8217; ambasciata messicana e alla residenza ufficiale del suo ambasciatore a La Paz.</p>
<p>La tensione tra i due paesi è cresciuta negli ultimi giorni a causa dell&#8217;accerchiamento imposto dalle autorità de facto boliviane al quartier generale diplomatico messicano, dove nove persone legate all&#8217;ex presidente Evo Morales (2006-2019) hanno chiesto asilo.</p>
<p>da Sputnik in italiano</p>
<p><span style="color: #ff0000">Spagna espelle tre diplomatici del governo de facto boliviano</span></p>
<p><strong>Il governo spagnolo che fino ad ora aveva mantenuto un atteggiamento di somma cautela, ha deciso di rispondere in reciprocità al gesto ostile del governo de facto della Bolivia con l&#8217;espulsione di tre funzionari dalla sua Ambasciata a Madrid che dovranno anche uscire dalla Spagna in 72 ore. Si tratta dell&#8217;incaricato di affari, Luis Quispe Condori; dell&#8217;associato militare, Marcelo Vargas Barral; e dell’associato della polizia, Orso Fernando Oblitas Siles.  </strong></p>
<p>Invece, il governo messicano non risponderà per il momento con misure reciproche a La Paz. Alte cariche della Segreteria di Relazioni Estere hanno affermato che aspetteranno per decidere le prossime azioni, con l&#8217;obiettivo di proteggere i più di 10.000 messicani che vivono in Bolivia.</p>
<p>Il governo spagnolo ha diffuso questo lunedì un comunicato nel quale respinge pesantemente qualunque insinuazione su una supposta volontà di ingerenza nei temi politici interni della Bolivia. Per Spagna, sottolinea, qualunque affermazione in questo senso costituisce una calunnia diretta a danneggiare le nostre relazioni bilaterali con false teorie cospiratorie. Spagna esige che l&#8217;attuale governo de facto della Bolivia ritratti i contenuti delle sue affermazioni affinché possa ritornare quanto prima il buon senso di fiducia e cooperazione, conclude.</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Sputnik</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Da Harvard a Cambridge. Oltre 100 esperti smentiscono ogni broglio elettorale in Bolivia</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Dec 2019 01:30:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Evo Morales è il presidente legittimo. Il resto è narrazione golpista. “Chiediamo che le istituzioni e i processi democratici della Bolivia siano rispettati”. Recita così il manifesto firmato da oltre 100 esperti internazionali in economia e statistica, che fanno “un appello all’OSA affinché ritiri le sue dichiarazioni fuorvianti sulle elezioni, che hanno contribuito al conflitto politico e sono state una delle ‘giustificazioni’ più utilizzate per portare a compimento il colpo di Stato militare”.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11239" alt="Bolivia" src="/files/2019/12/Bolivia.jpg" width="580" height="290" />Evo Morales è il presidente legittimo. Il resto è narrazione golpista. “Chiediamo che le istituzioni e i processi democratici della Bolivia siano rispettati”. Recita così il manifesto firmato da oltre 100 esperti internazionali in economia e statistica, che fanno “un appello all’OSA affinché ritiri le sue dichiarazioni fuorvianti sulle elezioni, che hanno contribuito al conflitto politico e sono state una delle ‘giustificazioni’ più utilizzate per portare a compimento il colpo di Stato militare”.</strong></p>
<p>I firmatari, provenienti da istituti come l’Economic Policy Institute e varie università degli Stati Uniti, Australia, Messico e India, tra gli altri, condannano il fatto che Donald Trump abbia sostenuto apertamente e fermamente il colpo di Stato militare del 10 novembre che ha rovesciato il governo del presidente Evo Morales “e spiegano attraverso la loro conoscenza in Statistica perché la ”narrazione sui brogli” non è corretta.</p>
<p>Ancora una volta la realtà confuta una narrazione tossica ripetuta a spron battuto e reti unificate per occultare che in Bolivia si è consumato un golpe. L’unica strada per allontanare dalla presidenza Evo Morales, presidente indigeno e socialista, sostenuto dalla maggioranza dei boliviani come hanno mostrato anche le ultime elezioni dove Morales aveva ottenuto ancora un trionfo.</p>
<p><span style="color: #ff0000">Gli esperti spiegano che non c’è stato nessun broglio</span></p>
<p>&#8220;C&#8217;è stata una pausa nel ‘conteggio rapido’ dei risultati delle votazioni &#8211; quando era stato raggiunto l&#8217;84% dei voti &#8211; e il vantaggio di Morales era di 7,9 punti percentuali. Con il 95% del conteggio totale dei voti, il suo margine era aumentato a poco più del 10%, circostanza che consentiva a Morales di vincere al primo turno senza dover andare al ballottaggio.</p>
<p>Alla fine, il conteggio ufficiale ha mostrato un vantaggio del 10,6%, spiegano gli esperti, basandosi su un rapporto pubblicato dal Center for Economic and Political Research (CEPR), un think tank con sede a Washington che ha già messo seriamente in discussione in un rapporto pubblicato il 10 novembre il ruolo della missione elettorale dell&#8217;OSA in Bolivia.</p>
<p>I firmatari ricordano che &#8220;non è insolito che i risultati di un&#8217;elezione presentino una distorsione in base alla posizione geografica, il che significa che i risultati possono variare a seconda di quando vengono conteggiati i voti nelle diverse aree&#8221;. La dichiarazione cita l&#8217;esempio delle ultime elezioni per il Governatore in Louisiana, in cui il candidato democratico ha vinto 2,6 punti percentuali dopo essere apparso perdente per quasi tutta la notte. &#8220;Il cambiamento nella leadership di Morales non è stato affatto ‘drastico’; faceva parte di un costante e continuo aumento del vantaggio di Morales che è iniziato ore prima dell&#8217;interruzione&#8221;, affermano.</p>
<p>Secondo questi esperti, la spiegazione dell&#8217;aumento del margine è &#8220;abbastanza semplice&#8221; e &#8220;si basa sul fatto che le aree che hanno visto conteggiati i loro voti in seguito erano più pro-Morales rispetto alle aree i cui voti erano stati contati in precedenza&#8221;. Un risultato finale che qualificano come &#8220;abbastanza prevedibile in base al primo 84% dei voti riportati&#8221;. &#8220;Ciò è stato dimostrato attraverso un&#8217;analisi statistica e anche attraverso un&#8217;analisi più semplice delle differenze tra le preferenze politiche delle aree scrutinate”, sottolineano.</p>
<p>Il manifesto si conclude con un appello al Congresso degli Stati Uniti affinché indaghi &#8220;sul comportamento dell&#8217;OSA” e contrasti il &#8220;colpo di Stato militare&#8221; e le violazioni dei diritti umani del governo di fatto&#8221;, oltre a sottolineare la responsabilità dei media che dovrebbero cercare analisti indipendenti &#8220;invece di basarsi solo sui funzionari dell&#8217;OSA”. &#8220;Molte vite possono dipendere dal chiarimento di questa storia&#8221;, concludono, riferendosi a un conflitto in cui, secondo l&#8217;ultimo resoconto del Defensor del Pueblo, il bilancio parziale delle vittime ascende a 32.</p>
<p>da L&#8217;AntiDiplomatico</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Presentano relazione che rivela i piani per abbattere Evo Morales</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Nov 2019 22:05:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Centro Strategico Latinoamericano di Geopolitica ha pubblicato la relazione degli Stati Uniti e la costruzione del golpe contro Bolivia, dove si parla degli interessi relazionati con Washington, che hanno lavorato per abbattere l'ex presidente Evo Morales. Tra i temi che si abbordano in questa analisi si trovano perfino i mezzi di comunicazione boliviani, statunitensi ed europei che hanno denunciato la frode nelle elezioni generali del 20 ottobre, prima di terminare il conteggio, e dove accusavano Morales di essere un dittatore.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11216" alt="Bolivia-represión-golpe-de-estado-580x387" src="/files/2019/11/Bolivia-represión-golpe-de-estado-580x387.jpg" width="580" height="387" />Il Centro Strategico Latinoamericano di Geopolitica ha pubblicato la relazione degli Stati Uniti e la costruzione del golpe contro Bolivia, dove si parla degli interessi relazionati con Washington, che hanno lavorato per abbattere l&#8217;ex presidente Evo Morales.</strong></p>
<p>Tra i temi che si abbordano in questa analisi si trovano perfino i mezzi di comunicazione boliviani, statunitensi ed europei che hanno denunciato la frode nelle elezioni generali del 20 ottobre, prima di terminare il conteggio, e dove accusavano Morales di essere un dittatore.</p>
<p>Nello studio, si legge che mass media come la BBC, il New York Times, il Washington Post, The Guardian, France 24 ed agenzie come Reuters hanno decretato che la cosa corretta era andare ad un secondo turno, anche se non si era finito il conteggio dei voti. Durante quasi tutto l&#8217;anno le corporazioni di comunicazione avevano fabbricato matrici di opinione false per delegittimare Evo.</p>
<p>Questo lavoro, elaborato da Silvina Romano, Tamara Lajtman, Anibal Garcia Fernandez ed Arantxa Tirato, fa una cronologia sui comunicati degli USA, dichiarazioni e disegni di legge che avevano influenza sulle presidenziali della Bolivia, dove Morales HA VINTO al primo turno.</p>
<p><span style="color: #ff0000">Una frode annunciata </span></p>
<p>Secondo gli autori, dopo aver deciso di usare l&#8217;idea di “frode elettorale”, si deve considerare l&#8217;importanza geopolitica e geostrategica del territorio boliviano e la disputa per l&#8217;accesso ed appropriazione delle risorse naturali.</p>
<p>In relazioni di “think tanks” statunitensi e di Wikileaks, si parlava del potenziale di sviluppo del litio nel paese andino e come il suo “clima insicuro” fosse il principale inibitore dell&#8217;investimento straniero.</p>
<p>Il litio si può trasformare in un problema geopolitico, diceva un testo dell&#8217;Atlantic Council intitolato “Il ruolo della Bolivia nella transizione energetica minacciato dall&#8217;incertezza del litio”, dove inoltre si faceva riferimento alla presenza di Cina nella regione ed al suo controllo della somministrazione del metallo.</p>
<p>Allo stesso modo, nel documento, firmato da vari investigatori si legge che più di un anno prima delle elezioni, Stratfor, una consulente che realizza investigazioni di intelligenza per la Casa Bianca, esponeva, in una serie di relazioni, scenari di tumulti, instabilità e possibili sanzioni degli USA di fronte ad una vittoria di Evo Morales, come spiega una delle autrici della relazione, Silvina Romano.</p>
<p>L&#8217;unico scenario possibile era quello di un secondo turno, cioè, si veniva già prefabbricando l&#8217;opinione che non si poteva accettare un trionfo del MAS nel primo turno, spiega Romano, che aggrega che questa possibilità si presentava come desiderabile e probabile da parte del settore privato statunitense, le élite boliviane ed altri gruppi imprenditoriali della destra latinoamericana.</p>
<p><span style="color: #ff0000">Il ruolo dell&#8217;OSA</span></p>
<p>L&#8217;OSA ha avuto un ruolo da protagonista nel golpe di stato contro Evo Morales dalla mano del suo segretario generale, Luis Almagro, denuncia l&#8217;analisi.</p>
<p>La Missione di Osservazione Elettorale dell&#8217;OSA che era un accompagnatore elettorale nei suffragi del passato 20 ottobre in Bolivia, tre giorni dopo le votazioni ha presentato davanti all&#8217;organismo regionale una relazione preliminare dove considerava che continuava essendo la migliore opzione convocare ad un secondo turno davanti alle presunte irregolarità trovate nel processo.</p>
<p>Questa segnalazione ha permesso che dieci giorni dopo avere portato a termine i suffragi, il governo e la segreteria generale dell’OSA firmassero un accordo che ha compromesso il paese andino a permettere che si realizzasse un auditing integrale dei risultati e che i suoi risultati fossero vincolanti.</p>
<p>Il processo di auditing, nel quale hanno partecipato 33 esperti dell’OSA accompagnati da rappresentanti del Messico e di Spagna, si è portato a termine e le conclusioni sono state affrettate, nonostante tutta l’operazione fosse stata accordata col governo.</p>
<p>Così, il 10 novembre, l&#8217;OSA ha pubblicato un comunicato dove ha sollecitato di annullare i risultati delle elezioni ed a convocare nuovi suffragi. A partire da qui, e malgrado l&#8217;organismo non mettesse in dubbio la vittoria di Morales alle urne, i fatti sono precipitati ed il mandatario si è visto obbligato a dimettersi, costretto dalla forza armata.</p>
<p>preso da RT</p>
<p>foto:AFP</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://media.cubadebate.cu/wp-content/uploads/2019/11/ee-uu-y-la-construccion-del-golpe-en-bolivia-1.pdf" >per leggere la relazione Estados Unidos y la construcción del golpe de Estado en Bolivia clikka qui</a></p>
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		<title>I “punti verdi” che governano Bolivia</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Nov 2019 01:49:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il 10 novembre, Evo Morales ha annunciato la sua rinuncia forzata alla presidenza del paese dopo che l'esercito gli “suggerisse” di andarsene. In seguito, il golpe di stato accadde e Morales si è esiliato in Messico mentre la senatrice oppositrice Jeanine Añez si è auto-proclamata presidentessa immaginaria in una sessione del Parlamento senza quorum. Il capo dell'esercito Williams Kaliman, si è incaricato di collocarle la banda presidenziale. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11214" alt="jeanine-1132x670-e1574312215314-580x324" src="/files/2019/11/jeanine-1132x670-e1574312215314-580x324.jpg" width="580" height="324" />Il 10 novembre, Evo Morales ha annunciato la sua rinuncia forzata alla presidenza del paese dopo che l&#8217;esercito gli “suggerisse” di andarsene. In seguito, il golpe di stato accadde e Morales si è esiliato in Messico mentre la senatrice oppositrice Jeanine Añez si è auto-proclamata presidentessa immaginaria in una sessione del Parlamento senza quorum. Il capo dell&#8217;esercito Williams Kaliman, si è incaricato di collocarle la banda presidenziale.  </strong></p>
<p>Mentre assistiamo alle difficoltà della stampa per chiamare “golpe di Stato” (non così Bernie Sanders) ad una situazione prodotta ovviamente con l&#8217;intervento dell&#8217;esercito, vediamo interviste di Añez nelle quali la presidentessa immaginaria giustifica il fatto di essere entrata al Palazzo di Governo inalberando un Bibbia gigantesca per essere “un atto di fede” (davanti al volto incredulo del presentatore della BBC).</p>
<p>Ora, nelle reti sociali hanno ricordato un altro “piccolo” dettaglio. La presidentessa immaginaria appartiene al partito Movimento Democratico Sociale, un partito che nelle ultime elezioni ha ottenuto circa il 4% dei voti, con 4 deputati su 130 ed 1 senatore su 36. Una circostanza che ricorda quella del Venezuela, dove l&#8217;auto-proclamato presidente immaginario di questo paese, Juan Guaidò, fa parte di un partito (Volontà Popolare) che ha 20 deputati su 167 nell&#8217;Assemblea Nazionale.</p>
<p>(Con informazione di Publico)</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Bolivia, il generale golpista Kaliman fugge negli USA con un milione di dollari</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Nov 2019 20:09:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il generale golpista che chiese le dimissioni del Presidente Evo Morales, Williams Kaliman, è fuggito negli Stati Uniti con un milione di dollari dato dall'incaricato d'affari dell’ambasciata yankee in Bolivia. Appena 72 ore dopo il colpo di Stato Williams Kaliman se ne andava negli Stati Uniti senza sapere esattamente quale Stato l’avrebbe nascosto dopo aver preso un milione di dollari. Bruce Williamson, incaricato d’affari dell’ambasciata degli Stati Uniti a La Paz aveva consegnato un milione di dollari a ciascun capo militare e cinquecentomila a ciascun capo della polizia.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11207" alt="Kaliman" src="/files/2019/11/Kaliman.jpg" width="580" height="327" />Il generale golpista che chiese le dimissioni del Presidente Evo Morales, Williams Kaliman, è fuggito negli Stati Uniti con un milione di dollari dato dall&#8217;incaricato d&#8217;affari dell’ambasciata yankee in Bolivia. Appena 72 ore dopo il colpo di Stato Williams Kaliman se ne andava negli Stati Uniti senza sapere esattamente quale Stato l’avrebbe nascosto dopo aver preso un milione di dollari. Bruce Williamson, incaricato d’affari dell’ambasciata degli Stati Uniti a La Paz aveva consegnato un milione di dollari a ciascun capo militare e cinquecentomila a ciascun capo della polizia. Tra l’ammutinamento della polizia che permise il caos vendicativo contro i socialisti e gli indigeni e l’inazione dell’esercito, fu attuato il golpe di stato. Bruce Williamson avrebbe contattato e coordinato tutto da mesi nella provincia argentina di Jujuy sotto la protezione del governatore Gerardo Morales, uno dei più vicini al presidente Mauricio Macri. Kaliman fu immediatamente sostituito dall’autoproclamata presidentessa Janine Áñez e insieme agli altri capi militari se ne andava negli Stati Uniti per proteggersi da qualsiasi indagine della comunità locale e internazionale.</strong></p>
<p><span style="color: #ff0000">Williams Kaliman: golpista dell’esercito boliviano formatosi alla School of the Americas</span><br />
Fino a pochi giorni fa il suo nome era sconosciuto a molti, tuttavia divenne una figura chiave nel colpo di Stato contro Evo Morales. Il capo delle forze armate promise di non sparare sulla città e ora ci portava i carri armati.</p>
<p>Meno di un anno ci volle al generale Williams Kaliman per passare dal chiamare “fratello” l’ex- presidente boliviano, Evo Morales, a fargli un golpe di stato. Il capo delle forze armate boliviane entrò in carica il 24 dicembre 2018, in precedenza fu al comando dell’esercito. “Fratello Presidente, il privilegio più grande della mia vita mi è concesso oggi”, disse alla stampa quel giorno. Inoltre, alla fine fu chiaro che si trattava di eccesso, si dichiarò “soldato del processo di cambiamento” che elogiò molto, così come il capo di Stato. “Quella visione ed impegno possono essere compresi solo dalla preziosa esperienza acquisita dal fratello presidente nel sacro adempimento del servizio militare obbligatorio”, affermava. Anche poco prima, il 7 agosto, nell’ambito delle celebrazioni per il Giorno delle forze armate, Kaliman dichiarò: “Siamo nati dalla lotta contro il colonialismo e moriremo anticolonialisti perché è nostro orgoglio e nostra ragione di vita” . “Le forze armate appartengono al popolo e lavorano per il popolo perché sosteniamo la nazionalizzazione degli idrocarburi e le politiche statali che favoriscono i più bisognosi”, aggiunse.<br />
Lo stesso giorno Evo propose di convertire la Scuola militare antimperialista (fondata nel 2016) in un “Comando meridionale” che difendesse gli interessi dell’America Latina e contrastasse l’agenzia omonima promossa dagli Stati Uniti. Morales evidenziava la natura internazionalista dell’iniziativa poiché quel nuovo ente militare sarebbe stato “del popolo e del popolo, non solo boliviano, ma latino-americano e mondiale”.<br />
Rivolgendosi ai soldati, l’allora presidente disse che “il futuro è carico di nuove minacce” per la regione. “Interventi extraterritoriali, armi, blocchi finanziari, sanzioni economiche ed embarghi unilaterali di portata criminale e genocida”, facendo chiara allusione alla politica estera di Washington. Tuttavia, il fine settimana prima Kaliman fu responsabile della comunicazione della posizione dei militari di fronte alla crisi politica e sociale nel Paese, dicendo che non avrebbero sparato alla gente e avrebbero garantito la pace. Meno di 24 ore dopo, “suggeriva” al presidente di dimettersi compiendo il colpo di Stato. Il giorno dopo annunciava che le stesse forze armate che non dovevano reprimere, erano in strada coi loro carri armati nel quadro delle proteste a difesa della democrazia. Tre giorni in cui l’eclettico Kaliman espose ai suoi veri interessi.</p>
<p><span style="color: #ff0000">I tentacoli della School of the Americas</span><br />
Ma al di là delle sue dichiarazioni pubbliche, i precedenti di Kaliman non l’avvicinavano alla prospettiva della sovranità militare e nella difesa. Kaliman nacque a Chuquisaca il 15 dicembre 1962, studiò a Sucre e nel 1985 si laureò alla scuola militare di cavalleria. Fece una lunga carriera nelle forze armate. Prima dell’attuale posizione era comandante della Joint Task Force, addetto alla difesa militare presso l’ambasciata boliviana negli Stati Uniti, comandante della sesta divisione dell’esercito, ispettore generale dell’esercito e comandante generale dell’esercito. Completò numerosi corsi all’estero, in particolare sull’intelligence militare. Tuttavia, c’è una destinazione che si distingue sulle altre. Secondo la ONG School of Americas (SOA) Watch, che combatte per la chiusura di Fort Benning, meglio conosciuta come School of the Americas, negli Stati Uniti, Kaliman vi studiò nel 2004. Tale istituzione militare ebbe l’antecedente di essere stata il luogo d’istruzione di diversi golpisti latinoamericani negli anni ’60, ’70 e ’80 secondo la dottrina del “nemico interno”. Nel 2001 fu ribattezzata Istituto dell’emisfero occidentale per la cooperazione in materia di sicurezza (Whinsec).</p>
<p>di Santiago Mayor<br />
Resumen Latinoamericano</p>
<p>traduzione di Alessandro Lattanzio &#8211; Aurora<br />
L&#8217;AntiDiplomatico</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Bolivia non si arrende!</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Nov 2019 22:53:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Comincio queste righe, questo sentire bolivariano, con le parole del nostro Comandante Eterno, quando la destra boliviana iniziava la campagna di destabilizzazione contro il governo popolare e democratico del presidente Evo Morales. Questo è successo tredici anni fa, ai tempi della nascente rivoluzione nel paese fratello. Già da allora, l'oligarchia patrocinata dagli USA cospirava per abbattere il progetto di liberazione indigenista in Bolivia, timorosi di perdere i loro privilegi in una nazione con abbondanti risorse minerarie che sono state, durante decadi di obbrobrio, sfruttate unicamente per arricchire le classi poderose, piagando la popolazione di fame, miseria e discriminazione.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11205" alt="Protestas-en-Bolivia-Reuters-580x387" src="/files/2019/11/Protestas-en-Bolivia-Reuters-580x387.jpg" width="580" height="387" />“Se l&#8217;oligarchia latinoamericana, inginocchiata davanti all&#8217;impero statunitense, rompe le regole del gioco ed ignora i diritti sovrani dei popoli, ci starebbero autorizzando ad attivare qualunque meccanismo per restituire ai popoli i loro legittimi diritti. Venezuela non rimane a braccia conserte davanti all&#8217;aggressione contro il popolo fratello di Bolivia”  </strong><br />
<strong>    </strong><br />
<strong>Hugo Chavez, 12 ottobre 2006  </strong></p>
<p>Comincio queste righe, questo sentire bolivariano, con le parole del nostro Comandante Eterno, quando la destra boliviana iniziava la campagna di destabilizzazione contro il governo popolare e democratico del presidente Evo Morales. Questo è successo tredici anni fa, ai tempi della nascente rivoluzione nel paese fratello. Già da allora, l&#8217;oligarchia patrocinata dagli USA cospirava per abbattere il progetto di liberazione indigenista in Bolivia, timorosi di perdere i loro privilegi in una nazione con abbondanti risorse minerarie che sono state, durante decadi di obbrobrio, sfruttate unicamente per arricchire le classi poderose, piagando la popolazione di fame, miseria e discriminazione.</p>
<p>Il golpe di stato in Bolivia espressa le pretese permanenti imperialiste di reimpiantare le politiche neoliberali nel continente, come l’hanno fatto dove la più rancida borghesia ha ripreso il potere (Brasile, Cile, Argentina). Sono quelle politiche anti-popolari che erano state interrotte dai governi rivoluzionari e democratici in America latina, inspirati dal progetto liberatore bolivariano del Comandante Chavez.</p>
<p>Nella nazione dell&#8217;altopiano, la figlia prediletta del Libertador, Simon Bolivar, sotto la conduzione del compagno Evo, si erano prodotti grandi cambiamenti in favore dei più necessitati, della popolazione indigena, dei lavoratori e delle lavoratrici, dei contadini e delle contadine. Il recupero, da parte dello Stato, di grandi aziende strategiche che erano state privatizzate, come quella degli idrocarburi, dell’elettricità e delle telecomunicazioni, era riuscito ad aumentare l&#8217;entrata delle risorse per distribuirle nell&#8217;investimento pubblico, nella salute e nell&#8217;educazione, diminuendo i livelli di povertà nei quali era stato sommerso il popolo boliviano per molti anni.</p>
<p>Allo stesso modo, la crescita economica sperimentata durante gli anni di governo progressista, è un esempio dei grandi risultati nei 14 anni di gestione di Evo morales, che i grandi mezzi internazionali hanno voluto occultare.</p>
<p>Non solo nell&#8217;ambito della vita materiale sono state le conquiste dei boliviani che oggi i golpisti pretendono cancellare. La democrazia partecipativa, il riconoscimento ed il protagonismo dei popoli indigeni, le lotte contro la discriminazione di genere, la rivendicazione dei movimenti sociali, sono importanti vittorie che i boliviani e le boliviane hanno ottenuto in questi anni di costruzione dello Stato Plurinazionale.</p>
<p>Sono questi i grandi sviluppi popolari per i quali il più poderoso impero di tutti i tempi ha spinto l&#8217;azione interventista in Bolivia. Così è successo storicamente: lì dove i popoli cominciano a forgiare la loro sovranità, l&#8217;imperialismo interviene per proteggere i suoi interessi.</p>
<p>Per non andare molto lontano, ripassiamo solamente la relazione dei golpe di stato in America Latina e nei Caraibi dall’inizio del XXI secolo, e nella cornice dei processi di liberazione continentale (ognuno con la sua particolarità, e tutti incorniciati dentro la strategia di “golpe non violento” che però alla fine scoppiano sempre in violenza): Venezuela, nell&#8217;anno 2002; Haiti, nel 2004; Honduras nel 2009: Brasile nell&#8217;anno 2016. Bisogna aggiungere il tentativo per abbattere Rafael Correa, in Ecuador, nell&#8217;anno 2010, e la permanente aggressione contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela, i tentativi golpisti ed i tentativi di omicidio del presidente fortunatamente frustrati. Tutto un prontuario interventista con la collaborazione dell&#8217;OSA, organismo nefasto che invece di rappresentare i paesi di questo continente, si è trasformato in complice fedele degli USA.</p>
<p>Ma né Bolivia, né i popoli latinoamericani e caraibici, che hanno elevato la loro coscienza politica in questi anni di sviluppo progressista, sono rassegnati a consegnare la loro sovranità, a perdere le loro conquiste, a retrocedere verso le vie neoliberali (guardate i cileni e le cilene, esigendo la fine dei governi interventisti e la nascita di una nuova costituente; guardate gli argentini e le argentine, che hanno dimostrato il loro scontento contundente col “Macrismo” e si preparano per una nuova tappa di cambiamenti; lo stesso vento di disubbidienza soffia in Brasile ed ad Haiti; il movimento popolare rivoluzionario è in piena insorgenza).</p>
<p>I boliviani ed le boliviane oggi scendono sulle strade de La Paz. Come un solo pugno, che ci ricorda la valanga di popolo che è uscita a riscattare il filo costituzionale a Caracas, il 13 aprile 2002, sono usciti a difendere la rivoluzione indigenista, lo Stato Plurinazionale, i risultati raggiunti; sono usciti a condannare, davanti al mondo, il fascismo sfrenato dai militari del governo de facto; sono usciti, coraggiosamente, alla riconquista dei loro sogni di indipendenza.</p>
<p>La frase del nostro Comandante Eterno, con la quale inizia questo testo, risuona sulle strade della Patria di Bolivar, il cui popolo si è manifestato con tutte le sue forze per il ritorno di Evo in Bolivia, per la continuità della pace ed il buon destino nella nostra nazione sorella.</p>
<p>Evviva il popolo boliviano!<br />
Evviva il presidente Evo Morales!<br />
Evviva lo Stato Plurinazionale della Bolivia!<br />
Vinceremo!</p>
<p>di Adan Chavez Frias</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Reuters</p>
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		<title>Creano più di 4000 account in Twitter per legittimare il golpe di Stato contro Evo Morales</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Nov 2019 02:57:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I difensori del golpe di Stato in Bolivia hanno cercato di lavare il volto al nuovo regime nelle reti sociali. Come parte di una campagna che cerca di legittimare la destituzione del presidente Evo Morales, si è scoperto che, nell'ultimo paio di giorni, hanno creato più di 4000 account nuovi che, senza avere quasi nessun followers, hanno operato in Twitter per installare l’hashtag #BoliviaNoHayGolpe.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11201" alt="trollsbolivia-580x386" src="/files/2019/11/trollsbolivia-580x386.jpg" width="580" height="386" />I difensori del golpe di Stato in Bolivia hanno cercato di lavare il volto al nuovo regime nelle reti sociali. Come parte di una campagna che cerca di legittimare la destituzione del presidente Evo Morales, si è scoperto che, nell&#8217;ultimo paio di giorni, hanno creato più di 4000 account nuovi che, senza avere quasi nessun followers, hanno operato in Twitter per installare l’hashtag #BoliviaNoHayGolpe.  </strong></p>
<p>“C’è stata una chiara azione coordinata di apertura di account per dare volume a questa conversazione”, ha dichiarato a Pagina/12 Luciano Galup, specialista in comunicazione politica ed autore del libro “Big Data y Politica”.</p>
<p>Galup, direttore della consulente “Menta Comunicacion”, è stato chi ha denunciato ieri che c&#8217;erano migliaia di messaggi contro la figura di Evo provenienti da account che quasi non avevano followers.</p>
<p>Sono 3612 gli account che hanno condiviso #BoliviaNoHayGolpe ed hanno da zero ad un follower. Ed il fatto più scandaloso è che ci sono 4492 account che sono stati creati tra ieri ed oggi per condividere l’hashtag.</p>
<p>Sebbene abbia riconosciuto che molte di questi account potrebbero essere veri- prodotto di una società in effervescenza che, di fronte alla crisi, si apre un account per potere comunicare -, Galup ha assicurato che la maggioranza era stata creata per smentire a livello mondiale che ci fosse stata un’interruzione democratica in Bolivia.</p>
<p>Questo tipo di azioni coordinate non hanno molto impatto nella politica domestica. Un Trending Topic non ha effettività sulla gente che vive queste esperienze ed occupa questi territori. Ma a livello mondiale possono funzionare come propaganda, ha spiegato Galup.</p>
<p>Per l&#8217;analista, la campagna nelle reti contro Evo ha come obbiettivo di legittimare il golpe e lavare il volto al governo illegittimo entrante. Le dittature ed i golpe di Stato devono legittimarsi di fronte al concerto di nazioni perché possono avere sanzioni. Funziona come una politica estera, non una politica interna, ha messo in chiaro.</p>
<p>Evo annunciando la sua rinuncia per evitare una scalata di violenza, Fernando Camacho entrando al Palacio Quemado con un bibbia ed un rosario, incendi e saccheggi nelle case dei dirigenti del Movimento al Socialismo (MAS), mobilitazioni per le strade a favore e contro il golpe, la senatrice Jeanine Áñez esigendo alle forze armate che intervengano per ostacolare uno spargimento di sangue, Perù ostacolando che l&#8217;aeroplano che portava Evo in Messico sorvolasse il suo territorio, carcerati ammutinati nella prigione più importante di La Paz: la successione di immagini che illustra il golpe di Stato in Bolivia ha inondato i portali dei mezzi di comunicazione di tutto il mondo.</p>
<p>Quando i paesi acquisiscono rilevanza a partire dai loro conflitti, il loro significato si disputa a livello globale. Il caso boliviano è tipico, perché ha le caratteristiche di un golpe di Stato tradizionale, con le forze armate chiedendo ad un presidente che rinunci, e dal momento che si basa su una mancanza di legittimità all’origine, è obbligato a dovere difendere internazionalmente quello che sta succedendo, ha illustrato Galup.</p>
<p>Con hashtags come #EvoAsesino, #EvoDictador o #EvoEsFraude, i messaggi di questi account denunciano che Evo è un corrotto e l&#8217;accusano di aver rubato le elezioni di ottobre, così come celebrano la nomina di Jeanine Añez, presidenta autoproclamata, e dichiarano che il golpe ha portato, finalmente, la democrazia e la libertà al popolo boliviano.</p>
<p>di Maria Cafferata</p>
<p>testo e foto da Pagina 12</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Senza quorum, Jeanine Añez si dichiara presidentessa di Bolivia</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Nov 2019 02:19:52 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[violenza dell'opposizione]]></category>

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		<description><![CDATA[Senza contare sul quorum necessario, la senatrice di opposizione Jeanine Añez ha assunto oggi la presidenza della Camera Alta e si è dichiarata presidentessa interina di Bolivia, dopo il golpe di stato ad Evo Morales. Ma il gruppo del Movimento Al Socialismo (MAS) non era presente nella sessione, perché hanno chiesto garanzie per assistere, con lo scopo di lavorare in un'uscita costituzionale. Su molti di loro pesano minacce di morte ed altri non sono arrivati per i blocchi delle strade.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11193" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11193" alt="Jeanine Añez" src="/files/2019/11/SenadoraJeanineAnezBolivia.jpg" width="580" height="386" /><p class="wp-caption-text">Jeanine Añez</p></div>
<p><strong>Senza contare sul quorum necessario, la senatrice di opposizione Jeanine Añez ha assunto oggi la presidenza della Camera Alta e si è dichiarata presidentessa interina di Bolivia, dopo il golpe di stato ad Evo Morales.</strong></p>
<p>Ma il gruppo del Movimento Al Socialismo (MAS) non era presente nella sessione, perché hanno chiesto garanzie per assistere, con lo scopo di lavorare in un&#8217;uscita costituzionale. Su molti di loro pesano minacce di morte ed altri non sono arrivati per i blocchi delle strade.</p>
<p>Nonostante le irregolarità nel processo e la mancanza di quorum necessaria, la destra ha realizzato questo sopruso, secondo lei, a nome della pacificazione del paese.</p>
<p>In una sessione straordinaria, Añez ha usato l&#8217;articolo 170 della Costituzione come appoggio, davanti alla rinuncia degli addetti nella successione costituzionale, ha segnalato.</p>
<p>Ha anche detto che vuole convocare al più presto possibile le elezioni, senza anticipare in quanto tempo o la data.</p>
<p>Dopo, Añez, insieme a tutti i legislatori di opposizione, è andata nel vecchio Palacio Quemado, dove con la Bibbia in mano ha fatto un appello all&#8217;unità.</p>
<p>Nel suo breve messaggio, ha ringraziato la polizia e le forze armate per il loro accompagnamento, infatti entrambi sono stati gli organi chiave nella consumazione del golpe di stato di domenica contro Morales.</p>
<p>Al suo fianco si trovava il massimo rappresentante del Comitato Pro Santa Cruz, protagonista del golpe di stato, Luis Fernando Camacho, che ha annunciato che alla mezzanotte di oggi si svilupperà uno sciopero indefinito.</p>
<p>Settori sociali venuti dalla città de El Alto ed altri zone vicine alla capitale intanto protestavano a pochi isolati, gridando slogan contro quelli che avevano oltraggiato la wiphala (simbolo indigeno), respingendo l&#8217;auto-proclamazione di Añez, e sono stati perseguiti con gas lacrimogeni lanciati dai militari.</p>
<p>La situazione in Bolivia continua con molte domande, speculazioni su chi dirige veramente il blocco golpista, sulla crescita della Resistenza in un contesto dove i canali di informazione sono pochi. Risulta difficile sapere che cosa succede, sia nell&#8217;epicentro politico dei dibattiti, sia quello che succede in differenti zone di La Paz, di El Alto, e del paese, nelle zone più lontane, soprattutto le rurali.</p>
<p>Sono molti le denunce di morti, di repressioni, di umiliazioni, di torture, di persecuzioni, in un contesto golpista che ha scatenato un&#8217;ondata di violenza enorme, ancora prima di riuscire ad abbattere Morales, con gruppi di scontro armati, e che, una volta al potere, con o senza governo, mantiene la sua offensiva con l&#8217;obiettivo di decapitare il processo di cambiamento.</p>
<p>da Prensa Latina e TeleSur</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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