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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Gheddafi</title>
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		<title>Libia sempre di più vicino ad una guerra civile</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Mar 2012 23:19:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Gheddafi]]></category>
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		<category><![CDATA[Libia]]></category>

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		<description><![CDATA[Circa 16 persone sono morte questo sabato, assassinate da nuovi confronti tra differenti tribù nel sud della Libia, informarono fonti ufficiali e mediche. Un medico dell'ospedale di Sebha, in effetti, affermò che circa “8 persone persero la vita ed altre 50 risultarono ferite”, mentre una fonte di un gruppo tribale ha riportato la morte di “altre 8 persone.” ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-3785" src="/files/2012/04/rebeldes-libios.jpg" alt="" width="300" height="250" />Circa 16 persone sono morte questo sabato, assassinate da nuovi confronti tra differenti tribù nel sud della Libia, informarono fonti ufficiali e mediche. </strong></p>
<p>Un medico dell&#8217;ospedale di Sebha, in effetti, affermò che circa “8 persone persero la vita ed altre 50 risultarono ferite”, mentre una fonte di un gruppo tribale ha riportato la morte di “altre 8 persone.”</p>
<p>“Non siamo riusciti a dormire ieri notte. Le tribù attaccarono Sebha attorno all&#8217;una di notte. La gente si armò per difendersi”, ha raccontato il medico della zona, Abdelrahman Al-Arich.</p>
<p>Da parte sua, Adem Al-Tebbaui, responsabile locale delle tribù, assicurò che il suo gruppo “rispettò la tregua, cosa che non fanno altre tribù da vari giorni”. Inoltre, Al-Tebbaui denunciò la “mancanza di elettricità e di acqua.”</p>
<p>Dopo la caduta di Muamar Gheddafi e l&#8217;instaurazione del governo del Consiglio Nazionale di Transizione (CNT), nel paese africano si sono complicate le relazioni tra le differenti etnie e tribù, che, secondo gli analisti, potrebbe implicare una nuova guerra civile.</p>
<p>preso da www.cubadebate.cu</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Tribunale Internazionale non vede l’urgenza di un’investigazione sulla morte di Gheddafi</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 21:08:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<description><![CDATA[La procura del tribunale che dipende dall'ONU informò che non investigherà in forma imminente la morte dell'assassinato leader libico Muamar El Gheddafi, giustiziato dopo essere stato catturato da soldati del Consiglio Nazionale di Transizione (CNT) nell’ottobre scorso. Inoltre, l'organismo indicò che stava aspettando che le autorità libiche, ora occupate dal CNT, avanzino per rischiarare questo assassinato.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-2416" src="/files/2011/12/libia-gadafi1-580x4271.jpg" alt="" width="300" height="250" />La procura del tribunale che dipende dall&#8217;ONU informò che non investigherà in forma imminente la morte dell&#8217;assassinato leader libico Muamar El Gheddafi, giustiziato dopo essere stato catturato da soldati del Consiglio Nazionale di Transizione (CNT) nell’ottobre scorso. Inoltre, l&#8217;organismo indicò che stava aspettando che le autorità libiche, ora occupate dal CNT, avanzino per rischiarare questo assassinato. </strong></p>
<p>La procura risponde al sollecito realizzato la settimana scorsa dalla figlia del leader, Aisha Khadafi, che reclamò alla corte un&#8217;investigazione sulle morti di suo padre e di suo fratello Mutassim.</p>
<p>Nel comunicato, l&#8217;Ufficio del Pubblico Ministero conferma che rivedrà quanto accaduto in Libia e presenterà nel maggio del 2012 una nuova relazione davanti al Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU e che farà pubblica “la sua strategia mirando alle future investigazioni dei crimini di guerra commessi in Libia, compresa la morte di Gheddafi.”</p>
<p>Nonostante, il testo fatto conoscere dalla catena di notizie CNN chiarisce che qualunque investigazione “dipenderà dalle attività delle autorità nazionali libiche.”</p>
<p>L&#8217;avvocato della figlia di Gheddafi, Nick Kaufman, aveva consultato che passi si darebbero per investigare queste morti, poiché considerava che Gheddafi e suo figlio “sono stati catturati vivi ed, in quel momento, non rappresentavano nessuna minaccia per nessuno.”</p>
<p>preso da www.cubadebate.cu</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
]]></content:encoded>
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		<title>I dieci miti che hanno più inciso sulla guerra contro la Libia</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2011/10/03/i-dieci-miti-che-hanno-piu-inciso-sulla-guerra-contro-la-libia/</link>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2011 00:54:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Gheddafi]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<category><![CDATA[NATO]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>

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		<description><![CDATA[Una vittoria per il popolo libico? Dal momento che il colonnello Gheddafi ha perso il suo potere militare nella guerra contro la NATO e contro gli insorti / ribelli / nuovo regime, numerosi mezzobusti televisivi hanno preso a celebrare questa guerra come un “successo”. Costoro ritengono che questa sia una “vittoria del popolo libico” e che tutti dovremmo festeggiare. Altri si gloriano della vittoria esaltando la “responsabilità di proteggere”, “l’interventismo umanitario”, e condannano la “sinistra antimperialista”.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1845" src="/files/2011/10/libia.gif" alt="" width="300" height="250" /> Di Maximilian C. Forte *</p>
<p>Dal momento che il colonnello Gheddafi ha perso il suo potere militare nella guerra contro la NATO e contro gli insorti / ribelli / nuovo regime, numerosi mezzobusti televisivi hanno preso a celebrare questa guerra come un “successo”.</p>
<p>Costoro ritengono che questa sia una “vittoria del popolo libico” e che tutti dovremmo festeggiare. Altri si gloriano della vittoria esaltando la “responsabilità di proteggere”, “l’interventismo umanitario”, e condannano la “sinistra antimperialista”.</p>
<p>Alcuni di coloro che affermano di essere “rivoluzionari”, o che credono di sostenere la “rivoluzione araba”, in qualche modo reputano opportuno porre su un piano secondario il ruolo della NATO nella guerra, invece esaltano le virtù democratiche degli insorti, magnificano il loro martirio, e assegnano un’importanza al loro ruolo oltre ogni limite.<br />
Vorrei dissentire da questa cerchia di acclamanti, e ricordare ai lettori il ruolo di invenzioni di “verità” ideologicamente motivate, che sono state utilizzate per giustificare, motivare, attivare, rendere più efficace la guerra contro la Libia, e per sottolineare quanto dannosi sono stati gli effetti pratici di questi miti contro i Libici, e contro tutti coloro che favorivano soluzioni pacifiche, non-militariste.</p>
<p>Questi dieci miti più cruciali rientrano in alcune delle affermazioni maggiormente reiterate dagli insorti, e/o dalla NATO, dai leader europei, dall’amministrazione Obama, dai media di più alta diffusione, e perfino dalla cosiddetta “Corte penale internazionale”, i principali attori che hanno recitato nel corso della guerra contro la Libia.</p>
<p>D’altro canto, andiamo ad analizzare alcuni dei motivi per cui queste affermazioni sono considerate più giustamente come folklore imperiale, come miti pilastri del mito massimo &#8211; che questa guerra è stata scatenata come “intervento umanitario”, destinato soprattutto a “proteggere i civili”.</p>
<p>Ancora, l’importanza di questi miti risiede nella loro larga riproduzione, con scarsi interrogativi, fino a mortali conseguenze. Inoltre, essi minacciano di falsare gravemente per il futuro gli ideali dei diritti umani e la loro invocazione, aiutando così la costante militarizzazione della cultura e della società occidentale.</p>
<h3>Genocidio</h3>
<p>Appena pochi giorni dopo l’inizio delle proteste di piazza, il 21 febbraio, il Rappresentante permanente aggiunto della Libia presso le Nazioni Unite, Ibrahim Dabbashi, pronto all’immediata defezione, dichiarava: “A Tripoli, ci si attende un vero e proprio genocidio. Gli aerei stanno ancora trasportando mercenari agli aeroporti”. Questo è eccellente: un mito che si compone di miti.</p>
<p>Con questa affermazione, costui metteva insieme tre miti chiave, il ruolo degli aeroporti (quindi la necessità ossessionata di una porta di ingresso per un intervento militare: la “no-fly zone”), il ruolo dei “mercenari” (che significava, semplicemente, i neri), e la minaccia di “genocidio” (adeguata al linguaggio della dottrina delle Nazioni Unite sulla Responsabilità di fornire Protezione).</p>
<p>L’affermazione era tanto maldestra e totalmente priva di fondamento, quanto egli era stato abile nel mettere insieme alla meglio questi tre miti meschini, uno dei quali fondato su un discorso e una pratica razzista, che dura fino ad oggi, con le nuove atrocità riportate contro i migranti africani e i Libici di pelle nera, come pratica quotidiana.</p>
<p>Non è stato il solo a fare queste affermazioni. Tra gli altri come lui, Soliman Bouchuiguir, presidente della Lega libica per i diritti umani, il 14 marzo, dichiarava alla Reuters che se le forze di Gheddafi avessero raggiunto Bengasi, “avverrà un vero e proprio bagno di sangue, un massacro, come quello visto in Ruanda”.</p>
<p>Questa non è l’unica volta che qualcuno avrebbe deliberatamente fatto riferimento ai massacri in Ruanda.</p>
<p>C’è stato il tenente Gen. Roméo Dallaire, l’…eccellentissimo comandante delle forze canadesi della missione di peacekeeping delle Nazioni Unite per il Ruanda nel 1994, attualmente senatore eletto al Parlamento canadese e co-direttore del progetto “Will to Intervene – Volontà di interposizione” alla Concordia University.<br />
Dallaire, in un precipitoso sprint ad emettere giudizi nel tentativo di valutare la situazione libica, non solo esternava ripetuti riferimenti al Ruanda, ma sottolineava come Gheddafi lanciasse “minacce di genocidio”, asserendo di “volere ripulire la Libia casa per casa”.</p>
<p>Questo è un esempio di come un’attenzione selettiva per gli eccessi retorici di Gheddafi prenda tutto sul serio, quando in altre occasioni i detentori del potere si erano invece affrettati a non tenerne conto: il portavoce del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, Marco Toner, allontanava con cenni di mano, come scacciasse mosche, le presunte minacce di Gheddafi contro l’Europa, asserendo che Gheddafi è “uno che si compiace di una retorica esagerata”.</p>
<p>Invece, il 23 febbraio, il presidente Obama dichiarava che aveva dato istruzioni alla sua amministrazione di trovare una “gamma completa di opzioni” da applicare contro Gheddafi, …quanto più calmo, per contrasto, e quanto più “conveniente”!</p>
<p>Il crimine “genocidio” ha una consolidata definizione giuridica internazionale, come viene ribadito nella Convenzione delle Nazioni Unite del 1948 per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio, in cui il genocidio comporta la persecuzione di un “gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso”. Non tutta la violenza è “genocida”. La violenza intestina, di reciproca distruzione, non è genocidio. Il genocidio non è nemmeno “l’eccesso di violenza”, né la violenza indifferenziata contro civili.</p>
<p>Quello che sia Dabbashi, che Dallaire, e altri non sono riusciti a fare è stato di identificare “il gruppo perseguitato nazionale, etnico, razziale o religioso”, e quanto il genocidio presuntivamente commesso differiva da questi termini. Costoro avrebbero dovuto veramente conoscere meglio la questione (e la conoscono!), uno come ambasciatore alle Nazioni Unite e l’altro come esperto di chiara fama e docente di genocidio.</p>
<p>Questo è il segnale che la creazione del mito era, o intenzionale, o fondata sul pregiudizio.</p>
<p>Quello che l’intervento militare straniero ha realizzato, però, è stato di consentire una violenza genocida reale, quella che è stata regolarmente applicata fino a solo poco tempo fa: l’orribile violenza contro i migranti africani e i Libici neri, presi di mira esclusivamente sulla base del colore della loro pelle. Questa violenza è stata esercitata senza impedimenti, senza giustificazioni, e fino a poco tempo fa, senza alcuna considerazione e senza darne risalto. Infatti, i media , che forniscono la loro collaborazione, sono stati rapidi ad affermare senza prove che ogni uomo catturato o morto di pelle nera doveva essere un “mercenario”.</p>
<p>Questo è il genocidio che il mondo occidentale, bianco, e tutti coloro che dominano la “narrazione” sulla Libia, hanno omesso (e non per caso).</p>
<h3>Gheddafi sta “bombardando il suo popolo”</h3>
<p>Dobbiamo ricordare che una delle ragioni iniziali nella corsa precipitosa per imporre una “no-fly zone” è stata quella di impedire a Gheddafi di usare la forza aerea per bombardare “il suo popolo”, una fraseologia ben definita, che richiama ciò che è stato tentato e testato con la demonizzazione di Saddam Hussein in Iraq.</p>
<p>Il 21 febbraio, quando i primi “avvertimenti” di “genocidio” venivano allarmisticamente diffusi da parte dell’opposizione libica, sia Al Jazeera che la BBC conclamavano che Gheddafi aveva schierato le sue forze aeree contro i manifestanti, come “segnalava” la BBC : “Testimonianze affermano che aerei militari hanno sparato contro i manifestanti nella città.”</p>
<p>Eppure, il 1 ° marzo, in una conferenza stampa del Pentagono, alle domande: “Avete a disposizione qualche prova che egli [Gheddafi] in realtà abbia sparato contro il suo popolo dal cielo? Ci sono state segnalazioni di questo, ma avete conferme indipendenti? In caso affermativo, in che misura?”, il Ministro della Difesa degli Stati Uniti Robert Gates rispondeva: “Abbiamo visto i comunicati stampa, ma non abbiamo conferme di questo”. Alle sue spalle stava l’ammiraglio Mullen: “Questo è del tutto corretto. Non abbiamo avuto nessun riscontro di sorta”.</p>
<p>In realtà, sostenere che Gheddafi utilizzava perfino gli elicotteri contro manifestanti disarmati era completamente infondato, una pura invenzione basata su affermazioni false.</p>
<p>Questo è tanto importante, dal momento che era il dominio dello spazio aereo libico da parte di Gheddafi che gli interventisti stranieri volevano annullare, e di conseguenza il mito delle atrocità perpetrate dal cielo produceva un valore aggiunto per fornire un buon motivo per un intervento militare straniero, che è andato ben oltre ogni mandato di “protezione di civili”.</p>
<p>David Kirpatrick del The New York Times, già il 21 marzo confermava questo, che “i ribelli sono indifferenti alla fedeltà alla verità nel plasmare la loro propaganda, sostenendo vittorie inesistenti sul campo di battaglia, affermando che stavano ancora combattendo in città importanti dopo essersi ritirati davanti alle forze di Gheddafi, e facendo asserzioni ampiamente gonfiate del comportamento barbarico di queste truppe”.</p>
<p>Le “asserzioni ampiamente gonfiate” sono ciò che è entrato a far parte del folklore imperialista che ha pervaso gli eventi in Libia, che ha fornito le giustificazioni dell’intervento occidentale.<br />
Raramente la folla di giornalisti di stanza a Bengasi ha messo in dubbio o contraddetto i suoi ospiti.</p>
<h3>Salvate Bengasi!</h3>
<p>Il presente articolo è stato scritto quando le forze di opposizione libiche marciavano contro Sirte e Sabha, le due ultime roccaforti del governo di Gheddafi, con avvertimenti inquietanti alla popolazione che doveva arrendersi, e con altro di sinistro.</p>
<p>A quanto pare, Bengasi è diventata una specie di “città santa” nel discorso internazionale dominato dai leader dell’Unione Europea e della NATO. Bengasi è stata la sola città al mondo a non potere essere toccata. Rappresentava come una terra sacra.</p>
<p>Tripoli? Sirte? Sabha? Queste possono essere sacrificate, visto che tutti stanno a guardare, senza un accenno di protesta che sia da parte di qualcuno dei poteri forti, e visti i primi resoconti su come l’opposizione ha massacrato la gente a Tripoli.</p>
<h3>Ma torniamo al mito Bengasi!</h3>
<p>“Se aspettavamo un giorno di più,” Barack Obama ha dichiarato nel suo discorso del 28 marzo, “Bengasi, una città quasi delle stesse dimensioni di Charlotte, avrebbe potuto subire un massacro che si sarebbe riverberato in tutta la regione e avrebbe macchiato la coscienza del mondo”.</p>
<p>In una lettera firmata congiuntamente, Obama con il primo ministro britannico David Cameron e il presidente francese Nicolas Sarkozy hanno affermato: “Rispondendo immediatamente, i nostri paesi hanno bloccato l’avanzata delle forze di Gheddafi. Il bagno di sangue che aveva promesso di infliggere ai cittadini della città assediata di Bengasi è stato impedito. Decine di migliaia di vite sono state salvate”.</p>
<p>E allora, i jet francesi hanno bombardano una colonna in ritirata; si trattava, come abbiamo visto, di una colonna molto breve che comprendeva camion e ambulanze, che chiaramente non avrebbero potuto né distruggere né occupare Bengasi.<br />
Oltre alla “retorica esagerata” di Gheddafi, che gli Stati Uniti si sono affrettati a non tenere in conto quando conveniva ai loro scopi, non vi è ad oggi ancora nessuna prova provata che dimostri come Bengasi avrebbe dovuto assistere alla perdita di “decine di migliaia” di vite, come proclamato da Obama, Cameron e Sarkozy.</p>
<p>Questo è stato meglio spiegato dal professor Alan J. Kuperman in “False pretense for war in Libya? &#8211; Falso pretesto per la guerra in Libia? :</p>
<p>“La prova migliore che Gheddafi non aveva un piano di genocidio contro Bengasi è che non lo ha perpetrato nelle altre città che in seguito ha ripreso integralmente o parzialmente &#8211; Zawiya, Misurata, e Ajdabiya, centri che insieme hanno una popolazione ben superiore a quella di Bengasi &#8230;Le azioni di Gheddafi sono state ben diverse dai massacri avvenuti in Ruanda, Darfur, Congo, Bosnia, e in altri campi di sterminio &#8230; Nonostante gli onnipresenti cellulari dotati di telecamere e video, non ci sono prove visive di massacri deliberati&#8230; Né Gheddafi ha mai minacciato di massacrare i civili di Bengasi, come Obama presumeva. L’avvertimento ‘nessuna pietà’, del 17 marzo, era rivolto solo ai ribelli, come riportato dal New York Times, che sottolineava come il leader della Libia avesse promesso l’amnistia per coloro ‘che deponevano le armi’. Inoltre Gheddafi aveva offerto ai ribelli una via di fuga e frontiera aperta verso l’Egitto, per evitare una lotta ‘dalla fine dolorosa’”.</p>
<p>Per amara ironia, le prove dell’esistenza di uccisioni, commesse da entrambe le parti, si possono riscontrare a Tripoli in questi ultimi giorni, mesi dopo che la NATO ha imposto le sue misure militari “salvavita”. Uccisioni per vendetta sono quotidianamente segnalate sempre con maggiore frequenza, tra cui il massacro di Libici e migranti africani di pelle nera da parte delle forze ribelli. Un’altra triste ironia: a Bengasi, che gli insorti hanno tenuto per mesi, anche dopo che le forze di Gheddafi sono state respinte, neppure qui è stata impedita la violenza: omicidi per vendetta sono stati segnalati anche in questa città, come trattato più avanti.</p>
<h3>Mercenari africani.</h3>
<p>Patrick Cockburn (giornalista irlandese, corrispondente in Medio Oriente per il Financial Times, attualmente, ricopre lo stesso incarico per l’Independent) ha sintetizzato l’utilità funzionale del mito del “mercenario africano” e il contesto in cui è sorto:</p>
<p>“Da febbraio, i ribelli, spesso sostenuti da potenze straniere, hanno affermato che lo scontro era tra Gheddafi e la sua famiglia da un lato, e il popolo libico dall’altro. La loro giustificazione per la presenza di forze così notevoli a fianco di Gheddafi era che si trattava di tanti mercenari, per lo più dall’Africa nera, il cui unico movente era il denaro”.</p>
<p>Come osserva il giornalista, i prigionieri di pelle nera sono stati messi in mostra per i media (cosa che costituisce una violazione della Convenzione di Ginevra), ma Amnesty International in seguito ha scoperto che tutti i prigionieri erano presumibilmente stati rilasciati, poiché non si trattava di combattenti, ma di lavoratori privi di documenti provenienti dal Mali, Ciad, e Africa occidentale.</p>
<p>Il mito era utile per l’opposizione, che insisteva che questa era una guerra tra “Gheddafi e tutto il popolo libico”, in definitiva come se Gheddafi non godesse di alcun sostegno interno: una montatura colossale e assoluta, tale da far pensare che solo dei bambini potevano credere ad una storia così fantastica.</p>
<p>Il mito è anche utile per cementare la rottura premeditata tra “la nuova Libia” e il Panafricanismo, riallineando così la Libia all’Europa e al “mondo moderno”, che alcuni dell’opposizione pretendevano con insistenza in modo esplicito.</p>
<p>Il mito del “mercenario africano”, indirizzato ad una pratica mortale, razzista, è un fatto che paradossalmente è stato sia documentato che ignorato.</p>
<p>Mesi fa, ho fornito un’ampia rassegna del ruolo dei media a grande diffusione, guidati da Al Jazeera, e del ruolo catalizzatore dei social media nella creazione del mito del mercenario africano.</p>
<p>I primi ad allontanarsi dalla norma di demonizzare gli Africani sub-sahariani e i Libici di pelle nera, invece documentando gli abusi contro questi civili, sono stati il Los Angeles Times e Human Rights Watch,che non avevano riscontrato alcuna prova documentata di mercenari presenti nella parte orientale della Libia (totalmente in contraddizione con le affermazioni presentate come una verità indiscutibile da Al Arabiya e da The Telegraph, tra gli altri, come il Time e The Guardian).</p>
<p>In un discostarsi estremamente raro dalla propaganda sulla minaccia dei mercenari neri, che Al Jazeera e i suoi giornalisti avevano contribuito a divulgare attivamente, la stessa Al Jazeera produceva un documento davvero unico, concentrandosi sulle rapine, sulle uccisioni, sui rapimenti di residenti neri nella parte orientale della Libia (ora che anche la CBS, Channel 4, e altri stanno puntando il dito contro il razzismo, Al Jazeera sta cercando di mostrare ambiguamente un certo interesse sull’argomento!).</p>
<p>Infine, sta spuntando un qualche accresciuto riconoscimento di questa collaborazione dei media nella denigrazione razzista delle vittime civili degli insorti &#8211; vedi Fair: “NYT Points Out ‘Racist Overtones’ in Libyan Disinformation It Helped Spread – Il New York Times mette in evidenza le ‘implicazioni razziste’ nella disinformazione sulla situazione in Libia, che ha contribuito a diffondere”.</p>
<p>Il prendere di mira e le uccisioni razziste di Libici neri e di Africani sub-sahariani continuano ancora oggi.</p>
<p>Patrick Cockburn e Kim Sengupta parlano della recente scoperta di un cumulo di “corpi in decomposizione di 30 uomini, quasi tutti neri e molti ammanettati, massacrati mentre giacevano su barelle e anche in ambulanza nel centro di Tripoli”.<br />
E anche, mentre ci mostra il video di centinaia di cadaveri nell’ospedale Abu Salim, la BBC non osa rimarcare il fatto che la maggior parte di questi è chiaramente di pelle nera, e perfino si chiede con stupore anche chi poteva averli uccisi.<br />
Questo non costituisce un problema per le forze anti-Gheddafi.</p>
<p>“Vieni e vedi. Questi sono neri, Africani, assunti da Gheddafi, mercenari”, urlava Ahmed Bin Sabri, intervistato da Sengupta, sollevando il lembo della tenda per mostrare il corpo di un paziente morto, la sua T-shirt grigia macchiata di rosso scuro di sangue, la flebo di soluzione salina ancora in esecuzione nel braccio nero coperto di mosche.<br />
Perché un uomo ferito che stava ricevendo delle cure era stato giustiziato?</p>
<p>Recenti documenti rivelano che gli insorti sono impegnati in una pulizia etnica contro i Libici neri a Tawergha; questi insorti si definiscono “Brigate per la purificazione dagli schiavi, dalla pelle nera”, giurando che nella “nuova Libia” i neri di Tawergha sarebbero stati esclusi dall’assistenza sanitaria e scolastica nella vicina Misurata, da cui i Libici neri era già stati espulsi dagli insorti.</p>
<p>Attualmente, Human Rights Watch ha riferito: “Libici dalla carnagione nera e Africani sub-sahariani devono affrontare rischi particolari perché le forze ribelli e altri gruppi armati spesso li hanno considerati mercenari pro-Gheddafi provenienti da altri paesi africani. Siamo stati spettatori di violente aggressioni e uccisioni di queste persone in aree prese sotto controllo dal Consiglio Nazionale di Transizione”.</p>
<p>Amnesty International ha appena riferito sulla detenzione spropositata di neri Africani ad Az-Zawiya sotto controllo dei ribelli, e come lavoratori agricoli migranti, disarmati, siano presi di mira. Continuano ad aumentare le denuncie messe per scritto da altre organizzazioni per i diritti umani, che accusano con prove il fatto che gli insorti prendono di mira i lavoratori migranti dell’Africa sub-sahariana.</p>
<p>Anche il presidente dell’Unione africana, Jean Ping, ha recentemente dichiarato:<br />
“Il Consiglio Nazionale di Transizione (NTC) sembra confondere la gente nera con mercenari. Tutti i neri sono mercenari. Se si fa così, significa che un terzo della popolazione della Libia, che è nero, è anche costituito da mercenari. Stanno uccidendo la gente, semplici lavoratori, li maltrattano.”</p>
<p>Il mito del “mercenario africano” continua ad essere il più immorale di tutti i miti, e il più razzista. Nei giorni scorsi, i giornali come il Boston Globe, acriticamente e incondizionatamente, mostrano ancora le fotografie delle vittime o dei detenuti di pelle nera, con l’affermazione immediata che deve trattarsi di mercenari, nonostante l’assenza di qualsiasi prova.<br />
Anche noi usualmente abbiamo raccolto occasionali affermazioni che Gheddafi è “noto per avere” reclutato “nel passato” Africani provenienti da altre nazioni, senza nemmeno preoccuparsi di sapere se quelli mostrati nelle foto erano Libici neri.</p>
<p>I linciaggi sia di Libici neri che di lavoratori migranti dell’Africa sub-sahariana sono avvenuti di continuo, e a questo riguardo non si è sentita mai alcuna espressione di preoccupazione, anche puramente simbolica, dagli Stati Uniti e dai membri della NATO, e nemmeno hanno suscitato l’interesse del cosiddetto “Tribunale penale internazionale”.</p>
<p>Esiste una trascurabile possibilità che venga fatta giustizia per le vittime, in quanto non c’é nessuno che ponga fine a questi crimini efferati che costituiscono chiaramente un caso di pulizia etnica.<br />
I media, solo ora e sempre più, si stanno rendendo conto della necessità di coprire questi crimini, avendoli nascosti per mesi.</p>
<h3>Viagra – combustibile per lo stupro di massa</h3>
<p>I delitti denunciati e le violazioni dei diritti umani da parte del regime di Gheddafi sono terribili abbastanza, che ci si deve chiedere perché qualcuno trovi la necessità di inventare storie, come quella delle truppe di Gheddafi, con erezioni procurate dal Viagra, che se ne vanno in giro in una baldoria di stupri.<br />
Forse tutto ciò è stato spacciato perché rappresenta il tipo di storia che “cattura l’immaginazione dell’opinione pubblica, traumatizzandola”.<br />
Questa storia è stata presa così sul serio che qualche persona ha iniziato a scrivere a Pfizer per farli smettere di vendere Viagra in Libia, visto che il loro prodotto presumibilmente veniva usato come “arma di guerra”.</p>
<p>D’altro canto, c’è gente che avrebbe dovuto sapere meglio come produrre disinformazione deliberata nei confronti dell’opinione pubblica internazionale.</p>
<p>La storia del Viagra è stata diffusa innanzitutto dall’emittente televisiva Al Jazeera, in collaborazione con i suoi partner ribelli, favorita dal regime del Qatar, che finanzia Al Jazeera. E poi ripresa da quasi tutti i principali mezzi di comunicazione dell’Occidente.<br />
Luis Moreno-Ocampo, procuratore generale del Tribunale penale internazionale, si è presentato davanti ai media del mondo per dire che esistevano “prove” che Gheddafi distribuiva Viagra alle sue truppe in modo da “migliorare la potenzialità degli stupratori”, e che era Gheddafi ad ordinare lo stupro di centinaia di donne.<br />
Moreno-Ocampo insisteva: “Stiamo ricevendo informazioni che è stato lo stesso Gheddafi a decidere sugli stupri” e che “noi abbiamo informazioni che in Libia era prassi la politica dello stupro contro gli oppositori del governo”. Perfino, esclamava che il Viagra è “come un machete”, e che “il Viagra è uno strumento per lo stupro di massa”.</p>
<p>In una dichiarazione sorprendente al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, anche l’ambasciatrice degli Stati Uniti Susan Rice affermava che Gheddafi stava fornendo alle sue truppe il Viagra per incoraggiare lo stupro di massa. Non offriva alcuna prova per sostenere la sua denuncia. Infatti, le fonti militari e di intelligence statunitensi nettamente contraddicevano la Rice, comunicando alla NBC News che “non esistono prove che alle forze militari libiche venga dato il Viagra per impegnarle in stupri sistematici contro le donne nelle aree dei ribelli”.</p>
<p>La Rice è un’interventista liberale, una di coloro che hanno convinto Obama ad intervenire in Libia. Ha usato questo mito, perché il “mito del Viagra” l’ha aiutata a portare avanti alle Nazioni Unite la tesi che non c’era “equivalenza morale” tra gli abusi contro i diritti umani da parte di Gheddafi e quelli degli insorti.<br />
Inoltre, la Segretaria di Stato degli Stati Uniti Hillary Clinton ha anche dichiarato che “le forze di sicurezza di Gheddafi e altri gruppi della regione stanno cercando di dividere il popolo, utilizzando la violenza contro le donne e lo stupro come strumenti di guerra, e gli Stati Uniti condannano questo nei termini più energici possibili”. Ha aggiunto di essere “profondamente preoccupata” per queste notizie di “stupri su larga scala”. (Lei, finora, non si è mai pronunciata riguardo i linciaggi razzisti perpetrati dai ribelli!)</p>
<p>Il 10 giugno, Cherif Bassiouni, che sta conducendo un’inchiesta delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti in Libia, ha suggerito che le affermazioni sul Viagra e lo stupro di massa facevano parte di una “isteria generalizzata”. Infatti, entrambe le parti in conflitto lanciavano le stesse accuse, gli uni contro gli altri.<br />
Per di più, Bassiouni riferiva alla stampa di un caso di “una donna che sosteneva di avere inviato 70.000 questionari e di avere ricevuto 60.000 risposte, di cui 259 segnalavano abusi sessuali”.</p>
<blockquote><p>[N.d.tr.: Si tratta della psicologa infantile, dottoressa Siham Sergewa di Bengasi, alla quale le ex guardie del corpo del Raìs avrebbero raccontato di essere state abusate non soltanto da lui, ma anche dai suoi figli. Questa signora era stata la fonte dell’accusa diffusa in tutto il mondo che i soldati libici governativi usavano lo stupro come arma di guerra. Quando Diana Eltahawy, di Amnesty International, le ha chiesto di poter incontrare alcune donne, la psicologa ha detto di aver perso i contatti.</p>
<p>Cherif Bassiouni ha sottolineato che, quando le è stata chiesta copia dei 60.000 questionari restituiti, non li ha mai inoltrati.]</p></blockquote>
<p>Tuttavia, i gruppi di ricercatori di Bassiouni interrogati su tali questionari, hanno dichiarato di non averne visionato uno.<br />
“Allora costei va in giro per il mondo raccontando a tutti di questo&#8230; ha fornito queste informazioni ad Ocampo, e Ocampo si è convinto che qui siamo in presenza di un gruppo impressionante di 259 donne che hanno risposto al fatto di avere subito abusi sessuali”, ha ribadito Bassiouni, che inoltre sottolineava: “Non sembra essere credibile che la donna sia stata in grado di inviare 70 mila questionari in marzo, quando il servizio postale non era più funzionante”.</p>
<p>Tuttavia, il team di Bassiouni ha “rilevato solo quattro presunti casi” di stupri e abusi sessuali:<br />
“Da ciò è possibile trarre la conclusione che vi sia una politica sistematica dello stupro? A mio parere non si può!”</p>
<p>Oltre che alla commissione delle Nazioni Unite, Donatella Rovera di Amnesty International ha sostenuto in un’intervista al quotidiano francese Libération, che Amnesty “non aveva riscontrato casi di stupro&#8230;. Non solo non abbiamo incontrato alcuna vittima, ma nemmeno abbiamo ancora incontrato persone che hanno incontrato le vittime. Per quanto riguarda le scatole di Viagra, che si suppone siano state distribuite da Gheddafi, sono state rinvenute intatte… vicino a carri armati completamente bruciati”.<br />
Nonostante ciò, questo non ha impedito ad alcuni manipolatori di notizie il tentativo di ribadire le accuse per gli stupri, in forma modificata.</p>
<p>La BBC è arrivata ad aggiungere un altro tassello, perfino pochi giorni dopo che Bassiouni aveva umiliato la Corte penale internazionale e i media: la BBC ora affermava che le vittime di stupro in Libia erano state oggetto di “delitti d’onore”. Questa è una novità per i pochi Libici che conosco, che non hanno mai sentito parlare di delitti d’onore nel loro paese.<br />
La letteratura accademica sulla Libia tratta questo fenomeno poco o per nulla presente in Libia.</p>
<p>Il mito “delitti d’onore” ha l’utile scopo di mantenere viva la pretesa dello stupro di massa: esso suggerisce la giustificazione del perché le donne non si sarebbero fatte avanti a testimoniare, per la vergogna!<br />
Anche pochi giorni dopo le dichiarazioni di Bassiouni, gli insorti libici, in collaborazione con la CNN, hanno fatto un ultimo disperato tentativo per salvare le accuse di stupro: “hanno presentato un telefono cellulare con un video di stupro”, sostenendo che apparteneva a un soldato governativo.<br />
Gli uomini mostrati nel video sono in abiti civili. Non ci sono prove di Viagra. Non c’è una data sul video e non abbiamo idea di chi lo abbia registrato, o dove. Coloro che presentavano il cellulare affermavano che esistevano molti altri video di questo tipo, ma che avevano ritenuto opportuno distruggerli per preservare l’“onore” delle vittime.</p>
<h3>Responsabilità di Proteggere (R2P).</h3>
<p>L’aver affermato, a torto come abbiamo visto, che la Libia era in procinto di subire un imminente “genocidio” per mano delle forze di Gheddafi, ha reso più facile per le potenze occidentali invocare la dottrina delle Nazioni Unite del 2005 sulla “Responsabilità di Proteggere –R2P”.</p>
<p>Nel frattempo, non è affatto chiaro come, dal momento in cui il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha approvato la Risoluzione 1973, la violenza in Libia abbia addirittura raggiunto i livelli constatati in Egitto, Siria e nello Yemen.<br />
Il ritornello più comune utilizzato contro i critici della selettività di questo presunto “interventismo umanitario” si fonda solo sul fatto che, poiché l’Occidente non può intervenire “dappertutto”, questo non significa che non dovrebbe intervenire in Libia.</p>
<p>“Forse &#8230; ma questo ancora non spiega perché la Libia sia stata scelta come bersaglio”.<br />
Questo è un punto dirimente, perché alcune delle prime critiche alla R2P espresse presso le Nazioni Unite avevano sollevato il problema della selettività, di chi deve decidere, e perché alcune crisi in cui sono presi di mira i civili (ad esempio, a Gaza) sono sostanzialmente ignorate, mentre altre ricevono la massima preoccupazione, e se la R2P possa servire come nuova foglia di fico per geopolitiche egemoniche.<br />
Il mito messo qui in atto si fonda sul fatto che l’intervento militare straniero sarebbe guidato da preoccupazioni umanitarie.<br />
Per rendere efficace il mito, si devono ignorare volontariamente almeno tre realtà fondamentali.</p>
<p>Quindi, si deve ignorare la nuova corsa all’Africa, in cui gli interessi della Cina appaiono in competizione con l’Occidente per l’accesso alle risorse e per le aree di influenza politica, qualcosa che è destinato a sfidare l’AFRICOM.</p>
<blockquote><p>[N.d.tr.: L’Africa Command (AFRICOM) del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, formalmente attivo dall’ottobre 2008, è responsabile per le operazioni e relazioni militari con 53 paesi di tutta l’Africa, ad esclusione del solo Egitto.]</p></blockquote>
<p>Gheddafi ha sfidato l’intento dell’AFRICOM di stabilire basi militari in Africa. Da allora, AFRICOM ha partecipato direttamente all’intervento in Libia e in particolare alla “Operation Odyssey Dawn – Operazione Alba dell’Odissea”.<br />
Horace Campbell (docente universitario e attivista politico giamaicano) ha sostenuto che “il coinvolgimento degli Stati Uniti nel bombardare la Libia si è trasformato in una manovra di pubbliche relazioni in favore dell’AFRICOM”, e in “una opportunità per fornire credibilità all’AFRICOM, approfittando dell’intervento libico”.</p>
<p>Inoltre, il potere e l’influenza di Gheddafi sul continente africano stava sempre più diffondendosi, attraverso gli aiuti, gli investimenti, e una serie di progetti volti a diminuire la dipendenza dell’Africa dall’Occidente e a sfidare le istituzioni multilaterali occidentali con la costruzione dell’unità africana – presentandosi all’Africa come oppositore degli interessi degli Stati Uniti.</p>
<p>Secondariamente, non solo si deve ignorare l’inquietudine degli interessi petroliferi occidentali causata dal “nazionalismo delle risorse” propugnato da Gheddafi, (che minacciava di riprendere ciò che le compagnie petrolifere avevano guadagnato), ansietà ora chiaramente manifesta nella corsa delle compagnie europee in Libia per raccogliere il bottino della vittoria, ma si deve ignorare anche l’apprensione per quello che Gheddafi stava facendo con le entrate derivanti dal petrolio, per sostenere una maggiore indipendenza economica africana e per appoggiare storicamente i movimenti di liberazione nazionale che sfidavano l’egemonia occidentale.</p>
<p>In terzo luogo, si deve ignorare anche il timore a Washington che gli Stati Uniti stessero perdendo la presa sul corso della cosiddetta “rivoluzione araba”.</p>
<p>Quando si pongono una sull’altra queste realtà e le si mettono in relazione alle preoccupazioni ambigue e parzialmente “umanitarie”, e quindi si conclude che, sì, i diritti umani sono quelli che contano di più, questa conclusione sembra non plausibile e per nulla convincente, soprattutto visti gli atroci precedenti delle violazioni dei diritti umani da parte della NATO e degli Stati Uniti in Afghanistan, Iraq, e prima nel Kosovo e in Serbia.</p>
<p>Il punto di vista umanitario è semplicemente né credibile né minimamente logico.</p>
<p>Se la R2P risulta fondata su ipocrisia morale e contraddizioni &#8211; ormai definitivamente alla luce del sole &#8211; diventerà molto più difficile in futuro urlare ancora “al lupo, al lupo” e aspettarsi un’attenzione rispettosa.</p>
<p>È un fatto che poco si sia tentato in termini di trattative diplomatiche e pacifiche a precedere l’intervento militare, mentre addirittura Obama viene accusato da alcuni di essere stato lento a reagire, è stata piuttosto scatenata una corsa alla guerra su un ritmo che ha superato di molto i tempi dell’invasione dell’Iraq da parte di Bush.</p>
<p>Non solo sappiamo dall’Unione Africana come i suoi sforzi per creare una transizione pacifica siano stati ostacolati, ma Dennis Kucinich [politico ed ambientalista statunitense, esponente del Partito Democratico e membro della Camera dei Rappresentanti per lo stato dell’Ohio] rivela anche di aver ricevuto segnalazioni che una soluzione pacifica era a portata di mano, solo per essere “fatta naufragare da funzionari del Dipartimento di Stato”.</p>
<p>Si tratta di violazioni che mettono assolutamente in crisi la dottrina R2P, dimostrando invece come gli ideali di questa teoria sulla “protezione” possono essere utilizzati per una pratica che si è tradotta in una marcia impetuosa verso la guerra, una guerra volta a un cambio di regime (che è di per sé una violazione del diritto internazionale!).<br />
Che la R2P sia servita come un mito per giustificare il risultato ottenuto spesso tutto all’opposto degli obiettivi dichiarati, non è più una sorpresa.</p>
<p>Non sto nemmeno parlando del ruolo sostenuto dal Qatar e dagli Emirati Arabi Uniti nel bombardare la Libia e aiutare gli insorti, comunque hanno surrogato l’Arabia Saudita nell’intervento militare per schiacciare le proteste per la democrazia in Bahrein, né del velo di turpitudine steso su un intervento guidato da gente del calibro di coloro che hanno commesso abusi incontrastati contro i diritti umani, che hanno commesso crimini di guerra impunemente in Kosovo, Iraq e Afghanistan.</p>
<p>Invece, sto affrontando un argomento più ristretto, come, ad esempio, i casi documentati in cui la NATO non solo per sua volontà non è riuscita a proteggere i civili in Libia, ma anche deliberatamente e consapevolmente li ha assunti come bersagli, con modalità indicate come “terrorismo” dalla maggior parte delle definizioni ufficiali utilizzate dai governi occidentali.<br />
La NATO ha ammesso di avere preso deliberatamente di mira la televisione di Stato della Libia, uccidendo tre giornalisti civili, in un’azione condannata dalle federazioni internazionali dei giornalisti come una violazione diretta di una risoluzione del 2006 del Consiglio di Sicurezza, che vieta assolutamente gli attacchi contro i giornalisti.</p>
<p>Un elicottero Apache statunitense, una riproduzione delle infami uccisioni viene mostrata nel video “Murder Collateral – Strage Collaterale”, ha fatto fuoco sui civili nella piazza centrale di Zawiya, uccidendo, tra gli altri, il fratello del Ministro dell’Informazione.<br />
Applicando in modo piuttosto estensivo la nozione di ciò che costituisce “strutture e impianti di comando e controllo”, la NATO ha centrato con le bombe uno spazio civile residenziale causando la morte di alcuni membri della famiglia Gheddafi, tra cui tre nipoti.</p>
<p>Per proteggere il mito della “protezione dei civili” e la contraddizione irragionevole di una “guerra per i diritti umani”, i media principali hanno spesso sottaciuto sulle vittime civili causate dai bombardamenti NATO.<br />
La R2P risulta invisibile quando si tratta di raccontare dei civili presi come obiettivi da parte della NATO.</p>
<p>Nell’ambito della mancata protezione dei civili, in un modo che è in realtà un reato penale internazionale, abbiamo a disposizione numerosi rapporti di navi NATO che hanno ignorato le invocazioni di soccorso di imbarcazioni di profughi nel Mediterraneo che fuggivano dalla Libia.<br />
Nel mese di maggio, 61 rifugiati africani sono morti in un unico barcone, nonostante il contatto con navi appartenenti a stati membri della NATO.<br />
In una macabra ripetizione di questa situazione, sono decine i morti ai primi di agosto su un’altra barca fatiscente. In realtà, su segnalazione della NATO, sono almeno 1.500 i rifugiati in fuga dalla Libia morti in mare dall’inizio della guerra. Si trattava per lo più di Africani sub-sahariani, e sono morti in numero ben superiore dei morti che Bengasi ha dichiarato di aver subito durante le proteste. La R2P, per queste persone, non veniva assolutamente applicata!</p>
<p>La NATO ha sviluppato una torsione terminologica particolare per la Libia, orientata ad assolvere i ribelli di qualsiasi risma nel loro perpetrare crimini contro i civili, ha abdicato così alla sua cosiddetta “responsabilità di proteggere”.<br />
Nel corso del conflitto, i portavoce della NATO, degli Stati Uniti e dei governi europei costantemente dipingevano tutte le azioni delle forze di Gheddafi come “minacce ai civili”, anche quando queste forze erano impegnate o in azioni difensive, o combattevano contro avversari armati.<br />
Per esempio, questa settimana il portavoce della NATO, Roland Lavoie, “ha dovuto sforzarsi per dare spiegazioni su come la NATO avesse protetto i civili a questo stadio della guerra. Interrogato sull’affermazione della NATO che asseriva di avere colpito 22 veicoli corazzati vicino a Sirte il lunedì, non è riuscito a dire quanto i veicoli risultassero minacciosi per i civili, e nemmeno se erano in movimento o in sosta”.</p>
<p>Proteggendo i ribelli, mentre allo stesso tempo si parla di protezione di civili, risulta evidente che la NATO si rivolge a noi in modo che possiamo considerare gli oppositori armati di Gheddafi come semplici civili.</p>
<p>È interessante notare come in Afghanistan, dove la NATO e gli Stati Uniti finanziano, contribuiscono ad armare e addestrare il regime di Karzai nelle aggressioni contro “il suo stesso popolo” (come viene fatto in Pakistan), gli oppositori armati vengono sempre etichettati come “terroristi” o “rivoltosi”, anche se la maggior parte di costoro sono civili che non hanno mai servito in alcun esercito ufficiale permanente.<br />
In Afghanistan sono dei “rivoltosi”, e i loro decessi per mano della NATO sono elencati separatamente dai conteggi delle vittime civili. Con un colpo di magia, in Libia, gli oppositori sono tutti “civili”.</p>
<p>In risposta all’annuncio del voto del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per un intervento militare, un traduttore volontario per i giornalisti occidentali a Tripoli ha fatto questa osservazione fondamentale: “I civili, che portano pistole, fucili ed armi varie; e voi volete proteggerli? Si tratta di uno scherzo. Siamo noi i civili! E cosa fate per noi?”</p>
<p>In Libia, la NATO ha fornito uno scudo per i rivoltosi, e ha reso vittime i civili disarmati nelle zone occupate dai ribelli. In questi casi, non si è vista traccia di alcuna “responsabilità di proteggere”. La NATO ha dato manforte ai ribelli nell’affamare Tripoli, sottoponendo la sua popolazione civile ad un assedio che ha privato cittadini disarmati di acqua, cibo, medicine e carburante.<br />
Quando Gheddafi è stato accusato di fare questo a Misurata, i media internazionali si sono affrettati a citarlo come criminale di guerra.</p>
<p>“Salvate Misurata, ammazzate Tripoli!” – si voglia etichettare una qualsiasi cosa come “logica”, ebbene l’umanitarismo non è un’opzione accettabile.</p>
<p>Lasciando da parte i crimini documentati commessi dai ribelli contro i Libici neri e i lavoratori migranti africani, Human Rights Watch ha avuto riscontri che i rivoltosi hanno praticato “saccheggi, incendi dolosi, e hanno abusato dei civili in [quattro] città recentemente catturate nella parte occidentale della Libia”.<br />
A Bengasi, che ora gli insorti hanno conquistato da mesi, non più tardi di questo mese di maggio il The New York Times ha denunciato omicidi per vendetta, e da Amnesty International a fine giugno, e biasimato il Consiglio nazionale di transizione degli insorti .</p>
<p>La “Responsabilità di Proteggere”? Sembra ormai una feroce presa in giro!</p>
<h3>Gheddafi — il Demonio.</h3>
<p>A seconda del punto di vista, o Gheddafi è un rivoluzionario eroico, e quindi la demonizzazione da parte dell’Occidente è grave ed estrema, o Gheddafi è un uomo veramente malvagio, nel qual caso la demonizzazione è inutile e assurda.</p>
<p>Qui il mito si concretizza nella storia del potere di Gheddafi, caratterizzata solo da atrocità &#8211; lui è completamente malvagio, senza alcuna qualità di riscatto, e chiunque sia accusato di essere un “sostenitore di Gheddafi” dovrebbe in qualche modo provare più vergogna rispetto a coloro che apertamente sostengono la NATO.</p>
<p>Questo è assolutismo binario, nella peggiore delle ipotesi &#8211; praticamente non viene presa in considerazione in nessun modo la possibilità che alcuni potrebbero non appoggiare né Gheddafi, né gli insorti, né la NATO. Ognuno deve essere costretto in uno di quei campi, senza eccezioni consentite. Quello che risulta è un dibattito ipocrita, dominato da fanatici da una parte o dall’altra. Perso nella discussione, il riconoscimento dell’ovvio: per quanto Gheddafi sia andato “a letto” con l’Occidente negli ultimi dieci anni, ora le sue forze stanno combattendo contro una NATO decisa ad impadronirsi del suo paese.</p>
<p>Altro risultato conseguito è stato l’impoverimento della consapevolezza storica, e il deterioramento delle più complesse valutazioni ad ampio raggio sull’operato di Gheddafi.<br />
Questo potrebbe contribuire a spiegare perché alcuni non si sarebbero affrettati a condannare e sconfessare l’uomo (senza dover ricorrere a rozze e infantili caricature per le loro motivazioni). Mentre anche Glenn Greenwald (un giurista statunitense di area liberal) sente il bisogno deferente di mettere le mani avanti, “Nessun essere umano decente potrebbe nutrire simpatia per Gheddafi,” io ho conosciuto esseri umani decenti in Nicaragua, Trinidad, Repubblica Dominicana, e fra i Mohawk a Montreal, che apprezzano molto l’appoggio ricevuto da Gheddafi, per non parlare del suo sostegno ai vari movimenti di liberazione nazionale, non ultimo alla lotta contro l’apartheid in Sud Africa.</p>
<p>Il regime di Gheddafi ha molte facce: alcune sono giudicate dai suoi oppositori interni, altre lo sono dai beneficiari del suo aiuto, e altre sono state oggetto di sorrisi da parte di personaggi del calibro di Silvio Berlusconi, Nicolas Sarkozy, Condoleeza Rice, Hillary Clinton e Barack Obama.<br />
Esistono molte facce, e tutte allo stesso tempo sono reali.</p>
<p>Alcuni si rifiutano di “rinnegare” Gheddafi, di “chiedere scusa” per la loro amicizia nei suoi confronti, non importa quanto sgradevole, indecente, imbarazzante altri, che sono “progressisti”, possano trovare in questo. Questo è degno di rispetto, non questo bullismo tanto di moda dell’ultima ora e nemmeno i colpi violenti di una banda che riduce una serie di posizioni ad un’unica accusa infantile: “Voi sostenete un dittatore!”. Ironia della sorte, noi sosteniamo molti dittatori, soprattutto con i nostri soldi delle tasse, e di solito non porgiamo le nostre scuse per questo fatto.</p>
<p>A proposito della valutazione complessiva sull’operato di Gheddafi, che dovrebbe resistere a semplificazioni revisioniste e semplicistiche, alcuni potrebbero aver cura di notare che, a tutt’oggi, la pagina web sulla Libia del Dipartimento di Stato statunitense rimanda ancora a uno “Studio sui Paesi” condotto dalla Biblioteca del Congresso, che presenta alcune delle molte realizzazioni di assistenza sociale del governo Gheddafi portate avanti nel corso degli anni nel campo delle cure mediche, degli alloggi pubblici, e dell’istruzione.</p>
<p>Inoltre, i Libici hanno il più alto tasso di alfabetizzazione in Africa (vedi UNDP, Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, p. 171) e la Libia è l’unica nazione dell’Africa continentale a classificarsi in “alto” nell’Indice di Sviluppo Umano dell’UNDP. Perfino la BBC ha riconosciuto questi risultati:</p>
<p>“Le donne in Libia sono libere di lavorare e vestirsi come vogliono, non sono assoggettate a vincoli familiari. L’aspettativa di vita media è di settant’anni. E il reddito annuo pro-capite – sebbene non così alto come ci si aspetterebbe, date le ricchezze petrolifere della Libia e la popolazione relativamente bassa di 6.5 milioni di abitanti – dalla Banca Mondiale viene stimato intorno ai 12.000 dollari (9.000 lire sterline).<br />
L’analfabetismo è stato quasi del tutto debellato, così come il problema dei senza casa – un problema cronico nell’era pre-Gheddafi, quando baracche di lamiera ondulata punteggiavano molti centri urbani in tutto il paese”.</p>
<p>Dunque, se uno è a favore dell’assistenza sanitaria pubblica, significa che è automaticamente a favore della dittatura? E se “il dittatore” finanzia l’edilizia abitativa pubblica e sovvenziona i redditi, dobbiamo semplicemente cancellare questi fatti dalla nostra memoria?</p>
<h3>Combattenti per la Libertà &#8211; gli Angeli</h3>
<p>A complemento della demonizzazione di Gheddafi è arrivata la angelizzazione dei “ribelli”.<br />
Il mio intervento non ha l’obiettivo di contrastare il mito invertendolo, quindi demonizzando tutti gli oppositori di Gheddafi, i quali hanno molti motivi di risentimento, gravi e legittimi, e molti di costoro hanno sicuramente dovuto subire più di quello che è possibile sopportare.<br />
Sono invece interessato a come “noi”, che stiamo sul piatto nord-atlantico della bilancia, abbiamo costruito l’angelizzazione in modo tale da giustificare il nostro intervento.</p>
<p>Un metodo standard, ripetuto in diverse maniere attraverso una vasta schiera di mezzi di comunicazione e di portavoce del governo USA, che può essere sintetizzato in questa rappresentazione dei ribelli fatta del New York Times , come “professionisti dalla mentalità laica – avvocati, accademici, uomini d’affari – che parlano di democrazia, trasparenza, diritti umani, stato di diritto”.<br />
Questo elenco di professioni familiari alla classe media statunitense, e da questa ritenute rispettabili, è fatto apposta per ispirare un senso condiviso di identificazione tra i lettori e gli oppositori libici, specialmente quando noi richiamiamo di continuo che è dalla parte di Gheddafi dove risiedono le forze del male: le principali “professioni” che troviamo da questa parte sono torturatori, terroristi, e mercenari africani.</p>
<p>Per molte settimane è stato quasi impossibile ottenere dai reporter vicini al Consiglio Nazionale di Transizione dei ribelli a Bengasi una seppur minima descrizione di chi costituisse il movimento anti-Gheddafi, se fosse un’unica organizzazione o più gruppi distinti, quale fosse la loro agenda, e così via.<br />
Il leitmotiv delle cronache, abilmente condotto, assegnava alla ribellione la parte di un movimento interamente spontaneo e indigeno – il che può essere vero, in parte, ma può anche essere un’eccessiva semplificazione.</p>
<p>Tra le notizie, che complicavano il quadro in maniera significativa, vi erano quelle che denunciavano legami della CIA con gli insorti; altre mettevano in luce il ruolo del National Endowment for Democracy, dell’International Republican Institute, del National Democratic Institute, e dell’USAID (Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale), tutte agenzie attive in Libia dal 2005; altre analizzavano in dettaglio il ruolo dei vari gruppi di fuorusciti; e venivano diffusi rapporti sul ruolo attivo delle milizie “radicali Islamiste” inserite all’interno dell’insurrezione generale, ed alcuni indicavano legami con Al Qaeda.</p>
<p>Alcuni sentono il bisogno assoluto di essere dalla parte dei “bravi ragazzi”, soprattutto in quanto né l’Iraq né l’Afghanistan offrono una tale sensazione di giusta rivendicazione.<br />
Gli Statunitensi vogliono che il mondo veda che stanno facendo una cosa giusta, e che consideri questa cosa non solo indispensabile, ma anche del tutto corretta. Non potrebbero sperare in niente di meglio che essere visti come coloro che così stanno espiando i loro peccati commessi in Iraq e in Afghanistan. Questo è un momento speciale, in cui la parte del cattivo può tornare ad essere sostenuta ancora una volta da altri. Un mondo, sicuro per gli Stati Uniti è un mondo insicuro per i malvagi.</p>
<p>Marcia banda, majorettes fate volteggiare i bastoni, Anderson Cooper, coriandoli &#8211; abbiamo capito!<br />
[Anderson Cooper conduce uno show giornaliero sulla CNN ed è l’inviato di punta della tv americana]</p>
<h3>Vittoria per il popolo della Libia</h3>
<p>Dire che la svolta in corso in Libia rappresenta una vittoria per il popolo libico nel pianificare il proprio destino è, nel migliore dei casi, una semplificazione, che maschera la portata degli interessi in ballo fin dall’inizio nel dar forma e nel determinare il corso degli eventi sul campo, e che trascura il fatto che per gran parte del conflitto Gheddafi ha potuto contare su una solida base di appoggio popolare.</p>
<p>Fin dal 25 febbraio, solo una settimana dopo l’inizio delle prime proteste nelle strade, Nicolas Sarkozy aveva già stabilito che Gheddafi “doveva andarsene”.<br />
Il 28 febbraio, David Cameron ha cominciato a lavorare su una proposta per una “no-fly zone” – queste dichiarazioni e decisioni sono state diffuse senza nessun tentativo di dialogo o di intervento diplomatico.<br />
Il 30 marzo, il New York Times riportava che da “diverse settimane” operatori della CIA erano entrati in azione in Libia, il che significava che erano nel paese dalla metà di febbraio, cioè da quando erano iniziate le proteste – e a loro si erano uniti poi, all’interno della Libia, “decine di membri delle forze speciali britanniche e ufficiali dello spionaggio britannico dell’MI6”.<br />
Inoltre, il NYT riportava nello stesso articolo che, “diverse settimane” prima (ancora una volta, intorno alla metà di febbraio), il Presidente Obama “aveva firmato un documento segreto che autorizzava la CIA a rifornire di armi e altre forme di supporto i ribelli libici”, intendendo con “altre forme di supporto” una serie di possibili “azioni sotto copertura”.<br />
L’USAID aveva schierato in Libia un reparto già agli inizi di marzo. Alla fine di marzo, Obama dichiarava pubblicamente che l’obiettivo era quello di deporre Gheddafi.</p>
<p>Con una espressione terribilmente ambigua, “un alto funzionario degli Stati Uniti affermava che l’amministrazione aveva sperato che le sollevazioni in Libia si sarebbero evolute ‘organicamente’, come quelle in Tunisia e in Egitto, senza il bisogno di un intervento straniero” – il che suona esattamente come il tipo di affermazione che si fa quando qualcosa inizia in un modo che non è “organico”, e quando si confrontano gli eventi in Libia come caratterizzati da un potenziale deficit di legittimità rispetto a quelli di Tunisia ed Egitto.</p>
<p>Eppure, il 14 marzo, Abdel Hafeez Goga del Consiglio Nazionale di Transizione asseriva:<br />
“Siamo in grado di controllare tutta la Libia, ma soltanto dopo che verrà imposta la no-fly zone” – ma non è ancora così, dopo sei mesi!<br />
Di più, in giorni recenti è stato rivelato che ciò a cui la leadership dei ribelli aveva giurato si sarebbe opposta – “stivali stranieri sulla nostra terra” – è invece una realtà confermata dalla NATO: “Reparti delle forze speciali dalla Gran Bretagna, Francia, Giordania e Qatar, presenti sul suolo libico, hanno incrementato le operazioni a Tripoli e in altre città, di recente, per aiutare le forze ribelli, mentre queste dirigevano la loro avanzata finale contro il regime di Gheddafi”.</p>
<p>Questa, e altre sintesi, grattano soltanto la superficie dell’ampiezza dell’appoggio esterno fornito ai ribelli.<br />
Qui, il mito è quello dei ribelli nazionalisti, autosufficienti, forniti totalmente di sostegno popolare. Al momento, i sostenitori della guerra stanno dichiarando che l’intervento è un “successo”. Bisognerebbe sottolineare come c’è già stato un altro caso in cui una campagna aerea, dispiegata a sostegno di milizie armate locali sul terreno, aiutate da consiglieri militari degli Stati Uniti sotto copertura, è riuscita a deporre un altro regime, e anche molto più velocemente. Questo è il caso dell’Afghanistan. Un successo!</p>
<h3>Sconfitta per la “sinistra”</h3>
<p>Ripetendo lo schema degli articoli di condanna alla “sinistra” pubblicati sulla scia delle proteste per le elezioni in Iran del 2009 (vedi ad esempio Hamid Dabashi e Slavoj Zizek), la guerra in Libia, ancora una volta è sembrata aver fornito l’opportunità di prendere di mira la sinistra, come se questo fosse il primo punto all’ordine del giorno – come se “la sinistra” fosse il problema da affrontare.</p>
<p>Ecco allora degli articoli, a vari livelli di sfacelo intellettuale e politico, di Juan Cole [vedi alcune delle confutazioni: “Il caso del Professor Juan Cole,” “Lettera aperta al professor Juan Cole: replica ad una calunnia,” “Il professor Cole ‘risponde’ a WSWS (World Socialist Web Site) sulla Libia: un’ammissione di fallimento politico e intellettuale”], Gilbert Achcar (questo in modo particolare), Immanuel Wallerstein, e Helena Sheehan, che sembra essere arrivata ad alcune delle sue conclusioni più critiche in aeroporto al termine dell’appena sua prima visita a Tripoli.</p>
<p>Sembra esserci un po’ di confusione sui ruoli e le identità.<br />
Non esiste una sinistra omogenea, né un accordo ideologico tra gli anti-imperialisti (che comprendono conservatori e libertari, tra anarchici e marxisti).<br />
Nemmeno, la “sinistra anti-imperialista” si è trovata mai in una posizione tale da fare un vero danno sul campo, come nel caso degli effettivi protagonisti. C’è stata poca possibilità per gli anti-interventisti di influenzare la politica estera, che aveva preso forma a Washington già prima che fosse pubblicata qualsiasi seria critica contro l’intervento.<br />
Questi punti suggeriscono che almeno alcune delle critiche sono mosse da preoccupazioni che vanno oltre la Libia, e che in ultima istanza con la Libia hanno anche ben poco a che fare.</p>
<p>L’accusa più comune è che la sinistra anti-imperialista sta in qualche modo coccolando un dittatore. L’argomentazione si fonda su un’analisi viziata – nel criticare la posizione di Hugo Chávez, Wallerstein afferma che è l’analisi di Chávez ad essere profondamente viziata, e tra le sue critiche presenta la seguente:<br />
“Il secondo punto sbagliato nell’analisi di Chávez è che non è previsto nessun coinvolgimento militare significativo del mondo occidentale in Libia” (sì, leggete questo di nuovo!).</p>
<p>Infatti, molte delle contro argomentazioni presentate contro la sinistra anti-interventista echeggiano o riproducono per intero tutti i miti che sono stati smantellati qui sopra, che rendono la loro analisi geopolitica quasi del tutto sbagliata, e che perseguono politiche incentrate in parte sui personaggi e gli eventi del giorno.<br />
Questo ci dimostra anche l’estrema povertà della politica fondata pregiudizialmente soprattutto su idee semplicistiche e unilaterali rispetto ai “diritti umani” e alla “protezione” (vedi il saggio critico di Richard Falk), e il successo del nuovo umanesimo militare nell’appropriarsi delle energie della sinistra.</p>
<p>E una domanda persiste: se coloro che si sono opposti all’intervento sono stati stigmatizzati per aver fornito uno scudo morale alla “dittatura” (come se l’imperialismo non fosse già di per sé una dittatura globale), che dire di quegli umanitari che hanno sostenuto l’ascesa di militanti razzisti e xenofobi che, secondo fonti molteplici, sono impegnati in un’operazione di pulizia etnica? Significa che la folla a favore dell’intervento è razzista? Costoro si oppongono al razzismo? Fin qui, ho sentito solo silenzio da questa direzione.</p>
<p>Il programma di intimidire l’uomo di paglia anti-imperialista maschera lo sforzo di frenare il dissenso contro una guerra inutile, che ha prolungato e aumentato la sofferenza umana; che ha sostenuto la causa dei membri delle compagnie guerrafondaie, delle società multinazionali e dei neoliberisti; che ha distrutto la legittimità delle istituzioni multilaterali, che un tempo erano apertamente impegnate per la pace nelle relazioni internazionali; che ha violato le leggi internazionali e i diritti umani; che ha testimoniato l’ascesa della violenza razzista; che ha fornito potenza allo Stato imperialista nel giustificare la sua continua espansione; che ha violato le leggi interne e ha ridotto il discorso dell’umanitarismo nelle grinfie di slogan semplicistici, di impulsi reazionari e di formule politiche che privilegiano la guerra come prima opzione.<br />
Davvero, è la sinistra il problema, a questo punto?</p>
<blockquote><p>* Maximilian Forte è professore associato al dipartimento di Sociologia e Antropologia alla Concordia University di Montreal, Canada.<br />
Il suo sito web può essere consultato a: http://openanthropology.org/ , dove si possono leggere suoi precedenti articoli sulla Libia ed altre osservazioni sull’imperialismo.</p></blockquote>
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		<title>Libia: sui rossobruni e sulla sinistra acritica su Gheddafi, ottimi articoli di Mazzetta e Moscato</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Aug 2011 20:26:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La mia mattinata juarense è stata rallegrata da due articoli che vorrei aver scritto di persona firmati il primo da Mazzetta e il secondo da Antonio Moscato e che invito a leggere. Li completo col manifesto di un gruppo neofascista nell’immagine, e totalmente inventato nella citazione, pubblicato nell’articolo di Mazzetta, che è assolutamente funzionale a comprendere l’attuale situazione.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1695" src="/files/2011/08/libia1.jpg" alt="" width="300" height="250" />La  mia mattinata juarense è stata rallegrata da due articoli che vorrei  aver scritto di persona firmati il primo da Mazzetta e il secondo da  Antonio Moscato e che invito a leggere.</p>
<p>Li completo col manifesto di un gruppo neofascista nell’immagine, e <span style="text-decoration: underline">totalmente inventato nella citazione</span>, pubblicato nell’articolo di Mazzetta, che è assolutamente funzionale a comprendere l’attuale situazione.</p>
<p>Nel <a href="http://mazzetta.splinder.com/post/25473331/quei-rossobruni-che-difendono-gheddafi" rel="nofollow"  target="_blank">primo</a> articolo,  quello di Mazzetta, si fa il punto sui rossobruni più propriamente  provenienti dalla destra estrema e di come a questi riesca sempre più  facile cooptare beoti di sinistra, alcuni anche molto noti. Neofascisti a  volte saltati al comunismo più dogmatico, a volte semplicemente  ridipingendo i vecchi simboli, riescono a tessere reti con spezzoni  purtroppo non marginali della sinistra radicale, magari con sinergie  (post)ideologiche e convergenze oggettive  sull’interpretazione di una  realtà per loro troppo complessa.</p>
<p>L’ultima volta che sono  stati così ingenti queste contaminazioni tra destra e sinistra è stato  alla vigilia della prima guerra mondiale, quando anche spezzoni  importanti del movimento operaio vedevano nella guerra (che poi avrebbe  gestato i fascismi) il “lavacro purificatore” rispetto alle pochezze  dell’Italietta liberale e il grimaldello verso la rivoluzione  proletaria, come in effetti successe, ma solo in Russia. Il più famoso  tra loro, nel frattempo saltato del tutto dall’altra parte, fu il  direttore dell’Avanti, Benito Mussolini. Oggi, nel mondo globalizzato, e  senza rivoluzioni alle porte in Occidente, la storia si ripete in farsa  e via Internet sposano seduta stante la tesi di qualunque complotto gli  si presenti davanti, in genere attribuibile ai perfidi giudei deicidi.  Così non sorprende che fino a qualche tempo fa un sito cult della  sinistra radicale, Comedonchisciotte, permetteva di scaricare l’edizione  completa dei Protocolli dei Savi di Sion. Nel nostro tempo nulla accade  perché accade ma sempre e solo perché esseri considerano evidentemente  superiori (i marziani posadisti, il Mossad o gli amerikani) hanno  complottato che così fosse. Siccome in Ucraina o in Georgia ci sono  state le rivoluzioni colorate finanziate da Freedom House allora ogni  singolo movimento deve per forza essere eterodiretto e quindi: viva  Assad, viva Gheddafi, viva Ahmedinejad novelli Marx, Lenin e Mao o in  alternativa nuovi Hitler, Mussolini e Franco. Incapace di interpretare  l’esistente, l’estrema (destra e sinistra in questo caso si toccano)  tende a leggere sempre una sorta di piano segreto e mai un’evoluzione  naturale di politiche economiche predatorie, quelle neoliberali,  sfuggite agli apprendisti stregoni.</p>
<p>Pertanto l’11 settembre non  sarebbe mai avvenuto se non come autoattentati. Bin Laden era della CIA  e non è mai morto. Il povero Vittorio Arrigoni sarebbe stato –senza uno  straccio di indizio- ammazzato dal Mossad perché Hamas, in quanto  nemica del mio nemico, è intrinsecamente buona. Gli islamici a casa loro  sono l’eroico muro contro il sionismo, a casa nostra… viva Borghezio.  L’ultimo esempio è proprio la Libia. <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/16333-libia-il-nemico-del-mio-nemico-non-mio-amico/" rel="nofollow"  target="_blank">Gheddafi diviene un fulgido esempio di antimperialismo</a> da  difendere dal complotto giudaico-statunitense. Come si vede è l’estrema  destra a condurre le danze ma all’estrema sinistra non repelle  accodarsi. La <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/16337-nel-mirino/" rel="nofollow"  target="_blank">cartina tornasole</a> del  rossobrunismo è proprio il disprezzo razzista per i migranti: cosa  importa se Gheddafi li massacrava per conto di Maroni, lui è il nostro  campione contro l’Amerika.</p>
<p>In questo aiuta a districarsi il <a href="http://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=566:libia-chi-ha-vinto&amp;catid=20:ipocrisie-e-dimenticanze&amp;Itemid=31" rel="nofollow"  target="_blank">punto di vista</a> di  Antonio Moscato che ricorda quanto dovrebbero essere considerate con  trasporto le rivoluzioni arabe e quanto invece da sinistra siano  trattate con pregiudizi di varia natura, da quello sulla frammentazione  del paese, a quello sul fondamentalismo islamico alla presunta assenza  di opposizione a Tripoli per finire con l’eterodirezione occidentale di  tutto visto che Gheddafi –improvvisamente- aveva smesso di essere il  “campione delle libertà”. Inoltre Moscato ricorda dettagli non  trascurabili come la marginalità dell’impegno NATO in Libia (il che non  vuol dire non criticarlo). Insomma: per la prima volta in decenni una  rivoluzione in un’intera regione del mondo sta avvenendo sotto i nostri  occhi, pur nelle estreme difficoltà che tale processo comporta, e le  sinistre, moderate e radicali preferiscono spaccare il capello in  quattro, pregiudizialmente convinte che dalla riva sud del Mediterraneo  possano venire solo grane.</p>
<p>Uno degli schematici  argomenti dei difensori di Gheddafi è la posizione dell’America latina e  in particolare di Hugo Chávez. Su tale schematismo ho <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/15096-gheddafi-la-primavera-dei-popoli-mediorientale-e-il-punto-di-vista-latinoamericano/" rel="nofollow"  target="_blank">ampiamente scritto lo scorso febbraio in un articolo</a> che  ebbe ampia diffusione ed al quale rimando. Il prisma delle migliaia di  chilometri di distanza e alcune considerazioni propagandistiche  impediscono perfino di leggere Francia al posto di Stati Uniti come  paese che ha imposto l’intervento.</p>
<p>E qui torniamo al manifesto  del gruppuscolo rossobruno dell’immagine di apertura pubblicata da  Mazzetta. La citazione per la quale Chávez si ispirerebbe a Mussolini è  falsa, totalmente falsa e ovviamente diffamatoria. Nel pantheon degli  ispiratori di Hugo Chávez c’è semmai Antonio Gramsci –ripubblicato  continuamente in questi anni in Venezuela e citato ripetutamente dal  presidente- e non certo Benito Mussolini. La destra eversiva venezuelana  –questa sì parafascista e golpista ma che si autodefinisce democratica  per succhiare milioni da USAID- ha comparato spesso in questi anni  Chávez a Mussolini, spesso a uso e consumo dei media occidentali. Un  neonazista e antisemita dichiarato come <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/1000-alejandro-pena-esclusa-lorenzo-cesa-il-cardinal-martino-pedine-neocons-preparando-il-dopo-chavez/" rel="nofollow"  target="_blank">Alejandro Peña Esclusa</a> nel 2007 venne addirittura accolto in Vaticano spacciandosi per “capo dell’opposizione moderata”.</p>
<p>Strano meccanismo: gruppi  di estrema destra eversiva venezuelani regalano a gruppi di estrema  destra italiana Hugo Chávez come campione del mussolinismo  antiplutocratico redivivo. Ovviamente chi conosce il caos creativo della  rivoluzione bolivariana non può che farsi grasse risate rispetto al  presunto totalitarismo chavista. Allora il Chávez che in questi anni ha  fatto da parafulmine alla fase terminale dell’era del “Washington  consensus”, sconfiggendo un golpe, lavorando con gli altri paesi della  regione al rifiuto dell’ALCA e che continua incessantemente a lavorare  per un mondo multipolare e per l’integrazione latinoamericana e che  ovviamente mai potrebbe appoggiare interventi stranieri come quello in  Libia, tanto meno della NATO, diviene una sorta di maglietta del Che,  buona per tutte le stagioni. Perfino per quelle più nere.</p>
<p>(<a href="http://www.gennarocarotenuto.it/" rel="nofollow"  target="_blank"><strong>Genaro Carotenuto</strong></a>)</p>
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		<title>La sconsiderata offensiva della NATO in Libia</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2011 15:30:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ora Mustafa Abdul Jalil]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono stati così tante in questi giorni le operazioni di propaganda della NATO e del suo codazzo di mezzi di "informazione" nella sua guerra in Libia (che, secondo l'ONU, non sarebbe dovuta entrare nel conflitto) che si è ignorato un fatto gravissimo: la madre di tutte le bugie, l'invisibile verità che risplende e che con un sol colpo smentisce tutte le false intenzioni democratiche delle potenze capitaliste della NATO e dei suoi pochi sodali non africani, selezionati tra i più retrogradi, reazionari e medievali del Medio Oriente.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Marcos Ávila</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><img class="alignleft size-full wp-image-1673" src="/files/2011/08/Lybia.jpg" alt="" width="300" height="244" />Sono  stati così tante in questi giorni le operazioni di propaganda della NATO  e del suo codazzo di mezzi di &#8220;informazione&#8221; nella sua guerra in Libia (che, secondo l&#8217;ONU, non  sarebbe dovuta entrare nel conflitto) che si è ignorato un fatto  gravissimo: la madre di tutte le bugie, l&#8217;invisibile verità che  risplende e che con un sol colpo smentisce tutte le false intenzioni  democratiche delle potenze capitaliste della NATO e dei suoi pochi  sodali non africani,  selezionati tra i più retrogradi, reazionari e medievali del Medio  Oriente.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Quello che va  evidenziato è che questa offensiva del NATO è un&#8217;azione disperata. È  stata decisa dell&#8217;ultima riunione dei sodali di questo progetto per  l’espropriazione della Libia, del cosiddetto Gruppo di Contatto,  sostenuta in qualche cittadella mediorientale, dove è assai probabile  che governi una fosca monarchia  medievale di quelle che le potenze capitaliste, ovviamente, proteggono  dalle false imputazioni di torture sistematiche o di metodi  antidemocratici</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><span style="font-family: Verdana;font-size: small">L&#8217;attuale  offensiva, sorretta dalle  bombe e dalla informazione, attuata dagli  aeroplani e gli elicotteri da  una parte, e dai media più importanti &#8211; e anche da molti dei minori &#8211;  dall&#8217;altra, è stata utilizzata anche per un fatto di pubblico dominio,  ma che ora viene occultato e al quale mi riferirò più avanti.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Perché,  per incominciare, perché  si sono alzati al mattino tanto pressati dalla necessità di un gesto  così rapido come l’assalto di Tripoli”? Analizzando tutto il contesto  nel quale bisogna diagnosticare questa agonizzante energia germogliata  nella NATO e nei suoi alleati nel Ramadan, la fonte di questo impulso  febbrile sta nel fatto che i governi avvoltoi sono, a porte chiuse,  veramente esausti. La loro alleanza titubante ha le ore contate perché  stanno per accendersi nuovamente tutti gli allarmi, i fischi e le luci  rosse. O ci siamo già dimenticati che meno di un mese sono esplosi  sintomi di dissenso tra gli abbrutiti governi capitalisti? (E pensano  di abbrutirsi ancora di più, perfino contro la propria gente, nella fuga  isterica dalla crisi profonda, scattando in avanti, verso un abisso che  mascheri la caduta in picchiata delle proprie economie.) Quelle  che hanno meno scherzato sul compito a loro assegnato sono stati le  esemplari monarchie medievali come l’Arabia Saudita, il Qatar o gli  altri paradisi democratici nei quali l’Occidente capitalista si specchia   e deposita tutta la fiducia che ripone nel Medio Oriente, Israele a  parte, la figlia prediletta, anche quando uccide in pubblico.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Non  ricordo dove venne svolta l&#8217;ultima di queste riunioni del Gruppo di  Contatto, sempre convocate dalla Clinton per alimentare la sua guerra in  Libia. Forse è stata a Istanbul, o forse ce n’è stata un’altra. Fu  preceduta, questo sì, da un uragano di minacce, o per meglio dire, di  nevrosi avanzate di molti  dei suoi agonizzanti sodali (tra cui  l’Italia) che minacciavano di sganciarsi dalla gigantesca voragine che  questa guerra eterna continua  a provocare alle loro malconce economie.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Si sa  tutto questo, è prevedibile,  solo che ora non lo danno a vedere. Ci fu &#8211; non si può mettere in   dubbio – un forte appello al silenzio in quell&#8217;ultimo summit dei soci  tenuto per mangiarsi la torta libica. L&#8217;ordine fu quello di lavare i  panni sporchi in casa. Non lo dicono, l’Italia, la Spagna e molti altri  nella stessa situazione. Non lo dicono, ma lo pensano e non possono  smettere di pensarlo, perché le spese crescono astronomicamente e le  notizie ottimiste non riducono il buco nel bilancio. Ogni nuovo giorno  che passa qualcuno deve pensarci con più urgenza, anche se sono  imbavagliati da un patto di silenzio.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><span style="font-family: Verdana;font-size: small">E tanto  scialo &#8220;democratico&#8221; si verifica in un clima cronico di turbolenze  ricorrenti nelle loro economie unificate, atrofizzate, pericolanti. I  guerrieri &#8220;per la libertà&#8221; della NATO attaccano e dissipano miliardi in  spese militari, mentre, simultaneamente, danno la colpa al sistema  sociale dei governi che li hanno preceduti, o dei quali facevano loro  stessi parte, forse per disattenzione, perché si dicevano socialisti,  per i passivi di bilancio diventati ingestibili. Tutto questo coro  demente di avvoltoi al governo e di mezzi di disinformazione non meno  rapaci sostiene la necessità di ridurre le spese sociali, mentre allo  stesso tempo approva lo sperpero delle risorse impegnate in questa  guerra demente, questa nuova bocca insaziabile che si divora tutti i  fondi, inclusi quelli dei decenni futuri. Quello che perseguono i  governi e i <em>media</em> rapaci imprenditoriali, con la falsa  informazione, tutti in coro con i loro ideali democratici furiosi e  pragmatici, è stato già rivelato da una fuga di notizie pubblicata  alcuni giorni fa.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Il  progetto era stato progettato minuziosamente, fu pianificato e scritto  molto prima dell’attuale complotto golpista della NATO in Libia.  Pertanto signori, qui non si improvvisa: esisteva già un piano per la  &#8220;liberalizzazione&#8221; della Libia, un progetto capitalista di  colonizzazione di questo paese, protetto dalla  sempre presente e  immancabilmente storpia zampaccia creola che appare sempre e apparirà  nelle avventure coloniali. La liberalizzazione senza attenuanti della  libertà di iniziativa dei ricchi, per schiavizzare quelli che non lo  sono.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><span style="font-family: Verdana;font-size: small">L&#8217;attuale  guerra in Libia – come  si fa a non vederlo? &#8211; è una guerra della NATO che utilizza a tempo  determinato gli alleati libici (per lo meno questo è quello che  dichiarano  questi ultimi in pubblico) come una scusa perfetta per poter violentare  impunemente il testo, già venefico, della risoluzione 1973. Questa  è la risoluzione, ricordiamolo, che l&#8217;ONU ha approvato ingenuamente,  se si parla della maggioranza dei suoi membri o, malevolmente, come  nel caso delle potenze che hanno spinto in modo contorto questa  risoluzione umanitaria, per poi dedicarsi a bombardare la Libia senza  mai metterci piede, questo sì, ma dagli elicotteri è tutta un’altra  storia –  si dicono, cinicamente &#8211; e massacrano migliaia di vittime, tra loro  centinaia di bambini e, di passaggio, anche le infrastrutture civili  di un paese sovrano in via di sviluppo.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Ma la  scusa della NATO e degli stati  avvoltoi &#8211; che si sono messi in disparte dai ruoli da protagonista di  questa canagliata, ma che in realtà dirigono e sostengono essenzialmente  con gli attacchi aerei &#8211; non regge per via delle sopravvalutate  operazioni terrestri dei suoi alleati &#8220;libici&#8221; perché, come sta  diventando sempre più palese, fanno parte di questo esercito di terra &#8211; a  cui la NATO si affida &#8211; mercenari europei pagati dalle potenze  capitaliste (Blackwater, e altri marchi di fabbrica), oltre a guerrieri  di <em>Al Qaeda</em> provenienti dell&#8217;Afghanistan e da altri paesi del  mondo musulmano. Tra la documentazione che prova la presenza di questi  mercenari stranieri occidentali e non, che combattono nell&#8217;esercito  &#8220;ribelle&#8221; e &#8220;libico&#8221; sotto mandato della NATO, si può evidenziare, ad  esempio, questa piccola lista di fatti incontrovertibili.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><a href="http://leonorenlibia.blogspot.com/2011/08/mercenarios-y-asesores-militares.html" rel="nofollow"  target="_blank"><span style="font-family: Verdana;font-size: small">http://leonorenlibia.blogspot.com/2011/08/mercenarios-y-asesores-militares.html</span></a></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Questa  guerra, ricordiamolo, senza  una copertura della NATO e  con l’opposizione totale del resto  dell&#8217;Africa, assicura un massacro indiscriminato, di donne, di bambini e  civili con un&#8217;impunità mediatica mai prima vista. Gli stati avvoltoi  capitalistici transatlantici, con i loro aerei, con i traffici di armi e  il denaro rubato (non a Gheddafi ma a fondi appartenenti allo stato  libico), pestano sull&#8217;acceleratore disperatamente e spingono, o  piuttosto dirigono, l’esercito di terra verso una nuovamente illusoria e  rapida conclusione, grazie a un &#8220;assalto finale&#8221; a Tripoli. Il fatto  scandaloso che viene ignorato è quello che è avvenuto dopo l&#8217;assassinio  di Younes, il massimo dirigente militare dei ribelli, fermato dagli  emissari del CNT, con la morte già decisa in anticipo e giustiziato con  perfidia. La cosa scandalosa si è verificata quando non hanno potuto  dare la colpa a Gheddafi. E così c’è stato un secondo colpo di stato  dentro il primo, dentro quello che era stato aizzato dalla NATO. Quel  paravento del Consiglio Nazionale di Transizione sul quale si appoggia  questa nuova invasione straniera era formato alla lettera, se non  ricordo male, da trenta o da trentatre persone. A parte i nomi noti, che  sono ex ministri del governo di Gheddafi con forti intrecci di  formazione e di pensiero col liberalismo più selvaggio (perché Gheddafi  gli ha fatto lasciare il paese, è qualcosa che mi chiedo spesso), la  maggioranza di questo &#8220;consiglio&#8221; è formata poi da avvocati e  imprenditori, che sono sempre rimasti nell’ombra, nell&#8217;anonimato, per la  propria sicurezza, così dicevano.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Ora  Mustafa Abdul Jalil, il losco personaggio che guidava questo consiglio  &#8220;comunitario&#8221; dopo essere stato il ministro di Gheddafi per poi passare  al colpo di stato, ha annunciato la morte del suo alleato Younes e dei  due colonnelli che lo accompagnavano, versando tre lacrime di  coccodrillo mentre cercava di attribuire la colpa, di rimbalzo,  all’esercito di Gheddafi. Alla fine, con un gesto che ha preceduto  esattamente questa offensiva, ha finito per sfruttare il movimento  prodotto da questa perfida morte, portando a sé il resto del &#8220;consiglio&#8221;  e assumendo personalmente tutto il potere,  riuscendo a gettare una cortina di fumo sulle indagini di questo crimine   orripilante.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Di tutto questo i <em>media</em>,  niente. Giustamente, penseranno, se il resto di questo Consiglio  Nazionale di Transizione era anonimo, non si possono certo rendere conto  se sono stati fuori da un colpo di stato. Un colpo di stato dentro un  altro colpo di stato. Ora sappiamo che questo Consiglio Nazionale di  Transizione non è un &#8220;consiglio&#8221;. Ne ha assunto la direzione la NATO.  Il sequestro di Younes e il seguente assassinio, con il corpo bruciato,  erano stati già annunciati, ed è avvenuto di fronte agli occhi di tutto  il mondo. È stato giustiziato da un comando innominato che rimane  e rimarrà impunito.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Questo  vuoto di potere che incarna  l&#8217;ascensione al potere assoluto di questo uomo della NATO, che ha tolto  di mezzo con una manata, tra le altre, la tribù di Younes, non potrebbe  essere , oltre alle urgenze per i bilanci già analizzate, il fatto  scatenante di questo insensata offensiva &#8220;lampo&#8221; che si è prodotta quasi  per nascondere questo ultimo colpo di stato?</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><span style="font-family: Verdana;font-size: small">La  seconda parola che si confà  a questo marchio infame del CNT della Libia, che le potenze  colonizzatrici  si sono affrettate a riconoscere, è, giustamente, &#8220;nazionale&#8221;. È  un&#8217;altra parola che bisogna mettere in dubbio. Già lo sappiamo, le  avventure colonialiste hanno bisogno di una patria da sbandierare,  sostenuta da oppositori senza patria disposti a consegnare le risorse  del proprie paese in cambio di un accordo che convenga agli invasori.  Questi &#8220;nazionalisti&#8221; della Libia, questi &#8220;ribelli&#8221; senza patria, appena  sono riusciti, in modo malfermo, ad attaccare la loro bandiera a un  palo, hanno chiesto che gli eserciti delle potenze imperialiste  attaccassero la Libia, il proprio paese.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><span style="font-family: Verdana;font-size: small">In terzo  luogo, se, ci sarà sicuramente una transizione – l’unica cosa certa del  marchio del CNT libico &#8211; non sarà davvero facile, e magari, forse, in  una direzione diversa  dai propositi della NATO.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><span style="font-family: Verdana;font-size: small">(Tra  parentesi, per concludere, se  c&#8217;è qualcosa che dimostra l’impunità in cui sguazzano attualmente i  mezzi di comunicazione è che oramai non fanno più rettifiche. La  bugia è continuata e i <em>media</em> evitano anche l&#8217;antica tecnica  della smentita in caratteri minuscoli, in contesti quasi invisibili.  Oggi i <em>media</em> pascolano in un territorio dove sanno che la  clientela risponderà alle consegne emotive con cui manipolano la guerra  di informazione una volta che si è appropriatamente demonizzato  l’obbiettivo. Quelli che si sono già schierati non chiedono rettifiche  una volta che venga provato che, nuovamente, gli avvoltoi, mi ripeto, e  tra loro i governi, gli imprenditori e i <em>media</em>, avevano iniziato  una nuova guerra con un&#8217;informazione putrida. Quello che ha preso  partito contro Gheddafi e, come sembra, contro la gran parte del popolo  libico che appoggia un governo incalzato dall&#8217;esercito più potente al  mondo, non cerca la verità. La verità è nascosta al centro di una folle  sfera di  menzogne che si dirige verso il precipizio del cinismo: costituisce  la verità essenziale del modo di vivere, di pensare e di agire dalla  ricca classe imprenditoriale, speculatrice, padrona delle azioni  quanto dei governi e dei mezzi di comunicazione.)</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Fonte: <a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=8840" rel="nofollow"  target="_blank"><strong>Come Don Chisciotte</strong></a><br />
</span></span></p>
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		<title>Capitale libica sotto bombardamenti della NATO</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Aug 2011 01:16:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da mezza settimana portavoci dell'auto-denominato Consiglio Nazionale di Transizione (CNT) si aggiudicano importanti conquiste territoriali nelle zone di Bazh, Gananat ed Ahamada, come a Zlitane, ma i portavoci ufficiali libici li smentiscono. Ugualmente assicurarono che stringono il cerchio su Tripoli, mentre funzionari statunitensi affermarono che i giorni di Gheddafi sono contati.
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1660" src="/files/2011/08/otan.jpg" alt="" width="300" height="250" />Questa capitale soffre oggi una nuova ondata di attacchi da parte degli aeroplani della NATO, mentre forze insorgenti rivendicarono nuovi avanzamenti via terra, senza riconoscenza dei mezzi ufficiali libici.  Dense colonne di fumo si alzano nella zona di Bab el Aziziya, dove c’è la residenza del leader libico Muamar el Gheddafi, ed i distretti della periferia ovest di questa metropoli che è più lunga che alta, dovuto alla reticenza delle famiglie musulmane a risiedere in condomini.</p>
<p>I bombardamenti succedono durante il mese sacro islamico del Ramadan, che i credenti in qusta confessione monoteistica dedicano al digiuno ed alla preghiera.</p>
<p>Zawiya, una disputata città a 50 chilometri ad ovest di questa capitale, ha anche sofferto il martellamento costante delle bombe di alto potere distruttivo che l&#8217;alleanza atlantica lancia su questo paese nordafricano da più di cinque mesi.</p>
<p>Truppe leali al governo affrontano le forze degli insorti, consigliate da specialisti occidentali, senza che sia chiaro se alcuno dei contendenti ha il controllo effettivo di questa zona.</p>
<p>Da mezza settimana portavoci dell&#8217;auto-denominato Consiglio Nazionale di Transizione (CNT) si aggiudicano importanti conquiste territoriali nelle zone di Bazh, Gananat ed Ahamada, come a Zlitane, ma i portavoci ufficiali libici li smentiscono.</p>
<p>Ugualmente assicurarono che stringono il cerchio su Tripoli, mentre funzionari statunitensi affermarono che i giorni di Gheddafi sono contati.</p>
<p>Alla fine della settimana scorsa lo stesso Gheddafi in una chiamata telefonica ad una stazione radio ha assicurato che i mezzi delle multinazionali di informazione sviluppano una guerra psicologica contro il suo paese e sollecitò la popolazione ad armarsi contro i topi ed i nuovi colonialisti (il CNT e la NATO, rispettivamente).</p>
<p><strong>(Prensa Latina)</strong></p>
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		<title>Un Fuoco Che Può Bruciare Tutti</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Apr 2011 14:25:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si può essere o meno d’accordo con le idee politiche di Gheddafi, ma l’esistenza della Libia come stato indipendente e membro delle Nazioni Unite, non lo può discutere nessuno. Però il mondo non è ancora giunto a quello che, dal mio punto di vista, costituisce oggi una questione elementare per la sopravvivenza della nostra specie: l’accesso di tutti i popoli alle risorse materiali di questo pianeta. Non ne esiste un altro nel Sistema Solare che possieda le più elementari condizioni della vita che conosciamo.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Si può essere o meno d’accordo con le idee politiche di Gheddafi, ma l’esistenza della Libia come stato indipendente e membro delle Nazioni Unite, non lo può discutere nessuno.</p>
<p>Però il mondo non è ancora giunto a quello che, dal mio punto di vista, costituisce oggi una questione elementare per la sopravvivenza della nostra specie: l’accesso di tutti i popoli alle risorse materiali di questo pianeta. Non ne esiste un altro nel Sistema Solare che possieda le più elementari condizioni della vita che conosciamo.</p>
<p>Gli Stati Uniti hanno sempre cercato  d’essere un crogiolo di tutte le razze, di tutti i credo e di tutte le nazioni, bianche, negre, gialle, indie e meticce, senza altre differenze che non fossero quelle dei padroni e degli schiavi, dei ricchi e dei poveri, ma tutti dentro i limiti delle frontiere: al nord il Canada, al sud il Messico, a est l’Atlantico e a ovest il Pacifico.L’Alasca, Puerto Rico e le Hawai erano semplici incidenti storici.</p>
<p>La complicazione del tema è che non si tratta di un nobile desiderio di coloro che lottano per un mondo migliore, che è degno di rispetto come le credenze religiose dei popoli. Basterebbero alcuni tipi di isotopi radioattivi emanati dall’uranio arricchito, consumati  in quantità relativamente piccole degli impianti elettro nucleari,  che non esistono nella natura, per porre fine alla fragile esistenza della nostra specie. Mantenere questi residui in volumi crescenti sotto sarcofagi di cemento armato e acciaio, è una del maggiori sfide della tecnologia.</p>
<p>Fatti come l’incidente di Chernobil o il terremoto del Giappone hanno posto in evidenza questi rischi mortali.</p>
<p>Il tema che desidero affrontare oggi non è questo, ma lo stupore con cui ho osservato ieri nel programma Dossier  di Walter Martínez, della televisione venezuelana, le immagini filmate della riunione tra il capo del Dipartimento alla Difesa, Robert Gates, e il Ministro alla Difesa del Regno Unito, Liam Fox, che ha visitato gli Stati Uniti per discutere la criminale guerra dalla NATO contro la Libia. Era difficile da credere ma il ministro inglese ha vinto l’Oscar: era un fascio di nervi, era teso, parlava come un pazzo e dava l’impressione di sputare le parole.</p>
<p>Ovviamente era giunto all’entrata del Pentagono, dove Gates lo ha accolto sorridente.</p>
<p>Le bandiere dei due paesi, quella dell’antico impero coloniale britannico e quella del suo figliastro, l’impero degli Stati Uniti, sventolavano in alto, ai due lati, mentre si suonavano gli inni. La cerimonia del paese ospite è stata l’inizio, poi i due ministri sono entrati</p>
<p>nell’edificio nordamericano della difesa e si suppone che abbiano parlato lungamente, stando alle immagini che ho visto di quando ritornavano, ognuno con un discorso tra le mani, senza dubbio precedentemente elaborati.</p>
<p>La cornice dello scenario la costituiva il personale in uniforme. Nell’angolo a sinistra si vedeva un giovane militare alto, magro, apparentemente rosso di capelli, con la testa rasata,  il berretto con la visiera nera calata quasi sino al collo, che presentava il fucile con la baionetta, e che non batteva ciglio e non lo si vedeva respirare, come la stampa di un soldato disposto a sparare una palla di fucile o un missile nucleare con la potenza distruttiva di 100.000 tonnellate di TNT.</p>
<p>Gates ha parlato con il sorriso e la naturalezza di un padrone.</p>
<p>L’inglese invece lo ha fatto nella forma che ho spiegato.</p>
<p>Poche volte ho visto una cosa così orribile. Esibiva odio, frustrazione, furia e un linguaggio minaccioso contro il leader libico, esigendo la sua resa senza condizioni, e lo si vedeva indignato perchè gli aerei della poderosa NATO non erano riusciti a sconfiggere in 72 ore la resistenza libica.</p>
<p>Mancava solo che esclamasse: “Lacrime, sudore e sangue”, come Winston Churchill quando calcolava il prezzo da pagare per il suo paese nella lotta contro gli aerei nazisti.  In questo caso il ruolo nazifascista lo sta facendo la NATO, con le sue migliaia di missioni di bombardamento con gli aerei più moderni che il mondo ha mai conosciuto.</p>
<p>Il colmo è stata la decisione del governo degli Stati Uniti, che ha autorizzato l’uso degli aerei senza pilota, per ammazzare uomini donne e bambini libici come in Afganistan, a migliaia di chilometri dall’Europa occidentale, ma stavolta contro un popolo arabo e africano, di fronte agli occhi di centinaia di milioni di europei e nientemeno che a nome dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.</p>
<p>Il Primo Ministro della Russia, Vladimir Putin, ha dichiarato ieri che queste azioni di guerra sono illegali e vanno al di là della cornice di accordi del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.</p>
<p>I brutali attacchi contro il popolo della Libia. che acquistano un carattere nazi-fascista, si possono utilizzare contro qualsiasi popolo del Terzo Mondo</p>
<p>Realmente mi stupisce la resistenza che sta presentando la Libia.</p>
<p>Ora questa bellicosa organizzazione dipende da Gheddafi: se resiste e non si sottomette alle sue esigenze, passerà alla storia come uno dei grandi personaggi dei paesi arabi.</p>
<p>La NATO attizza un fuoco che può bruciare tutti !</p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.cubadebate.cu/wp-content/uploads/2011/04/firma-fidel-110427-re-de-hoy-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" /></p>
<p><strong>Fidel Castro Ruz</strong></p>
<p><strong>27 aprile 2011</strong></p>
<p><strong> 19: 34 p.m.</strong></p>
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		<title>Meglio e Più Intelligente</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Apr 2011 01:23:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri, per ragioni di spazio e di tempo, non ho detto una parola a proposito del discorso pronunciato da Barack Obama  lunedì 28 sulla guerra della Libia. Disponevo di una copia della versione ufficiale, fornita alla stampa dal Governo degli Stati Uniti. Avevo sottolineato alcune delle cose che lui aveva affermato. Lo ho rivisto e sono arrivato alla conclusione che non valeva la pena sciupare tanta carta nel tema.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri, per ragioni di spazio e di tempo, non ho detto una parola a proposito del discorso pronunciato da Barack Obama  lunedì 28 sulla guerra della Libia. Disponevo di una copia della versione ufficiale, fornita alla stampa dal Governo degli Stati Uniti. Avevo sottolineato alcune delle cose che lui aveva affermato. Lo ho rivisto e sono arrivato alla conclusione che non valeva la pena sciupare tanta carta nel tema.</p>
<p>Ricordavo quello che mi aveva raccontato Carter durante la sua visita nel 2002 a proposito della coltivazione dei boschi negli Stati Uniti; perché lui ha una piantagione della famiglia nello Stato di Georgia. In questa visita gli ho chiesto un&#8217;altra volta su quella coltivazione e ancora una volta mi ha detto che semina le piante di pino a distanza di 3 per 2 metri il che equivale a 1.700 alberi l’ettaro la cui raccolta avviene al termine di 25 anni.</p>
<p>Molti anni fa ho letto che <em>The New York Times</em>, in un&#8217;edizione domenicale, consumava la carta estratta dal disboscamento di 40 ettari di foresta. Si spiega, pertanto, la mia preoccupazione per il risparmio della carta.</p>
<p>Naturalmente, Obama è ottimo nell’articolare parole e frasi. Potrebbe guadagnarsi la vita scrivendo storielle per bambini. Conosco il suo stile perché la prima cosa che ho letto e sottolineato, molto tempo prima che assumesse la carica di presidenta, è stato un libro intitolato i &#8220;I sogni di mio padre&#8221;. L’ho fatto rispettosamente e, almeno, ho potuto apprezzare che il suo autore sapeva scegliere la parola precisa e la frase adeguata per guadagnare la simpatia dei lettori.</p>
<p>Confesso che non mi è piaciuta la sua tattica di suspense, nascondendo le proprie idee politiche sino al finale. Ho fatto uno sforzo speciale per non indagare all&#8217;ultimo capitolo quello che pensava su diversi problemi, a mio avviso cruciali in questo momento della storia umana. Ero certo che la profonda crisi economica, la colossale spesa militare ed il sangue giovane sparso dal suo predecessore repubblicano, l&#8217;avrebbe aiutato a sconfiggere il suo avversario elettorale, a dispetto degli enormi pregiudizi razziali della società nordamericana. Ero conscio che correva il rischio di essere eliminato fisicamente.</p>
<p>Per ovvie ragioni di politica tradizionale aveva cercato, prima delle elezioni, il sostegno dei voti degli anticubani di Miami, nella sua maggioranza diretti da persone di origine <em>batistiana </em>e reazionaria che hanno trasformato gli Stati Uniti in una repubblica bananiera, dove la frode elettorale ha determinato niente meno che il trionfo di W. Bush nel 2000, lanciando nella spazzatura un futuro Premio Nobel:  Al Gore, Vicepresidente di Clinton ed aspirante alla presidenza.</p>
<p>Un elementare senso di giustizia avrebbe dovuto portare al Presidente Obama a rettificare le conseguenze dell&#8217;infame processo che ha condotto all&#8217;inumano, crudele, e specialmente ingiusto incarceramento dei cinque patrioti cubani.</p>
<p>Il suo Messaggio all&#8217;Unione, i suoi discorsi in Brasile, Cile ed El Salvador, e la guerra della NATO in Libia, mi hanno costretto a sottolineare il predetto discorso piuttosto della sua autobiografia.</p>
<p>Che cosa è il peggio di questo discorso e come spiegare le circa 2.500 parole della versione ufficiale?</p>
<p>Dal punto di vista interno, l’assenza totale di realismo colloca il felice autore nelle mani dei suoi peggiori avversari chi desiderano umiliarlo e vendicarsi della sua vittoria elettorale nel novembre 2008. Non basta loro la punizione che gli hanno inflitto alla fine del 2010.</p>
<p>Dal punto di vista esterno, il mondo ha preso più coscienza di quello che significa per molti popoli il Consiglio di Sicurezza, la  NATO e l&#8217;imperialismo yankee.</p>
<p>Per essere effettivamente breve come ho promesso, vi spiego che Obama ha cominciato il suo discorso affermando che svolgeva il suo ruolo &#8220;fermando la forza del Talebano in Afghanistan e perseguitando Al-Qaeda per tutto il pianeta.&#8221;</p>
<p>Immediatamente aggiunge che: &#8220;Per generazioni gli Stati Uniti dell&#8217;America hanno svolto un ruolo singolare come pilastri della sicurezza mondiale e come difensori della libertà umana.&#8221;</p>
<p>Questa è una cosa che, come i lettori conoscono, noi i cubani, ed i latinoamericani, i vietnamiti e molti altri,  possiamo dare testimonianza della sua veracità.</p>
<p>Dopo questa solenne dichiarazione di fede, Obama usa una buona parte del tempo nel parlare di Gheddafi, dei suoi orrori e dei motivi per cui gli Stati Uniti ed i suoi alleati più stretti:  &#8220;-  Regno Unito, Francia, Canada, Danimarca, Norvegia, Italia, Spagna, Grecia e Turchia -  paesi che hanno combattuto assieme a noi per decenni. […] hanno scelto di compiere la loro responsabilità di difendere il popolo libico.&#8221;</p>
<p>Poi aggiunge:  &#8220;… la NATO ha preso il comando per imporre l’embargo di armi e la zona di esclusione aerea.&#8221;</p>
<p>Conferma gli obiettivi della decisione &#8220;Come risultato del trasferimento ad una coalizione più ampia, centrata sulla NATO, il rischio e costo di questa operazione &#8211; per il nostro esercito e per il contribuente statunitense &#8211; si ridurrà in modo significativo.</p>
<p>&#8220;Quindi, per quelli che hanno dubitato della nostra capacità per portare a termine questa operazione, voglio dire chiaramente questo:  Gli Stati Uniti hanno fatto quello che gli ho detto che avremmo fatto.&#8221;</p>
<p>Successivamente torna alle sue ossessioni su Gheddafi e le contraddizioni che agitano la sua mente:  &#8220;Gheddafi non ha abbandonato il potere e, finché non lo farà, la Libia continuerà essendo un pericolo.&#8221;</p>
<p>&#8220;Naturalmente, gli Stati Uniti non possono usare il proprio esercito laddove ci sarà repressione e, dato i rischi ed il costo di un intervento, dobbiamo fare sempre un bilancio tra i nostri interessi e la necessità di agire.&#8221;</p>
<p>&#8220;Il compito che ho dato alle nostre truppe (di) &#8211; proteggere il popolo libico […] conta sull&#8217;appoggio internazionale ed è sostenuto da un mandato delle Nazioni unite.&#8221;</p>
<p>Le ossessioni si reiterano una e un’altra volta:  &#8220;Se trattassimo di abbattere Gheddafi per la forza, la nostra coalizione si romperebbe. Dovremmo […] inviare truppe statunitensi sul posto per compiere quella missione o rischiarci la possibilità di uccidere molti civili con gli attacchi aerei.&#8221;</p>
<p>&#8220;… abbiamo speranze nel futuro dell&#8217;Iraq, ma il cambio di regime è costato otto anni e migliaia di vite statunitensi ed irachene e circa 3 milioni di milioni di dollari.&#8221;</p>
<p>Alcuni giorni dopo l’inizio dei bombardamenti della NATO si è sparsa la notizia che un cacciabombardiere nordamericano era stato abbattuto. Poi si è saputo da altre fonti, che quello era certo. Alcuni contadini vedendo un cadere un paracadutista, hanno fatto quello che è solito fare in America latina:  andare a vedere;  e se è necessario, aiutare. Nessuno poteva sapere come la pensavano. Sicuramente erano musulmani che lavoravano  la terra e non potevano essere a favore dei bombardamenti. Un elicottero che è arrivato all’improvviso per riscattare il pilota ha sparato contro i contadini e ne ha ferito uno gravemente, e per miracolo non gli ha ammazzati tutti. Come il mondo conosce, gli arabi, per tradizione, sono ospitali nei confronti dei loro nemici, alloggiano loro nelle proprie case, e si mettono di schiena per non guardare che strada faranno. Anche un codardo o un traditore non avrebbe mai significato lo spirito di una classe sociale.</p>
<p>Solo a Obama può venire in mente la pellegrina teoria che ha incluso nel suo discorso, come si può apprezzare nel seguente frammento:</p>
<p>&#8221; Senza dubbio, ci saranno occasioni in cui la nostra sicurezza non sarà minacciata direttamente, ma i nostri interessi e valori. […] sappiamo che agli Stati Uniti,  nazione più poderosa del mondo, gli sarà chiesto aiuto  con frequenza.</p>
<p>&#8220;Nell’ipotesi, non dobbiamo avere paura d’agire, ma il peso delle azioni non deve ricadere solo sugli Stati Uniti. Così come l&#8217;abbiamo fatto in Libia, il nostro compito è quello di mobilitare la comunità internazionale per intraprendere un&#8217;azione collettiva.&#8221;</p>
<p>&#8220;Questo è il tipo di leadership che abbiamo mostrato in Libia. Ovviamente, quando operiamo come parte di una coalizione, i rischi di qualunque azione militare saranno elevati. Questi rischi gli abbiamo visti quando uno dei nostri aeroplani ha sofferto un&#8217;avaria mentre sorvolava la Libia e che uno dei nostri aviatori si è lanciato con il paracadute in un paese il cui leader ha demonizzato con tanta frequenza gli Stati Uniti, in una regione che ha una storia tanto difficile con il nostro Paese, questo statunitense non ha trovato nemici, anzi, è stato accolto da persone che lo strinsero tra le loro braccia. Un giovane libico venuto nel suo aiuto ha detto:  &#8216;Siamo i tuoi amici e ti ringraziamo per quegli uomini che ci stanno proteggendo dal cieli &#8216;.</p>
<p>&#8220;Questa voce è soltanto una tra le tante in una regione dove la nuova generazione si oppone a che si continuino a negare loro i diritti e le opportunità.&#8221;</p>
<p>&#8220;Anche così, questo cambiamento provocherà che il mondo sarà più complicato per un tempo. Il progresso sarà disuguale ed il cambiamento giungerà in modo distinto i differenti Paesi. Ci sono luoghi come l’Egitto dove questo cambiamento ci ispirerà ed infonderà le nostre speranze.&#8221;</p>
<p>Tutti sanno che Mubarak eraa alleato degli Stati Uniti e quando Obama ha visitato l&#8217;Università a El Cairo, nel giugno 2009, non poteva ignorare le decine di migliaia di milioni di dollari sottratti da quello in Egitto.</p>
<p>Ha continuato con l&#8217;emotivo racconto:</p>
<p>&#8220;… accogliamo con beneplacito il fatto che la storia è in marcia nel Medio oriente e nel Nord dell&#8217;Africa, e che i giovani sono all&#8217;avanguardia. Perché in qualunque posto dove le persone vogliono essere libere, troveranno un amico negli Stati Uniti. Questi sono gli ideali che costituiscono, nel tempo, il vero indicatore della leadership statunitense.&#8221;</p>
<p>&#8220;… la nostra forza all&#8217;esterno si sostenta nella nostra forza nazionale. Questa deve essere sempre la nostra stella polare, la capacità del nostro popolo di realizzare il suo potenziale, adottare decisioni intelligenti con le nostre risorse, incrementare la prosperità che agisce come fonte dal nostro potere ed inalberare i valori che tanto apprezziamo.&#8221;</p>
<p>&#8220;Guardiamo al futuro con fiducia e speranza, non solo nel nostro paese, ma anche in tutti quelli che hanno brama di libertà in tutto il mondo.&#8221;</p>
<p>La spettacolare storiella mi ha fatto ricordare il <em>Tea Party</em>, il senatore Bob Menéndez e l&#8217;illustre Ileana Ros, la lupa feroce che sfidava le leggi per mantenere sequestrato il bambino cubano Elián González. La suddetta è oggi nientemeno che il Capo del Comitato delle Relazioni Estere alla Camera di Rappresentanti degli Stati Uniti.</p>
<p>Gheddafi non si stanca di ripetere che Al-Qaeda gli fa la guerra ed invia combattenti contro il governo della Libia, perché lui ha appoggiato la guerra antiterroristica di Bush.</p>
<p>La predetta organizzazione ha avuto nel passato ottimi rapporti con i servizi d’intelligenza nordamericani nella lotta contro i sovietici nell’Afghanistan, e possiede abbastanza esperienza sui metodi di lavoro della CIA.</p>
<p>Che cosa accadrà se le denunce di Gheddafi fossero vere? Come spiegherebbe Obama al popolo nordamericano qualora una parte di quelle armi di combattimento terrestre cadesse in mani dagli uomini di Bin Laden?</p>
<p>Non sarebbe stato meglio e più intelligente avere combattutto per promuovere la pace e non la guerra in Libia?</p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.cubadebate.cu/wp-content/uploads/2011/04/firma-de-fidel-31-de-marzo-de-2011-300x181.jpg" alt="" width="300" height="181" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Fidel Castro Ruz</strong></p>
<p><strong>31 marzo 2011</strong></p>
<p><strong>Ore 19.58</strong></p>
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