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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; film</title>
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		<title>Wasp Network punzecchia a Miami</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jul 2020 01:20:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Florida hanno minacciato di incendiare i cinema, se verrà esibita un giorno nelle sale di esordio, e si raccolgono firme per obbligare Netflix a ritirare il film, senza capire che il sito di download non è un canale di televisione. La gente ha l'opzione di vederlo o non considerarlo, benché lo scandalo abbia dovuto sparare l’audience di un film che è passato senza pena né gloria per il Festival di Venezia, nonostante un cast di celebrità diretto da Penelope Cruz.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11654" alt="ARCHI_766137-580x330" src="/files/2020/07/ARCHI_766137-580x330.jpg" width="580" height="330" />Da quando Netflix ha deciso di proiettare Wasp Network il 19 giugno scorso ed è arrivato al pubblico prigioniero della COVID-19, il film si è trasformato in un evento mediatico per ragioni poco convenzionali.  </strong></p>
<p>In Florida hanno minacciato di incendiare i cinema, se verrà esibita un giorno nelle sale di esordio, e si raccolgono firme per obbligare Netflix a ritirare il film, senza capire che il sito di download non è un canale di televisione. La gente ha l&#8217;opzione di vederlo o non considerarlo, benché lo scandalo abbia dovuto sparare l’audience di un film che è passato senza pena né gloria per il Festival di Venezia, nonostante un cast di celebrità diretto da Penelope Cruz.</p>
<p>Ma a Miami il tema del film si è trasformato subito in una sorte di conga anticomunista coi mass media locali ballando il ritmo conosciuto per attaccare il direttore francese, Olivier Assayas, accusandolo di fare propaganda a favore di Cuba. Il gran dettaglio è che Wasp Network narra fatti reali che hanno documentato le stesse autorità degli Stati Uniti, in un processo che è stato considerato il più lungo della storia della giurisprudenza di quel paese e nel quale hanno testimoniato tre generali, un ammiraglio, un ex consigliere presidenziale e terroristi confessi che appaiono sullo schermo come quello che sono.</p>
<p>La trama di Wasp Network comincia a L&#8217;Avana, agli inizi degli anni 90. Renè Gonzalez (Edgar Ramirez nel film), istruttore di volo in una base aerea militare, ruba un aeroplano e fugge da Cuba. Comincia una nuova vita a Miami, lontano da Olguita, sua moglie (che è interpretata da Penelope Cruz) e sua figlia piccola. Altri “disertori” cubani ben presto lo seguono ed armano una rete per infiltrarsi in organizzazioni con sede in quella città, responsabili di attacchi sull&#8217;isola, tra questi una serie di bombe contro gli hotel che ha causato la morte di un turista italiano. Invece di catturare e processare i terroristi, responsabili di crimini atroci, il governo degli Stati Uniti rinchiude e sottomette al ricatto ed al castigo gli agenti cubani.</p>
<p>È la storia di quello che è successo allo stato puro, senza opinioni o interpretazioni dello sceneggiatore e del direttore; una verità intollerabile per uno dei personaggi reali che si affaccia nel film, Josè Basulto. Lui si presentava in quegli anni come un buon samaritano, salvatore dei “balseros”(persone che abbandonavano Cuba illegalmente per via marittima e molte volte restavano varati) nello stretto della Florida, ma sosteneva anche le sue escursioni col narcotraffico, violava allegramente lo spazio aereo di Cuba e finanziava le sparatorie contro bagnanti sulle spiagge.</p>
<p>Paradossalmente, le prove dei suoi crimini non sono state consegnate loro dal Ministero dell&#8217;Interno di Cuba, ma bensì dall’FBI, che era a conoscenza di tutto quello che succedeva, come recensisce il film. Ora Basulto vocifera contro Netflix ed insegna il pugno davanti alle telecamere: “Sono totalmente d’accordo con Trump sul fatto di mettere fine alla relazione ed agli accordi con Cuba”.</p>
<p>C&#8217;è una storia che sembra puramente aneddotica di fatti che sono accaduti più di 20 anni fa, ma che è attuale se si osserva correttamente. Gentaglia come José Basulto o Luis Posada Carriles, organizzatore della serie di bombe contro gli hotel a L&#8217;Avana e del sabotaggio di un aeroplano civile in cui sono morte 73 persone, tra passeggeri ed equipaggio, non sono marginali nella società statunitense di oggi.</p>
<p>Il cubano dell&#8217;isola, che ha visto Wasp Network nel Festival del Cinema de L&#8217;Avana, nel dicembre scorso, sa che l&#8217;odio, che ha ispirato gli attacchi degli abitanti di Miami negli anni 90, impregna oggi i discorsi del presidente Donald Trump e conquista altri radicali che pullulano nei gruppi di Facebook e canali di YouTube legati al suprematismo bianco. Ancora di più, George W. Bush ha lanciato la sua guerra contro il terrorismo degli altri, mentre proteggeva in casa sua i suoi amici terroristi, ed ora Trump corteggia i piromani della Florida e diventa evasivo al momento di condannare gli estremisti di destra che hanno lasciato una scia di morti durante la sua amministrazione da Charlottesville fino a Minneapolis, passando per El Paso.</p>
<p>Un studio dell&#8217;U.S. Extremist Crime Database segnala che il 74% degli attacchi terroristi accaduti in suolo statunitense dopo l’11 settembre 2001 fino al 2016, sono stati opera dell&#8217;estrema destra. Da quando è arrivato Trump alla presidenza nel 2017, la maggioranza degli attacchi contro civili indifesi sono dei suprematisti. Il profilo dell&#8217;aggressore non varia molto: uomo bianco, inspirato da atti e discorsi violenti e con comodo accesso ad armi di assalto. È l&#8217;archetipo di Josè Basulto, che ha approfittato, come gli estremisti di destra attuali, della legge statunitense, che permette la designazione di terroristi solo per gruppi o attaccanti stranieri.</p>
<p>Lasciando da parte virtù e difetti della realizzazione, Wasp Network è insolito e coraggioso. Si concentra sul fatto di spiegare quello che è stato occultato da decadi ed ancora oggi non si vuole guardare di fronte: perché gli agenti cubani sono stati inviati negli Stati Uniti. Questo è il centro della storia che ha incendiato le reti che cercano di censurare Netflix e che ha riunito la destra contro il vicepresidente spagnolo, Pablo Iglesias. Lui ha pubblicato la locandina del film in Twitter con tre parole di precisione insuperabile: “Vista. Eroi. Filmone”.</p>
<p>di Rosa Miriam Elizalde</p>
<p>da La Jornada/ Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Un motivo in più per vedere Parasite: non piace a Trump</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Feb 2020 18:30:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Durante i 92 anni della premiazione degli Oscar, è la prima volta che un direttore ed un film internazionale vincono tante statuette. Tra loro ci sono quelle come Migliore Copione Originale e Migliore Film Internazionale. È arrivato ad Hollywood avendo già vinto la Palma d’Oro nel Festival di Cannes del 2019.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11339" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11339" alt="Fotogramma del film Parasite" src="/files/2020/02/parasitos-580x322.jpg" width="580" height="322" /><p class="wp-caption-text">Fotogramma del film Parasite</p></div>
<p><strong>Sono una debitrice per molte ragioni del mio amico Fernando Perez. Il cineasta, ogni dicembre, mi dice che cosa o quali film non posso perdermi nel festival del cinema de L’Avana, quella festa filmica alla cubana che ha già avuto 41 edizioni.</strong></p>
<p>Nell&#8217;ultima, Fernando mi ha detto: “Non puoi perdere Parasite, io l&#8217;ho già vista varie volte”.</p>
<p>È il film che questo venerdì trasmetterà la televisione cubana, è di quei film che non si dimenticano, e trascorrono i giorni senza che alcune immagini si cancellino dai tuoi ricordi.</p>
<p>Durante i 92 anni della premiazione degli Oscar, è la prima volta che un direttore ed un film internazionale vincono tante statuette. Tra loro ci sono quelle come Migliore Copione Originale e Migliore Film Internazionale. È arrivato ad Hollywood avendo già vinto la Palma d’Oro nel Festival di Cannes del 2019.</p>
<p>Ma, nonostante l&#8217;applauso unanime della critica, la gran maggioranza è restata sorpresa che vincesse quattro premi nella Mecca del cinema, che solitamente riconosce solo quello che si realizza nelle sue terre.</p>
<p>Rolando Perez Betancourt, che presenterà il film alla televisione cubana afferma: “Quando ha ricevuto la Palma d’Oro a Cannes per il suo dramma sociale Parasite, il regista Bong Joon-ho ha utilizzato un tono caustico per raccomandare all&#8217;udienza di abbassare gli occhi alcuni centimetri ed abituarsi a leggere i sottotitoli, fatto che le permetterebbe di scoprire film meravigliosi realizzati in altre lingue.”</p>
<div id="attachment_11340" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11340" alt="Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, gesticola in un meeting in Colorado Springs (Colorado). Foto: Bob Pearson / EFE." src="/files/2020/02/donald-trump-1-580x327.jpeg" width="580" height="327" /><p class="wp-caption-text">Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, gesticola in un meeting in Colorado Springs (Colorado). Foto: Bob Pearson / EFE.</p></div>
<p>E chiaramente, il quinto Oscar per Parasite è l&#8217;opinione di Donald Trump: “Il film vincitore è un film della Corea del Sud. Che diavolo è stato tutto ciò?, ha dichiarato il mandatario in un meeting in Colorado, per ricordare che il suo paese ha sufficienti problemi con la Corea del Sud col commercio”. Inoltre, gli danno l&#8217;Oscar come il migliore film dell&#8217;anno? È una cosa buona? Non lo so”, ha detto Trump.</p>
<p>La distributrice statunitense di Parasite, Neon non ha tardato a rispondere “Comprensibile, lui non sa leggere”, perché il film è sottotitolato ed il tipo della pannocchia sulla testa sa leggere?</p>
<p>Il mandatario in quel meeting in Colorado ha conferito un altro Oscar a Brad Pitt, il migliore attore non protagonista per “C’era una volta… a Hollywood” che “ha fatto un commento sul giudizio politico a Trump durante il suo discorso dopo ottenere l&#8217;Oscar”. L&#8217;attore ha detto “mi hanno detto che ho solo 45 secondi&#8230; che sono 45 secondi in più di quello che il Senato ha dato a John Bolton questa settimana.”</p>
<p>E Trump, ovviamente, non è stato zitto (purtroppo per lui), dicendo che lui non è mai stato “un gran ammiratore” di Pitt: “Ha fatto la sua piccola dichiarazione di saggio. Piccolo saggio! È un piccolo saggio.”</p>
<p>Infine, un motivo in più per vedere Parasite: se non piace a Trump, è perché il film è interessante.</p>
<p>di Paquita Armas Fonseca</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La storia del “samurai” che lottò insieme al Che Guevara arriverà al cinema</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2017 00:54:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La relazione tra Freddy Maymura ed Ernesto Che Guevara in territorio boliviano sarà portata sul grande schermo. Il film si metterà a fuoco nel “Samurai della rivoluzione”, in riferimento al cittadino boliviano figlio di un immigrante giapponese che è stato parte della Guerriglia di Ñancahuazú dopo conoscere il Che a Cuba. Il film si chiamerà “Ernesto”, non per l'argentino, bensì per il soprannome con cui si conosceva Maymura. Il film è diretto da Junji Sakamoto ed è in produzione. Il lungometraggio è stato filmato in Giappone ed a Cuba, l'ultimo trimestre del 2016, a Hiroshima e Tokyo, ed in luoghi de L'Avana e del Naranjal del Toa a Baracoa.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9712" alt="filme-samurai-che-580x330" src="/files/2017/01/filme-samurai-che-580x330.jpg" width="580" height="330" />La relazione tra Freddy Maymura ed Ernesto Che Guevara in territorio boliviano sarà portata sul grande schermo. Il film si metterà a fuoco nel “Samurai della rivoluzione”, in riferimento al cittadino boliviano figlio di un immigrante giapponese che è stato parte della Guerriglia di Ñancahuazú dopo conoscere il Che a Cuba.</strong></p>
<p>Il film si chiamerà “Ernesto”, non per l&#8217;argentino, bensì per il soprannome con cui si conosceva Maymura. Il film è diretto da Junji Sakamoto ed è in produzione. Il lungometraggio è stato filmato in Giappone ed a Cuba, l&#8217;ultimo trimestre del 2016, a Hiroshima e Tokyo, ed in luoghi de L&#8217;Avana e del Naranjal del Toa a Baracoa.</p>
<p>Il giovane nato a Trinidad (Bolivia) nel 1941, arrivò sull&#8217;isola grazie ad una borsa di studio per studiare medicina, concessa dalla Rivoluzione Cubana agli studenti latinoamericani. Questa storia ispirò il film che si proietterà nel 2017, coincidendo col 50º anniversario della morte di entrambe i guerriglieri.</p>
<p>Sakamoto cerca “di fare conoscere al pubblico il personaggio di Freddy”, e spiegò che scoprì la sua storia investigando sull&#8217;immigrazione dei giapponesi in Bolivia dal finale del XIX secolo. Il ruolo del protagonista sarà dell&#8217;attore nipponico Joe Odagiri che cominciò a studiare spagnolo quattro mesi prima del rodaggio.</p>
<p>Un altro che emerge è Juan Valero, che interpreta il Che. Entrambe non si conobbero fino al primo giorno delle riprese. “Nel film si narra l&#8217;indole autentica, visionaria e rivoluzionaria di Freddy, che è molto simile a quella del Che durante la sua gioventù”, precisa l&#8217;attore cubano.</p>
<p>Il film di Sakamoto è la seconda produzione che narra la Guerriglia del Che in Bolivia, Steven Soderbergh lo fece già nel 2008. Le differenze tra i lungometraggi è nel trattamento, secondo l’attore cubano Almirante: “È un film sulle relazioni umane e sogni condivisi, sogni di emancipazione, sogni sociali.”</p>
<p>testo e foto di ADN 91.7</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Oliver Stone, il dito nella piaga di Hollywood</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Sep 2016 00:04:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono cineasti che vengono perseguiti dalle etichette. Steven Spielberg è il re Mida di Hollywood, Woody Allen è il genio newyorchese e Quentin Tarantino è il maestro della violenza postmoderna. Ma Oliver Stone che compie oggi 70 anni, è perseguito da altri aggettivi: polemico, politico, controverso. E’ stato come nuotare controcorrente, fare il film che si lancia questa settimana negli USA e che narra la storia dell'ex membro dell'Agenzia della Sicurezza Nazionale (NSA) che rivelò i programmi di vigilanza di massa di quell'istituzione, provocando uno scandalo internazionale.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9507" alt="oliver-stone" src="/files/2016/09/oliver-stone.jpg" width="580" height="360" />Ci sono cineasti che vengono perseguiti dalle etichette. Steven Spielberg è il re Mida di Hollywood, Woody Allen è il genio newyorchese e Quentin Tarantino è il maestro della violenza postmoderna. Ma Oliver Stone che compie oggi 70 anni, è perseguito da altri aggettivi: polemico, politico, controverso.  </strong></p>
<p>E’ stato come nuotare controcorrente, fare il film che si lancia questa settimana negli USA e che narra la storia dell&#8217;ex membro dell&#8217;Agenzia della Sicurezza Nazionale (NSA) che rivelò i programmi di vigilanza di massa di quell&#8217;istituzione, provocando uno scandalo internazionale.</p>
<p>La campagna di promozione di “Snowden” è stato un spettacolo da sola. Così, fu molto commentata la partecipazione del regista nel Comic-Con di San Diego dove, con la sua veemenza abituale, ha messo in allerta sulla mancanza di intimità nella società contemporanea e definì il videogioco Pokemon Go come “il capitalismo di vigilanza.”</p>
<p>Inoltre, nell&#8217;anteprima del film che si è svolto ieri in cinema differenti degli Stati Uniti, dopo la pellicola, c’è stato un colloquio virtuale tra Stone e Snowden che è intervenuto via satellite dal suo rifugio in Russia.</p>
<p>La cosa certa è che la figura di Snowden, traditore e spia per alcuni, eroe e difensore della libertà per altri, è perfetta per un regista esperto nel frugare e sviscerare gli angoli del sistema ed a mostrare gli angoli ciechi della classe dirigente negli Stati Uniti.</p>
<p>In questo senso, l&#8217;attore Joseph Gordon-Levitt, la cui interpretazione di Snowden è stata unanimemente elogiata, ha detto in una recente intervista con Efe che Stone “è un gran patriota.”</p>
<p>“È una persona che appoggia il suo paese indipendentemente dalle sue azioni e senza domandarsi perché agisce in un modo od in un altro”, indicò l&#8217;attore, senza allinearsi con questa proposta di pensiero.</p>
<p>Nell&#8217;attesa del verdetto del pubblico, il lungometraggio conta sull’appoggio di Snowden che in una recente conversazione col quotidiano economico Financial Times disse che, rispetto alle questioni politiche del suo caso, il film è “la cosa più vicina alla realtà” che si può ottenere in un film.</p>
<p>In qualche modo, “Snowden” si aggiungerà alla lunga lista di film con fondo politico che si sono trasformati nella marca caratteristica del potente e rischioso genere cinematografico di Stone.</p>
<p>con informazioni di EFE</p>
<p>traduzione: Ida Garberi</p>
<p>foto:Reuters</p>
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		<title>L&#8217;Avana accaparrata da “Fast and Furious”</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Apr 2016 01:32:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La registrazione dell'ottavo film di “Fast and Furious” continua oggi a L'Avana, spingendo sugli acceleratori nel viale Infanta, nella parte più prossima al Malecon. I gruppi di curiosi ed i camion della produttrice annunciano tutti i giorni quali saranno gli spazi usati dalla maggiore produzione degli studi Universal nella loro storia.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9271" alt="" src="/files/2016/04/Vin-Diesel-en-La-Habana.1.jpg" width="300" height="250" />La registrazione dell&#8217;ottavo film di “Fast and Furious” continua oggi a L&#8217;Avana, spingendo sugli acceleratori nel viale Infanta, nella parte più prossima al Malecon.  </strong></p>
<p>I gruppi di curiosi ed i camion della produttrice annunciano tutti i giorni quali saranno gli spazi usati dalla maggiore produzione degli studi Universal nella loro storia.</p>
<p>Prensa Latina ha potuto comprovare che in questo senso, il bavaglio sul quale giurarono fedeltà dozzine di tecnici ed assistenti cubani contrattati è inviolabile, oltretutto per evitare grandi multe.</p>
<p>Gli abitanti de L&#8217;Avana, adattandosi all&#8217;attuale magnetizzazione della città, dove non basta oramai che cantino icone del rock o che sfili il più grande impero della moda, ora vedono anche cadere strepitosamente le automobili da grandi altezze.</p>
<p>I giorni di registrazione a Cuba, con le deviazioni del trasporto pubblico, la proibizione di strade intere ed le conseguenti molestie dei cittadini, diventeranno venti minuti di persecuzioni e riprese aeree.</p>
<p>Un elicottero nero sorvola il centro della capitale promettendo immagini con le quali lo spettatore conoscerà un&#8217;Avana ad occhio di uccello.</p>
<p>Questo sabato il Campidoglio è stato il teatro di posa scelto, mentre lunedì Vin Diesel ha condotto la sua macchina attraverso il viale Reina, tra Belascoain e Galiano.</p>
<p>Parte del nutrito pubblico che si avvicina a dove girano le cineprese spera di uscire in alcuna scena, e non è tanto pazza la supposizione: cartelli sottolineano a quelli che sono nelle vicinanze che Universal può usare la loro immagine nel film.</p>
<p>L&#8217;attrice di origine domenicana-portoricana, Michelle Rodriguez, ha comunicato nel suo account di Facebook il suo amore per gli abitanti de L&#8217;Avana, ed assicurò che la cultura cubana è molto ricca.</p>
<p>Vin Diesel, invece in un video, ha affermato: “Sono qui col mio regista F. Gary Gray. Noi lavoriamo insieme, da circa 17 anni e stiamo in un luogo dove nessuno ha creduto che sarebbe possibile. Siamo a L&#8217;Avana, Cuba. Voi potete vedere quanto è bella, piena di belle persone. Riceviamo qui molto affetto. Siamo orgogliosi di stare qui. Questo è il paradiso. Siamo a Cuba, dove i Torettos hanno iniziato. È affascinante, il giovane Toretto di ritorno nella patria dei suoi antenati.”</p>
<p>D&#8217;altra parte, in febbraio scorso Diesel aggiornò il suo contratto coi produttori: la produzione finirà con 10 parti, la nona è prevista per il 19 aprile 2019, e la decima, prevista il 12 aprile 2021, celebrerà le due decadi della saga.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Occultano chi ha proibito a Sharon Stone di viaggiare a Cuba</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Mar 2014 00:50:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È notizia in decine di mass media internazionali –specialmente della “stampa rosa” - la lite legale tra la conosciuta attrice nordamericana Sharon Stone ed il suo produttore Bob Yari. La radice del conflitto è il rodaggio del film “Papà”, sullo scrittore Ernest Hemingway, nella quale l'attrice era stata scelta per interpretare il ruolo di Mary Welsh, la moglie dello scrittore.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img src="/files/2014/03/Actriz-Sharon-Stone.jpg" alt="" width="233" height="300" class="alignleft size-full wp-image-7668" /><strong>È notizia in decine di mass media internazionali –specialmente della “stampa rosa” &#8211; la lite legale tra la conosciuta attrice nordamericana Sharon Stone ed il suo produttore Bob Yari. La radice del conflitto è il rodaggio del film “Papà”, sullo scrittore Ernest Hemingway, nella quale l&#8217;attrice era stata scelta per interpretare il ruolo di Mary Welsh, la moglie dello scrittore.  </strong></p>
<p>Il problema è sorto nei preparativi del rodaggio di varie scene a Cuba, paese nel quale Hemingway ha vissuto parte della sua vita. L&#8217;attrice accusa il produttore di obbligarla a falsificare i documenti per ottenere che il Governo degli Stati Uniti autorizzasse il suo viaggio all&#8217;Isola.   </p>
<p>Ricordiamo che gli USA proibiscono ai suoi cittadini di viaggiare a Cuba, più ancora per girare un film che senza dubbio lascerebbe entrate nel paese. Ma, negli ultimi anni, l&#8217;attuale governo di Barack Obama sta autorizzando alcuni viaggi di carattere culturale ed accademico. Sembrerebbe, che il produttore Bob Yari avrebbe voluto camuffare il viaggio di Sharon Stone sotto una di queste figure legali. L&#8217;attrice si è rifiutata di correre il rischio ed ha perso il ruolo nel film, ma ora reclama nei tribunali il mezzo milione di dollari del suo contratto.  </p>
<p>I mass media si concentrano nelle accuse mutue tra attrice e produttore, ed in altri dettagli del caso. Ma, curiosamente, sorvolano sopra un tema essenziale: perché una cittadina degli USA, il “paese della libertà”, non può viaggiare in un paese che si trova a meno di 90 miglia?  </p>
<p>Le differenti versioni delle note di agenzia, pubblicate in decine di mass media, menzionano, effettivamente, “proibizioni (di viaggio) esistenti” o “proibizione che esiste per i cittadini statunitensi di viaggiare sull&#8217;isola”. Ma in molto poche si puntualizza che governo è quello che esercita questa proibizione. Non sarebbe strano che, prodotto dei pregiudizi creati da anni, come pioggia fine, da questi mass media, molte persone potrebbero credere che è il Governo cubano –non quello degli USA &#8211; che impedisce all&#8217;attrice di entrare a Cuba.  </p>
<p>Una maniera abituale di camuffare la responsabilità del Governo degli USA nella violazione del diritto a viaggiare è ricorrere al conflitto storico dei due governi. “Cuba ed i viaggi dagli Stati Uniti continuano ad essere un tema spinoso”, leggevamo nel quotidiano spagnolo El Mundo. “I problemi tra Cuba e gli Stati Uniti continuano ad essere un tema complicato”, leggevamo in un altro mezzo di comunicazione dedicato alle celebrità televisive. Tutto per spiegare che sono gli USA che proibiscono alla loro popolazione di viaggiare a Cuba mentre, dall&#8217;Isola, si promuove per tutte le vie l&#8217;avvicinamento culturale ed il turismo nordamericano, generatore di valute.  </p>
<p>La stampa rosa “Chi” assicurava che “non è la prima volta che famosi si vedono avvolti in polemica per viaggi realizzati all&#8217;isola caraibica”. La sua spiegazione non poteva essere più kafkiana: dovuto ad “un bloqueo diplomatico sostenuto da più di 50 anni tra gli Stati Uniti e Cuba, qualunque statunitense può avere dei problemi legali per entrare all&#8217;isola, e viceversa”. Cioè: che il bloqueo economico che soffre il popolo cubano da più di 60 anni non è imposto dal governo degli USA, ma è un “bloqueo” mutuo tra i due paesi. Incredibile.  </p>
<p>Curiosamente, l&#8217;unico mezzo di comunicazione che ha chiamato le cose con il suo nome è stato Martì Noticias, mezzo creato dalla Casa Bianca per la sua guerra informativa contro Cuba. Lì leggevamo, con totale chiarezza, che la supposta falsificazione di documentazione di Sharon Stone aveva per obiettivo mentire “sulle ragioni del viaggio per ricevere il permesso da parte del governo degli Stati Uniti.”  </p>
<p>Ed è che non esiste un’altra forma come quella di accorrere alle fonti primarie, in questo caso l&#8217;organo di propaganda di quelli che esercitano la repressione, la proibizione ed il bloqueo contro il popolo cubano, per conoscere le cose come stanno.</p>
<p>di Josè Manzaneda, Cubainformacion</p>
<p>traduzione di Ida Garberi </p>
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		<title>Dolore ed ottimismo segnano tributo filmico a Virgilio Piñera</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Mar 2013 21:52:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
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		<category><![CDATA[Tomas Piard]]></category>
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		<description><![CDATA[La versione filmica del classico teatrale “Si vas a comer espera por Virgilio” può essere ottimista, ma per Tomas Piard realizzarla è stato tremendamente doloroso, come ha confessato oggi. Il prolifico fautore cubano ha presentato alla stampa il suo film più recente, ispirato nell'opera omonima in cui Josè Milian invoca il famoso drammaturgo e poeta Virgilio Piñera (1912-1979).  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_6482" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><strong><img class="size-full wp-image-6482" src="/files/2013/03/vrgilio-pinera.jpg" alt="Virgilio Piñera" width="300" height="250" /></strong><p class="wp-caption-text">Virgilio Piñera</p></div>
<p>La versione filmica del classico teatrale “Si vas a comer espera por Virgilio” può essere ottimista, ma per Tomas Piard realizzarla è stato tremendamente doloroso, come ha confessato oggi. </strong></p>
<p>Il prolifico fautore cubano ha presentato alla stampa il suo film più recente, ispirato nell&#8217;opera omonima in cui Josè Milian invoca il famoso drammaturgo e poeta Virgilio Piñera (1912-1979).</p>
<p>Dopo un film tanto depressivo come “Los Desastres de la Guerra”, questa nuova proposta di Piard è ottimista, perché dimostra che la figura di Virgilio è sopravvissuta nei tentativi di fare tacere il suo lascito.</p>
<p>“Quasi perdiamo questa personalità meravigliosa ed enorme della cultura cubana, per colpa di mentalità burocratiche che hanno fallito, grazie al pensiero giovane”, ha assicurato Piard a Prensa Latina.</p>
<p>Il creatore ha considerato che questo film gli ha permesso di parlare di una sua grande preoccupazione, cioè il confronto tra il vecchio ed il nuovo, non in età, bensì in concetti, in atteggiamenti.</p>
<p>Milian mi ha chiesto di sorprendere ed ho cercato di fare una lettura attuale di un&#8217;opera che nasce dal dolore davanti ad una morte peggiore di quella fisica: il pericolo che Virgilio fosse dimenticato, ha spiegato.</p>
<p>Di nuovo, Piard ritorna su un personaggio del movimento culturale degli “origenistas”, perché anteriormente ha filmato “El viajero inmovil”, ricreazione del monumentale romanzo Paradiso, di Josè Lezama Lima.</p>
<p>“Si vas a comer espera por Virgilio” cerca di plasmare il dolore, la solitudine e l&#8217;amarezza di Piñera nei suoi anni come traduttore, quando continuava a scrivere benché né lo pubblicavano né lo rappresentavano.</p>
<p>A Piard il pezzo è sembrato un materiale pieno di possibilità e sfumature, ideale per rendere tributo ad uno straordinario intellettuale che ha trasmesso un&#8217;opera originale, coraggiosa ed assolutamente personale.</p>
<p>con informazioni di Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Film sulla caduta di Pinochet non ha una grande accoglienza in Cile</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Aug 2012 21:48:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[dittatura di Pinochet]]></category>
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		<category><![CDATA[No]]></category>

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		<description><![CDATA[Il film “No”, basato sul referendum che nel 1988 condusse all'uscita di Pinochet, segue qui in tabellone, benché senza l’ovazione che gli tributò il pubblico a Cannes. Il quarto film di Pablo Larrain è ispirato ad un'opera teatrale del riconosciuto scrittore cileno Antonio Skarmeta, intitolata giustamente “Il Plebiscito” ed ha come protagonista il messicano Gael Garcia, una delle sue cause di trionfo.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_5489" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><strong><img class="size-full wp-image-5489" src="/files/2012/08/pinochet-y-manuel-contreras1.jpg" alt="Augusto Pinochet" width="300" height="250" /></strong><p class="wp-caption-text">Augusto Pinochet</p></div>
<p>Il film “No”, basato sul referendum che nel 1988 condusse all&#8217;uscita di Pinochet, segue qui in tabellone, benché senza l’ovazione che gli tributò il pubblico a Cannes. </strong></p>
<p>Il quarto film di Pablo Larrain è ispirato ad un&#8217;opera teatrale del riconosciuto scrittore cileno Antonio Skarmeta, intitolata giustamente “Il Plebiscito” ed ha come protagonista il messicano Gael Garcia, una delle sue cause di trionfo.</p>
<p>Tuttavia, nello scenario domestico il film ha lasciato l’amaro in bocca sulla verità assente di una parte tenebrosa della storia del Cile, quella dei 17 anni di terrore della dittatura di Augusto Pinochet (1973-1990).</p>
<p>Il film, con solo soavi insinuazioni, lascia fuori buona parte di una verità che avrebbe dovuto essere presente, ha affermato il giurista cileno Eduardo Contreras.</p>
<p>Non è possibile, delimitò, continuare ad occultare che il plebiscito è stato un patto tra la dittatura ed un settore oppositore alla direzione di Washington, che comprese che le Forze Armate e della Sicurezza del Cile gli avevano già fatto il lavoro sporco.</p>
<p>Contreras condivide l&#8217;idea di settori della sinistra e del mondo sociale che in definitiva nel referendum finì vincendo il “Sì”, mantenendosi fino ad oggi in Cile l&#8217;istituzionalità imposta da Pinochet e la consolidazione di un modello economico depredatore.</p>
<p>Inoltre, l&#8217;investigatore e giornalista Dino Pancani crede che nel film si da un’esagerata importanza all’apporto che rappresentò il lavoro dei pubblicisti nella sconfitta di Pinochet.</p>
<p>“Il protagonista”, commenta, “non è interessato alla tematica sociale, non lo commuove: i morti, gli omicidi, la fame, la mancanza di libertà, tra le altre conseguenze di vivere in dittatura; bensì come la contesa gli permetterà di vendere un prodotto: il No.</p>
<p>“Al margine dei meriti di una costruzione filmica che conduce lo spettatore ad un momento di speranza e di lotta, il film dell&#8217;anche direttore di “Post Mortem” porta il pericolo di generare confusione nell&#8217;analisi dei fatti storici, di costituirsi come alleato della mancanza di memoria”, affermano i critici di cinema in Cile.</p>
<p>La storiografa ed insegnante di cinema Antonella Estevez mette in allerta sulla lettura di che è stata la pubblicità quella che ha sconfitto la dittatura e che il popolo cileno è stato sedotto dall&#8217;allegria esposta in quei 15 minuti giornalieri di televisione per votare contro il dittatore.</p>
<p>Questo sguardo, ha sottolineato, ignora la lotta di tutti quelli che hanno resistito alla dittatura da distinte trincee, sottovaluta l&#8217;intelligenza e la coscienza del cileno medio e soprattutto, è falsa.</p>
<p>Il gruppo del No articolò abilmente il sentimento di milioni di cileni, ma fu creato sulla base di questo sentimento, e non alla rovescia come si presenta nel film, conclude.</p>
<p>con informazioni di Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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