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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; fack news</title>
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		<title>Come i mezzi privati possono incitare al genocidio?</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Jun 2019 15:18:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I giornalisti che collaborano in manovre di persecuzione politica, disinformazione, guerra psicologica (di quarta generazione) utilizzando informazioni false come un’arma di distruzione di massa sono giornalisti o “task force” delle nuove forme di guerre che si applicano nel mondo e nella nostra regione? Su questo tema si centra la relazione recentemente recuperata “I mass media ed il genocidio”, pubblicata dal Centro Internazionale di Investigazione e Sviluppo del Canada nel 2007, di Allan Thompson, dove si trova una dichiarazione di Kofi Annan, ex segretario generale dell'ONU che denunciava allora che “i mezzi di comunicazione sono stati usati in Ruanda per disseminare l’odio, per disumanizzare la gente, ed ancora di più per guidare i genocidi verso le loro vittime”.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11019" alt="Ruanda" src="/files/2019/06/Ruanda.jpg" width="580" height="340" />I giornalisti che collaborano in manovre di persecuzione politica, disinformazione, guerra psicologica (di quarta generazione) utilizzando informazioni false come un’arma di distruzione di massa sono giornalisti o “task force” delle nuove forme di guerre che si applicano nel mondo e nella nostra regione?</strong></p>
<p>Su questo tema si centra la relazione recentemente recuperata “I mass media ed il genocidio”, pubblicata dal Centro Internazionale di Investigazione e Sviluppo del Canada nel 2007, di Allan Thompson, dove si trova una dichiarazione di Kofi Annan, ex segretario generale dell&#8217;ONU che denunciava allora che “i mezzi di comunicazione sono stati usati in Ruanda per disseminare l’odio, per disumanizzare la gente, ed ancora di più per guidare i genocidi verso le loro vittime”.</p>
<p>“Tre giornalisti e proprietari di mass media sono stati dichiarati colpevoli di genocidio dal Tribunale Criminale Internazionale per il Ruanda, ed anche di incitamento al genocidio, cospirazione e di commettere crimini contro l&#8217;umanità. Dobbiamo trovare una via per rispondere a tali abusi di potere”, ha concluso Annan in una conferenza nella Scuola di Giornalismo e Comunicazione dell&#8217;Università Carleton di Ottawa. Questa dichiarazione, taciuta a livello mondiale, ha cominciato a riscattarsi in questi tempi.</p>
<p>Riferendosi al caso il Ruanda, l&#8217;editore Thompson ha affermato che “i mass media dell&#8217;odio in questo paese –attraverso i loro giornalisti, annunciatori e dirigenti–che hanno giocato un ruolo fondamentale nello stabilimento delle basi per il genocidio, in seguito hanno partecipato attivamente alla campagna di sterminio”.</p>
<p>Valutando il verdetto di colpevolezza emesso dal Tribunale del Crimine Internazionale, nel giudizio ha sostenuto che “il proposito di rivedere il ruolo dei mass media nel genocidio del Ruanda non è solo per ricordare. Abbiamo ancora molto da imparare su questa questione ed esaminare la maniera in che giornalisti ed aziende della comunicazione si sono comportati durante la tragedia e questo non è solo un esercizio storico. Tristemente, dà l&#8217;impressione che non abbiamo individuato né inteso completamente le lezioni del Ruanda”.</p>
<p>Il giudizio era riferito a quanto accaduto in Ruanda, quando il 6 aprile 1994 il presidente del paese, Juvenal Habyarimana, è stato vittima di un attentato contro l&#8217;aeroplano in cui viaggiava e che si è schiantato, proprio quando era riuscito a firmare la pace ad Arusha, in Tanzania, nel 1993, tra una popolazione maggioritaria Hutu e la minoranza Tutsi.</p>
<p>Lo stesso giorno, mezzi di comunicazione locali hanno attribuito il crimine ai Tutsi e nella notte sono cominciati gli assassinati di migliaia di famiglie. Squadroni della morte lanciavano granate in tutti i luoghi ed i rifugi.</p>
<p>In Ruanda hanno calcolato circa un milione di morti e nell&#8217;anno 2003, “il verdetto nel giudizio contro i dirigenti della stazione radio televisiva RTLM ed il quotidiano Kangura, il Tribunale Criminale Internazionale per il Ruanda ha confermato senza nessun dubbio il ruolo dei mass media privati di comunicazione negli assassinati (…) demonizzando i Tutsi ed accusandoli di possedere condizioni diaboliche, presentando il gruppo etnico come se fosse ‘il nemico’ e presentando le loro donne come ‘agenti nemici seducenti’.</p>
<p>“I mass media hanno fatto un appello per lo sterminio dei gruppi etnici Tutsi come una risposta alla minaccia politica che loro associavano con questa etnia” (Verdetto del tribunale 2003: paragrafo 72)</p>
<p>Thompson ha considerato “che gran parte del massacro si sarebbe potuto evitare se non fosse stato per il ruolo giocato dai mass media” ed ha concluso la sua relazione con un grido “dell&#8217;umanità” reclamando ai giornalisti che assumano le loro responsabilità.</p>
<p>La tragedia del Ruanda si è ripetuta in altri paesi sia nel secolo XX, come in questo secolo XXI sotto un potere egemonico fondamentalista che applica un terrorismo di stato “universale” con totale impunità e sviluppa guerre coloniali e di bassa intensità, utilizzando le informazioni false come i primi missili che hanno provocato i genocidi dei secoli XXI.</p>
<p>di Stella Calloni</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>preso da Pagina 12</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Le ultime due incredibili fake news del mainstream sul Venezuela</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2019/02/06/le-ultime-due-incredibili-fake-news-del-mainstream-sul-venezuela/</link>
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		<pubDate>Thu, 07 Feb 2019 01:34:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[golpe di stato]]></category>
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		<description><![CDATA[L’informazione mainstream e le fake news sul Venezuela. Un binomio che purtroppo si conferma indissolubile come più volte siamo stati costretti a denunciare.  A reti unificate ci hanno raccontato che in Venezuela è in corso una brutale repressione del dissenso (Venezuela, Guaido': 70 giovani uccisi in una settimana). I corpi speciali avrebbero avuto mano libera dal tiranno Maduro per sopprimere ogni voce dissenziente. Le cifre sono le più disparate. Decine di morti e feriti. Addirittura bambini tratti in arresto senza alcuna motivazione. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10827" alt="facknews" src="/files/2019/02/facknews.jpg" width="580" height="290" />L’informazione mainstream e le fake news sul Venezuela. Un binomio che purtroppo si conferma indissolubile come più volte siamo stati costretti a denunciare. </strong></p>
<p>A reti unificate ci hanno raccontato che in Venezuela è in corso una brutale repressione del dissenso (Venezuela, Guaido&#8217;: 70 giovani uccisi in una settimana). I corpi speciali avrebbero avuto mano libera dal tiranno Maduro per sopprimere ogni voce dissenziente. Le cifre sono le più disparate. Decine di morti e feriti. Addirittura bambini tratti in arresto senza alcuna motivazione.</p>
<p>Nulla di più falso. La situazione è tranquilla, nonostante sia in atto un golpe ordito da Washington per rovesciare il legittimo governo guidato da Nicolas Maduro.</p>
<p>L’ONU, attraverso l’Alto Commissario per i Diritti Umani, l’ex presidente del Cile Michelle Bachelet, ha informato che tutte le manifestazioni &#8211; sia a favore del governo che dell’opposizione &#8211; si sono svolte in maniera pacifica.</p>
<p>L&#8217;ufficio per i Diritti Umani ha dichiarato di non aver ricevuto informazioni su arresti, feriti o morti nelle manifestazioni di questo fine settimana in Venezuela, secondo quanto riportato dall&#8217;agenzia di stampa delle Nazioni Unite.</p>
<p>Seconda fake news: gli aiuti umanitari dalla Colombia. Sia la Croce Rossa che le Nazioni Unite hanno chiarito che l’invio di eventuali aiuti umanitari al Venezuela, che soffre le conseguenze di una spietata guerra economica, avverrà solo in collaborazione con il governo Maduro.</p>
<p>L’unico vero governo nel paese sudamericano.</p>
<p>Grottesca risulta una breve notizia apparsa sul sito di Rainews che riproduciamo:<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-10828" alt="container" src="/files/2019/02/container.jpg" width="640" height="360" /></p>
<p>In queste vedute aeree del ponte Tienditas, al confine tra Cucuta in Colombia e Tachira in Venezuela, si vede come le forze militari venezuelane hanno bloccato il transito collocando tre grossi container di traverso sulle corsie dell&#8217;autostrada e una serie di barriere e reti metalliche. Obiettivo dell&#8217;esercito fedele a Maduro è impedire il passaggio degli aiuti umanitari votati dall&#8217;Assemblea nazionale».</p>
<p>Un passaggio è particolarmente significativo per comprendere il livello di manipolazione di un’informazione ormai ridotta a mera propaganda di guerra: «Obiettivo dell&#8217;esercito fedele a Maduro…».</p>
<p>Un passaggio che lascia intendere una spaccatura nell’esercito, con una parte che avrebbe deciso di schierarsi dalla parte del golpista Guaidò. Nulla di più falso. Le forze armate venezuelane hanno ribadito in maniera compatta di essere fedeli alla Costituzione Bolivariana e al legittimo governo guidato da Maduro. C’è stata qualche defezione, ma si tratta di singoli militari senza alcun seguito reale.</p>
<p>Chi afferma il contrario mente sapendo di mentire.</p>
<p>da L&#8217;AntiDiplomatico</p>
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		<title>Brasile, imprese vicine a Bolsonaro finanziano la diffusione di fake news su WhatsApp contro il PT</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Oct 2018 02:22:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Brasile]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[fack news]]></category>
		<category><![CDATA[Jair Bolsonaro]]></category>
		<category><![CDATA[Lula da Silva]]></category>
		<category><![CDATA[PT]]></category>

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		<description><![CDATA[Dietro l’inaspettato exploit del fascio-liberista Jair Bolsonaro vi sarebbe anche una ben studiata campagna propagandistica. Ovviamente basata sulle fake news contro Haddad, Manuela D’Avila (candidata alla vicepresidenza), Lula, e il PT. Dopo il caso delle 35 fake news contro i candidati della sinistra veicolate ad arte da Bolsonaro, stoppate dal Tribunale elettorale del Brasile, adesso emerge una campagna orchestrata tramite il servizio di messaggeria WhatsApp. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10691" alt="Bolsonarofack" src="/files/2018/10/Bolsonarofack.jpg" width="580" height="338" />Dietro l’inaspettato exploit del fascio-liberista Jair Bolsonaro vi sarebbe anche una ben studiata campagna propagandistica. Ovviamente basata sulle fake news contro Haddad, Manuela D’Avila (candidata alla vicepresidenza), Lula, e il PT.</strong></p>
<p>Dopo il caso delle 35 fake news contro i candidati della sinistra veicolate ad arte da Bolsonaro, stoppate dal Tribunale elettorale del Brasile, adesso emerge una campagna orchestrata tramite il servizio di messaggeria WhatsApp.</p>
<p>Diverse aziende sostenitrici della candidatura del novello Pinochet brasiliano del Partido Social Liberal (PSL), hanno finanziato l’acquisto di un servizio WhatsApp chiamato Massively necessario per inviare una massa di messaggi contro il Partito dei Lavoratori (PT), la formazione politica che sostiene Fernando Haddad nella corsa per la presidenza del paese sudamericano.</p>
<p>La fornitura di questo tipo di servizi, necessari per costruire una campagna diffamatoria, è illegale in conformità con la legislazione elettorale brasiliana perché è considerato un finanziamento non dichiarato. Il regolamento elettorale del paese sudamericano è chiaro e proibisce qualsiasi sponsorizzazione delle campagne elettorali da parte delle aziende, evidenzia l’emittente teleSUR.</p>
<p>Il piano diffamatorio viene poi concretizzato attraverso l’acquisto di database da agenzie di strategia digitale, operazione anch’essa espressamente vietata dal codice elettorale brasiliano.</p>
<p>I media brasiliani hanno reso noto l’identità delle aziende coinvolte nell’operazione diffamatoria contro Haddad e il PT: si tratta dei grandi magazzini Havan, Quickmobile, Yacows, Croc Services e SMS Market.</p>
<p>I contratti stipulati da queste aziende raggiungono 12 milioni di reales, circa 3,2 milioni di dollari.</p>
<p>da L&#8217;AntiDiplomatico</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Douma, Siria: né sarin, né cloro. Era solo una bufala</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jul 2018 01:50:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[attacchi chimici]]></category>
		<category><![CDATA[fack news]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo il Rapporto dell’OPCW che esclude l’uso di Sarin o altri agenti nervini nel presunto attacco chimico a Douma, figuraccia colossale dei tanti che impazzavano sui social con selfie con le mani sulla bocca e che ora pretendonodi farla franca evidenziando che per Douma si era ipotizzato anche l’uso di bombe aeree cariche di cloro; circostanza che, a a loro dire, sarebbe stata attestata da un ormai celebre, video prodotto dal New York Times.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3319" style="width: 320px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-3319" alt="Bandiera siriana" src="/files/2012/02/banderasiria.jpg" width="320" height="181" /><p class="wp-caption-text">Bandiera siriana</p></div>
<p><strong>Dopo il Rapporto dell’OPCW che esclude l’uso di Sarin o altri agenti nervini nel presunto attacco chimico a Douma, figuraccia colossale dei tanti che impazzavano sui social con selfie con le mani sulla bocca e che ora pretendonodi farla franca evidenziando che per Douma si era ipotizzato anche l’uso di bombe aeree cariche di cloro; circostanza che, a a loro dire, sarebbe stata attestata da un ormai celebre, video prodotto dal New York Times.</strong></p>
<p>Intanto, una precisazione. Sulla affidabilità dell’OPCW e sulla sciatteria delle sue“ispezioni” (almeno per Douma si sono degnati di recarsi sul posto) ci eravamo già espressi in passato e – non considerando, quindi, i suoi rapporti comeVangelo – di fronte a presunti attacchi chimici in Siria abbiamo sempre preferitobasarci, oltre che sull’analisi delle “documentazioni” riportate dai media, su contributi provenienti da fonti indipendenti come, ad esempio, libyancivilwar, un sito gestito da Adam Larson che nel suo ultimo articolo dettagliatamente analizza le incongruenze che costellano il video del New York Times.</p>
<p>Tra queste alcune sulle quali anche noi ci eravamo già soffermati: in un primoarticolo che analizzava il presunto attacco chimico su Douma; in un altro che analizzava una assurda “analisi delle urine” che avrebbe dovuto attestare l’attacco con cloro a Douma e un altro ancora dedicato all’analisi delle presuntebombe aeree che, a Douma, avrebbero diffuso il cloro. Ed è proprio la questione delle bombe aeree ad essere fondamentale in quanto è ormai assodato che i “ribelli siriani” producono e utilizzano composti a base di cloro che diffondono, comunque, tramite granate o proiettili da mortaio; non certo tramite bombe aeree, utilizzate in Siria solo dall’aviazione di Assad o della Russia.</p>
<p>Ed è proprio l’analisi delle presunte “bombe aeree” e sopratutto i “segni” che sarebbero stati lasciati su queste dal presunto sfondamento dei solai (“pezzo forte” dello scalcinato video del New York Times) ad essere, mirabilmente,affrontato da Adam Larson . Non vogliamo anticiparvi nulla, il suo articolo lo trovate qui e il sito è dotato di traduttore automatico.</p>
<p>di Francesco Santoianni</p>
<p>da sibialiria.org</p>
<p>&nbsp;</p>
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