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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Facebook</title>
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		<title>Gli USA alimentano la controrivoluzione attraverso Facebook</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Aug 2018 02:38:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre gli USA montano un signor scandalo per il presunto intervento russo, nelle reti sociali, per influire sulle elezioni, del 2016, che sono state vinte da Donald Trump, oggi si sono scoperte le prove che il governo USA usa Facebook per diffondere notizie false su Cuba e promuovere, clandestinamente, la dissidenza sull’isola.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10613" alt="facebook-vs-cuba" src="/files/2018/08/facebook-vs-cuba.jpg" width="580" height="330" />Mentre gli USA montano un signor scandalo per il presunto intervento russo, nelle reti sociali, per influire sulle elezioni, del 2016, che sono state vinte da Donald Trump, oggi si sono scoperte le prove che il governo USA usa Facebook per diffondere notizie false su Cuba e promuovere, clandestinamente, la dissidenza sull’isola.</strong></p>
<p>Il settimanale della Florida, Miami New Times, ha rivelato, questo mercoledì, che ha avuto accesso a documenti del governativo Ufficio delle Trasmissioni verso Cuba (OCB), responsabile di Radio e TV Martí, in cui si rivela che l’amministrazione Trump, da due anni, utilizza gli account di Facebook che sembrano “nativi” (di persone reali dell’isola) per diffondere propaganda senza informare gli utenti cubani di Facebook che si tratta di pubblicità del governo USA.</p>
<p>Secondo il rapporto ottenuto dal settimanale, a causa del fallimento di Radio e TV Martí, “la strategia dell’OCB si è concentrata su un’offensiva attraverso le reti sociali, basata sulle metriche che collocano YouTube, Google e Facebook tra i siti più visitati a Cuba. Con l’uso della tecnologia AVRA (Audio e Video per Radio), i programmi di Radio Martí hanno iniziato a essere trasmessi attraverso Facebook Live, insieme alla programmazione di TV Marti. Ciò fornisce all’OCB un output di distribuzione aggiuntiva, efficiente e redditizio, sia per la sua radio (ora radio visiva) che per i contenuti TV.</p>
<p>“Nell’anno fiscale 2018, l’OCB è andata stabilendo, con gruppi digitali dell’isola (leggasi “dissidenti” pagati dagli USA), che creano account Facebook nativi e “senza marchio” per divulgare informazioni. Le pagine “native” aumentano le possibilità di apparire nelle notizie degli utenti cubani di Facebook. La stessa strategia verrà replicata in altre reti sociali preferite».</p>
<p>Miami New Times assicura che i documenti non spiegano cosa intendano gli agenti federali per pagine di Facebook “senza marchio” o “native”, ma è chiaro che devono sembrare come le pagine dei normali utenti delle reti sociali per persuadere i cubani che leggano la propaganda di Radio e TV Martí.</p>
<p>Secondo il settimanale, entrambe le emittenti governative hanno speso per anni oltre 800 milioni di dollari, del contribuente USA, nell’infruttuoso sforzo di influire sull’opinione pubblica cubana.<br />
Questo piano si inserisce in una lunga storia di tentativi di utilizzare la tecnologia per abbinare la propaganda contro Cuba, dice il professor John S. Nichols dell’Università della Pennsylvania.</p>
<p>“Certamente ci sono segnali di allarme qui”, dice Nichols, co-autore del libro Clandestine Radio Broadcasting: A Study of Revolutionary and Counterrevolutionary Electronic Communication (Radiodiffusione clandestina: Uno studio della comunicazione elettronica rivoluzionaria e controrivoluzionaria) (1987), circa gli sforzi della OCB. “È il pià recente piano di una lunga lista di sforzi di Radio e TV Martí e dei loro predecessori per cercare di superare le leggi della fisica … Ogni volta che non riescono a portare il loro messaggio a Cuba, dicono che ci deve essere qualche soluzione tecnologica”.</p>
<p>Invece, aggiunge, il Congresso “non sembra riconoscere che entrambe le stazioni sono un fallimento colossale. È triste perché spendono denaro dei contribuenti. Ma ciò che veramente si spreca è la nostra credibilità come grande nazione nel fare questo tipo di cose, sciocche e stupide”.</p>
<p>Prominenti figure, da entrambi i lati dello spettro politico USA, tra cui il senatore repubblicano dell’Arizona, Jeff Flake, hanno qualificato questi programmi dell’OCB come controproducenti ed uno spreco di denaro. La rappresentante democratica Betty McCollum ha liquidato, nel 2015, la piattaforma AeroMartí (per trasmettere a Cuba, da un aereo, le emissioni di Radio e TV Martí) ed ha assicurato che l’OCB era un ufficio “non necessario”.<br />
“La radio e la televisione Marti sono obsoleti artefatti della Guerra Fredda”, ha detto McCollum in un comunicato del 2015. “I nostri contribuenti non dovrebbero finanziare trasmissioni di propaganda”.</p>
<p>Ma i programmi continuano ad esistere grazie ad una manciata di legislatori anti-cubani, incluso il rappresentante di Miami, Mario Diaz-Balart, da lungo tempo promotore di Radio e TV Marti, assicura il Miami New Times.</p>
<p>All’inizio di quest’anno, il senatore Marco Rubio ha aiutato ad installare Tomás Regalado, un vecchio amico, come responsabile dei programmi di Radio e TV Martí. Da allora, Regalado ha fatto grandi promesse su come entrambe le emittenti abbiano nuovi piani per raggiungere “5 milioni” di cittadini cubani nei prossimi anni.<br />
Regalado è apparso, la scorsa settimana, sulla rete in lingua spagnola MegaTV per vantare l’uso di nuove misteriose tecnologie che ipoteticamente il governo cubano non è in grado di bloccare. Ha detto che 200 cubani avevano avuto ricevitori che avrebbero aiutato in questo nuovo tentativo.</p>
<p>“È una tecnologia che non esisteva, e dal momento che il governo non la conosce, sarà quasi impossibile bloccarla”, ha detto Regalado davanti alle telecamere.</p>
<p>Nichols ha argomentato al settimanale della Florida che questo tipo di propaganda attraverso le reti sociali sta danneggiando la posizione degli USA davanti al mondo.</p>
<p>‘I paesi terzi vedono quello che stiamo facendo e dicono: “Qui vanno, gli USA, facendo, ancora una volta, tali sciocchezze”, aggiungendo: “E’ basso, meschino e non degno di un grande potere. Altri paesi diranno: “Se gli USA sono disposti a violare il diritto internazionale, perché dovremmo obbedire ai nostri obblighi contrattuali?” Penso che abbia un effetto negativo a lungo termine. E dato cosa potrebbero fare, al momento, Radio e TV Martí, è difficile per noi lamentarci di ciò che altri paesi potrebbero fare contro di noi”.</p>
<p>Il rapporto a cui ha avuto accesso il Miami New Times è la richiesta di bilancio della OCB per gli anni fiscali 2018 e 2019. Non rivela le identità dei falsi account ‘nativi’ e ‘senza marca’ creati nella rete sociale, ma gli amministratori di Facebook si sanno quali sono. Per quelle stravaganti casualità della vita, questa informazione coincide con la decisione della rete sociale, fondata da Marc Zuckerberg, di eliminare centinaia di presunti falsi account russi ed iraniani presumibilmente coinvolti in varie campagne di disinformazione.</p>
<p>Eliminerà Facebook anche i falsi account creati dal governo USA per il cambio di regime a Cuba? Designerà, la procura USA, Robert Mueller o un altro del suo lignaggio per indagare su questi abusi, come ha fatto per determinare le presunte interferenze russe attraverso Facebook nelle elezioni del 2016?</p>
<p>SAGA FALLITA DI RADIO E TV MARTÍ</p>
<p>1985: ha iniziato a trasmettere Radio Martí, e cinque anni dopo, ha iniziato l’aggressione televisiva al porre in servizio un trasmettitore televisivo a bordo di un aerostato, bloccato a 3000 metri di altezza, in una delle isolette a sud della Florida.<br />
2005: l’uragano Dennis ha fatto sparire il globo bloccato, situato a 10mila piedi di altezza in Cudjoe Key, da dove si trasmetteva la televisione Martí. L’OCB lo ha sostituito con la piattaforma “AeroMartí”.<br />
2014: l’OCB ha creato il servizio di messaggi di testo indesiderati Piramideo, che è fallito. Ha poi cercato di contrabbandare piccoli dispositivi satellitari nell’isola, ma il progetto è stato abbandonato perché oltre che costoso, i “dissidenti” usavano i terminali per vedere pornografia.<br />
2015: Disattivano «AeroMartí».<br />
2018: Il presidente Trump ha creato la Task Force di Internet per Cuba, che secondo il Dipartimento di Stato “esaminerà le sfide tecnologiche e le opportunità per ampliare l’accesso ad Internet e i media indipendenti a Cuba”. È chiaro che questa Task Force ha incoraggiato la fantasia digitale dell’OCB.<br />
Diverse indagini dell’Office of Government Oversight (GAO) hanno riconosciuto che esistono solide prove che Radio e televisione Marti non sono ascoltate o viste a Cuba. Secondo Miami New Times, questa saga è costata al contribuente USA più di 800 milioni di dollari.</p>
<p>di Rosa Miariam Elizalde</p>
<p>da Desbloqueando Cuba</p>
<p>traduzione di Francesco Monterisi</p>
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		<title>Facebook, il gran predatore di Internet</title>
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		<pubDate>Tue, 29 May 2012 23:16:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qual’è il terzo paese del mondo in termini di popolazione e quello che più spia i suoi cittadini? La risposta è nel territorio virtuale: Facebook. Con i suoi 900 milioni di utenti registrati, se Facebook fosse un paese sarebbe il terzo del mondo, dopo la Cina (1340 milioni di abitanti) e l'India (1170 milioni). ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-2136" src="/files/2011/11/facebook.jpg" alt="" width="300" height="250" />Qual’è il terzo paese del mondo in termini di popolazione e quello che più spia i suoi cittadini? La risposta è nel territorio virtuale: Facebook. Con i suoi 900 milioni di utenti registrati, se Facebook fosse un paese sarebbe il terzo del mondo, dopo la Cina (1340 milioni di abitanti) e l&#8217;India (1170 milioni). Questa demografia virtuale fa di Facebook un territorio di partecipazione volontaria, nel quale gli utenti consegnano la loro intimità con tutta innocenza senza avere piena coscienza di quello che stanno facendo, né neanche il gigantesco capitale che gli utenti apportano all&#8217;impresa fondata da Mark Zuckerberg. </strong></p>
<p>Creata appena otto anni fa, Facebook pretende di essere quotata ad un valore borsistico di 104.000 milioni di dollari. È più grande di Amazon, 98.000 milioni di dollari, vale quasi tre volte di più che Ford Motors, 38.000 milioni di dollari, ma meno di Google, 203.000 milioni, e di Apple, 495.000 milioni. Come Google ed altri giganti della rete, Facebook ha smesso di essere la simpatica Satart-Up creata nel campus di Harvard. È un predatore di dati, un aspirapolvere universale di pubblicità, un autentico servizio di intelligenza che si serve di ogni impronta lasciata dagli utenti per fare denaro.</p>
<p>Tutte le cifre che hanno a che vedere con Facebook sono imperiali: con 169 milioni di utenti, gli Stati Uniti contano col maggiore numero di membri. Seguono l&#8217;India, con 51 milioni; Brasile, con 45 milioni, e Messico, con 20.</p>
<p>Più di 300 milioni di foto salgono ogni giorno su Facebook e circa 500 milioni di persone accedono alla rete sociale utilizzando dispositivi mobili. Tuttavia, la qualifica di “rete sociale” è lontana da coincidere con la realtà.</p>
<p>Come risalta Archippe Yepmou, presidente dell&#8217;associazione Internet Senza Frontiere (ISF) il valore borsistico di Facebook “è indicizzato sull&#8217;abuso del nostro diritto al controllo dei nostri dati personali.”</p>
<p>Il peso di Facebook è proporzionale al grado di intimità che riveliamo con le nostre connessioni. Facebook e Google si appoggiano quasi sullo stesso modello economico: quanto più si sa sui gusti ed inclinazioni degli utenti, più denaro si può fare con questi dati senza che l&#8217;utente abbia dato il suo consenso. È in questa situazione che l&#8217;associazione Internet senza Frontiere propone la creazione di un e-sindacato con la meta di difendere i diritti degli utenti di Facebook ed altri mastodonti numerici che spiano ognuno dei nostri clic per trasformarli in oro. Antonin Moulart, membro di Internet senza Frontiere, spiega che l’ “idea di un sindacato elettronico vuole imporre una relazione di forza con la ditta del signore Zuckerberg affinché capisca che abbiamo diritto di decidere sulle nostre informazioni personali”.</p>
<p>Il paradosso Facebook è immenso: è diventato un utensile di scambio maggiore, con portata planetaria, ma la sua apparente innocenza attrae adepti che si prestano volontariamente ad una violazione impensabile della loro vita privata. Archippe Yepmou rivela, per esempio, che “le nostre agende sono scannerizzate da Facebook attraverso il nostro telefono cellulare ed il nostro web mail. L&#8217;impresa procede anche ad un&#8217;identificazione biometrica che permette a Facebook di riconoscere logos e visi delle foto senza che il contribuente abbia dato la sua autorizzazione esplicita”. L&#8217;idea dell&#8217;e-sindacato viene ad imporre un mediatore tra le persone e questo furto dell&#8217;intimità. Naturalmente, la soluzione più semplice consisterebbe nel non iscriversi a Facebook, ma la sua necessità, reale o immaginaria, è già un fatto consumato. In questo senso, l&#8217;associazione Internet senza Frontiere riconosce che “la posizione da monopolio di Facebook ha fatto dell&#8217;impresa uno spazio di socializzazione obbligatorio per tutta o una parte della popolazione”. Siamo entrati in quello spazio virtuale-sociale come docili pecore, mentre il lupo stava in agguato.</p>
<p>Riparare l&#8217;errore richiede una coscienza universale del valore strategico e commerciale dei nostri dati personali, come del nostro diritto ad opporci al fatto di essere commercializzati. Ma questa coscienza è lontana, molto lontana da essere plasmata. La capitalizzazione dei dati personali è perfettamente cifrata nel valore di Facebook. Non sono le sue macchine o il suo programma quello che hanno fatto la sua ricchezza, bensì la nostra intimità. L&#8217;entrata nella Borsa di Facebook inaugura un&#8217;altra fase pericolosa: “Il modello economico dell&#8217;impresa basato sullo sfruttamento commerciale della vita privata spinge ancora di più Facebook verso una direzione molto più intrusiva e liberticida”, afferma l’associazione ISF.</p>
<p>Facebook è un autentico stomaco di dati il cui destino, in gran parte, ignoriamo. Il contro potere di fronte a Facebook ed ad altri “mangia-dati” planetari esiste: è, per adesso, timido ma reale. Electronic Frontier Foundation, Internet senza Frontiere, l’ufficiale CNIL (Commissione Nazionale di Informatica e Libertà, Francia), il Controllore Europeo di Protezione dei Dati, CEPD, o Europe contro Facebook sono alcuni degli organismi ufficiali o non governativi che cercano in forma concreta di tessere un cerchio legale tra i cittadini e le ditte come Facebook o Google che si arricchiscono con la nostra vita. Saranno necessari, tuttavia, molti anni affinché gli utenti passino all&#8217;azione e prendano coscienza dei livelli di esposizione ai quali sono sottomessi quando, senza nessuna garanzia di intimità, pubblicano una foto, manifestano un gusto musicale o la preferenza per una od un&#8217;altra marca.</p>
<p>preso da Pagina 12</p>
<p>articolo di Eduardo Febbro</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Google, Facebook e Twitter chiuderanno i suoi siti in rifiuto alla legge SOPA</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 23:45:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il trio Google, Facebook e Twitter dirigono una protesta che seguiranno almeno una decina dei grandi portali di Internet, in rifiuto all'approvazione della legge Stop Online Piracy Act (SOPA) negli Stati Uniti (USA). In questo senso, queste imprese programmeranno la chiusura dei loro siti il prossimo 23 gennaio.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-2635" src="/files/2012/01/sopa-google-twitter-facebook.jpg" alt="" width="300" height="250" />Il trio Google, Facebook e Twitter dirigono una protesta che seguiranno almeno una decina dei grandi portali di Internet, in rifiuto all&#8217;approvazione della legge Stop Online Piracy Act (SOPA) negli Stati Uniti (USA). In questo senso, queste imprese programmeranno la chiusura dei loro siti il prossimo 23 gennaio.</strong></p>
<p>Le menzionate compagnie di Internet, come Amazon e Wikipedia, si sono unite in una sola voce per promuovere la chiusura dei loro siti Web il 23 gennaio, un giorno prima del data limite per l&#8217;approvazione della polemica legge.</p>
<p>La legge SOPA, simile all&#8217;Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA) che è passata sotto silenzio in Messico, concederebbe facoltà al Dipartimento di Giustizia per investigare, perseguire e sconnettere qualunque persona, fisica o morale che sia sospettata di pubblicare materiale con diritti d&#8217;autore.</p>
<p>La protesta si deve a che la criticata legge chiuderebbe i siti di pirateria senza troppa investigazione, cosa che potrebbe indurre all&#8217;interpretazione che si potrebbero danneggiare siti onesti. Anche siti come Facebook e Twitter potrebbero essere  criminalizzati se i suoi utenti condividono contenuti suppostamente illegali.</p>
<p>I siti Web che potrebbero chiudere il prossimo 23 gennaio sono: Google, Yahoo, Facebook, Foursquare, Twitter, Wikipedia, Amazon, Mozilla, AOL, eBay, PayPal.</p>
<p>preso da www.cubadebate.cu</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Facebook hackerato</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 00:11:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nelle reti sociali si iscrive alla possibile paternità di Anonymus, benché questo gruppo abbia negato nel passato che programmasse attacchi cibernetici contro Facebook, pubblicò lavanguardia.com  I muri di migliaia di utenti di Facebook sono stati invasi oggi da dure immagini pornografiche, di atti di violenza, automutilazioni e di abuso ad animali, come informano alcuni mezzi digitali degli Stati Uniti, come Znet, e gli stessi utenti attraverso Twitter.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_2136" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-2136" src="/files/2011/11/facebook.jpg" alt="Il logo di Facebook" width="300" height="250" /><p class="wp-caption-text">Il logo di Facebook</p></div>
<p>Nelle reti sociali si iscrive alla possibile paternità di Anonymus, benché questo gruppo abbia negato nel passato che programmasse attacchi cibernetici contro Facebook, pubblicò lavanguardia.com </strong></p>
<p>I muri di migliaia di utenti di Facebook sono stati invasi oggi da dure immagini pornografiche, di atti di violenza, automutilazioni e di abuso ad animali, come informano alcuni mezzi digitali degli Stati Uniti, come Znet, e gli stessi utenti attraverso Twitter.</p>
<p>Le prime immagini incominciarono a filtrare un paio di giorni fa, ma nelle ultime ore sono state riprodotte progressivamente. Benché nessun gruppo abbia rivendicato ancora la paternità dell’attacco cibernetico, alcuni utenti segnalano Anonymus come colpevole nelle reti sociali.</p>
<p>Anteriormente, si era mormorato già su un possibile attacco di Anonymus a Facebook, benché questo gruppo di hacker abbia negato sempre tale accusa. Un&#8217;altra possibile ipotesi sarebbe un attacco di spam a grande scala. Diverse fonti indicano che l&#8217;attacco avrebbe potuto essere gestito attraverso il conosciuto foro 4chan.</p>
<p>Nelle ultime ore si sono creati vari gruppi in Facebook contro la distribuzione di fotografie pornografiche nella rete sociale.</p>
<p>preso da www.cubadebate.cu</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Camila Vallejo –minacciata- sotto scorta alla vigilia del grande sciopero in Cile</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/opinioni/2011/08/25/1685/</link>
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		<pubDate>Thu, 25 Aug 2011 17:06:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La corte suprema cilena ha emesso l’ordine di scortare la leader studentesca Camila Vallejo dopo le numerose minacce della quale è stata fatta oggetto nel corso delle ultime settimane e che avevamo denunciato lo scorso 15 agosto. Ha inoltre disposto un supplemento d’indagine su tali minacce, in alcune delle quali si dimostrava di conoscere il domicilio e il telefono privato della studentessa. In particolare la corte suprema ha stabilito che è un crimine utilizzare social network come Facebook o Twitter per minacciare, spaventare o mettere a rischio la sicurezza e la libertà delle persone.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1687" src="/files/2011/08/295971_126443684118722_106870822742675_147195_3488439_n.jpg" alt="" width="300" height="250" />La  corte suprema cilena ha emesso l’ordine di scortare la leader  studentesca Camila Vallejo dopo le numerose minacce della quale è stata  fatta oggetto nel corso delle ultime settimane e che <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/16269-facebook-minacce-di-morte-contro-la-leader-studentesca-cilena-camila-vallejo/" rel="nofollow"  target="_blank">avevamo denunciato lo scorso 15 agosto</a>.</p>
<p>Ha  inoltre disposto un supplemento d’indagine su tali minacce, in alcune  delle quali si dimostrava di conoscere il domicilio e il telefono  privato della studentessa.</p>
<p>In particolare la corte  suprema ha stabilito che è un crimine utilizzare social network come  Facebook o Twitter per minacciare, spaventare o mettere a rischio la  sicurezza e la libertà delle persone.</p>
<p>Oggi e domani la Fech, la  federazione studentesca della quale Camila è presidente si somma al  principale sindacato del paese, la CUT, nel grande sciopero contro le  politiche neoliberali del governo.</p>
<p><strong>Gennaro Carotenuto su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/" rel="nofollow"  target="_blank">http://www.gennarocarotenuto.it</a></strong></p>
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		<title>Facebook: minacce di morte contro la leader studentesca cilena Camila Vallejo</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2011/08/18/facebook-minacce-di-morte-contro-la-leader-studentesca-cilena-camila-vallejo/</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Aug 2011 22:50:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Minacce di morte in Facebook. Tale Marcos Flores Conejeros, ha creato un evento in Facebook invitando ad assassinare la leader studentesca cilena Camila Vallejo (foto). Al momento della rimozione della pagina avevano “aderito” ben 24 persone. Camila Vallejo ha preferito restare sul merito: “Sebastián Piñera non governa in nome di tutti i cileni ma solo per conto della Confindustria”. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1657" style="width: 164px" class="wp-caption alignright"><img class="size-full wp-image-1657" src="/files/2011/08/camila-vallejo.fotomorfosis-4_thumb.jpg" alt="Camila Vallejo" width="164" height="244" /><p class="wp-caption-text">Camila Vallejo</p></div>
<p>Minacce di morte in Facebook. Tale Marcos Flores Conejeros, ha creato un evento in Facebook invitando ad assassinare la leader studentesca cilena Camila Vallejo (foto).</p>
<p>Al momento della rimozione della pagina avevano “aderito” ben 24 persone.</p>
<p>Camila Vallejo ha preferito restare sul merito: “Sebastián Piñera non governa in nome di tutti i cileni ma solo per conto della Confindustria”. La leader studentesca ha quindi stigmatizzato che in vent’anni di governi di centro-sinistra “né Michelle Bachelet né i suoi predecessori (Aylwin, Frei, Lagos, ndr) hanno avuto il coraggio di smantellare il sistema educativo pinochetista. Non hanno avuto il coraggio e non hanno avuto la volontà politica”.</p>
<p>Intanto di fronte alla fermezza della protesta studentesca il regime neoliberale provoca e minaccia di schierare l’esercito in strada il prossimo 11 settembre, trentottesimo anniversario del golpe contro il governo democratico di Salvador Allende. Per la prima volta da molti anni l’anniversario del golpe si preannuncia caldissimo.</p>
<p><strong>Gennaro Carotenuto su <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.gennarocarotenuto.it" >http://www.gennarocarotenuto.it</a><br />
</strong></p>
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