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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Evo Morales</title>
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		<title>&#8220;Restituiremo dignità e libertà al popolo boliviano&#8221;, dice Evo Morales dopo la vittoria di Luis Arce alle elezioni</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2020 19:12:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'ex presidente Evo Morales ha sottolineato questo lunedì che, con il trionfo di Luis Arce alle elezioni presidenziali in Bolivia, tenutesi questa domenica, restituiranno "dignità e libertà al popolo boliviano". "Siamo tornati a milioni", ha sottolineato il presidente durante una conferenza stampa da Buenos Aires, dove si trova dal dicembre dello scorso anno, dopo il golpe di stato contro di lui.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11770" alt="evo-morales-580x330" src="/files/2020/10/evo-morales-580x330.jpg" width="580" height="330" />L&#8217;ex presidente Evo Morales ha sottolineato questo lunedì che, con il trionfo di Luis Arce alle elezioni presidenziali in Bolivia, tenutesi questa domenica, restituiranno &#8220;dignità e libertà al popolo boliviano&#8221;.</strong></p>
<p>&#8220;Siamo tornati a milioni&#8221;, ha sottolineato il presidente durante una conferenza stampa da Buenos Aires, dove si trova dal dicembre dello scorso anno, dopo il golpe di stato contro di lui.</p>
<p>Secondo un exit poll condotto dalla società Ciesmori e reso noto dal segnale televisivo Unitel, Arce, che è in formula con David Choquehuanca, avrebbe vinto le elezioni con il 52,4% dei voti, anche se i risultati ufficiali delle elezioni non sono stati ancora resi noti.</p>
<p>Dopo la diffusione di questo sondaggio, Arce e Choquehuanca hanno ricevuto le congratulazioni dalla presidentessa de facto della Bolivia, Jeanine Añez, e dal segretario generale dell&#8217;OSA, Luis Almagro.</p>
<p>Nella sua dichiarazione, Morales ha invitato &#8220;tutte le parti, uomini d&#8217;affari, lavoratori, lavoratrici ad avere un grande incontro, un patto di riconciliazione&#8221; per Bolivia.</p>
<p>&#8220;Non siamo vendicativi, non siamo revanscisti, vi invitiamo a lavorare&#8221;, ha detto l&#8217;ex presidente, sottolineando che è sicuro che questa sarà la linea di lavoro di Arce, che era ministro dell&#8217;Economia durante il suo governo.</p>
<p>&#8220;Ritorno in Bolivia&#8221;</p>
<p>L&#8217;ex presidente ha anche espresso il suo &#8220;grande desiderio&#8221; di &#8220;tornare in Bolivia&#8221; dopo la sua improvvisa partenza l&#8217;anno scorso.<br />
Dopo il golpe di stato contro di lui, Morales è riuscito a lasciare Bolivia con l&#8217;aiuto di un aereo inviato dal governo del Messico &#8211; il paese che gli ha offerto asilo &#8211; ed è arrivato in Messico il 12 novembre, nonostante diversi paesi del Sud America abbiano negato il permesso per l&#8217;aereo messicano di sorvolare il loro spazio aereo. Un mese dopo, si è recato in Argentina, dove è rimasto fino ad ora.</p>
<p>&#8220;Ritornerò in Bolivia, prima o poi&#8221;, ha detto ed ha ricordato che nel suo paese, durante il governo de facto insediato dopo la sua partenza, sono stati aperti diversi processi contro di lui. A questo proposito, ha indicato che tutto ciò è stata &#8220;una guerra sporca&#8221;.</p>
<p>Morales ha indicato che quando ritornerà, cercherà di stabilirsi nella regione del Tropico di Cochabamba, per dedicarsi, di nuovo, all&#8217;agricoltura.</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Mariana Greif/ Reuters</p>
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		<title>The Washington Post: non c’è stata frode elettorale in Bolivia in ottobre del 2019</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Feb 2020 00:00:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[The Washington Post ha pubblicato questo giovedì un'investigazione che conferma che non esistono evidenze di frode nelle elezioni del 20 ottobre 2019 in Bolivia: “La nostra investigazione non ha trovato nessuna ragione per sospettare una frode”. “Come specialisti in integrità elettorale, troviamo che l'evidenza statistica non appoggia la denuncia di frode nelle elezioni di ottobre in Bolivia”, affermano John Curiel e Jack Williams, esperti del Laboratorio di Scienza e Dati Elettorali del Massachusetts Institute of Technology (MIT), nell'articolo apparso nella sezione di politica del quotidiano statunitense.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11354" alt="evo_morales_1-580x326" src="/files/2020/02/evo_morales_1-580x326.jpeg" width="580" height="326" />The Washington Post ha pubblicato questo giovedì un&#8217;investigazione che conferma che non esistono evidenze di frode nelle elezioni del 20 ottobre 2019 in Bolivia: “La nostra investigazione non ha trovato nessuna ragione per sospettare una frode”.</strong></p>
<p>“Come specialisti in integrità elettorale, troviamo che l&#8217;evidenza statistica non appoggia la denuncia di frode nelle elezioni di ottobre in Bolivia”, affermano John Curiel e Jack Williams, esperti del Laboratorio di Scienza e Dati Elettorali del Massachusetts Institute of Technology (MIT), nell&#8217;articolo apparso nella sezione di politica del quotidiano statunitense.</p>
<p>“Considerando tutto, l&#8217;analisi statistica e le conclusioni dell&#8217;OSA sembrano enormemente difettose”, riferisce l&#8217;articolo.<br />
La notizia di quell&#8217;organizzazione, ricorda The Washington Post, è stato il supporto principale per le denunce di frode.</p>
<p>L&#8217;OSA ha parlato di “profonda preoccupazione e sorpresa per il cambiamento drastico e difficile da spiegare nella tendenza dei risultati preliminari”. Ma l&#8217;analisi statistica dietro questa affermazione è problematica.</p>
<p>“Nel momento del fermo nel conteggio, dato che Morales aveva superato la soglia del 40%, la questione chiave è se il suo calcolo di voti era di 10 punti più alto rispetto al suo più vicino competitore. Altrimenti, avrebbe dovuto sostenere un secondo turno contro l&#8217;ex presidente Carlos Mesa.</p>
<p>“I nostri risultati sono stati diretti. Non sembra esserci statisticamente una differenza significativa nel margine prima e dopo il fermo nel conteggio preliminare. Invece, è altamente probabile che Morales avesse sorpassato il margine di 10 punti nel primo turno.</p>
<p>“Come arriviamo lì? La messa a fuoco dell&#8217;OSA si appoggia su ipotesi binarie: che il conteggio ufficioso riflette con esattezza il voto continuamente misurato, e che le preferenze di voto riportate non variano durante il giorno. Se queste ipotesi fossero certe, un cambiamento di tendenza a favore di un partito col passare del tempo allora potrebbe indicare potenzialmente una frode.</p>
<p>“L&#8217;OSA non cita un’investigazione previa su cui dovrebbero basarsi queste ipotesi per reggere. Ci sono ragioni per credere che le preferenze degli elettori e le notifiche sui votanti possono variare nel tempo: aree dove si ammucchiano elettori poveri possono avere file più lunghe e minore capacità per contare e riportare rapidamente il totale dei voti. E questi fattori si possono applicare molto bene in Bolivia, dove ci sono brecce severe nelle infrastruttura e nelle situazioni economiche tra zone urbane e rurali.</p>
<p>La pubblicazione di The Washington Post segnala inoltre l&#8217;assenza di un cambiamento drastico nei risultati prima e dopo la detenzione preliminare del conteggio o nella tendenza del voto che ha sempre favorito Morales.</p>
<p>“Non troviamo nessuna evidenza di queste anomalie”, hanno assicurato Curiel e Williams dopo analizzare i dati sull&#8217;investigazione, che hanno notificato all&#8217;OSA, però senza ricevere risposta.</p>
<p>Le rivelazioni del The Washington Post hanno confermato che la differenza di più del 10% a favore di Morales è legittima e coincide col conteggio preliminare.</p>
<p>Denunciano che ci sono state numerose irregolarità e mancanza di evidenza nella relazione dell&#8217;OSA, e che i dati dimostrano chiaramente che la frode non esiste e che il margine di differenza che ha dato la vittoria ad Evo Morales è corretto.</p>
<p>Curiel e Williams concludono: “La frode elettorale è un problema grave, però basarsi su prove non verificate come segno di frode è una seria minaccia per qualsiasi democrazia”.</p>
<p>Con informazione di The Washington Post</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>foto: Reuters</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Cinque chiavi geopolitiche per pensare America Latina nel 2020</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jan 2020 01:58:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Comincia il 2020 e si ravvivano le braci di un 2019 turbolento che è cominciato con un Venezuela sotto assedio, ed è terminato con un golpe di Stato contro il processo di cambiamento boliviano e con Evo Morales come rifugiato politico dei governi del Messico prima, ed Argentina dopo, tutto ciò mentre insurrezioni popolari sfidavano nuovamente il modello neoliberale ad Haiti, Honduras, Ecuador o Cile, alle quali si sommavano le grandi mobilitazioni contro il sistema politico in Colombia.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11282" alt="america-latina-620x400-580x374" src="/files/2020/01/america-latina-620x400-580x374.jpg" width="580" height="374" />Comincia il 2020 e si ravvivano le braci di un 2019 turbolento che è cominciato con un Venezuela sotto assedio, ed è terminato con un golpe di Stato contro il processo di cambiamento boliviano e con Evo Morales come rifugiato politico dei governi del Messico prima, ed Argentina dopo, tutto ciò mentre insurrezioni popolari sfidavano nuovamente il modello neoliberale ad Haiti, Honduras, Ecuador o Cile, alle quali si sommavano le grandi mobilitazioni contro il sistema politico in Colombia.  </strong></p>
<p>Probabilmente nell&#8217;anno 2020 ci saranno ancora più “focolai” rossi sui quali puntare la nostra attenzione, ma cerchiamo di dare priorità ed analizzare i 5 principali:</p>
<p><strong>L&#8217;asse progressista Messico-Argentina.</strong> Il ritorno del “kirchnerismo” e del peronismo nella terza economia latinoamericana non solo implica la sconfitta del progetto neoliberale “macrista” alle urne, essendo il primo presidente latinoamericano in tutto il ciclo progressista che non ottiene la rielezione, ma insieme al Messico conforma un asse progressista conformato da 2 dei 3 paesi latinoamericani membri del G20.</p>
<p>La buona sintonia tra Alberto Fernandez ed Andres Manuel Lopez Obrador, il cui governo inoltre è incaricato della presidenza pro tempore della CELAC (che avrà un primo incontro di conversazioni l’8 gennaio a Città del Messico) potrebbe dare un nuovo impulso all&#8217;integrazione regionale di un’America Latina agitata da golpe di Stato e ribellioni popolari. Benché ogni Presidente abbia molto da fare in casa sua per smontare il danno sociale neoliberale, con la rinegoziazione del debito di più di 50.000 milioni di dollari contratta con l’FMI nel caso di Fernandez, e le sfide per diminuire i tassi di povertà, disuguaglianza e violenza, nel caso di Lopez Obrador, sembra che ci sia un&#8217;intenzione per spingere una leadership regionale che nessun Presidente della destra latinoamericana può avere.</p>
<p><strong>Il golpe di Stato in Bolivia.</strong> Con Evo Morales protetto dal governo argentino e già molto più vicino alla Bolivia, i prossimi movimenti passano per la convocazione di elezioni il 6 gennaio (per il 3 maggio, con la presa di possesso il 6 agosto) e la designazione il 19 gennaio del candidato del MAS-IPSP, che tutto sembra indicare potrebbe essere Luis Arce Catacora, l&#8217;ex Ministro di Economia, artefice del miracolo economico boliviano, come una forma di ricorrere non tanto alla classe media bensì soprattutto alla tasca della gente comune, che rimarrà seriamente colpita in caso che i golpisti continuino nel potere. Il suo accompagnatore potrebbe essere un indigeno come l&#8217;ex Cancelliere Diego Pary, o un dirigente contadino come Andronico Rodriguez, Vicepresidente delle Sei Federazioni del Tropico di Cochabamba.</p>
<p>Ma malgrado il MAS potrebbe essere il partito più votato nel primo turno, è necessario essere coscienti che quelli che hanno spinto il golpe di Stato in Bolivia non consegneranno il potere in un appuntamento elettorale, e faranno tutto quello che possono e non possono fare per mantenerlo. Il ritorno della DEA, USAID e dell&#8217;Ambasciatore degli Stati Uniti, come la privatizzazione di aziende pubbliche o la vendita del litio, non saranno facilmente messe a rischio dai golpisti e dai loro soci del Dipartimento di Stato.</p>
<p><strong>Venezuela.</strong> Nonostante abbia sofferto durante il 2019 un&#8217;aggressione militare, diplomatica e mediatica maggiore che quella che ha provocato la caduta del processo di cambiamento boliviano, ed un blocco economico che ha rubato più di 30 mila milioni di dollari di pesos dovuto alle sanzioni, Venezuela comincia il 2020 come uno dei paesi più stabili della regione, consegnando l&#8217;abitazione numero 3 milioni ai settori più umili (con una meta di 5 milioni di abitazioni per il 2025) e dedicando il 76% del PIB ad investimento sociale, qualcosa di inedito nel continente.</p>
<p>Questo 2020 ci saranno le elezioni legislative, il numero 26 dal 1998 (delle 25 anteriori il chavismo ne ha vinte 23) e se si riesce a riattivare l&#8217;economia e l&#8217;opposizione golpista si mantiene divisa, può essere l&#8217;anno in cui si consolidi la tappa post Chavez della Rivoluzione Bolivariana.</p>
<p><strong>Ribellioni anti-neoliberali.</strong> Con un capitalismo globale in fase di decomposizione, ed un modello neoliberale che non può garantire condizioni di vita degne per la maggioranza della popolazione, le mobilitazioni popolari che adottano differenti ritmi, intensità e leadership secondo il paese, saranno in aumento durante 2020. Se a questo si somma l&#8217;onda femminista che può convertirsi in tsunami proprio là dove la sinistra non assuma il femminismo come parte del suo orizzonte politico, si danno le condizioni affinché la destra non possa imporre il suo programma grazie alle lotte di quelle e quelli più in basso.</p>
<p><strong>Stati Uniti.</strong> Last but not least, l&#8217;elezione presidenziale colpisce in America Latina, dal Messico all&#8217;Argentina, passando per Cuba ed ovviamente Venezuela, oltre a Bolivia o Brasile di un sempre più discusso Bolsonaro e di un Lula che può dimostrare una leadership in libertà non solo politica, bensì sociale.</p>
<p>L&#8217;atto di inizio della campagna “trumpiana” eseguito a Baghdad mediante l&#8217;assassinio del generale iraniano Soleimani è solo la conferma della necessità che ha Trump di una guerra e vari nemici esterni per assicurarsi la rielezione.</p>
<p>Se il 2020 non ci troverà confessati, speriamo almeno di essere informati.</p>
<p>di Katu Arkonada</p>
<p>da Telesur</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Il governo de facto boliviano espelle l&#8217;ambasciatrice del Messico e diplomatici spagnoli</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Dec 2019 02:25:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tensioni diplomatiche in Bolivia. Il governo ad interim espelle María Teresa Mercado, ambasciatrice del Messico, Cristina Borreguero, la console di Spagna e altri diplomatici, per aver dato rifugio a personalità vicine a Evo Morales. Il governo spagnolo che fino ad ora aveva mantenuto un atteggiamento di somma cautela, ha deciso di rispondere in reciprocità al gesto ostile del governo de facto della Bolivia con l'espulsione di tre funzionari dalla sua Ambasciata a Madrid che dovranno uscire dalla Spagna in 72 ore.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11273" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11273" alt="Jeanine Añez" src="/files/2019/12/Jeanine-Anez.jpg" width="580" height="314" /><p class="wp-caption-text">Jeanine Añez</p></div>
<p><strong>Tensioni diplomatiche in Bolivia. Il governo ad interim espelle María Teresa Mercado, ambasciatrice del Messico, Cristina Borreguero, la console di Spagna e altri diplomatici, per aver dato rifugio a personalità vicine a Evo Morales.</strong></p>
<p>&#8220;Il governo costituzionale che presiedo ha deciso di dichiarare persona non gradita l&#8217;ambasciatrice del Messico in Bolivia, María Teresa Mercado; l&#8217;incaricata degli affari di ambasciata, Cristina Borreguero, e console di Spagna in Bolivia, Álvaro Fernández, chiedendo loro di lasciare il paese entro 72 ore &#8220;, ha annunciato alla stampa l&#8217;autoproclamata presidente Jeanine Áñez.</p>
<p>La Añez ha aggiunto che la decisione riguarda anche &#8220;il gruppo di diplomatici [spagnoli] presumibilmente incappucciati e armati&#8221;, che il 27 dicembre si sarebbero resi protagonisti di un incidente mentre tentavano di entrare nell&#8217;ambasciata messicana e sono stati intercettati dalla polizia locale.</p>
<p>A sua volta, il governo del Messico ha dato istruzione  alla sua ambasciatrice in Bolivia, María Teresa Mercado, di tornare nel paese per &#8220;salvaguardarne la sicurezza e l&#8217;integrità. L&#8217;ambasciata messicana in Bolivia resterà a carico di Ana Luisa Vallejo, attuale capo della Cancelleria della Missione. La nostra rappresentanza continuerà a funzionare normalmente dopo questo spostamento&#8221;, ha dichiarato l&#8217;amministrazione di Andrés Manuel López Obrador in una nota pubblicata sul suo sito web.</p>
<p>Il 26 dicembre, il Messico ha presentato un ricorso contro il governo de facto della Bolivia dinnanzi alla Corte internazionale di giustizia de L&#8217;Aia, per l&#8217;assedio all&#8217; ambasciata messicana e alla residenza ufficiale del suo ambasciatore a La Paz.</p>
<p>La tensione tra i due paesi è cresciuta negli ultimi giorni a causa dell&#8217;accerchiamento imposto dalle autorità de facto boliviane al quartier generale diplomatico messicano, dove nove persone legate all&#8217;ex presidente Evo Morales (2006-2019) hanno chiesto asilo.</p>
<p>da Sputnik in italiano</p>
<p><span style="color: #ff0000">Spagna espelle tre diplomatici del governo de facto boliviano</span></p>
<p><strong>Il governo spagnolo che fino ad ora aveva mantenuto un atteggiamento di somma cautela, ha deciso di rispondere in reciprocità al gesto ostile del governo de facto della Bolivia con l&#8217;espulsione di tre funzionari dalla sua Ambasciata a Madrid che dovranno anche uscire dalla Spagna in 72 ore. Si tratta dell&#8217;incaricato di affari, Luis Quispe Condori; dell&#8217;associato militare, Marcelo Vargas Barral; e dell’associato della polizia, Orso Fernando Oblitas Siles.  </strong></p>
<p>Invece, il governo messicano non risponderà per il momento con misure reciproche a La Paz. Alte cariche della Segreteria di Relazioni Estere hanno affermato che aspetteranno per decidere le prossime azioni, con l&#8217;obiettivo di proteggere i più di 10.000 messicani che vivono in Bolivia.</p>
<p>Il governo spagnolo ha diffuso questo lunedì un comunicato nel quale respinge pesantemente qualunque insinuazione su una supposta volontà di ingerenza nei temi politici interni della Bolivia. Per Spagna, sottolinea, qualunque affermazione in questo senso costituisce una calunnia diretta a danneggiare le nostre relazioni bilaterali con false teorie cospiratorie. Spagna esige che l&#8217;attuale governo de facto della Bolivia ritratti i contenuti delle sue affermazioni affinché possa ritornare quanto prima il buon senso di fiducia e cooperazione, conclude.</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Sputnik</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Carone il furioso o l&#8217;ira imperiale</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Dec 2019 01:53:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mauricio Claver-Carone è andato via precipitoso e furioso da Buenos Aires. Quello che aveva visto era troppo per la sua prepotenza imperiale. Era arrivato alla capitale argentina dirigendo la delegazione ufficiale degli Stati Uniti alla presa di possesso di Alberto Fernandez e Cristina Fernandez. Ma ha sofferto un attacco di bruciore allo stomaco al sapere della presenza del vicepresidente del governo venezuelano Jorge Rodriguez e dell'ex presidente ecuadoriano Rafael Correa.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11250" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11250" alt="Mauricio Claver Carone" src="/files/2019/12/Mauricio-Claver-Carone-580x341.jpg" width="580" height="341" /><p class="wp-caption-text">Mauricio Claver Carone</p></div>
<p><strong>Mauricio Claver-Carone è andato via precipitoso e furioso da Buenos Aires. Quello che aveva visto era troppo per la sua prepotenza imperiale. Era arrivato alla capitale argentina dirigendo la delegazione ufficiale degli Stati Uniti alla presa di possesso di Alberto Fernandez e Cristina Fernandez. Ma ha sofferto un attacco di bruciore allo stomaco al sapere della presenza del vicepresidente del governo venezuelano Jorge Rodriguez e dell&#8217;ex presidente ecuadoriano Rafael Correa.  </strong></p>
<p>Il direttore dei temi dell&#8217;Emisfero Occidentale nel Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti non ha potuto sopportare nemmeno fino al momento della cerimonia presidenziale ed ha inoltre cancellato la sua riunione col Presidente Fernandez e con il suo ministro di Relazioni Estere. “Sfortunatamente, dovuto ad alcuni inviti ed ad alcune sorprese che abbiamo ricevuto arrivando, ho deciso di non andare e vado via presto. Non parteciperò alle riunioni di lavoro che avevo programmate per domani”, ha detto a Clarin il funzionario yankee, prima della sua partenza intempestiva.</p>
<p>Carone ha segnalato che ha trasmesso il suo dispiacere ed il suo messaggio e quello di Trump al nuovo segretario dei Temi Strategici dell&#8217;Argentina, Gustavo Beliz.</p>
<p>Il rappresentante dell&#8217;Imperatore non poteva ammettere simili sfide al suo potere. Era già di per sé abbastanza il percorrere migliaia di chilometri per rendere onori ad un binomio presidenziale che ha sconfitto chiaramente il delfino di Washington nella lite elettorale.</p>
<p>Benché non l’abbia detto pubblicamente -sarebbe stato umiliante -, il tale Carone deve avere considerato un pugno in faccia, la presenza di successo e molto seguita del Presidente cubano Miguel Diaz-Canel e l&#8217;evocazione frequente dello storico viaggio di Fidel in Argentina nell&#8217;anno 2003. Carone, di origine cubana, è uno dei furibondi macchinatori della raffica di misure anti-cubane promosse dal 2017 per l&#8217;amministrazione Trump. Il suo odio viscerale contro la Rivoluzione Cubana l&#8217;ha versato con accanimento contro il nostro popolo.</p>
<p>“&#8230;Abbiamo le migliori intenzioni di avere una relazione produttiva per aiutare Argentina a progredire ed affinché lui abbia successo (cioè il presidente Fernandez). Tuttavia, queste distrazioni non portano nessun beneficio all&#8217;Argentina”, ha dichiarato il funzionario imperiale, tra il contrariato ed il minacciante. “Jorge Rodriguez e Maduro non portano nessun beneficio all&#8217;Argentina. Evo Morales non porta nessun beneficio all&#8217;Argentina. Rafael Correa non porta nessun beneficio all&#8217;Argentina. Al contrario. Tolgono beneficio all&#8217;Argentina, e sfuocano quello che deve essere la priorità dell&#8217;Argentina, che è il benessere del popolo, e mi chiedo come possono lavorare bilateralmente con noi e con altri alleati”.</p>
<p>Carone, che è stato rappresentante statunitense nel vilipeso Fondo Monetario Internazionale, aveva offerto i suoi favori per propiziare la relazione di Alberto Fernandez con l&#8217;organismo finanziario. “Ma credo che debba sapere (sempre Fernandez) che, o ci mettiamo a fuoco nella relazione bilaterale, per aiutare i due paesi a prosperare, a promuovere la democrazia, i diritti umani e la crescita economica, o permettiamo che tutti questi dittatori di seconda e terza categoria continuino a minacciare ed a sequestrare l&#8217;emisfero e la politica dell&#8217;emisfero”, ha ammonito.</p>
<p>Per la Washington di Trump non è tempo di cerimonie. O si sta con lui o si sta contro di lui. Claver-Carone è un buon riflesso dei vigneti dell&#8217;ira che imperano nelle proprietà dell&#8217;impero. Dicono che ieri mattina l’hanno visto col viso rosso ed i denti stretti quando è atterrato in Argentina l&#8217;aeroplano che trasportava Evo Morales, ricevuto come rifugiato politico in questo paese. Ci sono governi genuflessi nella regione, eccome se ci sono!, ma rimane anche dignità ed una buona saggezza per questi lari.</p>
<p>di Randy Alonso Falcon</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Da Harvard a Cambridge. Oltre 100 esperti smentiscono ogni broglio elettorale in Bolivia</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Dec 2019 01:30:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Evo Morales è il presidente legittimo. Il resto è narrazione golpista. “Chiediamo che le istituzioni e i processi democratici della Bolivia siano rispettati”. Recita così il manifesto firmato da oltre 100 esperti internazionali in economia e statistica, che fanno “un appello all’OSA affinché ritiri le sue dichiarazioni fuorvianti sulle elezioni, che hanno contribuito al conflitto politico e sono state una delle ‘giustificazioni’ più utilizzate per portare a compimento il colpo di Stato militare”.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11239" alt="Bolivia" src="/files/2019/12/Bolivia.jpg" width="580" height="290" />Evo Morales è il presidente legittimo. Il resto è narrazione golpista. “Chiediamo che le istituzioni e i processi democratici della Bolivia siano rispettati”. Recita così il manifesto firmato da oltre 100 esperti internazionali in economia e statistica, che fanno “un appello all’OSA affinché ritiri le sue dichiarazioni fuorvianti sulle elezioni, che hanno contribuito al conflitto politico e sono state una delle ‘giustificazioni’ più utilizzate per portare a compimento il colpo di Stato militare”.</strong></p>
<p>I firmatari, provenienti da istituti come l’Economic Policy Institute e varie università degli Stati Uniti, Australia, Messico e India, tra gli altri, condannano il fatto che Donald Trump abbia sostenuto apertamente e fermamente il colpo di Stato militare del 10 novembre che ha rovesciato il governo del presidente Evo Morales “e spiegano attraverso la loro conoscenza in Statistica perché la ”narrazione sui brogli” non è corretta.</p>
<p>Ancora una volta la realtà confuta una narrazione tossica ripetuta a spron battuto e reti unificate per occultare che in Bolivia si è consumato un golpe. L’unica strada per allontanare dalla presidenza Evo Morales, presidente indigeno e socialista, sostenuto dalla maggioranza dei boliviani come hanno mostrato anche le ultime elezioni dove Morales aveva ottenuto ancora un trionfo.</p>
<p><span style="color: #ff0000">Gli esperti spiegano che non c’è stato nessun broglio</span></p>
<p>&#8220;C&#8217;è stata una pausa nel ‘conteggio rapido’ dei risultati delle votazioni &#8211; quando era stato raggiunto l&#8217;84% dei voti &#8211; e il vantaggio di Morales era di 7,9 punti percentuali. Con il 95% del conteggio totale dei voti, il suo margine era aumentato a poco più del 10%, circostanza che consentiva a Morales di vincere al primo turno senza dover andare al ballottaggio.</p>
<p>Alla fine, il conteggio ufficiale ha mostrato un vantaggio del 10,6%, spiegano gli esperti, basandosi su un rapporto pubblicato dal Center for Economic and Political Research (CEPR), un think tank con sede a Washington che ha già messo seriamente in discussione in un rapporto pubblicato il 10 novembre il ruolo della missione elettorale dell&#8217;OSA in Bolivia.</p>
<p>I firmatari ricordano che &#8220;non è insolito che i risultati di un&#8217;elezione presentino una distorsione in base alla posizione geografica, il che significa che i risultati possono variare a seconda di quando vengono conteggiati i voti nelle diverse aree&#8221;. La dichiarazione cita l&#8217;esempio delle ultime elezioni per il Governatore in Louisiana, in cui il candidato democratico ha vinto 2,6 punti percentuali dopo essere apparso perdente per quasi tutta la notte. &#8220;Il cambiamento nella leadership di Morales non è stato affatto ‘drastico’; faceva parte di un costante e continuo aumento del vantaggio di Morales che è iniziato ore prima dell&#8217;interruzione&#8221;, affermano.</p>
<p>Secondo questi esperti, la spiegazione dell&#8217;aumento del margine è &#8220;abbastanza semplice&#8221; e &#8220;si basa sul fatto che le aree che hanno visto conteggiati i loro voti in seguito erano più pro-Morales rispetto alle aree i cui voti erano stati contati in precedenza&#8221;. Un risultato finale che qualificano come &#8220;abbastanza prevedibile in base al primo 84% dei voti riportati&#8221;. &#8220;Ciò è stato dimostrato attraverso un&#8217;analisi statistica e anche attraverso un&#8217;analisi più semplice delle differenze tra le preferenze politiche delle aree scrutinate”, sottolineano.</p>
<p>Il manifesto si conclude con un appello al Congresso degli Stati Uniti affinché indaghi &#8220;sul comportamento dell&#8217;OSA” e contrasti il &#8220;colpo di Stato militare&#8221; e le violazioni dei diritti umani del governo di fatto&#8221;, oltre a sottolineare la responsabilità dei media che dovrebbero cercare analisti indipendenti &#8220;invece di basarsi solo sui funzionari dell&#8217;OSA”. &#8220;Molte vite possono dipendere dal chiarimento di questa storia&#8221;, concludono, riferendosi a un conflitto in cui, secondo l&#8217;ultimo resoconto del Defensor del Pueblo, il bilancio parziale delle vittime ascende a 32.</p>
<p>da L&#8217;AntiDiplomatico</p>
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		<title>Fidel: “Evo, alzati e cammina”</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Nov 2019 19:32:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Conobbi Fidel in un incontro per l'autodeterminazione e la solidarietà tra i popoli, organizzato nel 1992 a L'Avana. Io non avevo denaro e con quello che ho risparmiato, ho potuto comprare solo un passaggio di andata. A Cochabamba, gli organizzatori boliviani mi hanno detto: “Spendi solo quello che hai, poi là ti restituiranno il denaro e ti daranno anche il tuo passaggio di ritorno.”  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11222" alt="evo-fidel1-580x608" src="/files/2019/11/evo-fidel1-580x608.png" width="580" height="608" />Cubadebate ed il sito “Fidel, Soldato delle Idee” condividono tre aneddoti su Fidel ed Evo:</strong></p>
<p>“Conobbi Fidel in un incontro per l&#8217;autodeterminazione e la solidarietà tra i popoli, organizzato nel 1992 a L&#8217;Avana. Io non avevo denaro e con quello che ho risparmiato, ho potuto comprare solo un passaggio di andata. A Cochabamba, gli organizzatori boliviani mi hanno detto: “Spendi solo quello che hai, poi là ti restituiranno il denaro e ti daranno anche il tuo passaggio di ritorno.”</p>
<p>Fidandomi di loro, sono partito, solo per conoscere Cuba e Fidel. Arriviamo, avevamo gratis alloggio e colazione. Per la prima volta entrai al Palazzo delle Convenzioni e c’era Fidel nello scenario. Era impossibile avvicinarsi. Mi sono iscritto nella lista degli oratori, ho aspettato due giorni per parlare tre minuti. Non ho potuto salutare Fidel, ma l’ho visto a circa cento metri.</p>
<p>A volte, il mio unico cibo del giorno era la colazione gratis, dopo bevevo Tropicola. Poi, sono arrivati i problemi per ritornare: non c&#8217;era un passaggio a La Paz, mi hanno riservato L&#8217;Avana-Lima, e sono arrivato là con un dollaro che ho cambiato a soles per chiedere aiuto ad un dirigente della Confederazione Contadina del Perù, Juan Rojas, che felicemente mi ha prestato cento dollari per ritornare in Bolivia.</p>
<p>Mi ha detto per scherzo: “Cocalero e non hai soldi??”. Quel denaro mi è servito per arrivare a Cuzco e da lì continuare in autobus verso Bolivia, per arrivare al Congresso della Federazione Contadina.</p>
<p>Mi avevano fatto notare che la strada che ancora non era pavimentata, non era sicura durante la stagione delle piogge. Io sono stato capriccioso ed ho continuato: tardai una notte ed un giorno. L&#8217;autobus ogni momento si impantanava e dovevo togliermi le scarpe per spingerlo in mezzo al fango. Tutto per conoscere Fidel.</p>
<p>Fidel è un fratello maggiore, saggio, il cui principio basilare è la solidarietà e la lotta per l&#8217;uguaglianza e la dignità. Fidel mi chiama, mi abbraccia, parla con me, mi orienta. Una volta gli ho detto, prima di essere presidente: “Se un giorno vincessi come presidente e gli Stati Uniti ci bloccano economicamente, che cosa devo fare, come devo prepararmi?.”</p>
<p>Altri membri del governo cubano mi dicevano: “Questo bisogna gestirlo con attenzione, non possiamo arrischiarci”, mentre Fidel mi ha detto: “Non  devi avere paura, Bolivia non è un&#8217;isola come Cuba, Bolivia ha paesi amici e ricchezze naturali”. E mi ha spiegato due cose: in primo luogo, avendo gas e petrolio, minerali, non dobbiamo avere paura del blocco economico.<br />
Dobbiamo solo sapere amministrare, recuperare quelle risorse.</p>
<p>Secondo, mi diceva: “Guarda Lula, Kirchner, Chavez, Cuba; noi non avevamo nulla di tutto ciò, ed alla fine neanche l&#8217;Unione Sovietica”. Dopo, già nel 2003, mi ha detto in una conferenza: “Non fate quello che noi abbiamo fatto –facendo riferimento alla lotta armata per liberare Cuba–, fate una rivoluzione democratica. Stiamo vivendo in un altro tempo, la gente vuole trasformazioni profonde, ma non vuole guerre.”</p>
<p>Una volta, quando l&#8217;aeroplano presidenziale ha fatto un giro nell&#8217;aria, non so come lo avrà saputo, ma Fidel mi ha detto: “Voi non avete bisogno di consigli politici bensì psichiatrici”. Si preoccupa molto per la nostra sicurezza, è la prima cosa che sempre mi domanda, sicuramente per gli attentati che lui ha superato, grazie all&#8217;efficacia della sua sicurezza.</p>
<p>Il 29 aprile 2005 ero a Cuba convalescente di un&#8217;operazione del ginocchio. Ero in un atto con Chavez ed, alla fine, mi chiama Fidel per una “foto dell&#8217;asse del male”. Quando l&#8217;ascolto mi dimentico di raccogliere le stampelle e camminai così, i medici rimasero sorpresi. Sembrò una specie di ordine biblico: “Evo, alzati e cammina”. Ricordo anche l&#8217;emozione di essere due volte ad un Primo di Maggio nella Piazza della Rivoluzione, qualcosa di inedito nel mondo, insieme a milioni di cubani.</p>
<p>di Luis Baez</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>Foto: Así es Fidel, libro di Luis Báez.</p>
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		<title>Presentano relazione che rivela i piani per abbattere Evo Morales</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Nov 2019 22:05:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Centro Strategico Latinoamericano di Geopolitica ha pubblicato la relazione degli Stati Uniti e la costruzione del golpe contro Bolivia, dove si parla degli interessi relazionati con Washington, che hanno lavorato per abbattere l'ex presidente Evo Morales. Tra i temi che si abbordano in questa analisi si trovano perfino i mezzi di comunicazione boliviani, statunitensi ed europei che hanno denunciato la frode nelle elezioni generali del 20 ottobre, prima di terminare il conteggio, e dove accusavano Morales di essere un dittatore.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11216" alt="Bolivia-represión-golpe-de-estado-580x387" src="/files/2019/11/Bolivia-represión-golpe-de-estado-580x387.jpg" width="580" height="387" />Il Centro Strategico Latinoamericano di Geopolitica ha pubblicato la relazione degli Stati Uniti e la costruzione del golpe contro Bolivia, dove si parla degli interessi relazionati con Washington, che hanno lavorato per abbattere l&#8217;ex presidente Evo Morales.</strong></p>
<p>Tra i temi che si abbordano in questa analisi si trovano perfino i mezzi di comunicazione boliviani, statunitensi ed europei che hanno denunciato la frode nelle elezioni generali del 20 ottobre, prima di terminare il conteggio, e dove accusavano Morales di essere un dittatore.</p>
<p>Nello studio, si legge che mass media come la BBC, il New York Times, il Washington Post, The Guardian, France 24 ed agenzie come Reuters hanno decretato che la cosa corretta era andare ad un secondo turno, anche se non si era finito il conteggio dei voti. Durante quasi tutto l&#8217;anno le corporazioni di comunicazione avevano fabbricato matrici di opinione false per delegittimare Evo.</p>
<p>Questo lavoro, elaborato da Silvina Romano, Tamara Lajtman, Anibal Garcia Fernandez ed Arantxa Tirato, fa una cronologia sui comunicati degli USA, dichiarazioni e disegni di legge che avevano influenza sulle presidenziali della Bolivia, dove Morales HA VINTO al primo turno.</p>
<p><span style="color: #ff0000">Una frode annunciata </span></p>
<p>Secondo gli autori, dopo aver deciso di usare l&#8217;idea di “frode elettorale”, si deve considerare l&#8217;importanza geopolitica e geostrategica del territorio boliviano e la disputa per l&#8217;accesso ed appropriazione delle risorse naturali.</p>
<p>In relazioni di “think tanks” statunitensi e di Wikileaks, si parlava del potenziale di sviluppo del litio nel paese andino e come il suo “clima insicuro” fosse il principale inibitore dell&#8217;investimento straniero.</p>
<p>Il litio si può trasformare in un problema geopolitico, diceva un testo dell&#8217;Atlantic Council intitolato “Il ruolo della Bolivia nella transizione energetica minacciato dall&#8217;incertezza del litio”, dove inoltre si faceva riferimento alla presenza di Cina nella regione ed al suo controllo della somministrazione del metallo.</p>
<p>Allo stesso modo, nel documento, firmato da vari investigatori si legge che più di un anno prima delle elezioni, Stratfor, una consulente che realizza investigazioni di intelligenza per la Casa Bianca, esponeva, in una serie di relazioni, scenari di tumulti, instabilità e possibili sanzioni degli USA di fronte ad una vittoria di Evo Morales, come spiega una delle autrici della relazione, Silvina Romano.</p>
<p>L&#8217;unico scenario possibile era quello di un secondo turno, cioè, si veniva già prefabbricando l&#8217;opinione che non si poteva accettare un trionfo del MAS nel primo turno, spiega Romano, che aggrega che questa possibilità si presentava come desiderabile e probabile da parte del settore privato statunitense, le élite boliviane ed altri gruppi imprenditoriali della destra latinoamericana.</p>
<p><span style="color: #ff0000">Il ruolo dell&#8217;OSA</span></p>
<p>L&#8217;OSA ha avuto un ruolo da protagonista nel golpe di stato contro Evo Morales dalla mano del suo segretario generale, Luis Almagro, denuncia l&#8217;analisi.</p>
<p>La Missione di Osservazione Elettorale dell&#8217;OSA che era un accompagnatore elettorale nei suffragi del passato 20 ottobre in Bolivia, tre giorni dopo le votazioni ha presentato davanti all&#8217;organismo regionale una relazione preliminare dove considerava che continuava essendo la migliore opzione convocare ad un secondo turno davanti alle presunte irregolarità trovate nel processo.</p>
<p>Questa segnalazione ha permesso che dieci giorni dopo avere portato a termine i suffragi, il governo e la segreteria generale dell’OSA firmassero un accordo che ha compromesso il paese andino a permettere che si realizzasse un auditing integrale dei risultati e che i suoi risultati fossero vincolanti.</p>
<p>Il processo di auditing, nel quale hanno partecipato 33 esperti dell’OSA accompagnati da rappresentanti del Messico e di Spagna, si è portato a termine e le conclusioni sono state affrettate, nonostante tutta l’operazione fosse stata accordata col governo.</p>
<p>Così, il 10 novembre, l&#8217;OSA ha pubblicato un comunicato dove ha sollecitato di annullare i risultati delle elezioni ed a convocare nuovi suffragi. A partire da qui, e malgrado l&#8217;organismo non mettesse in dubbio la vittoria di Morales alle urne, i fatti sono precipitati ed il mandatario si è visto obbligato a dimettersi, costretto dalla forza armata.</p>
<p>preso da RT</p>
<p>foto:AFP</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://media.cubadebate.cu/wp-content/uploads/2019/11/ee-uu-y-la-construccion-del-golpe-en-bolivia-1.pdf" >per leggere la relazione Estados Unidos y la construcción del golpe de Estado en Bolivia clikka qui</a></p>
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		<title>I “punti verdi” che governano Bolivia</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2019/11/21/i-punti-verdi-che-governano-bolivia/</link>
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		<pubDate>Fri, 22 Nov 2019 01:49:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Jeanine Añez]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 10 novembre, Evo Morales ha annunciato la sua rinuncia forzata alla presidenza del paese dopo che l'esercito gli “suggerisse” di andarsene. In seguito, il golpe di stato accadde e Morales si è esiliato in Messico mentre la senatrice oppositrice Jeanine Añez si è auto-proclamata presidentessa immaginaria in una sessione del Parlamento senza quorum. Il capo dell'esercito Williams Kaliman, si è incaricato di collocarle la banda presidenziale. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11214" alt="jeanine-1132x670-e1574312215314-580x324" src="/files/2019/11/jeanine-1132x670-e1574312215314-580x324.jpg" width="580" height="324" />Il 10 novembre, Evo Morales ha annunciato la sua rinuncia forzata alla presidenza del paese dopo che l&#8217;esercito gli “suggerisse” di andarsene. In seguito, il golpe di stato accadde e Morales si è esiliato in Messico mentre la senatrice oppositrice Jeanine Añez si è auto-proclamata presidentessa immaginaria in una sessione del Parlamento senza quorum. Il capo dell&#8217;esercito Williams Kaliman, si è incaricato di collocarle la banda presidenziale.  </strong></p>
<p>Mentre assistiamo alle difficoltà della stampa per chiamare “golpe di Stato” (non così Bernie Sanders) ad una situazione prodotta ovviamente con l&#8217;intervento dell&#8217;esercito, vediamo interviste di Añez nelle quali la presidentessa immaginaria giustifica il fatto di essere entrata al Palazzo di Governo inalberando un Bibbia gigantesca per essere “un atto di fede” (davanti al volto incredulo del presentatore della BBC).</p>
<p>Ora, nelle reti sociali hanno ricordato un altro “piccolo” dettaglio. La presidentessa immaginaria appartiene al partito Movimento Democratico Sociale, un partito che nelle ultime elezioni ha ottenuto circa il 4% dei voti, con 4 deputati su 130 ed 1 senatore su 36. Una circostanza che ricorda quella del Venezuela, dove l&#8217;auto-proclamato presidente immaginario di questo paese, Juan Guaidò, fa parte di un partito (Volontà Popolare) che ha 20 deputati su 167 nell&#8217;Assemblea Nazionale.</p>
<p>(Con informazione di Publico)</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Bolivia, il generale golpista Kaliman fugge negli USA con un milione di dollari</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Nov 2019 20:09:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il generale golpista che chiese le dimissioni del Presidente Evo Morales, Williams Kaliman, è fuggito negli Stati Uniti con un milione di dollari dato dall'incaricato d'affari dell’ambasciata yankee in Bolivia. Appena 72 ore dopo il colpo di Stato Williams Kaliman se ne andava negli Stati Uniti senza sapere esattamente quale Stato l’avrebbe nascosto dopo aver preso un milione di dollari. Bruce Williamson, incaricato d’affari dell’ambasciata degli Stati Uniti a La Paz aveva consegnato un milione di dollari a ciascun capo militare e cinquecentomila a ciascun capo della polizia.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11207" alt="Kaliman" src="/files/2019/11/Kaliman.jpg" width="580" height="327" />Il generale golpista che chiese le dimissioni del Presidente Evo Morales, Williams Kaliman, è fuggito negli Stati Uniti con un milione di dollari dato dall&#8217;incaricato d&#8217;affari dell’ambasciata yankee in Bolivia. Appena 72 ore dopo il colpo di Stato Williams Kaliman se ne andava negli Stati Uniti senza sapere esattamente quale Stato l’avrebbe nascosto dopo aver preso un milione di dollari. Bruce Williamson, incaricato d’affari dell’ambasciata degli Stati Uniti a La Paz aveva consegnato un milione di dollari a ciascun capo militare e cinquecentomila a ciascun capo della polizia. Tra l’ammutinamento della polizia che permise il caos vendicativo contro i socialisti e gli indigeni e l’inazione dell’esercito, fu attuato il golpe di stato. Bruce Williamson avrebbe contattato e coordinato tutto da mesi nella provincia argentina di Jujuy sotto la protezione del governatore Gerardo Morales, uno dei più vicini al presidente Mauricio Macri. Kaliman fu immediatamente sostituito dall’autoproclamata presidentessa Janine Áñez e insieme agli altri capi militari se ne andava negli Stati Uniti per proteggersi da qualsiasi indagine della comunità locale e internazionale.</strong></p>
<p><span style="color: #ff0000">Williams Kaliman: golpista dell’esercito boliviano formatosi alla School of the Americas</span><br />
Fino a pochi giorni fa il suo nome era sconosciuto a molti, tuttavia divenne una figura chiave nel colpo di Stato contro Evo Morales. Il capo delle forze armate promise di non sparare sulla città e ora ci portava i carri armati.</p>
<p>Meno di un anno ci volle al generale Williams Kaliman per passare dal chiamare “fratello” l’ex- presidente boliviano, Evo Morales, a fargli un golpe di stato. Il capo delle forze armate boliviane entrò in carica il 24 dicembre 2018, in precedenza fu al comando dell’esercito. “Fratello Presidente, il privilegio più grande della mia vita mi è concesso oggi”, disse alla stampa quel giorno. Inoltre, alla fine fu chiaro che si trattava di eccesso, si dichiarò “soldato del processo di cambiamento” che elogiò molto, così come il capo di Stato. “Quella visione ed impegno possono essere compresi solo dalla preziosa esperienza acquisita dal fratello presidente nel sacro adempimento del servizio militare obbligatorio”, affermava. Anche poco prima, il 7 agosto, nell’ambito delle celebrazioni per il Giorno delle forze armate, Kaliman dichiarò: “Siamo nati dalla lotta contro il colonialismo e moriremo anticolonialisti perché è nostro orgoglio e nostra ragione di vita” . “Le forze armate appartengono al popolo e lavorano per il popolo perché sosteniamo la nazionalizzazione degli idrocarburi e le politiche statali che favoriscono i più bisognosi”, aggiunse.<br />
Lo stesso giorno Evo propose di convertire la Scuola militare antimperialista (fondata nel 2016) in un “Comando meridionale” che difendesse gli interessi dell’America Latina e contrastasse l’agenzia omonima promossa dagli Stati Uniti. Morales evidenziava la natura internazionalista dell’iniziativa poiché quel nuovo ente militare sarebbe stato “del popolo e del popolo, non solo boliviano, ma latino-americano e mondiale”.<br />
Rivolgendosi ai soldati, l’allora presidente disse che “il futuro è carico di nuove minacce” per la regione. “Interventi extraterritoriali, armi, blocchi finanziari, sanzioni economiche ed embarghi unilaterali di portata criminale e genocida”, facendo chiara allusione alla politica estera di Washington. Tuttavia, il fine settimana prima Kaliman fu responsabile della comunicazione della posizione dei militari di fronte alla crisi politica e sociale nel Paese, dicendo che non avrebbero sparato alla gente e avrebbero garantito la pace. Meno di 24 ore dopo, “suggeriva” al presidente di dimettersi compiendo il colpo di Stato. Il giorno dopo annunciava che le stesse forze armate che non dovevano reprimere, erano in strada coi loro carri armati nel quadro delle proteste a difesa della democrazia. Tre giorni in cui l’eclettico Kaliman espose ai suoi veri interessi.</p>
<p><span style="color: #ff0000">I tentacoli della School of the Americas</span><br />
Ma al di là delle sue dichiarazioni pubbliche, i precedenti di Kaliman non l’avvicinavano alla prospettiva della sovranità militare e nella difesa. Kaliman nacque a Chuquisaca il 15 dicembre 1962, studiò a Sucre e nel 1985 si laureò alla scuola militare di cavalleria. Fece una lunga carriera nelle forze armate. Prima dell’attuale posizione era comandante della Joint Task Force, addetto alla difesa militare presso l’ambasciata boliviana negli Stati Uniti, comandante della sesta divisione dell’esercito, ispettore generale dell’esercito e comandante generale dell’esercito. Completò numerosi corsi all’estero, in particolare sull’intelligence militare. Tuttavia, c’è una destinazione che si distingue sulle altre. Secondo la ONG School of Americas (SOA) Watch, che combatte per la chiusura di Fort Benning, meglio conosciuta come School of the Americas, negli Stati Uniti, Kaliman vi studiò nel 2004. Tale istituzione militare ebbe l’antecedente di essere stata il luogo d’istruzione di diversi golpisti latinoamericani negli anni ’60, ’70 e ’80 secondo la dottrina del “nemico interno”. Nel 2001 fu ribattezzata Istituto dell’emisfero occidentale per la cooperazione in materia di sicurezza (Whinsec).</p>
<p>di Santiago Mayor<br />
Resumen Latinoamericano</p>
<p>traduzione di Alessandro Lattanzio &#8211; Aurora<br />
L&#8217;AntiDiplomatico</p>
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