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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; estrema destra</title>
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		<title>Estremisti di destra cercano di bruciare vivo un giovane in Venezuela</title>
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		<pubDate>Tue, 23 May 2017 00:39:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il ministro di Comunicazione ed Informazione del Venezuela, Ernesto Villegas, denunciò il tentativo di assassinio contro un giovane che è stato bruciato vivo in una manifestazione violenta organizzata dall’estrema destra venezuelana sabato scorso. In un messaggio pubblicato attraverso la rete sociale di Twitter, Villegas ha fatto conoscere che un gruppo di manifestanti ha dato intenzionalmente fuoco ad una persona, e che risultò con scottature in più del 70% del suo corpo, un atto che qualificò come “fascismo inoculato”.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9990" alt="hombre-quemado-en-venezuela-580x326" src="/files/2017/05/hombre-quemado-en-venezuela-580x326.jpg" width="580" height="326" />Il ministro di Comunicazione ed Informazione del Venezuela, Ernesto Villegas, denunciò il tentativo di assassinio contro un giovane che è stato bruciato vivo in una manifestazione violenta organizzata dall’estrema destra venezuelana sabato scorso.  </strong></p>
<p>In un messaggio pubblicato attraverso la rete sociale di Twitter, Villegas ha fatto conoscere che un gruppo di manifestanti ha dato intenzionalmente fuoco ad una persona, e che risultò con scottature in più del 70% del suo corpo, un atto che qualificò come “fascismo inoculato”.</p>
<p>Il macabro fatto è accaduto nei paraggi della piazza Altamira, nel municipio Chacao che dal principi del passato mese di aprile è lo scenario scelto da gruppi dell&#8217;estrema destra oppositrice per imporre la violenza in questa nazione sud-americana.</p>
<p>Il programma La Hojilla che trasmette il canale Venezuelana di Televisione, riprodusse un video dove si mostra ad una torba di manifestanti conservatori colpendo selvaggiamente un giovane che poi viene spruzzato con benzina e gli viene dato fuoco, dopo averlo accusato di essere simpatizzante del chavismo.</p>
<p>Immediatamente, il governo bolivariano decise di trasportare il giovane aggredito ad un centro medico specializzato.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Marco Bello/ Reuters</p>
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		<title>Maduro annuncia cattura dei capi delle bande armate in Venezuela</title>
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		<pubDate>Thu, 04 May 2017 23:57:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il presidente venezuelano, Nicolas Maduro, confermò oggi che sono stati arrestati quattro capi delle bande armate che operano all'est di Caracas, vincolate alle proteste violente che organizza l'estrema destra oppositrice in questa nazione sud-americana. Maduro precisò che furono anche sequestrate armi e bombe, usate da questi gruppi criminali organizzati per realizzare atti vandalici che cercano di destabilizzare la società venezuelana.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9942" alt="nicolas-maduro-venezuela-580x330" src="/files/2017/05/nicolas-maduro-venezuela-580x330.jpg" width="580" height="330" />Il presidente venezuelano, Nicolas Maduro, confermò oggi che sono stati arrestati quattro capi delle bande armate che operano all&#8217;est di Caracas, vincolate alle proteste violente che organizza l&#8217;estrema destra oppositrice in questa nazione sud-americana.  </strong></p>
<p>Maduro precisò che furono anche sequestrate armi e bombe, usate da questi gruppi criminali organizzati per realizzare atti vandalici che cercano di destabilizzare la società venezuelana.</p>
<p>In contatto telefonico durante un&#8217;attività del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) che si sviluppò nel Parque Central, a Caracas e trasmessa dal canale Venezuelana di Televisione (VTV), il mandatario precisò che si stanno smembrando importanti bande che dirigono il terrorismo armato contro le leggi dello Stato e la società venezuelana.</p>
<p>“Bisogna fare giustizia, è una battaglia complessa, difficile (&#8230;) ma la nostra patria non ce la toglie nessuno, la nostra patria appartiene al nostro popolo”, enfatizzò il capo di Stato.</p>
<p>Spiegò che ordinò anche che si attivino operazioni di ricerca dei gruppi armati “che si sono sollevati in armi contro la Repubblica e contro il popolo”.</p>
<p>“È sorto, dalle file dell&#8217;opposizione e lo denuncio al mondo, un terrorismo armato fascista, antipopolare, che ha alzato le sue armi contro la Repubblica, e la Repubblica ha il diritto di difendersi dal terrorismo e ci difenderemo dal terrorismo”, sottolineò Maduro.</p>
<p>Enfatizzò che “di fronte alle azioni sulla strada generate nelle ultime settimane da gruppi di scontro incoraggiati dai settori dell&#8217;opposizione e che ha lasciato un saldo di 29 morti e più di 400 feriti, il cammino è la Costituente”.</p>
<p>“Continuiamo a preparare il nostro popolo per andare ad un bel processo di rinascita e di nascita della leadership popolare (&#8230;) che rappresenti lo spirito profondo di cambiamento del popolo e lo spirito profondo della pace”, ha concluso il leader bolivariano.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>Foto: @PresidencialVen/ Twitter</p>
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		<title>La destra cerca di dare un golpe in Venezuela, afferma sindaco socialista</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Apr 2017 00:48:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il sindaco del municipio Libertador, di questa capitale, Jorge Rodriguez, denunciò che l'opposizione venezuelana con l'appoggio della destra internazionale, riprese negli ultimi mesi azioni con cui pretende dare un golpe soffice contro Venezuela. Durante la trasmissione ieri sera del programma La Politica sul Divano che trasmette Venezuelana di Televisione, Rodriguez assicurò che il tentativo di approvare in forma illegale un documento interventista contro Venezuela nell'Organizzazione degli Stati Americani (OSA), è una dimostrazione dei nuovi piani della destra internazionale. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9859" alt="jorge-rodriguez-gomez" src="/files/2017/04/jorge-rodriguez-gomez.jpg" width="580" height="386" />Il sindaco del municipio Libertador, di questa capitale, Jorge Rodriguez, denunciò che l&#8217;opposizione venezuelana con l&#8217;appoggio della destra internazionale, riprese negli ultimi mesi azioni con cui pretende dare un golpe soffice contro Venezuela.</strong></p>
<p>Durante la trasmissione ieri sera del programma La Politica sul Divano che trasmette Venezuelana di Televisione, Rodriguez assicurò che il tentativo di approvare in forma illegale un documento interventista contro Venezuela nell&#8217;Organizzazione degli Stati Americani (OSA), è una dimostrazione dei nuovi piani della destra internazionale.</p>
<p>“Prima erano golpe brutali, invasioni e bombardamenti, ora sono golpe soffici che per questo motivo non smettono di essere molto pericolosi, molto crudeli e non smettono di essere assassini dei sogni del popolo e delle vite umane”.</p>
<p>Inoltre, il dirigente del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) precisò che la destra venezuelana ricorre alle cinque tattiche dei golpi soffici, teoria del politico Gene Sharp, che espone nelle sue pubblicazioni più di 100 forme “non violente” per abbattere un governo, attraverso mezzi non convenzionali.</p>
<p>“In primo luogo, azioni non violente per generare malessere, (&#8230;) la guerra economica, la fila nei supermercati, tutto il processo per accaparrare gli alimenti che abbiamo avuto per due anni 2015, 2016, la guerra del pane che fallì coi CLAP (Comitati Locali di Fornitura e Produzione), tutto questo processo di nascondere gli alimenti al popolo”, spiegò.</p>
<p>“In secondo luogo -aggiunse il sindaco socialista -, la destra cerca appoggio di supposte Organizzazioni Non Governative (ONG) finanziate dal Dipartimento di Stato nordamericano, per creare una campagna mediatica di discredito contro la nazione e denunciare false violazioni dei diritti umani”.</p>
<p>“Dopo, cercano di violentare le strade per lottare per un supposto recupero della libertà”. “Quello che succede è che non hanno potuto (&#8230;) ogni volta hanno meno gente dalla loro parte”, disse.</p>
<p>“Questi settori spingono azioni violente sulle strade, per mantenere un ambiente di ingovernabilità e con ciò materializzare la quinta tappa che sarebbe letteralmente un golpe di Stato”.</p>
<p>“Questo è quello che abbiamo visto nelle ultime settimane”, disse Rodriguez che segnalò che “la destra attiverà piani violenti, davanti ai quali il popolo deve mantenersi mobilitato con coscienza”, allertò.</p>
<p>“Stiamo notando una profonda disperazione nella destra venezuelana ed anche nella destra mondiale”, ha concluso il dirigente bolivariano.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Lottare, vincere, cadere, rialzarsi. Fino all’ultimo giorno</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2016/09/05/lottare-vincere-cadere-rialzarsi-fino-allultimo-giorno/</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Sep 2016 02:35:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vorrei riflettere su quello che sta succedendo nel continente. Non viviamo un buon momento. Non è nemmeno un momento terribile. Però assistiamo sicuramente a una fase di svolta storica. C’è chi ne parla come di un regresso, e di un’avanzata invece delle forze restauratrici. È vero che in questo ultimo anno, dopo dieci anni di lavoro intenso, di diffusione sul territorio dei governi progressisti e rivoluzionari, questo cammino si è fermato, in alcuni casi ha fatto passi indietro e in altri è in forse la sua stessa continuità. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_9493" style="width: 500px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-9493" alt="Alvaro Garcia Linera" src="/files/2016/09/Linera.jpg" width="500" height="317" /><p class="wp-caption-text">Alvaro Garcia Linera</p></div>
<p><strong>Vorrei riflettere su quello che sta succedendo nel continente. Non viviamo un buon momento. Non è nemmeno un momento terribile. Però assistiamo sicuramente a una fase di svolta storica. C’è chi ne parla come di un regresso, e di un’avanzata invece delle forze restauratrici. È vero che in questo ultimo anno, dopo dieci anni di lavoro intenso, di diffusione sul territorio dei governi progressisti e rivoluzionari, questo cammino si è fermato, in alcuni casi ha fatto passi indietro e in altri è in forse la sua stessa continuità. Compito di un rivoluzionario è analizzare freddamente la cosa, studiare il campo di battaglia, per dirla in termini militari, senza nascondersi nulla, perché è solo a partire da un’analisi lucida che si potranno trovare le forze reali, concrete per il progresso futuro.</strong></p>
<p>Non c’è dubbio che siamo di fronte a una contrazione territoriale nell’avanzamento dei governi progressisti. Lì dove le forze conservatrici hanno trionfato, è in atto un accelerato processo di ricostituzione delle vecchie élite degli anni ’80 e ’90, le quali vogliono riprendere in mano il controllo della gestione dello Stato. A livello culturale c’è il tentativo sfrontato, da parte dei mezzi di comunicazione, delle Ong, degli intellettuali organici della destra, di sminuire, di mettere in dubbio, di porre in discussione l’idea e il progetto di cambiamento e di rivoluzione.</p>
<p>Tutti insieme rivolgono il loro attacco a quello che possiamo considerare come il decennio virtuoso dell’America latina. Da oltre dieci anni il continente ha vissuto, in modi diversi e plurali, quali più quali meno radicali, ma tutti orientati verso la stessa direzione, gli anni di maggiore autonomia e costruzione di sovranità che sia dato ricordare dalla fondazione degli Stati nel XIX secolo.</p>
<p>Quattro cose che hanno caratterizzato il decennio virtuoso dell’America latina</p>
<p>Per prima cosa l’ambito politico: l’ascesa del sociale e delle forze popolari nell’assunzione del controllo del potere dello Stato. Il vecchio dibattito teorico del principio del secolo, se cioè sia possibile cambiare il mondo senza prendere il potere, è superato nella pratica dalla presa in carico del controllo dello Stato da parte dei settori popolari. Questi si trasformano in deputati, parlamentari, senatori, assumono una funzione pubblica, si mobilitano, fanno retrocedere le politiche neoliberiste, prendono su di sé la gestione dello Stato, modificano le politiche pubbliche, modificano i bilanci, e in dieci anni assistiamo a quel che potremmo definire la presenza dell’elemento popolare, dell’elemento plebeo, di svariate classi sociali, nella gestione dello Stato.</p>
<p>Assistiamo parimenti, in questo decennio, a un rafforzamento della società civile:  crescono nei più diversi ambiti, ciascuno con la propria ricchezza, i sindacati, le organizzazioni di categoria, i rappresentanti delle realtà locali e dei quartieri, gli studenti e le associazioni. Si squarciano le tenebre della notte neoliberista fatte di apatia e di finta democrazia, una potente società civile si costituisce per far fronte, congiuntamente ai nuovi Stati latino-americani, ai compiti dell’oggi.</p>
<p>In ambito sociale, stiamo assistendo a una vigorosa redistribuzione della ricchezza. In contro-tendenza rispetto alle politiche di estrema concentrazione della ricchezza che avevano fatto del continente latinoamericano uno dei più ingiusti del mondo, a partire dagli anni 2000 sotto la guida dei governi progressisti e rivoluzionari abbiamo assistito a un fenomenale processo di ridistribuzione della ricchezza. È una dinamica che sta conducendo all’ampliamento delle classi medie, non nel senso sociologico del termine bensì nel senso della loro capacità di consumo. In questo modo l’America latina sta portando avanti la limitazione delle disuguaglianze sociali, come mai era stato possibile nei cento anni precedenti.</p>
<p>In campo economico, con maggiore o minore intensità, ciascun governo degli Stati sta sperimentando proposte post-neoliberiste nella gestione dell’economia. Non sono ancora proposte socialiste, stiamo parlando di proposte post-neoliberiste che consentano allo Stato di riappropriarsi in maniera determinata del proprio ruolo di protagonista.</p>
<p>Riguardo alla politica estera si sta realizzando quella che potremmo definire informalmente un’internazionale progressista e rivoluzionaria a livello continentale. Lula, Kirchner, Correa, Evo e Chavez hanno costituito quello che si potrebbe definire una specie di comitato centrale di un’internazionale latino-americana che consentirà passi giganteschi in direzione della nostra piena indipendenza, e farà sorgere un’integrazione propria dei latinamericani, senza gli Stati uniti, senza la necessità di tutele né di padrini.<br />
lula chavez evo correa</p>
<p>Chavez, Morales, Lula, Correa</p>
<p>Tuttavia bisogna guardare in faccia la realtà e riconoscere che, negli ultimi mesi, questo processo di diffusione e di espansione territoriale dei governi progressisti  e rivoluzionari è andato scemando. C’è un ritorno dei settori di destra, in Paesi importantissimi e decisivi del continente, con il pericolo che, in altri Paesi ancora, la destra riprenda il controllo. È importante che ci chiediamo il perché.</p>
<p>È evidente che la destra sempre tenterà di sabotare i processi progressisti. Per loro si tratta, oltreché che di sopravvivenza politica, di una questione legata alla lotta per l’appropriazione delle eccedenze economiche. Ma è anche importante che riflettiamo sulle cose che noi non abbiamo fatto bene, che riconosciamo quei limiti che hanno permesso, o potrebbero permettere, che la destra riprenda l’iniziativa.</p>
<p>Io evidenzierei cinque problemi che si sono presentati durante il decennio virtuoso.</p>
<p>Una prima criticità è rappresentata dalle contraddizioni nell’ambito del quadro economico. Mi pare che abbiamo dato poca importanza alla questione dell’economia all’interno dei processi rivoluzionari. Quando si è all’opposizione non si gestisce nulla. Si lancia un progetto di Paese, si diffonde una proposta, ma non si gestisce alcunché. Chi è all’opposizione lancia un appello al popolo in termini di proposte, iniziative e suggerimenti. Ma quando ci si fa Stato, l’economia acquisisce un’importanza decisiva. E non sempre i governi progressisti hanno compreso l’importanza decisiva che l’economia riveste nella gestione di governo. È lì dove ci giochiamo il nostro destino. Se non vengono soddisfatti certi requisiti di base, ogni discorso è a zero. Il discorso dovrà essere molto positivo, può creare aspettative collettive positive, ma sulla base materiale  della soddisfazione minima di condizioni necessarie. In mancanza di ciò ogni discorso, per quante speranze possa creare, svanisce al cospetto della base economica.</p>
<p>Una seconda criticità. Alcuni governi rivoluzionari hanno adottato misure che hanno pregiudicato il blocco rivoluzionario e dato più forza al blocco conservatore. È vero che un governo deve governare per tutti, è la ragion d’essere dello Stato. Ma governare per tutti non significa consegnare tutte le risorse o prendere decisioni tali che, pur di soddisfare tutti, debilitano la base sociale dalla quale nasci, quella che ti sostiene, quella composta dai soli che, alla fine dei conti, scenderanno in strada per appoggiarti nei momenti di difficoltà. Come sciogliere questa contraddizione? Bisogna governare per tutti, avere riguardo per tutti, ma in primo luogo, ora e per sempre (come dice la Chiesa cattolica), individuando un’opzione preferenziale e prioritaria a favore dei lavoratori, dei cittadini, dei contadini. Non possiamo contemplare nessun tipo di politica economica che lasci ai margini le masse popolari. Se facciamo una cosa del genere, magari nel tentativo di neutralizzare la destra o di conquistare il suo appoggio, commettiamo un errore, perché la destra non è mai leale.</p>
<p>I governi progressisti e rivoluzionari hanno rappresentato, con un grado di maggiore o minore radicalità a seconda dei Paesi presi in considerazione, una crescita nel potere di lavoratori, contadini, operai, donne, giovani. Ma ha vita corta quel potere politico che non sia accompagnato dal potere economico dei settori popolari, poiché ci troveremmo di fronte alla solita contraddizione irresolubile: il potere politico in mano ai lavoratori, il potere economico in mano degli imprenditori o dello Stato.</p>
<p>Questo secondo problema che stiamo analizzando ha il volto della ridistribuzione della ricchezza in assenza di socializzazione della politica. La maggior parte delle misure che abbiamo adottato hanno favorito le classi subalterne. C’è un’espansione della classe media e della capacità di consumo dei lavoratori, unita a un maggior riconoscimento dei diritti irrinunciabili. Ma tutto ciò è avvenuto senza la necessaria socializzazione della politica, senza la conquista del senso comune. Avremo creato una nuova classe media, con capacità di consumo ma portatrice del vecchio senso comune di impronta conservatrice.</p>
<p>Non c’è vera rivoluzione, non c’è consolidamento del processo rivoluzionario se manca una profonda rivoluzione culturale. E in questo siamo indietro: non abbiamo sottratto alla destra l’iniziativa, essa ancora controlla università e fondazioni, case editrici, reti sociali, pubblicazioni, che fanno l’insieme dei meccanismi contemporanei di costruzione del senso comune.</p>
<p>Il terzo problema risiede in una debole riforma morale. È evidente che la corruzione corrode la società. I neoliberisti sono l’esempio di una corruzione istituzionalizzata, nel momento in cui hanno legato mani e piedi la cosa pubblica per farne una cosa privata. Le privatizzazioni sono state l’esempio più scandaloso, più immorale di corruzione generalizzata. Abbiamo lottato contro tutto questo, ma non basta. Non è stato sufficiente. È importante che, così come diamo l’esempio nel restituire la res publica, le risorse pubbliche, i beni pubblici in quanto beni di tutti, al tempo stesso sul piano personale e individuale ogni compagno deve aver cura di non abbandonare mai l’umiltà, la semplicità, l’austerità e la trasparenza.</p>
<p>Un quarto elemento, che non definirei di debolezza, è legato alla continuità della leadership nei regimi democratici. Quando trionfa una rivoluzione armata, la cosa è facile, perché la rivoluzione riesce a farla finita, quasi fisicamente, con i settori conservatori. Ma nelle rivoluzioni democratiche si deve convivere con l’avversario. Lo hai sconfitto sul piano del discorso, elettoralmente, politicamente, moralmente, però continua a essere il tuo avversario. È la democrazia. E le Costituzioni fissano dei limiti per l’elezione degli incarichi apicali. Come si risolve la questione della continuità della leadership? Si dirà: per vocazione populisti e socialisti seguono dei caudillos. Ma ogni vera rivoluzione esprime lo spirito dell’epoca e se ci affidassimo completamente alle istituzioni, non potremmo parlare di rivoluzione. Nessuna rivoluzione palpita nelle istituzioni. Probabilmente non c’è vera rivoluzione senza leader né caudillos, dove un ruolo importante è giocato dalla soggettività delle persone. Ma il problema è come garantire continuità al processo, tenendo conto che ci sono dei limiti costituzionali per un leader. Questa è una grande discussione, non facile da dirimere. Io non ho la risposta. Risiede forse lì l’importanza delle leadership collettive, di lavorare su leadership collettive, che permettano la continuità dei processi in ambito democratico. Ma a volte neanche questo è sufficiente.</p>
<p>Infine, una quinta debolezza è data dalla fragile integrazione economica continentale. Abbiamo avanzato molto bene quanto a integrazione politica, ma l’integrazione economica è molto più difficile. Perché ogni governo quello che vede è il suo spazio geografico, la sua economia, il suo mercato, e quando dobbiamo leggere gli altri mercati ecco che sorgono dei limiti. Uno parla, ma quando si deve vedere la bilancia dei pagamenti, gli investimenti, la tecnologia, le cose rallentano. Questa è la grande questione. Sono un sostenitore dell’idea che l’America latina potrà diventare padrona del suo destino nel XXI secolo solo se riesce a costituirsi in una specie di Stato continentale, multinazionale, che rispetti la struttura nazionale degli Stati, ma che al tempo stesso, accanto al rispetto delle strutture locali e nazionali, abbia un secondo livello di ordine finanziario, economico, culturale, politico e commerciale.</p>
<p>La destra vuole riprendere l’iniziativa. E in alcune situazioni ci è riuscita approfittando di alcune di queste debolezze. Non dobbiamo spaventarci, non dobbiamo essere pessimisti di fronte al futuro. Marx, nel 1848, quando analizzava i processi rivoluzionari, sempre parlava della rivoluzione come di un processo a ondate. Non ha mai pensato alla rivoluzione come un processo lineare verso l’alto. Un’ondata, un’altra ondata, e la seconda ondata avanza più in là della prima, e la terza più in là della seconda. Voglio pensare che siamo di fronte alla fine della prima ondata. E sta arrivando il riflusso. Ci vorranno settimane, ci vorranno mesi, ci vorranno anni, ma è chiaro che, visto che si tratta di un processo, ci sarà una seconda ondata, e quello che dobbiamo fare è prepararci, dibattendo su ciò che abbiamo fatto male nella prima ondata, in cosa abbiamo sbagliato, dove abbiamo commesso errori, che cosa mancava da fare, in modo che, quando arriva la seconda ondata, e prima è meglio sarà, i processi rivoluzionari continentali possano arrivare molto più in là, molto più in alto di quanto abbiano fatto nella prima ondata.</p>
<p>Ci toccano tempi difficili, ma per un rivoluzionario i tempi difficili sono pane per i suoi denti. Viviamo di questo, dei tempi difficili, di questo ci nutriamo. Il decennio d’oro del continente non è stato gratis. È stata la lotta dal basso che ha dato luogo al ciclo rivoluzionario. Non è caduta dal cielo questa prima ondata. Portiamo nel corpo le cicatrici e le ferite delle lotte degli anni Ottanta e Novanta. E se oggi, sia pure temporaneamente, dobbiamo tornare a quelle lotte, ben vengano. Per questo si è rivoluzionari.</p>
<p>Lottare, vincere, cadere, rialzarsi, lottare, vincere, cadere, rialzarsi. Fino all’ultimo dei nostri giorni, questo è il nostro destino.</p>
<p>di Álvaro García Linera, vicepresidente della Bolivia</p>
<p>dalla pagina di Rifondazione Comunista</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Leopoldo López condannato a 13 anni e 9 mesi: giustizia è fatta</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Sep 2015 19:43:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Fai attenzione ai mezzi di comunicazione, perché se non sarai prevenuto, costoro ti faranno amare l’oppressore e odiare l’oppresso”, ebbe a scrivere Malcom X, il grande attivista nero assassinato il 21 febbraio 1965 all’interno del terrorismo di Stato statunitense contro la comunità afroamericana negli USA. Orbene, quando leggiamo articoli come quello di Massimo Cavallini sul “Fatto Quotidiano” dell’11 settembre 2015 in merito alla condanna di 13 anni e 9 mesi al fascista e golpista reo confesso Leopoldo Lopez, non possiamo fare a meno di constatare come la suddetta frase di Malcom X si addica proprio a questo genere di giornalisti salariati, che cercano di far “amare l’oppressore e odiare l’oppresso”. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-8901" alt="" src="/files/2015/09/leopoldo-lopez_machado.jpg" width="300" height="193" /><strong>“Fai attenzione ai mezzi di comunicazione, perché se non sarai prevenuto, costoro ti faranno amare l’oppressore e odiare l’oppresso”, ebbe a scrivere Malcom X, il grande attivista nero assassinato il 21 febbraio 1965 all’interno del terrorismo di Stato statunitense contro la comunità afroamericana negli USA.</strong></p>
<p>Orbene, quando leggiamo articoli come quello di Massimo Cavallini sul “Fatto Quotidiano” dell’11 settembre 2015 in merito alla condanna di 13 anni e 9 mesi al fascista e golpista reo confesso Leopoldo Lopez, non possiamo fare a meno di constatare come la suddetta frase di Malcom X si addica proprio a questo genere di giornalisti salariati, che cercano di far “amare l’oppressore e odiare l’oppresso”. Costui infatti accusa di “processo farsa” e di “condanna farsa” il potere giudiziario di un paese sovrano riconosciuto dalle Nazioni Unite. Egli, parla di un paese all’orlo del baratro, quando, invece, sappiamo che il Venezuela è stato premiato dalla FAO per aver debellato completamente il problema della fame in Venezuela; senza poi menzionare tutte le missioni e progetti sociali che hanno ridato speranza ad una popolazione – quella venezuelana – che nella sua maggioranza, fino a prima del trionfo rivoluzionario di Chávez nel 1999, si trovava relegata ai margini della società.</p>
<p>Il giornalista, inoltre, si lascia andare a giudizi di valore fuori luogo e fuori da ogni realtà quando afferma che: “il governo bolivariano – oggi guidato da Nicolás Maduro, figlio ed apostolo di Hugo Chávez- s’è rivelato del tutto incapace, non solo di governare un Paese trascinato sull’orlo dello sfascio economico, politico e morale, ma anche di allestire un’appena decente (decente nel senso di non totalmente grottesca) parodia di giustizia”. Ora, tali affermazioni sono false. Maduro – come sappiamo – si sta dimostrando un ottimo successore di Chávez, se pensiamo alla politica interna e internazionale che sta portando avanti assieme alla collaborazione del popolo venezuelano e mediante accordi che stanno rafforzando il progetto bolivariano e martiano di una Patria Grande in “Nuestra América”.</p>
<p>Da quando Maduro è al governo, non è di certo mancato l’ampliarsi della guerra di “Quarta Generazione” contro il processo rivoluzionario. Questo lo si evince se pensiamo alle campagne mediatiche in corso contro il governo di Maduro; se pensiamo alla guerra economica, alla guerra psicologica e culturale; al paramilitarismo e alle “guarimbas”, che hanno portato il paese andino-amazzonico al limite di una guerra a “bassa intensità”, e che se non si è conclusa in un colpo di stato o in una guerra civile, è dovuto alla grande capacità politica e umana del primo presidente operaio di “Nuestra América”, il Compagno Nicolás Maduro. Un Nicolás Maduro, che ha saputo raccogliere e rafforzare la bandiera dell’unità civico-militare ereditata dal Comandante Eterno Hugo Chávez.</p>
<p>Le accuse di “processo farsa” e di “condanna farsa” palesano il ridicolo, se non fosse che tali considerazioni vanno inserite all’interno di una campagna di odio orchestrata dalle agenzie dell’impero con sede a Washington. Non è un caso, infatti, che l’articolo di Cavallini è un vero e proprio “copia e incolla” di altri articoli “spazzatura” della stampa allineata agli interessi di stato statunitensi (BBC, el Pais, El Mundo, etc) e che cercano di “far amare l’oppressore”: l’imperialismo yankee e i suoi accoliti, e “odiare l’oppresso”: i popoli e i governi che oggi stanno dimostrando all’opinione pubblica internazionale che uscire dalla crisi del capitale è possibile solo nella costruzione del socialismo del XXI secolo; attraverso la realizzazione di quello che i popoli e i governi membri dell’ALBA-TCP definiscono – a ragione – come “Nuestros Socialismos” (al piurale, perché basato sulle proprie condizioni oggettive e soggettive presenti nelle diverse nazioni).</p>
<p>Ma chi è Leopoldo Lopez? Questo fascista e golpista reo confesso, che suddetto giornalista italiano lo disegna come un “paladino della libertà”, un “oppresso”, un “combattente per la libertà”?</p>
<p>Lopez, di cittadinanza venezuelana, è il capo dell’organizzazione di estrema destra “Voluntad Popular”, gruppo che non ha mai nascosto le proprie simpatie per altri gruppi di estrema destra che nel passato non troppo remoto, durante gli anni delle dittature militari fasciste e dell’Operazione Condor in America Latina, si sono macchiati dei peggiori crimini contro l’umanità; da quando è finita la seconda guerra mondiale. Per fare un confronto con l’Italia potremmo dire che Voluntad Popular rappresenta la stessa forza politica che allora ha rappresentato l’MSI in Italia.</p>
<p>Le attività di Leopoldo Lopez hanno inizio negli anni Novanta del secolo passato quando costui intraprende un percorso di studi nel Kennedy School of Government dell’Università di Harvard, un Centro di alti studi strategici e militari finanziato e diretto dalla Agenzia Centrale di Intelligence statunitense(CIA). Fu allora che Lopez conobbe il generale David Petraeus, che successivamente si è scoperto essere un agente della CIA.</p>
<p>Nel 2002, in seguito all’addestramento ricevuto da quella accozzaglia di spie e assassini che sono la CIA, lo vediamo dirigere le proteste che provocarono decine di morti innocenti, propiziando il colpo di stato contro il governo rivoluzionario e bolivariano di Hugo Chávez. Sempre i quei giorni, si fece conoscere per l’assedio contro l’Ambasciata della Repubblica di Cuba a Caracas.</p>
<p>Nonostante un’amnistia ricevuta nel 2007, Lopez rimarrà al centro dell’attenzione, per l’ingente e cospicuo furto di fondi da PDVSA, attraverso “Primero Justicia”, il Partito di cui è stato il dirigente principale.</p>
<p>Leopoldo Lopez non ha mai nascosto il suo interesse a diventare presidente della Repubblica, qualcosa che non è un reato in Venezuela, non fosse altro che, per ottenere tale obiettivo e di fronte all’incapacità di fare breccia nella maggioranza della popolazione venezuelana, decideva di costituire un “patto criminale” con l’estrema destra narco-paramilitare colombiana e nella fattispecie con Alvaro Uribe, accusato non poche volte per i suoi stretti legami con le Autodefensas Unidas de Colombia che, al contrario di essere state smantellate durante il suo governo, hanno trovato riparo giuridico dietro alla sua “mano dura” contro il popolo colombiano e il suo “cuore grande” verso i paramilitari.</p>
<p>In un intervista Alvaro Uribe dichiara: “Mi sono riunito con Leopoldo Lopez, un dirigente politico, giovane e ambizioso, con grandi capacità come dirigente politico. Con lui abbiamo delineato la lotta contro il narcotraffico”.Questa intervista risale a quando Uribe era presidente della Colombia.</p>
<p>Ora, bisognerebbe chiedere a Cavallini, che scrive per il “Fatto Quotidiano”, un quotidiano che fa della “lotta contro la corruzione” il suo cavallo di battaglia, perché mai un presidente della Repubblica di una nazione come la Colombia si riuniva con il capo dell’opposizione – di una opposizione per di più golpista e immischiata nel narcotraffico – e non con il governo eletto democraticamente e costituzionalmente presente in Venezuela, per parlare di lotta contro il narcotraffico? Cosa direbbe un qualsivoglia governo italiano, se il presidente di un paese amico si incontrasse con i capi della mafia per parlare di lotta contro il narcotraffico, per esempio?</p>
<p>Risulta evidente che leggendo l’articolo di Cavallini, chi stia muovendo un “giudizio farsa” non è il potere giudiziario venezuelano, ma, semmai, il giornalista italiano, che al posto di provare ad analizzare senza pregiudizi ideologici la complessa situazione oggi in corso in Venezuela, ha preferito dare addito alle fanzine di una certa stampa internazionale allineata alla guerra non convenzionale in corso contro il Venezuela e contro tutti i Paesi membri dell’ALBA-TCP, che evidentemente danno fastidio agli interessi economici degli Stati Uniti nell’emisfero occidentale, dove l’America Latina è sempre stata considerata dai governi statunitensi come il proprio “<em>Patio Trasero</em>” (Giardino di casa).</p>
<p>Un altro colpo contro la credibilità del giornalismo italiano.</p>
<p>di Alessandro Pagani</p>
<p>da albainformazione.com</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L’estrema destra percorre l’Europa</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 20:21:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[estrema destra]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>

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		<description><![CDATA[L’estrema destra si è rafforzata in Europa negli ultimi dieci anni. Ciò che al principio sembrava una sorpresa, ossia l’ingresso di Jörg Haider nel Governo Austriaco nel 2000, si è convertito in un abito. L’ultimo spauracchio, Aurora Dorata in Grecia, un partito i cui membri  assicurano di non essere nazisti nonostante gli assomiglino moltissimo.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_4339" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><strong><img class="size-full wp-image-4339" src="/files/2012/05/simpatizantes-de-aurora-dorada-griego-de-extrema-derecha-celebran-su-resultado-electoral-efe.jpg" alt="Simpatizzanti di Aurora Dorata, celebrando la vittoria elettorale" width="300" height="250" /></strong><p class="wp-caption-text">Simpatizzanti di Aurora Dorata, celebrando la vittoria elettorale</p></div>
<p>L’estrema destra si è rafforzata in Europa negli ultimi dieci anni.</strong><br />
Ciò che al principio sembrava una sorpresa, ossia l’ingresso di Jörg Haider nel Governo Austriaco nel 2000, si è convertito in un abito.<br />
L’ultimo spauracchio, Aurora Dorata in Grecia, un partito i cui membri  assicurano di non essere nazisti nonostante gli assomiglino moltissimo.<br />
Questa mattina, in una conferenza stampa di Jose Manuel Durao Barroso e Olli Rehn, una giornalista ha chiesto al Presidente della Commissione Europea se in Europa sono permessi i partiti neonazisti. Barroso ha risposto che ogni stato membro ha le proprie leggi in materia, nonostante ciò la Commissione non esiterà a utilizzare tutte le risorse in suo possesso per evitarlo.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>GRECIA</strong></p>
<p>L’ultimo partito di estrema destra che è nato si chiama Aurora Dorata ed è passato dallo 0,2% al 7% la scorsa domenica.<br />
Con questa percentuale ha ottenuto 21 seggi.<br />
Il suo discorso antieuropeo e antimigratorio ha abbassato i toni in un momento in cui i partiti tradizionali cedono dinanzi alle esigenze della troica comunitaria pur di vedere approvato il piano di recupero finanziario.</p>
<p><strong>FRANCIA</strong></p>
<p>Marina Le Pen ottenne un risultato storico lo scorso 22 aprile nel primo turno delle presidenziali francesi. L’impatto questa volta è stato minore rispetto a quello provocato da suo padre Jean-Marie Le Pen, che riuscì a passare al primo turno nel 2002 dopo la debacle dei socialisti. In ogni modo, la percentuale stavolta (17.9) è superiore rispetto al 2002 (16.86).<br />
Alla luce di questo Marine Le Pen ha già deciso di ribattezzare il Fronte Nazionale con il nome “Rassemblement Blue Marine”  con cui prevede di mettersi alla guida della destra francese nelle legislative di giugno approfittando la sconfitta del partito di Sarkozy, Unione per un Movimento Popolare.</p>
<p><strong>OLANDA</strong></p>
<p>Il partito per le libertà di Geert Wilders smise di appoggiare la coalizione di liberali e democristiani capeggiata da Mark Rutte – che dovette presentare le proprie dimissioni – lo scorso 22 aprile a causa del suo no ai tagli necessari per risanare il deficit che esige il Patto di Stabilità. Le prossime elezioni si svolgeranno a settembre. Allora si vedrà se l’opposizione di Wilders alla politica sui tagli gli darà dei risultati. Il Partito della libertà raggiunse il terzo posto dopo i comizi del 2010 con un discorso totalmente xenofobo.</p>
<p><strong>AUSTRIA</strong></p>
<p>Heinz-Christian Strache, successore del defunto Jörg Haider, ha rivitalizzato il partito comparando gli attacchi che riceve alla persecuzione dei nazisti contro gli Ebrei. Lo scontento per la coalizione dei socialdemocratici e i conservatori lo colloca nei sondaggi al primo o al secondo posto rispetto alle elezioni del prossimo anno.<br />
Nell’ottobre del 2010 il suo Partito della Libertà ottenne un gran risultato grazie al discorso contro il velo e la costruzione delle moschee. Due mesi prima della morte di Haider, nel mese di ottobre del 2008, il suo partito aveva ottenuto il 10,7% dei voti nelle elezioni legislative.</p>
<p><strong>NORVEGIA</strong></p>
<p>I sondaggi realizzati in autunno assegnano una percentuale dell’ 11,4% al Partito del Progresso di Siv Jensen che nel 2009 conseguì il 23% dei voti nelle elezioni nazionali, un vero e proprio record in un paese di grande tradizione socialdemocratica. Il doppio attentato di Anders Behring Breivik, che nel mese di Luglio del 2011 assassinò 69 persone nel centro di Oslo e l’Isola di Utoya, ha pregiudicato fortemente questo partito, investito anche da scandali di tipo sessuale.</p>
<p><strong>SVIZZERA</strong></p>
<p>Il partito di estrema destra Partito Popolare Svizzero è passato dall’essere un partito piccolo e contadino a diventare il maggior gruppo politico grazie alla sua campagna aggressiva contro l’ immigrazione ed i membri dell’Unione Europea.<br />
Nonostante abbia perso terreno nelle elezioni nazionali l’ex-imprenditore Christoph Blocher ne ha ravvivato la posizione costringendo il direttore del Banco Centrale, Hildebrand, a dimettersi.</p>
<p><strong>REGNO UNITO</strong></p>
<p>Le ultime elezioni municipali hanno fatto perdere al Partito Nazionale Britannico 10 dei 12 comuni, fatta eccezione per due nei quali non si svolgevano le elezioni.<br />
La caduta non è così forte se si pensa che si sono presentati meno candidati a causa della mancanza di fondi nelle casse del partito.<br />
Il PNB sorprese tutti nel 2009 raggiungendo il 6,3% dei voti alle elezioni europee servendosi di un presunto razzismo contro i bianchi che, a detta dei membri del partito, stava percorrendo le isole britanniche.</p>
<p><strong>DANIMARCA</strong></p>
<p>I socialdemocratici recuperarono il potere nel mese di settembre del 2011 dopo un decennio di Governo dei liberal-conservatori con il Partito Popolare Danese di estrema destra di Pia Kjaersgaard. Con lui vennero adottate alcune tra le misure più dure contro l’immigrazione, ad esempio nell’ambito dei ricongiungimenti familiari.<br />
I simpatizzanti di estrema destra continuano ad essere i terzo partito con il 12,3%.</p>
<p><strong>SVEZIA</strong></p>
<p>I Democratici Svedesi, capeggiati da Jimmie Åkesson, entrarono per la prima volta in parlamento nel mese di ottobre del 2010 con il 5,7% dei voti che gli consentirono di ottenere 20 seggi.<br />
Il suo discorso contro l’immigrazione piombò in una società dove il 14% della popolazione è straniera ed il 6% è nato in Svezia ma da genitori immigrati.</p>
<p><strong>BELGIO</strong></p>
<p>Il partito fascista e xenofobo Vlaams Belang, separatista fiammingo, raggiunse il 7,6% nelle elezioni del 2010, il peggior risultato nazionale dal 1991, dopo aver sorpreso tutti, con un 12 % nel 2007.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Nelle elezioni presidenziali del mese di gennaio del 2012, Il Partito Degli Autentici Finlandesi, di Timo Soini, ha perso quasi la metà dei voti ottenuti nelle elezioni parlamentari del mese di aprile del 2011 raggiungendo solamente il 9,4%. Il suo discorso è contrario all’Unione Europea ed ai paesi “spreconi” del sud.</p>
<p>foto: EFE</p>
<p>preso da El Pais</p>
<p>traduzione di Paola Flauto</p>
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