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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Ernesto Che Guevara</title>
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		<title>Il Che ai suoi figli: vostro padre è stato un uomo che ha agito secondo le sue convinzioni</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2020 19:40:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[Ernesto Che Guevara]]></category>
		<category><![CDATA[lettera ai figli]]></category>

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		<description><![CDATA[Le ultime lettere scritte dal Che Guevara contengono gli ultimi messaggi di un uomo che abbraccia i suoi cari con fervore rivoluzionario; non costituiscono un addio, in ogni caso, un "Hasta La Victoria Siempre!"]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11759" alt="cartas-che-guevara" src="/files/2020/10/cartas-che-guevara.jpg" width="580" height="326" />Le ultime lettere scritte dal Che Guevara contengono gli ultimi messaggi di un uomo che abbraccia i suoi cari con fervore rivoluzionario; non costituiscono un addio, in ogni caso, un &#8220;Hasta La Victoria Siempre!&#8221;.</strong></p>
<p>Pubblichiamo quella indirizzata ai suoi figli:</p>
<p>&#8220;Ai miei figli</p>
<p>Cari Hildita, Aleidita, Camilo, Celia ed Ernesto:</p>
<p>Se mai leggerete questa lettera, sarà perché non sono più con voi.</p>
<p>Difficilmente vi ricorderete di me, ed i più piccoli non mi ricorderanno per niente.</p>
<p>Vostro padre è stato un uomo che ha agito come pensa e, certamente, è stato fedele alle sue convinzioni.</p>
<p>Crescete come buoni rivoluzionari. Studiate molto per imparare ad usare la tecnologia che ci permette di dominare la natura. Ricordatevi che la Rivoluzione è ciò che importa e che ognuno di noi, da solo, non vale niente. Soprattutto, dovrete essere sempre in grado di sentire profondamente tutte le ingiustizie commesse contro chiunque, in qualsiasi parte del mondo. È la qualità più bella di un rivoluzionario.</p>
<p>Arrivederci, figlioli, spero di rivedervi ancora. Un bacione ed un abbraccio da papà&#8221;.</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-11760" alt="carta_delche_sus_hijos" src="/files/2020/10/carta_delche_sus_hijos.jpg" width="290" height="600" /></p>
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		<title>Che Guevara a Fidel: &#8220;Il mio ultimo pensiero sarà per questo popolo e soprattutto per te&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2020 19:21:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[3 ottobre 1965]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[Ernesto Che Guevara]]></category>
		<category><![CDATA[Fidel Castro]]></category>
		<category><![CDATA[lettera di congedo]]></category>

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		<description><![CDATA[Fidel ha letto poi, in mezzo a un'indescrivibile tensione drammatica, la lettera di addio del Che. Alla fine Fidel ha assicurato: "Chi parla dei rivoluzionari, chi considera i rivoluzionari uomini freddi, uomini insensibili o uomini senza fegato, avrà in questa lettera l'esempio di tutti sentimenti, di tutta la sensibilità, di tutta la purezza che può essere rinchiusa nell'anima di un rivoluzionario”.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11756" alt="Fidel-lee-la-carta-de-despedida-del-Che-1-580x476" src="/files/2020/10/Fidel-lee-la-carta-de-despedida-del-Che-1-580x476.jpg" width="580" height="476" />Il 3 ottobre 1965, durante la presentazione del primo Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba (PCC), Fidel ha letto la lettera di addio del Che Guevara.</strong></p>
<p>&#8220;C&#8217;è un&#8217;assenza nel nostro Comitato Centrale&#8221;, ha detto Fidel, &#8220;di qualcuno che possiede tutti i meriti e tutte le virtù necessarie per ricevere il massimo grado e per farne parte, però, non figura tra i membri del nostro Comitato Centrale&#8221;.</p>
<p>Fidel ha letto poi, in mezzo a un&#8217;indescrivibile tensione drammatica, la lettera di addio del Che. Alla fine Fidel ha assicurato: &#8220;Chi parla dei rivoluzionari, chi considera i rivoluzionari uomini freddi, uomini insensibili o uomini senza fegato, avrà in questa lettera l&#8217;esempio di tutti sentimenti, di tutta la sensibilità, di tutta la purezza che può essere rinchiusa nell&#8217;anima di un rivoluzionario”.</p>
<p>Lettera del Che:</p>
<p>&#8220;Anno dell&#8217;Agricoltura&#8221;<br />
L&#8217;Avana</p>
<p>Fidel:</p>
<p>Ricordo adesso tante cose, di quando ti ho incontrato a casa di Maria Antonia, di quando mi hai chiesto di venire, di tutta la tensione dei preparativi. Un giorno sono passati a chiedere chi doveva essere avvisato in caso di morte e la possibilità reale del fatto ha colpito tutti noi. In seguito abbiamo saputo che era vero, che in una Rivoluzione si trionfa o si muore (se è per davvero). Molti compagni ci hanno lasciato lungo il cammino verso la vittoria.</p>
<p>Oggi tutto ha un tono meno drammatico perché siamo più maturi, ma il fatto si ripete. Sento di aver adempiuto quella parte del mio dovere che mi ha legato alla Rivoluzione Cubana nel suo territorio e mi congedo da te, mi congedo dai miei colleghi, dal tuo popolo che è già il mio.</p>
<p>Mi dimetto formalmente dai miei incarichi alla guida del Partito, dal mio incarico di ministro, dal mio grado di comandante, dalla mia condizione di cubano. Nessun laccio legale mi unisce a Cuba, solo legami di un altro tipo che non possono essere rotti come le nomine.</p>
<p>Se faccio un bilancio della mia vita, credo di aver lavorato con sufficiente onestà e dedizione per consolidare il trionfo rivoluzionario. Il mio unico errore di una certa serietà è non aver avuto più fiducia in te fin dai primi momenti della Sierra Maestra e non aver compreso con sufficiente chiarezza le tue qualità di comandante e di rivoluzionario. Ho vissuto giorni magnifici ed ho sentito al tuo fianco l&#8217;orgoglio di appartenere alla nostra gente nei giorni luminosi e tristi della crisi dei Caraibi. Poche volte uno statista ha brillato più di te a quell&#8217;epoca, sono anche orgoglioso di averti seguito senza esitazione, di essermi identificato con il tuo modo di pensare, di vedere e di apprezzare pericoli e principi.</p>
<p>Altre terre del mondo reclamano l&#8217;aiuto dei miei modesti sforzi. Posso fare ciò che ti è negato dalla tua responsabilità a capo di Cuba ed è giunto il momento di separarci.</p>
<p>Si sappia che lo faccio con un misto di gioia e di dolore, qui lascio la più pura delle mie speranze di costruttore e quello che più amo tra i miei cari… e lascio un popolo che mi ha accolto come un figlio; fatto che lacera una parte del mio spirito. Nei nuovi campi di battaglia porterò la fede che mi hai instillato, lo spirito rivoluzionario del mio popolo, la sensazione di adempiere il più sacro dei doveri: combattere l&#8217;imperialismo ovunque esso sia, questo conforta e guarisce in abbondanza ogni lacerazione.</p>
<p>Ripeto ancora una volta che libero Cuba da ogni responsabilità, tranne da quella che emana il suo esempio. Se l&#8217;ultima ora arriverà per me sotto altri cieli, il mio ultimo pensiero sarà per questo popolo e soprattutto per te. Ti ringrazio per i tuoi insegnamenti ed il tuo esempio a cui cercherò di essere fedele fino alle ultime conseguenze delle mie azioni. Mi sono sempre identificato con la politica estera della nostra Rivoluzione e continuo a farlo. Ovunque mi fermerò, sentirò la responsabilità di essere un rivoluzionario cubano, e come tale agirò. Non lascio ai miei figli ed a mia moglie nulla di materiale e non mi infastidisce: sono contento che sia così. Non chiedo nulla per loro perché lo Stato darà loro quanto basta per vivere ed istruirsi.</p>
<p>Avrei molte cose da dirti e da dire alla nostra gente, ma sento che non sono necessarie, le parole, non possono esprimere ciò che vorrei e non vale la pena consumare delle pagine.</p>
<p>Hasta la Victoria Siempre. Patria o morte!</p>
<p>Ti abbraccio con tutto il fervore rivoluzionario</p>
<p>Che&#8221;</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Fidel Soldado de las Ideas</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-11757" alt="carta-despedida-del-che-a-fidel-580x534" src="/files/2020/10/carta-despedida-del-che-a-fidel-580x534.jpg" width="580" height="534" /></p>
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		<title>CORAGGIOSI: Celia, nipote del Che Guevara, in prima linea di battaglia contro COVID-19 a Cuba</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2020 03:00:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
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		<category><![CDATA[Ernesto Che Guevara]]></category>
		<category><![CDATA[medicina]]></category>

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		<description><![CDATA[Da Facebook c'arrivano queste immagini di Celia, nipote di Ernesto Che Guevara e figlia di Aleida Guevara in piena battaglia contro COVID-19 in uno degli ospedali de L'Avana. “Semplicità e grandezza della Rivoluzione Cubana. Orgoglio di tutti”, dicono i suoi colleghi. Molti nel mondo conoscono la figura ed il pensiero del Che a partire dal trionfo della Rivoluzione cubana ed il lavoro encomiabile ed esemplare che ha svolto, ma a volte appare solo sfumato l'antecedente della sua vocazione intellettuale ed umanista che spiega, in parte, gli obiettivi che ha perseguito durante la sua vita.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11493" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11493" alt="Celia, la nipote del Che, è quella in azzurro" src="/files/2020/04/nieta_che_covid-3-580x330.jpg" width="580" height="330" /><p class="wp-caption-text">Celia, la nipote del Che, è quella in azzurro</p></div>
<p><strong>Da Facebook c&#8217;arrivano queste immagini di Celia, nipote di Ernesto Che Guevara e figlia di Aleida Guevara in piena battaglia contro COVID-19 in uno degli ospedali de L&#8217;Avana. “Semplicità e grandezza della Rivoluzione Cubana. Orgoglio di tutti”, dicono i suoi colleghi. Molti nel mondo conoscono la figura ed il pensiero del Che a partire dal trionfo della Rivoluzione cubana ed il lavoro encomiabile ed esemplare che ha svolto, ma a volte appare solo sfumato l&#8217;antecedente della sua vocazione intellettuale ed umanista che spiega, in parte, gli obiettivi che ha perseguito durante la sua vita.  </strong></p>
<p>L&#8217;affanno del giovane Ernesto per addentrarsi nel mondo della conoscenza e della ricerca scientifica si distingue per le sue inquietudini nel campo delle scienze mediche, quando essendo studente di Medicina comincia a lavorare in un istituto famoso a Buenos Aires, in Argentina, il suo paese natale, dedicato agli studi dell&#8217;allergia.</p>
<p>Da quell&#8217;esperienza sorgono risultati di ricerca e pubblicazioni nelle quali appare come membro della squadra dell&#8217;istituzione. Senza dubbio, questa esperienza ed i risultati nel mondo delle ricerche mediche contribuiscono ad un sguardo più particolare sui metodi e tecniche necessari per intraprendere nuovi progetti di ricerca.</p>
<p>Un giorno ha detto: “Mi resi conto che per essere un medico rivoluzionario o essere rivoluzionario, la prima cosa che devi avere è la Rivoluzione.”</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: dal facebook di Wafy Ibrahim</p>
<div id="attachment_11499" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11499" alt="Celia, la nipote del Che" src="/files/2020/04/nieta_che_covid-4-580x1030.jpg" width="580" height="1030" /><p class="wp-caption-text">Celia, la nipote del Che</p></div>
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		<title>60 anni fa, l&#8217;immagine del Che che ha percorso il mondo</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Mar 2020 21:22:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[60 anni fa, nel funerale delle vittime del sabotaggio contro la nave a vapore francese La Coubre nel porto de L'Avana, Alberto Diaz Korda ha captato una delle immagini iconiche della fotografia mondiale. Il viso serio, tremendo, magnetizzatore di Ernesto Guevara si è incrociato con la lente dello straordinario fotografo cubano, quel 5 marzo 1960. Così nacque l'immagine del Guerrigliero Eroico che ha percorso il mondo intero e c'accompagna fino ai nostri giorni.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11365" alt="Che-Guevara-580x336" src="/files/2020/03/Che-Guevara-580x336.jpg" width="580" height="336" />60 anni fa, nel funerale delle vittime del sabotaggio contro la nave a vapore francese La Coubre nel porto de L&#8217;Avana, Alberto Diaz Korda ha captato una delle immagini iconiche della fotografia mondiale. Il viso serio, tremendo, magnetizzatore di Ernesto Guevara si è incrociato con la lente dello straordinario fotografo cubano, quel 5 marzo 1960. Così nacque l&#8217;immagine del Guerrigliero Eroico che ha percorso il mondo intero e c&#8217;accompagna fino ai nostri giorni.  </strong></p>
<p>“Dall&#8217;angolo dove io stavo, a circa otto metri dalla tribuna, il Che non si vedeva, lui stava in un secondo piano”, ha ricordato in seguito Korda. “Allora io stavo muovendo la mia camera fotografica, ritraendo tutti i ministri, le figure, il discorso di Fidel ed, in un momento impreciso, indeterminato, non pensato, emerge dal secondo piano verso il bordo della tribuna, il Che.”</p>
<p>Il fotografo, colpito dall&#8217;intenso sguardo del rivoluzionario argentino ha avuto appena il tempo di realizzare due foto. “Un primo piano che faccio con la camera in orizzontale e dopo ne faccio uno con la camera in verticale. Immediatamente, ai 45 o 50 secondi della sua presenza lì, va via per la parte dietro alla tribuna. Così, quasi per caso, non pensato, non premeditato, non era in posa, però rimane catturato nella foto”, raccontava Korda.</p>
<p>L&#8217;immagine del Che Guevara quel 5 marzo, nonostante sia stata riprodotta fino alla sazietà in ogni tipo di supporto, è una delle più iconiche non solo del XX secolo, bensì della storia. Così è stata considerata dalla rivista Time quando l’ha inclusa tra le 100 immagini più influenti di tutti i tempi dall&#8217;invenzione della fotografia, nel XIX secolo.</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-11366" alt="korda-y-el-che" src="/files/2020/03/korda-y-el-che.jpg" width="357" height="298" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ernesto Che Guevara: “L&#8217;Esercito Ribelle viene ai bambini della nostra isola per consegnar loro le antiche caserme”</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2020/02/25/ernesto-che-guevara-lesercito-ribelle-viene-ai-bambini-della-nostra-isola-per-consegnar-loro-le-antiche-caserme/</link>
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		<pubDate>Tue, 25 Feb 2020 23:43:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E perché può la Rivoluzione Cubana realizzare questi atti in momenti in cui è attaccata ed offesa da assassini e mercenari internazionali e dalla reazione dei paesi più forti del Continente? Semplicemente perché, consegnando una caserma, non si sta debilitando la forza dell'Esercito Ribelle, perché il nostro Esercito non conta solamente sugli uomini in uniforme, che costituiscono la sua avanguardia nel caso di dovere difendere con le armi la nostra sovranità. Il nostro Esercito è costituito da tutto il popolo di Cuba. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11346" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11346" alt="Inaugurazione della scuola Oscar Lucero in Holguin, convertita da caserma in scuola per bambini, 1960. Foto: cheguevaralibros.com " src="/files/2020/02/che-guevara-y-fidel-castro-580x448.jpg" width="580" height="448" /><p class="wp-caption-text">Inaugurazione della scuola Oscar Lucero in Holguin, convertita da caserma in scuola per bambini, 1960. Foto: cheguevaralibros.com</p></div>
<p><strong>Discorso per la consegna del Centro Scolastico “Oscar Lucero” il 24 febbraio 1960</strong></p>
<p>“Cari compagni:</p>
<p>Sono stato scelto, dal Ministero delle Forze Armate, per consegnare a nome dell&#8217;Esercito Ribelle queste costruzioni che sono state, fino al 1° gennaio 1959, l’immagine dell&#8217;obbrobrio, della forza bruta e della spoliazione che incombeva sul popolo di Cuba.</p>
<p>Non è la prima volta che l&#8217;Esercito Ribelle viene ai bambini della nostra isola per consegnar loro delle antiche caserme. Già prima le caserme di Camagüey e Santiago di Cuba erano passate, anche, ad essere fortezze dell&#8217;infanzia. Ma ogni volta che succede questo, ogni volta che si trasforma un antico bastione della dittatura in una scuola, in un&#8217;istituzione destinata a forgiare i nuovi cittadini della Cuba liberata, l&#8217;Esercito Ribelle sfoggia questo fatto con orgoglio, annuncia che non sarà l&#8217;ultimo, che continueranno ancora nuove e nuove consegne di caserme all&#8217;infanzia cubana, fino a trasformarle tutte in scuole.</p>
<p>E perché può la Rivoluzione Cubana realizzare questi atti in momenti in cui è attaccata ed offesa da assassini e mercenari internazionali e dalla reazione dei paesi più forti del Continente? Semplicemente perché, consegnando una caserma, non si sta debilitando la forza dell&#8217;Esercito Ribelle, perché il nostro Esercito non conta solamente sugli uomini in uniforme, che costituiscono la sua avanguardia nel caso di dovere difendere con le armi la nostra sovranità. Il nostro Esercito è costituito da tutto il popolo di Cuba.</p>
<p>Consegnando una caserma e trasformarla in scuola non facciamo un&#8217;altra cosa che trasformare questo antico simbolo dell&#8217;obbrobrio in un recinto dove si inventeranno i cittadini di Cuba, che saranno i suoi futuri soldati, se nel giorno di domani si avrà bisogno di quella forza per difendere la nostra isola.</p>
<p>Per questo motivo con tutto il nostro orgoglio di Esercito Popolare, veniamo oggi davanti a voi in questo città martire che ha conosciuto le amarezze della guerra e degli assassini crudeli, a consegnare all&#8217;infanzia di Holguin la sua caserma più forte per il domani.</p>
<p>Questa scuola, a nome del nostro Esercito, è consegnata oggi a tutto questo magnifico popolo”.</p>
<p>di Ernesto Che Guevara- cheguevaralibros.com</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La morte del Che Guevara</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2019/10/09/la-morte-del-che-guevara/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Oct 2019 22:00:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Bolivia]]></category>
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		<category><![CDATA[morte]]></category>

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		<description><![CDATA[Da La Paz, arriva l'ordine di liquidare il prigioniero. Una raffica lo crivella. Il Che muore di pallottola, muore a tradimento, poco prima di compiere quaranta anni, esattamente alla stessa età alla quale sono morti, anche di pallottola, anche a tradimento, Zapata e Sandino. Nel paesino de La Higuera, il generale Barrientos esibisce il suo trofeo ai giornalisti. Il Che giace su un lavatoio per i panni sporchi. Dopo le pallottole, lo crivellano i flash. Questo ultimo volto ha gli occhi che accusano ed un sorriso malinconico. Credeva che bisogna difendersi dalle trappole dell'avidità, senza abbassare mai la guardia. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11142" alt="Che-muerto" src="/files/2019/10/Che-muerto.jpg" width="580" height="354" />Diciassette uomini camminano verso l&#8217;annichilazione. Il cardinale Maurer arriva in Bolivia da Roma. Porta le benedizioni del Papa e la notizia che Dio appoggia decisamente il generale Barrientos contro le guerriglie.</strong></p>
<p>Nel frattempo, deboli per la fame, oppressi dalla geografia, i guerriglieri camminano tra i cespugli del fiume Ñancahuazú. Ci sono pochi contadini in queste immense solitudini; e nemmeno uno, nemmeno uno solo, si è incorporato alla piccola truppa del Che Guevara. Le loro forze continuano a diminuire di imboscata in imboscata.</p>
<p>Il Che non indebolisce, non si lascia indebolire, benché sente che il suo proprio corpo è una pietra tra le pietre, pesante pietra che lui trascina avanzando davanti a tutti; e neanche si lascia tentare dall&#8217;idea di salvare il gruppo abbandonando i feriti.</p>
<p>Per ordine del Che, camminano tutti al ritmo di quelli più lenti: insieme saranno tutti salvi o persi. Mille ottocento soldati, diretti dai ranger statunitensi, pestano la loro ombra. Il cerchio si stringe sempre di più. Alla fine, un paio di contadini informatori ed i radar elettronici della National Security Agency, degli Stati Uniti denunciano l&#8217;ubicazione esatta. La mitraglia gli rompe le gambe.</p>
<p>Seduto, continua a lottare, fino a quando gli volano il fucile dalle mani. I soldati disputano a spintoni l&#8217;orologio, la borraccia, la cintura, la pipa. Vari ufficiali l&#8217;interrogano, uno dietro l’altro. Il Che tace e perde sangue. Il contrammiraglio Ugarteche, audace lupo di terra, capo della Marina di un paese senza mare, l&#8217;insulta e lo minaccia.</p>
<p>Il Che gli sputa in faccia. Da La Paz, arriva l&#8217;ordine di liquidare il prigioniero. Una raffica lo crivella. Il Che muore di pallottola, muore a tradimento, poco prima di compiere quaranta anni, esattamente alla stessa età alla quale sono morti, anche di pallottola, anche a tradimento, Zapata e Sandino.</p>
<p>Nel paesino de La Higuera, il generale Barrientos esibisce il suo trofeo ai giornalisti. Il Che giace su un lavatoio per i panni sporchi. Dopo le pallottole, lo crivellano i flash. Questo ultimo volto ha gli occhi che accusano ed un sorriso malinconico. Credeva che bisogna difendersi dalle trappole dell&#8217;avidità, senza abbassare mai la guardia.</p>
<p>Quando era presidente della Banca Nazionale di Cuba, firmava Che le banconote, per prendersi gioco del denaro. Per amore alla gente, disprezzava le cose. Il mondo è malato, credeva, dove avere ed essere significano la stessa cosa. Non conservò mai niente per sé, nemmeno chiese mai niente. Vivere è darsi, credeva; e si diede.</p>
<p>Di Eduardo Galeano</p>
<p>estratto dal libro: “Memorias del Fuego parte III”</p>
<p>pubblicato in Granma</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Hasta la Victoria Siempre, Che amato</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Oct 2019 19:15:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[America Latina]]></category>
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		<description><![CDATA[Che: dove posso scriverti? Mi dirai che in qualunque parte, ad un minatore boliviano, ad una madre peruviana, al guerrigliero che c’è o non c’è, ma ci sarà. Tutto questo lo so, Che, tu stesso me l’hai insegnato, ed inoltre questa lettera non sarebbe per te. Come dirti che non avevo mai pianto tanto dalla notte in cui ammazzarono Frank, e che questa volta non ci credevo. Tutti erano sicuri, ed io dicevo: non è possibile, una pallottola non può far terminare l'infinito, Fidel e tu dovete vivere, se voi non vivete, come vivere. Da quattordici anni vedo morire persone tanto immensamente care che oggi mi sento stanca di vivere, credo che abbia vissuto già troppo, il sole non lo vedo tanto bello, la palma, non sento piacere a vederla; a volte, come adesso, nonostante mi piaccia tanto la vita che per queste due cose vale la pena aprire gli occhi ogni mattina, sento il desiderio di averli chiusi come loro, come te.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11140" alt="Che-Guevara-poster-2" src="/files/2019/10/Che-Guevara-poster-2.jpg" width="564" height="564" />(Lettera di Haydée Santamaria al Che Guevara, scritta dopo l&#8217;assassinio del Che in Bolivia)</strong></p>
<p>Che: dove posso scriverti? Mi dirai che in qualunque parte, ad un minatore boliviano, ad una madre peruviana, al guerrigliero che c’è o non c’è, ma ci sarà. Tutto questo lo so, Che, tu stesso me l’hai insegnato, ed inoltre questa lettera non sarebbe per te. Come dirti che non avevo mai pianto tanto dalla notte in cui ammazzarono Frank, e che questa volta non ci credevo. Tutti erano sicuri, ed io dicevo: non è possibile, una pallottola non può far terminare l&#8217;infinito, Fidel e tu dovete vivere, se voi non vivete, come vivere. Da quattordici anni vedo morire persone tanto immensamente care che oggi mi sento stanca di vivere, credo che abbia vissuto già troppo, il sole non lo vedo tanto bello, la palma, non sento piacere a vederla; a volte, come adesso, nonostante mi piaccia tanto la vita che per queste due cose vale la pena aprire gli occhi ogni mattina, sento il desiderio di averli chiusi come loro, come te.</p>
<p>Come può essere certo, questo continente non merita tutto ciò; coi tuoi occhi aperti, l&#8217;America Latina avrebbe avuto ben presto il suo cammino. Che, l’unico che avrebbe potuto consolarmi sarebbe stato il fatto di essere andata con te, ma non ci sono stata, sono vicino a Fidel, ho fatto sempre quello che lui vuole che io faccia. Ti ricordi?, me l’avevi promesso nella Sierra, mi avevi detto: non rimpiangerai il caffè, avremo il mate. Non avevi frontiere, ma mi avevi promesso che mi avresti chiamato quando saresti andato nella tua Argentina, e dal momento che l&#8217;aspettavo, sapevo bene che l’avresti compiuto. Non può più essere possibile oramai, non hai potuto, non ho potuto. Fidel l’ha detto, deve essere vero, che tristezza. Non poteva dire “Che”, prendeva forza e diceva “Ernesto Guevara”, così lo comunicava al popolo, al tuo popolo. Che tristezza tanto profonda, piangevo per il popolo, per Fidel, per te, perché non potrò, oramai. Dopo, nella veglia, questo gran popolo non sapeva che grado ti avrebbe dato Fidel. Te l’ha dato: artista. Io pensavo che tutti i gradi erano pochi, limitati, e Fidel, come sempre, ha trovato quelli veri: tutto quello che hai creato è stato perfetto, ma hai fatto una creazione unica, ti sei creato a te stesso, hai dimostrato come quell&#8217;uomo nuovo sia possibile, tutti così abbiamo visto che quell&#8217;uomo nuovo è la realtà, perché esiste, tu lo sei. Che cosa posso dirti ancora, Che. Se sapessi, come te, dire le cose. Comunque, una volta mi hai scritto: “Vedo che ti sei trasformata in una letterata con dominio della sintesi, ma ti confesso che come più mi piaci è in un giorno dell’anno nuovo, con tutti i fusibili sparati e tirando cannonate tutte intorno. Quell&#8217;immagine e quella della Sierra (perfino le nostre liti di quei giorni mi sono gradite nel ricordo) sono quelle che porterò di te per uso proprio”.</p>
<p>Per questo motivo non potrò mai scrivere niente su di te ed avrai sempre questo ricordo.</p>
<p>Hasta la Victoria Siempre, Che amato</p>
<p>Haydée</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>“Epistolario de un tiempo”, le lettere più emblematiche del Che Guevara in un libro</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2019 21:13:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In una consegna anteriore, l'editoriale Ocean Sur ed il Centro di Studi Che Guevara pubblicavano in un solo volume le lettere di addio del rivoluzionario universale, ed invece ora ci propongono “Epistolario de un tiempo”, un nuovo libro con una selezione delle lettere più emblematiche che ha scritto dalla sua adolescenza e fino al suo assassinio in Bolivia in ottobre del 1967.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11000" alt="libro-cartas-del-che-guevara-580x343" src="/files/2019/05/libro-cartas-del-che-guevara-580x343.jpg" width="580" height="343" />In una consegna anteriore, l&#8217;editoriale Ocean Sur ed il Centro di Studi Che Guevara pubblicavano in un solo volume le lettere di addio del rivoluzionario universale, ed invece ora ci propongono “Epistolario de un tiempo”, un nuovo libro con una selezione delle lettere più emblematiche che ha scritto dalla sua adolescenza e fino al suo assassinio in Bolivia in ottobre del 1967.  </strong></p>
<p>In queste missive appare l&#8217;immagine dell&#8217;uomo nell&#8217;atto intimo di lasciare correre i suoi pensieri nel modo più nitido possibile, intelligibili per chi li riceve. Come afferma la coordinatrice ed editrice del Progetto Editoriale Ernesto Che Guevara, la dottoressa Maria del Carmen Ariet, “dalla sua infanzia fino alla sua età adulta si possono percepire i sentimenti che affiorano con maggiore o minore intensità nelle lettere che scrive, secondo le circostanze che li motivano, ma tutte con un ingrediente sostanziale, il suo senso della verità e dell&#8217;onestà, nelle sue espressioni e nel suo modo di dirle, accompagnate da uno stile molto suo che, col tempo, riesce a depurare per raggiungere un climax rilevante.”</p>
<p>Questo modo di esprimersi e di identificarsi così peculiare hanno il loro riflesso nell&#8217;adolescente che non accetta prebende dai dirigenti durante il suo lavoro nelle opere di viabilità. “Questa famosa Viabilità è risultata essere un antro di corrotti”, racconta a suo padre -, perfino il leader rivoluzionario, ancora con odore a polvere da sparo, non dubita di scrivere direttamente al direttore del periodico Revolucion affinché illustri meglio al popolo:</p>
<p>“… sono malato, (…) la mia malattia non l’ho presa in bische né vegliando in cabaret, bensì lavorando più di quello che il mio organismo avrebbe potuto resistere per la Rivoluzione. I medici mi hanno raccomandato una casa in un luogo appartato (…) Il fatto di essere una casa di un antico “batistiano” la rende lussuosa; ho scelto la più semplice, ma comunque è un insulto alla sensibilità popolare.”</p>
<p>Appaiono in questa edizione un insieme di lettere inedite, conservate nel suo Archivio Personale e di singolare importanza per la comprensione della storia di Cuba nel periodo insurrezionale.</p>
<p>Per la coordinatrice del Centro di Studi Che Guevara, il valore di questo testo radica nella comprensione che si può ottenere attraverso le lettere dalla sua ascesa come uomo e rivoluzionario, il suo pensiero ed agire “latinoamericanista” ed antimperialista, la sua profonda cultura, il suo lavoro creativo come dirigente dentro la Rivoluzione cubana, la sua lealtà a Fidel e la sua tenerezza ed affetto verso la sua famiglia.</p>
<p>“Epistolario de un tiempo” avrà la sua prima presentazione a Cuba il prossimo mese di giugno a proposito del 91º anniversario della sua nascita.</p>
<p>di Daily Pérez Guillén</p>
<p>(Preso da Progetto Editoriale Che Guevara)</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Incontro di Aleida Guevara March con studenti di liceo a Campi Bisenzio (FI) in ricordo di Ernesto Che Guevara</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Mar 2019 22:18:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nella mattinata di sabato 16 marzo 2019, era prevista la cerimonia ufficiale d'inaugurazione della via dedicata al Comandante della Rivoluzione Ernesto Che Guevara, nei pressi del Liceo Agnoletto di Campi Bisenzio, Comune della Provincia di Firenze: cerimonia promossa e fortemente voluta dal Comune e dal Sindaco Emiliano Fossi. Purtroppo a causa delle lungagini burocratiche a carico della Prefettura, la prevista inaugurazione è stata posticipata a data da destinarsi in attesa dell'autorizzazione prefettizia. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10881" alt="F5" src="/files/2019/03/F5.jpg" width="580" height="390" />Nella mattinata di sabato 16 marzo 2019, era prevista la cerimonia ufficiale d&#8217;inaugurazione della via dedicata al Comandante della Rivoluzione Ernesto Che Guevara, nei pressi del Liceo Agnoletto di Campi Bisenzio, Comune della Provincia di Firenze: cerimonia promossa e fortemente voluta dal Comune e dal Sindaco Emiliano Fossi. </strong><strong>Purtroppo a causa delle lungagini burocratiche a carico della Prefettura, la prevista inaugurazione è stata posticipata a data da destinarsi in attesa dell&#8217;autorizzazione prefettizia.</strong></p>
<p>Nonostante tutto, ha avuto luogo l&#8217;incontro fra la Dottoressa Aleida Guevara March, figlia del Che e gli studenti del Liceo, alla presenza del Sindaco Fossi, che ha introdotto il dibattito, la Preside dell&#8217;Istituto ed alcuni professori. La Dottoressa Guevara ha raccontato aneddoti del giovane studente Ernesto Guevara de la Serna, che hanno messo in risalto le sue indiscutibili qualità umane, sociali, educative e politiche. Sono stati evidenziati i valori e gli insegnamenti legati alla Pedagogia dell&#8217;Uomo Nuovo. Interessata ed emozionata la partecipazione di tutti i presenti.<br />
Aleida è riuscita a coinvolgere, emozionare ed anche divertire i numerosi studenti presenti, chiudendo l&#8217;incontro con una canzone da lei cantata e dedicata al padre guerrigliero.<br />
All&#8217;uscita dal Liceo, fuori ai cancelli, si erano radunati sei esponenti di Forza Italia (senza autorizzazione prefettizia) con bandiere, cartelli e slogan offensivi contro la memoria del Che. Gli studenti hanno reagito con forza, difendendo il valore educativo e pedagogico dell&#8217;incontro appena sostenuto, sotto gli occhi dei carabinieri che non sono intervenuti.</p>
<p>di Federica Cresci</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-10882" alt="F1" src="/files/2019/03/F1.jpg" width="580" height="773" /><img class="alignleft size-full wp-image-10883" alt="F2" src="/files/2019/03/F2.jpg" width="580" height="773" /><img class="alignleft size-full wp-image-10884" alt="F3" src="/files/2019/03/F3.jpg" width="580" height="773" /><img class="alignleft size-full wp-image-10885" alt="F6" src="/files/2019/03/F6.jpg" width="580" height="326" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>I sogni crocifissi?</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2018/10/09/i-sogni-crocifissi/</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Oct 2018 23:25:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Bisogna essere obiettivi”, proclamano alcuni, nel tentativo di ammainare le vele dei nostri sogni, forse per innalzare quelle dei loro privilegi. E questa sarebbe la peggiore profanazione contro Che Guevara, dopo tanti anni dal suo vigliacco assassinio e dall'arrivo dei suoi resti e di quelli dei suoi compagni a Santa Clara. Benché il momento ci persuade ad avere sufficiente senso pratico —quasi si potrebbe dire che perfino una certa dose di pragmatismo—non smette di spaventarci la intemperanza di un certo materialismo pedestre od oggettivismo sfrenato; come se riassestasse tra noi un'altra derivazione del realismo socialista, che si nasconde nelle carenze e nelle difficoltà materiali.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10674" alt="che-guevara" src="/files/2018/10/che-guevara.jpg" width="580" height="857" />“Bisogna essere obiettivi”, proclamano alcuni, nel tentativo di ammainare le vele dei nostri sogni, forse per innalzare quelle dei loro privilegi. E questa sarebbe la peggiore profanazione contro Che Guevara, dopo tanti anni dal suo vigliacco assassinio e dall&#8217;arrivo dei suoi resti e di quelli dei suoi compagni a Santa Clara.  </strong></p>
<p>Benché il momento ci persuade ad avere sufficiente senso pratico —quasi si potrebbe dire che perfino una certa dose di pragmatismo—non smette di spaventarci la intemperanza di un certo materialismo pedestre od oggettivismo sfrenato; come se riassestasse tra noi un&#8217;altra derivazione del realismo socialista, che si nasconde nelle carenze e nelle difficoltà materiali.</p>
<p>E nella delicata frontiera tra l&#8217;obiettività ed i sogni, forse stiamo decidendo “l&#8217;essere rivoluzionario”. Perché, arrivati a questo punto, è possibile presagire che una rivoluzione muore quando il romanticismo l&#8217;abbandona: “Siamo realistici, sogniamo l’impossibile”.</p>
<p>Cuba non avrebbe avuto un 1º Gennaio se Fidel e la Generazione “Martiana” che l&#8217;assecondò non avessero saltato il marxismo dei manuali e della mediocrità che sconsigliava la Rivoluzione. E neanche avrebbe potuto sopravvivere, se si avesse lasciato che la svogliatezza dominasse dopo la caduta dei modelli socialisti sovietico ed europeo, una situazione che si può superare solo con l’idealismo “martiano”: L’impossibile è possibile. Noi matti, siamo saggi.</p>
<p>Gli ideologi di “adesso non si può” e “bisogna aspettare il momento” non avrebbe preso mai il Palazzo di Inverno, né la Bastiglia; né si sarebbero lanciati al galoppo contro le pallottole a Dos Rios, e c&#8217;avrebbero lasciato per sempre senza apostoli…</p>
<p>La volontà e l’energia trasformatrici non devono essere accerchiate tra preconcezioni e dogmi, perché è certo che una semplice scintilla in fondo ad un&#8217;anima appassionata può provocare fuochi distruttori, quando interpreta ansie schiacciate o addormentate.</p>
<p>Per ciò, come ho detto anni fa in questo quotidiano, benché qualcuno possa accusarmi di essere eretico, sento che le tragiche morti di Cristo e del Che segnalano una stessa profezia. Questi due esseri sono uniti da uno stesso alone romantico.</p>
<p>Entrambi c&#8217;allertano, dai loro altari redentori, sull&#8217;impossibilità del paradiso della giustizia e dell&#8217;equità umane se l&#8217;uomo trasforma lo scetticismo in religione, e se non scatena i suoi sogni fino ad altezze celestiali.</p>
<p>I loro finali, secondo me, sono identici nel calvario ed impressionanti per la loro trascendenza, nonostante avrei voluto interrompere le ultime scene e trasformare i loro destini.</p>
<p>Perfino i volti di queste icone mi si confondono, a volte. Chi è il Che, chi è Cristo. Sono arrivato a credere che la casualità provvidenziale volle che nell&#8217;aspetto del Guerrigliero si materializzasse l&#8217;immagine tanto discussa di Gesù: se qualcuno dubitasse che il Nazareno abbia avuto un corpo, può vederlo ne La Higuera.</p>
<p>Credo che il mondo non ha conosciuto degli altri idoli superiori alla loro portata, né con tale disposizione al martirio con uno scopo identico: la salvezza umana. Benché uno faccia appello alla purificazione del peccato e l&#8217;altro alla creazione di un Uomo Nuovo.</p>
<p>Per caso non è romantico assumere che si può salvare l&#8217;uomo dalla morte, purificandolo con la propria sulla croce? O concedere la propria vita “nell&#8217;avventura” di liberarlo dalla croce dell&#8217;ingiustizia?</p>
<p>Del miracoloso potere di questi atti sono la dimostrazione alcuni fatti rivelatori, in una Bolivia governata, adesso, dalle idee “guevariane”.</p>
<p>Evo Morales ha assaporato la divinità di questi prodigi. Così lo riferiva in giugno del 2008, a proposito della presentazione di un libro che riassume una visita storica di Fidel nel cuore dell&#8217;America Latina, e che è stato presentato nel Palazzo delle Convenzioni de L&#8217;Avana.</p>
<p>Il viaggio del leader cubano riassunto nel testo è stato il centro di avvenimenti sommamente simbolici. Di quelli che, osservati romanticamente, quasi si possono considerare straordinari: 26 anni dopo la morte del Che, il popolo boliviano ha accolto Fidel come il suo eroe; e 13 anni più tardi il leader sindacale indigeno che ha continuato la visita, ansioso, nella distanza, si è trasformato nel primo presidente boliviano della sua etnia. Tre anni più tardi scriveva a Fidel per ricordargli gli incredibili cambi che le passioni e le interezze regalano alla storia.</p>
<p>Ma questo può succedere solo se, con le determinazioni e con i sogni, vinciamo l&#8217;inerzia e la negligenza; se non abbandoniamo i nostri eroi nel calvario, mentre Cuba o l&#8217;umanità aspettano il loro romantico miracolo.</p>
<p>di Ricardo Ronquillo Bello</p>
<p>da Juventud Rebelde</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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