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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Elian Gonzales</title>
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		<title>Fidel en el 26 dell&#8217;anno 2000, il 47º anniversario e dopo il regresso di Elian Gonzalez</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jul 2020 02:23:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tutto cambia. Perfino l’ora e la forma delle nostre manifestazioni pubbliche quali il Primo Maggio e il 26 Luglio. La lotta tenace e senza tregua per risolvere l’enorme ingiustizia commessa contro un bambino cubano, suo padre e la sua famiglia, e l’enorme battaglia di idee e di masse svolta dal nostro popolo durante 7 mesi, arricchì straordinariamente la nostra esperienza rivoluzionaria. Un’elevata capacità di mobilitazione, organizzazione e disciplina è stata raggiunta. Centinaia di nuovi e brillanti oratori, molti di essi bambini, adolescenti e giovani, sono sorti ovunque, quale dimostrazione indubbia dell’insuperabile opera educativa della Rivoluzione.
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11688" alt="Fidel-en-26" src="/files/2020/07/Fidel-en-26.jpg" width="580" height="364" />DISCORSO PRONUNCIATO DAL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DI STATO DELLA REPUBBLICA DI CUBA, FIDEL CASTRO RUZ, NELLA TRIBUNA APERTA TENUTASI NELLA PIAZZA DELLA RIVOLUZIONE &#8220;COMANDANTE ERNESTO CHE GUEVARA&#8221; IN OCCASIONE DELL’ANNIVERSARIO XLVII DELL’ATTACCO ALLA CASERMA MONCADA IL 26 LUGLIO 1953. VILLA CLARA, 29 LUGLIO 2000</strong></p>
<p>Cittadini di Villa Clara,</p>
<p>Compatrioti,</p>
<p>Invitati,</p>
<p>Tutto cambia. Perfino l’ora e la forma delle nostre manifestazioni pubbliche quali il Primo Maggio e il 26 Luglio. La lotta tenace e senza tregua per risolvere l’enorme ingiustizia commessa contro un bambino cubano, suo padre e la sua famiglia, e l’enorme battaglia di idee e di masse svolta dal nostro popolo durante 7 mesi, arricchì straordinariamente la nostra esperienza rivoluzionaria. Un’elevata capacità di mobilitazione, organizzazione e disciplina è stata raggiunta. Centinaia di nuovi e brillanti oratori, molti di essi bambini, adolescenti e giovani, sono sorti ovunque, quale dimostrazione indubbia dell’insuperabile opera educativa della Rivoluzione.</p>
<p>Abbiamo sviluppato nuove ed efficienti forme per trasmettere al popolo e al mondo le nostre verità. L’arte e la parola orale, la cultura artistica e il messaggio rivoluzionario si sono uniti in modo quasi inseparabile nel nostro processo storico. Le conoscenze, la cultura generale e la coscienza politica aumentano acceleratamente. Ormai non saranno necessari dei lunghi discorsi in scomodi e caldi concentramenti per trattare fino in fondo dei complessi argomenti e spiegare avvenimenti che si dibattono quasi ogni giorno nei programmi, dichiarazioni e dibattiti trasmessi attraverso i nostri mezzi di televisione, radio e stampa.</p>
<p>Oggi siamo in Tribuna Aperta, in questa Piazza della Rivoluzione, davanti al mausoleo dove sono custodite le spoglie del distaccamento di rinforzo integrato dal Che e dai suoi eroici compagni caduti quando erano protagonisti di una nobile e generosa lotta in altre terre del mondo.</p>
<p>Uno ad uno furono cercati e trovati in sperduti e lontani paraggi; ogni loro osso fu identificato. La patria ha avuto il privilegio di radunare in questo santuario della solidarietà e dell’internazionalismo gli attori di una delle più belle pagine della storia di America. Prima che i sogni unitari di Bolívar e Martí diventino realtà, qui è già integrata simbolicamente la nostra America. Argentini, boliviani, peruviani e cubani, e perfino una figlia della terra che fu la culla del primo che sognò un mondo socialista, sono uniti per sempre in questo stesso luogo.</p>
<p>Queste tombe, dalla cui imponente presenza sorgono messaggi d’incoraggiamento, ci stanno ricordando che non siamo soli in questo 26 luglio villaclareño, che con noi vibrano anche coloro che caddero in quella battaglia in cui furono strappate dagli artigli della tirannia, una dietro l’altra, le strade e le edificazioni di questa storica città.</p>
<p>Anche se le città di Santiago de Cuba e Santa Clara erano già nelle nostre mani, la lotta non si fermò nemmeno un secondo, e le nostre truppe continuarono la loro impetuosa marcia con l’appoggio unanime dei lavoratori e del resto del popolo fino al totale collasso del regime in meno di 48 ore. Non si trattava di una presa del potere mediante la forza delle armi; era una rivoluzione.</p>
<p>Presto tutti capimmo che il vero padrone non era il satrapo abbattuto; un padrone mille volte più potente era il vero padrone. In circostanze normali potrebbe sembrare che si trattava di una semplice teoria o ipotesi politica. Erano tempi in cui molti credevano che la sovranità e l’indipendenza dei popoli erano dei sacri principi universali da tutti ubbiditi e rispettati.</p>
<p>Il nostro popolo ebbe la sua prima lezione quando vide partire massicciamente verso gli Stati Uniti, ove custodivano le loro fortune, centinaia dei grossi saccheggiatori dei fondi pubblici e i peggiori criminali di guerra che avevano torturato e assassinato migliaia dei suoi figli. Tuttavia, questo era soltanto l’inizio. Le autorità di quel paese sospesero d’immediato i crediti e cominciò il bombardamento di calunnie, che è continuato praticamente fino ad oggi, con cui sono soliti giustificare sempre le loro azioni. Allora il pretesto che usarono fu il castigo esemplare ai criminali di guerra che non poterono fuggire, e l’intervento e confisca di tenute, beni immobiliari e altre ricchezze mal avute durante quasi sette anni di tirannia.</p>
<p>Una riforma agraria necessaria e vitale per la vita del nostro paese, sancita quattro mesi e mezzo dopo il trionfo della Rivoluzione, scatenò l’ira dell’impero. Diverse loro imprese erano proprietarie di enormi estensioni delle migliore terre del paese. La Rivoluzione fu inesorabilmente condannata a morte. Sembrava un compito facile. Cominciarono gli attacchi aerei dal territorio nordamericano eseguiti da aerei pirati contro piantagioni di canna da zucchero, zuccherifici e perfino contro delle città; azioni terroriste, bande armate, guerra sporca, piani di attentati, attacchi dal mare contro insediamenti e strutture costiere e contro imbarcazioni di trasporto di merce e di pesca, l’invasione mercenaria di Baia dei Porci, e l’arma in apparenza assoluta e irresistibile per un piccolo paese sottosviluppato: il blocco e la guerra economica totale.</p>
<p>Uno ad uno i governi corrotti, oligarchici e borghesi, a eccezione di un solo paese latinoamericano, in azione fraticida si sommarono agli Stati Uniti. La nostra quota zuccheriera di oltre 3 milioni di tonnellate di zucchero, conseguita lungo un secolo, fu distribuita tra complici e traditori. Tutto in nome della &#8220;libertà&#8221; e la &#8220;democrazia&#8221;, che poche volte esistettero in molti di quei paesi, se ci furono in realtà.</p>
<p>Sconfitta l’invasione mercenaria, si prepararono i piani per un’invasione diretta a Cuba con l’impiego di forze militari degli Stati Uniti che i documenti segreti resi pubblici oggi dimostrano in modo inconfutabile. Perfino una guerra nucleare fu sul punto di esplodere.</p>
<p>Sforzi per isolare completamente Cuba, sabotaggi contro le nostre linee mercantili e aeree; un aereo di passeggeri fatto esplodere in volo con oltre 70 passeggeri tra cui la nostra squadra giovanile di scherma che aveva appena ottenuto tutte le medaglie d’oro nel Campionato Centroamericano; guerra biologica contro persone, animali e piante, bombe in alberghi e altre strutture turistiche, e altre azioni terroriste direttamente eseguite da istituzioni del governo degli Stati Uniti o attraverso organizzazioni fantocce ha dovuto sopportare il nostro popolo durante quattro decenni.</p>
<p>Il crollo del campo socialista e la disintegrazione dell’URSS che privò il paese dei suoi mercati fondamentali, di combustibile, alimenti, materie prime, attrezzatura e pezzi di ricambio, ci condusse a una situazione eccezionalmente difficile. Fu il momento scelto con ripugnante opportunismo dal governo degli Stati Uniti per cercare di dare il colpo di grazia alla Rivoluzione con le leggi Torricelli, Helms Burton e le decine di emendamenti in importanti legislazioni del Congresso nordamericano.</p>
<p>Molti attesero invano per anni la notizia che la Rivoluzione non esisteva più. Il nostro popolo resistette immutabile.</p>
<p>La prodezza senza precedenti che fu capace di realizzare ci riempie d’orgoglio. Niente impedì le straordinarie conquiste sociali raggiunte che oggi sono ammirate da tutte le persone oneste del mondo. Niente impedì le pagine scritte con lettere dorate nel libro della storia dell’internazionalismo e della solidarietà tra i popoli. I nostri sentimenti patriottici sono diventati più profondi e i nostri sentimenti internazionalisti si sono moltiplicati quando è cresciuta nell’anima del popolo cubano la più bella delle idee di Martí : &#8220;patria è umanità&#8221;.</p>
<p>Ugualmente ci riempiono d’orgoglio quei sentimenti che condussero Martí a Dos Ríos; a Che Guevara e ai suoi compagni fino a Ñancauazú, al Río Grande, alla Quebrada del Yuro e a La Higuera; a centinaia di combattenti internazionalisti cubani ad Angola, a Cuito Cuanavale e alle rive del fiume Cunene, nella frontiera con Namibia, per cooperare decisamente con i popoli fratelli d’Africa per sconfiggere uno dei più ripugnanti e odiosi bastioni del razzismo e il fascismo. Questi sentimenti condussero decina di migliaia di medici, maestri, tecnici e costruttori a molti angoli del pianeta per salvare vite, alleviare il dolore, restaurare e preservare la salute, istruire e contribuire al benessere e allo sviluppo di milioni di persone; ci condussero a offrire le nostre istituzioni d’educazione e le università a decine di migliaia di giovani del Terzo Mondo. E’ un legato che Cuba, minacciata, osteggiata, e bloccata dalla nazione più potente della Terra, seppe apportare al mondo del futuro, che solo potrà salvarsi e solo potrà costruirsi su tali pilastri di solidarietà e d’internazionalismo.</p>
<p>I teorici e gli indovini della politica imperiale sognano che la Rivoluzione, che non poterono distruggere con i tanto perfidi e criminali procedimenti, potrebbe esserlo mediante metodi seduttori come la cosiddetta &#8220;politica di contatti tra popolo e popolo&#8221;. Ebbene, siamo disposti ad accettare la sfida, però giocate pulito, cessate i vostri condizionamenti, eliminate la Legge assassina di Aggiustamento Cubano, la Legge Torricelli, la Legge Helms Burton, le decine di emendamenti legali benché immorali, inseriti in modo opportunistico nella vostra legislazione; mettete completamente fine al blocco assassino e alla guerra economica; rispettate il diritto costituzionale dei vostri studenti, lavoratori, intellettuali, uomini d’affare e cittadini in generale di visitare il nostro paese, intraprendere affari, commerciare e investire, se così lo desiderano, senza limitazioni né ridicole paure, come noi permettiamo ai nostri cittadini di viaggiare liberamente e persino di risiedere negli Stati Uniti, e vedremo se per queste vie riescono a distruggere la Rivoluzione cubana, che, alla fine, è lo scopo che perseguono.</p>
<p>Senza l’intenzione di disturbare i dolci sogni di coloro che pensano alla seduzione come detto prima, compio il cortese dovere di avvertire loro che la Rivoluzione cubana non potrà essere distrutta né mediante la forza né mediante la seduzione.</p>
<p>Martí disse che trincee di idee valgono di più delle trincee di pietra e siamo d’accordo con questo suo pensiero, tuttavia, non disse mai che queste non fossero necessarie. Cuba oggi è difesa da una doppia trincea di pietra e di idee: una contro la forza bruta, costituita dalla disposizione di un popolo di lottare fino alle ultime conseguenze, quindi a niente servirebbero le cosiddette armi intelligenti, né i più sofisticati mezzi emersi dai progrediti centri produttori di strumenti di morte che possiedono i nostri potenziali aggressori. Ma è difesa anche da una gigantesca trincea di sentimenti ed idee contro la quale si infrangerà tutto l’arsenale di bugie, demagogia e ipocrisia con cui l’imperialismo pretende d’ingannare il mondo. Con idee veramente giuste e una solida cultura generale e politica, il nostro popolo può lo stesso difendere la propria identità e proteggersi dalle pseudoculture che emanano dalle società di consumo disumanizzate , egoiste e irresponsabili. Anche in questa disfida possiamo vincere e vinceremo.</p>
<p>Anche la storia è a fianco nostro, perché l’ingiusto e globalizzato ordine economico e politico imposto al mondo è insostenibile e prima o poi crollerà. La natura non potrà resistere l’aggressione a cui vengono sottoposte le risorse naturali e l’ambiente. I miliardi di poveri che in numero crescente abitano questo pianeta diventeranno ingovernabili. Non ci saranno leggi d’immigrazione né linee murate che possano fermarli. La stessa civiltà sarà minacciata. I politici, anche se arroganti e incapaci, dovranno capire che nella nostra epoca e nel nostro pianeta la pace e la cooperazione stretta tra i popoli è l’unica alternativa possibile.</p>
<p>In tempi accelerati i cittadini del nostro paese acquisiscono una conoscenza approfondita e piena coscienza di queste realtà. La gigantesca manifestazione della capitale tenutasi 72 ore fa così lo dimostra. Questa tribuna aperta a Santa Clara, massiccia e organizzata, entusiasta, emozionante e bella così lo conferma.</p>
<p>Questo monumento che si alza a nostro fianco è come un faro che ci segna l’avvenire. Le spoglie, che non sono mortali ma immortali, che giacciono nei loro sepolcri, ci dimostrano cosa sono capaci di fare gli esseri umani per un mondo di giustizia, fratellanza e pace.</p>
<p>Gloria eterna ai caduti nel Moncada, a Baia dei Porci, nell’ Escambray, nelle montagne, nelle pianure e nelle città di Cuba per rendere possibili i sogni di quel 26 luglio!</p>
<p>Gloria eterna al Che e a coloro che diedero la loro vita insieme a lui!</p>
<p>Gloria eterna a coloro che caddero in Guinea Bissau, all’est del Congo, in Etiopia, in Angola, a Cuito Cuanavale, nelle vicinanze delle frontiere di Namibia e in altri luoghi!</p>
<p>Gloria eterna ai maestri e ai lavoratori civili che morirono compiendo missioni internazionaliste!</p>
<p>Onore, gratitudine e riconoscenza alle migliaia di medici e lavoratori della sanità che oggi salvano vite in sperduti angoli del mondo!</p>
<p>Onore e gloria al popolo che è stato capace di queste prodezze!</p>
<p>Villaclareños, che avete superato difficoltà e ostacoli, che vi siete guadagnati l’onore di essere la sede del 47 anniversario del giorno in cui si accese la scintilla di un esempio e di un’idea che oggi percorrono il mondo, complimenti!</p>
<p>Compatrioti di tutta Cuba, avanti!</p>
<p>Fino alla vittoria sempre!</p>
<p>Versione Tachigrafica del Consiglio di Stato</p>
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		<title>Discorso pronunciato da Fidel Castro nel conferire una medaglia a Juan Miguel Gonzales, padre di Elian</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2020 21:19:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[DISCORSO PRONUNCIATO DAL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DI STATO DELLA REPUBBLICA DI CUBA FIDEL CASTRO RUZ, ALL’INSIGNIRE JUAN MIGUEL GÓNZALES DELLA MEDAGLIA DELL’ORDINE CARLOS MANUEL DE CÉSPEDES, NEL TEATRO KARL MARX, IL 5 LUGLIO 2000, "ANNO DEL 40 ANNIVERSARIO DELLA DECISIONE DI PATRIA O MORTE"]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-11645" alt="02-medalla-juan-miguel-elia" src="/files/2020/07/02-medalla-juan-miguel-elia.jpg" width="580" height="558" />DISCORSO PRONUNCIATO DAL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DI STATO DELLA REPUBBLICA DI CUBA FIDEL CASTRO RUZ, ALL’INSIGNIRE JUAN MIGUEL GÓNZALES DELLA MEDAGLIA DELL’ORDINE CARLOS MANUEL DE CÉSPEDES, NEL TEATRO KARL MARX, IL 5 LUGLIO 2000, &#8220;ANNO DEL 40 ANNIVERSARIO DELLA DECISIONE DI PATRIA O MORTE&#8221;<br />
Fecha:<br />
05/07/2000</p>
<p>Cari compatrioti:</p>
<p>Conobbi Juan Miguel il 2 dicembre dello scorso anno, alle 5 del pomeriggio. Era casualmente il giorno in cui si commemorava un anniversario in più dello sbarco del &#8220;Granma&#8221;, 43 anni fa.</p>
<p>Cinque giorni prima, ricevemmo la lettera, datata 27 novembre, nella quale chiedeva al Ministero degli Esteri di inoltrare le pratiche presso le autorità degli Stati Uniti per il ritorno a casa di suo figlio Elián, sopravvissuto al naufragio di un’imbarcazione rudimentale che era uscita illegalmente da Cuba. Il giorno seguente, la stessa cosa fu richiesta, in un’altra lettera, dalla nonna materna del bimbo. Né essi persero un minuto nel fare la richiesta, né il nostro Ministro perse un minuto nel trasmetterla di immediato.</p>
<p>Io non potei occuparmi del problema fino al giorno indicato. Avevo chiesto al padre di venire all’Avana. Anticipatamente sapevo che mai, in più di 41 anni, il governo degli Stati Uniti aveva acconsentito ad una domanda legale di questo tipo. Questo, come il caso dei pescatori ed altri casi, doveva essere risolto mediante una battaglia morale e di opinione pubblica con la partecipazione del popolo.</p>
<p>Però, su quali basi? Chi era il padre e che genere di padre era? Quanto si preoccupava di suo figlio? Quali erano le sue relazioni familiari con i nonni materni e paterni del bambino? Sebbene sapevo già che si trattava di un rispettoso e giovane lavoratore, serio e adempitore dei propri obblighi, militante rivoluzionario fin da adolescente, era importante conoscere questi ed altri aspetti della sua condotta e le peculiarità del suo carattere.</p>
<p>Con attenzione e rispetto, ma allo stesso tempo con tutta chiarezza e tutta franchezza, trattai con lui questi temi. Stavo parlando con un membro del nostro partito.</p>
<p>Gli feci numerose domande alle quali lui, nel mezzo del suo visibile dolore e della sua tristezza, rispondeva con argomenti persuasivi e prove inquestionabili sulla sua relazione affettuosa, insindacabile e costante con il bambino.</p>
<p>In nessun istante smisi di percepire, nel suo volto, le caratteristiche di un uomo nobile, sincero e serio.</p>
<p>Gli manifestai la mia convinzione che, attraverso i tramiti giudiziari, mai avrebbero restituito il bambino. Si trattava di un caso in cui i tribunali degli Stati Uniti non avevano alcuna giurisdizione, e che spettava solo alle autorità dell’Immigrazione degli Stati Uniti il dovere di procedere all’immediata restituzione di suo figlio; però conoscevo sufficientemente bene quanto arroganti, arbitrarie, parziali e complici si comportavano le autorità degli Stati Uniti in tutto quello riferito alle canagliate e ai crimini che si commettevano contro il nostro popolo. La restituzione di questo bambino si sarebbe potuta ottenere solo mediante una intensa battaglia politica e una intensa battaglia dell’opinione pubblica nazionale e internazionale. Avvertii Juan Miguel che questo non sarebbe stato questione di giorni né di settimane, ma di mesi. Forse per non disanimarlo troppo, gli dissi che sarebbero stati necessari non meno di tre mesi. Gli manifestai anche che solo il paese poteva lanciarsi in una battaglia di questo tipo su basi legali ed etiche assolutamente solide.</p>
<p>Dopo tre ore di conversazione, io non avevo il benchè minimo dubbio che Juan Miguel era un giovane serio ed onesto, vittima di un’atroce ingiustizia. Comprese ed accettò gli argomenti che gli esposi.</p>
<p>Era trascorsa quasi una settimana dal momento in cui era stata consegnata la nota presentata dal Ministero degli Affari Esteri di Cuba, trasmettendo alle autorità degli Stati Uniti la richiesta del padre reclamando la restituzione del bimbo, e non era stata ricevuta la benché minima risposta su quello che avrebbero fatto con il bambino sequestrato. Tutto quello che noi conoscevamo proveniva da quello che pubblicava la stampa nordamericana. Non era poca l’orgia di propaganda e di euforia sfrenata della mafia cubana-americana e dei politici più reazionari degli Stati Uniti, in occasione di una tragedia dove persero la vita 11 cittadini cubani e dell’arrivo alle coste di questo paese di un bambino che non aveva ancora compiuto sei anni. Un frutto in più di 41 anni di ostilità e aggressione dei governi degli Stati Uniti contro Cuba.</p>
<p>Era inutile continuare inviando note diplomatiche alle autorità di un governo sordo che neppure per cortesia rispondeva.</p>
<p>Il giorno dopo parlai con i compagni della nostra Direzione, e senza perdere un minuto comunicai con i dirigenti dell’Unione dei Giovani Comunisti e con i dirigenti della Federazione Universitaria. I giovani e gli studenti sarebbero stati l’avanguardia in questa lotta con il pieno appoggio di tutte le forze rivoluzionarie.</p>
<p>Quarantotto ore dopo, una domenica sera, si produsse la prima protesta davanti l’Ufficio di Interessi degli Stati Uniti, alla quale parteciparono mille giovani delle &#8220;Brigate Tecniche&#8221; che concludevano una conferenza nazionale, quelli che realmente anticiparono di 24 ore la data prevista per iniziare le azioni pubbliche.</p>
<p>Così comincio l’epica lotta per la liberazione di Elián fino ad oggi, 5 luglio, esattamente 7 mesi fa.</p>
<p>Il sabato 4 dicembre dichiarammo pubblicamente che se in 72 ore il bambino non era restituito, si sarebbe svolta una grande battaglia di opinione nazionale e mondiale. Alcuni mezzi della stampa interpretarono quelle parole come un ultimatum agli Stati Uniti. Non era niente più che un sincero avvertimento su quello che inevitabilmente sarebbe successo.</p>
<p>Solo dopo il terzo giorno di protesta popolare, che cresceva esponenzialmente, si ricevette la prima risposta. Il giorno prima il portavoce della Casa Bianca aveva dichiarato che la questione stava nelle mani del Servizio d’Immigrazione e Naturalizzazione, che non esisteva una posizione ufficiale sull’argomento e che il caso poteva finire alle Corti.</p>
<p>Molte note si scambiarono nelle settimane seguenti. I documenti dimostrano che il nostro governo avvertì e ribadì i suoi punti di vista sulle conseguenze della erronea ed illegale decisione del governo nordamericano di sottoporre il caso alla giurisdizione dei propri tribunali, ai quali non spettava questo diritto.</p>
<p>Qualcosa che doveva e poteva essere risolto in pochi giorni, cadde effettivamente in un labirinto interminabile di procedimenti, sentenze e ricorsi fraudolenti, mentre il bimbo cubano soffriva mesi di tortura psichica ed era oggetto del più brutale sfruttamento ai fini pubblicitari e politici. La sua salute mentale, e persino la sua vita, furono seriamente messe in pericolo durante mesi. Miracolosamente sopravvisse a pericoli tanto grandi come quelli del primo naufragio, che questa volta capitò in un immondo pantano di immoralità, isteria, ripugnante politica da quattro soldi e meschini interessi della mafia cubana-americana e dei suoi alleati dell’estrema destra. Non fu il caso, ma la lotta ammirabile del nostro popolo, ciò che lo preservò dalla morte o da un terribile destino.</p>
<p>Oggi facciamo giustizia a chi, tanto esemplarmente, compì i propri doveri di padre e di patriota. Un intero popolo si giocò il tutto e fu disposto a fare tutto quanto si poteva fare per suo figlio. Però, nella fase finale, da lui dipese l’esito o la sconfitta del nostro collossale sforzo.</p>
<p>Il maggior successo della Rivoluzione fu confidare pienamente in Juan Miguel. Il più grande errore della mafia e dell’impero fu credere che Juan Miguel poteva essere comprato e portato al tradimento.</p>
<p>Se ben ci furono differenze tra il governo degli Stati Uniti e la mafia, appoggiata dall’estrema destra, sulle posizioni di ognuno di loro davanti ai tribunali, arrivando al litigio tra ambedue le parti, c’è un grave peccato morale del quale nessuno di loro è esente: il credere che Juan Miguel poteva esssere comprato, tentando persino l’esortazione aperta a disertare e a restare negli Stati Uniti. Su questo, nessuno, da una o dall’altra fazione nel seno dell’impero, abbandonò la speranza che Elián restasse negli Stati Uniti con suo padre. Per ciò la tattica di dilazione del processo sistematicamente applicata dagli avvocati della mafia, mentre i candidati di ambo i partiti alla Presidenza, e la stessa moglie del Presidente, facevano appelli pubblici a Juan Miguel perchè disertasse.</p>
<p>Alti funzionari dell’Amministrazione e perfino il Procuratore Generale affermavano che essi non lottavano per il ritorno di Elián a Cuba, se no per l’unione del figlio e del padre. Sognavano che la battaglia che ormai avevano persa si risolvesse con un colpo di scena di questo tipo. Solo quando si convinsero che l’onore e le fermezza di Juan Miguel erano inalterabili e che tutto l’oro del mondo non sarebbe bastato per farlo vacillare un secondo nella sua lealtà alla patria, si rassegnarono al suo ritorno con il bimbo.</p>
<p>Quando Juan Miguel, che tante volte accusarono di codardia e a cui rinfacciavano cinicamente che non si preoccupava di suo figlio, giacché non era venuto negli Stati Uniti dove gli avevano teso tante trappole, arrivata l’ora e il minuto esatti in cui doveva presentarsi in quel campo ostile e rischioso, partì con la decisione e il coraggio, che lo caratterizzano verso il cuore dell’impero, portando con sé sua moglie e suo figlio di 6 mesi; la battaglia entrava nella tappa decisiva. Con il suo viso nobile, la sua determinazione, la sua parola diretta, sincera e pulita, con la costanza inoppugnabile della sua libertà poiché aveva con sé sua moglie e suo figlio più piccolo, completò l’opera iniziata mesi prima dalle nonne di Elián, Mariela e Raquel; conquistò totalmente l’appoggio della maggioranza del popolo nordamericano che si mise dalla sua parte, molto più informato sulla verità dopo 5 mesi di intensa battaglia di milioni di uomini, donne, giovani e bambini cubani.</p>
<p>Contribuirono a questo, è giusto riconoscerlo, le reti della televisione nordamericana e gli organi principali di stampa, che trasmisero negli Stati Uniti le immagini e le notizie di quello che stava succedendo a Cuba.</p>
<p>Durante la permanenza di Juan Miguel negli Stati Uniti, in momenti critici, la sua decisione di andare da solo nel covo della mafia a Miami, accompagnato da sua moglie Nersy e dal piccolo Hianny, determinò che l’INS mandasse gli uomini che con audacia e destrezza strapparono il bimbo dalle mani criminali che lo tenevano sequestrato, per essere trasferito a Washington e inviato, quasi subito, con la sua famiglia al ritiro in Wye Plantation. Qui cominciò la lunga attesa della tappa finale.</p>
<p>Immediatamente, Águeda, la sua abnegata maestra dell’asilo, con l’appoggio di quattro compagni della prima elementare, accompagnati da un cugino di<br />
10 anni, senza perdere un minuto riprendevano il corso scolastico di Elián, interrotto cinque mesi prima. Quando egli concluderà, entro una settimana e mezza, sarà un giorno di onore e di gloria per l’educazione cubana e la prodezza del nostro popolo resterà consacrata per sempre.</p>
<p>Juan Miguel, per salvare la vita di Elián, fu disposto a dare la propria vita e a rischiare quella di sua moglie e dell’altro suo figlio. Ma non fu mai disposto a comprare la consegna di quel bambino che tanto amava al prezzo del tradimento della patria. La sua condotta gli valse la gloria e l’eterna ammirazione del suo popolo.</p>
<p>Per questo lo insigniamo con l’Ordine che porta il nome di Carlos Manuel de Céspedes, che con eroica condotta, davanti l’alternativa di salvare suo figlio o tradire il suo popolo scelse, senza esitare, la morte di suo figlio e si conquistò l’onorevole titolo di &#8220;Padre della Patria&#8221; (Applausi)</p>
<p>Ho vissuto momenti emozionanti lungo la mia vita rivoluzionaria. Posso ricordare il giorno indimenticabile di quando mi incontrai con Raúl a &#8220;Cinco Palmas&#8221;, il 18 dicembre 1956, e riunimmo sette armi per ricominciare la lotta; quando il 5 gennaio 1957, già con un piccolo distaccamento e con 17 armi, occupando un’altura contemplai, per la prima volta, a pochi chilometri di distanza, un’alta ed inespugnabile montagna boscosa dove iniziava il cuore della Sierra Maestra, che sarebbe diventato il nostro teatro di operazioni, ed ebbi la sicurezza assoluta che la vittoria sarebbe stata nostra; quando il primo combattimento vittorioso delle nostre armi all’alba del 17 gennaio; quando sconfiggemmo totalmente, con una piccola però agguerrita forza, l’offensiva di 10 mila soldati della tirannia, che si concluse il 5 agosto del 1958 dopo 70 giorni ininterrotti di combattimento; quando seppi, alla fine di settembre, che il Che e Camilo erano arrivati a Las Villas, dopo aver percorso più di 350 chilometri per un terreno piano, ostile e inospitale; quando il primo gennaio del 1959 entrammo a Santiago de Cuba, dove nel Moncada si iniziò la nostra prima azione armata rivoluzionaria; o quando arrivammo a Girón all’imbrunire del 19 aprile del 1961. Tralasciando molti altri avvenimenti indimenticabili, in nessuna delle occasioni menzionate delle nostre lotte provai tanta intensa emozione, come quando si aprì la porta del piccolo aereo che li portò dagli Stati Uniti, dopo tanti mesi di battaglia senza tregua, e vidi emergere, alle 19:53 del 28 giugno, le figure di Juan Miguel e Elián. Un piccolo bambino ed un semplice padre cubano che molte poche persone conoscevano fino a qualche mese fa; ritornavano trasformati in giganti simboli morali della nostra patria.</p>
<p>In questo minuto pensai: quanto grande è il nostro popolo, quanto invincibile è un’idea giusta, quanto è importante credere nell’uomo, quanto è bello lottare per dei grandi ideali, quanta luce e felicità può emanarsi da un piccolo bimbo innocente per gratificare un popolo che fu disposto a morire per uno dei suoi più teneri figli!</p>
<p>Juan Miguel, la Patria ti ringrazia per la fermezza ed il coraggio con cui hai difeso il suo onore e la sua giusta vittoria! Tu hai dimostrato che, in momenti decisivi della storia di un popolo, la condotta di un uomo può compensare il disonore che gli abbiano occasionato tutti i traditori insieme, come quelli che vollero strapparci tuo figlio.</p>
<p>Il nostro dovere rivoluzionario più sacro è lottare perchè niente di simile possa succedere nel futuro, e per altri diritti che abbiamo giurato di difendere.</p>
<p>Continueremo lottando, e vinceremo!</p>
<p>(Ovazioni)</p>
<p>Versiones Taquigraficas del Consejo de Estado</p>
<p>traduzione del sito Fidel soldado de las ideas</p>
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