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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; elezioni</title>
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		<title>Brasile, imprese vicine a Bolsonaro finanziano la diffusione di fake news su WhatsApp contro il PT</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Oct 2018 02:22:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dietro l’inaspettato exploit del fascio-liberista Jair Bolsonaro vi sarebbe anche una ben studiata campagna propagandistica. Ovviamente basata sulle fake news contro Haddad, Manuela D’Avila (candidata alla vicepresidenza), Lula, e il PT. Dopo il caso delle 35 fake news contro i candidati della sinistra veicolate ad arte da Bolsonaro, stoppate dal Tribunale elettorale del Brasile, adesso emerge una campagna orchestrata tramite il servizio di messaggeria WhatsApp. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10691" alt="Bolsonarofack" src="/files/2018/10/Bolsonarofack.jpg" width="580" height="338" />Dietro l’inaspettato exploit del fascio-liberista Jair Bolsonaro vi sarebbe anche una ben studiata campagna propagandistica. Ovviamente basata sulle fake news contro Haddad, Manuela D’Avila (candidata alla vicepresidenza), Lula, e il PT.</strong></p>
<p>Dopo il caso delle 35 fake news contro i candidati della sinistra veicolate ad arte da Bolsonaro, stoppate dal Tribunale elettorale del Brasile, adesso emerge una campagna orchestrata tramite il servizio di messaggeria WhatsApp.</p>
<p>Diverse aziende sostenitrici della candidatura del novello Pinochet brasiliano del Partido Social Liberal (PSL), hanno finanziato l’acquisto di un servizio WhatsApp chiamato Massively necessario per inviare una massa di messaggi contro il Partito dei Lavoratori (PT), la formazione politica che sostiene Fernando Haddad nella corsa per la presidenza del paese sudamericano.</p>
<p>La fornitura di questo tipo di servizi, necessari per costruire una campagna diffamatoria, è illegale in conformità con la legislazione elettorale brasiliana perché è considerato un finanziamento non dichiarato. Il regolamento elettorale del paese sudamericano è chiaro e proibisce qualsiasi sponsorizzazione delle campagne elettorali da parte delle aziende, evidenzia l’emittente teleSUR.</p>
<p>Il piano diffamatorio viene poi concretizzato attraverso l’acquisto di database da agenzie di strategia digitale, operazione anch’essa espressamente vietata dal codice elettorale brasiliano.</p>
<p>I media brasiliani hanno reso noto l’identità delle aziende coinvolte nell’operazione diffamatoria contro Haddad e il PT: si tratta dei grandi magazzini Havan, Quickmobile, Yacows, Croc Services e SMS Market.</p>
<p>I contratti stipulati da queste aziende raggiungono 12 milioni di reales, circa 3,2 milioni di dollari.</p>
<p>da L&#8217;AntiDiplomatico</p>
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		<title>Brasile e la molto prevedibile imprevedibilità</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Aug 2018 02:00:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sabato 5 agosto, scade il termine affinché i partiti politici brasiliani realizzino le loro convenzioni, sigillino le loro alleanze ed indichino i loro candidati alle elezioni presidenziali di ottobre. E la verità è che nessuno ha un’idea di cosa accadrà.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10577" alt="Lula" src="/files/2018/07/Lula.jpg" width="580" height="350" />Sabato 5 agosto, scade il termine affinché i partiti politici brasiliani realizzino le loro convenzioni, sigillino le loro alleanze ed indichino i loro candidati alle elezioni presidenziali di ottobre. E la verità è che nessuno ha un’idea di cosa accadrà.</strong></p>
<p>Buon esempio di questo è la dichiarazione di Carlos Augusto Montenegro, che da quasi mezzo secolo -dal 1971- presiede uno dei più influenti organismi di sondaggio elettorali, l’IBOPE, Istituto Brasiliano di Opinione Pubblica e Statistica.</p>
<p>Con tale esperienza nel prevedere i risultati, Montenegro ammette che quella del 2018 sarà l’elezione “più difficile della storia del Brasile” come ha ammesso l’editorialista Bernardo Melo Franco, del giornale molto conservatore O Globo, di Rio de Janeiro.</p>
<p>Ad esempio di praticamente tutti gli analisti politici brasiliani, egli afferma che mai prima aveva visto “l’elettore così freddo e demotivato”, a poco meno di due mesi affinché si definisca il nome del futuro presidente.<br />
Esiste un quadro ragionevolmente definito per quanto riguarda le alleanze e candidature. Ma persiste la grande incognita dalla quale dipenderà il quadro reale che uscirà dalle urne: il destino di Lula da Silva.</p>
<p>Un sondaggio pubblicato di recente indica: dopo la confusione registrata l’8 luglio, quando la determinazione di un giudice di seconda istanza di liberare Lula è stata contestata da un altro, d’istanza inferiore, che ha contato sulla complicità della polizia federale per commettere un atto chiaramente e totalmente illegale, mantenendo Lula da Silva in prigione -dove si ritrova grazie ad un processo piagato dall’arbitrarietà e offese ai principi basilari della Giustizia- la cui popolarità crebbe.</p>
<p>Coloro che dichiarano la loro intenzione di votare per l’ex presidente ha raggiunto il livello più alto: 41%. La somma di tutti gli altri, sia quelli già indicati che quelli che sicuramente lo saranno, è del 29%.</p>
<p>È una situazione limite, che indica a quale punto di confusione si è arrivato in un paese assolutamente scosso.<br />
Allo stesso tempo, si è sigillata l’alleanza dei cosiddetti partiti “di centro”, che in realtà rispondono alla destra, e raccolgono il più grande contingente di politici denunciati o sotto indagini, intorno all’ex governatore di San Paolo, il destrorso Geraldo Alckmin, il cui carisma è paragonabile a quello di una foglia – invecchiata- di lattuga.</p>
<p>Con ciò, Alckmin, la cui intenzione dichiarata di voto nei sondaggi è intorno al 6%, è passato a detenere il più ampio spazio nella propaganda elettorale che sarà trasmessa dalla radio e televisione a partire da settembre. Si tratta di un capitale invidiabile. Resta da vedere che cosa otterrà l’insulso e provinciale candidato per sedurre un elettorato confuso, irritato e disinteressato (eccetto, ovviamente, gli elettori dichiarati di Lula).</p>
<p>Gli altri candidati, ad eccezione di un troglodita omofobo, razzista, difensore della passata dittatura militare, dell’attuale golpe, degli omicidi e torture, chiamato Jair Bolsonaro hanno davanti un difficile orizzonte.<br />
La rara miscela di evangelica ed ambientalista, Marina Silva, che ha sostenuto il colpo di stato che ha destituito la presidentessa Dilma Rousseff ed approvato l’illegale detenzione di Lula da Silva, avrà solo otto secondi scarsi di propaganda televisiva. Tempo sufficiente per dire il suo nome e poco altro.</p>
<p>Un candidato di centrosinistra, chiamato Ciro Gomes, pattina allo stesso modo: a meno che non ottenga, all’ultimo momento, una sempre più improbabile alleanza formale, avrà pochissimo tempo di propaganda elettorale.<br />
Bolsonaro, nel frattempo, rimane stazionario come favorito nel caso in cui Lula non riesca a ufficializzare la sua candidatura, ma ad una astronomica distanza nei sondaggi. Qualsiasi analista minimamente lucido scommette che, in uno scenario senza il favorito, Bolsonaro si dissolverà grazie alla sua inconsistenza, alla sua assoluta mancanza di controllo su ciò che dice, al suo radicalismo da cavernicolo, e cederà parte sostanziale del suo elettorato a Alckmin.</p>
<p>Gli altri non hanno il modo di decollare, sia quelli di sinistra che quelli di destra. E sopravvivono le figure folcloriche, che ogni quattro anni si presentano con l’unico scopo di poi vendere -letteralmente- il loro insignificante sostegno al miglior offerente.</p>
<p>Prevale, nel frattempo, la grande e definitoria domanda: cosa farà Lula da Silva?<br />
Al momento, il leader politico brasiliano più popolare ed importante ribadisce che manterrà la sua candidatura fino alle ultime conseguenze. Si rifiuta di ammettere un’alternativa. Sirerà la corda oltre ogni limite. E poi indicherà -o no- chi dovrà eleggere il suo solido elettorato.</p>
<p>Con questo sorge un&#8217;altra incognita: quanti resteranno fedeli a Lula?<br />
Con la somma di azioni, tutte assurdamente illegali, destinate ad impedire che Lula si presenti alle urne, ciò che si è ottenuto è stata la situazione più prevedibile del mondo: l’assoluta e molto pericolosa imprevedibilità.</p>
<p>Eric Nepomuceno, da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Francesco Monterisi</p>
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		<title>Premi, provocazioni e idee fallite</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2018/03/08/premi-provocazioni-e-idee-fallite/</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Mar 2018 03:08:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Almagro è più interessato al trambusto che al ritornare nella Maggiore delle Antille, un paese che conosce bene. Ma deve aver chiaro che né l'OSA, né alcuno dei suoi funzionari, tanto meno coloro che tradiscono i principi etici elementari, sono stati o saranno mai benvenuti nella Cuba rivoluzionaria di Fidel.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10418" alt="OEA" src="/files/2018/03/OEA.jpg" width="580" height="411" />Almagro è più interessato al trambusto che al ritornare nella Maggiore delle Antille, un paese che conosce bene. Ma deve aver chiaro che né l&#8217;OSA, né alcuno dei suoi funzionari, tanto meno coloro che tradiscono i principi etici elementari, sono stati o saranno mai benvenuti nella Cuba rivoluzionaria di Fidel.</strong></p>
<p>Chiunque senta il nome di &#8220;Rete Latinoamericana di Giovani per la Democrazia&#8221; pensa, come reazione, ai recenti colpi di stato sotto copertura contro governi sovrani, i pacchetti di misure neoliberali applicati a scapito delle maggioranze o le proteste per la galoppante corruzione nella regione.</p>
<p>Ma nulla è più lontano dalla realtà. Guidato da membri della controrivoluzione cubana, il gruppo si alterna tra Miami e alcune capitali europee, sue case madri, alla ricerca di fondi e istruzioni per piani sovversivi. Le sue visite nei paesi dell&#8217;America Latina sono molto selettive e con un chiaro obiettivo: le tasche dei magnati della destra.</p>
<p>Per il secondo anno consecutivo, la Rete e i suoi sponsor stranieri assegnano un premio internazionale per il presunto lavoro a favore della libertà.</p>
<p>Ma gli eletti non sono attivisti sociali né difensori dei diritti dei popoli, ma un gruppo di ex presidenti, di destra, latinoamericani che si sono uniti per minare qualsiasi progetto progressista sorga nella regione.</p>
<p>La cosiddetta Iniziativa Democratica di Spagna e delle Americhe (IDEA) è composta da una selezione di promotori del paramilitarismo; corrotti che hanno accettato milioni di dollari in cambio della liberazione di terroristi confessi come Luis Posada Carriles; truffatori; responsabili della morte di decine di migliaia di persone in massacri e lotte inefficaci contro il crimine organizzato; neoliberali che hanno rovinato i loro paesi e spiantati che sono diventati milionari nella poltrona presidenziale.</p>
<p>La lista comprende, tra gli altri, gli ex mandatari José María Aznar e Felipe González, Spagna; Mireya Moscoso, Panama; Belisario Betancur, Andrés Pastrana, César Gaviria e Álvaro Uribe, Colombia; Felipe Calderón e Vicente Fox, Messico; Miguel Ángel Rodríguez, Rafael Ángel Calderón e Laura Chinchilla, Costarica; Alfredo Cristiani, El Salvador; Fernando de la Rúa, Argentina; Osvaldo Hurtado, Ecuador; Luis Alberto Lacalle e Julio María Sanguinetti, Uruguay, e Jorge Quiroga, Bolivia.</p>
<p>IDEA sorse nel 2015 con etichetta &#8216;Made in Washington&#8217; e sotto l&#8217;ombrello di Nelson J. Mezerhane, suo presidente e anche proprietario dell&#8217; ultra reazionario &#8216;Diario de las Américas&#8217;, promotore di terroristi e colpi di stato in America Latina. Il direttore del gruppo è Asdrubal Aguiar, un ex politico venezuelano della VI Repubblica, che è rimasto nel dimenticatoio dopo la schiacciante vittoria di Hugo Chavez.</p>
<p>Annunciato a Miami la scorsa settimana, il nuovo premio per IDEA va a &#8220;riconoscere&#8221; l&#8217;attivismo del gruppo contro i governi progressisti della regione e la sua sottomissione ai piani interventisti dell&#8217;Organizzazione degli Stati Americani contro paesi come Venezuela.</p>
<p>Non è neppure casuale che una &#8220;menzione speciale&#8221; sia finita nelle mani del venezuelano Antonio Ledezma, che è fuggito dalla giustizia sotto la protezione di diversi governi che si vantano della loro lotta contro il terrorismo.</p>
<p>Ledezma, che era sindaco del Distretto Metropolitano di Caracas, è stato arrestato nel febbraio 2015 per promuovere un appello alla violenza chiamato &#8220;La Salida&#8221;, che costò la vita a decine di persone in Venezuela. Si è dato alla fuga, a novembre dell&#8217;anno scorso, dopo aver beneficiato degli arresti domiciliari.<br />
Come nel 2017, la consegna del premio è accompagnata da un piano per montare una provocazione nella capitale cubana, durante questa settimana, generare instabilità e danneggiare l&#8217;immagine internazionale del paese, mentre si cerca di influenzare il progresso delle relazioni diplomatico con la regione.</p>
<p>Il premiato del 2017 è stato niente meno che Luis Almagro, segretario generale dell&#8217;OSA, che dal suo insediamento è stato ossessionato con il rovesciamento del governo democraticamente eletto del Venezuela e si è dimenticato di tutto quello che ha difeso al tempo in cui era cancelliere dell&#8217;Uruguay, durante il governo di Pepe Mujica.</p>
<p>Nell&#8217;occasione precedente, al conoscere i piani dei gruppi anticubani e facendo rispettare le leggi che sostengono la sovranità della nazione, il Governo Rivoluzionario ha deciso negare l&#8217;ingresso sul territorio nazionale a cittadini stranieri vincolati con la provocazione, secondo una nota rilasciata dal Ministero degli Affari Esteri.</p>
<p>Gli obiettivi attuali sono gli stessi de è già in marcia una strategia di comunicazione di portata internazionale per cercare di delegittimare l&#8217;agire della Rivoluzione.</p>
<p>Lo stesso Almagro, che sarebbe stato convocato, ancora una volta, alla consegna del premio, ha fatto recentemente dichiarazioni ai mass media sulla sua richiesta di visto per l&#8217;ingresso a Cuba.</p>
<p>Indubbiamente, Almagro è più interessato al trambusto che al ritornare nella Maggiore delle Antille, un paese che conosce bene. Ma deve aver chiaro che né l&#8217;OSA, né alcuno dei suoi funzionari, tanto meno coloro che tradiscono i principi etici elementari, sono stati né saranno mai benvenuti nella Cuba rivoluzionaria di Fidel.</p>
<p>Sotto il suo mandato, si sono raddoppiati gli attacchi imperialisti e oligarchici dell&#8217;OSA contro l&#8217;integrazione latinoamericana e caraibica e contro le istituzioni democratiche. Il meccanismo, con sede a Washington, si è dedicato ad imporre lezioni di governabilità, democrazia e costituzionalità, per le quali non ha alcun mandato morale.</p>
<p>Nel momento in cui il Segretario di Stato Rex Tillerson rispolvera la Dottrina Monroe, l&#8217;istituzione Almagro dirige  assume il comando come &#8220;ministero delle colonie yankee&#8221; per articolare l&#8217;assalto contro l&#8217;America Latina e i Caraibi che, dopo 200 anni di attesa, aveva intrapreso il cammino della definitiva unità ed indipendenza.</p>
<p>La sequenza temporale delle azioni di Almagro, dell&#8217;OSA, del gruppo di ex presidenti e del gruppo anti-cubano non lascia spazio alla casualità.</p>
<p>Per metà aprile è programmato l&#8217;VIII Vertice delle Americhe a Lima, Perù. Crescono gli appelli affinché si rettifichi la decisione di privare il Venezuela di partecipare all&#8217;incontro e le critiche verso un gruppo di paesi che rivendicano il diritto di parlare a nome dell&#8217;intera regione.<br />
Sembra, ci siano quelli che sono interessati a creare cortine di fumo per coprire la realtà.</p>
<p>Per quanto riguarda gli obiettivi della controrivoluzione, la sua disperazione è ovvia. Il calendario indica che le elezioni generali a Cuba si terranno domenica prossima, 11 marzo. Di fronte alla sua incapacità di ottenere il minimo sostegno se non attraverso la corruzione e il ricatto economico, l&#8217;unica via è mettere in essere uno spettacolo.</p>
<p>Ciò che gli fa davvero male è che, questa domenica, Cuba deciderà il suo futuro, ma senza tutele né ingerenze esterna.</p>
<p>Autore: Sergio Alejandro Gómez</p>
<p>da Granma</p>
<p>traduzione di Francesco Monterisi</p>
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		<title>Raul Castro è scelto come candidato al Parlamento</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Jan 2018 00:55:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I delegati del governo del municipio del Segundo Frente, nella provincia orientale di Santiago di Cuba, hanno scelto ieri il presidente Raul Castro come deputato all'Assemblea Nazionale del Potere Popolare (Parlamento). Durante la sessione straordinaria dell'Assemblea Municipale di questo territorio montagnoso è stato anche scelto come candidato a deputato il giovane ingegnere di 29 anni Yurisandi Hechavarria, specialista dell'Azienda Agro-forestale Sierra Cristal.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-2449" alt="Raul Castro" src="/files/2011/12/Raul-Castro.jpg" width="239" height="300" />I delegati del governo del municipio del Segundo Frente, nella provincia orientale di Santiago di Cuba, hanno scelto ieri il presidente Raul Castro come deputato all&#8217;Assemblea Nazionale del Potere Popolare (Parlamento).  </strong></p>
<p>Durante la sessione straordinaria dell&#8217;Assemblea Municipale di questo territorio montagnoso è stato anche scelto come candidato a deputato il giovane ingegnere di 29 anni Yurisandi Hechavarria, specialista dell&#8217;Azienda Agro-forestale Sierra Cristal.</p>
<p>Inoltre, nella riunione hanno presentato altre quattro proposte come candidati a delegati all&#8217;Assemblea Provinciale del Potere Popolare.</p>
<p>Nei restanti otto municipi di Santiago di Cuba, come in tutto il paese, si sono riuniti i delegati alle assemblee del Potere Popolare, d’accordo con la quanto stabilito nell&#8217;articolo 94 della Legge Elettorale della nazione caraibica.</p>
<p>Disposta dal Consiglio di Stato della Repubblica di Cuba, questa azione fa parte del processo delle elezioni generali che sta portando a termine l&#8217;isola antillana.</p>
<p>Sul tema, il titolare della Commissione delle Candidature Nazionali, Gisela Duarte, ha spiegato che in un primo momento si approva la candidatura ed in un secondo passo si sottomette a votazione da parte del presidente dell&#8217;Assemblea Municipale ognuno dei candidati in maniera individuale.</p>
<p>Per essere approvati, e dopo, essere scelti dal popolo, devono avere più del 50% dei voti favorevoli dei delegati riuniti, ha detto Duarte.</p>
<p>A partire da questo momento, quelli proposti -per chi voteranno gli elettori l’11 marzo &#8211; visiteranno centri lavorativi, studenteschi e comunità per incontrarsi con la popolazione.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>In Honduras c&#8217;è una dittatura avallata dagli Stati Uniti</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Dec 2017 03:14:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Manuel Zelaya, ex presidente honduregno (eletto per il periodo 2006-2010) è stato vittima di un golpe di Stato nel 2009 ed ora è coordinatore dell'Alleanza Oppositrice contro la Dittatura, coalizione elettorale che sostiene il candidato Salvador Nasralla contro il candidato Josè Orlando Hernandez, attuale mandatario, che cerca di essere rieletto per il conservatore Partito Nazionale. Il conteggio finale del Tribunale Supremo Elettorale ha dato la vittoria ad Hernandez con 42,98% dei voti, contro il 41,39% del suo rivale, ma dopo una caduta del sistema informatico del conteggio dei voti ed allegazioni di frode elettorale, Nasralla, appoggiato dai suoi seguaci sulle strade, non ha riconosciuto il risultato ed ha chiesto  di controllare lo scrutinio dei voti.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10299" alt="mel-zelaya-salvador-nasrall" src="/files/2017/12/mel-zelaya-salvador-nasrall.jpg" width="580" height="323" />Manuel Zelaya, ex presidente honduregno (eletto per il periodo 2006-2010) è stato vittima di un golpe di Stato nel 2009 ed ora è coordinatore dell&#8217;Alleanza Oppositrice contro la Dittatura, coalizione elettorale che sostiene il candidato Salvador Nasralla contro il candidato Josè Orlando Hernandez, attuale mandatario, che cerca di essere rieletto per il conservatore Partito Nazionale. Il conteggio finale del Tribunale Supremo Elettorale ha dato la vittoria ad Hernandez con 42,98% dei voti, contro il 41,39% del suo rivale, ma dopo una caduta del sistema informatico del conteggio dei voti ed allegazioni di frode elettorale, Nasralla, appoggiato dai suoi seguaci sulle strade, non ha riconosciuto il risultato ed ha chiesto  di controllare lo scrutinio dei voti.  </strong></p>
<p>–Come interpreta quello che è successo in Honduras a causa delle elezioni di domenica 26, la caduta del sistema, le denunce di frode elettorale, le proteste sulle strade ed il coprifuoco?</p>
<p>–Bhè, questo è un assalto al potere identico a quello del 2009, c&#8217;è una continuità del golpe di Stato.</p>
<p>–Il Tribunale Supremo Elettorale (TSE) ha appena annunciato che sì, controlleranno 5100 verbali in più, quelli che sono stati inviati dopo la caduta del sistema informatico. Accettano questo conteggio? Cosa vogliono di più come opposizione?</p>
<p>–Noi stiamo esigendo che si controllino tutti i verbali e tutti i voti perché abbiamo scoperto, con prove, una contaminazione dei server, dei database, delle trasmissioni, dei registri. Tutto è stato inquinato. Allora stiamo chiedendo che si verifichino tutti i verbali, voto per voto. Sì, oltretutto, Honduras è un paese piccolo, e questo si può fare, si può fare in tre giorni, è rapido.</p>
<p>–C&#8217;è un parallelo con quello che lei visse nel 2009 dopo il golpe di Stato?</p>
<p>–Sì, sono gli stessi quelli che stanno governando! Li abbiamo vinti, sconfitti. Il tribunale elettorale, il giorno delle elezioni, domenica 26, ha dichiarato che stavamo vincendo di 5 punti e si erano registrati il 70% dei voti. E dopo scompaiono per tre giorni tutti i server, ed ora ci dicono che stiamo perdendo&#8230;</p>
<p>–C’è stato qualche intervento degli Stati Uniti che avete scoperto o qualche ruolo più diretto in queste elezioni?</p>
<p>–Sì, siamo un paese sotto la dominazione del dollaro. Bisogna dire la verità, qui loro dirigono tutto, questo è certo.</p>
<p>–La coalizione che hanno formato si chiama Alleanza Oppositrice contro la Dittatura. In che senso c’è una dittatura in Honduras?</p>
<p>- Bhè, qui ci sono leggi militari che invadono l&#8217;ambito civile. Hanno abolito le garanzie costituzionali, si è centralizzato il potere, si è abolito il dibattito e la democrazia. Ora io sono deputato ed anche nel Congresso Nazionale ci sono serie limitazioni della democrazia. Allora, gli indici di violenza sono alti, hanno saccheggiato lo Stato. Hanno violato la Costituzione: il presidente non poteva postularsi ad un nuovo mandato e, invece, l’ha fatto ed ora sta vincendo le elezioni con una frode. C&#8217;è qui una dittatura montata ed è avallata da Washington.</p>
<p>–Dopo il golpe del 2009 ci sono stati due governi di destra. Che cosa avrebbe bisogno Honduras per una seguente tappa, per rialzarsi?</p>
<p>–Bhè, la democrazia è la strada, dare alla gente, al popolo, l’opportunità di pensare, di indire referendum. Bisogna arrivare ad una democrazia partecipativa, nella quale il popolo prenda le decisioni. Il governo oramai non funziona, bisogna togliere facoltà ai governi e darla al popolo.</p>
<p>di Fabrizio Lorusso</p>
<p>da La Jornada</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Partecipazione elettorale dell&#8217;86%, segno di disperazione; milioni ricordando Fidel, sindrome di Stoccolma: Cuba versione &#8216;El Mundo&#8217;</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Dec 2017 02:56:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Fidel Castro]]></category>
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		<description><![CDATA[Un anno fa, dopo la morte di Fidel Castro, il quotidiano spagnolo "El Mundo" spostava  a L'Avana il suo corrispondente Daniel Lozano, che ci spiegava, allora, perché milioni di persone facevano lunghe file. Perché tante piangevano per le strade per il leader cubano: vivevano una "sindrome di Stoccolma" collettiva. Un anno dopo, questo stesso giornalista era l'incaricato di occuparsi delle recenti elezioni municipali sull'isola: "una fantasia rivoluzionaria -così le descrive- che nasconde elezioni teledirette dal potere, dalle quali sono stati esclusi quasi duecento oppositori".]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-10296" alt="Cubaelecciones" src="/files/2017/12/Cubaelecciones.jpg" width="580" height="326" />Un anno fa, dopo la morte di Fidel Castro, il quotidiano spagnolo &#8220;El Mundo&#8221; spostava  a L&#8217;Avana il suo corrispondente Daniel Lozano (1), che ci spiegava, allora, perché milioni di persone facevano lunghe file (2). <strong>Perché tante piangevano per le strade per il leader cubano: vivevano una &#8220;sindrome di Stoccolma&#8221; collettiva (3).</strong></p>
<p>Un anno dopo, questo stesso giornalista era l&#8217;incaricato di occuparsi delle recenti elezioni municipali sull&#8217;isola (4): &#8220;una fantasia rivoluzionaria -così le descrive- che nasconde elezioni teledirette dal potere, dalle quali sono stati esclusi quasi duecento oppositori&#8221; (5).</p>
<p>Ma è vero che furono &#8216;esclusi&#8217; questi presunti &#8220;oppositori&#8221; (6)? Rivediamo: come consentito dalla Legge Elettorale, <strong>di 60 mila candidature, la cosiddetta &#8220;dissidenza&#8221; ha ottenuto presentarne, in diversi comuni del paese, 182 </strong>(7). Un&#8217;operazione che contò sul sostegno dei due grandi partiti USA, attraverso i suoi istituti Repubblicano Internazionale e Nazionale Democratico (8). Ma a Cuba, -ricordiamo- le candidature sono proposte ed approvate dai vicinati riuniti in assemblea. <strong>E nessuna di esse ha eletto uno solo dei presunti 182 &#8220;oppositori&#8221; (9).</strong></p>
<p>&#8220;El Mundo&#8221; ci dice che a queste persone &#8220;è stato impedito partecipare dopo la campagna sporca che ha messo in moto l&#8217;apparato statale&#8221; (10). La prova sarebbe -ci dice- un &#8220;video trapelato in cui (il vicepresidente Miguel Díaz-Canel) ordinava impedire che gli oppositori potessero concorrere alle elezioni&#8221; (11). <strong>Qualcosa di totalmente falso: nel video Díaz-Canel spiega, semplicemente, come si sta informando, nei quartieri, circa la natura politica di queste candidature</strong>: &#8220;affinché la gente abbia percezione del rischio (politico), cosicché la gente li conosca&#8221;, sono le sue parole (12). Ed un dettaglio curioso: il modo che ha &#8220;El Mundo&#8221; per squalificare il vicepresidente è la sua mancanza di &#8220;interesse a diventare il Gorbaciov cubano&#8221;.</p>
<p>Un &#8220;dissidente&#8221; si lamentava del fatto che &#8220;avrebbero potuto ottenere circa 25 nomine nelle urne&#8221; (13). 25, ricordiamo, di 27mila che sono nell&#8217;intero paese (14), Un fallimento che  incanalavano chiedendo al Governo cubano qualcosa di assurdo in qualsiasi paese del mondo: &#8220;che le schede bianche o (nulle) con messaggi a favore di un plebiscito siano contate come voti validi&#8221; (15). <strong>&#8220;El Nuevo Herald&#8221; di Miami denunciava che &#8220;nel sistema elettorale cubano, tutte le schede bianche e quelle che non si emettono a favore di un qualche candidato vengono annullate&#8221;. Falso: </strong>la Commissione Elettorale di Cuba &#8211; come quella di qualsiasi paese del mondo &#8211; conta l&#8217;astensione, voti bianchi e nulli, i cui dati sono inclusi nella sua statistica ufficiale. In queste elezioni, l&#8217;astensione è stata del 14%, il voto bianco del 4,12% ed il nullo del 4,07% (16).</p>
<p>Colpisce una partecipazione elettorale dell&#8217;86% in un paese che vive in &#8220;totale amnesia ed apatia&#8221;, come ci dice &#8220;El Mundo&#8221; (17). <strong>Che assicura che &#8220;quelle di quest&#8217;anno sono le cifre più basse della rivoluzione&#8221;, ciò che si dovrebbe allo &#8220;stato di disperazione che attraversa il paese&#8221; (18) Conclusione: la disperazione di un popolo è direttamente proporzionale alla sua partecipazione elettorale</strong>. Motivo per cui Cuba deve imparare tanto dal Cile, con un&#8217;astensione del 53% (19), o dalla Colombia, con il 62% (20). Ora tutto è già&#8230;molto più chiaro.</p>
<p>José Manzaneda, coordinatore di Cubainformacion</p>
<p>Traduzione: Francesco Monterisi</p>
<p><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.cubainformacion.tv/index.php/lecciones-de-manipulacion/77251-participacion-electoral-del-86-signo-de-desesperanza-millones-recordando-a-fidel-sindrome-de-estocolmo-cuba-version-el-mundoa" >per vedere il video</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(1) <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://ariadna.elmundo.es/buscador/archivo.html?q=daniel%20lozano&amp;t=1&amp;s=1" >http://ariadna.elmundo.es/buscador/archivo.html?q=daniel%20lozano&amp;t=1&amp;s=1</a></p>
<p>(2)  <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.elmundo.es/internacional/2016/11/28/583c3b4c22601dec3f8b45f7.html" >http://www.elmundo.es/internacional/2016/11/28/583c3b4c22601dec3f8b45f7.html</a></p>
<p>(3)  <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.elmundo.es/internacional/2016/12/01/5840846922601d8a688b4627.html" >http://www.elmundo.es/internacional/2016/12/01/5840846922601d8a688b4627.html</a></p>
<p>(4)  <a rel="nofollow" target="_blank" href="https://www.telesurtv.net/news/Elecciones-en-Cuba-Sistema-representativo-o-participativo-20171121-0053.html" >https://www.telesurtv.net/news/Elecciones-en-Cuba-Sistema-representativo-o-participativo-20171121-0053.html</a></p>
<p>(5)  <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.elmundo.es/internacional/2017/11/26/5a1a0a8d46163ffe288b45d1.html" >http://www.elmundo.es/internacional/2017/11/26/5a1a0a8d46163ffe288b45d1.html</a></p>
<p>(6)  <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.cubainformacion.tv/index.php/contratuit/77019-historico-la-disidenciaa-legitima-la-democracia-cubana-" >http://www.cubainformacion.tv/index.php/contratuit/77019-historico-la-disidenciaa-legitima-la-democracia-cubana-</a></p>
<p>(7)  <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.lavanguardia.com/politica/20171126/433231068026/plataforma-opositora-monitorea-elecciones-cubanas-sin-grandes-dificultades.html" >http://www.lavanguardia.com/politica/20171126/433231068026/plataforma-opositora-monitorea-elecciones-cubanas-sin-grandes-dificultades.html</a></p>
<p>(8)  <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.radiocubana.cu/la-opinion/29-de-la-prensa-cubana/19263-disidencia-participaria-en-elecciones-de-cuba-segun-estrategia-disenada-por-eeuu" >http://www.radiocubana.cu/la-opinion/29-de-la-prensa-cubana/19263-disidencia-participaria-en-elecciones-de-cuba-segun-estrategia-disenada-por-eeuu</a></p>
<p>(9)  <a rel="nofollow" target="_blank" href="https://percy-francisco.blogspot.com.es/2017/10/elecciones-2018-otra-vez-el-pueblo.html" >https://percy-francisco.blogspot.com.es/2017/10/elecciones-2018-otra-vez-el-pueblo.html</a></p>
<p>(10)       <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.elmundo.es/internacional/2017/11/28/5a1cc05ae2704edc678b45ee.html" >http://www.elmundo.es/internacional/2017/11/28/5a1cc05ae2704edc678b45ee.html</a></p>
<p>(11)       <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.elmundo.es/internacional/2017/11/12/5a0757e7468aeb194d8b4656.html" >http://www.elmundo.es/internacional/2017/11/12/5a0757e7468aeb194d8b4656.html</a></p>
<p>(12)       <a rel="nofollow" target="_blank" href="https://www.youtube.com/watch?time_continue=8&amp;v=nxy1kXtn974" >https://www.youtube.com/watch?time_continue=8&amp;v=nxy1kXtn974</a></p>
<p>(13)       <a rel="nofollow" target="_blank" href="https://elpais.com/internacional/2017/11/24/america/1511555900_360529.html" >https://elpais.com/internacional/2017/11/24/america/1511555900_360529.html</a></p>
<p>(14)       <a rel="nofollow" target="_blank" href="https://www.telesurtv.net/news/elecciones-Cuba-candidatos-20171108-0074.html" >https://www.telesurtv.net/news/elecciones-Cuba-candidatos-20171108-0074.html</a></p>
<p>(15)       <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.elnuevoherald.com/noticias/mundo/america-latina/cuba-es/article186604418.html" >http://www.elnuevoherald.com/noticias/mundo/america-latina/cuba-es/article186604418.html</a></p>
<p>(16)       <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.cubadebate.cu/noticias/2017/11/27/comision-electoral-nacional-ofrece-datos-preliminares-de-elecciones/#.Wh1GMnlryig" >http://www.cubadebate.cu/noticias/2017/11/27/comision-electoral-nacional-ofrece-datos-preliminares-de-elecciones/#.Wh1GMnlryig</a></p>
<p>(17)       <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.elmundo.es/internacional/2017/11/25/5a185dace5fdeab7218b4615.html" >http://www.elmundo.es/internacional/2017/11/25/5a185dace5fdeab7218b4615.html</a></p>
<p>(18)       <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.elmundo.es/internacional/2017/11/28/5a1cc05ae2704edc678b45ee.html" >http://www.elmundo.es/internacional/2017/11/28/5a1cc05ae2704edc678b45ee.html</a></p>
<p>(19)       <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.elpais.cr/2017/11/22/candidatos-que-perdieron-elecciones-en-chile-muestran-su-apoyo-a-pinera-o-guillier/" >http://www.elpais.cr/2017/11/22/candidatos-que-perdieron-elecciones-en-chile-muestran-su-apoyo-a-pinera-o-guillier/</a></p>
<p>(20)       <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.bbc.com/mundo/noticias-america-latina-37539590" >http://www.bbc.com/mundo/noticias-america-latina-37539590</a></p>
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		<title>Zelaya accusa Tribunale Supremo Elettorale di dare fuoco ad Honduras</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Dec 2017 02:21:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'ex presidente honduregno Manuel Zelaya ha accusato oggi il discusso Tribunale Supremo Elettorale (TSE) di dare fuoco al paese manipolando i dati delle elezioni generali, celebrate domenica scorsa, e delle quali si ignora ancora il vincitore. “Il TSE ha dato fuoco ad Honduras coi dati manipolati che ha pubblicato oggi contro @SalvadorAlianza. Il popolo è sulle strade difendendo quello che ha deciso nelle urne”, ha scritto Zelaya nel suo account di Twitter. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10288" alt="honduras" src="/files/2017/12/honduras.jpg" width="580" height="387" />L&#8217;ex presidente honduregno Manuel Zelaya ha accusato oggi il discusso Tribunale Supremo Elettorale (TSE) di dare fuoco al paese manipolando i dati delle elezioni generali, celebrate domenica scorsa, e delle quali si ignora ancora il vincitore.</strong></p>
<p>“Il TSE ha dato fuoco ad Honduras coi dati manipolati che ha pubblicato oggi contro @SalvadorAlianza. Il popolo è sulle strade difendendo quello che ha deciso nelle urne”, ha scritto Zelaya nel suo account di Twitter.</p>
<p>Attraverso questa rete sociale ha anche denunciato azioni di frode da parte del Tribunale ed ha proposto azioni immediate di trasparenza od al contrario non si riconosceranno i risultati delle elezioni.</p>
<p>Intanto le proteste, fortemente soffocate dalle forze antisommossa, si mantengono nella capitale e varie città del paese davanti ad una supposta frode a favore del presidente ed aspirante alla rielezione, Juan Orlando Hernandez.</p>
<p>Le tensioni sono aumentate nel paese dopo che il candidato dell&#8217;Alleanza di Opposizione contro la Dittatura, Salvador Nasralla, ha denunciato davanti all&#8217;opinione pubblica il TSE di manipolare i dati per strappargli un&#8217;evidente vittoria.</p>
<p>Il fatto è che il candidato oppositore ed i suoi seguaci hanno visto col decorso dei giorni come un vantaggio di cinque punti è svanito in modo sospettoso, alimentato da un ritardo prolungato nella diffusione dei risultati e “guasti” nel sistema informatico di calcolo.</p>
<p>Barricate, incendi di pneumatici, strade bloccate e confronti tra manifestanti e le forze antisommossa sono le immagini che predominano questo venerdì nel paese, davanti alle proteste degli honduregni per quello che considerano un golpe elettorale.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Martin Calix</p>
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		<title>Fidel e le elezioni sotto il regime di Battista</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Nov 2017 19:28:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prima d’arrivare all’università ero stato esploratore, alpinista, atleta, avevo fatto di tutto, ma davvero non mi ero avventurato nel campo della politica, per me era un terreno vietato. Può darsi che prima avessi avuto qualche impressione, da adolescente potei rendermi conto di che cos’era un regime fondato sulla forza, sul sopruso.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10271" alt="batista-castro" src="/files/2017/11/batista-castro.jpg" width="580" height="326" />Prima d’arrivare all’università ero stato esploratore, alpinista, atleta, avevo fatto di tutto, ma davvero non mi ero avventurato nel campo della politica, per me era un terreno vietato. Può darsi che prima avessi avuto qualche impressione, da adolescente potei rendermi conto di che cos’era un regime fondato sulla forza, sul sopruso.</strong></p>
<p>Vedevo l’atteggiamento prepotente, maschilista dei militari, dei soldati dell’esercito di Batista. Furono elementi che mi formarono e che suscitarono in me repulsione: notai l’arroganza, la prepotenza, il maschilismo, l’abuso di autorità, le minacce, l’utilizzo della paura, del terrore sulla gente. Ricevetti una serie d’impressioni che mi fecero provare repulsione per quella forma di potere, perché lo stavo vivendo, lo vedevo tutti i giorni.<br />
Direi che fin da bambino iniziai a provare una certa repulsione verso questa forma di autorità armata, in virtù della quale chi aveva le armi aveva anche il potere e lo esercitava: i soldati picchiavano la gente, la maltrattavano, e davano l’impressione di poter ammazzare chiunque senza che accadesse nulla.<br />
Presto, fin da quando avevo 13 anni, potei assistere ad alcuni processi elettorali. Vidi intervenire l’esercito nei processi elettorali, impedendo con la forza a centinaia di persone d’esercitare il diritto di voto. Così iniziai a farmi una serie d’idee; ma questo non mi portò a una concezione rivoluzionaria, ma a una condanna di quella forma d’autorità, dell’abuso.<br />
Nel 1940, Pedro Emilio, mio fratello maggiore, era candidato alla carica di rappresentante per un partito di opposizione. Ricordo che ero in vacanza e che addirittura lo aiutavo, uscivo a cavallo per fare visita ai contadini; dato che molti non sapevano né leggere né scrivere, insegnavo loro a votare: in quale sezione dovevano votare, qual era il simbolo di quel partito; perché c’erano i voti di preferenza – così si chiamavano – e  potevano votare per un presidente e per un candidato a rappresentante.<br />
A quel tempo c’era già il partito d’opposizione a Batista.  Io davo indicazione ai vicini di votare per il candidato a rappresentante, per Pedro Emilio, e già che c’ero li esortavo anche a votare per il candidato alla presidenza di quel partito.<br />
Nello svolgere questa attività ero mosso dal desiderio che Pedro Emilio venisse eletto rappresentante, perché per lui era una gran cosa, un fatto molto importante. Inoltre, lui era sempre stato molto amichevole con me, molto affettuoso, malgrado fosse figlio di un matrimonio precedente di mio padre; dunque, era il mio amico – oltre che mio fratello – Pedro Emilio, che in quel contesto politico sarebbe diventato rappresentante.<br />
Lui aveva svolto un certo lavoro politico con me, mi aveva promesso non so quante cose, mi avrebbe regalato un buon cavallo e aveva fatto promesse elettorali anche a me; così io ero personalmente interessato alla sua elezione a rappresentante e lo aiutavo; anche tutti i vicini avrebbero votato per Pedro Emilio. Feci visita a centinaia di contadini. Le elezioni furono in maggio o in giugno, io avrò avuto 13 anni.<br />
Il giorno del voto, nei seggi elettorali di Birán, i soldati di Batista, con fucili e baionette, divisero gli elettori in due file: da una parte i batistiani, pochi, e dall’altra i nemici di Batista, dieci volte più numerosi; certamente era per influenza dei familiari, del proprietario terriero, dei luogotenenti politici, per motivi di ogni tipo, ma sta di fatto che volevano votare per Pedro Emilio.<br />
Allora i soldati dissero: «Allora, voialtri: quelli di un partito, qui e quelli dell’altro, là» e non lasciarono votare nessun elettore dell’opposizione.<br />
Ricordo che vedevo tutto quello e le elezioni mi interessavano. Votarono pochissimi sostenitori di Pedro Emilio e solo perché si fecero passare per batistiani. Questo accadde in tutti i seggi. Soltanto lì gli rubarono centinaia di voti.<br />
Alla fine, Pedro Emilio non fu eletto perché gli mancavano 82 voti. Solo in tre scuole di quella zona di Birán, i soldati gli avevano rubato più di 500 o 600 voti. Mi fece soffrire, ricordo la mia indignazione, i soldati spararono perfino qualche colpo. Naturalmente, Batista vinse le elezioni: come avrebbe potuto non vincerle se non aveva lasciato votare nessuno in molte zone dove non avrebbero votato per lui? Così vinse le elezioni del 1940.<br />
Vissi questa esperienza a 13 anni, partecipai alla campagna, avevo le mie impressioni. Sapevo che i soldati erano prepotenti, che frustavano la gente, davano  piattonate con i machete e che  minacciavano con i fucili.<br />
Posso dire che già allora provavo repulsione per quel tipo di autorità fondata sulla paura, sul  terrore; maturai una serie di sentimenti, atteggiamenti e giudizi di repulsione,perché vissi da adolescente il primo periodo di Batista.</p>
<p>Dal Libro “Fidel Castro Ruz, Guerrigliero del tempo. Conversazioni con il leader storico della Rivoluzione Cubana”</p>
<p>da Cubainformazione</p>
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		<title>L&#8217;altra battaglia</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Nov 2017 00:00:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[battaglia strategica]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Venezuela]]></category>

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		<description><![CDATA[Al di là delle battaglie e vittorie elettorali, la Rivoluzione bolivariana deve combattere ogni giorno la battaglia strategica, che è la battaglia delle idee, che non si fa solo dal dibattito teorico ma che si dà nel reale esercizio dell'etica politica. In questo senso questa battaglia strategica, credo, dobbiamo approfondirla in almeno queste tre dimensioni.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10228" alt="victoria-chavista-en-venezuela-580x292" src="/files/2017/11/victoria-chavista-en-venezuela-580x292.jpg" width="580" height="292" />Al di là delle battaglie e vittorie elettorali, la Rivoluzione bolivariana deve combattere ogni giorno la battaglia strategica, che è la battaglia delle idee, che non si fa solo dal dibattito teorico ma che si dà nel reale esercizio dell&#8217;etica politica. In questo senso questa battaglia strategica, credo, dobbiamo approfondirla in almeno queste tre dimensioni.</strong></p>
<p>1. Democrazia rivoluzionaria. Dobbiamo continuare trascendendo il meramente elettorale ed avanzare nel consolidamento delle esperienze di autogoverno popolare, comunità e consigli comunali, così come delle nuove forme di proprietà sociale comunitaria, operaia, contadina e pubblica, iniziata nel primo decennio della rivoluzione.</p>
<p>In questa dimensione, è anche necessario riscattare la nuova cultura democratica che il chavismo ha portato alla società venezuelana, la critica, l&#8217;autocritica, il controllo sociale, l&#8217;interpellanza popolare che, come diceva il nostro Comandante Chavez, non dobbiamo temere, al contrario ne abbiamo bisogno per progredire.<br />
Demonizzare questa cultura critica della democrazia rivoluzionaria, con il banale argomento che chi critica è un traditore, è uccidere lo spirito libertario e plurale della nostra Rivoluzione. Traditori sono i corrotti che mai criticano  quando sono nei loro mieli, ma quando fuggono dalla giustizia venezuelana, si dichiarano testimoni protetti dell&#8217;Impero e cercano di trascinarci tutti nel pantano delle loro corruzioni e deviazioni. Questi sì sono traditori/trici.</p>
<p>2. Modello economico socialista. Il Socialismo Bolivariano di Chavez prospetta un&#8217;economia mista, ma questo non deve essere confuso solo con lo sviluppo di imprese miste con il settore privato. In realtà si tratta che riconoscendo l&#8217;esistenza e l&#8217;importanza del settore privato, la rivoluzione deve sviluppare esperienze di proprietà e rapporti di produzione non capitalisti.</p>
<p>A questo proposito, osservo con preoccupazione una rinuncia al consolidamento e costruzione di esperienze socialiste e ancor più grave, processi di reversione al capitalismo del nascente e piccolo modello economico socialista avviato dalla Rivoluzione Bolivariana.<br />
Necessario è dibattere come costruiremo il Socialismo bolivariano, se si scommette solo sul rafforzamento del settore privato capitalista e sulla denazionalizzazione del pubblico. Sono i temi che dobbiamo dibattere di fronte a  quello strategico.</p>
<p>3. Trasformazione etico culturale. La Rivoluzione Bolivariana è sorta, tra altre ragioni, come una risposta al corrotto sistema del Patto di Punto Fijo. Non aver castigato i responsabili del ladrocinio commesso durante quel regime, durante l&#8217;Assemblea Nazionale Costituente del 1999, è stato un errore.</p>
<p>L&#8217;impunità è la più grande promotrice di crimini. Lasciando intatto l&#8217;apparato corruttore, pubblico e privato, questo, dagli inizi, reclutò gran parte dei nuovi burocrati e persino alcuni dirigenti.</p>
<p>Ma il problema è più profondo, al non sviluppare una politica di trasformazione culturale basata sulla costruzioni di valori per una società con una vita modesta, nell&#8217;individuale e nel collettivo, ma che invece  nell&#8217;espandere i diritti economici e sociali, senza combattere sul piano culturale il consumismo strutturale della nostra società, abbiamo dato vita ad una domanda infinita la cui conseguenza è il perseguimento di arricchimento a tutti i costi. Da qui gli alti livelli di criminalità e corruzione.</p>
<p>E&#8217; parecchio quello che dobbiamo rettificare in questa dimensione, nel frattempo saluto e sostengo la coraggiosa lotta contro la corruzione che sta combattendo il Procuratore Generale della Repubblica. Ora basta con corrotti/e, che sono i traditori/trici di sempre.</p>
<p>Ma oltre a questo, dobbiamo raddoppiare la marcia per forgiare una cultura del lavoro onesto e del raggiungimento di una vita degna, non solo materialmente ma, fondamentalmente, nello spirituale.</p>
<p>Siamo in una nuova battaglia elettorale, ora andiamo per la vittoria nelle municipali, ma non dimentichiamo l&#8217;altra battaglia, dove c&#8217;è la vittoria strategica, la gestazione di una nuova società che sia  veramente umana. Per  questo, come ci ricorda il compagno Ricardo Menéndez, bisogna tornare sempre a Chavez.</p>
<p>Elias Jaua</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Francesco Monterisi</p>
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		<title>Il chavismo è maggioranza in Venezuela</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Oct 2017 14:37:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Nicolas Maduro]]></category>
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		<description><![CDATA[Nuovo appuntamento elettorale in Venezuela. Sì, avete letto bene: elezioni in Venezuela. Le numero 22 negli ultimi 18 anni. Una media di molto superiore a quella considerata ‘normale’ per qualsiasi democrazia. Questa volta, è stato il turno delle regioni. E il chavismo è tornato a vincere: avendo la meglio in molti più Stati rispetto all’opposizione (17 a 5; manca Bolivar per concludere). Nel voto nazionale il chavismo trova una maggioranza significativa (54%).]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-10207" alt="chavismo" src="/files/2017/10/chavismo.jpg" width="580" height="290" />Nuovo appuntamento elettorale in Venezuela. Sì, avete letto bene: elezioni in Venezuela. Le numero 22 negli ultimi 18 anni. Una media di molto superiore a quella considerata ‘normale’ per qualsiasi democrazia. Questa volta, è stato il turno delle regioni. E il chavismo è tornato a vincere: avendo la meglio in molti più Stati rispetto all’opposizione (17 a 5; manca Bolivar per concludere). Nel voto nazionale il chavismo trova una maggioranza significativa (54%).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alla luce di questi risultati, è necessario presentare alcune conclusioni preliminari:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>1. La Rivoluzione Bolivariana ama votare. Dimostra ancora una volta che il suo cammino transita obbligatoriamente per il percorso elettorale. Condizione necessaria ma non sufficiente. La democrazia per il chavismo è molto più che il mero atto di votare. Tuttavia, l&#8217;elettorale non è negoziabile come premessa fondamentale nel progetto politico. Ma c&#8217;è ancora di più: il chavismo ama la battaglia elettorale. Le dirigenza e i suoi sostenitori appaiono in grande spolvero in ogni campagna elettorale. Non c’è nessun dubbio: l’importanza che Chavez ha dato alle elezioni è sta assunta dal popolo venezuelano in maniera irreversibile. E il presidente Maduro ha proseguito sulla stessa linea: 5 elezioni in meno di 5 anni. E l’anno prossimo, come previsto in base ai tempi costituzionali, ci saranno le elezioni presidenziali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>2. L’obiettivo del chavismo è una profezia auto-incompiuta. Sottovalutare l’eredità di Chavez vuol dire davvero ignorare il Venezuela del XXI secolo. Nonostante le tensioni che possono sorgere nel blocco egemonico, il chavismo come identità politica è molto più solido di quanti alcuni desiderano. Come qualsiasi processo politico, è attraversato da fasi differenti che provocano mutazioni, contraddizioni e sfide da superare. Tuttavia, il chavismo ha come essenza il crescere di fronte alle avversità. Di fronte alle minacce di Trump, i blocchi finanziari, le dichiarazioni dell’OSA, le guarimbas che hanno provocato molti morti, di fronte ai ripetuti tentativi di far passare il Venezuela per quello che non è, il chavismo ha chiarezza politica sull’importanza dell’unità nonostante legittime divergenze e critiche che possono esserci. Inoltre, il chavismo è qualcosa di più che un governo chavista. Si tratta di una maggioranza che quasi sempre decide in modo plebiscitario sapendo scegliere il migliore tra due progetti politici diametralmente opposti.</p>
<p>Allo stesso modo in cui al suo tempo ha creduto necessario dare una tirata d’orecchi ai propri governanti nelle passate legislative, sostengo successivamente in maniera massiccia la Costituente. E adesso, nuovamente, decide in maggioranza che il chavismo deve gestire gli Stati del paese per superare una situazione complicata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>3. L&#8217;opposizione non sa cosa fare. In questo caso, sul versante oppositore, l’unità, nonostante le sue sigle, brilla per assenza. Non è né monolitica né omogenea per quanto possa essere imposta dal Nord. La storia politica venezuelana conta anche se alcuni mezzi di comunicazione vogliono ignorarlo. La vecchia partitocrazia di opposizione è così tanto presente da rendere molto difficile rinnovare il campo politico di confronto. Alla gente comune interessa poco della sceneggiata all’OSA dove giurerà un tribunale di giustizia che non avrà mai alcun effetto sul paese. Non è interessata nemmeno a perdere tempo nei dibattiti legali lontani dalla vita quotidiana. Più passa il tempo, più è improbabile che esista un’opposizione necessaria al paese in questo tempo storico. Se a questo aggiungiamo il carattere schizofrenico sull’accettare o meno la via elettorale, allora, succeda quel che succeda: continueranno a non costituire una reale alternativa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>4. A una parte del mondo non piace la pace. Dopo oltre due mesi, nei quali non ci sono state morti o violenze, il Venezuela ha smesso di occupare le prime pagine. Queste elezioni sono state ignorate. Sapevano in anticipo che la maggioranza dei venezuelani avrebbe votato a favore del chavismo? È paradossale che dopo avere dedicato fiumi d&#8217;inchiostro per esigere le elezioni, adesso che ci sono, non interessano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In ultima analisi, l’appuntamento elettorale ratifica il voto di fiducia della cittadinanza venezuelana al suo governo. Vince la Pace, vince la Costituente. La partecipazione è stata molto elevata: poco più del 61%. La più alta nelle regionali venezuelane del XXI secolo. Più alta delle ultime regionali in Messico, Cile e Colombia. A partire da adesso il chavismo si trova davanti alla sfida di lavorare ascoltando il territorio, rispondendo alle richieste del popolo, sapendo che ci sono problemi, ma che chiaramente ci sono alternative, che bisogna cercare fino a trovarle senza rischiare di perdere la sovranità o tutte le conquiste sociali ottenute in questi anni.</p>
<p><em>di Alfredo Serrano Mancilla &#8211; Publico</em></p>
<p><i>(Traduzione dallo spagnolo per l’AntiDiplomatico di Fabrizio Verde)</i></p>
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