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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; elezioni presidenziali</title>
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		<title>Bashar al Assad vince le elezioni presidenziali in Siria con il 95% dei voti</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2021 22:51:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Bashar al Assad ha vinto le elezioni presidenziali in Siria e continuerà a guidare il governo nazionale dopo aver ottenuto la maggioranza assoluta dei voti, ha annunciato giovedì sera Hammouda Sabbagh, presidente del Consiglio Popolare del Paese.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-12136" alt="AVR--BasharAlassad" src="/files/2021/05/AVR-BasharAlassad.jpg" width="580" height="386" />Bashar al Assad ha vinto le elezioni presidenziali in Siria e continuerà a guidare il governo nazionale dopo aver ottenuto la maggioranza assoluta dei voti, ha annunciato giovedì sera Hammouda Sabbagh, presidente del Consiglio Popolare del Paese.</strong></p>
<p>Il conteggio ufficiale dei voti ha dimostrato che il 95,1% dei cittadini ha eletto presidente Al Assad, ovvero 13.540.860 persone. La partecipazione alle elezioni è stata del 78,66%.</p>
<p>Al Assad continua a ricoprire la carica di Presidente della Siria dal 2000. Secondo l&#8217;agenzia SANA, migliaia di persone si sono radunate a Damasco e in altre città del Paese per celebrare le elezioni di mercoledì e la vittoria della legge costituzionale.</p>
<p>da RT/ Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Prensa Latina</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-12137" alt="AVR--Siria-elecciones" src="/files/2021/05/AVR-Siria-elecciones.jpg" width="580" height="386" /></p>
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		<title>Ramonet smonta le fake news sul Venezuela</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2018/05/25/10533/</link>
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		<pubDate>Sat, 26 May 2018 01:44:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Venezuela]]></category>

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		<description><![CDATA[Le recenti elezioni presidenziali svolte in Venezuela sono state vinte con un ampio margine dal candidato della Rivoluzione Bolivariana, nonché presidente uscente Nicolas Maduro. Come sempre accade in materia di Venezuela, la stampa internazionale si è scatenata a reti unificate per screditare l’intero processo elettorale e sminuire la schiacciante vittoria del chavismo.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_10534" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-10534" alt="Ignacio Ramonet" src="/files/2018/05/Ignacio-Ramonet.jpg" width="580" height="327" /><p class="wp-caption-text">Ignacio Ramonet</p></div>
<p><strong>Le recenti elezioni presidenziali svolte in Venezuela sono state vinte con un ampio margine dal candidato della Rivoluzione Bolivariana, nonché presidente uscente Nicolas Maduro. Come sempre accade in materia di Venezuela, la stampa internazionale si è scatenata a reti unificate per screditare l’intero processo elettorale e sminuire la schiacciante vittoria del chavismo.</strong></p>
<p>A confutare la classica narrazione tossica mainstream è il rinomato giornalista e professore spagnolo Ignacio Ramonet. Questo è quanto ha dichiarato ai microfoni del programma Encuentro Popular trasmesso da YVKE Mundial: «Come ognuno degli oltre 2000 osservatori internazionali che hanno girato tutto il paese, tutti i giornalisti che erano qui hanno potuto constatare che queste elezioni si sono svolte in maniera libera, trasparente, democratica».</p>
<p>Il giornalista spagnolo ha inoltre dato particolare rilievo a tre considerazioni riguardanti le elezioni: sono state svolte nonostante le pressioni e le minacce provenienti da più parti; all’interno dalla destra e all’esterno dalle manovre di Washington. Gli esponenti dell’opposizione hanno goduto, come di norma in Venezuela, della massima libertà possibile per esporre in tutto il paese le proprie idee e proposte alternative. Nella giornata delle elezioni ha regnato un’atmosfera di tranquillità e normalità. Fatto non scontato visto le violenze scatenate dall’opposizione di destra in occasione delle elezioni per l’Assemblea Nazionale Costituente del passato mese di luglio.</p>
<p>Le varie cronache che abbiamo letto sul Venezuela, evidentemente di parte, avevano come unico obiettivo quello di unirsi alla campagna diffamatoria contro il paese sudamericano «perché non basate sulla razionalità di osservazione su quel che è realmente accaduto in Venezuela il 20 maggio e le settimane che hanno preceduto l’elezione presidenziale», ha infine denunciato Ramonet.</p>
<p>da AVN</p>
<p>traduzione di L&#8217;AntiDiplomatico</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il parlamentare russo Yushchenko spiega che in Venezuela «il popolo ancora una volta ha vinto la partita contro la CIA»</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2018 01:14:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alexander Yushchenko è un parlamentare del Partito Comunista delle Federazione Russa, vicepresidente della Commissione per la politica dell'informazione della Duma russa. Secondo la sua opinione, il risultato delle presidenziali in Venezuela, dimostra che «il popolo ancora una volta ha vinto la partita contro la CIA, che lavora in Venezuela. I venezuelani sostengono il percorso avviato da Hugo Chavez, nonostante il fatto che i cosiddetti "esperti" statunitensi nel “regime change” stiano portando avanti la loro propaganda». ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10530" alt="MaduroVittoria" src="/files/2018/05/MaduroVittoria.jpg" width="580" height="290" />Alexander Yushchenko è un parlamentare del Partito Comunista delle Federazione Russa, vicepresidente della Commissione per la politica dell&#8217;informazione della Duma russa. Secondo la sua opinione, il risultato delle presidenziali in Venezuela, dimostra che «il popolo ancora una volta ha vinto la partita contro la CIA, che lavora in Venezuela. I venezuelani sostengono il percorso avviato da Hugo Chavez, nonostante il fatto che i cosiddetti &#8220;esperti&#8221; statunitensi nel “regime change” stiano portando avanti la loro propaganda».</strong></p>
<p>Yushchenko ha richiamato l&#8217;attenzione sugli svariati tentativi perpetrati dalla Central Intelligence Agency (CIA), al fine di fine di rovesciare il governo guidato dal presidente Nicolás Maduro. Secondo il parlamentare comunista quest’attività potrebbe aumentare d’intensità perché adesso l’unico obiettivo è quello di rovesciare il governo rivoluzionario.</p>
<p>In diverse occasioni, il governo del Venezuela ha denunciato i tentativi di diversi governi stranieri di bloccare le elezioni presidenziali in attraverso richieste di boicottaggio.</p>
<p>Nonostante tutto, però, Nicolás Maduro è stato rieletto presidente con 6 milioni 190mila 612 voti, mentre il suo rivale più vicino, il candidato Henri Falcón, ottenuto 1 milione 909 mila 172 voti.</p>
<p>Numeri che mostrano come il chavismo sia forza viva nel seno della società venezuelana.</p>
<p>da teleSUR</p>
<p>traduzione de L&#8217;AntiDiplomatico</p>
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		<title>Venezuela alla vigilia di un&#8217;elezione storica</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2018/05/17/venezuela-alla-vigilia-di-unelezione-storica/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2018 02:33:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[20 maggio 2018]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni presidenziali]]></category>
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		<description><![CDATA[I venezuelani si preparano ad andare alle urne questa domenica in un contesto segnato dall'aumento delle tensioni politiche e nonostante le richieste di astensionismo di fronte alle complessità economiche. Comunque, tutto è pronto per le elezioni presidenziali e l'elezione dei 251 membri ai consigli legislativi statali questo 20 di maggio.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10523" alt="MaduroElezioni" src="/files/2018/05/MaduroElezioni.jpg" width="580" height="290" />I venezuelani si preparano ad andare alle urne questa domenica in un contesto segnato dall&#8217;aumento delle tensioni politiche e nonostante le richieste di astensionismo di fronte alle complessità economiche.</strong></p>
<p>Comunque, tutto è pronto per le elezioni presidenziali e l&#8217;elezione dei 251 membri ai consigli legislativi statali questo 20 di maggio.</p>
<p>Le attrezzature e il materiale elettorale destinati alle 14.638 sezioni elettorali che saranno attivate per le elezioni sono già nelle diverse entità federali del paese, tutte sotto la protezione del Plan República. Allo stesso modo, le ambasciate e gli uffici consolari nei cinque continenti hanno il materiale corrispondente per l’esercizio del diritto di voto all&#8217;estero.</p>
<p>Questa settimana le autorità elettorali hanno supervisionato il pre-invio del materiale alle comunità in tutto il territorio nazionale. Il test di connettività è previsto per giovedì e i centri di voto saranno installati questo venerdì. Il Consiglio Elettorale Nazionale ha ordinato che alle 6 di domenica mattina si tenga la costituzione dei seggi elettorali per dare inizio all&#8217;atto di voto.</p>
<p>Il presidente dell&#8217;entità, Tibisay Lucena, ha lanciato un appello martedì pomeriggio a tutti i venezuelani che sono stati selezionati per fornire il servizio elettorale obbligatorio a partecipare alle attività di formazione programmate e quindi devono assistere all&#8217;installazione e alla costituzione dei seggi.</p>
<p>Una delegazione di esperti della Centrale Elettorale della Federazione Russa accompagnerà l&#8217;evento elettorale in Venezuela.<br />
Lo ha annunciato dopo la firma di un accordo di cooperazione con il potere elettorale venezuelano.</p>
<p>Dirittura d’arrivo</p>
<p>Durante tutta la campagna è prevalso un clima di pace e tranquillità. Il presidente del CNE ha ribadito l’appello ai media nel loro lavoro informativo affinché continuino a contribuire a garantire la pace e la civiltà durante la fase finale del processo elettorale.</p>
<p>Alcuni giorni prima delle elezioni, l&#8217;opposizione venezuelana riunita nel &#8220;Frente Amplio por la Liberación de Venezuela&#8221; ha lanciato nuovi appelli per proteste e manifestazioni nel rifiuto delle elezioni. Questo mercoledì c’è stata una mobilitazione nell&#8217;est della città di Caracas fino alla sede dell&#8217;Organizzazione degli Stati americani (OSA).</p>
<p>Economicamente, lo scenario è difficile e il panorama rimane incerto per i venezuelani. L&#8217;elevata inflazione indotta dai tassi di cambio del dollaro nel mercato parallelo continua a devastare l’economia. L&#8217;aumento dei prezzi per prodotti alimentari, prodotti e servizi di base è praticamente giornaliero.</p>
<p>Poche ore prima delle elezioni, le pressioni economiche si intensificano, un chilo di carne arriva a costare tra i tre ed i cinque salari minimi. La speculazione continua la sua corsa, raggiungendo l&#8217;aumento di stipendio più recente.</p>
<p>L&#8217;aspettativa di tutti coloro che andranno alle urne è che dopo le elezioni presidenziali inizi una fase di ripresa economica e di potere d&#8217;acquisto. Tutti i candidati affermano di avere proposte e piani di governo per affrontare la crisi, essendo antagonisti dei due principali contendenti: Nicolás Maduro e Henri Falcón.</p>
<p>di Roxana Martínez &#8211; América XXI</p>
<p>(Traduzione de l’AntiDiplomatico)</p>
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		<title>Ragioni fondamentali perché la MUD abbandona la corsa presidenziale</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2018/02/26/ragioni-fondamentali-perche-la-mud-abbandona-la-corsa-presidenziale/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Feb 2018 02:05:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni presidenziali]]></category>
		<category><![CDATA[MUD]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo una abilitazione alla Costituzione venezuelana fornita dall'Assemblea  Nazionale Costituente(ANC) dato il suo carattere plenipotenziario, si è permessa una deroga alla scadenza del mandato presidenziale e quindi convocare le tanto richieste (dalla MUD) elezioni al seggio di Miraflores. Ora, in un evento senza precedenti questi decidono di non partecipare, superando se stessi come organizzazione che in tre occasioni precedenti si è ritirata ampiamente dall'elezioni parlamentari, come è avvenuto in occasione delle elezioni parlamentari del 2005, l'elezione dell'ANC in luglio 2017 e quelle municipali nel dicembre dell'anno scorso.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10402" alt="mud" src="/files/2018/02/mud1.jpg" width="480" height="360" />La coalizione di opposizione Mesa de Unidad Democrática (MUD) ha fatto, il per nulla sorprendente, annuncio che non parteciperà alle elezioni presidenziali previste per il 22 aprile di quest&#8217;anno.</strong></p>
<p>Dopo una abilitazione alla Costituzione venezuelana fornita dall&#8217;Assemblea  Nazionale Costituente(ANC) dato il suo carattere plenipotenziario, si è permessa una deroga alla scadenza del mandato presidenziale e quindi convocare le tanto richieste (dalla MUD) elezioni al seggio di Miraflores. Ora, in un evento senza precedenti questi decidono di non partecipare, superando se stessi come organizzazione che in tre occasioni precedenti si è ritirata ampiamente dall&#8217;elezioni parlamentari, come è avvenuto in occasione delle elezioni parlamentari del 2005, l&#8217;elezione dell&#8217;ANC in luglio 2017 e quelle municipali nel dicembre dell&#8217;anno scorso.</p>
<p>Quali sono le ragioni che impugna la MUD riguardo la sua decisione? Cosa hanno affermato nel comunicato esplicativo della loro decisione? A questo proposito, e su questa organizzazione che si denomina &#8220;politica&#8221;, ma che partecipa eventualmente in essa, ci sono alcuni elementi da evidenziare.</p>
<p>Le garanzie elettorali</p>
<p>Questo mercoledì 21 febbraio, la coalizione anti-chavista ha reso il suo annuncio di boicottaggio mediante astensione dalle previste elezioni presidenziali. Nel suo documento, che definisce &#8220;una sfida&#8221; al Governo del presidente Nicolás Maduro, spiega che, sebbene ritenga necessario un cambio di regime &#8220;il più presto possibile&#8221;, per questi fini non ci sono, apparentemente, condizioni elettorali.</p>
<p>In questo senso, stabilisce una controproposta, che assomiglia a quanto formulato recentemente nella Repubblica Dominicana nel quadro dei dialoghi tra il Governo e l&#8217;opposizione. Vale a dire, condizioni di garanzie elettorali che, secondo l&#8217;opposizione,  spianerebbero la strada affinché partecipi alle elezioni.</p>
<p>Fondamentalmente, si attiene ora all&#8217;inatteso documento con il quale ha sorpreso i mediatori ed il Governo proprio il giorno della firma del documento  consensuale che era stato pre-concordato nella Repubblica Dominicana il 31 gennaio. In questo accordo apparivano una serie di modifiche sostanziali, mettendo tutto a favore delle richieste dell&#8217;opposizione e silurando, con esso, ogni possibilità di firma. Questa serie di condizioni è stata ora presentata dalla leadership anti-chavista per andare alle elezioni, come parte di un documento &#8220;fatto e approvato all&#8217;unanimità&#8221; dai ministri degli esteri e mediatori nella Repubblica Dominicana.</p>
<p>All&#8217;imporre nuove prerogative e persino ribadendo le condizioni già pre-concordate con il Governo, la MUD stabilisce un atto di propaganda politica, cercando di compensare con questo atto puramente comunicativo il profondo danno che sui suoi seguaci ha fatto la prolungata campagna di sfiducia di fronte all&#8217;ente elettorale venezuelano, che si è tradotto in una molto bassa intenzione di voto tra gli oppositori. Oltre alla mancanza di una solida leadership che la coesioni e generi fiducia.</p>
<p>Per gli oppositori, la questione delle garanzie elettorali, o almeno la ricreazione di un presunto cambio delle regole del gioco, è tutt&#8217;al più importante per cambiare l&#8217;attuale correlazione nell&#8217;intenzione di voto. Nel gennaio di quest&#8217;anno, Eugenio Martinez, analista elettorale dell&#8217;opposizione, ha presentato i risultati della società di sondaggio Datincorp: mentre l&#8217; 86,6% di coloro che si dichiarano chavisti sono &#8220;pienamente determinati a votare&#8221; alle elezioni presidenziali, solo il 46% di quelli che si denominano oppositori dicono  essere convinti di partecipare.</p>
<p>Le condizioni</p>
<p>La MUD ora denomina le elezioni previste in aprile come &#8220;premature&#8221;, nonostante alcune settimane fa, quando il dialogo rimase in &#8220;pausa indefinita&#8221;, nelle parole del mediatore presidente dominicano Danilo Medina, la MUD aveva già pattato con il chavismo la realizzazione delle elezioni il 22 aprile. Così questo scombussola altresì la dichiarazione della MUD sulla data delle elezioni come un ostacolo alla sua partecipazione. La coalizione ha dichiarato, nel suo documento del 21 febbraio, che puntava ad elezioni nella seconda metà di quest&#8217;anno.</p>
<p>Un&#8217;altra delle richieste che cerca di imporre ora come condizione è la sostituzione dei reggenti del Consiglio Nazionale Elettorale (CNE) per renderlo più &#8220;equilibrato&#8221;, malgrado anche nella Repubblica Dominicana questa possibilità era già stata pre-concordata, ma non è stata firmata dalla MUD. Il che significa che colloca come una nuova richiesta un cambio nella struttura elettorale che era già stato avallato dal Governo nei dialoghi che hanno deciso di non avallare con la loro firma.</p>
<p>Il comunicato della MUD è più un&#8217;operazione di propaganda che un comunicato politico</p>
<p>L&#8217;invito alle missioni internazionali di osservazione è un altro punto segnalato dall&#8217;opposizione in tutti i processi: prima, durante e dopo le elezioni presidenziali. Un altro punto che era già stato pre-concordato con il Governo.</p>
<p>Un altro degli elementi che emerge nel documento è il voto dei venezuelani all&#8217;estero.</p>
<p>Un altro elemento che emerge nel documento è il voto dei venezuelani all&#8217;estero. Senza chiarire in che termini si sviluppa questa condizione, la leadership anti-chavista formula la proposta alla luce del fatto che effettivamente i venezuelani all&#8217;estero possono  votare. Lo fanno quelli con status legale nel paese di destinazione e che inoltre hanno fatto il cambio nel Registro Elettorale Permanente nelle ambasciate e servizi consolari, ai sensi dell&#8217;articolo 124 della Legge Organica dei Processi Elettorali.</p>
<p>Probabilmente la MUD suggerisce un disconoscimento della legge per abilitare il voto di molti dei suoi seguaci che sono emigrati e non hanno queste condizioni. Ciò che costituisce un serio ostacolo.</p>
<p>Considerata come una richiesta sostanziale per andare alle elezioni, l&#8217;accesso paritario di media pubblici e privati ai centri elettorali, anche a spese che è noto che questa non è una variabile, che significhi una convocazione sostanziale per motivare il voto. Ma d&#8217;altra parte sì è servita affinché, in tempi anteriori, proliferassero  le sceneggiate nei centri elettorali, questione che servì per costruire continuamente matrici di &#8220;frode elettorale&#8221; che oggi pesano enormemente nelle intenzioni di voto della opposizione.</p>
<p>Ha richiesto la revoca delle interdizioni a partiti e leader politici. Il riferimento non indica specificamente alcun personaggio politico in particolare. Per quanto riguarda la interdizioni di partiti, sull&#8217;organizzazione Primero Justicia è caduta recentemente l&#8217;obbligo di rivalidazione davanti all&#8217;ente elettorale venezuelano e questi non sono riusciti a raccogliere le firme al fine di tornare in pista, dopo assenze dichiarate di tale partito nelle schede elettorali.</p>
<p>Infine, ha richiesto la realizzazione di controlli tecnici al processo elettorale. Ciò che per le autorità elettorali venezuelane e per la MUD non è alcuna novità, poiché secondo i regolamenti elettorali sono 14 i processi di audit prima delle elezioni, durante le elezioni e posteriormente ad esse. La MUD ha convalidato tutti i processi di controllo nelle elezioni degli ultimi anni, compresi quelli dei governatori lo scorso 15 ottobre.</p>
<p>Qual è il senso delle condizioni della MUD?</p>
<p>In termini strettamente elettorali, solo la nomina di nuovi reggenti nel CNE è al massimo significativa, nel caso in cui le nuove autorità decidano cambiare le metodologie di voto ed un cambio totale di sistema, ad esempio, se questo passa dall&#8217;attuale sistema automatizzato (qualificato dal Consiglio degli Esperti Elettorali dell&#8217;America Latina -CEELA- come uno dei più trasparenti al mondo) ad un sistema manuale. Nel caso in cui anche cambiando autorità elettorali si preservino i metodi attuali, il cambio dei reggenti è, in termini elettorali, irrilevante.</p>
<p>Nonostante il suo netto rifiuto, la MUD sembra lasciare la porta aperta per andare alle elezioni purché tutte (o alcune, forse) delle condizioni siano soddisfatte.</p>
<p>Quindi, le condizioni che l&#8217;antichavismo cerca di imporre, da un&#8217;agenda politica mediatica e sotto gravi condizioni di tutela da parte di istituzioni straniere, sembrano essere condizioni per ristabilire la sua immagine politica. Non sono essenzialmente correlate alle condizioni elettorali sul terreno. Sembrano presentarsi da una posizione in cui da ottenere tutte o parte delle loro richieste, andranno alle elezioni presentando l&#8217;immagine che sono riusciti a &#8220;torcere il braccio&#8221; al chavismo, anche se il chavismo ceda a richieste che erano già pre-concordate nella Repubblica Dominicana.</p>
<p>Qui acquista forza la questione dell&#8217;immagine politica. Per la MUD, è importante che dalla sua arena (media, pressioni straniere e voci politiche) consacri concessioni elettorali, invece di farlo dalla posizione &#8220;addomesticata&#8221; che ha presentato nella Repubblica Dominicana. In questi casi cercano di ristabilire un legame rotto con i loro seguaci, poiché gran parte di questi considerano che la MUD si è sottomessa ai disegni del chavismo per fare solo quello che i politici devono fare, che è dialogare.</p>
<p>In breve, per quanto riguarda l&#8217;opposizione ci sono situazioni che possono sembrare imprevedibile, soprattutto perché si tratta di un&#8217;istanza pseudo-politica che non ha propri criteri guida, ma che invece è diretta da istanze straniere che tentano di fabbricare uno scenario di delegittimazione per dare il via ad un maggiore assedio finanziario ed economico sul paese.</p>
<p>di Franco Vielma- Mision Verdad</p>
<p>traduzione di Francesco Monterisi</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Venezuela: in rappresaglia… elezioni</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jan 2018 01:49:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L'opposizione del Venezuela ed i governi che l'appoggiano continuano da anni esigendo elezioni presidenziali anticipate, ricorrendo per ciò alla violenza ed alle sanzioni economiche. Allora sta bene. Si sono convocate le elezioni presidenziali. Ed ora, l'opposizione, il Dipartimento di Stato, il Gruppo di Lima, l'OSA, le respingono. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10368" alt="venezuela-bandera" src="/files/2018/01/venezuela-bandera.jpg" width="580" height="326" />L&#8217;opposizione del Venezuela ed i governi che l&#8217;appoggiano continuano da anni esigendo elezioni presidenziali anticipate, ricorrendo per ciò alla violenza ed alle sanzioni economiche.  </strong></p>
<p>Allora sta bene. Si sono convocate le elezioni presidenziali. Ed ora, l&#8217;opposizione, il Dipartimento di Stato, il Gruppo di Lima, l&#8217;OSA, le respingono.</p>
<p>E la stampa internazionale? Il quotidiano spagnolo ABC affermava che “Nicolas Maduro pensa di stravincere nei suffragi ed ancorarsi nel potere.”</p>
<p>E riconosceva la ragione: “la profonda divisione che soffre l&#8217;opposizione venezuelana che (…) non conta su un candidato unico che sappia affrontarlo”.</p>
<p>Questo è il problema: l&#8217;opposizione continua da cinque anni ad esigere elezioni ed, ora, quando arrivano, già non sono d’accordo. È frammentata e ha perso tre elezioni negli ultimi sei mesi.</p>
<p>Ma la frase della settimana l’ha detta Henry Ramos Allup, dirigente oppositore: le elezioni “sono una rappresaglia per le recenti sanzioni dell&#8217;Unione Europea” contro Venezuela.</p>
<p>Sì, sì: la “rappresaglia” non sono le sanzioni, bensì le elezioni. Ora è tutto molto più chiaro!</p>
<p>Di Josè Manzaneda, direttore di Cubainformacion</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>Foto: Juan Barreto/AFP</p>
<p><a rel="nofollow" target="_blank" href="https://youtu.be/xdIH1ap3Sps" >per vedere il video clikka qui</a></p>
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		<title>Honduras: un popolo mobilitato</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jan 2018 02:24:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Honduras vive una delle peggiori crisi della sua storia recente, prodotto di una frode elettorale colossale della quale l'Alleanza dell’Opposizione contro la Dittatura assicura di essere stata la vittima. Una crisi che, lontano dal risolversi, si approfondisce ogni giorno di più, lasciando una scia di morti, di feriti e di detenuti.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10361" alt="honduras3" src="/files/2018/01/honduras3.jpg" width="580" height="358" />Honduras vive una delle peggiori crisi della sua storia recente, prodotto di una frode elettorale colossale della quale l&#8217;Alleanza dell’Opposizione contro la Dittatura assicura di essere stata la vittima. Una crisi che, lontano dal risolversi, si approfondisce ogni giorno di più, lasciando una scia di morti, di feriti e di detenuti.  </strong></p>
<p>Il prossimo 27 gennaio, l&#8217;attuale presidente Juan Orlando Hernandez prenderà possesso del suo secondo mandato. Secondo la massima autorità elettorale, il mandatario avrebbe vinto col 1,5% (meno di 50 mila voti) contro Salvador Nasralla, candidato dell&#8217;Alleanza dell’Opposizione.</p>
<p>Secondo la principale forza di opposizione, quella che si portò a termine il 26 novembre è stata una colossale frode elettorale, con la quale il presidente Hernandez pretende perpetuarsi nel potere, trascurando la volontà del popolo honduregno.</p>
<p>La denuncia nazionale ed internazionale della frode grossolana è stata accompagnata da una costante mobilitazione sociale che è stata soffocata senza pietà dai corpi di sicurezza dello Stato, in questione dalla Polizia Militare dell&#8217;Ordine Pubblico (PMOP) e dagli stessi militari.</p>
<p>Il Comitato di Familiari dei Detenuti e Scomparsi in Honduras (Cofadeh) segnala nella sua seconda relazione che sono già 30 le persone assassinate in meno di due mesi, più di 200 i feriti e più di mille le persone arrestate.</p>
<p>Questo sabato, a Sabà, Colon, Telmo Villareal, di 72 anni, è stato abbattuto nella cornice della settimana di Sciopero Nazionale #OperacionFueraJOH che precede la presa di possesso presidenziale.</p>
<p>Quello stesso giorno, Edwin Espinal, riconosciuto attivista della Resistenza, è stato catturato da membri incappucciati della PMOP, accusato di multipli delitti ed imprigionato in uno dei centri penali di massima sicurezza in attesa di giudizio.</p>
<p>I primi due giorni di Sciopero Nazionale sono stati di violenza di Stato, con l&#8217;impiego smisurato della forza da parte dei militari, fatto che è stato condannato dall&#8217;Alto Delegato dei diritti umani delle Nazioni Unite e le organizzazioni nazionali dei diritti umani.</p>
<p>I comunicatori e giornalisti che, tutti i giorni, tentano di rompere il cerchio mediatico che circonda la crisi post elettorale in Honduras, sono stati anche vittime di campagne di discredito, inseguimento e persecuzione nelle reti sociali.</p>
<p>Durante la repressione a Villanueva, uscita ad Oriente di Tegucigalpa, Dassaev Aguilar, corrispondente di HispanTV è stato raggiunto da una bomba lacrimogena sparata direttamente contro il suo corpo, soffrendo una lacerazione muscolare nella gamba.</p>
<p>A dispetto della violenza, la gente non ha smesso di uscire a protestare, esigendo che si riconosca l&#8217;ampia vittoria di Salvador Nasralla e l&#8217;Alleanza di Opposizione contro la Dittatura, che insistono che si faccia un auditing forense internazionale al sistema informatico del Tribunale Supremo Elettorale (TSE).</p>
<p>In caso di non ottenerlo, l&#8217;Alleanza chiede aprire una mensa di dialogo con mediatori internazionali che potrebbe decidere la realizzazione di nuove elezioni con un controllo internazionale.</p>
<p>Una soluzione proposta anche dal segretario generale dell&#8217;OSA, Luis Almagro, dopo la pubblicazione della seconda relazione della Missione di Osservazione Elettorale (MOE-OEA) di detta istanza multilaterale che ha considerato la “bassa qualità elettorale” dell’intero processo.</p>
<p>In questa stessa direzione, gli osservatori, dopo avere segnalato una lunga lista di irregolarità, incongruenze e contraddizioni, assicurarono che non è possibile affermare “che i dubbi sullo stesso stiano oggi illustri.”</p>
<p>Il popolo sta nelle strade, resistendo in tutto il paese, sfidando un “presidente” sommamente debole, con un futuro macchiato dalla frode e con scarso riconoscimento internazionale, salvo il governo degli Stati Uniti che vede in Juan Orlando Hernandez come un difensore dei suoi interessi senza scrupoli.</p>
<p>Il popolo e le forze progressiste saranno capaci di approfittare di questa congiuntura?</p>
<p>testo e foto di Giorgio Trucchi</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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<p><img class="alignleft size-full wp-image-10362" alt="honduras2" src="/files/2018/01/honduras2.jpg" width="580" height="323" /><img class="alignleft size-full wp-image-10363" alt="honduras1" src="/files/2018/01/honduras1.jpg" width="580" height="338" /></p>
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		<title>Lula si consolida come favorito in vista alle presidenziali</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Nov 2017 03:07:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Secondo un'inchiesta divulgata questa settimana in Brasile, l'ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva intesta l'intenzione di voto tra l'elettorato locale con un appoggio del 42%. Secondo questi risultati, il dirigente risulterebbe trionfatore in tutti gli scenari simulati per un secondo turno elettorale, hanno segnalato i mezzi locali. I risultati dell'inchiesta realizzata dalla ditta Vox Popul a 2000 brasiliani in 18 municipi del paese, hanno anche indicato che Lula è il candidato presidenziale con minore indice di rifiuto in paragone col resto dei nomi.    ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10256" alt="lula-580x328" src="/files/2017/11/lula-580x328.jpg" width="580" height="328" />Secondo un&#8217;inchiesta divulgata questa settimana in Brasile, l&#8217;ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva intesta l&#8217;intenzione di voto tra l&#8217;elettorato locale con un appoggio del 42%. Secondo questi risultati, il dirigente risulterebbe trionfatore in tutti gli scenari simulati per un secondo turno elettorale, hanno segnalato i mezzi locali.  </strong></p>
<p>I risultati dell&#8217;inchiesta realizzata dalla ditta Vox Popul a 2000 brasiliani in 18 municipi del paese, hanno anche indicato che Lula è il candidato presidenziale con minore indice di rifiuto in paragone col resto dei nomi.</p>
<p>D’accordo con questi dati, il candidato al secondo posto è il deputato federale e candidato di destra, Jair Bolsonaro, con appena il 16% di appoggio che, inoltre, avrebbe un rifiuto del 60% dei brasiliani.</p>
<p>Nelle settimane scorse, Bolsonaro è stato condannato a pagare una multa di 16.000 dollari per avere fatto commenti razzisti in un evento politico. “Gli afrodiscendenti non fanno niente, credo che non servono più neanche come riproduttori”.</p>
<p>Da parte sua, il candidato del Partito dei Lavoratori (PT) iniziò in agosto una carovana per sette regioni e 14 città del paese, con l&#8217;obiettivo di dialogare con la popolazione e conoscere le sue esigenze.</p>
<p>Accompagnato nel suo percorso dalla presidentessa costituzionale Dilma Rousseff e da altri leader del PT, Lula ha sottolineato che la destra mantiene una campagna di discredito e di persecuzione contro di lui.</p>
<p>Il mandatario ha annunciato in diverse opportunità che ci sono molte cose da cambiare in Brasile: democratizzare l&#8217;accesso all&#8217;educazione, lavorare nello sviluppo del paese e fermare le politiche neoliberali del presidente de facto Michel Temer.</p>
<p>(Con informazioni di TeleSur)</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>Foto: @LulapeloBrasil</p>
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		<title>Una condanna politica</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jul 2017 01:47:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[È difficile leggere in modo diverso la sentenza del giudice Sergio Moro: è una condanna politica, che cerca di dare una frustata in più ad un paese che vive di soprassalti istituzionali da tre anni, in mezzo ad una severa crisi socioeconomica. Come caratterizzare altrimenti una condanna a 9 anni di prigione per colui che dirige tutte le inchieste presidenziali svolte per le elezioni del 2018? È una condanna politica, senza dubbio, per un appartamento sul quale non hanno nessuna prova (firma, contratto, trasloco, eccetera) che dimostri che sia dell'ex presidente, come è rimasto dimostrato nell'udienza, mesi fa.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10091" alt="lula-una-condena-politica-580x330" src="/files/2017/07/lula-una-condena-politica-580x330.jpg" width="580" height="330" />È difficile leggere in modo diverso la sentenza del giudice Sergio Moro: è una condanna politica, che cerca di dare una frustata in più ad un paese che vive di soprassalti istituzionali da tre anni, in mezzo ad una severa crisi socioeconomica. Come caratterizzare altrimenti una condanna a 9 anni di prigione per colui che dirige tutte le inchieste presidenziali svolte per le elezioni del 2018? È una condanna politica, senza dubbio, per un appartamento sul quale non hanno nessuna prova (firma, contratto, trasloco, eccetera) che dimostri che sia dell&#8217;ex presidente, come è rimasto dimostrato nell&#8217;udienza, mesi fa.  </strong></p>
<p>Chi condanna il dirigente storico sindacale è il pirotecnico e mediatico giudice Moro che appare in decine di fotografie sorridendo vicino ad Aecio Neves -seriamente implicato nella causa Lava Jato &#8211; ed al barcollante Michel Temer, che potrebbe essere rimpiazzato da Rodrigo Maia in questi giorni. Molto lontano dall&#8217;equidistanza politica sotto la quale i mass media regionali cercano di situare Moro, è un giudice il cui obiettivo finale è rimasto chiaro: che Lula non competa (o lo faccia seriamente condizionato) nelle elezioni presidenziali del 2018. La campagna della destra -la stessa che ha sferrato il golpe a Rousseff &#8211; avrà ora un sicuro slogan in caso che Lula decida ugualmente di competere: “Come votare qualcuno già condannato?.”</p>
<p>Tuttavia, la storia latinoamericana dimostra che la strategia della destra brasiliana è ben rischiosa, potrebbe colpirla di ritorno come un boomerang. Lula non solo dirige le inchieste di intenzione di voto rispetto all&#8217;anno prossimo, ma i sondaggi dimostrano come sia l&#8217;ex presidente vivo più considerato della storia del suo paese. Governò in un periodo di bonaccia economica e ridistribuì la ricchezza. Riuscirà questa condanna in prima istanza ad abbassare il suo indice di popolarità, o potrà essere vista come una decisione arbitraria di quelli che effettuarono già un golpe alla democrazia brasiliana nel 2016? Le prossime settimane lo diranno. Lula che sopravvisse a quattro decadi di assedio del gruppo Globo, pensa di sopravvivere al giudice Moro.</p>
<p>Brasile dimostra di essere un esperimento della destra regionale in vari sensi. Primo perché dirige un profondo aggiustamento dopo una decade di ampliamento dei diritti: Temer ritagliò l&#8217;investimento sociale, principalmente nella salute e nell’educazione, per le prossime due decadi e ha appena approvato nel Senato una riforma lavorativa profondamente regressiva. Ma inoltre perché la persecuzione contro Lula può essere uno specchio nel quale si guarderebbero Argentina e Paraguay, dove Cristina Fernandez de Kirchner e Fernando Lugo, rispettivamente, mantengono ancora una vigorosa attività politico-elettorale.</p>
<p>La condanna contro Lula, oltre ad essere politica, sembra essere un messaggio dell&#8217;establishment all&#8217;insieme dei leader popolari della regione che, anche se hanno le corporazioni mediatiche, giudiziali e finanziarie contro di loro, continuano a dirigere le inchieste. Staremo entrando nella fase di un “Piano Condor giudiziale”, come affermò recentemente Eugenio Raul Zaffaroni? Fino a dove si azzarderanno la destra brasiliana e quella latinoamericana in questo tentativo di “restaurazione conservatrice” che vive il continente? Ci saranno nuove “condanne politiche” nel Cono Meridionale? Le domande sono sul tavolo. Nel frattempo, la difesa dell&#8217;ex presidente brasiliano farà un ricorso contro la condanna e ricorrerà al tribunale di seconda istanza che ora avrà sulle sue spalle il peso di definire se conferma o assolve.</p>
<p>preso da Pagina 12</p>
<p>di  Juan Manuel Karg</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Clinton e Trump non sono stati gli unici candidati presidenziali negli USA</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Nov 2016 03:02:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Benché i nomi di Hillary Clinton (democratica) e Donald Trump (repubblicano) sono stati gli unici che “hanno brillato” in questa campagna presidenziale 2016, altri sette candidati, di partiti differenti, hanno aspirato ad arrivare alla Casa Bianca nel gennaio del 2017. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9589" alt="candidatiUSA" src="/files/2016/11/candidatiUSA.jpg" width="580" height="386" />Benché i nomi di Hillary Clinton (democratica) e Donald Trump (repubblicano) sono stati gli unici che “hanno brillato” in questa campagna presidenziale 2016, altri sette candidati, di partiti differenti, hanno aspirato ad arrivare alla Casa Bianca nel gennaio del 2017.  </strong></p>
<p>Il bipartitismo politico imposto nella chiamata “american way of life”, senza dubbio emargina gli altri partiti -quelli che chiamano “minoranza” -, ma che seguono insistendo per cambiare la realtà politica negli Stati Uniti.</p>
<p>Trump e Clinton hanno rappresentato lo “stablisment” -nonostante il miliardario newyorchese l’abbia negato -, ed hanno risposto ad uno schema elettorale difficile da violentare.</p>
<p>Tutto ciò mentre continuano ancora ad apparire nello scenario politico nuove forze che non contano sull’appoggio dei poderosi mezzi di comunicazione, i veri artefici delle campagne elettorali.</p>
<p>Per molti, negli Stati Uniti esistono solo le bandiere tradizionali degli “asini e degli elefanti”, perché nel paese dove impera una supposta “libertà di espressione”, non ci sono spazi nei grandi titoli dei giornali, né nei notiziari televisivi, né nelle reti sociali, né di dibattito per le altre formazioni politiche.</p>
<p>Questo 8 novembre, gli statunitensi hanno avuto la possibilità di votare, oltre alla democratica Hillary Clinton ed il repubblicano Donald Trump, per i candidati dei partiti Libertario, Verde, Better for America (Meglio per l&#8217;America), Americans Elect, della Costituzione, della Riforma, ed il Partito Socialismo e<br />
Liberazione/Pace e Libertà.</p>
<p>PARTITO LIBERTARIO</p>
<p>La formula presidenziale di questo gruppo politico è stata integrata da Gary Johnson, ex governatore del Nuovo Messico, e William Weld, ex governatore del Massachusetts, ed in questo torneo presidenziale avevano raggiunto appena il 6% dell&#8217;intenzione dei voti.</p>
<p>Fondato nel 1971, è considerata la terza forza politica dentro gli Stati Uniti, con circa 411.000 cittadini iscritti ed i loro principali temi di campagna sono stati il rifiuto all&#8217;eccessiva spesa governativa, la difesa delle libertà individuali, sempre con posizioni più liberali e tolleranti riferite ai temi sociali.</p>
<p>La loro piattaforma politica è un&#8217;alternativa per gli scontenti dei partiti tradizionali, ed alcuni dei suoi  principali leader provengono dalle file repubblicane, in questione il candidato presidenziale, Johnson, che le integrò fino a quattro anni fa.</p>
<p>PARTITO VERDE</p>
<p>La scheda presidenziale dei Verdi è stata integrata da Jill Stein, una medica del Massachusetts, come presidente, e l&#8217;attivista e professore del Distretto della Columbia, Ajamu Baraka, che aspirava alla vicepresidenza.</p>
<p>Il Partito Verde, con un sguardo ecologista ed un&#8217;inclinazione ideologica di sinistra, partecipe alle campagne elettorali dalla decade degli anni 90, richiamò l&#8217;attenzione dell&#8217;elettorato quando Ralph Nader si lanciò come candidato alla presidenza negli anni 1996 e 2000.</p>
<p>In queste elezioni del 2016, hanno raggiunto solo il 2% dell&#8217;intenzione di voto a livello nazionale, secondo la media delle inchieste.</p>
<p>Tra le sue principali proposte c’è il rispetto alla diversità, la non violenza, una democrazia più partecipativa, la difesa della donna, la decentralizzazione del potere, un&#8217;economia basata nella comunità, la giustizia sociale ed una messa a fuoco più futurista della società.</p>
<p>BETTER FOR AMERICA (MEGLIO PER L&#8217;AMERICA), INDIPENDENTE</p>
<p>Il candidato presidenziale di questo gruppo è l&#8217;ex agente della CIA, Evan McMullin, un ex repubblicano che cerca di sottrarre voti a Donald Trump, principalmente nello stato dell’Utah, dove il 60% degli elettori è mormone, e respingono il magnate immobiliare per le sue posizioni controverse.</p>
<p>Un&#8217;altra delle basi principali su cui ha spinto Better for America è la marcata impopolarità dei principali aspiranti alla Casa Bianca -Clinton e Trump &#8211; e la sua strategia è vincere accesso alle urne negli stati che non richiedono che un candidato sia nominato.</p>
<p>McMullin, che fino al momento di postularsi lavorava come direttore delle Politiche per la Conferenza Repubblicana nella Camera dei Rappresentanti, oltre ad essere investitore nell’Utah, si presentò solo in 11 stati.</p>
<p>Sperava di avere buoni risultati nell’Idaho e nel Wyoming, benché il suo principale piano sia stato quello di privare Trump dei sei voti elettorali nel suo stato di nascita e complicare così la sua strada alla Casa Bianca.</p>
<p>AMERICANS ELECT (INDIPENDENTE)</p>
<p>Col professore dell&#8217;Università di Boston, Laurence Kotlikoff, come candidato presidenziale, il partito Americans Elect lottava per un meccanismo elettorale più partecipativo, nazionale e non di partito.</p>
<p>PARTITO DELLA COSTITUZIONE</p>
<p>L&#8217;avvocato Darrel Castle, del Tennessee, è stato il candidato presidenziale per il Partito della Costituzione, fondato nel 1991 che patrocina per un governo limitato e promuove il nazionalismo economico, più fedele alla costituzione originale degli Stati Uniti ed alla dichiarazione dei principi di indipendenza di questo paese.</p>
<p>Questo gruppo politico si oppone all&#8217;immigrazione illegale, cerca di stabilire controlli più stretti per l&#8217;entrata legale degli stranieri, è contrario all&#8217;eutanasia ed all&#8217;aborto, si oppone al matrimonio tra persone dello stesso sesso ed alla pornografia.</p>
<p>PARTITO DELLA RIFORMA</p>
<p>Il milionario Roque de la Fuente, un ex democratico californiano di origine messicana, è stato il candidato presidenziale di questo partito, fondato da Ross Perot nel 1995, anche come risultato dell&#8217;insoddisfazione degli elettori contro i repubblicani ed i democratici.</p>
<p>Nel suo programma, considerato come ultraconservatore, propone che l&#8217;esercito protegga i cittadini dall&#8217;elevata delinquenza nelle grandi città, e la sua maggiore vittoria elettorale è stata quando Jesse Ventura è stato eletto governatore del Minnesota nel 1998.</p>
<p>PARTITO SOCIALISMO E LIBERAZIONE/PACE E LIBERTÀ</p>
<p>La candidata presidenziale del partito Socialismo e Liberazione è stata Gloria la Riva, una famosa attivista e giornalista della California che nel 1984, 1988 e 1996 si postulò come candidata indipendente per l’incarico di vicepresidente degli Stati Uniti.</p>
<p>Anche nel 1994 e nel 1998 aspirò al governo dello stato della California per il Partito Pace e Libertà.</p>
<p>Come attivista, La Riva organizzò varie manifestazioni di massa contro l&#8217;invasione degli Stati Uniti in Iraq, e fu la coordinatrice del Comitato Nazionale per la Libertà dei Cinque Eroi Cubani, che rimasero ingiustamente lunghi anni nelle carceri nordamericane.</p>
<p>Ha lavorato per decadi per il ristabilimento delle relazioni diplomatiche tra gli Stati Uniti e Cuba, e contro il bloqueo economico, commerciale e finanziario che Washington impone all&#8217;isola caraibica da più di mezzo secolo.</p>
<p>L’8 novembre, non abbiamo saputo nulla di questi sette partiti, perché le luci della ribalta sono state destinate agli aspiranti democratica e repubblicano -Hillary Clinton e Donald Trump -, che per assurdo sono i più impopolari tra gli elettori statunitensi.</p>
<p>Cose che succedono nella democrazia nordamericana.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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