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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; ecosistema</title>
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		<title>Fidel: “Non è possibile aspettare, perché domani potrebbe essere troppo tardi”</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Jun 2020 00:17:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rio de Janeiro, Brasile. Giugno del 1992. La città meticcia e vibrante accoglie una delle riunioni più trascendenti che abbia avuto luogo: la Conferenza delle Nazioni Unite sull’Ecosistema e sullo Sviluppo. Le sue deliberazioni sono cominciate il 3 giugno con esperti e ministri e si sono concluse tra i giorni 12 e 14 coi capi di stato e di governo.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11591" alt="fidel-580x385" src="/files/2020/06/fidel-580x385.jpg" width="580" height="385" />Rio de Janeiro, Brasile. Giugno del 1992. La città meticcia e vibrante accoglie una delle riunioni più trascendenti che abbia avuto luogo: la Conferenza delle Nazioni Unite sull’Ecosistema e sullo Sviluppo. Le sue deliberazioni sono cominciate il 3 giugno con esperti e ministri e si sono concluse tra i giorni 12 e 14 coi capi di stato e di governo.</strong></p>
<p>A Rio è andato il Comandante in Capo per portare la voce di Cuba. Si sono riuniti un totale di 116 mandatari mondiali. La riunione con più capi di stato in tutta la storia. Dall&#8217;inizio Fidel stava ascoltando con attenzione. Quando è arrivato il turno di Cuba, la presenza del leader ha inondato la sala. Il suo discorso di poco meno di cinque minuti è stato il più applaudito di tutti, come ha riconosciuto l’intera stampa mondiale. Quella di Fidel è stata la voce dei paesi del Terzo Mondo.</p>
<p>“È necessario segnalare che le società di consumo sono le responsabili fondamentali dell&#8217;atroce distruzione dell&#8217;Ecosistema. Loro sono nate dalle antiche metropoli coloniali e da politiche imperiali che, a loro volta, hanno generato l’arretratezza e la povertà che oggi colpiscono l&#8217;immensa maggioranza dell&#8217;umanità.”</p>
<p>La firma di vari accordi tra Cuba ed alcuni paesi è stata una prova in più delle buone relazioni e della simpatia verso il popolo cubano. “Nessuno pensi che questo significa un sacrifico per Cuba. Non è qualcosa che meriti nemmeno la gratitudine. Per noi è qualcosa di semplice e compiamo il dovere di fratelli ed amici.”</p>
<p>“Quando le supposte minacce del comunismo sono sparite e non rimangono già più pretesti per guerre fredde, corse militariste e spese militari, che cosa è che impedisce di dedicare immediatamente quelle risorse a promuovere lo sviluppo del Terzo Mondo e combattere la minaccia di distruzione ecologica del pianeta?”.</p>
<p>“Cessino gli egoismi, cessino gli egemonismi, cessino l&#8217;insensibilità, l&#8217;irresponsabilità e l&#8217;inganno. Domani sarà troppo tardi per fare quello che avremmo dovuto fare molto tempo fa.”</p>
<p>La coscienza di voler agire con urgenza in favore dall&#8217;ecosistema ed il Vertice sono stati, secondo Fidel, la convinzione sempre di più estesa che se non si prendono in tempo le azioni imprescindibili l&#8217;uomo si trova davanti all&#8217;incerta soglia che può significare la distruzione di tutta la vita nel pianeta. “Se non si mette fine le conseguenze potrebbero essere devastanti. Si tratta di un impegno che non si può posticipare” e su questo ha avvisato in numerose occasioni. Qui alcune di quelle frasi:</p>
<p>“Un&#8217;importante specie biologica è a rischio di sparire per la rapida e progressiva distruzione delle sue condizioni naturali di vita: l&#8217;uomo.”</p>
<p>(1992)</p>
<p>“Non è possibile aspettare, perché domani potrebbe essere troppo tardi. Le nostre decisioni di oggi non possono trasformarsi in lettera morta; devono avere un seguito concreto e risultare nella creazione di effettivi strumenti di lavoro congiunti.”</p>
<p>(1995)</p>
<p>“I poderosi discutono le forme della nuova ripartizione del mondo. I poveri ed i paesi piccoli trattiamo di sapere come potremo sopravvivere nelle prossime decadi, se siamo isole ad alcuni metri sul mare, ci domandiamo che cosa succederà quando le acque salgano di livello e se potremo affrontare le siccità, i cicloni ed altre catastrofi climatiche che c&#8217;aspettano.”</p>
<p>(1992)</p>
<p>“Che si paghi il debito ecologico e non il debito estero. Sparisca la fame e non l&#8217;uomo.”</p>
<p>(1992)</p>
<p>“Dobbiamo proclamare con ogni energia che abbiamo il diritto di respirare aria pura, a bere acqua che non sia inquinata…, ad alimentarci e che quegli alimenti siano sani, ad educarci, ad essere curati, ad essere meno poveri mentre altri diventano ricchi sempre di più.”</p>
<p>(1996)</p>
<p>da Equipo Editorial Fidel Soldado de las Ideas/Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto:Estudios Revolucion</p>
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		<title>La morte di mille milioni di animali: il doloroso costo degli incendi in Australia</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jan 2020 02:28:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Australia]]></category>
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		<description><![CDATA[I voraci incendi che colpiscono Australia dall'anno scorso avrebbero potuto lasciare una cifra di mille milioni di animali morti, secondo i dati del professore Chris Dickman, della Facoltà di Scienze dell'Università di Sydney. Nei giorni scorsi, l'accademico ha calcolato che 480 milioni di animali hanno perso la vita a causa dei fuochi forestali che stanno succedendo nel paese del continente dell'Oceania, ma ora ha aggiornato la sua cifra poiché gli incendi continuano ed hanno ampliato la loro portata.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11286" alt="koala-se-salva-de-incendio-807336-1-580x325" src="/files/2020/01/koala-se-salva-de-incendio-807336-1-580x325.jpg" width="580" height="325" />I voraci incendi che colpiscono Australia dall&#8217;anno scorso avrebbero potuto lasciare una cifra di mille milioni di animali morti, secondo i dati del professore Chris Dickman, della Facoltà di Scienze dell&#8217;Università di Sydney.  </strong></p>
<p>Nei giorni scorsi, l&#8217;accademico ha calcolato che 480 milioni di animali hanno perso la vita a causa dei fuochi forestali che stanno succedendo nel paese del continente dell&#8217;Oceania, ma ora ha aggiornato la sua cifra poiché gli incendi continuano ed hanno ampliato la loro portata.</p>
<p>Le autorità australiane stimano che si sono persi più di 10 milioni di ettari, l&#8217;equivalente alla superficie dell&#8217;Austria, e sono già 26 le persone decedute per gli incendi.</p>
<p>Il professore Dickman ha detto di avere corretto il suo dato degli animali che hanno perso la vita negli incendi nel Nuovo Galles del Sud, ed ha incrementato il dato ad oltre 800 milioni, mentre a livello nazionale la somma arriverebbe ai mille milioni di animali morti.</p>
<p>“Credo che non ci sia niente per poter paragonare la devastazione che sta succedendo tanto rapidamente in un&#8217;area tanto grande. È un evento mostruoso in termini di geografia e la quantità di animali colpiti”, ha detto Dickman.</p>
<p>“Sappiamo che la biodiversità australiana è diminuita nelle ultime decadi, e probabilmente si sa che Australia ha il tasso di estinzione di mammiferi più alta del mondo. Sono eventi come questi quelli che possono accelerare il processo di estinzione per una varietà di altre specie”, ha segnalato l&#8217;accademico.</p>
<p>La ministra dell’ecosistema, Sussan Ley, ha dichiarato sabato scorso che probabilmente è morta fino al 30% della popolazione di koala nella costa nord del Nuovo Galles del Sud.</p>
<p>“Col tipo di incendi di movimento rapido che abbiamo sperimentato, i koala non hanno realmente la capacità per muoversi sufficientemente in fretta per poter scappare”, ha detto il professore Dickman.</p>
<p>da TeleSur/ Cubadebate</p>
<p>foto: The Hub</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Fidel e l&#8217;incendio nell&#8217;Amazzonia</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Sep 2019 01:57:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il discorso di Fidel Castro nel Vertice della Terra (Rio de Janeiro, 1992), quando enumerò le cause e vaticinò i disastri che produrrebbe la grave alterazione del clima, ha riempito negli ultimi giorni le reti digitali. Costernati davanti all'Amazzonia, in pasto alle fiamme, in grave rischio di sparire, e dal neofascista presidente Bolsonaro, che si nega a muovere un dito per fermare gli incendi, molti alla ricerca dell'origine della catastrofe hanno scoperto ora con stupore la certezza con cui Fidel predisse il collasso climatico e le azioni che dovevano intraprendersi col fine di evitarlo.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11115" alt="incendios-amazonia-araquem-alcantara-12-580x381" src="/files/2019/09/incendios-amazonia-araquem-alcantara-12-580x381.jpg" width="580" height="381" />Il discorso di Fidel Castro nel Vertice della Terra (Rio de Janeiro, 1992), quando enumerò le cause e vaticinò i disastri che produrrebbe la grave alterazione del clima, ha riempito negli ultimi giorni le reti digitali.</strong></p>
<p>Costernati davanti all&#8217;Amazzonia, in pasto alle fiamme, in grave rischio di sparire, e dal neofascista presidente Bolsonaro, che si nega a muovere un dito per fermare gli incendi, molti alla ricerca dell&#8217;origine della catastrofe hanno scoperto ora con stupore la certezza con cui Fidel predisse il collasso climatico e le azioni che dovevano intraprendersi col fine di evitarlo.</p>
<p>Per migliaia, la scoperta è doppia perché non hanno idea del Fidel di vasta cultura, filosofo, leader e teorico di una delle più grandi rivoluzioni della storia. Mentre, l&#8217;immagine che hanno ricevuto del Fidel essere umano, è perversa come quella del leader rivoluzionario: ingiuriosa, bugiarda e carica di odio che, per decadi, ha diffuso e diffonde con insistenza l&#8217;apparato della guerra culturale degli Stati Uniti.</p>
<p>Ritornando ai fuochi nell&#8217;Amazzonia brasiliana, ci sono due questioni evidenti. Prima, la deforestazione e gli incendi associati fanno parte dell&#8217;estrazione delle risorse naturali e della distruzione della natura, tipici del capitalismo, incrementati nell&#8217;attuale tappa neoliberale di capitalismo per esproprio, molto esteso ed accentuato nelle aree del mondo ricche in risorse naturali e luogo di nascita dei popoli originari.</p>
<p>Brasile, con più di 3 milioni di chilometri quadrati di selva tropicale, alberga il 60% dell&#8217;Amazzonia, che si estende ad altri sette stati sud-americani ed apporta il 20% dell&#8217;ossigeno della Terra.</p>
<p>La deforestazione e gli incendi erano diminuiti considerevolmente nei governi di Lula e Dilma, quando si erano rafforzate le politiche ed istituzioni scientifiche di prevenzione e conservazione e le leggi e regolazioni sulla selva, includendo un gran avanzamento nel titolo di proprietà delle terre per il milione di persone appartenenti agli innumerabili popoli originari, contadini ed afrodiscendenti che vivono e fanno possibile in larga misura, con le loro pratiche ancestrali, la conservazione della selva.</p>
<p>Seconda questione, Bolsonaro è il massimo responsabile dell&#8217;incremento degli incendi. Già dalla sua campagna elettorale, aveva iniziato un’operazione di squalifica delle istituzioni, leggi, regolazioni e multe dedicate alla protezione della selva amazzonica.</p>
<p>Nel 1992 Fidel ha detto: “Non più trasferimenti al Terzo Mondo di stili di vita ed abitudini di consumo che rovinano l&#8217;ecosistema. Che si utilizzi tutta la scienza necessaria per uno sviluppo sostenuto senza inquinamento. Che scompaia la fame e non l&#8217;uomo”.</p>
<p>di Angel Guerra Cabrera</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Araquém Alcântara</p>
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		<title>Il disastro della Exxon Valdez, 30 anni dopo</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Mar 2019 01:32:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 24 marzo del 1989 la Exxon Valdez, una petroliera appartenente alla statunitense Exxon, si incagliò  nella baia Principe Guglielmo, in Alaska e disperse in mare 37.000 tonnellate di petrolio, secondo la International Tanker Owners Pollution Federation (ITOPF). La Exxon Valdez trasportava 1.260.000 barili di petrolio. E' stato forse il disastro ambientale di maggior risonanza nel 1989 per l'impatto che la macchia nera ha causato spargendosi nelle acque cristalline dell'Alaska, però, 30 anni dopo il disastro dell'Exxon Valdez è appena una statistica, e non il più grande, per le tonnellate di petrolio riversate fino ad allora e da quel momento in poi.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10904" alt="exxon-valdez-ballena" src="/files/2019/03/exxon-valdez-ballena.jpg" width="580" height="330" />Il 24 marzo del 1989 la Exxon Valdez, una petroliera appartenente alla statunitense Exxon, si incagliò  nella baia Principe Guglielmo, in Alaska e disperse in mare 37.000 tonnellate di petrolio, secondo la International Tanker Owners Pollution Federation (ITOPF). La Exxon Valdez trasportava 1.260.000 barili di petrolio.</strong></p>
<p>E&#8217; stato forse il disastro ambientale di maggior risonanza nel 1989 per l&#8217;impatto che la macchia nera ha causato spargendosi nelle acque cristalline dell&#8217;Alaska, però, 30 anni dopo il disastro dell&#8217;Exxon Valdez è appena una statistica, e non il più grande, per le tonnellate di petrolio riversate fino ad allora e da quel momento in poi.</p>
<p>Una semplice disattenzione fece in modo che la nave colpisse uno scoglio e liberasse petrolio nella baia. Gli ostacoli per la pulizia dell&#8217;area furono maggiori dato che si trovava in una zona di difficile accesso e in condizioni climatiche estreme.</p>
<p>Dall&#8217;enorme nave naufragata nelle acque dell&#8217;Oceano Pacifico uscì una spessa marea nera di 250 chilometri quadrati, che si sparse su più di 2000 chilometri di costa, diventando così il maggior disastro ecologico della storia degli Stati Uniti.</p>
<p>Lo spargimento di petrolio ha messo in pericolo dieci milioni di uccelli migratori, nutrie, leoni di mare, focene, balene e pesci.</p>
<p>Migliaia di animali sono morti a causa dell&#8217;inquinamento prodotto, inclusi circa 250.000 uccelli marini e 2.800 nutrie marine. Si ricordano ancora le immagini delle balene morte.</p>
<p>Le attività di ripulitura, interrotte nel 1992, sono costate due miliardi di dollari e alcune aree al largo della costa più vicina all&#8217;incidente ancora oggi sono contaminate con petrolio sotto la superficie.</p>
<p>Il gigante petroliero Exxon è stato condannato a pagare 5 miliardi di dollari a 32.000 residenti e pescatori della regione, però a giugno del 2008 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha abbassato l&#8217;ammontare della multa a 500 milioni di dollari.</p>
<p>Le popolazioni di aringhe e salmoni non si sono ricostituite interamente e la pesca di alcune specie ancora anni dopo continua ad essere soggetta a regolamenti stringenti.</p>
<p>Tre decenni più tardi, anche grazie al fatto che si è manifestata una tendenza decrescente nel numero di incidenti che coinvolgono imbarcazioni, rispetto all&#8217;aumento del petrolio e del gas movimentato, l&#8217;Exxon Valdez compare al posto 36 della lista delle maggiori perdite di petrolio registrate dalla ITOPF, che comprende gli incidenti registrati tra il 1967 e il 2018.</p>
<p>Qui di seguito i dieci maggiori sversamenti nel mondo in cui sono state coinvolte alcune petroliere:</p>
<p>Atlantic Empress Nel 1979 sono stati dispersi nel mar dei Caraibi 287.000 tonnellate di petrolio, dopo lo scontro tra le superpetroliere Atlantic Empress e Aegean Captain di fronte alle coste di Trinidad e Tobago.</p>
<p>ABT Summer Un&#8217;esplosione seguita da un incendio durato tre giorni di questa imbarcazione è stata la causa nel 1991 del secondo maggior sversamento della storia, con 260.000 tonnellate di petrolio sparse di fronte alla costa dell&#8217;Angola.</p>
<p>Castillo de Bellver La petroliera spagnola è naufragata nell&#8217;agosto del 1983, di fronte al capo di Buona Speranza, nella costa sud africana, riversando in mare 252.000 tonnellate di petrolio, che causarono una macchia di più di 40 chilometri quadrati.</p>
<p>Amoco Cadiz Questa petroliera battente bandiera liberiana si ribaltò nel 1978 sulle coste della Bretagna francese, originando la dispersione di 223.000 tonnellate di petrolio che hanno contaminato 360 chilometri quadrati di spiagge.</p>
<p>Haven Questa nave cipriota, che esplose nell&#8217;aprile del 1991 nelle acque della località genovese di Arenzano sparse in mare 144.000 tonnellate di idrocarburi e causò la morte dei cinque membri dell&#8217;equipaggio.</p>
<p>Odyssey Questa petroliera ha disseminato nel 1988 nelle coste della Nuova Scozia, Canada, 132.000 tonnellate di petrolio.</p>
<p>Torrey Canyon 119.000 tonnellate di petrolio sono entrate in mare nel 1967 per il naufragio di questa nave nelle isole Scilly (Regno Unito), e nel canale della Manica.</p>
<p>Sea Star Nel 1972 questa imbarcazione è affondata nel golfo di Omano e ha comportato 115.000 tonnellate di petrolio finite in mare.</p>
<p>Sanchi Questa nave, dalla quale si sparsero 113.000 tonnellate di condensato di petrolio è affondata nel gennaio del 2018 a 530 chilometri da Shanghai dopo un esplosione che la fece bruciare alla deriva per otto giorni dopo la collisione con il mercantile di Honkong CF Crystalì.</p>
<p>Irenes Serenade L&#8217;affondamento, dovuto a un&#8217;esplosione di questa imbarcazione greca ha causato nel 1980 unsversamento di 100.000 tonnellate di petrolio nella baia di Navarone, Grecia.</p>
<p>con informazioni da El Espectador e agenzie</p>
<p>traduzione di Marco Bertorello</p>
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		<title>Il Brasile di Bolsonaro è una minaccia per l&#8217;Amazzonia</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Nov 2018 02:23:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Brasile è in mano a Jair Bolsonaro. Ora a rischio c'è l'Amazzonia e a catena il pianeta. Almeno se il neo eletto Capo di Stato vorrà mantenere fede alle promesse sventolate nella sua vincente corsa al palazzo presidenziale. Dove e quando ha incitato: la creazione di un asse di penetrazione stradale tra le verdi e incontaminate foreste, la cancellazione della legislazione vigente e lo smantellamento del Ministero dell'Ambiente, l'apertura al mercato libero dei taglialegna.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10717" alt="Jair-Bolsonaro" src="/files/2018/11/Jair-Bolsonaro.jpg" width="580" height="314" />Il Brasile è in mano a Jair Bolsonaro. Ora a rischio c&#8217;è l&#8217;Amazzonia e a catena il pianeta. Almeno se il neo eletto Capo di Stato vorrà mantenere fede alle promesse sventolate nella sua vincente corsa al palazzo presidenziale.</strong></p>
<p>Dove e quando ha incitato: la creazione di un asse di penetrazione stradale tra le verdi e incontaminate foreste, la cancellazione della legislazione vigente e lo smantellamento del Ministero dell&#8217;Ambiente, l&#8217;apertura al mercato libero dei taglialegna.</p>
<p>Nel programma elettorale ha persino sottolineato di voler bandire dal Paese le ONG internazionali, da Greenpeace al WWF, nemmeno fossero le peggiori organizzazioni terroristiche. In aggiunta ha giurato di alleggerire il rilascio delle licenze ambientali per lo sfruttamento minerario nelle riserve. E ovviamente, seguendo l&#8217;esempio di Donald Trump, prospetta di uscire dal &#8220;male assoluto che governa il mondo&#8221;: gli accordi internazionali di Cop 21 sul clima (anche se per il momento sembrerebbe aver fatto marcia indietro).</p>
<p>Un altro negazionista, e anche in questo caso non di poco conto, sfasato dalla realtà. Un leader visionario che si pone lo scopo, di per sé assai facile, di non rispettare i parametri che dovrebbero impedire l&#8217;aumento del riscaldamento globale.</p>
<p>Fino a oggi, lo Stato con la foresta tropicale più estesa al mondo è stato impegnato, con altalenante convinzione, nella riduzione dei danni ambientali. I precedenti governi, segnati purtroppo dalla perdurante corruzione sistemica e da scandali, hanno in parte frenato la deforestazione dei proverbiali polmoni del mondo, introducendo alcuni paletti.</p>
<p>La campagna zero deforestazione illegale si è posta come obiettivo il 2030. Inoltre, erano state attuate significative riduzioni nelle emissioni di carbonio. La ratifica dell&#8217;accordo di Parigi nel 2016 era stata accolta favorevolmente dagli indigeni, meno dall&#8217;industria del settore agroalimentare. Nel novembre del prossimo anno i negoziati dell&#8217;ONU sul climate change avrebbero dovuto tenersi in Brasile, a questo punto con l&#8217;oscurantismo di Bolsonaro il summit potrebbe cambiare sede. Perdendo un pezzo rilevante nella tutela del pianeta. Se così fosse siamo difronte ad un disastro immane, senza bisogno di evocare profezie bibliche. Gli effetti catastrofici non tarderanno a ricadere sulla popolazione globale.</p>
<p>Un passo indietro moralmente assurdo, ma che per varie ragioni gode del favore della maggioranza degli elettori. Peccato che la democrazia non abbia dato voce a chi non può parlare: fiumi, alberi, animali, ecosistemi unici e non riproducibili.</p>
<p>Ad affermarsi invece è stata la pancia dei cittadini (e il portafoglio dell&#8217;oligarchia bianca). A fare breccia mediatica sui social e nelle piazze sono stati: la voglia di cambiamento e il diffuso sentimento che Bolsonaro incarni l&#8217;uomo forte in grado di arginare la criminalità. In un Paese con un altissimo tasso di violenza: oltre 60mila omicidi l&#8217;anno. Poi in gioco sono entrati anche aspetti lucrativi. La domanda crescente di esportazione di carne bovina e soia necessita di un&#8217;ulteriore espansione dei terreni agricoli a spese delle aree boschive. Non è un caso che tra i principali &#8220;estimatori&#8221; di Bolsonaro ci sono i grandi latifondisti.</p>
<p>Chi credeva che il tycoon americano fosse l&#8217;unico &#8220;pazzo scriteriato&#8221; in materia di ambiente (beh&#8230; non solo di quello) da oggi dovrà ricredersi, dal &#8220;manicomio&#8221; è scappato anche Jair Bolsonaro, grazie a milioni di voti.</p>
<p>Anche se la distanza geografica che ci separa è tanta, difficile non condividere le paure di Dinamam Tuxá, coordinatore nazionale dell&#8217;Associazione dei Popoli Indigeni del Brasile, secondo il quale Bolsonaro calpesterà i diritti delle minoranze: &#8220;Istituzionalizzerà il genocidio degli indigeni&#8221;.</p>
<p>Politico e uomo sopra le righe Bolsonaro, parà espulso dall&#8217;esercito per condotta irregolare, ha dimostrato apertamente e sfrontatamente di infischiarsene del rispetto per l&#8217;ambiente: nel 2012 venne denunciato per essere stato sorpreso a pescare in una riserva federale al largo della costa di Rio de Janeiro, motivo per cui gli venne anche comminata una multa di quasi tremila dollari.</p>
<p>Dal Nord di Trump al Sud di Bolsonaro, un intero continente rischia la deriva.</p>
<p>di Alfredo De Girolamo</p>
<p>da Huffpost, edizione italiana</p>
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