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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; dottorato</title>
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		<title>David affronta la sfida: deve essere più astuto di Golia</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jan 2015 01:28:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rileggendo nella collezione Lettera con filo il discorso di quel giorno, risulta che Carlos Rafael ci parla della necessità del rigore nella formazione scientifica, della trascendenza che ha per il socialismo la capacità di esaminare criticamente le proprie idee e le tradizioni culturali in cui siamo cresciuti. Fermo in questo stesso luogo, il vecchio comunista si metteva a posto i suoi grossi occhiali ed indagava sulla capacità che abbiamo, ognuno di noi, di vederci non solo come cittadini appartenenti ad una nazione, bensì come esseri umani vincolati agli altri esseri umani da lacci di riconoscimento ed inquietudine mutua.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8348" alt="" src="/files/2015/01/david-golia.jpg" width="580" height="470" />Discorso a nome dei Premiati dalla Commissione Nazionale dei Gradi Scientifici, del Ministero di Educazione Superiore di Cuba</strong></p>
<p>“Ringrazio la Commissione Nazionale dei Gradi Scientifici per l&#8217;onore che mi fa scegliendomi tra i premiati per offrire queste brevi parole a nome di tutti, e confesso che non riesco a superare la sorpresa. Ho avuto molte volte responsabilità professionali come giornalista ed investigatrice, ma mai come questa, che oltre alla responsabilità del compito da svolgere, si unisce il peso delle colonne di questa Aula Magna, tanto imponente nella sua bellezza, tanto opprimente nei nostri ricordi.</p>
<p>La prima volta che sono venuta qui è stato per ascoltare il dottore Carlos Rafael Rodriguez 30 anni fa. Vi giuro che non capii quello che disse. E non credo che sia stato per la mia giovane età e per la mia ignoranza. La ragione, sicuramente, è perché il suo messaggio era scritto in un codice che si può leggere oggi ed è arrivato adesso in nostro aiuto. Rileggendo nella collezione Lettera con filo il discorso di quel giorno, risulta che Carlos Rafael ci parla della necessità del rigore nella formazione scientifica, della trascendenza che ha per il socialismo la capacità di esaminare criticamente le proprie idee e le tradizioni culturali in cui siamo cresciuti. Fermo in questo stesso luogo, il vecchio comunista si metteva a posto i suoi grossi occhiali ed indagava sulla capacità che abbiamo, ognuno di noi, di vederci non solo come cittadini appartenenti ad una nazione, bensì come esseri umani vincolati agli altri esseri umani da lacci di riconoscimento ed inquietudine mutua.</p>
<p>E se fosse poco, c&#8217;esige:</p>
<p>“Di fronte a quello che c&#8217;imputano i nostri avversari, ripudiamo come opposta al socialismo la comunità degli automi, amministrati dalla propaganda o dall&#8217;imposizione, e patrociniamo per la sua antitesi: l&#8217;uomo pieno, delineato nel Manifesto Comunista. Quando domandavano a Carlo Marx, quale era il suo precetto favorito, replicò: ‘De omnibus dubitandum &#8216; (Dubitare di tutto), non predicava lo scetticismo come norma, bensì ci faceva vedere che il dubbio metodico, formula incompleta del razionalismo cartesiano, è una parte inseparabile del razionalismo materialista che ci guida; che una fede cieca ed ignorante è l&#8217;antipode del marxismo chiarificatore.”</p>
<p>Non so che cosa pensano i miei compagni, ma io non avrei potuto dire nulla di meglio per questa occasione come voce collettiva che deve rispondere alla domanda che cosa può aspettarsi Cuba dai suoi dottori; domanda che non merita essere risposta solo con una frase ovvia: appoggiare la trasformazione di una società equa che offra spazi per la solidarietà, per l&#8217;uguaglianza, per l&#8217;inclusione, per la partecipazione effettiva e per la sostenibilità.</p>
<p>La prospettiva scientista e tecnocratica che immagina la scienza come una condizione necessaria e sufficiente per trattare i temi umani, non può essere oggi niente di più che quell&#8217;atto di crudele dogmatismo del quale ci parlava Carlos Rafael. Se qualcosa abbiamo imparato nell&#8217;investigazione è che le soluzioni ai problemi di un&#8217;organizzazione o di un paese non sono né nelle teorie asettiche, slegate dai dilemmi sociali, né nelle messe a fuoco magiche che abbandonano alla tecnologia la salvazione delle nostre anime.</p>
<p>Questo però non significa che la ricerca di un sapere obiettivo che ci permetta di capire ed arrivare a consensi, al di là della soggettività, su aspetti rilevanti dell&#8217;universo naturale e sociale, sia un&#8217;attività secondaria. Non è certo che siamo entrati nell&#8217;era della conoscenza. Siamo entrati nell&#8217;era dell&#8217;apprendistato. Dove incomincia ad abbozzarsi una risposta che non deve finire in un cassetto, da qui comincia, in realtà, il cambiamento. Come dice l&#8217;investigatore Pedro Urra, fondatore di Infomed, non si possono dirimere i problemi delle società complesse del mondo attuale solo con il buonsenso. Sono necessarie, come mai prima, la scienza e l&#8217;etica. Una scienza che faccia parte del cuore della nostra cultura e, benché il suo potere possa essere utilizzato solo per preservare interessi dominanti di classe o di genere, può invece essere impiegata per alleviare la sofferenza umana e promuovere una prospettiva liberatrice.</p>
<p>In realtà abbiamo la certezza che sarà impossibile costruire una società più ugualitaria ed un futuro più promettente dando le spalle alla conoscenza ed ai compromessi razionali della scienza. Ed, inoltre, quella società che sogniamo sarà impossibile senza i giovani. Chi ha 30 anni di meno per affacciarsi per la prima volta a questa Aula Magna? Chi osa negare che viviamo un momento privilegiato per quelli che soffrono “la passione della conoscenza”, della quale più di una volta ci parlò Fidel in questa stessa Università? Oggi sappiamo più di astronomia che Tolomeo o Kepler, di fisica che Newton -e perfino di Einstein -, di medicina più di Ippocrate, di chimica più di Lavoisier. Abbiamo nei nostri laboratori pietre che vengono dalla Luna. Le sonde esplorano i pianeti vicini e la settimana scorsa un astronauta replicò nello spazio una chiave inglese con una stampante 3D. La nostra misura dell&#8217;universo è più esatta di quella di Copernico, e dialoghiamo con le stelle fuori dall&#8217;orbita terrestre. Nonostante quello che non sappiamo e quello che non c&#8217;immaginiamo che non sappiamo, possiamo dire che le conoscenze che abbiamo sono maggiori che quelle che avevano i greci, o quelle che si avevano due secoli o due anni fa.</p>
<p>Se la pensiamo così, non possiamo fare altro che domandarci come siamo arrivati dai Sette Saggi della Grecia fino alla nostra realtà contemporanea, passando inoltre per Felix Varela, per Finlay, per Martì, per Mella, per Ruben, per Fidel. Tutto questo ha evidentemente la pista di un&#8217;avventura incomparabile: è la storia dello sforzo intellettuale dell&#8217;uomo per comprendere il mondo nel quale gli è toccato vivere, e per trasformarlo. E là andiamo, ma non in un modo qualsiasi. Il Dottore Agustin Lage lo disse in modo insuperabile: “La scienza è un compito sociale: la fanno le collettività umane attraverso determinati individui, non all&#8217;inverso” (come ancora alcuni la descrivono, certamente). Lottiamo e studiamo a Cuba affinché sia così, affinché quello che si fa in comune si goda in comune, e per essere cittadini del mondo senza mai smettere di essere cubani.</p>
<p>Per terminare, compagni, non voglio dimenticare alcune notizie recenti. Il 17 dicembre Washington ha messo sul tavolo il suo nuovo consenso su Cuba. Si è impadronito dei guanti di seta, ma la sentenza di morte dell&#8217;Isola si mantiene vigente, e ciò obbliga David ad essere più astuto che mai di fronte a Golia; e l&#8217;università, ad essere più rigorosa, compromessa, emancipata e più antidogmatica che mai.</p>
<p>Con questo spirito, mi permetto di terminare questo discorso con un’allerta: quella che ha affermato un intellettuale cubano, tesoro delle Lettere e delle Scienze Sociali e delle Umanistiche di questo paese, che ho intervistato varie volte come giornalista, ed al quale sono ritornata molte volte di più come investigatrice, Cintio Vitier. Dice Cintio nel suo libro Resistenza e libertà, e con questo finisco:</p>
<p>“Questo inizio di secolo ripropone, molto aggravato ed a modo suo, la problematica del 98: l&#8217;imperialismo allora nascente è oggi egemonico, l&#8217;indipendentismo allora schiacciato è oggi irriducibile, l&#8217;eterno riformismo cerca di ritornare con i suoi privilegi e l&#8217;annessionismo con le sue prepotenze”.</p>
<p>di Rosa Miriam Elizalde</p>
<p>fonte: Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Cubadebate si allegra di avere una dottoressa come editrice della sua redazione</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Mar 2014 18:14:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
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		<category><![CDATA[dottorato]]></category>
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		<category><![CDATA[Rosa Miriam Elizalde]]></category>

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		<description><![CDATA[Una vera conferenza specializzata è stata la difesa della tesi di dottorato scientifico “Il consenso del possibile. Principi per una politica di comunicazione sociale dalla prospettiva dei giornalisti cubani”, discussa questo martedì da Rosa Miriam Elizalde, in presenza del membro dell'Ufficio Politico e primo vicepresidente dei Consigli di Stato e dei Ministri, Miguel Diaz-Canel, e di Rolando Alfonso, capo del dipartimento ideologico del Comitato Centrale del Partito.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7746" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-7746" alt="Rosa Miriam durante la difesa" src="/files/2014/03/Rosa-Miriam.jpg" width="300" height="245" /><p class="wp-caption-text">Rosa Miriam durante la difesa</p></div>
<p><strong>Una vera conferenza specializzata è stata la difesa della tesi di dottorato scientifico “Il consenso del possibile. Principi per una politica di comunicazione sociale dalla prospettiva dei giornalisti cubani”, discussa questo martedì da Rosa Miriam Elizalde, in presenza del membro dell&#8217;Ufficio Politico e primo vicepresidente dei Consigli di Stato e dei Ministri, Miguel Diaz-Canel, e di Rolando Alfonso, capo del dipartimento ideologico del Comitato Centrale del Partito.  </strong></p>
<p>Un tribunale di nove membri, due dottori oppositori, due dottori tutori ed un ampio pubblico –integrato nella maggioranza da giornalisti in esercizio di tutte le età e studenti del corso di giornalismo – hanno riempito la sala del teatro della sede dell&#8217;Istituto Internazionale di Giornalismo Josè Martì, in attesa di tutti gli interventi che si sono svolti in questo atto formale di difesa di una tesi per ottenere il grado scientifico di Dottoressa in Scienze della Comunicazione (interrotti varie volte da applausi entusiasti di colleghi ammirati).</p>
<p>Come esercizio scientifico ed accademico la candidata al dottorato ha esposto la sua investigazione d’accordo coi parametri metodologici reclamati ed, inoltre, ha risposto ad un lungo interrogatorio dei due opponenti, i dottori in Scienze della Comunicazione Miriam Rodriguez Betancourt e Josè Ramon Vidal, e del tribunale, integrato a sua volta da dottori dell&#8217;Università de L&#8217;Avana.</p>
<p>Rosa Miriam ha spiegato la base del suo lavoro sui principi fondamentali per la costruzione di una politica di comunicazione nello scenario di una tappa per informare la società; la necessaria ed inevitabile gestione strategica della comunicazione e la novità che rappresenta il tema abbordato dalla prospettiva dello sguardo di più di quattro mila giornalisti nel processo delle assemblee previo all&#8217;IX Congresso dell&#8217;Upec (Unione dei Giornalisti di Cuba) che è servito come fonte di informazione primaria per questo studio.</p>
<p>Rispetto alla diagnosi a cui è approdata nella sua analisi, ha enumerato aspetti come la crisi dell&#8217;attività professionale, il grave deficit finanziario e preventivo dei mezzi di comunicazione, la proliferazione di canali alternativi di informazione, l&#8217;alto peso della competenza mediatica, il pessimismo che avanza in molti colleghi rispetto alla possibilità del cambiamento ed il paradosso dell&#8217;attuale modello con la nuova realtà mediatica.</p>
<p>La convergenza tecnologica sommata alla liberalizzazione dei mercati globali della comunicazione e la circolazione d’informazione abbondante chiede una concettualizzazione del tema, come risultato dell&#8217;analisi induttiva dei valori esposti dai giornalisti cubani, ha commentato Rosa Miriam, mentre si domandava come articolare la gestione sulla base di questi principi per risolvere il problema.</p>
<p>Riconoscere la necessità di flessibilità dei processi di comunicazione nei mass media e di riconoscere la soddisfazione o no e la partecipazione del pubblico; l&#8217;interazione con tutti gli attori e non solo con le istituzioni della comunicazione, la gestione integrale dei sistemi, dei mezzi di comunicazione e dei contenuti e la sostenibilità economica e di gestione dell’autofinanziamento dei mezzi di comunicazione, hanno portato all&#8217;investigatrice ad una proposta dei vantaggi del modello mediante la coerenza tra regolazione-autoregolazione dei mass media e tenendo in conto la convergenza dei mezzi e delle reti sociali, raccomandando di consegnare questo studio al Partito e creare un gruppo multi-professionale per continuare l&#8217;analisi ed orchestrare i risultati.</p>
<p>Gli opponenti hanno sottolineato la pertinenza del tema nell&#8217;attuale consenso e ricerca conseguente di un nuovo modello di comunicazione per il paese, in un momento in cui è diventata sistematica l&#8217;analisi dei problemi della stampa, ma risaltando che nessun altro era riuscito con metodi e messa a fuoco multidisciplinare e scientifica, bibliografia esaustiva ed una singolarità ed esclusività di dialogo con le fonti e solidità della proposta.    Inoltre, hanno sottolineato l&#8217;urgenza di contare nel nostro paese con una politica per un modello della comunicazione.</p>
<p>In risposta a vari punti interrogativi, Rosa Miriam ha assicurato la certezza che la società cubana ha la possibilità reale di cambiare il suo modello della comunicazione con senso di appartenenza e marcatamente di partito; affrontare la sovversione ideologica ed il bloqueo statunitense che oltre alla guerra economica, finanziaria e politica cerca di penetrare con nuove forme per influire nella tecnologia e nei mezzi digitali.</p>
<p>Ha detto che le sue proposte partono dallo sviluppo della politica del Partito, specialmente da quando Fidel ha fatto un appello per “cambiare tutto quello che deve essere cambiato” e le alternative infinite per avanzare, quando lo Stato deve essere arbitro di un processo complesso in cui ogni cittadino può avere accesso all’informazioni per molte vie e non solo oramai con i mezzi tradizionali, in questione le generazioni nate nell’era digitale.</p>
<p>Da lì l&#8217;importanza di recuperare il pensiero di Fidel Castro, riconoscere il suo appello all&#8217;accesso universale della conoscenza, la necessaria abilitazione nell&#8217;uso delle nuove tecnologie, l&#8217;importanza dell&#8217;investimento per la modernizzazione e la costruzione di un nuovo ordine sociale per l&#8217;uso di internet. Tenere in conto che i giovani escono più preparati dalle università e bisogna dotarli di una memoria storica, un contesto, una relazione etica, professionistica e sociale.</p>
<p>Continuamente, l&#8217;espositrice ha fatto riferimento al lascito trascendente dell&#8217;opera dello scomparso Julio Garcia Luis, riferendo che il suo lavoro dà continuità agli argomenti raccolti da Julio nella sua tesi di dottorato difesa nel 2004, in un&#8217;altra cornice politica, economica e sociale del paese e con altri partecipanti meno entusiasmati per la sua proposta. “Ognuno di noi è parte di una soluzione che deve continuare ad armarsi”, ha assicurato.</p>
<p>Dopo l&#8217;intervento dei membri del tribunale, Diaz Canel ha affermato che è una tesi innovativa ed opportuna che espone soluzioni a tematiche di dibattito attuale a partire dall&#8217;IX Congresso dell&#8217;Upec ed argomenta l&#8217;importanza di una strategia per la comunicazione sociale dello stato e del governo che già si sta tenendo in conto.</p>
<p>“C&#8217;è un dibattito pubblico sul ruolo dei mezzi di comunicazione e manifesta insoddisfazione tra mezzi e fonti e delle fonti coi mezzi e del popolo con entrambi, in modo che tra tutti dobbiamo costruire una cultura della comunicazione, che abbia implicito anche un nuovo ruolo della stampa cubana nell&#8217;ambiente sociale, economico e politico dell&#8217;attualità”, ha manifestato.</p>
<p>“Nel mio carattere di professionista-tecnico, sottolineo il carattere scientifico del trattamento matematico della tesi, per rendere credibili i progetti dalla soggettività e permettere di ristrutturare la politica di comunicazione sociale attuale ed utilizzare la diagnosi nei mezzi”.</p>
<p>La tesi permette ugualmente di smascherare la banalità, la semplicità che abbonda nelle reti e che non è per niente un nuovo paradigma. “È un regalo opportuno per il Partito, un momento di maturazione ed apprendistato”, ha enfatizzato.</p>
<p>Vari colleghi sono intervenuti per sottolineare le qualità umane e professionali dell&#8217;autrice, tra loro la prima vicepresidente dell&#8217;Upec, Aixa Hevia, ed il decano della Facoltà di Comunicazione Raul Garces.</p>
<p>Il tribunale, riunitosi privatamente per un lungo tempo, ha fatto conoscere i suoi verbali di proposta alla Commissione Nazionale per il Grado Scientifico affinché conceda il grado di dottoressa in scienze della comunicazione a Rosa Miriam Elizalde Zorrilla, argomentando che l’atto di difesa è stato brillante in tutti gli aspetti, con risposte comprensive, ragionate e con dominio dei temi, oltre a proporre questa investigazione per il Premio Scientifico dell&#8217;Università de L&#8217;Avana.</p>
<p>Rosa, molto emozionata, ha ringraziato in primo luogo per gli insegnamenti e l’apporto di Julio Garcia Luis, la cui famiglia era presente, e di altri brillanti colleghi che non sono oramai nel mondo dei vivi ed hanno lasciato il loro lascito e la loro impronta palpitante, come Guglielmo Cabrera Alvarez e Manuel Gonzalez Bello.</p>
<p>Inoltre, ha ringraziato i membri del tribunale, i suoi due opponenti, che sono stati suoi colleghi in Juventud Rebelde, i tutori Maribel Acosta e Miguel Limia, e Pedro Limia, responsabile della convalidazione del modello matematico di questa investigazione ed a tutti i suoi compagni giornalisti da cui ha acquistato il senso di appartenenza, ad una corporazione leale e rivoluzionaria.</p>
<p>da Cubaperiodistas</p>
<p>di Zenaida Ferrer Martinez</p>
<p>foto di Yoandry Avila</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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