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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; democrazia formale</title>
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		<title>Democrazia formale o sostanziale? L&#8217;inganno liberale e l&#8217;esempio cubano</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Mar 2013 22:17:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ampio è il dibattito intorno al concetto di democrazia. Nell'Occidente capitalistico, per un vecchio retaggio ideologico risalente ai tempi della Guerra Fredda, si tende a far collimare perfettamente la democrazia con il regime liberal-capitalistico. L'operazione – che non trova alcun fondamento dal punto di vista teorico - fu imbastita da chi potrebbe essere definito un pasdaran del «fondamentalismo democratico», come ebbe a indicare Gabriel Garcia Marquez, per ovvi motivi di polemica verso l'allora blocco socialista.]]></description>
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<div id="attachment_6476" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><strong><img class="size-full wp-image-6476" src="/files/2013/03/elecciones-cuba.jpg" alt="Elezioni a Cuba" width="580" height="413" /></strong><p class="wp-caption-text">Elezioni a Cuba</p></div>
<p>Ampio è il dibattito intorno al concetto di democrazia. Nell&#8217;Occidente capitalistico, per un vecchio retaggio ideologico risalente ai tempi della Guerra Fredda, si tende a far collimare perfettamente la democrazia con il regime liberal-capitalistico. L&#8217;operazione – che non trova alcun fondamento dal punto di vista teorico &#8211; fu imbastita da chi potrebbe essere definito un pasdaran del «fondamentalismo democratico», come ebbe a indicare Gabriel Garcia Marquez, per ovvi motivi di polemica verso l&#8217;allora blocco socialista.</strong></p>
<p>Un complesso di nazioni che comprendeva oltre un terzo della popolazione mondiale, capeggiato da quell&#8217;Unione Sovietica uscita dalla Seconda Guerra mondiale con prestigio e autorevolezza accresciuti. A causa di questa visione distorta, ogni sistema politico che si discosti dai classici canoni liberali, viene bollato senz&#8217;appello come autoritario, antidemocratico o dittatoriale, a seconda delle esigenze ideologiche del momento. Emblematico in tal senso è il caso di Cuba (democrazia sostanziale), che viene indicata come un grande lager a cielo aperto. Uno stato «totalitario» – concetto indefinito ideato per attaccare l&#8217;Unione Sovietica di Stalin, ma in realtà applicabile solo ai regimi fascisti del secolo scorso – dove il Partito Comunista, in quanto partito unico &#8211; vera e propria bestemmia per le democrazie liberali &#8211; monopolizzerebbe l&#8217;intera società. In un&#8217;epoca segnata da un deficit democratico enorme, proprio in quei paesi dove vengono lanciate accuse e scomuniche (Europa e Stati Uniti d&#8217;America in primis) e i bisogni dei popoli vengono calpestati a vantaggio delle élite finanziarie, siamo in presenza di un regime sinceramente democratico?</p>
<p><strong>Il regime liberale: democrazia formale.</strong> Come si affermava in precedenza, ancora oggi, nonostante il crollo del blocco socialista, si definisce democratico, <em>tout court</em>, ogni sistema parlamentare liberale, basato sul pluripartitismo, la competizione, e la «compravendita» del voto. Un mercato del consenso, sempre più falsato da sistemi elettorali maggioritari che vengono fatti passare come razionalizzanti il voto, quando in realtà, lo scopo recondito è quello di coartare le scelte dell&#8217;elettorato in modo da dirottarle verso il centro dello scenario politico. Luogo notoriamente presidiato dai cosiddetti «moderati», di norma esponenti dei ceti sociali medio-alti. Una sorta di canalizzazione della volontà popolare, che permette ai ceti dominanti di restare al potere, arginando la rappresentanza di chi potrebbe andare a destabilizzare il sistema. I restanti sistemi, di solito di tendenza socialista, progressista o semplicemente antimperialista, vedi Cuba, Cina, Russia, Iran, Venezuela, Ecuador giusto per citare qualche nazione a caso, invece, vengono grossolanamente racchiusi nell&#8217;indistinto campo delle dittature, o peggio ancora del totalitarismo. D&#8217;altronde, tornando al sistema rappresentativo liberale, è tutt&#8217;ora valido quanto affermò Lenin nell&#8217;ormai lontano 1917: «<em>La democrazia parlamentare è il miglior involucro per il capitalismo</em>». Quello toccato da Lenin è il tasto giusto per capire come dentro il guscio liberale vi sia il capitalismo con tutte le sue contraddizioni irrisolte: disuguaglianze crescenti, esclusione sociale, sfruttamento dell&#8217;uomo sull&#8217;uomo sempre più intensivo, in modo particolare dopo la cancellazione del compromesso keynesiano e il definitivo smantellamento del welfare state. L&#8217;implosione del blocco socialista, ha inoltre palesato, con evidenza crescente, come il capitalismo liberato dalla cosiddetta concorrenza di sistema abbia potuto dare libero sfogo ai suoi istinti peggiori. A questo punto è abbastanza chiaro come il regime liberale, proclamato democratico tout court, si risolva in una serie di “universali procedurali”, sostanzialmente svuotati, per l&#8217;appunto esclusivamente formali. Architettura istituzionale congegnata appositamente per celare dietro le sbandierate libertà, un potere in realtà oligarchico, dominato da potenti lobby, imprese economiche e media, di segno fortemente classista. Siffatto sistema politico è stato ben inquadrato dal politologo britannico Colin Crouch, che utilizza il termine <strong>postdemocrazia</strong> per descrivere quei sistemi politici – liberali – formalmente regolati da norme democratiche che vengono, però, svuotate dalla prassi politica. «<em>Anche se le elezioni continuano a svolgersi e condizionare i governi, il dibattito elettorale è uno spettacolo saldamente controllato</em> – scrive il politologo nel suo libro «Postdemocrazia» &#8211; <em>condotto da gruppi rivali di professionisti esperti nelle tecniche di persuasione e si esercita su un numero ristretto di questioni selezionate da questi gruppi. La massa dei cittadini svolge un ruolo passivo, acquiescente, persino apatico, limitandosi a reagire ai segnali che riceve. A parte lo spettacolo della lotta elettorale, la politica viene decisa in privato dall&#8217;integrazione tra i governi eletti e le élite che rappresentano quasi esclusivamente interessi economici</em>».</p>
<p><strong>Democrazia sostanziale: l&#8217;esempio cubano. </strong>«<em>La democrazia per me significa che innanzitutto i governi operino intimamente vincolati con il popolo, nascano dal popolo, abbiano l&#8217;appoggio del popolo, e si consacrino interamente a lavorare e a lottare per il popolo e per gli interessi del popolo. Per me democrazia implica la difesa di tutti i diritti dei cittadini, fra essi il diritto all&#8217;indipendenza, il diritto alla libertà, il diritto alla dignità nazionale, il diritto all&#8217;onore; per me democrazia significa la fraternità fra gli uomini, l&#8217;uguaglianza vera fra gli uomini, l&#8217;uguaglianza delle opportunità per tutti gli uomini, per ogni essere umano che nasce, per ogni intelligenza che esiste</em>». Il pensiero del Comandante Fidel Castro sul concetto di democrazia – tratto dal libro Elecciones en Cuba: farsa o democracia? &#8211; evidenzia plasticamente le differenze che intercorrono tra il sistema rappresentativo liberale (democrazia formale) e quello socialista cubano (democrazia sostanziale). In base all&#8217;assunto sopra citato, a Cuba, dopo la vittoriosa Rivoluzione, si è iniziato a edificare il nuovo Stato socialista, basato sulla democrazia sociale e sul rafforzamento della base popolare. Partendo dall&#8217;uguaglianza come elemento fondante la nuova società. Passaggio essenziale, quest&#8217;ultimo, verso l&#8217;approdo a una forma superiore di democrazia. D&#8217;altronde, come ammesso anche da politologi e costituzionalisti di orientamento liberale, è impossibile parlare di democrazia quando si è in presenza di forti disuguaglianze. I detrattori a questo punto chiederanno: vi può essere democrazia senza pluripartitismo? Bisogna anche in questo caso guardare al sistema, senza le lenti deformanti del liberalismo. Il ruolo del Partito Comunista a Cuba, non è da intendersi come in Occidente. Il Partito ha ruolo direttivo, di coesione e difesa delle conquiste della Rivoluzione. E non partecipa, al contrario di quanto avviene nelle democrazie liberali, alla contesa elettorale. Infatti, il suffragio universale a Cuba, nel solco della teoria marxista e leninista, costituisce solamente il punto di partenza nel processo di democratizzazione dello Stato e non l&#8217;arrivo come nella dottrina liberale. L&#8217;essenza del socialismo sta nel rivoluzionamento dei rapporti economici, nell&#8217;emancipazione sociale delle masse popolari.</p>
<p>di Fabrizio Verde, in esclusiva per Cubadebate</p>
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