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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Cultura</title>
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		<title>La Giornata del Libro Cubano apre virtualmente le sue porte</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2021 21:03:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA["Cuba: un paese che legge". Una certezza che, essendo ottimista, non cessa di favorire la ricerca di nuove strade: modi di produrre e intendere la letteratura sull'Isola, di ripensarla perché non si stanchi di crescere. Poiché Cuba (ri) scrive anche pagine che le scorrono nelle vene, che la ritraggono negli anni, la conoscono nel modo più immenso per i suoi testi migliori.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11976" alt="Fidel-libro-1" src="/files/2021/03/Fidel-libro-1.jpg" width="580" height="288" />&#8220;Cuba: un paese che legge&#8221;. Una certezza che, essendo ottimista, non cessa di favorire la ricerca di nuove strade: modi di produrre e intendere la letteratura sull&#8217;Isola, di ripensarla perché non si stanchi di crescere. Poiché Cuba (ri) scrive anche pagine che le scorrono nelle vene, che la ritraggono negli anni, la conoscono nel modo più immenso per i suoi testi migliori.</strong></p>
<p>Quel Paese che scrive, legge e sogna ha difeso la cultura come conquista e la letteratura come ambasciatrice del sapere. Spirito che percorre, da un capo all&#8217;altro, le ragioni di una giornata con il libro e la lettura come obiettivo. Questa è la Festa della Giornata cubana del libro, organizzata &#8211; sotto la direzione del Ministero della Cultura &#8211; dall&#8217;Istituto Cubano del Libro (ICL), UNEAC e AHS.</p>
<p>Dal 25 al 31 marzo, le organizzazioni e le istituzioni culturali hanno tra le loro priorità condivise: &#8220;Promuovere libri e lettura, tenendo conto dei più rappresentativi della letteratura cubana e universale, nonché delle infinite possibilità dell&#8217;editoria digitale, del commercio elettronico e dei social network in tempi di pandemia”.</p>
<p>Lo ha sottolineato questo lunedì Juan Rodríguez Cabrera, presidente dell&#8217;ICL, durante il discorso di apertura della Giornata per il Libro Cubano, che difende “(&#8230;) il libro, al di là del mezzo utilizzato, arricchisce la conoscenza, i nostri valori più genuini e ci prepara meglio per la vita ”.</p>
<p>E ha sottolineato: &#8220;(&#8230;) non mancheremo di fare un nobile sforzo per dare il meglio di ciascuno di noi, per perpetuare il lavoro e i sogni di molte generazioni di cubani&#8221;.</p>
<p>L&#8217;inaugurazione di questo evento virtuale è stata trasmessa da Streaming Cuba. Allo stesso modo, nuovi titoli sono stati presentati sotto il sigillo Cubaliteraria, dal vicedirettore di quella casa editrice, Jesús David Curbelo.</p>
<p>Letture del Premio Nazionale di Letteratura, Antón Arrufat; lo spazio live Con Voz Propia, un pannello su Fidel e il libro, nonché la rivista informativa che ha stabilito collegamenti con Villa Clara, Granma e Holguín. Al termine della prima giornata di manifestazione è stato realizzato un collegamento con il Canal Caribe, della televisione cubana, che verrà mantenuto, ogni giorno, al termine delle attività pensate per quel periodo.</p>
<p>Questa giornata virtuale ricorda date cariche di simbolismo: i 60 anni di &#8220;Palabras a los Intelectuales&#8221;, la campagna di alfabetizzazione, nonché il centenario di Cintio Vitier.</p>
<p>Di particolare importanza saranno i premi inseriti nell&#8217;agenda, compresi i premi nazionali per la letteratura, l&#8217;editoria e le scienze sociali.</p>
<p>di Sheyla Delgado Guerra Di Silvestrelli/Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>La cultura nel centro degli spari</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Sep 2020 21:42:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quello che è successo recentemente contro il cantante, trombettista, compositore ed arrangiatore Alexander Abreu, direttore della popolare orchestra Havana D ' Primera, non è un fatto isolato. Pullulano gli esempi durante gli ultimi mesi. Con certi cercano di confonderli, con altri di screditarli, e con vari di infondere loro la paura. “Ho ricevuto mille sms (servizio di messaggi brevi) nel mio telefono dove mi dicono da gorilla fino alle peggiori offese come se io fossi un criminale di guerra. L’unica cosa che voglio dire a tutti quelli che scrivono con tanto odio, che io ho un cuore pieno di amore e musica”, ha pubblicato Abreu sulla sua pagina di Facebook.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11735" alt="alexander-abreu-1-580x332" src="/files/2020/09/alexander-abreu-1-580x332.jpg" width="580" height="332" />Internet è sempre di più una specie di campo di battaglia. Qualche tempo fa normalmente si mascheravano le pallottole e le bombe, si cercava di sedurre per scavare le fondamenta delle ideologiche. Ora si privilegia il chiasso, le offese e perfino le minacce di morte come se si trattasse di una lotta con spade e fucili. Le burla, le canzoni, gli show audiovisivi ed i montaggi sono sempre di più i proiettili impiegati, mischiati con odio e scortesie.  </strong></p>
<p>In questo panorama deplorevole, normalmente sono bersagliati artisti, intellettuali, giornalisti, annunciatori, dirigenti ed altri professionisti con posizioni a favore della Rivoluzione nelle reti sociali e mezzi tradizionali di comunicazione, persone con gran influenza nell&#8217;opinione pubblica.</p>
<p>Quello che è successo recentemente contro il cantante, trombettista, compositore ed arrangiatore Alexander Abreu, direttore della popolare orchestra Havana D &#8216; Primera, non è un fatto isolato. Pullulano gli esempi durante gli ultimi mesi. Con certi cercano di confonderli, con altri di screditarli, e con vari di infondere loro la paura.</p>
<p>“Ho ricevuto mille sms (servizio di messaggi brevi) nel mio telefono dove mi dicono da gorilla fino alle peggiori offese come se io fossi un criminale di guerra. L’unica cosa che voglio dire a tutti quelli che scrivono con tanto odio, che io ho un cuore pieno di amore e musica”, ha pubblicato Abreu sulla sua pagina di Facebook.</p>
<p>Una risposta degna dell’essenza dell&#8217;arte e di Cuba, una nazione che inalbera il coraggio ed il valore.</p>
<p>La strategia tracciata e finanziata dagli Stati Uniti pretende ottenere che i creatori temano vincolare la loro arte con l’isola ribelle o fare pronunciamenti pubblici a favore della Rivoluzione e del sistema sociale, perché potrebbe scatenarsi contro di loro una valanga di meschinità. Quelli che muovono i fili dall&#8217;estero sanno che debilitare l&#8217;accompagnamento della cultura e dei suoi autori a favore della Rivoluzione significa colpire l&#8217;anima stessa della nazione.</p>
<p>Viviamo in un paese, nel quale gli iniziatori stessi della lotta per la sua indipendenza furono uomini di letteratura ed arte. Lì ci saranno sempre Carlos Manuel de Cespedes, Padre della Patria, autore di opere poetiche e musicali; e Perucho Figueredo, creatore dell&#8217;Inno Nazionale; prosecutori come Josè Martì e Fidel Castro, intellettuale indiscutibile.</p>
<p>Lo stesso Fidel ha sempre avuto piena coscienza dell&#8217;importanza della cultura, che chiamò “spada e scudo della nazione”. I simboli, le tradizioni, l&#8217;arte e l&#8217;orgoglio collettivo di essere cubani dovranno essere in ogni momento aspetti essenziali per vincere qualunque ostacolo e non lasciarsi ingannare. Il leader sapeva che l&#8217;unica forma di costruire un&#8217;opera davvero durevole è favorire sempre di più la conformazione di un&#8217;identità popolare solida e patrocinatrice della stessa Rivoluzione e delle sue conquiste, come cuore forte di un progetto che aspira al superamento continuo. Ed in momenti molto complicati come il Periodo Speciale ratificava che: “la cultura è la prima cosa che bisogna salvare.”</p>
<p>Nella chiusura del IX Congresso dell&#8217;Unione di Scrittori ed Artisti di Cuba, il Presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel ha detto: “Siamo una Rivoluzione che può darsi le arie di essere stata raccontata e cantata, dalle sue origini, col talento e l&#8217;originalità dei suoi artisti e creatori, interpreti genuini della sapienza popolare ed anche delle insoddisfazioni e speranze dell&#8217;anima cubana.”</p>
<p>Le azioni di questo tipo contro Cuba e quello che rappresenta non sono nuove. L&#8217;impero agisce, ovviamente, anche nell’ambito culturale con la pretesa di imporre modi di vita, credenze…, una forma di conquista a livello globale. La guerra è da molto tempo anche contro i simboli.</p>
<p>A tutto ciò si sommano altre complessità come quelle provocate per la COVID-19 ed il bloqueo imposto dagli USA, persecuzioni ed ancora più bugie contro il paese. Tuttavia, questo popolo ed il suo Governo si mantengono con una forza tremenda e la capacità per continuare nel tragitto della dignità, senza rinunciare al progresso.</p>
<p>In tutto questo contesto è fondamentale che rappresentiamo sempre di più una famiglia diversa, con amore e rispetto, come figli di una madre grande che merita tutti i nostri sforzi. È importante anche appoggiare e difendere partendo dall&#8217;etica e dal valore questi nostri fratelli che sono il bersaglio di tanta bassezza, perché in definitiva c&#8217;attaccano anche a noi.</p>
<p>(Preso del profilo di Facebook dell&#8217;autore)</p>
<p>Yasel Toledo Garnache, vice presidente nazionale dell’Associazione  Hermano Saiz, che riunisce i giovani artisti e scrittori cubani</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>Foto: Video Clip “Me dicen Cuba”</p>
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		<title>Il Gabo e Cuba: “La prima impressione è stata quella di una commedia”</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Mar 2020 01:36:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Prima della Rivoluzione non ho mai avuto la curiosità di conoscere Cuba. I latinoamericani della mia generazione concepivamo L&#8217;Avana come un scandaloso bordello di gringo dove la pornografia aveva raggiunto la sua più alta categoria di spettacolo pubblico prima che diventasse di moda nel resto del mondo cristiano.” Gabriel García Márquez È stato nel 1955]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right">“Prima della Rivoluzione non ho mai avuto la curiosità di conoscere Cuba. I latinoamericani della mia generazione concepivamo L&#8217;Avana come un scandaloso bordello di gringo dove la pornografia aveva raggiunto la sua più alta categoria di spettacolo pubblico prima che diventasse di moda nel resto del mondo cristiano.”</p>
<p>Gabriel García Márquez</p>
<p style="text-align: left"><strong>È stato nel 1955 a Parigi quando il Gabo ha ascoltato per la prima volta il nome di Fidel Castro, dalla voce del poeta Nicolas Guillen. Ma solo17 giorni dopo il trionfo rivoluzionario lo scrittore colombiano ha viaggiato a L&#8217;Avana. Per quel gennaio del 1959 Garcia Marquez era redattore del Venezuela Grafico e viveva con sua moglie, Mercedes Barcha, nel quartiere di San Bernardino, a Caracas.   </strong></p>
<p>Il primo viaggio del Gabo a L&#8217;Avana non solo arrivò presto, ma lo lasciò acchiappato in questa Isola per sempre. Da quella traversata uscì come fondatore e corrispondente a Bogotà e dopo a New York dell&#8217;agenzia di notizie cubana Prensa Latina.</p>
<p>Agganciato dalla cultura cubana, alla fine del 1986 il premio Nobel e Fidel Castro hanno fondato la Scuola Internazionale del Cinema di San Antonio de los Baños. Il Gabo presiederebbe l&#8217;istituzione fino alla sua morte, impartendo anche classi e stage.</p>
<p>Inoltre, in varie occasioni, Garcia Marquez ha lavorato da emissario diplomatico de L&#8217;Avana.</p>
<p>Perfino Bogotà arrivò a qualificarlo come un suo “ambasciatore senza titolo” nell&#8217;Isola.</p>
<div id="attachment_11368" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11368" alt="foto: Steemit" src="/files/2020/03/gabo-6-580x330.jpg" width="580" height="330" /><p class="wp-caption-text">foto: Steemit</p></div>
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<p>Una libreria al pianterreno del Palazzo del Secondo Cabo, a L&#8217;Avana Vecchia, ha chiamato l&#8217;attenzione di Gabriel Garcia Marquez in alcuni dei suoi tanti viaggi a Cuba. Entrando, un custode riconosce il poeta colombiano: “C&#8217;onora la sua visita, signore Garcia Marquez”. Il Gabo rispose all’istante al saluto: “Mi chiami Gabriel, per piacere, quello di signore non fa per me.”</p>
<p>Quando si allontanò, un altro custode domandò al suo compagno chi era “quel vecchio tanto gentile”. “È un gran scrittore cubano che vive in Colombia.”</p>
<p>Varie furono gli aneddoti che il Gabo ricorda dei lettori cubani sui suoi libri. Tra questi ricordò sempre quella di un contadino di Cienfuegos che gli scrisse per dirgli che lui aveva una nonna uguale all’Ursula Iguaran di Cento anni di solitudine; ed un operaio di Nicaro che si è avvicinato a lui in un incontro per commentargli che la storia di sua madre e suo padre aveva molte cose in comune con quella di Florentino Ariza e Fermina Daza in L&#8217;amore ai tempi del colera.</p>
<p>La presenza dello scrittore nel Festival Internazionale di Cinema Latinoamericano de L&#8217;Avana e negli incontri convocati da Casa de las Americhe, nelle decadi del 60 e del 70 era frequente.</p>
<div id="attachment_11369" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11369" alt="foto: Cultura Inquieta" src="/files/2020/03/gabo-1-580x580.jpg" width="580" height="580" /><p class="wp-caption-text">foto: Cultura Inquieta</p></div>
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<p>In marzo del 2007, Garcia Marquez si riunì con Fidel durante varie ore, e la foto di quell&#8217;incontro girò il mondo.<br />
Il giorno dopo, Fidel pubblicò un articolo raccontando il suo incontro:</p>
<p>“Ho passato le ore più gradevoli da quando mi sono ammalato, quasi due anni fa”, ha detto.</p>
<p>“Finirono le ferie e l&#8217;anonimato”, commentò Gabo il giorno dopo. “Uno viene qui fuori stagione e si trasforma nella stessa stagione.”</p>
<p>Quel giorno ricordarono aneddoti trascorsi insieme. Tra loro, quello del pomeriggio quando Gabo gli “salvò la vita” durante il IV Vertice dei Presidenti Ibero-americani di Cartagena de Indias, nel 1994. C&#8217;era una passeggiata in un carrozza scoperta e la squadra di sicurezza di Fidel si aspettava un attentato.</p>
<p>“Fidel mi chiamò e mi disse, se tuo vieni con me non ci spareranno. Ed io salii sulla carrozza”.</p>
<p>di Thalía Fuentes Puebla e Dinella García Acosta</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Giornate della cultura cubana in Italia, dedicate ai 500 anni de L&#8217;Avana</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Sep 2019 22:59:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal 3 al 31 ottobre prossimi si realizzeranno le Giornate della Cultura Cubana in varie città d'Italia, organizzate dall'Ambasciata dell'isola in questo paese, e dedicate al 500º anniversario della fondazione de L'Avana, che conta con una significativa impronta culturale ed artistica italiana]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11132" alt="Instituto-Superior-de-Arte-580x329" src="/files/2019/09/Instituto-Superior-de-Arte-580x329.jpg" width="580" height="329" />Dal 3 al 31 ottobre prossimi si realizzeranno le Giornate della Cultura Cubana in varie città d&#8217;Italia, organizzate dall&#8217;Ambasciata dell&#8217;isola in questo paese, e dedicate al 500º anniversario della fondazione de L&#8217;Avana, che conta con una significativa impronta culturale ed artistica italiana.</strong></p>
<p>Con l&#8217;auspicio del Ministero di Cultura di Cuba e dell&#8217;Istituto Italo-latinoamericano, e con l&#8217;appoggio di altre entità di entrambi i paesi, le giornate accoglieranno eventi a Roma, Milano, Padova, Venezia, Firenze, Torino, Bari, Matera e Genova.</p>
<p>Gli eventi programmati proietteranno i ponti culturali tra Cuba ed Italia, come l&#8217;Università delle Arti, (ISA), insieme architettonico riconosciuto mondialmente, creato da architetti di entrambi i paesi nei primi anni della Rivoluzione cubana.</p>
<p>Inoltre, si parlerà di figure italiane come Italo Calvino o Alba de Cespedes, molto intrecciate con la nazione antillana, o cubani della taglia di Eusebio Leal, Alejo Carpentier o Roberto Fernandez Retamar, la cui opera diversa ha nessi sostanziali con la cultura del paese mediterraneo.</p>
<p>Tra gli artisti ed intellettuali italiani che onoreranno con la loro partecipazione il programma di #CubaCulturaItalia2019, (etichetta che si utilizzerà nelle giornate) si trovano l&#8217;artista plastico Michelangelo Pistoletto, e la critica e storiografa della danza, Elissa Guzzo Vaccarino.</p>
<p>Da Cuba parteciperanno, tra gli altri, il direttore del Museo Nazionale delle Belle Arti di Cuba, Jorge Fernandez Torres, riconosciuto esperto in arte contemporanea, ed anche il maestro della danza Santiago Alfonso, attore protagonista del film “Yuli–Danza e Libertà” (Spagna/Regno Unito/Cuba 2018), ispirata nella vita del gran ballerino cubano Carlos Acosta, che si presenta nel mese di ottobre in varie città italiane, con la collaborazione dell&#8217;Ambasciata.</p>
<p>Assisterà, inoltre,  un&#8217;ampia rappresentazione di artisti cubani residenti in Italia, come il ballerino Maykel Fonts, il cantante Andres Roman, la musicologa e soprano Monica Marziota, ed i ballerini Irma Castillo ed Ulisse Mora, tra gli altri.</p>
<p>(Con informazione di Missioni diplomatiche di Cuba)</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>foto: Trabajadores</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Rivoluzione culturale</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2019/08/30/rivoluzione-culturale/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Aug 2019 17:50:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'arma più potente dell'imperialismo è quella con cui hanno cercato di dominarci: la transculturazione. E' stata la pretesa, fin dalla nascita di imporci il cosiddetto “modo di vita statunitense”: cercare di cancellare la nostra storia, i nostri valori e le nostre radici. Contro ciò, la Rivoluzione Bolivariana continua a sviluppare il riscatto della semina dell'autentica cultura venezuelana.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11111" alt="Cultura-580x269" src="/files/2019/08/Cultura-580x269.jpg" width="580" height="269" />L&#8217;arma più potente dell&#8217;imperialismo è quella con cui hanno cercato di dominarci: la transculturazione. E&#8217; stata la pretesa, fin dalla nascita di imporci il cosiddetto “modo di vita statunitense”: cercare di cancellare la nostra storia, i nostri valori e le nostre radici. Contro ciò, la Rivoluzione Bolivariana continua a sviluppare il riscatto della semina dell&#8217;autentica cultura venezuelana. Ossia, continuiamo facendo rivoluzione culturale, tenendo conto, come ci ha insegnato il padre liberatore che “&#8230; morale e luci cono le colonne di una repubblica, morale e luci sono le nostre necessità primarie”. Continuiamo ad accelerare il consolidamento dell&#8217;educazione popolare, il riscatto dei nostri valori ancestrali ed il compimento del dettato costituzionale, per ottenere la liberazione definitiva.</strong></p>
<p>Teniamo in considerazione che il sistema capitalista mondiale imperante che si auto proclama come l&#8217;unico in grado di risolvere le necessità della popolazione, nella sua sostenuta aspirazione di rinforzare la propria egemonia, ha inteso fin dall&#8217;inizio che la dominazione culturale è fondamentale per i suoi fini, la progressiva erosione dei principali valori di una società, per cercarne la distruzione definitiva.</p>
<p>I centri di pensiero dell&#8217;imperialismo si sono dedicati a rubare ai Popoli la loro identità, le tradizioni, anche le loro lingue ancestrali; ed a creare la falsa idea della globalizzazione culturale, di una sola cultura, inscatolata secondo i loro canoni e diffusa come un prodotto di facile comprensione e consumo. E&#8217; anche la tesi del mondo unipolare, nel quale un solo polo di potere possiede la chiave per la salvezza.</p>
<p>Il Comandante Chavez, che ha denunciato costantemente di fronte al mondo le nuove e nefaste forme di schiavizzazione delle coscienze, ha enfatizzato la necessità della multipolarità, nella necessità di diversi poli per conquistare l&#8217;equilibrio dell&#8217;universo, che deve tradursi nella pace, nell&#8217;autodeterminazione dei Popoli, nella non ingerenza e nella cooperazione e solidarietà internazionale. E ancora nel diritto delle nazioni alla loro sovranità ed alla loro cultura, a lavorare liberamente nei loro processi di identità culturale.</p>
<p>La Rivoluzione Bolivariana, in questi due decenni di intensa lotta per continuare a diffondere la maggior quantità di felicità possibile è stata particolarmente insistente in questo aspetto. Il fatto culturale è una realtà collettiva, ossia esiste solo con la partecipazione e il protagonismo delle comunità. Sono loro le creatrici costanti della loro cultura, e per questo è così imprescindibile che abbiano accesso alla conoscenza. E&#8217;, per dirla come Luis Britto Garcia, un&#8217;azione liberatrice, “strumento di rottura dell&#8217;ordine di dipendenza sul piano internazionale e della stratificazione classista imposta sul piano interno”.</p>
<p>E&#8217; così che i più grandi sforzi del processo di liberazione nazionale e continentale devono puntare al riscatto della nostra storia, valori e identità. In questo cammino ci muoviamo, accompagnati dai Comandanti Chavez e Fidel, di cui si è commemorata la nascita, 93 anni fa, il 13 agosto. E&#8217; stato Fidel, nel calore delle battaglie permanenti contro l&#8217;aggressione dell&#8217;impero yankee che ha detto: “una rivoluzione può solo essere figlia della cultura e delle idee”. Nello stesso intervento a Caracas, nell&#8217;anno 1999, citando Martì, Fidel ha ricordato che si devono difendere le idee e la cultura, perché le trincee di idee valgono di più delle trincee di pietra. Onore e gloria al Comandante Fidel Castro Ruz!</p>
<p>Questa è la grande battaglia che dobbiamo continuare a combattere, quella delle idee, del pensiero, della difesa ad oltranza della nostra identità e cultura, l&#8217;infinita attività creatrice del Popolo. Bisogna continuare ad articolare i compiti in questo senso, non cadere nella disperazione né demoralizzarsi. Questo mondo nuovo, dove la fraternità, la pace, l&#8217;uguaglianza sociale e lo sviluppo integrale di ogni suo abitante non solo è possibile, ma necessario per preservare l&#8217;umanità e la vita nel pianeta.</p>
<p>Stiamo marciando verso questo orizzonte.</p>
<p>di Adan Chavez</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Marco Bertorello</p>
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		<title>Eusebio Leal: “Bisogna trasmettere a tutte le generazioni il culto della bellezza”</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Aug 2019 21:48:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Davanti allo Storiografo de L’Avana, Eusebio Leal, si sono sedute decine di persone con il proposito di intervistarlo, in forme infinite si sono raccolte le sue opinioni su “l'umano e il divino”, l'immateriale e il tangibile. Quando si viene a conoscenza del fatto che si avrà la possibilità di avere questo ruolo all'immenso onore si somma la stessa dose di ansia.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-11085" alt="eusebio-leal-4-580x417" src="/files/2019/08/eusebio-leal-4-580x417.jpg" width="580" height="417" />“Chi conosce il bello, e la morale che ne viene, non può vivere senza morale e senza bellezza”<br />
José Martì</p>
<p><strong>Davanti allo Storiografo de L’Avana, Eusebio Leal, si sono sedute decine di persone con il proposito di intervistarlo, in forme infinite si sono raccolte le sue opinioni su “l&#8217;umano e il divino”, l&#8217;immateriale e il tangibile. Quando si viene a conoscenza del fatto che si avrà la possibilità di avere questo ruolo all&#8217;immenso onore si somma la stessa dose di ansia.</strong></p>
<p>Quale domanda, tra tutte quelle che si desidera porgere, si farà? Quale, che non sia una ripetizione? Come definire e stabilire in così poco tempo un ponte tra la sua opera di riscatto patrimoniale e la promozione di una cultura di disegno nell&#8217;ambiente visuale del Centro Storico de L&#8217;Avana?</p>
<p>Di fronte al vincolo del suo tempo scarso è doveroso andare all&#8217;essenza e concentrarci nel fattore comune che caratterizza il lavoro dell&#8217;Ufficio dello Storiografo nell&#8217;intervenire in un immobile, uno spazio aperto o stampare una pubblicazione: l&#8217;estetica di ciò che è fatto bene.</p>
<p>Intervistatrice (I)-“La bellezza, nella sua relazione con il disegno, non è il risultato di un&#8217;azione cosmetica, di un invito fuori tempo per far ‘belle’ le cose”. “Al contrario, un prodotto di buon disegno irradia bellezza nell&#8217;armonia che formano la sua espressione materiale, l&#8217;uso che suggerisce, le idee che rappresenta”. “Come si forma in lei la nozione del bello?”</p>
<p>Eusebio (E)- “Per cominciare bisognerebbe prendere come massima quella bella poesia cantata da Silvio Rodriguez, quando chiede che le nubi si portino via il brutto e ci lascino il bello”.</p>
<p>“Il bello è sempre una relazione misteriosa tra noi e ciò che ammiriamo, però non c&#8217;è dubbio che sia anche frutto di un&#8217;educazione e dell&#8217;interazione con una serie di segnali che ci marcano senza interruzione.”</p>
<p>“Quando ero bambino, nella scuola ci chiedevano di fare disegni con carte colorate, qualcosa di simile all&#8217;origami giapponese”. “Questo era un suggerimento per l&#8217;uso del colore e della forma, per la ricerca di un&#8217;estetica della vita quotidiana, che per me è la questione fondamentale”.</p>
<p>“C&#8217;è una necessità di trasmettere a tutte le generazioni questo culto della bellezza”. “Per questo il disegno deve entrare nell&#8217;universo del focolare domestico ed essere presente nelle posate, nel vasellame, nei vestiti”.</p>
<p>“Anni fa una grande amica, Nisia Aguero, ha realizzato grandi progetti per portare l&#8217;arte ed il disegno sui tessuti”. “Insegnamenti come questi hanno aiutato a formare in noi – nell&#8217;Ufficio dello Storiografo – un’urgenza per poter dire la nostra parola a partire da una politica: incorporare il disegno alle diverse sfere del nostro lavoro”. “Abbiamo fatto così nelle nostre pubblicazioni, è qualcosa su cui ha lavorato molto (Carlos Alberto) Masvidal, Premio Nazionale di Disegno e che trova un esempio nei titoli della nostra casa editrice Boloña o nei numeri della rivista che testimonia il nostro lavoro, Opus Habana”.</p>
<p>“Abbiamo anche integrato il disegno con la concezione di una versione moderna del museo, che trascende il mostrare la collezione e scommette sull&#8217;interattività; è ciò che abbiamo sviluppato nel Palazzo del Segundo Cabo”.</p>
<p>“Allo stesso modo, con la nuova museologia didattica diretta ai bambini ed ai giovani del ‘Centro a+ per Adolescenti’, c&#8217;è tutto un disegno che si approfitta dei codici dell&#8217;antica fabbrica che esisteva dove oggi ha sede l&#8217;istituzione, per fare un discorso di bellezza, nel mondo industriale”.</p>
<p>“Abbiamo cercato di incorporare questi principi nella concezione di un&#8217;abitazione decorosa e degna, per cui facciamo qualcosa di più che innalzare pareti, nei limiti che ci impongono i finanziamenti”. “Sono uno di quelli che credono che con poco si possa fare molto”.</p>
<p>Senza necessità di pause per cercare nel passato, Eusebio sceglie tra le sue memorie un fatto molto peculiare, che esemplifica la sua affermazione.</p>
<p>“Nell&#8217;antica casa di Obrapia, che non era ciò che conosciamo oggi, ma un edificio abitato, un grande edificio, pieno di controsoffitti abitabili e labirinti, vivevano degli amici che lavoravano in una rivista”. “Un giorno mi invitarono a mangiare con loro ed all&#8217;arrivo ho trovato qualcosa di inconcepibile”. “Avevano arredato tutto usando casse ed altri oggetti che le persone scartavano, armonizzando i colori; avevano una gabbia di canniccio con un canarino, un tavolino con le sue quattro sedie diverse&#8230; loro mi hanno dimostrato che era possibile, con mezzi scarsi, costruire un piccolo spazio di felicità”. “Con poco si può fare qualcosa di utile e bello, sempre se si utilizza bene”.</p>
<p>(I) &#8211; “L’Ufficio dello Storiografo ha puntato ad esprimere questo matrimonio tra forma e funzione attraverso opere di alto impatto sociale”. “Così possiamo vedere case, scuole, centri di attenzione agli anziani od a minori  che sono riferimenti sia estetici sia per i servizi che offrono”. “Come si arriva a questo concetto?”</p>
<p>(E)- “E&#8217; il risultato di un&#8217;evoluzione; ho sempre negato che sia l&#8217;opera di un illuminato, rifiuto per me il protagonismo assoluto in queste questioni”.</p>
<p>“Abbiamo diversi punti dai quali fioriscono iniziative che si esprimono in progetti come quello del ‘Centro a+ per Adolescenti’ uno dei più importanti, secondo me”.</p>
<p>“L&#8217;isolato dove si trova il Centro, delimitato dalle vie Teniente Rey, Habana, Muralla e Compostela, era un ammasso dove si trovavano una vecchia fabbrica di medicine, un&#8217;altra di recipienti, un deposito di alcol, ciò che era stato il collegio di José de la Luz y Caballero era diventata un&#8217;officina di riparazione di veicoli&#8230; Tutto era stato abbandonato all&#8217;anarchia, nulla puntava in una sola direzione”.</p>
<p>“Il nuovo progetto è stato concepito come uno sviluppo armonico nel quale ci sarebbero stati edifici di abitazioni, si sarebbe restaurata la farmacia, avremmo riscattato l&#8217;impronta positiva del passato che era la scuola, però c&#8217;era ancora un problema da risolvere: la vecchia fabbrica”.</p>
<p>“Li si è disegnato il Centro per Adolescenti. La direzione di Architettura e Urbanistica dell&#8217;Ufficio dello Storiografo, in particolare la squadra che ha lavorato con l&#8217;architetto (Orlando) Inclan, ha fatto un lavoro prezioso, lasciando tutti i macchinari industriali in vista, la trave di ferro trasformata con un cambio di colore, le ruote dentate&#8230; riscattare e mostrare il patrimonio industriale è importantissimo”.</p>
<p>Dalla descrizione del progetto fatto realtà, Leal passa, quasi senza transizione, a parlarci di un nuovo desiderio; come se per lui non ci fosse possibilità di accontentarsi fino a che esista un luogo rilevante lasciato opaco e consumato o inutilizzato.</p>
<p>“Sogno il grande edificio della fabbrica di elettricità trasformato in un centro di arte moderno, dove tutta questa vecchia tecnologia possa dare una spiegazione di se stessa e ci introduca ad un mondo dove non abita il silenzio ma la cultura, la conferenza, il passaggio delle persone da un luogo ad un altro”. “Arrivare ad introdurre questi codici nelle nuove generazioni è trascendentale, soprattutto di fronte all&#8217;avanzare del degrado della città”.</p>
<p>“In diversi luoghi vediamo come sta sorgendo un tipo di architettura disorientata, dove la gente cerca di risolvere i suoi problemi, però non c&#8217;è una parola che dica ‘questa è la linea, questo è il piccolo spazio che serve per camminare, quella è l’area verde, così la facciata’”. “Si tratta di una ghettizzazione che ignora il bello come necessità incorporata alla necessità elementare di avere un tetto”.</p>
<p>(I)- “Di fronte a questa proliferazione di ambienti anarchici, quanto è necessario fare del disegno un componente più attivo nel modello della prosperità che vogliamo costruire?”</p>
<p>(E)- “Prima di tutto devo dire che non si può trasformare in uno slogan od in uno schema inciso nella pietra qualcosa tanto serio come aspirare ad un socialismo prospero e sostenibile”. “Come può essere prospero e sostenibile il nostro modello, se non si slegano le mani della creatività, se non si stabilisce un dialogo perenne con la realtà?” “In che modo ottenerlo se prima non si mette la mano sul cuore della necessità, se improvvisamente un fatto straordinario, come il tornado che ha danneggiato gran parte della capitale cubana il passato 27 gennaio, ci pone davanti e ci butta sul tavolo le enormi necessità accumulate nella grande concentrazione che la città suppone, forse una delle più grandi a questa latitudine delle Antille?”</p>
<p>“Quando parlo della monumentalità de L&#8217;Avana non mi riferisco mai al Centro Storico, perché ho sempre affermato che ha molti centri storici, come Luyanò, altri spazi di Diez de Octubre, La Lisa&#8230; In ognuno di questi si è manifestata l&#8217;originalità e la creatività di generazioni per costruire un disegno organicamente previsto dal giorno in cui nasce la città, quando si decide che le strade devono andare da nord a sud, cercando i venti; la piazza sarà luogo di riunione, le fontane serviranno per cercare l&#8217;acqua, lavare i vestiti e dare un&#8217;immagine di tranquillità nella relazione dell&#8217;uomo con l&#8217;acqua”.</p>
<p>“Credo che questa nobile aspirazione alla quale tutti vogliamo contribuire (il socialismo prospero e sostenibile) deve basarsi su questi parametri”. “La città non è un accampamento, è qualcosa di più; in particolare l&#8217;accampamento è rimasto indietro, è una concezione vecchia, la città è un&#8217;espressione superiore, c&#8217;è una razionalità nel suo disegno, che non può  essere omessa, e neanche pretendere che sia omogenea”. “Ogni quartiere ha la sua personalità, ogni frontiera invisibile apporta un carattere diverso, una forma di comportarsi, di esprimersi, di vedere il mondo”.</p>
<p>“C&#8217;è una sintesi di questo disegno nella grande passeggiata della 5a Avenida, dove ogni tanto gli alberi cambiano, ogni tratto ha la sua specificità; per un momento vediamo le palme de ‘corojo’, poi appaiono le palme ‘barrigonas’, ad un certo punto ci sono le acacie nodose, in un altro lato la araucaria&#8230; questa è la città”.</p>
<p>La mezz&#8217;ora finisce. Altri impegni attendono Eusebio. Ci lasciamo con reticenza. Sentiamo che si sarebbe dovuto chiedere, a questo intervistato eccezionale, sul decoro, la Patria, l&#8217;umiltà, la migrazione, la scuola, i venditori ambulanti, le tradizioni od il caffè; per L&#8217;Avana Vecchia che rinasce o L&#8217;Avana Nuova che invecchia. D&#8217;altra parte, con la sua cavalleria indeclinabile, che il suo eterno vestito grigio non può nascondere, avremmo ricevuto sempre una risposta generosa, saggia, intensa.</p>
<p>Però si comincia e si finisce parlando del “bello” perché, come ha detto a La Tiza il Premio Nazionale di Disegno, Carlos Alberto Masvidal, nell’Ufficio dello Storiografo, la bellezza funziona e bella è l&#8217;opera di conservazione patrimoniale intrapresa da questa istituzione, che ci permette di amare e vivere una città di 500 anni con il suo trambusto, il suo eclettismo, le sue lenzuola multicolori, che non saranno mai più solo bianche, issate nei balconi. Perché bella è l&#8217;eredità di questo Storiografo, dedicato al restauro dell&#8217;essenza di una città e dei sogni di chi la abita. Perché bello è essere leali al proposito di alzarsi ogni giorno per fare di Cuba un paese migliore, essere leali fino al midollo, a partire dal cognome.</p>
<p>di Ivette Leyva Garcia</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Marco Bertorello</p>
<p>foto: Yander Zamora</p>
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		<title>Diaz-Canel e De Niro: la cultura serve per costruire ponti, non per sollevare muri</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Oct 2018 01:43:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il prestigioso attore Robert Di Niro ha fiducia nel potere della cultura per sorpassare le barriere politiche e considera che il recente incontro del presidente di Cuba, Miguel Diaz-Canel, con artisti statunitensi è stato molto positivo. Il vincitore di due Oscar ha affermato alla stampa cubana che questo incontro rappresenta un primo passo molto importante.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10659" alt="Diaz-Canel-y-Robert-de-Niro-580x435" src="/files/2018/10/Diaz-Canel-y-Robert-de-Niro-580x435.jpg" width="580" height="435" />Il prestigioso attore Robert Di Niro ha fiducia nel potere della cultura per sorpassare le barriere politiche e considera che il recente incontro del presidente di Cuba, Miguel Diaz-Canel, con artisti statunitensi è stato molto positivo.</strong></p>
<p>Il vincitore di due Oscar ha affermato alla stampa cubana che questo incontro rappresenta un primo passo molto importante.</p>
<p>Questo incontro, realizzato il 29 settembre, è avvenuto nello storico edificio “Dakota”, della città di New York, su invito del famoso protagonista di Il Padrino II e la produttrice Jane Rosenthal.</p>
<p>Ha anche affermato che l&#8217;amicizia con artisti cubani è qualcosa che tutti desiderano, perché la cultura può aiutare a sconfiggere le barriere politiche.</p>
<p>Sebbene ci sono molti problemi tra i due paesi, spero che eventualmente spariscano, ma l&#8217;attuale presidente Donald Trump non sta aiutando con la situazione, ha detto con una smorfia di dispiacere e si è augurato che presto tutto possa cambiare.</p>
<p>Il riconosciuto attore ha ricordato le sue due visite a Cuba: la prima è stata circa 30 anni fa per il Festival del Cinema, e l&#8217;ultima, appena due anni fa.</p>
<p>Mi piace andare a Cuba, non sapevo che ero tanto conosciuto sull’isola, le persone mi facevano delle foto, mi seguivano, ero sorpreso, è stato qualcosa di meraviglioso, ha ricordato.</p>
<p>Da parte sua, il presidente di Cuba espresse di essere molto grato con Di Niro ed ha manifestato che è venuto con un messaggio di pace, con l&#8217;obiettivo di avanzare nei vincoli tra i due paesi.</p>
<p>Il governante cubano, che si trovava a New York con motivo del segmento di alto livello dell&#8217;Assemblea Generale, ha affermato che il processo di avvicinamento Washington-L’Avana ha avuto una retrocessione, ma ha assicurato che non potranno fermarlo.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Estudios Revolucion</p>
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		<title>Buena Vista Social Club ed Omara Portuondo nella Casa Bianca</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2015 00:48:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Buena Vista Social Club e la sua cantante principale Omara Portuondo hanno ottenuto oggi un'altra medaglia d'oro per la loro privilegiata carriera musicale dando un concerto nella Casa Bianca, i primi cubani a presentarsi lì nell'ultimo mezzo secolo. Col recente ristabilirsi delle relazioni diplomatiche tra L'Avana e Washington, si è prodotto un avvicinamento in diverse aree, tra queste la cultura.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8949" alt="" src="/files/2015/10/Buena-Vista-en-la-Casa-Blanca.jpg" width="480" height="640" />Il Buena Vista Social Club e la sua cantante principale Omara Portuondo hanno ottenuto oggi un&#8217;altra medaglia d&#8217;oro per la loro privilegiata carriera musicale dando un concerto nella Casa Bianca, i primi cubani a presentarsi lì nell&#8217;ultimo mezzo secolo.  </strong></p>
<p>Col recente ristabilirsi delle relazioni diplomatiche tra L&#8217;Avana e Washington, si è prodotto un avvicinamento in diverse aree, tra queste la cultura.</p>
<p>Questo contesto propiziò la presentazione della diva del Buena Vista Social Club in un incontro per celebrare il Mese dell&#8217;Eredità Ispana negli Stati Uniti.</p>
<p>“Dicono che è la prima volta che si presentano musicisti cubani, è bello, ci soddisfa molto, è un&#8217;opportunità molto emozionante, quella di rappresentare il nostro paese e la nostra musica”, ha detto Omara prima che iniziasse il concerto.</p>
<p>Buena Vista Social Club realizza in queste date la sua attesa tournée statunitense che si estenderà fino al mese di novembre per terminare con un gran concerto nel Beacon Theater di New York</p>
<p>Sotto la direzione del chitarrista e produttore statunitense Ry Cooder, registrarono un album meritevole di un premio Grammy ed anche, un film documentario nominato all&#8217;Oscar nel 2000.</p>
<p>Tra i fondatori ci sono la vocalist Omara Portuondo, il chitarrista Eliades Ochoa, il trombonista Jesus Aguaje Ramos ed il musicista laudista Barbarito Torres.</p>
<p>“Con il II Adios Tour, iniziato nel 2014, il gruppo saluta gli scenari, ma vogliamo che la nostra musica perduri nel tempo e continui ad incantare tutti”, ha detto Omara a L&#8217;Avana prima di incominciare a percorrere il mondo in questo periplo.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>foto: Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-8950" alt="" src="/files/2015/10/Buena-Vista-en-la-Casa-Blanca-2-580x435.jpg" width="580" height="435" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Garatti e le opere aperte</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Sep 2014 01:09:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Vittorio Garatti]]></category>

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		<description><![CDATA[Lui passava, di nuovo, per L'Avana –questo animale che conosce bene la sua pelle–.Ho affrettato il passo per i vicoli popolosi della città vecchia per arrivare in tempo a regalargli un fiore e dirgli grazie maestro, stringendogli la mano, perché Garatti è un uomo che deve ricevere cose come fiori e gratitudine. Perché quelle di Garatti sono mani che hanno creato molto e bisogna stringerle e gridargli attraverso la propria mano, gridargli perdono a nome di qualcosa, come se in questo ci fosse il rimedio. Un perdono disperato per la metà di un secolo di ritardo imperdonabile. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8087" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-8087" alt="Vittorio Garatti" src="/files/2014/09/Vittorio-Garatti-2-580x3861.jpg" width="580" height="330" /><p class="wp-caption-text">Vittorio Garatti</p></div>
<p style="text-align: left"><em>Amo i sistemi aperti che interagiscono con l’informazione. Odio i sistemi chiusi che soffocano.  </em><br />
<em>  </em><br />
<em>Vittorio Garatti  </em></p>
<p><strong>Lui passava, di nuovo, per L&#8217;Avana –questo animale che conosce bene la sua pelle–.Ho affrettato il passo per i vicoli popolosi della città vecchia per arrivare in tempo a regalargli un fiore e dirgli grazie maestro, stringendogli la mano, perché Garatti è un uomo che deve ricevere cose come fiori e gratitudine. Perché quelle di Garatti sono mani che hanno creato molto e bisogna stringerle e gridargli attraverso la propria mano, gridargli perdono a nome di qualcosa, come se in questo ci fosse il rimedio. Un perdono disperato per la metà di un secolo di ritardo imperdonabile.   </strong></p>
<p style="text-align: left">
E’ venuto per assistere ad un&#8217;esposizione gigantesca dedicata alla sua opera, di cui la principale –nell&#8217;ENA (Scuola Nazionale di Arte), le Scuole di Balletto e Musica–è ancora incompiuta. Garatti la visita ogni volta che viene. Lo fa ancora dopo 49 anni, e passa gli occhi per tutta la voracità con cui avanza il suo non termine, come consolando un lamento con lo sguardo.</p>
<p>Nel Centro Wifredo Lam, l’ho incontrato guardando attraverso una finestra. Fuori, le foglie di una palma da cocco. L&#8217;architetto sorride e dice: “Sto guardando le finestre della mia scuola: quelle foglie sono le persiane della scuola di Balletto.”</p>
<p>Garatti è nobile. E non adesso per avere 87 anni ed essere un anziano, che si tende a venerare come se per forza l&#8217;aura di Don Chisciotte che l’avvolge l’abbia accompagnato tutta la vita. Lui ha qualcosa in più che un&#8217;aura: professa una fede senza limite nell&#8217;essere umano, levigata in tutti i suoi giorni con lo stesso mestiere con cui fa creature nello spazio, con la stessa elementare umiltà dell&#8217;artista che è.</p>
<p>Questo sua fede è cresciuta, come lui, nonostante le bombe della Seconda Guerra Mondiale. Nonostante i voltafaccia dei sistemi e degli uomini dei sistemi, perché ha visto da subito che c&#8217;erano molti angoli dove posare lo sguardo, che gli elementi si muovevano caoticamente nello spazio. E vide che era naturale.</p>
<p>…</p>
<p>Dopo la mia tesi di laurea, nel 1957 mi sono stabilito in Venezuela, dove ho conosciuto il cubano Ricardo Porro che era in esilio. Lì incominciamo a lavorare.</p>
<p>A nove mesi dal Trionfo della Rivoluzione, Porro ritorna a Cuba. Nei mesi che seguono al gennaio del 59, la borghesia scappa in blocco dal paese, dicendo che è solo per una settimana “perché gli americani non lo permetteranno”. Sono andati via gli architetti, i medici… tutti avevano una psicosi.</p>
<p>Porro ci chiamò, a (Roberto) Gottardi ed a me e ci ha detto: “Vengono qua”. Siamo stati i primi tecnici stranieri ad arrivare.</p>
<p>Siamo venuti a Cuba ed abbiamo incominciato a lavorare in Pianificazione Fisica nell&#8217;Università. La giovane architetta che era Selma Diaz racconta che Fidel gli ha detto che doveva occuparsi di fare la scuola d’arte più bella del mondo. Allora lei ha parlato con Porro.</p>
<p>In quegli anni –59, 61–la Rivoluzione era al principio. Quando noi siamo arrivati c’erano i cannoni antiaerei nel Malecon de L&#8217;Avana, e dopo alcuni giorni c’e stato l&#8217;attacco a Giron. Era un periodo di guerra, dove gli incarichi cambiavano in questo modo: “Tu sai maneggiare un fucile? Bene, prendi un fucile. Tu sai pilotare degli aerei? Prendi questo aereo. Tu sai fare architettura? Esercitala”. Non c&#8217;era tempo per concorsi o burocrazia. Così è arrivato l&#8217;incarico: fare “La Scuola d’Arte Più Bella del Mondo.”</p>
<p>…</p>
<p>Quelle cinque scuole (Plastica, Danza Moderna, Teatro, Balletto e Musica) dovevano essere molto legate tra loro; funzionando liberamente, ma come parte di una scuola compatta. Cosicché la prima cosa che pensiamo di fare è stata un “città dell&#8217;arte”. Ma il luogo era questo parco bellissimo che era il Country Club de L&#8217;Avana. Allora, quasi come architetti del Rinascimento, noi passeggiavamo per il parco. Aveva una circonvallazione periferica attorno alle case dei borghesi, dove si pensava alloggiare gli studenti. Incominciamo a percorrere e dicevamo: “Io, qui. Io, là.”</p>
<p>Io ho incontrato questa valle dove passa il fiume Quibù. A quel tempo era pulito, perfetto. Mi è piaciuto il posto. Mi sono piaciuti sempre i vuoti, le gallerie, le grotte… per tutto il mistero.</p>
<p>Dovevamo “offendere” il meno possibile il parco: integrarci con la natura. In quello che avevamo elaborato di analisi storica e dell&#8217;ambiente, abbiamo pensato: “È un parco, dobbiamo pensare a tutta l&#8217;architettura che si è fatta nei parchi, nei giardini”. Chi ha fatto i lavori migliori? Quelli che si descrivono ne “Le mille e una notte”, i giardini arabi e quelli del Mediterraneo; anche gli inglesi con le loro grandi serre di vetro… Chiaramente, doveva adattarsi al tropico.</p>
<p>E così abbiamo incominciato.</p>
<p>Poi ci hanno detto che dovevamo compiere le necessità funzionali che stessero chiedendo i direttori. Per il resto, libertà totale.</p>
<p>…</p>
<p>Eravamo nel momento più bello, più libero, più dinamico della Rivoluzione: non potevamo realizzare un modello preconcetto, già visto: doveva essere tutto evidentemente nuovo.</p>
<p>Le scuole dovevano essere elementi dinamici che si integrassero, si intrecciassero. Non poteva essere la forma classica, bloccata; perché il potere ha dovuto sempre rappresentarsi come tale. Ha dovuto sempre realizzare forme simmetriche per dire che tutto quello che sta alla destra deve stare anche alla sinistra, che la realtà è immobile, perché se è mobile si sposta il rischio di perdere il potere. “Il potere è già mio e non può toccarsi”: alla classe poderosa è sempre piaciuto qualcosa di pesante, forte, per dimostrare quello che è.</p>
<p>Ma, come poteva essere così dove tutto già non esiste? Poteva essere un&#8217;altra cosa: come una forma libera, in movimento, l&#8217;era della Rivoluzione che non era dogmatica. Col risultato che quella che abbiamo fatto può essere riconosciuta come un&#8217;architettura della rivoluzione. Se il popolo conquista il potere, se non c&#8217;è oramai dietro nessuno, non bisogna dire: “Io sono il padrone di tutto questo”. No, non c&#8217;è oramai un padrone. Il popolo può godere di tutta questa creazione. Non deve essere un simbolo imponente. Per questo motivo tutti i progetti che abbiamo fatto sono tanto aperti, tanto in trasformazione. Un&#8217;architettura rivoluzionaria è altrettanto bella, e si ottiene quella bellezza che si inonda dalla gente.</p>
<p>Allora alla fine stavamo realizzando qualcosa che non esprime potere, bensì vita. Uno deve riuscire a rappresentare che la verità è bellezza. La verità del potere è una verità parziale, perché la verità è più grande, più ricca.</p>
<p>…</p>
<p>Ci hanno detto che tutto quello che avevamo a disposizione era molta terracotta, nient&#8217;altro: “Abbiamo molto poco ferro e molto poco cemento, vedremo come potete arrangiarvi”. Ma nell&#8217;architettura, quando ci sono problemi di necessità, l&#8217;uomo inventa.</p>
<p>Nelle scuole di balletto le aule erano come una palestra, con cemento, e bisognava usare delle travi per sostenere il soffitto. Siamo andati a vedere come lavoravano i ballerini e ci siamo resi conto che nello spazio rettangolare e con soffitto piano –anche se era alto–il ballerino, mettendo in mostra la sua figura, virtualmente sbatteva col soffitto e con la parete. La linea retta diventava un limite per tutto il suo movimento. Abbiamo pensato che era meglio avere una cupola che potesse “raccogliere” gli spazi che loro creavano col movimento. E che neanche la parete fosse piana, bensì convessa o concava.</p>
<p>E ci fu lì quella casualità –perchè la realtà è fatta anche di scontro, di casualità–: incontriamo nel parcheggio del Ministero della Costruzione un lavoratore appena arrivato dalla Spagna che era figlio di un operaio che aveva lavorato con Gaudì e conosceva la tecnica della cupola catalana.</p>
<p>Allora Porro ed io abbiamo scelto la cupola. Lui l’ha fatta in una maniera ed io in un&#8217;altra. Io l’ho fatta convessa e lui concava. Inoltre, gli alberi sono cupole. Ed il luogo era pieno di alberi.</p>
<p>C’è stato anche il meraviglioso contatto con la pittura di Lam, questa immagine che è come un lampo. Il cervello continua a caricarsi di tutto ciò, e di lì esce la linea curva. La forma si va facendo poco a poco. Io insisto in che deve essere una risultante di tutte queste considerazioni. Una giornalista, dopo che il progetto era già avviato, mi ha detto che il mio stile era curvo. E gli risposi: “Non c&#8217;è nessun stile, il processo creativo va via auto-generandosi. Per ogni tema c&#8217;è una risposta differente, per ogni storia, per ogni luogo.”</p>
<p>Cominciamo ad alzare i muri e quando arriviamo al soffitto, ottanta uomini che l&#8217;operaio spagnolo aveva preparato in 6 o 7 mesi hanno incominciato a coprirlo con la cupola catalana. La spesa di cemento è diminuita moltissimo.</p>
<p>Anche così, prodotto del bloqueo hanno fermato le opere non produttive. C&#8217;era stato un gran investimento nella cultura, ma con le necessità dell&#8217;economia tutto quello che non era produttivo, l’hanno fermato.</p>
<p>Lì l&#8217;opera si è fermata.</p>
<p>…</p>
<p>Io sono andato a lavorare a Pianificazione Fisica, e con Sergio Baroni ho partecipato al concorso Playa Giron, dove ho ottenuto una menzione ed abbiamo progettato il Pabellon Cuba per la Fiera Internazionale Montreal´67 che si è inaugurato in aprile di quell&#8217;anno. E così. Poi mi sono messo a lavorare nel Piano Regolatore de L&#8217;Avana, negli anni 70.</p>
<p>Porro è stato allora il meno fortunato perché aveva un gran nemico, che avevo anche io: l&#8217;architetto Antonio Quintana che l’ha messo a lavorare nel giardino zoologico costruendo gabbie.</p>
<p>Porro è emigrato allora a Parigi. Quando è arrivato ha avuto un po&#8217; di problemi, ma in seguito ha fatto meravigliosi lavori sociali, ospedali, scuole, edifici… In Italia io non ho avuto la stessa fortuna, perché era un momento con un’economia povera. E Gottardi è rimasto qui a Cuba.</p>
<p>Io esco da Cuba nel 74. La verità è che mi hanno detto che dovevo scegliere. Io lo giustifico così: si inventò la falsa notizia che molti dei tecnici stranieri erano in realtà spie. In Europa si parlava molto male di Cuba. Non hanno capito che eravamo in guerra, e nella guerra si può essere colpito dal fuoco amico. Se tu sei in una situazione di guerra, devi dare per scontato che possono passarti cose così, perché il pericolo compromette.</p>
<p>Inoltre, io lavoravo in una maniera molto irregolare, avevo alcuni progetti nella casa. Allora, dopo un paio di amici, hanno arrestato anche me. Non è certo che mi abbiano picchiato, benché la detenzione sia durata 21 giorni, e per me è diventata lunga, in un stanza piccolina, senza luce, senza potere uscire. Ma un giorno mi hanno tirato fuori, mi hanno portato in una casa con piscina, ed un medico tutte le mattine mi chiedeva: “Come si sente?.”</p>
<p>Io ho detto a Wanda, mia moglie: “Non andare all&#8217;ambasciata a protestare. Speriamo che tutto si risolva”. Alla fine mi hanno detto: “Ora lei può fare due cose: affrontare un giudizio o va via”. Allora io ho pensato che stavo incominciando già ad invecchiare e non avevo voglia di perdere un anno nell&#8217;agricoltura, cosicché ho detto: “Vado via.”</p>
<p>In seguito, dopo cinque anni, Carlos Rafael Rodriguez mi ha scritto dicendo: “Perché non passi di qui? Chiamami.”</p>
<p>Quella era stata una stupidità. Dopo quattro o cinque anni ritornai e non era successo niente. E’ stato un incidente di guerra. Ma la gente non lo capisce così perché non capisce la storia. Il problema è che pensano che quando arriva la Rivoluzione tutti gli uomini diventano onesti. No, non è così. Che cosa si sono immaginati, che perché è arrivata la Rivoluzione tutto il mondo diventa, improvvisamente, intelligente? No, la Rivoluzione da la possibilità di arrivare alla cultura, come diceva Martì.</p>
<p>Passa molto tempo.</p>
<p>L&#8217;architetto ha la responsabilità di realizzare uno spazio per lo sviluppo della vita di tutti gli uomini. Questo è il concetto. Alberti (1460) ha detto: “La città è una gran casa, e la casa è una piccola città”. La casa ha corridori, la città ha piazze ed ha strade. Il fatto negativo è che oggigiorno le città sono sommerse di automobili che lo coprono tutto. La lotta è più dura.</p>
<p>Io, tutti i lavori, li ho considerati come il più importante. Tutti li ho fatti con la stessa volontà. La mia architettura è creare questo spazio dove l&#8217;uomo possa svilupparsi bene e godere della vita. È un&#8217;architettura per la vita dell&#8217;uomo. Trattare che si senta bene, contento, in godimento.</p>
<p>Che una città non sia bella e funzionale è molto negativo. Per questo motivo dico che bisogna pensare bene al contesto, bisogna considerare la natura, la poesia, e la letteratura, la danza, la musica… Tutte queste cose. Se non ci sono, se c&#8217;è solamente qualcosa di funzionale, non c&#8217;è poesia. E come si vive senza poesia, senza musica? Quello che vive solo col puramente funzionale si sta castrando.</p>
<p>Una città è un incontro di uomini, lavoro, commercio, mercato, scambio. Naturalmente la città deve essere bilanciata, in modo che sia un organismo.</p>
<p>Il nostro Piano Regolatore della Città de L&#8217;Avana diceva “la città deve strutturarsi, organizzarsi attorno ai centri di lavoro creativo” che sono il cuore. Il lavoro è la cosa fondamentale, è quello che dà soddisfazione; dove c&#8217;è lavoro c&#8217;è vita, dove non c&#8217;è, c&#8217;è morte. I centri di lavoro creativo sono la produzione, l&#8217;educazione e la casa. Dove ci sia questo aspetto comunicativo, questa integrazione, la città è viva. È un incontro vivo di gente che si interconnette, si interpella. Non può esserci una città dormitorio.</p>
<p>Quando venimmo da Caracas a L&#8217;Avana, Porro ci ha portato alla Piazza delle Armi, alla Piazza Vecchia, la nostra esclamazione è stata: “Senti, questa è una città!”, rispetto a Caracas, che era un paesino. Poi col petrolio si è riempito di grattacieli, puri grattacieli.</p>
<p>L&#8217;Avana è una città bella, l&#8217;influenza spagnola, lo zucchero… inoltre ha il mare, ha un porto. Tutte le città nel mondo che hanno porti sono molto vive, perché il porto vuole dire scambio, vuole dire gente che arriva e che va via, un mercato.</p>
<p>Ora, il fatto negativo è che dopo l&#8217;espansione de L&#8217;Avana col capitalismo, tutto orizzontale, si è estesa ed estesa, e diventa già periferia. Periferia in una città è una zona che non ha servizi; ma nel piano della città avrebbe dovuto concentrarsi attorno alla baia. Nella collina di Guanabacoa bisognava mettere edifici alti per potere vedere l&#8217;arrivo delle barche, i treni che vanno via…</p>
<p>Noi dicevamo che bisognava fare delle strade piene di flamboyanes che facciano la funzione di un tunnel. Immaginavo che ogni 500 metri, 700 metri, si potesse fare una piscina. Allora qui non era visto di buon occhio usare dei sandali, soprattutto gli uomini; ma io mi immaginavo che, essendo al Tropico, la gente usasse i sandali, gli short e quando tornava a casa dal lavoro, passava per questo tunnel di flamboyanes e quando si trovava la piscina la gente attraversava, usciva dall&#8217;altro lato ed attorno alla piscina c&#8217;erano alcune casse con dentro libri e riviste, ed uno poteva mettersi a leggere alle 5 del pomeriggio, di ritorno del lavoro. Faceva la sua nuotata e dopo camminava verso casa.</p>
<p>Questo del Tropico era interessante. Lo dicemmo nel piano. Non si è potuto fare; ma, va bhè, per lo meno la gente va in sandali ed in short e ci sono alcuni tunnel di flamboyan.</p>
<p>…</p>
<p>Dà un po&#8217; di tristezza il fatto… non tanto che l&#8217;opera sia ferma come di non poterla almeno conservare bene. Che possa essere come un parco archeologico dove si passa e si vede, perché la Scuola di Balletto è ancora affascinante. Ha bisogno di una correzione del fiume perché a Marianao hanno costruito delle fabbriche, delle tintorie ed hanno bloccato l&#8217;uscita al mare…Bisogna fare qualcosa.</p>
<p>Nonostante quello che mi è successo, ne sono uscito bene. Io ho avuto un tipo di educazione che mi ha fatto affrontare meglio la vita. Ho avuto anche l&#8217;esperienza della guerra, so che cosa significa quando ti distruggono tutto. La vita c&#8217;impone compiti, e bisogna affrontarli. Non c&#8217;è mai stato nel mondo un momento di pace vera, se uno legge i libri di storia; ma c&#8217;è stata sempre gente che si è dedicata alla vita, che ha tentato di cambiare: sono ottimista.</p>
<p>Per questo motivo io so che un giorno si riuscirà a completare questo sogno, questa scuola per l&#8217;America Latina, per il terzo mondo. In questo, ho fede. Mi piacerebbe per lo meno vedere realizzato il teatro della sinfonica che abbiamo già terminato come progetto.</p>
<p>Ogni tanto mi domando se è arrivato già il momento in che “mi toglieranno la corrente”. Ho ancora forza; ma quando me la toglieranno… me la toglieranno. Per lo meno posso dire che ho vissuto tanto, che la vita l&#8217;ho goduta tanto!… non mi sento frustrato. Ho i miei bambini: i miei tanti alunni –anche a Cuba ne ho molti–ed ho le opere che i miei bambini termineranno. O i bambini dei miei bambini.</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>di Monica Rivero</p>
<p>foto di Alejandro Ramirez Anderson</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<div id="attachment_8088" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-8088" alt="Scuola D'Arte de L'Avana" src="/files/2014/09/Escuela-Arte-Habana-copia-580x492.jpg" width="580" height="492" /><p class="wp-caption-text">Scuola D&#8217;Arte de L&#8217;Avana</p></div>
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		<title>Mostra di Renè Portocarrero inizia l’omaggio ai pittori cubani</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 20:30:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'esposizione Renè Portocarrero: La città, le sue donne e le feste popolari, inizia a L’Avana il 24 febbraio prossimo la serie di omaggi nel Museo Nazionale di Belle Arti (MNBA) per i centenari del compleanno dei pittori cubani. Le 30 pitture che include la mostra, senza essere una retrospettiva, esporranno i momenti essenziali dell'opera del chiamato Pittore de L'Avana (1912-1985) attraverso tre linee fondamentali, affermò qui il curatore Roberto Cobas.   
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-2738" src="/files/2012/01/rene-portocarrero.jpg" alt="" width="300" height="250" />L&#8217;esposizione Renè Portocarrero: La città, le sue donne e le feste popolari, inizia a L’Avana il 24 febbraio prossimo la serie di omaggi nel Museo Nazionale di Belle Arti (MNBA) per i centenari del compleanno dei pittori cubani. </strong></p>
<p>Le 30 pitture che include la mostra, senza essere una retrospettiva, esporranno i momenti essenziali dell&#8217;opera del chiamato Pittore de L&#8217;Avana (1912-1985) attraverso tre linee fondamentali, affermò qui il curatore Roberto Cobas.</p>
<p>Abbondando su questo particolare, Cobas segnalò che la donna, la città e le feste popolari identificano l&#8217;artista con l&#8217;insieme della sua opera.</p>
<p>L&#8217;edificio di Arte Cubana del MNBA aprirà le sue sale fino al 22 aprile a questa esposizione, comprensiva di 45 anni di chi è considerato una delle principali figure delle arte plastica del secolo XX a Cuba.</p>
<p>Unito all&#8217;omaggio a Renè Portocarrero, il MNBA celebrerà questo anno i centenari del compleanno del pittore Mariano Rodriguez (1912-1990), e della scultrice Rita Longa (1912-2000).</p>
<p>con informazioni di Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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