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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Cristina Fernandez</title>
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		<title>Carone il furioso o l&#8217;ira imperiale</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Dec 2019 01:53:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mauricio Claver-Carone è andato via precipitoso e furioso da Buenos Aires. Quello che aveva visto era troppo per la sua prepotenza imperiale. Era arrivato alla capitale argentina dirigendo la delegazione ufficiale degli Stati Uniti alla presa di possesso di Alberto Fernandez e Cristina Fernandez. Ma ha sofferto un attacco di bruciore allo stomaco al sapere della presenza del vicepresidente del governo venezuelano Jorge Rodriguez e dell'ex presidente ecuadoriano Rafael Correa.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11250" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11250" alt="Mauricio Claver Carone" src="/files/2019/12/Mauricio-Claver-Carone-580x341.jpg" width="580" height="341" /><p class="wp-caption-text">Mauricio Claver Carone</p></div>
<p><strong>Mauricio Claver-Carone è andato via precipitoso e furioso da Buenos Aires. Quello che aveva visto era troppo per la sua prepotenza imperiale. Era arrivato alla capitale argentina dirigendo la delegazione ufficiale degli Stati Uniti alla presa di possesso di Alberto Fernandez e Cristina Fernandez. Ma ha sofferto un attacco di bruciore allo stomaco al sapere della presenza del vicepresidente del governo venezuelano Jorge Rodriguez e dell&#8217;ex presidente ecuadoriano Rafael Correa.  </strong></p>
<p>Il direttore dei temi dell&#8217;Emisfero Occidentale nel Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti non ha potuto sopportare nemmeno fino al momento della cerimonia presidenziale ed ha inoltre cancellato la sua riunione col Presidente Fernandez e con il suo ministro di Relazioni Estere. “Sfortunatamente, dovuto ad alcuni inviti ed ad alcune sorprese che abbiamo ricevuto arrivando, ho deciso di non andare e vado via presto. Non parteciperò alle riunioni di lavoro che avevo programmate per domani”, ha detto a Clarin il funzionario yankee, prima della sua partenza intempestiva.</p>
<p>Carone ha segnalato che ha trasmesso il suo dispiacere ed il suo messaggio e quello di Trump al nuovo segretario dei Temi Strategici dell&#8217;Argentina, Gustavo Beliz.</p>
<p>Il rappresentante dell&#8217;Imperatore non poteva ammettere simili sfide al suo potere. Era già di per sé abbastanza il percorrere migliaia di chilometri per rendere onori ad un binomio presidenziale che ha sconfitto chiaramente il delfino di Washington nella lite elettorale.</p>
<p>Benché non l’abbia detto pubblicamente -sarebbe stato umiliante -, il tale Carone deve avere considerato un pugno in faccia, la presenza di successo e molto seguita del Presidente cubano Miguel Diaz-Canel e l&#8217;evocazione frequente dello storico viaggio di Fidel in Argentina nell&#8217;anno 2003. Carone, di origine cubana, è uno dei furibondi macchinatori della raffica di misure anti-cubane promosse dal 2017 per l&#8217;amministrazione Trump. Il suo odio viscerale contro la Rivoluzione Cubana l&#8217;ha versato con accanimento contro il nostro popolo.</p>
<p>“&#8230;Abbiamo le migliori intenzioni di avere una relazione produttiva per aiutare Argentina a progredire ed affinché lui abbia successo (cioè il presidente Fernandez). Tuttavia, queste distrazioni non portano nessun beneficio all&#8217;Argentina”, ha dichiarato il funzionario imperiale, tra il contrariato ed il minacciante. “Jorge Rodriguez e Maduro non portano nessun beneficio all&#8217;Argentina. Evo Morales non porta nessun beneficio all&#8217;Argentina. Rafael Correa non porta nessun beneficio all&#8217;Argentina. Al contrario. Tolgono beneficio all&#8217;Argentina, e sfuocano quello che deve essere la priorità dell&#8217;Argentina, che è il benessere del popolo, e mi chiedo come possono lavorare bilateralmente con noi e con altri alleati”.</p>
<p>Carone, che è stato rappresentante statunitense nel vilipeso Fondo Monetario Internazionale, aveva offerto i suoi favori per propiziare la relazione di Alberto Fernandez con l&#8217;organismo finanziario. “Ma credo che debba sapere (sempre Fernandez) che, o ci mettiamo a fuoco nella relazione bilaterale, per aiutare i due paesi a prosperare, a promuovere la democrazia, i diritti umani e la crescita economica, o permettiamo che tutti questi dittatori di seconda e terza categoria continuino a minacciare ed a sequestrare l&#8217;emisfero e la politica dell&#8217;emisfero”, ha ammonito.</p>
<p>Per la Washington di Trump non è tempo di cerimonie. O si sta con lui o si sta contro di lui. Claver-Carone è un buon riflesso dei vigneti dell&#8217;ira che imperano nelle proprietà dell&#8217;impero. Dicono che ieri mattina l’hanno visto col viso rosso ed i denti stretti quando è atterrato in Argentina l&#8217;aeroplano che trasportava Evo Morales, ricevuto come rifugiato politico in questo paese. Ci sono governi genuflessi nella regione, eccome se ci sono!, ma rimane anche dignità ed una buona saggezza per questi lari.</p>
<p>di Randy Alonso Falcon</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Macri, sconfitto e senza rotta con un’Argentina in fiamme</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Aug 2019 23:59:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caduta dei salari, una svalutazione enorme, negozi chiusi nell'attesa di un dollaro stabile, il presidente argentino Mauricio Macri affronta oggi una delle sue peggiori tappe, a quattro mesi dalla fine della sua gestione. Tutto è accaduto in appena una settimana, il Macri che segnalava con ottimismo che tutto stava migliorando e ratificava che il “cambiamento” -in riferimento alla sua coalizione politica - era la cosa migliore, già non c’è più. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11078" alt="Macri-2-580x330" src="/files/2019/08/Macri-2-580x330.jpg" width="580" height="330" />Caduta dei salari, una svalutazione enorme, negozi chiusi nell&#8217;attesa di un dollaro stabile, il presidente argentino Mauricio Macri affronta oggi una delle sue peggiori tappe, a quattro mesi dalla fine della sua gestione.  </strong></p>
<p>Tutto è accaduto in appena una settimana, il Macri che segnalava con ottimismo che tutto stava migliorando e ratificava che il “cambiamento” -in riferimento alla sua coalizione politica &#8211; era la cosa migliore, già non c’è più.</p>
<p>Lo stesso che il giorno delle primarie di domenica ha detto che queste elezioni avrebbero definito i prossimi 30 anni, sta vivendo in questi giorni uno dei momenti più tesi e complicati del suo governo.</p>
<p>Mentre gli specialisti segnalano che non trova la rotta, il mandatario cerca in tutti i modi di fermare la corrida cambiaria che tiene in tensione da tre giorni questo paese, dopo l&#8217;esplosione del biglietto verde che un&#8217;altra volta affonda la moneta argentina.</p>
<p>Ieri il mandatario ha chiesto scusa in un messaggio alla nazione per le dichiarazioni che ha offerto lunedì, un giorno dopo avere ricevuto un colpo elettorale che complica sempre di più la sua rielezione, e che abbia dato la colpa alla proposta popolare che dirigono Alberto e Cristina Fernandez, i suoi principali rivali.</p>
<p>Inoltre, ha annunciato un palliativo di misure che include il congelamento delle tariffe dei combustibili per 90 giorni, un incremento del salario minimo ed aumento di alcuni piani sociali, ma con cifre che, benché addolciscano qualcosa, rimangono molto basse rispetto all’impatto che ha sofferto la moneta nazionale.</p>
<p>D’accordo con gli specialisti, la svalutazione della moneta nazionale ha un impatto negativo molto più profondo del pacchetto di misure di contenimento che ha proposto il mandatario, che tenta di smuovere il più possibile il timoniere affinché la barca non affondi.</p>
<p>Nell&#8217;Argentina di questa prima quindicina di agosto, senza schema di prezzi in tutti i settori, oggi in processo di accomodamento e nell&#8217;attesa di che il mercato migliori, realmente l&#8217;effetto di quello che succede nel paese si sente già, ma si sentirà ancora di più la settimana prossima con gli aumenti in quasi tutti i servizi.</p>
<p>Ieri, lo stesso Macri ha perfino chiamato per telefono il suo principale rivale nelle urne per tentare di calmare le acque nei mercati e lo stesso presidente ha segnalato in un messaggio che l&#8217;aspirante presidenziale per il “Frente de Todos” ha detto che è disposto a collaborare.</p>
<p>“Si è dimostrato con l’intenzione di cercare di portare tranquillità ai mercati rispetto ai rischi di un&#8217;eventuale alternanza nel potere e ci metteremo d&#8217;accordo per mantenere una linea aperta tra noi due”, ha detto Macri.</p>
<p>Lo stesso Fernandez ha ratificato che è disposto ad aiutare in tutto ciò che che possa, ma ha anche sottolineato che il mandatario è Macri e la soluzione è nelle sue mani.</p>
<p>Mentre nel Governo revisionano i conti una ed un&#8217;altra volta e prendono misure, i ministri della Produzione, Dante Sica, e dei Trasporti, Guillermo Dietrich confidano che il dollaro si calmerà questo fine settimana.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: El Mundo</p>
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		<title>Mettono in allerta in Argentina che vogliono arrestare Cristina Kirchner</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jul 2016 00:58:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La deputata nazionale Diana Conti ha avvisato che settori politici in Argentina vogliono arrestare l'ex presidenta Cristina Fernandez, per mezzo delle molte cause che le hanno aperto. Non perché ci sia una causa reale per il suo incarceramento, bensì perché è una forma in cui i giudici danno cibo alle fiere dell'antipolitica, manifestò la legislatrice del Fronte per la Vittoria al canale A24.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_9423" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-9423" alt="Diana Conti" src="/files/2016/07/diana-conti.jpg" width="300" height="250" /><p class="wp-caption-text">Diana Conti</p></div>
<p><strong>La deputata nazionale Diana Conti ha avvisato che settori politici in Argentina vogliono arrestare l&#8217;ex presidenta Cristina Fernandez, per mezzo delle molte cause che le hanno aperto.   </strong></p>
<p>Non perché ci sia una causa reale per il suo incarceramento, bensì perché è una forma in cui i giudici danno cibo alle fiere dell&#8217;antipolitica, manifestò la legislatrice del Fronte per la Vittoria al canale A24.</p>
<p>Conti spiegò che l&#8217;ex dignitaria sta litigando in un assalto incrociato di vari giudici che vogliono dimostrare che la politica come attività trasformatrice non ha nessun valore e potere.</p>
<p>Il più recente caso che si aizza contro la famiglia Kirchner gira intorno a Florencia, la figlia degli ex mandatari, nella cornice di una denuncia che spinge la deputata Margarita Stolbizer su un presunto arricchimento illecito.</p>
<p>Questa settimana, la famiglia Kirchner accorrerà ai tribunali per dimostrare che il denaro delle cassette di sicurezza non solo era dichiarato, ma fu già registrato dalla giustizia provenendo dall&#8217;eredità di Nestor Kirchner, anticipò il periodico Pagina 12.</p>
<p>Il denaro è stato accumulato -chiarì l&#8217;avvocato &#8211; dagli investimenti che fecero essenzialmente Nestor e Cristina dal 1975 in due titoli: proprietà e termini fissi.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Cadena 3</p>
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		<title>Si vuole riportare l&#8217;Argentina al tempo della «buia notte neoliberista»</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Aug 2014 22:26:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre il circo mediatico italiano ripete senza soluzione di continuità che l'Argentina si trova in default per la seconda volta in tredici anni, la terza economia dell'America Latina ribatte: «Dire che l’Argentina è in default è una vigliaccata atomica, poiché il paese ha la liquidità per saldare i suoi impegni – ha spiegato il Ministro delle Finanze argentino Axel Kicillof - abbiamo il denaro per pagare le scadenze di questo e dei prossimi anni». ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8013" alt="" src="/files/2014/08/fondiavvoltoio.jpg" width="580" height="338" />Mentre il circo mediatico italiano ripete senza soluzione di continuità che l&#8217;Argentina si trova in default per la seconda volta in tredici anni, la terza economia dell&#8217;America Latina ribatte: «Dire che l’Argentina è in default è una vigliaccata atomica, poiché il paese ha la liquidità per saldare i suoi impegni – ha spiegato il Ministro delle Finanze argentino Axel Kicillof &#8211; abbiamo il denaro per pagare le scadenze di questo e dei prossimi anni».</strong></p>
<p>L&#8217;intento è chiaro: equiparare la situazione odierna a quella del default avvenuto nel 2001. Quello vero, provocato dal fallimento totale del modello neoliberale imposto al paese sudamericano. Quando l&#8217;Argentina sulla scorta dei «consigli» imposti da Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale andava avanti a colpi di manovre (ajustes) e quando queste manovre si rivelarono insufficienti si passò alle privatizzazioni. Eufemismo utilizzato per indicare la colossale svendita del patrimonio pubblico argentino.</p>
<p>Una differenza abissale con l&#8217;Argentina attuale &#8211; che continua sulla strada di quella che viene definita &#8216;crescita inclusiva&#8217; &#8211; dove in questi giorni comunque complicati, la &#8216;Presidenta&#8217; Cristina Fernandez de Kirchner è sostenuta dal popolo. Mentre nel 2001 l&#8217;allora presidente Fernando De La Rua dovette lasciare precipitosamente in elicottero la Casa Rosada (il palazzo presidenziale) assediata da manifestanti inferociti.</p>
<p>I media afferenti il circuito mainstream omettono di raccontare che l&#8217;Argentina ha stanziato i fondi necessari per rimborsare il 93% dei creditori con cui aveva raggiunto un accordo per il rimborso, ma che questi sono stati bloccati perché il giudice statunitense Tomas Griesa, accogliendo il ricorso presentato dai fondi speculativi (anche denominati avvoltoi) che rappresentano il 7% dei creditori, ha condannato Buenos Aires a pagare i titoli a prezzo intero vietando al contempo all&#8217;Argentina di liquidare separatamente gli altri creditori.</p>
<p>Il problema origina dalla ristrutturazione del debito argentino: il 93% dei creditori, nel 2005 e poi nel 2010, hanno accettato di concedere uno sconto a Buenos Aires, mentre il restante 7% no. Una  parte consistente di questo debito – contratto ai tempi della buia notte neoliberale &#8211; è quindi stata acquistata a prezzi stracciati dai cosiddetti fondi avvoltoio, che hanno poi fatto causa all&#8217;Argentina presso un tribunale di New York per ottenere il pagamento pieno del dovuto.</p>
<p>Dunque, nessun default, l&#8217;Argentina ha pagato e continuerà a farlo perché come ha spiegato il ministro delle finanze: «Non soddisferemo l&#8217;1% danneggiando il 93% dei creditori».</p>
<p>Sulla stessa lunghezza d&#8217;onda della &#8216;Presidenta&#8217; Cristina Fernandez de Kirchner che nel suo discorso  alla sessione plenaria del Mercosur ha dichiarato: «Penso che quello che stanno cercando di fare, agitando lo spettro del default non abbia senso. Il default avviene quando non si paga e l&#8217;Argentina ha pagato. Cercano inoltre di spaventarci dall&#8217;estero così come dall&#8217;interno, dicendo che se non facciamo quello che ci dicono arriveranno le 10 piaghe d&#8217;Egitto. Beh, le 10 piaghe d&#8217;Egitto le vivemmo nel 2001 quando un altro governo eseguì alla lettera gli ordini dettati dall&#8217;estero».</p>
<p>Inoltre il presidente argentino punta il dito contro il Fondo Monetario Internazionale, mettendo in discussione la legittimità di questo enorme debito che grava sulle spalle dell&#8217;Argentina: «Se l&#8217;Argentina si è indebitata oltre le proprie possibilità durante la decade neoliberista negli anni 90&#8242;, prendendo in prestito denaro a tassi del 13, 14 o 15% , crediamo che le responsabilità siano anche esterne. Dov&#8217;era il grande revisore mondiale, il Fondo Monetario Internazionale?».</p>
<p>Anche la &#8216;Presidenta&#8217; ha riaffermato la volontà del paese sudamericano di rispettare gli impegni presi con la quasi totalità dei creditori: «L&#8217;Argentina ribadisce ancora una volta la sua decisione, volontà e convinzione nel voler rimborsare il 100% ai suoi creditori, ma in un modo giusto, equo, legale e sostenibile. Perché l&#8217;1% che non accetta l&#8217;accordo ha comprato i bond quando il default era già avvenuto. Ne hanno acquistati per un valore pari a 48 milioni di dollari e ottenuto con una sentenza 1600 milioni di dollari. Un profitto del 1680% rispetto al 92.4% dei creditori in buona fede, che restano centrali per il diritto internazionale».</p>
<p>Per quanto concerne la volontà e possibilità dell&#8217;Argentina di pagare i suoi debiti, basti pensare che sta provvedendo regolarmente anche all&#8217;estinzione del debito con il Club di Parigi (istituito nel 1956 a Parigi tra l&#8217;Argentina e le sue nazioni creditrici). Allorquando «io avevo appena tre anni – ha spiegato Cristina Fernandez de Kirchner – e il Ministro delle Finanze addirittura non era ancora nato».</p>
<p>Intanto un gruppo di oltre cento economisti di tutte le maggiori università del mondo, premi Nobel compresi, ha indirizzato una lettera al Congresso americano, chiedendo di mitigare l&#8217;impatto di una sentenza distorcente, che potrebbe causare un danno enorme all&#8217;intero sistema finanziario mondiale. «In particolare l&#8217;ingiunzione che attualmente blocca i pagamenti dell&#8217;Argentina al 93 per cento dei detentori di bond del Paese, potrebbe causare un danno inutile alla finanza mondiale, come anche agli interessi americani, all&#8217;Argentina e ai 15 anni di politiche americane di alleggerimento bipartisan del debito».</p>
<p>«È opinione largamente condivisa fra gli economisti che il tentativo di costringere l&#8217;Argentina al default che nessuno &#8211; né il debitore né il 90 per cento dei creditori &#8211; vuole, è sbagliato e dannoso» spiega Mark Weisbrot, editorialista per il quotidiano britannico &#8216;The Guardian&#8217;, economista e codirettore del Center for Economic and Policy Research.</p>
<p>Probabilmente, in realtà, le grandi «istituzioni finanziarie internazionali» unitamente ai media mainstream, agitando lo spettro del default intendevano riportare il paese al tempo della «buia notte neoliberista» quando con una pistola puntata alla tempia, l&#8217;Argentina fu letteralmente saccheggiata.  Quando, i grandi giacimenti di Loma e de la Lata finirono nella mani della Repsol per un decimo del loro reale valore, giusto per citare uno degli episodi simbolo del &#8216;saqueo&#8217; argentino. Evidentemente, però, adesso i tempi sono cambiati.</p>
<p>di Fabrizio Verde</p>
<p>da www.lantidiplomatico.it</p>
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		<title>Kirchner: “non importa la crescita economica senza la ridistribuzione dell&#8217;entrata”</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jul 2012 23:23:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Fernandez]]></category>
		<category><![CDATA[indipendenza argentina]]></category>

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		<description><![CDATA[La capo di Stato argentina, Cristina Fernandez, ha diretto questo lunedì gli atti per il 196° anniversario dell'Indipendenza argentina nella provincia di Tucuman (Nordovest) facendo un appello al popolo sul fatto che “la lotta non è solo per crescere, bensì per crescere con uguaglianza ed equità.”  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_5220" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><strong><img class="size-full wp-image-5220" src="/files/2012/07/cristina-fernandez.jpg" alt="Cristina Fernandez" width="300" height="250" /></strong><p class="wp-caption-text">Cristina Fernandez</p></div>
<p>La capo di Stato argentina, Cristina Fernandez, ha diretto questo lunedì gli atti per il 196° anniversario dell&#8217;Indipendenza argentina nella provincia di Tucuman (Nordovest) facendo un appello al popolo sul fatto che “la lotta non è solo per crescere, bensì per crescere con uguaglianza ed equità.” </strong></p>
<p>Durante il discorso per celebrare la data della patria, ed accompagnata dal vicepresidente Amato Boudou ed il gabinetto esecutivo completo, Fernandez ha detto che al Governo “non importa la crescita economica per se stessa; questa deve venire con la ridistribuzione dall&#8217;entrata affinché ci sia giustizia sociale, fatto di cui si sono riempiti la bocca declamandola i miei predecessori, senza applicarla davvero per molto tempo.”</p>
<p>D’accordo alla Prima Mandataria è diventato necessario “un processo di industrializzazione, per aiutare a migliorare la povertà di cui soffrivano gli argentini, per questa ragione a Tucuman attualmente esiste una disoccupazione del 4%, cifra che è sotto la media nazionale.”</p>
<p>Per la Mandataria “negli ultimi nove anni, l&#8217;Argentina ha presentato la crescita più importante; si sono recuperati l&#8217;amministrazione ed i giacimenti petroliferi affinché tornino ad essere patrimonio degli argentini.”</p>
<p>Ricordò che da nove anni ci sono cambiamenti profondi nel paese, “perché dovevamo rompere le catene che si erano applicate sulle possibilità del popolo argentino.”</p>
<p>A suo giudizio la realtà dell&#8217;Argentina nove anni fa, si segnalava per la “dipendenza dal debito estero feroce e gli accademici volevano causare dipendenza al paese.”</p>
<p>Commentò che il suo governo “non si sbagliava quando abbiamo sottolineato la necessità di produzione del capitale a beneficio del lavoro, dei beni e dei servizi, per questo motivo tutti i giorni lavoriamo per creare politiche progressive, prestiti per pensionati, continuare ad incrementate le pensioni, le negoziazioni collettive di lavoro ed un maggiore investimento.”</p>
<p>Ha detto che “forse sono pochi i governi che hanno potuto da uno stesso progetto vedere come ha cambiato il mondo e come ha cambiato il paese (…) Il prossimo 3 agosto, l&#8217;Argentina finirà di pagare il “corralito” dei dollari del 2001, quel “corralito” che lasciò migliaia di argentini appesi ad un filo(…) Rendano conto una volta per tutte”, aggregò.</p>
<p>La provincia di Tucuman che sarà la capitale argentina durante gli atti, è stata scelta dalla capo di Stato per onorare gli eminenti che nel 1816 portarono avanti la gesta indipendentista della nazione sud-americana da quella regione.</p>
<p>con informazioni di TeleSur</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Stampa statunitense definisce Cristina Fernandez populista e ladra</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 23:11:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'influente quotidiano statunitense The Wall Street Journal ha chiesto l'espulsione dell'Argentina del G-20, per punire la presidentessa Cristina Fernandez per la nazionalizzazione parziale dell’industria petrolifera YPF. Il quotidiano si scaglia contro la presidentessa al punto di qualificarla come ladra, perché secondo il suo punto di vista, nazionalizzare l'impresa è stato un furto alla multinazionale spagnola Repsol.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-4086" src="/files/2012/04/Cristina.jpg" alt="" width="300" height="250" />L&#8217;influente quotidiano statunitense The Wall Street Journal ha chiesto l&#8217;espulsione dell&#8217;Argentina del G-20, per punire la presidentessa Cristina Fernandez per la nazionalizzazione parziale dell’industria petrolifera YPF. </strong></p>
<p>Il quotidiano si scaglia contro la presidentessa al punto di qualificarla come ladra, perché secondo il suo punto di vista, nazionalizzare l&#8217;impresa è stato un furto alla multinazionale spagnola Repsol.</p>
<p>“Rubando Repsol, la signora di Kirchner pretende approfittarsi dei sentimenti nazionalisti” ed impadronirsi delle somministrazioni di petrolio ed i mezzi per alimentare “la macchina del clientelismo politico” assicura l&#8217;influente mezzo di stampa.</p>
<p>Nel suo editoriale, The Wall Street Journal accusa Cristina Fernandez di incoraggiare sentimenti nazionalisti per salvare la sua presidenza e di distruggere il modello economico della nazione sud-americana.</p>
<p>Da parte sua, un altro importante mezzo di stampa nordamericano, The Washington Post, qualificò la capo del governo come populista e l&#8217;accusò di allontanarsi dal “progresso economico” dei suoi vicini.</p>
<p>In un articolo d’opinione intitolato “l&#8217;Argentina sceglie il suo passato”, il quotidiano osserva che quando è stata rieletta presidentessa il passato ottobre aveva l&#8217;opzione di “continuare col populismo autocratico che praticava prima delle elezioni o portare il suo paese verso i mercati globali ed il mondo democratico.”</p>
<p>La nazionalizzazione è un diritto riconosciuto nella Costituzione dell&#8217;Argentina. La gestione corrotta di Repsol nell&#8217;amministrazione di YPF obbligò Buenos Aires a sborsare circa 9400 milioni di dollari nel 2011 e per il presente anno l&#8217;importo si sarebbe incrementato a 12 mila milioni.</p>
<p>preso da www.cubadebate.cu</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Brava, Cristina!</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 22:42:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il decreto inviato al Congresso da Cristina, la cui approvazione conterà con importanti voti oppositori, espropria quasi la totalità delle azioni della nominalmente spagnola Repsol in Giacimenti Petroliferi Fiscali(YPF) -il 51% -, dichiara di “interesse pubblico” il risultato “dell’auto-fornitura della produzione di idrocarburi ed anche i compiti “di sfruttamento, industrializzazione, trasporto e commercializzazione.”  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-4073" src="/files/2012/04/ypf-argentina1.jpg" alt="" width="300" height="200" />La decisione di nazionalizzare il petrolio presa dalla presidentessa Cristina Fernandez di Kirchner è un passo trascendentale nella conquista della seconda indipendenza dell&#8217;Argentina e di tutta l&#8217;America Latina. L&#8217;idrocarburo è stato controllato dallo Stato dal primo governo di Hipolito Irigoyen fino alla sua privatizzazione, da parte dell’ultra-neoliberale Carlos Menem (1992). </strong></p>
<p>Il decreto inviato al Congresso da Cristina, la cui approvazione conterà con importanti voti oppositori, espropria quasi la totalità delle azioni della nominalmente spagnola Repsol in Giacimenti Petroliferi Fiscali(YPF) -il 51% -, dichiara di “interesse pubblico” il risultato “dell’auto-fornitura della produzione di idrocarburi ed anche i compiti “di sfruttamento, industrializzazione, trasporto e commercializzazione.”</p>
<p>Colloca legalmente la parola fine alla supremazia del capitale su una risorsa il cui carattere finito, di sicurezza nazionale ed obietto di smisurata speculazione, come la sua condizione di leva dello sviluppo, esige come nessuno di rimanere sotto il totale controllo dello Stato. YPF, fondata nel 1922 dal leggendario generale Enrique Mosconi, che è stato suo architetto e direttore per otto anni, è stata un&#8217;entità pubblica per la quale gli argentini provarono sempre un enorme orgoglio, non solo per la sua fornitura al mercato nazionale, ma anche per la sua ostensibile contribuzione allo sviluppo economico e sociale e per la sua condizione di simbolo della sovranità.</p>
<p>Conviene ricordare che le imprese d’origine spagnola hanno goduto di pieni poteri in America Latina durante le decadi neoliberali mediante contratti corrotti con funzionarucoli dei governi che apertamente, o segretamente, hanno consegnato i beni pubblici e le risorse naturali alle voracità straniere. Alcune hanno comprato facendo degli affaroni per rapidamente convertirsi in smaglianti multinazionali, come è il caso di Repsol che deve la sua trasformazione in grande industria al saccheggio dell&#8217;Argentina, o delle banche BBV o Santander, da cui dipendono gli utili delle sue filiali nella regione.</p>
<p>Il governo argentino responsabilizza Repsol con la caduta del 54% e del 97% rispettivamente della produzione del greggio e del gas tra il 1998 ed il 2011, come risultato della sua politica di sfruttamento massimo dei pozzi già esistenti, quando si privatizzò YPF.  Repsol-YPF quasi non ha investito in tutto questo tempo nell&#8217;esplorazione e nello sviluppo di nuovi giacimenti ed infrastrutture, perché tanto trasmetteva alla sua casa madre il grosso dei benefici (13 426 milioni di dollari) e seguiva un&#8217;arbitraria politica di prezzi, altamente lesiva per l&#8217;economia argentina. Rimproverata da Buenos Aires anteriormente, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il  quantitativo di combustibili che il paese australe si vide obbligato ad importare nel 2011, per un valore di 9 397 milioni di dollari, una grave minaccia per la sua bilancia commerciale. Con l&#8217;alta crescita del PIL, che ha resistito nove anni e mezzo alla profonda crisi energetica e dell&#8217;economia capitalista mondiale, per l&#8217;Argentina è indispensabile assicurare l&#8217;auto-fornitura e perfino l&#8217;esportazione di combustibile, come argomenta il decreto. Cristina ha segnalato che la misura fa parte dell&#8217;integrazione e sicurezza energetica sud-americana che si riafferma, disse, con l&#8217;entrata del Venezuela al Mercosur.</p>
<p>L&#8217;iniziativa ha preveduto lo stimolo dell&#8217;investimento straniero privato nel settore energetico e le alleanze con ditte pubbliche d’altri paesi. È completamente falso che scaccerà dall&#8217;Argentina gli investitori, come affermano i neoliberali. Esiste un enorme interesse del capitale internazionale per associarsi col paese di Rio de la Plata, le cui riserve di greggio non tradizionale si calcolano in 116 milioni di barili.</p>
<p>L&#8217;Argentina ha detto che pagherà Repsol secondo le sue leggi, ma la multinazionale esige una quantità smisurata che Buenos Aires ha già respinto. Il governo di Rajoy, in un sorpassato atteggiamento colonialista non ha cessato di lanciare minacce contro la Casa Rosada. Invece di fare qualcosa per migliorare la drammatica situazione degli spagnoli, che cominciano ad emigrare in Argentina, Rajoy continua affondando la Spagna in un&#8217;insondabile catastrofe sociale. Ma questo sì, difende un&#8217;industria riconosciuta come evasore fiscale in Spagna con una maggioranza di capitale non spagnolo, che non da nessun beneficio agli abitanti del regno. Mentre Brasile, Venezuela, Uruguay e Bolivia hanno espresso la loro solidarietà con l&#8217;Argentina -come lo faranno altri governi ed i popoli della Nostra America &#8211; Washington si unisce alle destre ispano-americane nella difesa di Repsol. Perché sarà?</p>
<p>articolo di Angel Guerra Cabrera, giornalista de La Jornada</p>
<p>preso da www.cubadebate.cu</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Con successo l’operazione chirurgica della presidentessa argentina per cancro alla tiroide</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 23:41:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'operazione realizzata questo mercoledì alla presidentessa argentina Cristina Fernandez per cancro alla tiroide è stata un successo, ha detto un telegiornale argentino. “L'operazione di Cristina Fernandez è terminata con successo”, ha detto il canale di televisione Cronica TV. L'operazione iniziò alle 8:30 della mattina ed è stata diretta dal chirurgo Pedro Saco, nell'intervento praticarono l’estirpazione completa della tiroide, nel cui lobo destro è stato scoperto un “carcinoma papillare.”  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-2563" src="/files/2012/01/CristinaFer.jpg" alt="" width="250" height="277" />L&#8217;operazione realizzata questo mercoledì alla presidentessa argentina Cristina Fernandez per cancro alla tiroide è stata un successo, ha detto un telegiornale argentino. </strong></p>
<p>“L&#8217;operazione di Cristina Fernandez è terminata con successo”, ha detto il canale di televisione Cronica TV.</p>
<p>L&#8217;operazione iniziò alle 8:30 della mattina ed è stata diretta dal chirurgo Pedro Saco, nell&#8217;intervento praticarono l’estirpazione completa della tiroide, nel cui lobo destro è stato scoperto un “carcinoma papillare.”</p>
<p>Si aspetta che durante la giornata di oggi il Governo divulghi un comunicato medico ufficiale, indicando lo stato della Presidentessa di 58 anni di età.</p>
<p>Fernandez entrò al centro ospedaliero, ubicato nella periferia di Buenos Aires, alle 7:00 della mattina, in compagnia dei suoi figli Massimo e Florencia Kirchner.</p>
<p>Da parte sua, il vicepresidente, Amato Boudou, sarà il capo di governo da questo mercoledì fino al prossimo 24 gennaio.</p>
<p>preso da www.cubadebate.cu</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Presidentessa argentina appoggia entrata della Palestina all’ONU e critica gli organismi di credit</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Sep 2011 20:30:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La presidentessa argentina, Cristina Fernandez, appoggiò oggi qui l'entrata della Palestina all'Organizzazione delle Nazioni Unite e considerò che ciò contribuirà a vivere in un mondo più giusto e sicuro. Il mio paese, come la maggioranza in America del Sud, ha riconosciuto lo Stato palestinese, che deve occupare il posto numero 194 nelle Nazioni Unite, sostenne Fernandez intervenendo davanti alla 66° Assemblea Generale dell'organizzazione. La dignitaria segnalò che per alcuni ostacolare l'entrata della Palestina all'ONU può essere visto come qualcosa di vantaggioso per l'Israele, in realtà assumere questa posizione propizierà dare sempre un alibi a quelli che esercitano il terrorismo a livello internazionale.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1806" src="/files/2011/09/Cristina-Fernandez.jpg" alt="" width="300" height="250" />La presidentessa argentina, Cristina Fernandez, appoggiò oggi qui l&#8217;entrata della Palestina all&#8217;Organizzazione delle Nazioni  Unite e considerò che ciò contribuirà a vivere in un mondo più giusto e  sicuro. Il mio paese, come la maggioranza in America del Sud, ha riconosciuto lo Stato palestinese, che deve occupare il posto numero 194 nelle Nazioni Unite, sostenne Fernandez intervenendo davanti alla 66° Assemblea Generale dell&#8217;organizzazione. La dignitaria segnalò che per alcuni ostacolare l&#8217;entrata della Palestina all&#8217;ONU può essere visto come  qualcosa di vantaggioso per l&#8217;Israele, in realtà assumere questa  posizione propizierà dare sempre un alibi a quelli che esercitano il  terrorismo a livello internazionale.</p>
<p>In un altro momento del suo discorso, la capo di Stato argentina manifestò il suo disaccordo con il  preteso ampliamento del numero di membri permanenti del Consiglio di  Sicurezza dell&#8217;ONU e col diritto al veto che possiedono i membri di  questo organo.</p>
<p>L&#8217;equilibrio sul quale nacquero le Nazioni Unite è stato rotto ed il Consiglio di Sicurezza ed il diritto di veto servono solo per il posizionamento dei suoi membri, affermò.<br />
Un altro dei temi abbordati dalla Fernandez è stata la necessità di riformare gli organismi multilaterali di credito, ed in questione il Fondo Monetario Internazionale.</p>
<p>La mandataria segnalò che quando si osserva la crescita dello stock finanziario in relazione col Prodotto Interno Lordo (PIL) globale può notarsi chiaramente perché stiamo in un mondo dove la speculazione sembra non avere freni.</p>
<p>Mentre nella decade degli  anni 80 del passato secolo lo stock di attivi finanziari era 1,1 uguale  alla produzione di beni e servizi nel mondo, alla chiusura del 2008  questa relazione era già di 3,6, fatto che provoca una volatilità mai  vista prima, ed anche ricorrenti crisi nei mercati, manifestò.</p>
<p>Fino al momento, i cambiamenti negli organismi di credito sono stati solo cosmetici, ha affermato la dignitaria argentina, che criticò anche con  durezza i qualificatori di rischio che – ha detto &#8211; hanno avuto una  grande responsabilità nell&#8217;attuale crisi.</p>
<p>Il mondo è cambiato  sostanzialmente dal 2003 ed anche Argentina, sottolineò ed enumerò tra i principali risultati raggiunti da allora la riduzione un punto degli  indici di povertà ed indigenza; la notoria discesa del tasso di  disoccupazione ed il più importante ciclo di crescita economica.</p>
<p>Argentina che è caduta in default nel 2001, è stata accusata all’epoca dagli organismi di credito come inaffidabile, quando in realtà siamo stati come animali da laboratorio delle politiche neoliberali degli anni 90, condannò.</p>
<p>Elogiò d&#8217;altra parte la capacità dello Stato argentino  per ristrutturare negli ultimi anni il suo debito estero e compiere regolarmente i pagamenti senza ricorrere ai mercati del capitale.</p>
<p><strong>(Prensa Latina) </strong></p>
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