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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; cooperazione</title>
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		<title>Ministero di Relazioni Esteriori: la pandemia dimostra la necessità di cooperazione nonostante le differenze politiche</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Apr 2020 00:29:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La pandemia arriva e si diffonde in uno scenario previamente caratterizzato dalla schiacciante disuguaglianza economica e sociale tra le nazioni e in seno di esse. Con flussi migratori e di rifugiati senza precedenti; dove la xenofobia e la discriminazione raziale riemergono; e dove gli impressionanti progressi della scienza e della tecnologia, specie in materia di salute, si centrano sempre di più negli affari in campo farmaceutico e nel commercio dei farmaci anziché orientarsi alla tutela del benessere e della vita in salute delle maggioranze. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11460" alt="Cubadebate" src="/files/2020/04/Cubadebate.jpg" width="580" height="352" />L’impatto del COVID19 può essere già misurato e si potrà valutare nel futuro dall’impressionante numero di persone contagiate, dalle cifre inaccettabili di persone decedute, dal danno indiscutibile cagionato all’economia mondiale, alla produzione, al commercio, all’occupazione e alle entrate personali di milioni di persone. Si tratta di una crisi che supera con larghezza l’ambito sanitario.</strong></p>
<p>La pandemia arriva e si diffonde in uno scenario previamente caratterizzato dalla schiacciante disuguaglianza economica e sociale tra le nazioni e in seno di esse. Con flussi migratori e di rifugiati senza precedenti; dove la xenofobia e la discriminazione raziale riemergono; e dove gli impressionanti progressi della scienza e della tecnologia, specie in materia di salute, si centrano sempre di più negli affari in campo farmaceutico e nel commercio dei farmaci anziché orientarsi alla tutela del benessere e della vita in salute delle maggioranze.</p>
<p>Arriva in un mondo caratterizzato da modelli di produzione e di consumo insostenibili e incompatibili con la condizione consumabile delle risorse naturali di cui dipende la vita nel pianeta, con particolare riguardo nei Paesi più industrializzati e tra il fior fiore dei Paesi in sviluppo.</p>
<p>Prima di individuare il primo malato, c’erano 820.000.000 di persone affamate nel mondo, 2.200.000.000 non avevano accesso all’acqua potabile, 4.200.000.000 non contavano sui servizi di bonifica gestiti in modo sicuro e 3.000.000.000 non avevano le strutture basilari per lavarsi le mani.</p>
<p>Tale sfondo è ancora più inammissibile nella misura in cui si riconosce che a livello globale si spendono, ogni anno, circa 618.700.000.000 di dollari statunitensi soltanto in pubblicità, assieme a 1.008.000.000.000 di dollari statunitensi a titolo di spese militari e in armi, che sono assolutamente inutili per combattere la minaccia che rappresenta il COVID19, con le sue decine di migliaia di deceduti.</p>
<p>Il virus non fa alcuna distinzione tra le persone. Non fa distinzione tra ricchi e poveri, tuttavia i suoi effetti devastatori si moltiplicano proprio tra i più indifesi, tra quelli a più scarse entrate, nel mondo povero e sottosviluppato, nei borsoni di povertà delle città industrializzate. Si fa sentire con un impatto speciale laddove le politiche neoliberiste e di riduzione delle spese sociali hanno limitato la capacità dello Stato nella gestione pubblica.</p>
<p>Ci sono più vittime laddove ci sono stati applicati tagli governativi al bilancio destinato alla salute pubblica. Provoca più danno economico laddove lo Stato ha poche possibilità oppure non ha alcuna scelta per salvare coloro che perdono il lavoro, chiudono i negozi e patiscono la riduzione drammatica ovvero la fine delle loro fonti di entrate personali e familiari. Nei Paesi più sviluppati, cagiona più morti tra i poveri, gli immigranti e, nel caso particolare degli Stati Uniti, tra gli afroamericani e i latinoamericani.</p>
<p>Come aggravante, la comunità internazionale fa fronte a questa minaccia globale nei momenti in cui la maggior potenza militare, economica, tecnologica e comunicazionale del pianeta attua una politica estera orientata a attizzare e promuovere i conflitti, le divisioni, lo sciovinismo e gli atteggiamenti egemonistici e razzistici.</p>
<p>Nei momenti in cui per fare fronte complessivamente alla pandemia occorre spingere la cooperazione e incoraggiare l’importante ruolo delle agenzie internazionali, con particolare riguardo l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’attuale governo degli Stati Uniti attacca il multilateralismo e cerca di squalificare la riconosciuta leadership dell’OMS. Continua, inoltre, la sua sciagurata intenzione di approfittare il momento per imporre la sua dominazione e attaccare Paesi con i cui governi ha discrepanze.</p>
<p>Sono esempi chiarificatori le recenti e gravi minacce militari contro la Repubblica bolivariana del Venezuela e la proclamazione avantieri, da parte del presidente degli Stati Uniti, della Giornata e della Settimana Panamericane dal 14 al 18 aprile, abbinata a dichiarazioni neocoloniali e ispirate alla Dottrina Monroe contro il Venezuela, il Nicaragua e Cuba, evocando la Conferenza Panamericana, condannata 130 anni fa da José Martí. Nei quei stessi giorni, ma del 1961, ebbero luogo i combattimenti di Baia dei Porci.</p>
<p>Un altro esempio è l’attacco immorale e persistente contro lo sforzo cubano di offrire la sua solidarietà a quelle nazioni che hanno chiesto la cooperazione per fare fronte al COVID19. Invece di dedicarsi a promuovere la cooperazione e incoraggiare una risposta unita, alti funzionari del Dipartimento di Stato del suddetto Paese dedicano il loro tempo a fare dichiarazioni minaccianti contro i governi che, di fronte al dramma della pandemia, scelgono sovranamente di chiedere aiuto a Cuba.</p>
<p>Gli Stati Uniti commettono un crimine e lo sanno i funzionari quando, nell’attaccare in mezzo a una pandemia la cooperazione internazionale che offre Cuba, si propongono di privare milioni di persone del diritto umano universale ai servizi di sanità.</p>
<p>La dimensione dell’attuale crisi ci costringe a cooperare e a mettere in atto la solidarietà, perfino riconoscendo le differenze politiche. Il virus non rispetta né frontiere né ideologie. Minaccia la vita di tutti e tutti hanno la responsabilità di affrontarlo.  Nessun Paese dovrebbe assumere che è assai grande, ricco e potente da difendersi da solo, in isolamento e trascurando gli sforzi e i bisogni degli altri.</p>
<p>Occorre condividere e offrire informazione di qualità e affidabile.</p>
<p>Occorre fare i passi che consentano di coordinare la produzione e la distribuzione dell’attrezzatura medica, i mezzi di protezione e i medicinali, con un senso di giustizia. I Paesi con maggior disponibilità di risorse devono condividere con i più danneggiati e con coloro che arrivano alla pandemia meno preparati.</p>
<p>Ecco l’approccio con cui si lavora da Cuba. Ecco l’umile contributo di una nazione piccola, con scarse ricchezze naturali e sottoposta a un lungo e brutale blocco economico. Per decenni, abbiamo accumulato un’esperienza nello sviluppo della cooperazione internazionale in materia di sanità, riconosciuta generosamente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dalle nostre controparti.</p>
<p>Durante le scorse settimane abbiamo dato risposta alle richieste di cooperazione senza fermarci a valutare coincidenze politiche o danni economici. Fino alla data odierna sono stati inviati 21 gruppi di professionisti della sanità per aderire lo sforzo nazionale e locale in 20 Paesi, che si aggiungono o rinforzano ai gruppi di collaborazione medica ormai presenti in 60 nazioni, che si sono associati allo sforzo per combattere questa malattia laddove prestavano i loro servizi.</p>
<p>Abbiamo pure condiviso alcuni farmaci prodotti nell’Isola che, secondo la nostra pratica, hanno efficacia provata nella prevenzione o terapia della malattia.   Inoltre, il nostro personale medico ha partecipato da Cuba e tramite videoconferenze, alle consultazioni e dibattiti su terapie specifiche per pazienti o gruppi particolari di essi nei vari Paesi.</p>
<p>Tale sforzo si concretizza senza trascurare la responsabilità di proteggere la popolazione cubana, ciò che si osserva con rigore malgrado le immense limitazioni cagionate dal blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti. Gli interessati nel conoscere troveranno i dati che sorreggono questa affermazione perché sono pubblici. Quelli che hanno un po’ di dignità, capiranno che il blocco sottopone Cuba a una pressione straordinaria nel garantire i materiali e le attrezzature che sono alla base del sistema di salute pubblica e delle condizioni specifiche per fare fronte a questa pandemia.</p>
<p>Un esempio recente è quello del donativo proveniente dalla Cina che non è stato inviato a Cuba perché il vettore si rifiutò di farlo a causa del blocco economico imposto dagli Stati Uniti. Di fronte a questo, alti funzionari del Dipartimento di Stato hanno avuto la spudoratezza di dichiarare che gli Stati Uniti sportano a Cuba sia medicinali che attrezzatura medica. Tuttavia, non sono stati in grado di confermare tali falsità neanche con un solo esempio di transazione commerciale tra ambedue i Paesi.</p>
<p>E’ conosciuto e assai motivato che il blocco economico è l’ostacolo principale allo sviluppo di Cuba, alla prosperità del Paese e al benessere dei cubani.  Questa dura realtà, risultato unicamente ed esclusivamente dell&#8217;ostinato e aggressivo atteggiamento del governo degli Stati Uniti, non ci impedisce di offrire il nostro aiuto solidale.  Non lo neghiamo a nessuno, neanche al suddetto Paese che ci cagiona tanto danno, se questo fosse il caso.</p>
<p>Cuba è convinta che questo momento necessita della cooperazione e della solidarietà. Afferma che uno sforzo internazionale e politicamente aperto per sviluppare e condividere la ricerca scientifica e per scambiare esperienze tra i vari Paesi nell’azione preventiva, la protezione dei più indifesi e le pratiche di comportamento sociale, aiuterà a accorciare la durata della pandemia e a ridurre il ritmo delle perdite in vite umane. Crede decisamente che il ruolo e la leadership delle Nazioni Unite e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sono indispensabili.</p>
<p>L’espansione del virus si bloccherà eventualmente, più rapido e con meno spese, se lavoriamo unitamente.</p>
<p>Rimarrà allora la crisi economica e sociale che cagiona e le cui dimensioni nessuno è in grado di vaticinare con certezza.</p>
<p>Non possiamo aspettare l’arrivo del suddetto momento per unire volontà allo scopo di superare i grossi problemi e minacce che avremmo trovato e rispondere a quelli che esistevano ben prima che la pandemia cagionasse i primi morti.</p>
<p>Se non viene garantito ai Paesi in sviluppo l’accesso alla tecnologia che solitamente si centra nei Paesi più industrializzati, specie in materia di sanità, e se essi non condividono senza restrizioni e senza egoismo i progressi della scienza e i loro prodotti, la stragrande maggioranza della popolazione del pianeta rimarrà tanto o addirittura più esposta di oggi, in un mondo sempre più interconnesso.</p>
<p>Se non vengono eliminate le misure economiche coercitive motivate da ragioni politiche contro i Paesi in sviluppo e se essi non sono esonerati dal opprimente e impagabile debito estero e affrancati dal controllo spietato delle organizzazioni finanziarie internazionali, non ci si potremo fidare nell’illusione che ci sarà una migliore capacità di risposta di fronte alle disuguaglianze economiche e sociali che, anche senza pandemia, uccidono ogni anno dei milioni di persone, inclusi bambini, donne o anziani.</p>
<p>La minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali è reale e le aggressioni ininterrotte contro alcuni Paesi le aggravano.</p>
<p>È molto difficile pensare che l’eventuale fine della pandemia porterà a un mondo più giusto, più sicuro e più degno, se la comunità internazionale, rappresentata dai governi dei singoli Paesi, non si affretta da adesso nel conciliare e adottare decisioni che finora hanno dimostrato di essere ostinatamente evasive.</p>
<p>Rimarrà anche l’incertezza su quanto è preparata l’umanità per la prossima pandemia.</p>
<p>Abbiamo ancora il tempo di agire e di mobilitare la volontà di coloro che oggi hanno la responsabilità di farlo. Se si lascia alle generazioni avvenire, potrebbe essere molto tarde.</p>
<p>L’Avana, 16 aprile 2020</p>
<p>traduzione del Ministero di Relazioni Esteriori</p>
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		<title>La pandemia non rispetta confini, né ideologie: dobbiamo unire gli sforzi</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2020 02:45:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Discorso del Ministro di Relazioni Estere della Repubblica di Cuba, Bruno Rodriguez Parrilla, nella Videoconferenza–Prima Riunione Straordinaria dei Ministri degli Affari Esteri e della Sanità dell'Associazione degli Stati dei Caraibi su COVID-19]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11417" style="width: 512px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11417" alt="Bruno Rodriguez" src="/files/2020/03/BrunoRodriguez.jpg" width="512" height="448" /><p class="wp-caption-text">Bruno Rodriguez</p></div>
<p><strong>Discorso del Ministro di Relazioni Estere della Repubblica di Cuba, Bruno Rodriguez Parrilla, nella Videoconferenza–Prima Riunione Straordinaria dei Ministri degli Affari Esteri e della Sanità dell&#8217;Associazione degli Stati dei Caraibi (AEC) su COVID-19.</strong></p>
<p>“Eccellenze:</p>
<p>Permettetemi commentare che è per un ‘miracolo tecnico’ e per l&#8217;appoggio della Segreteria che risulta possibile per Cuba partecipare a questa videoconferenza. Succede che il sito che alloggia la piattaforma dell&#8217;Associazione, mediante il quale tutti i partecipanti si collegano a questa importante riunione, ha il suo accesso proibito per Cuba per motivi del bloqueo economico degli Stati Uniti contro il nostro paese.</p>
<p>Desidero, innanzitutto, congratularmi con Barbados come Presidente del Consiglio dei Ministri e della Segretaria Generale dell&#8217;Associazione degli Stati dei Caraibi per l&#8217;iniziativa di convocarci alla Prima Riunione Straordinaria dei Ministri degli Affari Esteri e della Sanità su COVID-19, al fine di scambiare opinioni sugli sforzi urgenti che reclama l&#8217;umanità davanti agli effetti del nuovo coronavirus (SARS CoV 2/COVID-19).</p>
<p>Stiamo qui perché affrontiamo una crisi che è più grande di noi e le cui conseguenze saranno gravi e durevoli.</p>
<p>La rapida propagazione della malattia ci obbliga ad unire le nostre volontà per sviluppare azioni congiunte di cooperazione, che permettano di affrontare la COVID-19, alle quali tutti gli esseri umani sono esposti.</p>
<p>Ma la responsabilità è maggiore. Dovremo affrontare anche, più avanti, devastatori e durevoli effetti nell&#8217;ambito economico e sociale una volta superata la pandemia. Sappiamo che andiamo verso una profonda recessione e depressione economica internazionale, e che i nostri paesi del Sud soffriranno le conseguenze più gravi, con un impatto severo.</p>
<p>Il momento richiede separare le differenze politiche per concentrarci su come affrontare l&#8217;emergenza e le sue gravi conseguenze nel futuro immediato.</p>
<p>Ogni paese può e deve apportare e contribuire con quello che è alla sua portata. La pandemia non rispetta confini, né ideologie. Per affrontare questa sfida così forte, dobbiamo unire gli sforzi ed appoggiarci mutuamente.</p>
<p>In maggioranza siamo Stati relativamente piccoli, molti con scarse risorse naturali. Tutti soffriamo la contrazione economica globale ed alcuni hanno l’aggravante del peso addizionale di misure economiche coercitive.</p>
<p>In mezzo a queste difficoltà, abbiamo la capacità di completarci gli uni agli altri. Soli, non possiamo quasi niente. Uniti, potremmo sopportare meglio il colpo, avere sollievo, proteggere i nostri rispettivi popoli ed avviare il difficile compito del recupero.</p>
<p>Ci sono paesi con migliori condizioni per combattere la pandemia e per calmare le sue ripercussioni economiche. Quelli in migliore situazione relativa, potrebbero appoggiare in primo luogo i paesi di meno risorse e che affronteranno le più complesse situazioni epidemiologiche ed economiche in seguito.</p>
<p>L&#8217;azione che ci aspettiamo dall&#8217;Organizzazione Mondiale della Salute e dall&#8217;Organizzazione Panamericana della Salute per garantire un&#8217;attuazione collettiva, coordinata ed effettiva, deve trovare appoggio nelle iniziative che siamo capaci di generare insieme.</p>
<p>È imprescindibile condividere le rispettive esperienze, intensificare la comunicazione ed identificare le pratiche che hanno avuto dei risultati in altre parti del mondo.</p>
<p>Non dobbiamo sperare e meno confidare in che i paesi ricchi ed industrializzati verranno a salvare i nostri popoli. Poco aiuto o niente arriverà dal Nord. La responsabilità di assumere la sfida e di agire come meritano i nostri cittadini, è nostra. L&#8217;AEC può svolgere un ruolo determinante in questo impegno.</p>
<p>Permettetemi condividere brevemente l&#8217;esperienza di Cuba.</p>
<p>Abbiamo adottato misure di prevenzione, confronto e controllo, in una congiuntura in cui non esiste ancora trasmissione interna del virus. Sono stati chiave la coesione sociale e la solidarietà.</p>
<p>Contiamo su un&#8217;infrastruttura di attenzione primaria che garantisce il controllo epidemiologico.  Abbiamo uno sviluppo scientifico specializzato nelle malattie trasmissibili e contiamo su un&#8217;industria farmaceutica di alto livello tecnologico.</p>
<p>È stato disposto e si esegue nel paese un piano nazionale di controllo e confronto che da priorità alla salute del popolo e quella dei visitatori e stranieri residenti.</p>
<p>Nonostante la difficile situazione, Cuba può, modestamente, prestare una certa cooperazione. Stiamo affrontando con molto sforzo i solleciti di assistenza medica di vari dei paesi dalla regione, includendo cinque membri dell&#8217;Associazione che ci hanno sollecitato personale della salute.</p>
<p>A partire dall&#8217;esperienza provata in Cina, con l&#8217;applicazione di una medicina creata a Cuba, abbiamo ricevuto anche il sollecito di questa medicina che tentiamo di soddisfare d’accordo con le nostre possibilità. Si è avanzato con l&#8217;Organizzazione dei Caraibi Orientali in un accordo per garantire un minimo di fiale di Interferone Alfa B.</p>
<p>La nostra Organizzazione può aiutarci a socializzare le esperienze, a progettare un meccanismo istituzionale per avvicinare i nostri rispettivi esperti della medicina e della scienza, per imparare dalle messe a fuoco sociali e locali che hanno avuto alcuni successi; per identificare le modalità di cooperazione innovative.</p>
<p>Non si può sottovalutare il valore dello sforzo congiunto.</p>
<p>Per ciò, proponiamo che la Presidenza del Consiglio dei Ministri, in coordinazione con la Segretaria Generale, organizzi nei prossimi giorni un simposio tecnico virtuale tra i nostri specialisti della salute, che faciliti stabilire vie di comunicazione per condividere esperienze e scambiare informazioni di interesse, che contribuiscano ad affrontare questa pandemia.</p>
<p>Cuba propone che a questo seminario si invitino altri paesi dell&#8217;emisfero, compresi Stati Uniti e Canada, che desiderino partecipare per ampliare la coordinazione e lo scambio.</p>
<p>Allo stesso modo ed in forma interattiva, potremmo creare, tra tutti, una guida od un questionario che aiuti ad identificare dati, statistiche, concetti e pratiche fondamentali, e che si nutra di quello che si è potuto imparare dalle esperienze di altri paesi e regioni.</p>
<p>Posso offrire la partecipazione dei nostri esperti nella progettazione di tale strumento.  È un&#8217;altra iniziativa che proponiamo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.</p>
<p>Ci motivano i valori solidali che caratterizzano Cuba, compresa la premessa di condividere quello che abbiamo, benché sia scarso. Più di 400 mila professionisti cubani hanno compiuto missioni in 164 paesi dell&#8217;Africa, dell’America Latina e dei Caraibi, del Medio Oriente e dell’Asia. La collaborazione medica cubana possiede più di mezzo secolo di esperienza.</p>
<p>Nel momento opportuno, dovremo meditare con cura come assumere le difficoltà economiche, commerciali e, conseguentemente sociali, per tutti i nostri paesi. Affronteremo uno scenario col turismo colpito, il trasporto ridotto, le linee commerciali depresse; con incertezza per le forniture e distorsione dei flussi mercantili.</p>
<p>Non possiamo pensare che il mercato darà una risposta a queste sfide. Si richiederà l&#8217;impegno dedicato dei nostri governi. Se uniamo gli sforzi, avremo migliori possibilità di risollevarci in tempo minore.</p>
<p>La realtà che affrontiamo richiede anteporre la volontà di agire e la solidarietà, all&#8217;inazione ed all&#8217;egoismo. L&#8217;umanità esige una soluzione effettiva. Insieme possiamo riuscirci.</p>
<p>Molte grazie”</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Comunicato stampa di Cuba alla conclusione della riunione sui temi bilaterali e di cooperazione</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jan 2015 01:35:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conversazioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 22 gennaio 2015, le delegazioni degli Stati Uniti e di Cuba, presiedute, rispettivamente, dalla segretaria assistente per i Temi dell'Emisfero Occidentale del Dipartimento di Stato, Roberta S. Jacobson, e dalla direttrice generale degli Stati Uniti del Ministero di Relazioni Estere, Josefina Vidal Ferreiro, hanno sostenuto scambi su alcuni temi bilaterali, includendo aree di cooperazione in temi di interesse mutuo. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8355" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-8355" alt="Josefina Vidal" src="/files/2015/01/ronda03.jpg" width="580" height="457" /><p class="wp-caption-text">Josefina Vidal</p></div>
<p><span style="color: #ff0000">COMUNICATO STAMPA DELLA DELEGAZIONE CUBANA NELLE CONVERSAZIONI SU TEMI BILATERALI E DI COOPERAZIONE CON GLI STATI UNITI. L&#8217;AVANA, 22 GENNAIO 2015  </span></p>
<p>Il 22 gennaio 2015, le delegazioni degli Stati Uniti e di Cuba, presiedute, rispettivamente, dalla segretaria assistente per i Temi dell&#8217;Emisfero Occidentale del Dipartimento di Stato, Roberta S. Jacobson, e dalla direttrice generale degli Stati Uniti del Ministero di Relazioni Estere, Josefina Vidal Ferreiro, hanno sostenuto scambi su alcuni temi bilaterali, includendo aree di cooperazione in temi di interesse mutuo.</p>
<p>Le delegazioni hanno passato in rivista lo stato della cooperazione in vari temi, come la sicurezza aerea e dell&#8217;aviazione, e la risposta alle fughe degli idrocarburi. Hanno anche identificato altre aree nelle quali esistono potenzialità per stabilire o ampliare la cooperazione bilaterale, come il confronto al narcotraffico, al terrorismo ed alle epidemie. Su questo ultimo, la parte cubana ha proposto sostenere un incontro per definire le modalità di cooperazione, in vista di affrontare in maniera effettiva ed efficace il virus dell&#8217;Ebola.</p>
<p>La delegazione di Cuba ha ricordato la disposizione delle nostre autorità di sviluppare scambi con le sue controparti statunitensi sul monitoraggio sismico, aree marine protette ed idrografia, oltre a partecipare ad investigazioni congiunte su specie marine.</p>
<p>Inoltre, ha proposto di stabilire collaborazione scientifica in un gruppo di aree come la protezione dell&#8217;ecosistema, la mitigazione degli effetti del cambiamento climatico e la prevenzione dei disastri naturali.</p>
<p>I rappresentanti di Cuba hanno dimostrato la disposizione di discutere la delimitazione della Dona Orientale nel Golfo del Messico e si sono trattati i prossimi passi per l&#8217;implementazione di un Piano Pilota per stabilire il servizio di posta diretto tra i due paesi.</p>
<p>Abbordandosi temi nei quali entrambi i paesi hanno differenti concezioni, la delegazione cubana ha espresso serie preoccupazioni per la garanzia e protezione dei diritti umani negli Stati Uniti. Ha enfatizzato la persistente illegalità delle detenzioni nella Base Navale di Guantanamo ed i riconosciuti atti di tortura che lì si commettono contro i prigionieri; e la brutalità e l&#8217;abuso della polizia, sempre di più allarmanti, come nei fatti successi recentemente a Ferguson e New York, che evidenziano l&#8217;incremento del razzismo e la discriminazione razziale.</p>
<p>Allo stesso modo, ha ricordato il modello razziale differenziato in questo paese nell&#8217;esecuzione della pena di morte, che si applica maggiormente agli afro-americani, latini, integranti di altre minoranze, malati e minorenni. Inoltre, hanno manifestato preoccupazione per la disuguaglianza salariale negli Stati Uniti, dove le donne percepiscono il 25% in meno di salario che gli uomini facendo lo stesso lavoro, come per il lavoro infantile e le limitazioni all&#8217;esercizio delle libertà sindacali e di negoziazione collettiva, tra le altre situazioni.</p>
<p>La parte cubana ha proposto di sostenere un dialogo rispettoso nel futuro e su basi di reciprocità per questa materia, a partire dalle esperienze positive raggiunte a Cuba nel raggiungimento dei diritti umani e della nostra contribuzione al miglioramento di questi diritti in molti paesi del mondo.</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>foto: Ismael Francisco</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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