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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; concerti nei quartieri</title>
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		<title>Concerto numero 100 nei quartieri</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Apr 2019 19:59:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[Nueva Trova]]></category>
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		<description><![CDATA[Questa fase di concerti di quartiere è cominciata all'improvviso un giorno di qualche anno fa. E' nata dall'invito di un compagno, il Maggiore Josè Ilvarez Lopez, che lavorava a La Corbata, un quartiere di realtà precarie. Quell'esperienza, che noi abbiamo fatto per solidarietà, è risultata molto gratificante e per questo l'abbiamo voluta ripetere in un altro quartiere e poi in altri ancora, e siamo arrivati qui.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_10908" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-10908" alt="Silvio Rodriguez" src="/files/2019/04/DSC_0728-580x330.jpg" width="580" height="330" /><p class="wp-caption-text">Silvio Rodriguez</p></div>
<p><strong>Questa fase di concerti di quartiere è cominciata all&#8217;improvviso un giorno di qualche anno fa. E&#8217; nata dall&#8217;invito di un compagno, il Maggiore Josè Ilvarez Lopez, che lavorava a La Corbata, un quartiere di realtà precarie. Quell&#8217;esperienza, che noi abbiamo fatto per solidarietà, è risultata molto gratificante e per questo l&#8217;abbiamo voluta ripetere in un altro quartiere e poi in altri ancora, e siamo arrivati qui.</strong></p>
<p>Personalmente non ho mai visto questi concerti come qualcosa di straordinario; noi della nostra  generazione di trovadores ci siamo abituati a suonare nei quartieri, nelle scuole, nei centri di lavoro, nelle prigioni, in ogni luogo.</p>
<p>Devo anche dire che quando abbiamo iniziato a vincolare il nostro lavoro alla società avevamo idea di esperienze simili. Uno dei poeti che più ammiro, l&#8217;andaluso Federico Garcia Lorca, negli anni 30 del secolo passato, ha caricato su di un camion scenari e attori e girava i campi portando alla gente teatro e poesia. Quell&#8217;esperienza si chiamò “La Barraca”.</p>
<p>Un altro precedente ha avuto a che fare con la danza. La prima volta che ho assistito ad uno spettacolo di balletto non è stato in un teatro, ma per strada, di fronte all&#8217;Università de L&#8217;Avana, dove Alicia e Fernando Alonso hanno portato il Balletto Nazionale di Cuba.</p>
<p>Un altro precursore è stato il cinema, che molti contadini della Sierra Maestra e di altri luoghi impervi non avevano mai visto. Per questo quando è stato fondato l&#8217;ICAIC, di cui ricorre in questi giorni il 60esimo anniversario, Alfredo Guevara ha ordinato di portare con i muli gli impianti elettrici ed i proiettori e grazie a questo si sono incominciati a vedere i film nelle montagne.</p>
<p>Tutti questi esempi, e sicuramente altri che non conosco o che ho dimenticato, precedono questa esperienza di cantare sistematicamente nei quartieri, in questo tour che è stato definito “interminabile”. Quello che voglio dire è che tutto ciò che facciamo era già stato inventato.</p>
<p>Oggi, che questa fase raggiunge i 100 concerti, è impossibile non ricordare e ringraziare gli artisti talentuosi di tante discipline diverse che ci hanno accompagnato. Sento particolarmente presenti alcuni amici che sono già partiti e che non ci abbandonano mai, come il poeta e professore Guillermo Rodriguez Rivera che era a La Timba, come lo scrittore Jaime Sarusky che è venuto a Cocosolo, come il carissimo attore Carlos Ruiz de la Tejera che ci ha accompagnato a Buena Vista. Per di più il geniale Santiaguito Feliù che è stato con noi a Mantilla e in molte altre occasioni, oggi, il 30 marzo, compie 57 anni.</p>
<p>Ho sempre preferito la qualità alla quantità. Questo è quello che sento che si merita il popolo. Per questo il tour, in gran parte musicale, si è preoccupato soprattutto di avere una buona acustica. Così onoriamo le qualità espressive degli artisti che ci accompagnano. Seguendo questo principio, oggi abbiamo il piacere di presentare uno dei gruppi rumberi più importanti di quest&#8217;arte: Yoruba Andabo.</p>
<p>Lunedì inserirò la lista completa degli invisibili imprescindibili.</p>
<p>di Silvio Rodriguez</p>
<p>da Segunda Cita</p>
<p>traduzione di Marco Bertorello</p>
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		<title>Silvio Rodriguez porta la sua musica dal cinema nuovamente ai quartieri</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Aug 2014 01:07:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Cancion de Barrio]]></category>
		<category><![CDATA[concerti nei quartieri]]></category>
		<category><![CDATA[marginalità]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Rodriguez]]></category>

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		<description><![CDATA[Il cantautore cubano Silvio Rodriguez ha annunciato oggi la ripresa dei suoi concerti nei quartieri marginali del paese, un progetto portato al cinema in un documentario appena uscito. La comunità San Antonio, in Artemisia, e la piazza di Santa Amalia, nel quartiere Arroyo Naranjo a L'Avana, saranno gli scenari scelti dall'autore di “Ojalá” per riprendere il suo cosiddetto “tour senza fine”, iniziato quattro anni fa a La Corbata. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8081" alt="" src="/files/2014/08/silvio-frank-nicaro-A.jpg" width="580" height="330" />Il cantautore cubano Silvio Rodriguez ha annunciato oggi la ripresa dei suoi concerti nei quartieri marginali del paese, un progetto portato al cinema in un documentario appena uscito.</strong></p>
<p>La comunità San Antonio, in Artemisia, e la piazza di Santa Amalia, nel quartiere Arroyo Naranjo a L&#8217;Avana, saranno gli scenari scelti dall&#8217;autore di “Ojalá” per riprendere il suo cosiddetto “tour senza fine”, iniziato quattro anni fa a La Corbata.</p>
<p>In questo modo, con quest&#8217;iniziativa, raggiungerà i 60 concerti, i cui due primi anni sono stati raccontati dal regista Alejandro Ramirez nel suo documentario “Cancion de Barrio”, presentato ieri nel cinema Chaplin nella capitale cubana.</p>
<p>Il materiale è stato lungamente applaudito, soprattutto perché è riuscito a catturare le sensazioni della gente dei quartieri marginali, vera protagonista del video, che si sentiva felice di avere Silvio suonando solo per loro.</p>
<p>Il documentario copre due anni e 34 concerti, dal 9 settembre 2010 fino al 9 settembre 2012, e tra le sue virtù c’è la scoperta di un&#8217;Avana che sembra essere nascosta, ma che è lì, ogni giorno.</p>
<p>Registi come Fernando Perez ed Eduardo del Llano hanno elogiato il documentario, in particolare il modo in cui dà un nuovo significato a canzoni che rappresentano molto per generazioni di cubani.</p>
<p>“La gente può dirmi che gli piace, che è ben riuscito, e che ho fatto un documentario importante per questo momento, e questo significa molto per me”, ha detto Ramirez dopo la prima.</p>
<p>In una conversazione precedente con Prensa Latina, il giovane regista ha confessato che almeno sperava un impatto sociale, per evitare che questi quartieri ricadano nuovamente nell&#8217;oblio.</p>
<p>“C’era l&#8217;intenzione di dare seguito a questi concerti, ma non ha funzionato. Speriamo che il documentario aiuti a continuare a ricordare questa gente”, ha detto.</p>
<p>Il documentarista ha spiegato che un&#8217;impresa come questa comporta sforzo, risorse, ma soprattutto una volontà che altri fattori, artistici ed istituzionali, non hanno avuto.</p>
<p>Tuttavia, il fatto che il trovatore abbia scelto quartieri come Pogolotti o La Corea per cantare la sua poesia ha avuto un impatto non solo nella spiritualità dei loro abitanti, ma nel loro ambiente sociale.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Silvio in Alamar: Elogio all&#8217;imprudenza o Su come fu l&#8217;oscurità luminosa</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Sep 2012 22:45:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Alamar]]></category>
		<category><![CDATA[black out]]></category>
		<category><![CDATA[concerti nei quartieri]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Rodriguez]]></category>

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		<description><![CDATA[9 settembre: arriva il secondo anno, ventiquattro mesi esatti da quel pomeriggio in cui Silvio Rodriguez arrivò a La Corbata ed, in uno scenario per strada, cantò per gli abitanti del posto. A quello, seguirono 32 quartieri, ed arriva questa notte il numero 34. Oggi in Micro X, Alamar. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-5636" src="/files/2012/09/SilvioAlamar.jpg" alt="" width="580" height="386" />9 settembre: arriva il secondo anno, ventiquattro mesi esatti da quel pomeriggio in cui Silvio Rodriguez arrivò a La Corbata ed, in uno scenario per strada, cantò per gli abitanti del posto. A quello, seguirono 32 quartieri, ed arriva questa notte il numero 34. Oggi in Micro X, Alamar. </strong></p>
<p>Già presto, c’è molta gente del vicinato. C’è anche la “Tropa Cosmica”, un gruppo di amici di differenti paesi, uniti dall&#8217;amore alla Nuova Trova, e per essere, come loro stessi si definiscono, “silviofili.”</p>
<p>Arrivava, sì, il concerto 34. Tutti l&#8217;aspettavano, era sicuro. Ma sembrò all&#8217;improvviso di no, che si dileguava la possibilità, potenziale catastrofe all&#8217;orizzonte: il generatore elettrico che si utilizza in tutte le presentazioni non c’è. Secondo certi calcoli, non potranno trasportarlo dal quartiere del Cotorro in tempo sufficiente affinché il concerto incominci alla ora prevista: le 8 di sera. Indubbiamente si potrebbe ritardare… Ed è questa la soluzione.</p>
<p>Nulla, un piccolo sbaglio, un inconveniente che non era mai successo prima, ma che non risulta essere un grande problema. Lo spavento passa. Sollievo, calma. Ma la calma non dura molto.</p>
<p>Un blackout. Totale, completo, tremendo. Per quasi tutti, si porta via, con la luce elettrica, la certezza di vedere ed ascoltare Silvio ed i suoi invitati. C’è il generatore, ma la sua priorità è per lo scenario, il suono, le luci; tutto il resto rimarrà oscuro in questa notte senza luna. So che i responsabili dell&#8217;ordine fanno notare che senza luce per il pubblico “il tutto” è rischioso, che non è sensato fare un concerto nell’oscurità, che c&#8217;è troppa gente concentrata in questo posto, e non ci sarebbe maniera di prendere una misura in caso di qualsiasi avvenimento avverso… Ma è Silvio, che sta per arrivare, che deve prendere la decisione definitiva.</p>
<p>Appare finalmente al fondo di una strada oscura. Entra nella casa della comunità che si offrì per accoglierlo, e viene a sapere la situazione. L&#8217;informano che si tratta di una rottura di grande importanza: manca il fluido elettrico da Camagüey fino a Pinar del Rio, e si pensa che trascorreranno cinque o sei ore prima che il servizio sia ristabilito. Gli fanno notare che non è prudente, che manca sicurezza… Lui che ha cantato sotto acquazzoni, che ha cantato dopo avere asceso 1974 metri sul livello del mare, che si è presentato in fabbriche, università, accampamenti militari, che ha interpretato le sue canzoni vicino al sibilo delle pallottole…, fa una pausa e domanda in tono retorico:</p>
<p>- Quanti concerti abbiamo fatto?</p>
<p>- 33 &#8211; risponde qualcuno della squadra.</p>
<p>- Quante risse abbiamo avuto?</p>
<p>- Nessuna.</p>
<p>Non aggiunge nulla di più. Questo, lo decide tutto: il concerto si farà. La gente non può andare via dopo avere aspettato tanto. Tutto si svolgerà tranquillamente: “Credetemi.”</p>
<p>È un’eventualità grande che lui che sempre ha una pila con sé, non ne abbia adesso nessuna, commenta cambiando il tema. Sono vicina e l&#8217;ascolto. Gli offro la luce della mia. Lo vedo e mi domando se dopo 33 concerti in quartieri con caratteristiche simili, l&#8217;esperienza lascia ancora spazio per lo stupore, per la sorpresa. Mi azzardo a formulargli l&#8217;interrogante, e tra gli accordi della sua chitarra – che sta accordando –, mi racconta: “Realmente noi abbiamo incominciato un po&#8217; ciechi, e ci siamo aperti gli occhi lungo il cammino. Un po&#8217; già sappiamo di che cosa si tratta; ma ogni concerto l&#8217;abbiamo vissuto come un&#8217;esperienza differente dal resto. I repertori anche se sono sembrati simili, hanno funzionato diversamente in ogni quartiere. Ogni luogo è unico, ed ogni zona dove arriviamo, è come un posto vergine. Sono tante le sorprese…” Ed oggi quello che è successo lo conferma.</p>
<p>Ma ci sono anche cose che si ripetono: “Non è cambiata la situazione che motivò questa tournée: farla nei quartieri meno favoriti, i più poveri e più emarginati. Dubito che finché vivrò, questo cambi radicalmente. Magari migliorerà un po&#8217;, almeno spero, e diventi meno necessario questo lavoro che stiamo realizzando. Ma io non penso a questo, io penso che questa tournée non finisce mai.”</p>
<p>- Perché vale la pena farla?</p>
<p>- …perché la gente ci ringrazia e perché la cultura sta da tutte le parti.</p>
<p>Un&#8217;ora e 25 minuti dopo l&#8217;orario pianificato inizialmente, incomincia uno dei più straordinari concerti della tournée per i quartieri. Volevo solo aggregare, se qualcuno insistesse nel dire che il concerto 34 non era prudente realizzarlo, non era sensato portarlo a termine: Felice imprudenza, benedetta insensatezza…</p>
<p>preso da www.cubadebate.cu</p>
<p>scritto da Monica Rivero</p>
<p>foto di Alejandro Ramirez Anderson</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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