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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Comunismo</title>
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		<title>Trump continua nell’Iowa la sua cantilena anticubana</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jun 2017 01:14:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, promise questo mercoledì di combattere contro la “tirannia del comunismo” che si applica nell'isola di Cuba, secondo lui. “Gli Stati Uniti combatteranno contro la tirannia del comunismo”, dichiarò in un discorso davanti ai suoi seguaci nello stato dell'Iowa. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10050" alt="trump-en-su-mitin-en-iowa" src="/files/2017/06/trump-en-su-mitin-en-iowa.jpg" width="580" height="327" />Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, promise questo mercoledì di combattere contro la “tirannia del comunismo” che si applica nell&#8217;isola di Cuba, secondo lui.  </strong></p>
<p>“Gli Stati Uniti combatteranno contro la tirannia del comunismo”, dichiarò in un discorso davanti ai suoi seguaci nello stato dell&#8217;Iowa.</p>
<p>Trump, che ha ricominciato le azioni contro Cuba, ratificò il suo interesse nello smontare gli accordi sostenuti dall&#8217;anteriore presidente statunitense Barack Obama.</p>
<p>“Il fatto radica in che l&#8217;accordo con Cuba è fatto male”, manifestò Trump, che patrocinò per raggiungere “un accordo molto più positivo.”</p>
<p>L&#8217;iniziativa annunciata da Trump, il 16 giugno scorso, conferma la continuità del bloqueo economico contro Cuba ed indurisce le restrizioni ai commerci con aziende vincolate con le autorità de L&#8217;Avana, oltre a proibire i viaggi di turismo sull&#8217;isola.</p>
<p>Vari paesi del mondo, specialmente del continente americano, hanno respinto le misure adottate da Trump ed hanno patrocinato per riprendere il disgelo iniziato con l&#8217;anteriore amministrazione nordamericana.</p>
<p>Con informazione di TeleSUR</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>Foto: Reuters</p>
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		<title>Ecco perché sono comunista</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2016/05/24/ecco-perche-sono-comunista/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 May 2016 00:54:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ogni qualvolta si guarda La Ultima Cena, un geniale film del 1976 diretto dal cubano Tomás Gutiérrez Alea, ci si rende conto di molti importanti messaggi che vengono letteralmente urlati dallo schermo. Il primo: non si può schiavizzare un intero gruppo o un’intera etnia, almeno non per sempre. È impossibile spezzare l’ardente desiderio di esercitare le propria libertà e i propri diritti, non importa quanto brutalmente e frequentemente il colonialismo, l’imperialismo, il razzismo e il terrore religioso provano a farlo.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-9329" alt="stella" src="/files/2016/05/stella.jpg" width="371" height="281" /><strong>Ogni qualvolta si guarda <i>La Ultima Cena</i>, un geniale film del 1976 diretto dal cubano Tomás Gutiérrez Alea, ci si rende conto di molti importanti messaggi che vengono letteralmente urlati dallo schermo. </strong></p>
<p>Il primo: non si può schiavizzare un intero gruppo o un’intera etnia, almeno non per sempre. È impossibile spezzare l’ardente desiderio di esercitare le propria libertà e i propri diritti, non importa quanto brutalmente e frequentemente il colonialismo, l’imperialismo, il razzismo e il terrore religioso provano a farlo.</p>
<p>Il secondo messaggio ugualmente importante è che i bianchi e i cristiani (e ancora di più i cristiani bianchi) per secoli, ovunque nel mondo, si sono comportati come orde di bestie selvagge e maniaci genocidi.</p>
<p>A fine Aprile 2016, a bordo del jet della Cubana de Aviacion, che mi stava portando da Parigi a L’Avana, non ho resistito alla tentazione di accendere il computer e guardare di nuovo, forse per la decima volta in vita mia, <i>La Ultima Cena</i>.<br />
Con Gutiérrez nello schermo, <i>Granma Internacional</i> (il giornale ufficiale cubano chiamato così dalla nave che portò Fidel, il Che e altri rivoluzionari a Cuba per dare l’avvio alla rivoluzione) e un bicchiere di autentico e puro rum sul tavolino, mi sentivo a casa, al sicuro e raggiante di felicità.  Dopo diversi giorni tristemente trascorsi a Parigi, mi stavo finalmente lasciando alle spalle la grigia, sempre più deprimente, dispotica e auto compiacente Europa.</p>
<p>L’America Latina mi aspettava. Stava affrontando degli attacchi terribili organizzati dall’Occidente. Il suo futuro era ancora una volta incerto. “I nostri governi” stavano sanguinando, alcuni di loro collassando. Quello terrificante dell’ala di estrema destra guidato da Mauricio Macri in Argentina era completamente impegnato nello smantellare lo stato sociale. Il Brasile soffriva per il colpo di stato ad opera dei corrotti legislatori di destra. La rivoluzione bolivariana del Venezuela combatteva strenuamente per la propria sopravvivenza. Le forze sovversive conservatrici stavano affrontando sia l’Ecuador che la Bolivia.</p>
<p>Mi chiesero di andare. Mi dissero: “L’America Latina ha bisogno di te. Stiamo combattendo per la nostra sopravvivenza”. Ed eccomi lì, a bordo del <i>Cubana</i>, mentre andavo a casa, in quella parte del mondo che mi è sempre stata cara e mi ha modellato in quello che sono ora, un uomo e uno scrittore.</p>
<p>Andavo  a casa perché lo volevo, ma anche perché era un mio dovere. E cavolo, io ci credo davvero nei doveri!</p>
<p>Dopotutto, non sono un anarchico, ma un Comunista, “istruito” e temprato in America Latina.</p>
<p align="center">***</p>
<p>Ma cosa intendo dire con “sono un Comunista”?</p>
<p>Sono un Leninista, Maoista, Trotskista? Appoggio il modello cinese o sovietico?</p>
<p>Sinceramente, non ne ho la minima idea! A dire la verità, queste sottigliezze non mi interessano molto.</p>
<p>Per come la vedo io, un vero Comunista è uno che combatte contro l’imperialismo, il razzismo, “l’eccezionalismo occidentale”, il colonialismo e il neo-colonialismo. Lui o lei è un convinto internazionalista, una persona che crede nell’uguaglianza e nella giustizia sociale per tutti i popoli della terra.</p>
<p>Lascio le questioni teoriche a chi ha tanto tempo a disposizione. Mai e poi mai rileggerei l’intero <i>Das Kapital</i>. É troppo lungo. Lo lessi a 16 anni. Penso che leggerlo una volta basti. Non è l’unico pilastro del Comunismo, né una sacra scrittura da citare costantemente.</p>
<p>Più che dal <i>Das Kapital</i>, sono stato influenzato da quello che ho visto in Africa, in Medio Oriente, in Asia e America Latina. Ho girato il mondo, sono stato in circa 160 Paesi. Ho vissuto in tutti i continenti. Ovunque andavo, ero testimone delle orribili razzie fatte dall’Occidente a danno del Pianeta e ancora in atto.</p>
<p>Ho visto l’Impero forzare gli Stati a delle bestiali guerre civili, innescate per far sì che le multinazionali potessero tranquillamente saccheggiare. Ho visto milioni di rifugiati provenienti da Paesi una volta orgogliosi e benestanti (almeno potenzialmente) rovinati dall’Occidente: rifugiati congolesi, rifugiati somali, rifugiati libanesi e siriani, rifugiati dall’Afghanistan. Ho visto condizioni disumane in fabbriche simili a inferni; ho visto mostruose aziende di sfruttamento, miniere e terre simili a villaggi feudali. Ho visto borgate e città di soli neri i cui abitanti si erano estinti, morti per la fame, la malattia o per entrambi.</p>
<p>Ho passato giorni e giorni ad ascoltare le scioccanti testimonianze di vittime torturate. Ho parlato a madri che avevano perso i loro bambini, a mogli che avevano perso i loro mariti, a mariti che avevano visto le proprie mogli e figlie stuprate davanti ai loro occhi.<br />
E più vedevo cose, più ero testimone, più le storie che ascoltavo erano scioccanti; più mi sentivo obbligato a schierarmi, a combattere per quello che credo potrebbe essere un mondo migliore.</p>
<p>Ho scritto due libri riassuntivi di centinaia di storie di terrore commesse dall’Occidente: “<i>Exposing Lies Of The Empire</i><i>” </i> e<i> “</i><i>Fighting Against Western Imperialism</i><i>”</i><i> </i>.</p>
<p>Non mi preoccupa quanto sia stato sprezzante l’Impero nel ritrarre popoli ancora  fedeli ai loro ideali e pronti a sacrificare tutto o quasi per combattere strenuamente in nome della giustizia.</p>
<p>Non ho paura di essere ridicolo. Ma sono terrorizzato all’idea di poter sprecare la mia vita se solo ponessi su un piedistallo l’egoismo, elevandolo al di sopra dei valori più alti in termini umanitari.</p>
<p>Credo che uno scrittore non possa essere “neutrale” o apolitico. Se lo è, è un codardo. O un bugiardo. Non per niente, alcuni tra i più grandi scrittori moderni erano comunisti: José Saramago, Eduardo Galeano, Pablo Neruda, Mo Yan, Gabriel García Márquez, per nominarne alcuni. Niente male come compagnia, niente affatto!</p>
<p>E credo anche che vivere e combattere per gli altri sia molto più soddisfacente che vivere solo per il proprio egoistico interesse e piacere.</p>
<p align="center">***</p>
<p style="text-align: left" align="center">Ammiro Cuba per quello che ha fatto a favore dell’ umanità in circa sei decadi di rivoluzionaria esistenza. L’internazionalismo cubano è quello che ritengo sia il “mio comunismo”.<br />
Cuba ha cuore, e fegato. Sa come combattere, come accogliere, come cantare e danzare, come non tradire i propri ideali.</p>
<p>É un modello? É perfetta? No, certo che non lo è. Ma non cerco la perfezione nei Paesi o nei popoli, né nelle rivoluzioni, se è per questo. La mia stessa vita è stata tutt’altro che perfetta. Ognuno di noi commette errori e prende decisioni sbagliate: Paesi, popoli, e anche rivoluzioni.</p>
<p>A dirla tutta, la perfezione mi inorridisce. É fredda, sterile, auto compiacente. Ascetica, puritana, quindi non umana, direi perversa. Non credo nei santi. E mi sento a disagio quando qualcuno pretende di esserlo. Sono queste piccole sviste e imperfezioni a rendere i popoli e i paesi così calorosi, così amabili, cosi umani.</p>
<p>L’intero corso della rivoluzione cubana non è stato mai perfetto, ma si è sempre basato sulle più profonde ed essenziali radici umane. E perfino quando Cuba stette per un po’ di tempo sola o quasi (come ho scritto io e come lo stesso Fidel ha da poco confermato nelle sue <i>Riflessioni</i>, fu la Cina che alla fine porse la sua poderosa mano fraterna), lei sanguinò, soffrì e tremò dal dolore provocato dagli innumerevoli tradimenti, ma mai si allontanò dalla sua strada, si mise in ginocchio, implorò o si arrese!</p>
<p>Ecco perché penso che i popoli e i Paesi vivranno. Non baratteranno i loro ideali con gingilli, l’amore con la sicurezza e i vantaggi, la dignità con ricompense ciniche e sporche di sangue. <i>Patria no se vende</i>, dicono a Cuba. Tradotto a grandi linee: “La madrepatria non si vende”. E anche io credo che l’umanità non dovrebbe mai essere messa in vendita, né tantomeno l’amore.</p>
<p>Ed ecco perché sono comunista!</p>
<p>***</p>
<p>Tradire quello che noi esseri umani siamo realmente, o tradire i più poveri tra i poveri e i più vulnerabili tra di noi, credo sia molto più spaventoso che il suicidio, o la morte.</p>
<p>Una persona, una patria o una cultura che prospera basandosi sulla sofferenza degli altri è morta, e fortemente immorale.</p>
<p>L’Occidente ha fatto esattamente questo, per decadi e secoli. Si è mantenuto in vita ed è cresciuto tramite l’asservimento degli altri e l’usurpazione di tutto ciò che era sulla faccia della terra e nel suo interno.</p>
<p>Ha corrotto, moralmente e finanziariamente, milioni di persone nelle colonie e negli Stati sottomessi, trasformandoli in collaboratori sfacciati e rammolliti. Ha istruito, indottrinato e organizzato enormi eserciti di traditori per tutti i continenti, in quasi tutti gli angoli del mondo.</p>
<p>Il tradimento è l’arma più potente dell’Impero Occidentale, oltre all’oblio. L’Occidente trasforma gli esseri umani in prostitute e macellai e chi si oppone in prigionieri, schiavi e martiri. Pianifica bene l’addestramento: avvelena i sogni e getta nel fango gli ideali. Non lascia vivo niente di puro.</p>
<p>Le persone possono sognare solo attraverso gli hardware: gli iphone e i tablet, le macchine e le televisioni. Ma i messaggi sono vuoti, pieni di nichilismo, ripetitivi, futili. Le macchine oggi sono sempre più veloci, ma non c’è niente di così essenziale ad aspettare alla fine del viaggio. I telefoni hanno centinaia di funzioni e applicazioni, ma trasmettono sempre di più messaggi vacui. Le televisioni rigurgitano pubblicità negativa e intrattenimento intellettualmente tossico.</p>
<p>Tutto porta profitto alle grandi società. Tutto garantisce obbedienza. Tutto rafforza il regime. Ma per molti versi l’umanità sta diventando sempre più povera, mentre il pianeta è quasi ormai del tutto in sfacelo.</p>
<p>La bellezza è sostituta con immagini piene di sangue. La conoscenza è disprezzata, sostituita da pop primitivo. O confusa con quelle lauree o quei timbri di accettazione così apparentemente ufficiali rilasciati da quei centri di indottrinamento chiamati università: “Laureato: pronto a servire l’Impero!”.</p>
<p>È sparita la poesia, dalle librerie e dalla vita.</p>
<p>L’amore è modellato su immagini di cultura popolare, è ancorato a vecchi, soffocanti e datati dogmi cristiani.</p>
<p>È evidente che solo il comunismo è stato forte abbastanza a lungo nello sfidare la forza più potente e distruttiva del nostro pianeta: il colonialismo/imperialismo occidentale, serrato in un disgustoso e incestuoso matrimonio con la propria prole, le crudeli, feudali, capitaliste e religiose gang di elite locali, al fine di conquistare e rovinare tutti i Paesi del mondo.</p>
<p>Sia l’Impero sia i suoi schiavi stanno tradendo l’umanità. Stanno rovinando il pianeta, conducendolo a forza in uno stadio in cui tutto potrebbe diventare inabitabile. O dove la vita stessa potrebbe perdere il suo significato.</p>
<p>Per me, essere un vero comunista significa questo: essere impegnato in una lotta costante contro l’incessante stupro dell’intelligenza umana, dei corpi, della dignità, contro il saccheggio di risorse e della natura, contro l’egoismo e la conseguente vacuità intellettuale ed emotiva. Non mi importa sotto quale bandiera questo viene fatto: rossa con la falce e il martello o rossa con le stelle gialle. Mi vanno bene tutte, purché coloro che sventolano questi vessilli siano onesti e preoccupati del destino dell’uomo e del pianeta.</p>
<p>E fino a quando le persone continuano a chiamarsi comunisti, significa che sanno ancora sognare.</p>
<p align="center">***</p>
<p>La propaganda occidentale ci chiede: “Mostrateci una società comunista perfetta”.</p>
<p>Io rispondo: “Non esiste una società così. Gli esseri umani, abbiamo scoperto, sono incapaci di creare qualcosa di veramente perfetto. Per fortuna!”</p>
<p>Solo i fanatici religiosi aspirano alla “perfezione”. Gli uomini morirebbero di noia in un mondo perfetto.</p>
<p>La rivoluzione, quella comunista, è un viaggio, un processo. È un enorme, eroico tentativo di costruire un mondo migliore con le menti degli uomini, i muscoli, i cuori, la poesia, il coraggio. È un processo continuo, dove le persone danno più di quello che prendono e dove non c’è sacrificio, solo l’adempimento del proprio dovere nei confronti dell’essere umano.</p>
<p>Che Guevara disse: “I sacrifici non devono essere mostrati come una carta di identità. Non sono altro che l’adempimento dei propri impegni.”</p>
<p>Forse in Occidente è troppo tardi affinché questi concetti fioriscano. L’egoismo, il cinismo, l’avidità e l’indifferenza sono stati inculcati nel sub-inconscio della maggior parte delle persone. Forse è per questo che, nonostante i loro privilegi materiali e sociali, gli abitanti dell’Europa e del Nord America (ma anche del Giappone), sembrano essere così demoralizzati e avviliti. Vivono solo per se stessi, a spese degli altri. Vogliono sempre di più beni materiali e privilegi. Hanno perso la capacità di spiegare la propria condizione ma, probabilmente, nel profondo, sentono un vuoto, percependo intuitivamente che qualcosa è terribilmente sbagliato.</p>
<p>Ed è per questo che odiano il comunismo. È per questo che restano ancora attaccati alle menzogne auto compiacenti, agli imbrogli e ai dogmi a loro dispensati dalla propaganda di regime. Se i comunisti hanno ragione di conseguenza loro hanno torto. E loro sospettano di avere torto. Il comunismo rappresenta la loro cattiva coscienza e gli fa temere che un giorno l’insieme di menzogne possa essere rivelato.</p>
<p>La maggior parte delle persone in Occidente, anche coloro che sostengono di essere di sinistra, desiderano che il comunismo sparisca. Vogliono denigrarlo, coprirlo di fango, portarlo “al loro livello”. Vogliono imbavagliarlo. Stanno disperatamente cercando di convincere se stessi che il comunismo sbaglia. Altrimenti, la responsabilità di centinaia di milioni di vite li perseguiterà incessantemente. Altrimenti, dovranno ascoltare e forse accettare che i privilegi degli Europei e dei Nord Americani sono stati costruiti su crimini spaventosi a danno dell’umanità. Altrimenti, dovranno essere forzati, a livello morale, a smantellare i loro benefici (qualcosa di veramente impensabile data la mentalità della cultura occidentale).</p>
<p>Le recenti prese di posizione della maggior parte degli Europei contro i rifugiati provenienti da quei paesi destabilizzati dall’Occidente, mostrano chiaramente quanto esso sia morto moralmente. È incapace di formulare i giudizi etici basilari. La sua capacità di pensare razionalmente è ormai collassata.</p>
<p>Ma l’Occidente continua a governare il mondo. O più precisamente, gli taglia le braccia, portandolo verso il disastro.</p>
<p>La logica dell’imperialismo occidentale è semplice: “Saccheggiamo e deprediamo solo perché, se non lo facessimo, altri ci penserebbero! Siamo tutti uguali. Non possiamo evitarlo. Quello che facciamo è essenziale per la natura umana”.</p>
<p>Non è vero. Sono tutte fesserie. Ho visto persone comportarsi meglio, molto meglio di così, quasi ovunque al di fuori del mondo occidentale e delle sue colonie. Perfino quando riescono a liberarsi per qualche anno dalle torture e dalle prigioni (dell’Impero), si comportano molto meglio. Ma di solito non gli è permesso sgattaiolare troppo a lungo. L’Impero punisce con forza quelli che si permettono di anelare alla libertà. Organizza colpi di stato contro i governi ribelli, destabilizza l’economia, sostiene l’opposizione o invade direttamente questi Paesi.</p>
<p>È chiaro a tutti coloro ancora capaci e disposti a vedere che, se il malvagio Impero Occidentale collassasse, gli uomini vorrebbero e sarebbero capaci di costruire delle grandi società egualitarie e compassionevoli.</p>
<p>Credo che questa non sia la fine. Le persone si stanno svegliando dall’indottrinamento e dall’oblio. Si stanno creando delle nuove alleanze anti-imperialiste. Il 2016 non è il 1996, quando era caduta ogni speranza.</p>
<p>Si è avviata una battaglia, quella per la sopravvivenza della specie umana.</p>
<p>Non è una tipica guerra fatta di pallottole e missili. È una guerra di energie e ideali, sogni e informazione.</p>
<p>Prima di morire, il grande scrittore e rivoluzionario uruguaiano Eduardo Galeano mi disse: “Presto arriverà il momento, e il mondo sventolerà di nuovo i vecchi vessilli!”.</p>
<p>Sta succedendo ora! In America Latina, in Africa, in Asia, in quasi tutte le parti dell’ex Unione Sovietica, in Cina, le persone chiedono più comunismo, non meno. Non sempre lo chiamano con il suo nome, ma desiderano ardentemente ciò che rappresenta: libertà, solidarietà, passione, fervore, coraggio nel cambiare il mondo, uguaglianza, giustizia, internazionalismo.</p>
<p>Non ho dubbi sul fatto che vinceremo. Sospetto però che prima di riuscire a farlo, l’Impero annegherà tutti i continenti con il sangue. Il desiderio degli occidentali di governare e controllare è patologico. Sono pronti ad uccidere milioni di coloro che non sono disposti a cadere ai loro piedi. Hanno già ucciso milioni di persone lungo i secoli. E ne sacrificheranno altrettanto.</p>
<p>Ma questa volta verranno fermati.</p>
<p>Io ci credo, e spalla a spalla con gli altri, lavoro giorno e notte affinché questo accada.</p>
<p>Perché è un mio dovere.</p>
<p>Perché io sono comunista!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Andre Vltchek</p>
<p>traduzione di Elena Dardano</p>
<p>dal sito di Rifondazione Comunista</p>
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		<title>Ida Garberi, giornalista italiana: “Cuba è parte di me, o per meglio dire, sono già parte del suo popolo”</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 23:34:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ida Garberi è un'amica di Boltxe, di quelle amiche affettuose che Boltxe ha in tutto il pianeta. È una cittadina italiana molto speciale che vive da anni a Cuba e che lavora per Prensa Latina e Cubadebate. Infaticabile rivoluzionaria, viaggiatrice ed internazionalista, dà risposta a varie domande che gli abbiamo fatto.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_3230" style="width: 186px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-3230" src="/files/2012/02/ida_garberi.jpg" alt="Ida Garberi" width="186" height="300" /><p class="wp-caption-text">Ida Garberi</p></div>
<p>Ida Garberi è un&#8217;amica di Boltxe*, di quelle amiche affettuose che Boltxe ha in tutto il pianeta. È una cittadina italiana molto speciale che vive da anni a Cuba e che lavora per Prensa Latina e Cubadebate. Infaticabile rivoluzionaria, viaggiatrice ed internazionalista, dà risposta a varie domande che gli abbiamo fatto. </strong></p>
<p>-Ida, per incominciare, affinché i lettori conoscano la tua traiettoria, commentaci perché hai deciso di abbandonare l&#8217;Italia europea e suppostamente prospera per stabilirti nella Cuba rivoluzionaria?</p>
<p>-Bhé, per i miei ideali di sinistra e comunisti. Io non ho paura di dichiararmi così, al contrario di molti europei che conosco; credo che determinati ideali sono sempre validi, non crollano coi muri, sono gli uomini o le donne quelli e quelle che falliscono nell’applicarli alla realtà… Nel 1999 decisi che l&#8217;Europa era troppo soffocante per me, che il capitalismo stava giustiziando il mio popolo e volli vivere il socialismo di Cuba, l&#8217;unico mondo migliore possibile.</p>
<p>Ora per me sarebbe impossibile ritornare a vivere in Italia, già Cuba è parte di me, sta dentro me… o per meglio dire, sono già parte del suo popolo.</p>
<p>-53 anni sono trascorsi dal trionfo della rivoluzione… dicci, che radiografa faresti dell&#8217;attuale stato della stessa?</p>
<p>-Guarda, mi piacciono le misure che Raul Castro ed il Partito Comunista di Cuba hanno deciso nel Congresso e nella Conferenza. La tensione che abbiamo nel paese è tra le necessarie trasformazioni economiche, d’accordo con i tempi, e le resistenze interne di determinati spazi di potere intermedio. È un binomio classico, corrispondente alla lotta tra coloro che, lealmente, desiderano migliorare il processo socialista e certe caste burocratiche che vedono menomare, coi cambiamenti, le loro piccole e medie quote di potere.</p>
<p>Come lavoratrice della stampa, per esempio, credo che siano fondamentali le parole di Raul Castro al termine della Conferenza del Partito:</p>
<p>“È necessario incentivare un maggiore professionismo tra i lavoratori della stampa, compito nel quale siamo sicuri conteremo con l&#8217;appoggio dell&#8217;Unione dei Giornalisti di Cuba (UPEC), dei mezzi di comunicazione e degli organismi e delle istituzioni che devono tributare informazioni fedeli ed opportune per, tra tutti, con pazienza ed unità di criterio, perfezionare ed elevare continuamente l&#8217;effettività dei messaggi e l&#8217;orientazione ai compatrioti”.</p>
<p>“Allo stesso tempo, la conformazione di una società più democratica contribuirà anche a superare atteggiamenti simulanti ed opportunisti sorti, sotto la protezione della falsa unanimità e del formalismo nel trattamento di differenti situazioni della vita nazionale”.</p>
<p>“È necessario abituarci tutti a dire la verità di fronte, guardandoci negli occhi, divergere e discutere, divergere perfino con quello che dicono i capi, quando consideriamo che abbiamo ragione, come è logico, nel posto adeguato, nel momento opportuno ed in forma corretta, cioè, nelle riunioni, non nei corridoi. Bisogna essere disposti a provocarci dei problemi difendendo le nostre idee ed affrontando con fermezza quanto fatto male.”</p>
<p>-Le nuove misure economiche proposte dal governo di Raul, che livello di successo stanno avendo dalla tua prospettiva e che livello di accettazione hanno nella popolazione?</p>
<p>-Io credo che il popolo sia molto contento dei cambiamenti, ogni giorno aumentano i lavoratori autonomi, i cubani e le cubane aderiscono ai prestiti delle banche per riparare le case&#8230; Raul ha esperienza di un&#8217;economia di guerra, per questo motivo continua a lavorare senza fretta ma senza pausa, per continuare a costruire, dal momento che si è fatto molto… però anche, manca ancora molto da fare.</p>
<p>-Che rotta consideri che sta seguendo il processo rivoluzionario? Credi che Cuba tenta di imitare qualche modello straniero come il cinese od il vietnamita…?</p>
<p>-Io credo che Cuba, mentre alcuni fanno resistenza al cambiamento ed altri superano gli ostacoli per proseguire, il paese continua ad incontrare strade proprie per uscire dal pantano burocratico. Io credo come Galeano che sarà più presto che tardi, “perché la burocrazia si riproduce ripetendosi, ma le rivoluzioni, quando sono vere, si moltiplicano trasformandosi.”</p>
<p>-Inevitabilmente Fidel per ragioni di età decederà… Come vedi la Cuba post-Fidel?</p>
<p>-Bhé, stiamo già nella Cuba post Fidel e mi sembra che il paese stia dimostrando che possa proseguire grazie alla strada che lo stesso Comandante in Capo tracciò.</p>
<p>E’ stato lo stesso comunista Fidel che ci ha avvisato alla fine del 2005: segnalò che la Rivoluzione può arrivare ad essere reversibile per i nostri errori… per questo le nuove relazioni di produzione dovranno crearsi con una nuova coscienza nella misura in cui i lavoratori si riconoscano come attori, direttori e padroni della produzione materiale, perché il socialismo di oggi non è solo distribuzione, è una rinnovatrice forma di produrre. E sempre ricordando Fidel, sono convinta che prima trionferà una rivoluzione socialista negli USA che una controrivoluzione in Cuba.</p>
<p>-Sei stata in Honduras dopo il golpe di stato del 2009… dicci come stanno ora le cose nel paese centroamericano e se credi che i golpisti hanno raggiunto i loro obiettivi.</p>
<p>-Sinceramente io credo che il ritorno di Mel Zelaya nel maggio del 2011, negoziata poco prima dallo stesso ex presidente nell&#8217;accordo di Cartagena de Indias, abbia avuto una contropartita polemica dentro il Fronte: il riconoscimento della legittimità del Governo di Porfirio Lobo, sbloccando il reingresso dell’Honduras nell&#8217;Organizzazione degli Stati Americani (OSA). Dopo il ritorno di Zelaya, nel Fronte di Resistenza si crearono due spazi: quello che scommette sulla via elettorale, e lo spazio rifondazionale, che mantiene la Costituente come primo obiettivo e considera che non ci sono le condizioni per presentarsi a nessuna elezione.</p>
<p>Chi opta per continuare a lottare per una Costituente bisogna segnalare che non appoggia per niente l&#8217;uso delle armi, vuole fermare il paese con un&#8217;occupazione pacifica. Presentando un partito nelle prossime elezioni ci si sta muovendo coi tempi dei golpisti. Sono convinta che sia un errore, perché il potere popolare non si costruisce dai governi, si costruisce dalle basi. La mia paura è che la riforma costituente, la reclamata Rifondazione del paese, rimanga sempre di più in un secondo piano.</p>
<p>Come pensare di andare alle elezioni finché continua l&#8217;impunità totale e l&#8217;oligarchia golpista controlla la Corte Suprema di Giustizia, la Procura, il Congresso ed il Tribunale Elettorale?&#8230;</p>
<p>Ho fede che il popolo honduregno non è più lo stesso, che crebbe enormemente che non può fermarsi nel suo cammino rivoluzionario… che come diceva il Che Guevara: “Perché questa gran umanità ha detto ‘Basta! &#8216; ed ha cominciato a camminare. E la sua marcia, di gigante, non si fermerà oramai fino a conquistare la vera indipendenza, per la quale sono morti già inutilmente più di una volta. Ora, in ogni caso, quelli che muoiano, morranno come quelli di Cuba, quelli di Playa Giron, morranno per la loro unica, vera ed irrinunciabile indipendenza.”</p>
<p>-Consideri che l&#8217;evoluzione di altri processi come quello dell&#8217;Ecuador o del Venezuela, sono verso il socialismo o pensi che possano rimanere a metà strada?</p>
<p>-Io penso che il socialismo in un solo paese non può sopravvivere, è indispensabile che le rivoluzioni che abbiamo ora in America Latina si approfondiscano completamente fino al socialismo o tutti perderemo. Non possiamo cedere né un tantino così all&#8217;imperialismo, è indispensabile, per me, non cedere al fascismo riformista, bisogna seguire l&#8217;esempio di Fidel che ruppe definitivamente con l&#8217;imperialismo. Affinché il popolo oppresso sia il vero padrone del suo futuro deve ascoltare Martì: fa molto danno in questo mondo la vigliaccheria; fa molto danno la lirica governativa e la politica importata.</p>
<p>-In generale e per la tua esperienza in Prensa Latina, tra gli altri mezzi di comunicazione, come vedi la prospettiva di lotta dei popoli d&#8217;America?</p>
<p>-Voglio dirti che l&#8217;ultimo Vertice dell&#8217;ALBA mi ha fatto sentire molto ottimista, anche la creazione della CELAC è un evento molto importante per camminare fino ad un&#8217;unità dei popoli dell&#8217;America Latina, senza gringo imperialisti infiltrati tra noi. Ora è importante che i popoli, dal basso ed a sinistra, facciano ascoltare le loro voci, non hanno mai avuto un’opportunità come quella di oggi, non possiamo permettere che ci strappino i sogni, mai. Bisogna agire, perché credo che America Latina, in questo mondo di pazzi disposti a tirare la “bomba finale del mondo”, ha la responsabilità di dimostrare che l&#8217;unico mondo possibile è il socialismo. Se fallisce… non credo che ci sia una seconda possibilità.</p>
<p>-Ida, sei comunista come noi ed abbiamo un capitalismo che ogni giorno si assomiglia sempre più alle barbarie che ha narrato Rosa Luxemburgo&#8230; Pensi che tutto questo condurrà al socialismo o al contrario i popoli sono stati sufficientemente anestetizzati dal capitale?</p>
<p>-Non credo che i popoli siano anestetizzati, al contrario, perfino Internet è diventato più rosso…altrimenti perché cercare una “SOPA” per farci tacere???? Il punto sarà non permettere che gli infiltrati, gli opportunisti, i corrotti possano interrompere questa voglia di gridare e ribellarsi dei popoli, dobbiamo fare un&#8217;integrazione rivoluzionaria contando moltissimo solo sui rivoluzionari veri. Non dobbiamo chiedere permesso, dobbiamo agire ed esigere che i governi abbiano posizioni interne più radicali a beneficio dei loro popoli per potere ottenere la tanto rimpianta integrazione.</p>
<p>-Un&#8217;ultima domanda, sappiamo che sei sempre molto occupata…Da Cuba, come vedi il processo per la sovranità e per il socialismo di Euskal Herria?</p>
<p>-Come tutti i popoli oppressi, il popolo basco ha perso la sua sovranità e la sua identità a causa della divisione che hanno deciso due potenze colonialiste. Sappiamo che il capitalismo cercherà sempre la forma di incolpare gli innocenti e gli oppressi, di nascondere la realtà dietro bugie comode.</p>
<p>Spero che il popolo basco possa reclamare la sua sovranità perché la sua indipendenza è il primo passo per un vero socialismo, dove i valori che si generano possano proporzionare risultati sociali ed ecologici più efficaci e, simultaneamente, i frutti dei miglioramenti economici siano ripartiti nella forma più equilibrata possibile. Per terminare, ti cito alcune frasi del Che Guevara, dal suo scritto “Il socialismo e l&#8217;uomo in Cuba”, sono del 1965, ma dopo 47 anni continuano ad essere più che vigenti: “Per costruire il comunismo, simultaneamente con la base materiale bisogna fare l&#8217;uomo nuovo. Da lì deve essere molto importante scegliere correttamente lo strumento di mobilitazione delle masse. Questo strumento deve essere di indole morale, fondamentalmente, senza dimenticare un corretto utilizzo dello stimolo materiale, soprattutto di natura sociale… La strada è lunga e piena di difficoltà. A volte, per perdere la rotta, bisogna retrocedere; altre volte, per camminare troppo rapidamente, ci separiamo dalle masse; in altre occasioni per farlo lentamente, sentiamo l&#8217;alito di quello che ci sta pestando i talloni. Nella nostra ambizione di rivoluzionari, tentiamo di camminare tanto rapidamente quanto sia possibile, facendo un cammino, ma sappiamo che dobbiamo nutrirci della massa e che questa potrà avanzare più rapido solo se l&#8217;incoraggiamo col nostro esempio.”</p>
<p>-Bhé grazie per la tua gentilezza, sai che per Boltxe sei una persona molto speciale e che questa sarà sempre la tua casa. Ti salutiamo molto affettuosamente e come ha detto il nostro Che… Hasta la victoria sempre.</p>
<p>*Boltxe è una pubblicazione basca</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>preso da cubaperiodistas.cu</p>
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