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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Cina</title>
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		<title>MINREX: Cuba condanna l&#8217;ingerenza nei temi interni della Cina</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Sep 2019 00:20:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nelle ultime settimane, abbiamo osservato con preoccupazione la successione di manifestazioni violente ed atti vandalici nella Regione Amministrativa Speciale di Hong Kong, promossi dall'estero, che tentano colpire l'ordine politico, economico e sociale, e generare insicurezza nella Repubblica Popolare Cinese.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9795" alt="declaracion_minrex_0_0-580x330" src="/files/2017/02/declaracion_minrex_0_0-580x330.jpg" width="580" height="330" />Nelle ultime settimane, abbiamo osservato con preoccupazione la successione di manifestazioni violente ed atti vandalici nella Regione Amministrativa Speciale di Hong Kong, promossi dall&#8217;estero, che tentano colpire l&#8217;ordine politico, economico e sociale, e generare insicurezza nella Repubblica Popolare Cinese.  </strong></p>
<p>Il ritorno di Hong Kong alla sovranità cinese nell&#8217;anno 1997 costituì un atto di giustizia storica ed un&#8217;espressione dello spirito pacifico della Repubblica Popolare Cinese, nonostante sia stato vittima dell&#8217;imposizione di trattati disuguali da parte di potenze imperialiste.</p>
<p>Da allora, e col suo status attuale, Hong Kong è stato parte inseparabile della Repubblica Popolare Cinese ed ha ottenuto un livello solido di sviluppo, con stabilità e prosperità economica, sulla base dell&#8217;implementazione di successo dei principi “una sola Cina” ed “un paese, due sistemi.”</p>
<p>Il Ministero di Relazioni Estere condanna l&#8217;ingerenza nei temi interni della Cina, mentre respinge qualunque tentativo di ledere l&#8217;integrità territoriale e la sovranità della Repubblica Popolare Cinese.</p>
<p>Cuba appoggia gli sforzi del governo centrale di Pechino e delle autorità di Hong Kong per concludere questa situazione, preservare la pace e recuperare la stabilità.</p>
<p>Ci fidiamo pienamente della capacità e della saggezza delle autorità cinesi per mettere fine a questi eventi di destabilizzazione e ritornare alla normalità.</p>
<p>L&#8217;Avana, 5 settembre 2019</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Cina in America Latina: gli USA perdono il “cortile di casa”</title>
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		<pubDate>Tue, 28 May 2019 00:02:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cina ha invitato formalmente l’America Latina a partecipare all’Iniziativa sulla Via della Seta nel gennaio 2018, nel corso dell’incontro con la Comunità degli Stati dell’America latina e dei Caraibi (CELAC) a Santiago del Cile, dove la foto emblematica è stata quella dei ministri degli Esteri cinese e venezuelano che si stringevano la mano. Da allora, 16 paesi della regione hanno manifestato l’intenzione di far parte di questo progetto di connettività commerciale e hanno già concordato accordi in tal senso.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11006" alt="ChinaAL" src="/files/2019/05/ChinaAL.jpg" width="580" height="293" />Cina ha invitato formalmente l’America Latina a partecipare all’Iniziativa sulla Via della Seta nel gennaio 2018, nel corso dell’incontro con la Comunità degli Stati dell’America latina e dei Caraibi (CELAC) a Santiago del Cile, dove la foto emblematica è stata quella dei ministri degli Esteri cinese e venezuelano che si stringevano la mano. </strong><strong>Da allora, 16 paesi della regione hanno manifestato l’intenzione di far parte di questo progetto di connettività commerciale e hanno già concordato accordi in tal senso.</strong></p>
<p>Oltre al Venezuela, che è alleato strategico di Pechino nella costruzione del mondo multipolare, altri paesi hanno firmato accordi: Panama, Brasile, Messico, Bolivia, Antigua e Barbuda, Costa Rica, Cile e Guyana.<br />
Il piano globale avviato nel 2013 con l’annuncio pubblico del presidente Xi Jinping, contempla il rafforzamento delle infrastrutture, del commercio e degli investimenti tra il gigante asiatico e circa 65 paesi, con il coinvolgimento del 62% della popolazione mondiale e del 75% delle riserve energetiche conosciute.</p>
<p>In questo senso, l’America Latina creerà una grande linea di trasporti transoceanici sulla Via della Seta perché condivide con la Cina l’Oceano Pacifico, essendo questo l’estensione naturale che collega le due zone economiche, come ha dichiarato la Cina nel suo incontro con i paesi della CELAC all’inizio del 2018. Proprio in tale sede essa ha enfatizzato il ruolo fondamentale del blocco continentale nel piano di cooperazione internazionale.</p>
<p>Naturalmente, gli investimenti per realizzare il progetto non partono da zero. I progetti bilaterali con diverse nazioni dell’America Centrale, del Sud America e dei Caraibi risalgono al 2005. In quell’anno essi hanno ricevuto 4,7 miliardi di dollari in investimenti cinesi. Alla fine del 2018, questa cifra è aumentata del 425%, raggiungendo i 20 miliardi di dollari.</p>
<p>Negli ultimi otto anni, anche lo scambio commerciale è aumentato di 22 volte, superando i 280 miliardi di dollari nel 2017. Dati della Commissione Economica per l’America Latina e i Caraibi (CEPAL), forniti dalla sua segretaria Alicia Bárcena, posizionano il paese asiatico come il secondo partner commerciale più importante per la regione, e il primo per il Sud America, soppiantando gli Stati Uniti.<br />
L’intento di interconnettere globalmente le economie nazionali attraverso la Via della Seta e sotto l’emergente leadership cinese, formalizza e dà un nome a più di un decennio di relazioni commerciali.</p>
<p><span style="color: #ff0000">Progetti e piani per la Via della Seta in America Latina</span></p>
<p>La complessa relazione sino-latinoamericana che fino agli anni ’90 si concentrava sugli investimenti in prodotti minerari e risorse naturali per il loro trasferimento in Cina, è entrata nel nuovo secolo con l’obiettivo di consolidare infrastrutture di trasporto ad alto impatto, tra cui la costruzione di strade, porti marittimi e ferrovie.<br />
Secondo il database finanziario Cina-America Latina preparato da The Dialogue, il centro di ricerca politica degli Stati Uniti, esistono 150 progetti legati ai trasporti, di cui quasi la metà sono in fase di costruzione.<br />
Inoltre, negli ultimi anni è avvenuta una diversificazione nel settore energetico, con l’investimento di 96,9 miliardi di dollari nella trasmissione e produzione di energia elettrica.</p>
<p>Per numero di progetti, Bolivia, Brasile e Giamaica sono le principali destinazioni degli investimenti cinesi nei canali fisici di comunicazione. Nel paese andino, sono stati sviluppate più di 20 opere tra strade e ponti, mentre in Brasile, dove l’importo totale supera i 28 miliardi di dollari, sono stati discussi 13 accordi in relazione alle infrastrutture di trasporto, come anche in Giamaica.</p>
<p>La Cina ha posto un accento particolare sulle aree portuali del Pacifico, dei Caraibi e dell’Atlantico. In effetti, ha maggiore successo nell’acquisizione o nella costruzione di questo tipo di impianti. Circa 20 progetti sono già stati completati o sono in fase di attuazione in Messico, Cuba, Panama, Venezuela, Ecuador, Brasile e Cile. Sono anche in discussione strutture portuali in Colombia, Perù e Uruguay.</p>
<p>Per quanto riguarda i porti, i 19 patti di cooperazione sugli scambi e le infrastrutture concordati sul Canale di Panama hanno una rilevanza particolare. Qui si evidenzia la mossa diplomatica panamense per approfondire le sue relazioni politiche con la Cina nel quadro della Via della Seta, dal momento che è il primo paese a firmare un accordo ufficialmente parte del progetto: la costruzione di una ferrovia ad alta velocità tra le zone urbane.<br />
Nel giugno 2017, Panama ha rotto le relazioni diplomatiche con Taiwan, avviando così progetti giganteschi come la costruzione del quarto ponte sul Canale di Panama, di un porto per le navi da crociera all’entrata nel Pacifico e un porto per container situato vicino l’ingresso atlantico.</p>
<p>In ragione della sua posizione geografica, anche il Cile è considerato come un accesso naturale alla regione attraverso il Pacifico. Oltre alle aree portuali, la Cina investe nelle telecomunicazioni proponendo di costruire un cavo in fibra ottica sottomarino che attraversi l’oceano, di una lunghezza di 24 mila chilometri. Questo significa consentire un migliore scambio di informazioni tra Asia e America Latina.</p>
<p><span style="color: #ff0000">La risposta geopolitica degli Stati Uniti</span></p>
<p>Colpisce il fatto che molti dei paesi che sono commercialmente associati ai progetti più emblematici della Via della Seta siano quelli che gli Stati Uniti considerano alleati o i loro partner più forti nella regione dell’America Latina.<br />
La cooperazione omnidirezionale del suo rivale economico, che in definitiva non cerca di imporre o modificare le visioni politiche nazionali dei paesi con cui è collegata e, al contrario, rafforza lo sviluppo comune dei blocchi del Sud Globale, rappresenta un serio ostacolo alla volontà di Washington di mantenere una posizione di dominio nella regione.</p>
<p>Il politologo tedesco Wolf Grabendorff lo afferma così: “L’intenzione dichiarata cinese di affermarsi come potenza alternativa nel sistema internazionale non ha incontrato voci critiche in America Latina, e ciò riafferma le paure geopolitiche negli Stati Uniti”.<br />
La Cina sta sfidando l’egemonia degli Stati Uniti in mezzo alla debacle dell’ordine mondiale liberale guidato dall’Amministrazione Trump, che cerca di mitigarne gli effetti scatenando una guerra tariffaria aggressiva su scala globale che non risparmia i paesi latinoamericani.</p>
<p>Confrontando ciò che ciascun modello economico offre, l’apertura globale della Cina a parità di condizioni è in contrasto con il presunto protezionismo statunitense che non ha intenzione di prendersi cura degli interessi nazionali ma degli interessi economici dei gruppi di imprese private.<br />
Oltre ai continui tour di alti funzionari politici per imporre ai paesi satellite di intensificare il conflitto in Venezuela e i processi militari nelle zone di confine con la giustificazione della sicurezza nazionale, non ci sono progetti allettanti che entrino in competizione con l’immersione della Cina nei programmi economici dell’America Latina e dei Caraibi.</p>
<p>Negli ultimi due anni, il comportamento violento del “prendere o lasciare” che gli Stati Uniti adottano ha provocato gravi conseguenze nelle relazioni commerciali con i paesi vicini. Il Messico ha già avvertito lo shock delle condizioni dell’accordo di libero scambio, che ha portato a un deficit commerciale di 64 miliardi di dollari. Altri accordi commerciali con Colombia, Cile, Perù e America centrale sono nel mirino delle decisioni commerciali degli Stati Uniti.<br />
In quanto a risultati, le cifre sono abbastanza eloquenti. I dati del commercio estero degli Stati Uniti mostrano che, dal 2017 al 2018, le esportazioni e le importazioni latinoamericane hanno registrato un aumento del 7,13% e del 6,54%.</p>
<p>Al contrario, per l’alleanza sino-latino-americana, le importazioni e le esportazioni dello stesso anno sono aumentate rispettivamente del 30% e del 23%. Gli Stati rifuggono da misure unilaterali che li costringano a negoziare da una posizione svantaggiata e abbracciano i piani che offrono politiche economiche complementari, ancorate in questo momento alla Cina e ai paesi dell’ordine multipolare.<br />
Il declino americano accelera ad ogni passo che viene compiuto in linea con la Dottrina Monroe?</p>
<p><span style="color: #ff0000">Venezuela, il partner commerciale della Cina che minaccia il “cortile di casa”</span></p>
<p>Il trionfo dei progetti che caratterizzano le nascenti relazioni tra Cina e America Latina è legato alla stabilità politica e alla governabilità dei territori, nonché all’integrazione regionale del continente.<br />
In linea di principio, il consolidamento del blocco regionale è avvenuto durante la prima fase del governo di Hugo Chávez. Nel progetto, era previsto il trasferimento del centro del potere dall’asse occidentale all’asse eurasiatico, e di qui gli sforzi per creare solidi legami diplomatici con le nazioni sorelle per presentarsi come un’altra forza multipolare hanno caratterizzato i primi anni di Chavismo.</p>
<p>Di conseguenza, tale obiettivo è stato accompagnato dalla creazione da parte del Venezuela di organizzazioni come ALBA, Petrocaribe e CELAC, piattaforme multilaterali che hanno riunito i diversi interessi nazionali della regione. Per questo, negli ultimi anni abbiamo assistito ad attacchi contro questi meccanismi di integrazione e gli attori politici che lo gestiscono, con “partner” degli Stati Uniti come la Colombia che guida iniziative tipo Prosur.<br />
Ovviamente, il governo del presidente Nicolás Maduro è l’obiettivo principale delle aggressioni per il fatto di rappresentare l’avanguardia nella regione contro la dottrina Monroe del 21° secolo, proponendo uno schema di commercio internazionale con altre nazioni emergenti, lontano dall’egemonia del dollaro e usando le sue risorse energetiche e minerarie per questa causa.</p>
<p>Ogni aggressione all’economia venezuelana attraverso strumenti finanziari o operazioni irregolari per rendere il suo territorio ingovernabile, cerca di danneggiare (tra altri obiettivi) l’agenda commerciale asiatica in cui il paese è coinvolto, poiché la Cina è una “minaccia esistenziale“ per gli interessi del Pentagono .<br />
Tuttavia, il Venezuela, che è la porta principale per l’ingresso della Via della Seta in quello che gli Stati Uniti considerano il proprio “cortile di casa “, così come per altre iniziative contrarie al neoliberismo, ha contenuto i tentativi di cambiare l’ordine politico nazionale, contrastando l’accerchiamento di quel mondo multipolare che tanto preoccupa Washington.</p>
<p>da Mission Verdad</p>
<p>tradotto da Mauro Gemma per Marx21.it</p>
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		<title>La &#8216;sovranità&#8217; secondo Matteo</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Mar 2019 22:56:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il ministro dell’Interno Matteo Salvini dice no ad accordi con la Cina che possono «creare interferenze con il consolidato posizionamento internazionale dell’Italia» e addirittura configurare una «colonizzazione». Se la questione non fosse molto seria ci sarebbe davvero da ridere di fronte all’ennesima uscita anti-cinese di Matteo Salvini. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10872" alt="salvini" src="/files/2019/03/salvini.jpg" width="580" height="321" />Il ministro dell’Interno Matteo Salvini dice no ad accordi con la Cina che possono «creare interferenze con il consolidato posizionamento internazionale dell’Italia» e addirittura configurare una «colonizzazione».</strong></p>
<p>Se la questione non fosse molto seria ci sarebbe davvero da ridere di fronte all’ennesima uscita anti-cinese di Matteo Salvini.</p>
<p>Il leader leghista manifesta la sua preoccupazione circa un’eventuale «colonizzazione» dell’Italia. Il discorso è condivisibile ma c’è un piccolo problema che sembra sfuggire al padano convertito al nazionalismo: l’Italia è già colonizzata. Dagli Stati Uniti non di certo dalla Cina.</p>
<p>La presenza militare statunitense in Italia inizia nel 1951 a seguito della sottoscrizione di un&#8217;intesa. Nelle 113 installazioni militari statunitensi presenti sul nostro territorio opererebbero circa 13 mila militari. Cifra che raggiunge le 16 mila unità se a questi aggiungiamo il personale amministrativo.</p>
<p>Qualcuno ha mai ascoltato Salvini denunciare questa che di fatto rappresenta una vera e propria occupazione militare?</p>
<p>Solo silenzio da parte del solitamente loquace leghista anche sugli ordigni nordamericani dispiegati in Italia in funzione anti-russa. Il numero più alto di armi nucleari statunitensi schierate in Europa: 70 ordigni su un totale di 180. E siamo gli unici con due basi atomiche: quella dell&#8217;Aeronautica militare di Ghedi e quella statunitense di Aviano (Pordenone). Due primati che comportano spese pesanti a carico del governo di Roma: spese che, a 25 anni dalla fine della Guerra fredda e degli incubi nucleari, appaiono ingiustificabili, come denunciava L’Espresso nel 2014.</p>
<p>Ufficialmente l’arsenale nucleare non esiste. Tanto Washington quanto Roma non hanno mai ammesso la presenza di queste armi letali sul territorio italiano, ma 20 ordigni si trovano presso la base bresciana di Ghedi, mentre altri 50 ad Aviano, custoditi nei bunker USA.</p>
<p>Ancora più risibile la preoccupazione per quel che riguarda i dati sensibili e la tecnologia 5G. «Il trattamento di dati sensibili è interesse nazionale. La sicurezza dei dati non può essere un discorso meramente economico», ha aggiunto Salvini.</p>
<p>Anche in questo caso: si può essere preoccupati per la tecnologia utilizzata dalla Cina quando non è mai emerso nemmeno un sospetto che la Cina voglia servirsi della tecnologia o delle infrastrutture 5g per rubare dati sensibili?</p>
<p>Al contrario di quanto invece fatto dagli Stati Uniti. Forse Salvini dovrebbe andare a rileggersi quanto emerso grazie alle coraggiose denunce di un whistleblower come Edward Snowden. Grazie a lui è emersa l’immensa attività di spionaggio effettuata dall’agenzia statunitense NSA. «La più grande, più potente, più tecnologicamente sofisticata agenzia di spionaggio che il mondo abbia mai conosciuto», ebbe a definirla la rivista statunitense New Yorker.</p>
<p>Finanche le comunicazioni della cancelliera tedesca Angela Merkel furono intercettate.</p>
<p>Secondo quanto rivelato dal quotidiano tedesco Der Spiegel all’epoca dello scandalo, gli Stati Uniti possedevano circa 80 centri di spionaggio in Europa, comuni a CIA e NSA, tra cui uno a Roma.</p>
<p>Infatti anche l’ex Presidente del Consiglio italiano SIlvio Berlusconi finì per essere intercettato.</p>
<p>«Che sia gravissimo non c&#8217;e&#8217; dubbio» ebbe a dichiarare Matteo Salvini, leader dell’allora Lega Nord. «Che debbano dare spiegazioni anche&#8230; Ma già che ci sono gli americani ci dicano pure perchè dal 2011 l&#8217;Italia non ha più un governo legittimamente eletto».</p>
<p>Adesso in Italia un governo legittimamente eletto c’è. Matteo Salvini ne è esponente di punta. Evidentemente una volta arrivato nella cosiddetta stanza dei bottoni il padano folgorato sulla via di Roma ha deciso di farsi portatore delle istanze di quei poteri che dalla fine della seconda guerra mondiale di fatto colonizzano l’Italia.</p>
<p>Al contrario del Movimento 5 Stelle che pur tra limiti e contraddizioni mostra con l’apertura alla Cina di puntare agli interessi dell’Italia molto di più dell’autoproclamato sovranista Matteo Salvini. Il quale ha deciso di farsi portabandiera del vecchio servilismo filo-atlantico che ha storicamente caratterizzato buona parte della classe dirigente italiana.</p>
<p>di Fabrizio Verde, da L&#8217;AntiDiplomatico</p>
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		<title>Diaz-Canel conferma la continuità della Rivoluzione</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Nov 2018 02:17:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Russia, Corea del Nord, Cina, Vietnam e Laos: le visite del presidente Miguel Diaz-Canel in appena due settimane hanno rinforzato antiche e preziose relazioni, confermando che i tempi passano, ma i veri amici rimangono. Per segnalare le sue attività, Diaz-Canel ha utilizzato il suo account in Twitter, per riportare i momenti più importanti in ogni nazione e le sue impressioni sul un periplo avviato per ratificare “la continuità della Rivoluzione e ringraziare per la solidarietà che alimenta la nostra resistenza”.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10723" alt="G.Diaz-Canel" src="/files/2018/11/G.Diaz-Canel.jpg" width="580" height="386" />Russia, Corea del Nord, Cina, Vietnam e Laos: le visite del presidente Miguel Diaz-Canel in appena due settimane hanno rinforzato antiche e preziose relazioni, confermando che i tempi passano, ma i veri amici rimangono.</strong></p>
<p>Per segnalare le sue attività, Diaz-Canel ha utilizzato il suo account in Twitter, per riportare i momenti più importanti in ogni nazione e le sue impressioni sul un periplo avviato per ratificare “la continuità della Rivoluzione e ringraziare per la solidarietà che alimenta la nostra resistenza”.</p>
<p>Il mandatario cubano ha fatto un breve scalo di lavoro in Francia, dove si è incontrato col primo ministro Edouard Philippe, e con la direttrice generale dell&#8217;Unesco, Audrey Azoulay.</p>
<p>Da lì, è partito venerdì 2 novembre per Russia, dove ha sostenuto conversazioni ufficiali col suo collega, Vladimir Putin.</p>
<p>Si è riunito anche col primo ministro Dmitri Medvedev, i titolari della Duma (Camera bassa), Viacheslav Volodin, e del Senato, Valentina Matvienko, il leader comunista Guennadi Ziuganov ed il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Kiril.</p>
<p>Al termine del suo soggiorno a Mosca, Diaz-Canel e Putin hanno firmato una dichiarazione congiunta in cui hanno riaffermato l&#8217;associazione strategica tra i loro paesi, hanno condannato l’interventismo ed hanno patrocinato per un mondo multipolare.</p>
<p>La visita ha permesso di concludere un accordo di una maggiore partecipazione della Russia in progetti relazionati con energia, trasporto, farmacia, metallurgia, cultura ed umanistica.</p>
<p>Putin ha riaffermato la sua disposizione ad appoggiare il processo di riforma e modernizzazione dell&#8217;economia della nazione caraibica.</p>
<p>All&#8217;inizio della parte asiatica del suo viaggio di lavoro, il presidente cubano è arrivato domenica 4 novembre alla Repubblica Popolare Democratica della Corea (RPDC), dove è stato accolto da un grande ricevimento popolare, sia all&#8217;aeroporto che per i principali viali di Pyongyang.</p>
<p>Oltre a sostenere conversazioni ufficiali col presidente del Comitato di Stato della RPDC, Kim Jong-un, Diaz-Canel ed il suo collega nord coreano si sono incontrati in diverse occasioni, fuori dal protocollo ufficiale.</p>
<p>“Le nostre relazioni sono storiche e si basano sul rispetto mutuo e l&#8217;ammirazione, fondate dall&#8217;amicizia del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz ed il grande leader Kim Il-sung”, ha affermato.</p>
<p>Inoltre, il presidente cubano si è riunito col presidente del Presidium dell&#8217;Assemblea Popolare Suprema, Kim Yong Nam, e col primo ministro Pak Pong Ju.</p>
<p>Le rispettive delegazioni hanno sottoscritto accordi di cooperazione in sfere come turismo, educazione e salute pubblica.</p>
<p>Partendo, ha scritto nel suo account di Twitter: “La delegazione di #Cuba saluta la bella #RepublicaPopularDemocraticaDeCorea, che ringraziamo per la sua invariabile condanna al bloqueo, una politica crudele ed ingiusta che soffre anche il popolo coreano per le sanzioni contro il suo governo #NoMasBloqueo”.</p>
<p>In Cina, Diaz-Canel ha assistito alla prima Esposizione Internazionale di Importazioni a Shanghai, alla quale hanno partecipato più di tre mila aziende locali e straniere.</p>
<p>Nel gigante asiatico è stato ricevuto dal presidente Xi Jinping; il primo ministro Li Keqiang, ed il presidente dell&#8217;Assemblea Popolare Nazionale e la Conferenza Consultiva Politica del Popolo Cinese, Li Zhanshu.</p>
<p>Dopo le conversazioni ufficiali, le parti hanno sottoscritto accordi per incrementare la capacità produttiva in progetti di collaborazione molto importanti e la concessione di un credito cinese che appoggerà l&#8217;acquisizione di strumenti di costruzione per i settori delle energie rinnovabili e turismo, tra gli altri.</p>
<p>Il dignitario è arrivato in Vietnam l’8 novembre ed il giorno dopo ha sostenuto conversazioni ufficiali col segretario generale del Partito Comunista del Vietnam e presidente di questo paese, Nguyen Phu Trong, che l’ha decorato con l&#8217;Ordine di Ho Chi Minh.</p>
<p>Ad Hanoi, Diaz-Canel è stato ricevuto anche dal primo ministro, Nguyen Xuan Phuc, ed il titolare dell&#8217;Assemblea Nazionale, Nguyen Thi Kim Ngan.</p>
<p>Il 10 novembre è andato a Città Ho Chi Minh, la maggiore urbe del Vietnam ed il suo principale centro economico, industriale e finanziario, e da lì ha viaggiato direttamente alla vicina Repubblica Democratica Popolare Lao (RDPL).</p>
<p>In Vientiane ha sostenuto conversazioni ufficiali col presidente e segretario generale del Partito Popolare Rivoluzionario del Laos, Bounnhang Vorachith.</p>
<p>Entrambe, inoltre, hanno testimoniato la firma di un accordo di cooperazione tra il Ministero di Educazione e Sport della RDPL e l&#8217;Istituto Nazionale di Educazione Fisica, Sport e Ricreazione della nazione antillana.</p>
<p>Inoltre, i membri delle due delegazioni hanno sottoscritto un memorandum di intendimento sulla cooperazione tra la Banca della RDPL e la Banca Centrale di Cuba.</p>
<p>Diaz-Canel si è riunito anche col primo ministro Thongloun Sisoulith e la titolare dell&#8217;Assemblea Nazionale, Pany Yathotou.</p>
<p>Dalla Russia al Laos, il presidente ha trasmesso ai dirigenti di ogni paese un saluto cordiale del primo segretario del Partito Comunista di Cuba, Raul Castro.</p>
<p>Prima di ritornare all’isola, Diaz-Canel sta compiendo uno scalo di lavoro nel Regno Unito, dove si è riunito con i rappresentanti dell&#8217;organizzazione Iniziativa Cuba, un gruppo di appoggio che “è nato dall&#8217;amicizia della baronessa Lady John ed il nostro leader storico, Fidel Castro”.</p>
<p>In seguito, si è riunito col leader del Partito Laburista del Regno Unito, Jeremy Corbyn, ed insieme hanno esaminato le relazioni tra il gruppo socialdemocratico britannico ed il Partito Comunista di Cuba.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Palestinesi vogliono che Cina sostituisca gli Usa come mediatore per la pace</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Dec 2017 00:04:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un alto funzionario palestinese ha esortato la Cina ad assumere il ruolo di mediatore internazionale nei colloqui di pace in Medio Oriente. Dopo che Pechino ha recentemente ospitato un simposio israelo-palestinese nel caos creatosi dopo la decisione unilaterale del presidente nordamericano Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele, la Cina si appresta a sostituire gli Stati Uniti in un ruolo che ha svolto storicamente negli ultimi decenni.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10319" alt="cina.palestina" src="/files/2017/12/cina.palestina.jpg" width="580" height="290" />Un alto funzionario palestinese ha esortato la Cina ad assumere il ruolo di mediatore internazionale nei colloqui di pace in Medio Oriente. Dopo che Pechino ha recentemente ospitato un simposio israelo-palestinese nel caos creatosi dopo la decisione unilaterale del presidente nordamericano Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele, la Cina si appresta a sostituire gli Stati Uniti in un ruolo che ha svolto storicamente negli ultimi decenni.</strong></p>
<p>&#8220;La Cina è altamente qualificata per il ruolo di mediatore nel processo di pace tra Palestina e Israele&#8221;, ha detto il segretario agli affari esteri del presidente palestinese, Nabil Shaath, all&#8217;emittente CGTN dopo aver partecipato al 3 °simposio per la pace in Palestina svoltosi a Pechino la settimana scorsa. &#8220;Nessuna delle due parti [Israele e palestinesi] può negare l&#8217;importante ruolo della Cina&#8221;, ha detto Shaath, aggiungendo che lui e gli altri suoi colleghi palestinesi erano a Pechino &#8220;sostanzialmente per invitare la Cina a partecipare ad un meccanismo internazionale per sostenere il processo di pace. Ha aggiunto poi che il &#8220;simposio è stato molto utile per generare idee e può aiutare la Cina nel suo ruolo di mediatore internazionale in questo processo &#8220;.</p>
<p>L&#8217;appello di Shaath è significativo perché avviene dopo che il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha pubblicamente ripudiato gli Stati Uniti come mediatore nel processo di pace in Medio Oriente dopo la controversa decisione di Trump. Le parole dell&#8217;alto funzionario palestinese conferma le voci di coloro che sostengono che presto sarà Pechino a sostituire Washington in questo ruolo.</p>
<p>Intervenendo ad una regolare conferenza stampa, la diplomatica cinese ha ricordato come il governo di Pechino &#8220;ha sempre sostenuto il popolo palestinese nella sua lotta per recuperare i propri diritti nazionali legittimi&#8221;.</p>
<p>A questo proposito, Hua Chunying ha anche espresso la speranza che tutte le parti coinvolte nel conflitto israelo-palestinese si attengano al diritto internazionale e risolvano la questione attraverso il dialogo. La decisione di Trump, annunciata il 6 dicembre, ha scatenato proteste in diverse città di tutto il mondo, oltre a essere condannata da molti dei più stretti alleati di Washington, nonché da organizzazioni internazionali, che hanno ribadito la loro contrarietà all&#8217;occupazione di più territori palestinesi.</p>
<p>Informando i media sul simposio di due giorni che si è tenuto a Pechino il 21 e 22 dicembre, Hua ha poi dichiarato: &#8220;È stato raggiunto un documento di consenso sulla promozione della soluzione del conflitto tra Palestina e Israele basato sulla soluzione dei due stati, riaffermando i due soluzione statale come l&#8217;unica via percorribile per risolvere la questione tra Palestina-Israele. Crediamo che il consenso raggiunto in questo simposio, riflettendo le voci sensibili delle due nazioni, abbia unito gli impegni per la pace e questo simposio sia stato molto tempestivo e consequenziale di fronte ai nuovi cambiamenti in Medio Oriente &#8220;.</p>
<p>Nei giorni scorsi gli Stati Uniti, attraverso le dichiarazioni di Donald Trump e di Nikki Haley in particolare, avevano più volte minacciato di ritorsioni economiche sia l&#8217;Onu sia i singoli paesi che avessero osato votare contro la decisione degli Stati Uniti di infrangere il diritto internazionale con la decisione di spostare la propria ambasciata in Israele a Gerusalemme. Una provocazione che non ha intimorito la stragrande maggiornaza dei paesi del mondo che hanno votato (128 voti a favore, 9 contrari e 33 astenuti) la risoluzione presentata all&#8217;Assemblea generale delle Nazioni Unite da Yemen e Egitto che considera valida e nulla la decisione stessa.</p>
<p>da L&#8217;AntiDiplomatico</p>
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		<title>Russia e Venezuela firmano un accordo per la ristrutturazione del debito di Caracas</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Nov 2017 02:56:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mosca e Caracas hanno firmato un accordo per la ristrutturazione del debito venezuelano. Lo conferma il Ministero delle Finanze russo in una nota ufficiale. L'importo del debito consolidato ammonta a 3.150 milioni di dollari. La nuova durata del debito stabilisce i pagamenti in dieci anni.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10251" alt="Putin-Maduro" src="/files/2017/11/Putin-Maduro.jpg" width="580" height="314" />Mosca e Caracas hanno firmato un accordo per la ristrutturazione del debito venezuelano. Lo conferma il Ministero delle Finanze russo in una nota ufficiale.</strong></p>
<p>L&#8217;importo del debito consolidato ammonta a 3.150 milioni di dollari.</p>
<p>La nuova durata del debito stabilisce i pagamenti in dieci anni.</p>
<p>Nei primi sei anni i pagamenti saranno minimi. &#8220;La riduzione del debito&#8221; come risultato della ristrutturazione accettata da Mosca serve per permettere al Venezuela &#8220;di stanziare fondi per lo sviluppo dell&#8217;economia del paese, migliorare la solvibilità come debitore e aumentare le possibilità che tutti i creditori siano pagati&#8221;, afferma la nota del Ministero delle Finanze.</p>
<p>Il ministro dell&#8217;Economia e delle Finanze del Venezuela, Simón Zerpa, e il ministro dell&#8217;Agricoltura, Wilmar Castro Soteldo, sono volati a Mosca a firmare l&#8217;accordo.</p>
<p>La settimana scorsa, il ministro russo delle finanze Antón Siluánov aveva dichiarato che il Venezuela avrebbe accettato le condizioni per la ristrutturazione del suo debito proposto dalla Russia.</p>
<p>Nel 2011 Mosca concesse un prestito a Venezuela di 4.000 milioni di dollari per finanziare le forniture di prodotti industriali russi e nel 2014 Caracas ha chiesto una proroga per la restituzione del prestito.</p>
<p>Anche il Ministero degli Affari Esteri della Cina ha preso posizione sulla ristrutturazione del debito da parte del Venezuela, affermando mercoledì che Caracas può &#8220;gestire correttamente&#8221; il proprio debito. Il portavoce del ministero degli Esteri Geng Shuang ha indicato in una conferenza stampa che la cooperazione tra Pechino e Caracas in tutti i settori, incluso il tema del finanziamento, sta &#8220;procedendo normalmente&#8221;.</p>
<p>&#8220;Crediamo che il governo venezuelano e le persone proposte siano in grado di gestire adeguatamente le proprie questioni interne, incluso il problema del debito&#8221;, ha dichiarato Geng.</p>
<p>da L&#8217;AntiDiplomatico</p>
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		<title>Pechino: &#8220;La guerra nella penisola coreana non avrebbe vincitori&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Sep 2017 01:34:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Commentando le dichiarazioni del ministro degli esteri nord-coreano, con Pyonyang che considera di aver subito una dichiarazione di guerra da parte di Washington, il governo cinese ha dichiarato questo martedì che “nessuno uscirebbe vincitore da uno scontro bellico nella penisola coreana.” Il portavoce del Ministero delle Relazioni esterne della Cina, Lu Kang, ha dichiarato che Pechino spera che i politici statunitensi e Nord-coreani possano capire che ricorrere a mezzi militari non sia una soluzione percorribile nella penisola. Lo riporta Reuters. Un conflitto armato si convertirebbe in “una tragedia per i paesi della regione”, ha precisato Lu Kang in conferenza stampa.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10181" alt="Corea" src="/files/2017/09/Corea.jpg" width="580" height="423" />Commentando le dichiarazioni del ministro degli esteri nord-coreano, con Pyonyang che considera di aver subito una dichiarazione di guerra da parte di Washington, il governo cinese ha dichiarato questo martedì che “nessuno uscirebbe vincitore da uno scontro bellico nella penisola coreana.”</strong></p>
<p>Il portavoce del Ministero delle Relazioni esterne della Cina, Lu Kang, ha dichiarato che Pechino spera che i politici statunitensi e Nord-coreani possano capire che ricorrere a mezzi militari non sia una soluzione percorribile nella penisola. Lo riporta Reuters. Un conflitto armato si convertirebbe in “una tragedia per i paesi della regione”, ha precisato Lu Kang in conferenza stampa.</p>
<p>La Cina ha anche condannato l’escalation della guerra verbale tra Stati Uniti e Corea del Nord.</p>
<p>Il ministro degli esterni della Corea del Nord, Ri Yong-ho, aveva annunciato lunedì come Pionyang si sentisse in diritto di abbattere i caccia bombardieri Usa anche al di fuori dello spazio aereo nord-coreano, dato che il governo statunitense avesse dichiarato guerra al suo paese.<br />
Il Dipartimento dello Stato Usa, dal canto suo, ha negato di aver dichiarato la guerra al paese asiatico affermando che Washington continuerà a cercare una denuclearizzazione pacifica della penisola coreana.</p>
<p>da L&#8217;AntiDiplomatico</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dall’Alleanza del Pacifico all’Accordo del Transpacifico: quali sono le prospettive per l’America Latina e i Caraibi?</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2015/07/01/dallalleanza-del-pacifico-allaccordo-del-transpacifico-quali-sono-le-prospettive-per-lamerica-latina-e-i-caraibi/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2015 23:15:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prima di cominciare ad analizzare la politica estera degli Stati Uniti del Nord America attraverso l’Alleanza del Pacifico e l’Accordo Transpacifico (TPP), è necessario analizzare la ratio con la quale gli USA, si sono inseriti all’interno della cosiddetta globalizzazione finanziaria con la pretesa di dirigerla. Sia Fukuyama con i suoi discorsi altisonanti di “esportazione della democrazia”, sia Huntington con la definizione fuorviante di “scontro tra civiltà”, non solo si sono fatti portavoce di concetti astratti o poco idonei per comprendere il mondo nel suo divenire, ma rappresentano anche un ostacolo al dialogo pacifico per la pace e l’amicizia tra i popoli.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8747" alt="" src="/files/2015/07/AlleanzaPacifico.jpg" width="600" height="234" />Prima di cominciare ad analizzare la politica estera degli Stati Uniti del Nord America attraverso l’Alleanza del Pacifico e l’Accordo Transpacifico (TPP), è necessario analizzare la <i>ratio</i> con la quale gli USA, si sono inseriti all’interno della cosiddetta globalizzazione finanziaria con la pretesa di dirigerla. Sia Fukuyama con i suoi discorsi altisonanti di “esportazione della democrazia”, sia Huntington con la definizione fuorviante di “scontro tra civiltà”, non solo si sono fatti portavoce di concetti astratti o poco idonei per comprendere il mondo nel suo divenire, ma rappresentano anche un ostacolo al dialogo pacifico per la pace e l’amicizia tra i popoli.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Influenzati da siffatte concezioni, gli Stati Uniti, si ritrovano, oggi, senza una strategia idonea ai nuovi tempi. Se da una parte cercano, infatti, di difendere, la loro posizione egemonica; d’altro canto, è anche vero che questi non hanno un piano credibile per diffondere il proprio ordine mondiale, giacché il sistema economico e finanziario capitalista è giunto ormai all’estremo. Pertanto – secondo non pochi analisti e opinionisti – l’unica opzione che la Roma americana (secondo le categorie utilizzate allora dallo stesso José Marti per definire gli Stati Uniti), ha ancora a portata di mano, per recuperare il proprio dominio imperialista, sembra proprio che sia una guerra di tipo convenzionale. Ciò nonostante, l’idea di impantanarsi in un’altra guerra di lunga durata (in un nuovo Vietnam, per intenderci), assieme all’alto costo che questo provocherebbe sono alcune delle ragioni per le quali gli Stati Uniti non si sono tuttora gettati in un intervento diretto e hanno preferito, invece, optare nel provocare conflitti di tipo micro – regionali, dove a farne da padroni sono quegli squadroni paramilitari o quei governi allineati ai loro interessi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il principale problema che Washington ha da risolvere è che gli Stati Uniti non sanno cosa realmente potrebbe avvenire qualora si lanciassero in un conflitto armato e, nello specifico, contro chi dovrebbero utilizzare tutto il loro potenziale tecnologico e militare?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Contro i Russi o i Cinesi? o contro entrambi?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ora, se è vero che gli strateghi militari del Pentagono sono una banda di criminali e terroristi che meriterebbero di essere trascinati di fronte alla Corte Penale Internazionale dell’AJA, d’altra parte, è altresì vero che loro non ignorano affatto che la Federazione Russa e la Repubblica Popolare cinese non sono l’Irak, l’Afganistan o la Libia e che, pertanto, nell’epoca delle “guerre senza limiti”, una guerra ad alta intensità rappresenterebbe una scelta disastrosa per gli obiettivi di dominio imperialista del capitale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Portare il mondo ai limiti di una catastrofe nucleare, dissolverebbe in pochi secondi la possibilità di approfittare di quegli interessi che si nascondono dietro a quasi tutte le guerre di carattere imperialista che scoppiano e che &#8211; come ebbe a dire Lenin &#8211; sono orchestrate con il fine di saccheggiare le risorse naturali del Paese che è aggredito; ovvero, per distruggere e ricostruire le infrastrutture con i capitali delle proprie imprese transnazionali. Insomma, una guerra termonucleare disintegrerebbe sia le risorse naturali e umane in pochi secondi, e i capitalisti non possono permettersi un opzione di questo tipo, giacché essi non hanno come interesse di Stato di estinguere la specie umana (anche se talvolta sembra questa sia la loro tendenza predominante), bensì di sfruttarla, attraverso quello che Marx definì &#8211; correttamente &#8211; come “lavoro astratto”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cosicché il Pentagono, di fronte a tale scenario, ha attuato la dottrina militare della guerra di “Quarta Generazione”; vale a dire, di una catena di guerre di tipo micro &#8211; regionale (vedi: Afganistan, Irak, Siria, Ucraina), e mai una guerra simmetrica, che provocherebbe senz’altro un intervento diretto di altre potenze militari come la Russia e Cina.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sicché, la mancanza di una strategia bellica ben definita da parte degli USA, assieme al fatto di aver perso la leadership come prima economia del mondo (la Cina ha superato gli Stati Uniti da parecchio tempo), ha messo in serio pericolo la sopravvivenza degli interessi nazionali statunitensi che sono &#8211; principalmente &#8211; quelli delle multinazionali transnazionali, della finanza, dell’industria tecnologica &#8211; militare e delle lobbie che decidono la politica interna ed estera di Washington. In questo senso va letto, da una parte, il colpo di Stato in Ucraina, dove gli Stati Uniti hanno sostenuto militarmente ed economicamente alle bande paramilitari neofasciste di &#8220;Settore Destro”; e dall’altra parte, la politica aggressiva portata avanti dagli stessi in tutto l’Emisfero Occidentale, contro i Paesi membri dell’ALBA-TCP, in generale, e Cuba, Venezuela ed Ecuador, nella fattispecie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ed ecco che, proprio per queste ragioni, vediamo come gli Stati Uniti sono sempre più propensi a svolgere il loro sguardo anche in quello che hanno sempre considerato come il loro “giardino di casa”: l’America Latina e i Caraibi. Questo per molteplici ragioni, che non sono solo quelle dove l’America Latina rappresenta geograficamente il confine tra centro e periferia dell’Impero, ma perché la stessa è, di fatto, assai ricca di tutte quelle risorse naturali utili ad alimentare quella stessa industria bellica statunitense che abbiamo menzionato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ora, questa politica imperialista si pone in essere quando vediamo come, per esempio, l’aquila fascista del Nord cerca di spezzare la consolidazione di alleanze strategicamente importanti per la realizzazione del sogno bolivariano e martiano di una Patria Grande in quella che José Martì ebbe a definire come “Nuestra América”; vale a dire: la creazione di una Confederazione di Repubbliche sovrane e indipendenti dagli Stati Uniti del Nord America. In questo senso, va analizzato lo sforzo degli USA di scardinare le nuove triangolazioni che si sono concretate all’interno di blocchi regionali tra i “Sud” del mondo; ovvero: la creazione di organismi internazionali come l’ALBA-TCP, l’UNASUR, la CELAC, i BRICS e il G77+la Cina. Ergo: per contrarrestare suddette istituzioni, Washington ha creato parallelamente altre organizzazioni micro &#8211; regionali come l’Alleanza del Pacifico tra Messico, Colombia, Perù e Chile e l’Accordo del Transpacifico nel sud est asiatico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per comprendere a fondo la politica degli Stati Uniti nella regione “Asia &#8211; Pacifico” e, quindi, anche in America Latina e nei Caraibi, è importante soffermarci ad analizzare il concetto di “sguardo verso il Pacifico”, o se preferiamo, “verso il Sud” e che vanno interpretati attraverso la genesi storico e politica delle relazioni interamericane; là dove risulta evidente un’evoluzione perversa e inquietante dei rapporti stessi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ebbene, quando analizziamo la formazione degli Stati Uniti del Nord America, va ricordato che essi hanno sempre rivolto i loro interessi &#8211; il loro “sguardo” &#8211; in direzione del Pacifico (Asia) e verso il Sud (America Latina). Una volta portato a termine il processo di “conquista del grande Ovest” &#8211; attraverso il genocidio delle popolazioni ancestrali nordamericane &#8211; e di saccheggio e occupazione di oltre metà del territorio messicano (California, Nuovo Messico, Colorado, Nevada, Texas, Florida, sono territorio messicani!), cominciarono a proiettarsi verso il Pacifico, mettendo in piedi una proiezione geopolitica e strategica che andava oltre il Pacifico: verso l’Asia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Insomma, se concentriamo le nostre ricerche verso la storia delle Relazioni Internazionali, dalla Dottrina Monroe fino al crollo dell’URSS, dagli anni Novanta del secolo passato fino a oggi; se analizziamo siffatte relazioni, vediamo come taluni progetti che sono stati sviluppati dopo la “fine&#8221; della guerra fredda, allorché si parlava già del ruolo da protagonista che in pochi anni avrebbe svolto la Cina, l’India e il Giappone nel campo delle relazioni commerciali, e quindi di come, concretamente, l’Asia e il Pacifico avrebbero rappresentato nei sogni imperialisti dei neo conservatori negli Stati Uniti, il “Nuovo Continente” dove l’aquila del Nord avrebbe dovuto svolgere il proprio sguardo, comprenderemo non poco l’insieme della politica estera della Casa Bianca di oggi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ed ecco che, proprio per questa ragione, gli USA hanno fabbricato a livello mediatico -fomentando la guerra psicologica come arma di tipo non convenzionale &#8211; i “Nuovi Nemici” della cosiddetta “democrazia” a stelle strisce e che sono rappresentati da quei Paesi che possono creare nuove geometrie (o triangolazioni) all’interno delle relazioni internazionali e, nello specifico, nell’asse Sud &#8211; Sud all’interno del “continente” Asia &#8211; Pacifico (America Latina, Cina e Russia).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Trattasi, invero, di una “rivoluzione passiva” (secondo le categorie utilizzate da Antonio Gramsci), o se si preferisce, di una “controrivoluzione conservatrice” che gli Stati Uniti del Nord America stanno cercando di portare avanti a scapito del progetto di unità e integrazione latinoamericana e caraibica oggi in pieno sviluppo in tutto l’Emisfero Occidentale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Orbene, da quando è sorta suddetta Alleanza del Pacifico e svolgendo le nostre attenzioni agli attori che fanno parte di siffatta alleanza, è difficile non accorgersi che quattro dei Paesi membri sono rappresentati da Governi che avevano già firmato in precedenza accordi bilaterali di tipo economico e militare con Washington. Nel campo economico, tutti avevano firmato il Trattato di Libero Commercio &#8211; il TLC &#8211; con gli Stati Uniti. A livello militare, questi avevano concordato di rinunciare alla propria giurisdizione territoriale in nome della cosiddetta (e mai attuata!) “guerra al narcotraffico”. Stiamo parlando &#8211; ovviamente &#8211; del Messico di Felipe Calderon, della Colombia, nel momento stesso che si era prodotto un “cambio” dovuto alle elezioni presidenziali tra Alvaro Uribe e Manuel Santos; quest’ultimo aveva firmato non pochi accordi di grande interesse per gli USA nel campo strategico &#8211; militare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Molti di questi accordi si consolidarono ancor di più in seguito al Vertice delle Americhe che si realizzò in Colombia nel 2011. Nel caso del Perù, nonostante il “cambio” di governo, e rammentando che l’iniziativa inizialmente fu di Alan Garcia, il Governo di Olanda Humala non fece nulla per invertire tale politica; anzi, la incrementò dandogli una parvenza legale e istituzionale. Anche in Cile con la vittoria della cosiddetta destra “moderata” cilena di Piñera al potere, furono firmati non solo taluni accordi militari, ma anche il già noto TLC con gli Stati Uniti. Scopo di tale politica statunitense &#8211; attraverso questi accordi raggiunti &#8211; era quella di porre le basi per un’ Alleanza del Pacifico come parte di un “nuovo” progetto di Egemonia Corazzata di Coercizione (secondo la definizione utilizzata da Antonio Gramsci), attuo a dividere e dominare l’Emisfero Occidentale, e per sfiancare &#8211; infine &#8211; gli sforzi di integrazione e unità latinoamericana; di costruzione di nuovi paradigmi verso la costruzione di un Nuovo Ordine Mondiale multipolare, multicentrico, multiculturale, che oggi sono all’ordine del giorno nelle discussioni dei movimenti sociali, dei governi e dei paesi che conformano istituzioni come l’ALBA-TCP, la UNASUR e la CELAC.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come se questo non bastasse, Barack Obama ha accettato di farsi portatore per quegli interessi nazionali quivi summenzionati; cioè, di portare a compimento la missione di costituire il Trattato del Trans Pacifico (TTP), là dove &#8211; guarda caso &#8211; i referenti latinoamericani sono gli stessi che già fanno parte dell’Alleanza del Pacifico. Mentre i Paesi asiatici soci degli Usa sono il Giappone, l’Indonesia e le Filippine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Invero, quando cerchiamo di analizzare in profondità la strategia militare degli Stati Uniti nell’Emisfero Occidentale, rappresentata dal “Gruppo di Santa Fe”, vediamo come questa si basi sul presupposto che le Forze Armate Nordamericane devono concentrarsi nell’area dell’ Asia &#8211; Pacifico”, attraverso il pretesto di appoggiare e proteggere i propri soci in quello che loro definiscono come “sicurezza degli interessi nazionali” in America Latina e nei Caraibi contro il narcotraffico. Ciò nondimeno, ciò che in realtà gli Stati Uniti vogliono, non è debellare il traffico di droga, bensì di impossessarsi di quelle risorse naturali imprescindibili per il sostegno effettivo di tutto il loro macchinario economico &#8211; militare, che abbiamo già analizzato prima.</p>
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<p>Ora, non c’è dubbio che questi elementi assai preoccupanti, fanno pensare che quando vediamo che attraverso la guerra mediatica e psicologica si cerca di creare un nemico che, secondo la congiuntura può essere la Rivoluzione Bolivariana in Venezuela, la Rivoluzione Cubana o la Rivoluzione Cittadina in Ecuador, dietro vi è senz’altro una controffensiva imperialista e fascista per sgretolare e &#8211; infine &#8211; distruggere progetti come l’ALBA-TCP, la UNASUR e la CELAC; vale a dire: la libera e giusta emancipazione dei popoli dal giogo imperialista.</p>
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<p>In questo senso, vanno interpretate quelle politiche sempre più aggressive contro il Venezuela del Primo Presidente Operaio di “Nuestra América”, Nicolas Maduro e contro la Rivoluzione Cittadina in Ecuador; il blocco genocida contro Cuba socialista, la “Colombianizzazione” del Messico; il “golpe istituzionale” in Paraguay; la questione dei cosiddetti “fondos buitres” in Argentina e il colpo di Stato fascista in Honduras; il ritorno in auge della Quinta Flotta degli Stati Uniti e l’aumento della presenza militare statunitense in America Latina, attraverso la creazione di nuove basi militari nordamericane in Colombia e nella Triple Frontera tra Uruguay, Argentina e Paraguay; il subdolo tentativo (scartato dal Congresso e dalla Corte Suprema colombiana) di far entrare questo Paese nella NATO, rappresentano dei precedenti assai gravi e preoccupanti in una regione dichiarata da UNASUR come territorio di pace.</p>
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<p>Sicché nel mezzo di una crisi strutturale (e non congiunturale!) del sistema finanziario capitalista, dovuto principalmente dalla cosiddetta caduta (tendenziale) della tassa di profitto &#8211; che Marx spiega con precisione nel Capitale -, la Casa Bianca sta cercando di porre in essere una ristrutturazione delle proprie priorità geopolitiche verso “l’area Asia &#8211; Pacifico”, passando, finanche, per l’assoggettamento di quello che costoro definiscono, ancora, come il proprio “patio trasero”: l’America Latina e i Caraibi.</p>
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<p>Le ragioni sono semplici, e se non basta quanto detto fino a ora &#8211; a rischio di essere ridondanti &#8211; è necessario sottolineare ancora che gli Stati Uniti abbisognano per alimentare il proprio sistema economico, finanziario e militare di dominio a livello mondiale dell’America Latina; là dove, la presenza di non poche risorse strategiche (minerali, acqua dolce, biodiversità e petrolio) rappresentano il sostegno di quello che molti analisti e opinionisti amano definire come “complesso tecnologico e militare nordamericano”.</p>
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<p>Ora, se dinanzi a tutto questo aggiungiamo l’importanza che la regione riveste a livello mondiale; se pensiamo che in America Latina siano presenti gli unici transiti e scali tra l’Atlantico e il Pacifico; se pensiamo che la Cina e la Russia stanno invertendo tutte le proprie energie nella realizzazione di un Grande Canale Interoceanico tra l’Atlantico e il Pacifico, come nella costruzione di un importante scalo industriale &#8211; marittimo nel porto de L’Avana (Cuba), comprendiamo, allora, l’ansia degli Stati Uniti di scardinare queste nuove triangolazioni tra i Paesi membri dell’ALBA-TCP la Russia e la Cina stessa attraverso l’incremento della guerra a bassa intensità in Venezuela.</p>
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<p>D’altro canto, è altresì chiaro, pertanto, l’importanza da parte dei popoli lavoratori latinoamericani &#8211; se vogliono raggiungere il sogno bolivariano e martiano di una Patria Grande latinoamericana, verso la seconda e definitiva indipendenza, il loro impegno rivoluzionario deve passare attraverso il consolidamento di queste nuove relazioni internazionali, sulla base del rafforzamento dell’integrazione e dell’unità latinoamericana, che solo può avvenire attraverso una rottura rivoluzionaria del sistema capitalista e delle sue principali categorie &#8211; come la “legge del valore” nelle relazioni commerciali internazionali &#8211; verso un sistema basato sulla pace con giustizia sociale, su l’amicizia, la solidarietà e la cooperazione tra i popoli di tutto il mondo; primo passo per la costruzione dei “Nuestros socialismos” in America Latina e in tutto il mondo.</p>
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<p>di Alessandro Pagani, storico e scrittore</p>
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<p>Esclusivo per Cubadebate</p>
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		<title>Aumentano i legami commerciali tra Cuba e Cina</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Nov 2014 00:29:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il vice presidente del Consiglio cinese per la Promozione del Commercio Internazionale (CCPIT), Wang Jinzhen, e il presidente della Camera di Commercio di Cuba (CCC) Orlando Hernandez, hanno lavorato, nella giornata di lunedì, per un incremento del commercio e degli investimenti tra i loro paesi in una riunione del Comitato Aziendale Bilaterale, che si è tenuto in occasione della XXXII Fiera Internazionale de L'Avana (FIHAV 2014). ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8204" alt="" src="/files/2014/11/fihav2014-5.jpg" width="580" height="366" />Il vice presidente del Consiglio cinese per la Promozione del Commercio Internazionale (CCPIT), Wang Jinzhen, e il presidente della Camera di Commercio di Cuba (CCC) Orlando Hernandez, hanno lavorato, nella giornata di lunedì, per un incremento del commercio e degli investimenti tra i loro paesi in una riunione del Comitato Aziendale Bilaterale, che si è tenuto in occasione della XXXII Fiera Internazionale de L&#8217;Avana (FIHAV 2014). </strong></p>
<p>Jinzhen ha affermato che entrambe le parti hanno sempre tenuto un rapporto di reciproco aiuto e che le relazioni tra i due paesi hanno raggiunto livelli sempre più elevati, come confermato dalla visita a Cuba, di quest&#8217;anno, del presidente cinese Xi Jinping.</p>
<p>Il dirigente cinese ha poi aggiunto che l&#8217;interscambio tra i due paesi è asceso sino ai 1800 milioni di dollari, ma può aumentare ancora di più. La Cina è il secondo partner globale della nazione caraibica e quest&#8217;ultima il primo partner del gigante asiatico nella zona.</p>
<p>Il vice primo ministro del Commercio Estero e degli Investimenti Esteri di Cuba, Antonio Carricarte, ha guidato la riunione in cui è stato firmato il piano d&#8217;azione 2014/15 tra CCPIT e la CCC.</p>
<p>da AFP</p>
<p>foto di Ladyrene Perez</p>
<p>traduzione di Fabrizio Verde</p>
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		<title>È ora di conoscere la realtà un po&#8217; di più, Fidel Castro</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jul 2014 22:46:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho pregato gli editori di Granma che mi esonerino in questa occasione dall'onore di pubblicare quello che scrivo nella prima pagina dell'organo ufficiale del nostro Partito, perché penso di esprimere punti di vista personali su temi che, per conosciute ragioni di salute e di tempo, non ho potuto esporre negli organi collettivi di direzione del Partito e dello Stato, come i Congressi del Partito, o le riunioni pertinenti dell'Assemblea Nazionale del Potere Popolare.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2993" alt="" src="/files/2012/02/fidel-castro-librokat_02-58.jpg" width="320" height="448" />&#8220;<strong>Ho pregato gli editori di Granma che mi esonerino in questa occasione dall&#8217;onore di pubblicare quello che scrivo nella prima pagina dell&#8217;organo ufficiale del nostro Partito, perché penso di esprimere punti di vista personali su temi che, per conosciute ragioni di salute e di tempo, non ho potuto esporre negli organi collettivi di direzione del Partito e dello Stato, come i Congressi del Partito, o le riunioni pertinenti dell&#8217;Assemblea Nazionale del Potere Popolare.  </strong></p>
<p>Nella nostra epoca i problemi sono sempre più complessi e le notizie si diffondono alla velocità della luce, come sanno in molti. Nulla succede oggi nel nostro mondo, che non insegni qualcosa a quelli che desideriamo e siamo capaci ancora di comprendere nuove realtà.</p>
<p>L&#8217;essere umano è uno strano miscuglio di istinti ciechi da una parte e di coscienza dall&#8217;altra.</p>
<p>Siamo animali politici, come ha affermato Aristotele, non senza ragione, che magari ha influito più che nessun altro filosofo dell&#8217;antichità nel pensiero dell&#8217;umanità attraverso quasi 200 trattati, come affermano, dei quali se ne sono conservati solo 31. Il suo maestro è stato Platone, che ha trasmesso alla posterità la sua famosa utopia sullo Stato Ideale, che a Siracusa, dove ha tentato di applicarlo, quasi gli costa la vita.</p>
<p>La sua Teoria Politica è rimasta come appellativo per qualificare le idee come cattive o buone. I reazionari l&#8217;hanno utilizzato per qualificare tanto Marx, come Lenin, come teorici, senza prendere in considerazione per niente che le loro utopie hanno ispirato Russia e Cina, i due paesi chiamati a dirigere un mondo nuovo, che permetterebbe la sopravvivenza umana se l&#8217;imperialismo non scatena prima una guerra criminale e sterminatrice.</p>
<p>L&#8217;Unione Sovietica, il Campo Socialista, la Repubblica Popolare Cina e Corea del Nord, ci hanno aiutato a resistere con somministrazioni essenziali ed armi, il bloqueo economico implacabile degli Stati Uniti, l&#8217;impero più poderoso che abbia mai esistito. Nonostante il suo immenso potere, non ha potuto schiacciare il piccolo paese che a poche miglia dalle sue coste ha resistito durante più di mezzo secolo le minacce, gli attacchi pirati, sequestri di barche, pescherecci e sprofondamenti di navi mercantili, distruzione in pieno volo dell&#8217;aeroplano di Cubana de Aviacion alle Barbados, incendio di scuole ed altre malefatte simili. Quando ha cercato di invadere il nostro paese con forze mercenarie all&#8217;avanguardia, trasportate in navi da guerra degli Stati Uniti, è stato sconfitto in meno di 72 ore. Più tardi le bande controrivoluzionarie, organizzate ed equipaggiate dagli USA, hanno commesso fatti vandalici che hanno dato luogo alla perdita della vita o dell&#8217;integrità fisica di migliaia di compatrioti.</p>
<p>Nello stato della Florida si è ubicata la più grande base di attività contro un altro paese che esisteva in quel momento. Col corso del tempo il bloqueo economico si estese ai paesi della NATO ed ad altri molti alleati dell&#8217;America Latina che sono stati durante i primi anni complici della politica criminale dell&#8217;impero che ha rotto in frantumi i sogni di Bolivar, Martì e centinaia di grandi patrioti con un’irriducibile condotta rivoluzionaria in America Latina.</p>
<p>Al nostro piccolo paese, non solo è stato rifiutato il suo diritto di essere una nazione indipendente come qualunque altro dei numerosi Stati dell&#8217;America Latina e dei Caraibi, sfruttati e saccheggiati da loro, bensì anche il diritto all&#8217;indipendenza della nostra Patria che sarebbe stata completamente spogliata, quando si fosse compiuto il destino conosciuto di annettere la nostra isola al territorio degli Stati Uniti dell’America del Nord.</p>
<p>Nella riunione appena conclusa di Fortaleza si è approvata un&#8217;importante Dichiarazione tra i paesi che integrano il gruppo BRICS.</p>
<p>BRICS propone una maggiore coordinazione macroeconomica tra le principali economie, in questione nel G-20, come un fattore fondamentale per il rinvigorimento delle prospettive di un recupero effettivo e sostenibile in tutto il mondo.</p>
<p>Ha annunciato la firma dell&#8217;Accordo costitutivo della Nuova Banca di Sviluppo, col fine di mobilitare risorse per progetti di infrastruttura e di sviluppo sostenibile dei paesi del BRICS ed altre economie emergenti ed in via di sviluppo.</p>
<p>La Banca avrà un capitale iniziale autorizzato di 100 mila milioni di dollari. Il capitale iniziale sottoscritto sarà di 50 mila milioni di dollari, in parti uguali tra i membri fondatori. Il primo presidente della Giunta dei Governatori sarà Russia. Il primo presidente del Consiglio di Amministrazione sarà Brasile. Il primo Presidente della Banca sarà l&#8217;India. La sede della Banca sarà a Shanghai.</p>
<p>Ha anche annunciato la firma di un Trattato per lo stabilimento di un Fondo Comune di Riserve di Valute per situazioni di contingenza, con una somma iniziale di 100 mila milioni di dollari.</p>
<p>Riafferma l&#8217;appoggio ad un sistema multilaterale di commercio aperto, trasparente, inclusivo e non discriminatorio; oltre che alla conclusione con successo della Ronda di Doha dell&#8217;Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC).</p>
<p>Riconosce l&#8217;importante ruolo che le ditte statali svolgono nell&#8217;economia; come quello delle piccole e medie industrie come creatori di impiego e ricchezza.</p>
<p>Riafferma la necessità di una riforma integrale delle Nazioni Unite, compreso il suo Consiglio di Sicurezza, con lo scopo di renderlo più rappresentativo, efficace ed efficiente, in modo che possa rispondere adeguatamente alle sfide globali.</p>
<p>Ha confermato la sua condanna del terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni, dovunque succeda; ed ha manifestato la sua preoccupazione per la continua minaccia del terrorismo e dell&#8217;estremismo in Siria, oltre a fare un appello a tutte le parti siriane affinché si compromettano a mettere fine agli atti terroristi perpetrati da Al-Qaeda, i suoi soci ed altre organizzazioni terroriste.</p>
<p>Ha condannato energicamente l&#8217;uso di armi chimiche in qualunque circostanza; ed hanno dato il benvenuto alla decisione della Repubblica Araba Siriana di aderire alla Convenzione sulle Armi Chimiche.</p>
<p>Ha riaffermato il compromesso di contribuire universalmente ad una soluzione globale, giusta e duratura, del conflitto arabo-israeliano sulla base della cornice legale internazionale riconosciuta, includendo le risoluzioni pertinenti delle Nazioni Unite, i Principi di Madrid e l&#8217;Iniziativa di Pace Araba; ed ha manifestato appoggio alla convocazione, il più presto possibile, di una Conferenza sullo stabilimento di una zona del Medio Oriente libero da armi nucleari e da altre armi di distruzione di massa.</p>
<p>Ha riaffermato la volontà che l&#8217;esplorazione e l’utilizzo dello spazio ultraterrestre dovranno essere per fini pacifici.</p>
<p>Ha concordato che non c&#8217;è alternativa alla soluzione negoziata nella questione nucleare iraniana, ed appoggia una sua soluzione attraverso mezzi politici e diplomatici.</p>
<p>Ha espresso preoccupazione per la situazione in Iraq ed ha appoggiato il governo iracheno sui suoi sforzi per superare la crisi, difendere la sovranità nazionale e l&#8217;integrità territoriale.</p>
<p>Ha sottoscritto la sua preoccupazione per la situazione in Ucraina ed ha fatto appello ad un dialogo ampio, la diminuzione del conflitto e la moderazione di tutti gli attori inclusi, col fine di trovare una soluzione politica pacifica.</p>
<p>Ha condannato fermamente il terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni. Ha segnalato che le Nazioni Unite hanno un ruolo centrale nella coordinazione dell&#8217;azione internazionale contro il terrorismo che deve attuarsi in conformità col diritto internazionale, compresa la Carta delle Nazioni Unite, e con rispetto per i diritti umani e per le libertà fondamentali.</p>
<p>Ha riconosciuto che il cambiamento climatico è una delle maggiori sfide che affronta l&#8217;umanità, ed ha fatto un appello a tutti i paesi affinché costruiscano sulle decisioni adottate nella Convenzione Cornice delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico (CMNUCC), cercando di giungere ad una conclusione di successo per l&#8217;anno 2015, di ottenere delle negoziazioni sullo sviluppo di un protocollo, od un altro strumento legale od un risultato sicuro con forza legale sotto la condizione che la Convenzione sia applicabile da tutti gli stati in questione, in conformità coi principi e le disposizioni della CMNUCC, soprattutto il principio delle responsabilità comuni ma differenziate e le loro rispettive capacità.</p>
<p>Ha espresso l&#8217;importanza strategica dell&#8217;educazione per lo sviluppo sostenibile e la crescita economica inclusiva; oltre a sottolineare il vincolo tra la cultura e lo sviluppo sostenibile.</p>
<p>Il prossimo Vertice dei BRICS sarà in Russia, nel luglio del 2015.</p>
<p>Sembra che si tratti di un accordo in più tra i molti che appaiono costantemente negli articoli delle principali agenzie occidentali di stampa. Tuttavia, il significato è chiaro e deciso: America Latina è l&#8217;area geografica del mondo dove gli Stati Uniti hanno imposto il sistema più disuguale del pianeta a loro piacimento, per le loro ricchezze interne, per la somministrazione di materie prime economiche, per avere compratori delle loro merci ed il depositante privilegiato del loro oro e dei loro fondi che scappano dai rispettivi paesi e sono investiti nelle compagnie nordamericane nel paese o in qualunque luogo del mondo.</p>
<p>Nessuno ha mai trovato una risposta capace di soddisfare le esigenze del mercato reale che conosciamo oggi, ma neanche possiamo dubitare che l&#8217;umanità va verso una tappa più giusta di quella che è stata la società umana fino ai nostri tempi.</p>
<p>Gli abusi commessi durante il cammino della storia sono ripugnanti. Oggi quello che si considera è quello che succederà nel nostro pianeta globalizzato in un futuro prossimo. Come potrebbero scappare gli esseri umani dall&#8217;ignoranza, dalla carenza di risorse elementari per alimento, salute, educazione, abitazione, impiego decoroso, sicurezza e rimunerazione giusta. Quello che è più importante, è se sarà tutto ciò possibile o no, in questo minuscolo angolo dell&#8217;Universo. Se meditare su questo serve qualcosa, sarà per garantire in realtà la supremazia dell&#8217;essere umano.</p>
<p>Da parte mia, non ho il minore dubbio che quando il Presidente Xi Jinping culmini le attività compiute nel suo viaggio in questo emisfero, come il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, entrambi i paesi staranno culminando una delle gesta più grandi della storia umana.</p>
<p>Nella Dichiarazione dei BRICS, promossa il 15 luglio 2014 a Fortaleza, si patrocina per una maggiore partecipazione di altri paesi, specialmente quelli che lottano per il loro sviluppo, mirando a fomentare la cooperazione e la solidarietà coi popoli ed in modo particolare con quelli dell&#8217;America del Sud, si segnala in un paragrafo significativo che i BRICS riconoscono l&#8217;importanza dell&#8217;Unione delle Nazioni Sud-Americane (UNASUR) nella promozione della pace e della democrazia nella regione e nel risultato dello sviluppo sostenibile e nello sradicamento della povertà.</p>
<p>Sono stato già abbastanza esteso, malgrado l&#8217;ampiezza e l’importanza del tema esigessero l&#8217;analisi di questioni importanti che richiedevano alcuna replica.</p>
<p>Pensavo che nei giorni successivi ci sarebbe stata un po&#8217; più di analisi seria sull&#8217;importanza del Vertice dei BRICS. Basterebbe sommare gli abitanti del Brasile, della Russia, dell’India, della Cina e del Sudafrica per comprendere che totalizzano in questo momento la metà della popolazione mondiale. In poche decadi il Prodotto Interno Lordo della Cina supererà quello degli Stati Uniti; già molti Stati sollecitano lo yuan e non dollari, non solo il Brasile ma bensì vari dei più importanti dell&#8217;America Latina, i cui prodotti, come la soia ed il mais, competono con quelli degli USA. L’apporto che Russia e Cina possono dare alla scienza, alla tecnologia ed allo sviluppo economico dell’America del Sud e dei Caraibi sono decisivi.</p>
<p>I grandi avvenimenti della storia non si inventano in un giorno. Enormi prove e sfide di complessità crescente si scorgono all&#8217;orizzonte. Tra Cina e Venezuela si sono firmati 38 accordi di cooperazione. È ora di conoscere un po&#8217; di più la realtà.</p>
<p>Fidel Castro Ruz</p>
<p>21 luglio 2014</p>
<p>10:15 p.m&#8221;.</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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