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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Cile</title>
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		<title>Cile: il problema di fondo</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Nov 2019 01:53:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questi giorni osserviamo la manipolazione dell'opinione pubblica da parte di importanti mezzi di comunicazione in relazione agli eventi attuali e proprio quando il popolo ha detto basta ed ha cominciato a camminare, esigendo di cambiare il modello della società in Cile. Sono gli stessi giornalisti, cioè lavoratori degli stessi mezzi di comunicazione, quelli che formulano queste denunce, dimostrando così come i canali di televisione ed i classici della stampa scritta deformano la realtà e dicono menzogne.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11195" alt="" src="/files/2019/11/chile-2-580x326.jpg" width="580" height="326" />In questi giorni osserviamo la manipolazione dell&#8217;opinione pubblica da parte di importanti mezzi di comunicazione in relazione agli eventi attuali e proprio quando il popolo ha detto basta ed ha cominciato a camminare, esigendo di cambiare il modello della società in Cile.</strong></p>
<p>Sono gli stessi giornalisti, cioè lavoratori degli stessi mezzi di comunicazione, quelli che formulano queste denunce, dimostrando così come i canali di televisione ed i classici della stampa scritta deformano la realtà e dicono menzogne.</p>
<p>Abbiamo conosciuto, per esempio, le rivelazioni del giornalista Juan Wilfredo Gonzalez Mardones del Canal 13 de TV, oltre alle denunce di giornalisti del quotidiano La Tercera. Tutti hanno avuto la prodezza di rendere pubbliche le deformazioni e le manipolazioni della realtà perpetrate da questi mezzi, nonostante rischiassero il loro impiego.</p>
<p>Fatto che ricorda che i golpisti del 73, gestiti e finanziati da Washington, non erano solo le forze armate e la gran imprenditorialità, nazionale e straniera, bensì anche i principali mezzi di comunicazione privati.</p>
<p>È necessario seguire le note di El Mercurio e La Tercera in questi giorni ed il loro tentativo di adattare la realtà agli interessi dei gruppi che rappresentano.</p>
<p>Con ragione, l&#8217;accademica dell&#8217;Università del Cile, Faride Zeran, in un&#8217;interessante articolo scritto per Agenda Popular 2019 affermava che il pluralismo e la libertà di espressione sono un debito in sospeso per la democrazia e non solo “per l&#8217;allarmante concentrazione mediatica”, bensì per l&#8217;esistenza di norme legali che impediscono la libera espressione.</p>
<p>Arriva dunque il momento di analizzare il comportamento attuale dell&#8217;insieme dei fattori destabilizzatori, fatto che aiuta a capire meglio quanto sta succedendo ed i rischi che la situazione rinchiude, quando si manipola la coscienza collettiva.</p>
<p>La condotta delle forze armate e dei carabinieri non costituisce nessuna sorpresa. Secondo la loro formazione prussiana e la loro impronta classista, i militari di tutti i rami delle forze armate non hanno cambiato la loro orientazione fondamentale. Il loro nemico principale è il popolo e sembrano credere che la democrazia consiste in un governo gestito dai poderosi ed attenzione! Perché hanno fatto molti sforzi per essere anche loro dei potenti.</p>
<p>Non ci riferiamo solo ai loro privilegi legali molto esagerati, bensì agli illeciti perpetrati dai vari comandanti, alcuni di loro oggi sotto processi giudiziali per delitti diversi.</p>
<p>Che nessuno si sorprenda allora per la repressione sfrenata in questi giorni. Non rispettano i lavoratori né gli studenti, né i professionisti, né le casalinghe, né i sindacati ed altre organizzazioni sociali che protestano per i bassi salari, pensioni da fame, alti prezzi dei prodotti di base e speculazioni.</p>
<div id="attachment_11196" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11196" alt="Foto:Rodrigo Arangua / AFP" src="/files/2019/11/Chile-marcha-contra-piñera-580x872.jpg" width="580" height="872" /><p class="wp-caption-text">Foto:Rodrigo Arangua / AFP</p></div>
<p>Un fatto positivo è stato l&#8217;atteggiamento del Potere Giudiziale cileno che, nel 1973 era golpista, invece oggi ha avuto un&#8217;importante condotta in difesa della democrazia, al punto che ha fatto presente, perfino, di essere d’accordo, come potere dello stato, di portare avanti un’Assemblea Costituente che possa dare al Cile una Nuova Costituzione.</p>
<p>Inoltre, quando è stato convocato precipitosamente il Consiglio di Sicurezza Nazionale, (Cosena), da un disorientato e goffo Piñera, il presidente della Corte Suprema non ha avuto inconvenienti nel rendere pubblica la sua opinione, cioè che considerava che questo passo non fosse procedente, coincidendo con vari dei convocati dal presidente.</p>
<p>A questo punto, nessuno dubita che il problema di fondo, quello che è al centro del dibattito nazionale, è il modello di società del nostro paese che, imposto in modo sanguinario dai golpisti del 73, nessuno dei governi democratici posteriori ha avuto il valore di cambiare.</p>
<p>È il modello capitalista, quello della proprietà privata dei mezzi di produzione, quello che concepisce uno stato senza risorse che risponde alle necessità della società, grazie ad imprenditori che riscuotono molto caro.</p>
<p>È un Cile senza educazione pubblica, senza salute pubblica, senza previsione sociale pubblica. Un Cile di uno stato spogliato dall&#8217;utilizzazione delle risorse naturali del paese, cedute alla gran imprenditorialità ed ai grandi gruppi economici delle multinazionali. Il rame, il litio, la luce, l&#8217;acqua, le strade, tutto privato, tutto di pochi.</p>
<p>È solo in Cile dove la popolazione dà segnali potenti dell&#8217;urgente necessità di mettere fine a questa infamia storica? No. L&#8217;impegno per distruggere il chiamato neoliberalismo è oggi tendenza mondiale.</p>
<p>Nel nostro caso, ogni giorno che passa è la dimostrazione della crescente maturazione delle cilene e dei cileni e la loro percezione che quello che sta succedendo è per cambiare a fondo l&#8217;attuale modello e stabilire un nuovo modo di vita, una nuova società, fissando i suoi aspetti fondamentali nella Legge delle Leggi, cioè in una Nuova Costituzione Politica.</p>
<p>Ottenerlo è un compito semplice, esente di rischi? Assolutamente no. Il nostro continente abbonda di esempi di avanzamenti, ma anche di retrocessioni, dovuti alla lotta storica tra le classi lavoratrici, sfruttate e le classi dominanti, in ogni paese.</p>
<p>La gran notizia della libertà di Lula in Brasile contrasta col golpe contro Evo in Bolivia.</p>
<p>In effetti, il rovesciamento del presidente Evo Morales -che ha migliorato molto la vita del suo popolo raggiungendo risultati storici di sviluppo e di benessere &#8211; è stato imposto dalla borghesia del suo paese davanti al silenzio complice delle forze armate.</p>
<p>Ciò dimostra quello che sosteniamo. Perché, detto in modo generale, le forze armate del continente, salvo scarse rispettabili eccezioni, sono stati modellati per sostenere l&#8217;ingiusto modello sotto l&#8217;attento sguardo dei governi degli Stati Uniti.</p>
<p>Tutto può succedere, ma il popolo cileno ha dato segnali forti, reiterati, convinti di assumere il compito. E le sue richieste di una Nuova Costituzione, di un’Assemblea Costituente, di un Plebiscito, lo dimostrano.</p>
<p>È inoltre una questione di dignità e di patriottismo. È che urge sconfiggere la disuguaglianza e questo è un momento storico appropriato che non deve essere sprecato. Cile si è svegliato, si è alzato in piedi, sta camminando.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-11197" alt="chile" src="/files/2019/11/chile1.jpg" width="580" height="328" />Domani può essere tardi e potremo essere molto dispiaciuti del fatto.</p>
<p>di Eduardo Contreras, giornalista e famoso giurista cileno</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Continuano le manifestazioni in un&#8217;altra giornata di mobilitazione in Cile</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Nov 2019 20:43:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[autotrasportatori]]></category>
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		<category><![CDATA[Sebastian Piñera]]></category>

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		<description><![CDATA[Con una protesta degli autotrasportatori, che ha causato congestioni serie del transito a Santiago del Cile, è cominciata un'altra giornata di mobilitazioni sociali esigendo cambiamenti al modello neoliberale in Cile. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11184" alt="chile" src="/files/2019/11/chile.jpg" width="580" height="314" />Con una protesta degli autotrasportatori, che ha causato congestioni serie del transito a Santiago del Cile, è cominciata un&#8217;altra giornata di mobilitazioni sociali esigendo cambiamenti al modello neoliberale in Cile.  </strong></p>
<p>In vari punti della periferia della città, centinaia di camion, taxi, motociclisti e perfino auto private hanno realizzato in mattinata una protesta guidando lentamente i loro veicoli.</p>
<p>Il portavoce del movimento “No mas TAG”, Tomas Alarcon, ha segnalato tra le richieste fatte al governo, la riduzione dell’80% del costo dei TAG, sigle con le quali si denomina al meccanismo per il pagamento elettronico dei pedaggi nelle autostrade di Santiago, date in concessione ad imprese private.</p>
<p>Inoltre, reclamano l&#8217;eliminazione dei debiti col pagamento del TAG, che come affermano, ha prezzi abusivi che assorbono fino al 40% del loro salario.</p>
<p>Gli scioperanti assicurano che un pedaggio costa più che un litro di benzina o un chilogrammo di pane, ed alcuni affermano che devono pagare 200 mila pesos al mese (circa 280 dollari) per utilizzare autostrade che -aggiungono &#8211; non sono nelle migliori condizioni né offrono un&#8217;adeguata sicurezza.</p>
<p>Gli autotrasportatori chiedono inoltre la riduzione nel prezzo dei combustibili e perfino la rinuncia della ministra dei Trasporti, Gloria Hutt.</p>
<p>La protesta è stata assecondata da colleghi di altre città, tra queste Valparaiso, dove il ministro delle Finanze, Ignacio Briones, è rimasto bloccato col suo veicolo ufficiale in un gran sbarramento ed all&#8217;essere riconosciuto, è stato interpellato dagli scioperanti che gli hanno esatto misure per migliorare la situazione del settore.</p>
<p>Costanera Center, il maggiore centro commerciale della città, situato nella famosa Sanhattan, la zona dove radicano le sedi delle grandi aziende, è stato chiuso al pubblico e praticamente blindato con pareti di zinco, davanti all&#8217;annuncio di una manifestazione per il pomeriggio, che avrebbe avuto questo luogo come punto di concentrazione.</p>
<p>Mentre, nella Piazza Baquedano, centro nevralgico delle proteste, decine di persone si trovano dalla mattina inalberando bandiere e striscioni nei quali si reclama l’istituzione di un’Assemblea Costituente e migliori condizioni sociali che contribuiscano a ridurre le profonde disuguaglianze esistenti nel paese.</p>
<p>In questa giornata, inoltre, il presidente Sebastian Piñera ha annunciato, con uno spiegamento mediatico, la consegna di un disegno di legge per il Congresso per elevare di 50 mila pesos l&#8217;ingresso minimo mediante un sussidio del governo e col chiaro obiettivo di riappacificare il profondo malessere sociale imperante.</p>
<p>La misura, che beneficherebbe solo a quelli che hanno il salario minimo di 300 mila pesos e lavorano la giornata completa, è considerata insufficiente da economisti e sindacati.</p>
<p>Al rispetto, la Centrale Unitaria dei Lavoratori reclama un salario minimo di 500 mila pesos, affinché i lavoratori possano affrontare l&#8217;alto costo della vita in Cile, ed equiparare questa cifra alle pensioni, molte delle quali non arrivano a 100 mila pesos (circa 130 dollari).</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Caos in Cile: settimo giorno di Protesta Nazionale</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Oct 2019 01:40:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con la convocazione nel pomeriggio di questo venerdì ad una manifestazione, “la più grande di tutte” nella Piazza Italia, centro nevralgico delle concentrazioni popolari della capitale cilena, incomincia il settimo giorno della protesta nazionale che ha messo in scacco il governo del presidente Sebastian Piñera.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11167" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11167" alt="foto: Getty Images" src="/files/2019/10/chile1.jpg" width="580" height="326" /><p class="wp-caption-text">foto: Getty Images</p></div>
<p><strong>Con la convocazione nel pomeriggio di questo venerdì ad una manifestazione, “la più grande di tutte” nella Piazza Italia, centro nevralgico delle concentrazioni popolari della capitale cilena, incomincia il settimo giorno della protesta nazionale che ha messo in scacco il governo del presidente Sebastian Piñera.</strong></p>
<p>La convocazione fatta attraverso le reti sociali, enfatizza il carattere pacifico della mobilitazione e si dirige alle famiglie cilene, ai giovani, ai lavoratori, agli impiegati dello stato, agli artisti ed a tutti i settori della popolazione.</p>
<p>Gli organizzatori hanno aggiunto che le azioni di massa si ripeteranno attraverso tutto il paese, segnando il carattere nazionale dell&#8217;iniziativa e la loro determinazione di mantenere la protesta.</p>
<p>Fino ad ora le mobilitazioni sono state sempre in crescita, arrivando a circa 200 mila persone a Santiago, con la caratteristica di un ambiente pacifico e perfino festivo durante il giorno ed espressioni di violenza, saccheggi ed incendi di negozi di sera, probabilmente commessi dagli infiltrati della polizia, dopo l’inizio del coprifuoco, quando l&#8217;ordine rimane a carico dei carabinieri e dei militari.</p>
<p>La giornata di questo venerdì è iniziata con centinaia di camionisti, tassisti ed automobili di privati, che dalle prime ore del mattino hanno occupato e bloccato le strade che arrivano a Santiago, autostrade, strade urbane e di vari comuni limitrofi alla capitale.</p>
<p>Intanto, le ONG e diverse organizzazioni nazionali addette alla difesa dei diritti umani nel paese si preparano per ricevere lunedì una missione dell&#8217;Alto Delegato delle Nazioni Unite per i diritti umani che dirige l&#8217;ex presidentessa del Cile, Michelle Bachelet.</p>
<p>Il compito della chiamata “missione di verifica” sarà esaminare la situazione di diritti umani nel paese, dopo la dichiarazione di Stato di Emergenza e coprifuoco da parte del governo il passato 18 ottobre, in risposta alla protesta nazionale di massa, e le denunce sugli abusi ed uso eccessivo della forza nella repressione contro i manifestanti.</p>
<p>Il gruppo di tre esperti inviati dall&#8217;ONU si intervisterà con alte cariche del governo, rappresentanti della società civile, vittime, istituzioni nazionali dei diritti umani e visiterà varie città del paese.</p>
<p>L&#8217;ultimo bilancio pubblicato dall&#8217;Istituto Nazionale dei Diritti Umani (INDH) registra 2890 detenuti e 582 feriti dopo la repressione di giovedì 24 ottobre.</p>
<p>Nel dettaglio, la relazione stabilisce che dei 2890 detenuti 294 sono donne, 1182, uomini e 225, bambini, bambine, ed adolescenti.</p>
<p>Le persone ferite da armi da fuoco, sono 295, e mentre i ricorsi giudiziali presentati dall’INDH 14 sono di difesa, 5 denunce per omicidio, 12 per violenza sessuale (denudazioni, minacce di violazione e palpeggiamenti) e 36 denunce senza definire.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_11168" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11168" alt="foto: Getty Images" src="/files/2019/10/chile2.jpg" width="580" height="326" /><p class="wp-caption-text">foto: Getty Images</p></div>
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		<title>Cile: arrestati durante il coprifuoco sono stati “crocifissi” all&#8217;antenna di un commissariato</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Oct 2019 01:27:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[torture]]></category>

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		<description><![CDATA[L'Istituto Nazionale dei Diritti Umani ha denunciato che un gruppo di detenuti sono stati “crocifissi” ad un'antenna del 23ª Commissariato dei Carabinieri, a Peñalolen, dopo essere stati fermati durante il coprifuoco. L'organismo ha presentato una denuncia per torture ed in questa si indica, secondo La Terza, che le vittime sono state tre adulti ed un minorenne arrestati attorno alla 01:00 di mattina del lunedì 21 ottobre.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11165" alt="Carabineros-tortura3" src="/files/2019/10/Carabineros-tortura3.jpg" width="580" height="389" />L&#8217;Istituto Nazionale dei Diritti Umani ha denunciato che un gruppo di detenuti sono stati “crocifissi” ad un&#8217;antenna del 23ª Commissariato dei Carabinieri, a Peñalolen, dopo essere stati fermati durante il coprifuoco.  </strong></p>
<p>L&#8217;organismo ha presentato una denuncia per torture ed in questa si indica, secondo La Terza, che le vittime sono state tre adulti ed un minorenne arrestati attorno alla 01:00 di mattina del lunedì 21 ottobre.</p>
<p>“I carabinieri, secondo la denuncia dell&#8217;INDH, li hanno accusati di rubare, nonostante due degli adulti dicessero che camminavano verso la casa della nonna del minorenne per andare a prenderlo. Mentre erano trasferiti fino alla 23ª Commissariato di Peñalolén la polizia ha arrestato un quarto individuo. In questo commissariato, dice la denuncia, tutti i detenuti, compreso l&#8217;adolescente di 14 anni, sono stati sottomessi a torture”, segnala il quotidiano.</p>
<p><span style="color: #ff0000">“Appesi con le manette”</span></p>
<p>L&#8217;azione legale interposta dall&#8217;INDH si riferisce, in questo punto, al fatto che “i detenuti sono stati crocifissi alla struttura metallica dell&#8217;antenna del Commissariato, appendendoli con le manette”, per poi colpirli e spruzzarli con gas al peperoncino.</p>
<p>L&#8217;Istituto ha informato in Twitter che, davanti alla denuncia per torture, il 13º Tribunale di Garanzia di Santiago ha dettato una “proibizione di avvicinamento” per i funzionari del 23ª Commissariato di Peñalolén rispetto ai detenuti.</p>
<p>Questi, rimarca, sono stati “detenuti ed ammanettati ad una struttura metallica di un’antenna del recinto della polizia, lasciandoli appesi con le manette, all&#8217;alba del 21 ottobre 2019.”</p>
<p>Inoltre l&#8217;INDH ha denunciato, attraverso il suo sito web, che in un altro commissariato del comune, “in specifico nel 43º Commissariato dei Carabinieri di Peñalolén, due procuratori dei diritti umani sono stati aggrediti fisicamente e verbalmente, per intimorirli e spaventarli.”</p>
<p>L&#8217;Istituto ha disponibile nel suo sito web un formulario affinché le persone che hanno sofferto trattamenti illegittimi da parte degli agenti dello stato durante le attuali proteste sociali realizzino le loro denunce in modo formale.</p>
<p>da Cooperativa</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Finalmente arrestano in Cile uno stretto collaboratore di Pinochet</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2017/04/17/finalmente-arrestano-cile-uno-stretto-collaboratore-di-pinochet/</link>
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		<pubDate>Tue, 18 Apr 2017 00:45:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[arrestato]]></category>
		<category><![CDATA[Augusto Pinochet]]></category>
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		<category><![CDATA[colpevole di torture]]></category>
		<category><![CDATA[Cristian Labbè]]></category>
		<category><![CDATA[dittatura militare]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo vari anni di fuga dai tribunali grazie a scuse legali, il colonnello ritirato Cristian Labbè, ex capo di sicurezza di Augusto Pinochet, è stato arrestato per ordine di un giudice. Labbè, anche ex sindaco di un quartiere borghese di questa capitale, integrante della giunta militare di Pinochet (1973-1990) ed uno dei suoi più stretti collaboratori, è accusato dell'applicazione di torture a quattro giovani a Panqguipulli, in Temuco, città del sud del Cile, nel 1973.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9897" alt="ex-jefe-de-seguridad-de-pinochet-580x354" src="/files/2017/04/ex-jefe-de-seguridad-de-pinochet-580x354.jpg" width="580" height="354" />Dopo vari anni di fuga dai tribunali grazie a scuse legali, il colonnello ritirato Cristian Labbè, ex capo di sicurezza di Augusto Pinochet, è stato arrestato per ordine di un giudice.</strong></p>
<p>Labbè, anche ex sindaco di un quartiere borghese di questa capitale, integrante della giunta militare di Pinochet (1973-1990) ed uno dei suoi più stretti collaboratori, è accusato dell&#8217;applicazione di torture a quattro giovani a Panqguipulli, in Temuco, città del sud del Cile, nel 1973.</p>
<p>Precisamente il giudice speciale Alvaro Mesa ordinò il procedimento contro Labbè, che fu trasportato questo lunedì verso un reggimento della città di Temuco, a 680 chilometri al sud della capitale del paese, dove domani conoscerà di cosa lo accusano.</p>
<p>Labbè arrivò ad essere sindaco nel comune di Providencia di questa capitale per quattro periodi, dal 1996 al 2012. Frequentemente si manifesta sulla politica del paese come militante del partito conservatore Unione Democratica Indipendente (UDI).</p>
<p>Oltre al caso dei quattro torturati 40 anni fa, il giudice dovrà analizzare altri espedienti dove ha partecipato lo stretto collaboratore di Pinochet, durante la dittatura (1973-1990).</p>
<p>Alicia Lira, presidentessa del Gruppo dei Familiari dei Giustiziati Politici, dichiarò che la detenzione di Labbè è un gran risultato per le vittime della tortura della dittatura che nel paese australe sono più di 33 mila.<br />
da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: La Tercera</p>
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		<title>Una rivista cilena dedica la sua portata a Fidel</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Dec 2016 02:23:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un ampio reportage di 12 pagine con analisi, commenti e profili riferiti alla vita ed opera di Fidel Castro, emerge oggi nell'ultima edizione della rivista Punto Finale del Cile. Con la portata, che è una gran foto del leader storico della Rivoluzione cubana, scomparso il 25 novembre scorso, Punto Finale intitola “Stirpe di liberatori” e più in basso una frase emblematica dell'Apostolo dell'indipendenza di Cuba, Josè Martì.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9662" alt="Fidel-revista-punto-final" src="/files/2016/12/Fidel-revista-punto-final.jpg" width="403" height="580" />Un ampio reportage di 12 pagine con analisi, commenti e profili riferiti alla vita ed opera di Fidel Castro, emerge oggi nell&#8217;ultima edizione della rivista Punto Finale del Cile.  </strong></p>
<p>Con la portata, che è una gran foto del leader storico della Rivoluzione cubana, scomparso il 25 novembre scorso, Punto Finale intitola “Stirpe di liberatori” e più in basso una frase emblematica dell&#8217;Apostolo dell&#8217;indipendenza di Cuba, Josè Martì.</p>
<p>“Tutta la gloria del mondo entra in un grano di mais”, segnalava Martì.</p>
<p>Il direttore della pubblicazione, Manuel Cabieses, ha scritto una pagina editoriale su Fidel Castro e la chiamò “L&#8217;eresia rivoluzionaria”.</p>
<p>“Uno degli insegnamenti che ci lasciò Fidel è stata la sua eresia davanti ad ogni prova, sia nella teoria come nella pratica. Il suo esempio di più di mezzo secolo di lotta e pedagogia rivoluzionaria è un invito a pensare con la propria testa (&#8230;)”, ha osservato Cabieses. Il prestigioso intellettuale cileno, autore di vari libri dedicati essenzialmente a passaggi della sua battaglia contro la dittatura di Augusto Pinochet, ricordò la consegna di “il dovere di ogni rivoluzionario è fare Rivoluzione”.</p>
<p>Cabieses riferì che il sentimento di ammirazione per la Rivoluzione cubana e per il suo leader Fidel Castro crebbe negli anni 60, 70 e 80 del secolo scorso.</p>
<p>“Il fidelismo e la sua similitudine, il guevarismo, si trasformarono in correnti innovatrici del pensiero rivoluzionario. Punto Finale, per esempio, è tributario politico della Rivoluzione cubana”, precisò.</p>
<p>La fiducia di Fidel che rispettò sempre la nostra indipendenza, tale quale fece con tutti quelli che hanno ricevuto la solidarietà cubana, permise a Punto Finale di commettere la sua propria eresia, aggiunse.</p>
<p>Per concludere, Cabieses sottolineò: Per questo motivo piangiamo la morte di Fidel come quella di un fratello, saggio e sempre aperto alle nuove idee.</p>
<p>La rivista include anche il discorso del presidente cubano, Raul Castro, nell&#8217;addio dei resti mortali di suo fratello a Santiago di Cuba.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_9663" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-9663" alt="Fidela a Santa Clara, nel Parque Vidal" src="/files/2016/12/Fidel-en-el-parque-Vidal-de-Villa-Clara-580x256.jpg" width="580" height="256" /><p class="wp-caption-text">Fidela a Santa Clara, nel Parque Vidal</p></div>
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		<title>Bachelet ricorda il golpe militare e la morte di Allende</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Sep 2016 00:49:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[11 settembre 1973]]></category>
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		<description><![CDATA[La presidentessa del Cile, Michelle Bachelet, ricordò questa domenica nel palazzo de La Moneda che l'edificio fu “epicentro di una storia di orrore, morte e sequestri”, compiendosi 43 anni dal Golpe Militare che instaurò la dittatura (1973-1990) e l'assassinio dell'allora presidente Salvador Allende.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9503" alt="LaMonedaGolpe" src="/files/2016/09/LaMonedaGolpe.jpg" width="448" height="298" />La presidentessa del Cile, Michelle Bachelet, ricordò questa domenica nel palazzo de La Moneda che l&#8217;edificio fu “epicentro di una storia di orrore, morte e sequestri”, compiendosi 43 anni dal Golpe Militare che instaurò la dittatura (1973-1990) e l&#8217;assassinio dell&#8217;allora presidente Salvador Allende.  </strong></p>
<p>“Le eco del più doloroso passaggio della nostra storia recente, risuonano in questi corridoi. Questo è l&#8217;epicentro di una storia che sarebbe durata troppo, una storia di orrore, morte e sparizioni, fatti vergognosi, una storia terribile”, disse la mandataria. Bachelet riscattò l&#8217;importanza di atti come quelli di oggi nel palazzo di Governo dove morì difendendo la democrazia il presidente socialista Salvador Allende. “La nostra memoria è uno strumento potente per la pace”.</p>
<p>“I nostri morti meritano che onoriamo la loro memoria e non solo oggi, bensì sempre. 43 anni sono passati da quando si stabilizzò la dittatura, ma oggi siamo una società che vive in libertà senza paura”, aggregò.</p>
<p>Ha insistito sulla necessità di commemorare questa data, poiché “è importante che le nuove generazioni sappiano quello che abbiamo vissuto, perché è stato questo passato quello che ci ha condotti a questo momento”. “Abbiamo il compito di dare alla memoria il luogo che merita affinché i nostri figli possano apprendere”, indicò. Insieme alla famiglia del presidente Allende, Bachelet depositò garofani rossi e bianchi nel Salone Bianco della sede di governo, dove si trovava l&#8217;ufficio del leader socialista.</p>
<p>Fuori, nelle vicinanze de La Moneda, differenti organizzazioni depositarono fiori davanti al monumento ad Allende ed il Gruppo dei Familiari di Detenuti Scomparsi iniziava un pellegrinaggio verso il Cimitero Generale, dove si trova il memoriale dedicato alle 3.000 vittime della dittatura.</p>
<p>da ANSA</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Condanna contro assassino di Victor Jara rompe l’impunità dei repressori</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jun 2016 01:31:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La sentenza dettata contro l'ex tenente cileno Pedro Barrientos, accusato dell'assassinio del cantautore Victor Jara, lasciò aperta una strada per continuare ad indagare su quello che è accaduto in Cile durante il golpe militare nel 1973. Una giuria federale di Orlando, in Florida, condannò Barrientos come responsabile della tortura ed esecuzione extragiudiziale del popolare musicista, poeta, ed attivista politico cileno, nei primi giorni del golpe militare, diretto dal generale Augusto Pinochet contro il presidente Salvador Allende, 43 anni fa. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9394" alt="Víctor-Jara1" src="/files/2016/06/Víctor-Jara1.jpg" width="580" height="330" />La sentenza dettata contro l&#8217;ex tenente cileno Pedro Barrientos, accusato dell&#8217;assassinio del cantautore Victor Jara, lasciò aperta una strada per continuare ad indagare su quello che è accaduto in Cile durante il golpe militare nel 1973.</strong></p>
<p>Una giuria federale di Orlando, in Florida, condannò Barrientos come responsabile della tortura ed esecuzione extragiudiziale del popolare musicista, poeta, ed attivista politico cileno, nei primi giorni del golpe militare, diretto dal generale Augusto Pinochet contro il presidente Salvador Allende, 43 anni fa.</p>
<p>Il tribunale federale ordinò all&#8217;accusato di pagare 28 milioni di dollari alla famiglia di Jara, per saldare i danni e pregiudizi provocati dal crimine, e lasciò aperta una porta affinché il criminale possa essere estradato in Cile in caso di altre denunce giudiziali contro di lui.</p>
<p>Per Barrientos rimane in attesa nel suo paese natale, una denuncia stabilita dal giudice Miguel Vazquez, che dettò anche differenti accuse che vanno dall’omicidio e sequestro aggravato, sequestro semplice ed occultamento, vincolati alla morte del trovatore cileno.</p>
<p>Questo repressore, di 67 anni di età, naturalizzato come cittadino degli Stati Uniti e residente nel villaggio di Deltona, vicino alla città di Daytona Beach, in Florida, vive nel paese settentrionale dal 1989, e rispose davanti alle corti in virtù di una legge che cerca di aiutare le vittime di violazioni di diritti umani commesse all&#8217;estero.</p>
<p>Secondo i registri dei servizi di immigrazione statunitensi, l&#8217;ex militare cileno non dichiarò il suo vincolo con le forze armate golpiste, né la sua partecipazione nei processi di torture ed assassinati nello stadio di Santiago del Cile.</p>
<p>La denuncia civile, presentata per Joan Jara, vedova del cantante cileno, e dalle sue figlie Manuela ed Amanda, è stata rappresentata dal Centro di Giustizia e Responsabilità (CJA), organizzazione legale con sede a San Francisco, in California, e lo studio di avvocati Chadbourne &amp; Parke, di New York.</p>
<p>La denuncia contro Barrientos si portò alle corti nel 2013, sotto la Legge di Protezione delle vittime della tortura, progettata per processare i violentatori dei diritti umani che vivono negli Stati Uniti, e finalmente si è presentato davanti ai tribunali ad Orlando, il passato 13 giugno.</p>
<p>Durante il processo giudiziale, Barrientos negò di conoscere il popolare cantautore ed essere stato nello stadio di Santiago, convertito in centro di torture, nel momento dell&#8217;assassinio.</p>
<p>La procura ha ribattuto gli argomenti dell&#8217;ex ufficiale, a partire da testimonianze registrate in Cile di sei ex soldati leali alla giunta militare diretta da Pinochet, che assicurarono averlo visto nelle installazioni sportive almeno 20 volte, in quei giorni.</p>
<p>Risaltò la dichiarazione dell&#8217;ex soldado Josè Navarrete Barra che affermò che Barrientos arrivò a vantarsi del crimine che aveva commesso. Lui disse molte volte che aveva ammazzato Victor Jara, assicurò il militare nel video.</p>
<p>Joan Jara non perse mai la speranza che l&#8217;assassinio di suo marito fosse presentato davanti alle corti di giustizia. Ha dovuto aspettare più di 40 anni per ascoltare un verdetto di condanna negli Stati Uniti, nonostante avesse presentato una denuncia criminale in Cile nel 1978.</p>
<p>“È l&#8217;inizio della giustizia per tutta quella gente, per i parenti in Cile che stanno sperando di conoscere il destino dei loro cari, e che per molti, molti anni hanno cercato giustizia e di sapere cosa era successo esattamente, come noi”, dichiarò la vedova di Jara al giornale britannico The Guardian.</p>
<p>Da parte sua, Almudena Bernabeu, avvocato del CJA, e che diresse l&#8217;investigazione del caso, affermò essere profondamente soddisfatta col verdetto.</p>
<p>Questo verdetto non è la fine, bensì un principio per lavorare verso l&#8217;estradizione o espulsione di Barrientos e trovare piena giustizia per la famiglia di Jara.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>La morte di Pinochet lo assolve dai suoi delitti: giustizia cilena</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Aug 2015 00:11:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il dittatore Augusto Pinochet e sei degli ex agenti della polizia segreta sono stati assolti dalle loro accuse per delitti di lesa umanità poiché sono morti, mentre 77 membri della Direzione di Intelligenza Nazionale (DINA) sono stati condannati per il sequestro di Eduardo Ziede, scomparso nel 1974. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-8858" alt="" src="/files/2015/08/pinochet.jpg" width="300" height="250" /><strong>Il dittatore Augusto Pinochet e sei degli ex agenti della polizia segreta sono stati assolti dalle loro accuse per delitti di lesa umanità poiché sono morti, mentre 77 membri della Direzione di Intelligenza Nazionale (DINA) sono stati condannati per il sequestro di Eduardo Ziede, scomparso nel 1974.  </strong></p>
<p>Hernan Crisosto, giudice incaricato del processo, è chi ha dato l&#8217;indulto in un caso di violazioni dei diritti umani per il quale avrebbe pagato Pinochet se fosse stato vivo, ha detto.</p>
<p>Pinochet, Osvaldo Romo, Luis Urrutia, Josè Ampuero, Orlando Inostroza, Luis Villarroel ed il generale Manuel Contreras Sepulveda –morto il passato 7 agosto–sono stati perdonati post morte.</p>
<p>I generali ritirati Cesare Maniquez Bravo e Raul Iturriaga Neumann, i brigadieri Pedro Espinoza Bravo e Miguel Krassnoff Martchenko ed il colonello Marcelo Moren Brito, hanno ricevuto una condanna di appena 13 anni per il sequestro Ziede.</p>
<p>Mentre, 37 ex membri della polizia segreta dovranno pagare solo 10 anni di prigione per essere autori del delitto di sequestro ed altri 35 ex ufficiali dovranno compiere quattro anni di carcere.</p>
<p>Ziede è uno delle vittime della chiamata Operazione Colombo, un montaggio per occultare i crimini della dittatura, realizzata da agenti della DINA che lo torturarono in “Londra 38”, e dopo l&#8217;interrogarono per ottenere informazione rispetto ad altri membri del Movimiento de Izquierda Revolucionaria (MIR), al quale apparteneva.</p>
<p>L&#8217;Operazione Colombo è considerata l&#8217;inizio dell&#8217;Operazione Condor che fu una coordinazione tra le dittature militari dei paesi del Cono Meridionale per sterminare gli oppositori.</p>
<p>Circa 3 mila 200 persone che morirono per l&#8217;intervento di agenti dello Stato diretti da Pinochet sono ancora scomparse, e più di 33 mila furono rapite, torturate ed imprigionate dovuto alla politica di allora.</p>
<p>Pinochet era processato in alcuni casi dell&#8217;Operazione Colombo e della “Carovana della Morte”, un gruppo di militari che percorsero il Cile ed in meno di poche ore ammazzarono un centinaio di carcerati.</p>
<p>Il passato 6 agosto morì Manuel Contreras, massimo repressore della dittatura di Pinochet, a 86 anni di età. Contreras ha avuto un ruolo chiave nell&#8217;esecuzione della denominata “Operazione Condor.”</p>
<p>Da TeleSur</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p><a rel="nofollow" target="_blank" href="https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=EEmkq_NPVu8" >per vedere il video</a></p>
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		<title>Victor Jara, 41 anni dopo</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Sep 2014 23:22:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cantava, scriveva poemi, è stato professore, mimo e direttore teatrale, ma aveva idee di sinistra: Victor Jara ha ricevuto 44 spari dopo essere stato torturato dalla dittatura di Augusto Pinochet. E’ accaduto in Cile, 41 anni fa, il 16 settembre 1973, assassinato nello stadio Cile, dopo il suo sequestro, un giorno dopo il golpe di Stato di Pinochet, quando si trovava nell'Università Tecnica Statale di Santiago.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8112" style="width: 540px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-8112" alt="Victor Jara" src="/files/2014/09/Victor-Jara.jpg" width="540" height="360" /><p class="wp-caption-text">Victor Jara</p></div>
<p><strong>Cantava, scriveva poemi, è stato professore, mimo e direttore teatrale, ma aveva idee di sinistra: Victor Jara ha ricevuto 44 spari dopo essere stato torturato dalla dittatura di Augusto Pinochet.</strong></p>
<p>E’ accaduto in Cile, 41 anni fa, il 16 settembre 1973, assassinato nello stadio Cile, dopo il suo sequestro, un giorno dopo il golpe di Stato di Pinochet, quando si trovava nell&#8217;Università Tecnica Statale di Santiago.</p>
<p>Era mimo, attore, direttore teatrale, poeta, musicista, direttore di spettacoli di massa, regista di televisione. L’apporto reale di Victor alla cultura cilena è molto importante, aveva un protagonismo incredibile in quegli anni, hanno detto amici vicini.</p>
<p>L&#8217;autore di “Te recuerdo Amanda”, di numerose canzoni compromesse e di amore, è stato torturato brutalmente nell&#8217;installazione sportiva, come si è provato con test medici forensi effettuati nel 2009, dopo esumare i suoi resti.</p>
<p>A dispetto della sua delicata situazione, ha avuto il tempo di scrivere quello che è stato il suo ultimo poema, “Somos cinco mil”, conosciuto anche come “Estadio Chile”.</p>
<p>Victor Jara è stato un famoso Ambasciatore Culturale per il Governo dell&#8217;Unità Popolare di Salvador Allende ed il suo assassinio è accaduto poco prima di compiere precisamente 41 anni (28 settembre).</p>
<p>Lo scorso fine settimana è stato inaugurato un Memorial in suo onore nella periferia del Cimitero Metropolitano, a Santiago, dove è stato trovato il suo corpo il 16 settembre 1973.</p>
<p>La sua vedova, Joan Jara, è stata incaricata di presentare il murale nel quale può leggersi “Per il diritto di vivere in pace”.</p>
<p>L’altro ieri, la Corte di Appello della giustizia cilena ha respinto in modo unanime la richiesta di libertà sotto garanzia di Hernan Chacon Soto, uno degli accusati di uccidere Victor Jara.</p>
<p>Chacon Soto, ex comandante dell&#8217;Esercito, è il principale sospettoso del crimine di Jara. Un altro ex comandante, Patricio Vasquez e l&#8217;ex procuratore generale militare Rolando Melo, sono accusati anche del sequestro ed omicidio del cantautore.</p>
<p>Sono 11 gli accusati di questo caso, tutti ad eccezione di Melo imprigionati in questo momento, mentre uno di loro, Pedro Barrientos, risiede negli Stati Uniti e si è sollecitata la sua estradizione.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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