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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Che Guevara</title>
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		<title>Fidel, a tre mesi dalla sua partenza</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Mar 2017 00:28:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il giorno in cui si commemorava la partenza del Granma, esattamente in quello stesso giorno, come lui volle, sicuramente, Fidel partì alla ricerca di nuovi orizzonti di lotta. L’ha fatto con la sicurezza che la semina realizzata durante la sua vita era già germinata. Che i suoi insegnamenti erano già imperituri. Che il capitalismo conduce l'umanità alla sua estinzione. Che solo il socialismo ed il comunismo erogheranno  condizioni per la sopravvivenza della specie umana. Che la lotta contro l'imperialismo è un battaglia che si combatte giorno per giorno, sotto forme diverse e che terminerà solo con la sconfitta definitiva del mostro. Che questo non ammetterà mai la sovranità, l'autodeterminazione e la felicità dei popoli. Che ricorrerà a qualunque risorsa per mantenerci sotto il suo giogo. Che il socialismo ed il comunismo sono per definizione internazionalisti e solidali, come lo è stata la Rivoluzione Cubana sotto la sua ispirazione. E così continuerà ad esserlo.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9740" alt="marti_y_fidel" src="/files/2017/01/marti_y_fidel.jpg" width="210" height="276" />Il giorno in cui si commemorava la partenza del Granma, esattamente in quello stesso giorno, come lui volle, sicuramente, Fidel partì alla ricerca di nuovi orizzonti di lotta.</strong></p>
<p>L’ha fatto con la sicurezza che la semina realizzata durante la sua vita era già germinata. Che i suoi insegnamenti erano già imperituri. Che il capitalismo conduce l&#8217;umanità alla sua estinzione. Che solo il socialismo ed il comunismo erogheranno  condizioni per la sopravvivenza della specie umana. Che la lotta contro l&#8217;imperialismo è un battaglia che si combatte giorno per giorno, sotto forme diverse e che terminerà solo con la sconfitta definitiva del mostro. Che questo non ammetterà mai la sovranità, l&#8217;autodeterminazione e la felicità dei popoli. Che ricorrerà a qualunque risorsa per mantenerci sotto il suo giogo. Che il socialismo ed il comunismo sono per definizione internazionalisti e solidali, come lo è stata la Rivoluzione Cubana sotto la sua ispirazione. E così continuerà ad esserlo.</p>
<p>Per questo motivo Fidel vive in ognuna ed in ognuno che lotta senza riposo per un mondo migliore. E’ andato via ma vive tra noi come ispirazione, esempio, stimolo. Così come una volta se ne andò Bolivar, ed in quel momento certi uomini piccoli e mediocri dicevano che era andato via per sempre. Non si resero conto che sarebbe ritornato, solo che in un altra forma, “quando si sarebbe svegliato il popolo”, come lo disse la bella poesia di Pablo Neruda. Così andò via il Che, per poi ritornare dopo poco tempo ed essere presente in tutte le lotte esistenti in tutto il pianeta. Così è successo a Chavez, eterno nell&#8217;anima dei nostri popoli. E la stessa cosa succederà con Fidel, più presente che mai, solo in un&#8217;altra forma. Illuminandoci come la reincarnazione contemporanea del Don Chisciotte, quell&#8217;amante delle utopie realizzabili che viveva per “Sognare il sogno impossibile, lottare contro il nemico impossibile, correre dove i coraggiosi non hanno osato, raggiungere la stella irraggiungibile. Questo è il mio destino.” Oggi più che mai seguiremo sulla strada che ci hai segnalato, Comandante. Hasta la Victoria Siempre!</p>
<p>di Atilio Boron</p>
<p>da Rebelion</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Estratto del Discorso del Che Guevara in un anniversario di Martì: “Gli eroi non possono essere trasformati in statue”</title>
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		<pubDate>Wed, 20 May 2015 01:01:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Che Guevara]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[Josè Martì]]></category>

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		<description><![CDATA[In commemorazione del 107° anniversario della nascita dell'Eroe Nazionale di Cuba, il Comandante Ernesto Che Guevara si dirige alla popolazione riunita nell'emiciclo della Camera del Campidoglio Nazionale, il 28 gennaio 1960]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8634" alt="" src="/files/2015/05/che-guevara.jpg" width="580" height="436" />In commemorazione del 107° anniversario della nascita dell&#8217;Eroe Nazionale di Cuba, il Comandante Ernesto Che Guevara si dirige alla popolazione riunita nell&#8217;emiciclo della Camera del Campidoglio Nazionale, il 28 gennaio 1960.  </strong></p>
<p>“Cari compagni: bambini ed adolescenti di oggi, uomini e donne di domani; eroi di domani, se è necessario, nei rigori della lotta armata: eroi, bensì, nella costruzione pacifica della nostra nazione sovrana:</p>
<p>Oggi è un giorno molto speciale, un giorno che richiama alla conversazione intima tra di noi, quelli che abbiamo contribuito in qualche modo con uno sforzo diretto alla Rivoluzione, e tutti voi.</p>
<p>Oggi si realizza un nuovo anniversario del compleanno di Josè Martì, e prima di entrare nel tema voglio dirvi una cosa: ho ascoltato alcuni momenti fa: Evviva il Che Guevara!, ma nessuno di voi ha pensato oggi di gridare: Viva Martì!… e questo non è giusto…</p>
<p>E non è giusto per molte ragioni. Perché prima che nascesse il Che Guevara e tutti gli uomini che oggi hanno lottato, che diressero come lui diresse; prima che nascesse tutto questo impulso liberatore dal popolo cubano, Martì era nato, aveva sofferto ed era morto in onore dell&#8217;ideale che oggi stiamo realizzando.</p>
<p>Ancora di più, Martì fu il mentore diretto della nostra Rivoluzione, l&#8217;uomo alla cui parola bisognava ricorrere sempre per dare l&#8217;interpretazione giusta dei fenomeni storici che stavamo vivendo e l&#8217;uomo, la cui parola ed il cui esempio dobbiamo ricordare ogni volta che si vuole dire o fare qualcosa di trascendente in questa Patria… perché Josè Martì è molto più che cubano: è americano; appartiene a tutti i venti paesi del nostro continente e la sua voce si ascolta e si rispetta non solo qui in Cuba bensì in tutta l&#8217;America.</p>
<p>Ci rende felici avere avuto l&#8217;onore di rendere vive le parole di Josè Martì nella sua Patria, nel luogo dove nacque. Ma ci sono molte forme di onorare Martì. Si può onorarlo compiendo religiosamente gli anniversari che indicano ogni anno la data della sua nascita, o col promemoria del nefasto 19 maggio 1895. Si può onorare Martì citando le sue frasi, frasi belle, frasi perfette, ed inoltre, e soprattutto, frasi giuste. Ma si può e si deve onorare Martì nella forma in cui lui vorrebbe che fosse fatto, quando diceva a pieni polmoni: La migliore maniera di dire, è fare.</p>
<p>Per questo motivo noi tentiamo di onorarlo facendo quello che lui volle fare e quello che non ha potuto compiere perchè le circostanze politiche e le pallottole della colonia glielo hanno impedito.</p>
<p>E non tutti, né molti -e magari nessuno &#8211; potrà essere Martì, ma tutti possiamo seguire l&#8217;esempio di Martì e tentare di continuare la sua strada nella misura dei nostri sforzi. Tentare di comprenderlo e di riviverlo con la nostra azione e con la nostra condotta di oggi, perché quella Guerra di Indipendenza, quella lunga guerra di liberazione, ha avuto oggi la sua replica ed ha avuto una grande quantità di eroi modesti, nascosti, fuori dalle pagine della storia, e che, nonostante, hanno compiuto assolutamente alla lettera i precetti dell&#8217;Apostolo.</p>
<p>Vorrei dirvi molte cose come queste oggi. Vorrei spiegarvi, affinché mi possiate capire, affinché lo possiate sentire nel più profondo dei vostri cuori, il perché di questa lotta, che abbiamo svolto con le armi in mano, quella che sosteniamo oggi contro i poteri imperiali, e che magari domani dovremo sostenere nel campo economico, o ancora nel campo armato.</p>
<p>“Con i poveri della terra, voglio condividere il mio destino ”, diceva Martì,… ed allo stesso modo, interpretando le sue parole, l’abbiamo fatto noi.</p>
<p>Come voi ricordate il nostro Camilo, così dovete ricordare Martì, al Martí che parla e che pensa oggi, col linguaggio di oggi, perché hanno questo di grande, i grandi pensatori e rivoluzionari: il loro linguaggio non invecchia. Le parole di Martì di oggi non sono per un museo, sono incorporate nella nostra lotta e sono il nostro emblema, sono la nostra bandiera di combattimento.</p>
<p>Questa è la mia raccomandazione finale, avvicinatevi a Martì senza paura, senza pensare che vi state avvicinando ad un dio, bensì ad un uomo più grande degli altri uomini, più saggio e più sacrificato degli altri uomini, e pensate che lo potete rivivere un po&#8217; ogni volta che pensate in lui e lo rivivete molto di più ogni volta che agite come lui avrebbe voluto.</p>
<p>Per finire, vi chiedo che mi salutate come all’inizio, ma alla rovescia: con un Viva Martì, che è vivo!&#8221;.</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Diego Armando Maradona: un campione intimamente legato a Fidel, Cuba, e al suo popolo</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Oct 2013 22:10:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[In Italia per partecipare al lancio di una collana di video dedicata alla sua vita: «Maradona, non sarò mai un uomo comune» - curata dal giornalista Gianni Minà a cui ha rilasciato un'intervista inedita di oltre cento minuti - l'asso argentino Diego Armando Maradona, rinnova ancora una volta il suo totale appoggio e sostegno alla causa cubana.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-7204" src="/files/2013/10/Maradona.jpg" alt="" width="300" height="169" />In Italia per partecipare al lancio di una collana di video dedicata alla sua vita: «Maradona, non sarò mai un uomo comune» &#8211; curata dal giornalista Gianni Minà a cui ha rilasciato un&#8217;intervista inedita di oltre cento minuti &#8211; l&#8217;asso argentino Diego Armando Maradona, rinnova ancora una volta il suo totale appoggio e sostegno alla causa cubana.</strong></p>
<p>Ospite del popolare quotidiano sportivo «La Gazzetta dello Sport», che nella redazione centrale in quel di Milano ha organizzato un vero e proprio Maradona day, il campione argentino ancora molto popolare in Italia &#8211; soprattutto a Napoli dove è venerato come una divinità &#8211; ha risposto alle domande dei giornalisti Paolo Condò e Gianni Minà. Proprio una domanda di quest&#8217;ultimo ha dato modo a Maradona di ribadire ancora una volta il forte legame verso Fidel Castro, «Che» Guevara, Cuba e il suo popolo.</p>
<p>«Fidel e il Che sono i miei eroi – ha dichiarato Maradona – perché non hanno vinto comprando i voti, ma mettendo in gioco le loro vite a Cuba». Inoltre l&#8217;asso del calcio si è detto ancora riconoscente vero Cuba che lo accolse e gli permise di curarsi, in uno dei momenti più difficili della sua esistenza quando nessuno neanche nella sua Argentina fu disposto ad accoglierlo. Ma non è stata di certo quella di ieri la prima occasione dove Maradona ha sostenuto apertamente la causa di Cuba e della sua Rivoluzione.</p>
<p>Lo fece dopo aver vinto il premio Fifa come calciatore del secolo, allorquando in una diretta televisiva internazionale dedicò  il riconoscimento appena ricevuto a Fidel Castro, «Che» Guevara, e all&#8217;indomito popolo cubano. Appoggio poi ribadito nel 2002, quando ospite in Giappone, in relazione al terrorismo si espresse così: «Io sono contro il terrorismo e condanno l&#8217;attentato alle torri gemelle, ma gli Usa fanno terrorismo contro Cuba da sempre: c&#8217;è l&#8217;embargo e muoiono bambini e adulti, non arrivano medicine. Questo non è terrorismo? Castro avrà mille difetti, come tutti noi. A Cuba non si sguazza nel lusso, ma meglio mille volte la Cuba di Fidel Castro che l&#8217;America di Bush. Anche in Argentina la gente non può mangiare: vi pare giusto?».</p>
<p>Insomma, Maradona non perde occasione per rimarcare di essere intimamente legato a Cuba e al suo popolo, così come di essere a disposizione della «nuova» America Latina, socialista e integrazionista, che faticosamente giorno dopo giorno cerca di costruire un futuro migliore per quelle popolazioni martoriate da oltre un ventennio di scellerate e criminali politiche neoliberiste. Un aspetto che ha portato il giornalista Condò a definire Diego come una sorta di moderno Bolívar. «Se parlano loro – ha spiegato Maradona riferendosi a i vari presidenti dell&#8217;America Latina Maduro, Correa, Morales, Ortega – i media li ignorano. A me invece danno ascolto. Faccio loro da portavoce».</p>
<p>Non sono mancate nel corso dell&#8217;intervista, grazie anche alla sensibilità sul tema del giornalista Gianni Minà  autore di memorabili servizi televisivi su Cuba, altre bordate lanciate dall&#8217;ex calciatore argentino dirette all&#8217;imperialismo statunitense. Parafrasando il titolo della collana di video dedicata alla carriera di Maradona, possiamo affermare che sì, l&#8217;argentino non sarà  mai un uomo comune. Mai farà propria la visione del mondo propinata dal mainstream, anche perché intimamente e sinceramente legato a Cuba, Fidel e alla Rivoluzione.</p>
<p>di Fabrizio Verde, per Cubadebate</p>
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		<title>Ricordo del Che Guevara è vivo a La Higuera, 46 anni dopo la sua morte</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2013/10/09/ricordo-del-che-guevara-e-vivo-la-higuera-46-anni-dopo-la-sua-morte/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Oct 2013 23:02:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[9 ottobre 1967]]></category>
		<category><![CDATA[assassinato]]></category>
		<category><![CDATA[Bolivia]]></category>
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		<description><![CDATA[La Higuera, un villaggio sperduto nella geografia della Boliva, è oggi il centro delle illusioni e delle utopie della Rivoluzione in America Latina, perché lì è morto un uomo ed è nato un mito: quello del Che Guevara. Come ogni anno ai primi di ottobre, il borgo rurale di miserabili case di fango e paglia è pieno di turisti e pellegrini che si recano all'ultimo luogo in America che ha visto in vita il guerrigliero argentino-cubano, il sito che si è portato via il suo ultimo pensiero ed il suo ultimo sguardo.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_7173" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-7173" src="/files/2013/10/Monumento-al-Che-en-la-Higu.jpg" alt="Monumento al Che a La Higuera" width="300" height="185" /><p class="wp-caption-text">Monumento al Che a La Higuera</p></div>
<p>La Higuera, un villaggio sperduto nella geografia della Boliva, è oggi il centro delle illusioni e delle utopie della Rivoluzione in America Latina, perché lì è morto un uomo ed è nato un mito: quello del Che Guevara.</strong></p>
<p>Come ogni anno ai primi di ottobre, il borgo rurale di miserabili case di fango e paglia è pieno di turisti e pellegrini che si recano all&#8217;ultimo luogo in America che ha visto in vita il guerrigliero argentino-cubano, il sito che si è portato via il suo ultimo pensiero ed il suo ultimo sguardo.</p>
<p>Oggi, quasi mezzo secolo dopo questi avvenimenti, dopo che i proiettili e gli ideali del Che hanno sconfitto la dittatura di Renè Barrientos e la CIA, gli abitanti de La Higuera hanno creato una sorta di culto profano verso l&#8217;immagine del guerrigliero, che è stato considerato un santo e pregano il Che perché faccia miracoli, gli offrono fiori e gli accendono candele.</p>
<p>Delegazioni di Cuba ed Argentina, tra cui il fratello minore di Guevara, Juan Martin, si sono incontrati oggi al villaggio per effettuare un atto di commemorazione, quando si compiono 46 anni dell&#8217;assassinato, in una vecchia e piccola scuola che è stata conservata come un luogo di culto.</p>
<p>Molti degli abitanti de La Higuera ricordano quel giorno del 1967, ed alcuni chiedono anche dei soldi per raccontare la storia, ma tutti sono consapevoli del fatto che dal 9 ottobre 1967, nulla è stato più lo stesso, in questo villaggio a sud est della Bolivia.</p>
<p>Julia Cortez, un&#8217;insegnante in pensione, racconta che è stata l&#8217;ultima ad offrirle un pasto, una zuppa di arachidi, e lui l&#8217;ha rimproverata perché -essendo lei un&#8217;insegnante- aveva scritto senza accento la parola “ángulo” (angolo) sulla lavagna della scuola.</p>
<p>Alcuni descrivono come il vento ha scosso la notte ed in seguito hanno capito che era perché il prigioniero della piccola scuola era stato ucciso.</p>
<p>Il boia di Guevara, l&#8217;ex sargente boliviano Mario Teran, ha raccontato al ministro dell&#8217;Interno, Antonio Arguedas, quali sono state le ultime parole del Guerrigliero. Ha detto al suo esecutore: Calmati e punta bene! Stai uccidendo un uomo!</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Presidente venezuelano esalta esempio rivoluzionario del Che Guevara</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Oct 2013 23:38:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Nicolas Maduro]]></category>
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		<description><![CDATA[Il presidente venezuelano, Nicolas Maduro, ha esaltato oggi l'esempio rivoluzionario del leggendario guerrigliero argentino-cubano Ernesto Che Guevara, compiendosi domani il 46°anniversario del suo assassinato in terra boliviana. “Che, ti ricordiamo oggi vigente e con la forza del tuo esempio, continuiamo a fare il cammino della Rivoluzione nel XXI secolo”, ha manifestato il capo di Stato attraverso il suo account nella rete sociale Twitter @NicolasMaduro.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-7168" src="/files/2013/10/ernesto-che-guevara1.jpg" alt="" width="300" height="169" />Il presidente venezuelano, Nicolas Maduro, ha esaltato oggi l&#8217;esempio rivoluzionario del leggendario guerrigliero argentino-cubano Ernesto Che Guevara, compiendosi domani il 46°anniversario del suo assassinato in terra boliviana. </strong></p>
<p>“Che, ti ricordiamo oggi vigente e con la forza del tuo esempio, continuiamo a fare il cammino della Rivoluzione nel XXI secolo”, ha manifestato il capo di Stato attraverso il suo account nella rete sociale Twitter @NicolasMaduro.</p>
<p>“Chi ti ha ucciso, ha creduto che così ti facevano scomparire dalla storia, oggi sei un simbolo dell&#8217;Umanità e della Disubbidienza”, ha considerato.</p>
<p>Il mandatario ha qualificato il Che come un gigante antimperialista che brilla nella lotta della Gioventù Bolivariana e Chavista per Sempre.</p>
<p>Guevara è nato nella città argentina di Rosario il 14 giugno 1928 e dopo aver terminato i suoi studi di medicina si è arruolato in Messico nella spedizione dello yacht Granma che diretto dal leader cubano Fidel Castro, aveva l&#8217;intenzione di liberare Cuba dalla dittatura di Fulgencio Batista.</p>
<p>E’ arrivato a Cuba come medico dell&#8217;incipiente forza guerrigliera, ma ben presto per i suoi meriti ascese a comandante e capo di una colonna, ed alla fine della guerra, il 1° gennaio 1959, si trovava nella centrale città di Santa Clara, fino a dove ha comandato la sua colonna guerrigliera.</p>
<p>Posteriormente ha occupato differenti responsabilità nel governo rivoluzionario cubano, tra cui quelle di presidente della Banca Centrale e ministro dell’Industria, prima di arruolarsi nel Congo in un&#8217;altra guerriglia di liberazione, da dove ritornò a L&#8217;Avana per viaggiare in Bolivia.</p>
<p>In questo paese sud-americano il Che ha diretto una guerriglia contro la dittatura militare repressiva dell&#8217;epoca, ma è stato ferito e catturato, ed alla fine assassinato il 9 ottobre 1967 dall&#8217;esercito boliviano, assessorato dai rangers nordamericani e dagli agenti della CIA degli Stati Uniti.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Il Che oggi</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2013/06/14/il-che-oggi/</link>
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		<pubDate>Fri, 14 Jun 2013 22:06:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[America Latina]]></category>
		<category><![CDATA[Che Guevara]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>

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		<description><![CDATA[Bisognerebbe risaltare innanzitutto l'impressionante sopravvivenza del suo esempio. Il tempo trascorso dalla sua morte è più lungo di quello della sua esistenza interrotta in piena gioventù. Successive generazioni l'hanno accompagnato. Rinacque in uomini e donne che l'amarono senza averlo conosciuto e per lui diedero le loro vite una ed un'altra volta.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-6757" src="/files/2013/06/che-guevara-pta-del-este-1961.jpg" alt="" width="488" height="327" />Pensare al Che 46 anni dopo il suo assassinio è una sfida e bisogna assumerlo con modestia. </strong></p>
<p><strong>Bisognerebbe risaltare innanzitutto l&#8217;impressionante sopravvivenza del suo esempio. Il tempo trascorso dalla sua morte è più lungo di quello della sua esistenza interrotta in piena gioventù. Successive generazioni l&#8217;hanno accompagnato. Rinacque in uomini e donne che l&#8217;amarono senza averlo conosciuto e per lui diedero le loro vite una ed un&#8217;altra volta. </strong></p>
<p>La sua validità è stata permanente. Trasformata in simbolo, la sua immagine percorre il mondo. A lei si afferrano e l&#8217;alzano quelli che cercano di cambiare la realtà. È il viso che incoraggia la Rivoluzione del nostro tempo.</p>
<p>Al di sopra di qualunque analisi scientifica è ovvio che per molti il Che vive, è inseparabile dalle loro lotte, sacrifici e sogni.</p>
<p>La sfida per quelli che pensano al Che è tentare di farlo nella maniera guevariana, immaginando come lo farebbe lui, col suo modo di pensare sempre creatore e libero da legami. Pretendo condividere con voi solo poche riflessioni su un tema che esigerebbe un impegno sistematico e di maggiore profondità.</p>
<p>Dobbiamo evadere le pochezze di quelli che riducono il Che alla sua impresa guerrigliera od ai suoi criteri sulla costruzione del socialismo in Cuba ed alla strategia della lotta armata per l&#8217;America Latina di solo mezzo secolo fa, presentandolo come una figura abbagliante da un passato glorioso. In tutti questi campi consegnò degli apporti di valore eccezionale che sono stati decisivi per lo sviluppo posteriore ed oggi hanno piena attualità in un Continente dove milioni si affannano nella ricerca di un “nostro socialismo”, multicolore, che trova nel Che il suo punto di incontro nella sua diversità.</p>
<p>Il Che è stato assassinato in Bolivia e la sua avanguardia guerrigliera militarmente sconfitta, ma nell&#8217;Altopiano ha trionfato finalmente un movimento del quale formano parte i prosecutori del suo eroico distaccamento, che lo rivendicano come paradigma ed hanno fatto di Vallegrande e La Higuera luoghi sacri di un nuovo socialismo.</p>
<p>L&#8217;Impero cercò in vano di farlo sparire. Lui ritornò vittorioso nella Venezuela bolivariana e chavista, in Ecuador, in Nicaragua, in Argentina, in Brasile, in Uruguay, nei Caraibi, nei movimenti popolari che hanno in lui la loro migliore guida.</p>
<p>La sua visione di un progetto di emancipazione sociale di portata continentale si trasformò in una realtà che lotta per consolidarsi già in un numero crescente di paesi e che sboccherà in un’America Latina e nei Caraibi liberi dalla dominazione straniera e di ogni forma di sfruttamento.</p>
<p>Anticipando a molti scoprì le debolezze e contraddizioni del sistema sovietico che inevitabilmente avrebbero portato alla sua sconfitta. Seppe inoltre denunciare la loro mancanza di spirito internazionalista, l&#8217;abbandono della solidarietà effettiva con quelli che lottavano per la loro liberazione.</p>
<p>Di fronte all&#8217;eurocentrismo che frenava il movimento rivoluzionario, la decade del Sessanta ha visto sorgere una nuova sinistra che discusse gli schemi del chiamato “socialismo reale” mentre dal processo decolonizzante germogliava un Terzo Mondo che si impegnava a cercare le sue proprie vie per superare il capitalismo. La Rivoluzione cubana sarebbe parte inseparabile di questo processo ed Ernesto Guevara il suo pensatore più rilevante che più si sforzò per sintetizzare l&#8217;esperienza cubana e per dotare di un&#8217;elaborazione teorica il terzomondismo e dare una nuova vitalità all&#8217;ideale socialista per portare freschezza antidogmatica, indipendenza creativa ed autentica militanza combattiva.</p>
<p>Precisamente perché lui stava lottando con le armi nella mano, trasformando in pratica reale le sue convinzioni, il Che non fu presente fisicamente nella Conferenza Tricontinentale né nella creazione dell&#8217;Organizzazione Latinoamericana di Solidarietà ma nessuno dubita che entrambe devono a lui la loro esistenza.</p>
<p>Non fu per caso che C. Wright Mills dedicò al Che il capitolo finale del suo ultimo libro dove volle riunire i principali testi del pensiero socialista.</p>
<p>Cinque anni fa Frei Betto ha scritto: “Oggi, per riassumere il lascito del Che e per celebrare i suoi ottanta anni dobbiamo mantenere il cuore e gli occhi sulla preoccupante situazione del nostro pianeta, dove impera l&#8217;egemonia del neoliberalismo. Moltitudini, soprattutto giovani, sono attratte dall&#8217;individualismo e non dallo spirito comunitario, dalla competitività e non dalla solidarietà; dall&#8217;ambizione smisurata e non dalla lotta in favore dello sradicamento della miseria.”</p>
<p>Ed aggregava, il domenicano rivoluzionario: “quale è la migliore maniera di commemorare gli ottanta anni del Che? Credo che il migliore regalo sarebbe vedere le nuove generazioni credendo e lottando per un altro mondo possibile, dove la solidarietà sia abitudine, non virtù; la pratica della giustizia un&#8217;esigenza etica; il socialismo il nome politico dell&#8217;amore.”</p>
<p>Queste parole servono anche per questo anniversario ottanta cinque. Questo regalo è nella coscienza e nei sentimenti dei giovani. A loro bisogna arrivare, però come lo faceva il Che. Senza imposizioni scolastiche né stereotipi burocratici, senza ipocrisia. Si tenta di aiutarli a pensare ed a sentire per loro stessi, con intera libertà. Educare, creare coscienza, era per lui un compito chiave, urgente, per avanzare verso una nuova società in lotta costante contro l&#8217;eredità dell&#8217;egoismo e del materialismo individualista.</p>
<p>Per questo motivo ha affermato che “il tremendo crimine storico di Stalin è stato avere disprezzato l&#8217;educazione comunista ed aver istituito il culto rigido all&#8217;autorità.”</p>
<p>Per il Che educare gli uomini, aiutarli a forgiare una nuova coscienza che assuma i valori della società che si vuole conquistare è missione principale dell&#8217;avanguardia rivoluzionaria la quale, se in realtà lo è, non può cadere nell&#8217; idea ingannevole che il socialismo possa impiantarsi per decreto né che l&#8217;ideologia si può catturare in un manuale.</p>
<p>Niente educa tanto efficacemente come l&#8217;esempio e per questo motivo lui è stato e sarà sempre il nostro miglior educatore.</p>
<p>A lui bisogna ritornare adesso, quando ci buttiamo nel processo necessario per cambiare tutto quello che debba essere cambiato nel nostro progetto economico e sociale. Affinché questo processo trionfi e renda migliore il socialismo possibile adesso a Cuba è necessario fortificare ed approfondire la nostra cultura rivoluzionaria. È impossibile sottolineare l&#8217;importanza strategica, decisiva, di questa battaglia sul terreno delle idee e della coscienza, senza ricordare colui che seguirà a convocarci, ieri come oggi a lottare Hasta la Victoria Siempre.</p>
<p>Ricardo Alarcon<br />
L&#8217;Avana, 14 giugno 2013<br />
Colloquio Che Guevara nell&#8217;ora attuale a 85 anni dal suo natalizio</p>
<p>Traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Giorno di tributi per il Che Guevara a Cuba</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Oct 2012 23:20:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[assassinio in Bolivia]]></category>
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		<description><![CDATA[Cubani di tutte le generazioni renderanno domani omaggio ad uno dei principali paradigmi delle gioventù, Ernesto Guevara, nel 45° anniversario del suo assassinato. Il guerrigliero, conosciuto mondialmente con il soprannome “Che”, abita ancora in questa isola negli slogan dei bambini che sollecitano ad essere come lui da tutte le scuole, nei libri di storia, nella grafia stampata sui muri dei parchi e degli edifici.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-3390" src="/files/2012/03/che-guevara-risa-pres.jpg" alt="" width="300" height="250" />Cubani di tutte le generazioni renderanno domani omaggio ad uno dei principali paradigmi delle gioventù, Ernesto Guevara, nel 45° anniversario del suo assassinato. </strong></p>
<p>Il guerrigliero, conosciuto mondialmente con il soprannome “Che”, abita ancora in questa isola negli slogan dei bambini che sollecitano ad essere come lui da tutte le scuole, nei libri di storia, nella grafia stampata sui muri dei parchi e degli edifici.</p>
<p>Il Che possiamo trovarlo anche tra i ritratti di parenti defunti, in qualsiasi casa cubana.</p>
<p>Qui Guevara è un esempio per i più giovani ed un uomo ammirabile, retto, umile ed intelligente per molti che lo hanno conosciuto in questo paese dove ha lottato per una rivoluzione, ha occupato alte cariche del governo, ha diretto la Banca Nazionale ed il Ministero dell’Industria, ha formato una famiglia ed ha avuto degli amici.</p>
<p>Nelle scuole cubane, maestri e studenti evocheranno questo lunedì frasi del suo pensiero critico e la vocazione internazionalista che lo ha portato al Congo ed in Bolivia, col fine altruistico di liberare questi popoli.</p>
<p>In Bolivia è stato ferito in combattimento l’8 ottobre 1967, dopo essere stato catturato, è stato assassinato ed il suo cadavere è stato esposto come un trofeo.</p>
<p>Tuttavia, non avevano mai osato specificare il luogo dove avevano seppellito il corpo, forse perché avevano timore di lui, più morto che vivo e come ha indovinato Mario Benedetti: il Che è l’uomo che nasce più di tutti.</p>
<p>Cuba ha pianto il giovane ribelle, il lavoratore instancabile, il padre, il figlio, l&#8217;amico, mentre l&#8217;immagine del medico combattente internazionalista si espandeva per il mondo come un’icona che non ha epoca, perché possiamo trovarla in qualunque continente.</p>
<p>L’8 ottobre i cubani renderanno tributo alla memoria del leggendario Guerrigliero Eroico i cui resti, trovati nel 1997, riposano da allora in un mausoleo nella città di Santa Clara, nella regione centrale di questo paese, che lo venera.</p>
<p>con informazioni di Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>L&#8217;uomo, la bandiera, l&#8217;evocazione</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Oct 2012 00:21:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo cinque anni di incontrarci nei corridoi della facoltà, rivedo Juan Camilo nell'esposizione di foto del Che. Non è un caso che sia lì: ha lavorato gli ultimi cinque mesi insieme a Roberto Chile nel montaggio e nella preparazione della mostra. Lui lo ha fatto “per commemorare l'anniversario della caduta del Guerrigliero; ed inoltre perché un gruppo di giovani potesse partecipare alla mostra con la loro opera, ed in compagnia di grandi fotografi di questo paese.”  ]]></description>
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<div id="attachment_5798" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><strong><img class="size-full wp-image-5798" src="/files/2012/10/Cruz.jpg" alt="Foto de Juan Camilo Cruz nella mostra" width="300" height="240" /></strong><p class="wp-caption-text">Foto de Juan Camilo Cruz nella mostra</p></div>
<p>Dopo cinque anni di incontrarci nei corridoi della facoltà, rivedo Juan Camilo nell&#8217;esposizione di foto del Che. Non è un caso che sia lì: ha lavorato gli ultimi cinque mesi insieme a Roberto Chile nel montaggio e nella preparazione della mostra. Lui lo ha fatto “per commemorare l&#8217;anniversario della caduta del Guerrigliero; ed inoltre perché un gruppo di giovani potesse partecipare alla mostra con la loro opera, ed in compagnia di grandi fotografi di questo paese.” </strong></p>
<p>“È certo che a volte si è abusato dell&#8217;immagine del Che. Ma considero che l&#8217;amplissima diffusione che ha avuto come simbolo, ha anche il suo aspetto positivo: è, cioè, dimostrazione che è presente; che, in un modo o nell&#8217;altro, la gente lo pensa.”</p>
<p>Roberto Chile spiega che gli rendono tributo con quello che fanno: arte, in questo caso, la fotografia. “Eternamente Che sono tre generazioni di fotografi: per primi, quelli che ebbero il privilegio storico di fotografarlo in vita, in piena costruzione rivoluzionaria. Poi, un gruppo di fotografi meno vecchi degli altri e per ultimi quelli che mi seguono, dando così continuità alla linea che ha cominciato Josè Alberto Figueroa, registrando l&#8217;immagine del Che nelle pareti, negli oggetti, nelle manifestazioni, nella vita quotidiana”. Allora, per continuare, c’è la partecipazione di giovani di circa venti anni che espongono, alcuni, per la prima volta. Roberto sottolinea come “una delle cose più belle di questa esposizione” che tra alcune fotografie sono trascorsi più di 50 anni.</p>
<p>Liborio Noval, Salas, Korda, avevano questo mondo di personaggi ed avvenimenti da immortalare. Che personaggi, che eventi stimolano i giovani fotografi di oggi? Roberto Chile mi dice che devono identificare le loro icone, quello che muove la spiritualità della gente in questo tempo. “Devono incontrare il lato più umano e più tenero della Rivoluzione; trascendere il libello inutile, e far sì che la Rivoluzione rinasca ogni giorno. Qual’è questo lato? Sono loro gli unici che possono dirlo”. Juan Camilo fotografa “il giorno per giorno, la quotidianità, il lavoro giornaliero dei cubani”. L&#8217;epica del 2000? Non lo sapremo oggi.</p>
<p>Un&#8217;immagine vista da tre generazioni. Differente, ovviamente. Necessariamente differente. Si tratta di un Che eterno, come il titolo suggerisce; ma non unico, non lo stesso. L&#8217;immaginario di ogni epoca lo mette nelle sue cornici, lo costruisce dentro i suoi schemi, rappresentazioni, orizzonti.</p>
<p>Dietro le camere, per primi, quelli che hanno convissuto con l&#8217;uomo, quando non era slogan, né immagine, né icona; quando era un leader carismatico, ribelle attraente, un personaggio inquietante. Dopo, quelli che sono cresciuti ascoltando parlare di lui da vicino, ricordi recenti, freschi nella memoria, fatti di alcuni giorni fa. Alcuni giorni fa che all&#8217;improvviso sono alcuni anni fa. Dopo, i miei contemporanei ed alcuni un po’ più grandi. Noi, quelli della fine del secolo e perfino del millennio, a cui l&#8217;immagine arriva come un eco dell&#8217;eco (dell&#8217;eco); quando la parola “Che” ostenta maiuscole già enormi, incommensurabili; in tempi in cui costa, con tanto rumore nel mezzo, con tanto metallo fuso, tanto marmo, con tanta distanza e polvere e carte ingiallite, arrivare fino all&#8217;uomo ed anche alla bandiera. Quanto costa, ma si riesce, a volte. Si percepisce una presenza, si tocca, si intuisce.</p>
<p>Inevitabilmente un&#8217;eco, certo. Ma che eco, come una voce.</p>
<p>di Monica Rivero</p>
<p>preso da www.cubadebate.cu</p>
<p>traduzione di Ida Garberi<img class="alignleft size-full wp-image-5799" src="/files/2012/10/che-dos-580x349.jpg" alt="" width="580" height="349" /><img class="alignleft size-full wp-image-5800" src="/files/2012/10/che-tres-580x316.jpg" alt="" width="580" height="316" /></p>
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		<title>Ros-Lehtinen diventa isterica per un’immagine del “Che”</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Sep 2012 21:43:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'Agenzia Federale di Protezione Ambientale (EPA) degli USA inviò un messaggio elettronico interno con un'immagine del Che Guevara per celebrare il Mese della Cultura Ispana, fatto che generò una crisi di isteria della congressista del sud della Florida, Ileana Ros-Lehtinen.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-5675" src="/files/2012/09/che-guevara-en-saludo-dia-hispano.jpg" alt="" width="361" height="280" />L&#8217;Agenzia Federale di Protezione Ambientale (EPA) degli USA inviò un messaggio elettronico interno con un&#8217;immagine del Che Guevara per celebrare il Mese della Cultura Ispana, fatto che generò una crisi di isteria della congressista del sud della Florida, Ileana Ros-Lehtinen. </strong></p>
<p>“Sono inorridita e disgustata che un&#8217;agenzia federale invii un messaggio elettronico che mostra l&#8217;immagine del Che Guevara nella celebrazione del Mese della Cultura Ispana”, indicò una dichiarazione di Ros-Lehtinen, repubblicana della Florida e presidentessa della Commissione di Relazioni Esteriori della Camera dei Rappresentanti.</p>
<p>Secondo la pagina web Buzzfeed, il messaggio è stato inviato ad impiegati dell&#8217;agenzia federale il sabato per celebrare l&#8217;inizio del mese dell&#8217;ispanicità.</p>
<p>L&#8217;e-mail mostra una foto di una carrozza tirata da un cavallo, passando di fianco ad un murale con la foto del Che, ed include passaggi copiati testualmente da un articolo intitolato “Informazione sulla Cultura Ispana”, del sito Buzzle.com.</p>
<p>“Senza dubbio, l&#8217;EPA avrebbe potuto scegliere l&#8217;immagine di una persona ispana che realmente possedeva gli attributi che dimostrano la nostra orgogliosa eredità ispana. Questo episodio triste e non necessario dimostra tutto quanto non è corretto con questa Amministrazione: Le sue priorità sono alla rovescia e le sue lealtà si ubicano al margine della società con un&#8217;inclinazione di sinistra fanatica, che è preoccupante e non è descrittiva della nostra grande nazione”, commentò la Lupa Feroce.</p>
<p>Preso da www.contrainjerencia.com</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Un’allegria umile</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Mar 2012 23:09:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Che Guevara]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[diploma]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi capisco la differenza tra “incentivi morali” ed “incentivi materiali”, questa battaglia combattuta dal Che. L'ho visto nei film in bianco e nero consegnando dei diplomi ai lavoratori eccezionali e dedicati. Ed un fiore, che ora so che è un gladiolo. Questi eroi del lavoro che non pretendevano nessun onore che non fosse il lavoro compiuto. Ed ho sempre visto nei loro volti, in qualunque, un sorriso, una gioia che è impossibile descrivere a parole. Si può solo vedere. Una gioia umile, imbarazzata.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-3403" src="/files/2012/03/memorial-al-che-en-santa-clara.jpg" alt="" width="300" height="250" />Oggi capisco la differenza tra “incentivi morali” ed “incentivi materiali”, questa battaglia combattuta dal Che. L&#8217;ho visto nei film in bianco e nero consegnando dei diplomi ai lavoratori eccezionali e dedicati. Ed un fiore, che ora so che è un gladiolo. Questi eroi del lavoro che non pretendevano nessun onore che non fosse il lavoro compiuto. Ed ho sempre visto nei loro volti, in qualunque, un sorriso, una gioia che è impossibile descrivere a parole. Si può solo vedere. Una gioia umile, imbarazzata.</strong></p>
<p>Già sono diciotto anni che sono venuto a Cuba. Anni in cui non ho tentato di essere qualcosa di diverso che essere uno in più. Uno che accompagna e sta lì. E fa parte. A mio modo ho fatto e formato parte di questo popolo. Ogni volta lo percepisco e lo confermo di più. Già non si sorprendono al vedermi. In qualche modo misterioso sono sempre qui. Già la compagna dell’ospedale per bambini sa che può contare su di me per sollevare uno scatolone (in questo caso di libri, naturalmente). Odalys sa che se non c’è nessun mezzo per andare all&#8217;attività, io vado a piedi.</p>
<p>Perché la cosa importante nella vita è arrivare. E fermarsi per condividere. Oggi i miei fratelli di Santa Clara mi hanno dato il secondo diploma della mia vita. Forse il più importante che ho ricevuto e riceverò. Tutti sapevano cosa sarebbe successo, si sono messi d’accordo per farmi una sorpresa. Daily mi ha detto più tardi nella piazza: “Vedi &#8230; è possibile mantenere un segreto che tutti conoscono &#8230;”. Oggi sono stato un semplice libraio che gli abitanti di Santa Clara hanno ringraziato con un diploma ed un bouquet di fiori arancioni. Ed io, come ogni umile lavoratore, sono solo riuscito a dire “Grazie”. E le parole che non avrebbero mai potuto spiegare quello che stava succedendo nella mia anima si trasformarono in lacrime.</p>
<p>Le lacrime sono la felicità di sapere che io non sono il “yuma”, ma io sono uno di tutti, uno in più, che è riuscito insieme a tutti a costruire una tavola in cui condividiamo il pane, le crocchette, la “yuca” e la “malanga”. Non avrei mai immaginato di poterlo ricevere (come io non avevo mai immaginato di ricevere un altro diploma oltre a quello che ho del liceo). So che ora sono di qui. E che “gli incentivi morali” non si possono ricevere altrove che non sia Santa Clara. E basta.</p>
<p>articolo di Alvaro Castillo Granada, scrittore, editore e librario colombiano</p>
<p>preso da www.cubadebate.cu</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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