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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Chavez</title>
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		<title>Il golpe “civile” in Paraguay</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jun 2012 00:34:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il messaggio di addio di Fernando Lugo aiuta a comprendere alcuni dei punti chiave della sua destituzione attraverso un giudizio politico approvato dal Congresso. Il presidente paraguaiano contava con  pochi amici tra i partiti dell’oligarchia che hanno controllato la vita politica del paese negli ultimi decenni, inclusi i lunghi periodi in cui la difesa dei loro interessi ed il contesto internazionale permettevano l’instaurarsi di una dittatura.
Quanto più Lugo cercò di avvicinarsi a questi gruppi più si avvicinò alla sua destituzione.
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-5065" src="/files/2012/06/lugo.jpg" alt="" width="231" height="300" /></p>
<p><strong>LA GUERRA ETERNA</strong></p>
<p>Il messaggio di commiato di Fernando Lugo aiuta a comprendere alcuni dei punti chiave della sua destituzione attraverso un giudizio politico approvato dal Congresso. Il presidente paraguaiano contava con  pochi amici tra i partiti dell’oligarchia che hanno controllato la vita politica del paese negli ultimi decenni, inclusi i lunghi periodi in cui la difesa dei loro interessi ed il contesto internazionale permettevano l’instaurarsi di una dittatura.</p>
<p>Quanto più Lugo cercò di avvicinarsi a questi gruppi più si avvicinò alla sua destituzione.</p>
<p>L’elemento scatenante della crisi è stata la nomina di un politico del Partito Colorado a Ministro dell’Interno. Quest’azione di supposta apertura è stata percepita come segno di debolezza. I colorados ed i liberali hanno proceduto a dare le ultime rifiniture legali ad un golpe di Stato civile.</p>
<p>La destra ha promosso la destituzione di Lugo nonostante i suoi interessi non fossero realmente minacciati da Lugo. “ Gli esportatori di Soia in Paraguay pagano solo il 3% di tasse, mentre in Argentina pagano più del 30 %, sostiene Rodríguez. “ Non è riuscito a fare grandi cose per la riforma agraria, ma riuscì ad impiantare un sistema sanitario che ha permesso alla maggior parte della popolazione di ottenere servizi medici in maniera gratuita. Ha concesso inoltre sussidi per più di 20.000 famiglie che vivono in povertà estrema ed ha portato colazione e pranzo gratis nelle scuole pubbliche”, aggiunge Óscar Rodríguez (economista e professore dell’Università Cattolica di Asunción).</p>
<p>Il massacro di Curuguaty – lo sgombro  di una azienda agricola occupata dove morirono undici contadini e sei poliziotti – procurò i motivi politici che mancavano. I poliziotti stavano compiendo un ordine giudiziario più che polemico: stava difendendo i diritti di un imprenditore quando realmente le terre erano proprietà dello Stato.</p>
<p>Non deve stupire più di tanto perchè il Paraguay è un paese in cui un giudice può arrivare mentendo al Tribunale Supremo e dichiarare di essere sotto pressione, di aver sofferto un lapsus mentale o di aver agito sotto l’effetto di farmaci.</p>
<p>L’editoriale del quotidiano ABC Color (Anti Lugo) rende palese che, per l’oligarchia, l’unico inconveniente dell`aver violentato la decisione delle urne è che si producano disturbi nelle strade. Se ciò non accadesse, dimostrerebbe che i cittadini “ sono maturi dal punto di vista civico”. La lezione che hanno imparato è: avremmo dovuto espellere Lugo dal potere molto tempo prima. Questo è il messaggio più attraente di forze politiche che si considerano democratiche.</p>
<p>Il golpe è una pessima notizia per la democrazia liberale in America Latina. Conferma a sinistra l’idea che non ci sono possibilità di un cambiamento sociale profondo  senza il controllo delle istituzioni giudiziarie e dei mezzi di comunicazione.</p>
<p>Vincere le elezioni non vale niente. E non è necessario, anzi risulta addirittura controproducente, arrivare ad accordi con partiti politici di diversa ideologia.</p>
<p>Hugo Chávez si sentirà rivendicato e utilizzerà di sicuro quello che è successo in Paraguay  nella sua campagna elettorale. Nessun politico ha voglia di terminare come Fernando Lugo.</p>
<p><strong>13.30</strong></p>
<p>Un dettaglio per niente irrilevante che avevo tralasciato.</p>
<p> Il principale propulsore del giudizio politico contro Lugo fu Horacio Cartes, un imprenditore che aspira a diventare il candidato del Partito Colorado nelle prossime elezioni presidenziali.</p>
<p>Temeva che il presidente avrebbe appoggiato il suo rivale nelle primarie interne o che avrebbe ordinato al Ministro dell’Interno di rendere pubblici i sospetti molto gravi sui vincoli di Cartes con il contrabbando ed il narcotraffico. Anche se per la verità, più che sospetti, si tratta di fatti confermati.</p>
<p>Cartes compariva nei documenti diplomatici nordamericani distribuiti da Wikileaks.</p>
<p>La DEA investigò sull’imprenditore per riciclaggio di denaro sporco.</p>
<p>Un presidente che ha fatto affari con i narcotrafficanti sarebbe un gran passo in avanti nella “istituzionalità” del Paraguay, così come è stata definita dai fautori della fine della presidenza di Lugo.</p>
<p>Preso da <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.cubadebate.cu" >www.cubadebate.cu</a></p>
<p>Traduzione di Paola Flauto</p>
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		<title>Chávez: Quello che hanno fatto a Lugo è uguale a quello che fecero a Manuel Zelaya</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jun 2012 00:19:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre stava aspettando l’ arrivo del Capo di Stato iraniano, Mahmud Amahdinejad al Palazzo di Miraflores, il Presidente Hugo Chávez si pronunciò in merito alla destituzione del Presidente del Paraguay, Fernando Lugo e la conseguente nomina di Federico Franco come nuovo Presidente ad interim di tale nazione.
Nel frattempo, risaltò che “ in nome del popolo e dello Stato venezuelano, il Venezuela non riconosce questo Governo irrito ed illegale che si installò ad Asunción (...) attraverso un processo che non fu un processo”.

]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-5061" src="/files/2012/06/chavezjpg.jpg" alt="" width="300" height="250" />Mentre stava aspettando l’ arrivo del Capo di Stato iraniano, Mahmud Amahdinejad al Palazzo di Miraflores, il Presidente Hugo Chávez si pronunciò in merito alla destituzione del Presidente del Paraguay, Fernando Lugo e la conseguente nomina di Federico Franco come nuovo Presidente ad interim di tale nazione.</strong></p>
<p><strong>Nel frattempo, risaltò che “ in nome del popolo e dello Stato venezuelano, il Venezuela non riconosce questo Governo irrito ed illegale che si installò ad Asunción (&#8230;) attraverso un processo che non fu un processo”.</strong></p>
<p>In questo modo, Chávez sostiene che nel giudizio politico a cui fu sottomesso Lugo, non c’è stata legalità, “ la sentenza era già stata scritta, senza un processo , così sono le borghesie, attenzione, ciò che hanno fatto è identico a quanto fecero a (Manuel) Zelaya e cercarono di fare qui, come ha detto(Fernando) Lugo , non solamente si colpisce Lugo ed il suo Governo legittimo, ma il Paraguay e la sua storia e direi di più, si colpisce l’ UNASUR, così come il golpe a Zelaya, che fu contro l’ ALBA”.</p>
<p>Nonostante ciò, il Primo Mandatario segnalò che gli avvenimenti sono in pieno corso, che la questione non finisce qui e che la destituzione di Lugo è un golpe delle borghesie paraguaiane, le quali sottolineò cercano di frenare non solamente il processo di cambiamento in corso in Paraguay, ma soprattutto la possibilità che nelle prossime elezioni venga ratificato tale processo, “  impedendolo da un principio, per dividere i popoli dell’ UNASUR, ne vedremo le conseguenze nelle prossime ore e nei prossimi giorni”.</p>
<p>Allo stesso modo, precisò che è molto triste quello che è successo in Paraguay,  condannò e reiterò che è un’azione che non sorprende provenendo dalla borghesia, “ è una farsa, già è cominciata la repressione, è la stessa dittatura storica, stanno facendo pagare caro e amaro al popolo di Solano López il coraggio di sollevarsi davanti alla tirannia”.</p>
<p>Preso da <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.cubadebate.cu/" >www.cubadebate.cu</a></p>
<p>Traduzione di Paola Flauto</p>
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		<title>Libia: sui rossobruni e sulla sinistra acritica su Gheddafi, ottimi articoli di Mazzetta e Moscato</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/opinioni/2011/08/26/libia-sui-rossobruni-e-sulla-sinistra-acritica-su-gheddafi-ottimi-articoli-di-mazzetta-e-moscato/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Aug 2011 20:26:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La mia mattinata juarense è stata rallegrata da due articoli che vorrei aver scritto di persona firmati il primo da Mazzetta e il secondo da Antonio Moscato e che invito a leggere. Li completo col manifesto di un gruppo neofascista nell’immagine, e totalmente inventato nella citazione, pubblicato nell’articolo di Mazzetta, che è assolutamente funzionale a comprendere l’attuale situazione.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1695" src="/files/2011/08/libia1.jpg" alt="" width="300" height="250" />La  mia mattinata juarense è stata rallegrata da due articoli che vorrei  aver scritto di persona firmati il primo da Mazzetta e il secondo da  Antonio Moscato e che invito a leggere.</p>
<p>Li completo col manifesto di un gruppo neofascista nell’immagine, e <span style="text-decoration: underline">totalmente inventato nella citazione</span>, pubblicato nell’articolo di Mazzetta, che è assolutamente funzionale a comprendere l’attuale situazione.</p>
<p>Nel <a href="http://mazzetta.splinder.com/post/25473331/quei-rossobruni-che-difendono-gheddafi" rel="nofollow"  target="_blank">primo</a> articolo,  quello di Mazzetta, si fa il punto sui rossobruni più propriamente  provenienti dalla destra estrema e di come a questi riesca sempre più  facile cooptare beoti di sinistra, alcuni anche molto noti. Neofascisti a  volte saltati al comunismo più dogmatico, a volte semplicemente  ridipingendo i vecchi simboli, riescono a tessere reti con spezzoni  purtroppo non marginali della sinistra radicale, magari con sinergie  (post)ideologiche e convergenze oggettive  sull’interpretazione di una  realtà per loro troppo complessa.</p>
<p>L’ultima volta che sono  stati così ingenti queste contaminazioni tra destra e sinistra è stato  alla vigilia della prima guerra mondiale, quando anche spezzoni  importanti del movimento operaio vedevano nella guerra (che poi avrebbe  gestato i fascismi) il “lavacro purificatore” rispetto alle pochezze  dell’Italietta liberale e il grimaldello verso la rivoluzione  proletaria, come in effetti successe, ma solo in Russia. Il più famoso  tra loro, nel frattempo saltato del tutto dall’altra parte, fu il  direttore dell’Avanti, Benito Mussolini. Oggi, nel mondo globalizzato, e  senza rivoluzioni alle porte in Occidente, la storia si ripete in farsa  e via Internet sposano seduta stante la tesi di qualunque complotto gli  si presenti davanti, in genere attribuibile ai perfidi giudei deicidi.  Così non sorprende che fino a qualche tempo fa un sito cult della  sinistra radicale, Comedonchisciotte, permetteva di scaricare l’edizione  completa dei Protocolli dei Savi di Sion. Nel nostro tempo nulla accade  perché accade ma sempre e solo perché esseri considerano evidentemente  superiori (i marziani posadisti, il Mossad o gli amerikani) hanno  complottato che così fosse. Siccome in Ucraina o in Georgia ci sono  state le rivoluzioni colorate finanziate da Freedom House allora ogni  singolo movimento deve per forza essere eterodiretto e quindi: viva  Assad, viva Gheddafi, viva Ahmedinejad novelli Marx, Lenin e Mao o in  alternativa nuovi Hitler, Mussolini e Franco. Incapace di interpretare  l’esistente, l’estrema (destra e sinistra in questo caso si toccano)  tende a leggere sempre una sorta di piano segreto e mai un’evoluzione  naturale di politiche economiche predatorie, quelle neoliberali,  sfuggite agli apprendisti stregoni.</p>
<p>Pertanto l’11 settembre non  sarebbe mai avvenuto se non come autoattentati. Bin Laden era della CIA  e non è mai morto. Il povero Vittorio Arrigoni sarebbe stato –senza uno  straccio di indizio- ammazzato dal Mossad perché Hamas, in quanto  nemica del mio nemico, è intrinsecamente buona. Gli islamici a casa loro  sono l’eroico muro contro il sionismo, a casa nostra… viva Borghezio.  L’ultimo esempio è proprio la Libia. <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/16333-libia-il-nemico-del-mio-nemico-non-mio-amico/" rel="nofollow"  target="_blank">Gheddafi diviene un fulgido esempio di antimperialismo</a> da  difendere dal complotto giudaico-statunitense. Come si vede è l’estrema  destra a condurre le danze ma all’estrema sinistra non repelle  accodarsi. La <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/16337-nel-mirino/" rel="nofollow"  target="_blank">cartina tornasole</a> del  rossobrunismo è proprio il disprezzo razzista per i migranti: cosa  importa se Gheddafi li massacrava per conto di Maroni, lui è il nostro  campione contro l’Amerika.</p>
<p>In questo aiuta a districarsi il <a href="http://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=566:libia-chi-ha-vinto&amp;catid=20:ipocrisie-e-dimenticanze&amp;Itemid=31" rel="nofollow"  target="_blank">punto di vista</a> di  Antonio Moscato che ricorda quanto dovrebbero essere considerate con  trasporto le rivoluzioni arabe e quanto invece da sinistra siano  trattate con pregiudizi di varia natura, da quello sulla frammentazione  del paese, a quello sul fondamentalismo islamico alla presunta assenza  di opposizione a Tripoli per finire con l’eterodirezione occidentale di  tutto visto che Gheddafi –improvvisamente- aveva smesso di essere il  “campione delle libertà”. Inoltre Moscato ricorda dettagli non  trascurabili come la marginalità dell’impegno NATO in Libia (il che non  vuol dire non criticarlo). Insomma: per la prima volta in decenni una  rivoluzione in un’intera regione del mondo sta avvenendo sotto i nostri  occhi, pur nelle estreme difficoltà che tale processo comporta, e le  sinistre, moderate e radicali preferiscono spaccare il capello in  quattro, pregiudizialmente convinte che dalla riva sud del Mediterraneo  possano venire solo grane.</p>
<p>Uno degli schematici  argomenti dei difensori di Gheddafi è la posizione dell’America latina e  in particolare di Hugo Chávez. Su tale schematismo ho <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/15096-gheddafi-la-primavera-dei-popoli-mediorientale-e-il-punto-di-vista-latinoamericano/" rel="nofollow"  target="_blank">ampiamente scritto lo scorso febbraio in un articolo</a> che  ebbe ampia diffusione ed al quale rimando. Il prisma delle migliaia di  chilometri di distanza e alcune considerazioni propagandistiche  impediscono perfino di leggere Francia al posto di Stati Uniti come  paese che ha imposto l’intervento.</p>
<p>E qui torniamo al manifesto  del gruppuscolo rossobruno dell’immagine di apertura pubblicata da  Mazzetta. La citazione per la quale Chávez si ispirerebbe a Mussolini è  falsa, totalmente falsa e ovviamente diffamatoria. Nel pantheon degli  ispiratori di Hugo Chávez c’è semmai Antonio Gramsci –ripubblicato  continuamente in questi anni in Venezuela e citato ripetutamente dal  presidente- e non certo Benito Mussolini. La destra eversiva venezuelana  –questa sì parafascista e golpista ma che si autodefinisce democratica  per succhiare milioni da USAID- ha comparato spesso in questi anni  Chávez a Mussolini, spesso a uso e consumo dei media occidentali. Un  neonazista e antisemita dichiarato come <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/1000-alejandro-pena-esclusa-lorenzo-cesa-il-cardinal-martino-pedine-neocons-preparando-il-dopo-chavez/" rel="nofollow"  target="_blank">Alejandro Peña Esclusa</a> nel 2007 venne addirittura accolto in Vaticano spacciandosi per “capo dell’opposizione moderata”.</p>
<p>Strano meccanismo: gruppi  di estrema destra eversiva venezuelani regalano a gruppi di estrema  destra italiana Hugo Chávez come campione del mussolinismo  antiplutocratico redivivo. Ovviamente chi conosce il caos creativo della  rivoluzione bolivariana non può che farsi grasse risate rispetto al  presunto totalitarismo chavista. Allora il Chávez che in questi anni ha  fatto da parafulmine alla fase terminale dell’era del “Washington  consensus”, sconfiggendo un golpe, lavorando con gli altri paesi della  regione al rifiuto dell’ALCA e che continua incessantemente a lavorare  per un mondo multipolare e per l’integrazione latinoamericana e che  ovviamente mai potrebbe appoggiare interventi stranieri come quello in  Libia, tanto meno della NATO, diviene una sorta di maglietta del Che,  buona per tutte le stagioni. Perfino per quelle più nere.</p>
<p>(<a href="http://www.gennarocarotenuto.it/" rel="nofollow"  target="_blank"><strong>Genaro Carotenuto</strong></a>)</p>
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