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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; CELAC</title>
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		<title>Venezuela ha rotto le catene della Dottrina Monroe, afferma cancelliera</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Apr 2017 00:21:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'affermazione della titolare si produce commentando l'uscita del suo paese dall'Organizzazione degli Stati Americani (OSA). “Abbiamo rotto le catene storiche, con la Dottrina Monroe ed il suo espansionismo”, puntualizzò. “Il popolo venezuelano celebra la decisione storica presa dal presidente Nicolas Maduro ed oggi abbiamo incominciato la giornata più indipendenti e più liberi, dopo questa azione e continueremo col progetto bolivariano”, sottolineò Rodriguez.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_9919" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-9919" alt="Delcy Rodriguez" src="/files/2017/04/Delcy-Rodriguez.jpg" width="580" height="386" /><p class="wp-caption-text">Delcy Rodriguez</p></div>
<p><strong>La cancelliera del Venezuela, Delcy Rodriguez, ha detto oggi che il suo paese ruppe le catene della Dottrina Monroe, la teoria statunitense che proclama che tutta l’America è per gli statunitensi.  </strong></p>
<p>L&#8217;affermazione della titolare si produce commentando l&#8217;uscita del suo paese dall&#8217;Organizzazione degli Stati Americani (OSA). “Abbiamo rotto le catene storiche, con la Dottrina Monroe ed il suo espansionismo”, puntualizzò. “Il popolo venezuelano celebra la decisione storica presa dal presidente Nicolas Maduro ed oggi abbiamo incominciato la giornata più indipendenti e più liberi, dopo questa azione e continueremo col progetto bolivariano”, sottolineò Rodriguez.</p>
<p>In una conferenza stampa nella sede della Cancelleria, a Caracas, accompagnata dalla sua squadra di lavoro, la ministra assicurò che Venezuela formalizzerà la sua uscita da questo organismo, decisione che si è presa dovuto all&#8217;incessante violazione alla sovranità nazionale e l&#8217;ingerenza persistente che si orchestrò contro il popolo venezuelano dall’interno dell&#8217;OSA.</p>
<p>Questo è un passo per l&#8217;indipendenza della Patria Grande, assunto per molte ragioni, per la dignità, la patria e la stabilità della paese difronte “agli abusi, deviazioni di potere, illegalità, fatti concreti”.</p>
<p>Indicò che dal forum regionale si tenta di giustificare l&#8217;immoralità dell&#8217;aggressione contro il suo paese.</p>
<p>Rodriguez dettagliò che il segretario generale dell&#8217;OSA, Luis Almagro, ed un gruppo di governi della regione -tra il quale menzionò Argentina, Perù e Brasile &#8211; spingono una campagna interventista caratterizzata “dall&#8217;odio e dall&#8217;intolleranza politica ed ideologica verso il modello bolivariano”.</p>
<p>“Molto si è detto sulla situazione del Venezuela. Si è tentato di conformare dei fatti che giustifichino la morale dell&#8217;intervento in Venezuela. Hanno calpestato tutta la legalità di questa organizzazione”, sottolineò.</p>
<p>La cancelliera espresse che è grave la petizione di tutelare ed intervenire in Venezuela. Quello che si pretende con le azioni dell&#8217;OSA è “molto grave”, disse.</p>
<p>Assicurò che apparentemente il mondo funziona alla rovescia quando si tentano di creare “falsi positivi” come pretesto per l&#8217;aggressione, in un discorso dove molti paesi mantengono un doppio standard.</p>
<p>La ministra del governo del presidente Maduro informò che il 2 maggio sarà in San Salvador nella riunione dei ministri della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (Celac) dove smaschererà le minacce dei nemici che qualificò come “fantocci di Giuda”.</p>
<p>In un&#8217;altra parte delle sue dichiarazioni informò che un gruppo di nuovi paesi si incorporerà al dialogo nazionale in Venezuela, che oggi è accompagnato dal Vaticano e da tre ex presidenti stranieri.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Governo del Venezuela sollecita riunione straordinaria della CELAC</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Apr 2017 00:24:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venezuela sollecitò oggi una riunione straordinaria dei cancellieri dei paesi membri della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (Celac), per denunciare le manovre destabilizzanti dei settori più reazionari dell'estrema destra venezuelana. In un messaggio trasmesso attraverso la rete sociale di Twitter, la cancelliera venezuelana, Delcy Rodriguez, confermò che il suo governo sollecitò la riunione con carattere urgente, attraverso una lettera inviata al ministro di Relazioni Estere del Salvador, paese che ha in questo momento la presidenza pro-tempore dell'organismo regionale.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_9919" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-9919" alt="Delcy Rodriguez" src="/files/2017/04/Delcy-Rodriguez.jpg" width="580" height="386" /><p class="wp-caption-text">Delcy Rodriguez</p></div>
<p><strong>Venezuela sollecitò oggi una riunione straordinaria dei cancellieri dei paesi membri della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (Celac), per denunciare le manovre destabilizzanti dei settori più reazionari dell&#8217;estrema destra venezuelana.</strong></p>
<p>In un messaggio trasmesso attraverso la rete sociale di Twitter, la cancelliera venezuelana, Delcy Rodriguez, confermò che il suo governo sollecitò la riunione con carattere urgente, attraverso una lettera inviata al ministro di Relazioni Estere del Salvador, paese che ha in questo momento la presidenza pro-tempore dell&#8217;organismo regionale.</p>
<p>La missiva del governo bolivariano ha affermato che l&#8217;incontro straordinario convocato deve abbordare “le minacce contro l&#8217;ordine democratico costituzionale nella Repubblica Bolivariana del Venezuela, oltre alle azioni interventiste contro la sua indipendenza, sovranità ed autodeterminazione”.</p>
<p>La scalata di violenza incoraggiata da gruppi di estrema destra dell&#8217;opposizione venezuelana ha provocato la morte di 26 persone e più di 430 feriti, oltre a considerabili danni a negozi e spazi pubblici.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-9920" alt="C-RdBC7WsAAIhIy" src="/files/2017/04/C-RdBC7WsAAIhIy.jpg" width="675" height="1200" /></p>
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		<title>Confermato, Almagro è CIA</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2017/02/24/confermato-almagro-e-cia/</link>
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		<pubDate>Sat, 25 Feb 2017 02:44:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le successive azioni dell’attuale segretario generale dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), Luis Almagro, contro i processi progressisti in Nostra America confermano i suoi stretti vincoli con la Central Intelligence Agency (CIA) USA. Almagro, massimo rappresentante del “ministero delle colonie di Washington”, dicasi OSA, riceve ingenti somme di denaro, dalla CIA, affinché, dal suo incarico, aggredisca le nazioni dell’America Latina e dei Caraibi, dove sono in scena processi rivoluzionari. L’ “agente” uruguaiano, al servizio della maggior potenza straniera, adempie alla lettera gli ordini del suo padrone nell’attacco che, dal territorio USA, si orchestra e materializza contro la sovranità e l’integrazione della Patria Grande.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9800" alt="Democracia-Cohetes1" src="/files/2017/02/Democracia-Cohetes1.jpg" width="500" height="327" />Le successive azioni dell’attuale segretario generale dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), Luis Almagro, contro i processi progressisti in Nostra America confermano i suoi stretti vincoli con la Central Intelligence Agency (CIA) USA.</strong></p>
<p>Almagro, massimo rappresentante del “ministero delle colonie di Washington”, dicasi OSA, riceve ingenti somme di denaro, dalla CIA, affinché, dal suo incarico, aggredisca le nazioni dell’America Latina e dei Caraibi, dove sono in scena processi rivoluzionari. L’ “agente” uruguaiano, al servizio della maggior potenza straniera, adempie alla lettera gli ordini del suo padrone nell’attacco che, dal territorio USA, si orchestra e materializza contro la sovranità e l’integrazione della Patria Grande.</p>
<p>Il nuovo “portacatino” della Casa Bianca come, allo stesso modo, battezzarono l’ex presidente spagnolo José María Aznar per il suo servilismo senza limiti all’ex presidente George W. Bush, si comporta come la principale punta di lancia dell’impero per invertire i rapporti di forza dal Rio Bravo sino alla Patagonia.</p>
<p>Il segretario generale dell’OSA, con residenza permanente a Washington, ha come compito, molto ben remunerato, destabilizzare i governi progressisti e sovvertire l’ordine regionale, ed allo stesso tempo sostenere la destra ed i regimi golpisti instaurati, di recente, in Nostra America.</p>
<p>Almagro lo ha svolto, apertamente o di nascosto, contro il Venezuela, Bolivia, Ecuador, Nicaragua ed altre nazioni, mentre chiude gli occhi davanti agli attuali governanti neoliberali di Argentina, Brasile e Paraguay, solo per citarne alcuni.</p>
<p>Poco o nulla interessa al “portacatino” uruguaiano l’attuazione degli accordi per porre fine al conflitto in Colombia, e molto meno che la Patria Grande sia definitivamente una Zona di Pace, come è stato dichiarato dalla Comunità degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi (CELAC ) al loro II Vertice, celebratosi a L’Avana, Cuba, nel 2014.</p>
<p>Chiaro che la CELAC mette in ombra l’OSA ed i grandi interessi di tale arcaica ed agonizzante organizzazione gestita dagli USA, e che insistono nel resuscitarla in qualsiasi modo.<br />
Tra l’altro, parlando di Cuba, Almagro sembra essersi messo nei guai, pretendendo di essere “attore” di una nuova azione sovversiva contro la maggiore delle Antille, organizzata dall’enclave terrorista USA di Miami e da noti mercenari pagati dalla CIA.</p>
<p>Secondo quanto riportato dalla stampa internazionale, il massimo rappresentante dell’OSA è stato invitato a ricevere un premio, a L’Avana, che hanno inventato “oppositori” cubani con il finanziamento di Miami.</p>
<p>Naturalmente le autorità del decano arcipelago caraibico si avvalgono del diritto di impedire al “premiato” di entrare nel paese, perché la sua posizione costituisce un atto contro la sovranità di Cuba.</p>
<p>Conoscendo i cubani, è consigliabile per l’ “agente” Almagro che metta da parte il suo eccessivo protagonismo, e servilismo a Washington. La Rivoluzione del 1º gennaio 1959, guidata dallo storico Comandante in Capo Fidel Castro e dal presidente Raul Castro, è esperta nel trattare interventisti come l’attuale segretario generale dell’OSA.</p>
<p>di Patricio Montesinos</p>
<p>da cubainformazione.it</p>
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		<title>Raul Castro: non è stato mai così necessario camminare verso l&#8217;unità</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2017 02:18:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel Vertice che diede vita a questa Comunità, a Caracas, nel 2011, abbiamo espresso la convinzione che “l'unità e l’integrazione politica, economica, sociale e culturale dell'America Latina e dei Caraibi costituiscono (…) una necessità per affrontare con successo le sfide che si sono presentate nella regione”. Non è stato mai così necessario camminare verso l'unità, riconoscendo che abbiamo numerosi interessi in comune. Lavorare per “l’unità nella diversità” è una necessità inevitabile.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9731" alt="raul-celac-dominicana-580x330" src="/files/2017/01/raul-celac-dominicana-580x330.jpg" width="580" height="330" />&#8220;Stimato presidente Medina;  </strong><br />
<strong>  </strong><br />
<strong>Stimati Cape e Capi di Stato o di Governo dell&#8217;America Latina e dei Caraibi;  </strong><br />
<strong>  </strong><br />
<strong>Distinti Capi di Delegazioni ed invitati:  </strong></p>
<p>Nel Vertice che diede vita a questa Comunità, a Caracas, nel 2011, abbiamo espresso la convinzione che “l&#8217;unità e l’integrazione politica, economica, sociale e culturale dell&#8217;America Latina e dei Caraibi costituiscono (…) una necessità per affrontare con successo le sfide che si sono presentate nella regione”.</p>
<p>Non è stato mai così necessario camminare verso l&#8217;unità, riconoscendo che abbiamo numerosi interessi in comune. Lavorare per “l’unità nella diversità” è una necessità inevitabile.</p>
<p>Per raggiungerla, si richiede uno stretto attaccamento al Proclama dell&#8217;America Latina e dei Caraibi come Zona di Pace, firmato dai Capi di Stato e di Governo a L&#8217;Avana in gennaio del 2014, nel quale ci compromettemmo “con lo stretto compimento del suo obbligo di non intervenire, direttamente o indirettamente, nei temi interni di qualsiasi altro Stato,” ed a risolvere le differenze in forma pacifica, oltre a “rispettare pienamente il diritto inalienabile di ogni Stato a scegliere il suo sistema politico, economico, sociale e culturale”.</p>
<p>Per ciò, è indispensabile che tutti i membri della comunità internazionale rispettino pienamente i postulati del Proclama nelle sue relazioni coi paesi della CELAC.</p>
<p>Sarebbe desiderabile che il nuovo governo degli Stati Uniti opti per il rispetto della regione, benché sia preoccupante che abbia dichiarato intenzioni che mettono a rischio i nostri interessi nelle sfere del commercio, dell&#8217;impiego, della migrazione e dell&#8217;ecosistema, tra gli altri.</p>
<p>Pertanto, è imprescindibile stabilire programmi di azione comuni e rendere più effettiva la gestione della CELAC.</p>
<p>D&#8217;altra parte, un ritorno del neoliberalismo incrementerebbe la povertà e la disoccupazione, aggravando così le condizioni sociali nell&#8217;America Latina e nei Caraibi.</p>
<p>Sig. Presidente:</p>
<p>Reiteriamo il nostro appoggio al popolo ed al governo venezuelani nella difesa della loro sovranità ed autodeterminazione davanti alle azioni contro la Rivoluzione Bolivariana.</p>
<p>Continueremo a contribuire nella misura delle nostre possibilità all&#8217;implementazione dell&#8217;Accordo Finale di Pace tra il Governo della Colombia e le FARC-EP ed appoggiando le conversazioni di pace con l&#8217;ELN.</p>
<p>Riaffermiamo che il popolo di Portorico deve essere libero ed indipendente; continueremo appoggiando gli appelli dell&#8217;Ecuador davanti al rifiuto della multinazionale a risarcire i gravi danni ambientali nell&#8217;Amazzonia; respingiamo la manipolazione politica contro il governo boliviano ed i tentativi di destabilizzare il paese; ci congratuliamo con il presidente Daniel Ortega per la sua recente rielezione in Nicaragua ed anche con la vicepresidentessa Rosario Murillo.</p>
<p>Reiteriamo il nostro rifiuto al golpe di stato parlamentare-giudiziario perpetrato in Brasile contro la presidentessa Dilma Rousseff, alla quale esprimiamo la nostra solidarietà, oltre che all&#8217;ex presidente Luis Inacio Lula da Silva.</p>
<p>Confermiamo l&#8217;appoggio di Cuba alle nazioni caraibiche sorelle davanti ai tentativi di privarle dell&#8217;accesso alle risorse finanziarie, nel combattimento contro il cambiamento climatico, e nella loro esigenza legittima di risarcimento per i danni fatti dal colonialismo e dalla schiavitù.</p>
<p>Reiteriamo il nostro appoggio agli sforzi della Repubblica dell’Argentina per recuperare le Isole Malvine, le Georgia del Sud e le Sandwich Australi.</p>
<p>Stimato Presidente:</p>
<p>Desidero esprimere la volontà di Cuba di continuare a negoziare i temi bilaterali in sospeso con gli Stati Uniti, sulla base dell&#8217;uguaglianza, della reciprocità e del rispetto alla sovranità ed all&#8217;indipendenza del nostro paese, e di proseguire il dialogo rispettoso e la cooperazione in temi di interesse comune col nuovo governo del presidente Donald Trump.</p>
<p>Cuba e gli Stati Uniti possono cooperare e convivere in forma civile, rispettando le differenze e promuovendo tutto quello che faccia bene ad entrambi i popoli ed i paesi, ma non ci si deve aspettare che per questo Cuba realizzi concessioni inerenti alla sua sovranità ed alla sua indipendenza.</p>
<p>Il bloqueo economico, commerciale e finanziario persiste, quello che provoca considerabili privazioni e danni umani che ledono gravemente la nostra economia ed ostacolano lo sviluppo.</p>
<p>A dispetto di ciò, continuiamo occupati nell&#8217;aggiornamento del nostro modello economico e sociale e continueremo a lottare per costruire una Nazione sovrana, indipendente, socialista, democratica, prospera e sostenibile.</p>
<p>Vorrei esprimere la mia profonda gratitudine al presidente Danilo Medina per il suo sentito omaggio di ricordo al Comandante in Capo della Rivoluzione Cubana, Fidel Castro Ruz, nell&#8217;atto inaugurale di questo Vertice, ed a tutti quelli che c&#8217;inviarono le loro condoglianze e messaggi di solidarietà.</p>
<p>Mi permetta, per concludere, ringraziare per l&#8217;ospitalità e la calorosa accoglienza da parte sua e del popolo del suo paese e congratularmi per il lavoro svolto nella Presidenza Pro Tempore della CELAC; e contemporaneamente manifestare il nostro impegno di appoggio e di solidarietà al Salvador ed al suo presidente Salvador Sanchez Ceren, nella sua gestione come dirigente della Comunità durante il 2017.</p>
<p>Molte grazie&#8221;.</p>
<p>Discorso pronunciato dal presidente Raul Castro nel V Vertice della Celac, a Punta Cana, in Santo Domingo</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: @PresidenciaRD/ Twitter</p>
<p><a href="https://youtu.be/6U9Kh5eAsBE"  target="_blank" rel="nofollow">per vedere il video clikki qui</a></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dall’Alleanza del Pacifico all’Accordo del Transpacifico: quali sono le prospettive per l’America Latina e i Caraibi?</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2015/07/01/dallalleanza-del-pacifico-allaccordo-del-transpacifico-quali-sono-le-prospettive-per-lamerica-latina-e-i-caraibi/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2015 23:15:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Accordo del Transpacifico]]></category>
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		<description><![CDATA[Prima di cominciare ad analizzare la politica estera degli Stati Uniti del Nord America attraverso l’Alleanza del Pacifico e l’Accordo Transpacifico (TPP), è necessario analizzare la ratio con la quale gli USA, si sono inseriti all’interno della cosiddetta globalizzazione finanziaria con la pretesa di dirigerla. Sia Fukuyama con i suoi discorsi altisonanti di “esportazione della democrazia”, sia Huntington con la definizione fuorviante di “scontro tra civiltà”, non solo si sono fatti portavoce di concetti astratti o poco idonei per comprendere il mondo nel suo divenire, ma rappresentano anche un ostacolo al dialogo pacifico per la pace e l’amicizia tra i popoli.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8747" alt="" src="/files/2015/07/AlleanzaPacifico.jpg" width="600" height="234" />Prima di cominciare ad analizzare la politica estera degli Stati Uniti del Nord America attraverso l’Alleanza del Pacifico e l’Accordo Transpacifico (TPP), è necessario analizzare la <i>ratio</i> con la quale gli USA, si sono inseriti all’interno della cosiddetta globalizzazione finanziaria con la pretesa di dirigerla. Sia Fukuyama con i suoi discorsi altisonanti di “esportazione della democrazia”, sia Huntington con la definizione fuorviante di “scontro tra civiltà”, non solo si sono fatti portavoce di concetti astratti o poco idonei per comprendere il mondo nel suo divenire, ma rappresentano anche un ostacolo al dialogo pacifico per la pace e l’amicizia tra i popoli.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Influenzati da siffatte concezioni, gli Stati Uniti, si ritrovano, oggi, senza una strategia idonea ai nuovi tempi. Se da una parte cercano, infatti, di difendere, la loro posizione egemonica; d’altro canto, è anche vero che questi non hanno un piano credibile per diffondere il proprio ordine mondiale, giacché il sistema economico e finanziario capitalista è giunto ormai all’estremo. Pertanto – secondo non pochi analisti e opinionisti – l’unica opzione che la Roma americana (secondo le categorie utilizzate allora dallo stesso José Marti per definire gli Stati Uniti), ha ancora a portata di mano, per recuperare il proprio dominio imperialista, sembra proprio che sia una guerra di tipo convenzionale. Ciò nonostante, l’idea di impantanarsi in un’altra guerra di lunga durata (in un nuovo Vietnam, per intenderci), assieme all’alto costo che questo provocherebbe sono alcune delle ragioni per le quali gli Stati Uniti non si sono tuttora gettati in un intervento diretto e hanno preferito, invece, optare nel provocare conflitti di tipo micro – regionali, dove a farne da padroni sono quegli squadroni paramilitari o quei governi allineati ai loro interessi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il principale problema che Washington ha da risolvere è che gli Stati Uniti non sanno cosa realmente potrebbe avvenire qualora si lanciassero in un conflitto armato e, nello specifico, contro chi dovrebbero utilizzare tutto il loro potenziale tecnologico e militare?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Contro i Russi o i Cinesi? o contro entrambi?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ora, se è vero che gli strateghi militari del Pentagono sono una banda di criminali e terroristi che meriterebbero di essere trascinati di fronte alla Corte Penale Internazionale dell’AJA, d’altra parte, è altresì vero che loro non ignorano affatto che la Federazione Russa e la Repubblica Popolare cinese non sono l’Irak, l’Afganistan o la Libia e che, pertanto, nell’epoca delle “guerre senza limiti”, una guerra ad alta intensità rappresenterebbe una scelta disastrosa per gli obiettivi di dominio imperialista del capitale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Portare il mondo ai limiti di una catastrofe nucleare, dissolverebbe in pochi secondi la possibilità di approfittare di quegli interessi che si nascondono dietro a quasi tutte le guerre di carattere imperialista che scoppiano e che &#8211; come ebbe a dire Lenin &#8211; sono orchestrate con il fine di saccheggiare le risorse naturali del Paese che è aggredito; ovvero, per distruggere e ricostruire le infrastrutture con i capitali delle proprie imprese transnazionali. Insomma, una guerra termonucleare disintegrerebbe sia le risorse naturali e umane in pochi secondi, e i capitalisti non possono permettersi un opzione di questo tipo, giacché essi non hanno come interesse di Stato di estinguere la specie umana (anche se talvolta sembra questa sia la loro tendenza predominante), bensì di sfruttarla, attraverso quello che Marx definì &#8211; correttamente &#8211; come “lavoro astratto”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cosicché il Pentagono, di fronte a tale scenario, ha attuato la dottrina militare della guerra di “Quarta Generazione”; vale a dire, di una catena di guerre di tipo micro &#8211; regionale (vedi: Afganistan, Irak, Siria, Ucraina), e mai una guerra simmetrica, che provocherebbe senz’altro un intervento diretto di altre potenze militari come la Russia e Cina.</p>
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<p>Sicché, la mancanza di una strategia bellica ben definita da parte degli USA, assieme al fatto di aver perso la leadership come prima economia del mondo (la Cina ha superato gli Stati Uniti da parecchio tempo), ha messo in serio pericolo la sopravvivenza degli interessi nazionali statunitensi che sono &#8211; principalmente &#8211; quelli delle multinazionali transnazionali, della finanza, dell’industria tecnologica &#8211; militare e delle lobbie che decidono la politica interna ed estera di Washington. In questo senso va letto, da una parte, il colpo di Stato in Ucraina, dove gli Stati Uniti hanno sostenuto militarmente ed economicamente alle bande paramilitari neofasciste di &#8220;Settore Destro”; e dall’altra parte, la politica aggressiva portata avanti dagli stessi in tutto l’Emisfero Occidentale, contro i Paesi membri dell’ALBA-TCP, in generale, e Cuba, Venezuela ed Ecuador, nella fattispecie.</p>
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<p>Ed ecco che, proprio per queste ragioni, vediamo come gli Stati Uniti sono sempre più propensi a svolgere il loro sguardo anche in quello che hanno sempre considerato come il loro “giardino di casa”: l’America Latina e i Caraibi. Questo per molteplici ragioni, che non sono solo quelle dove l’America Latina rappresenta geograficamente il confine tra centro e periferia dell’Impero, ma perché la stessa è, di fatto, assai ricca di tutte quelle risorse naturali utili ad alimentare quella stessa industria bellica statunitense che abbiamo menzionato.</p>
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<p>Ora, questa politica imperialista si pone in essere quando vediamo come, per esempio, l’aquila fascista del Nord cerca di spezzare la consolidazione di alleanze strategicamente importanti per la realizzazione del sogno bolivariano e martiano di una Patria Grande in quella che José Martì ebbe a definire come “Nuestra América”; vale a dire: la creazione di una Confederazione di Repubbliche sovrane e indipendenti dagli Stati Uniti del Nord America. In questo senso, va analizzato lo sforzo degli USA di scardinare le nuove triangolazioni che si sono concretate all’interno di blocchi regionali tra i “Sud” del mondo; ovvero: la creazione di organismi internazionali come l’ALBA-TCP, l’UNASUR, la CELAC, i BRICS e il G77+la Cina. Ergo: per contrarrestare suddette istituzioni, Washington ha creato parallelamente altre organizzazioni micro &#8211; regionali come l’Alleanza del Pacifico tra Messico, Colombia, Perù e Chile e l’Accordo del Transpacifico nel sud est asiatico.</p>
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<p>Per comprendere a fondo la politica degli Stati Uniti nella regione “Asia &#8211; Pacifico” e, quindi, anche in America Latina e nei Caraibi, è importante soffermarci ad analizzare il concetto di “sguardo verso il Pacifico”, o se preferiamo, “verso il Sud” e che vanno interpretati attraverso la genesi storico e politica delle relazioni interamericane; là dove risulta evidente un’evoluzione perversa e inquietante dei rapporti stessi.</p>
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<p>Ebbene, quando analizziamo la formazione degli Stati Uniti del Nord America, va ricordato che essi hanno sempre rivolto i loro interessi &#8211; il loro “sguardo” &#8211; in direzione del Pacifico (Asia) e verso il Sud (America Latina). Una volta portato a termine il processo di “conquista del grande Ovest” &#8211; attraverso il genocidio delle popolazioni ancestrali nordamericane &#8211; e di saccheggio e occupazione di oltre metà del territorio messicano (California, Nuovo Messico, Colorado, Nevada, Texas, Florida, sono territorio messicani!), cominciarono a proiettarsi verso il Pacifico, mettendo in piedi una proiezione geopolitica e strategica che andava oltre il Pacifico: verso l’Asia.</p>
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<p>Insomma, se concentriamo le nostre ricerche verso la storia delle Relazioni Internazionali, dalla Dottrina Monroe fino al crollo dell’URSS, dagli anni Novanta del secolo passato fino a oggi; se analizziamo siffatte relazioni, vediamo come taluni progetti che sono stati sviluppati dopo la “fine&#8221; della guerra fredda, allorché si parlava già del ruolo da protagonista che in pochi anni avrebbe svolto la Cina, l’India e il Giappone nel campo delle relazioni commerciali, e quindi di come, concretamente, l’Asia e il Pacifico avrebbero rappresentato nei sogni imperialisti dei neo conservatori negli Stati Uniti, il “Nuovo Continente” dove l’aquila del Nord avrebbe dovuto svolgere il proprio sguardo, comprenderemo non poco l’insieme della politica estera della Casa Bianca di oggi.</p>
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<p>Ed ecco che, proprio per questa ragione, gli USA hanno fabbricato a livello mediatico -fomentando la guerra psicologica come arma di tipo non convenzionale &#8211; i “Nuovi Nemici” della cosiddetta “democrazia” a stelle strisce e che sono rappresentati da quei Paesi che possono creare nuove geometrie (o triangolazioni) all’interno delle relazioni internazionali e, nello specifico, nell’asse Sud &#8211; Sud all’interno del “continente” Asia &#8211; Pacifico (America Latina, Cina e Russia).</p>
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<p>Trattasi, invero, di una “rivoluzione passiva” (secondo le categorie utilizzate da Antonio Gramsci), o se si preferisce, di una “controrivoluzione conservatrice” che gli Stati Uniti del Nord America stanno cercando di portare avanti a scapito del progetto di unità e integrazione latinoamericana e caraibica oggi in pieno sviluppo in tutto l’Emisfero Occidentale.</p>
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<p>Orbene, da quando è sorta suddetta Alleanza del Pacifico e svolgendo le nostre attenzioni agli attori che fanno parte di siffatta alleanza, è difficile non accorgersi che quattro dei Paesi membri sono rappresentati da Governi che avevano già firmato in precedenza accordi bilaterali di tipo economico e militare con Washington. Nel campo economico, tutti avevano firmato il Trattato di Libero Commercio &#8211; il TLC &#8211; con gli Stati Uniti. A livello militare, questi avevano concordato di rinunciare alla propria giurisdizione territoriale in nome della cosiddetta (e mai attuata!) “guerra al narcotraffico”. Stiamo parlando &#8211; ovviamente &#8211; del Messico di Felipe Calderon, della Colombia, nel momento stesso che si era prodotto un “cambio” dovuto alle elezioni presidenziali tra Alvaro Uribe e Manuel Santos; quest’ultimo aveva firmato non pochi accordi di grande interesse per gli USA nel campo strategico &#8211; militare.</p>
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<p>Molti di questi accordi si consolidarono ancor di più in seguito al Vertice delle Americhe che si realizzò in Colombia nel 2011. Nel caso del Perù, nonostante il “cambio” di governo, e rammentando che l’iniziativa inizialmente fu di Alan Garcia, il Governo di Olanda Humala non fece nulla per invertire tale politica; anzi, la incrementò dandogli una parvenza legale e istituzionale. Anche in Cile con la vittoria della cosiddetta destra “moderata” cilena di Piñera al potere, furono firmati non solo taluni accordi militari, ma anche il già noto TLC con gli Stati Uniti. Scopo di tale politica statunitense &#8211; attraverso questi accordi raggiunti &#8211; era quella di porre le basi per un’ Alleanza del Pacifico come parte di un “nuovo” progetto di Egemonia Corazzata di Coercizione (secondo la definizione utilizzata da Antonio Gramsci), attuo a dividere e dominare l’Emisfero Occidentale, e per sfiancare &#8211; infine &#8211; gli sforzi di integrazione e unità latinoamericana; di costruzione di nuovi paradigmi verso la costruzione di un Nuovo Ordine Mondiale multipolare, multicentrico, multiculturale, che oggi sono all’ordine del giorno nelle discussioni dei movimenti sociali, dei governi e dei paesi che conformano istituzioni come l’ALBA-TCP, la UNASUR e la CELAC.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come se questo non bastasse, Barack Obama ha accettato di farsi portatore per quegli interessi nazionali quivi summenzionati; cioè, di portare a compimento la missione di costituire il Trattato del Trans Pacifico (TTP), là dove &#8211; guarda caso &#8211; i referenti latinoamericani sono gli stessi che già fanno parte dell’Alleanza del Pacifico. Mentre i Paesi asiatici soci degli Usa sono il Giappone, l’Indonesia e le Filippine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Invero, quando cerchiamo di analizzare in profondità la strategia militare degli Stati Uniti nell’Emisfero Occidentale, rappresentata dal “Gruppo di Santa Fe”, vediamo come questa si basi sul presupposto che le Forze Armate Nordamericane devono concentrarsi nell’area dell’ Asia &#8211; Pacifico”, attraverso il pretesto di appoggiare e proteggere i propri soci in quello che loro definiscono come “sicurezza degli interessi nazionali” in America Latina e nei Caraibi contro il narcotraffico. Ciò nondimeno, ciò che in realtà gli Stati Uniti vogliono, non è debellare il traffico di droga, bensì di impossessarsi di quelle risorse naturali imprescindibili per il sostegno effettivo di tutto il loro macchinario economico &#8211; militare, che abbiamo già analizzato prima.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ora, non c’è dubbio che questi elementi assai preoccupanti, fanno pensare che quando vediamo che attraverso la guerra mediatica e psicologica si cerca di creare un nemico che, secondo la congiuntura può essere la Rivoluzione Bolivariana in Venezuela, la Rivoluzione Cubana o la Rivoluzione Cittadina in Ecuador, dietro vi è senz’altro una controffensiva imperialista e fascista per sgretolare e &#8211; infine &#8211; distruggere progetti come l’ALBA-TCP, la UNASUR e la CELAC; vale a dire: la libera e giusta emancipazione dei popoli dal giogo imperialista.</p>
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<p>In questo senso, vanno interpretate quelle politiche sempre più aggressive contro il Venezuela del Primo Presidente Operaio di “Nuestra América”, Nicolas Maduro e contro la Rivoluzione Cittadina in Ecuador; il blocco genocida contro Cuba socialista, la “Colombianizzazione” del Messico; il “golpe istituzionale” in Paraguay; la questione dei cosiddetti “fondos buitres” in Argentina e il colpo di Stato fascista in Honduras; il ritorno in auge della Quinta Flotta degli Stati Uniti e l’aumento della presenza militare statunitense in America Latina, attraverso la creazione di nuove basi militari nordamericane in Colombia e nella Triple Frontera tra Uruguay, Argentina e Paraguay; il subdolo tentativo (scartato dal Congresso e dalla Corte Suprema colombiana) di far entrare questo Paese nella NATO, rappresentano dei precedenti assai gravi e preoccupanti in una regione dichiarata da UNASUR come territorio di pace.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sicché nel mezzo di una crisi strutturale (e non congiunturale!) del sistema finanziario capitalista, dovuto principalmente dalla cosiddetta caduta (tendenziale) della tassa di profitto &#8211; che Marx spiega con precisione nel Capitale -, la Casa Bianca sta cercando di porre in essere una ristrutturazione delle proprie priorità geopolitiche verso “l’area Asia &#8211; Pacifico”, passando, finanche, per l’assoggettamento di quello che costoro definiscono, ancora, come il proprio “patio trasero”: l’America Latina e i Caraibi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le ragioni sono semplici, e se non basta quanto detto fino a ora &#8211; a rischio di essere ridondanti &#8211; è necessario sottolineare ancora che gli Stati Uniti abbisognano per alimentare il proprio sistema economico, finanziario e militare di dominio a livello mondiale dell’America Latina; là dove, la presenza di non poche risorse strategiche (minerali, acqua dolce, biodiversità e petrolio) rappresentano il sostegno di quello che molti analisti e opinionisti amano definire come “complesso tecnologico e militare nordamericano”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ora, se dinanzi a tutto questo aggiungiamo l’importanza che la regione riveste a livello mondiale; se pensiamo che in America Latina siano presenti gli unici transiti e scali tra l’Atlantico e il Pacifico; se pensiamo che la Cina e la Russia stanno invertendo tutte le proprie energie nella realizzazione di un Grande Canale Interoceanico tra l’Atlantico e il Pacifico, come nella costruzione di un importante scalo industriale &#8211; marittimo nel porto de L’Avana (Cuba), comprendiamo, allora, l’ansia degli Stati Uniti di scardinare queste nuove triangolazioni tra i Paesi membri dell’ALBA-TCP la Russia e la Cina stessa attraverso l’incremento della guerra a bassa intensità in Venezuela.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>D’altro canto, è altresì chiaro, pertanto, l’importanza da parte dei popoli lavoratori latinoamericani &#8211; se vogliono raggiungere il sogno bolivariano e martiano di una Patria Grande latinoamericana, verso la seconda e definitiva indipendenza, il loro impegno rivoluzionario deve passare attraverso il consolidamento di queste nuove relazioni internazionali, sulla base del rafforzamento dell’integrazione e dell’unità latinoamericana, che solo può avvenire attraverso una rottura rivoluzionaria del sistema capitalista e delle sue principali categorie &#8211; come la “legge del valore” nelle relazioni commerciali internazionali &#8211; verso un sistema basato sulla pace con giustizia sociale, su l’amicizia, la solidarietà e la cooperazione tra i popoli di tutto il mondo; primo passo per la costruzione dei “Nuestros socialismos” in America Latina e in tutto il mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Alessandro Pagani, storico e scrittore</p>
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<p>Esclusivo per Cubadebate</p>
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		<title>Correa chiede di unire le volontà in apertura del Vertice Celac-UE</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jun 2015 00:50:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il presidente ecuadoriano, Rafael Correa, ha fatto un appello per unire le volontà per la costruzione di un mondo migliore da entrambi i lati dell'Atlantico, inaugurando oggi il Vertice della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici e l'Unione Europea. Alcuni credono in una supposta mano invisibile per raggiungere l'efficienza, la giustizia e lo sviluppo. La storia ci dimostra che abbiamo bisogno di mani abbastanza visibili, di azione collettiva e della volontà esplicita delle società, ha detto Correa. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8697" alt="" src="/files/2015/06/CorreaUECelac.jpg" width="640" height="413" />Il presidente ecuadoriano, Rafael Correa, ha fatto un appello per unire le volontà per la costruzione di un mondo migliore da entrambi i lati dell&#8217;Atlantico, inaugurando oggi il Vertice della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici e l&#8217;Unione Europea.</strong></p>
<p>Alcuni credono in una supposta mano invisibile per raggiungere l&#8217;efficienza, la giustizia e lo sviluppo. La storia ci dimostra che abbiamo bisogno di mani abbastanza visibili, di azione collettiva e della volontà esplicita delle società, ha detto Correa.</p>
<p>Il capo di Stato e presidente pro-tempore della Celac ha ricordato che il tipo di cooperazione che l’America latina oggi ha bisogno, non è oramai la scuola elementare, bensì la formazione di talento umano e scambio scientifico e tecnologico.</p>
<p>Dobbiamo pensare ad un trattato mondiale che permetta l&#8217;accesso alla conoscenza da parte dei paesi in via di sviluppo, ha detto.</p>
<p>Correa ha segnalato che la Celac lavorerà durante i prossimi cinque anni in cinque grandi assi, il primo dei quali è la riduzione della povertà estrema, che –ha segnalato &#8211; non è per mancanza di risorse, bensì per l&#8217;iniquità.</p>
<p>Il mandatario ecuadoriano ha considerato inconcepibile che mentre America Latina ed i Caraibi hanno depositato un miliardo di dollari delle loro risorse nel primo mondo, continuino a dipendere da prestiti dall’estero, investimento e cooperazione senza nessun impatto strutturale.</p>
<p>Per questo motivo la Celac lavora in una nuova architettura finanziaria regionale, ha detto.</p>
<p>Correa ha fatto riferimento anche ai problemi generati dal cambiamento climatico ed ha affermato che nella conferenza sul tema a Parigi deve esigersi l&#8217;adozione di un accordo vincolante, basato nel principio delle responsabilità comuni ma differenziate.</p>
<p>Un abitante dei paesi ricchi emette 38 volte più CO2 che uno dei paesi poveri, ha ricordato.</p>
<p>Il governante ha approfittato del suo discorso nel Vertice Celac-UE per celebrare il trionfo della dignità e sovranità del popolo cubano ed il processo di ristabilimento delle relazioni con gli Stati Uniti.</p>
<p>Nonostante, ha ricordato che rimane ancora da estirpare il condannato ed inumano bloqueo ed è necessario restituire a Cuba la base di Guantanamo.</p>
<p>Inoltre, Correa ha respinto ed ha esatto la derogatoria dell&#8217;ordine esecutivo emesso dal presidente nordamericano, Barack Obama, che impone sanzioni contro il Venezuela, per suppostamente costituire un pericolo alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti.</p>
<p>Più di 40 capi di Stato e di Governo partecipano al Vertice di due giorni che ha tra i suoi obiettivi rinforzare l&#8217;alleanza bi-regionale.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>foto: Presidencia de Ecuador</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Cuba denuncia nel Vertice Celac-UE persistenza del bloqueo statunitense</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jun 2015 00:43:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il primo vicepresidente cubano, Miguel Diaz-Canel, ha denunciato oggi che il bloqueo degli Stati Uniti contro il suo paese si mantiene con tutta l'intensità ed ha fatto un appello all'Europa per esigere la sua eliminazione totale. Diaz-Canel è intervenuto nel II Vertice della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (Celac) e l'Unione Europea (UE) che si svolge nella capitale belga con la partecipazione di delegazioni di alto livello di 61 paesi.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8694" alt="" src="/files/2015/06/diaz-canel-celac-correa.jpg" width="580" height="359" />Il primo vicepresidente cubano, Miguel Diaz-Canel, ha denunciato oggi che il bloqueo degli Stati Uniti contro il suo paese si mantiene con tutta l&#8217;intensità ed ha fatto un appello all&#8217;Europa per esigere la sua eliminazione totale.  </strong></p>
<p>Diaz-Canel è intervenuto nel II Vertice della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (Celac) e l&#8217;Unione Europea (UE) che si svolge nella capitale belga con la partecipazione di delegazioni di alto livello di 61 paesi.</p>
<p>Il capo della delegazione cubana ha detto che, nonostante la storica decisione del suo paese e degli Stati Uniti di ristabilire relazioni diplomatiche, il bloqueo economico, commerciale e finanziario persiste in tutta la sua intensità.</p>
<p>“È arrivato il momento in cui l&#8217;Europa patrocini per la sua eliminazione totale e metta fine al vergognoso Intendimento con gli Stati Uniti del novembre del 1996 che accetta la legislazione che lo sostenta ed internazionalizza: la legge Helms-Burton”, ha affermato.</p>
<p>Il Vicepresidente ha fatto notare che la sospensione di questa politica ingiusta, insieme alla devoluzione del territorio illegalmente occupato dalla base navale di Guantanamo, ed il termine delle trasmissioni radio e televisive che infrangono le norme internazionali, sono premesse indispensabili per la normalizzazione delle relazioni tra i due paesi.</p>
<p>Sono anche indispensabili la compensazione al nostro popolo per i danni umani ed economici subiti e la soppressione dei programmi di carattere sovversivo, ha detto.</p>
<p>Il primo vicepresidente cubano ha informato che il suo paese continua lavorando con l&#8217;UE per la conclusione dell&#8217;Accordo di Dialogo Politico e Cooperazione sulle basi di reciprocità, rispetto mutuo e non ingerenza accordato nel 2008.</p>
<p>L&#8217;Unione Europea, che costituisce un importante socio economico per Cuba, potrebbe occupare uno spazio per accompagnarci nel nostro sviluppo e può apportare alla costruzione di un mondo più giusto ed equo, ha affermato.</p>
<p>In un&#8217;altra parte del suo intervento, Diaz-Canel ha ricordato che nel 2014 si è approvato il Proclama della Celac come Zona di Pace, stabilendo i principi rettori che dirigono i lacci tra i paesi della regione, applicabili alle loro relazioni col resto del mondo.</p>
<p>Invoco detto Proclama per esprimere solidarietà con la Repubblica bolivariana del Venezuela ed il presidente Nicolas Maduro di fronte all&#8217;arbitrario ed infondato Ordine Esecutivo del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che impone sanzioni che la nostra regione reclama siano abrogate, ha concluso.<br />
&nbsp;</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione Ida Garberi</p>
<p>foto: AP</p>
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		<title>Ecuador fa un appello all’unità assumendo presidenza pro tempore della Celac</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jan 2015 00:53:58 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[III Vertice CELAC]]></category>
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		<description><![CDATA[Il presidente dell'Ecuador, Rafael Correa, ha fatto un appello oggi all'unità nella Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (Celac) per ottenere una presenza solida nello scenario internazionale. Solo l'unità farà grande questa regione, ha affermato nel discorso pronunciato davanti a presidenti ed agli alti funzionari che partecipano al vertice della Celac, sviluppato in Costa Rica, in rappresentazione dei 33 paesi membri dell'organismo.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8368" alt="Rafael Correa" src="/files/2015/01/CorreaCostaRica.jpg" width="580" height="387" />Il presidente dell&#8217;Ecuador, Rafael Correa, ha fatto un appello oggi all&#8217;unità nella Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (Celac) per ottenere una presenza solida nello scenario internazionale.  </strong></p>
<p>Solo l&#8217;unità farà grande questa regione, ha affermato nel discorso pronunciato davanti a presidenti ed agli alti funzionari che partecipano al vertice della Celac, sviluppato in Costa Rica, in rappresentazione dei 33 paesi membri dell&#8217;organismo.</p>
<p>Assumendo la presidenza pro tempore, Correa ha considerato che il blocco deve tentare di agire sempre con posizioni comuni affinché si ascolti la sua voce, e realizzare interventi in maniera congiunta presso le Nazioni Unite per irrobustire la Celac come un interlocutore in campo internazionale.</p>
<p>Il Presidente ha annunciato che il tema di potenziare il ruolo della Celac come blocco sarà uno dei cinque assi di lavoro durante la presidenza pro tempore che l&#8217;Ecuador eserciterà nel 2015.</p>
<p>Gli altri temi prioritari saranno: riduzione della povertà estrema e della disuguaglianza; educazione, scienza, tecnologia ed innovazione; ecosistema e cambiamento climatico; e finanziamento per infrastruttura e connessione.</p>
<p>Rispetto alla povertà, ha ricordato, in America Latina e nei Caraibi vivono nella miseria 68 milioni di persone, ed ha proposto la meta di sradicare la situazione nei prossimi cinque anni.</p>
<p>Ha argomentato che la povertà non è il risultato di mancanza di risorse ma di problemi nella distribuzione, per questo è possibile eliminare la miseria se si applicano migliori meccanismi di distribuzione delle entrate.</p>
<p>Non appena la scienza e la tecnologia concepiranno la conoscenza come bene pubblico e di libero accesso di massa ed investiranno in talento umano, non solo saremo più prosperi ma anche più giusti.</p>
<p>Ha anche risaltato che tutto ciò darà maggiore libertà alla regione perché “i paesi che non genereranno conoscenza saranno sempre di più ignoranti in termini relativi, e più dipendenti da quello che producono gli altri”.</p>
<p>Commentando la questione dell&#8217;ecosistema, ha considerato necessario alzare le voci per chiedere il compromesso dei contaminatori globali nell&#8217;obiettivo di ridurre le emissioni nell&#8217;atmosfera, ed ha aggiunto che “abbiamo tutta la forza morale per farlo”.</p>
<p>“Tutti soffriamo il riscaldamento globale”, ha indicato, “ma soprattutto i fratelli caraibici potrebbero affrontare gravi catastrofi per gli effetti del cambiamento climatico”.</p>
<p>Nel tema di finanziamento per infrastruttura e connessione, ha manifestato che l&#8217;area deve imparare ad approfittare dei suoi risparmi ed investirli in progetti di sviluppo propri, come creare una nuova architettura finanziaria con iniziative, come avere meccanismi di scambio moderati per evitare l&#8217;uso di monete extraregionali.</p>
<p>Ha anche fatto riferimento per spingere grandi progetti di infrastruttura che garantiscano l&#8217;integrazione e le connessioni regionali, e questo include grandi progetti stradali, energetici e di comunicazione.</p>
<p>Correa ha manifestato il compromesso del suo paese di continuare il lavoro per fortificare il processo di integrazione ed ha ringraziato il Costa Rica per gli avanzamenti ottenuti durante la sua tappa di direzione del blocco.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Correa propone alla CELAC di lavorare come blocco dentro l&#8217;OSA</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Nov 2014 00:37:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il presidente dell'Ecuador, Rafael Correa, ha proposto oggi che la Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC) lavori come blocco nell'Organizzazione degli Stati Americani (OSA) per resistere sugli Stati Uniti e sul Canada. Come ha spiegato qui il mandatario questo lunedì in una conferenza stampa insieme al suo collega haitiano, Michel Martelly, se si lavora in complesso, le nazioni latinoamericane potrebbero inclinare un pochino la bilancia (nell'OSA) che in questi momento, ha detto, è molto sfavorevole per i nostri paesi.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8213" alt="" src="/files/2014/11/CorreaMartelly.jpg" width="580" height="337" />Il presidente dell&#8217;Ecuador, Rafael Correa, ha proposto oggi che la Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC) lavori come blocco nell&#8217;Organizzazione degli Stati Americani (OSA) per resistere sugli Stati Uniti e sul Canada.  </strong></p>
<p>Come ha spiegato qui il mandatario questo lunedì in una conferenza stampa insieme al suo collega haitiano, Michel Martelly, se si lavora in complesso, le nazioni latinoamericane potrebbero inclinare un pochino la bilancia (nell&#8217;OSA) che in questi momento, ha detto, è molto sfavorevole per i nostri paesi.</p>
<p>Correa ha detto che questa situazione peggiora ancora di più “se individualmente risolviamo conflitti di fronte al paese più poderoso del pianeta, come sono gli Stati Uniti”.</p>
<p>Il capo di Stato ecuadoriano, il cui paese assumerà in gennaio prossimo la presidenza pro tempore della CELAC, ha affermato che questo è stato uno dei temi che ha abbordato durante l&#8217;incontro con Martelly.</p>
<p>Oltre a patrocinare per spingere una cooperazione Sud-Sud, in piano di uguaglianza e senza condizionamenti, Correa ha detto che ha anche conversato col suo ospite la necessità di cambiare il sistema interamericano dei diritti umani.</p>
<p>D’accordo col presidente ecuadoriano, costituisce un anacronismo che tanto l&#8217;OSA come la Commissione Interamericana dei diritti umani (CIDH) abbiano la loro sede a Washington, che non ha firmato il Patto di San Josè, e mantiene un bloqueo economico e commerciale contro Cuba da 50 anni.</p>
<p>Al rispetto, ha patrocinato per spingere un&#8217;integrazione regionale che si occupi realmente del beneficio dei paesi latinoamericani, e che riesca ad incidere sull&#8217;attuale ordine mondiale, che ha definito ingiusto ed immorale, per essere in funzione del gran capitale, e di certi paesi ed interessi.</p>
<p>Di quello che si tratta è di tradurre questi sforzi in un&#8217;azione efficace ed efficiente per superare il neocolonialismo, ed ottenere lo sviluppo dei nostri paesi, ha sottolineato Correa, dopo anticipare che questo sarà uno dei temi che spingerà l&#8217;Ecuador dalla presidenza pro tempore della CELAC.</p>
<p>Martelly, da parte sua, ha confermato l&#8217;appoggio di Haiti alle gestioni che realizzerà l&#8217;Ecuador come dirigente del blocco latinoamericano creato nel 2011, e che è integrato da tutti i paesi del continente, eccetto Stati Uniti e Canada, che al contrario fanno parte dell&#8217;OSA.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Blocco contro Cuba è sinonimico di genocidio, Evo Morales</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Feb 2014 00:28:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[bloqueo]]></category>
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		<description><![CDATA[Il bloqueo economico, commerciale e finanziario imposto più di mezzo secolo fa a Cuba da parte degli Stati Uniti è sinonimico di genocidio, ha affermato oggi il presidente della Bolivia, Evo Morales. Morales ha criticato la politica di Washington contro la nazione caraibica, per gli USA vogliono strangolare ed annichilire la sua Rivoluzione iniziata nel 1959, ha affermato.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_7524" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-7524" src="/files/2014/01/bolivia-580x406.jpg" alt="Evo Morales" width="580" height="406" /><p class="wp-caption-text">Evo Morales</p></div>
<p>Il bloqueo economico, commerciale e finanziario imposto più di mezzo secolo fa a Cuba da parte degli Stati Uniti è sinonimico di genocidio, ha affermato oggi il presidente della Bolivia, Evo Morales. </strong></p>
<p>Morales ha criticato la politica di Washington contro la nazione caraibica, per gli USA vogliono strangolare ed annichilire la sua Rivoluzione iniziata nel 1959, ha affermato.</p>
<p>Secondo il mandatario, il governo degli Stati Uniti pratica il genocidio contro il popolo cubano, ma i paesi latinoamericani e caraibici stanno con Cuba, ha fatto notare.</p>
<p>Se Washington vuole alleanze ed accordi con le nazioni di questa regione, deve essere sotto i principi del rispetto, perché oggi sono cambiati i tempi nei quali non dominano gli imperi, né i ricatti, né i saccheggiatori di risorse naturali.</p>
<p>Stiamo con Cuba, ha commentato, il popolo cubano sa che non è solo, e nelle votazioni nelle Nazioni Unite la maggioranza delle nazioni hanno votato a beneficio della fine del bloqueo contro la maggiore delle Antille.</p>
<p>Ha respinto le critiche di quelli che accusano i partecipanti del II Vertice della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici a L&#8217;Avana i giorni 28 e 29 gennaio di essere antidemocratici per abbracciare le idee del leader della Rivoluzione cubana, Fidel Castro.</p>
<p>Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti non ha autorità morale per parlare di democrazia, perché sappiamo chi sono quelli che governano realmente questo paese, non è il presidente Barack Obama né i democratici, né i repubblicani, lì dirigono i banchieri e le multinazionali.</p>
<p>Che classe di democrazia è quella nordamericana che viola i diritti individuali e collettivi, ed utilizza le truppe della NATO, caschi azzurri e basi militari per intervenire nei paesi e provocare golpe di Stato, ha concluso.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>foto: Ismael Francisco<br />
traduzione di Ida Garberi</p>
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