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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; capitalismo</title>
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		<title>Mark Ruffalo chiede una rivoluzione economica: il capitalismo ci sta ammazzando</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Dec 2019 01:50:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo le sue sette partecipazioni nell'Universo Cinematografico di Marvel, Mark Ruffalo accumula una fortuna stimata in 30 milioni di dollari, una cifra con la quale la maggior parte degli esseri umani può solo sognare. Nonostante, sebbene l'attore gode di un conto in banca invidiabile, non permette che questo colpisca i suoi pensieri su luoghi comuni tali come politica, società e perfino economia, un tema delicato che ha generato dissenso tra gli abitanti degli Stati Uniti durante gli ultimi anni.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11241" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11241" alt="Mark Ruffalo" src="/files/2019/12/mark-ruffalo.jpg" width="580" height="387" /><p class="wp-caption-text">Mark Ruffalo</p></div>
<p><strong>Dopo le sue sette partecipazioni nell&#8217;Universo Cinematografico di Marvel, Mark Ruffalo accumula una fortuna stimata in 30 milioni di dollari, una cifra con la quale la maggior parte degli esseri umani può solo sognare.</strong></p>
<p>Nonostante, sebbene l&#8217;attore gode di un conto in banca invidiabile, non permette che questo colpisca i suoi pensieri su luoghi comuni tali come politica, società e perfino economia, un tema delicato che ha generato dissenso tra gli abitanti degli Stati Uniti durante gli ultimi anni.</p>
<p>Recentemente, questo attore tre volte nominato all&#8217;Oscar come Migliore Attore non Protagonista, ha affermato apertamente la sua opinione rispetto al capitalismo e non titubò segnalando che questo sistema “ci sta  uccidendo”.</p>
<p>Attraverso il suo account di Twitter, l&#8217;oriundo di Kenosha, nello stato del Wisconsin, ha condiviso un articolo della rivista TIME intitolato “How America&#8217;s Elites Lost Their Grip” (“Come le élite degli Stati Uniti hanno perso il controllo”), un testo scritto da Anand Giridharadas, un giornalista e scrittore statunitense specializzato in politica e storia, dove analizza lo sviluppo di dissensi tra i cittadini rispetto al sistema economico imperante.</p>
<p>Commentando la pubblicazione del famoso settimanale newyorchese, Ruffalo ha segnalato:</p>
<p>“È tempo di una rivoluzione economica. Il capitalismo di oggi sta cedendo, ci sta ammazzando e sta rubando il futuro ai nostri figli.”</p>
<p>Bisogna ricordare che questa non è la prima volta che l&#8217;interprete di Bruce Banner/Hulk si mette in temi economici attraverso le sue reti sociali. A metà di ottobre del 2015, Mark aveva difeso il socialismo democratico per essere più giusto al momento di distribuire la ricchezza e cercare il meglio per i cittadini.</p>
<p>“Il socialismo democratico dice che è un errore morale che il 57% delle entrate si designi al 1% dei cittadini del mondo. Voglio assistenza medica gratis per tutti. Certificato medico e familiare pagato”, ha esatto in quell&#8217;opportunità.</p>
<p>da IndieHoy</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Il tentativo di colonizzare nuovamente Brasile</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Dec 2017 02:18:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I primi a riconoscere chiaramente la nuova colonizzazione sono stati Frantz Fanon (Algeria) e Aimé Césaire (Haiti), ambedue impegnati nella liberazione dei loro popoli. Hanno proposto un coraggioso processo di decolonizzazione per liberare la “storia che è stata rubata” dai dominatori e che adesso può essere raccontata e ricostruita anche dal popolo stesso.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10317" alt="Brasil" src="/files/2017/12/Brasil.jpg" width="528" height="389" />La colonizzazione, e in modo specifico, la schiavitù, non costituiscono soltanto tappe della storia passata. Le loro conseguenze (Wirkungsgeschichte) durano fino ai nostri giorni. La prova chiara sono la dominazione e l’emarginazione delle popolazioni, un tempo colonizzate e schiavizzate, basate sulla dialettica della superiorità-inferiorità, sulle discriminazioni per il colore della pelle, nel disprezzo e perfino nell’odio verso il povero, considerato pigro ed uno zero economico.</strong></p>
<p>Non basta la decolonizzazione politica. La nuova colonizzazione risorge sotto forma di capitalismo economico, governato dai capitalisti neoliberali nazionali, strettamente collegati con quelli internazionali. La logica che dirige le pratiche della nuova colonizzazione consiste nel ricavare il massimo guadagno dall’attività estrattiva, dai beni e dai servizi naturali e dallo sfruttamento della forza lavoro mal pagata e, quando possibile, come sta succedendo scandalosamente in Brasile, con la riduzione dei diritti individuali e sociali.</p>
<p>I primi a riconoscere chiaramente la nuova colonizzazione sono stati Frantz Fanon (Algeria) e Aimé Césaire (Haiti), ambedue impegnati nella liberazione dei loro popoli. Hanno proposto un coraggioso processo di decolonizzazione per liberare la “storia che è stata rubata” dai dominatori e che adesso può essere raccontata e ricostruita anche dal popolo stesso.</p>
<p>Però, si trattava, senza dubbio, di una lotta dura contro coloro che vogliono prolungare la nuova forma di colonizzazione e di schiavitù, creando ostacoli di ogni genere a coloro che tentano di recuperare una storia sovrana sulla base dei loro valori culturali e delle loro identità etniche.</p>
<p>Césaire ha coniato la parola “negritude” per esprimere due dimensioni: una continua oppressione contro i neri; l’altra una resistenza persistente ed una lotta ostinata contro ogni tipo di discriminazione. La “negritude” è la parola-forza che ispira la lotta per il riscatto della propria identità e per il diritto alle differenze. Césaire ha duramente criticato la civiltà europea per la sua vile avidità di invadere, occupare e rubare le ricchezze degli altri, spiritualmente indifendibile, per avere diffuso la discriminazione e l’odio razziale, abbrutendo e degradando i popoli colonizzati e schiavizzati inculcando in loro la convinzione che non sono persone umane e non posseggono dignità.</p>
<p>Parallelamente al concetto di “negritude” fu creato il concetto di “colonialità” dal sociologo peruviano Anibal Quijano (1992). Con questo concetto si illustrano i modelli che i paesi centrali e lo stesso capitalismo globalizzato impongono ai paesi periferici: lo stesso tipo di relazione predatoria della natura, le forme di accumulazione e di consumo, gli stili di vita e persino l’Immaginifico stesso, prodotto dalla macchina mediatica e dal cinema. E in questo modo continua la logica dell’occultazione dell’altro, del furto della sua storia e la distruzione delle basi destinate alla creazione di un processo nazionale sovrano. Il Nord globalizzato sta imponendo la “colonialità” in tutti paesi obbligandoli ad allinearsi alle logiche dell’impero.</p>
<p>Il neoliberalismo radicale che sta imperando in America Latina ed ora, in modo crudele, in Brasile, è la concretizzazione della colonialità. Il potere mondiale sia degli stati egemoni, sia delle grandi corporazioni vuole ricondurre tutta l’America Latina, nel caso nostro, Brasile, alla situazione di colonia. E’ la nuova colonizzazione come progetto della nuova geopolitica mondiale.</p>
<p>Il golpe realizzato in Brasile nel 2016, è situato esattamente in questo contesto: si tratta di sovrapporre un cammino autonomo, consegnare la ricchezza sociale e naturale, accumulata in generazioni, alle grandi corporazioni. Si ottiene attraverso le privatizzazioni dei nostri beni maggiori: il pré-sal, le idroelettriche, eventualmente il servizio postale, il BNDS e la Banca del Brasile. Viene frenato il processo di industrializzazione fino a dipendere dalle tecnologie totalmente straniere. La funzione che ci viene imposta è quella di essere grandi esportatori di “commodities”, dato che i paesi centrali non ne hanno a sufficienza per il loro consumo scialacquatore.</p>
<p>Nomi famosi dell’economia articolata con l’ecologia come Ladislau Dowbor e Jeffrey Sachs, tra gli altri, ci avvisano che il Sistema-Terra è arrivato al suo limite (il sovraccarico della Terra) e non reggerebbe un progetto che abbia un tale livello di aggressione sociale ed ecologica.</p>
<p>Ora, questo modello, per nostra disgrazia, è adottato dall’attuale governo corrotto e totalmente lontano dal popolo, di un neoliberalismo radicale, che implica la demolizione della nazione. Da ciò il dovere civico e patriottico di sconfiggere queste élite dell’arretratezza, élite anti-popolo e anti-nazione, che hanno adottato questo progetto, che potrebbe non essere sopportabile per il popolo. Tutto ha un limite. Deve nascere una coscienza patriottica sotto forma di un generalizzato rifiuto sociale. Una volta superati questi limiti, difficilmente potremmo evitare l’innominabile.</p>
<p>di Leonardo Boff</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Google, un&#8217;espressione del capitalismo di vigilanza</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2016 23:56:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'ex professoressa della Scuola di Commercio di Harvard e scrittrice Shoshana Zuboff ha affermato sul giornale tedesco “Frankfurter Allgemeine” che attualmente la leadership della compagnia Google ha implicazioni per tutti quelli che vivono in contatto permanente con Internet, facendo riferimento ad “un genere del capitalismo completamente nuovo” che sta sviluppando Google: quello della vigilanza.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9182" alt="google" src="/files/2016/03/google.jpg" width="580" height="330" />L&#8217;ex professoressa della Scuola di Commercio di Harvard e scrittrice Shoshana Zuboff ha affermato sul giornale tedesco “Frankfurter Allgemeine” che attualmente la leadership della compagnia Google ha implicazioni per tutti quelli che vivono in contatto permanente con Internet, facendo riferimento ad “un genere del capitalismo completamente nuovo” che sta sviluppando Google: quello della vigilanza.  </strong></p>
<p>“Il controllo governativo non è niente in paragone con quello che fa Google”, afferma l&#8217;autrice. In questa nuova specie di sistema economico, “i benefici derivano dalla modificazione e dalla vigilanza unilaterale del comportamento umano.”</p>
<p>Attualmente le compagnie non si limitano ad inviare ai loro clienti cataloghi via Internet né pubblicità on-line, se no che dipendono dall&#8217;uso dei dati sul comportamento umano per modificarlo.</p>
<p>Benché molti attribuiscano il successo di Google al suo modello pubblicitario, in realtà è il risultato de “la sua capacità di prevedere il futuro, concretamente, il futuro del comportamento”, argomenta Zuboff.</p>
<p>Sebbene all’inizio Google raccoglieva dati sul comportamento degli utenti riferito con le ricerche come un&#8217;attività secondaria, presto si rese conto che con questa informazione potevano migliorare i motori di ricerca, aumentando la rilevanza della pubblicità per gli utenti.</p>
<p>“Il capitalismo di vigilanza evoca un potere profondamente antidemocratico che può tranquillamente chiamarsi un golpe”. “Sfida i principi e le pratiche dell&#8217;autodeterminazione, nella vita fisica e nelle relazioni sociali, nella politica e nella governance”, ha concluso Zuboff.</p>
<p>Con informazione di Rusia Today</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>L&#8217;Europa raccoglie quello che ha seminato</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Sep 2015 01:06:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[emigrazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Tutti seguiamo, attraverso i mass media, il flusso migratorio, verso l'Europa occidentale, degli africani e degli arabi provenienti da paesi in conflitto, come Siria, Iraq, Eritrea e Libia. In questo anno 2015 sono arrivati già al Vecchio Continente 332 mila emigranti sprovvisti di documenti. Inoltre, le acque del mare Mediterraneo hanno seppellito, da gennaio ad agosto di questo anno, 2 500 fuggiaschi dalla miseria e dalla violenza, alla ricerca di un po' di pane e di pace. Nel 2014 sono stati 3 500.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8896" alt="" src="/files/2015/09/inmigrantes-muertos-europa.jpg" width="580" height="326" />Tutti seguiamo, attraverso i mass media, il flusso migratorio, verso l&#8217;Europa occidentale, degli africani e degli arabi provenienti da paesi in conflitto, come Siria, Iraq, Eritrea e Libia. In questo anno 2015 sono arrivati già al Vecchio Continente 332 mila emigranti sprovvisti di documenti. Inoltre, le acque del mare Mediterraneo hanno seppellito, da gennaio ad agosto di questo anno, 2 500 fuggiaschi dalla miseria e dalla violenza, alla ricerca di un po&#8217; di pane e di pace. Nel 2014 sono stati 3 500.  </strong></p>
<p>Uno dei casi più drammatici è quello dei 71 immigranti incontrati morti in un camion frigorifero nelle prossimità di Vienna, soffocati dalla mancanza di ventilazione. Quello che fecero i nazisti nelle decadi del 1930 e del 40 si ripete ora a minore scala benché in modo non meno tragico.</p>
<p>Il papa Francesco ha fatto insistenti appelli in difesa delle vittime di un mondo egemonizzato da un sistema nel quale la libera circolazione di monete non trova reciprocità nella libera circolazione di persone. Al capitale sono aperte tutte le frontiere. Per le persone invece si chiudono tutte, soprattutto se quelle persone sono nere o musulmane, perché per pregiudizio se li considera come potenziali terroristi.</p>
<p>L&#8217;Unione Europea ha deciso che ogni paese membro deve accogliere una determinata quota di immigranti. Tuttavia chi fugge dalla fame e della guerra ignora le statistiche. Quello che vuole è avere un posto al sole in questo mondo marcato dalla disuguaglianza e dall&#8217;indifferenza.</p>
<p>Che triste vedere i bambini deambulando per le strade ed anziani strisciando sotto i recinti di filo di ferro spinato, bersagli dei poliziotti che trattano di respingerli con bombe a gas, cani segugi, fili di ferro elettrificati e colpi di fucile.</p>
<p>L&#8217;Europa occidentale raccoglie il frutto della semina maligna che piantò: secoli di colonialismo in Africa e di appoggio ai regimi dittatoriali in Oriente. Dopo avere sfruttato le ricchezze naturali e di mantenere dittatori sanguinari, gli europei lasciarono una scia di miseria e violenza. Se avessero promosso la democrazia e lo sviluppo di questi paesi non starebbero ora alzando muri per fermare l&#8217;orda di immigranti, e questi non arrischierebbero la loro vita nelle acque del Mediterraneo afferrati alla fragile speranza di una vita migliore.</p>
<p>L&#8217;Unione Europea appoggiò il brutale intervento degli Stati Uniti nei paesi arabi. Dopo avere mantenuto dittatori come Saddam Hussein, le potenze occidentali, con l&#8217;occhio fisso sul petrolio di questi paesi, ricorsero al pretesto del terrorismo per abbattere le loro antiche marionette e lasciare questi paesi nel caos.</p>
<p>Gli europei occidentali si dimenticano del loro passato. Tra il 1890 ed il 1910 più di 17 milioni di europei emigrarono negli USA, cioè 570 mila ogni anno. Ed altre molte migliaia vennero in America del Sud. In quel tempo la popolazione mondiale era appena un quarto dell&#8217;attuale. Il flusso migratorio dell&#8217;Atlantico fu molto più intenso dell&#8217;attuale.</p>
<p>Perché l&#8217;Europa occidentale non ha chiuso le sue frontiere dopo la caduta del muro di Berlino, quando si intensificò il movimento migratorio dall’Est verso l&#8217;Ovest? Non sarà perché i paesi dell’Est hanno tratti slavi, pelle bianca come la neve ed occhi chiari? Niente di meglio che avere come impiegati -in hotel, ristoranti, negozi e residenze domestiche &#8211; gente di “buona apparenza.”</p>
<p>Il pregiudizio ammazza: le sue vittime ed i valori umani che teoricamente difendiamo. La discriminazione tira fuori il nostro vero volto.</p>
<p>di Frei Betto</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: AP</p>
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		<title>Forze progressiste del mondo esprimono solidarietà col Venezuela in Belgio</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jun 2015 23:15:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Belgio]]></category>
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		<category><![CDATA[Vertice dei Popoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Più di 500 intellettuali, parlamentari e rappresentanti dei movimenti sociali dell'America Latina e dell’Europa espressero il loro appoggio alla Rivoluzione Bolivariana del Venezuela e denunciarono la persecuzione mediatica della destra contro questo paese. Convocati dalla Rete In Difesa dell'Umanità (EDH), il forum si è svolto a Bruxelles, in maniera parallela al II Vertice Celac-Unione Europea che si è sviluppato in questa capitale, con la presenza di capi di Stato di entrambi i continenti.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8699" alt="" src="/files/2015/06/red-de-redes-en-defensa-de-la-humanidad.jpg" width="300" height="250" />Più di 500 intellettuali, parlamentari e rappresentanti dei movimenti sociali dell&#8217;America Latina e dell’Europa espressero il loro appoggio alla Rivoluzione Bolivariana del Venezuela e denunciarono la persecuzione mediatica della destra contro questo paese.  </strong></p>
<p>Convocati dalla Rete In Difesa dell&#8217;Umanità (EDH), il forum si è svolto a Bruxelles, in maniera parallela al II Vertice Celac-Unione Europea che si è sviluppato in questa capitale, con la presenza di capi di Stato di entrambi i continenti.</p>
<p>Inaugurando l&#8217;incontro, la storiografa Carmen Bohorquez, a nome dell&#8217;Ufficio coordinatore della Rete EDH, con sede in Venezuela, ha ringraziato per la solidarietà del mondo con la sua nazione ed espresse l&#8217;importanza della Rete durante più di dieci anni per articolare le lotte contro l&#8217;imperialismo ed in difesa dei diritti dei popoli.</p>
<p>Da parte sua, lo scrittore e deputato cubano Abel Prieto ha sottolineato l’importanza della guerra mediatica che sistematicamente si esercita contro i processi emancipatori, ed il modo in cui le multinazionali dell&#8217;informazione cercano di imporre modelli di consumo al servizio del capitale.</p>
<p>Abel ha criticato la maniera in cui oggi i cittadini sono ridotti a soli consumatori, privati di capacità analitica, e come, contraddittoriamente, nella chiamata società dell&#8217;informazione, la popolazione mondiale è più disinformata perché nell’oceano di messaggi si diluiscono quelli di vero valore giornalistico e culturale.</p>
<p>Ines Schuman, parlamentare e membro del Partito Comunista del Portogallo, ha riflettuto sull&#8217;importanza dell&#8217;unità della sinistra latinoamericana ed europea in momenti in cui l&#8217;imperialismo realizza una controffensiva brutale come espressione del suo stato decadente. Ha denunciato, inoltre, la politica genocida del bloqueo nordamericano contro Cuba ed il modo selettivo con cui si abborda il tema dei diritti umani nel seno dell&#8217;Unione Europea.</p>
<p>L&#8217;appuntamento di intellettuali, parlamentari e rappresentanti dei movimenti sociali si è concluso con un atto di appoggio al Venezuela ed una manifestazione in difesa della causa bolivariana.</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Cancelliere ecuadoriano denuncia spionaggio internazionale di massa</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2013/07/15/cancelliere-ecuadoriano-denuncia-spionaggio-internazionale-di-massa/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Jul 2013 23:34:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Ecuador]]></category>
		<category><![CDATA[Ricardo Patiño]]></category>
		<category><![CDATA[spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

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		<description><![CDATA[Il cancellier ecuadoriano, Ricardo Patiño, ha espresso la necessità di terminare con lo spionaggio internazionale che i paesi industrializzati realizzano contro “tutti i cittadini del mondo”. In un’intervista pubblicata oggi da “La Republica”, Patiño –che ha appena partecipato qui nel XLV Vertice del Mercato Comune del Sud (MERCOSUR)- ha reiterato la condanna di questo blocco integrazionista contro lo spionaggio di massa.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_3813" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><strong><img class="size-full wp-image-3813" src="/files/2012/04/ricardo-patino1.jpg" alt="Ricardo Patiño" width="300" height="250" /></strong><p class="wp-caption-text">Ricardo Patiño</p></div>
<p>Il cancellier ecuadoriano, Ricardo Patiño, ha espresso la necessità di terminare con lo spionaggio internazionale che i paesi industrializzati realizzano contro “tutti i cittadini del mondo”.</strong></p>
<p>In un’intervista pubblicata oggi da “La Republica”, Patiño –che ha appena partecipato qui nel XLV Vertice del Mercato Comune del Sud (MERCOSUR)- ha reiterato la condanna di questo blocco integrazionista contro lo spionaggio di massa.</p>
<p>“Chiediamo sicurezza giuridica per gli esseri umani, e loro (i paesi industrializzati) per i capitali”, ha aggiunto.</p>
<p>“I paesi industrializzati chiedono sempre sicurezza giuridica, quando trattano con i paesi meno sviluppati. Per chi? Per i capitali, sempre”, ha sostenuto.</p>
<p>“Chiedono sempre una sicurezza giuridica per i loro capitali, noi invece esigiamo sicurezza giuridica per le persone. I paesi latinoamericani, i paesi di minore sviluppo relativo, esigono che ci sia sicurezza giuridica per le persone. I paesi latinoamericani, i paesi di minore sviluppo relativo, esigono che ci sia sicurezza giuridica per noi stessi”, ha sottolineato.</p>
<p>Patiño ha sostenuto la necessità, per esempio, di che “il presidente boliviano Evo Morales non venga più offeso come hanno fatto, che le nostre comunicazioni non siano intercettate come stanno facendo”.</p>
<p>Il cancelliere dell’Ecuador ha detto che “ciò che è successo è una violazione in massa della privacy delle comunicazioni fra gli esseri umani nel mondo”.</p>
<p>Dopo insistere sul fatto che si tratta di una violazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, ha indicato anche che è una violazione della libertà di espressione.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Produzione di coscienza</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 00:38:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[crisi di coscienza]]></category>
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		<description><![CDATA[Molti genitori si lamentano del disinteresse dei loro figli verso le cause altruistiche, solidali, sostenibili. Hanno l'impressione che una parte considerabile della gioventù cerca solo ricchezza, bellezza e potere. E che non si interessa oramai in leader che si sono sacrificati per le cause sociali, per l'ideale di un mondo migliore, come Gandhi, Luther King, Che Guevara e Mandela.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-6596" src="/files/2013/04/enajenacion1b2.jpg" alt="" width="500" height="331" /></p>
<p><strong>Molti genitori si lamentano del disinteresse dei loro figli verso le cause altruistiche, solidali, sostenibili. Hanno l&#8217;impressione che una parte considerabile della gioventù cerca solo ricchezza, bellezza e potere. E che non si interessa oramai in leader che si sono sacrificati per le cause sociali, per l&#8217;ideale di un mondo migliore, come Gandhi, Luther King, Che Guevara e Mandela. </strong></p>
<p>Che cosa è necessario che manca alla nuova generazione? Le mancano istituzioni produttrici di coscienza. Bisogna imprimere un significato alla vita. La mia generazione, quella che ha compiuto i venti anni nella decade del 1960, aveva come produttori di coscienza le chiese, i movimenti sociali e le organizzazioni politiche.</p>
<p>La Chiesa Cattolica, rinnovata dal Concilio Vaticano II, suscitava militanti influenzati di fede e di idealismo, per mezzo dell&#8217;Azione Cattolica e della Pastorale della Gioventù. Volevamo essere uomini e donne nuovi. E creare una nuova società, fondata sull&#8217;etica personale e sulla giustizia sociale.</p>
<p>I movimenti sociali, come l&#8217;alfabetizzazione con il metodo Paulo Freire, ci scomodavano, ci lanciavano all&#8217;incontro con gli strati più poveri della popolazione, educavano la nostra sensibilità verso il dolore altrui, causato da strutture ingiuste.</p>
<p>Le organizzazioni politiche, quasi tutte clandestine nel tempo della dittatura, c&#8217;iniettavano coscienza critica ed un certo spirito eroico che ci fortificava davanti ai rischi del combattimento del regime militare e l&#8217;ingerenza dell&#8217;imperialismo nordamericano in America Latina.</p>
<p>Quali sono oggi le istituzioni produttrici di coscienza? Dove si può acquisire una visione del mondo che non sia d’accordo con la chiaroveggenza neoliberale centrata nel monoteismo del mercato? Perché l&#8217;arte è considerata come pura merce, tanto nella sua produzione come nel suo consumo, e non come creazione capace di suscitare nella nostra soggettività valori etici, prospettiva critica ed appetito estetico?</p>
<p>Le nuove tecnologie di comunicazione provocano la nascita di reti sociali che, in realtà, sono virtuali. E soffocano le reti davvero sociali, tali come sindacati, corporazioni, associazioni, gruppi politici, che avvicinavano fisicamente le persone, infondevano loro complicità e li riunivano in differenti modalità di militanza.</p>
<p>Ora lo scambio di informazioni ed opinioni supera lo scambio di formazione e le proposte di mobilitazione. I mega racconti sono in crisi e si mostra poco interesse per le fonti di pensiero critico, come il marxismo e la teologia della liberazione.</p>
<p>Tuttavia, come si diceva prima, le condizioni obiettive non sono state mai tanto favorevoli per operare cambiamenti strutturali. Il capitalismo è in crisi, la disuguaglianza sociale nel mondo è allarmante, i paesi arabi si ribellano, l&#8217;Europa si secca con 25 milioni di disoccupati, mentre in America Latina cresce il numero di governi progressisti, emancipati dagli artigli dello Zio Sam e sufficientemente indipendenti, fino al punto di avere scelto Cuba per presiedere la CELAC (Conferenza degli Stati Latino-americani e Caraibici).</p>
<p>Attualmente, continua ad acquisire forza un disordine tra quello che si vede e quello che si vuole. C&#8217;è una moltitudine di giovani che vogliono solo un posto al sole, senza accorgersi delle spesse ombre che coprono loro l&#8217;orizzonte.</p>
<p>Quando non si desidera cambiare il mondo, si privatizza il sogno modificando la pettinatura, i vestiti, l&#8217;apparenza. Quando non si cerca di abbattere i muri, si fa un tatuaggio per marchiare nel corpo la sua scala di valori. Quando non si inietta utopia nelle vene, c’è il pericolo di iniettarsi droga.</p>
<p>Non siamo stati creati per essere pecore in un immenso gregge mantenuto nel recinto del mercato. Siamo stati creati per essere protagonisti, inventori, creatori e rivoluzionari.</p>
<p>Quando Ercole potrà rompere le catene di Prometeo ed evitare che il consumismo continui a mangiargli il fegato? “Prometto ottenere che le speranze cieche vivano nel cuore degli uomini”, ha scritto Eschilo. Dove possiamo bere speranze lucide se le fonti di coscienza sembrano essere rinsecchite? Sembra, ma non spariscono. Le fonti continuano lì, a vista d&#8217;occhio: la spiritualità, i movimenti sociali, la lotta per la preservazione ambientale, la difesa dei diritti umani, la ricerca di altri mondi possibili.</p>
<p>di Frei Betto</p>
<p>preso da www.cubadebate.cu</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>“Il capitalismo decapita la storia”, afferma Hugo Chavez</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Sep 2012 22:29:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Venezuela]]></category>

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		<description><![CDATA[“Il capitalismo decapita la storia”, condannò il candidato della Patria, Hugo Chavez, all'essere intervistato dal giornalista venezuelano Josè Vicente Rangel. Durante la sua partecipazione nel programma Josè Vicente Hoy che trasmette il canale privato Televen, il leader della Rivoluzione Bolivariana enfatizzò che la trasformazione politica e quella economica sono i due obiettivi fondamentali per accelerare la transizione al socialismo in Venezuela.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-3544" src="/files/2012/03/hugo-chavez.jpg" alt="" width="300" height="250" />“Il capitalismo decapita la storia”, condannò il candidato della Patria, Hugo Chavez, all&#8217;essere intervistato dal giornalista venezuelano Josè Vicente Rangel. </strong></p>
<p>Durante la sua partecipazione nel programma Josè Vicente Hoy che trasmette il canale privato Televen, il leader della Rivoluzione Bolivariana enfatizzò che la trasformazione politica e quella economica sono i due obiettivi fondamentali per accelerare la transizione al socialismo in Venezuela.</p>
<p>“La prima cosa che offro con la nostra vittoria del 7 ottobre è collocare una poderosa assicurazione di retroguardia per ostacolare il ritorno al passato. Immaginati che un&#8217;altra volta arrivi un Governo borghese (…) sarebbe un disastro maggiore che quello del Patto di Punto Fijo”, ha affermato.</p>
<p>Inoltre, Chavez enfatizzò che, secondo diverse ditte di sondaggi, più della metà della popolazione appoggia il progetto socialista.</p>
<p>“Questo è un cambiamento radicale. Veniamo da un paese non solidario, arretrato e di esclusione. Oggi, il Venezuela è un paese fortificato, solidale e di inclusione. Di questo tratta la proposta bolivariana”, argomentò.</p>
<p>Per concludere, il candidato della Patria sottolineò: “Apriremo i portoni per i prossimi sei anni, continueremo approfondendo i cambiamenti sociali e la giustizia.”</p>
<p>(con informazione di Patria Grande)</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Il capitalismo ha causato il riscaldamento globale, afferma Chavez</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jun 2012 22:20:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il presidente venezuelano, Hugo Chavez, denunciò oggi che il modello predatore del capitalismo ha causato disastri come il riscaldamento globale ed i paesi sviluppati si rifiutano di riconoscere la loro responsabilità in questo ambito.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-4918" src="/files/2012/06/chavez.jpg" alt="" width="300" height="250" />Il presidente venezuelano, Hugo Chavez, denunciò oggi che il modello predatore del capitalismo ha causato disastri come il riscaldamento globale ed i paesi sviluppati si rifiutano di riconoscere la loro responsabilità in questo ambito. </strong></p>
<p>In un contatto telefonico coi partecipanti nella conferenza stampa del governante Partito Socialista Unito del Venezuela, il mandatario sottolineò che le nazioni più poderose si rifiutano di prendere decisioni e frenare questo male.</p>
<p>Voci come quella dell&#8217;Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (integrata tra gli altri da Venezuela, Cuba, Bolivia ed Ecuador), esigono che il mondo assuma questo tema con coscienza, ha detto in allusione alla Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile (Rio + 20).</p>
<p>Il cancelliere Nicolas Maduro assisterà a questa riunione vertice, riferì il capo di Stato, che aggregò che la posizione del Venezuela si conosce e si unisce alla maggioranza dei paesi e popoli dell&#8217;orbe.</p>
<p>Ci troviamo di fronte alla barbarie e la strada per salvare l&#8217;umanità è sulla via del socialismo, ha affermato il dignitario, che presentò recentemente il suo programma di governo 2013-2019 che include come uno degli obiettivi principali la preservazione del pianeta.</p>
<p>Il Vertice di Rio+ 20 che si svolgerà dal 20 al 22 giugno in Brasile, riunirà mandatari dell&#8217;orbe per discutere le cause del deterioramento ambientale e concertare possibili soluzioni.</p>
<p>con informazioni di Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>La terza crisi del Capitalismo</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 23:18:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>

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		<description><![CDATA[Il sistema è un gatto con sette vite. Nel secolo scorso ha affrontato due grandi crisi: la prima all'inizio del secolo XX, alle origini dell'imperialismo, passando dal “lasciare fare” (liberalismo economico) alla concentrazione del capitale da parte dei monopoli. La guerra economica per la conquista dei mercati ha condotto al conflitto: la Prima Guerra Mondiale. Ed è terminata con “un’uscita” verso la sinistra: la Rivoluzione Russa del 1917.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_3652" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><strong><img class="size-full wp-image-3652" src="/files/2012/03/frei-betto.jpg" alt="Frei Betto" width="300" height="250" /></strong><p class="wp-caption-text">Frei Betto</p></div>
<p>L&#8217;attuale crisi del capitalismo ha dato i suoi primi segnali negli Stati Uniti nel 2007 ed aveva già fatto apparire in Brasile segni d’incertezza. </strong></p>
<p>Il sistema è un gatto con sette vite. Nel secolo scorso ha affrontato due grandi crisi: la prima all&#8217;inizio del secolo XX, alle origini dell&#8217;imperialismo, passando dal “lasciare fare” (liberalismo economico) alla concentrazione del capitale da parte dei monopoli. La guerra economica per la conquista dei mercati ha condotto al conflitto: la Prima Guerra Mondiale. Ed è terminata con “un’uscita” verso la sinistra: la Rivoluzione Russa del 1917.</p>
<p>Nel 1929 è scoppiata una nuova crisi, la Gran Depressione. In un batter d’occhio migliaia di persone hanno perso i loro impieghi, ha fatto crollare la Borsa di New York, la recessione si è estesa per un lungo periodo, colpendo tutto il mondo. Ma questa volta “l’uscita” è stata verso destra: i nazismi. E come conseguenza la Seconda Guerra Mondiale.</p>
<p>Ed ora che cosa succederà?</p>
<p>Questa terza crisi si differenzia da quelle anteriori. Ed è sorprendente per vari aspetti: i paesi che prima componevano la periferia del sistema (Brasile, Cina, India, Indonesia) stanno meglio che quelli metropolitani. Questo anno la crescita dei paesi latinoamericani deve superare quella degli USA e quella dell&#8217;Europa. In questa parte del mondo sono migliori le condizioni per la crescita dell&#8217;economia: salari in rialzo, disoccupazione in ribasso, credito abbondante e riduzione dei tassi d’interesse.</p>
<p>Nei paesi ricchi si aggravano il deficit fiscale, la disoccupazione (nell&#8217;Unione Europea ci sono 24,3 milioni di disoccupati), l&#8217;indebitamento degli Stati. Ed in Europa sembra che la storia -per chi ha già visto questo film in America Latina – si sta ripetendo: l’FMI passa ad amministrare le finanze dei paesi, è intervenuto in Grecia ed in Italia, e chissà dentro poco tempo in Portogallo, e Germania, come creditrice, ha ottenuto quello che Hitler ha tentato con le armi: imporre ai paesi della zona dell&#8217;euro le regole del gioco.</p>
<p>Non c&#8217;è fino ad ora un’uscita per questa terza crisi. Tutte le misure prese dagli USA sono palliativi e l’ Europa non vede ancora la luce alla fine del tunnel. Perfino, può aggravarsi tutto con la già annunciata decelerazione della crescita della Cina e la conseguente riduzione delle sue importazioni. Per l&#8217;economia brasiliana sarebbe drastico.</p>
<p>Il commercio mondiale si è diminuito già di un 20%. E si dà una progressiva de-industrializzazione dell&#8217;economia che sta colpendo il Brasile. Quello che, d&#8217;altra parte, sostenta i guadagni delle ditte è che loro operano per adesso tanto nella produzione come nella speculazione. E, attraverso le banche, promuovono il finanziamento del consumo. Evviva la vita! Fino a che la bolla esploda e l&#8217;insolvenza si diffonda come la peste.</p>
<p>“L’uscita” di questa terza crisi sarà a sinistra od a destra? Temo che l&#8217;umanità si trovi sotto due gravi rischi; il primo è già ovvio: i cambiamenti climatici. Prodotti perfino per la perdita del valore d’uso degli alimenti, ora soggetti al valore d’acquisto stabilito dal mercato finanziario.</p>
<p>Si sta dando una crescente e nuova primerizzazione delle economie chiamate emergenti. Paesi come il Brasile ritornano nel tempo e tornano a dipendere dalle esportazioni di commodity (prodotti agricoli, petrolio e minerali di ferro, i cui prezzi sono determinati dalle multinazionali e dal mercato finanziario).</p>
<p>In questo schema globale, davanti al potere delle gigantesche corporazioni multinazionali che controllano dai semi transgenici fino ai veleni agricoli, il latifondo brasiliano passa ad essere l&#8217;anello più debole.</p>
<p>Il secondo pericolo è la guerra nucleare. Le due crisi anteriori hanno avuto nelle grandi guerre le loro valvole di fuga. Davanti alla disoccupazione di massa, niente serve come l&#8217;industria bellica per usare i lavoratori disoccupati. Ci sono oggigiorno migliaia di artefatti nucleari conservati in tutto il mondo. Ed esistono perfino minibombe nucleari, con la precisione per distruzioni focalizzate, come ad Hiroshima e Nagasaki.</p>
<p>Siamo in tempo per respingere l&#8217;anticipazione dell&#8217;apocalisse e reagire. Per cercare un&#8217;uscita al sistema capitalista, intrinsecamente perverso, fino al punto di destinare migliaia di milioni al fine di salvare il mercato finanziario e di voltare la schiena a milioni di esseri umani che soffrono tra la povertà e la miseria.</p>
<p>Quello che ci rimane, dunque, è organizzare la speranza e creare, a partire da un&#8217;ampia mobilitazione, alternative vitali che portino all&#8217;umanità, come si prega nella celebrazione eucaristica, “a ripartire i beni della Terra ed i frutti del lavoro umano.”</p>
<p>preso da www.cubadebate.cu</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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