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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; cambio climatico</title>
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		<title>Il Brasile di Bolsonaro è una minaccia per l&#8217;Amazzonia</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Nov 2018 02:23:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Brasile è in mano a Jair Bolsonaro. Ora a rischio c'è l'Amazzonia e a catena il pianeta. Almeno se il neo eletto Capo di Stato vorrà mantenere fede alle promesse sventolate nella sua vincente corsa al palazzo presidenziale. Dove e quando ha incitato: la creazione di un asse di penetrazione stradale tra le verdi e incontaminate foreste, la cancellazione della legislazione vigente e lo smantellamento del Ministero dell'Ambiente, l'apertura al mercato libero dei taglialegna.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10717" alt="Jair-Bolsonaro" src="/files/2018/11/Jair-Bolsonaro.jpg" width="580" height="314" />Il Brasile è in mano a Jair Bolsonaro. Ora a rischio c&#8217;è l&#8217;Amazzonia e a catena il pianeta. Almeno se il neo eletto Capo di Stato vorrà mantenere fede alle promesse sventolate nella sua vincente corsa al palazzo presidenziale.</strong></p>
<p>Dove e quando ha incitato: la creazione di un asse di penetrazione stradale tra le verdi e incontaminate foreste, la cancellazione della legislazione vigente e lo smantellamento del Ministero dell&#8217;Ambiente, l&#8217;apertura al mercato libero dei taglialegna.</p>
<p>Nel programma elettorale ha persino sottolineato di voler bandire dal Paese le ONG internazionali, da Greenpeace al WWF, nemmeno fossero le peggiori organizzazioni terroristiche. In aggiunta ha giurato di alleggerire il rilascio delle licenze ambientali per lo sfruttamento minerario nelle riserve. E ovviamente, seguendo l&#8217;esempio di Donald Trump, prospetta di uscire dal &#8220;male assoluto che governa il mondo&#8221;: gli accordi internazionali di Cop 21 sul clima (anche se per il momento sembrerebbe aver fatto marcia indietro).</p>
<p>Un altro negazionista, e anche in questo caso non di poco conto, sfasato dalla realtà. Un leader visionario che si pone lo scopo, di per sé assai facile, di non rispettare i parametri che dovrebbero impedire l&#8217;aumento del riscaldamento globale.</p>
<p>Fino a oggi, lo Stato con la foresta tropicale più estesa al mondo è stato impegnato, con altalenante convinzione, nella riduzione dei danni ambientali. I precedenti governi, segnati purtroppo dalla perdurante corruzione sistemica e da scandali, hanno in parte frenato la deforestazione dei proverbiali polmoni del mondo, introducendo alcuni paletti.</p>
<p>La campagna zero deforestazione illegale si è posta come obiettivo il 2030. Inoltre, erano state attuate significative riduzioni nelle emissioni di carbonio. La ratifica dell&#8217;accordo di Parigi nel 2016 era stata accolta favorevolmente dagli indigeni, meno dall&#8217;industria del settore agroalimentare. Nel novembre del prossimo anno i negoziati dell&#8217;ONU sul climate change avrebbero dovuto tenersi in Brasile, a questo punto con l&#8217;oscurantismo di Bolsonaro il summit potrebbe cambiare sede. Perdendo un pezzo rilevante nella tutela del pianeta. Se così fosse siamo difronte ad un disastro immane, senza bisogno di evocare profezie bibliche. Gli effetti catastrofici non tarderanno a ricadere sulla popolazione globale.</p>
<p>Un passo indietro moralmente assurdo, ma che per varie ragioni gode del favore della maggioranza degli elettori. Peccato che la democrazia non abbia dato voce a chi non può parlare: fiumi, alberi, animali, ecosistemi unici e non riproducibili.</p>
<p>Ad affermarsi invece è stata la pancia dei cittadini (e il portafoglio dell&#8217;oligarchia bianca). A fare breccia mediatica sui social e nelle piazze sono stati: la voglia di cambiamento e il diffuso sentimento che Bolsonaro incarni l&#8217;uomo forte in grado di arginare la criminalità. In un Paese con un altissimo tasso di violenza: oltre 60mila omicidi l&#8217;anno. Poi in gioco sono entrati anche aspetti lucrativi. La domanda crescente di esportazione di carne bovina e soia necessita di un&#8217;ulteriore espansione dei terreni agricoli a spese delle aree boschive. Non è un caso che tra i principali &#8220;estimatori&#8221; di Bolsonaro ci sono i grandi latifondisti.</p>
<p>Chi credeva che il tycoon americano fosse l&#8217;unico &#8220;pazzo scriteriato&#8221; in materia di ambiente (beh&#8230; non solo di quello) da oggi dovrà ricredersi, dal &#8220;manicomio&#8221; è scappato anche Jair Bolsonaro, grazie a milioni di voti.</p>
<p>Anche se la distanza geografica che ci separa è tanta, difficile non condividere le paure di Dinamam Tuxá, coordinatore nazionale dell&#8217;Associazione dei Popoli Indigeni del Brasile, secondo il quale Bolsonaro calpesterà i diritti delle minoranze: &#8220;Istituzionalizzerà il genocidio degli indigeni&#8221;.</p>
<p>Politico e uomo sopra le righe Bolsonaro, parà espulso dall&#8217;esercito per condotta irregolare, ha dimostrato apertamente e sfrontatamente di infischiarsene del rispetto per l&#8217;ambiente: nel 2012 venne denunciato per essere stato sorpreso a pescare in una riserva federale al largo della costa di Rio de Janeiro, motivo per cui gli venne anche comminata una multa di quasi tremila dollari.</p>
<p>Dal Nord di Trump al Sud di Bolsonaro, un intero continente rischia la deriva.</p>
<p>di Alfredo De Girolamo</p>
<p>da Huffpost, edizione italiana</p>
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		<title>Obama ordina al governo di prepararsi per il cambiamento climatico</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Nov 2013 22:16:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[cambio climatico]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

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		<description><![CDATA[Il presidente degli USA, Barack Obama, ha emesso questo venerdì un ordine esecutivo per creare un gruppo di lavoro che si incarichi della lotta contro il cambiamento climatico, una delle priorità della sua agenda per questo secondo mandato. “Gli impatti del cambiamento climatico stanno colpendo già le comunità, le risorse naturali, gli ecosistemi, le economie e la salute pubblica di tutta la nazione”, ha sottolineato Obama nell'ordine esecutivo, divulgato dalla Casa Bianca.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-7257" src="/files/2013/11/Obama.jpg" alt="" width="300" height="224" />Il presidente degli USA, Barack Obama, ha emesso questo venerdì un ordine esecutivo per creare un gruppo di lavoro che si incarichi della lotta contro il cambiamento climatico, una delle priorità della sua agenda per questo secondo mandato. </strong></p>
<p>“Gli impatti del cambiamento climatico stanno colpendo già le comunità, le risorse naturali, gli ecosistemi, le economie e la salute pubblica di tutta la nazione”, ha sottolineato Obama nell&#8217;ordine esecutivo, divulgato dalla Casa Bianca.</p>
<p>Per ciò, il mandatario ha fatto presente che si richiede “una preparazione decisa, una stretta cooperazione ed una pianificazione coordinata dal Governo federale per migliorare la resistenza davanti al cambiamento climatico”.</p>
<p>Il gruppo di lavoro che si sta creando conterà su leader statali, locali e tribali di tutto il paese.</p>
<p>Il suo lavoro sarà quello di consigliare su come il Governo federale “può rispondere alle necessità delle comunità che stanno combattendo contro gli effetti del cambiamento climatico.”</p>
<p>Gli sforzi di Obama per combattere il cambiamento climatico si sono scontrati contro l&#8217;opposizione dei repubblicani nel Congresso, che argomentano che nuove regolazioni ambientali possono portare a decelerare l&#8217;economia.</p>
<p>Un&#8217;inchiesta recente del centro Pew indica che un 67% degli statunitensi crede che esistono “prove solide” che il pianeta si sta scaldando durante gli ultimi anni.</p>
<p>Tuttavia, solo un 25% di aderenti al Tea Party, il movimento ultraconservatore del Partito Repubblicano, dice di avere evidenza sicura del riscaldamento globale.</p>
<p>Con informazioni di EFE</p>
<p>Con traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Il vertice di Durban “salva i mobili” però non il pianeta</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 22:05:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[vertice durban]]></category>

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		<description><![CDATA[Il vertice di Durban (Sudafrica) (COP17) “salvò i mobili” e raggiunse in extremis un accordo sul cambiamento climatico che fissa il cammino per un patto globale sul ritaglio di emissioni, benché abbia posticipato le misure necessarie per combattere il riscaldamento del pianeta.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong></p>
<div id="attachment_2325" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-2325" src="/files/2011/12/protocolokyoto.jpg" alt="Protocollo di Kyoto" width="300" height="250" /><p class="wp-caption-text">Protocollo di Kyoto</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong>Il vertice di Durban (Sudafrica) (COP17) “salvò i mobili” e raggiunse in extremis un accordo sul cambiamento climatico che fissa il cammino per un patto globale sul ritaglio di emissioni, benché abbia posticipato le misure necessarie per combattere il riscaldamento del pianeta. </strong></p>
<p>L&#8217;accordo si è prodotto dopo una maratona di negoziazioni che prolungarono la conferenza di 36 ore ed è stato ricevuto con sollievo dopo che le differenze tra l&#8217;Unione Europea (UE), USA, Cina e l&#8217;India stavano per fare naufragare il processo.</p>
<p>“Questo è un momento storico”, dichiarò in una conferenza stampa il ministro polacco del medio ambiente, Macin Korolec, il cui paese occupa la presidenza semestrale dell&#8217;UE, con gesto stanco dopo ore di conversazioni.</p>
<p>L&#8217;UE, appoggiata da una coalizione dei Paesi Meno Sviluppati e dell&#8217;Associazione di Piccoli Stati Insulari (AOSIS) ha ottenuto imporre il suo ordine alle potenze emergenti e gli USA per raggiungere un accordo globale che include i principali paesi emissari.</p>
<p>Questo accordo che deve essere adottato nel 2015 ed entrare in vigore nel 2020, era la condizione imposta dall&#8217;UE per sommarsi ad un secondo periodo del Protocollo di Kioto che scade il 2012 e che ora si prolungherà fino al 2017 o 2020.</p>
<p>Russia, Giappone e Canada hanno deciso di non fare parte del secondo periodo di compromesso dell&#8217;unico trattato vigente su riduzione di emissioni che obbliga solo le nazioni industrializzate, eccetto gli USA.</p>
<p>Ma Bruxelles non ha ottenuto il suo obiettivo di risolvere una cornice legale solida per obbligare i grandi paesi emissari a compiere i loro compromessi e lasciò per il prossimo vertice che avrà luogo in Qatar nel novembre del 2013, la discussione sui ritagli di emissioni più ambiziosi.</p>
<p>“Alla fine tutto è terminato bene”, dichiarò oggi alla stampa il negoziatore statunitense Todd Stern che ha affermato che la “Piattaforma di Durban è il pezzo del puzzle che mancava al Protocollo di Kioto.”</p>
<p>Ma l&#8217;ONG ecologista Oxfam Intermon ha fatto notare che “la mancanza di un accordo ambizioso avrà dolorose conseguenze per i poveri del mondo intero. Un aumento di temperature di 4 gradi centigradi può supporre la distruzione totale per i piccoli agricoltori che soffriranno più fame e povertà.”</p>
<p>Secondo gli scienziati, i ritagli di emissioni attuali non ostacoleranno che la Terra si riscaldi alla fine del secolo al di sopra dei 2 gradi centigradi considerati pericolosi e sarebbe necessario ritagliare di un 50% i gas ad effetto serra per il 2050.</p>
<p>Inoltre, l&#8217;accordo di Durban lascia per l’incontro in Qatar la ricezione del denaro necessario per nutrire il Fondo Verde per il Clima, il cui meccanismo di funzionamento è stato deciso in questo vertice di Durban.</p>
<p>A partire dal 2020 il fondo deve proporzionare ai paesi più svantaggiati 100.000 milioni di dollari annuali per fare fronte alle stragi del cambiamento climatico.</p>
<p>La rappresentante venezuelana, Claudia Salerno, protagonista di altre interventi polemici in vertici del passato, ha accusato l&#8217;UE di appoggiare un secondo periodo del compromesso del Protocollo di Kioto “vuoto di compromessi” e di cercare solo “una buona conferenza stampa.”</p>
<p>preso da www.cubadebate.cu</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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