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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; brigata medica cubana</title>
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		<title>La risposta martiana di uno schiavo</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Apr 2021 00:03:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un libello anti-cubano riproduce una notizia di un giornale di Las Tunas su un medico di quella provincia, specialista in chirurgia ricostruttiva e plastica, che attualmente presta i suoi servizi a Kisii, nella Repubblica del Kenya. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-12082" alt="kenia__-580x399" src="/files/2021/04/kenia__-580x399.jpg" width="580" height="399" />Un libello anti-cubano riproduce una notizia di un giornale di Las Tunas su un medico di quella provincia, specialista in chirurgia ricostruttiva e plastica, che attualmente presta i suoi servizi a Kisii, nella Repubblica del Kenya.</strong></p>
<p>Con l&#8217;abituale gestione di un vocabolario ripetitivo e consumato per essere inerte, racconta la sorpresa del medico quando ha visto nella lista dei pazienti un bambino chiamato Fidel Castro. Non è sicuramente l&#8217;unico in Kenya né nel mondo, in realtà in Guatemala già 20 anni fa c&#8217;era un bimbo col nome completo del Comandante, seguito dai suoi sonori cognomi maya. Indipendentemente dalle menzogne con cui si pretende giustificare la supposta ignoranza ed ingenuità della madre, la cosa più importante che riflette è l&#8217;impotenza davanti ad una realtà ben conosciuta: i popoli sanno istintivamente dove si trova la verità.</p>
<p>Nel mare di indecenze e menzogne in cui naviga la stampa dipendente anti-cubana, e credo non si possa usare la parola giornalismo, questa sarebbe una goccia in più senza alveo, perché si è riferita al Dr. Alberto Felipe Rignack Vaz, che si trova “in missione schiava in Kenya”.</p>
<p>E vale la pena ricordare, perché è un fatto innegabile, che la zona di Kisii conta per la prima volta nella sua storia con un chirurgo plastico, che non è lì per soddisfare capricci estetici di persone ricche, bensì per risolvere seri problemi di pazienti, soprattutto bambini, a cui malattie o incidenti hanno trasformato i loro corpi e la loro vita e senza la presenza del medico cubano, in un ospedale pubblico lontano dalla capitale, non avrebbero potuto migliorare o curare le loro lesioni.</p>
<p>Il Ceco, come gli dicono tutti a Las Tunas ed a Cuba, si è trasformato in una leggenda nei quasi tre anni di lavoro in Kenia. Si è guadagnato il rispetto dei suoi colleghi e delle autorità e soprattutto quello dei suoi pazienti, che l&#8217;adorano.</p>
<p>Il giorno che ha saputo della dichiarazione infelice sul suo lavoro, da una la notizia del suo giornale provinciale, aveva salvato la vita ad un piccolo bambino keniano. Ha risposto con un astuto proverbio che ripeteva sua nonna e che comincia con la frase “alla sansa poco caso…” e, siccome lui ha deciso di condividere la sua sorte coi poveri di questa terra, in seguito ha ricordato l&#8217;allegria incommensurabile della madre del bimbo salvato ed ha detto, dalla sua più profonda convinzione martiana, che quell&#8217;enorme sorriso grato della genitrice “mi compiace più che il mare.”</p>
<p>testo e foto Dr. Damodar Peña Pentón, capo della Brigata Medica Cubana in Kenia</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-12086" alt="kenia-580x821" src="/files/2021/04/kenia-580x821.jpg" width="580" height="821" /><img class="alignleft size-full wp-image-12087" alt="kenia_-580x966" src="/files/2021/04/kenia_-580x966.jpg" width="580" height="966" /></p>
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		<title>&#8220;Grazie&#8221;: primo anniversario dell&#8217;arrivo a Crema, in Italia, della Brigata Medica Cubana Henry Reeve</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2021 17:37:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella notte fra il 21 ed il 22 marzo di un anno fa arrivava a Crema la Brigata di medici ed infermieri cubani "Henry Reeve", per aiutare i nostri operatori sanitari a contrastare la pandemia da COVID-19, lavorando presso l'Ospedale da campo. Arrivavano in maniche di camicia e le temperature erano rigide come in questi giorni, si scatenava subito una meravigliosa gara di solidarietà dei cremaschi, che in poche ore ci consentiva di fornire loro l'equipaggiamento per affrontare il rigore del nostro clima.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11954" alt="brigada-medica-cubana-italia-e1616425796219-580x310" src="/files/2021/03/brigada-medica-cubana-italia-e1616425796219-580x310.jpg" width="580" height="310" />&#8220;Nella notte fra il 21 ed il 22 marzo di un anno fa arrivava a Crema la Brigata di medici ed infermieri cubani &#8220;Henry Reeve&#8221;, per aiutare i nostri operatori sanitari a contrastare la pandemia da COVID-19, lavorando presso l&#8217;Ospedale da campo.</strong></p>
<p>Arrivavano in maniche di camicia e le temperature erano rigide come in questi giorni, si scatenava subito una meravigliosa gara di solidarietà dei cremaschi, che in poche ore ci consentiva di fornire loro l&#8217;equipaggiamento per affrontare il rigore del nostro clima. Erano i giorni più cupi e più difficili, ma da quel momento la presenza a Crema dell&#8217;Esercito Italiano e dei nostri Hermanos de Cuba ci consentì di realizzare che non eravamo soli, restituendo alla nostra comunità coraggio e speranza.</p>
<p>Sono contenta, questa sera, di partecipare alla Assemblea costitutiva del Circolo di Crema dell&#8217;Associazione Nazionale di Amicizia Italia Cuba, un modo molto concreto per lasciare un segno del passaggio della Brigata &#8220;Henry Reeve&#8221;, così pieno di umanità e di solidarietà, nella nostra Comunità&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Così, dal suo profilo di Facebook, la sindaco di Crema, Stefania Bonaldi, ricorda l&#8217;arrivo dei medici cubani in Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I membri della brigata Henry Reeve hanno lavorato per 2 mesi a Crema e in Lombardia per contenere la COVID-19 in Italia, sono tornati vittoriosi a Cuba l&#8217;8 giugno, dopo aver adempiuto al loro dovere e con il riconoscimento delle autorità italiane e della popolazione italiana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il dottor Carlos Pérez, capo della brigata medica cubana, ha inviato un affettuoso saluto ai cremaschi in Italia nell&#8217;anniversario dell&#8217;arrivo del contingente Henry Reeve in quella zona, epicentro della pandemia nel paese europeo. &#8220;Vogliamo ringraziarli per la loro ospitalità, e per quanto ci hanno fatto sentire bene in quel momento, le autorità governative e il movimento di solidarietà con Cuba&#8221;, ha concluso il medico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>foto: dal muro di Facebook di Stefania Bonaldi</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-11955" alt="italia-cuba-580x420" src="/files/2021/03/italia-cuba-580x420.jpg" width="580" height="420" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Brigata Medica Cubana con destinazione Nepal sarà imbandierata nelle prossime ore</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2015 00:17:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Autorità del Ministero di Salute Pubblica hanno fatto conoscere che nelle prossime ore sarà imbandierata una Brigata del Contingente Internazionale Specializzato a Confrontarsi con Disastri e Grandi Epidemie “Henry Reeve” che partirà verso il Nepal con un ospedale di campagna.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8610" alt="" src="/files/2015/05/Médicos-cubanos.jpg" width="580" height="342" />Autorità del Ministero di Salute Pubblica hanno fatto conoscere che nelle prossime ore sarà imbandierata una Brigata del Contingente Internazionale Specializzato a Confrontarsi con Disastri e Grandi Epidemie “Henry Reeve” che partirà verso il Nepal con un ospedale di campagna.  </strong></p>
<p>Questo ospedale includerà servizi di un&#8217;unità chirurgica, sterilizzazione, unità intensiva, possibilità di diagnosi (che include raggi x, laboratorio semiautomatico ed ultrasuoni), oltre ad aree di visita e riabilitazione.</p>
<p>La Brigata sarà composta da 48 collaboratori, di questi, 22 medici specialisti; tutti con esperienze in varie missioni solidali.</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Mettono in evidenzia la presenza cubana nell&#8217;assistenza dell&#8217;Ebola in Africa</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Nov 2014 00:58:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un totale di 255 collaboratori cubani lavorano nell'assistenza diretta ai pazienti con il virus dell’Ebola in tre nazioni africane, Sierra Leone, Liberia e Guinea, ha riportato oggi la dottoressa Ileana Gonzalez Pino, dell'Unità Centrale di Cooperazione Medica (UCCM). Sono stati formati nell'Istituto di Medicina Tropicale "Pedro Kouri" (IPK), in settori quali, l'epidemiologia clinica, la manipolazione dei campioni in pazienti e cadaveri, e le questioni legate alla bio-sicurezza, connesse al tema della preparazione e l'igiene personale, ha detto l'esperta nella conferenza stampa.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8282" alt="foto della Brigata Medica Cubana in Liberia per combattere il virus dell'Ebola" src="/files/2014/11/Liberiano-con-Brigada-Médica-de-Cuba.jpg" width="580" height="330" />Un totale di 255 collaboratori cubani lavorano nell&#8217;assistenza diretta ai pazienti con il virus dell’Ebola in tre nazioni africane, Sierra Leone, Liberia e Guinea, ha riportato oggi la dottoressa Ileana Gonzalez Pino, dell&#8217;Unità Centrale di Cooperazione Medica (UCCM).</strong></p>
<p>Sono stati formati nell&#8217;Istituto di Medicina Tropicale &#8220;Pedro Kouri&#8221; (IPK), in settori quali, l&#8217;epidemiologia clinica, la manipolazione dei campioni in pazienti e cadaveri, e le questioni legate alla bio-sicurezza, connesse al tema della preparazione e l&#8217;igiene personale, ha detto l&#8217;esperta nella conferenza stampa.</p>
<p>I professionisti, tra cui medici ed infermieri, sono stati inoltre preparati in inglese e francese, che gli permette di mantenere una buona comunicazione con i pazienti, ha detto Gonzalez, la capo d&#8217;insegnamento e di ricerca dell&#8217;UCCM.</p>
<p>Inoltre, sono stati preparati altri 36 istruttori, che sono andati in 53 paesi dell&#8217;America Latina e dell&#8217;Africa, con l&#8217;obiettivo di trasmettere le conoscenze acquisite alle brigate mediche cubane che sono già in questi paesi, così come ai membri delle ambasciate dell&#8217;isola, ed ai residenti, secondo gli interessi dei ministeri nazionali della salute, ha espresso.</p>
<p>Così sono state aggiornate sul tema dell&#8217;Ebola, in quelle 53 nazioni, più di 14 mila persone, ha detto Gonzalez.</p>
<p>Ha anche sottolineato che tutti i collaboratori che ora vengono a compiere missione in qualsiasi dei 66 paesi dove esiste la presenza cubana sono formati nell&#8217;UCCM. L&#8217;obiettivo è che conoscano la malattia, che siano in grado d&#8217;individuarla e di contribuire con le loro conoscenze a rallentare e fermare l&#8217;epidemia, ha detto.</p>
<p>Quindi insistono sulle questioni di bio-sicurezza, come mettersi e togliersi i dispositivi di protezione individuale. Devono conoscere bene i protocolli stabiliti, e per questo lavorano in coppia, con l&#8217;assistenza di un supervisore, ha detto Gonzalez.</p>
<p>Ha ricordato che nei giorni scorsi si è tenuto presso l&#8217;IPK il primo corso internazionale di prevenzione e di lotta contro l’Ebola, con la partecipazione di esperti provenienti da 19 paesi, nel quale hanno anche partecipato i capi delle brigate mediche. In seguito, si sono sviluppati altri cinque corsi nella riconosciuta istituzione.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto di Ronald Hernandez Torres, uno dei medici cubani in Liberia, presa dal suo muro di Faceebook</p>
]]></content:encoded>
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		<title>“Abbiate fiducia! Ritorneremo!”</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Oct 2014 23:54:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dava la sensazione che, una volta lanciato il grido di allarme durante il primo trimestre dell'anno in Guinea Conakry, c’era molto poco fare contro l’Ebola. Alla fine dei conti, ci sono stati compiacenza, morosità, se non silenzio in quasi ciascun angolo del mondo. La reazione è stata ritardata. Questo sì, fino a quando l'infezione virale si è diffusa in Liberia, Sierra Leone, Mali e, soprattutto, ha contagiato cittadini “del primo mondo” od ha minacciato di addentrarsi nella geografia della “civiltà.”]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8179" alt="" src="/files/2014/10/ebola07.jpg" width="580" height="392" />Dava la sensazione che, una volta lanciato il grido di allarme durante il primo trimestre dell&#8217;anno in Guinea Conakry, c’era molto poco fare contro l’Ebola. Alla fine dei conti, ci sono stati compiacenza, morosità, se non silenzio in quasi ciascun angolo del mondo.</strong></p>
<p>La reazione è stata ritardata. Questo sì, fino a quando l&#8217;infezione virale si è diffusa in Liberia, Sierra Leone, Mali e, soprattutto, ha contagiato cittadini “del primo mondo” od ha minacciato di addentrarsi nella geografia della “civiltà.”</p>
<p>C’è stato un ritardo e, più di tutto, si limitavano, a cercare di controllare le frontiere, ad iniettare loro dollari e convocare forze militari per evitare convulsioni ed instabilità sociale che inquinassero i continenti al di fuori dall&#8217;Africa.</p>
<p>Per questo motivo il mondo si è commosso, quando la Cuba di oggi ha fatto un atto di altruismo, vigoroso, un atto generoso da tutti i punti di vista, come se ne conoscono pochi in questi giorni del XXI secolo.</p>
<p>In primo luogo, più di 400 professionisti, allenati con meticolosità in suolo patrio; 165 di loro sono andati agli inizi di ottobre a Sierra Leone, nel vortice stesso di un luogo dove la malattia ha già ucciso più di 4 500 vite. Ora, 83 collaboratori in più, aggrappati come gli altri solo alla loro volontà, sono partiti ieri notte verso Liberia (49) e Guinea Conakry (34), dove li aspetta un piccolo avamposto che agisce già sul terreno.</p>
<p>Alla vigilia della partenza, uno, armato di migliaia di domande, li immagina irascibili, preoccupati, coi nervi tesi, coi cuori stretti dagli avvenimenti che trascendono loro, un poco perplessi, pensando come faranno per sopravvivere all&#8217;orizzonte che viene loro addosso e con più dubbi che risposte.</p>
<p>E la realtà ci scuote, ci strappa i dubbi : con un&#8217;allegria impaziente e speranzosa, propria della sicurezza per il buon agire, di certezza per sapersi dell&#8217;altezza delle circostanze, i medici e paramedici ricevono un gruppo di giornalisti nell&#8217;Unità Centrale di Cooperazione Medica, dove si preparano gli specialisti che compiono le missioni internazionaliste.</p>
<p>Sembrava che non ci fossero i motivi per la preoccupazione o che non abbiano ragioni per aver paura.</p>
<p>“Abbiamo paura, síiiii!” Luis Alberto Perez Lopez accentua la sua risposta in mezzo ad un sospiro che comparato con qualunque uragano, facciamo l’esempio del Katrina, lo avrebbe  fatto sembrare una lieve brezza di primavera. Però poi continua a rispondere con ottimismo all&#8217;intervistatore di fronte a lui.</p>
<p>“Chi non ha paura? Al principio, è chiaro. Ma mi sento preparato tanto bene che non c’è posto per la paura dentro di me. È difficile, lo so, ma compiamo la nostra missione a cappa e spada. Di questo non possono avere nessun dubbio, né il popolo e né la direzione del paese. Il nome di Cuba e della nostra medicina continuerà a stare nella cima più alta “.</p>
<p>E come la famiglia ha accolto la sua decisione?</p>
<p>“Hanno capito senza difficoltà. I miei genitori che sono stati protagonisti di questa Rivoluzione tanto grande; i miei fratelli che sono anche internazionalisti, i miei tre figli —di 16 (ragazza), 17 (uomo) e 19 anni (donna)—e mia moglie. Tutti comprendono l&#8217;altruismo di questo gesto.”</p>
<p>Per Luis Alberto, in Liberia, il destino della sua seconda missione, incontrerà un contesto molto più complicato di quello che ha trovato in Venezuela.</p>
<p>“Liberia sarà uno scenario con un quadro epidemiologico molto vario e con un nemico praticamente invisibile, a differenza di quello che succede in Venezuela dove ci sono molti sviluppi nella sanità ed il nemico era l&#8217;opposizione, contro la quale siamo preparati per affrontarla faccia a faccia.</p>
<p>“Ma siamo stati molto bene allenati, ripeto. È stato un corso intensivo di un mese ed otto giorni. Abbiamo ruotato per i principali ospedali de L&#8217;Avana, durante la parte teorica dell&#8217;addestramento e nell&#8217;IPK (Istituto di Medicina Tropicale Pedro Kourì) abbiamo fatto la pratica tecnica.</p>
<p>“Ringraziamo molto i professori dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l&#8217;Organizzazione Panamericana della Sanità (OPS), che ci hanno dato una preparazione perfetta. Adesso, ci rimane solo applicare tutto quello che abbiamo imparato e mostrare il coraggio e la volontà del contingente.</p>
<p>“Abbiate fiducia! Ritorneremo!”</p>
<p>E così, con questa tranquillità che trasmettono le sue parole, ci saluta.</p>
<p>Sembra una posa, una reazione illogica, un meccanismo di difesa, una maschera o qualsiasi altro tecnicismo psicologico. Ma qualunque di queste valutazioni si distrugge quando tutti reagiscono allo stesso modo, sereni, convinti, appassionati.</p>
<p>“Guarda, mia madre non era d’accordo con la mia disposizione. Aveva molta paura, fatto che è logico. Tuttavia, ho parlato con lei ed ha accettato la mia decisione quando ha capito che combattere l’Ebola in Africa, oltre a tutto quello che significa per questa popolazione, riduce anche le possibilità che si espanda per il mondo e, ovviamente, che arrivi a Cuba.”</p>
<p>Questo dice Ronald Hernandez Torres e, inoltre, che “l’Ebola è in vantaggio. Siamo sfavoriti, questa è una lotta che si doveva cominciare molto tempo fa. Così si sarebbero evitati tante morti e non esisterebbe questa sensazione di paura che c&#8217;è tra la popolazione, non solo a Cuba, bensì in tutto il mondo.</p>
<p>“No, io non ho paura. Questa è la verità. La preparazione che abbiamo avuto vince la paura che potremmo avere. Se applichiamo con disciplina tutte le norme biomediche, il rischio di contagio è quasi nullo. Inoltre, abbiamo 15 giorni di preparazione in più quando arriveremo in Liberia.”</p>
<p>“Sarà un scenario complicato —continua—, non solo perché l’Ebola è già un&#8217;epidemia, bensì perché solo il 20% della popolazione parla inglese, il resto si comunica con dialetti ed, inoltre, non c&#8217;è una situazione socio-politica che faciliti il nostro lavoro “.</p>
<p>A differenza di Luis Alberto e Ronald, il destino di Ruben Carballo Herrera è la Guinea Conakry, ma come loro è un modello di sicurezza. Al meno questo si può intuire dalla sua dichiarazione.</p>
<p>“Non mi sembra una missione tanto rischiosa. No, no, no, in realtà che non lo è”, ripete fino a quattro volte prima di argomentare la sua negazione.</p>
<p>“È che sono già stato in Haiti, un luogo che sono sicuro sia più ostile, più difficile di quello che troverò in Guinea Conakry. Sono sicuro”.</p>
<p>“Immagina che sono stato sull&#8217;Isola di Gonâve (isola di Haiti situata all&#8217;ovest di Porto Principe nel golfo con lo stesso nome), un medico ed io soli. Sono stato con pazienti che potevano contagiarti con l’AIDS, poliomielite, febbre tifoidea, malaria, tubercolosi… potrebbe essere rischioso allo stesso modo, ma non di più”.</p>
<p>“L&#8217;altra ragione è che ci hanno preparato molto bene da quando ci hanno scelti e, come hanno detto i miei compagni, l’addestramento è stato ottimo. Per questo ringraziamo i professori dell&#8217;OMS e dell&#8217;OPS, ed anche la direzione della Rivoluzione”.</p>
<p>“Trasmetta al popolo cubano che deve avere fiducia. La missione sarà soddisfacente. Di questo sono sicuro e posso dire che oggi nessuno di quelli che partiamo ha dei dubbi”.</p>
<p>A questo modo, con l&#8217;unica differenza dei paragoni con le sue esperienze internazionaliste previe, si dichiarano tutti i membri del contingente che ora, quando si leggeranno queste righe, si avvicinano al vortice di una malattia che, da marzo del 2014, colpisce Guinea Conakry, Liberia, Sierra Leone, Mali, Nigeria…, fuori controllo, con alta capacità di diffondersi e che ha già colpito a più di 11 000 africani.</p>
<p>“Quello che abbiamo fatto prima di prendere questa decisione, è stato riflettere, prima di tutto, nei bambini, nei giovani, nel futuro dell&#8217;Africa ed anche del resto del mondo. Per questo motivo partiamo con questa tranquillità che per alcuni è incredibile”, riassume in questo modo Carballo Herrera, che non vacilla a parlare per i suoi compatrioti.</p>
<p>Succede loro, non so perché mi viene il paragone, come a Woody Allen, che fanno questi sacrifici nel presente pensando al domani, che interessa loro tanto, perché è lì, nel futuro, dove vivranno il resto delle loro vite. Loro e, ancora più importante, i loro discendenti.</p>
<p>di Rafael Arzuaga</p>
<p>foto di Ismael Francisco</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>da Cubadebate</p>
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		<title>La brigata medica cubana di Haiti è stata nominata per il Premio delle Asturie</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Mar 2012 19:50:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo lunedì, la brigata medica cubana di Haiti è stata nominata alla candidatura per il Premio Principe delle Asturie 2012 per la Cooperazione Internazionale presso l’Accademia Cubana della Lingua, organismo che rientra tra gli appositamente invitati dalla Fondazione che sponsorizza le proposte, secondo quanto riportato dal Granma.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-3488" src="/files/2012/03/colaborantes-medicos-cubanos-en-haiti.png" alt="" width="300" height="250" />Questo lunedì, la brigata medica cubana di Haiti è stata nominata alla candidatura per il Premio Principe delle Asturie 2012 per la Cooperazione Internazionale presso l’Accademia Cubana della Lingua, organismo che rientra tra gli appositamente invitati dalla Fondazione che sponsorizza le proposte, secondo quanto riportato dal Granma. </strong></p>
<p>Nel supportare la decisione unanime degli accademici cubani, il suo presidente, poeta e saggista, Roberto Fernandez Retamar, ha sottolineato l’intensa e disinteressata opera umanitaria che -ininterrottamente dal 1998- hanno realizzato i “professionisti della salute” della più grande isola delle Antille nei confronti del paese vicino, la cui popolazione è stata -in tempi recenti- vittima di uragani, di un devastante terremoto e di un’epidemia di colera.</p>
<p>preso da www.cubadebate.cu</p>
<p>traduzione di Vincenzo Basile</p>
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