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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Bolivia</title>
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		<title>Presentano relazione che rivela i piani per abbattere Evo Morales</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Nov 2019 22:05:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Centro Strategico Latinoamericano di Geopolitica ha pubblicato la relazione degli Stati Uniti e la costruzione del golpe contro Bolivia, dove si parla degli interessi relazionati con Washington, che hanno lavorato per abbattere l'ex presidente Evo Morales. Tra i temi che si abbordano in questa analisi si trovano perfino i mezzi di comunicazione boliviani, statunitensi ed europei che hanno denunciato la frode nelle elezioni generali del 20 ottobre, prima di terminare il conteggio, e dove accusavano Morales di essere un dittatore.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11216" alt="Bolivia-represión-golpe-de-estado-580x387" src="/files/2019/11/Bolivia-represión-golpe-de-estado-580x387.jpg" width="580" height="387" />Il Centro Strategico Latinoamericano di Geopolitica ha pubblicato la relazione degli Stati Uniti e la costruzione del golpe contro Bolivia, dove si parla degli interessi relazionati con Washington, che hanno lavorato per abbattere l&#8217;ex presidente Evo Morales.</strong></p>
<p>Tra i temi che si abbordano in questa analisi si trovano perfino i mezzi di comunicazione boliviani, statunitensi ed europei che hanno denunciato la frode nelle elezioni generali del 20 ottobre, prima di terminare il conteggio, e dove accusavano Morales di essere un dittatore.</p>
<p>Nello studio, si legge che mass media come la BBC, il New York Times, il Washington Post, The Guardian, France 24 ed agenzie come Reuters hanno decretato che la cosa corretta era andare ad un secondo turno, anche se non si era finito il conteggio dei voti. Durante quasi tutto l&#8217;anno le corporazioni di comunicazione avevano fabbricato matrici di opinione false per delegittimare Evo.</p>
<p>Questo lavoro, elaborato da Silvina Romano, Tamara Lajtman, Anibal Garcia Fernandez ed Arantxa Tirato, fa una cronologia sui comunicati degli USA, dichiarazioni e disegni di legge che avevano influenza sulle presidenziali della Bolivia, dove Morales HA VINTO al primo turno.</p>
<p><span style="color: #ff0000">Una frode annunciata </span></p>
<p>Secondo gli autori, dopo aver deciso di usare l&#8217;idea di “frode elettorale”, si deve considerare l&#8217;importanza geopolitica e geostrategica del territorio boliviano e la disputa per l&#8217;accesso ed appropriazione delle risorse naturali.</p>
<p>In relazioni di “think tanks” statunitensi e di Wikileaks, si parlava del potenziale di sviluppo del litio nel paese andino e come il suo “clima insicuro” fosse il principale inibitore dell&#8217;investimento straniero.</p>
<p>Il litio si può trasformare in un problema geopolitico, diceva un testo dell&#8217;Atlantic Council intitolato “Il ruolo della Bolivia nella transizione energetica minacciato dall&#8217;incertezza del litio”, dove inoltre si faceva riferimento alla presenza di Cina nella regione ed al suo controllo della somministrazione del metallo.</p>
<p>Allo stesso modo, nel documento, firmato da vari investigatori si legge che più di un anno prima delle elezioni, Stratfor, una consulente che realizza investigazioni di intelligenza per la Casa Bianca, esponeva, in una serie di relazioni, scenari di tumulti, instabilità e possibili sanzioni degli USA di fronte ad una vittoria di Evo Morales, come spiega una delle autrici della relazione, Silvina Romano.</p>
<p>L&#8217;unico scenario possibile era quello di un secondo turno, cioè, si veniva già prefabbricando l&#8217;opinione che non si poteva accettare un trionfo del MAS nel primo turno, spiega Romano, che aggrega che questa possibilità si presentava come desiderabile e probabile da parte del settore privato statunitense, le élite boliviane ed altri gruppi imprenditoriali della destra latinoamericana.</p>
<p><span style="color: #ff0000">Il ruolo dell&#8217;OSA</span></p>
<p>L&#8217;OSA ha avuto un ruolo da protagonista nel golpe di stato contro Evo Morales dalla mano del suo segretario generale, Luis Almagro, denuncia l&#8217;analisi.</p>
<p>La Missione di Osservazione Elettorale dell&#8217;OSA che era un accompagnatore elettorale nei suffragi del passato 20 ottobre in Bolivia, tre giorni dopo le votazioni ha presentato davanti all&#8217;organismo regionale una relazione preliminare dove considerava che continuava essendo la migliore opzione convocare ad un secondo turno davanti alle presunte irregolarità trovate nel processo.</p>
<p>Questa segnalazione ha permesso che dieci giorni dopo avere portato a termine i suffragi, il governo e la segreteria generale dell’OSA firmassero un accordo che ha compromesso il paese andino a permettere che si realizzasse un auditing integrale dei risultati e che i suoi risultati fossero vincolanti.</p>
<p>Il processo di auditing, nel quale hanno partecipato 33 esperti dell’OSA accompagnati da rappresentanti del Messico e di Spagna, si è portato a termine e le conclusioni sono state affrettate, nonostante tutta l’operazione fosse stata accordata col governo.</p>
<p>Così, il 10 novembre, l&#8217;OSA ha pubblicato un comunicato dove ha sollecitato di annullare i risultati delle elezioni ed a convocare nuovi suffragi. A partire da qui, e malgrado l&#8217;organismo non mettesse in dubbio la vittoria di Morales alle urne, i fatti sono precipitati ed il mandatario si è visto obbligato a dimettersi, costretto dalla forza armata.</p>
<p>preso da RT</p>
<p>foto:AFP</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://media.cubadebate.cu/wp-content/uploads/2019/11/ee-uu-y-la-construccion-del-golpe-en-bolivia-1.pdf" >per leggere la relazione Estados Unidos y la construcción del golpe de Estado en Bolivia clikka qui</a></p>
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		<title>I “punti verdi” che governano Bolivia</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Nov 2019 01:49:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il 10 novembre, Evo Morales ha annunciato la sua rinuncia forzata alla presidenza del paese dopo che l'esercito gli “suggerisse” di andarsene. In seguito, il golpe di stato accadde e Morales si è esiliato in Messico mentre la senatrice oppositrice Jeanine Añez si è auto-proclamata presidentessa immaginaria in una sessione del Parlamento senza quorum. Il capo dell'esercito Williams Kaliman, si è incaricato di collocarle la banda presidenziale. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11214" alt="jeanine-1132x670-e1574312215314-580x324" src="/files/2019/11/jeanine-1132x670-e1574312215314-580x324.jpg" width="580" height="324" />Il 10 novembre, Evo Morales ha annunciato la sua rinuncia forzata alla presidenza del paese dopo che l&#8217;esercito gli “suggerisse” di andarsene. In seguito, il golpe di stato accadde e Morales si è esiliato in Messico mentre la senatrice oppositrice Jeanine Añez si è auto-proclamata presidentessa immaginaria in una sessione del Parlamento senza quorum. Il capo dell&#8217;esercito Williams Kaliman, si è incaricato di collocarle la banda presidenziale.  </strong></p>
<p>Mentre assistiamo alle difficoltà della stampa per chiamare “golpe di Stato” (non così Bernie Sanders) ad una situazione prodotta ovviamente con l&#8217;intervento dell&#8217;esercito, vediamo interviste di Añez nelle quali la presidentessa immaginaria giustifica il fatto di essere entrata al Palazzo di Governo inalberando un Bibbia gigantesca per essere “un atto di fede” (davanti al volto incredulo del presentatore della BBC).</p>
<p>Ora, nelle reti sociali hanno ricordato un altro “piccolo” dettaglio. La presidentessa immaginaria appartiene al partito Movimento Democratico Sociale, un partito che nelle ultime elezioni ha ottenuto circa il 4% dei voti, con 4 deputati su 130 ed 1 senatore su 36. Una circostanza che ricorda quella del Venezuela, dove l&#8217;auto-proclamato presidente immaginario di questo paese, Juan Guaidò, fa parte di un partito (Volontà Popolare) che ha 20 deputati su 167 nell&#8217;Assemblea Nazionale.</p>
<p>(Con informazione di Publico)</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Bolivia, il generale golpista Kaliman fugge negli USA con un milione di dollari</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Nov 2019 20:09:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il generale golpista che chiese le dimissioni del Presidente Evo Morales, Williams Kaliman, è fuggito negli Stati Uniti con un milione di dollari dato dall'incaricato d'affari dell’ambasciata yankee in Bolivia. Appena 72 ore dopo il colpo di Stato Williams Kaliman se ne andava negli Stati Uniti senza sapere esattamente quale Stato l’avrebbe nascosto dopo aver preso un milione di dollari. Bruce Williamson, incaricato d’affari dell’ambasciata degli Stati Uniti a La Paz aveva consegnato un milione di dollari a ciascun capo militare e cinquecentomila a ciascun capo della polizia.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11207" alt="Kaliman" src="/files/2019/11/Kaliman.jpg" width="580" height="327" />Il generale golpista che chiese le dimissioni del Presidente Evo Morales, Williams Kaliman, è fuggito negli Stati Uniti con un milione di dollari dato dall&#8217;incaricato d&#8217;affari dell’ambasciata yankee in Bolivia. Appena 72 ore dopo il colpo di Stato Williams Kaliman se ne andava negli Stati Uniti senza sapere esattamente quale Stato l’avrebbe nascosto dopo aver preso un milione di dollari. Bruce Williamson, incaricato d’affari dell’ambasciata degli Stati Uniti a La Paz aveva consegnato un milione di dollari a ciascun capo militare e cinquecentomila a ciascun capo della polizia. Tra l’ammutinamento della polizia che permise il caos vendicativo contro i socialisti e gli indigeni e l’inazione dell’esercito, fu attuato il golpe di stato. Bruce Williamson avrebbe contattato e coordinato tutto da mesi nella provincia argentina di Jujuy sotto la protezione del governatore Gerardo Morales, uno dei più vicini al presidente Mauricio Macri. Kaliman fu immediatamente sostituito dall’autoproclamata presidentessa Janine Áñez e insieme agli altri capi militari se ne andava negli Stati Uniti per proteggersi da qualsiasi indagine della comunità locale e internazionale.</strong></p>
<p><span style="color: #ff0000">Williams Kaliman: golpista dell’esercito boliviano formatosi alla School of the Americas</span><br />
Fino a pochi giorni fa il suo nome era sconosciuto a molti, tuttavia divenne una figura chiave nel colpo di Stato contro Evo Morales. Il capo delle forze armate promise di non sparare sulla città e ora ci portava i carri armati.</p>
<p>Meno di un anno ci volle al generale Williams Kaliman per passare dal chiamare “fratello” l’ex- presidente boliviano, Evo Morales, a fargli un golpe di stato. Il capo delle forze armate boliviane entrò in carica il 24 dicembre 2018, in precedenza fu al comando dell’esercito. “Fratello Presidente, il privilegio più grande della mia vita mi è concesso oggi”, disse alla stampa quel giorno. Inoltre, alla fine fu chiaro che si trattava di eccesso, si dichiarò “soldato del processo di cambiamento” che elogiò molto, così come il capo di Stato. “Quella visione ed impegno possono essere compresi solo dalla preziosa esperienza acquisita dal fratello presidente nel sacro adempimento del servizio militare obbligatorio”, affermava. Anche poco prima, il 7 agosto, nell’ambito delle celebrazioni per il Giorno delle forze armate, Kaliman dichiarò: “Siamo nati dalla lotta contro il colonialismo e moriremo anticolonialisti perché è nostro orgoglio e nostra ragione di vita” . “Le forze armate appartengono al popolo e lavorano per il popolo perché sosteniamo la nazionalizzazione degli idrocarburi e le politiche statali che favoriscono i più bisognosi”, aggiunse.<br />
Lo stesso giorno Evo propose di convertire la Scuola militare antimperialista (fondata nel 2016) in un “Comando meridionale” che difendesse gli interessi dell’America Latina e contrastasse l’agenzia omonima promossa dagli Stati Uniti. Morales evidenziava la natura internazionalista dell’iniziativa poiché quel nuovo ente militare sarebbe stato “del popolo e del popolo, non solo boliviano, ma latino-americano e mondiale”.<br />
Rivolgendosi ai soldati, l’allora presidente disse che “il futuro è carico di nuove minacce” per la regione. “Interventi extraterritoriali, armi, blocchi finanziari, sanzioni economiche ed embarghi unilaterali di portata criminale e genocida”, facendo chiara allusione alla politica estera di Washington. Tuttavia, il fine settimana prima Kaliman fu responsabile della comunicazione della posizione dei militari di fronte alla crisi politica e sociale nel Paese, dicendo che non avrebbero sparato alla gente e avrebbero garantito la pace. Meno di 24 ore dopo, “suggeriva” al presidente di dimettersi compiendo il colpo di Stato. Il giorno dopo annunciava che le stesse forze armate che non dovevano reprimere, erano in strada coi loro carri armati nel quadro delle proteste a difesa della democrazia. Tre giorni in cui l’eclettico Kaliman espose ai suoi veri interessi.</p>
<p><span style="color: #ff0000">I tentacoli della School of the Americas</span><br />
Ma al di là delle sue dichiarazioni pubbliche, i precedenti di Kaliman non l’avvicinavano alla prospettiva della sovranità militare e nella difesa. Kaliman nacque a Chuquisaca il 15 dicembre 1962, studiò a Sucre e nel 1985 si laureò alla scuola militare di cavalleria. Fece una lunga carriera nelle forze armate. Prima dell’attuale posizione era comandante della Joint Task Force, addetto alla difesa militare presso l’ambasciata boliviana negli Stati Uniti, comandante della sesta divisione dell’esercito, ispettore generale dell’esercito e comandante generale dell’esercito. Completò numerosi corsi all’estero, in particolare sull’intelligence militare. Tuttavia, c’è una destinazione che si distingue sulle altre. Secondo la ONG School of Americas (SOA) Watch, che combatte per la chiusura di Fort Benning, meglio conosciuta come School of the Americas, negli Stati Uniti, Kaliman vi studiò nel 2004. Tale istituzione militare ebbe l’antecedente di essere stata il luogo d’istruzione di diversi golpisti latinoamericani negli anni ’60, ’70 e ’80 secondo la dottrina del “nemico interno”. Nel 2001 fu ribattezzata Istituto dell’emisfero occidentale per la cooperazione in materia di sicurezza (Whinsec).</p>
<p>di Santiago Mayor<br />
Resumen Latinoamericano</p>
<p>traduzione di Alessandro Lattanzio &#8211; Aurora<br />
L&#8217;AntiDiplomatico</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Bolivia non si arrende!</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Nov 2019 22:53:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Comincio queste righe, questo sentire bolivariano, con le parole del nostro Comandante Eterno, quando la destra boliviana iniziava la campagna di destabilizzazione contro il governo popolare e democratico del presidente Evo Morales. Questo è successo tredici anni fa, ai tempi della nascente rivoluzione nel paese fratello. Già da allora, l'oligarchia patrocinata dagli USA cospirava per abbattere il progetto di liberazione indigenista in Bolivia, timorosi di perdere i loro privilegi in una nazione con abbondanti risorse minerarie che sono state, durante decadi di obbrobrio, sfruttate unicamente per arricchire le classi poderose, piagando la popolazione di fame, miseria e discriminazione.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11205" alt="Protestas-en-Bolivia-Reuters-580x387" src="/files/2019/11/Protestas-en-Bolivia-Reuters-580x387.jpg" width="580" height="387" />“Se l&#8217;oligarchia latinoamericana, inginocchiata davanti all&#8217;impero statunitense, rompe le regole del gioco ed ignora i diritti sovrani dei popoli, ci starebbero autorizzando ad attivare qualunque meccanismo per restituire ai popoli i loro legittimi diritti. Venezuela non rimane a braccia conserte davanti all&#8217;aggressione contro il popolo fratello di Bolivia”  </strong><br />
<strong>    </strong><br />
<strong>Hugo Chavez, 12 ottobre 2006  </strong></p>
<p>Comincio queste righe, questo sentire bolivariano, con le parole del nostro Comandante Eterno, quando la destra boliviana iniziava la campagna di destabilizzazione contro il governo popolare e democratico del presidente Evo Morales. Questo è successo tredici anni fa, ai tempi della nascente rivoluzione nel paese fratello. Già da allora, l&#8217;oligarchia patrocinata dagli USA cospirava per abbattere il progetto di liberazione indigenista in Bolivia, timorosi di perdere i loro privilegi in una nazione con abbondanti risorse minerarie che sono state, durante decadi di obbrobrio, sfruttate unicamente per arricchire le classi poderose, piagando la popolazione di fame, miseria e discriminazione.</p>
<p>Il golpe di stato in Bolivia espressa le pretese permanenti imperialiste di reimpiantare le politiche neoliberali nel continente, come l’hanno fatto dove la più rancida borghesia ha ripreso il potere (Brasile, Cile, Argentina). Sono quelle politiche anti-popolari che erano state interrotte dai governi rivoluzionari e democratici in America latina, inspirati dal progetto liberatore bolivariano del Comandante Chavez.</p>
<p>Nella nazione dell&#8217;altopiano, la figlia prediletta del Libertador, Simon Bolivar, sotto la conduzione del compagno Evo, si erano prodotti grandi cambiamenti in favore dei più necessitati, della popolazione indigena, dei lavoratori e delle lavoratrici, dei contadini e delle contadine. Il recupero, da parte dello Stato, di grandi aziende strategiche che erano state privatizzate, come quella degli idrocarburi, dell’elettricità e delle telecomunicazioni, era riuscito ad aumentare l&#8217;entrata delle risorse per distribuirle nell&#8217;investimento pubblico, nella salute e nell&#8217;educazione, diminuendo i livelli di povertà nei quali era stato sommerso il popolo boliviano per molti anni.</p>
<p>Allo stesso modo, la crescita economica sperimentata durante gli anni di governo progressista, è un esempio dei grandi risultati nei 14 anni di gestione di Evo morales, che i grandi mezzi internazionali hanno voluto occultare.</p>
<p>Non solo nell&#8217;ambito della vita materiale sono state le conquiste dei boliviani che oggi i golpisti pretendono cancellare. La democrazia partecipativa, il riconoscimento ed il protagonismo dei popoli indigeni, le lotte contro la discriminazione di genere, la rivendicazione dei movimenti sociali, sono importanti vittorie che i boliviani e le boliviane hanno ottenuto in questi anni di costruzione dello Stato Plurinazionale.</p>
<p>Sono questi i grandi sviluppi popolari per i quali il più poderoso impero di tutti i tempi ha spinto l&#8217;azione interventista in Bolivia. Così è successo storicamente: lì dove i popoli cominciano a forgiare la loro sovranità, l&#8217;imperialismo interviene per proteggere i suoi interessi.</p>
<p>Per non andare molto lontano, ripassiamo solamente la relazione dei golpe di stato in America Latina e nei Caraibi dall’inizio del XXI secolo, e nella cornice dei processi di liberazione continentale (ognuno con la sua particolarità, e tutti incorniciati dentro la strategia di “golpe non violento” che però alla fine scoppiano sempre in violenza): Venezuela, nell&#8217;anno 2002; Haiti, nel 2004; Honduras nel 2009: Brasile nell&#8217;anno 2016. Bisogna aggiungere il tentativo per abbattere Rafael Correa, in Ecuador, nell&#8217;anno 2010, e la permanente aggressione contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela, i tentativi golpisti ed i tentativi di omicidio del presidente fortunatamente frustrati. Tutto un prontuario interventista con la collaborazione dell&#8217;OSA, organismo nefasto che invece di rappresentare i paesi di questo continente, si è trasformato in complice fedele degli USA.</p>
<p>Ma né Bolivia, né i popoli latinoamericani e caraibici, che hanno elevato la loro coscienza politica in questi anni di sviluppo progressista, sono rassegnati a consegnare la loro sovranità, a perdere le loro conquiste, a retrocedere verso le vie neoliberali (guardate i cileni e le cilene, esigendo la fine dei governi interventisti e la nascita di una nuova costituente; guardate gli argentini e le argentine, che hanno dimostrato il loro scontento contundente col “Macrismo” e si preparano per una nuova tappa di cambiamenti; lo stesso vento di disubbidienza soffia in Brasile ed ad Haiti; il movimento popolare rivoluzionario è in piena insorgenza).</p>
<p>I boliviani ed le boliviane oggi scendono sulle strade de La Paz. Come un solo pugno, che ci ricorda la valanga di popolo che è uscita a riscattare il filo costituzionale a Caracas, il 13 aprile 2002, sono usciti a difendere la rivoluzione indigenista, lo Stato Plurinazionale, i risultati raggiunti; sono usciti a condannare, davanti al mondo, il fascismo sfrenato dai militari del governo de facto; sono usciti, coraggiosamente, alla riconquista dei loro sogni di indipendenza.</p>
<p>La frase del nostro Comandante Eterno, con la quale inizia questo testo, risuona sulle strade della Patria di Bolivar, il cui popolo si è manifestato con tutte le sue forze per il ritorno di Evo in Bolivia, per la continuità della pace ed il buon destino nella nostra nazione sorella.</p>
<p>Evviva il popolo boliviano!<br />
Evviva il presidente Evo Morales!<br />
Evviva lo Stato Plurinazionale della Bolivia!<br />
Vinceremo!</p>
<p>di Adan Chavez Frias</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Reuters</p>
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		<title>Creano più di 4000 account in Twitter per legittimare il golpe di Stato contro Evo Morales</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2019/11/14/creano-piu-di-4000-account-twitter-per-legittimare-il-golpe-di-stato-contro-evo-morales/</link>
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		<pubDate>Fri, 15 Nov 2019 02:57:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I difensori del golpe di Stato in Bolivia hanno cercato di lavare il volto al nuovo regime nelle reti sociali. Come parte di una campagna che cerca di legittimare la destituzione del presidente Evo Morales, si è scoperto che, nell'ultimo paio di giorni, hanno creato più di 4000 account nuovi che, senza avere quasi nessun followers, hanno operato in Twitter per installare l’hashtag #BoliviaNoHayGolpe.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11201" alt="trollsbolivia-580x386" src="/files/2019/11/trollsbolivia-580x386.jpg" width="580" height="386" />I difensori del golpe di Stato in Bolivia hanno cercato di lavare il volto al nuovo regime nelle reti sociali. Come parte di una campagna che cerca di legittimare la destituzione del presidente Evo Morales, si è scoperto che, nell&#8217;ultimo paio di giorni, hanno creato più di 4000 account nuovi che, senza avere quasi nessun followers, hanno operato in Twitter per installare l’hashtag #BoliviaNoHayGolpe.  </strong></p>
<p>“C’è stata una chiara azione coordinata di apertura di account per dare volume a questa conversazione”, ha dichiarato a Pagina/12 Luciano Galup, specialista in comunicazione politica ed autore del libro “Big Data y Politica”.</p>
<p>Galup, direttore della consulente “Menta Comunicacion”, è stato chi ha denunciato ieri che c&#8217;erano migliaia di messaggi contro la figura di Evo provenienti da account che quasi non avevano followers.</p>
<p>Sono 3612 gli account che hanno condiviso #BoliviaNoHayGolpe ed hanno da zero ad un follower. Ed il fatto più scandaloso è che ci sono 4492 account che sono stati creati tra ieri ed oggi per condividere l’hashtag.</p>
<p>Sebbene abbia riconosciuto che molte di questi account potrebbero essere veri- prodotto di una società in effervescenza che, di fronte alla crisi, si apre un account per potere comunicare -, Galup ha assicurato che la maggioranza era stata creata per smentire a livello mondiale che ci fosse stata un’interruzione democratica in Bolivia.</p>
<p>Questo tipo di azioni coordinate non hanno molto impatto nella politica domestica. Un Trending Topic non ha effettività sulla gente che vive queste esperienze ed occupa questi territori. Ma a livello mondiale possono funzionare come propaganda, ha spiegato Galup.</p>
<p>Per l&#8217;analista, la campagna nelle reti contro Evo ha come obbiettivo di legittimare il golpe e lavare il volto al governo illegittimo entrante. Le dittature ed i golpe di Stato devono legittimarsi di fronte al concerto di nazioni perché possono avere sanzioni. Funziona come una politica estera, non una politica interna, ha messo in chiaro.</p>
<p>Evo annunciando la sua rinuncia per evitare una scalata di violenza, Fernando Camacho entrando al Palacio Quemado con un bibbia ed un rosario, incendi e saccheggi nelle case dei dirigenti del Movimento al Socialismo (MAS), mobilitazioni per le strade a favore e contro il golpe, la senatrice Jeanine Áñez esigendo alle forze armate che intervengano per ostacolare uno spargimento di sangue, Perù ostacolando che l&#8217;aeroplano che portava Evo in Messico sorvolasse il suo territorio, carcerati ammutinati nella prigione più importante di La Paz: la successione di immagini che illustra il golpe di Stato in Bolivia ha inondato i portali dei mezzi di comunicazione di tutto il mondo.</p>
<p>Quando i paesi acquisiscono rilevanza a partire dai loro conflitti, il loro significato si disputa a livello globale. Il caso boliviano è tipico, perché ha le caratteristiche di un golpe di Stato tradizionale, con le forze armate chiedendo ad un presidente che rinunci, e dal momento che si basa su una mancanza di legittimità all’origine, è obbligato a dovere difendere internazionalmente quello che sta succedendo, ha illustrato Galup.</p>
<p>Con hashtags come #EvoAsesino, #EvoDictador o #EvoEsFraude, i messaggi di questi account denunciano che Evo è un corrotto e l&#8217;accusano di aver rubato le elezioni di ottobre, così come celebrano la nomina di Jeanine Añez, presidenta autoproclamata, e dichiarano che il golpe ha portato, finalmente, la democrazia e la libertà al popolo boliviano.</p>
<p>di Maria Cafferata</p>
<p>testo e foto da Pagina 12</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Senza quorum, Jeanine Añez si dichiara presidentessa di Bolivia</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Nov 2019 02:19:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Senza contare sul quorum necessario, la senatrice di opposizione Jeanine Añez ha assunto oggi la presidenza della Camera Alta e si è dichiarata presidentessa interina di Bolivia, dopo il golpe di stato ad Evo Morales. Ma il gruppo del Movimento Al Socialismo (MAS) non era presente nella sessione, perché hanno chiesto garanzie per assistere, con lo scopo di lavorare in un'uscita costituzionale. Su molti di loro pesano minacce di morte ed altri non sono arrivati per i blocchi delle strade.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11193" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11193" alt="Jeanine Añez" src="/files/2019/11/SenadoraJeanineAnezBolivia.jpg" width="580" height="386" /><p class="wp-caption-text">Jeanine Añez</p></div>
<p><strong>Senza contare sul quorum necessario, la senatrice di opposizione Jeanine Añez ha assunto oggi la presidenza della Camera Alta e si è dichiarata presidentessa interina di Bolivia, dopo il golpe di stato ad Evo Morales.</strong></p>
<p>Ma il gruppo del Movimento Al Socialismo (MAS) non era presente nella sessione, perché hanno chiesto garanzie per assistere, con lo scopo di lavorare in un&#8217;uscita costituzionale. Su molti di loro pesano minacce di morte ed altri non sono arrivati per i blocchi delle strade.</p>
<p>Nonostante le irregolarità nel processo e la mancanza di quorum necessaria, la destra ha realizzato questo sopruso, secondo lei, a nome della pacificazione del paese.</p>
<p>In una sessione straordinaria, Añez ha usato l&#8217;articolo 170 della Costituzione come appoggio, davanti alla rinuncia degli addetti nella successione costituzionale, ha segnalato.</p>
<p>Ha anche detto che vuole convocare al più presto possibile le elezioni, senza anticipare in quanto tempo o la data.</p>
<p>Dopo, Añez, insieme a tutti i legislatori di opposizione, è andata nel vecchio Palacio Quemado, dove con la Bibbia in mano ha fatto un appello all&#8217;unità.</p>
<p>Nel suo breve messaggio, ha ringraziato la polizia e le forze armate per il loro accompagnamento, infatti entrambi sono stati gli organi chiave nella consumazione del golpe di stato di domenica contro Morales.</p>
<p>Al suo fianco si trovava il massimo rappresentante del Comitato Pro Santa Cruz, protagonista del golpe di stato, Luis Fernando Camacho, che ha annunciato che alla mezzanotte di oggi si svilupperà uno sciopero indefinito.</p>
<p>Settori sociali venuti dalla città de El Alto ed altri zone vicine alla capitale intanto protestavano a pochi isolati, gridando slogan contro quelli che avevano oltraggiato la wiphala (simbolo indigeno), respingendo l&#8217;auto-proclamazione di Añez, e sono stati perseguiti con gas lacrimogeni lanciati dai militari.</p>
<p>La situazione in Bolivia continua con molte domande, speculazioni su chi dirige veramente il blocco golpista, sulla crescita della Resistenza in un contesto dove i canali di informazione sono pochi. Risulta difficile sapere che cosa succede, sia nell&#8217;epicentro politico dei dibattiti, sia quello che succede in differenti zone di La Paz, di El Alto, e del paese, nelle zone più lontane, soprattutto le rurali.</p>
<p>Sono molti le denunce di morti, di repressioni, di umiliazioni, di torture, di persecuzioni, in un contesto golpista che ha scatenato un&#8217;ondata di violenza enorme, ancora prima di riuscire ad abbattere Morales, con gruppi di scontro armati, e che, una volta al potere, con o senza governo, mantiene la sua offensiva con l&#8217;obiettivo di decapitare il processo di cambiamento.</p>
<p>da Prensa Latina e TeleSur</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Il golpe in Bolivia: cinque punti importanti</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Nov 2019 16:15:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La tragedia boliviana insegna con eloquenza varie lezioni che i nostri popoli e le forze sociali e politiche popolari devono imparare e registrare nelle loro coscienze per sempre. Qui, una breve enumerazione, sulla marcia, e come preludio di un discorso più dettagliato nel futuro. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11191" alt="evo-morales-1" src="/files/2019/11/evo-morales-1.jpg" width="580" height="321" />La tragedia boliviana insegna con eloquenza varie lezioni che i nostri popoli e le forze sociali e politiche popolari devono imparare e registrare nelle loro coscienze per sempre.</strong></p>
<p>Qui, una breve enumerazione, sulla marcia, e come preludio di un discorso più dettagliato nel futuro.</p>
<p>In primo luogo, per quanto si regoli in modo esemplare l&#8217;economia, come l’ha fatto il governo di Evo, si garantisca crescita, ridistribuzione, flusso di investimenti e migliorino tutti gli indicativi macro e microeconomici, la destra e l&#8217;imperialismo non accetteranno mai un governo che non si metta al servizio dei suoi interessi.</p>
<p>Secondo punto, bisogna studiare i manuali pubblicati da diverse agenzie degli Stati Uniti e dai loro portavoci mascherati da accademici o giornalisti per potere percepire in tempo i segni dell&#8217;offensiva.</p>
<p>Invariabilmente questi scritti risaltano la necessità di spezzare la reputazione del leader popolare, quello che si chiama assassinio del personaggio nel gergo specializzato (character assasination) qualificandolo come ladro, corrotto, dittatore o ignorante.</p>
<p>Questo è il compito assegnato ai comunicatori sociali, auto-proclamati come “giornalisti indipendenti” che, dal momento che hanno un  monopolio quasi totale dei mass media, trapanano il cervello della popolazione con diffamazioni forti, accompagnate, da messaggi di odio diretti contro i popoli originari ed i poveri in generale.</p>
<p>Terzo, dopo aver compiuto con i punti precedenti, arriva il turno della dirigenza politica e delle élite economiche reclamando “un cambio”, mettere fine alla “dittatura” di Evo che, come ha scritto pochi giorni fa l’impresentabile Vargas Llosa, quello è un “demagogo che vuole restare al potere in eterno”.</p>
<p>Suppongo che starà brindando con champagne a Madrid vedendo le immagini delle orde fasciste saccheggiando, incendiando, incatenando giornalisti ad un palo, rapando un donna sindaco e dipingendola di rosso e distruggendo i verbali della passata elezione per compiere il mandato di Don Mario e liberare Bolivia da un demagogo maligno.</p>
<p>Menziono il suo caso perché è stato ed è l&#8217;immorale portabandiera di questo attacco vile, di questa fellonia senza limiti che crocifigge leadership popolari, distrugge una democrazia ed installa il regno del terrore a carico di bande di sicari contrattati per castigare un popolo degno che ha avuto l&#8217;audacia di volere essere libero.</p>
<p>Quarto punto: entrano in scena le “forze di sicurezza”. In questo caso stiamo parlando di istituzioni controllate da numerose agenzie, militari e civili, del governo degli Stati Uniti.</p>
<p>Questi li allenano, li armano, fanno esercizi congiunti e li educano politicamente. Ho avuto l’occasione di comprovarlo quando, su invito di Evo, ho inaugurato un corso su “Antimperialismo” per ufficiali superiori delle tre armi.</p>
<p>In quell&#8217;opportunità sono rimasto allarmato per il grado di penetrazione degli slogan più reazionari statunitensi ereditati dall&#8217;epoca della Guerra Fredda e per la malcelata irritazione causata dal fatto che un indigeno fosse presidente del loro paese.</p>
<p>Quello che hanno fatto queste “forze di sicurezza” è stato ritirarsi di scena e lasciare il campo libero all’attuazione fuori controllo delle orde fasciste -come quelle che hanno agito in Ucraina, in Libia, in Iraq, in Siria per abbattere, o tentare di farlo in questo ultimo caso, leader fastidiosi all&#8217;impero – ed in questo modo intimorire la popolazione, la militanza e le stesse figure del governo.</p>
<p>Cioè, una nuova figura sociopolitica: golpismo militare “per omissione”, lasciando che le bande reazionarie, reclutate e finanziate dalla destra, impongano la loro legge. Una volta che regna il terrore e davanti all’impotenza del governo, la conclusione è inevitabile.</p>
<p>Quinto punto: la sicurezza e l&#8217;ordine pubblico non devono essere mai lasciati nelle mani di istituzioni come la polizia e l&#8217;esercito, colonizzate dall&#8217;imperialismo e dai suoi lacchè della destra autoctona.</p>
<p>Quando si è lanciata l&#8217;offensiva contro Evo, hanno optato per una politica di pacificazione e di non risposta alle provocazioni dei fascisti.</p>
<p>Questo ha fatto in modo che si animassero ed ha aumentato la scommessa: in primo luogo, esigere il secondo turno elettorale; dopo, la frode e nuove elezioni; subito, elezioni ma senza Evo (come in Brasile, senza Lula).</p>
<p>Più tardi, rinuncia di Evo; alla fine, davanti alla sua riluttanza ad accettare il ricatto, seminare il terrore con la complicità di poliziotti e militari e forzare Evo a rinunciare.<br />
Da manuale, tutto da manuale.</p>
<p>Impareremo queste lezioni?</p>
<p>Atilio Boron, famoso politologo argentino, collaboratore di Prensa Latina</p>
<p>traduzione: Ida Garberi</p>
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		<title>Elicottero che trasportava Evo Morales è stato obbligato ad un atterraggio di emergenza</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Nov 2019 01:08:41 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Evo Morales]]></category>
		<category><![CDATA[possibile attentato]]></category>

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		<description><![CDATA[Un elicottero della Forza Aerea Boliviana (FAB) che trasportava il presidente del paese, Evo Morales, questo lunedì ha fatto un atterraggio di emergenza pochi minuti dopo avere decollato per un difetto meccanico, senza che l'incidente abbia lasciato feriti. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11180" alt="helicóptero-de-Evo-averiado-580x326" src="/files/2019/11/helicóptero-de-Evo-averiado-580x326.jpg" width="580" height="326" />Un elicottero della Forza Aerea Boliviana (FAB) che trasportava il presidente del paese, Evo Morales, questo lunedì ha fatto un atterraggio di emergenza pochi minuti dopo avere decollato per un difetto meccanico, senza che l&#8217;incidente abbia lasciato feriti.  </strong></p>
<p>L&#8217;evento è accaduto alle 12.48 locale (16.48 GMT) con l’elicottero EC-145 che stava trasportando Morales dalla località di Colquiri verso Oruro. L&#8217;aeroplano del presidente della Bolivia ha registrato un difetto tecnico nel sistema idraulico ed è dovuto atterrare immediatamente nell&#8217;aeroporto della regione centrale di Cochabamba.</p>
<p>Nelle reti sociali stanno circolando accuse di diversi settori sulla possibilità di un attentato contro la vita del presidente boliviano.</p>
<p>Da parte sua, il mandatario della Bolivia, Evo Morales, ha ringraziato per le numerose dimostrazioni di solidarietà dopo l’incidente, accaduto quando iniziava il decollo.</p>
<p>“Herman@s, oggi, dopo aver inaugurato il cammino a Colquiri, abbiamo avuto un incidente con l&#8217;elicottero che sarà debitamente investigato. Grazie a Dio, la Pachamama ed ai nostri ‘achachilas’ ci sentiamo bene e nessuno è stato ferito”, ha scritto nella rete sociale Twitter.</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione: Ida Garberi</p>
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		<title>Evo Morales è rieletto presidente di Bolivia: ottiene il 46,8% dei voti</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Oct 2019 00:56:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[vittoria elettorale]]></category>

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		<description><![CDATA[Il presidente di Bolivia, Evo Morales, è stato rieletto per la quarta volta nelle elezioni di questa domenica, insieme al suo compagno di formula il vicepresidente Alvaro Garcia Linera. D’accordo coi risultati ufficiali, Morales (candidato del Movimento Al Socialismo), ha ottenuto i voti sufficienti per vincere la presidenza nel primo turno elettorale: 46,8%, di fronte al 36,7% di Carlos Mesa, cioè, un margine di 10 punti percentuali.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11160" alt="evo-morales.jpg_1718483347-580x327" src="/files/2019/10/evo-morales.jpg_1718483347-580x327.jpg" width="580" height="327" />Il presidente di Bolivia, Evo Morales, è stato rieletto per la quarta volta nelle elezioni di questa domenica, insieme al suo compagno di formula il vicepresidente Alvaro Garcia Linera.  </strong></p>
<p>D’accordo coi risultati ufficiali, Morales (candidato del Movimento Al Socialismo), ha ottenuto i voti sufficienti per vincere la presidenza nel primo turno elettorale: 46,8%, di fronte al 36,7% di Carlos Mesa, cioè, un margine di 10 punti percentuali.</p>
<p>“Ogni giorno incominciamo a lavorare prima delle 5 del mattino e finiamo dopo mezzanotte. Tutti i giorni consegniamo opere in tre e perfino cinque dipartimenti. Non voglio essere il migliore Presidente della storia della Bolivia, voglio essere il Presidente della migliore Bolivia della storia”, ha detto recentemente il mandatario indigeno su un&#8217;eventuale rielezione.</p>
<p>Morales aspira a mantenere la nazione come leader della crescita economica dell&#8217;America Latina ed esempio in quanto alla distribuzione delle ricchezze.</p>
<p>Frattanto, la giornata elettorale della domenica si è svolta con totale normalità, d’accordo con le notizie del Tribunale Supremo Elettorale (TSE). Inoltre, la votazione è stata accompagnata da 200 osservatori di organizzazioni internazionali.</p>
<p>Più di 7,3 milioni di boliviani erano abilitati per votare questa domenica, e rinnovare gli incarichi di presidente, vicepresidente e legislatori per il periodo (2020-2025), camminando verso la celebrazione del Bicentenario in omaggio alla fondazione di Bolivia.</p>
<p>con informazioni di TeleSur</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Reuters</p>
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		<title>La morte del Che Guevara</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Oct 2019 22:00:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[morte]]></category>

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		<description><![CDATA[Da La Paz, arriva l'ordine di liquidare il prigioniero. Una raffica lo crivella. Il Che muore di pallottola, muore a tradimento, poco prima di compiere quaranta anni, esattamente alla stessa età alla quale sono morti, anche di pallottola, anche a tradimento, Zapata e Sandino. Nel paesino de La Higuera, il generale Barrientos esibisce il suo trofeo ai giornalisti. Il Che giace su un lavatoio per i panni sporchi. Dopo le pallottole, lo crivellano i flash. Questo ultimo volto ha gli occhi che accusano ed un sorriso malinconico. Credeva che bisogna difendersi dalle trappole dell'avidità, senza abbassare mai la guardia. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11142" alt="Che-muerto" src="/files/2019/10/Che-muerto.jpg" width="580" height="354" />Diciassette uomini camminano verso l&#8217;annichilazione. Il cardinale Maurer arriva in Bolivia da Roma. Porta le benedizioni del Papa e la notizia che Dio appoggia decisamente il generale Barrientos contro le guerriglie.</strong></p>
<p>Nel frattempo, deboli per la fame, oppressi dalla geografia, i guerriglieri camminano tra i cespugli del fiume Ñancahuazú. Ci sono pochi contadini in queste immense solitudini; e nemmeno uno, nemmeno uno solo, si è incorporato alla piccola truppa del Che Guevara. Le loro forze continuano a diminuire di imboscata in imboscata.</p>
<p>Il Che non indebolisce, non si lascia indebolire, benché sente che il suo proprio corpo è una pietra tra le pietre, pesante pietra che lui trascina avanzando davanti a tutti; e neanche si lascia tentare dall&#8217;idea di salvare il gruppo abbandonando i feriti.</p>
<p>Per ordine del Che, camminano tutti al ritmo di quelli più lenti: insieme saranno tutti salvi o persi. Mille ottocento soldati, diretti dai ranger statunitensi, pestano la loro ombra. Il cerchio si stringe sempre di più. Alla fine, un paio di contadini informatori ed i radar elettronici della National Security Agency, degli Stati Uniti denunciano l&#8217;ubicazione esatta. La mitraglia gli rompe le gambe.</p>
<p>Seduto, continua a lottare, fino a quando gli volano il fucile dalle mani. I soldati disputano a spintoni l&#8217;orologio, la borraccia, la cintura, la pipa. Vari ufficiali l&#8217;interrogano, uno dietro l’altro. Il Che tace e perde sangue. Il contrammiraglio Ugarteche, audace lupo di terra, capo della Marina di un paese senza mare, l&#8217;insulta e lo minaccia.</p>
<p>Il Che gli sputa in faccia. Da La Paz, arriva l&#8217;ordine di liquidare il prigioniero. Una raffica lo crivella. Il Che muore di pallottola, muore a tradimento, poco prima di compiere quaranta anni, esattamente alla stessa età alla quale sono morti, anche di pallottola, anche a tradimento, Zapata e Sandino.</p>
<p>Nel paesino de La Higuera, il generale Barrientos esibisce il suo trofeo ai giornalisti. Il Che giace su un lavatoio per i panni sporchi. Dopo le pallottole, lo crivellano i flash. Questo ultimo volto ha gli occhi che accusano ed un sorriso malinconico. Credeva che bisogna difendersi dalle trappole dell&#8217;avidità, senza abbassare mai la guardia.</p>
<p>Quando era presidente della Banca Nazionale di Cuba, firmava Che le banconote, per prendersi gioco del denaro. Per amore alla gente, disprezzava le cose. Il mondo è malato, credeva, dove avere ed essere significano la stessa cosa. Non conservò mai niente per sé, nemmeno chiese mai niente. Vivere è darsi, credeva; e si diede.</p>
<p>Di Eduardo Galeano</p>
<p>estratto dal libro: “Memorias del Fuego parte III”</p>
<p>pubblicato in Granma</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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