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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Bolivia</title>
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		<title>Il difficile cammino per recuperare Bolivia</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2020 20:31:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Movimento al Socialismo ed il suo candidato, Luis Arce, hanno ottenuto il risultato di cui avevano bisogno per sfuggire alla tempesta che minacciava il loro trionfo. I sondaggi hanno sempre riflesso il loro netto vantaggio sul resto degli avversari, ma la possibilità di un secondo turno o di una vittoria finale di pochi punti sarebbero stati sufficienti per l'estrema destra per attuare i suoi piani, che includevano, dalla frode elettorale allo scoppio della violenza. Circa 21 punti percentuali di vittoria hanno ostacolato l'ordine del giorno. Al di là della gioia della sinistra boliviana, rimarrà nella storia anche il twitter di Jeanine Añez, che accetta la pillola amara o le lacrime di Camacho; entrambe, i volti del golpe di stato.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11772" alt="luis-arce-y-evo-morales-580x325" src="/files/2020/10/luis-arce-y-evo-morales-580x325.jpg" width="580" height="325" />Il Movimento al Socialismo ed il suo candidato, Luis Arce, hanno ottenuto il risultato di cui avevano bisogno per sfuggire alla tempesta che minacciava il loro trionfo. I sondaggi hanno sempre riflesso il loro netto vantaggio sul resto degli avversari, ma la possibilità di un secondo turno o di una vittoria finale di pochi punti sarebbero stati sufficienti per l&#8217;estrema destra per attuare i suoi piani, che includevano, dalla frode elettorale allo scoppio della violenza. Circa 21 punti percentuali di vittoria hanno ostacolato l&#8217;ordine del giorno. Al di là della gioia della sinistra boliviana, rimarrà nella storia anche il twitter di Jeanine Añez, che accetta la pillola amara o le lacrime di Camacho; entrambe, i volti del golpe di stato.</strong></p>
<p>Ora solo ci resta addentrarsi nel terreno incerto degli scenari. Il MAS e Luis Arce sono riusciti a mettersi sul cammino del governo e davanti c&#8217;è una strada piena di ostacoli e pericoli. Potremmo iniziare con l&#8217;economia, uno dei punti di forza del prossimo presidente, considerato l&#8217;artefice del sostenuto boom economico della Bolivia durante il governo di Evo Morales. Tre dati sono sufficienti per dimostrare il cambio di volto che aveva dato la nazione sudamericana: il PIL annuale è passato da 9.500 milioni di dollari a 40.800 milioni, la povertà è stata ridotta dal 60 al 37% e la crescita media è rimasta al di sopra del 4%.</p>
<p>Indubbiamente, sono buone lettere di presentazione per Luis Arce, ma oggi il terreno è forse più paludoso rispetto al 2005. Il paese ha sofferto quasi un anno per la gestione disastrosa di un governo golpista che ha parzialmente smantellato il modello di successo stabilito durante l&#8217;amministrazione di Evo Morales. Secondo le stime, il PIL boliviano potrebbe scendere tra i 6 e gli 8 punti quest&#8217;anno, c&#8217;è un forte deficit fiscale e la pandemia ha avuto un impatto negativo su questioni come l&#8217;occupazione od il prezzo di alcuni prodotti nel mercato internazionale.</p>
<p>Il nuovo presidente ha un piano tecnicamente corretto, include l&#8217;iniezione di 8 miliardi di dollari nell&#8217;economia, negoziare il non pagamento temporaneo del debito, le tasse sulle grandi fortune e la sostituzione delle importazioni, avere comunque la capacità di attuare queste idee, od in altre parole, raccogliere i fondi necessari, richiederà decisioni molto coraggiose e rischiose per il nuovo esecutivo.</p>
<p>Dobbiamo tenere in conto del fatto che, sebbene il golpe di stato si sia materializzato nel 2019, il progetto golpe nella sua interezza non è stato eseguito. Quindi &#8230; i suoi protagonisti resteranno a braccia conserte? Questa è la domanda più importante da un punto di vista politico. Un&#8217;estrema destra senza scelte elettorali, con grandi interessi economici, sostegno straniero ed un&#8217;innata vocazione alla violenza, può riservare qualche spiacevole sorpresa in futuro. Le persone coinvolte nel golpe si lasceranno portare davanti alla giustizia? Jeanine Añez e il suo entourage si lasceranno perseguire per i numerosi casi di corruzione e irregolarità? In questo senso, un altro elemento è la crisi istituzionale che sta affrontando il Paese, con una Corte Suprema piena di farsanti e forze militari golpiste, con le mani macchiate di sangue, che rimangono al loro posto.</p>
<p>Durante le manovre, il MAS, Luis Arce e il suo team di governo dovranno tenere in conto di tutti questi elementi. Le formule per affrontarli sono tanto note quanto difficili, da un lato raggiungere una leadership unica e ben definita, e dall&#8217;altro l&#8217;unità e il consenso tra le basi sociali, la sinistra ed i settori progressisti, una questione storicamente complessa in Bolivia.</p>
<p>Ma le sfide, per quanto difficili, non devono essere scoraggianti. In tutto questo panorama ci sono motivi sufficienti per essere ottimisti o per riporre una notevole dose di fiducia. Il MAS ha un ampio sostegno in una popolazione che ha già appreso il costo di perdere ciò che ha guadagnato. È una formazione politica che ha dimostrato di avere l&#8217;esperienza e l&#8217;astuzia necessarie per manovrare con successo, basti ricordare che ha superato un golpe di stato, ha evitato di essere messa fuorilegge ed è riuscita a mantenere i suoi candidati; ha inoltre una lunga esperienza nella gestione di crisi economiche e politiche. Insomma, è l&#8217;unica vera opzione oggi per restituire democrazia e dignità istituzionale alla Bolivia.</p>
<p>di Oliver Zamora</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Reuters</p>
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		<title>&#8220;Restituiremo dignità e libertà al popolo boliviano&#8221;, dice Evo Morales dopo la vittoria di Luis Arce alle elezioni</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2020 19:12:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'ex presidente Evo Morales ha sottolineato questo lunedì che, con il trionfo di Luis Arce alle elezioni presidenziali in Bolivia, tenutesi questa domenica, restituiranno "dignità e libertà al popolo boliviano". "Siamo tornati a milioni", ha sottolineato il presidente durante una conferenza stampa da Buenos Aires, dove si trova dal dicembre dello scorso anno, dopo il golpe di stato contro di lui.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11770" alt="evo-morales-580x330" src="/files/2020/10/evo-morales-580x330.jpg" width="580" height="330" />L&#8217;ex presidente Evo Morales ha sottolineato questo lunedì che, con il trionfo di Luis Arce alle elezioni presidenziali in Bolivia, tenutesi questa domenica, restituiranno &#8220;dignità e libertà al popolo boliviano&#8221;.</strong></p>
<p>&#8220;Siamo tornati a milioni&#8221;, ha sottolineato il presidente durante una conferenza stampa da Buenos Aires, dove si trova dal dicembre dello scorso anno, dopo il golpe di stato contro di lui.</p>
<p>Secondo un exit poll condotto dalla società Ciesmori e reso noto dal segnale televisivo Unitel, Arce, che è in formula con David Choquehuanca, avrebbe vinto le elezioni con il 52,4% dei voti, anche se i risultati ufficiali delle elezioni non sono stati ancora resi noti.</p>
<p>Dopo la diffusione di questo sondaggio, Arce e Choquehuanca hanno ricevuto le congratulazioni dalla presidentessa de facto della Bolivia, Jeanine Añez, e dal segretario generale dell&#8217;OSA, Luis Almagro.</p>
<p>Nella sua dichiarazione, Morales ha invitato &#8220;tutte le parti, uomini d&#8217;affari, lavoratori, lavoratrici ad avere un grande incontro, un patto di riconciliazione&#8221; per Bolivia.</p>
<p>&#8220;Non siamo vendicativi, non siamo revanscisti, vi invitiamo a lavorare&#8221;, ha detto l&#8217;ex presidente, sottolineando che è sicuro che questa sarà la linea di lavoro di Arce, che era ministro dell&#8217;Economia durante il suo governo.</p>
<p>&#8220;Ritorno in Bolivia&#8221;</p>
<p>L&#8217;ex presidente ha anche espresso il suo &#8220;grande desiderio&#8221; di &#8220;tornare in Bolivia&#8221; dopo la sua improvvisa partenza l&#8217;anno scorso.<br />
Dopo il golpe di stato contro di lui, Morales è riuscito a lasciare Bolivia con l&#8217;aiuto di un aereo inviato dal governo del Messico &#8211; il paese che gli ha offerto asilo &#8211; ed è arrivato in Messico il 12 novembre, nonostante diversi paesi del Sud America abbiano negato il permesso per l&#8217;aereo messicano di sorvolare il loro spazio aereo. Un mese dopo, si è recato in Argentina, dove è rimasto fino ad ora.</p>
<p>&#8220;Ritornerò in Bolivia, prima o poi&#8221;, ha detto ed ha ricordato che nel suo paese, durante il governo de facto insediato dopo la sua partenza, sono stati aperti diversi processi contro di lui. A questo proposito, ha indicato che tutto ciò è stata &#8220;una guerra sporca&#8221;.</p>
<p>Morales ha indicato che quando ritornerà, cercherà di stabilirsi nella regione del Tropico di Cochabamba, per dedicarsi, di nuovo, all&#8217;agricoltura.</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Mariana Greif/ Reuters</p>
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		<title>The Washington Post: non c’è stata frode elettorale in Bolivia in ottobre del 2019</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Feb 2020 00:00:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[The Washington Post ha pubblicato questo giovedì un'investigazione che conferma che non esistono evidenze di frode nelle elezioni del 20 ottobre 2019 in Bolivia: “La nostra investigazione non ha trovato nessuna ragione per sospettare una frode”. “Come specialisti in integrità elettorale, troviamo che l'evidenza statistica non appoggia la denuncia di frode nelle elezioni di ottobre in Bolivia”, affermano John Curiel e Jack Williams, esperti del Laboratorio di Scienza e Dati Elettorali del Massachusetts Institute of Technology (MIT), nell'articolo apparso nella sezione di politica del quotidiano statunitense.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11354" alt="evo_morales_1-580x326" src="/files/2020/02/evo_morales_1-580x326.jpeg" width="580" height="326" />The Washington Post ha pubblicato questo giovedì un&#8217;investigazione che conferma che non esistono evidenze di frode nelle elezioni del 20 ottobre 2019 in Bolivia: “La nostra investigazione non ha trovato nessuna ragione per sospettare una frode”.</strong></p>
<p>“Come specialisti in integrità elettorale, troviamo che l&#8217;evidenza statistica non appoggia la denuncia di frode nelle elezioni di ottobre in Bolivia”, affermano John Curiel e Jack Williams, esperti del Laboratorio di Scienza e Dati Elettorali del Massachusetts Institute of Technology (MIT), nell&#8217;articolo apparso nella sezione di politica del quotidiano statunitense.</p>
<p>“Considerando tutto, l&#8217;analisi statistica e le conclusioni dell&#8217;OSA sembrano enormemente difettose”, riferisce l&#8217;articolo.<br />
La notizia di quell&#8217;organizzazione, ricorda The Washington Post, è stato il supporto principale per le denunce di frode.</p>
<p>L&#8217;OSA ha parlato di “profonda preoccupazione e sorpresa per il cambiamento drastico e difficile da spiegare nella tendenza dei risultati preliminari”. Ma l&#8217;analisi statistica dietro questa affermazione è problematica.</p>
<p>“Nel momento del fermo nel conteggio, dato che Morales aveva superato la soglia del 40%, la questione chiave è se il suo calcolo di voti era di 10 punti più alto rispetto al suo più vicino competitore. Altrimenti, avrebbe dovuto sostenere un secondo turno contro l&#8217;ex presidente Carlos Mesa.</p>
<p>“I nostri risultati sono stati diretti. Non sembra esserci statisticamente una differenza significativa nel margine prima e dopo il fermo nel conteggio preliminare. Invece, è altamente probabile che Morales avesse sorpassato il margine di 10 punti nel primo turno.</p>
<p>“Come arriviamo lì? La messa a fuoco dell&#8217;OSA si appoggia su ipotesi binarie: che il conteggio ufficioso riflette con esattezza il voto continuamente misurato, e che le preferenze di voto riportate non variano durante il giorno. Se queste ipotesi fossero certe, un cambiamento di tendenza a favore di un partito col passare del tempo allora potrebbe indicare potenzialmente una frode.</p>
<p>“L&#8217;OSA non cita un’investigazione previa su cui dovrebbero basarsi queste ipotesi per reggere. Ci sono ragioni per credere che le preferenze degli elettori e le notifiche sui votanti possono variare nel tempo: aree dove si ammucchiano elettori poveri possono avere file più lunghe e minore capacità per contare e riportare rapidamente il totale dei voti. E questi fattori si possono applicare molto bene in Bolivia, dove ci sono brecce severe nelle infrastruttura e nelle situazioni economiche tra zone urbane e rurali.</p>
<p>La pubblicazione di The Washington Post segnala inoltre l&#8217;assenza di un cambiamento drastico nei risultati prima e dopo la detenzione preliminare del conteggio o nella tendenza del voto che ha sempre favorito Morales.</p>
<p>“Non troviamo nessuna evidenza di queste anomalie”, hanno assicurato Curiel e Williams dopo analizzare i dati sull&#8217;investigazione, che hanno notificato all&#8217;OSA, però senza ricevere risposta.</p>
<p>Le rivelazioni del The Washington Post hanno confermato che la differenza di più del 10% a favore di Morales è legittima e coincide col conteggio preliminare.</p>
<p>Denunciano che ci sono state numerose irregolarità e mancanza di evidenza nella relazione dell&#8217;OSA, e che i dati dimostrano chiaramente che la frode non esiste e che il margine di differenza che ha dato la vittoria ad Evo Morales è corretto.</p>
<p>Curiel e Williams concludono: “La frode elettorale è un problema grave, però basarsi su prove non verificate come segno di frode è una seria minaccia per qualsiasi democrazia”.</p>
<p>Con informazione di The Washington Post</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>foto: Reuters</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Cinque chiavi geopolitiche per pensare America Latina nel 2020</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jan 2020 01:58:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Comincia il 2020 e si ravvivano le braci di un 2019 turbolento che è cominciato con un Venezuela sotto assedio, ed è terminato con un golpe di Stato contro il processo di cambiamento boliviano e con Evo Morales come rifugiato politico dei governi del Messico prima, ed Argentina dopo, tutto ciò mentre insurrezioni popolari sfidavano nuovamente il modello neoliberale ad Haiti, Honduras, Ecuador o Cile, alle quali si sommavano le grandi mobilitazioni contro il sistema politico in Colombia.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11282" alt="america-latina-620x400-580x374" src="/files/2020/01/america-latina-620x400-580x374.jpg" width="580" height="374" />Comincia il 2020 e si ravvivano le braci di un 2019 turbolento che è cominciato con un Venezuela sotto assedio, ed è terminato con un golpe di Stato contro il processo di cambiamento boliviano e con Evo Morales come rifugiato politico dei governi del Messico prima, ed Argentina dopo, tutto ciò mentre insurrezioni popolari sfidavano nuovamente il modello neoliberale ad Haiti, Honduras, Ecuador o Cile, alle quali si sommavano le grandi mobilitazioni contro il sistema politico in Colombia.  </strong></p>
<p>Probabilmente nell&#8217;anno 2020 ci saranno ancora più “focolai” rossi sui quali puntare la nostra attenzione, ma cerchiamo di dare priorità ed analizzare i 5 principali:</p>
<p><strong>L&#8217;asse progressista Messico-Argentina.</strong> Il ritorno del “kirchnerismo” e del peronismo nella terza economia latinoamericana non solo implica la sconfitta del progetto neoliberale “macrista” alle urne, essendo il primo presidente latinoamericano in tutto il ciclo progressista che non ottiene la rielezione, ma insieme al Messico conforma un asse progressista conformato da 2 dei 3 paesi latinoamericani membri del G20.</p>
<p>La buona sintonia tra Alberto Fernandez ed Andres Manuel Lopez Obrador, il cui governo inoltre è incaricato della presidenza pro tempore della CELAC (che avrà un primo incontro di conversazioni l’8 gennaio a Città del Messico) potrebbe dare un nuovo impulso all&#8217;integrazione regionale di un’America Latina agitata da golpe di Stato e ribellioni popolari. Benché ogni Presidente abbia molto da fare in casa sua per smontare il danno sociale neoliberale, con la rinegoziazione del debito di più di 50.000 milioni di dollari contratta con l’FMI nel caso di Fernandez, e le sfide per diminuire i tassi di povertà, disuguaglianza e violenza, nel caso di Lopez Obrador, sembra che ci sia un&#8217;intenzione per spingere una leadership regionale che nessun Presidente della destra latinoamericana può avere.</p>
<p><strong>Il golpe di Stato in Bolivia.</strong> Con Evo Morales protetto dal governo argentino e già molto più vicino alla Bolivia, i prossimi movimenti passano per la convocazione di elezioni il 6 gennaio (per il 3 maggio, con la presa di possesso il 6 agosto) e la designazione il 19 gennaio del candidato del MAS-IPSP, che tutto sembra indicare potrebbe essere Luis Arce Catacora, l&#8217;ex Ministro di Economia, artefice del miracolo economico boliviano, come una forma di ricorrere non tanto alla classe media bensì soprattutto alla tasca della gente comune, che rimarrà seriamente colpita in caso che i golpisti continuino nel potere. Il suo accompagnatore potrebbe essere un indigeno come l&#8217;ex Cancelliere Diego Pary, o un dirigente contadino come Andronico Rodriguez, Vicepresidente delle Sei Federazioni del Tropico di Cochabamba.</p>
<p>Ma malgrado il MAS potrebbe essere il partito più votato nel primo turno, è necessario essere coscienti che quelli che hanno spinto il golpe di Stato in Bolivia non consegneranno il potere in un appuntamento elettorale, e faranno tutto quello che possono e non possono fare per mantenerlo. Il ritorno della DEA, USAID e dell&#8217;Ambasciatore degli Stati Uniti, come la privatizzazione di aziende pubbliche o la vendita del litio, non saranno facilmente messe a rischio dai golpisti e dai loro soci del Dipartimento di Stato.</p>
<p><strong>Venezuela.</strong> Nonostante abbia sofferto durante il 2019 un&#8217;aggressione militare, diplomatica e mediatica maggiore che quella che ha provocato la caduta del processo di cambiamento boliviano, ed un blocco economico che ha rubato più di 30 mila milioni di dollari di pesos dovuto alle sanzioni, Venezuela comincia il 2020 come uno dei paesi più stabili della regione, consegnando l&#8217;abitazione numero 3 milioni ai settori più umili (con una meta di 5 milioni di abitazioni per il 2025) e dedicando il 76% del PIB ad investimento sociale, qualcosa di inedito nel continente.</p>
<p>Questo 2020 ci saranno le elezioni legislative, il numero 26 dal 1998 (delle 25 anteriori il chavismo ne ha vinte 23) e se si riesce a riattivare l&#8217;economia e l&#8217;opposizione golpista si mantiene divisa, può essere l&#8217;anno in cui si consolidi la tappa post Chavez della Rivoluzione Bolivariana.</p>
<p><strong>Ribellioni anti-neoliberali.</strong> Con un capitalismo globale in fase di decomposizione, ed un modello neoliberale che non può garantire condizioni di vita degne per la maggioranza della popolazione, le mobilitazioni popolari che adottano differenti ritmi, intensità e leadership secondo il paese, saranno in aumento durante 2020. Se a questo si somma l&#8217;onda femminista che può convertirsi in tsunami proprio là dove la sinistra non assuma il femminismo come parte del suo orizzonte politico, si danno le condizioni affinché la destra non possa imporre il suo programma grazie alle lotte di quelle e quelli più in basso.</p>
<p><strong>Stati Uniti.</strong> Last but not least, l&#8217;elezione presidenziale colpisce in America Latina, dal Messico all&#8217;Argentina, passando per Cuba ed ovviamente Venezuela, oltre a Bolivia o Brasile di un sempre più discusso Bolsonaro e di un Lula che può dimostrare una leadership in libertà non solo politica, bensì sociale.</p>
<p>L&#8217;atto di inizio della campagna “trumpiana” eseguito a Baghdad mediante l&#8217;assassinio del generale iraniano Soleimani è solo la conferma della necessità che ha Trump di una guerra e vari nemici esterni per assicurarsi la rielezione.</p>
<p>Se il 2020 non ci troverà confessati, speriamo almeno di essere informati.</p>
<p>di Katu Arkonada</p>
<p>da Telesur</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Il governo de facto boliviano espelle l&#8217;ambasciatrice del Messico e diplomatici spagnoli</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2019/12/30/il-governo-de-facto-boliviano-espelle-lambasciatrice-del-messico-e-diplomatici-spagnoli/</link>
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		<pubDate>Tue, 31 Dec 2019 02:25:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tensioni diplomatiche in Bolivia. Il governo ad interim espelle María Teresa Mercado, ambasciatrice del Messico, Cristina Borreguero, la console di Spagna e altri diplomatici, per aver dato rifugio a personalità vicine a Evo Morales. Il governo spagnolo che fino ad ora aveva mantenuto un atteggiamento di somma cautela, ha deciso di rispondere in reciprocità al gesto ostile del governo de facto della Bolivia con l'espulsione di tre funzionari dalla sua Ambasciata a Madrid che dovranno uscire dalla Spagna in 72 ore.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11273" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11273" alt="Jeanine Añez" src="/files/2019/12/Jeanine-Anez.jpg" width="580" height="314" /><p class="wp-caption-text">Jeanine Añez</p></div>
<p><strong>Tensioni diplomatiche in Bolivia. Il governo ad interim espelle María Teresa Mercado, ambasciatrice del Messico, Cristina Borreguero, la console di Spagna e altri diplomatici, per aver dato rifugio a personalità vicine a Evo Morales.</strong></p>
<p>&#8220;Il governo costituzionale che presiedo ha deciso di dichiarare persona non gradita l&#8217;ambasciatrice del Messico in Bolivia, María Teresa Mercado; l&#8217;incaricata degli affari di ambasciata, Cristina Borreguero, e console di Spagna in Bolivia, Álvaro Fernández, chiedendo loro di lasciare il paese entro 72 ore &#8220;, ha annunciato alla stampa l&#8217;autoproclamata presidente Jeanine Áñez.</p>
<p>La Añez ha aggiunto che la decisione riguarda anche &#8220;il gruppo di diplomatici [spagnoli] presumibilmente incappucciati e armati&#8221;, che il 27 dicembre si sarebbero resi protagonisti di un incidente mentre tentavano di entrare nell&#8217;ambasciata messicana e sono stati intercettati dalla polizia locale.</p>
<p>A sua volta, il governo del Messico ha dato istruzione  alla sua ambasciatrice in Bolivia, María Teresa Mercado, di tornare nel paese per &#8220;salvaguardarne la sicurezza e l&#8217;integrità. L&#8217;ambasciata messicana in Bolivia resterà a carico di Ana Luisa Vallejo, attuale capo della Cancelleria della Missione. La nostra rappresentanza continuerà a funzionare normalmente dopo questo spostamento&#8221;, ha dichiarato l&#8217;amministrazione di Andrés Manuel López Obrador in una nota pubblicata sul suo sito web.</p>
<p>Il 26 dicembre, il Messico ha presentato un ricorso contro il governo de facto della Bolivia dinnanzi alla Corte internazionale di giustizia de L&#8217;Aia, per l&#8217;assedio all&#8217; ambasciata messicana e alla residenza ufficiale del suo ambasciatore a La Paz.</p>
<p>La tensione tra i due paesi è cresciuta negli ultimi giorni a causa dell&#8217;accerchiamento imposto dalle autorità de facto boliviane al quartier generale diplomatico messicano, dove nove persone legate all&#8217;ex presidente Evo Morales (2006-2019) hanno chiesto asilo.</p>
<p>da Sputnik in italiano</p>
<p><span style="color: #ff0000">Spagna espelle tre diplomatici del governo de facto boliviano</span></p>
<p><strong>Il governo spagnolo che fino ad ora aveva mantenuto un atteggiamento di somma cautela, ha deciso di rispondere in reciprocità al gesto ostile del governo de facto della Bolivia con l&#8217;espulsione di tre funzionari dalla sua Ambasciata a Madrid che dovranno anche uscire dalla Spagna in 72 ore. Si tratta dell&#8217;incaricato di affari, Luis Quispe Condori; dell&#8217;associato militare, Marcelo Vargas Barral; e dell’associato della polizia, Orso Fernando Oblitas Siles.  </strong></p>
<p>Invece, il governo messicano non risponderà per il momento con misure reciproche a La Paz. Alte cariche della Segreteria di Relazioni Estere hanno affermato che aspetteranno per decidere le prossime azioni, con l&#8217;obiettivo di proteggere i più di 10.000 messicani che vivono in Bolivia.</p>
<p>Il governo spagnolo ha diffuso questo lunedì un comunicato nel quale respinge pesantemente qualunque insinuazione su una supposta volontà di ingerenza nei temi politici interni della Bolivia. Per Spagna, sottolinea, qualunque affermazione in questo senso costituisce una calunnia diretta a danneggiare le nostre relazioni bilaterali con false teorie cospiratorie. Spagna esige che l&#8217;attuale governo de facto della Bolivia ritratti i contenuti delle sue affermazioni affinché possa ritornare quanto prima il buon senso di fiducia e cooperazione, conclude.</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Sputnik</p>
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		<title>Militari boliviani aggrediscono diplomatici spagnoli</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Dec 2019 02:31:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[aggressione all'ambasciata]]></category>
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		<description><![CDATA[Forze della polizia e militari appostati all'entrata dell’ambasciata del Messico a La Paz hanno aggredito il console e l'incaricata d’affari dell'ambasciata della Spagna accreditati in Bolivia. I funzionari diplomatici spagnoli sono stati intercettati all’entrata dell’ambasciata messicana e si è saputo attraverso la denuncia realizzata nelle reti sociali dall'ambasciatrice messicana, Maria Teresa Mercado.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11268" alt="twitter-Mercado" src="/files/2019/12/twitter-Mercado.jpg" width="580" height="633" />Forze della polizia e militari appostati all&#8217;entrata dell’ambasciata del Messico a La Paz hanno aggredito il console e l&#8217;incaricata d’affari dell&#8217;ambasciata della Spagna accreditati in Bolivia.  </strong></p>
<p>I funzionari diplomatici spagnoli sono stati intercettati all’entrata dell’ambasciata messicana e si è saputo attraverso la denuncia realizzata nelle reti sociali dall&#8217;ambasciatrice messicana, Maria Teresa Mercado.</p>
<p>“Sono con l’incaricata d’affari e console della Spagna nell’ambasciata, hanno fermato la loro macchina con targa diplomatica, oltre ad averli aggrediti”, ha scritto Mercado nel suo account di Twitter.</p>
<p>Però, minuti dopo avere pubblicato il messaggio l’ha cancellato; nello stesso la diplomatica affermava che questo atto è una violazione alla Convenzione di Vienna sulle Relazioni Diplomatiche.</p>
<p>Alcuni mezzi hanno diffuso senza conferma che “uomini incappucciati hanno cercato di entrare all&#8217;ambasciata del Messico a La Paz”, e più tardi ha fatto dichiarazioni su questo incidente violento il comandante dipartimentale della Polizia di La Paz, Julio Cordero, ad ATB Digital.</p>
<p>Cordero ha detto che gli incappucciati erano in realtà agenti che proteggevano l&#8217;incaricata d’affari della Spagna in Bolivia, che alla fine è riuscita ad entrare nell&#8217;ambasciata messicana.</p>
<p>I diplomatici spagnoli rimangono protetti dentro la residenza messicana.</p>
<p>Dal 23 novembre, Messico ha denunciato un incremento nel numero di elementi di sicurezza e di intelligenza della Bolivia fuori dalla sede diplomatica e dalla residenza ufficiale dell’ambasciatrice del Messico in questo paese.</p>
<p>Nelle sedi diplomatiche si trovano nove ex funzionari che dal 10 novembre scorso, dopo il golpe di stato contro Evo Morales, hanno chiesto asilo al Messico, ed aspettano tuttora per i salvacondotti per uscire dal paese.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<div id="attachment_11269" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11269" alt="Foto: ATB Digital" src="/files/2019/12/encapuchados-messico.jpg" width="580" height="721" /><p class="wp-caption-text">Foto: ATB Digital</p></div>
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		<title>Da Harvard a Cambridge. Oltre 100 esperti smentiscono ogni broglio elettorale in Bolivia</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Dec 2019 01:30:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Bolivia]]></category>
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		<description><![CDATA[Evo Morales è il presidente legittimo. Il resto è narrazione golpista. “Chiediamo che le istituzioni e i processi democratici della Bolivia siano rispettati”. Recita così il manifesto firmato da oltre 100 esperti internazionali in economia e statistica, che fanno “un appello all’OSA affinché ritiri le sue dichiarazioni fuorvianti sulle elezioni, che hanno contribuito al conflitto politico e sono state una delle ‘giustificazioni’ più utilizzate per portare a compimento il colpo di Stato militare”.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11239" alt="Bolivia" src="/files/2019/12/Bolivia.jpg" width="580" height="290" />Evo Morales è il presidente legittimo. Il resto è narrazione golpista. “Chiediamo che le istituzioni e i processi democratici della Bolivia siano rispettati”. Recita così il manifesto firmato da oltre 100 esperti internazionali in economia e statistica, che fanno “un appello all’OSA affinché ritiri le sue dichiarazioni fuorvianti sulle elezioni, che hanno contribuito al conflitto politico e sono state una delle ‘giustificazioni’ più utilizzate per portare a compimento il colpo di Stato militare”.</strong></p>
<p>I firmatari, provenienti da istituti come l’Economic Policy Institute e varie università degli Stati Uniti, Australia, Messico e India, tra gli altri, condannano il fatto che Donald Trump abbia sostenuto apertamente e fermamente il colpo di Stato militare del 10 novembre che ha rovesciato il governo del presidente Evo Morales “e spiegano attraverso la loro conoscenza in Statistica perché la ”narrazione sui brogli” non è corretta.</p>
<p>Ancora una volta la realtà confuta una narrazione tossica ripetuta a spron battuto e reti unificate per occultare che in Bolivia si è consumato un golpe. L’unica strada per allontanare dalla presidenza Evo Morales, presidente indigeno e socialista, sostenuto dalla maggioranza dei boliviani come hanno mostrato anche le ultime elezioni dove Morales aveva ottenuto ancora un trionfo.</p>
<p><span style="color: #ff0000">Gli esperti spiegano che non c’è stato nessun broglio</span></p>
<p>&#8220;C&#8217;è stata una pausa nel ‘conteggio rapido’ dei risultati delle votazioni &#8211; quando era stato raggiunto l&#8217;84% dei voti &#8211; e il vantaggio di Morales era di 7,9 punti percentuali. Con il 95% del conteggio totale dei voti, il suo margine era aumentato a poco più del 10%, circostanza che consentiva a Morales di vincere al primo turno senza dover andare al ballottaggio.</p>
<p>Alla fine, il conteggio ufficiale ha mostrato un vantaggio del 10,6%, spiegano gli esperti, basandosi su un rapporto pubblicato dal Center for Economic and Political Research (CEPR), un think tank con sede a Washington che ha già messo seriamente in discussione in un rapporto pubblicato il 10 novembre il ruolo della missione elettorale dell&#8217;OSA in Bolivia.</p>
<p>I firmatari ricordano che &#8220;non è insolito che i risultati di un&#8217;elezione presentino una distorsione in base alla posizione geografica, il che significa che i risultati possono variare a seconda di quando vengono conteggiati i voti nelle diverse aree&#8221;. La dichiarazione cita l&#8217;esempio delle ultime elezioni per il Governatore in Louisiana, in cui il candidato democratico ha vinto 2,6 punti percentuali dopo essere apparso perdente per quasi tutta la notte. &#8220;Il cambiamento nella leadership di Morales non è stato affatto ‘drastico’; faceva parte di un costante e continuo aumento del vantaggio di Morales che è iniziato ore prima dell&#8217;interruzione&#8221;, affermano.</p>
<p>Secondo questi esperti, la spiegazione dell&#8217;aumento del margine è &#8220;abbastanza semplice&#8221; e &#8220;si basa sul fatto che le aree che hanno visto conteggiati i loro voti in seguito erano più pro-Morales rispetto alle aree i cui voti erano stati contati in precedenza&#8221;. Un risultato finale che qualificano come &#8220;abbastanza prevedibile in base al primo 84% dei voti riportati&#8221;. &#8220;Ciò è stato dimostrato attraverso un&#8217;analisi statistica e anche attraverso un&#8217;analisi più semplice delle differenze tra le preferenze politiche delle aree scrutinate”, sottolineano.</p>
<p>Il manifesto si conclude con un appello al Congresso degli Stati Uniti affinché indaghi &#8220;sul comportamento dell&#8217;OSA” e contrasti il &#8220;colpo di Stato militare&#8221; e le violazioni dei diritti umani del governo di fatto&#8221;, oltre a sottolineare la responsabilità dei media che dovrebbero cercare analisti indipendenti &#8220;invece di basarsi solo sui funzionari dell&#8217;OSA”. &#8220;Molte vite possono dipendere dal chiarimento di questa storia&#8221;, concludono, riferendosi a un conflitto in cui, secondo l&#8217;ultimo resoconto del Defensor del Pueblo, il bilancio parziale delle vittime ascende a 32.</p>
<p>da L&#8217;AntiDiplomatico</p>
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		<title>Autorità della sanità golpiste della Bolivia mentono qualificando come “danno” la cooperazione cubana</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Nov 2019 17:12:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Bolivia]]></category>
		<category><![CDATA[calunnie contro medici cubani]]></category>
		<category><![CDATA[cooperazione medica cubana]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>

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		<description><![CDATA[Autorità golpiste della Bolivia mentono qualificando come “danno” la cooperazione di Cuba in questo paese, ha dichiarato questo venerdì il ministro di Salute Pubblica dell'Isola, Josè Angel Portal Miranda, nella rete sociale Twitter.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11228" alt="mc2aedicos-cubanos-4" src="/files/2019/11/mc2aedicos-cubanos-4.jpg" width="768" height="518" />Autorità golpiste della Bolivia mentono qualificando come “danno” la cooperazione di Cuba in questo paese, ha dichiarato questo venerdì il ministro di Salute Pubblica dell&#8217;Isola, Josè Angel Portal Miranda, nella rete sociale Twitter.  </strong></p>
<p>Portal Miranda ha denunciato che “è una grave offesa e mancanza di rispetto per i milioni di boliviani curati dai medici cubani.”</p>
<p>In una pubblicazione in Facebook, il ministro ha aggiunto che “nessuno potrà cancellare l&#8217;impronta amorosa di Cuba in Bolivia, come neanche potranno spegnere la luce dell&#8217;internazionalismo e la solidarietà del nostro paese, un principio della nostra Rivoluzione e della salute pubblica cubana.”</p>
<p>Più di 407 000 lavoratori della salute cubani hanno offerto i loro servizi in 156 paesi per 56 anni di collaborazione medica internazionale.</p>
<p>Il 15 novembre, il Ministero di Relazioni Estere ha informato che:</p>
<p>“Nelle ultime ore diverse autorità presenti nello Stato Plurinazionale della Bolivia hanno presentato l&#8217;idea che alcuni collaboratori cubani incoraggiano le proteste che si stanno producendo in Bolivia, ed a questo si unisce una denuncia simile nelle reti sociali, attraverso account di provenienza dubbiosa e profili falsi, che incitano alla violenza contro il personale della salute”.</p>
<p>“In questo contesto, il 13 novembre, quattro membri della Brigata Medica ne El Alto sono stati fermati dalla polizia mentre si trasferivano verso la loro residenza, col denaro estratto da una banca per pagare i servizi di base e gli affitti dei 107 membri della Brigata Medica in questa regione”.</p>
<p>“La detenzione è stata fatta sotto la presunzione calunniosa che il denaro avrebbe dovuto finanziare le proteste. I rappresentanti della polizia e del Pubblico Ministero, hanno visitato le sedi della Brigata Medica ad El Alto e La Paz e si è confermato, a partire dai documenti, da elenchi e da dati bancari, che la cifra di denaro coincideva con la quantità estratta regolarmente tutti i mesi”.</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione Ida Garberi</p>
<p>foto:Yordanis Rodriguez Laurencio/Cubadebate</p>
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		<title>Fidel: “Evo, alzati e cammina”</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Nov 2019 19:32:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Conobbi Fidel in un incontro per l'autodeterminazione e la solidarietà tra i popoli, organizzato nel 1992 a L'Avana. Io non avevo denaro e con quello che ho risparmiato, ho potuto comprare solo un passaggio di andata. A Cochabamba, gli organizzatori boliviani mi hanno detto: “Spendi solo quello che hai, poi là ti restituiranno il denaro e ti daranno anche il tuo passaggio di ritorno.”  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11222" alt="evo-fidel1-580x608" src="/files/2019/11/evo-fidel1-580x608.png" width="580" height="608" />Cubadebate ed il sito “Fidel, Soldato delle Idee” condividono tre aneddoti su Fidel ed Evo:</strong></p>
<p>“Conobbi Fidel in un incontro per l&#8217;autodeterminazione e la solidarietà tra i popoli, organizzato nel 1992 a L&#8217;Avana. Io non avevo denaro e con quello che ho risparmiato, ho potuto comprare solo un passaggio di andata. A Cochabamba, gli organizzatori boliviani mi hanno detto: “Spendi solo quello che hai, poi là ti restituiranno il denaro e ti daranno anche il tuo passaggio di ritorno.”</p>
<p>Fidandomi di loro, sono partito, solo per conoscere Cuba e Fidel. Arriviamo, avevamo gratis alloggio e colazione. Per la prima volta entrai al Palazzo delle Convenzioni e c’era Fidel nello scenario. Era impossibile avvicinarsi. Mi sono iscritto nella lista degli oratori, ho aspettato due giorni per parlare tre minuti. Non ho potuto salutare Fidel, ma l’ho visto a circa cento metri.</p>
<p>A volte, il mio unico cibo del giorno era la colazione gratis, dopo bevevo Tropicola. Poi, sono arrivati i problemi per ritornare: non c&#8217;era un passaggio a La Paz, mi hanno riservato L&#8217;Avana-Lima, e sono arrivato là con un dollaro che ho cambiato a soles per chiedere aiuto ad un dirigente della Confederazione Contadina del Perù, Juan Rojas, che felicemente mi ha prestato cento dollari per ritornare in Bolivia.</p>
<p>Mi ha detto per scherzo: “Cocalero e non hai soldi??”. Quel denaro mi è servito per arrivare a Cuzco e da lì continuare in autobus verso Bolivia, per arrivare al Congresso della Federazione Contadina.</p>
<p>Mi avevano fatto notare che la strada che ancora non era pavimentata, non era sicura durante la stagione delle piogge. Io sono stato capriccioso ed ho continuato: tardai una notte ed un giorno. L&#8217;autobus ogni momento si impantanava e dovevo togliermi le scarpe per spingerlo in mezzo al fango. Tutto per conoscere Fidel.</p>
<p>Fidel è un fratello maggiore, saggio, il cui principio basilare è la solidarietà e la lotta per l&#8217;uguaglianza e la dignità. Fidel mi chiama, mi abbraccia, parla con me, mi orienta. Una volta gli ho detto, prima di essere presidente: “Se un giorno vincessi come presidente e gli Stati Uniti ci bloccano economicamente, che cosa devo fare, come devo prepararmi?.”</p>
<p>Altri membri del governo cubano mi dicevano: “Questo bisogna gestirlo con attenzione, non possiamo arrischiarci”, mentre Fidel mi ha detto: “Non  devi avere paura, Bolivia non è un&#8217;isola come Cuba, Bolivia ha paesi amici e ricchezze naturali”. E mi ha spiegato due cose: in primo luogo, avendo gas e petrolio, minerali, non dobbiamo avere paura del blocco economico.<br />
Dobbiamo solo sapere amministrare, recuperare quelle risorse.</p>
<p>Secondo, mi diceva: “Guarda Lula, Kirchner, Chavez, Cuba; noi non avevamo nulla di tutto ciò, ed alla fine neanche l&#8217;Unione Sovietica”. Dopo, già nel 2003, mi ha detto in una conferenza: “Non fate quello che noi abbiamo fatto –facendo riferimento alla lotta armata per liberare Cuba–, fate una rivoluzione democratica. Stiamo vivendo in un altro tempo, la gente vuole trasformazioni profonde, ma non vuole guerre.”</p>
<p>Una volta, quando l&#8217;aeroplano presidenziale ha fatto un giro nell&#8217;aria, non so come lo avrà saputo, ma Fidel mi ha detto: “Voi non avete bisogno di consigli politici bensì psichiatrici”. Si preoccupa molto per la nostra sicurezza, è la prima cosa che sempre mi domanda, sicuramente per gli attentati che lui ha superato, grazie all&#8217;efficacia della sua sicurezza.</p>
<p>Il 29 aprile 2005 ero a Cuba convalescente di un&#8217;operazione del ginocchio. Ero in un atto con Chavez ed, alla fine, mi chiama Fidel per una “foto dell&#8217;asse del male”. Quando l&#8217;ascolto mi dimentico di raccogliere le stampelle e camminai così, i medici rimasero sorpresi. Sembrò una specie di ordine biblico: “Evo, alzati e cammina”. Ricordo anche l&#8217;emozione di essere due volte ad un Primo di Maggio nella Piazza della Rivoluzione, qualcosa di inedito nel mondo, insieme a milioni di cubani.</p>
<p>di Luis Baez</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>Foto: Así es Fidel, libro di Luis Báez.</p>
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		<title>Presentano relazione che rivela i piani per abbattere Evo Morales</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Nov 2019 22:05:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Bolivia]]></category>
		<category><![CDATA[Evo Morales]]></category>
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		<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Centro Strategico Latinoamericano di Geopolitica ha pubblicato la relazione degli Stati Uniti e la costruzione del golpe contro Bolivia, dove si parla degli interessi relazionati con Washington, che hanno lavorato per abbattere l'ex presidente Evo Morales. Tra i temi che si abbordano in questa analisi si trovano perfino i mezzi di comunicazione boliviani, statunitensi ed europei che hanno denunciato la frode nelle elezioni generali del 20 ottobre, prima di terminare il conteggio, e dove accusavano Morales di essere un dittatore.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11216" alt="Bolivia-represión-golpe-de-estado-580x387" src="/files/2019/11/Bolivia-represión-golpe-de-estado-580x387.jpg" width="580" height="387" />Il Centro Strategico Latinoamericano di Geopolitica ha pubblicato la relazione degli Stati Uniti e la costruzione del golpe contro Bolivia, dove si parla degli interessi relazionati con Washington, che hanno lavorato per abbattere l&#8217;ex presidente Evo Morales.</strong></p>
<p>Tra i temi che si abbordano in questa analisi si trovano perfino i mezzi di comunicazione boliviani, statunitensi ed europei che hanno denunciato la frode nelle elezioni generali del 20 ottobre, prima di terminare il conteggio, e dove accusavano Morales di essere un dittatore.</p>
<p>Nello studio, si legge che mass media come la BBC, il New York Times, il Washington Post, The Guardian, France 24 ed agenzie come Reuters hanno decretato che la cosa corretta era andare ad un secondo turno, anche se non si era finito il conteggio dei voti. Durante quasi tutto l&#8217;anno le corporazioni di comunicazione avevano fabbricato matrici di opinione false per delegittimare Evo.</p>
<p>Questo lavoro, elaborato da Silvina Romano, Tamara Lajtman, Anibal Garcia Fernandez ed Arantxa Tirato, fa una cronologia sui comunicati degli USA, dichiarazioni e disegni di legge che avevano influenza sulle presidenziali della Bolivia, dove Morales HA VINTO al primo turno.</p>
<p><span style="color: #ff0000">Una frode annunciata </span></p>
<p>Secondo gli autori, dopo aver deciso di usare l&#8217;idea di “frode elettorale”, si deve considerare l&#8217;importanza geopolitica e geostrategica del territorio boliviano e la disputa per l&#8217;accesso ed appropriazione delle risorse naturali.</p>
<p>In relazioni di “think tanks” statunitensi e di Wikileaks, si parlava del potenziale di sviluppo del litio nel paese andino e come il suo “clima insicuro” fosse il principale inibitore dell&#8217;investimento straniero.</p>
<p>Il litio si può trasformare in un problema geopolitico, diceva un testo dell&#8217;Atlantic Council intitolato “Il ruolo della Bolivia nella transizione energetica minacciato dall&#8217;incertezza del litio”, dove inoltre si faceva riferimento alla presenza di Cina nella regione ed al suo controllo della somministrazione del metallo.</p>
<p>Allo stesso modo, nel documento, firmato da vari investigatori si legge che più di un anno prima delle elezioni, Stratfor, una consulente che realizza investigazioni di intelligenza per la Casa Bianca, esponeva, in una serie di relazioni, scenari di tumulti, instabilità e possibili sanzioni degli USA di fronte ad una vittoria di Evo Morales, come spiega una delle autrici della relazione, Silvina Romano.</p>
<p>L&#8217;unico scenario possibile era quello di un secondo turno, cioè, si veniva già prefabbricando l&#8217;opinione che non si poteva accettare un trionfo del MAS nel primo turno, spiega Romano, che aggrega che questa possibilità si presentava come desiderabile e probabile da parte del settore privato statunitense, le élite boliviane ed altri gruppi imprenditoriali della destra latinoamericana.</p>
<p><span style="color: #ff0000">Il ruolo dell&#8217;OSA</span></p>
<p>L&#8217;OSA ha avuto un ruolo da protagonista nel golpe di stato contro Evo Morales dalla mano del suo segretario generale, Luis Almagro, denuncia l&#8217;analisi.</p>
<p>La Missione di Osservazione Elettorale dell&#8217;OSA che era un accompagnatore elettorale nei suffragi del passato 20 ottobre in Bolivia, tre giorni dopo le votazioni ha presentato davanti all&#8217;organismo regionale una relazione preliminare dove considerava che continuava essendo la migliore opzione convocare ad un secondo turno davanti alle presunte irregolarità trovate nel processo.</p>
<p>Questa segnalazione ha permesso che dieci giorni dopo avere portato a termine i suffragi, il governo e la segreteria generale dell’OSA firmassero un accordo che ha compromesso il paese andino a permettere che si realizzasse un auditing integrale dei risultati e che i suoi risultati fossero vincolanti.</p>
<p>Il processo di auditing, nel quale hanno partecipato 33 esperti dell’OSA accompagnati da rappresentanti del Messico e di Spagna, si è portato a termine e le conclusioni sono state affrettate, nonostante tutta l’operazione fosse stata accordata col governo.</p>
<p>Così, il 10 novembre, l&#8217;OSA ha pubblicato un comunicato dove ha sollecitato di annullare i risultati delle elezioni ed a convocare nuovi suffragi. A partire da qui, e malgrado l&#8217;organismo non mettesse in dubbio la vittoria di Morales alle urne, i fatti sono precipitati ed il mandatario si è visto obbligato a dimettersi, costretto dalla forza armata.</p>
<p>preso da RT</p>
<p>foto:AFP</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://media.cubadebate.cu/wp-content/uploads/2019/11/ee-uu-y-la-construccion-del-golpe-en-bolivia-1.pdf" >per leggere la relazione Estados Unidos y la construcción del golpe de Estado en Bolivia clikka qui</a></p>
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