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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Benicio Del Toro</title>
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		<title>Benicio del Toro: “Lo show mi piace solo quando sto lavorando”</title>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2015 00:39:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Benicio Del Toro]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[Avevo appena conversato poco più di mezz'ora con un attore di Hollywood. Per meglio dire: un Attore, con “a” maiuscola, perché ovviamente non è la stessa cosa un tipo con un Oscar, una Palma d’Oro, un Premio Goya che qualunque Jackie Chan o Sylvester Stallone, calci vanno e pallottole vengono senza senso né giustificazione.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8608" alt="" src="/files/2015/05/benicio-del-toro-1.jpg" width="580" height="387" />Avevo appena conversato poco più di mezz&#8217;ora con un attore di Hollywood. Per meglio dire: un Attore, con “a” maiuscola, perché ovviamente non è la stessa cosa un tipo con un Oscar, una Palma d’Oro, un Premio Goya che qualunque Jackie Chan o Sylvester Stallone, calci vanno e pallottole vengono senza senso né giustificazione. La cosa certa è che non ero mai stato davanti ad una stella del cinema mondiale. Mai, fino a che una congiunzione propizia degli astri mi ha seduto di fronte a Benicio del Toro nella terrazza dell’Hotel Nazionale a L’Avana.  </strong></p>
<p>Dal primo momento, Del Toro mi è sembrato Javier Rodriguez, il suo poliziotto senza macchia in “Traffic”. Tentai di vedere qualche dettaglio che lo legasse con Fred Fenster, il delizioso malvivente di “I soliti sospetti”, o col guerrigliero Che Guevara che incarnò per il suo amico Steven Soderbergh. Ma quello sguardo reticente mi portava, inevitabilmente, all&#8217;agente incorruttibile che gli ha dato il premio dell&#8217;Accademia nell&#8217;anno 2000.</p>
<p>Niente denunciava in lui l&#8217;uomo abituato ai teatri di prosa, alla riverenza universale ed al grido della fama.</p>
<p>Devo ammetterlo: è servita molto poco la mia risorsa della provocazione. Benicio del Toro è un raro esemplare portoricano che fa dell&#8217;equanimità un meccanismo di sopravvivenza, ed evade le domande incisive con un&#8217;eleganza educata, allenata da tanti anni di contatto coi mezzi di comunicazione.</p>
<p>-Voglio sapere che magnetismo ha Cuba che Benicio del Toro ritorna una ed un&#8217;altra volta…</p>
<p>Per la sua gente, la sua storia… sono venuto molte volte. Dal 2001 al 2007 venni qui frequentemente per fare il lavoro investigativo per i film del Che, ed in quel tempo conobbi molte persone, ho fatto molti amici. Così è come succedono le cose.</p>
<p>-Dicono che i film lasciano cicatrici nell&#8217;anima dell&#8217;attore…..</p>
<p>I personaggi ti educano in una o in un&#8217;altra maniera. Per esempio, in “Senza paura” e “Paura e delirio a Las Vegas”, leggendo il libro e conoscendo l&#8217;autore, Hunter S. Thompson, mi sono aperto un nuovo modo di vedere la letteratura. Con “Traffic” mi è successo lo stesso, lavorando direttamente con una problematica tanto delicata come quella della droga. Ed il film del Che, monumentale, mi ha insegnato molto sulla storia dell&#8217;America latina. Credo che sia quella che più mi ha marchiato.</p>
<p>-Nel film del Che, qualcuno afferma che per essere rivoluzionario bisogna essere un po&#8217; pazzo. Condivide questo criterio?</p>
<p>Tra molte delle altre cose, bisogna aggiungere questo. Mi stai chiedendo se io sono un po&#8217; matto per fare quello che faccio? Bhè, magari lo sono.</p>
<p>Dopo un sorriso, beve il suo caffé, mi fissa e mormora:</p>
<p>Bisogna essere un po&#8217; osato. Più del normale. Benché non del tutto matto, perché bisogna essere conseguente ed avere un ordine ed una preparazione. Ma sì, definitivamente bisogna essere un po&#8217; matto per essere rivoluzionario ed anche per metterti a fare l’attore, che è qualcuno il cui destino è nelle mani degli altri: il regista, lo scrittore, il produttore… La carriera del pittore o del musicista è nelle sue proprie mani; quella di un attore, no.</p>
<p>- Crede che cinema e compromesso politico devono essere un matrimonio, o possono prescindere uno dall&#8217;altro?</p>
<p>Possono camminare insieme, ma è anche possibile fare buon cinema con l&#8217;unico proposito di intrattenere. Perché alla fine l&#8217;idea del cinema è fuggire.</p>
<p>- Come fanno carriera le minoranze latine a Hollywood?</p>
<p>E’ complicato. Il cinema risulta difficile per il latino, il modello funziona come quello dell&#8217;afro-americano o dell&#8217;italo-americano. Guarda questo anno, ad Alejandro González Iñárritu –che è messicano &#8211; gli hanno dato una doccia di Oscar, ma lui li meritava da tempo. Alcuni latini arrivano negli Stati Uniti con un lavoro fatto nei loro stessi paesi, come Diego Luna o Gael Garcia Bernal. Altri, invece, si sono formati là, come nel mio caso. Il problema è che il latino l&#8217;invitano a fare un latino, e sicuramente quello che scrive i copioni non lo è. Allora sarai narcotrafficante, facchino, non so… Perché la domanda vera è: Quanti scrittori latini lavorano nell&#8217;industria, facendo copioni che siano interessanti da raccontare per Hollywood?</p>
<p>-Ad un giornale spagnolo le ha dichiarato che adora il mistero che nasconde una pantera nera. Come fa chi lavora per essere negli occhi del mondo, ad essere una persona riservata, introversa?</p>
<p>Ci sono attori estroversi, ed altri no. Succede come col resto della gente. Alcuni preferiscono lo show; a me solo piace quando sto lavorando. Sono un uomo tranquillo.</p>
<p>- Si considera un buon attore, un gran attore, o un uomo che ha avuto la fortuna di stare nella stazione quando il treno passava per lui?</p>
<p>Io credo che ho avuto la fortuna di avere talento, credo che in certi momenti sia stato migliore che in altri. Ho avuto fortuna, sì, ma è arrivata accompagnata dallo sforzo, dalla disciplina e dall&#8217;entusiasmo. Ci sono molti attori di oggi che mi piacciono molto, non credo che devo mettermi a dire “io sono un gran attore”, questo lo devono dire gli altri. Non credo che tocchi a me dirlo.</p>
<p>di Michel Contreras</p>
<p>foto: K</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Presentano “Sette giorni a L&#8217;Avana”</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 22:40:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Benicio Del Toro]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[Festival del Cinema]]></category>

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		<description><![CDATA[L'attore portoricano Benicio del Toro presenta il suo debutto come direttore nel Festival del Cinema de L'Avana, con un film collettivo girato insieme a registi come lo spagnolo Julio Medem o l'argentino Pablo Trapero.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_2317" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-2317" src="/files/2011/12/BenicioHabana.jpg" alt="Benicio Del Toro" width="300" height="250" /><p class="wp-caption-text">Benicio Del Toro</p></div>
<p>L&#8217;attore portoricano Benicio del Toro presenta il suo debutto come direttore nel Festival del Cinema de L&#8217;Avana, con un film collettivo girato insieme a registi come lo spagnolo Julio Medem o l&#8217;argentino Pablo Trapero. </strong></p>
<p>Del Toro, di 44 anni, partecipa al film “Sette giorni a L&#8217;Avana” col cortometraggio “Yuma “, di 15 minuti, girato completamente per le strade della capitale cubana tra marzo e maggio di questo anno.</p>
<p>Il film, una mostra congiunta di sette direttori, cerca di plasmare un&#8217;istantanea attuale della città de L&#8217;Avana. Nella coproduzione ispano-francese presentata fuori competizione partecipano oltre a Del Toro il francese Laurent Cantet, il franco-argentino Gaspar Noè, l&#8217;argentino Pablo Trapero, il palestinese Elia Suleiman, lo spagnolo Julio Medem ed il cubano Juan Carlos Tabio.</p>
<p>Il film pretende dare “un&#8217;immagine di costume della realtà di questa città tanto eclettica”, segnalò in maggio al termine dei rodaggi il produttore del film, lo spagnolo Alvaro Longoria.</p>
<p>L&#8217;idea non era che “i cortometraggi siano indipendenti, ma in qualche modo si incrocino tra loro, riflettendo un po&#8217; quello che è la realtà di questa città, dove tutte le vite finiscono per incrociarsi”, ha aggiunto.</p>
<p>“Abbiamo girato per fare tre film”, ha affermato da parte sua Del Toro dopo terminare i lavori di “Yuma”, l&#8217;appellativo col quale si conoscono gli stranieri a Cuba. Il suo debutto è un “sogno realizzato”, ha segnalato.</p>
<p>Nel film partecipano, tra gli altri, gli attori cubano Jorge Perugorria, Mirta Ibarra e Daisy Granado, oltre al tedesco Daniel Brühl ed al direttore e musicista serbo Emiro Kusturica che lavorò insieme all&#8217;argentino Pablo Trapero nel breve “Martes”.</p>
<p>Il festival del cinema de L&#8217;Avana termina domenica 11 dicembre, dopo 11 giorni di proiezioni ed altri eventi. Per il premio Corallo competono otto di film brasiliani ed altrettanti argentini, i paesi latinoamericani con più film nel concorso di lungometraggi di finction, insieme a Cuba.</p>
<p>preso da www.cubadebate.cu</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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