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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Barack Obama</title>
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		<title>Un&#8217;altra lotta cubana contro i demoni</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2021 20:47:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In quel momento, con l'aiuto dell'avvocato Néstor Rodríguez Triana, di Nueva Gerona, abbiamo lanciato due pagine contro il bloqueo mentre guardavamo con ammirazione altri sforzi di denuncia, come quello guidato da Carlos Lazo, le sue carovane, i suoi ciclisti, i suoi Ponti d'Amore. Successivamente, abbiamo contattato il Dottore in Scienze Manuel Tejeda, che aveva avuto un'idea dal volo alto e tanti carati: andare direttamente ad affrontare il blocco (embargo per le persone di lingua inglese) nei centri del potere politico negli Stati Uniti.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_12030" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-12030" alt="Il Dr. Manuel Tejeda, che ha avuto l'idea e il concetto di questo Movimento contro il Bloqueo, a sinistra, e il Prof Carlos Lazo, anche lui uno dei leader di questa iniziativa, che da tempo si batte contro la politica aggressiva del bloqueo." src="/files/2021/04/Antibloqueo-Dr-Tejada-y-Carlos-Lazo.jpg" width="580" height="330" /><p class="wp-caption-text">Il Dr. Manuel Tejeda, che ha avuto l&#8217;idea e il concetto di questo Movimento contro il Bloqueo, a sinistra, e il Prof Carlos Lazo, anche lui uno dei leader di questa iniziativa, che da tempo si batte contro la politica aggressiva del bloqueo.</p></div>
<p lang="it-IT"><strong>Lo scorso gennaio, il New England * ha vissuto giorni molto difficili. Abbiamo tutti assistito al fatto che, durante la fine del governo (?) di Donald Trump, Pompeo e i suoi soci includevano Cuba in un modo insolito nella Lista dei paesi che sponsorizzano il terrorismo, chiaramente per porre un altro ostacolo ed evitare la prevedibile e prossima fine del bloqueo contro Cuba e il suo popolo.</strong></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT">In quel momento, con l&#8217;aiuto dell&#8217;avvocato Néstor Rodríguez Triana, di Nueva Gerona, abbiamo lanciato due pagine contro il bloqueo mentre guardavamo con ammirazione altri sforzi di denuncia, come quello guidato da Carlos Lazo, le sue carovane, i suoi ciclisti, i suoi Ponti d&#8217;Amore. Successivamente, abbiamo contattato il Dottore in Scienze Manuel Tejeda, che aveva avuto un&#8217;idea dal volo alto e tanti carati: andare direttamente ad affrontare il blocco (embargo per le persone di lingua inglese) nei centri del potere politico negli Stati Uniti.</p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT">A metà gennaio, il dottor Manuel Tejeda ed io abbiamo deciso di aprire una nuova pagina su Facebook e successivamente creare un sito web dedicato, non per denunciare il bloqueo (il mondo intero lo ha già denunciato con argomentazioni potenti e inconfutabili), ma per indebolirlo e successivamente eliminarlo dove solo può essere rimosso, cioè all&#8217;interno degli Stati Uniti.</p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT">Il bloqueo imposto dagli Stati Uniti contro Cuba da più di mezzo secolo è la più lunga guerra economica della storia umana, deliberatamente progettata per causare fame, malattie e disperazione nella popolazione cubana. Il suo obiettivo è provocare l&#8217;ingovernabilità del paese, il caos. Per i promotori di questo genocidio, il fatto che tante persone ne soffrano è solo un danno “collaterale” e, quindi, poco importante.</p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT">Il governo degli Stati Uniti, lungi dal porre fine al bloqueo economico, commerciale e finanziario che ha imposto alla Repubblica di Cuba, ha mantenuto in vigore le leggi, le disposizioni e le pratiche che lo sostengono. I meccanismi politici, amministrativi e repressivi hanno continuato a essere rafforzati per la loro attuazione più efficace e deliberata, in modo che il bloqueo causi più dolore e danni.</p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT">Il 17 dicembre 2014, in un discorso simultaneo, i presidenti di Cuba, Raúl Castro Ruz, e degli Stati Uniti, Barack Obama, hanno annunciato l&#8217;inizio di un processo di ristabilimento delle relazioni diplomatiche tra i due paesi e, in generale, di un miglioramento nella convivenza. Obama ha riconosciuto che la politica di bloqueo economico contro Cuba non aveva avuto successo e la necessità di fare un cambiamento in questo senso. Durante il governo di Donald Trump, questa politica è stata invertita e le restrizioni anti-cubane sono state drasticamente rafforzate.</p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT">Durante tutto questo tempo, il popolo cubano e il governo hanno protestato e chiesto la fine del bloqueo ovunque e con un enorme sforzo e vittorie diplomatiche molto forti. Sia a Cuba che nel resto del mondo, il rifiuto indiscusso del bloqueo è stato espresso e reso sempre più chiaro. Ma la realtà è che il controllo della fine di quel mostro è negli Stati Uniti, nel loro Congresso e nel ramo esecutivo del governo, con sede nella Casa Bianca.</p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT">Questa iniziativa che stiamo portando avanti si basa sulla necessità di sconfiggere il bloqueo laddove solo può essere fatto in pratica, cioè all&#8217;interno degli Stati Uniti e del suo governo. L&#8217;obiettivo non è denunciarlo, dimostrare la sua folle crudeltà &#8211; che, insisto, è stato fatto a livello internazionale con molta intensità &#8211; ma procedere a sminuirla e successivamente a farla finire praticamente. Ciò non si ottiene solo con slogan, né con buoni auspici e ragioni, né con voti nelle organizzazioni internazionali. Tutto ciò è estremamente importante, ma lo abbiamo fatto già da molto tempo e continueremo a mantenerlo ora e in futuro. E intanto il bloqueo? Continua e sta bene, grazie.</p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT">I nemici di Cuba sono stati padroni del gioco politico all&#8217;interno degli Stati Uniti e sono partiti da un grande errore, da un&#8217;immensa calunnia, vale a dire (ed è stato facile farlo credere all&#8217;interno del governo degli Stati Uniti, in molti casi disposto ad accettarlo) che controllano quasi l&#8217;unanimità, i sentimenti dei cubani che vivono negli Stati Uniti e, naturalmente, il loro voto, che è la merce più preziosa a Washington DC.</p>
<p lang="it-IT">La nostra piattaforma ha un obiettivo ben definito. Dimostrare con cifre schiaccianti che è assolutamente falso che noi cubani che viviamo all&#8217;estero sosteniamo il bloqueo. In questo modo, avremo accesso ai centri di potere che ne decidono la fine, con un numero enorme di membri e candidati. A tutti bisogna dare un messaggio che enfatizzi di più la volontà di un futuro comune e prospero per entrambi i popoli, che dimostri l&#8217;enorme danno e deterioramento subito dal popolo cubano, e che dimostri anche ai cubani dalle idee e dai luoghi più diversi di residenza che è molto di più ciò che ci unisce, che ciò che ci separa. L&#8217;unità del nostro popolo è essenziale in questo sforzo.</p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT">Pertanto, non utilizzeremo, né consentiremo l&#8217;uso di commenti che non sono focalizzati sulla fine del bloqueo, o che hanno programmi politici di qualsiasi segno, o slogan, non importa quanto siano buoni e preziosi, o offensivi o con un linguaggio volgare di qualsiasi tipo. Parafrasando quello che è il nostro poeta nazionale, (Nicolas Guillen, ndt.) per tutto ciò che è utile per ottenere la fine del bloqueo, vogliamo: &#8220;Apri il muro!&#8221; Ma per cosa ci divide come popolo: “Tun, Tun, chi è? Lo scorpione e il millepiedi &#8230; Chiudi il muro! ”.</p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT">E così, in queste condizioni e premesse, il 28 gennaio di quest&#8217;anno è nata l&#8217;iniziativa No Embargo Cuba. In 58 giorni (abbiamo scritto questo testo il 26 marzo) abbiamo raggiunto un&#8217;adesione di 50.000 persone residenti in 128 paesi. Numeri sorprendenti, che ci fanno pensare che questo sforzo sia sulla strada giusta.</p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT">Abbiamo contattato più di una dozzina di senatori e rappresentanti al Congresso degli Stati Uniti, con molti sindaci e membri di numerosi consigli comunali, per promuovere risoluzioni contro il bloqueo. Le carovane che già esistevano stanno aumentando numericamente e, inoltre, hanno raggiunto un livello mondiale con carovane in molti paesi, un numero che continuerà a crescere.</p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT">Alcuni punti che ritengo importanti:</p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT">Il concetto di bloqueo ed embargo. In spagnolo e in altre lingue, uso sempre la parola bloqueo, che è per me cos&#8217;è questa enorme e selvaggia aggressività, in modo chiaro e indiscutibile. Un altro caso è quando ci rivolgiamo a un pubblico di lingua inglese, dove la parola che viene compresa è embargo, e in quei casi usiamo e useremo la parola embargo per ovvi motivi.</p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT">Niente è completamente apolitico in questo mondo. Il fatto stesso di essere contro il bloqueo implica una posizione politica definita. Ciò che non si vuole è che questo forum deragli dai suoi scopi e diventi un forum per il dibattito politico, poiché ce ne sono migliaia per coloro che li vogliono.</p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT">Questa pagina ha lo scopo esclusivamente di eliminare il bloqueo e per questo abbiamo bisogno di una grande unità che esisterà solo in condizioni di grande diversità. Chi non lo capisce, o non gradisce questo approccio alla lotta contro il bloqueo, gli chiediamo cortesemente di presentare i suoi punti di vista in molti altri luoghi che si battono per tali strade, che sono importanti e li rispettiamo. Ma questa iniziativa mira a rimuovere il bloqueo, e non è dedicata al dibattito politico, per quanto non siamo per niente apolitici.</p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT">Fingere di essere al &#8220;centro&#8221; tra il bene e il male è immorale e ipocrita. Non siamo e non saremo mai al centro tra il popolo cubano e i suoi aggressori, né tra la gente dei campi di concentrazione e Valeriano Weyler, né tra Hitler e gli ebrei. Accettiamo semplicemente tutti coloro che sostengono il popolo cubano nella loro lotta contro l&#8217;aggressione economica più spietata della storia, senza mettere in discussione cosa pensano delle altre questioni.</p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT">Per tutto questo chiediamo a chi ci legge il suo sostegno. Ti chiediamo di aderire alla nostra iniziativa anti-blocco su www.facebook.com/groups/noembargo o sulla piattaforma noembargocuba.com, sia in spagnolo che in inglese. Avere un gran numero di membri ci dà un enorme potere di influenza all&#8217;interno del governo degli Stati Uniti, per rompere il mito secondo cui i cubani residenti negli Stati Uniti sostengono tali politiche contro il loro popolo e che il voto cubano-americano sarà sempre &#8220;contrario&#8221; a un miglioramento delle relazioni tra i due paesi. Non vogliamo farlo per le &#8220;calende greche&#8221;, ma il più presto possibile.</p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT">Le possibilità di cambiare la correlazione di forze tra quelli che come noi sostengono la fine del bloqueo e coloro che vogliono aumentarlo sono molte. La fine del bloqueo, che ci piaccia o no, è decisa nel Congresso di Washington e alla Casa Bianca. Tutti i modi per segnalarlo aiutano. Ma è necessario vincere quella battaglia negli Stati Uniti. L&#8217;estrema destra a Miami sa giocare la partita politica negli Stati Uniti in modo eccellente e senza scrupoli, ha enormi risorse di tutti i tipi e quelli di noi che si oppongono a loro e ci provano per eliminare il bloqueo dobbiamo imparare a farlo meglio e con più dignità di loro, cercare il sostegno non solo dei cubani, ma di altre minoranze, degli anglosassoni e in generale di vasti strati del popolo statunitense che incluso crede, con nostra sorpresa, che il bloqueo non esista più, che Obama &#8220;l&#8217;abbia revocato&#8221;.</p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT">La giornalista cubana Arleen Rodríguez Derivet ci ha onorato con un&#8217;intervista sul suo programma La luz de la memoria, dove abbiamo presentato questi punti di vista. Vogliamo rimuovere il bloqueo dall&#8217;interno, che consideriamo il modo più viabile e pratico per farlo.</p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT">È un numero relativamente piccolo quello dei cubani che vivono negli Stati Uniti e che sostengono il bloqueo a tutti i costi. Sono molti di più quelli che vogliono visitare i loro parenti, ottenere visti per recarsi negli Stati Uniti dai loro parenti e amici; poter inviare denaro e pacchi postali ai loro fratelli che vivono sull&#8217;isola; che ci siano relazioni civili e rispettose tra i due paesi e che è possibile avere rapporti totalmente normali con i loro cari. Con il sostegno dei cubani e della comunità internazionale, ce la faremo!</p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT">Nota: * La regione nord-orientale degli Stati Uniti comprende gli stati del Connecticut, Rhode Island, Massachusetts, Vermont, New Hampshire e Maine.</p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT">di José R. Oro/ Cubadebate</p>
<p lang="it-IT">traduzione di Ida Garberi</p>
<p lang="it-IT">foto: tratte da noembargocuba.com.</p>
<p lang="it-IT">Il Dr. Manuel Tejeda, che ha avuto l&#8217;idea e il concetto di questo Movimento contro il Bloqueo, a sinistra, e il Prof Carlos Lazo, anche lui uno dei leader di questa iniziativa, che da tempo si batte contro la politica aggressiva del bloqueo.</p>
<p lang="it-IT">
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		<title>Jeff Flake sulle relazioni Cuba-USA: abbiamo fatto un passo indietro, ma abbiamo ancora delle speranze</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jun 2018 02:06:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il senatore repubblicano per lo stato nordamericano dell'Arizona, Jeff Flake, si è augurato oggi che i due paesi possano continuare a lavorare insieme per il bene delle relazioni tra gli Stati Uniti e Cuba. Questo è il messaggio che ha detto che porterà di ritorno al suo paese, come ha commentato in brevi dichiarazioni a Prensa Latina, insistendo che continuerà a sforzarsi per “ampliare i voli” perché “più cubano-americani, più statunitensi potranno viaggiare sull'isola caraibica ancora più persone potranno conoscere cosa succede veramente a Cuba”.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9188" alt="slider_cubaeeuu_banderas_11_0" src="/files/2016/03/slider_cubaeeuu_banderas_11_0.jpg" width="540" height="230" />Il senatore repubblicano per lo stato nordamericano dell&#8217;Arizona, Jeff Flake, si è augurato oggi che i due paesi possano continuare a lavorare insieme per il bene delle relazioni tra gli Stati Uniti e Cuba.  </strong></p>
<p>Questo è il messaggio che ha detto che porterà di ritorno al suo paese, come ha commentato in brevi dichiarazioni a Prensa Latina, insistendo che continuerà a sforzarsi per “ampliare i voli” perché “più cubano-americani, più statunitensi potranno viaggiare sull&#8217;isola caraibica ancora più persone potranno conoscere cosa succede veramente a Cuba”.</p>
<p>“È sicuro viaggiare a Cuba”, ha confermato Flake nelle sue parole riferendosi agli sviluppi che si sono ottenuti con le rappresentazioni diplomatiche, l&#8217;apertura delle ambasciate, quando era presidente Barack Obama.</p>
<p>Prima, in una dichiarazione ai giornalisti della stampa nazionale e straniera che l&#8217;aspettavano nell’Hotel Cohiba, di questa capitale, espresse il suo desiderio di “più cooperazione, più viaggi, più comunicazione ed una migliore relazione tra le due nazioni”, obiettivo nel quale spera “poter continuare ad avanzare”.</p>
<p>Questi sono stati i termini che hanno caratterizzato l&#8217;incontro che sia lui che il presidente esecutivo di Google, Emerson Schmidt -che l&#8217;accompagnava -, hanno sostenuto nel pomeriggio di questo lunedì col mandatario cubano, Miguel Diaz-Canel.</p>
<p>Con eccellente buon umore e rispondendo a tutte le domande dei reporter, il senatore ha scherzato segnalando che “non ci sono due persone che parlino lingue differenti ed allo stesso tempo conversino molto bene nello stesso linguaggio”, in riferimento al fatto che Diaz-Canel e Schmidt sono entrambi ingegneri.</p>
<p>In un altro momento ha sottolineato che “non sono mai stato a favore del bloqueo, sono a favore delle relazioni normali tra i due paesi”.</p>
<p>Il ministro cubano di Relazioni Estere, Bruno Rodriguez, ha anche ricevuto oggi il senatore repubblicano ed il presidente esecutivo di Google.</p>
<p>Flake, che non si presenterà alla rielezione nei suffragi a metà mandato di novembre negli Stati Uniti &#8211; ha viaggiato a Cuba in varie occasioni, ed è uno dei promotori di proposte legislative per un avvicinamento e per migliorare i vincoli tra L&#8217;Avana e Washington.</p>
<p>Il suo ritiro dal seggio nella Camera Alta del Congresso statunitense, apre la sfida per lo scanno dell&#8217;Arizona, che non ha un senatore democratico dal 1994.</p>
<p>testo di Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Oscar Lopez Rivera, liberato, sollecita il popolo portoricano a non rassegnarsi</title>
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		<pubDate>Thu, 18 May 2017 01:23:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'indipendentista Oscar Lopez Rivera, che passò 36 anni nelle prigioni degli Stati Uniti, sollecitò oggi il popolo portoricano a non rassegnarsi davanti alla situazione in cui si trova il paese. “Possiamo trascendere tutto quello che sta succedendo, però mai, mai ci arrenderemo e se amiamo questa patria abbiamo l'obbligo di difenderla”, espresse uscendo dalla casa di sua figlia Clarissa per firmare nel tribunale federale degli Stati Uniti la sua scarcerazione definitiva dopo la sua lunga pena.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_9980" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-9980" alt="Oscar Lopez Rivera" src="/files/2017/05/Lopez-Rivera-580x330.jpg" width="580" height="330" /><p class="wp-caption-text">Oscar Lopez Rivera</p></div>
<p><strong>L&#8217;indipendentista Oscar Lopez Rivera, che passò 36 anni nelle prigioni degli Stati Uniti, sollecitò oggi il popolo portoricano a non rassegnarsi davanti alla situazione in cui si trova il paese.</strong></p>
<p>“Possiamo trascendere tutto quello che sta succedendo, però mai, mai ci arrenderemo e se amiamo questa patria abbiamo l&#8217;obbligo di difenderla”, espresse uscendo dalla casa di sua figlia Clarissa per firmare nel tribunale federale degli Stati Uniti la sua scarcerazione definitiva dopo la sua lunga pena.</p>
<p>Come principale messaggio al popolo portoricano davanti alla crisi in cui si trova questa isola dei Caraibi di 3,5 milioni di abitanti, Lopez Rivera sollecitò “che non si rassegnino, che bisogna continuare a lottare, non dobbiamo arrenderci”.</p>
<p>Espresse anche la sua solidarietà con gli studenti in sciopero da 50 giorni nell&#8217;Università di Porto Rico (UPR), istituzione che disse bisogna difendere davanti ai ritagli previsti dal preventivo di 512 milioni di dollari.</p>
<p>La pena del lottatore indipendentista di 74 anni di età, è stata commutata il passato 17 gennaio dal presidente statunitense Barack Obama, alla vigilia di lasciare la Casa Bianca, ma doveva compiere altri quattro mesi, che sono appena finiti.</p>
<p>Per gestioni del congressista statunitense Luis Gutierrez, suo amico di tutta la vita a Chicago, Lopez Rivera è potuto ritornare in patria il passato 9 febbraio per finire di compiere la condanna agli arresti domiciliari nella casa di sua figlia nel quartiere di Santurce della capitale.</p>
<p>Annunciò ai giornalisti, ammassati di fronte all&#8217;edificio, che si propone visitare tutti i 78 municipi del paese per dialogare con le persone e “vedere che cosa possiamo fare”.</p>
<p>“Se amiamo questa patria, abbiamo l&#8217;obbligo di difenderla”, sottolineò l&#8217;ex prigioniero politico, che le autorità degli Stati Uniti avevano accusato di essere il principale dirigente delle clandestine Forze Armate di Liberazione Nazionale (FALN) che operarono a New York ed a Chicago nelle decadi degli anni 70 e degli anni 80 del secolo scorso.</p>
<p>Si riferì anche alla sua compatriota Ana Belen Montes, ex analista principale dell&#8217;Agenzia di Intelligenza di Difesa (DIA) condannata a 25 anni di prigione per spionaggio a favore di Cuba.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p><a rel="nofollow" target="_blank" href="https://youtu.be/_Avx1Dq0aoQ" >video delle dichiarazioni di Oscar Lopez Rivera</a></p>
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		<title>Fidel, il potere politico e la nuova cultura comunicativa</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2017 22:29:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[26º Feria del Libro]]></category>
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		<description><![CDATA[Tra i tanti successi di Fidel, come costruttore della nuova società cubana, si evidenzia il rovesciamento del capitalismo a favore del socialismo e dei suoi principi inerenti di uguaglianza e solidarietà; la sconfitta del dominio neo-colonialista USA, ottenendo così la sovranità, l’indipendenza e la dignità; la difesa dei diritti umani nella salute, istruzione, cultura e sport; il rispetto dell’uguaglianza razziale, della parità di genere, dell’alimentazione e della casa per tutti; la difesa della libertà di espressione e di stampa che è uno dei fronti in cui l’esempio di Fidel ha molto da continuare ad insegnarci; e la creazione di un’atmosfera sociale e politica civile e senza violenza. La base di queste imprese, inesistenti prima del 1959, risultante dalla Rivoluzione che soppresse lo stato sostenuto dagli USA.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_9781" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-9781" alt="Colloquio &quot;Fidel, politica e cultura&quot;, Arnold August è il primo a sinistra, foto Prensa Latina" src="/files/2017/02/panel-fidel.jpg" width="580" height="386" /><p class="wp-caption-text">Colloquio &#8220;Fidel, politica e cultura&#8221;, Arnold August è il primo a sinistra, foto Prensa Latina</p></div>
<p><strong>Tra i tanti successi di Fidel, come costruttore della nuova società cubana, si evidenzia il rovesciamento del capitalismo a favore del socialismo e dei suoi principi inerenti di uguaglianza e solidarietà; la sconfitta del dominio neo-colonialista USA, ottenendo così la sovranità, l’indipendenza e la dignità; la difesa dei diritti umani nella salute, istruzione, cultura e sport; il rispetto dell’uguaglianza razziale, della parità di genere, dell’alimentazione e della casa per tutti; la difesa della libertà di espressione e di stampa che è uno dei fronti in cui l’esempio di Fidel ha molto da continuare ad insegnarci; e la creazione di un’atmosfera sociale e politica civile e senza violenza. La base di queste imprese, inesistenti prima del 1959, risultante dalla Rivoluzione che soppresse lo stato sostenuto dagli USA.</strong></p>
<p>Già nel 1953, la conquista di un nuovo potere rivoluzionario del popolo passava in primo piano nella mente di Fidel. Il suo incrollabile obiettivo si mescolava con lo spirito di auto-sacrificio che caratterizzò tutta la sua vita politica. Tra rovesci e vittorie, dal 1953 al 1956 e fino al 1959, il suo pensiero e la sua azione si ispirarono a questo incrollabile obiettivo, indelebilmente associato a tattiche creative disegnate per passare dall’aspirazione alla conquista del potere popolare, per mezzo della rivoluzione armata, per farla realtà. Questa fu il centro della passione di Fidel.</p>
<p>L’attuale società, lasciata al popolo cubano, trova le sue origini nei territori liberati durante le guerre del 1868 e 1895, l’ultima delle quali raggiunse nuovi livelli di organizzazione sotto la guida di José Martí e del Partito Rivoluzionario Cubano. Così, durante la seconda metà del XIX secolo, si piantarono i semi di un nuovo potere che sarebbero risorti ed attualizzati da Fidel, in base alle nuove circostanze. Il potere politico locale forgiato nelle zone liberate della Sierra Maestra, nel periodo 1957-1958, era virtualmente concepito come uno Stato rivoluzionario, all’interno dello Stato dominato dal potere neocoloniale. Il Movimento 26 luglio e l’Esercito Ribelle furono fondati e sviluppati da Fidel e dai suoi compagni, e crebbero come semi, rispettivamente, del Partito Comunista di Cuba e delle Forze Armate Rivoluzionarie. Queste istituzioni costituiscono due pilastri per mantenere e sviluppare il potere del popolo, insieme alla cultura socialista di Cuba, come sua armatura.</p>
<p>Nel corso di questa epica marcia vittoriosa e nei decenni successivi, Fidel contribuì alla costruzione di un nuovo modo di fare politica dentro la Rivoluzione cubana. Egli fu un comunicatore per eccellenza, componente chiave della conquista e del miglioramento del potere politico. Tra le altre dimensioni della sua eredità, il suo pensiero e la sua azione costituiscono una nuova cultura della comunicazione tra il leader ed il suo popolo. Vediamo cinque esempi di come la cultura politica di Fidel e la nuova cultura comunicativa si sospinsero mutuamente.<img class="alignleft size-full wp-image-9778" alt="fidel-218x300" src="/files/2017/02/fidel-218x300.jpg" width="218" height="300" /></p>
<p>Il primo fu nel 1953, quando scrisse ‘La storia mi assolverà’, che fu diffusa. Potremmo chiederci come sia possibile parlare del talento della comunicazione di un leader nella propria rappresentazione, nel perseguimento del potere politico del popolo, quando era in prigione, confinato in isolamento, lontano dalle masse. Dopo la sconfitta del 26 luglio, il potere politico non si vedeva neppure all’orizzonte. Tuttavia, nonostante tali estreme restrizioni, Fidel riuscì a comunicare, segretamente, con altri combattenti incarcerati, alcuni prigionieri che stavano scontando condanne per reati comuni, e anche con guardie e dipendenti della prigione. Prima e dopo la sua difesa, il suo mondo era stato molto limitato.</p>
<p>In mezzo a questo sistema di comunicazione clandestino, e con pochi libri che riuscì a riunire, preparò la sua difesa a memoria. Scrisse e pubblicò nella sua cella, giorno e notte, memorizzando ogni parola fino al momento in cui fu portato in tribunale. Solo una persona totalmente dedicato a risolvere i problemi di Cuba, e ad aprire la strada al potere del popolo con la Rivoluzione, poteva ottimizzare, sino a quel punto, gli scarsi strumenti di comunicazione alla sua portata.</p>
<p>Una volta presentata la sua memoria di difesa, Fidel ritornò nella sua cella e scoprì che il testo era scomparso. Cominciò, allora, a scriverlo di nuovo a memoria. Alcune vicine relazioni clandestine, all’interno e all’esterno del carcere, gli consentirono anche di ampliare la sua comunicazione con la gente. Ordì la sua difesa pezzo per pezzo, utilizzando metodi ingegnosi, come l’utilizzo del succo di limone come inchiostro invisibile su piccoli pezzi di carta. I documenti scritti con tale inchiostro passarono attraverso la sicurezza del carcere e, come aveva previsto, poi furono trattati col calore per rivelare la scrittura e che si leggeranno a L’Avana.</p>
<p>Un pugno di persone in quella città, in particolare i moncadisti Melba Hernandez e Haydee Santamaria, s’incaricarono di riunire i pezzi di carta, come se si trattasse di un puzzle e stampare il testo in forma di opuscolo. Inizialmente, Fidel diede istruzioni a queste due donne, che facevano parte di un limitato intorno, di produrre 100000 copie della dichiarazione. Il 18 giugno 1954 scrisse a Melba e Haydee, “senza propaganda non c’è movimento di massa e senza movimento di massa non c’è rivoluzione possibile”. Senza dubbio, s’ispirò a questa interazione con i suoi due compagni che rischiarono di nuovo la loro vita sotto la dittatura di Batista, come lo avevano fatto al Moncada. A loro volta, loro furono incoraggiate dal pensiero di Fidel e dalla sua eroica resistenza dalla prigione. Nel frattempo, crescevano i limoni nel terreno fertile di Cuba, concimando il movimento rivoluzionario attraverso la penna creativa di Fidel.</p>
<p>Una seconda illustrazione è la singolare abilità di comunicazione di Fidel nella difesa del potere del popolo. L’8 gennaio 1959, di fronte a una immensa folla a L’Avana, in contrasto con le estreme limitazioni della sua solitaria cella, disse: “L’allegria è immensa. E tuttavia, resta ancora molto da fare. Non ci inganniamo credendo che d’ora in poi tutto sarà facile; forse d’ora in poi tutto sia più difficile”. Non vi è dubbio che il leader fu ispirato dalla gioia del popolo. Tuttavia, anche fa uso della sua perspicacia di fronte ai suoi esaltati seguaci, notando che doveva convincerli, come al pubblico televisivo nazionale, affinché prendessero precauzioni e fossero vigili nei mesi ed anni a venire. Fidel ed il popolo convergettero in un soggetto politico ed ideologico attraverso la sua abilità nel comunicare. E’ difficile affermare se quella dichiarazione sorse spontaneamente nell’atmosfera politica de L’Avana, in quel momento, data la sua straordinaria dote di sentire il polso del suo popolo, o se già l’avesse pensata. In ogni caso,disse ciò che doveva dire.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-9777" alt="fidel-vive-212x300" src="/files/2017/02/fidel-vive-212x300.jpg" width="212" height="300" />In un modo o nell’altro ci sono molti momenti memorabili nei quali la sua comunicazione fu certamente spontanea, lasciando dietro di sé un’impronta indelebile nel panorama politico cubano.</p>
<p>Questo ci porta alla nostra terza illustrazione, che ha avuto luogo il 28 settembre 1960, quando Fidel parlò a L’Avana davanti ad una folla. La trascrizione fa una lettura su come molti cubani ancor oggi la ricordano, sia per la propria partecipazione o per l’ineguagliabile memoria collettiva della Rivoluzione cubana, attraverso la famiglia e gli amici. Cito:</p>
<p>(Si sente esplodere un petardo). Fidel domanda: Una bomba? Lascia…! (Esclamazioni di ‘Muro!, Venceremos!’). (Cantano l’inno nazionale ed esclamano: ‘Viva Cuba!, Viva la Rivoluzione!’).</p>
<p>Continua la trascrizione:</p>
<p>(Qualcuno del pubblico parla col dottor Castro). (Si sente una seconda esplosione).</p>
<p>E continua Fidel:</p>
<p>“… Non sottovalutare il nemico imperialista. Sarebbe un errore sottovalutare il nemico imperialista.”</p>
<p>Di fronte alla drammatica minaccia, sostenuto dagli USA, nel cuore dell’Avana, sorsero, spontaneamente, nei quartieri e poi con la guida della direzione della Rivoluzione, i Comitati di Difesa della Rivoluzione (CDR). Queste organizzazioni di massa furono vitali per la Rivoluzione cubana. Nel 1961, la loro formazione dimostrò essere indispensabili per la difesa di Cuba contro le incursioni sostenute e finanziate dagli USA, e gli atti terroristici volti a sovvertire il potere politico rivoluzionario. I CDR, risultato delle dinamica di Fidel e del popolo, contribuirono sostanzialmente a governare a livello nazionale e locale, in particolare dal 1959 al 1976 -quando nel paese si consolidò un processo di istituzionalizzazione che portò a che si approvasse la Costituzione socialista- ed in molti modi poi.</p>
<p>Il Che, captando l’essenza di questa insuperabile comunicazione tra il leader ed il popolo, scrisse: “Nei grandi raduni pubblici si osserva qualcosa come il dialogo di due diapason le cui vibrazioni producono altre nuove nell’interlocutore.”</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-9779" alt="cdr-300x298" src="/files/2017/02/cdr-300x298.jpg" width="300" height="298" />La quarta illustrazione si basa su un <strong>discorso di Fidel il 25 novembre 2005</strong> agli studenti e professori presso l’Università di L’Avana, in occasione del 60° anniversario del suo ingresso, lì, come studente. Fidel si occupò dei problemi che affrontava Cuba, come la necessità di risparmiare energia elettrica e opporsi alla corruzione. Il suo discorso fu sottolineato da applausi e risa, secondo il tema trattato. Al leggere, nuovamente, la trascrizione, questa permette una registrazione quasi visiva della viva interazione del leader con studenti e professori. Superata la metà del discorso, concluse con quella che sembrava essere una frase istintiva, basata forse sull’aspetto preoccupato dei visi degli studenti, e sull’esperienza di ciò che era accaduto in Unione Sovietica e nel blocco socialista europeo: “Questo paese può autodistruggersi da sé; questa Rivoluzione può distruggersi, quelli che non possono distruggerla, oggi, sono loro; noi sì, noi possiamo distruggerla, e sarebbe colpa nostra.”</p>
<p>Ancora una volta, la difesa e l’ulteriore sviluppo del potere del popolo furono il centro del messaggio di Fidel. Dopo questa dichiarazione, l’interazione tra il pubblico e Fidel si accelerò.</p>
<p>Il Che aveva sintetizzato il rapporto di Fidel ed il popolo anche in questo modo. Cito testualmente: “Fidel e la massa iniziano a vibrare in un dialogo di crescente intensità fino a raggiungere il culmine in un brusco finale.”</p>
<p>Più di 11 anni dopo quel discorso, a L’Avana, la corruzione rimane un problema. Tuttavia, nonostante questa e altre insidie, la Rivoluzione del popolo al potere continua invitta. Forse uno dei motivi è la maturità e la natura stabile della stragrande maggioranza della gioventù cubana.</p>
<p>Ci sono innumerevoli esempi simili. Me ne viene uno in mente: quando, il 4 febbraio 1962, più di un milione di cubani riempirono la Piazza della Rivoluzione all’appello da parte del Governo Rivoluzionario per costituire la II Assemblea Generale Nazionale del Popolo, nel corso della quale si approvò, per acclamazione, la <strong>II Dichiarazione dell’Avana</strong>. <img class="alignleft size-full wp-image-9780" alt="fidel-avana-300x204" src="/files/2017/02/fidel-avana-300x204.jpg" width="300" height="204" />La scorsa settimana si celebrò il 55esimo anniversario di quella occasione, in cui, nel leggere tale Dichiarazione, Fidel Castro mobilitò il popolo sia per il contenuto del documento come per il suo straordinario talento come comunicatore affinché si votasse coscientemente a favore del testo. Questo episodio mi ispirò ad utilizzare una foto di quel momento storico della votazione, con la mano alzata, sulla copertina del mio libro sulla democrazia a Cuba, pubblicato nel 1999.</p>
<p>Il quinto esempio, forse una delle principali riflessioni, è l’articolo “<strong>Il fratello Obama</strong>“, scritto il 27 marzo 2016. A prima vista possiamo chiederci, come nel primo esempio sull’autodifesa, del 1953, come un articolo scritto dal Presidente già in pensione, ed in uno stato relativamente delicato di salute, possa illustrare la dinamica tra il leader ed il popolo attraverso la comunicazione attiva tra i due, per la difesa della Rivoluzione? Nonostante che, con poche eccezioni, dal 2008 già non gli era possibile dirigersi a grandi folle e interscambiare con loro, Fidel è Fidel. Egli trovò un modo per comunicare con loro attraverso il giornalismo, a cui era unito nel corso dei decenni. Durante la visita di Obama e dopo questa, un vivace dibattito scoppiò nella stampa cubana e tra la gente, in relazione all’attenzione data ad alcuni dei discorsi del presidente USA, lontani dal creare unanimità. “Il fratello Obama” fu scritto nell’ambito di tale controversia. Nonostante il suo stato di salute, Fidel sapeva quello che stava accadendo a Cuba, e così il suo articolo toccò la fibra più sensibile della società. Il testo si propagò attraverso le discussioni politiche che avevano luogo in quel momento e, certamente, a livello internazionale.</p>
<p>Così Fidel iniziò “Il fratello Obama”: “I re di Spagna ci portarono i conquistatori e proprietari …”. Questo toccò le corde sensibili dentro e fuori di Cuba, in modo che Obama non potesse più essere giudicato ingenuamente. Esiste una storia di colonialismo, neocolonialismo e imperialismo, da cui Obama non può separarsi. Tuttavia, una delle migliori e più centrate imputazioni di Fidel doveva ancora venire. Si riferì alla sorprendente dichiarazione di Obama: “già è ora di dimenticarci il passato, lasciamo il passato, guardiamo al futuro, guardiamolo insieme, un futuro di speranza.” Fidel si sentì obbligato a rispondere: “si presume che ognuno di noi correva il rischio di un infarto nel sentire queste parole del presidente USA.” Fidel, il giornalista rivoluzionario, coraggiosamente, scrisse quello che molti cubani ed amici di Cuba pensavano e scrivevano alla propria maniera. Era come se in qualche modo Fidel abitasse le nostre menti. Il suo opportuno intervento fu un grande stimolo per il rafforzamento e la difesa della cultura socialista cubana. Questo è stato captato dalla stragrande maggioranza dei cubani per proteggere il potere politico popolare, l’indipendenza e la dignità e, con questo, tutti i risultati economici, sociali e culturali della Rivoluzione.</p>
<p>Questo è solo uno dei tanti esempi della straordinaria abilità di Fidel a proseguire il suo dialogo con i cubani attraverso la sua penna. Dal succo di limone, utilizzato come inchiostro indelebile, nel 1953, all’utilizzo di strumenti adeguati di scrittura, nel 2016, c’è un filo comune: la preoccupazione di Fidel per i bisogni de popolo, nel momento, espressa per sintetizzarlo- nel suo pensiero marxista leninista e martiano per guidare l’azione al fine di salvaguardare il potere politico e le fondamenta della Rivoluzione cubana. Così, nel corso della storia, Elba e Haydee divennero milioni.</p>
<p>Durante tutta la sua vita politica Fidel contribuì a questa nuova cultura comunicativa senza precedenti nella storia, dato il suo stile unico e duraturo, dal 1953 al 2016. Questo fa parte, ora, del patrimonio della Rivoluzione Cubana, disponibile per tutti i cubani/e che desiderano attuarlo. Ma Fidel stabilì standard molto elevati, per cui non è possibile replicare il suo esempio, perché Fidel è Fidel. Tuttavia, la sua eredità come comunicatore è un modello per i leader, a tutti i livelli, e per i rivoluzionari in generale.</p>
<p>L’eredità di Fidel costituisce anche un patrimonio dell’umanità per guidare scrittori e giornalisti nei loro paesi, tra cui il Canada, per mantenere una comunicazione, stretta e dialettica, con le esigenze e le preoccupazioni della società vicino alla quale e per cui scriviamo.</p>
<p><strong>di Arnold August, Presentazione realizzata nel Seminario “Fidel, costruttore della nuova società” del Colloquio Fidel, politica e cultura. Fiera Internazionale del Libro, L’Avana, 10 febbraio 2017</strong></p>
<p>traduzione da Cubainformazione.it</p>
<p>Preso da La Pupila Insomne</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Dietro il Muro bipartisan</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2017 01:22:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È il 29 settembre 2006, al Senato degli Stati uniti si vota la legge «Secure Fence Act» presentata dall’amministrazione repubblicana di George W. Bush, che stabilisce la costruzione di 1100 km di «barriere fisiche», fortemente presidiate, al confine col Messico per impedire gli «ingressi illegali» di lavoratori messicani. Dei due senatori democratici dell’Illinois, uno, Richard Durbin, vota «No»; l’altro invece vota «Sì»: il suo nome è Barack Obama, quello che due anni dopo sarà eletto presidente degli Stati uniti. Tra i 26 democratici che votano «Sì», facendo passare la legge, spicca il nome di Hillary Clinton, senatrice dello stato di New York, che due anni dopo diverrà segretaria di stato dell’amministrazione Obama.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9756" alt="muro" src="/files/2017/02/muro.jpg" width="580" height="435" />È il 29 settembre 2006, al Senato degli Stati uniti si vota la legge «<i>Secure Fence Act</i>» presentata dall’amministrazione repubblicana di George W. Bush, che stabilisce la costruzione di 1100 km di «barriere fisiche», fortemente presidiate, al confine col Messico per impedire gli «ingressi illegali» di lavoratori messicani. Dei due senatori democratici dell’Illinois, uno, Richard Durbin, vota «No»; l’altro invece vota «Sì»: il suo nome è Barack Obama, quello che due anni dopo sarà eletto presidente degli Stati uniti. Tra i 26 democratici che votano «Sì», facendo passare la legge, spicca il nome di Hillary Clinton, senatrice dello stato di New York, che due anni dopo diverrà segretaria di stato dell’amministrazione Obama.</strong></p>
<p>Hillary Clinton, nel 2006, è già esperta della barriera anti-migranti, che ha promosso in veste di <i>first lady</i>. È stato infatti il presidente democratico Bill Clinton a iniziarne la costruzione nel 1994. Nel momento in cui entra in vigore il Nafta, l’Accordo di «libero» commercio nord-americano tra Stati uniti, Canada e Messico. Accordo che apre le porte alla libera circolazione di capitali e capitalisti, ma sbarra l’ingresso di lavoratori messicani negli Stati uniti e in Canada.</p>
<p>Il Nafta ha un effetto dirompente in Messico: il suo mercato viene inondato da prodotti agricoli statunitensi e canadesi a basso prezzo (grazie alle sovvenzioni statali), provocando il crollo della produzione agricola con devastanti effetti sociali per la popolazione rurale. Si crea in tal modo un bacino di manodopera a basso prezzo, che viene reclutata nelle maqui-ladoras: migliaia di stabilimenti industriali lungo la linea di confine in territorio messicano, posseduti o controllati per lo più da società statunitensi che, grazie al regime di esenzione fiscale, vi esportano semilavorati o componenti da assemblare, reimportando negli Usa i prodotti finiti da cui ricavano profitti molto più alti grazie al costo molto più basso della manodopera messicana e ad altre agevolazioni.</p>
<p>Nelle maquiladoras lavorano soprattutto ragazze e giovani donne. I turni sono massacranti, il nocivo altissimo, i salari molto bassi, i diritti sindacali praticamente inesistenti. La diffusa povertà, il traffico di droga, la prostituzione, la dilagante criminalità rendono estremamente degradata la vita in queste zone. Basti ricordare Ciudad Juárez, alla frontiera con il Texas, divenuta tristemente famosa per gli innumerevoli omicidi di giovani donne, per lo più operaie delle maquiladoras.</p>
<p>Questa è la realtà al di là del muro: quello iniziato dal democratico Clinton, proseguito dal repubblicano Bush, rafforzato dal democratico Obama, lo stesso che il repubblicano Trump vuole completare su tutti i 3000 km di confine. Ciò spiega perché tanti messicani rischiano la vita (sono migliaia i morti) per entrare negli Stati uniti, dove possono guadagnare di più, lavorando al nero a beneficio di altri sfruttatori. Attraversare il confine è come andare in guerra, per sfuggire agli elicotteri e ai droni, alle barriere di filo spinato, alle pattuglie armate (molte formate da veterani delle guerre in Iraq e Afghanistan), che vengono addestrate dai militari con le tecniche usate nei teatri bellici.</p>
<p>Emblematico il fatto che, per costruire alcuni tratti della barriera col Messico, l’amministrazione democratica Clinton usò negli anni Novanta le piattaforme metalliche delle piste da cui erano decollati gli aerei per bombardare l’Iraq nella prima guerra del Golfo, fatta dall’amministrazione repubblicana di George H.W. Bush. Utilizzando i materiali delle guerre successive, si può sicuramente completare la barriera bipartisan.</p>
<div>di Manlio Dinucci</div>
<p>Fonte : Il Manifesto</p>
<p>preso da voltarinet.org</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Fotografo cubano Yander Zamora è il vincitore del premio Re di Spagna</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2017 02:26:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il fotografo cubano Yander Zamora celebra oggi la vittoria del suo Premio Re di Spagna di Fotografia per un'immagine che non è stata fatta a caso, bensì è stata molto pensata, benché ci sia sempre una parte di fortuna. Così ha detto a Prensa Latina il fotoreporter che lavora nel quotidiano locale Granma ed è un appassionato dei documentari. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9729" alt="Entrada-de-Obama-a-Cuba-Yander-Zamora-580x392" src="/files/2017/01/Entrada-de-Obama-a-Cuba-Yander-Zamora-580x392.jpg" width="580" height="392" />Il fotografo cubano Yander Zamora celebra oggi la vittoria del suo Premio Re di Spagna di Fotografia per un&#8217;immagine che non è stata fatta a caso, bensì è stata molto pensata, benché ci sia sempre una parte di fortuna.  </strong></p>
<p>Così ha detto a Prensa Latina il fotoreporter che lavora nel quotidiano locale Granma ed è un appassionato dei documentari.</p>
<p>“Chiaramente, una sola immagine non definisce un fotografo, lo definisce il suo lavoro, la costanza&#8230; ma ora quello che faccio ha guadagnato più visibilità e molta gente lo segue”, spiegò.</p>
<p>“Ognuno dei fotografi nella squadra che coprì l&#8217;arrivo di Barack Obama a Cuba nel marzo scorso aveva una missione differente, la mia era afferrare l&#8217;istante quando l&#8217;aeroplano arrivasse a L&#8217;Avana”. “Ma non potevo mettermi nel luogo che volevo perché la sicurezza non mi lasciava passare”, ricordò.</p>
<p>Anche la fortuna ha avuto la sua parte perché nel momento dell&#8217;entrata dell&#8217;aeroplano c’erano alcuni “almendrones” (automobili antiche) sulla strada ed i loro colori erano molto simili a quelli dell&#8217;Air Force One, aggregò.</p>
<p>“Non pensavo che potesse avere tutta questa ripercussione, la mia preoccupazione in quel momento era fare una foto che piacesse, ma ora molti mi dicono che l&#8217;immagine rimarrà nella storia, che uscirà pubblicata nei libri&#8230;”, ha raccontato impressionato.</p>
<p>Yander Zamora non sperava neanche di ricevere una notizia come quella del Premio Re di Spagna di Fotografia, l’ha saputo da un amico giornalista che lo chiamò molto presto questa mattina, ma lui credeva che fosse uno scherzo. “Poi, incominciarono a chiamarmi da tutte le parti ed allora mi sono convinto”, ha concluso.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>la foto è la vincitrice del premio</p>
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		<title>Figlia di Oscar Lopez ringrazia per l’appoggio di Cuba nella liberazione di suo padre</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2017 01:27:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Sono la figlia più fortunata del mondo perché ho il padre più meraviglioso, più amoroso, più sensibile e più solidale, è stato lui che mi insegnò a resistere ed a lottare”. “Il mio Papà mi espresse la sua gratitudine e molto enfaticamente voleva che lo manifestassi pubblicamente, a tutto il popolo portoricano, il popolo latinoamericano e specialmente a Cuba, a Venezuela ed a Nicaragua”. Queste sono frasi di Clarisa Lopez Ramos, figlia del prigioniero politico portoricano Oscar Lopez Rivera, durante la conferenza stampa relazionata alla commutazione di sentenza concessa dal presidente statunitense Barack Obama, al portoricano. Oscar sarà scarcerato non dopo il 17 maggio 2017.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9716" alt="Clarisa-Lopes-Ramos-fotografia-R.-Frontera-Nieves-580x452" src="/files/2017/01/Clarisa-Lopes-Ramos-fotografia-R.-Frontera-Nieves-580x452.jpg" width="580" height="452" />“Sono la figlia più fortunata del mondo perché ho il padre più meraviglioso, più amoroso, più sensibile e più solidale, è stato lui che mi insegnò a resistere ed a lottare”.  </strong><br />
<strong> </strong><br />
“Il mio Papà mi espresse la sua gratitudine e molto enfaticamente voleva che lo manifestassi pubblicamente, a tutto il popolo portoricano, il popolo latinoamericano e specialmente a Cuba, a Venezuela ed a Nicaragua”. Queste sono frasi di Clarisa Lopez Ramos, figlia del prigioniero politico portoricano Oscar Lopez Rivera, durante la conferenza stampa relazionata alla commutazione di sentenza concessa dal presidente statunitense Barack Obama, al portoricano. Oscar sarà scarcerato non dopo il 17 maggio 2017.</p>
<p>“Le ore appena trascorse sono state le più felici della mia vita”, manifestò. “Sono la figlia più fortunata del mondo perché ho il padre più meraviglioso, più amoroso, più sensibile e più solidale, è stato lui che mi insegnò a resistere ed a lottare”, ha detto Clarisa.</p>
<p>“Nella prima chiamata telefonica dopo aver saputo della commutazione di sentenza, mi ha chiesto come sto, e gli dissi che sono felice. E mi dice che sempre ha desiderato che se succedeva qualcosa come quello di ieri, che fosse alla vigilia del mio compleanno od il giorno del mio compleanno perché sarebbe il migliore regalo di compleanno. Cominciai a piangere”, raccontò. Oggi, Clarisa compie 46 anni. “Celebro il migliore regalo di compleanno, finalmente il mio caro vecchio potrà ritornare a casa”, continuava a ripetere Clarisa.</p>
<p>Oscar, che lo scorso 6 gennaio ha compiuto74 anni, fu imprigionato nel 1981, accusato di cospirazione sediziosa per abbattere il Governo degli Stati Uniti. L&#8217;ordine di liberazione del prigioniero 87651–024, si diede nel pomeriggio del 17 gennaio 2017, insieme ad altre 208 commutazioni di sentenze e 64 indulti annunciati da Obama.</p>
<p>Attualmente, Oscar si trova nella prigione di Terre Haute, nello stato dell&#8217;Indiana, negli USA. In questa prigione è stato anche incarcerato per vari anni l&#8217;Eroe Cubano Fernando Gonzalez Llort.</p>
<p>Il prossimo sabato Clarisa visiterà suo padre nella prigione, questo fatto la riempe di molta emozione e si riflette nelle lacrime che solcano il suo viso allegro. “So che presto il mio caro vecchio uscirà di prigione ed insieme trascorreremo una vita intera”. Lei è molto impaziente per poter preparare a suo padre una tazza di caffè… chiacchierare con lui nella sala di casa sua, senza la supervisione dei carcerieri, leggere libri che aspettano per lui… camminare nei boschi, sulle spiagge… godere del volo delle farfalle Monarca.  “Staremo insieme ed approfitteremo di questa opportunità per costruire insieme il nostro futuro”, ha concluso.</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Ramón Frontera Nieves</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-9717" alt="foto-006-Ramón-Frontera-Nieves-580x348" src="/files/2017/01/foto-006-Ramón-Frontera-Nieves-580x348.jpg" width="580" height="348" /><img class="alignleft size-full wp-image-9718" alt="foto-007-Ramón-Frontera-Nieves-580x416" src="/files/2017/01/foto-007-Ramón-Frontera-Nieves-580x416.jpg" width="580" height="416" /></p>
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		<title>Obama concede l’indulto al carcerato politico portoricano Oscar Lopez Rivera</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2017 01:14:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Governo degli Stati Uniti annunciò ieri la liberazione di Oscar Lopez Rivera, imprigionato nel paese nordamericano da 36 anni per la sua lotta per l'indipendenza di Portorico. Il presidente uscente degli USA, Barack Obama, ha concesso il perdono a Lopez Rivera e commutò la sua condanna a prigione che terminerà il prossimo 17 maggio, secondo una fonte della Casa Bianca, consultata dall'agenzia EFE.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9714" alt="oscar-lopez-rivera-2" src="/files/2017/01/oscar-lopez-rivera-2.jpg" width="580" height="326" />Il Governo degli Stati Uniti annunciò ieri la liberazione di Oscar Lopez Rivera, imprigionato nel paese nordamericano da 36 anni per la sua lotta per l&#8217;indipendenza di Portorico.  </strong></p>
<p>Il presidente uscente degli USA, Barack Obama, ha concesso il perdono a Lopez Rivera e commutò la sua condanna a prigione che terminerà il prossimo 17 maggio, secondo una fonte della Casa Bianca, consultata dall&#8217;agenzia EFE.</p>
<p>Lopez Rivera, nato nel 1943 a Portorico, è un leader indipendentista del suo paese natale. È veterano della Guerra del Vietnam, nella quale fu insignito per il suo valore in combattimento.</p>
<p>Ritornando a Chicago, si integrò alla lotta per i diritti del popolo portoricano e partecipò ad atti di disubbidienza civile e militanza pacifica.</p>
<p>Nel 1976 si integrò alla lotta clandestina in favore dell&#8217;indipendenza di Portorico come membro delle Forze Armate di Liberazione Nazionale. Nel 1981 fu catturato dall’FBI accusato di “cospirazione” e per la sua militanza nelle FALN.</p>
<p>Al momento della sua cattura, reclamò la condizione di “Prigioniero di Guerra”, protetta nel protocollo della Convenzione di Ginevra del 1949.  Il protocollo di Ginevra protegge Oscar Lopez per essere una persona accusata in conflitto e durante la lotta contro l&#8217;occupazione coloniale.</p>
<p>Gli USA non accettarono l&#8217;esigenza di Lopez Rivera e lo condannarono a 55 anni di prigione, e dopo un ipotetico tentativo di fuga, la sentenza aumentò a 70 anni di carcere, 12 dei quali sono stati in isolamento totale.</p>
<p>Leader di tutto il mondo, oltre ad organizzazioni dei diritti umani, hanno esatto la liberazione di Oscar Lopez Rivera. Il 18 giugno 2012, il Comitato di Decolonizzazione dell&#8217;ONU approvò una risoluzione, promossa da Cuba, nella quale si chiedeva di riconoscere il diritto all&#8217;indipendenza ed all’autodeterminazione di Portorico e sollecitava la liberazione degli indipendentisti prigionieri negli Stati Uniti.</p>
<p>con informazioni di TeleSur</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Obama mente rispetto al caso Snowden, assicura WikiLeaks</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2016 22:22:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Edward Snowden]]></category>
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		<description><![CDATA[WikiLeaks ha accusato il presidente uscente degli USA, Barack Obama di mentire in relazione alla sua eventuale amnistia di Edward Snowden. “Quando Obama dice che ‘non può’ perdonare Snowden, non dice la verità e sa che non dice la verità”, afferma in Twitter l'organizzazione nel suo account ufficiale.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9604" alt="snowden" src="/files/2016/11/snowden.jpg" width="300" height="250" />WikiLeaks ha accusato il presidente uscente degli USA, Barack Obama di mentire in relazione alla sua eventuale amnistia di Edward Snowden. “Quando Obama dice che ‘non può’ perdonare Snowden, non dice la verità e sa che non dice la verità”, afferma in Twitter l&#8217;organizzazione nel suo account ufficiale.</strong></p>
<p>WikiLeaks allega alla sua pubblicazione un link al portale TechDirt, dove si riporta il commento di Obama in un&#8217;intervista alla rivista tedesca Der Spiegel. Interpellato su un&#8217;eventuale amnistia per Snowden, Obama disse che “non può amnistiare quelli che non si sono presentati al tribunale”, riferendosi al fatto che Snowden non è stato ancora condannato.</p>
<p>Tuttavia, il portale ricorda un altro caso nella storia degli USA quando Gerald Ford perdonò Richard Nixon prima della formulazione delle accuse, essendo poco probabile che Obama non lo sappia, dal momento che come sottolineano i promotori della campagna “Pardon Edward Snowden”, quest’anno il presidente amnistiò tre statunitensi iraniani prima che si presentassero al tribunale.</p>
<p>Edward Snowden, ex impiegato della CIA e della NSA, diventò famoso a livello mondiale per una serie di rivelazioni sullo spionaggio elettronico di massa di Washigton, e per questo fu tacciato di essere un traditore negli USA. Il 16 luglio 2013 Snowden ha chiesto un asilo temporaneo in Russia che lo ha concesso, prolungandolo nel 2014 per altri tre anni.</p>
<p>da Russia Today</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Obama compie il suo rituale elettorale: giocare a pallacanestro</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2016 02:30:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni presidenziali]]></category>
		<category><![CDATA[Hillary Clinton]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>

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		<description><![CDATA[Barack Obama realizzò oggi il suo già vecchio rituale che gli dà fortuna nei giorni delle elezioni, con la speranza che aiuti anche a Hillary Clinton a vincere la presidenza degli Stati Uniti: giocare a pallacanestro. Questo martedì, il mandatario nordamericano ritornò ai campi per compiere la liturgia che  ha saltato solo una volta e gli costò la sconfitta nelle primarie del New Hampshire nel 2008, precisamente contro la Clinton, che allora gli disputava la candidatura democratica.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9582" alt="obama-baloncesto" src="/files/2016/11/obama-baloncesto.jpg" width="580" height="386" />Barack Obama realizzò oggi il suo già vecchio rituale che gli dà fortuna nei giorni delle elezioni, con la speranza che aiuti anche a Hillary Clinton a vincere la presidenza degli Stati Uniti: giocare a pallacanestro.   </strong></p>
<p>Questo martedì, il mandatario nordamericano ritornò ai campi per compiere la liturgia che  ha saltato solo una volta e gli costò la sconfitta nelle primarie del New Hampshire nel 2008, precisamente contro la Clinton, che allora gli disputava la candidatura democratica.</p>
<p>Obama ha una passione per il basket che magari rappresenta l&#8217;unica superstizione elettorale del primo presidente afro-americano nella storia degli Stati Uniti che presto concluderà il suo secondo ed ultimo mandato.</p>
<p>Quattro anni fa ha iniziato la giornata delle elezioni molto presto, giocando pallacanestro con l&#8217;ex internazionale Scottie Pippen, membro del Salone della Fama della NBA, e questo martedì giocò nel campo di Ft. McNair con amici e collaboratori.</p>
<p>Secondo i suoi parenti, il risultato della partita non importa, semplicemente con arrivare al campo e lanciare i suoi palloni, il rituale si dà per compiuto, ed oggi è benvenuto tutto l&#8217;aiuto che Obama possa dare all&#8217;ex segretaria di stato Hillary Clinton.</p>
<p>Inoltre, Obama esercitò il suo diritto al voto anticipato varie settimane fa a Chicago, e da allora si dedicò ad appoggiare la campagna della Clinton contro il repubblicano Donald Trump, che potrebbe ancora cambiare i risultati.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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