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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; attentati</title>
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		<title>Il presidente cubano fa gli auguri agli Organi della Sicurezza dello Stato</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2021 21:29:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA["Il nostro grato omaggio a coloro che hanno impedito più di 600 attentati alla vita di Fidel e hanno affrontato, imbattuti, i servizi di intelligence dell'avversario da 62 anni", ha scritto oggi su Twitter, il Presidente della Repubblica di Cuba, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, facendo riferimento oggi all'anniversario degli Organi della Sicurezza dello Stato. "Tanti auguri, cari combattenti della mitica Sicurezza dello Stato", ha proseguito il presidente nel messaggio condiviso sul suo account di quel Social Network.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11979" alt="seguridad-estado-580x330" src="/files/2021/03/seguridad-estado-580x330.jpg" width="580" height="330" />&#8220;Il nostro grato omaggio a coloro che hanno impedito più di 600 attentati alla vita di Fidel e hanno affrontato, imbattuti, i servizi di intelligence dell&#8217;avversario da 62 anni&#8221;, ha scritto oggi su Twitter, il Presidente della Repubblica di Cuba, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, facendo riferimento oggi all&#8217;anniversario degli Organi della Sicurezza dello Stato.</strong></p>
<p>&#8220;Tanti auguri, cari combattenti della mitica Sicurezza dello Stato&#8221;, ha proseguito il presidente nel messaggio condiviso sul suo account di quel Social Network.</p>
<p>Un articolo del quotidiano Granma riferisce che il 20 aprile 1958, in un rapporto firmato dall&#8217;allora comandante Raúl Castro Ruz, indirizzato a Fidel, c&#8217;era la spiegazione sul fatto che il corpo degli ufficiali dei servizi segreti ribelli (IR) era in fase di perfezionamento, e che sotto il suo comando c&#8217;era il SOC, cioè il Servicio de Observación Campesina, e altre unità di questo tipo.</p>
<p>Da quello, 11 mesi dopo, il 26 marzo 1959, sono sorti gli Organi della Sicurezza di Stato, nati di fronte alla crescente aggressività del Governo degli Stati Uniti, che era pronto a tutto pur di sottomettere la Rivoluzione.</p>
<p>Il testo spiega che per 62 anni ogni piano dell&#8217;impero e dei suoi servizi speciali ha fracassato contro il lavoro inestimabile dei combattenti per la sicurezza dello Stato; la cui forza della sua carriera imbattuta è una sola: quella del popolo.</p>
<p>Con informazioni da ACN/ da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: ACN</p>
<div id="attachment_11981" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11981" alt="Foto: Radio Cadena Agramonte" src="/files/2021/03/minint-cuba-foto-oriol-delacruz-580x3301.jpg" width="580" height="330" /><p class="wp-caption-text">Foto: Radio Cadena Agramonte</p></div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La fermezza di Cuba di fronte ai signori della guerra</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Oct 2018 20:53:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Trent’anni fa mi chiedevo, a proposito dell’atteggiamento del governo degli Stati Uniti, che proibiva che i suoi cittadini viaggiassero liberamente a Cuba: "Se quest’Isola è, come dicono, l’inferno, perché gli Stati Uniti non organizzano escursioni per far sì che i loro cittadini la conoscano e si disingannino?". Oggi continuo a chiedermelo.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-10665" alt="vittimeterrorismo" src="/files/2018/10/vittimeterrorismo.jpg" width="580" height="399" />Trent’anni fa mi chiedevo, a proposito dell’atteggiamento del governo degli Stati Uniti, che proibiva che i suoi cittadini viaggiassero liberamente a Cuba: &#8220;Se quest’Isola è, come dicono, l’inferno, perché gli Stati Uniti non organizzano escursioni per far sì che i loro cittadini la conoscano e si disingannino?&#8221;.</p>
<p>Oggi continuo a chiedermelo.</p>
<p>Dieci anni fa formulavo un’altra domanda sull’inferno di Cuba: &#8220;Perché ora la dovrei confondere con l’inferno se non l’ho mai confusa con il Paradiso ?&#8221;.</p>
<p>E adesso continuo a chiedermelo.</p>
<p>Né inferno, né paradiso: la Rivoluzione, opera di questo mondo è sporca di fango umano e giustamente per questo, e nonostante questo, continua ad essere contagiosa. Non sono molto onorevoli, diciamo, questi tempi che stiamo vivendo.</p>
<p>Sembra che si stia disputando la Coppa Mondiale dello Zerbino.</p>
<p>Uno ha l’impressione, e magari fosse un’impressione sbagliata, che i governi competono tra di loro per vedere chi si strascina meglio e chi si lascia calpestare con più entusiasmo.</p>
<p>La competizione dura già da tempo, ma partendo dagli attentati di terrorismo dell&#8217;11 settembre, esiste quasi un&#8217;unanimità nell’ossequio ufficiale di fronte ai comandanti del mondo.</p>
<p>Quasi un&#8217;unanimità, dico. Ed oggi mi sento orgoglioso di ricevere questa distinzione nel paese che più chiaramente ha posto i puntini sulle I dicendo NO all’impunità dei poderosi. Il paese che, con più fermezza e lucidità, ha rifiutato accettare questa sorte di salvacondotto universale consegnato dai signori della guerra, che in nome della lotta contro il terrorismo possono praticare come vogliono tutto il terrorismo che vogliono, bombardando chi vogliono e ammazzando quando vogliono, quanti vogliono. In un mondo dove il servilismo è un’alta virtù, in un mondo dove chi non si vende si affitta, è raro ascoltare la voce della dignità. Cuba rappresenta, ancora una volta, le labbra di questa voce.<br />
Questa Rivoluzione castigata, bloccata, calunniata, ha fatto molto meno di quello che voleva, ma molto più di quello che ha potuto. E continua con questa opera. Prosegue, commettendo la pazzia pericolosa di credere che, noi, gli esseri umani, non siamo condannati all’umiliazione.</p>
<p>Frammenti dell’intervento di Eduardo Galeano alla sua nomina di Dottore Honoris Causa dell’Università de L’Avana, nel dicembre del 2001.</p>
<p>da Granma</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-10666" alt="galeano" src="/files/2018/10/galeano.jpg" width="580" height="326" /></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Cubano arrestato in Colombia ha ricevuto appoggio dalla Florida per attentare contro FARC, Gustavo Petro e l’ambasciata cubana</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2018 01:42:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un cubano arrestato in Colombia ha confessato oggi che aveva come obbiettivo attentare contro il massimo leader dell'ex guerriglia delle FARC, Rodrigo Londoño, e l'aspirante di sinistra alla presidenza Gustavo Petro, proposito che è fallito all'essere internato in un carcere. “Io appartengo al ‘Movimento Giustiziere 51 ', le nostre operazioni sono  azioni militari contro gli interessi cubani all'estero, in questo caso l'Ambasciata cubana a Bogotà, od in Cile, come contro il leader smobilitato delle FARC, alias ‘Timochenko'”, ha segnalato Raul Gutierrez in un’intervista con W Radio.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10501" alt="Cubano-detenido-en-Colombia-580x328" src="/files/2018/05/Cubano-detenido-en-Colombia-580x328.jpg" width="580" height="328" />Un cubano arrestato in Colombia ha confessato oggi che aveva come obbiettivo attentare contro il massimo leader dell&#8217;ex guerriglia delle FARC, Rodrigo Londoño, e l&#8217;aspirante di sinistra alla presidenza Gustavo Petro, proposito che è fallito all&#8217;essere internato in un carcere.  </strong></p>
<p>“Io appartengo al ‘Movimento Giustiziere 51 &#8216;, le nostre operazioni sono  azioni militari contro gli interessi cubani all&#8217;estero, in questo caso l&#8217;Ambasciata cubana a Bogotà, od in Cile, come contro il leader smobilitato delle FARC, alias ‘Timochenko&#8217;”, ha segnalato Raul Gutierrez in un’intervista con W Radio.</p>
<p>Il cubano è in prigione dal 14 marzo, quando gli agenti della Procura Generale e la Polizia colombiana hanno bloccato un attentato che pretendeva  perpetrare contro cittadini statunitensi che lavorano per l&#8217;ambasciata di questo paese in Colombia.</p>
<p>L&#8217;arrestato ha aggiunto che contro Londoño, avevano organizzato un attentato in Armenia, zona dell’occidente colombiano. “Era una casa affittata da un collaboratore, in una strada pedonale di Armenia, e si sapeva già che sarebbe passato di lì, però non si è potuto concretare”, ha indicato.</p>
<p>Londoño ha dovuto ritirarsi dalla contesa elettorale in marzo per un infarto, ma proprio prima di quell&#8217;annuncio, in febbraio, ha percorso vari punti del paese, tra questi Armenia, dove è stato raggiunto da un&#8217;onda di manifestanti che gli gridavano “assassino.”</p>
<p>D&#8217;altra parte, Gutierrez ha aggiunto che era anche parte degli obiettivi militari della sua organizzazione il candidato per il movimento Colombia Umana, Gustavo Petro. “Contro quello che si sta postulando (alla Presidenza) e che prima era guerrigliero del M-19”, ha indicato.</p>
<p>Sulle fonti che finanziano il suo gruppo che svolge attentati terroristi, Gutierrez ha spiegato che provengono “dall&#8217;esilio cubano nella Florida e dall&#8217;estrema destra colombiana “, ma ha detto che per sicurezza non poteva rivelare nomi.</p>
<p>Gutierrez è stato inviato al carcere perché le autorità che lo seguivano hanno incontrato conversazioni telefoniche che dimostrerebbero i suoi vincoli col gruppo estremista Isis.</p>
<p>Secondo l&#8217;investigazione, il detenuto si comunicava con messaggi di testo con gruppi islamici da più di un anno. “Il suo obiettivo era uccidere cittadini nordamericani per dare forza a gruppi estremisti religiosi “, ha spiegato la procuratrice addetta al caso in quel momento.</p>
<p>Nonostante queste prove, il cubano, che ha offerto l&#8217;intervista dal carcere La Picota, nel sud della capitale, ha detto che questo è falso. “Se devo pagare per affermare che pretendevo fare degli attentati contro Petro e ‘Timochenko &#8216;, pago; ma non per fare attentati jihadisti contro persone nordamericane”, ha spiegato.</p>
<p>Gutierrez ha detto che è nato a Cuba nell&#8217;anno 1972, che ha studiato a L&#8217;Avana e che ha abbandonato Cuba per stabilirsi negli Stati Uniti, dove si  unito a gruppi contro il Governo cubano.</p>
<p>Con informazione di DPA</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Ex agente della CIA cubano racconta la storia del suo fallimento</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jun 2017 01:03:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il cubano Antonio Veciana è stato una spia della CIA che dedicò la sua vita a cercare di ammazzare Fidel Castro e destabilizzare il governo cubano. A 88 anni, dice che la sua “è la storia di un fallimento”. E lo racconta con rabbia e senza pentimenti. “Io ero un improbabile terrorista. Ero magro, asmatico ed ero pieno di insicurezze”, dice Veciana nel suo libro, “Trained To Kill” (allenato per ammazzare), scritto con il giornalista Carlos Harrison e pubblicato da Skyhorse Publishing.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10013" alt="espía-580x322" src="/files/2017/06/espía-580x322.jpg" width="580" height="322" />Il cubano Antonio Veciana è stato una spia della CIA che dedicò la sua vita a cercare di ammazzare Fidel Castro e destabilizzare il governo cubano. A 88 anni, dice che la sua “è la storia di un fallimento”. E lo racconta con rabbia e senza pentimenti.  </strong></p>
<p>“Io ero un improbabile terrorista. Ero magro, asmatico ed ero pieno di insicurezze”, dice Veciana nel suo libro, “Trained To Kill” (allenato per ammazzare), scritto con il giornalista Carlos Harrison e pubblicato da Skyhorse Publishing.</p>
<p>Dopo, in persona, chiarisce: “Il lavoro che io facevo è quello che fanno i terroristi. Però, a quell’epoca, non lo chiamavano così.”</p>
<p>È seduto nel soggiorno della casa a Miami di sua figlia, Ana, con cui vive.</p>
<p>C’è un deambulatore al suo fianco.</p>
<p>E, tra le sue mani, il libro nel quale racconta come l&#8217;agente della CIA David Atlee Phillips (che lui conosceva come “Bishop”) lo reclutò nel 1959 e l&#8217;allenò a L&#8217;Avana per ammazzare Castro, che morì l&#8217;anno scorso per cause naturali.</p>
<p>“Bishop mi invitò a pranzare. Era facile, non doveva convincermi molto del pericolo che era Cuba col suo comunismo”, racconta. “E mi allenai per fare tutto il lavoro che dovetti fare.”</p>
<p>Ero contabile della Banca Nazionale di Cuba, ma gli insegnarono ad essere invisibile, a pianificare, ad essere negligente ed a diffidare.</p>
<p>“Al principio, l&#8217;idea era destabilizzare”, racconta. “Nei paesi dove c&#8217;è destabilizzazione, la gente crede alle chiacchiere. Quello era il mio lavoro, creare le dicerie.”</p>
<p>“Ed inoltre il cubano è molto propenso a credere qualunque cosa. Uno tirava fuori una circolare e la gente ci credeva.”</p>
<p>La circolare più famosa è stata un presunto disegno di legge secondo cui il governo avrebbe tolto ai genitori la patria potestà dei loro figli.</p>
<p>“Allora i genitori inviarono circa 14.000 persone qui”, a Miami. “Molti si riunirono dopo coi loro figli, ma altri non poterono vederli più, perché morirono o non poterono uscire dal paese.”</p>
<p>Questo esodo passò alla storia come “l’Operazione Peter Pan”. Tra il 1960 ed il 1962, i genitori inviarono fuori da Cuba i loro figli attraverso le pratiche fatte dalla Chiesa Cattolica. I bambini senza accompagnatori adulti erano ricevuti in accampamenti in Florida.</p>
<p>Si è pentito Antonio Veciana di essere il colpevole della separazione di migliaia di famiglie?</p>
<p>“Io non mi pento, in realtà. Magari sono un irresponsabile, ma quello che ho fatto è stato per convinzione. Ero convinto in quel momento che stavo facendo la cosa corretta, cosicché lo tornerei a fare.”</p>
<p><span style="color: #ff0000">Esagerazioni militari  </span></p>
<p>Veciana si esiliò negli Stati Uniti nel 1961, dovuto ad un fallito attentato contro Castro che facilmente segnalava alle autorità la sua colpevolezza.</p>
<p>Dopo, quando fu contattato da Bishop a Miami, fondò il gruppo paramilitare anticastrista “Alpha 66” che negli anni &#8217;60 e &#8217;70 “faceva azioni commando e manteneva la lotta contro il comunismo.”</p>
<p>“Quegli attacchi fomentavano una speranza. Quando si pubblicavano sulla stampa, c&#8217;era euforia. La gente manteneva ancora la speranza che avrebbe potuto vincere la battaglia.”</p>
<p>“Ma si esagerava sempre. Quando uno attacca una barca, forse sparava 20 colpi ad una certa distanza, ma diceva poi che si spararono più colpi da più vicino e che aveva ferito la gente della parte contraria…”</p>
<p>Come molti cubani della sua età, Veciana mantiene fresco il rancore verso l&#8217;allora presidente John F. Kennedy, perché “tradì” gli esiliati quando ritirò l&#8217;appoggio militare alla fallita invasione della Baia dei Porci nel 1961.</p>
<p>Questo “tradimento”, secondo lui, fu riscosso dalla CIA. Veciana assicura di avere visto il suo “addetto”, Bishop, riunito con Lee Harvey Oswald tre mesi prima dell&#8217;assassinio di Kennedy in Texas nel 1963. Ma Oswald fu poi identificato come se avesse attaccato da solo.</p>
<p>Un seguente tentativo di ammazzare Castro in Santiago del Cile è stato un altro fallimento. Anni dopo, Vaciana dovette abbandonare un altro attentato. Il suo sforzo per screditare Ernesto “Che” Guevara dopo la sua morte in Bolivia, non risultò. La leggenda del rivoluzionario argentino scappò alla CIA dalle mani.</p>
<p>“Realmente tratto di non pensare molto a tutto ciò, perché la mia è la storia di un fracasso. Quando uno fallisce per circostanze differenti sente che non ha fatto la cosa corretta, o che la sorte non l&#8217;aiutò, ma si sente un fallito.”</p>
<p>E nel 1979 gettò la spugna.</p>
<p>(Con informazioni di AFP)</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>Foto: Leila Macor/AFP.</p>
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		<title>Chiarimento: nessuno dei terroristi di Parigi era un rifugiato siriano</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2015 02:06:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dobbiamo fare smettere le false accuse. Nessuno dei membri delle cellule che il venerdì 13 seminò il terrore a Parigi è nato in Siria, né è un rifugiato. E poi, tutti hanno una nazionalità europea e solo uno degli otto è nato fuori dal Vecchio Continente: Mohamed Amri, è belga, ma che è venuto al mondo in Marocco. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9016" alt="" src="/files/2015/11/terroristas-ei.jpg" width="300" height="250" />Dobbiamo fare smettere le false accuse. Nessuno dei membri delle cellule che il venerdì 13 seminò il terrore a Parigi è nato in Siria, né è un rifugiato. E poi, tutti hanno una nazionalità europea e solo uno degli otto è nato fuori dal Vecchio Continente: Mohamed Amri, è belga, ma che è venuto al mondo in Marocco.  </strong></p>
<p>Una delle prime informazioni che diventarono pubbliche dopo gli attentati è stata la presenza di un passaporto siriano nella sala Bataclan. Il documento apparteneva ad Ahmad al-Mohammad, un supposto rifugiato siriano che arrivò all&#8217;isola greca di Leros il passato 3 ottobre. Secondo i registri della dogana ellenica, l&#8217;uomo era uno dei 198 rifugiati siriani che sbarcarono da un scialuppa.</p>
<p>Ma benché questa notizia svegliasse le diffidenze di molti politici, soprattutto nordamericani che si affrettarono a chiedere la paralisi dei permessi di residenza agli immigranti provenienti dal paese che dirige Bashar Al-Assad, per evitare l&#8217;entrata di supposti terroristici, alla fine si è confermato che il passaporto era una falsificazione.</p>
<p>Allo stesso modo, uno degli assistenti al concerto di Eagles of Death Metal durante il quale sono accaduti i fatti di sangue, aveva la carta di identità di Alberto Pardo -un cittadino spagnolo che è stato dato per morto e che in realtà si trovava a centinaia di chilometri dal luogo dei fatti -, qualcuno aveva nella sua tasca il passaporto di un siriano. Non si sa neanche se l’aveva uno dei terroristi.</p>
<p>Durante questa settimana, dopo aver identificato i cadaveri ed aver continuato le investigazioni della polizia, la stampa francese ha pubblicato la lista dei nomi degli autori dell&#8217;attacco:</p>
<p>Bilal Hadfi, 20 anni–Francese (residente in Belgio)</p>
<p>Ismaël Omar Mostefaï, 29 anni–Francese</p>
<p>Samy Amimour, 28 anni–Francese</p>
<p>Ibrahim Abdeslam, 31 anni–Francese (residente in Belgio)</p>
<p>Salah Abdeslam, 26 anni–Francese (residente in Belgio, rimane latitante)</p>
<p>Hamza Attou, 21 anni–Belga</p>
<p>Mohamed Amri, 27 anni–Belga (nato in Marocco)</p>
<p>Il capo della cellula: Abdelhamid Abaaoud, 27 anni, belga.</p>
<p>Negli ultimi giorni, politici britannici hanno sollecitato la chiusura delle frontiere, in Polonia si è chiesto che si cancelli il permesso di passaggio per i rifugiati siriani che vanno in Germania ed il Congresso degli USA ha votato a favore di paralizzare il processo di accoglienza agli immigranti siriani, una misura che verrà bloccata da Barack Obama.</p>
<p>con informazioni di WTB</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Al-Assad: “Francia conobbe venerdì quello che viviamo in Siria da cinque anni”</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2015 01:18:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Al-Assad]]></category>
		<category><![CDATA[attentati]]></category>
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		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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		<description><![CDATA[Il presidente siriano, Bashar al-Assad, si dispiacque degli attentati registrati venerdì a Parigi ed affermò che quello vissuto venerdì in questa nazione succede giornalmente in Siria. Il mandatario siriano espresse la sua solidarietà col popolo francese ed ha fatto le condoglianze ai parenti delle vittime per quanto successo. Enfatizzò che i multipli attentati a Parigi sono solamente un piccolo esempio di quello che i siriani vivono ogni giorno.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9007" alt="" src="/files/2015/11/ciudad-de-Alepo.jpg" width="580" height="330" />Il presidente siriano, Bashar al-Assad, si dispiacque degli attentati registrati venerdì a Parigi ed affermò che quello vissuto venerdì in questa nazione succede giornalmente in Siria.  </strong></p>
<p>“Francia conobbe venerdì quello che viviamo in Siria da cinque anni”, affermò Al-Assad in una riunione che mantenne questo sabato con deputati francesi in Damasco, la capitale siriana.</p>
<p>Il mandatario siriano espresse la sua solidarietà col popolo francese ed ha fatto le condoglianze ai parenti delle vittime per quanto successo. Enfatizzò che i multipli attentati a Parigi sono solamente un piccolo esempio di quello che i siriani vivono ogni giorno.</p>
<p>Il corrispondente di TeleSur in Siria, Hisham Wannous, ha riportato che numerosi specialisti coincidono sul fatto che gli attacchi, come quelli successi a Parigi, sono conseguenza delle politiche adottate da vari governi di Occidente, soprattutto il presidente François Hollande, a proposito della lotta antiterrorista tanto nel Medio Oriente e, specialmente, nel territorio siriano.</p>
<p>Altri analisti assicurano che i terroristi in Medio Oriente sono appoggiati e finanziati da paesi come USA, Francia ed Arabia Saudita. Tanto il popolo siriano come le autorità avevano messo in allerta che questi terroristi avrebbero attaccato i loro stessi patrocinatori e questo è, precisamente quello che sta succedendo.</p>
<p>Un&#8217;altra versione spiega che gli attacchi sono stati pianificati tale e come sono accaduti, la stessa cosa degli attentati alle torri gemelle negli USA nel 2001, per giustificare la guerra che portano avanti Francia ed i suoi soci nordamericani ed occidentali in vari paesi del Medio Oriente.</p>
<p>da TeleSur</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Cuba condanna gli attentati in Siria</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 20:54:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il viceministro degli Esteri cubano, Marco Rodriguez Costa, ha condannato gli attentati con auto bomba che si sono verificati giovedì 10 maggio nella capitale siriana, e che hanno provocato decine di morti e centinaia di feriti.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-4349" src="/files/2012/05/minrex.jpg" alt="" width="300" height="250" />Il viceministro degli Esteri cubano, Marco Rodriguez Costa, ha condannato gli attentati con auto bomba che si sono verificati giovedì 10 maggio nella capitale siriana, e che hanno provocato decine di morti e centinaia di feriti.</strong></p>
<p>Ha ripetuto che Cuba condanna il terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni. Ha espresso, inoltre, il suo totale rifiuto all&#8217;intromissione straniera ed alle minacce contro l&#8217;indipendenza, la sovranità e l&#8217;integrità territoriale della Siria, con cui si pretende destabilizzare il paese.</p>
<p>il vicecancelliere ha dichiarato che solamente il popolo siriano e le corrispondenti autorità hanno il diritto di trovare una soluzione pacifica ai problemi che la nazione sta affrontando.</p>
<p>preso da CubaMinrex</p>
<p>traduzione di Paola Flauto</p>
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