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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; assassinato</title>
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		<title>Hasta la Victoria Siempre, Che amato</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Oct 2019 19:15:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che: dove posso scriverti? Mi dirai che in qualunque parte, ad un minatore boliviano, ad una madre peruviana, al guerrigliero che c’è o non c’è, ma ci sarà. Tutto questo lo so, Che, tu stesso me l’hai insegnato, ed inoltre questa lettera non sarebbe per te. Come dirti che non avevo mai pianto tanto dalla notte in cui ammazzarono Frank, e che questa volta non ci credevo. Tutti erano sicuri, ed io dicevo: non è possibile, una pallottola non può far terminare l'infinito, Fidel e tu dovete vivere, se voi non vivete, come vivere. Da quattordici anni vedo morire persone tanto immensamente care che oggi mi sento stanca di vivere, credo che abbia vissuto già troppo, il sole non lo vedo tanto bello, la palma, non sento piacere a vederla; a volte, come adesso, nonostante mi piaccia tanto la vita che per queste due cose vale la pena aprire gli occhi ogni mattina, sento il desiderio di averli chiusi come loro, come te.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11140" alt="Che-Guevara-poster-2" src="/files/2019/10/Che-Guevara-poster-2.jpg" width="564" height="564" />(Lettera di Haydée Santamaria al Che Guevara, scritta dopo l&#8217;assassinio del Che in Bolivia)</strong></p>
<p>Che: dove posso scriverti? Mi dirai che in qualunque parte, ad un minatore boliviano, ad una madre peruviana, al guerrigliero che c’è o non c’è, ma ci sarà. Tutto questo lo so, Che, tu stesso me l’hai insegnato, ed inoltre questa lettera non sarebbe per te. Come dirti che non avevo mai pianto tanto dalla notte in cui ammazzarono Frank, e che questa volta non ci credevo. Tutti erano sicuri, ed io dicevo: non è possibile, una pallottola non può far terminare l&#8217;infinito, Fidel e tu dovete vivere, se voi non vivete, come vivere. Da quattordici anni vedo morire persone tanto immensamente care che oggi mi sento stanca di vivere, credo che abbia vissuto già troppo, il sole non lo vedo tanto bello, la palma, non sento piacere a vederla; a volte, come adesso, nonostante mi piaccia tanto la vita che per queste due cose vale la pena aprire gli occhi ogni mattina, sento il desiderio di averli chiusi come loro, come te.</p>
<p>Come può essere certo, questo continente non merita tutto ciò; coi tuoi occhi aperti, l&#8217;America Latina avrebbe avuto ben presto il suo cammino. Che, l’unico che avrebbe potuto consolarmi sarebbe stato il fatto di essere andata con te, ma non ci sono stata, sono vicino a Fidel, ho fatto sempre quello che lui vuole che io faccia. Ti ricordi?, me l’avevi promesso nella Sierra, mi avevi detto: non rimpiangerai il caffè, avremo il mate. Non avevi frontiere, ma mi avevi promesso che mi avresti chiamato quando saresti andato nella tua Argentina, e dal momento che l&#8217;aspettavo, sapevo bene che l’avresti compiuto. Non può più essere possibile oramai, non hai potuto, non ho potuto. Fidel l’ha detto, deve essere vero, che tristezza. Non poteva dire “Che”, prendeva forza e diceva “Ernesto Guevara”, così lo comunicava al popolo, al tuo popolo. Che tristezza tanto profonda, piangevo per il popolo, per Fidel, per te, perché non potrò, oramai. Dopo, nella veglia, questo gran popolo non sapeva che grado ti avrebbe dato Fidel. Te l’ha dato: artista. Io pensavo che tutti i gradi erano pochi, limitati, e Fidel, come sempre, ha trovato quelli veri: tutto quello che hai creato è stato perfetto, ma hai fatto una creazione unica, ti sei creato a te stesso, hai dimostrato come quell&#8217;uomo nuovo sia possibile, tutti così abbiamo visto che quell&#8217;uomo nuovo è la realtà, perché esiste, tu lo sei. Che cosa posso dirti ancora, Che. Se sapessi, come te, dire le cose. Comunque, una volta mi hai scritto: “Vedo che ti sei trasformata in una letterata con dominio della sintesi, ma ti confesso che come più mi piaci è in un giorno dell’anno nuovo, con tutti i fusibili sparati e tirando cannonate tutte intorno. Quell&#8217;immagine e quella della Sierra (perfino le nostre liti di quei giorni mi sono gradite nel ricordo) sono quelle che porterò di te per uso proprio”.</p>
<p>Per questo motivo non potrò mai scrivere niente su di te ed avrai sempre questo ricordo.</p>
<p>Hasta la Victoria Siempre, Che amato</p>
<p>Haydée</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Zakharchenko: il delitto eccellente che ha rilevanza globale</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Sep 2018 17:17:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>

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		<description><![CDATA[La scorsa settimana è stato assassinato il leader dell’autoproclamata repubblica del Donestk Aleksandr Zakharchenko. Una bomba in un bar. Modalità da terrorismo. Russia ha accusato Kiev, aggiungendo che tali azioni terroriste complicano, e non di poco, l’attuazione degli accordi di Minsk per una riconciliazione tra le regioni filo-russe e le autorità ucraine.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10628" alt="Zakharchenko" src="/files/2018/09/Zakharchenko.jpg" width="580" height="290" />La scorsa settimana è stato assassinato il leader dell’autoproclamata repubblica del Donestk Aleksandr Zakharchenko. Una bomba in un bar. Modalità da terrorismo.</strong></p>
<p>La Russia ha accusato Kiev, aggiungendo che tali azioni terroriste complicano, e non di poco, l’attuazione degli accordi di Minsk per una riconciliazione tra le regioni filo-russe e le autorità ucraine.</p>
<p>Kiev ha invece instillato il dubbio che a far fuori il leader separatista siano stati proprio i russi, che, spiegano, era inviso a Mosca.</p>
<p>Ricostruzione che contraddice tutta la narrativa che Kiev e i media mainstream occidentali hanno dispiegato finora, che  cioè i leader delle regioni ribelli del Donbass erano semplici marionette le cui fila erano tirate a Mosca.</p>
<p>Né, del caso, Zakharchenko avrebbe avuto alcun motivo o possibilità di smarcarsi dalla Russia, che è e resta l’unico baluardo che impedisce il collasso delle fragili repubbliche del Donbass.</p>
<p>Tenuto basso dai media mainstream, il delitto eccellente di Donestk ha invece rilevanza globale. Segnala che qualcuno ha alzato il tiro e che non esistono più intoccabili. Segnale inquietante.</p>
<p>da L&#8217;AntiDiplomatico</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Marcinelle di Foggia, il depistaggio sui caporali e gli sfruttatori in doppiopetto impuniti</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Aug 2018 03:05:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[assassinato]]></category>
		<category><![CDATA[Foggia]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo la strage di sedici di loro, domani 8 agosto i braccianti scioperano con la USB e manifestano dal ghetto di  Rignano a Foggia. Per una terribile coincidenza di date, domani è anche l'anniversario della strage di Marcinelle, in Belgio. L'8 agosto 1956 136 migranti italiani morirono assieme a tanti altri minatori belgi e di tutta Europa, nell'incendio di una miniera.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10597" alt="pomodori" src="/files/2018/08/pomodori.jpg" width="580" height="308" />Dopo la strage di sedici di loro, domani 8 agosto i braccianti scioperano con la USB e manifestano dal ghetto di  Rignano a Foggia. Per una terribile coincidenza di date, domani è anche l&#8217;anniversario della strage di Marcinelle, in Belgio. L&#8217;8 agosto 1956 136 migranti italiani morirono assieme a tanti altri minatori belgi e di tutta Europa, nell&#8217;incendio di una miniera.</strong></p>
<p>Fu contemporaneamente una tragedia del lavoro e della emigrazione, a cui tanti italiani erano costretti dalle spaventose condizioni di miseria e disoccupazione del nostro paese.</p>
<p>Oggi un pezzo di Marcinelle è a Foggia, mentre centinaia di migliaia di giovani hanno ripreso ad emigrare dal mezzogiorno dove dilagano povertà e disoccupazione. È lo sfruttamento del lavoro che è tornato a governare il mondo come e più di sessant&#8217;anni fa. E il dominio dello sfruttamento colpisce sia chi per lavoro lascia il nostro paese, sia chi per lavoro viene qui a morire.</p>
<p>I 16 braccianti uccisi a Foggia sono vittime di un incidente sul lavoro &#8220;in itinere&#8221;. È questo il termine con cui formalmente si definiscono gli incidenti e le morti che colpiscono chi sta raggiungendo o lasciando il posto di lavoro. Per questa ragione i morti sul lavoro, che nelle statistiche immediate arrivano a 800 persone all&#8217;anno, poi raddoppiano nel conto ufficiale. Si aggiungono ai morti dentro i posti di lavoro coloro che vengono uccisi mentre ci arrivano o li stanno lasciando.</p>
<p>I 16 braccianti di Puglia dovrebbero essere considerati morti sul lavoro &#8220;in itinere&#8221;. Dovrebbero, ma non lo sono. Perché per essere riconosciuti come tali si dovrebbe essere assicurati all&#8217;Inail, fruire di trasporti concordati con l&#8217;impresa che ti assume e naturalmente avere un contratto regolare e rispettato. Se i braccianti avessero visti riconosciuti tutti questi loro diritti di legge, assieme anche a quello di una abitazione dignitosa, molto probabilmente sarebbero ancora tutti vivi.</p>
<p>Ma anche se &#8211; per il disastro e la colpevole incuria pubblica nella quale sono lasciate le nostre strade come l&#8217;esplosione di Bologna contemporaneamente dimostra &#8211; se fossero stati egualmente vittime di un incidente stradale al ritorno dal lavoro, quei braccianti e loro famiglie si vedrebbero riconosciuto un risarcimento ora negato. Che c&#8217;entra tutto questo con la denuncia ipocrita che oggi tutto il regime politico mediatico fa della piaga del caporalato? I caporali sono solo l&#8217;ultimo anello della lunga catena dello sfruttamento e possono operare solo perché all&#8217;altro capo di quella catena c&#8217;è chi li usa per aumentare i propri guadagni.</p>
<p>Se i braccianti lavorassero secondo le condizioni della legge e della dignità umana, i caporali non avrebbero nulla da fare. Ma siccome gli imprenditori, agricoli, dell&#8217;industria alimentare, della distribuzione commerciale ignorano legge e dignità, e spendono per i braccianti un quinto di ciò che dovrebbero, allora i caporali trovano il loro ruolo.</p>
<p>Il caporalato è un effetto, non una causa, se si vuole colpire lo sfruttamento e distruzione della vita nei campi di Puglia, come di tante parti d&#8217;Italia, bisogna guardare in alto, a ricchi imprenditori italiani che stanno in Confagricoltura, Confindustria e nelle associazioni della grande distribuzione. Altrimenti si fa depistaggio, gli schiavisti in doppiopetto restano impuniti e i loro profitti di sangue prosperano.</p>
<p>Ora le autorità parlano di rafforzare i controlli di polizia nelle strade, quando si dovrebbero mandare ispettori nei campi e guardia di finanza negli uffici. Così lo stato è complice del caporalato e protettore degli sfruttattori.</p>
<p>I pomodori che arrivano nelle nostre tavole sono intrisi di sudore e sangue, come il carbone che negli anni 50 giungeva dal Belgio per scaldare le nostre case. Ora come allora, solo la lotta contro gli sfruttatori che stanno in alto può cambiare le cose.</p>
<p>di Giorgio Cremaschi</p>
<p>da L&#8217;AntiDiplomatico</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Arrestano autore intellettuale dell&#8217;assassinio di Berta Caceres</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Mar 2018 02:49:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[2° anniversario]]></category>
		<category><![CDATA[assassinato]]></category>
		<category><![CDATA[Berta Caceres]]></category>
		<category><![CDATA[colpevole intellettuale]]></category>
		<category><![CDATA[Honduras]]></category>

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		<description><![CDATA[Mass media honduregni hanno comunicato che David Castillo stava per abbandonare il paese quando è stato catturato dagli agenti di sicurezza. Le autorità dell’Honduras hanno arrestato questo venerdì il presidente dell'azienda Sviluppi Energetici S. A. (DESA), David Castillo, accusato di essere il presunto autore intellettuale dell'assassinio della leader indigena Berta Caceres.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10412" alt="berta-caceres" src="/files/2018/03/berta-caceres.jpg" width="580" height="354" />Mass media honduregni hanno comunicato che David Castillo stava per abbandonare il paese quando è stato catturato dagli agenti di sicurezza.  </strong><br />
<strong> </strong><br />
Le autorità dell’Honduras hanno arrestato questo venerdì il presidente dell&#8217;azienda Sviluppi Energetici S. A. (DESA), David Castillo, accusato di essere il presunto autore intellettuale dell&#8217;assassinio della leader indigena Berta Caceres.</p>
<p>Nel secondo anniversario del crimine, mezzi locali hanno riportato che la cattura si è realizzata mentre Castillo cercava di abbandonare il paese dall&#8217;aeroporto Ramon Villeda Morales della città San Pedro Sula, nel dipartimento di Cortes (nordovest).</p>
<p>Caceres è stata assassinata il 2 marzo 2016 nella città de La Esperanza, dipartimento di Intibucà (ovest), quando un gruppo di sconosciuti hanno forzato l&#8217;entrata di casa sua per eseguire l&#8217;ordine.</p>
<p>Secondo l&#8217;investigazione che dirige il Dipartimento dei Delitti Contro la Vita dell&#8217;Agenzia Tecnica di Investigazione Criminale (ATIC), l&#8217;imprenditore ha proporzionato la logistica e le risorse necessarie ad uno degli autori materiali del fatto.</p>
<p>Inoltre, l&#8217;investigatore Juan Carlos Cruz e l&#8217;ex polizia Miguel Arcandel Rosales Izcano sono già stati processati per presentare prove false per deviare l&#8217;investigazione per l&#8217;assassinio dell&#8217;ambientalista honduregna.</p>
<p>Fino al momento, almeno otto persone sono accusate, e tra loro il direttore di DESA, Sergio Ramon Rodriguez Orellana.</p>
<p>da TeleSur</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>L&#8217;assassinio di John F. Kennedy ed il complotto contro Cuba, 54 anni dopo</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Nov 2017 03:18:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[assassinato]]></category>
		<category><![CDATA[campagna contro Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[CIA]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[John F. Kennedy]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

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		<description><![CDATA[Cinquantaquattro anni dopo, l'assassinio del presidente Kennedy non è stato chiarito e nulla è stato scoperto sui suoi assassini, diretti ed indiretti, nei rapporti che sono, periodicamente, resi pubblici dalle autorità USA; tuttavia, di tanto in tanto, si orchestrano campagne mediatiche che accusano Cuba di aver partecipato all'assassinio senza alcun fondamento, sospettosamente ogni volta che l'Amministrazione di turno indurisce la sua politica, aggressiva ed inumana, contro Cuba.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-10264" alt="kennedy-580x326" src="/files/2017/11/kennedy-580x326.jpg" width="580" height="326" />Cinquantaquattro anni dopo, l&#8217;assassinio del presidente Kennedy non è stato chiarito e nulla è stato scoperto sui suoi assassini, diretti ed indiretti, nei rapporti che sono, periodicamente, resi pubblici dalle autorità USA; tuttavia, di tanto in tanto, si orchestrano campagne mediatiche che accusano Cuba di aver partecipato all&#8217;assassinio senza alcun fondamento, sospettosamente ogni volta che l&#8217;Amministrazione di turno indurisce la sua politica, aggressiva ed inumana, contro Cuba.</p>
<p>Questo è il motivo per cui abbiamo ritenuto necessario chiarire gli aspetti essenziali di tale trama, esporre le analisi e considerazioni delle investigazioni cubane e di studiosi USA al riguardo che svelano, in modo chiaro, le cause che hanno originato il complotto omicida e puntano verso i suoi istigatori ed eventuali esecutori.</p>
<p>1. Il presidente Kennedy fu assassinato a mezzogiorno del 22 novembre 1963, a Dallas, Texas, mentre a Cuba un emissario, da lui inviato, il giornalista francese Jean Daniel, conversava con Fidel Castro le dimensioni e cause del conflitto esistente tra le due nazioni e le sue eventuali soluzioni.</p>
<p>2.- Quali furono le circostanze che hanno originato entrambi gli eventi? Senza dubbio, i cambi che si incominciavano a delineare nella politica estera USA nei confronti di Cuba, che furono risultato diretto del conflitto che pose il mondo sull&#8217;orlo di una guerra nucleare, causata dal posizionamento difensivo di missili sovietici a Cuba, di fronte all&#8217;escalation di atti terroristici e aggressioni USA che dovevano concludersi con un&#8217;invasione militare alla fine del 1962.</p>
<p>Kennedy si accorse, durante la gestione della Crisi, che i falchi del Pentagono e della CIA erano disposti a scatenare un olocausto nucleare, pur di fare prevalere la propria dottrina politico militare e ciò lo fece riflettere e proporsi nuovi cammini per risolvere il cosiddetto &#8220;affare cubano&#8221;.</p>
<p>Il suo discorso del 10 giugno di quell&#8217;anno all&#8217;American University of Washington così lo segnalò:  &#8220;A quale tipo di pace mi sto riferendo? Qual è il tipo di pace che stiamo ricercando? Non una &#8220;Pax Americana&#8221;, imposta al mondo dalle armi da guerra degli Stati Uniti. Non la pace della tomba o la sicurezza dello schiavo. Ciò di cui parlo è la pace vera, il tipo di pace che rende la vita sulla terra degna di essere vissuta, che permette agli uomini e alle nazioni di crescere, di sperare e di costruire una vita migliore per i loro figli. Non solo la pace per gli americani, ma per tutti gli uomini e le donne, non solo la pace nel nostro tempo, ma per sempre&#8221;.</p>
<p>3.- All&#8217;inizio del 1963, un emissario USA, l&#8217;avvocato James Donovan, visitò il nostro paese ed indagò, con la sua controparte cubana, le alternative per una soluzione negoziata al conflitto. In aprile, ritornò, questa volta insieme con la giornalista USA dell&#8217;ABC News, Lisa Howard, che realizzò una lunga intervista a Fidel Castro -presentata alla TV USA- dove si affrontò questo tema, occasione in cui il dirigente cubano spiegò la disposizione cubana per trovare, all&#8217;interno dei principi, una soluzione politica al conflitto.</p>
<p>Poi, in settembre, su orientamenti di entrambi i governi si riunirono, a Washington, i rispettivi ambasciatori all&#8217;ONU per elaborare un&#8217;agenda per una eventuale conversazione politica, tutto questo fu esaminato dall&#8217;Ambasciatore William Atwood con Robert Kennedy. Ed, infine, in novembre, sapendo il presidente Kennedy, che il giornalista francese Jean Daniel si recava a Cuba per intervistare Fidel, si incontrò con lui e gli chiese che affrontasse (con Fidel ndt) il tema delle relazioni tra i due paesi e quali erano le opinioni del dirigente cubano al riguardo.</p>
<p>Pertanto, i fatti parlano da soli. Si stava creando un nuovo ambiente tra i due paesi, che avrebbe potuto condurre -se Kennedy non fosse stato assassinato- ad una soluzione pacifica e politica al conflitto esistente.</p>
<p>4.- Tuttavia, contraddittoriamente, la guerra sovversiva contro Cuba si era intensificata. Solo in quell&#8217;anno la CIA progettò 17 complotti omicidi contro Fidel, tra questi, quello che stava per essere eseguito, attraverso alcune pillole avvelenate. Commando di origine cubana si stavano addestrando in Nicaragua e Repubblica Dominicana con la pretesa, di attaccare navi mercantili in rotta verso l&#8217;isola e sigillare, quindi, il blocco, ed altri, di portare la guerriglia alle montagne orientali del paese.</p>
<p>In quel momento, la CIA aveva creato un emporio sovversivo a Miami, che abbiamo chiamato &#8220;meccanismo cubano-americano della CIA e della mafia&#8221;, che già allora agiva in piena libertà riguardo al suo comando a Langley. Contava su 4000 uomini addestrati, 55 società per il rifornimento e la logistica, aviazione e marina da guerra e trasporti, campi di addestramento ed un budget annuale di 100 milioni di dollari, senza contare i contributi della mafia e società come ITT o la United Fruit con importanti interessi anteriori a Cuba. Da lì decine di gruppi CR (controrivoluzionari), squadre di missioni speciali, aerei, lance rapide lanciavano continui attacchi contro i nostri pescatori e villaggi costieri, armava i suoi agenti interni con gli esplosivi più sofisticati per sabotare tutto il possibile ed assassinavano maestri e contadini, mentre una brutale campagna mediatica di guerra psicologica, utilizzando tutti i mezzi a loro disposizione, cercava di  ammorbidire la coscienza del popolo cubano e contrapporlo alla sua Rivoluzione.</p>
<p>Mentre a Parigi, Francia, la CIA perfezionava la sua operazione Am/Lash che mirava ad assassinare Fidel e provocare un colpo di stato militare nel paese, che rapidamente richiedesse l&#8217;intervento USA.</p>
<p>5. Questo era lo scenario politico-operativo di allora e fu nello stesso che la JM/Wave o il &#8220;meccanismo cubano-americano della CIA e della mafia&#8221; decise, o gli ordinarono, assassinare il presidente e cominciò ad ordirsi il complotto -almeno da maggio- che aveva due obiettivi: assassinare JFK ed incolpare Cuba del fatto, in modo che si rendesse possibile una risposta militare di tale portata che rovesciasse la Rivoluzione.</p>
<p>6. Lee Harvey Oswald, il presunto assassino solitario, è stato il filo conduttore delle nostre investigazioni, i suoi antecedenti come agente CIA, il suo &#8220;asilo in URSS&#8221;, il suo ritorno negli USA con tutte le spese pagate dalla sua ambasciata. Poi, la sua attività di informatore dell&#8217;FBI a Dallas, l&#8217;improvviso arrivo a New Orleans, la condotta per simulare simpatie per la rivoluzione cubana e diventare l&#8217;organizzatore di un comitato per un giusto trattamento; l&#8217;episodio del Messico, con il suo tentativo di recarsi a Cuba e il via vai al consolato sovietico con lo scopo di documentare i legami con entrambi i paesi per, infine, davanti all&#8217;impossibilità di recarsi nell&#8217;isola, ritornare a Dallas dove i suoi &#8220;gestori&#8221;  fabbricarono l&#8217;Opzione B, che documentasse i suoi rapporti con Cuba, per mezzo della &#8220;fabbricazione&#8221; di 5 lettere inviate dall&#8217;Avana alla sua cassetta delle lettere, in Dallas, contenenti istruzioni allusive all&#8217;assassinio del presidente.</p>
<p>Abbiamo anche preso in considerazione i risultati investigativi dei nostri archivi, relativi a noti terroristi di origine cubana che secondo varie fonti erano a Dallas alla vigilia dell&#8217;omicidio; e le dichiarazioni di Antonio Cuesta Valle, importante agente CIA, implicato nei fatti e da allora punito sull&#8217;isola, che ha denunciato Herminio Díaz e Eladio del Valle, come due dei tiratori di Dallas. L&#8217;analisi dettagliata di tutti gli elementi  trovati nelle investigazioni ufficiali USA, così come quelli forniti da altri studiosi USA (Jim Garrison, Gaeton Fonzi, etc.) ed, infine, il riconoscimento del terrorista Antonio Veciana che ha ammesso, nelle sue memorie, di essersi incontrato, a Dallas durante il settembre 1963, con Oswald ed il suo ufficiale David A. Phillips, per coordinare il viaggio del cugino in Messico, che era il pezzo chiave in tutta la provocazione montata.</p>
<p>Infine tramite la Commissione Warren e quella del Congresso, abbiamo appreso che nel novembre 1963 il servizio Segreto USA ebbe accesso ad informazioni su due importanti complotti per assassinare JFK, uno a Chicago e un altro a Miami, dove erano coinvolti agenti della CIA di origine cubana e nulla investigò a questo riguardo, nemmeno si rinforzarono le misure di sicurezza a Dallas. Qualcosa di veramente sorprendente</p>
<p>7. Dalle informazioni di cui sopra si conclude che la JM/Wave, il &#8220;meccanismo cubano-americano della CIA e della mafia&#8221; fu il cervello pianificatore ed esecutrice  dell&#8217;assassinio ed i suoi ufficiali David A. Phillips, David Morales, Howard Hunt, George Ionides, William Harvey, Cord Meyer ed i capi Richard Helms ed Allen Dulles, insieme con elementi della cosiddetta &#8220;operazione 40&#8243;, come Joaquín Sanjenis, Felix Rodriguez, Luis Posada, Orlando Bosh, i fratelli Novo Sampol, Herminio Diaz Eladio del Valle ed altri, come i responsabili ed esecutori dell&#8217;operazione che assassinò Kennedy.</p>
<p>9.- Gli elementi esposti indicano che non vi è stata alcuna intenzione, da parte delle autorità USA, di chiarire i fatti. Le recenti declassificazioni lo dimostrano, mentre sono solo servite per apportare nuovi elementi ai livelli di aggressività che raggiunse, in quegli anni, l&#8217;operazione anti-cubana ed approfittare, per mezzo di elaborate disinformazioni, a seminare il dubbio sulla eventuale complicità di Cuba nell&#8217;assassinio.</p>
<p>La CIA e la sua unità a Miami, la JM / Wave, fu quella che organizzò ed eseguì il crimine, poiché  avevano i motivi, i mezzi e l&#8217;opportunità di realizzarlo. Questa è la verità!</p>
<p>10.- Perché 54 anni senza risposte? Perché quelli che ordinarono l&#8217;assassinio negli USA, il potere reale che governa quel paese e quelli che hanno tutte le informazioni relative all&#8217;assassinio, non lo ha voluto.</p>
<p>Allora perché le sistematiche accuse contro Cuba? Ricordasi il principio di Goebbels che una menzogna ripetuta mille volte diventa verità. Non c&#8217;è dubbio che queste periodiche accuse siano collegate all&#8217;escalation aggressive USA contro Cuba. Per caso l&#8217;attuale governo  Trump intende usarle per asfissiare la Rivoluzione, incrementare le sue aggressioni ed infine rovesciare il suo governo? Non hanno imparato nulla dalla storia e della capacità del popolo cubano di sconfiggerli.</p>
<p>Fabián Escalante Font</p>
<p>da La pupila imsomne</p>
<p>traduzione di Francesco Monterisi</p>
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		<title>Ci sono le prove della premeditazione nella recente morte di un minorenne in Venezuela</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jun 2017 23:02:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“C’è stata premeditazione nella morte del minorenne Neomar Lander in un'azione violenta oppositrice, ieri, nello stato Miranda”, suggerì oggi il vicepresidente esecutivo del Venezuela, Tareck El Aissami. “Sembra che fosse una morte pianificata, dal momento che già la messa in scena era preparata”, ha detto El Aissami dopo analizzare davanti alle stampa prove ed evidenze, come le dichiarazioni posteriori del deputato Miguel Pizarro, nelle quali cercò di responsabilizzare i corpi di sicurezza per la tragedia.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10022" alt="Neomar" src="/files/2017/06/Neomar.jpg" width="580" height="324" />“C’è stata premeditazione nella morte del minorenne Neomar Lander in un&#8217;azione violenta oppositrice, ieri, nello stato Miranda”, suggerì oggi il vicepresidente esecutivo del Venezuela, Tareck El Aissami.  </strong></p>
<p>“Sembra che fosse una morte pianificata, dal momento che già la messa in scena era preparata”, ha detto El Aissami dopo analizzare davanti alle stampa prove ed evidenze, come le dichiarazioni posteriori del deputato Miguel Pizarro, nelle quali cercò di responsabilizzare i corpi di sicurezza per la tragedia.</p>
<p>Al rispetto, ricordò che gli studi scientifici dimostrarono che Lander soffrì una frattura delle costole quarta e quinta, esplosione del polmone sinistro con spargimento emorragico interno e scottatura dell’avambraccio per artefatto esplosivo di fabbricazione artigianale tipo mortaio.</p>
<p>Si osservarono anche nel corpo della vittima la presenza di ioni ossidanti di polvere da sparo, fatto che corrobora che il giovane morì per manipolare detto dispositivo, sottolineò.</p>
<p>“Miguel Pizarro stava pretendendo manipolare la notizia, lavarsi le mani, essendo stato lui l&#8217;assassino che invocò e promosse questo fatto violento e questa morte ripudiabile”, enfatizzò.</p>
<p>Inoltre, segnalò che il deputato dell&#8217;Assemblea Nazionale per il partito Prima Giustizia conosce i nascondigli di materiali che vengono usati nelle manifestazioni violente, come l’ha denunciato un giovane che partecipò a questi fatti.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: TeleSur</p>
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		<title>Gustavo Castro: “Berta mi ha scelto affinché il suo grido non rimanga seppellito”</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Mar 2017 02:25:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[America Centrale]]></category>
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		<description><![CDATA[“Dal primo momento che conobbi Berta in Chiapas, nel 1999, ricordo una donna instancabile, imbattibile, da chi io ho imparato molto. Lei difendeva sempre la speranza, la resistenza, era convinta che bisognava cercare un altro mondo dove possano starci tutti e tutte. Ma il sistema capitalista non accetta questo… dal momento in cui entrarono i sicari, sentii che non potevo fare niente ed avevo questo dolore, questo senso di colpa, ma poi un compagno in Honduras mi disse ‘Gustavo, stai tranquillo, Berta ti scelse affinché potessi denunciarlo, affinché continui la sua lotta e perché il suo grido non rimanga sepolto '. Ma ora so che non solo ha scelto me, ci ha scelto tutte e tutti, perché Berta vive in tutte le lotte, Berta si seminò e si moltiplicò.”]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_9807" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-9807" alt="Gustavo Castro" src="/files/2017/03/GustavoCastro.jpg" width="580" height="774" /><p class="wp-caption-text">Gustavo Castro</p></div>
<p style="text-align: left"><strong>“Qui è molto facile che ti ammazzino. Il costo che paghiamo è molto alto. Ma la cosa più importante è che abbiamo una forza che viene dai nostri antenati, un’eredità di migliaia di anni. Questa è il nostro alimento e la nostra convinzione nel momento di lottare.”   </strong></p>
<p><strong>Berta Cáceres  </strong></p>
<p>Nel 12º Workshop Internazionale sui Paradigmi Emancipatori “Berta Cáceres Vive”, a L&#8217;Avana, dal 10 al 13 gennaio 2017, tra gli invitati presenti c’era Gustavo Castro, fondatore dell&#8217;associazione “Otros Mundos A.C. Chiapas”, unico testimone del vile omicidio della leader indigena Berta Cáceres.</p>
<p>“Dal primo momento che conobbi Berta in Chiapas, nel 1999, ricordo una donna instancabile, imbattibile, da chi io ho imparato molto. Lei difendeva sempre la speranza, la resistenza, era convinta che bisognava cercare un altro mondo dove possano starci tutti e tutte. Ma il sistema capitalista non accetta questo… <strong>dal momento in cui entrarono i sicari, sentii che non potevo fare niente ed avevo questo dolore, questo senso di colpa, ma poi un compagno in Honduras mi disse ‘Gustavo, stai tranquillo, Berta ti scelse affinché potessi denunciarlo, affinché continui la sua lotta e perché il suo grido non rimanga sepolto &#8216;. Ma ora so che non solo ha scelto me, ci ha scelto tutte e tutti, perché Berta vive in tutte le lotte, Berta si seminò e si moltiplicò.”</strong></p>
<p>Nella conferenza stampa che Gustavo ha concesso con due delle figlie di Berta Cáceres, Berta e Laura Zúñiga, denunciò l&#8217; estrattivismo predatore, molto diffuso in America Centrale, dove i trattati di libero commercio obbligano i governi a modificare le loro leggi per permettere alle multinazionali che possano portare via tutto. In Honduras, per fare un esempio, fino al 40% del territorio è compromesso dalle concessioni minerarie. Sempre per questi trattati assassini di libero commercio, se per le proteste non si possono ottenere i progetti, gli stati devono pagare alle multinazionali multe milionarie. Così, è semplice: per i governi è più facile e più economico assassinare o criminalizzare i leader dei movimenti sociali, con totale impunità.</p>
<p>Nel caso specifico dell’Honduras, il 90-95% dei crimini rimangono impuniti e non si investigano, inoltre, l&#8217;espediente del caso di Berta si mantiene segreto e perfino gli avvocati non hanno accesso a tutti i documenti. <strong>Per di più, l&#8217;autorità giuridica si inventò un auto-furto per fare sparire la testimonianza di Gustavo che assicura che fino alla fine del 2016, nessuno degli accusati è stato l&#8217;esecutore materiale di quell&#8217;assassinato. </strong></p>
<p><strong>Gustavo inoltre in dicembre denunciò il governo dell’Honduras nella Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH) per il maltrattamento subito dopo l&#8217;assassinato di Berta, quando arrivarono a sequestrarlo, senza permettergli di ritornare in Messico.</strong></p>
<p>Per tutto questo, domandiamo a Gustavo, come Cubainformación, come si sta proteggendo, che consiglio può dare ad altri leader dei movimenti sociali per salvarsi dalle aggressioni dei “gorilla”.</p>
<p>“Come dissi già nella conferenza stampa, in America Latina, per colpa dei trattati di libero commercio aumenterà in maniera vertiginosa la criminalizzazione dei leader dei movimenti sociali, perché è più economico criminalizzare o ammazzare che pagare debiti.</p>
<p>Oggigiorno le più colpite sono le donne che stanno dirigendo moltissime resistenze. Ai governi non importa oramai se le sono state concesse le misure cautelari della CIDH, come quelle di Berta; inoltre, sono misure emesse dallo stesso stato che sta assassinando. È completamente orribile, assurdo.</p>
<p>Neanche i Premi Goldman servono ormai, al contrario, i premiati e le premiate sono i primi ad essere perseguiti”.</p>
<p>“Noi, i lottatori sociali, sappiamo che se non abbandoniamo la lotta e non usciamo dai nostri paesi ed il potere decide eliminarti, sarà solo questione di fortuna.</p>
<p>Quello di Bertita era progettato da tempo, perfino, era stato pagato con molti mesi di anticipo.</p>
<p>Gli proposi venire a riposare un tempo in Chiapas, ma lei non volle, non poteva accettare di dormire tranquilla mentre continuavano ad ammazzare il suo popolo lenca.</p>
<p>È una questione di etica, di dignità, di coerenza. Allora, cosa facciamo?</p>
<p>Sappiamo che la situazione pesante è che avere le misure cautelari significa vivere con la polizia in casa tua tutto il tempo, che si suppone ti stia proteggendo, mentre in realtà ti stanno vigilando e controllando. È urgente generare altri meccanismi collettivi per proteggerci, perché siamo molto indisciplinati. È molto spossante cambiare continuamente routine, cambiare il cellulare, cambiare casa, scrivere criptato. Io stesso sono stanco, arriva un momento che perdi la paura ed accetti che possono ammazzarti in qualunque momento.”</p>
<p>“Un esempio di criminalizzazione dei movimenti sociali sono i cambiamenti delle leggi, che possono accusarti di terrorismo se facciamo un blocco delle strade, se fermiamo un progetto minerario è sequestro della società e si sta commettendo un crimine di delinquenza organizzata dove i leader possono “guadagnarsi” fino a 90 anni di carcere. Per questo motivo dobbiamo trovare una nuova strategia di resistenza, dobbiamo essere astuti, abili, commettere meno imprudenze, perché le leggi sono state modificate e non possiamo permetterci di morire o di andare in carcere, perché dopo il movimento si vede molto colpito.”</p>
<p>Rimane chiaro che la denuncia internazionale è fondamentale in tutti i casi.</p>
<p>Non si può permettere che l&#8217;assassinato di Berta cada nella dimenticanza.</p>
<p>Bisogna esigere una commissione internazionale indipendente riconosciuta dallo stato di Honduras che investighi il caso; e come disse Gustavo:</p>
<p>“In tutta l&#8217;America Latina c&#8217;è molta gente in difesa dei suoi territori, la sua lotta non è per loro, è per il beneficio di tutti. Per questo motivo la solidarietà deve essere generale sostenuta da tutti, perché alla fine dei conti è un beneficio comune, benché solo alcuni rischino la pelle. La gente sta difendendo la salute, l&#8217;acqua, i territori, la vita. La responsabilità è la stessa. Deve essere globale, non abbiamo oramai tempo!, come diceva Berta. Non possiamo far finta di nulla, occultare la realtà, girare la testa dall’altra parte. La lotta è di tutti!.”</p>
<p>scritto e tradotto dallo spagnolo da Ida Garberi</p>
<p>dal blog http://idagarberi.blogia.com/</p>
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		<title>In Honduras arrestano implicato in assassinio di Berta Caceres</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2017 02:38:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le autorità honduregne confermarono oggi la cattura di un ottavo implicato nell'assassinio della leader ambientalista Berta Caceres.  
Secondo il comunicato pubblicato dal Ministero Pubblico, si tratta di Oscar Aroldo Torres, di 22 anni, che l'Agenzia Tecnica di Investigazione Criminale fermò nelle ultime ore nella città di La Ceiba per altri delitti, benché si constatasse che aveva un ordine di cattura in sospeso relazionato al caso.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9294" alt="Berta Caceres" src="/files/2016/05/Berta-Caceres.jpg" width="640" height="640" />Le autorità honduregne confermarono oggi la cattura di un ottavo implicato nell&#8217;assassinio della leader ambientalista Berta Caceres.  </strong></p>
<p>Secondo il comunicato pubblicato dal Ministero Pubblico, si tratta di Oscar Aroldo Torres, di 22 anni, che l&#8217;Agenzia Tecnica di Investigazione Criminale fermò nelle ultime ore nella città di La Ceiba per altri delitti, benché si constatasse che aveva un ordine di cattura in sospeso relazionato al caso.</p>
<p>Berta Caceres morì ultimata a colpi di arma da fuoco il 2 marzo scorso, quando uomini armati irruppero nella sua abitazione, ubicata nel dipartimento sudoccidentale di Intibucà.</p>
<p>Per il suo assassinato, che generò un&#8217;onda di ripudio internazionale, le autorità honduregne arrestarono fino ad ora sei persone, comprese alcune legate alla compagnia promotrice del progetto idroelettrico Agua Zarca, alla quale si oppose Caceres in difesa dell&#8217;ecosistema.</p>
<p>Frattanto, un settimo colpevole, che risultò essere un ex militar, fu arrestato il 12 gennaio nello stato messicano di Tamaulipas.</p>
<p>D’accordo con una relazione recente dell&#8217;organizzazione non governativa Global Witness, Honduras è il paese più letale del mondo per gli attivisti ambientali, con più di 80 assassini perpetrati solo negli ultimi tre anni.<br />
da Prensa Latina</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Assassinato in Messico il conosciuto ambientalista Isidro Baldenegro</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2017 01:21:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Isidro Baldenegro, attivista ambientale e difensore dei boschi della Sierra Madre Occidentale nell'ovest del Messico, è stato assassinato domenica scorsa nella casa di un parente. Baldenegro, di 51 anni, si nascondeva precisamente nello Stato di Chihuahua per la grande quantità di minacce di morte che aveva ricevuto per il suo attivismo ecologista. L’assassino, che la Polizia messicana assicura di avere riconosciuto, gli ha inflitto  almeno sei spari che gli causarono la morte.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9721" alt="Isidro-Baldenegro" src="/files/2017/01/Isidro-Baldenegro.jpg" width="660" height="371" />Isidro Baldenegro, attivista ambientale e difensore dei boschi della Sierra Madre Occidentale nell&#8217;ovest del Messico, è stato assassinato domenica scorsa nella casa di un parente.  </strong></p>
<p>Baldenegro, di 51 anni, si nascondeva precisamente nello Stato di Chihuahua per la grande quantità di minacce di morte che aveva ricevuto per il suo attivismo ecologista. L’assassino, che la Polizia messicana assicura di avere riconosciuto, gli ha inflitto  almeno sei spari che gli causarono la morte.</p>
<p>Isidro era figlio di Julio Baldenegro, che alcuni sicari assassinarono nel 1986. Ambedue furono leader degli indigeni tarahumaras che si oppongono ai disboscamenti delle loro montagne. Quando suo padre è stato ucciso 30 anni fa, Isidro lo sostituì con la fondazione del gruppo Forza Ambientale.</p>
<p>“In anni recenti, nomi come quelli di Ildefonso Zamora, Aldo Zamora, Rodolfo Montiel, Teodoro Cabrera, Isidro Baldenegro e Wilfrido Alvarez sono diventati tristemente celebri. Loro, al fianco degli abitanti di diverse regioni del paese, decisero di difendere i loro boschi. Questo lavoro lodevole ebbe una deplorevole risposta: repressione, tortura, incarceramento ed in alcuni casi la morte, solo per opporsi a quelli che si dedicano a tagliare gli alberi per denaro”.</p>
<p>L&#8217;assassinato aveva organizzato sit-in e manifestazioni non violente in protesta contro il disboscamento. Fu fermato ed accusato per presunto traffico di droga, ma Amnesty International lo dichiarò prigioniero di coscienza.</p>
<p>L&#8217;assassinio di Baldenegro è il secondo di un vincitore di un Premio Goldman per la difesa dell&#8217;ecosistema. Quasi un anno fa fu assassinata l&#8217;attivista Berta Caceres per cercare di paralizzare un progetto idrico in Honduras, il suo paese.</p>
<p>Preso da 20 minuti</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto Isidro: EPA</p>
<p>foto striscione Berta: Ida Garberi</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-9722" alt="Berta" src="/files/2017/01/Berta.jpg" width="580" height="435" /></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Esercito honduregno avrebbe ricevuto l’ordine di assassinare Berta Caceres</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2016/06/22/esercito-honduregno-avrebbe-ricevuto-lordine-di-assassinare-berta-caceres/</link>
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		<pubDate>Thu, 23 Jun 2016 01:40:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<category><![CDATA[Honduras]]></category>

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		<description><![CDATA[L'ex sergente Rodrigo Cruz delle Forze Speciali dell'Esercito dell’Honduras confessò questo martedì che la sua unità aveva ricevuto l'ordine di assassinare vari dirigenti sociali nel suo paese, tra questi la lottatrice ambientalista Berta Caceres, come pubblicò The Guardian.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9383" alt="berta_cxceres.jpg_1718483346" src="/files/2016/06/berta_cxceres.jpg_1718483346.jpg" width="600" height="340" />L&#8217;ex sergente Rodrigo Cruz delle Forze Speciali dell&#8217;Esercito dell’Honduras confessò questo martedì che la sua unità aveva ricevuto l&#8217;ordine di assassinare vari dirigenti sociali nel suo paese, tra questi la lottatrice ambientalista Berta Caceres, come pubblicò The Guardian.  </strong></p>
<p>Cruz rivelò che Caceres era nella lista nera per essere assassinata, perché i militari honduregni contavano con informazioni di tutti gli attivisti sociali ed avevano ordini specifici di assassinare ogni obiettivo.</p>
<p>L&#8217;ex militare manifestò che i suoi compagni avrebbero potuto essere assassinati, poiché il capo dell&#8217;unità dichiarò che non avrebbe proseguito col massacro, perché nella lista raffiguravano persone che lottavano per le loro comunità, per questo che dopo alcuni giorni sono scappati dall&#8217;Esercito.</p>
<p>Cruz confermò che non era la prima volta che vedeva una lista di obiettivi, infatti giorni prima di osservare la lista nella quale appariva Caceres, aveva visto che nel giubbotto antiproiettile di un comandante c’erano alcune foto di volti conosciuti, come i leader contadini del Bajo Aguan.</p>
<p>Ognuno degli implicati nel crimine di Berta Caceres avrebbe ricevuto 2200 dollari, secondo una pubblicazione del quotidiano El Heraldo.</p>
<p>Da parte sua, Annie Bird, rappresentante di un’ONG, che si dedica a denunciare le violazioni dei diritti umani in Honduras, assicurò che la testimonianza del soldato Cruz allude a che vari squadroni della morte hanno nel mirino l&#8217;opposizione politica del paese.</p>
<p>La specialista spiegò che la realtà del paese centroamericano è complessa poiché il sistema giudiziale è ormai rotto, fatto che ostacola investigare le persone direttamente implicate in casi di corruzione.</p>
<p>Dopo le dichiarazioni dell&#8217;ex militare, Bertita Zuñiga manifestò che il caso del crimine di sua madre deve essere assolutamente investigato da una commissione internazionale, per trovare i veri autori del massacro.</p>
<p>da TeleSur</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: EFE</p>
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