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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; assassinati</title>
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		<title>Honduras: a sette anni dal golpe che continua a far male</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2016 00:08:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si compiono sette anni dal primo golpe di stato trionfante del secolo in America Latina. Col crimine di Berta Caceres ancora fresco nell'inconscio collettivo, si consolida in Honduras il modello esclusivista e repressivo imposto col rovesciamento di Zelaya.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9392" alt="honduras" src="/files/2016/06/honduras.jpg" width="600" height="340" />Si compiono sette anni dal primo golpe di stato trionfante del secolo in America Latina. Col crimine di Berta Caceres ancora fresco nell&#8217;inconscio collettivo, si consolida in Honduras il modello esclusivista e repressivo imposto col rovesciamento di Zelaya.</strong></p>
<p>Josè Manuel Zelaya arrivò alla presidenza in gennaio del 2006 dal Partito Liberale –uno dei due partiti tradizionali &#8211; ma col tempo fece alcuni passi a sinistra. Decretò il conferimento di terre ai contadini, approvò un aumento del 64% del salario minimo e spinse, nel 2008, l&#8217;entrata dell’Honduras a Petrocaribe ed all&#8217;Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (Alba).</p>
<p>A metà del 2009, propose una consultazione popolare per decidere la collocazione di una quarta urna nelle elezioni previste per novembre. Quella quarta urna avrebbe permesso di votare a favore o contro l&#8217;installazione di un’Assemblea Costituente. Il plebiscito, previsto per il 28 giugno, fu la causa che mise in moto la cospirazione. All&#8217;alba di quella domenica, Zelaya era sequestrato dai militari, trasportato in pigiama all&#8217;aeroporto Toncontin e trasportato in Costa Rica.</p>
<p>Il golpe, appoggiato dai poteri Legislativo e Giudiziale, si era cucinato nella base militare statunitense di Palmerola (70 km al nord di Tegucigalpa), basi installata negli anni 80 come piattaforma di attacco contro il governo sandinista del Nicaragua ed i movimenti rivoluzionari centroamericani.</p>
<p>Assumeva il governo di facto Roberto Micheletti, fino a quel momento presidente del Congresso. Come controparte, fioriva un inedito processo di mobilitazione popolare che faceva nascere il Fronte Nazionale di Resistenza Popolare (FNRP), la maggiore forza sociale e politica della storia honduregna recente. Germogliava anche una spietata politica di persecuzione e repressione contro “La Resistenza” che non si fermò con la presidenza di Porfirio Lobo -sorta dalle discusse elezioni di novembre di quell&#8217;anno che contarono con un&#8217;astensione di circa un 70% &#8211; né nell&#8217;attuale periodo governato da Juan Orlando Hernandez.</p>
<p><span style="color: #ff0000">Bagno di sangue</span></p>
<p>Si stima che in questi sette anni furono assassinati più di 300 militanti che lottavano contro il regime di facto ed i seguenti di Lobo ed Hernandez. Più di 100 vittime sono contadini e contadine. È che il principale faretto di resistenza si dà in regioni di vasta produzione di palma africana, dove le organizzazioni rurali ed indigene liberano una dura battaglia per difendere il territorio ed i beni naturali contro i proprietari terrieri ed i grandi progetti delle multinazionali.</p>
<p>L&#8217;assassinio di Berta Caceres, perpetrato da un gruppo di sicari il passato 2 marzo, non è un caso isolato. Ma serve per evidenziare il grado di impunità che regna nel paese e la complicità di tutte le sfere dello stato, fattori che prepararono il terreno affinché potessero scagliarsi contro la vita di una dei principali simboli della Resistenza honduregna, una leader ambientalista, indigena e femminista con un grande riconoscimento internazionale.</p>
<p>Un altro bersaglio scelto dai golpisti sono stati i lavoratori e le lavoratrici della comunicazione: dal 2009 si contano più di 50 casi di assassinati di giornalisti, trasformando il paese nel secondo dell&#8217;America Latina (dopo Messico) più pericoloso per esercitare il giornalismo. La relazione “Situazione dei diritti umani in Honduras”, pubblicata in febbraio dalla Commissione Interamericana dei diritti umani (CIDH), conferma che prima dell&#8217;alterazione della fragile democrazia honduregna non esistevano assassini di giornalisti di massa né gli alti tassi di mortalità per omicidio che oggi imperano nel paese.</p>
<p>La realtà politica post-golpe aprì il cammino, inoltre, affinché aumentasse moltissimo la violenza criminale. Secondo uno studio dell&#8217;Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga ed il Delitto, Honduras ha la percentuale di omicidi più alta del mondo: 90,4 per ogni 100 mila abitanti, quando la media mondiale è di 8,8.</p>
<p>Queste cifre si spiegano inoltre per l&#8217;alto grado di impunità. Il proprio governo ha confessato che si investiga solo il 20% dei crimini. Un altro elemento che grafica il panorama è che Honduras si trasformò in una delle principali rotte del traffico di droga verso il maggiore consumatore mondiale, gli Stati Uniti. Mentre, con un avanzamento della precarizzazione e la disoccupazione, la situazione lavorativa nel paese non è meno preoccupante.</p>
<p>Sette anni dopo, il popolo honduregno continua a pagare caro le conseguenze del golpe: il paese si trasformò nel più violento della regione ed uno dei più poveri (circa del 70%), due milioni di persone sono stati espulse dalla violenza e dalla miseria, 35 mila bambine e bambini furono buttati nella rete di tratta e di prostituzione infantile. Sette anni dopo, Honduras continua sommerso con livelli alti di corruzione, un&#8217;economia fallita ed un sistematico processo di persecuzione e criminalizzazione della protesta sociale.</p>
<p>di Gerardo Szalkowicz</p>
<p>testo e foto da TeleSur</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Studenti messicani desaparecidos sarebbero stati assassinati e cremati</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Nov 2014 01:45:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tre uomini catturati della banda criminale Guerreros Unidos hanno confessato l'assassinio dei 43 studenti di pedagogia, versione che sta essendo investigata. Il Procuratore Generale delle Repubblica (PGR) del Messico, Jesus Murillo Karam, ha informato questo venerdì della detenzione di tre membri della banda criminale, che dicono avere assassinato i 43 studenti della Scuola Pedagogica Rurale di Ayotzinapa, scomparsi dal passato 26 settembre.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8211" alt="" src="/files/2014/11/estudiantes-mexicanos.jpg" width="580" height="326" />Tre uomini catturati della banda criminale Guerreros Unidos hanno confessato l&#8217;assassinio dei 43 studenti di pedagogia, versione che sta essendo investigata.  </strong></p>
<p>Il Procuratore Generale delle Repubblica (PGR) del Messico, Jesus Murillo Karam, ha informato questo venerdì della detenzione di tre membri della banda criminale, che dicono avere assassinato i 43 studenti della Scuola Pedagogica Rurale di Ayotzinapa, scomparsi dal passato 26 settembre.</p>
<p>Secondo la dichiarazione dei detenuti, gli autori materiali hanno portato i corpi degli studenti alla discarica di Cocula dove li hanno bruciati, ha informato Murillo.</p>
<p>Durante la comparizione del procuratore, si è presentato un video con la dichiarazione dei detenuti, nel quale dicono: “Il fuoco durò approssimativamente sei o sette ore, li abbiamo spruzzati di benzina ed abbiamo triturato i pezzetti di osso.”</p>
<p>Fino ad oggi ci sono 74 detenuti e si stanno per compiere più di 10 ordini di cattura, ha informato Murillo, mentre ha chiarito che non ci sono indizi che gli studenti scomparsi stessero proteggendo alcuni gruppi criminali o fossero parte di questi.</p>
<p>Si sono trovati armi di grosso calibro, comprese di 50 millimetri, e 53 mila cartucce che appartenevano al gruppo criminale (Guerreros Unidos).</p>
<p>Le autorità continuano nella ricerca per detenere tutti i partecipanti dei fatti. Ha reiterato che l&#8217;investigazione rimane aperta fino ad esaurire tutte le possibilità che permettano di localizzare i corpi riarsi e quelli lanciati nel fiume San Juan.</p>
<p>“L&#8217;investigazione è ancora aperta, tutte le forze federali partecipano attivamente a quella che è già una delle investigazioni criminali messicane più grandi della storia”, ha concluso Murillo.</p>
<p>preso di Telesur</p>
<p>foto: Reuters</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Droni del terrorismo di Stato</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2012/10/14/droni-del-terrorismo-di-stato/</link>
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		<pubDate>Sun, 14 Oct 2012 23:01:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Pakistan]]></category>
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		<description><![CDATA[L'uso di tenebrosi droni sul Pakistan continua a dare molto da parlare e motivi in eccesso per indignarsi. Due riconosciute università statunitensi, quelle di Stanford e New York, si presero il lavoro di investigare sul terreno e risulta che dal 2004 sono stati assassinati, mediante queste imbarcazioni teleguidate, tra 470 e 880 civili, tra loro 176 bambini, benché il governo si impegni ad affermare che tutti erano insorti.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-5866" src="/files/2012/10/drones-rt1.jpg" alt="" width="300" height="250" />L&#8217;uso di tenebrosi droni sul Pakistan continua a dare molto da parlare e motivi in eccesso per indignarsi. Due riconosciute università statunitensi, quelle di Stanford e New York, si presero il lavoro di investigare sul terreno e risulta che dal 2004 sono stati assassinati, mediante queste imbarcazioni teleguidate, tra 470 e 880 civili, tra loro 176 bambini, benché il governo si impegni ad affermare che tutti erano insorti. </strong></p>
<p>Se non si tratta di terrorismo di Stato puro e duro, come chiamare allora la sottomissione a perpetuo stato di panico di una regione intera, sotto la permanente minaccia di morte dal cielo, che sta danneggiando lo stile di vita della popolazione? I bambini sono troppo spaventati per andare a scuola, gli adulti hanno paura di accorrere a matrimoni, funzioni funebri, incontri di commercio o per qualunque cosa che abbia a che vedere con riunirsi in gruppi, segnala uno degli autori dello studio.</p>
<p>Alla fine del lavoro l&#8217;unico risultato raggiunto è stato che il 74% dei pachistani considera gli Stati Uniti come nemico, concludono gli investigatori.</p>
<p>Ma nonostante tanto negativo bilancio politico si continua ad infliggere sofferenze, come se di un morboso piacere si trattasse per i pretesi padroni del mondo e delle sue vite umane.</p>
<p>scritto da Hugo Rius</p>
<p>preso da www.cubadebate.cu</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Un nuovo ammutinamento aggrava la crisi carceraria in Honduras</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 23:55:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tredici morti ed un ferito è il saldo di un nuovo ammutinamento scatenatosi questo giovedì in una carcere di San Pedro Sula, la seconda città in importanza dell’Honduras, ubicata al nord del paese centroamericano. L'ammutinamento cominciò quando alcuni carcerati appartenenti a bande rivali si affrontarono per il controllo del carcere. Dall'esterno, si sono ascoltati vari spari e si sono viste colonne di fumo, per questo che si crede che ci sia stato un incendio provocato dalla lite.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-3747" src="/files/2012/03/honduras-carcel-incendio.jpg" alt="" width="300" height="250" />Tredici morti ed un ferito è il saldo di un nuovo ammutinamento scatenatosi questo giovedì in una carcere di San Pedro Sula, la seconda città in importanza dell’Honduras, ubicata al nord del paese centroamericano. </strong></p>
<p>L&#8217;ammutinamento cominciò quando alcuni carcerati appartenenti a bande rivali si affrontarono per il controllo del carcere. Dall&#8217;esterno, si sono ascoltati vari spari e si sono viste colonne di fumo, per questo che si crede che ci sia stato un incendio provocato dalla lite.</p>
<p>Come conseguenza di questo confronto, almeno 13 carcerati sono morti, uno dei quali è stato decapitato e la sua testa è stata appesa di fronte alla Direzione del centro penitenziario. Alcuni cadaveri presentano ferite di arma bianca, come ha informato la coordinatrice del Procuratore Generale dello Zona Nord, Marleny Banegas.</p>
<p>Varie persone, nella loro maggioranza familiari degli imputati che si trovavano in visita, hanno dovuto essere curati dalla Croce Rossa ed, alcune di loro, sono state trasportate nei centri sanitari con sintomi di intossicazione per fumo.</p>
<p>Alcune Unità del Corpo dei Pompieri si sono trasferite fino alla prigione, benché abbiano tardato ad entrare perché, tale e come ha spiegato il capo dei Pompieri dello Zona Nord, i carcerati erano armati e potevano ferire i pompieri.</p>
<p>Appena hanno conosciuto la notizia, le famiglie dei reclusi si sono avvicinate al carcere e hanno aspettato sulle porte di conoscere la conclusione dell&#8217;ammutinamento e conoscere lo stato dei loro parenti.</p>
<p>Il passato 14 febbraio, un incendio ha distrutto il carcere di Comayagua, ubicata alla periferia di Tegucigalpa, uccidendo 360 carcerati, nel peggiore incidente penitenziario dell’Honduras ed America Latina, cosa che ha fatto riflettere le autorità sulle condizioni dei carceri nella regione.</p>
<p>preso da www.cubadebate.cu</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Soldato degli USA dice che ha ucciso 255 persone in Iraq e non si pente</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 20:47:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dice che ha ammazzato 255 persone in Iraq e che non si pente. “La leggenda”, “Lo sterminatore” ed “Il diavolo di Ramadi” sono solo alcuni dei soprannomi con i quali si conosce il franco tiratore statunitense Chris Kyle. Tra il 1999 ed il 2009, l’allora ufficiale del plotone Charly, terzo gruppo della forza di elite statunitense conosciuto come Navy Seals, si guadagnò la reputazione di essere il franco tiratore più letale in tutta la storia del gruppo.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-2743" src="/files/2012/01/kyle_asesino-usa_foto-william-morrow-580x388.jpg" alt="" width="300" height="201" />Dice che ha ammazzato 255 persone in Iraq e che non si pente. “La leggenda”, “Lo sterminatore” ed “Il diavolo di Ramadi” sono solo alcuni dei soprannomi con i quali si conosce il franco tiratore statunitense Chris Kyle. </strong></p>
<p>Tra il 1999 ed il 2009, l’allora ufficiale del plotone Charly, terzo gruppo della forza di elite statunitense conosciuto come Navy Seals, si guadagnò la reputazione di essere il franco tiratore più letale in tutta la storia del gruppo.</p>
<p>Ufficialmente gli sono state aggiudicate 150 vittime, una cifra che supera il record anteriore, di 109, raggiunto da un franco tiratore durante la Guerra del Vietnam. Ma Kyle afferma che il numero è maggiore. Solo nella sua seconda battaglia a Falluyah, alla fine del 2004, dice di avere ucciso 40 nemici.</p>
<p>In “American Sniper”, un libro pubblicato recentemente negli USA dall&#8217;editoriale HarperCollins, Kyle racconta con sfoggio di dettagli il lavoro che svolse come combattente in Iraq. “Mi è piaciuto quello che ho fatto. Anche adesso mi piace. Se le circostanze fossero differenti -se la mia famiglia non avesse bisogno di me &#8211; tornerei in un batter d’occhio”, scrive.</p>
<p>La narrativa è chiara, cruda, come la definì un critico letterario statunitense, e lascia vedere la complessa e tesa psicologia di guerra. Kyle racconta come durante la sua corsa smise di dubitare affrontando le sue vittime e migliorò il suo lavoro sotto il fuoco incrociato.</p>
<p>La sua compagnia, Charly, fu uno delle prime a sbarcare nella penisola di al-Faw, all&#8217;inizio della chiamata Operazione Libertà, iniziata il 20 marzo 2003, dall’allora il presidente degli USA, George W. Bush.</p>
<p>Alla fine di questo mese, in un piccolo villaggio della regione di Nasiriya, gli ufficiali di Seals aspettavano l&#8217;arrivo dei fanti di marina. Kyle ed altri soldati vigilavano l&#8217;operativo dall’alto di un edificio.</p>
<p>Tutti i vicini si rinchiusero nelle loro case, a guardare dalle finestre. Tutti meno una donna e pochi bambini che vagabondavano per la strada. Quando i fanti si avvicinarono, la donna lanciò loro un oggetto giallognolo che aveva conservato nella sua borsa. È una granata! Una granata cinese!, gridò il capo di Kyle. Spara! vedendolo titubare, il capo ha ripetuto: spara!</p>
<p>Kyle strinse il grilletto due volte, la “prima ed unica volta” che ammazzò una persona in Iraq che non fosse un uomo né un combattente. “Era il mio dovere. Non mi pento”, scrive. “Le mie pallottole salvarono vari statunitensi le cui vite valevano chiaramente molto più che quella della donna dall’anima contorta”. “Posso affrontare Dio con la coscienza tranquilla in relazione al mio lavoro.”</p>
<p>Questo statunitense del Texas che imparò ad usare un arma da piccolo, si trasformò in un virtuoso compiendo una delle funzioni più controverse nei conflitti armati.</p>
<p>Nella Seconda Guerra Mondiale, i franco tiratori di elite erano considerati assassini in serie. Nelle guerre contemporanee, dove si stima la precisione, questi specialisti guadagnarono uno status speciale.</p>
<p>Kyle si inorgoglisce di avere ammazzato un uomo ad una distanza di 2.100 metri, in Città Sadr, un distretto nei sobborghi di Baghdad, nel 2008.</p>
<p>Gli assassinati a colpi di arma da fuoco commessi da sociopatici o psicopatici -come il caso del norvegese che ammazzò 69 giovani nell&#8217;isola di Utoeya &#8211; rinforzano l&#8217;immagine fredda di questi professionisti.</p>
<p>Kyle, da parte sua, spiega l&#8217;odio per “il nemico” che andò crescendo durante i suoi viaggi in Iraq. “Odio profondamente il male che c&#8217;era dentro quella donna”, dice Kyle in riferimento alla sua prima vittima di sesso femminile. “L&#8217;odio fino al giorno di oggi.”</p>
<p>I quattro viaggi di Kyle gli diedero prestigio e fama. Gli insorti iracheni lo battezzarono al-Shaitan (il diavolo) ed offrono una ricompensa per la sua testa. Ma il militare non dà importanza alla fama che ottenne come il “franco tiratore più efficiente nella storia delle forze di elite.”</p>
<p>“Il numero non è importante per me. Mi sarebbe piaciuto avere ammazzato più gente. Non per presumere, bensì perché credo che il mondo è un luogo migliore senza selvaggi che attentino alla vita degli statunitensi.”</p>
<p>Ritirato dalle sue funzioni dal 2009, Kyle vive ora in Texas, dove dirige un&#8217;impresa che insegna ad altri ad ammazzare: allena franco tiratori di elite delle forze armate Statunitensi.</p>
<p>preso da www.cubadebate.cu</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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