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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; arresto</title>
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		<title>Il mio amico Julian Assange</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Apr 2019 23:05:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel 2012, l'anno in cui sono arrivata a Londra come ambasciatrice, Julian Assange ha ottenuto l'asilo diplomatico dall'Ecuador e si è installato nell'ambasciata in Hans Crescent street. Quel giorno l'ambasciata è stata circondata da auto della polizia britannica e alcuni agenti spingevano per entrare. Il mio primo riflesso è stato quello di mandare un vassoio di “empanadas” ed “alfoajores” per alliviare il lavoro dell'ambasciatrice Ana Alban. Insieme abbiamo organizzato per i giorni successivi una riunione di ambasciatori latinoamericani per seguire dalla sede diplomatica dell'Ecuador la sessione dell'OSA dove si discuteva dell'asilo di Assange.
Ci siamo seduti, per la prima volta, intorno a questo tavolo scuro, in un sala austera. Subito, discretamente, come tutti ci aspettavamo, è entrato Julian Assange. Era già una leggenda.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10927" alt="julianassange" src="/files/2019/04/julianassange.jpg" width="580" height="387" />Nel 2012, l&#8217;anno in cui sono arrivata a Londra come ambasciatrice, Julian Assange ha ottenuto l&#8217;asilo diplomatico dall&#8217;Ecuador e si è installato nell&#8217;ambasciata in Hans Crescent street. Quel giorno l&#8217;ambasciata è stata circondata da auto della polizia britannica e alcuni agenti spingevano per entrare. Il mio primo riflesso è stato quello di mandare un vassoio di “empanadas” ed “alfoajores” per alliviare il lavoro dell&#8217;ambasciatrice Ana Alban. Insieme abbiamo organizzato per i giorni successivi una riunione di ambasciatori latinoamericani per seguire dalla sede diplomatica dell&#8217;Ecuador la sessione dell&#8217;OSA dove si discuteva dell&#8217;asilo di Assange.</strong><br />
<strong>Ci siamo seduti, per la prima volta, intorno a questo tavolo scuro, in un sala austera. Subito, discretamente, come tutti ci aspettavamo, è entrato Julian Assange. Era già una leggenda.</strong></p>
<p>Gli ho detto quanto dovevamo ringraziarlo noi latinoamericani per le sue rivelazioni dei telegrammi diplomatici che mostrano il grado intimo e perverso dell&#8217;ingerenza del governo degli Stati Uniti nei nostri affari. Io stessa avevo come prova il telegramma scritto dall&#8217;ambasciatore degli Stati Uniti in Argentina, Lino Gutierrez, sulla mia designazione come ambasciatrice in Venezuela, dove si descrivevano dettagli puntuali delle mie azioni, che io stessa non ricordavo.</p>
<p>Quel giorno è cominciata un lunga serie di incontri con Julian nei quattro anni della mia missione a Londra e negli anni seguenti, in cui l’ho visitato varie volte. La nostra prima conversazione è stata a proposito delle accuse ricevute in Svezia sulla violenza sessuale; abbiamo parlato con franchezza, ed ho concluso che si trattava di una montatura di due donne senza scrupoli con le quali ha avuto relazioni casuali, che erano state manipolate per criminalizzarlo. Svezia reclamava la sua estradizione per rispondere a queste denunce “mai trasformate in accuse” mentre i suoi avvocati hanno sollecitato instancabilmente che potesse dichiarare da Londra, visto che Svezia lo avrebbe estradato negli Stati Uniti per aver rivelato segreti di Stato.</p>
<p>In quel tempo la sede dell&#8217;ambasciata si popolava di persone interessanti che lo visitavano, filosofi, politici, musicisti, disegnatori, e io potevo dispiacermi se mi perdevo la visita di Zizek, di Yoko Ono o di Yannis Varoufakis, però nella successiva riunione trovavo la disegnatrice Vivienne Westwood, l&#8217;avvocata per i diritti umani Helena Kennedy, il cineasta Ken Loach, Bianca Jagger ed i mitici giornalisti investigativi, come lo statunitense Gavin MacFadyen, creatore del Centro per il giornalismo investigativo (CIJ) e l&#8217;australiano John Pilgier. Molti di loro sono miei amici ancora oggi. Abbiamo lavorato per alleggerire la sua prigionia con qualsiasi scusa: abbiamo festeggiato le sue feste di compleanno, i suoi 100 giorni di asilo, occasione in cui ho portato una torta con il numero 100, ci siamo entusiasmate con mia figlia a fare il suo alberello di Natale ed abbiamo passato insieme anche alcune feste di fine anno. Ecuador era diventato il centro della vita politica e culturale di Londra e l&#8217;ex presidente Rafael Correa era riconosciuto dai settori progressisti come uno strenuo difensore dei diritto umani.</p>
<p>In ognuna delle mie lunghe conversazioni con Julian ho appreso qualcosa su un uomo ossessionato da una missione chiara e inusuale: democratizzare la verità. A differenza di altre piattaforme, Wikileaks non rivela informazioni relazionate con un&#8217;affinità politica determinata, ma pubblica l&#8217;informazione che riceve, una volta che sia dettagliatamente decifrata e controllata e senza rivelare la fonte. Ha pubblicato più di 10 milioni di documenti classificati, rivelando i segreti che prima appartenevano a una piccola élite vincolata al complesso industriale militare.</p>
<p>Con il passare del tempo le comodità dell&#8217;ambasciata sono diminuite; il successivo ambasciatore aveva posto condizioni di visita  più rigide; c’era poco da mangiare quando l’hanno visitato l&#8217;ex cancelliere Ricardo Patino, che mi ha sorpreso per come canta instancabilmente tutto il repertorio latinoamericano pur essendo totalmente astemio ed il giudice Baltasar Garzon, uno degli avvocati dell&#8217;equipe di Assange, che invece mi ha sorpreso per il suo spirito nel ballare il flamenco. Abbiamo tentato inutilmente che Julian cantasse una sillaba o ballasse, ma non ci siamo riusciti, però si rilassava e ci accompagnava con i suo sorriso radioso, oggi perso. Un giorno mi sono resa conto  che Julian erano ormai da anni che non toccava un animale ed ho cominciato a fargli visita con la mia cagnolina Mandiyu, che prendeva in braccio e che ha imparato ad amare, così come si è affezzionato alle “empanadas” e al nostro Malbec, che gli portavo di tanto in tanto. Poi siamo riusciti ad ottenere che gli permettessero avere un gatto, la cui compagnia amava molto e la cui presenza nell&#8217;ambasciata ha generato una delle insolite e più grossolane lamentele dell&#8217;attuale presidente dell&#8217;Ecuador. Lenin Moreno gli ha tolto l&#8217;asilo diplomatico in violazione al diritto internazionale e alla risoluzione del Comitato contro le Detenzioni Arbitrarie delle Nazioni Unite che ha stabilito nel 2015 che la detenzione di Assange è arbitraria ed illegale e che deve essere messo in libertà.</p>
<p>L&#8217;ultima volta che l’ho visto la sua situazione era preoccupante. Veniva spiato e portava appesa al collo una cintura con una serie di pen drive. Abbiamo parlato nella sala, intorno a quel tavolo dove ci siamo riuniti per la prima volta, alzando la radio e scrivendo parte di ciò che volevamo dirci, scambiando due quaderni e nascondendo le nostre facce per evitare telecamere e microfoni. Lui non si sarebbe mai arreso.</p>
<p>Julian è stato estratto violentemente dall&#8217;ambasciata dell&#8217;Ecuador e incarcerato dalla polizia della decadente Teresa May, mentre gridava che Regno Unito deve resistere alla pressione di Trump. Questa immagine mi soffoca e non ho potuto vederla senza piangere, nè posso smettere di pensare adesso al mio amico confinato ingiustamente in un carcere.</p>
<p>Lenin Moreno ha accordato con Donald Trump la sua consegna negli Stati Uniti, e Assange dovrà affrontare un giudizio di estradizione, accusato di “cospirazione” per una presunta cooperazione con l&#8217;ex analista di intelligence Chelsea Manning per aver decifrato la password di un computer del ministero della Difesa degli Stati Uniti, appartenente al Secret Internet Protocolo Network (SIPRNet). Trump e May difendono e sostengono lo spionaggio sulla vita privata dei cittadini e l&#8217;opacità degli Stati.</p>
<p>Oggi,  dove tutti e tutte siamo vittime della manipolazione volgare dell&#8217;informazione, soggetti ad operazioni mediatiche forgiate per demonizzare e armare cause contro dirigenti politici e sociali, nel mezzo di una guerra di “fake news” che distorcono la realtà, risulta scioccante e paradossale che sia incarcerato un giornalista per agire come un soldato della verità.</p>
<p>Assange non è statunitense e la piattaforma Wikileaks è un&#8217;organizzazione di notizie straniera. L&#8217;idea che il governo degli Stati Uniti possa raggiungere ed estradare un appartenente a qualsiasi mezzo di comunicazione nel mondo è devastante. Mai nella storia degli Stati Uniti un editore è stato perseguito per  aver presentato informazioni vere all&#8217;opinione pubblica. Segna il precedente che qualsiasi giornalista possa essere estradato, giudicato e incarcerato per aver pubblicato informazioni vere sugli Stati Uniti. La libertà di stampa non consiste solo nel diritto di pubblicare, m anche nel diritto di leggere, nel diritto di informarsi, nel diritto che abbiamo come lettori di essere informati.</p>
<p>Questo diritto universale ha il suo miglior difensore in Julian Assange, un eroe di tipo nuovo, per la cui libertà reclameremo instancabilmente, insieme ad uomini e donne del mondo che credono che la verità ci renderà liberi.</p>
<p>di Alicia Castro, ex ambasciatrice argentina in Venezuela e nel Regno Unito</p>
<p>traduzione di Marco Bertorello</p>
<p>pubblicato da Pagina 12</p>
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		<title>Guillaume Long: la consegna di Julian Assange è una vergogna nazionale ed un errore storico per Ecuador</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Apr 2019 01:27:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Guillaume Long, ex ministro di Relazioni Esteriori in Ecuador nel governo di Rafael Correa, pubblica nelle reti sociali quattro punti chiave per capire le violazioni del Diritto Internazionale commesse dallo stato dell’Ecuador]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10921" alt="Assange-arrestato" src="/files/2019/04/Assange-arrestato.jpg" width="580" height="326" />Guillaume Long, ex ministro di Relazioni Esteriori in Ecuador nel governo di Rafael Correa, pubblica nelle reti sociali quattro punti chiave per capire le violazioni del Diritto Internazionale commesse dallo stato dell’Ecuador:</strong></p>
<p>1. La consegna di Julian Assange, trascinato dalla polizia britannica dopo che questa sia entrata nella nostra missione diplomatica per potere catturarlo, è una vergogna nazionale ed un errore storico che lascerà una profonda impronta nell&#8217;Ecuador per molto tempo.</p>
<p>2. Ecuador ha appena violato il principio di non devoluzione del rifugiato, un principio fondamentale di protezione dei Diritti Umani, consacrati nel diritto internazionale. Ecuador ha appena violato l&#8217;opinione 54/2015 del Gruppo di Lavoro sulle Detenzioni Arbitrarie delle Nazioni Unite.</p>
<p>3. Ecuador ha appena violato l&#8217;Opinione OC-25/2019 della Corte Interamericana dei Diritti Umani (CIDH) e la Risoluzione MC-54-19 della CIDH di marzo del 2019 che obbliga Ecuador a non deportare, restituire, espellere, estradare o rimuovere Assange dalla nostra ambasciata.</p>
<p>4. Questa decisione porterà, evidentemente, molto seguito giuridico per lo Stato ecuadoriano. Oltre ciò, sarà ricordata per le future generazioni di ecuadoriane ed ecuadoriani come un atto di servilismo, di viltà e di degradazione etica del potere politico nel nostro paese.</p>
<p>dalla pagina di Facebook di Guillaume Long</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Venezuela: il lato oscuro (occultato dal mainstream) di Leopoldo Lopez e Antonio Ledezma</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Aug 2017 00:48:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Tribunale Supremo di Giustizia della Repubblica Bolivariana del Venezuela ha revocato gli arresti domiciliari e decretato il ritorno in carcere degli oppositori Leopoldo López e Antonio Ledezma, colpevoli di «non aver adempiuto alle condizioni imposte affinché si mantenessero gli arresti domiciliari». Invece, a leggere i soliti noti della stampa mainstream che ha ormai varcato il confine della post-verità per sfociare nell’imbecillità, si tratterebbe di arresti arbitrari operati da un ‘regime’ sempre più repressivo. Un altro aspetto costantemente ben occultato da una fitta cortina fumogena finto diritto-umanista è la vocazione violenta e golpista dei due personaggi in questione. Andiamo quindi a vedere chi sono Leopoldo Lopez e Antonio Ledezma.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10112" alt="LopezLedezma" src="/files/2017/08/LopezLedezma.jpg" width="580" height="290" />Il Tribunale Supremo di Giustizia della Repubblica Bolivariana del Venezuela ha revocato gli arresti domiciliari e decretato il ritorno in carcere degli oppositori Leopoldo López e Antonio Ledezma, colpevoli di «non aver adempiuto alle condizioni imposte affinché si mantenessero gli arresti domiciliari».</strong></p>
<p>Due tribunali di controllo a Caracas, hanno disposto la revoca delle misure di tensione alternativa concesse a entrambi dopo aver accertato il non rispetto delle condizioni imposte dalla giustizia per l&#8217;ottenimento degli arresti domiciliari.</p>
<p>Inoltre, secondo informazioni dell&#8217;intelligence venezuelana, entrambi gli oppositori avevano un piano di fuga «per il quale e con l&#8217;urgenza del caso si sono immediatamente attivati i procedimenti corrispondenti».</p>
<p>Invece, a leggere i soliti noti della stampa mainstream che ha ormai varcato il confine della post-verità per sfociare nell’imbecillità, si tratterebbe di arresti arbitrari operati da un ‘regime’ sempre più repressivo.</p>
<p>Un altro aspetto costantemente ben occultato da una fitta cortina fumogena finto diritto-umanista è la vocazione violenta e golpista dei due personaggi in questione. Andiamo quindi a vedere chi sono Leopoldo Lopez e Antonio Ledezma.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Profilo di Antonio Ledezma</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>José Antonio Ledezma Diaz è nato a San Juan de los Morros, nello Stato di Guárico, il 1° gennaio 1955. Avvocato di professione, la sua carriera politica è iniziata nel partito Acción Democrática (AD), organizzazione partecipante al cosiddetto Patto di Punto Fijo, accordo bipartitico che ha governato Venezuela nel quarantennio 1958-1998.</p>
<p>La Procura Generale del Venezuela ordinò il suo arresto per la partecipazione a un tentativo di golpe contro il presidente Maduro. L’allora presidente dell’Assemblea Nazionale, Diosdado Cabello, rivelò che Ledezma e Julio Borges (attuale presidente dell’Assemblea Nazionale controllata dall’opposizione), misero a punto un piano volto a generare caos nel paese. Piano che includeva il bombardamento di alcuni palazzi governativi e la sede dell’emittente teleSUR.</p>
<p>Nel 1992, da Governatore del Distretto Federale di Caracas, nominato dall’allora presidente Carlos Andres Perez, Ledezma caratterizzò la sua gestione per la repressione brutale delle proteste sociali, inarticolate contro studenti e giornalisti.</p>
<p>In seguito è stato accusato per le irregolarità compiute in qualità di sindaco del Municipio Libertador (1996-2000). Anche queste gestione si caratterizzò per una forte repressione condotta contro i venditori ambulanti, e i pensionati che reclamavano un’adeguata pensione di vecchiaia.</p>
<p>Nel 2000 viene sconfitto nella contesa elettorale da Freddy Bernal (candidato della Rivoluzione) per la riconferma alla carica di sindaco. Non riconosce i risultati.</p>
<p>Arriviamo quindi al 2002 quando Ledezma sostiene il colpo di Stato ordito contro il presidente Chavez  e partecipa attivamente alla serrata del settore petrolifero diretta ad affamare il popolo per giungere al rovesciamento del Comandante Chavez.</p>
<p>Ancora golpismo nel 2004, quando lo troviamo a coordinare il cosiddetto ‘Plan Guarimba’. Viene accusato di aver incitato i militanti del suo partito Alianza al Bravo Pueblo ad appiccare le fiamme alla sede del partito Movimento V Republica a Caracas.</p>
<p>Di nuovo sindaco, questa volta dell’area metropolitana di Caracas, appena eletto licenzia 2.252 lavoratori e congela il salario dei pensionati.</p>
<p>Fino a giungere al 2014 quando partecipa attivamente al piano golpista ‘La Salida’, dove persero la vita 43 venezuelani innocenti e si produssero oltre 100 feriti. Viene segnalato tra i promotori del progettato assassinio di Leopoldo Lopez al fine di provocare una forte reazione per rovesciare il governo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Profilo di Leopoldo Lopez</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Attuale Coordinatore Nazionale dell’organizzazione d’opposizione «Voluntad Popular», si presenta come leader di un gruppo che promuove «un conciliante messaggio di pace, benessere e progresso, che s’impegna per la costruzione di un’alternativa per il paese dove i diritti sono per tutti i venezuelani».</p>
<p>Leopoldo Lopez è il rampollo di una potente e ricca famiglia venezuelana. Suo zio è stato ministro durante il mandato di Eleazar López Contreras, presidente che esiliò politici e persone comuni solo per il sospetto che avessero simpatie comuniste o anarchiche.</p>
<p>Suo padre è stato accusato di frode e riciclaggio di denaro, secondo un’investigazione dell’Interpol, per lo spostamento di decine di migliaia di dollari verso Singapore.</p>
<p>Sua madre è stata vicepresidente del gruppo Cisneros, uno dei principali finanziatori e sostenitori, attraverso la catena Venevision, del colpo di Stato nel 2002. Rimase coinvolta in uno scandalo per conflitto di interessi, quando emersero trasferimenti di fondi pubblici a favore di suo figlio, allorquando ricopriva un ruolo manageriale nella compagnia petrolifera statale PDVSA.</p>
<p>Leopoldo Lopez ha studiato presso la Kennedy School of Government, dell’Università di Harvard, sito che è di particolare interesse per la Central Intelligence Agency (CIA).</p>
<p>Mentre in precedenza ha studiato presso il Kenyon College, nello stato dell’Ohio, dove la CIA ha inserito alcuni suoi elementi tra gli insegnanti, il cui compito è quello di individuare tra gli studenti, quelli che possono essere utili alla propria causa.</p>
<p>Una volta fatto ritorno in Venezuela si è legato all’International Republican Institute (IRI) del Partito Repubblicano statunitense, che gli ha concesso tutto il suo supporto strategico e finanziario.</p>
<p>A questo proposito, dal 2002 ha condotto frequenti viaggi presso la sede dell’IRI a Washington per sostenere incontri con funzionari del governo di George W. Bush.</p>
<p>L’11 aprile del 2002 si trovava in testa alla marcia dell’opposizione golpista diretta al Palacio de Miraflores, che provocò la morte di decine di persone, oltre al sequestro del presidente Hugo Chávez.</p>
<p>Una volta terminato il suo mandato come sindaco di Chacao, è stato interdetto dalla Corte dei Conti del Venezuela a causa della malversazione delle risorse pubbliche che erano a sua disposizione.</p>
<p>Lopez è stato uno dei padrini politici di Lorent Saleh, meglio conosciuto come simpatizzante neonazista venezuelano, che con l&#8217;aiuto dei militari colombiani ed esponenti dell’opposizione pianificava realizzare atti terroristici in Venezuela con cecchini, bombe, e la creazione di un gruppo paramilitare.</p>
<div>di Fabrizio Verde de L&#8217;Antidiplomatico</div>
<div></div>
<div id="FontEdi"><strong>Fonte: </strong>teleSUR</div>
<div id="BanCenter"></div>
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		<title>In Honduras arrestano implicato in assassinio di Berta Caceres</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2017 02:38:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le autorità honduregne confermarono oggi la cattura di un ottavo implicato nell'assassinio della leader ambientalista Berta Caceres.  
Secondo il comunicato pubblicato dal Ministero Pubblico, si tratta di Oscar Aroldo Torres, di 22 anni, che l'Agenzia Tecnica di Investigazione Criminale fermò nelle ultime ore nella città di La Ceiba per altri delitti, benché si constatasse che aveva un ordine di cattura in sospeso relazionato al caso.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9294" alt="Berta Caceres" src="/files/2016/05/Berta-Caceres.jpg" width="640" height="640" />Le autorità honduregne confermarono oggi la cattura di un ottavo implicato nell&#8217;assassinio della leader ambientalista Berta Caceres.  </strong></p>
<p>Secondo il comunicato pubblicato dal Ministero Pubblico, si tratta di Oscar Aroldo Torres, di 22 anni, che l&#8217;Agenzia Tecnica di Investigazione Criminale fermò nelle ultime ore nella città di La Ceiba per altri delitti, benché si constatasse che aveva un ordine di cattura in sospeso relazionato al caso.</p>
<p>Berta Caceres morì ultimata a colpi di arma da fuoco il 2 marzo scorso, quando uomini armati irruppero nella sua abitazione, ubicata nel dipartimento sudoccidentale di Intibucà.</p>
<p>Per il suo assassinato, che generò un&#8217;onda di ripudio internazionale, le autorità honduregne arrestarono fino ad ora sei persone, comprese alcune legate alla compagnia promotrice del progetto idroelettrico Agua Zarca, alla quale si oppose Caceres in difesa dell&#8217;ecosistema.</p>
<p>Frattanto, un settimo colpevole, che risultò essere un ex militar, fu arrestato il 12 gennaio nello stato messicano di Tamaulipas.</p>
<p>D’accordo con una relazione recente dell&#8217;organizzazione non governativa Global Witness, Honduras è il paese più letale del mondo per gli attivisti ambientali, con più di 80 assassini perpetrati solo negli ultimi tre anni.<br />
da Prensa Latina</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Catturano ex capo della polizia implicato nel caso dei 43 studenti scomparsi di Ayotzinapa</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Oct 2016 02:38:36 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Messico]]></category>

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		<description><![CDATA[La Commissione Nazionale di Sicurezza in Messico confermò oggi la detenzione di Felipe Flores, ex direttore di Sicurezza Pubblica di Iguala, dove è accaduto il rapimento dei 43 studenti di pedagogia, dopo due anni di latitanza. Flores è cugino dell'arrestato Josè Luis Abarca, ex sindaco di Iguala, ed è accusato dei fatti della notte del 26 e l'alba del 27 settembre 2014 in questo municipio, dello stato di Guerrero.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9559" alt="FelipeFlores" src="/files/2016/10/FelipeFlores.jpg" width="580" height="386" />La Commissione Nazionale di Sicurezza in Messico confermò oggi la detenzione di Felipe Flores, ex direttore di Sicurezza Pubblica di Iguala, dove è accaduto il rapimento dei 43 studenti di pedagogia, dopo due anni di latitanza.  </strong></p>
<p>Flores è cugino dell&#8217;arrestato Josè Luis Abarca, ex sindaco di Iguala, ed è accusato dei fatti della notte del 26 e l&#8217;alba del 27 settembre 2014 in questo municipio, dello stato di Guerrero.</p>
<p>Lì morirono, due anni fa, sei persone e sparirono 43 studenti della Scuola di Pedagogia Rurale Raul Isidro Burgos di Ayotzinapa.</p>
<p>Flores ha detto, nella sua unica dichiarazione, prima di darsi alla fuga, che gli studenti furono portati ad un comando della polizia, in un&#8217;area di custodia conosciuta come “Ringhiera.”</p>
<p>Il Gruppo Interdisciplinare di Esperti Indipendenti ha detto nella sua seconda relazione presentata in aprile che considera la scena della “Ringhiera” un punto chiave, dal momento che è stato l&#8217;ultimo luogo dove gli studenti sarebbero stati visti vivi.</p>
<p>Mezzi di stampa indicano che Sidronio Casarrubias, leader del gruppo criminale Guerreros Unidos, segnalò Maria de Los Angeles Pineda, detenuta e sposa di Abarca, come la principale operatrice di attività criminali nella presidenza municipale.</p>
<p>Fino al momento ci sono più di 130 detenuti, tra poliziotti municipali e sicari del gruppo criminale Guerreros Unidos, per il tristemente famoso crimine di Iguala.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Ivan Cepeda esige al Centro Democratico che affronti la giustizia</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2016/03/01/ivan-cepeda-esige-al-centro-democratico-che-affronti-la-giustizia/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2016 23:39:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Alvaro Uribe]]></category>
		<category><![CDATA[arresto]]></category>
		<category><![CDATA[Colombia]]></category>
		<category><![CDATA[Ivan Cepeda]]></category>
		<category><![CDATA[Santiago Uribe]]></category>

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		<description><![CDATA[Il senatore colombiano Ivan Cepeda ha fatto un appello oggi ai membri del partito di destra Centro Democratico (CD) affinché affrontino la giustizia ed esercitino la difesa di Santiago Uribe, fratello dell'ex presidente Alvaro Uribe, solo dalla prospettiva legale. In dichiarazioni a Notizie RCN, il congressista per il Polo Democratico Alternativo (PDA), maggiore convergenza di sinistra in Colombia, sollecitò ai portavoci del CD di scartare gli argomenti politici per cercare di difendere l'allevatore che è stato arrestato dalla procura per i suoi presunti vincoli con la banda paramilitare “Los 12 apostoles”.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9158" alt="" src="/files/2016/03/ivan-cepeda.jpg" width="300" height="183" />Il senatore colombiano Ivan Cepeda ha fatto un appello oggi ai membri del partito di destra Centro Democratico (CD) affinché affrontino la giustizia ed esercitino la difesa di Santiago Uribe, fratello dell&#8217;ex presidente Alvaro Uribe, solo dalla prospettiva legale.  </strong></p>
<p>In dichiarazioni a Notizie RCN, il congressista per il Polo Democratico Alternativo (PDA), maggiore convergenza di sinistra in Colombia, sollecitò ai portavoci del CD di scartare gli argomenti politici per cercare di difendere l&#8217;allevatore che è stato arrestato dalla procura per i suoi presunti vincoli con la banda paramilitare “Los 12 apostoles”.</p>
<p>Si tratta di una misura cautelata parallela al processo contro l&#8217;imprenditore, detenuto a Medellin, capitale del dipartimento di Antioquia, e trasportato in seguito nel bunker della procura in questa capitale, sotto le accuse di omicidio aggravato e complotto per delinquere.</p>
<p>Dopo la detenzione di Santiago, il gruppo del Centro Democratico –diretto dall’attuale senatore Alvaro Uribe &#8211; abbandonò le sessioni del Congresso in segno di protesta ed allegò che i suoi membri sono vittime di persecuzione politica.</p>
<p>Questa mattina legislatori di questo partito sono stati protagonisti di un sit-in di fronte alla Casa di Nariño per respingere il procedimento investigativo spinto dalla procura ed esigere la rinuncia del mandatario Juan Manuel Santos.</p>
<p>Sono multiple le testimonianze considerate nel processo contro Santiago Uribe per i suoi sospettati nessi con “Los 12 apostoles”, come quelli di vari ex capi del paramilitarismo, tra questi il conosciuto Don Berna, squalificati dalla difesa, che li considera senza credibilità.</p>
<p>Ma apparentemente il testimone chiave è stato il maggiore in ritiro Juan Carlos Meneses.</p>
<p>Secondo Caracol Noticias, l&#8217;ufficiale assicurò dall&#8217;Argentina che il gruppo criminale è stato creato a Yarumal, nella proprietà La Carolina, il cui proprietario è l’accusato e che da lì si programmarono sequestri, estorsioni, assassini e sparizioni di supposti collaboratori dei movimenti guerriglieri, delinquenti, drogati ed abitanti della strada, durante la decade degli anni 90.</p>
<p>Intanto, l&#8217;avvocato Daniel Prado, che rappresenta gli interessi delle vittime de “Los 12 apostoles”, solleciterà alla procura che investighi inoltre il latifondista per i delitti di tortura e sequestro forzato, ha riportato il portale digitale El Espectador.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Un giudice ordina la detenzione del presidente del Guatemala per evitare la sua fuga dal paese</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2015 00:04:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[arresto]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Guatemala]]></category>
		<category><![CDATA[Perez Molina]]></category>

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		<description><![CDATA[Un giudice del Guatemala ha chiesto la detenzione del presidente del paese, Otto Perez Molina, per evitare una possibile fuga. Ieri, il mandatario ha perso l'immunità della carica presidenziale ed è accusato di dirigere una rete di corruzione doganiera. La procura che sollecitò la misura, informò nel suo account ufficiale di Twitter di questa decisione ore dopo che il Congresso ritirasse i privilegi al presidente, incluso secondo investigazioni ufficiali con la rete di corruzione doganiera conosciuta come “La Linea”. La misura, concessa dal magistrato Miguel Angel Galvez, non permette al presidente di uscire dal paese.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8882" alt="" src="/files/2015/09/Fuera-delincuentes.jpg" width="580" height="330" />Un giudice del Guatemala ha chiesto la detenzione del presidente del paese, Otto Perez Molina, per evitare una possibile fuga. Ieri, il mandatario ha perso l&#8217;immunità della carica presidenziale ed è accusato di dirigere una rete di corruzione doganiera.  </strong></p>
<p>La procura che sollecitò la misura, informò nel suo account ufficiale di Twitter di questa decisione ore dopo che il Congresso ritirasse i privilegi al presidente, incluso secondo investigazioni ufficiali con la rete di corruzione doganiera conosciuta come “La Linea”. La misura, concessa dal magistrato Miguel Angel Galvez, non permette al presidente di uscire dal paese.</p>
<p>La Procuratrice Generale e capa del Pubblico Mistero (PM), Thelma Aldana, spiegò ai giornalisti che “esiste il rischio” che il presidente possa scappare dal paese e che, per ciò, dovette prendere la decisione di chiedere l’arresto.</p>
<p>“Credo che sia una misura precauzionale necessaria”, spiegò Aldana ai giornalisti minuti prima che il PM confermasse che il giudice aveva concesso la detenzione, il cui obiettivo è assicurare la presenza del mandatario durante il processo penale che affronta.</p>
<p>Alla domanda su se la decisione del presidente di afferrarsi alla carica interferisce nel processo, Aldana disse che Perez Molina ha le stesse condizioni, in questo momento, di un “cittadino comune” benché sia nell&#8217;esercizio della Presidenza.</p>
<p>La pubblico ministero generale disse che, “a breve termine”, analizzeremo anche di chiedere la prigione preventiva del presidente. I pubblici ministeri stanno studiando il caso, e benché non scartino di imputare ancora più delitti a Perez Molina, per adesso l&#8217;accuseranno di “associazione illecita, corruzione e defraudazione doganiera.”</p>
<p>Aldana riconobbe che la situazione attuale le provoca un “miscuglio di sentimenti”, poiché benché Guatemala stia evidenziando che “nessuno è superiore alla legge”, è molto triste che un presidente nell&#8217;esercizio della carica “sia sottomesso” ad un processo.<br />
Nonostante, aggregò che il caso “La Linea”, in cui suppostamente Perez Molina e la sua ex vicepresidenta Roxana Baldetti (già in prigione) erano i leader, è “molto grande” e rimane ancora molto materiale da investigare.</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Avvocati esigono al Canada di arrestare l’ex vicepresidente degli USA</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Oct 2013 23:24:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[arresto]]></category>
		<category><![CDATA[Avvocati contro la Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Canada]]></category>
		<category><![CDATA[Richrad Cheney]]></category>

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		<description><![CDATA[Il gruppo Avvocati contro la Guerra ha esatto al Canada di arrestare l'ex vicepresidente degli Stati Uniti Richard Cheney, uno degli oratori del Forum Globale di Toronto che si svolgerà oggi e domani per esaminare temi come commercio, energia e finanze. L'organizzazione internazionale ha esortato a William Blair, capo della polizia di Toronto, ed a John Herreteasen, procuratore generale della provincia dell'Ontario che fermino il politico per investigarlo, accusarlo o estradarlo ad un altro paese per essere sospettato di avere autorizzato e consigliato atti di tortura.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_7249" style="width: 285px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-7249" src="/files/2013/10/eua-richard-cheney.jpg" alt="Richard Cheney" width="285" height="275" /><p class="wp-caption-text">Richard Cheney</p></div>
<p>Il gruppo Avvocati contro la Guerra ha esatto al Canada di arrestare l&#8217;ex vicepresidente degli Stati Uniti Richard Cheney, uno degli oratori del Forum Globale di Toronto che si svolgerà oggi e domani per esaminare temi come commercio, energia e finanze. </strong></p>
<p>L&#8217;organizzazione internazionale ha esortato a William Blair, capo della polizia di Toronto, ed a John Herreteasen, procuratore generale della provincia dell&#8217;Ontario che fermino il politico per investigarlo, accusarlo o estradarlo ad un altro paese per essere sospettato di avere autorizzato e consigliato atti di tortura.</p>
<p>Esistono evidenze ben documentate sulla complicità di Cheney nell&#8217;ampio uso della tortura (&#8230;) e lui stesso ha ammesso in pubblico che ha autorizzato queste tecniche, hanno affermato i giuristi in una lettera.</p>
<p>Il gruppo ha fatto riferimento alla confessione dell&#8217;ex vicepresidente statunitense (2001-2009) del suo appoggio all&#8217;applicazione del chiamato “sottomarino” o “annegamento”, come di altre tecniche di interrogazione forzata contro individui catturati in varie nazioni nella guerra di Washington contro il terrorismo.</p>
<p>Il quotidiano The Toronto Star ha appoggiato in un articolo l’appello degli Avvocati contro la Guerra ed ha detto che il Canada è obbligato a processare Cheney perché è firmatario della Convenzione dell&#8217;ONU contro la Tortura.</p>
<p>Questo giornale lo ha qualificato come l&#8217;architetto principale nella politica criminale della Casa Bianca dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 ed ha ricordato che il suo lascito della guerra senza fine è ancora vigente.</p>
<p>Cheney, l&#8217;ex presidente repubblicano George W. Bush ed altri alti membri del suo gabinetto l&#8217;anno scorso sono stati giudicati in assenza in Malesia e dichiarati colpevoli di commettere crimini di lesa umanità.</p>
<p>In settembre del 2011, un gruppo di attivisti canadesi ha rinchiuso Cheney per sette ore in un club della città di Vancouver ed in marzo del 2012 ha cancellato una visita a Toronto allegando ragioni di sicurezza.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Polizia greca arresta sette attivisti che esigevano la libertà dei Cinque</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 00:14:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[arresto]]></category>
		<category><![CDATA[Cinque cubani]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[Grecia]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Responsabili dell'Associazione Ellenico-Cubana di Amicizia e Solidarietà respinsero oggi l'operato della polizia contro sette dei suoi membri, fermati per manifestarsi di fronte all'ambasciata degli Stati Uniti in questa capitale. Nel suo comunicato, i solidali con Cuba considerarono inaccettabile la crescente intimidazione e repressione contro i movimenti popolari che sta essendo implementata da un governo illegittimo, ed assicurarono che questo non è stato un caso isolato.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-3242" src="/files/2012/02/cuba-grecia11.jpg" alt="" width="300" height="294" />Responsabili dell&#8217;Associazione Ellenico-Cubana di Amicizia e Solidarietà respinsero oggi l&#8217;operato della polizia contro sette dei suoi membri, fermati per manifestarsi di fronte all&#8217;ambasciata degli Stati Uniti in questa capitale. </strong></p>
<p>Nel suo comunicato, i solidali con Cuba considerarono inaccettabile la crescente intimidazione e repressione contro i movimenti popolari che sta essendo implementata da un governo illegittimo, ed assicurarono che questo non è stato un caso isolato.</p>
<p>Una denuncia simile è stata emessa dal Comitato Greco di Solidarietà Democratica Internazionale (Eedda).</p>
<p>I fatti sono accaduti lunedì scorso quando una delegazione dell&#8217;Associazione diretta dal suo presidente, Nikos Karandreas, arrivò fino alla missione diplomatica per consegnare una risoluzione sui Cinque cubani condannati negli Stati Uniti, esigendo il loro ritorno all&#8217;isola.</p>
<p>Senza nessun tipo di provocazione, le forze della polizia fermarono i sette militanti e li trasportarono nella Direzione Generale della Polizia nella regione di Atica, liberandoli in seguito, dopo averli interrogati.</p>
<p>con informazioni di Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
]]></content:encoded>
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